31/03/22

Presidio a Roma per i documenti a lavoratrici e lavoratori immigrati. Negato l'incontro, ma non dormano sonni tranquilli i razzisti al potere!




Oltre un centinaio di persone al presidio di oggi a Roma contro razzismo e sfruttamento indetto da Campagne in lotta. Molte donne, soprattutto latinoamericane, hanno denunciato la guerra quotidiana che le persone immigrate subiscono in questo paese, la violenza delle istituzioni, che negano loro qualsiasi diritto, dalla casa al lavoro alla salute. “Molte donne non sono potute venire perché sono all’ospedale” ha detto una donna al microfono che ha perso suo marito col covid. “Se ci ammaliamo come ci curiamo?”


Un’altra donna ha denunciato la segregazione delle badanti da parte dei loro datori di lavoro, che hanno sequestrato loro il passaporto per non farle uscire di casa con la scusa del covid.


"Da anni ci trattano come palloni da calcio, ci rimandano da una parte all'altra, ma questo è inaccettabile. Non possiamo restare in silenzio, dobbiamo alzare la nostra voce. Siamo tutti uguali e tutti uniti, Ucraini, Russi, persone che subiscono tutte le guerre. Ora basta!" Ha detto un'altra donna al microfono


Una compagna dello Slai Cobas s.c. e del MFPR ha espresso solidarietà e sostegno alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati contro il razzismo istituzionale di questo sistema imperialista, che fomenta la guerra tra poveri e scatena la guerra tra popoli per il controllo dei mercati, delle risorse e della forza lavoro.  Le politiche migratorie, il controllo dei flussi a questo servono, a mantenere sempre più sotto ricatto i lavoratori immigrati.
L'uso propagandistico e razzista di donne e bambini ucraini fa il paio con i vergognosi respingimenti di tutti gli altri profughi che continuano ad essere ignorati dalla politica, ma non dai padroni e dalla polizia. Quello che i padroni chiamano pace e solidarietà, nella lingua dei proletari di tutto il mondo si chiama guerra, repressione e razzismo. Essi sono funzionali alla sopravvivenza di questo mortifero sistema di sfruttamento, che cerca sempre di dividere la classe antagonista, le lavoratrici dai lavoratori, i lavoratori italiani da quelli immigrati, i profughi di serie a da quelli di serie b, c ecc. 
Ma oggi più che mai questo sistema in crisi ci mostra che esistono 2 sole razze a questo mondo, quella degli sfruttati e quella degli sfruttatori. Ci mostra che da questa guerra interimperialista, da tutte le guerre del capitale si può uscire solo con la guerra popolare a tutti gli imperialismi, ma per far ciò bisogna unirsi in un fronte unico di classe che ribalti i rapporti di forza esistenti.
E’ necessaria un’unità internazionale dei lavoratori. I lavoratori non hanno patria, in ogni paese sono sfruttati e repressi. Per mantenersi al potere la borghesia ci divide in mille modi. E’ ora che i lavoratori si uniscano tra loro per lottare contro i comuni nemici, contro i padroni, contro i governi e gli stati che li rappresentano.
Contro guerra e repressione l’internazionalismo proletario è una necessità oggettiva che deve essere concretizzata, e in questo senso la compagna ha informato sulla campagna internazionale di sostegno alla lotta del popolo indiano, sul grande sciopero generale dei lavoratori indiani del 28/29 marzo, sulla campagna prolungata per la solidarietà e la liberazione di tutti i prigionieri politici e in particolare delle combattenti indiane, cuore della più grande guerra di popolo attualmente in corso, sulle quali la repressione del regime fascista e genocida di Modi si abbatte con particolare ferocia con stupri, torture e uccisioni nelle carceri. E’ stato così spiegato il senso della mostra esposta in Piazza dell’Esquilino e del dossier, di cui sono state diffuse alcune copie.



Una forte testimonianza è stata anche quella di un compagno del Tigré, che ha denunciato la chiara matrice fascista, razzista e di classe delle leggi sull’immigrazione e la cittadinanza e ha parlato anche della gravissima situazione che si vive nel Tigré, governato da un regime fantoccio e fascista che ha portato la guerra nel paese, delle 120mila donne stuprate in 8 mesi di occupazione militare, delle distruzioni e la miseria portate dalla guerra, dei bombardamenti con i droni venduti dalla Russia e dall’Ucraina.


