27/02/22

Le lavoratrici parlano in merito alla piattaforma delle donne/sciopero 8 marzo

RICEVIAMO DA LAVORATRICI 
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Ciao a tutte. Ovviamente i punti della piattaforma delle donne/lavoratrici sono tutti importanti e focalizzarsi solo su alcuni non è facile. 
Credo tra tutti il fondamentale sia quello del lavoro che deve essere a tempo indeterminato, con salario minimo garantito e senza discriminazioni di alcun tipo, per tutte le donne. Questa è la base per poter decidere in autonomia economica della propria vita. 
I servizi sanitari, di assistenza agli anziani e gli asili nido gratuiti devono camminare di pari passo al diritto al lavoro altrimenti il carico per le donne diventa insostenibile.
Inoltre è bene mettere l'accento sul sostegno massimo alle donne immigrate, alle donne carcerate e alle donne di qualsiasi orientamento sessuale che vivono ulteriori sofferenze dovute a più sfruttamento, all'isolamento della detenzione e ai pregiudizi di una società ipocritamente moralista. 
Credo poi che le violenze sulle donne da parte degli uomini in casa e sui posti di lavoro debbano essere abbattute estromettendo questi "uomini" dalle case e dai posti di lavoro. Ma non basta supportare le donne che ne sono vittime. Le donne devono confrontarsi con le studentesse e chiedere insieme che nelle scuole ci siano organi predisposti a un dibattito continuo sui rapporti con padri, mariti, fidanzati e fratelli per contrastare l'educazione maschilista che ci tramandiamo. 
Così come è necessario che la classe operaia e il movimento studentesco vadano a braccetto lo stesso deve accadere tra donne. Ci sono tanti altri punti che meritano approfondimento ma sarà fatto nei nostri futuri incontri. A martedì dove avremo modo di parlare all'assemblea telematica anche della grave situazione della guerra in Ucraina...
Licia, lavoratrice della scuola pensionata, ma ancora in forza! 

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Ho letto e riletto la piattaforma per lo  sciopero delle donne e non solo più volte e non riesco a scegliere dei punti ben precisi .. la condivido nella sua totalità, tutti i punti sono importanti per affermare la dignità e i diritti di ogni donna in tutti gli ambiti sociali, lavorativi, nei rapporti personali .. ogni punto dovrebbe essere la normalità e non dovremmo mai chiedere nulla di tutto questo, purtroppo però seppur su certi aspetti come donne siamo riuscite a fare passi avanti ancora oggi subiamo in gran parte la nostra condizione di doppia oppressione a cui è necessario rispondere con la lotta delle donne! 
In questo nuovo 8 marzo ancora una volta veniamo chiamate a reagire e ad agire con la lotta e portando in piazza con orgoglio la piattaforma e tutte le nostre storie di lotta e di donne!!! 💪💪💪💪 Giorgia precaria Coop Sociale 

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Contro il caro vita e il caro bollette. Basta precarietà per un un lavoro a tempo indeterminato, internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici con almeno 30 ore settimanali.
Basta violenze e stupri alle lavoratrici nei posti lavorativi e negli ambiti sociali compreso nell'ambito familiari... queste sono questioni che ritengo molto importanti per noi donne lavoratrici precarie che ogni giorno dobbiamo combattere su tutto, per il lavoro ma anche in famiglia...  Enza precaria 

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Leggendo i punti della piattaforma, penso valga la pena lottare per tutti, difendere la libertà e i diritti delle donne vale sempre la pena.


Sono comunque fondamentali il diritto al lavoro regolamentato e tutelato, la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dell' agricoltura che sono i più sfruttati e spesso addirittura invisibili. 

La questione del carovita e carobollette è importante. 

Soltanto aggiungerei al punto "asili e centri assistenza per anziani" anche "centri specializzati gratuiti per i disabili". 


Quanto alla motivazione dello sciopero, penso sia ovvia: lo farei perché è doveroso vedere riconosciuti i propri diritti  indipendentemente dalla razza, specie, credo, aspetto e orientamento sessuale.

Ognuno di noi ha diritto ad una paga adeguata, al rispetto, ad un posto da potere chiamare casa, ad un luogo sicuro a cui affidare i figli, gli anziani e i disabili, a cure sanitarie specialistiche e a presidi gratuiti senza iter burocratici proibitivi ed estenuanti.


Noi donne siamo il punto cardine della società, da noi può dipendere anche il futuro. Abbiamo un ruolo determinante in questa società... dobbiamo prendere coscienza per combattere già alla radice  sessismo, specismo, sfruttamento e discriminazioni di ogni genere.


