11/07/20

Solidarietà alle compagne di Napoli - la Vampa non si sgombera

LA VAMPA NON SI SGOMBERA: A(R)MIAMOCI!
Domenica h19.30 a piazza San Domenico chiamata alla solidarietà contro ogni sgombero e la repressione!

Il momento è perfetto: mercurio è retrogrado, il lockdown è stato dichiarato finito, almeno fino a quando non dovrà ricominciare, ed ecco che si affrettano ricchi e nordici proprietari e i vili personaggetti in divisa a bussare alla nostra porta, per indicarci la via d’uscita: sia mai che ci trovassimo ancora  a cospirare contro capitalismo, stato e patriarcato all’alba di una nuova pandemia.
Le persone sembrano affette da un’amnesia collettiva, la movida nelle strade, i ristoranti pieni, gli annunci sulle spiagge migliori in cui trascorrere le vacanze, insomma il grande ritorno alla “normalità” va in scena! A noi questo spettacolo fa schifo, non ci abbagliano le luci di scena e non ci dimentichiamo delle città militarizzate, dello stato di polizia nel quale abbiamo vissuto e ancora viviamo,  delle morti annunciate nelle fabbriche, nelle carceri, nei cpr, nei ghetti e nelle rsa, non ci dimentichiamo di quel becero nazionalismo e paternalismo del “andrà tutto bene” dietro il quale si è tentato di nascondere l’esplicitarsi di un sistema al collasso di cui sempre le stesse e gli stessi pagano il prezzo e soprattutto non ci dimentichiamo delle rivolte e delle lotte che non si sono piegate, né spente nonostante la morsa della repressione.
Noi non ci siamo fermate, abbiamo caparbiamente perseverato nella nostra vita libera insieme, abbiamo ballato e cantato alla faccia di questa imposta depressione, abbiamo continuato a costruire relazioni, a prenderci cura le une delle altre, a immaginarci altri scenari possibili, a coltivare melanzane, pomodori rabbie e amori!
È a partire da questa forza che risuona dentro e fuori di noi, questa forza e bellezza che si espande oltre le quattro mura di uno spazio fisico, che ci prepariamo con una grande presa bene ad un’estate bollente...insomma, perché aspettare un autunno caldo?
Vediamo chiaramente la connessione tra l’ennesima ondata repressiva che si sta abbattendo sulle vite di tante compagne e compagnx e il tentativo di sgomberare gli spazi dove noi viviamo e resistiamo. Mentre la lotta e la solidarietà vengono incarcerate e denunciate, ancor più abbiamo bisogno di spazi femministi come questo dove ci si organizza tra compagne e compagnx per contrattaccare. 
La Vampa non si sgombera, perché il femminismo non si sgombera. Quello che sentiamo minacciato non è solo questo spazio che per noi è casa, ma tutte le esistenze non conformi, dissidenti e resistenti. Sotto attacco sono il desiderio e il bisogno vitale di autodeterminarsi e lottare contro questo stato di cose che non ci contempla, contro l’eteropatriarcato, il capitalismo e lo stato. Lotta e resistenza che vanno ben oltre noi e queste quattro mura. 
Lo avevamo detto, lo ribadiamo: noi da qui non ce ne andiamo, questo è solo l’inizio. 
Resilienti come le blatte, infestanti come i rovi, proliferanti come le zoccole in città!

Casa Femminista Occupata La Vampa

P.S.:  e che sia chiaro: “la nostra passione per l’astrologia è molto più forte di ogni polizia”

10/07/20

Il lavoro estivo del Mfpr verso il seminario nazionale in autunno


Partiamo da una questione di fondo

Nell'emergenza coronavirus sono le lavoratrici, le proletarie nella loro grave e peggiorata dal lockdown condizione, sia sul lavoro, sia nel non lavoro, sia chiuse in casa, che sono emerse con forza e in maniera anche drammatica, fino a casi emblematici di suicidi nelle lavoratrici della sanità e l’intensificazione dei casi di femminicidi.

Ma queste donne non hanno potuto avere voce come movimento organizzato che ne rappresentasse le istanze e bisogni. Per il governo non sono state neanche un comma nei vari Dpcm, se non per rafforzare praticamente, ideologicamente il loro ruolo d'origine, e attuale, nella, per la famiglia.

Ma la prepotenza con cui è tornata la condizione delle donne proletarie è un bene. L'emergenza coronavirus ha posto in maniera netta e senza scampo che questo sistema capitalista è la causa e il cancro dell'umanità.

Il coronavirus ha avuto il “merito” di spazzare via le parole vuote. Le piccolo borghesi si sono zittite, il movimento femminista/Nudm non ha voluto rappresentare e dare voce alla necessaria alterità del movimento delle donne

Le lavoratrici, le precarie, le proletarie, la maggioranza delle donne che non ce la fa a vivere hanno invece ripreso la scena! Ma ancora non la lotta che serve! Le poche che hanno lottato, protestato, che non si sono fermate sia dalle case, sia sui posti di lavoro, sia appena possibile nelle piazze, sono state un avamposto dell'altro movimento delle donne necessario: il movimento femminista proletario rivoluzionario.

Nell’affermare forte e chiaro che queste donne non possono tornare alla “normalità” che per le donne è doppia oppressione, doppio sfruttamento, morte... vogliamo e dobbiamo porre la “anormalità” della rivoluzione!



Questo è il centro del lavoro estivo per il seminario mfpr che terremo in autunno 

Stiamo riprendendo il nostro documento uscito nella fase calda del lockdown, ma sforzandoci di approfondirlo in ogni punto.

Stiamo raccogliendo notizie, denunce, testimonianze, della condizione delle donne in questo periodo nelle varie realtà con l'obiettivo di portarle in sintesi dentro il prossimo seminario, ma sopratutto stiamo lavorando a una lettura di classe, marxista delle varie problematiche emerse (es. smart working fa tornare con forza la denuncia marxista del lavoro a domicilio)

Tutto questo dentro la questione di fondo che vogliamo affermare: rivoluzione o “normalità”. 

Non più come prima!

Nello stesso tempo stiamo affrontando le poche posizioni che in questa fase si sono espresse, per analizzarle criticamente, non per “spiegare” ma per contrapporre anche qui “normalità” a rottura anche sul piano teorico.


L'altro aspetto del lavoro teorico è lo studio di Engels - dentro il lavoro teorico per il bicentenario della sua nascita.

L'emergenza coronavirus non ha riproposto la questione famiglia, proprietà privata (del capitale) e ruolo dello Stato? Di conseguenza  lo studio aggiornato dell'origine della famiglia, proprietà privata, stato è lo strumento indispensabile interno ed esterno per rafforzarci/rafforzare.

09/07/20

Da un lavoro di inchiesta fatto fra le lavoratrici degli alberghi a Milano. Queste lavoratrici, difficili da raggiungere con soli discorsi sindacali, raccontano la loro situazione. Non hanno voluto parlare singolarmente, ma tutte insieme.

