31/12/23

'FORMIAMO UN CONTINGENTE CHE VA IN PALESTINA'. DALLA PIAZZA DI MILANO UNA PAROLA D'ORDINE DA PORTARE IN TUTTE LE PIAZZE!

Dal blog proletari comunisti
Il MFPR sostiene e invita a far circolare questo appello tra le donne

UN GIUSTO APPELLO CHE APPOGGIAMO, CHE VA APPOGGIATO E FATTO CRESCERE

...contro i criminali sionisti israeliani, noi siamo pronti, per una forza di interposizione, a fare scudi umani con i nostri corpi, contro i vostri carri armati, le vostre armi che stanno uccidendo gli innocenti a Gaza... Siamo pronti a partire subito, per i nostri fratelli

Questo importante messaggio, è  stato lanciato al corteo di sabato 23  dicembre a Milano, (per problemi tecnici del primo intervento abbiamo solo l'audio) e saltutato calorosamente dalla manifestazione.

https://drive.google.com/file/d/1U5-kAD04YHw8K4x1g3gTvCX5EkRt8TTq/view?

UNA    PAROLA D'ORDINE   DA   PORTARE IN  TUTTE LE  PIAZZE!

   ...noi siamo pronti, come Proletari Comunisti, come operai dello Slai Cobas per il sindacato di classe, come compagne del Mfpr, a costruire una brigata di solidarietà e andare in Palestina a Gaza. Questo serve, costruire le nostre brigate di solidarietà internazionali, e andare a contrastare quelli che sono i fascisti e nazisti...

La compagna Anna Gaudiano ci ha lasciato. Il 2 gennaio al pantheon della Certosa di Bologna le daremo l'ultimo saluto


Il 27 dicembre è morta a Bologna Anna Gaudiano.
Anna, per chi l'ha conosciuta, era troppe cose da mettere su un post e a sangue freddo.
Per chi non l'ha conosciuta, Anna era l'amore, la libertà, la rivoluzione.
Anna era il fiore dell'anarchia che si schiudeva al comunismo.
Anna era una guerriera, femminista e lesbica, che lottava al fianco delle donne e di tutti i popoli oppressi.
Anna era una donna proletaria, una donna del sud, forte, coraggiosa e coerente con le sue scelte, nonostante le sue contraddizioni.
Rispondeva alla violenza di stato e sessista con la giusta violenza femminista e rivoluzionaria.
Anna, nonostante fosse rimasta sola, era figlia del popolo. Le donne e i proletari erano la sua famiglia.
E le donne proletarie e ribelli la porteranno sempre nel cuore delle loro lotte, anche se non l'hanno conosciuta.
Perché Anna è viva e lotta insieme a noi e le nostre idee non le ammazzeranno mai.
MFPR-Aq

Segue dalle compagne di Amazora:
Care compagne amiche sorelle
con tristezza e incredulità vi comunichiamo che Anna ci ha lasciate, il suo corpo ci ha lasciato, ma non la sua anima, le sue idee, la sua forza.
Continueremo con lei nel cuore a trasformare
la paura in rabbia
la rabbia in forza
la forza in lotta

Ci troveremo il 2 gennaio al pantheon della Certosa di Bologna dalle 9.30 alle 11.30 per salutarla insieme

Le stesse facce, le stesse divise nere, la stessa vigliaccheria di tanti anni fa


Il 31 dicembre 1987 muore a Torino Cesarina Carletti. Figlia di un operaio anarchico ucciso di botte nel 1940 dai fascisti. Sin da giovanissima fu antifascista, tant'è che rinunciò a prendersi il diploma per non diventare una giovane italiana dell'Opera nazionale balilla e per questo i fascisti le impedirono di continuare gli studi. Durante la guerra entra a far parte della Resistenza. Nell'ottobre 1943 viene arrestata ma riesce a fuggire, ma il 10 dicembre 1943 è ferita in con combattimento a Mezzenile e portata nella Villa Triste di Via Asti; è torturata per 10 dieci giorni dalle SS e dalle Brigate Nere, ma non parla. Condannata a morte, la pena è ridotta alla deportazione ed è trasferita prima nel comando delle SS e poi alle Carceri Nuove; arriva al Campo di concentramento di Ravensbrück il 30 giugno 1944 ed è in seguito trasferita al sottocampo di Schönefeld vicino a Berlino, verrà liberata dall'Armata Rossa. Quando fu liberata, pesava soltanto 35 chili. Dopo essere stata curata alcuni mesi in Unione Sovietica, riuscì in seguito a tornare a Torino. Fu di nuovo arrestata nel 1975 come sospetta brigatista, ma in seguito verrà assolta al termine del processo di Torino. «Con questa sono 21 volte che sono stata in galera. E non mi sarei mai immaginata di ritrovarmi oggi con le stesse imputazioni del tribunale speciale fascista di 33 anni fa, quando ero partigiana; appartenenza a banda armata...» E aggiunse :
«Le stesse facce, le stesse divise nere, la stessa vigliaccheria di tanti anni fa... non è cambiato niente!»