Dobbiamo unirci e sostenerci a vicenda lottando contro le violenze e le discriminazioni già in atto partendo dall'amica, dalla collega, dalla sorella o dalla vicina di casa creando un fronte compatto in difesa del singolo caso, unite facciamo paura quindi non voltiamoci dall'altra parte, facciamoci sentire nei luoghi di lavoro, a scuola, nei campi e nei condomini. Il cambiamento inizia una donna alla volta diventando una lunga catena perché le armi che sfrutta chi abusa dall'alto sono l'isolamento sociale e l'indifferenza. 


 Rita operatrice call center




 








Il comunicato delle lavoratrici e dei lavoratori Slai Cobas sc contro la guerra imperialista/Ucraina

Le lavoratrici lo stanno portando nelle manifestazioni e nei posti di lavoro
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Condanniamo fermamente la campagna e l'azione dei governi Usa/Nato-Italia compresa di stampo guerrafondaio volta a portare le truppe occidentali ai confini russi usando l'Ucraina come cavallo di Troia e pedina di guerra,
così come condanniamo con forza l'invasione imperialista di stampo neozarista della Russia di Putin che accende un focolaio di guerra in Europa che può dilagare in tutto il mondo.
Siamo contro questa guerra tra banditi per il profitto dei padroni della energia e dell'industria bellica.
Siamo solidali con le masse ucraine sotto le bombe e in fuga
Siamo contrari all'invio dei soldati italiani nel territorio di guerra
Siamo contro ogni scaricamento dei costi e gli effetti di questa guerra sui i lavoratori e le masse italiane già colpite da crisi e pandemia.
Lavoratrici e lavoratori Slai cobas per il sindacato di classe

26/02/22

UCRAINA: L’altro aspetto taciuto della situazione in Ucraina e il ruolo degli imperialismi

Dal giornale francese “Le cause du Peuple”.

Dopo la caduta dell'URSS, l'industria ucraina fu liquidata dalle riforme liberali (privatizzazioni, chiusura di fabbriche e servizi pubblici), che distrussero l'economia del paese e la povertà generalizzata. L'Ucraina è poi diventata una delle destinazioni più famose per il turismo sessuale in Europa. Mentre la prostituzione è illegale nel paese, i servizi sessuali possono essere procurati ovunque: per le strade, lungo le autostrade, negli hotel e nei famigerati luoghi di “matrimonio” ucraino. Nonostante la prostituzione sia diffusa in tutto il Paese, Odessa è particolarmente rinomata per il suo "fiorente" settore della prostituzione, legato alla forte presenza della mafia all'interno di questa città. A causa della sua rete di connessioni politiche che ha intessuto negli ultimi decenni, la mafia è raramente presa di mira dallo Stato, quindi solo le prostitute vengono intimidite e maltrattate dalla polizia. Anche la prostituzione minorile è comune, praticata nella maggior parte dei casi da bambini senzatetto e tossicodipendenti.
A seguito delle proteste filoeuropee di Euromaidan e del colpo di stato filoamericano del 2014, l'intensificarsi della lotta interimperialista nel Paese ha deteriorato le condizioni per la prostituzione. L'Ucraina è diventata un vero e proprio campo di battaglia tra l'imperialismo statunitense, l'imperialismo russo e le varie potenze imperialiste europee. Mentre il turismo sessuale è diminuito a causa dei timori relativi al pericolo e al covid-19, la prostituzione continua in un contesto di crisi economica e guerra. Dopo il colpo di stato del 2014, il Paese è precipitato in una nuova crisi economica, che ha spinto ancora più donne a prostituirsi. Prima del 2014, il valore della grivna ucraina era di poco superiore a 0,12 dollari USA, ma dalla "rivoluzione" di Maidan raramente supera 0,04 dollari USA. Con lo stipendio mensile tipico del proletario ridotto a poco più di 60 euro e il risparmio della grivna decimato, il nuovo governo filo-americano ha risposto riducendo e limitando l'accesso alle prestazioni sociali, comprese quelle per le madri single. Ciò ha portato un gran numero di donne – soprattutto madri single delle province – nei centri urbani per praticare la prostituzione e sopravvivere.
La riduzione del numero di turisti ha spinto altre donne a dirigersi verso il fronte nel Donbass, dove è in corso la guerra per procura tra l'imperialismo statunitense e russo, per vendere i loro corpi ai soldati. Tuttavia, le donne vicino al fronte non si prostituiscono per soldi, ma per cibo o per aiutare i soldati con il lavoro necessario. Inevitabilmente, la violenza sessuale è più diffusa nella zona di guerra. Inoltre, le denunce sono ancora più disapprovate e represse del solito, poiché sono percepite come antipatriottiche agli occhi delle macchine propagandistiche di entrambe le parti del conflitto. Lo stato fantoccio ucraino e i separatisti filorussi si accusano a vicenda dei peggiori crimini, mentre zittiscono le vere vittime… Gli imperialisti e i loro cani da guardia vogliono che la crisi nel paese continui per trarne profitto, mentre le donne proletarie sono costrette a prostituirsi per sopravvivere.