ORA, al fianco delle lotte delle donne lavoratrici




La lotta orgogliosa delle operaie della fabbrica Montello (Bergamo) contro la cassaintegrazione discriminatoria e anticipazione di licenziamenti, una fabbrica in cui lavorano circa 500 donne, la stragrande maggioranza immigrate, ancora più minacciate e ricattate, in cui all'oppressione razziale e sessista e allo sfruttamento padronale si unisce anche la indegna azione di divisione, conciliazione della Cgil;
la lunga e determinata lotta delle lavoratrici a Palermo delle cooperative sociali, assistenti igienico-personale degli studenti disabili contro i licenziamenti di massa, una lotta che vede unite anche famiglie dei ragazzi; una lotta che sta via via costruendo un fronte esteso di mobilitazione di altre realtà regionali, mostrando nei fatti che l'unità è frutto prima di tutto della lotta su posizioni chiare di classe;
insieme alla lotta delle lavoratrici degli asili di Taranto che inevitabilmente esploderà soprattutto a settembre se non vi sarà l'aumento dell'orario di lavoro ottenuto con le precedenti lotte, e non si sbarrerà la strada alle Ditte speculatrici del massimo ribasso;

Queste lotte mostrano che sono le donne lavoratrici, proletarie che, come nella fase dell'emergenza pandemia non hanno accettato il divieto di sciopero delle donne, anche ora sono in lotta contro padroni, governo, Palazzi del potere che vogliono scaricare la loro crisi economico/pandemica sui lavoratori e le masse popolari, e vogliono sfuttare anche il coronavirus sia per licenziarci, tagliarci i salari, sia per tornare all'attacco su nostri diritti fondamentali, come la questione del diritto d'aborto e della pillola abortiva sta dimostrando.

Queste lotte portano con sè anche tutta la ribellione come donne contro la condizione di lavoro sempre precaria, sempre discriminata, sempre a rischio di perdere/non trovare più lavoro, e di tornare a casa all'unico ruolo di lavoratrici domestiche e di assistenza familiare che questo sistema borghese ci taglia addosso, con tutta l'oppressione e la violenza sessuale che ben conosciamo.    
PER QUESTO QUESTE LOTTE VANNO SOSTENUTE PRIMA DI TUTTO DALLE DONNE, DAI MOVIMENTI E REALTA' FEMMINISTE, A CUI CHIEDIAMO DI FARLE CONOSCERE, DI INVIARE ALLE LAVORATRICI MESSAGGI - Perchè la solidarietà di classe è sempre un'arma di lotta, ma la solidarietà tra donne lo è doppiamente.

MFPR

05/07/20

Centinaia di firme raccolte e tanti messaggi arrivati in pochi giorni a sostegno della mobilitazione lanciata dagli Assistenti igienico-personale Slai Cobas sc Palermo/Sicilia. MA FIRMARE NON BASTA OCCORRE LOTTARE!

GLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE DEGLI STUDENTI DISABILI SICILIANI NON SI TOCCANO! 

Firma la petizione, MA FIRMARE NON BASTA OCCORRE LOTTARE!


GLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE DEGLI STUDENTI DISABILI SICILIANI NON SI TOCCANO!

CHANGE.ORG
GLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE DEGLI STUDENTI DISABILI SICILIANI NON SI TOCCANO!
                                             

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Rosa Maria Tripoli
Gli assistenti socio sanitari sono una risorsa insostituibile.


Impedire a chi è già svantaggiato una vita dignitosa è indegno di un paese civile.Tagliare posti di lavoro specialistico lo è di più.
Prof.ssa Giuseppina Buscemi


Tiziana Distefano
Perché non è giusto togliere la dignità ai lavoratori. E soprattutto perché i disabili non sono dei giocattoli con cui fare quello che si vuole. Loro sono delle persone con dei sentimenti e gli fareste veramente male allontanandoli da persone qualificate a cui loro si sono affezionati.


Rosalia Bileci

Sono delle persone indispensabili per i nostri ragazzi con problemi Sono affettuosi e preparati


Vincenzo Ascolillo
Conosco l'importanza di tali operatori.


lucia ernesta arcifa
Eliminate gli stipendi ai parlamentari, anziché una figura come quella degli assistenti igienico personale, necessaria ai nostri figli!


Firmo perché è un atto di sciacallaggio portato avanti da una classe politica incompetente che non si cura minimamente né del rispetto delle normative vigenti, né del danno che si fa agli studenti affetti da disabilita' ed alle loro famiglie, né del danno che si fa mettendo sulla strada 2000 operatori altamente qualificati!

Avvocato Vincenzo Catastimeni


Chi è l assistente igienico personale?

È una figura SPECIALIZZATA con una mansione importante, prendersi cura di ragazzi meno fortunati di altri, con disabilità.

L assistente igienico è:

-colui che la mattina quando arrivano i suoi ragazzi a scuola strappa un sorriso a coloro che vogliono essere aiutati, strappa un abbraccio e perché no anche un bacio.

-Colui che accompagna i suoi ragazzi in classe e poi si sente dire: "ci vediamo DOPO? ci sei se ho bisogno?" e con un sorriso sussurri: " io sono qui per te."
Li vedi entrare in classe con un altro spirito, con la convinzione che se hanno bisogno, oltre alla mamma e al papà c è qualcun altro che possa vigilare, curare, e sostenerlo per tutte le ore scolastiche. Con la convinzione che ci sarà qualcuno per lui dietro quella porta al di fuori della classe.

-Colui che per la ricreazione aiuta a mangiare lo aiuta a deambulare, per poi alla fine sentirsi dire sorridendo... "Devo andare a fare una telefonata vieni?" (parole in codice per dire mi accompagni in bagno che ho bisogno di te?)

-Colui che nn lo molla con lo sguardo neanche per un attimo per la sua incolumità, e che con lo scherzo e con tutti i mezzi cerca di farlo integrare e far fare amicizia con gli altri ragazzi dell istituto un po' più fortunati di lui.

-Colui che rimane a giocare e scherzare per farlo sentire vivo, per fargli capire... Io sono tuo amico!

-colui che alle uscite/gite scolastiche, viaggi d'istruzione accompagna e spinge la carrozzina anche in suoli nn adatte alle ruote e pieno di sudore dice: "facciamo Rally?"
E dormendo nella stessa camera crea un ambiente familiare paterno/materno con docce e varie "telefonate"

-Colui che detto da qualcuno crea un cordone ombelicale dal primo giorno che varcando la porta dell istituto, e che si taglierà come succede per il parto, al 5 ANNO con gli esami di stato.

-Colui che al termine delle lezioni ed al suono della campanella in attesa che arrivi la mamma e il suo papà, stringe forte a sé vedendo nei suoi occhi il ritardo dei genitori, e per rincuorarlo dice: "stanno arrivando tranquillo"

-Colui che consegna alla fine delle lezioni ai genitori e salutandolo è riuscito a strappargli un altro sorriso ed esclamando: ciao Amico ci vediamo domani!

-Colui che tornando a casa sa di essere stanco perché la giornata è stata dura per motivi vari, legata alla mansione sulla disabilità, ma con il cuore pieno di gioia perché l assistente igienico personale sa che questo lavoro si fa con il cuore e sa che aver strappato più di un sorriso a questi ragazzi equivale a vivere.