29/12/23

Con la Resistenza del popolo palestinese in tutte le forme: presidio itinerante a Milano


Le compagne del Mfpr di Milano oggi hanno animato un presidio itinerante al mercato settimanale in zona via Padova portando uno striscione "Al fianco della resistenza del popolo palestinese Sabato 30 dicembre ore 15 corteo da piazza XXIV Maggio"
L'iniziativa è stata molto apprezzata e condivisa la posizione chiara e netta di schierarsi al fianco del popolo palestinese. In tanti hanno espresso in maniera esplicita la solidarietà, altri hanno ringraziato, qualcuno ha detto che domani parteciperà al corteo, il gesto commosso di stringere simbolicamente al cuore un intero popolo. Un solo intervento ha tentato di perorare la causa del nazisionismo con il solito incipit "Ma dimenticate  il 7 ottobre non dite nulla in solidarietà con gli ebrei?" con veemenza è stato risposto che il nazisionismo è da 75 anni che attacca in ogni modo il popolo palestinese, lo vediamo bene quotidianamente in questi giorni
Domani saremo, come sempre, al corteo che in maniera tenace le comunità  e le associazioni palestinesi promuovono ogni sabato "Save Gaza; stop israeli occupation"  determinate a dare il nostro tenace contributo nella lotta contro il genocidio in atto del popolo palestinese, la feroce rappresaglia dello stato nazisionista

Con la Palestina nel cuore!!
Free Free Palestine! 

Libertà per Khalida Jarrar, compagna palestinese, femminista e ricercatrice, nuovamente arrestata dall’occupazione israeliana con altri membri dell’FPLP


Gli occupanti israeliani hanno arrestato nuovamente – senza alcuna accusa, come capita a migliaia di palestinesi – la parlamentare, compagna e femminista palestinese Khalida Jarrar.

La Jarrar è stata rapita, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, dalla sua abitazione a Ramallah – in Cisgiordania – e portata in carcere, assieme ad altri compagni e compagne del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, principale forza politica della sinistra marxista palestinese.

Il 27 dicembre la Jarrar – ricercatrice all’Università di Birzeit – avrebbe dovuto partecipare a un panel dedicato proprio ai prigionieri politici, organizzato dall’Arab Studies Institute di Washington e Beirut e dal titolo “Prisons and incarceration in a time of genocide” (prigioni e incarcerazione in tempi di genocidio).

Khalida Jarrar – eletta membro del Consiglio legislativo nelle ultime elezioni parlamentari che in Palestina risalgono ormai al 2006 – è stata arrestata almeno quattro volte negli scorsi anni, sempre senza alcuna accusa specifica, se non il fatto di essere una militante politica della sinistra palestinese, quella dell’FPLP, organizzazione politica che Israele (e quindi a ruota Ue e Usa) bollano come “terroristica”.

L’ultima volta nel 2019, con due anni di carcere preventivo per “attività che mettono a repentaglio la sicurezza” (questa la giustificazione di Tel Aviv) prima del rilascio, nel 2021. In quell’ultima detenzione le fu impedito di partecipare al funerale della figlia, Suha Ghassan Jarrar, deceduta poche settimane prima che la madre uscisse dalle carceri israeliane, dove era entrata, per la prima volta, nel 1989.

