24/02/19

La giornata dell'8 marzo/sciopero donne deve avere al centro la lotta conto l'attuale governo fascista-razzista-sessista

E POI ALCUNE FEMMINISTE PICCOLO BORGHESI NELL'ASSEMBLEA NUDM A PALERMO DICONO CHE L'8 MARZO IN PIAZZA NON SI DEVE SCENDERE CONTRO LA LEGA/SALVINI/M5S MA CONTRO IL SISTEMA PATRIARCALE CITATO IN GENERALE.
ABBIAMO CHIESTO A QUESTE FEMMINISTE PICCOLO-BORGHESI: E CHI SAREBBE ALLORA A CONCRETIZZARE OGNI GIORNO IDEOLOGICAMENTE, POLITICAMENTE E PRATICAMENTE IL SISTEMA PATRIARCALE, CAPITALISTICO CONTRO LA MAGGIORANZA DELLE DONNE??


QUESTO 8 MARZO DEVE AVERE AL CENTRO LA LOTTA CONTRO L'ATTUALE GOVERNO LEGA/SALVINI/M5S FASCISTA/SESSISTA/RAZZISTA!


MFPR PALERMO



Dalla "bambola gonfiabile" ai dubbi sullo stupro di Firenze, i pensieri "nitidi" di Salvini sulle donne



"I porti? Apri le cosce e fatti pagare": consigliere della Lega contro EMMA MARRONE che ha chiuso il concerto a Bari  con il grido "Aprite i porti"




Taranto - Per lo sciopero delle donne, invito ai sindacati di base. Il comunicato dello Slai cobas sc

A USB - Taranto
Alla CONFEDERAZIONE COBAS - Taranto

TA. 18.2.19

Le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto invitano i sindacati di base ad indire e organizzare unitariamente lo sciopero delle donne del 8 marzo su Taranto e provincia, nei vari posti di lavoro sia privati che pubblici, in particolare dove le nostre organizzazioni sindacali sono presenti.
Pensiamo che questa unità darà più forza alle lavoratrici - e ai lavoratori che vorranno aderirvi.

Per organizzarci, proponiamo di vederci mercoledì 27 febbraio verso le 18 presso la nostra sede, via Livio Andronico, 47 Taranto, o in altra sede e data.

In attesa di vostra risposta, i nostri saluti 
x SLAI COBAS per il sindacato di classe
Masci Fiorella

slaicobasta@gmail.com - 3339199075


Lo Slai cobas per il sindacato di classe dichiara lo sciopero vero dell’8 marzo 2019

Sin dal 2013, in cui raccogliendo l'appello delle compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lanciarono un primo sciopero delle donne in Italia, lo Slai cobas appoggiò e diede il suo sostegno concreto alla proclamazione e realizzazione dello sciopero. Le lavoratrici dello Slai Cobas per il sc, già in lotta in diversi settori (dalla scuola, alla sanità, alle cooperative sociali, agli appalti comunali, alle disoccupate…) aderirono allo "sciopero delle donne". “Scoprendo” attraverso la lotta quotidiana che alle ragioni di classe si intrecciano inevitabilmente le ragioni di genere, queste lavoratrici hanno trasformato una parola d’ordine giusta nella pratica concreta dello sciopero. 
Uno sciopero vero e non simbolico come la Cgil della Camusso in quel 2013 cercò invano di imporre per boicottarlo di fatto; uno sciopero in carne e ossa e non di mera adesione formale come hanno fatto negli anni successivi alcuni sindacati di base.
Una vera sfida, una rottura contro padroni, governo, Stato borghese, che da 2013 ha visto negli anni un’adesione concreta e attiva di altre lavoratrici, operaie, precarie, con numeri per nulla scontati
e significativi che hanno anche fatto effetto sui padroni, vedi i provvedimenti repressivi nei confronti di lavoratrici di alcuni settori specifici (Sodexo, Electrolux, commercio) che hanno osato fare lo sciopero delle donne.