Il presidio si è concluso intorno alle 13,30. L'incontro al ministero dell'interno non è stato concesso, la rabbia delle persone immigrate ha trovato ancora una volta un muro di gomma, tanto razzismo e discriminazione. I presenti si sono dati un nuovo appuntamento a breve per decidere come proseguire: “Fino a quando non avremo documenti, le istituzioni di questo paese non dormiranno sonni tranquilli, la prossima volta non chiederemo permessi, invaderemo Roma!”. 

Sotto il volantino diffuso a Roma in solidarietà alle prigioniere politiche indiane


30/03/22

Sosteniamo la lotta delle nostre sorelle immigrate! Basta con “due pesi e due misure” - Basta razzismo, sfruttamento e violenza!


CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO, SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI E DELLE IMMIGRATE IN TUTTA ITALIA!

Il 31 marzo saremo di nuovo in piazza, in varie parti d’Italia, per denunciare il razzismo istituzionale che affligge chi non ha la cittadinanza europea e per chiedere un radicale cambiamento delle politiche migratorie in questo paese. Mai come oggi è evidente quanto l’Italia e l’UE stiano adottando misure differenziali a seconda degli interessi geopolitici ed economici del momento. Improvvisamente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha tirato fuori dal cilindro una direttiva del 2001 (pensata per i profughi kosovari in fuga dalle bombe della NATO e mai applicata) che - giustamente - permette a chi scappa dalla guerra di essere regolarizzata/o senza passare per una richiesta d’asilo, mentre una potente macchina di solidarietà si è messa in moto in tutta Europa, Italia compresa, per accogliere i milioni di persone in fuga dai bombardamenti. Questi, nell’immaginario comune, sono “profughi veri” e meritevoli.

Dov’erano e dve sono questi imprescindibili strumenti, quando si trattava di persone in fuga dalla Libia, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Sudan, dalla Somalia, dallo Yemen, e da tutte le altre guerre, di cui l’Europa porta una responsabilità pesantissima? Non sono forse anche queste guerre “alle porte dell’Europa”, Libia in primis? Perché nel 2012 chi veniva costretto ad imbarcarsi dalla Libia per l’Italia, e sfuggiva alle bombe della NATO, è rimasto in Italia per anni senza uno straccio di documento, in condizioni deplorevoli, spesso sfruttato nelle campagne? Perché nel 2015 si parlava di “emergenza” per numeri molto più contenuti di ingressi? E perché l’accoglienza e la solidarietà incondizionate, anche oggi, sono riservate principalmente a chi ha il passaporto ucraino, mentre nel paese si trovano migliaia di studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori stranieri che ancora una volta vengono respinti alle frontiere o comunque sottoposti a ben maggiori ostacoli burocratici per poter entrare nello spazio UE? Per non parlare di ciò che oggi accade, nel silenzio quasi totale, in Libia e Tunisia, dove migliaia di persone, fuggite da guerre a più o meno alta intensità e accampate davanti ai quartier generali dell’agenzia ONU per i diritti umani in condizioni di estremo disagio, chiedono da mesi di essere evacuate, ricevendo in cambio rastrellamenti, morte e indifferenza. È chiaro poi che le guerre da cui si scappa oggi non sono soltanto quelle combattute con le armi, ma anche con il furto di risorse (magari con il supporto militare), con la corruzione, la violenza politica e le loro conseguenze su scala globale (in primis il cambiamento climatico).

Da anni, immigrati e immigrate in Italia come in altri paesi europei chiedono la fine di questo sistema che crea varie gradazioni di accesso ai diritti di cittadinanza e costringe chi ne è escluso a molteplici forme di violenza e sopruso. La politica sa benissimo quanto queste persone siano necessarie all’economia, come non manca di affermare periodicamente, facendo eco alle associazioni dei datori di lavoro, Confindustria in primis. Lavoratrici e lavoratori immigrati possono essere pagati meno, sia che siano irregolari o soggetti al ricatto del permesso di soggiorno. Quando non lavorano in nero, poi, contribuiscono in maniera determinante a pagare le pensioni degli italiani. Infine, anche come “ospiti” di centri di accoglienza che speculano sulla loro pelle, i richiedenti asilo sono una “risorsa”. Ma la politica fa finta di non volerli, alimentando le divisioni e l’odio per distrarci dai veri problemi e dai loro responsabili e favorire lo sfruttamento.