Durante le sue detenzioni, la Jarrar ha curato in carcere programmi educativi indipendenti per insegnare alle ragazze minorenni detenute l’istruzione superiore (negata da Israele) oltre che per insegnare alle donne adulte i loro diritti ai sensi del diritto internazionale.

La sua lotta, dentro e fuori le carceri, è diventata anche una breve autobiografia, all’interno del libro (edito nel maggio 2022) “Our vision of liberation”, dove lo storico israeliano anti-occupazione Ilan Pappè e il giornalista palestinese-americano Ramzy Baroud (direttore di www.palestinechronicle.com) intervistano numerosi attivisti palestinesi, intellettuali, leader popolari e politici.

Clicca qui per leggere il capitolo scritto da Khalida Jarrar e intitolato “Creare speranza nella disperazione: come resistere e vincere nelle carceri israeliane”.

APPELLO INTERNAZIONALE – Per la liberazione di Khalida Jarrar è stata lanciata una mobilitazione internazionale, come si legge sul sito di Samidoun, il network solidale internazionale che si batte al fianco dei prigionieri politici palestinesi (clicca qui per l’appello).

L’intervista di Radio Onda D'urto sulla Jarrar, l’Fplp e le migliaia di prigionieri politici palestinesi (si stima siano quasi 10mila, la metà dei quali dopo il 7 ottobre 2023) a Romana Rubeocaporedattrice di The Palestine Chronicle, effettuata giovedì 28 dicembre. 




Sulla figura di Khalida Jarrar e, più in generale, il ruolo e il posizionamento delle forze della sinistra palestinese Radio Onda D'urto ha intervistato mercoledì 27 dicembre Francesco Giordano, compagno del collettivo Palestina Rossa. 


Ci risiamo! La propaganda reazionaria e retrograda del governo Meloni colpisce ancora


Lavinia Mennuni, candidata pro-vita di Fratelli D’Italia, ha dichiarato che “la prima aspirazione delle donne? Essere madri. Dobbiamo far sì che le ragazze di 18 anni vogliano sposarsi e vogliano mettere al mondo una famiglia. Poi lo Stato verrà dietro, le sosterrà per poter accudire i loro figli a casa”.
Dopo la retorica dell’aborto come uccisione; la proposta legislativa per l’ascolto del battito del feto; l’ossessione per la famiglia tradizionale; il bonus secondo figlio alle donne che contribuiscono alla società; si palesa la virtù femminile di diventare madre. Stare a casa, accudire i figli, questo è il compito della donna nella società, queste le priorità di una nazione.
Sembra uno spot di inizio novecento! Mese dopo mese stiamo assistendo ad una radicalizzazione non nel segno del progresso bensì in quella diametralmente opposta. Nella triade ideologica Dio/Patria/Famiglia, tanto cara a questo governo, la donna si inserisce per donare figli in nome di Dio e all’interno di un nucleo uomo-donna in cui avviene il miracolo.
Ancora una volta si decide sui corpi delle donne il cui valore supremo è donare figli alla patria. Ancora una volta si relega il ruolo della donna alla mera funzione biologica, oggetto per la procreazione, angelo del focolare. Ancora una volta si vuole togliere alla donna la libertà di autodeterminarsi e scegliere per sé ciò che è giusto, ciò che desidera e ciò che vuole per il suo futuro.
Da queste basi culturali parte la deriva che ci porta indietro negli anni e che alimenta la visione della donna come oggetto, possesso dell’uomo, della religione, dello Stato e della sua unica funzione domestica. Queste basi culturali alimentano, altresì, la violenza contro la donna che invece di essere supportata nel lavoro, nelle scelte volte ad aumentare la sua autodeterminazione e realizzazione sociale, viene considerata una incubatrice vivente di servitori della patria.
L’anacronismo becero di questa visione di genere che ci riduce unicamente a soggetto/oggetto biologico non fa altro che alimentare stereotipi, discriminazioni e subalternità oltrechè vanificare anni di lotte e conquiste sociali delle donne in ogni campo.
Considerare la maternità come massima aspirazione delle diciottenni equivale alla riduzione dell’essere umano a forza lavoro.
Le femmine a fare figli, i maschi ad imbracciare un fucile per fare la guerra.
Se il massimo a cui le donne devono poter aspirare è questo, a quale punto si vuole portare la condizione di emancipazione femminile?
Non siamo merce capitalistica da sfruttare all’occorrenza. Combatteremo per i diritti acquisiti e ancor di più per quelli da conquistare quali la parità salariale, parità di genere e diritto ad autodeterminarci.
Antonietta - Taranto