Ecco chi è l assistente igienico personale, io noi lo  siamo!!! 
Giovanni


Non si toccano i ragazzi meno fortunati di noi! Basta scherzare!! Adesso o si vince, o si fa la guerra!!!! Tutti hanno diritto a vivere una vita serena, e quindi gli Assistenti Igienico non si TOCCANO♥️Silvana Castellisi


La figura dell'assistente igienico personale è una figura molto importante per noi ragazzi disabili che non può essere assolutamente oppressa. Bisogna capire la fondamentale importanza che ha nella vita scolastica, ma anche nella crescita personale di un ragazzo diversamente abile. Io posso portare la mia testimonianza.. Grazie a loro in particolare ad Agostino Comella e Giorgia Geraci sono cresciuta tantissimo su tutti i punti di vita.. Sia a livello scolastico ma soprattutto a livello personale diventando la ragazza forte che sono oggi. Loro mi hanno spronato tanto e sono stati sempre accanto a me.. Supportandomi e sostenendomi sempre. Sono stati e sono una figura fondamentale per me tutt'oggi e senza di loro sicuramente io non sarei arrivata ad essere chi sono oggi.
Giada Busà (una ragazza diversamente abile) Palermo


Buongiorno! Firmato, e che possano veramente capire l’importanza del vostro operato😘
Cs IS D'Aleo


Questo è un problema molto grave che va affrontato subito,noi genitori dei bambini diversamente abili lotteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione affinché i nostri figli possano continuare ad avere un servizio di assistenza qualificato, come quello avuto fino ad ora.

GIUSEPPE DOMINO genitore.


Provvedimenti proposti da individui che sconoscono le realtà dei diversamente abili, che non sanno cosa sia una scuola! Mi dispiace. Solidarietà a tutti gli assistenti igienico sanitari!

FRANCESCA GALIOTO.


Ma certo che non ci spetta !!Che abbiamo le vostre competenze? Senza contare che abbiamo già un mansionario assurdo da far raccaponire la pelle! Ci manca pure questa! Lottate lottate perché questo è un vostro diritto e non si può togliere il lavoro a nessuno....

VIRGINIA LILIANA collaboratrice scolastica


Ho visto il lavoro umano e il supporto fisico/psichico e sociale, che gli assistenti all'igiene personale hanno fatto con i bambini affetti da disabilità. Per questo tipo di lavoro/missione occorre attitudine particolare ed
esperienza, forse più del titolo di studio. Il
rapporto con la disabilità non si può improvvisare . Giusto tagliare sprechi
ed Enti inutili, ma ciò che funziona, lo reputo uno scempio.
LETIZIA FERRANTE Infermiera

Gaetano Schiavo
Figura necessaria per tutte le persone con disabilità che altrimenti sarebbero private dell'istruzione, della socializzazione e quindi dell'inserimento nella società....
Le istituzioni, come sempre, predicano bene (da troppo tempo ormai), ma razzolano male...
Speriamo questa infinita odissea abbia presto un lieto fine!

Sono un familiare di una persona disabile e capisco bene quali siano le necessità igienico sanitarie di questa categoria. Non assisterli in maniera adeguata vuol dire mortificarli socialmente. Togliere assistenti ai disabili é tipico di una società INCIVILE e IGNORANTE. Claudio Simini

Antonella Pantano
Ritengo che questo servizio essenziale debba continuare ad essere svolto da un personale adeguatamente preparato come lo sono gli Assistenti Igienico Personale. Esperienza sul campo, anni di servizio e formazione non possono essere azzerati come se nulla fosse; si chiama senso di responsabilità delle istituzioni competenti.
Milena Gerasia
Bisogna salvaguardare questa figura professionale

Perché é inaccettabile che, per l'ennesima volta, a pagare siano i più fragili, ragazze e ragazzi a cui viene negato il fondamentale diritto allo studio, lavoratori e lavoratrici precari che da anni, pur vivendo sotto il ricatto del licenziamento, hanno buttato il sangue per permettere a questi studenti di vivere la scuola in modo degno.
Un altro esempio della brutalità del sistema capitalista, che antepone il profitto a qualsiasi cosa, un sistema criminale che distrugge le nostre vite giorno per giorno, un sistema marcio da combattere (e da abbattere), con ogni mezzo necessario.
Un ringraziamento speciale alle lavoratrici e ai lavoratori dello Slai Cobas psC che col loro impegno quotidiano ci ricordano che le belle parole, e le firme, non bastano, serve la lotta e solo con la lotta si può vincere.
Massimo rispetto per voi e un abbraccio solidale a tutte/i.
Da Bergamo
Flavia Mapelli

Angela Maimone Assistente igienico-personale
È un diritto dei ragazzi avere la possibilità di assistenza specialistica che è fondamentale per il loro quotidiano . Ma noi siamo anche vigilanti ,tutori , mamme che al momento di qualsiasi esigenza siamo sempre presenti ,sempre pronti ad aiutarli .

Linda Salemi
Firmo questa petizione perché anch'io mamma di ragazza speciale

Firmo la petizione perché conosco il lavoro e i sacrifici di questi assistenti – Franca Salerno

Giuseppe Floridia
Firmo per permettere ai ragazzi disabili di avere una vita

4 luglio - Licenziamento di massa dei palazzi del potere in Sicilia di 2000 Assistenti igienico-personale: in protesta ogni giorno da Palermo, Messina, Caltanissetta ... lotta in piazza ma anche contro i "sindacati" dannosi come la CGIL


Dopo il combattivo sit-in di protesta degli Assistenti igienico-personale di Palermo e comuni limitrofi come Monreale, ieri sono scesi in protesta all'Assessorato Regionale alla Famiglia gli Assistenti igienico-personale di Messina e comuni limitrofi... Una delegazione di Palermo è andata a salutare i precari di Messina, con alcuni di loro abbiamo condiviso già negli anni passati la lotta in difesa del diritto al lavoro e del diritto allo studio degli studenti disabili ...

BENE! CHE I PALAZZI DEL POTERE RESPONSABILI DI UN PROSSIMO SCEMPIO SOCIALE SIANO ASSEDIATI DA MILLE PROTESTE E MANIFESTAZIONI PERCHE' E' NECESSARIO UNIRE LE FORZE SU UNA LOTTA GIUSTA CHE DICA FORTE E CHIARO CHE

GLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE SPECIALIZZATI E IL LORO SACROSANTO DIRITTO AL LAVORO NON SI TOCCA!

IL DIRITTO ALL'ASSISTENZA SPECIALIZZATA DEGLI STUDENTI DISABILI, COMPRESO L'IGIENICO PERSONALE NON SI TOCCA!

NO ALLO SCARICAMENTO ILLEGALE DELL'ASSISTENZA IGIENICO PERSONALE AI COLLABORATORI SCOLASTICI DELLE SCUOLE CHE IN QUESTA STORIA NON C'ENTRANO PERCHE' SECONDO IL CCNL NON GLI SPETTA QUESTA MANSIONE SPECIALIZZATA.

COMBATTERE OGNI POSIZIONE CHE DEVIA DA QUESTA LINEA DI LOTTA!
COSTRUIAMO UNA MANIFESTAZIONE REGIONALE!

Assistenti igienico - personale specializzati
Slai Cobas sc Palermo/SicIlia
LOTTA NON SOLO IN PIAZZA MA ANCHE CONTRO I "SINDACATI" CHE DANNEGGIANO I LAVORATORI
Dinnanzi alla gravissima emergenza occupazionale degli Assistenti igienico-personale siciliani da settembre 2020, verso cui i palazzi del potere a tutt'oggi non hanno dato risposte concrete, dalla prossima settimana ricomincia la mobilitazione in diverse forme. SI INIZIA MARTEDI' 30 GIUGNO CON UNA PROTESTA ALL'ASSESSORATO REGIONALE ALLA FAMIGLIA, POLITICHE SOCIALI, LAVORO DALLE ORE 10,00. CHIAMIAMO TUTTI AD UNIRSI E A SCENDERE IN LOTTA!