Da due anni la parola d’ordine dello “sciopero delle donne” è stata assunta anche dal movimento femminista NUDM che all’assemblea nazionale del 25 novembre a Roma lo ha rilanciato per la giornata internazionale delle donne dell’8 marzo prossimo, dopo la grande manifestazione del 24 novembre che ha confermato il ruolo di avanguardia del movimento delle donne nella lotta contro l’attuale governo fascio-populista, razzista e sessista Lega/M5S.
La condizione sociale di doppio sfruttamento e di doppia oppressione delle donne, che partendo dai posti di lavoro si allarga a tutti gli altri ambiti, familiare, culturale, sessuale, con al centro la questione della violenza in tutte le sue forme e la sua tremenda punta di iceberg i femminicidi, oggi con il salto di qualità rappresentato dal governo Salvini/Di Maio con la sua azione, propaganda, provvedimenti, diviene sempre più pesante e inaccettabile: l’oscurantista DDL Pillon, il decreto sicurezza fascio-razzista Salvini che attacca i migranti e chi lotta per il lavoro, la casa, in cui le donne spesso più povere sono in prima fila, la cosiddetta “quota 100” che penalizza in particolare le donne, le campagne ideologiche pro sacra famiglia e contro l’aborto…
Anche nello sciopero dell’8 marzo la lotta contro questo governo dovrà essere al centro.
Lo Slai cobas sc, le lavoratrici in esso organizzate sono impegnate anche quest’anno perché losciopero delle donne sia uno sciopero vero, e veda sempre più protagoniste le lavoratrici, le proletarie, quelle più sfruttate e oppresse, le disoccupate. Lo Slai cobas sostiene la piattaforma dello sciopero delle donne che le lavoratrici, l’Mfpr, il movimento delle donne ha costruito, come frutto delle lotte e bisogni espressi in esse e di un lavoro di inchiesta diretta e indiretta. Lo Slai cobas sc ritiene che il sindacato di base e classe, e tutte le forze sindacali di classe, dovunque siano, debbano mettersi al servizio della lotta delle donne, delle lavoratrici, delle proletarie, perché questa lotta è una ricchezza per l’intera classe proletaria, contribuisce ad una presa di coscienza più generale e ad una trasformazione, essa pone sul tappeto la necessità della lotta a 360 gradi, della lotta rivoluzionaria contro questo sistema sociale capitalista che fa dello sfruttamento e oppressione delle donne una sua base fondamentale, e che non può essere riformato ma rovesciato.
Pensiamo che lo sciopero delle donne sia un’arma anche all’interno dell’organizzazione sindacale per contrastare e lottare contro ogni forma di maschilismo, sessismo, di sottovalutazione, di riduzione ad un punto all’ordine del giorno della questione delle donne; è una battaglia, quindi, anche verso i lavoratori e i compagni di lotta.
Per questo chiamiamo i lavoratori dello Slai cobas sc in ogni posto di lavoro a sostenere attivamente e concretamente lo sciopero delle donne, a propagandarlo tra gli altri lavoratori e lavoratrici, a contrastare azioni antisciopero da parte di padroni, capi, sindacati collaborazionisti a realizzare assemblee nei luoghi di lavoro e dovunque è necessario.
Chiamiamo gli altri sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero dell’8 marzo a unire le nostre forze nelle varie città e realtà lavorative affinché lo sciopero sia grande, esteso, tocchi il maggior numero di posti di lavoro.


30.1.19

Slai Cobas per il sindacato di classe


slaicobasta@gmail.com

23/02/19

Palermo, come Assistenti Amministrative della segreterie scolastiche sciopereremo l'8 marzo/sciopero delle donne

Per tutto questo e per le conseguenze che subiamo anche nella nostra vita quotidiana in termini di stress-correlato lavoro, di malattie professionali, di problematiche legate alla conciliazione del lavoro a scuola con il lavoro di cura in famiglia e in casa, che ricade sulle nostre spalle,  COME ASSISTENTI AMMINISTRATIVE DELLE SEGRETERIE SCOLASTICHE SCIOPEREREMO L'8 MARZO/SCIOPERO DELLE DONNE.

___________________

Palermo: Scuola, protestano le assistenti amministrative: "No ad altri carichi di lavoro"

L'Inps Sicilia, l'Usr Sicilia e l'Usp di Palermo hanno deciso di assegnare alle segreterie anche la lavorazione delle pratiche di pensione del personale scolastico


Protesta delle e degli assistenti amministrativi delle scuole contro l'ennesimo scaricamento di nuove mansioni nelle segreterie scolastiche, già da tempo allo sbando per i tagli al personale e l'impossibilità di chiamare supplenti. L'Inps Sicilia, l'Usr Sicilia e l'Usp di Palermo hanno deciso di assegnare alle segreterie anche la lavorazione delle pratiche di pensione del personale scolastico con una nuova e complessa procedura che si chiama Passweb, sulla quale peraltro gli assistenti amminstrativi non sono stati formati.

E' una vera vergogna! Il decentramento dei carichi di lavoro che è stato fatto negli anni nelle segreterie scolastiche è a dir poco inaudito: pratiche decentrate dal Comune di Palermo, dalla Regione Sicliana, dal Tesoro/Mef, dagli Usp, progetti Pon, progetti Por... e ora pure la lavorazione delle pensioni con nuovi e complessi adempimenti da parte dell'Inps. Pratiche delicatissime scaricate sugli amministrativi/segreterie scolastiche in cui gli assistenti amministrativi per i tagli pesanti agli organici sono ridotti a numeri davvero esigui, a fronte dell'ampio carico di lavoro, mansioni su mansioni, assistenti che a breve, come già successo peraltro, non potranno neanche assentarsi per le ferie canoniche, previste dalla normativa vigente, per far fronte al rispetto pressante delle scadenze che si sovrappongono.

E tutto questo mentre il ministro Bussetti del governo attuale si permette di dire che al Sud non facciamo niente nelle scuole e dobbiamo impegnarci di più, portando avanti un reazionario meccanismo di disparità tra le scuole inaccettabile. Non vogliamo essere meri factotum al servizio di tutti gli enti che ci scaricano pratiche su pratiche... mentre gli organici per "risparmiare" non vengono mai potenziati. E in tutto questo purtroppo dobbiamo constatare che in generale i dirigenti scolastici prendono solo atto e non si oppongono seriamente a questa politica di decentramento inaudito nelle scuole che ricade soprattutto sulle spalle degli assistenti amministrativi.