Le forze israeliane rastrellano uomini e bambini palestinesi e li detengono seminudi nello stadio di Gaza - Qualche fonte stampa parla anche di donne

Un video registrato dal giornalista israeliano mostra uomini, bambini e anziani palestinesi con le mani legate dietro la schiena nello stadio di Gaza

Fonte: English version

A cura dello staff MEE – 26 dicembre 2023

Immagine di copertina: Palestinesi rastrellati in uno stadio dopo essere stati arrestati e spogliati (Screengrab/X)

Lunedì le forze israeliane hanno radunato decine di palestinesi nello stadio di Gaza, spogliandoli e legando loro le mani dietro la schiena, secondo le foto e le riprese video condivise sui media locali.

I report affermano che le forze israeliane hanno abusato dei residenti, inclusi uomini, bambini e anziani, prima di radunarli in campo aperto

Le riprese video mostrano soldati israeliani, accompagnati da carri armati, che puntano le armi contro i palestinesi detenuti che entrano in fila nello stadio con le mani alzate prima di sedersi nelle aree designate.

Il video si conclude con l’inquadratura di un soldato israeliano che trasporta un bambino, avvolto in una coperta.

Il video, girato secondo quanto riferito da un fotoreporter israeliano, mostra come le forze israeliane hanno trasformato lo stadio in un grande centro di detenzione.

L’Euro-Med Human Rights Monitor ha dichiarato il 20 dicembre che le forze dell’esercito israeliano hanno effettuato esecuzioni sul campo contro civili, dopo averli prelevati dalle loro case.

L’osservatorio per i diritti umani ha ottenuto testimonianze di forze dell’esercito israeliano che hanno fatto irruzione nelle case e aperto il fuoco contro i palestinesi senza motivo.

Euro-Med Monitor ha affermato di aver ricevuto anche testimonianze sulle atrocità commesse dalle forze israeliane in numerose aree da loro occupate, comprese uccisioni ed esecuzioni sul campo.

Civili spogliati e detenuti

All’inizio di questo mese, l’esercito israeliano ha detto che stava radunando uomini palestinesi nel nord di Gaza per interrogarli. I filmati rilasciati mostravano dozzine di uomini denudati, bendati e con le mani legate, portati in un luogo sconosciuto.

Un testimone ha detto che almeno sette uomini sono stati uccisi dai soldati per non aver eseguito gli ordini dei soldati abbastanza velocemente, riferisce Euro-Med Monitor.

Secondo quanto riportato, gli uomini sarebbero stati prelevati dalle case e dalle scuole che ospitavano famiglie sfollate nel nord della Striscia di Gaza.

Euro-Med Monitor ha affermato che tra questi figurano medici, accademici, giornalisti e anziani. Diaa al-Kahlout, una giornalista che lavora per il quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, è stata identificata come uno degli uomini detenuti.

Alcuni video li mostravano in una zona residenziale prima di essere caricati sui camion. Un’altra foto li mostrava allineati in un’area sabbiosa aperta. Non era chiaro dove fossero stati portati.

vedi video su infoaut

L’esercito israeliano non ha commentato immediatamente gli arresti di massa.

Alcuni media israeliani hanno affermato che gli uomini erano “possibili” agenti di Hamas, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Osama Hamdan, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha negato che vi siano stati arresti di massa dei membri del gruppo e ha paragonato gli arresti a “campi di concentramento nazisti”, dichiarando alla televisione Al Araby che il filmato mostra “l’arresto e gli abusi su civili disarmati che non hanno nulla a che fare con le operazioni militari”.