L'Assessore Scavone deve dare seguito e risposte concrete sugli impegni presi per la ripartenza da settembre e su un percorso che porti alla stabilità del servizio di assistenza igienico-personale specializzato nelle scuole di ogni ordine e grado in Sicilia.
Ribadiamo per chi ancora purtroppo non l'avesse compreso o fa finta di non capire a tutti i livelli che i Collaboratori Scolastici in questa storia non c'entrano proprio nulla!! Il CCNL non prevede per essi alcun svolgimento di assistenza agli studenti disabili specializzata.
E contrasteremo e combatteremo in ogni forma, come sempre abbiamo fatto, le posizioni di altri sindacati e realtà che intervengono sul tema dannose e assolutamente fuorvianti come quella della CGIL che parla o per meglio dire straparla di "organici ATA insufficienti e sovraccarico di lavoro per i collaboratori scolastici..."
E' una posizione assolutamente sbagliata: è vero che gli organici del personale ATA nelle scuole sono stati falcidiati pesantemente negli anni dai vari governi al potere e su questo i confederali non facciano gli innocenti del caso perchè hanno pesanti responsabilità. Gli organici del personale ATA, tutto, devono essere sicuramente potenziati e oggi con il Covid ancora di più ma ciò deve essere finalizzato ad eliminare il sovraccarico già esistente nelle scuole e per far svolgere ai CS per esempio normalmente la mansione prevista dal CCNL . Anche se i CS fossero raddoppiati o triplicati rispetto al numero di oggi devono comunque attenersi al CCNL che verso gli studenti disabili prevede solo assistenza di BASE E GENERICA!



SIA CHIARO CHE SU QUESTO PUNTO CONTINUEREMO A DARE BATTAGLIA NON SOLO AI PALAZZI DEL POTERE, MA ANCHE A "SINDACATI" E CHIUNQUE ABBIA POSIZIONI DANNOSE E A FAVORE DI FATTO DELLE ISTITUZIONI CHE VOGLIONO CANCELLARE DAL MONDO DEL LAVORO GLI ASSISTENTI IGIENICO PERSONALE SPECIALIZZATI, METTENDO IN ATTO UN LICENZIAMENTO DI MASSA, E LEDENDO GRAVEMENTE IL DIRITTO ALLA PIENA ASSISTENZA SPECIALIZZATA DEGLI STUDENTI DISABILI.

Comunicato stampa 30/06/2020
Un combattivo sit-in stamattina davanti l'Assessorato regionale alla famiglia, politiche sociali e lavoro degli Assistenti igienico personale specializzati di Palermo e comuni limitrofi contro il licenziamento di massa che si vuole mettere in atto già da settembre 2020 cancellando dalle scuole 2000 circa Assistenti degli studenti disabili, sostituendoli illegalmente al ribasso con i Collaboratori Scolastici, a cui la mansione specializzata da legge vigente non spetta. La Sicilia regione a statuto speciale ha leggi specifiche in materia tra le quali quella che nel 1981 la n.68 istituì nella regione la figura degli Assistenti igienico-personale che ormai svolgono il servizio da più di 20 anni garantendo agli studenti disabili delle scuole di ogni ordine e grado un'assistenza dedicata ed esclusiva come previsto dalla L.104. Gli Assistenti hanno ribadito a gran voce che il loro diritto al lavoro non deve essere toccato così come il diritto allo studio degli studenti disabili gravi e gravissimi che devono avere fornita un'assistenza specializzata a 360 gradi, compreso l'igienico-personale. 
I collaboratori scolastici statali delle scuole non c'entrano nulla con questo tipo di assistenza perchè da CCNL non gli spetta affatto. C'è peraltro un gravissimo problema occupazionale di 2000 precari siciliani , in maggioranza peraltro donne, che non si possono buttare in strada come se nulla fosse, e la Regione Siciliana se ne deve fare carico e risolverlo urgentemente. Una delegazione degli Assistenti igienico-personale ha incontrato durante il sit-in il Dirigente generale del Dipartimento famiglia Dott. Greco, il capo di gabinetto dell'Assessore Scavone, Dott.ssa Marcenò e il Dott. Reale. Alle richieste dello Slai sulla risoluzione della questione delicatissima è stato risposto che l'Assessorato ha fatto un primo incontro con l'USR Sicilia, il cui nuovo Direttore Regionale avrebbe detto che questa questione la gestirebbero loro da settembre 2020... cioè con l'utilizzo illegale dei Collaboratori Scolastici??? L'Assessorato alla famiglia sta spingendo per arrivare ad un accordo di programma con l'Usr Sicilia e le parti sociali per trovare una soluzione che salvaguardi il diritto allo studio degli studenti disabili e il diritto al lavoro delle migliaia di Assistenti siciliani. 
Come Slai abbiamo detto chiaramente che daremo battaglia alla posizione dell'USR Sicilia, se l'intenzione è di svendere il servizio specializzato dell'assistenza igienico personale utilizzando illegittimamente altri lavoratori come i CS solo per risparmiare in modo becero risorse sulla pelle degli studenti disabili, famiglie, Assistenti igienico-personale e Collaboratori Scolastici, innescando una grave guerra tra poveri di cui tutti i responsabili pagheranno ogni conseguenza. Lo Slai ha chiesto nuovamente l'apertura immediata di un tavolo di emergenza con l'Assessorato regionale Famiglia, l'Assessorato regionale Istruzione, l'USR Sicilia/Miur. Intanto il 2 luglio lo Slai avra un incontro a Palazzo Comitini con il vice-Presidente dell'ANCI su delega del Sindaco della Città Metropolitana di Palermo.
La mobilitazione è ricominciata e non ci fermeremo, l'Assessorato famiglia deve dare a breve risposte sul tavolo di emergenza perchè i tempi sono strettissimi e 2000 lavoratrici e lavoratori devono essere salvaguardati senza se e senza ma come prevedono le leggi in tema di assistenza nelle scuole sia regionali che nazionali.
La lotta nn si ferma!
Slai cobas sc Palermo/Sicilia

Per le donne il ritorno alla "normalità" vuol dire accettazione della propria condizione, come e peggio di prima. VOGLIAMO LA "ANORMALITA'" DELLA RIVOLUZIONE

Nell'emergenza coronavirus sono le lavoratrici, le proletarie nella loro grave, e peggiorata dal lockdown, condizione, sia sul lavoro, sia nel non lavoro, sia in casa che sono emerse con forza, e in maniera anche drammatica, fino a casi emblematici di suicidi nelle lavoratrici della sanità e l’intensificazione dei casi di femminicidi.
Ma queste donne non hanno potuto avere voce come movimento organizzato che ne rappresentasse le istanze e bisogni. Per il governo non sono state neanche un comma nei vari Dpcm, se non per rafforzare praticamente, ideologicamente il loro ruolo d'origine, e attuale, nella, per la famiglia, per cui sia per il governo che per i sindacati il massimo è portare avanti o proporre misure di "conciliazione", che per le donne significa "doppia fregatura", perchè comunque devono fare doppio lavoro - pensiamo allo smart working, che sta diventando un simbolo moderno (ma tanto antico: vedi il lavoro a domicilio) di più lavoro salariato e più lavoro casalingo, di assistenza.
Ma la prepotenza con cui è tornata la condizione delle donne proletarie è in un certo senso un bene. L'emergenza coronavirus ha posto in maniera netta e senza scampo che questo sistema capitalista è la causa e il cancro dell'umanità, e che le donne non hanno da aspettarsi niente da esso ma hanno da rompere le catene che si fanno sempre più strette.
E non è un caso che sono state, anche nei mesi di emergenza, le lavoratrici, le precarie, le proletarie, la maggioranza delle donne che non ce la fa a vivere ad aver ripreso la scena! 