Contro tutto questo, consapevoli che soltanto sottraendoci dal lavoro avremo nelle nostre mani un’arma di ricatto potente, scenderemo in piazza il 31 marzo. Al governo portiamo rivendicazioni concrete frutto di lotte che vanno avanti da anni, fra cui: la regolarizzazione di chi non ha il permesso di soggiorno,lo sblocco delle richieste di sanatoria, la cancellazione del legame fra contratto di lavoro e permesso di soggiorno e della residenza come requisito per il rinnovo, l’accesso alla cittadinanza e la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, l’abolizione della detenzione amministrativa, dei respingimenti e delle deportazioni, così come l’abolizione dei decreti sicurezza e la fine di ogni abuso e discriminazione da parte delle istituzioni.

Per documenti per tutti/e e repressione per nessuno/a!


Volantino a sostegno delle prigioniere politiche dell'India (diffuso nella manifestazione di Firenze) - scaricarlo e diffonderlo - Richiedere il Dossier e la mostra

Per info  richieste: mfpr.naz@gmail.com



Dossier



29/03/22

Donne dalit frustate e arrestate dalla polizia del regime fascista e sessista di Modi

Libertà per tutte le prigioniere politiche indiane! Sosteniamo la rivoluzione delle combattenti maoiste! Visita la mostra e richiedi il dossier.


Jaunpur: dopo uno scioccante caso di violenza di casta attraverso un attacco con l'acido a Saharanpur, la comunità dalit di Jaunpur ha accusato la polizia di Badlapur di aver brutalmente fustigato le loro donne dalit. Un video virale sui social media mostra come le donne abbiano ricevuto pesanti colpi lungo le cosce e la schiena.

Le donne hanno messo a nudo i lividi rossi su tutta la parte superiore delle gambe e sulla schiena nel video che è diventato virale il 24 marzo. Secondo The Quint Hindi, le donne hanno subito queste ferite quando è arrivata la polizia per risolvere una controversia locale. Invece di concludere pacificamente la questione, hanno affermato che la polizia ha spogliato le donne e i bambini piccoli presenti per aggredirli brutalmente.

Data la natura atroce del crimine, il video ha suscitato un'indignazione diffusa tra le persone. Il capo dell'esercito di Bhim Chandrashekhar Azad ha condannato il governo guidato dal BJP e ha chiesto al primo ministro Narendra Modi e al primo ministro dell'UP Ajay Bisht (Yogi Adityanath) se questo fosse il futuro per i Dalit nel loro "Ram Rajya". Allo stesso modo, il partito di opposizione Samajwadi Party ha condiviso una versione sfocata del video chiedendo un'azione rigorosa contro la polizia.

Tuttavia, come per l'incidente di Saharanpur, la polizia locale ha affermato che l'incidente è stato distorto dalle donne ferite. Secondo la polizia sarebbe stata segnalata una disputa nel villaggio di Ram Deoria a Badlapur. Arrivata sul posto per dirimere la controversia, la polizia sarebbe stata attaccata dagli abitanti del villaggio che avrebbero ferito il capo di polizia e il suo autista. In seguito a questo incidente 12 persone sarebbero state denunciate e 8, tra cui 6 donne, arrestate.

La polizia ha affermato che le donne non sono state aggredite e sono state sottoposte a un esame medico prima di essere mandate in prigione. Ha inoltre affermato che le donne non sono state aggredite nemmeno nella stazione di polizia e che sono state trattate decentemente, ma non ha spiegato i loro lividi sul corpo

Eppure, un altro video nella notte dell'incidente mostra come la polizia fosse apertamente ostile nei confronti delle donne ferite. Nel video, una persona chiede alla polizia di portare una donna sanguinante in ospedale per la dovuta attenzione, ma gli agenti rispondono in maniera superficiale e grossolana.


Cosa dicono le donne dalit?