Traduzione di Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” – Invictapalestina.org

UN ULTERIORE MOTIVO PER SVILUPPARE IL "MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO"

L’edizione telematica di giovedì ventotto dicembre del Corriere della Sera contiene un articolo, firmato Franco Stefanoni, all’interno del quale si raccolgono le farneticanti dichiarazioni rilasciate, dalla deputata fascista Lavinia Mennuni, all’emittente televisiva “La7” durante la trasmissione Coffee Break in onda la stessa mattina.
La ormai quarantasettenne politicante nativa della città inglese di Southampton – che già nei giorni scorsi si era distinta per essere stata la prima firmataria di un disegno di legge volto a vietare di impedire l’allestimento, durante il periodo natalizio, del presepe e di altri simboli cristiani cattolici apostolici romani – questa volta si rende protagonista di una dichiarazione a dir poco discutibile.
A proposito delle donne, soprattutto delle giovani e giovanissime, così si esprime: «La mia mamma mi diceva sempre: ricordati che qualsiasi aspirazione tu abbia – e io volevo fare politica a 12 anni – devi ricordare che hai l’opportunità di fare quel che vuoi ma non devi mai dimenticare che la tua prima aspirazione deve essere quella di essere mamma a tua volta. Allora, secondo me, questa è una cosa che anche le donne della mia generazione di 46-47 anni dobbiamo ricordare alle nostre figlie».
Non contenta ha aggiunto: «non dobbiamo dimenticare che esiste la necessità, la missione (la vogliamo chiamare così perché io penso sia una cosa bella?), di mettere al mondo dei bambini, che saranno i futuri cittadini e italiani. E qui c’è l’approccio culturale: ora userò un termine terribile, diventerà trash: dobbiamo aiutare le istituzioni, il Vaticano, le associazioni a far sì che la maternità torni a diventare di nuovo cool. Dobbiamo far sì che le ragazze di 18 anni di 20 anni, vogliano sposarsi e vogliano mettere su una famiglia».
E’ proprio la necessità, per le donne, di rompere le catene che le legano alla famiglia così detta tradizionale – che le vorrebbe “angelo del focolare”, completamente sottomesse al “capofamiglia” al quale dovere obbedienza ed essere utili soltanto per la procreazione – a spingere perché si organizzino nel Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, che va sviluppato dove già è presente e creato nei posti in cui ancora manca.
 
Bosio (Al), 29 dicembre 2023
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

27/12/23

Calendario 2024 MFPR - richiedetelo a mfpr.naz@gmail.com o WA 3408429376 - lo invieremo gratuitamente in pdf

Dedicato 
Alle lavoratrici che indomite hanno lottato contro padroni, governo, Stato, portando la marcia in più perchè tutta la vita deve cambiare
Alle donne Palestinesi che trasformano il loro immenso dolore, le lacrime per il sangue dei bambini, in resistenza contro lo Stato nazisionista di Israele e gli imperialismi che lo sostengono
Alla grande manifestazione del 25 novembre di mezzo milione, per tutte le "giulie" uccise, contro il moderno medioevo/patriarcalismo, per la Palestina, contro il governo fascista Meloni complice e la polizia a difesa degli uomini/feccia che odiano le donne

Il nostro augurio: che il nuovo anno sia delle donne "pericolose"
MFPR

25/12/23

ISRAELE CRIMINALE - PALESTINA IMMORTALE! Siamo tutte palestinesi!

Mentre i bombardamenti non cessano, oltre 20mila palestinesi massacrati, di cui il 70% bambini e donne... 

il reazionario Abu Mazen dice: “Sta arrivando il sole della libertà”. 

Nethanyahu: “Intensifichiamo la guerra, avanti fino alla distruzione di Hamas”. 

La moglie del premier israeliano scrive al Papa: “Ci aiuti a liberare gli ostaggi”.

NO!

CON LA RESISTENZA PALESTINESE IN TUTTE LE FORME E FINO ALLA LIBERAZIONE!

Femminicidi - Con le donne che hanno il coraggio di denunciare - Ma questo governo, questo Stato sono complici

24/12/23

E’ on line un catalogo con tutte le pubblicazioni del MFPR

E’ on line un catalogo da consultare, con tutte le pubblicazioni curate dal MFPR. I libri e gli opuscoli presentati nel catalogo possono essere richiesti a mfpr.naz@gmail.com


23 dicembre a L'Aquila, un bellissimo presidio in solidarietà con il popolo palestinese. Report a cura di una compagna di MFPR-AQ