Anche i mass media oggi tornano a parlare, a fare statistiche, sulla grave, discriminata condizione delle donne: operaie licenziate o messe in cassintegrazione con la scusa del Covid, selezionate spesso all'insegna della discriminazione verso chi non sta ai nuovi ritmi o verso chi pretende i diritti; un lavoro precario che non trovano più; lavoratrici della sanità a rischio perenne coronavirus e superstressate di lavoro; lavoro fatto con sofferenza (l'uso di mascherine per ore ed ore, nel commercio, nei pubblici esercizi, ecc., invece di portare ad abbassare i ritmi ed aumentare le pause, i padroni pretendono il contrario); il falso e indegno aiuto dei bonus bebè, dei miseri aumenti ai congedi parentali che non reintegrano il salario perso e a casa stanno comunque e soprattutto le donne; come l'elemosina dei buoni spesa; ma non basta, ora riprendono gli attacchi su tutti i fronti, in primis sul diritto d'aborto, già di fatto negato a tante donne nel periodo del lockdown, ecc. E i numeri e i troppi casi in aumento di donne uccise per la convivenza forzata gridano vendetta...
Ma ciò che è importante è che sono le lavoratrici, le proletarie ad aver ripreso la scena con le loro lotte, anche in questo periodo pandemico. Certo sono ancora poche, ma sono l'avanguardia, un
esempio per tutte; dalle lavoratrici della sanità che hanno comunque, in tanti modi, portato fuori la loro durissima realtà di sfruttamento, di contagi, fino ai troppi casi di morte; alle lavoratrici delle scuole costrette al lavoro in casa ma senza certo futuro; alle precarie delle mense, delle pulizie, degli asili, dei servizi di assistenza scolastici, che hanno lottato sempre da Palermo, a Taranto; alle lavoratrici delle Poste che hanno atto il primo sciopero nazionale dopo il lockdown, ecc.
E anche qui sono state soprattutto le operaie la punta più avanzata: come le combattive operaie, quasi tutte immigrate, della Montello.
Queste combattenti non si sono fermate sia dalle case, sia sui posti di lavoro, sia appena possibile con gli scioperi, nei presidi, nelle piazze. Queste sono le "eroine"! 
Sono state e sono un avamposto dell'altro movimento delle donne necessario: il movimento femminista proletario rivoluzionario. 

Queste donne non possono tornare alla “normalità”!
L'emergenza coronavirus per le donne è stata usata per riproporre in tutto il loro portato di doppia oppressione, doppio sfruttamento, patriarcalismo, morte..., la questione di sempre: il ruolo nella società borghese della famiglia, della proprietà privata, dello Stato/governo al servizio del capitale.
A tutto questa "nera normalità" vogliamo e dobbiamo porre la “anormalità” della rivoluzione!
La questione è rivoluzione o “normalità”. Non più come prima!
La crisi pandemica ed economica sta mostrando ancora di più la necessità, per un avanzamento generale della lotta delle donne sui diversi piani, della comprensione e della necessità dell'emergenza del femminismo proletario.

04/07/20

La lotta delle operaie della Montello (BG) parla a tutte le operaie





Facciamo sentire la solidarietà di tutte le lavoratrici, delle donne in lotta per i propri diritti. Questa lotta di operaie, quasi tutte immigrate, è un esempio da seguire, contro i padroni, ma anche contro gli accordi dei sindacati confederali, in primi la Cgil, che nei mass media parla della condizione delle donnelavoratrici, ma poi agisce come un padrone, maschio e razzista.

MFPR


AUMENTA IL NUMERO DELLE OPERAIE CHE PARTECIPA ALLE CONTESTAZIONI DAVANTI ALLA SEDE DELLA CGIL E SI ALLARGA LA PORTATA DELLA DENUNCIA…
MA IL LAVORO DURO È IN FABBRICA, PER ROMPERE LA SOTTOMISSIONE AD UN SISTEMA SINDACALE AZIENDALISTA E PATRIARCALE

Una cinquantina le operaie davanti alla sede della Cgil di Bergamo per la terza protesta in pochi giorni contro un nuovo accordo di cassaintegrazione, pronto per la firma di funzionari confederali e loro delegati, che è stato trattato sottobanco
con l’azienda senza informazione partecipazione decisione delle operaie.
Alla Montello spa, si tratta lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti. Non ha mai fermato le linee di selezione dei rifiuti durante la pandemia, non essendo mai mancata la materia prima per una produzione che è comunque a ciclo continuo, 365 giorni l’anno.
Poco credibile agli occhi delle operaie la notizia di una possibile crisi.
I timori sono per un piano di ristrutturazione che l’azienda possa affrontare attraverso lo strumento flessibile della cassaintegrazione, gestita unilateralmente e in modo molto mirato proprio a seguito delle trattative sotterranee in corso.
In questo modo la cassa integrazione viene usata in modo selettivo per recuperare produttività, per estromettere le operaie ritenute meno produttive per età o per eventuali limitazioni, in maniera repressiva contro le avanguardie di lotta.
Chiare le parole d’ordine delle operaie organizzate con lo Slai Cobas sc, che stanno allargando la base di consenso e di unità nella lotta anche ad ex delegate Cgil e loro iscritte:
ogni trattativa in corso deve essere fermata;
ogni bozza o accordo raggiunto cancellato;
convocazione di un’assemblea generale in fabbrica, per tutte le operaie, per tutti i sindacati presenti nello stabilimento;
messa a conoscenza degli operai del presunto stato di crisi invocato dall’azienda o dei motivi per la nuova richiesta di Cig, discussione e decisione in assemblea delle iniziative in risposta da adottare;
nessun licenziamento è gistificato, nessun piano deve portare agli esuberi;
l’eventuale ricorso alla cassa integrazione deve essere a rotazione, sotto il controllo dei delegati approvati in assemblea, con anticipo e integrazione da parte dell’azienda, quindi senza perdiata di salario.