Le donne Dalit del villaggio di Deoria a Badlapur hanno accusato la polizia di aggressione. Una di esse, Sheela, ha detto:

"Qualche tempo fa avevamo costruito una piattaforma installando la statua di Babasaeb Ambedkar nel villaggio basti. A causa di ciò, alcune persone dell'insediamento hanno iniziato a manifestare animosità. La polemica su questo si è intensificata il 20 marzo. Nel frattempo, i nostri oppositori hanno chiamato la stazione di polizia di Badlapur. Agendo unilateralmente, la polizia, arrivata durante la controversia, ha picchiato e spogliato le donne e i bambini minorenni. La pelle di tutti noi è diventata nera nel pestaggio della polizia... La polizia è entrata in casa e ci ha maltrattato usando parole di casta. E ha anche minacciato di ucciderci se avessimo aperto bocca." (da thelallantop.com)

Dalla grande manifestazione di Firenze, l'intervento del MFPR

25/03/22

Dal mfpr L'Aquila contro la guerra interimperialista e in sostegno della guerra popolare in India, per la liberazione di tutte le prigioniere politiche indiane

 














Da Milano in solidarietà e per la liberazione di tutte le prigioniere politiche in India

Nell'ambito della celebrazione della settimana antimperialista dal 23 al 29 marzo, si è tenuta ieri, giovedì 24 marzo a Milano, presso il punto libreria militante Metropolis, la presentazione di una ricca mostra e di un documentato dossier in solidarietà e per la liberazione di tutte le prigioniere politiche indiane.






Ancora solidali con Rasha Azab


Da Amazora

Ciao a tutte,
vi scriviamo con il cuore felice dopo la fantastica notizia dell'assoluzione di Higui, compagna argentina che nel 2016 scelse di vivere e si autodifese contro un branco di 10 maschi che odiano le lesbiche.
E' stata assolta, non per la benevolenza dello Stato e i suoi tribunali, ma per la sua forza e per la solidarietà femminista che si è creata, immediatamente, intorno a lei in tutti questi anni.
La vittoria delle compas argentine e di Higui è un fuoco che ci riempie il cuore e ci dimostra e conferma che la solidarietà femminista è la strada che permette che nessuna rimanga indietro, che nessuna rimanga sola.
Facciamole sentire ancora il calore della solidarietà femminista alla nostra compa egiziana Rasha che, dopo 2 rinvii, sabato 26 marzo ci sarà la prima udienza del suo processo con le accuse di diffamazione e calunnia. A cui si aggiunge una nuova accusa, quella di disturbo deliberato!!!!
Tutto quanto per aver dato solidarietà alle sopravvissute di stupri e violenze fatte dal regista egiziano Islam El Azzazi.
Per farle arrivare la solidarietà scatta una foto e mandala
su twitter con l'hashtag: #continuiamo_a_disturbare #Solidarietà_con_Rasha_Azab
In allegato qualche immagine delle compas egiziane da mettere sui social.

In caso i social non siano il tuo terreno, invia la foto alla nostra mail, amazora@bruttocarattere.org e ci penseremo noi a farla arrivare a Rasha.
Usa la tua creatività nella città dove vivi e gira le info alle tue compas.

Disturbiamo ancora dando tutta la nostra solidarietà a Rasha ed a tutte le soppravvissute sempre!



L’anno scorso durante il Festival del cinema del Cairo che si è tenuto dal 26 novembre al 5 dicembre 2021, sono uscite 7 testimonianze anonime sul blog “Daftar Hekayat” https://elmodawana.com/  che da tempo si occupa di denunciare anonimamente stupratori e molestatori, contro il regista egiziano Islam Azzazi accusato di stupri e violenze sessuali. In seguito alla forte campagna di solidarietà con le sopravvissute, la direzione del festival ha cancellato la conferenza stampa del suo film. Ma Azzazi ha sporto denuncia contro 6 persone solidali. Ad oggi, l’unica ad andare a processo sarà la compagna egiziana, scrittrice e giornalista Rasha Azab, che ha osato portare solidarietà.


24/03/22

Formazione Operaia – Lenin: Sui sindacati, gli scioperi… – 7 e ultima parte

Su Sciopero economico e sciopero politico

Questo testo, che chiude questo ciclo di Formazione Operaia, pone il legame tra sciopero economico e sciopero politico e mostra, anche sulla base dei dati degli scioperi e del loro carattere – in Russia, ma vale per tutti gli scioperi in ogni paese, sia allora che ora, dati che non abbiamo riportato ma sono ben indicati nel testo integrale – che uno sciopero rafforza l’altro. 