Preparato in pochi giorni, in pratica principalmente da donne, boicottato in tanti modi, non ultimo dalla questura, il presidio che si è svolto all'Aquila ieri sera è stato molto bello e determinato. Belli gli striscioni, le parole d'ordine, belli gli interventi, ma soprattutto bella la partecipazione di tanti proletari immigrati, di donne.
Questi i 2 comunicati inviati alla stampa prima e dopo le prescrizioni della questura:
- Mentre qui si respira il clima festoso del Natale, il genocidio in mondovisione in atto nei territori palestinesi da parte dell'esercito israeliano ci ricorda che in questo sistema il Natale è solo la fiera dell'ipocrisia, e in occidente i poveri restano poveri anche se per un giorno verranno sfamati, mentre la Palestina subisce da 75 anni l'occupazione violenta dei propri territori da parte di Israele, e non ci sarà neanche un giorno di pace, perché il primo giorno di pace sarà l'ultimo giorno di occupazione.


Dal 7 ottobre infatti il progetto di pulizia etnica che l'entità coloniale porta avanti si è enormemente intensificato, con oltre 27.137 palestinesi morti e 53.116 feriti per mano israeliana. A pagare il prezzo più alto di questa politica genocida sono ancora le donne e i bambini.


Mentre qui si celebra la natività, a Gaza circa 50mila donne incinte rischiano ogni minuto la vita. Di loro, più di 5mila partoriranno nelle prossime settimane e 180 partoriscono ogni giorno. Queste donne partoriranno per strada e senza cure perché le bombe cadono su ospedali, scuole, sedi Onu, chiese, moschee e università, e nessun posto è sicuro per loro.


Quello che si sta compiendo nei territori palestinesi è un genocidio: si bombarda, si tortura, si uccidono intere comunità, si occupano con la forza territori giá abitati, si espropriano terreni, si violano in continuazione le norme del diritto internazionale.
Non possiamo ignorare quanto lo Stato Italiano e l'Europa siano ad oggi complici dello stato criminale sionista, non condannando e anzi sostenendo con tutti i mezzi un regime che applica in maniera sistemica l’apartheid. Aziende italiane come Leonardo, con sede anche a L'Aquila, utilizzano i conflitti per alimentare l'industria bellica e i profitti, e sono anch’esse responsabili del genocidio per il sostegno bellico all'occupazione israeliana.


Sabato 23 dicembre alle ore 18, ai Quattro Cantoni, scendiamo in piazza ancora una volta per chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente, per la fine dell'occupazione e per la liberazione della Palestina. 
Terra, vita e libertà per le donne e il popolo palestinese.


- Stamane, 22 dicembre, la Questura ha vietato lo spazio dei Quattro Cantoni per lo svolgimento del presidio statico in solidarietà al popolo palestinese, concedendo invece Piazza Regina Margherita, dalle 18 alle 20:30. Al di là delle motivazioni addotte dalla prescrizione, “... problema per l'eventuale intervento dei mezzi di soccorso a causa dei numerosi lavori pubblici presenti nel centro storico e dei mercatini allestiti per le festività natalizie”, noi sappiamo che i problemi sono altri, e non solo di natura politica, bellica e propagandistica, ma di natura economica. Ai Quattro Cantoni c’è il Carrefour, e sabato scorso, in occasione della passeggiata rumorosa contro la violenza sulle donne è stato fatto anche un intervento in solidarietà con le donne palestinesi ed un’azione di boicottaggio verso il Carrefour, che trae profitto dall’occupazione e viola il diritto internazionale, fornendo tonnellate di cibo e materiali vari all’esercito israeliano, mentre i civili a Gaza, muoiono letteralmente di fame.
Oltre a salvaguardare gli interessi di questa multinazionale francese, il governo  della Meloni, che si definisce donna, madre, italiana e cristiana, non ha alcun rispetto per la vita delle donne e dei bambini palestinesi né di quelli migranti, mentre in Palestina la comunità cristiana ha deciso di sospendere i festeggiamenti per Natale come gesto di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese sotto assedio dell’esercito israeliano.
Assemblea autoconvocata per la Palestina