Verso l'assemblea telematica delle donne/lavoratrici dell'1 marzo - Volantinaggi a Milano delle compagne Mfpr verso le lavoratrici della sanità

LA PAROLA ALLE LAVORATRICI... VERSO L'8 MARZO SCIOPERO DELLE DONNE
ASSEMBLEA TELEMATICA DONNE/LAVORATRICI 1 MARZO DALLE ORE 17,30
COLLEGHIAMOCI TUTTE! 



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Le lavoratrici del Contact Center INPS in sciopero l'8 marzo

Contact center INPS, basta lavoro povero: 8 marzo di lotta per assunzioni e salario minimo per legge




 I lavoratori e le lavoratrici del contact center INPS aderiscono allo sciopero generale di tutte le categorie, pubbliche del giorno 8 marzo 2022

 

Solo nel nostro settore, quello dei contact center, non a caso le sedi operative più grandi si trovano soprattutto nel centrosud, come non è un caso che il 70% delle maestranze sia costituito da donne. Un vero e proprio esercito di part-time involontari, stretto nella morsa asfissiante dei continui cambi appalto al ribasso




La denuncia e protesta di lavoratrici e studentesse in piazza a Palermo ieri contro la guerra imperialista/Ucraina


l'intervento di lavoratrice attivista dello Slai Cobas Palermo

Verso l'8 marzo/sciopero delle donne-lavoratrici
Al fianco delle donne, dei bambini, della popolazione sotto le bombe e in fuga
COME DONNE/LAVORATRICI IN LOTTA PORTEREMO NELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE LA NOSTRA PROTESTA/LOTTA
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA, CONTRO OGNI IMPERIALISMO, CONTRO IL GOVERNO ITALIANO/DRAGHI CHE CI PARTECIPA CON USA/NATO E CHE SCARICHERA' I COSTI DI QUESTA GUERRA SUI LAVORATORI/PROLETARI, MASSE POPOLARI E DOPPIAMENTE SULLE LAVORATRICI/PROLETARIE


Interviste a studentesse/studenti e lavoratori/lavoratrici



24/02/22

Formazione Operaia – Lenin: Sui sindacati, gli scioperi… – 3° parte

SOLO LA LOTTA FA CRESCERE LA COSCIENZA DI CLASSE – LA LOTTA DEGLI OPERAI CONTRO IL GOVERNO, LO STATO – L’ALLEANZA CON I MOVIMENTI SOCIALI – L’UNIONE DEGLI OPERAI A LIVELLO INTERNAZIONALE

Dal Testo di Lenin:

…Gli operai acquisiscono una coscienza di classe quando comprendono che l’unico mezzo per migliorare la loro situazione e per conseguire la loro emancipazione sta nella lotta contro la classe dei capitalisti e dei fabbricanti... Inoltre, coscienza degli operai significa comprensione del fatto che gli interessi di tutti gli operai di un dato paese sono identici, solidali, che gli operai costituiscono un’unica classe, diversa da tutte le altre classi della società. Infine, coscienza di classe degli operai significa consapevolezza del fatto che, per raggiungere i propri scopi, gli operai devono necessariamente poter influire sugli affari dello Stato…

In che modo gli operai acquisiscono la consapevolezza di tutto questo? Gli operai l’acquisiscono attingendola incessantemente dalla stessa lotta che cominciano a condurre contro i fabbricanti, e che si estende sempre più, diviene sempre più aspra e coinvolge un numero sempre maggiore di operai... gli operai hanno cominciato a comprendere l’antagonismo fra gli interessi della classe degli operai e gli interessi della classe dei capitalisti. Invece di sentire confusamente di essere oppressi, essi hanno cominciato a capire in che cosa e come precisamente il capitale li opprime…

Ogni sciopero arricchisce l’esperienza di tutta la classe operaia. Se lo sciopero è vittorioso, esso dimostra quale forza rappresenta l’unione degli operai, e induce gli altri operai ad avvalersi della vittoria dei compagni. Se fallisce, induce a discutere sulle cause del fallimento e a ricercare metodi di lotta migliori…

L’aiuto agli operai deve consistere nell’indicar loro le esigenze più urgenti per le quali si deve lottare, nell’esaminare le ragioni che aggravano particolarmente la situazione di questi o quegli operai, spiegare le leggi e i regolamenti sulle fabbriche, la cui violazione (oltre ai trucchi fraudolenti dei capitalisti) espone tanto spesso gli operai a una duplice rapina. Aiutare gli operai vuol dire esprimere in modo più esatto e più preciso le loro rivendicazioni e formularle pubblicamente, scegliere il momento più opportuno per la resistenza, scegliere il metodo di lotta, discutere la situazione e valutare le forze delle due parti impegnate nella lotta, ricercare se esiste un metodo migliore di lotta (che può essere, forse, una lettera al fabbricante oppure un ricorso all’ispettore o al medico, secondo le circostanze, quando non sia necessario passare direttamente allo sciopero, ecc.).