Noi abbiamo avuto esempi concreti della storia in Italia del movimento operaio, ma anche alcuni barlumi nel movimento attuale, come questo sia vero e inevitabilmente necessario. Via via che gli scioperi economici crescono, si estendono è inevitabile che gli operai, i lavoratori si pongano il problema se non è necessario lo sciopero che abbia al centro il porre fine al fatto che gli operai sempre devono essere sfruttati, che sempre deve esistere un pugno di ricchi, di padroni che si appropria del lavoro di milioni di uomini e donne. Lo sciopero che ponga la questione del potere operaio, del governo operaio.

Ma chiaramente – come spiega Lenin – lo sciopero politico non è una lotta che cade dall’alto sulla testa dei lavoratori delle masse popolari che vi partecipano, ma esso stesso si riempie dei bisogni, delle rivendicazioni portate negli scioperi economici: il lavoro, il salario, la sicurezza, la salute, ecc. ecc.

Lenin afferma: guai a togliere la base economica ad una lotta politica, essa non potrebbe essere realmente di massa. Pensate, che la Rivoluzione d’Ottobre si fece intrecciando parole d’ordine economiche con parole d’ordine politiche “pane, terra, pace”. Mao Tse tung dice che non si può sviluppare una guerra popolare se non ti occupi del “grano e del sale”.

Negli anni 69/70, nel grandioso movimento operaio dell”Autunno caldo’ in Italia, la ribellione operaia che diede vita a centinaia, migliaia di scioperi e varie iniziative di lotta, si mosse sulla base delle condizioni materiali e concrete (aumenti salariali, passaggio di categorie, parità salariale tra operai e impiegati e tra uomini e donne, questione della sicurezza sul lavoro, della nocività, problema del pagamento al 100% delle malattie, infortuni, ecc. ecc.); questo permise di unire gli operai, tantissime fabbriche, alla base. Nello stesso tempo questa unione sviluppò una forza ben oltre la dimensione della lotta sindacale. Tanto che capitalisti, borghesi, lo Stato ebbero una reale paura che quella ribellione, quegli scioperi facevano non solo apparire lo “spettro” della rivoluzione proletaria” ma il suo effettivo inizio, perchè vi era una fusione tra le lotte operaie e le idee della rivoluzione.

Ma abbiamo detto anche oggi questa inevitabile combinazione tra scioperi economici e scioperi politici comincia, anche se in embrione, ad apparire. Come non cogliere negli scioperi, lotte dei lavoratori immigrati, sia nella logistica che nelle fabbriche, che non si tratta solo di avere un contratto, ma di lottare contro uno Stato imperialista che li ha costretti a fuggire dalle loro terre e ora li sfrutta usando il razzismo; come non cogliere nella lunga e articolata lotta degli operai della Gkn non solo la rivendicazione del lavoro contro i licenziamenti, contro le delocalizzazione, ma la questione di un governo, di un potere differente, proletario, che dia le fabbriche in mano agli operai, e come non vedere nella solidarietà costruita intorno a questa lotta, che la classe operaia può e deve essere avanguardia di tutto il popolo, assumendo, attraverso la lotta politica, le istanze degli studenti, come dei settori ambientalisti radicali, ecc. 

E, come scrive Lenin: “Se i liberali (e i liquidatori) dicono agli operai: voi siete forti quando la «società» simpatizza con voi, il marxista parla diversamente agli operai : la «società» simpatizza con voi quando siete forti…”. E questo è un insegnamento che deve far riflettere tutti gli operai perchè comprendano quanto è importante per avere il sostegno alla loro battaglia che facciano loro il primo e importante passo con gli scioperi (pensiamo, per esempio, ai falsi discorsi, spontanei o indotti, che sono presenti tra gli operai dell’ex Ilva di Taranto); ma deve far riflettere gli stessi operai della Gkn, che questa “simpatia” è frutto della forza della loro lotta, non dell’appoggio acritico a qualsiasi movimento degli altri settori sociali.