Quando le lotte partono non si sa dove si possano fermare e questo è un bene. Sotto accusa è finito anche un vergonoso accordo di conciliazione tombale che la Cgil aveva gestito nel 2018 con una forte penalizzazione economica e normativa per le operaie.
Il materiale che sta emergendo deve essere attentamente valutato, ma le operaie denunciano senza mezzi termini pressioni per la firma, documenti modificati o non spiegati… firme fatte in sedi diverse o addirittura mancanti nelle copie consegnate alle operaie.
Di sicuro quanto stanno facendo i delegati fedeli allal Cgil che da giorni passano freneticamete tra le linee per dire alle operaie ‘ricordati che hai aderito volontariamente alla conciliazione’, sta solo alimentando il fuoco di questa protesta, dato che sono ancora impresse nella memoria di molte le parole ‘se non firmi sei licenziata…’
Prendere nelle mani la lotta per gli operai, a partire dal potere di decidere e di organizzarsi su base di classe, è stato uno dei detonatori dell’autonno caldo. Anche per questo la lotta delle operaie della Montello parla alle operaie e agli operai di tutte le fabbriche.
cinquantina le operaie davanti alla sede della Cgil di Bergamo per la terza protesta in pochi giorni contro un nuovo accordo di cassaintegrazione, pronto per la firma di funzionari confederali e loro delegati, che è stato trattato sottobanco
con l’azienda senza informazione partecipazione decisione delle operaie.
Alla Montello spa, si tratta lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti. Non ha mai fermato le linee di selezione dei rifiuti durante la pandemia, non essendo mai mancata la materia prima per una produzione che è comunque a ciclo continuo, 365 giorni l’anno.
Poco credibile agli occhi delle operaie la notizia di una possibile crisi.
I timori sono per un piano di ristrutturazione che l’azienda possa affrontare attraverso lo strumento flessibile della cassaintegrazione, gestita unilateralmente e in modo molto mirato proprio a seguito delle trattative sotterranee in corso.
In questo modo la cassa integrazione viene usata in modo selettivo per recuperare produttività, per estromettere le operaie ritenute meno produttive per età o per eventuali limitazioni, in maniera repressiva contro le avanguardie di lotta.
Chiare le parole d’ordine delle operaie organizzate con lo Slai Cobas sc, che stanno allargando la base di consenso e di unità nella lotta anche ad ex delegate Cgil e loro iscritte:
ogni trattativa in corso deve essere fermata;
ogni bozza o accordo raggiunto cancellato;
convocazione di un’assemblea generale in fabbrica, per tutte le operaie, per tutti i sindacati presenti nello stabilimento;
messa a conoscenza degli operai del presunto stato di crisi invocato dall’azienda o dei motivi per la nuova richiesta di Cig, discussione e decisione in assemblea delle iniziative in risposta da adottare;
nessun licenziamento è gistificato, nessun piano deve portare agli esuberi;
l’eventuale ricorso alla cassa integrazione deve essere a rotazione, sotto il controllo dei delegati approvati in assemblea, con anticipo e integrazione da parte dell’azienda, quindi senza perdiata di salario.

Quando le lotte partono non si sa dove si possano fermare e questo è un bene. Sotto accusa è finito anche un vergonoso accordo di conciliazione tombale che la Cgil aveva gestito nel 2018 con una forte penalizzazione economica e normativa per le operaie.
Il materiale che sta emergendo deve essere attentamente valutato, ma le operaie denunciano senza mezzi termini pressioni per la firma, documenti modificati o non spiegati… firme fatte in sedi diverse o addirittura mancanti nelle copie consegnate alle operaie.
Di sicuro quanto stanno facendo i delegati fedeli allal Cgil che da giorni passano freneticamete tra le linee per dire alle operaie ‘ricordati che hai aderito volontariamente alla conciliazione’, sta solo alimentando il fuoco di questa protesta, dato che sono ancora impresse nella memoria di molte le parole ‘se non firmi sei licenziata…’
Prendere nelle mani la lotta per gli operai, a partire dal potere di decidere e di organizzarsi su base di classe, è stato uno dei detonatori dell’autonno caldo. Anche per questo la lotta delle operaie della Montello parla alle operaie e agli operai di tutte le fabbriche.

02/07/20

UNA IMPORTANTE INCHIESTA SUL LAVORO A DOMICILIO DELLE DONNE TRA BERGAMO E BRESCIA.

VALLE DELLA GOMMA: IL LAVORO DELLE DONNE VALE 150 EURO AL MESE
inchiesta di Antonello Mangano e Stefania Prandi (*)
 
Dettaglio di scarti di sbavatura a domicilio. © Stefania Prandi
 
«Per la sbavatura, per staccare la guarnizione dallo stampo, bisogna essere veloci. Andavo a farmi dare le scatole dal nostro vicino, ma poi mio marito non ha più voluto. C’era il rischio che i bambini ingoiassero i pezzetti. E i mucchi degli scarti in casa, in mezzo al salotto, facevano un odore terribile. Ho dovuto smettere. Ho anche avuto problemi di salute, mi si infiammava la gola, sono andata dal medico, ho preso delle medicine». N. sospira, versando il tè alla menta e apparecchiando la tavola con arachidi e datteri. Ha 26 anni, 3 figli piccoli e un quarto in arrivo. Viene dal Marocco, come il marito K., che dice: «Non voglio più la gomma in casa. Abbiamo fatto quel lavoro quando eravamo disperati. Con la crisi, avevo perso il posto in fabbrica e non trovavo altro, per forza dovevamo fare la sbavatura. Lavoravamo tutta la giornata e non arrivavamo nemmeno a 100 euro al mese. Mi davano 27mila strappi per volta e mi dicevano: mi servono per domani pomeriggio. Dovevamo stare svegli di notte per finirli».La grande sala, in uno dei paesi del Distretto della gomma, tra Bergamo e Brescia, dove si producono guarnizioni per le automobili, è scaldata con una stufa a pellet. I bimbi di N. e K. (i nomi puntati sono necessari per la tutela delle lavoratrici e i lavoratori incontrati. Per lo stesso motivo non viene indicato il comune di residenza) giocano sul divano in stile marocchino che occupa tre pareti. È molto difficile trovare qualcuno disponibile a parlare, tra le lavoratrici e i lavoratori c’è paura.
Ufficialmente, nella «Rubber valley», come viene chiamata, ci sono oltre 200 aziende, un indotto di 4.500 lavoratori in regola e un fatturato fino a 2 miliardi all’anno. L’export vale 430 milioni ed è diretto prevalentemente in Germania, ma tra le destinazioni c’è anche la Francia. Gli acquirenti delle guarnizioni sono multinazionali che tra i committenti hanno le più grosse aziende di automobili. Il distretto è nato negli anni Cinquanta, quando nelle stalle si sono cominciate a produrre le prime guarnizioni con macchinari arrangiati. Con il
passare del tempo i capannoni si sono moltiplicati, ingranditi e la produzione si è raffinata, entrando nel novero delle eccellenze italiane. Il territorio è uscito quasi indenne anche dalla grande crisi del 2007, restando tra i più ricchi d’Italia.
Una parte della produzione delle guarnizioni è svolta in fabbrica e viene eseguita in maniera regolare e trasparente. Le fasi sono cinque: la stampa del pezzo, la sbavatura (eliminazione degli sfridi), la rettifica, i forni e infine la cernita. Quest’ultima fase riguarda lo scarto, a occhio, dei pezzi difettosi. Sbavatura e cernita sono attività che tipicamente le aziende esternalizzano, spesso nelle case, e che rientrano, in parte, nell’irregolarità.

Lo schema della filiera. Al livello più alto troviamo case automobilistiche tedesche, in mezzo aziende produttrici di gomma del Sebino, in fondo il lavoro a domicilio dei migranti
 