Attraverso questa lotta… gli operai, esaminando le diverse forme e i diversi casi di sfruttamento… imparano a comprendere il sistema sociale che si fonda sullo sfruttamento del lavoro da parte del capitale. In secondo luogo, in questa lotta gli operai sperimentano le proprie forze, imparano a unirsi, a comprendere la necessità e l’importanza di unirsi…

In terzo luogo, questa lotta sviluppa la coscienza politica degli operai... nel corso della lotta che essi conducono contro i fabbricanti per le proprie necessità quotidiane, sono indotti in modo spontaneo e inevitabilmente a interessarsi degli affari dello Stato, dei problemi politici… (di) come vengono promulgate le leggi e i regolamenti e quali interessi essi servono. Ogni vertenza di lavoro pone necessariamente gli operai in conflitto con le leggi e coi rappresentanti del potere statale…

...Che cosa vuol dire che la lotta della classe operaia è una lotta politica? Vuol dire che la classe operaia non può lottare per la propria emancipazione se non riesce a esercitare un’influenza sugli affari dello Stato, sulla direzione dello Stato, sulla promulgazione delle leggi…
quanto più il movimento operaio continuerà a progredire, tanto più chiaramente e recisamente si rivelerà e si farà sentire l’assoluta mancanza di diritti politici degli operai… La conquista della libertà politica diviene la «questione più urgente per gli operai», perché senza di essa gli operai non hanno né possono avere alcuna influenza sugli affari dello Stato...

il governo non sta al di sopra delle classi, ma prende sotto la sua protezione una classe contro l’altra, prende sotto la sua protezione la classe degli abbienti contro i nullatenenti, dei capitalisti contro gli operai.

Esiste quindi un solo mezzo per porre fine allo sfruttamento del lavoro da parte del capitale: liquidare la proprietà privata degli strumenti di lavoro, trasferire tutte le fabbriche, le officine, le miniere, tutte le grandi proprietà terriere, ecc. nelle mani di tutta la società, e organizzare la produzione socialista, diretta dagli stessi operai… Ma a tal fine è indispensabile che il potere politico, ossia la direzione dello Stato, dalle mani di un governo influenzato dai capitalisti e dai proprietari terrieri, o dalle mani di un governo composto direttamente da rappresentanti eletti dai capitalisti, passi nelle mani della classe operaia…

L’unione degli operai di tutti i paesi diventa necessaria, perché la classe dei capitalisti, che domina sugli operai, non limita il proprio dominio a un solo paese. Le relazioni commerciali fra i diversi Stati divengono sempre più strette e abbracciano un campo sempre più vasto; il capitale viene trasferito continuamente da un paese a un altro. Le banche, questi depositi di capitali che raccolgono il capitale in ogni luogo e lo danno in prestito ai capitalisti, da nazionali diventano internazionali… Le grandi società per azioni già si accingono a dirigere le imprese capitalistiche non in un solo paese ma simultaneamente in alcuni paesi; si creano le società internazionali del capitalisti. Il dominio del capitale è internazionale... Ecco perché il compagno dell’operaio russo nella lotta contro la classe dei capitalisti è l’operaio tedesco, polacco, francese, così come il suo nemico sono i capitalisti russi, polacchi, francesi… Essi (i capitalisti) si gettano avidamente sul giovane paese dove il governo è così ben disposto e servile verso il capitale come in nessun altro luogo, dove essi trovano operai meno uniti e meno capaci di opporre resistenza che in Occidente, dove molto più basso è il tenore di vita degli operai, e, quindi, anche il loro salario, sicché questi capitalisti stranieri possono realizzate profitti colossali, mai ottenuti nei loro paesi…

…(infine) Il programma dichiara che alleati degli operai sono, in primo luogo, tutti gli strati della società che lottano contro il potere assoluto del governo autocratico. Giacché questo potere assoluto è l’ostacolo principale alla lotta degli operai per la propria emancipazione, ne consegue che l’interesse diretto degli operai impone che si sostenga ogni movimento sociale diretto contro l’assolutismo… Ma, pur dichiarando che appoggerà ogni movimento sociale diretto contro l’assolutismo, il partito socialdemocratico proclama che non si separerà dal movimento operaio, perché la classe operaia ha propri interessi specifici, opposti agli interessi di tutte le altre classi…

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Lenin qui spiega perchè solo la lotta, gli scioperi sviluppano la coscienza come classe degli operai.