Basta spremerci come un limone! Gli organici delle segreterie devono essere potenziati! Non ci possiamo e non vogliamo assumerci la piena responsabilità di pratiche così complesse e delicate come le pensioni dei dipendenti della scuola, mentre siamo lasciati allo sbando nelle segreterie con gli organici falcidiati e mai potenziati a fronte del carico di lavoro ogni giorno più pesante.



20/02/19

Verso lo sciopero delle donne l’8 marzo, da Milano "Lettera aperta alle lavoratrici della scuola"



Lettera aperta

Cara lavoratrice della scuola,

Per anni hanno creato una contrapposizione tra chi è diversamente sfruttato: insegnanti di ruolo contro precari, maestre diplomate magistrali contro maestre SFP, docenti abilitati contro docenti non abilitati.

In realtà condividiamo la medesima condizione, in particolare condividiamo la condizione femminile che ci impone un doppio sfruttamento nei posti di lavoro, nella famiglia e nella società tutta: il nostro precariato si esprime in tutte le dimensioni della vita e lo sfruttamento si concretizza in salari più bassi; licenziamenti diffusi; femminicidi; violenze sessuali; lavoro di cura (casa, anziani..) ; innalzamento dell’età pensionistica; lavoro riproduttivo; attacchi alla194 e ddl Pillon: molestie perpetrate ideologicamente e materialmente. Veniamo accusate, come lavoratrici del Sud di impegnarci troppo poco, di allargare la schiera di lavoratori fannulloni. Questo attacco strumentale al tentativo di regionalizzazione dell’istruzione in base al PIL regionale mostra come si consideri normale che la condizione delle donne e delle giovani donne meridionali debba continuare ad essere peggiorata; veniamo accusate di esercitare un diritto alla maternità che verrà abolito costringendoci al lavoro sino al nono mese di gravidanza.

Ci chiamano cattive maestre perché abbiamo difeso con la lotta la nostra dignità e quei diritti che pretendiamo vengano estesi a tutte le lavoratrici, dentro e fuori la scuola. Ci chiamano cattive maestre perché tutti i giorni ricordiamo alle nostre studentesse e ai nostri studenti che la battaglia per la libertà di genere e classe va combattuta a partire dalle nostre scuole, abbattendo frontiere mentali e fisiche e contrastando la didattica delle competenze con la formazione del pensiero e della coscienza critica.

Dobbiamo tornare a fare conoscenza, a riconoscere e smascherare il patriarcato insito nella nostra lingua, nei nostri testi scolastici, nel modello competitivo che ci spinge a ricercare una misera remunerazione individuale legata alla scuola del “progettificio”.

Ci chiamano cattive maestre e hanno ragione! Perché rifiutiamo la logica della scuola azienda, perché siamo convinte che i diritti scippati si possono riconquistare solo con la solidarietà tra donne e la lotta radicale come quella portata avanti da uno dei settori più combattivi delle maestre.

Per questo ci appelliamo a tutte le lavoratrici della scuola, alle precarie e in particolare alle insegnanti di terza fascia: costruiamo dal basso un’opposizione concreta contro le scelte politiche di un governo razzista e sessista che oltre ad aver aumentato la precarietà con il decreto” dignità” continua a far proselitismo con false promesse e pericolose prospettive.

8 MARZO SCIOPERO GENERALE DELLE DONNE


Lavoratrici della scuola autorganizzate
Lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe
Movimento Femminista proletario Rivoluzionario


PIATTAFORMA SCIOPERO DELLE DONNE 2019


Lavoro per tutte le donne
Divieto di indagine sulla condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, nelle assunzioni o licenziamenti.
Trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari sia nel settore privato che pubblico, scuola, sanità ecc. NO al Decreto dignità del governo che sancisce migliaia di licenziamenti
Pari salario per pari lavoro - contro discriminazioni salariali, legate allo stato familiare, di maternità, di razza
Aumento delle pause nelle fabbriche, nei campi e in tutti i luoghi di lavoro
Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, come difesa anche della nostra salute - Riposo sabato e domenica o 2 gg consecutivi nelle aziende a turnazione continua - Turni che non aggravino la condizione delle donne
Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici, richiesta agli Enti ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo!
Assemblee sindacali in più rispetto a quelle stabilite, autogestite dalle lavoratrici, per affrontare i problemi specifici
Salario garantito per tutte le donne - NO al Reddito di cittadinanza discriminatorio e vessatorio
Nei passaggi di appalti o ditte, automaticità del passaggio delle lavoratrici con conservazione dei diritti acquisiti – nei rapporti part time, orari non al di sotto di 30 ore settimanali
Abbassamento dell’età pensionabile delle donne, come riconoscimento del doppio lavoro
NO al caporalato in agricoltura. Trasporto gratuito verso e dalle campagne - Passaggio da salario a cottimo al salario orario contrattuale - parità salariale con gli uomini
Socializzazione e gratuità dei servizi domestici essenziali, asili, servizi di assistenza per anziani, ecc, aumento dei nidi e scuole per l’infanzia e vicino ai luoghi di lavoro
Diritto di residenza, cittadinanza, casa, reddito per tutte le migranti, uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate che lavorano - NO al Decreto Sicurezza anti costituzionale e disumano,
NO alla detenzione nei centri, luoghi di violenze e stupri
Allontanamento dai luoghi di lavoro per tutti coloro – capi, padroni, ecc. - responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti discriminatori, tutela delle lavoratrici denuncianti - Interventi immediati contro i denunciati per violenze, stalking, maltrattamenti. Divieto di permanenza in casa, di familiari o conviventi violenti - Procedura d’urgenza nei processi per stupro e femminicidi e accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne, con patrocinio gratuito per le donne
Nessuna persecuzione delle prostitute, diritti di tutte ai servizi sociali e al salario garantito
Difesa e ampliamento del diritto di aborto, della libertà di scelta delle donne sulla maternità; per l’aborto libero gratuito assistito. Abolizione dell’obiezione di coscienza. Interventi di interruzione di gravidanza in tutte le strutture pubbliche
Consultori laici gestiti e controllati dalle donne
Accesso gratuito per le donne ai servizi sanitari
Difesa del divorzio e affido - NO al Ddl Pillon
Abolizione nella pubblicità, nei giornali, nelle Tv, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, discriminatorio, fascista, sessista, razzista, contro le donne