Certo, come ben illustra Lenin nel testo, occorrono tanti scioperi economici che spingano verso lo sciopero politico – e questo al momento è lontano ancora da essere realtà. E, come Lenin spiega quando ricorda le cifre degli scioperi all’epoca in Russia, i numeri contano eccome.

Ma allora la prima questione che i comunisti devono fare è alimentare gli scioperi economici, aiutare gli operai, tutti i lavoratori, lavoratrici a farli. Coloro che fanno solo propaganda politica rivoluzionaria – e nel nostro paese, ma non solo, tanti gruppi che si dicono rivoluzionari, anche comunisti solo questo fanno – e non si “sporcano le mani” per aiutare gli operai ad organizzare scioperi sui bisogni e la condizione concreta dei lavoratori, delle masse popolari, possono parlare decine di anni di lotta politica, ma costantemente tolgono a questa lotta il terreno sotto i piedi, il suo legame con la lotta concreta degli operai. La loro attività può sembrare ai loro occhi più alta, più lodevole, che si occupano non di questioni meramente materiali bensì di questioni di principio, ma in realtà si tratta di un’attività opportunista, che vede i comunisti staccati dal legame concreto, “di vita”, con gli operai. 

Come scrive Lenin: “…il problema del miglioramento del tenore di vita è anch’esso un problema di principio, un importantissimo problema di principio, e, in secondo luogo, io non indebolisco, ma rafforzo la mia protesta quando protesto non contro una, ma contro due, tre, ecc. manifestazioni dell’oppressione…”.

Il legame, la combinazione tra scioperi economici e scioperi politici è nello stesso tempo la risposta contro gli economisti, presenti soprattutto in alcuni sindacati di base, che coltivano tra i lavoratori l’illusione che crescendo gli scioperi economici si arriva a mettere in crisi il potere borghese; lì dove per i comunisti, invece, occuparsi di tutti i bisogni degli operai, di tutti i lavoratori, lavoratrici, deve significare finalizzare la lotta economica alla lotta per la conquista del potere; preparando la combinazione dei due tipi di sciopero.

DAL TESTO DI LENIN: “Sciopero economico e sciopero politico” 

“…tra i due tipi di sciopero esiste uno stretto e indissolubile legame… Lo sciopero economico e quello politico si sostengono quindi reciprocamente, costituendo, l’uno per l’altro, una fonte di energia. Senza questo stretto legame fra i due tipi di sciopero, un movimento veramente vasto, di massa – che acquisti, inoltre, un’importanza nazionale – non è possibile. Non di rado, all’inizio del movimento, lo sciopero economico ha il potere di risvegliare e scuotere i più arretrati, di generalizzare il movimento, di elevarlo a un grado superiore… Ma il legame fra sciopero economico e sciopero politico è sempre esistito, Senza questo legame, ripetiamo, non è possibile un movimento effettivamente grande che raggiunga grandi obiettivi…

La classe operaia durante lo sciopero politico agisce come classe che è all’avanguardia di tutto il popolo. In questi casi il proletariato adempie la funzione non semplicemente di una classe della società borghese, ma la funzione di egemone, cioè di dirigente, di avanguardia, di capo. Le idee politiche che si manifestano nel movimento hanno un carattere popolare, investono cioè le condizioni più profonde, fondamentali della vita politica di tutto il paese…

D’altra parte, le masse lavoratrici non accetteranno mai di rappresentarsi il «progresso» generale del paese senza rivendicazioni economiche, senza un diretto e immediato miglioramento delle proprie condizioni. La massa è attratta nel movimento, vi partecipa energicamente, lo apprezza altamente e sviluppa il suo eroismo, il suo sacrificio, la sua tenacia e la sua fedeltà alla grande causa soltanto nella misura in cui la situazione economica di chi lavora si migliora. Non può essere altrimenti, appunto perché le condizioni di vita degli operai nei tempi «normali» sono inverosimilmente dure. Lottando per ottenere un miglioramento delle condizioni di vita, la classe operaia, al tempo stesso, si eleva moralmente, intellettualmente e politicamente, diventa più capace di raggiungere i grandi obiettivi della sua liberazione… 