Ogni concezione educazionista, di influire sulla coscienza degli operai con le sole parole, la sola propaganda non collegata alla lotta, è illusoria, impotente, ma soprattutto frutto di una ideologia piccolo borghese, che resta tale anche se espressa e praticata da forze che si dicono comuniste.

Chi non ha mai aiutato gli operai ad organizzare uno sciopero, a formulare precisamente e meglio le rivendicazioni, a comprendere la situazione (che a volte porta a incoraggiare i lavoratori, superando ogni timidezza, sfiducia, opportunismi; altre volte a frenarne la rabbia, l’eccitazione di tutto e subito, ecc.) non ha “titolo”, “diritto” di organizzare, dirigere la lotta politica e la lotta rivoluzionaria.

Nello sciopero gli operai imparano che è una guerra di una classe contro la classe dei padroni, imparano che questa classe di sfruttatori ha dalla sua tutto il sistema politico, il governo, lo Stato, imparano a scontrarsi con le forze della repressione statale, sia quelle direttamente repressive, sia quelle giudiziarie; imparano a maneggiare le leggi dello scontro di classe che poi serviranno nella lotta rivoluzionaria. Imparano, come dice Lenin, a comprendere anche i momenti opportuni della lotta, i rapporti di forza, le forme della lotta che possano essere varie (anche una denuncia all’Ispettorato del lavoro è parte della lotta di classe e va concepita in questo modo); lezioni importanti che serviranno nella lotta per il rovesciamento del potere borghese e la instaurazione del potere operaio, per usare tattica e strategia.

E Lenin spiega come queste “lezioni” vengono sia quando lo sciopero è vittorioso, sia quando fallisce. Il fallimento porta a riflettere, a fare un passo indietro a volte per farne due avanti. Quindi, gli operai non devono avere paura di sbagliare, di fallire, non possono prima della lotta avere garanzia del risultato. E, quindi, non fare lo sciopero, se non c’è certezza di vittoria. Questo lo decide realmente solo la lotta.

Nella lotta i lavoratori comprendono, sperimentano spesso sulla propria pelle il ruolo dello Stato borghese. Nessun governo in questo sistema capitalista può essere amico o aiutare gli operai. Questo è importante che gli operai lo comprendano bene e scientificamente, perchè molte illusioni oggi persistono tra gli operai, le operaie anche nelle lotte più importanti. Essi si rivolgono al governo perchè risolva per es. situazioni di licenziamenti, di chiusura di fabbriche, ma il governo è proprio quello che ha aiutato i padroni in vari modi, e attraverso varie sovvenzioni ad aprire la fabbrica e oggi non ostacola la loro chiusura, o fa leggi ridicole.

Questo pone sì la necessità che gli operai nella loro lotta si pongano il problema del governo, ma non per elemosinare che sia al loro fianco nello scontro con i padroni, ma per influenzarlo/imporre/strappare con la loro lotta, unità e forza più grande, azioni a loro difesa.

Ma soprattutto questa lotta mostra in maniera chiara che – come dice Lenin – “per porre fine allo sfruttamento del lavoro da parte del capitale” gli operai devono porsi il problema del potere politico nelle loro mani. Il “potere deve essere operaio” non è solo un importante slogan, esso deve vivere nella lotta, esso pone la necessità di un unione della classe operaia più elevata, sul terreno della lotta politica.

In questa lotta la classe operaia deve avere degli “alleati” nei settori sociali che anche si oppongono al governo, allo Stato borghese al sistema capitalistica nel suo insieme.

Qui occorre porre due questioni. Primo che gli operai per avere questi “alleati” deve appoggiare le lotte, i movimenti di questi movimenti sociali (pensiamo ora al movimento degli studenti), e appoggio non significa limitarsi a fare dichiarazioni di solidarietà, ma sostenere attivamente le loro lotte, iniziative, e portare questa necessità da parte degli operai più coscienti, degli operai comunisti, rivoluzionari, nei propri posti di lavoro (perchè gli operai non possono fare uno sciopero per sostenere la lotta degli studenti che è “contro la scuola dei padroni”?).