BERGAMO NUDM: NIENTE SCIOPERO DELLE DONNE E INVECE UNITA' CON CISL, CGIL



Report dall’assemblea pubblica per l'otto marzo a Bergamo – 18.2.19

Siamo intervenute come lavoratrici Slai Cobas sc Bergamo all’assemblea pubblica indetta per l’8 marzo.
In realtà non di assemblea si è trattato, ma si è svolta una riunione, parte di un percorso già iniziato, tra NUDM Cgil Cisl (Uil assente ma ritenuta coinvolgibile) la Provincia, i promotori del Gay Pride.
Il dibattito si è consumato:
  • nel trovare i punti di equilibrio di un’azione comune per la convocazione di un corteo che si terrà nel pomeriggio a Bergamo (terza edizione) che non suonasse in relazione o peggio ancora a sostegno, con lo sciopero delle donne, fortemente osteggiato dalle sindacaliste confederali. Via la parola sciopero, adesione alla giornata internazionale… Come ha ben riassunto per tutte la rappresentante Cgil “è una scelta non fare lo sciopero, la nostra organizzazione fa gli scioperi che hanno senso. Lo sciopero è uno strumento a sostegno di una piattaforma contrattuale. Su altre tematiche vale il giudizio di merito. Per questi motivi abbiamo valutato che non ci sono le motivazioni”.
  • per la gestione del corteo, tematiche rappresentate, striscioni, modalità creative efficaci comunicative, percorso e soprattutto interventi, per argomenti in piazze distinte.
  • Particolare risalto verrà dato al Ddl Pillon, alla violenza in provincia, che gli ultimi omicidi accaduti nella bergamasca hanno fatto emergere come massiccia anche localmente, agli attacchi alla 194, ai ricatti sul posto di lavoro compreso il nuovo limite di 9 mesi per la gravidanza al lavoro.
Ma la questione degli interventi nella piazza dove si parlerà di lavoro ha acceso gli animi (il no allo sciopero era già assodato evidentemente) sostenuta in particolare dalle rappresentanti Cgil e Cisl.

Riportiamo alcune affermazioni che riteniamo gravi:
- i sindacati confederali ci sono, l’intervento deve essere di cgil cisl uil, non vi va bene? Io mi ritiro. Mi si equipara al sindacato di base io non vengo al corteo. (cgil)

- L’intervento sul lavoro che andrà fatto in piazza Pontida deve essere espressione delle lavoratrici che stanno vivendo il mobbing, io ho tante delegate che sono a contatto con le realtà, non deve parlare necessariamente una lavoratrice direttamente… la storia di una lavoratrice va portata e illustrata bene da un’altra (cgil).


Un paio di interventi hanno proposto che a parlare siano due donne, per i confederali e per gli ‘autorganizzati’
Per l’intervento si è parlato di trovare una donna lavoratrice al di la, sopra il sindacato.
- Che messaggio porta poi questa ragazza? Meglio se la tiriamo fuori noi. (cisl)
- dall’esperienza delle nostre delegate troviamo chi sa le storie di fabbrica (cgil)

Come Slai Cobas abbiamo ribadito la nostra estraneità ad un dibattito che a prescindere esclude lo sciopero, dato che l’8 marzo è sciopero, a maggior ragione oggi con il moderno fascismo, del decreto Pillon, del nuovo medioevo per le donne ricacciate al fondo della famiglia a servire e riprodurre, degli attacchi su tutti i fronti 194, divorzio e dei femminicidi.
L’8 marzo è sciopero per scatenare la forza e il protagonismo delle donne come elemento indispensabile per la liberazione.
L’8 marzo è sciopero, con un breve richiamo al primo sciopero del 2013, ancora di più oggi che è cresciuto in partecipazione e adesione da parte dei sindacati di classe e di base, e di realtà di fabbrica e a livello internazionale.
Fermo restando la discriminante dello sciopero, contestando la versione che la lavoratrice colpita si vuole nascondere o ha paura e ha bisogno di essere rappresentata, denunciando che nella nostra esperienza sono le lavoratrici che trovano le porte delle redazioni sbarrate e le telecamere spente, abbiamo comunque espresso il parere che in un corteo di donne in piazza ed in lotta per la loro difesa e liberazione il diritto a parlare avrebbe dovuto essere di tutte quelle donne e lavoratrici che avessero voluto prendere la parola per rappresentare e denunciare la loro condizione o la loro esperienza di lotta, senza filtri.