Più forte è la pressione degli operai, maggiori miglioramenti del tenore di vita essi ottengono. Sia la «simpatia della società» che il miglioramento del tenore di vita sono il risultato dell’alto grado di sviluppo della lotta. Se i liberali (e i liquidatori) dicono agli operai: voi siete forti quando la «società» simpatizza con voi, il marxista parla diversamente agli operai : la «società» simpatizza con voi quando siete forti…

I dati scientifici della statistica per un periodo di parecchi anni confermano quindi pienamente l’esperienza fatta e le osservazioni di ogni operaio cosciente circa la necessità dell’unione dello sciopero economico con quello politico e la inevitabilità di questa unione in un movimento realmente vasto e popolare…

…il multiforme carattere degli scioperi attira più di ogni altra cosa masse di nuovi partecipanti, più di ogni altra cosa assicura la potenza della pressione e le simpatie della società, più di ogni altra cosa garantisce sia il successo degli stessi operai che l’importanza nazionale del movimento.
 
Lenin nel contestare il ragionamento dei “liberali” che dicono che le rivendicazioni economiche possano “«offuscare» il carattere di principio della protesta” – dice – “Al contrario… questa rivendicazione non «offusca» ma rafforza «il carattere di principio della protesta» ! Innanzi tutto il problema del miglioramento del tenore di vita è anch’esso un problema di principio, un importantissimo problema di principio, e, in secondo luogo, io non indebolisco, ma rafforzo la mia protesta quando protesto non contro una, ma contro due, tre, ecc. manifestazioni dell’oppressione…”…

“…invano – continua Lenin – il signor Iegiov (un liberale) confonde il problema della combinazione dello sciopero economico e dello sciopero politico con il problema della preparazione dell’uno e dell’altro! Certamente bisogna preparare e prepararsi, e inoltre quanto più possibile in modo unitario, affiatato, compatto, meditato, risoluto; tutto ciò è molto desiderabile. Non vi può essere discussione. Ma bisogna preparare, malgrado il signor Iegiov, appunto la combinazione dei due tipi di sciopero…
 
Non è vero che l’«intreccio» sarebbe un errore. È proprio il contrario. Gli operai avrebbero commesso un irreparabile errore se non avessero compreso tutta la particolarità, tutto il significato, tutta la necessità, tutta l’importanza, in linea di principio, appunto di questo «intreccio». Ma gli operai, per fortuna, comprendono molto bene tutto ciò e respingono con disprezzo la predica dei politici operai liberali…”.

A Palermo il 23, una prima iniziativa per le prigioniere politiche indiane

Il 23 marzo, presso la sede dello Slai Cobas s.c. di Palermo, si è tenuta un’assemblea con le lavoratrici e i lavoratori precari in lotta sulla guerra interimperialista, ed è stato spiegato il senso della campagna internazionale di solidarietà India, promossa dal Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, con la presentazione della mostra e di un dossier a cura del Mfpr che aderisce alla campagna. 

Una prima tappa perché  la mostra sarà fatta conoscere anche all'esterno.

I pannelli della mostra hanno colpito molto, in particolare le lavoratrici, perché a volte le immagini valgono più di mille parole. Quindi la parola alle immagini












23/03/22

Solidarietà e mobilitazione per le prigioniere politiche indiane - Esce un documentato DOSSIER e una MOSTRA

In legame con la campagna a livello internazionale per la liberazione delle prigioniere politiche indiane, parte da oggi la campagna anche in Italia.
Questa campagna sta vedendo iniziative a Palermo, L'Aquila, Milano, Taranto e in altre città - di cui via via informeremo. 
Sono stati realizzati:
Un documentato DOSSIER 
e una mostra
Essi saranno presenti anche alla manifestazione del 26 a Firenze.
Il Mfpr fa un forte appello a tutte, a dare un apporto a questa campagna mondiale, ognuna faccia qualcosa (da messaggi, a diffusione, ad iniziative, ecc) per essere al fianco della battaglia delle nostre sorelle indiane che lottano anche per tutte noi, per la liberazione delle donne da questo barbaro sistema borghese, patriarcale.
Richiedete il dossier e la mostra che può girare 
Facciamo appello alle giornaliste, alle intellettuali, democratiche, a librerie, a centri sociali a organizzare presentazione del dossier ed esposizione della mostra. 
(prendete contatti: mfpr.naz@gmail.com - WA 3519575628)