Secondo, come scrive Lenin: “gli operai costituiscono un’unica classe, diversa da tutte le altre classi della società… la classe operaia ha propri interessi specifici, opposti agli interessi di tutte le altre classi…”; questo vuol dire che gli operai devono mantenere la propria autonomia pratica, politica, teorica, ideologica, altrimenti andranno alla coda dei movimenti che comunque sono espressione di altre classi, in generale della piccola borghesia; questo vuol dire anche che gli operai non appoggiano altri movimenti in modo acritico, ma indicano il fine ultimo necessario dell’opposizione al sistema dei padroni, la rivoluzione proletaria per una nuova società in cui il potere sia nelle mani della classe operaia e delle masse popolari; questo vuol dire che gli operai dicano ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che arretra e ciò che avanza e fa avanzare tutti.

Ma per essere classe d’avanguardia, per essere autonomi, gli operai devono organizzarsi in un loro partito (comunista), altrimenti non l’unità per l’emancipazione di tutta l’umanità praticheranno, ma un’alleanza interclassista, al servizio del riformismo.

Infine, l’unità degli operai a livello internazionale. Questa è una necessità che pone lo stesso capitalismo. Tanti operai lavorano in fabbriche che sono presenti in tanti paesi del mondo. Questa è da un lato, quindi, una condizione oggettiva e come se lavorassero fianco a fianco operai italiani e operai dell’Egitto, operai francesi, ecc., e spiega come la strategica indicazione di Marx: “Proletari di tutto il mondo unitevi”, è un messaggio che poggia su una realtà; dall’altro lato è una grande opportunità per l’unità della classe operaia nella lotta contro lo stesso capitalista.

Questa comprensione è necessaria a fronte di una posizione corporativa, che facilmente i sindacati confederali portano in una lotta in cui l’azione del capitalista in una sua fabbrica, per esempio in Francia, ha conseguenze per la fabbrica in Italia; o oggi sempre più nei processi di delocalizzazione, dove l’ampliamento della produzione all’estero è strettamente collegato ai licenziamenti, chiusure fabbriche in Italia. Ma, come spiega Lenin, il nemico degli operai dei vari paesi è il capitalista non certo gli operai francesi, egiziani, ecc; e l’unità degli operai dei diversi paesi rafforza la lotta di tutti gli operai, pone ostacoli seri ai piani dei padroni qui licenziano e lì aumentano lo sfruttamento, riducano i salari, aumentino i ricatti; e pone migliori condizioni per strappare risultati nella lotta in Italia, come nella lotta in Francia, in Egitto…

(CONTINUA GIOVEDI’ PROSSIMO)

 

8 marzo di solidarietà internazionalista con le prigioniere politiche indiane, cuore della più grande guerra popolare nel mondo, con quelle turche, ferocemente represse dal regime fascista di Erdogan, e con tutte le prigioniere politiche nel mondo

Una mostra, la traduzione di un opuscolo sulla condizione delle donne detenute in India e un dossier sulle prigioniere politiche indiane sono alcune iniziative in preparazione per l'8 marzo


Ucraina/Guerra: siamo contro tutti i paesi imperialisti in conflitto

Da un comunicato di proletari comunisti che come Mfpr condividiamo.

Nello sciopero delle donne dell’8 marzo, nelle iniziative e piazze che si faranno porteremo con forza la voce della donne, delle lavoratrici, delle immigrate contro la guerra imperialista

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Operai, lavoratori, donne, giovani

da due giorni con l’invasione russa dell’Ucraina lo spettro della guerra riappare in Europa, in un incendio che conferma la tendenza alla guerra mondiale verso cui stanno marciando le diverse potenze imperialiste per una nuova ripartizione del mondo, corrispondente ai profitti dei padroni del mondo, alla guerra commerciale e alla lotta per il controllo delle fonti energetiche.

Questo sistema imperialista mondiale attraversato dalla crisi economica, dalla pandemia che non è affatto finita, ora ci trascina in una guerra distruttiva.

Questa guerra è dipesa dall’offensiva dell’imperialismo americano, sostenuta con contraddizioni dai paesi imperialisti europei, che si è spinta fino a pretendere una presenza militare aggressiva fino ai confini della Russia, con l’adesione alla Nato da parte dell’Ucraina, la presenza diretta delle sue truppe imperialiste ai confini.

La Russia, paese imperialista e socialfascista, che opprime proletari e popoli al suo interno, ha visto minacciato il suo ruolo di potenza militare ed economica e ha reagito, come reagiscono tutti i banditi imperialisti, con un’azione di guerra, occupando un paese comunque indipendente, pretendendo di annetterne una sua parte e imporre un governo di diretta emanazione degli interessi imperialisti della Russia di Putin.

Proletari, masse popolari non interessano affatto alle potenze imperialiste e meno che mai la pace, la democrazia, il lavoro, i salari, la salute, la vita.