Nudm a tal proposito ha chiarito di temere un intervento incontrollato, per come e cosa potrebbe essere detto così, ribadendo che è meglio rappresentare la violenza e la lotta per contrastarla attraverso le parole misurate di chi nei centri antiviolenza affronta il problema quotidianamente...

Lavoratrici Slai Cobas sc Bergamo

18/02/19

Verso l'8 marzo - Il volantino diffuso dalle lavoratrici Si.Cobas di Milano alle lavoratrici della DHL di Settala



8   MARZO: lotto e sciopero!

Proclamiamo per l’otto marzo una giornata di sciopero e mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro!

·  Femminicidi, stupri, violenza domestica e schiavitù sessuale.
·  Molestie, ricatti e discriminazione sui posti di lavoro, dove le lavoratrici che denunciano devono essere tutelate anziché perseguite.
·  Permesso di soggiorno condizionato al matrimonio.
·  Attacchi alla libertà di scelta in materia di procreazione e ostacoli alla piena applicazione della 194
·  Precarietà che non permette progetti di vita e salari spesso inferiori a quelli dei colleghi uomini.
·  Un welfare, ormai inesistente, che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato che appesantisce la vita delle donne, in particolare di quelle proletarie.
·  Decreto sicurezza che attacca gli immigrati e criminalizza le lotte più radicali, che prevede fino pene severissime anche per semplici blocchi stradali!
·  Disegno di legge Pillon, strumento di questo governo fascio-clericale che, con le sue parole d'ordine “Dio, Patria, Famiglia, Razza” vuole difendere l'istituzione della famiglia persino nei casi di violenza domestica, restaurando un modello di famiglia autoritaria e patriarcale, cancellando le misure a tutela di donne e bambini. Un vero e proprio attacco alle classi sociali più deboli che rende le cause accessibili solo ai ricchi.

Per tutte queste ragioni, come S.I. Cobas abbiamo proclamato lo sciopero, perché essere contro lo discriminazioni di genere significa lottare contro tutte le diverse forme di oppressione e i loro intrecci: le discriminazioni e la violenza di genere, lo sfruttamento del lavoro, il razzismo, la violenza del capitalismo che si esprime anche nella distruzione dell’ecosistema nel quale viviamo.

Per questo le operaie e lavoratrici, spesso immigrate, che già lottano sui propri posti di lavoro, devono essere le protagoniste di questa nuova giornata, quanto mai necessaria a tutta la classe operaia per essere più forte e più unita contro gli attacchi di padroni e governo.
Le lotte delle lavoratrici (Italpizza, Montello) hanno dimostrato come le donne non arretrano ma si espongono coraggiosamente per rompere le doppie e triple catene che il potere patriarcale da sempre impone loro.

Agli uomini chiediamo di sostenere lo sciopero in tutti modi possibili, anche facendosi carico del lavoro di cura.

Questa giornata di sciopero non vuole essere un traguardo, ma l'inizio di una serie di lotte contro la discriminazione di genere!

Contro il patriarcato, il sessismo e l'omofobia!
Contro il razzismo e il capitalismo!
Scendiamo in piazza l'8 marzo!

IL 24 FEBBRAIO ALLE ORE 10 PRESSO LA SEDE DEL S.I. COBAS CI SARA' UN'ASSEMBLEA PUBBLICA PER ORGANIZZARE LO SCIOPERO NELLA GIORNATA DELL'8 MARZO!

S.I. COBAS NAZIONALE fip. 13 febbraio 2019


8 MARZO 2019, Scioperiamo tutte! Scioperiamo veramente!



8 MARZO 2019

Scioperiamo tutte! Scioperiamo veramente! Contro le politiche reazionarie di questo governo fascista-razzista-sessista, i padroni che ci sfruttano e ci opprimono, questo stato borghese che non ci tutela affatto, tutto il sistema violento al servizio del capitale!

LE LAVORATRICI IN PRIMA FILA!


LO SCIOPERO DELLE DONNE, VERO, SI PREPARA ALLE FABBRICHE E SUI POSTI DI LAVORO - IL QUESTIONARIO/INCHIESTA TRA LE LAVORATRICI



Inchiesta tra le lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti

Il MFPR rilancia per la preparazione dello sciopero delle donne del prossimo 8 marzo il questionario sotto riportato per costruire la nostra piattaforma come strumento di lotta, mobilitazioni verso padroni, governo, per costruire una rete tra le lavoratrici, disoccupate, tra i posti di lavoro.

Quest'anno anche Nudm di Macerata ha fatto un questionario. E alcune domande le abbiamo integrate.

*****

Luogo di lavoro - indirizzo mail o WhatsApp – o rif. Facebook

Sei una lavoratrice a tempo Indeterminato O Determinato O

Sei disoccupata a seguito di perdita del lavoro o perché non hai trovato mai un lavoro?

