13/03/21

Torino: Impedire con ogni mezzo "volontari anti-aborto negli ospedali"! Nè va bene l'ambiguità del medico radicale

Dalla stampa di Torino - "Hanno utilizzato un decreto di giunta vecchio di undici anni come cavallo di Troia per far entrare le associazioni pro-vita nell'inviolabile mondo della legge 194 gli assessori Maurizio Marrone e Chiara Caucino di Fratelli d'Italia. Tre mesi dopo le polemiche scoppiate lo scorso autunno, nel silenzio generale, hanno fatto approvare a dicembre un atto amministrativo e non politico, cioè una semplice determina dirigenziale, con la quale si apre definitivamente la porta al mondo delle associazioni anti abortiste, quelle che perseguono per statuto "la finalità di tutela della vita fin dal concepimento" o possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. E, a quanto pare, non sarà facile ribaltare la decisione.
Il traguardo politico che prende origine dal lontano 2010 con la giunta di Roberto Cota non ha mai avuto la forza, fino a oggi, di superare il fortino femminista torinese. Ma ora gli oppositori potrebbero trovarsi con le armi spuntate perché, almeno sotto il profilo formale, la legge su cui si poggia la determina non è più impugnabile di fronte a nessun giudice. Le associazioni femministe, che la rete di consultori torinesi l'hanno letteralmente costruita, infatti, avevano fatto ricorso già una volta su quel decreto e le loro ragioni erano state parzialmente accolte.
La giunta Cota aveva adeguato il suo atto politico alle indicazioni del Tar e per l'intera legislatura di Sergio Chiamparino nessuno ha pensato di revocarla. E a risvegliarne gli effetti, adesso, è quel pezzo di giunta regionale che fa capo a Fratelli d'Italia che pur di andare avanti sul progetto ha accettato il compromesso con la Lega di aggiustare il tiro sugli obiettivi, e saltare direttamente agli ospedali dove si pratica l'interruzione volontaria di gravidanza per piazzare punti informativi e di assistenza del Movimento per la vita, o associazioni della stessa natura.

Marrone e Caucino si accontentano di varcare la soglia dei consultori con l'esposizione di materiale informativo, evitando però inutili tensioni. Mentre il percorso prevede che nei prossimi mesi i volontari pro-vita sbarchino direttamente nei reparti di ginecologia degli ospedali. Con il consenso temporaneo anche del medico, esponente dei Radicali, che della tutela della legge sull'aborto ha fatto la sua principale battaglia, Silvio Viale. "Se si limitano a portare il té alle pazienti e non interferiscono nella mia attività professionale - dice - dal mio punto di vista non ci sono problemi, tanto ce li abbiamo sempre sul marciapiede davanti all'ingresso del Sant'Anna, per me poco cambia".
Le cose cambierebbero, anche secondo il ginecologo che ha portato a Torino la Ru486, se la presenza di queste associazioni diventasse un ostacolo all'attività dei medici: "Allora chiederemo provvedimenti - dice Viale - Diversamente io sono il primo, quando mi rendo conto che le pazienti sono condizionate dalla preoccupazione economica, a mandarle dai volontari pro-vita, perché so che sono strutturati e soprattutto hanno da offrire un concreto sostegno economico".

Ma le associazioni che da sempre, sul fronte femminista e non solo, tutelano il principio di autodeterminazione delle donne, insorgono letteralmente: "Il provvedimento - sottolinea - reinserisce un requisito frutto di furia ideologica al solo scopo di limitare la libertà e l'autodeterminazione delle donne".

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