A fronte di questo incendio purtroppo non si può stare a guardarlo in televisione. Perchè i nostri padroni e i nostri governi, per i loro interessi economici, i profitti, sono dentro fino al collo; sia perché parte di un’alleanza aggressiva e guerrafondaia come la Nato, sia perché condividono gli interessi strategici fondamentali dell’imperialismo americano, sia perché hanno grandi interessi economici, materie prime, gas, mercati, industrie, con la stessa Russia.

E sono questi i fattori che portano alla guerra in corso e ad un possibile incendio mondiale.

Per questo, gli operai, i lavoratori, le masse popolari del nostro paese non possono parteggiare per nessuno dei paesi in conflitto e meno che mai condividere le scelte del governo dell’imperialismo italiano.

Non si devono condividere anche perché due concetti sono centrali.

Le guerre sono loro, i morti e le conseguenze distruttive sono nostre; i costi della guerra vengono sempre scaricati sulla pelle dei proletari e delle masse e sono sempre fattore di profitti per i padroni.

Tutto viene scaricato sui lavoratori, la crisi energetica che già è in corso con lo strepitoso aumento delle bollette e l’inflazione galoppante, i costi della partecipazione militare dell’Italia in questa guerra; mentre le masse muoiono di covid e ci impoveriamo sempre di più. Miliardi su miliardi vengono utilizzati per la corsa agli armamenti.

Per questo siamo contro la guerra inter imperialista in corso. E dobbiamo far sentire la nostra voce, la nostra opposizione in tutte le forme possibile, a partire dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro.

Siamo certo solidali con i proletari e le masse sotto le bombe, e in fuga in tutte le parti dell’Ucraina.

Ma essere dalla parte delle masse non significa essere dalla parte del governo reazionario nazista dell’Ucraina che ha contribuito in tutte le forme ad accendere i fuochi della guerra e che ha usato le parole come “sovranità” “nazionale”, democrazia”, per passare armi e bagagli al sostegno della politica guerrafondaia dell’imperialismo Usa e occidentale, e sempre e solamente per dare nuove occasioni di profitto ai padroni e alle classi dominanti capitalistiche e sfruttatrici.

Dire oggi di essere dalla parte dell’Ucraina significa dire di essere per la guerra e il dominio imperialista occidentale del paese.

In questo caso proletari e masse popolari non hanno patria da difendere.

In questa guerra ci sono due soli fronti.

Da un lato l’imperialismo USA, l’imperialismo europeo, la Nato, l’imperialismo russo invasore, governo e forze politiche in seno all’Ucraina asserviti agli imperialismi in lotta;

dall’altro i proletari e le masse nei territori di guerra, nei paesi imperialisti occidentali e russi, che vogliono pace, lavoro, salute e libertà, che si possono conseguire solo volgendo la lotta e le armi contro le truppe imperialiste e reazionarie nei teatri di guerra e all’interno di tutti i paesi direttamente o indirettamente coinvolti.

In questo terreno, ognuno deve fare la sua parte. In primis le organizzazioni che organizzano la classe operaia, tutti i lavoratori, i giovani, gli studenti in lotta, le masse popolari colpite sia nei loro interessi materiali, sia nei loro sentimenti e aspirazioni.


Proletari comunisti – Pcm Italia

1 - 8 marzo... positiva l'indizione di sciopero degli altri sindacati di base ma lo sciopero delle donne non può essere solo "vertenziale"

Come lavoratrici Slai Cobas per il sc siamo intervenute nel dibattito intercorso alla riunione on line promossa alcuni giorni fa dal Cobas Confederazione e che ha visto la partecipazione di altri sindacati di base (Si Cobas, Cub, Sgb, Sial Cobas) in merito alla proclamazione dello sciopero dell'8 marzo e alla  scrittura di un testo/appello comune da diffondere alle lavoratrici e ai lavoratori. 

Se da un lato abbiamo valutato positivamente che questi sindacati di base hanno deciso di proclamare lo sciopero dell'8 marzo (come Slai lo avevamo già indetto dal 7 dicembre 2021),  non abbiamo però potuto firmare il testo/appello proposto per  le ragioni espresse nel comunicato che abbiamo inviato agli altri sindacati di base e che segue. 

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Salve compagne e compagni 

come lavoratrici Slai Cobas per il sc vi comunichiamo che non possiamo firmare il testo  proposto perchè l'impianto di esso non è corrispondente alla visione che abbiamo dello sciopero delle donne dell'8 marzo nei termini con cui lo abbiamo promosso fin dal 2013,  lo abbiamo messo in pratica fino ad oggi avendo a  riferimento in particolare le donne/lavoratrici/proletarie e nei termini con cui lo abbiamo già indetto quest'anno unitamente alla piattaforma che vi abbiamo inviato precedentemente. 