Che età hai?

In che settore lavori?

Quali sono le tue mansioni?

Come è la tua condizione di lavoro? Positiva O Accettabile O Negativa O
Quali problemi riscontri sul posto di lavoro?
Hai la possibilità di prendere sufficienti pause? Si O No O
Ci sono condizioni di insicurezza sul lavoro? Si O No O (se sì quali?)

Hai ricevuto dall'azienda informazioni, formazioni sugli rischi connessi al tuo lavoro?

Si O No O
Puoi svolgere il tuo lavoro con ritmi accettabili? Si O No O
Avverti situazioni di malessere o disturbi legati allo svolgimento del tuo lavoro?
Si O No O (se si quali?)___________________________________________________

La tua retribuzione è inferiore al lavoratore uomo nella tua mansione? Si O No O Non so O

Sei soggetta o hai subito discriminazioni sul posto di lavoro?
Sessuali O di razza O di religione O orientamento sindacale o politico O

Sei soggetta o hai subito, sei a conoscenza di molestie, violenze sessuali sul posto di lavoro? Si O No O
Da parte di chi? ____________ Le hai denunciate? Si O No O

Essere una donna ha costituito un ostacolo sul posto di lavoro? (per esempio per svolgere prestazioni aggiuntive, nella turnazione, in caso di maternità, nella carriera, nell’essere scelta come rappresentante dei lavoratori, ecc) Si O No O

Essere una donna ha costituito un ostacolo nei colloqui per un lavoro? Si O No O

Sei iscritta a un sindacato? Si O No O Se sì, quale?

Nel sindacato vi sono anche discriminazioni verso le donne? Si O No O
Se sì, quali?

Hai subito repressione padronale sul posto di lavoro (contestazioni, provvedimenti disciplinari, licenziamenti…) Si O No O

La condizione di “doppio lavoro” (lavoro fuori casa e a casa/lavoro di cura) è: pesante O usurante O discriminante O

Il lavoro di cura, la maternità ti ha impedito di lavorare e/o di trovare lavoro e/o hai lasciato il lavoro?
Si O No O

Descrivi brevemente le tue attività durante la giornata.

Quali sono le attività extra lavorative che gravano di più sul tuo tempo vita?

Quali sono gli impegni familiari condivisi con il/la patner (figli/e, gestione della casa, cura di genitori o parenti non autosufficienti, spesa)

Quanto incide il tempo lavorativo sul resto della giornata?
 Molto
 Né molto né poco
 Poco

Se hai avuto figli durante il periodo contrattuale: hai mai interrotto il congedo di maternità rientrando al lavoro prima del tempo o ti sei licenziata per provvedere alla cura dei figli?
 Si
 No

 Quali condizioni lavorative vorresti migliorare sul luogo di lavoro?
 Carichi lavorativi
 Orario di lavoro
 Altro (specificare)

Pensi che le donne per il doppio lavoro dovrebbero andare prima in pensione? Si O No O

Hai fatto lotte sul posto di lavoro per la difesa di diritti e/o miglioramenti della condizione lavorativa? Si O No O

Hai fatto lotte per avere un lavoro? Si O No O

Hai fatto altre lotte sugli altri problemi delle donne (contro la violenza sessuale, attacco al diritto d'aborto, ecc.)? Si O No O

Sei a conoscenza dello sciopero delle donne dell’8 marzo? Si O No O

Tu hai scioperato l’8 marzo? Si O No O

Hai fatto sul lavoro altre iniziative nell'8 marzo Si O No O – se Si quali?_________________

Quali le motivazioni principali della tua partecipazione (o non partecipazione) allo sciopero?

Sei d'accordo che è necessaria una lotta generale, rivoluzionaria per cambiare tutta la vita delle donne e questa società? Si O No O

17/02/19

info Messaggio delle zapatiste alle donne che lottano nel mondo - Fare in MESSICO COME IN INDIA: Solo la GUERRA POPOLARE può liberare le donne e le masse!

tratto dal blog Proletari Comunisti



ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.
MESSICO.