Dopo le prescrizioni della questura e presa la Piazza Regina Margherita, alcune di noi si sono recate nel luogo che era stato indicato sia nei volantini precedentemente distribuiti al mercato e alla moschea, sia nelle locandine, per attaccare uno striscione con su scritto il nuovo luogo del presidio, e nel frattempo abbiamo cercato di volantinare, ma siamo state subito attaccate violentemente da uno sbirro in borghese di guardia al Carrefour, che pretendeva di farci credere che volantinando violavamo le prescrizioni, che portando addosso una bandiera palestinese stavamo manifestando e violavamo le prescrizioni. Mentre un altro sbirro in borghese ci filmava e quello identificava l3 compagn3 e i passanti che venivano a portarci la solidarietà e a cercare di farlo ragionare, la compagna del MFPR ha continuato a volantinare per dare a tutt la possibilità di raggiungere il presidio. Dopodiché, tornando nella piazza che ci era stata concessa dalla questura abbiamo potuto volantinare liberamente perché lontane dal Carrefour.


In piazza si sono articolati vari interventi, fra cui quello, molto applaudito, della compagna del MFPR. Gli interventi e gli slogans hanno colpito favorevolmente tutti i passanti. Molti li hanno raccolti e si sono fermati. 2 ragazze sui trampoli in costume natalizio hanno ripreso il grido Free Palestine portandolo fuori della piazza. Un bambino, quando ha visto le bandiere palestinesi ha detto: è la mia bandiera. Gliene ho data una di carta, se l'è messa sul cuore felice ed è andato via di corsa per raggiungere i genitori. Probabilmente quella bandiera è stato il regalo più bello che poteva ricevere da questo Natale.



Durante l'intervento di una studentessa, che ha dato lettura del comunicato dei giovani palestinesi, è stata fatta una performance con le foto dei principali responsabili del genocidio. Foto che alla fine ci hanno scaldato le mani ed il cuore quando le abbiamo bruciate assieme ai nostri fratelli bengalesi e arabi.


Con la Palestina si parla una sola lingua e batte un solo cuore. Il cuore di tutti i proletari e i popoli oppressi. Questo è quello che ho sentito quando mi hanno abbracciata e ringraziata: Questa manifestazione ci voleva, e non è che l'inizio qui a L'Aquila. Questa manifestazione è stata effettivamente di rottura con le precedenti, ed è a questa che dobbiamo guardare per andare avanti.





Germania: 170 agenti di polizia contro il gruppo femminista Zora accusato di sostenere il FPLP

Mercoledì la polizia di Berlino è intervenuta contro il gruppo femminista Zora, legato a Young Struggle. Gli agenti hanno perquisito sei appartamenti e due locali in diversi quartieri di Berlino, tra cui un caffè per donne a Neukölln.
Il raid ha preso di mira quattro donne e un uomo di età compresa tra i 18 e i 23 anni, che avrebbero distribuito volantini intitolati “Non c’è liberazione delle donne senza la liberazione della Palestina”, che il gruppo aveva pubblicato su Instagram il 12 ottobre, affermando che era importante “rafforzare le forze progressiste” come “il FPLP, che fa anche parte della resistenza palestinese”.
Durante il raid sono stati mobilitati 170 agenti di polizia. Hanno sequestrato soprattutto volantini, computer, telefoni cellulari e diverse decine di chili di ordigni pirotecnici. Sono state adottate misure repressive anche nei confronti di un uomo di 67 anni che aveva postato su Facebook il simbolo del FPLP sotto la foto di un martire dell'organizzazione.


In risposta all'attacco repressivo dello stato, circa 200 donne si sono riversate in strada giovedì, gridando "La nostra solidarietà palestinese è indistruttibile! Le donne che combattono sono donne che vivono!"

23/12/23

Da operaia Slai cobas sc Tessitura Albini Mottola (TA)... "finchè avremo forza... pagherai!"