Per il lavoro a domicilio sono impiegate soprattutto donne immigrate. Non si sa esattamente quante siano perché mancano stime: nemmeno i sindacati, interpellati, hanno un’idea precisa della situazione. Il lavoro della sbavatura è considerato «femminile» perché si ritiene che sia un’attività poco impegnativa che le casalinghe con figli e casa da gestire riescono a fare «nel tempo perso». In Italia, come scrive Nadia Toffanin in Fabbriche invisibili (Ombre Corte, 2016), il lavoro a domicilio era «considerato marginale all’interno del sistema manifatturiero» e invece «ha resistito al passaggio di tre rivoluzioni industriali, adattandosi ai continui cambiamenti associati alla divisione internazionale del lavoro». Pietro Allieri, segretario della Filctem-Cgil di Bergamo, racconta: «Mia madre era vedova e noi eravamo tre bambini piccoli. Ogni tanto lei andava a prendere delle lavorazioni di plastica, le portava a casa e ci mettevamo al lavoro la sera. Nel centro di Bergamo era diffusissimo, era un modo per arrotondare. Poi la cosa ha preso ben altra piega. Oggi alcuni pezzi sono pieni di solventi, rilasciano esalazioni. Le migranti lavorano in cucina, mentre fanno da mangiare. Siamo in una condizione di miseria dal punto di vista umano e culturale».
La manodopera locale è stata sostituita con quella immigrata, disposta a lavorare in condizioni estreme con retribuzioni che vanno dai 100 ai 500 euro al mese per una media tra i 10mila e i 12mila pezzi da sbavare al giorno. Il 13,5% della popolazione del Basso Sebino della Bergamasca è di origine straniera, soprattutto senegalese, indiana, albanese, rumena e marocchina. Una parte è confluita nel bacino delle operaie a domicilio. «Tante mie amiche fanno questo lavoro ma guadagnano poco. Qui, nella nostra via, sono almeno dieci» dice N., tenendo in braccio la bimba più piccola, di 2 anni. Spiega che nessuna delle sue vicine vuole parlare con i giornalisti per paura della reazione dei mariti e di perdere il lavoro. «Ho lavorato per 4 anni con la gomma. Vengono con gli scatoloni pieni di pezzi da sbavare alle 9, alle 12, alle 18 e alle 19. Il furgone carico fa il giro per tutto il giorno. Ti danno un tempo e poi passano a ritirare le guarnizioni. Tanti sacchetti, mamma mia».
Le lavoratrici, gli ambientalisti, i sindacalisti: tutti parlano dei furgoncini bianchi senza marchio che rappresenterebbero una delle evidenze del sistema del cottimo nella zona. La gomma viaggia dalle aziende alle case e, di sera, torna indietro. All’inizio dello scorso dicembre, fermi vicino a una rotonda nella strada da Adrara San Martino a Villongo, in provincia di Bergamo, abbiamo contato decine di furgoni in circa mezz’ora.
QUI IL VIDEO: www.terrelibere.org/wp-content/uploads/2020/02/furgoni.gif
Furgoni bianchi e senza marchio alla rotonda nella strada da Adrara San Martino a Villongo, in provincia di Bergamo.  ©Antonello Mangano 
Sbavatura e cernita sono le due fasi che vengono esternalizzate, ma non tutte le aziende portano il lavoro a domicilio. Fare la cernita – cioè selezionare i pezzi buoni, scartando quelli imperfetti – in fabbrica, per le lavoratrici, significa guadagnare più o meno 1000 euro al mese. Da casa si prendono 800 euro, se va bene. Anche in questo caso vengono scelte le donne, ma per un motivo diverso da quello della sbavatura: sono considerate più precise e pazienti, per una mansione che deve essere eseguita sotto una lampada speciale e che «consuma gli occhi».
«D’estate, fuori dalle case popolari oppure dalle villette si trovano famiglie intere che sgranano la gomma e le guarnizioni. Il fenomeno, per quanto oggi poco analizzato, è ancora presente, soprattutto legato al lavoro nero» dicono gli attivisti di Legambiente e Progetto Ecosebino. Ci sono anche segnalazioni dei condomini per l’odore che arriva da certi appartamenti. Un parroco della zona, che ha chiesto di restare anonimo per timore che i progetti che porta avanti vengano ostacolati dalle amministrazioni locali, dice: «Chi lavora a casa è in buona parte senza contratto, ma non posso dare un dato. Di certo c’è che se sparisse la gomma questo territorio sarebbe in ginocchio, perché negli ultimi 30 anni si è popolato e strutturato grazie a quel comparto. Pagano così poco sia per necessità sia per profitto. Nella filiera il tentativo è di abbattere i costi per essere competitivi, ma c’è anche l’aspetto della comodità: è conveniente avere qualcuno che accetti una cifra bassa in nero».
M. lavora in fabbrica da 17 anni. Guadagna bene anche grazie ai turni di notte. «Quando sento di meritare di più, chiedo l’aumento e lo ottengo. A Villongo ci sono donne che fanno la sbavatura a casa, ne conosco personalmente una che abita qua vicino. Per quella mansione danno pochissimo, quasi niente, una può lavorare il mese intero e prendere sui 200-300 euro oppure anche 150 euro, dipende quanti pezzi fa. Quella paga non va bene per nulla. Per le aziende mandare i pezzi nelle case costa meno che in ditta ma la gente disoccupata accetta tutto. Il sindacato? Sono là nel loro ufficio, se vuoi vai e li trovi, non è che vengano da te».
Anche K. è senegalese, ma molto più giovane. La sua è una storia di precariato, ma confida in una stabilizzazione. «Ho lavorato con un’azienda che mi ha fatto 5 contratti a tempo indeterminato in 3 anni. Adesso sono in uno dei posti più grandi della zona e credo mi terranno. Per chi è interno le cose vanno bene e ci sono i tedeschi che vengono a controllare con regolarità. In fabbrica mi trovo bene anche se, tra colleghi e capi, c’è chi saluta soltanto i bianchi».
In uno dei paesi del versante bresciano, la casa di un’operaia a cottimo è in cima a una salita ripida, in un ex fienile. Le pareti della cucina-soggiorno sono coperte di muffa e la stanza da letto, nel seminterrato, è stipata di letti e vestiti, ci dormono in cinque. Il cattivo odore è così forte che dopo una ventina di minuti inizia a brucia la gola e gli occhi lacrimano. P. deve accettare qualsiasi lavoro. Ha 4 figli e il marito bloccato in Marocco, per 3 anni non può rientrare. Se va bene con la sbavatura prende 300 euro al mese, a volte 100. Un italiano che le porta il lavoro a casa pretende metà del compenso. Così, se sulla ricevuta c’è scritto 500 euro, lei deve restituirne 250. Soltanto l’affitto del seminterrato le costa 200 euro. È praticamente impossibile far quadrare i conti con i figli minorenni. Vanno tutti a scuola tranne la più grande che ha dovuto abbandonare perché non c’erano soldi per pagare il pullman che la portava avanti e indietro.
F., amica e connazionale di P., che ha tradotto l’intervista dall’arabo, dice: «È un lavoro che impegna tutto il giorno, solo se sei in fabbrica riesci a farlo comodamente. Mio marito lo faceva da casa, per un periodo, e il mio salotto diventava schifoso, puzzava di guarnizioni, c’erano pezzetti di gomma ovunque. Prendeva 100-200 euro al mese. A un certo punto ho detto basta. Io avevo un buon posto e preferivo che tirassimo la cinghia. Spero che Dio non mi metta mai a fare le guarnizioni perché è una cosa orrenda e ingiusta che ha toccato tutte noi quando è arrivata la crisi».