Sorella, compagna:
Ti mandiamo un saluto come le donne in lotta che siamo, a nome delle donne zapatiste.
Quello che vogliamo dire o informare è un po’ triste perché ti diciamo che non saremo in grado di fare il II° Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, qui nelle nostre terre zapatiste, questo marzo 2019.
Le ragioni per cui non possiamo, può essere che forse le conosci già, e se no allora ti raccontiamo un po’.
Bene, si scopre che i nuovi cattivi governi hanno già detto chiaramente che stanno per fare i megaprogetti dei grandi capitalisti. Dal loro Treno Maya, al loro piano per l’Istmo di Tehuantepec, al loro piantare alberi per i mercati di legname e frutta. Hanno anche detto che entreranno le compagnie minerarie e le grandi aziende alimentari. E hanno anche un piano agrario che porta a compimento l’idea di distruggerci come popoli originali, in modo da convertire le nostre terre in merci, che quindi vogliono completare ciò che Carlos Salinas de Gortari ha lasciato in sospeso perché non poteva, perché lo fermammo con la nostra rivolta.
Questi progetti sono di distruzione. Non importa quanto vogliono coprirli con le loro bugie. Non importa quante volte moltiplichi i tuoi 30 milioni di appoggi. La verità è che vanno del tutto contro i popoli originali, le loro comunità, le loro terre, le loro montagne, i loro fiumi, i loro animali, le loro piante e persino le loro pietre.
Quindi non vanno solo contro di noi le zapatiste, ma contro tutte le donne che dicono di essere indigene. E poi anche contro gli uomini, ma in questo momento stiamo parlando come le donne siamo.
Vogliono che le nostre terre non siano più per noi, ma affinché i turisti vengano a fare una passeggiata e abbiano i loro grandi hotel e i loro ottimi ristoranti, e le attività che sono necessarie ai turisti per avere quei lussi.
Vogliono che le nostre terre diventino fattorie che producono legni pregiati, frutta e acqua; diventino miniere per estrarre l’oro, l’argento, l’uranio e tutti i minerali che ci sono e che i capitalisti vogliono.
Vogliono che diventiamo le loro operaie, le loro serve, che vendiamo la nostra dignità per poche monete al mese.
Perché quei capitalisti, e coloro che li obbediscono nei nuovi cattivi governi, pensano che ciò che vogliamo sia il salario.
Non possono capire che vogliamo la libertà, non capiscono che il poco che abbiamo raggiunto è stato combattendo senza che nessuno ci chieda il conto, senza foto, senza interviste, senza libri, senza consultazioni, senza sondaggi, senza votazioni, senza musei e senza bugie.
Non capiscono che ciò che chiamano “progresso” è una menzogna, che non possono nemmeno prendersi cura della sicurezza delle donne che continuano a essere picchiate, violentate e assassinate nel loro mondo progressista o reazionario.
Quante donne sono state uccise in questi mondi progressisti o reazionari mentre leggi queste parole, compagna, sorella?
Forse lo sai, ma naturalmente ti diciamo che qui, nel territorio zapatista, non una sola donna è stata uccisa in molti anni. Ma sì, dicono che siamo quelle arretrate, quelle ignoranti, la pochezza.
Forse non sappiamo qual è il miglior femminismo, forse non sappiamo dire “corpa” oppure, a seconda, come cambiare le parole, o ciò che è l’equità di genere o di quelle cose che hanno così tante lettere che non si riescono a pronunciare. E non è neppure giusto quella che chiamano “parità di genere”, perché parla solo di parità tra donne e uomini, e invece noi, che ci dicono ignoranti e arretrate, sappiamo bene che ci sono coloro che non sono né uomini né le donne e che noi chiamiamo “otroas”, ma queste persone si chiamano a loro piacimento, e non è stato loro facile conquistare il diritto di essere ciò che sono senza nascondersi, perché le deridono, le perseguitano, le violano, le uccidono. E le stiamo ancora costringendo a essere o uomini o donne e che devono stare da una parte o dall’altra? Se quelle persone non vogliono farlo, allora è male se non vengono rispettate. Perché allora, come possiamo lamentarci che non ci rispettano come le donne che siamo, se non rispettiamo queste persone? Ma vabbè, forse è perché parliamo di ciò che abbiamo guardato da altri mondi e non abbiamo molta conoscenza di queste cose.
Quello che invece sappiamo è che lottiamo per la nostra libertà e che ora dobbiamo lottare per difenderla, in modo che la storia di dolore delle nostre nonne non sia sopportata dalle nostre figlie e dalle nostre nipoti.
Dobbiamo lottare perché la storia non si ripeta tornando al mondo in cui preparavamo solo da mangiare e davamo alla luce bambini, per vederli in seguito crescere nell’umiliazione, nel disprezzo e nella morte.
No, non ci sollevammo in armi per tornare allo stesso punto.
Non resistiamo da 25 anni per passare ora al servizio dei turisti, dei capi, dei capisquadra.
Non smetteremo di essere promotori di educazione, salute, cultura, mediatori, autorità, controllori, per diventare impiegati in alberghi e ristoranti, servendo estranei per pochi pesos. Non importa se ci sono molti o pochi pesos, ciò che conta è che la nostra dignità non ha prezzo.
Perché è quello che vogliono, compagna, sorella, che nella nostra terra diventiamo schiavi che ricevono elemosine per aver lasciato che distruggano la comunità.
Compagna, sorella:
Quando sei arrivata in queste montagne per l’incontro del 2018 vedemmo che ci guardavi con rispetto, e talvolta con ammirazione. Anche se non tutte quelle che sono venute lo hanno fatto in questo modo, perché sappiamo che ci sono persone che vengono a criticarci e ci guardano male. Ma questo non importa, perché sappiamo che il mondo è grande e ci sono molti pensieri e alcune persone capiscono che non tutte possiamo fare le stesse cose, mentre altre non lo capiscono. Questo perché ti rispettiamo, compagna e sorella, perché quello non era il fine dell’incontro. Cioè, che non era per vedere chi ci dà buoni voti o brutti voti, ma per trovarci e sapere che lottiamo come le donne che siamo.
E poi non vogliamo che tu ora ci guardi con dispiacere o pietà, come serve a cui vengono dati ordini in modo buono o cattivo; o come quelle con cui contrattare per il prezzo del loro prodotto, che sia artigianato, che sia frutta o verdura, che sia qualunque cosa, come fanno le donne capitaliste. Che però, quando fanno shopping nei loro centri commerciali lì non contrattano, ma pagano quello che dicono i capitalisti e addirittura sono contente.
No compagna, sorella. Combatteremo con tutto e con tutte le nostre forze contro questi megaprogetti. Se conquistano queste terre, sarà sul nostro sangue, quello delle zapatiste.
Questo è quello che abbiamo pensato e che faremo.
Improvvisamente questi nuovi cattivi governi pensano o credono che, poiché siamo donne, abbasseremo rapidamente la testa, obbedienti al capo e ai suoi nuovi capisquadra, perché quello che stiamo cercando è un buon datore di lavoro e una buona paga.
Invece no, quello che vogliamo è la libertà che nessuno ci ha regalato, che abbiamo conquistato combattendo anche con il nostro sangue.
Pensi che quando arriveranno le forze dei nuovi cattivi governi, i loro paramilitari, le loro guardie nazionali, li riceveremo con onore, con gratitudine, con gioia?
No, succederà che li riceveremo combattendo e vedremo se imparano cosa sono le donne zapatiste che non si vendono, non si arrendono e non si zoppicano.
Noi, quando c’è stato l’Incontro delle Donne che Lottano l’anno scorso, ci siamo sforzate perché fossi felice e contenta e al sicuro, compagna e sorella. E lì abbiamo raccolto il buono come la critica che ci hai lasciato: che era molto duro il tavolato, che il cibo non ti piaceva, che era molto costoso, del perché di questo e del perché di quello. Ti informiamo già di come abbiamo lavorato e delle critiche che abbiamo ricevuto.
E anche se con lamentele e critiche, forse qui eri al sicuro, senza che uomini buoni o cattivi ti guardassero e giudicassero. Eravamo donne pure, lo sai.
E ora non è più sicuro, perché sappiamo che il capitalismo arriva dappertutto e dove vuole, non importa a quale costo. E lo faranno perché sentono che molte persone li sostengono e che possono fare atrocità e spettacoli e li stanno ancora applaudendo. E ci attaccheranno e controlleranno i loro sondaggi per vedere se hanno buoni risultati e così via fino a quando non ci finiranno.
E mentre scriviamo questa lettera, gli attacchi dei loro paramilitari sono già iniziati. Sono gli stessi di prima del PRI, poi il PAN, poi il PRD, poi il PVEM e ora sono di MORENA.
Quindi, ti diciamo, compagna e sorella, che non faremo qui l’Incontro, ma lo facciamo nelle tue terre, secondo i tuoi modi e i tuoi tempi.
Anche se non parteciperemo, volgiamo pensarvi.
Compagna, sorella:
Non smettere di combattere. Anche se quei maledetti capitalisti e i loro nuovi cattivi governi se la cavano e ci annientano, allora devi continuare a combattere nel tuo mondo.
Perché abbiamo concordato nell’Incontro che stiamo andando a combattere in modo che nessuna donna in nessun angolo del mondo abbia paura di essere una donna.
E poi il tuo angolo è il tuo angolo, compagna e sorella, e lì ti tocca, come a noi tocca qui nelle terre zapatiste.
Questi nuovi cattivi governi pensano che ci sconfiggeranno facilmente, che siamo poche e che nessuno ci sostiene in altri mondi.
Ma sia quel che sia, compagna e sorella, anche se rimarrà solo una di noi, forse quella sola combatterà per difendere la nostra libertà.
E non abbiamo paura, compagna e sorella.
Se non abbiamo avuto paura più di 25 anni fa, quando nessuno ci guardava, beh ancor meno ora che ci hai guardate tu, bene o male, ma ci hai guardate.
Compagna, sorella:
Bene, prenditi cura della piccola luce che ti abbiamo regalato.
Non lasciare che si spenga.
Anche se la nostra si estingue qui col nostro sangue, e anche se si spegne in altri posti, tu prenditi cura della tua perché, anche se i tempi sono ormai difficili, dobbiamo rimanere ciò che siamo, e che siamo donne che lottano.
E ‘tutto compagna e sorella. La sintesi è che non faremo l’Incontro o, meglio, che noi non parteciperemo.
E se fanno l’Incontro nel tuo mondo e ti chiedono dove sono le zapatiste, perché non vengono, bene tu dì la verità, dì loro che le zapatiste stanno combattendo nel loro angolo per la loro libertà in quanto donne siamo.
È tutto, prenditi cura di te compagna e sorella.
Improvvisamente non ci guardiamo più.
Forse ti dicono di non pensare alle zapatiste perché sono già finite, che ormai non ci sono più zapatiste, ti diranno.
Ma quando pensi che non ancora, che ancora non ci hanno sconfitto, proprio lì senza preavviso, vedi che ti guardiamo e una di noi si avvicina e ti chiede l’orecchio in modo che solo tu possa sentire: “Dov’è la piccola luce che ti abbiamo dato? ”
Dalle montagne del sudest messicano.
Le donne zapatiste
Febbraio 2019



Traduzione Rebecca Rovoletto