Oggi (ieri) per noi della Tessitura/cotonificio Albini Group e' l'ultimo giorno da dipendenti. Ebbene sì, da domani siamo parte delle migliaia di disoccupati italiani. I papà monoreddito hanno perso la loro unica fonte di sostenimento famigliare e le donne... be'credo che per le donne sia andata peggio: hanno perso la loro indipendenza economica. In momento di crisi...può anche risultare normale che un'azienda chiuda. Ma per la nostra azienda...noi eravamo "il fiore all'occhiello" del gruppo. Giovani che 20 anni fa sono partite da qui per andare a BERGAMO, lasciando famiglia per tanti mesi... per prepararsi alla mansione. Eravamo come bambine con tanto entusiasmo per quello che ci aspettava... tanto che non ci accorgemmo di tutte le frodi firmate dai sindacati sulla nostra pelle. Perche? Per aprire al sud, non solo i governi ti riempiono di soldi... e apri quasi gratis ma guadagni sulla pelle degli operai. Non avevamo premi di produzione nonostante la produzione la facevamo noi! Non ci pagavano lo straordinario se lavoravamo di piu', quel lavoro andava in "banca ore" per creare le nostre ore disponibili ma quando ne avevamo bisogno i nostri capi erano già pronti a chiederti qualcosa in cambio.
Tanti soprusi frutto di concessioni sindacali... Lavorare su 3 turni, notti intere a sbattere sui telai, guardare rotolare i difetti dei tessuti, sistemare i guasti alle macchine... neppure i pezzi di ricambio fornivano i nostri cari Albini:  dovevamo arrangiarci.
Le donne poi... quando ritornavano dalla gravidanza non avevano più la loro mansione magicamente. Erano palle da lanciare ora su quella ora su quell'altra postazione... io mi sentivo inadeguata, a volte in piu'...brutto sentirsi in piu'... chiedere ogni giorno: oggi cosa faccio? Dove vado? L'unica colpa era aver avuto gravidanze problematiche e quindi dovevano punirti. Le colleghe che invece portavano il loro pancione insieme sino al 7° mese, quelle ritornavano dove avevano lasciato.
Intanto, caro Albini, sono quelle donne che adesso ti sfiniranno così come ti hanno sfinito sotto la Regione e davanti ai cancelli con il presidio. Caro Albini. nel frattempo hai aperto tante altre aziende satelliti...ti sei "espanso?".... E gia', dicevi sempre quando venivi a trovarci a Natale che voi eravate forti perché investivate in tempo di crisi!! Lo Stato poi e' largo di concessione e colpevole quanto te nella delocalizzazione. 
Non avevamo capito che avreste fatto da avvoltoi sui nostri corpi in tempo di crisi... Finché avremo voce e forza la pagherai...la pagherai profumatamente... Perché vedi il sud non e' stupido, ricordati che l'operaio del sud ogni volta che gente come voi lo calpesta mancandolo di rispetto si trasforma e fa uscire dal suo dolore la forza di un leone!!
Una parola voglio spenderla anche nei confronti di quella categoria di operai che ha forse permesso tutto questo...: i leccaculo. Adesso anche voi piangete la vostra perdita, io però posso piangere con dignita' perche' ho lavorato, cresciuto due bambini standogli sempre vicino con i diritti di maternità, ho preso tutto...tutto quello che potevo prendere perché ho sempre saputo che noi eravamo solo numeri senza anima... 
Quanto ai sindacati: SIETE STATI VENDUTI DAL PRIMO GIORNO CHE ABBIAMO MESSO PIEDE IN QUELLA DITTA...

Israele nuovi nazisti-Meloni complice - l’ultimo corteo a Milano per la Palestina - Intervento di proletari comunisti

 Milano è palestinese, e lo dimostra con la continuità e combattività delle manifestazioni
oggi sabato 23 dicembre si terrà l’11° appuntamento partenza ore 15 piazzale Loreto

Mentre in quello di sabato scorso 16.12 come riporta anche Milanotoday, non sono mancate "cori e anche un manifesto contro la presidente del consiglio Giorgia Meloni al decimo corteo pro Palestina di Milano… In un manifesto, srotolato da un gruppo di manifestanti, sono apparse anche frasi contro la presidente del consiglio Meloni. In uno di questi si legge:

 'Imperialismo assassino. Giorgia Meloni complice"
La stampa che in maniera strumentale vorrebbe equiparare l’antisionismo all’antisemitismo alimentando la propaganda per attaccare la legittima solidarietà al popolo palestinese, poi ha paura di affrontare la dura realtà di quello che sta facendo lo stato nazi-sionista di Israele e quindi preferisce evitare di citare il resto dello striscione: 
“sionisti di Israele nuovi nazisti”

a seguire alcune foto  interventi