Nella casa di P., una delle operaie a cottimo.
Dettaglio di scarti di sbavatura a domicilio.
P. deve accettare qualsiasi lavoro. Ha quattro figli e il marito bloccato in Marocco,
per 3 anni non può rientrare. Se va bene prende 300 euro al mese, a volte 100.
Le persone in condizioni estreme sono il target ideale del lavoro a domicilio. Gualtiero Reccagni, della Cooperativa verso l’altro, vive a contatto con loro: «Andiamo da circa 100 famiglie della zona a portare aiuto, in genere stranieri in condizione di povertà. La metà di loro lavora a casa con la gomma ma non riesce a uscire dall’indigenza”. In un capannone della zona industriale di Capriolo, Reccagni raccoglie abiti usati e organizza un mercatino dove li rivende a prezzo simbolico alle migranti: «Se non comprassero questi vestiti per pochi centesimi come farebbero?» 
Una prova ulteriore della diffusione del lavoro a domicilio arriva dalle operazioni della Guardia di finanza e dei carabinieri, che hanno trovato lavoratrici e lavoratori in condizioni di grave sfruttamento. Nel 2017 sono state scoperte 2 ditte, una di Sarnico e una di Adrara San Martino, in provincia di Bergamo, che sfruttavano il lavoro nelle case. Nel 2018 a Credaro, sempre nella Bergamasca, un giro di lavoro a cottimo per 50 centesimi l’ora. Infine nel 2019, a Mornico al Serio (Bg), una ditta gestita da rumeni accusata di caporalato. Ultimi pezzi di una filiera che inizia molto più in alto ma che termina nelle abitazioni dei migranti.
Confindustria Bergamo, su mandato dell’Associazione produttori di guarnizioni del Sebino, e i sindacati Cgil, Cisl e Uil Bergamo hanno firmato a 19 dicembre 2018 il Protocollo territoriale distretto delle guarnizioni. Per le aziende produttrici è previsto il divieto di subappalto, la filiera deve quindi fermarsi al primo incarico esterno. Le stesse società committenti dovrebbero chiedere la delega per poter verificare la loro regolarità contributiva, ma possono fare verifiche anche a casa dei lavoratori esterni impiegati.
Secondo i sindacalisti della Cgil Pietro Alleri e Sara Nava però «l’accordo non è partito, non abbiamo avuto nessun riscontro. Che risulti a noi, dopo averlo definito, nessuno di loro lo ha messo in pratica. E se non risulta a noi, vuol dire che non l’hanno applicato. Avremmo dovuto esercitare anche un ruolo di verifica». Secondo la Cisl, invece, l’accordo ha dato dei risultati.
L’Associazione produttori di guarnizioni del Sebino non ha risposto alla nostra richiesta di commento.SULLO STESSO TEMA LEGGI ANCHE: Fumi nocivi e scarichi illegali. L’impatto ambientale nella valle dell gomma 
Nota degli autori. La ricerca è stata completata a febbraio 2020. Alcuni nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli intervistati

30/06/20

Le strade mai abbandonate dalle proletarie.

Siamo contente che in questi giorni in alcune città il movimento femminista nudm è tornato nelle strade.
Ma in questi mesi di lockdown le lavoratrici, le proletarie non hanno mai abbandonato le strade, nè hanno accettato di far sentire con ancora più rabbia e forza la loro voce di lotta, dalle tante che sono scese comunque in sciopero e in piazza il 9 marzo, alle lavoratrici precarie delle cooperative sociali di Palermo, alle lavoratrici delle pulizie, delle mense, degli asili di Taranto, come di Roma, alle voci di protesta difficili delle lavoratrici della sanità iper sfruttate e anche uccise, dalle lavoratrici delle Poste, alle operaie immigrate della Montello, alle lavoratrici, la maggior parte precarie della scuola, ecc.
Il coronavirus ha messo ancora di più in luce questo orrore di sistema capitalista, il doppio sfruttamento e oppressione delle donne, un sistema che ti chiude in casa col tuo assassino..., che vuole usare la pandemia non per dare vere risposte ai tragici problemi della sanità, della condizione degli anziani, ma per accentuare il ruolo delle donne di assistenza, di conciliazione tra stato/interessi del capitale/famiglia.
Noi non vogliamo tornare alla "normalità"! Neanche alla normalità di una lotta che non ponga in maniera forte e chiaro cosa vogliamo e dobbiamo: SCATENARE LA FURIA DELLE DONNE COME FORZA PODEROSA DELLA RIVOLUZIONE!
MFPR
26 GIUGNO-NUDM: TORNIAMO NELLE STRADE! CI TOLGONO IL TEMPO, RIPRENDIAMOCI TUTTO!
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Fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19 abbiamo sottolineato come questa crisi non fosse uguale per tutt* e così purtroppo è stato. La pandemia ha esasperato le disuguaglianze, lo sfruttamento e le violenze determinate dal sistema capitalista, patriarcale e razzista nel quale viviamo e che, quotidianamente, colpiscono le nostre vite.
La violenza domestica è aumentata moltissimo durante il lockdown, mentre i centri antiviolenza hanno cercato di continuare a garantire supporto alle donne che vi si rivolgono, nonostante le difficoltà imposte dal distanziamento sociale e dalla mancanza strutturale di finanziamenti. Tantissime persone si sono ritrovate senza lavoro e senza reddito, tra cassa integrazione in ritardo di mesi, bonus di 600 euro assolutamente insufficienti, nessun tipo di sussidio per tutti i lavori in nero e non riconosciuti. Nei settori considerati come “essenziali”, dalla sanità ai servizi sociali, dalla sanificazione alla grande distribuzione, dalla logistica alle troppe fabbriche rimaste aperte, tantissime donne si sono trovate spesso senza dispositivi di protezione individuale, mettendo a rischio la propria salute e quella delle persone a loro vicine in cambio dei soliti salari bassissimi, accompagnate dalla retorica che le voleva “eroine” o “angeli” e pronte a sacrificarsi per il paese con il sorriso.
Razzismo e sessismo istituzionali si rendono evidenti nell’ultimo provvedimento del governo: una sanatoria che esaspera le condizioni di ricattabilità in cui versano le donne e le soggettività migranti, la cui unica possibilità di regolarizzarsi è vincolata all’arbitrio di chi da anni le sfrutta nei campi o in casa con contratti precari o in nero.
L’epidemia, il sovraccarico del sistema sanitario, la chiusura delle scuole a tempo indeterminato, l’estensione indefinita dei tempi di lavoro causata dal ricorso allo smart working hanno moltiplicato esponenzialmente il carico di lavoro produttivo e riproduttivo che pesa sulle nostre spalle. Come si può lavorare da casa mentre ci si prende cura di una persona malata o anziana e bisogna seguire figlie e figli nella didattica a distanza? Come si può tornare a lavoro con turni spalmati su orari impossibili, mentre ancora non si sa se e come riapriranno le scuole a settembre? Queste domande non hanno trovato risposte, ad eccezione del tanto richiamato bonus baby sitter, che argina solo temporaneamente il problema e produce ulteriore lavoro precario e sottopagato per altre donne.
Non possiamo più parlare di emergenza: le conseguenze di questa pandemia saranno pesanti e stabili e stiamo già sperimentando nelle nostre vite le conseguenze di questa crisi.
Nonostante il distanziamento sociale, sappiamo che non siamo sole, ma parte di una lotta che in tutto il mondo si oppone alla violenza maschile e di genere, al razzismo e allo sfruttamento in casa e sul lavoro. L’epidemia del Coronavirus non ci ha costrette al silenzio. Le donne e le soggettività dissidenti, le persone migranti e razzializzate hanno continuato e continuano a scioperare e a ribellarsi alla violenza con cui ci vorrebbero zittire, rimettere al nostro posto, ancorare ai ruoli che ci sono imposti e che noi invece rifiutiamo.
Ora è tempo di riprenderci le strade, la visibilità, la parola che hanno provato a toglierci. È tempo di urlare tutta la nostra rabbia per annunciare che non accettiamo che la ricostruzione e la convivenza con il Covid-19 avvengano al prezzo del nostro sfruttamento, dell’intensificazione della divisione sessuale del lavoro e del razzismo.Con attenzione e cura per la salute di tutte e tutti, il 26 giugno torniamo in piazza in tantissime città.
Di fronte alle conseguenze di questa crisi e alla nuova insopportabile normalità che annuncia, non rimarremo in silenzio!
¡Juntas somos más fuertes!