Avete parlato di fare una testo sintesi, ma lo sciopero delle donne dell'8 marzo che racchiude certamente per forza di cose tutte le vertenze/lotte sindacali che ogni giorno si portano avanti con le lavoratrici e tra le lavoratrici dei vari settori,  non può però essere  considerato come uno sciopero di tipo meramente sindacale,  non può essere ristretto o circoscritto ad una piattaforma di tipo vertenziale, c'è sì la necessità di portare avanti battaglie quotidiane ma c’ è la necessità di inserire queste lotte  in una dimensione più ampia, politica, che deve abbracciare la condizione complessiva di doppio sfruttamento e di doppia oppressione delle donne...il testo da voi proposto non va a nostro avviso in questa direzione. 

Valutiamo positivamente che i sindacati di base stiano proclamando lo sciopero dell'8 marzo ma  nello stesso tempo riteniamo urgente e importante che come sindacati di base ci impegniamo concretamente a promuovere lo sciopero dell’8 marzo in tutte le realtà territoriali e nei posti di lavoro in cui siamo presenti sostenendo realmente le lavoratrici che lottano o che ancora non lottano, pertanto riteniamo sia importante lavorare per collegare le lotte delle lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle immigrate e oggi delle studentesse, il cui protagonismo  e ruolo determinante nella lotta di classe contro i padroni, il governo, questo Stato Borghese è più che mai necessario. 

In questo senso le lavoratrici che impugnano e fanno lo sciopero dell'8 marzo non si possono ridurre a soli obiettivi vertenziali  da portare allo "sciopero transfemminista" di NUDM ... in questi anni, come già detto alla precedente riunione on line da una nostra compagna, siamo anche intervenute l'8 marzo  alle manifestazioni di Nudm  ma  le lavoratrici in sciopero hanno portato in esse il messaggio forte dello sciopero delle donne, lavoratrici che scioperano e e scendono in piazza rivendicando una piattaforma di lotta che è a 360°, che nasce dalle  lotte e dalle istanze reali delle lavoratrici, che interessa tutti gli ambiti ponendo sul piatto la necessità di lottare a 360 gradi contro il sistema sociale che è alla base della doppia oppressione della maggioranza delle donne... una lotta quindi di lunga durata che ha una valenza strategica rivoluzionaria. 

La nuova assemblea telematica delle donne/lavoratrici che stiamo promuovendo per l’1 marzo pomeriggio prossimo si pone al servizio di tutto ciò, un'assemblea in cui le sono le lavoratrici/donne a prendersi la parola, in cui decideranno i punti più attuali della piattaforma e le modalità di lotta dell'8 marzo e a cui invitiamo le compagne/lavoratrici a partecipare .


Lavoratrici Slai Cobas per il sc 

23/02/22

Verso lo sciopero delle donne dell’8 marzo - il ruolo determinante delle donne/lavoratrici


Dall'intervento di una compagna Slai/Mfpr all'assemblea telematica nazionale autoconvocata del 19 febbraio

E' necessario organizzare battaglie quotidiane nei posti di lavoro e fuori dai posti di lavoro su aspetti diversi che possono essere immediati e quotidiani, ma  a queste lotte quotidiane occorre dare un collegamento alla situazione più generale che viviamo di sfruttamento e oppressione, doppia per la maggioranza delle donne, e una valenza più ampia perché non c’è solo una questione sindacale e quindi la necessità di portare avanti battaglie quotidiane che già in alcuni posti di lavoro e realtà organizziamo e che ci sforziamo di estendere, ma c’ è la necessità di inserire queste lotte che facciamo come lavoratrici  in una dimensione più ampia, politica. 

 In questo senso la nuova tappa dell’8 marzo e dello sciopero delle donne pone questa valenza molto ampia.

… come lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe abbiamo proclamato lo sciopero per l’8 marzo e ora altri sindacati di base stanno facendo l’indizione. Riteniamo che sia  importante che come sindacati di base ci impegniamo concretamente a promuovere lo sciopero dell’8 marzo in tutte le realtà territoriali e nei posti di lavoro in cui siamo presenti, è importante collegare le lotte delle lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle immigrate, oggi delle studentesse.

In questo senso abbiamo promosso l’assemblea delle donne/lavoratrici in cui le lavoratrici che lottano si prendono la parola, ma anche quelle che ancora non lottano, che si devono organizzare, e questa è una necessità che abbiamo posto anche in termini di battaglia nel patto d’azione per un fronte unico di classe.

Le lotte delle lavoratrici/donne  devono confluire nello sciopero dell’8 marzo che non è affatto una tappa rituale,  scontata , in cui ogni anno diciamo o ripetiamo sempre le stesse cose, perché quest’anno questo otto marzo e il nuovo sciopero delle donne cade in una fase in cui sì siamo ancora in pandemia ma  non è  la stessa  fase di due anni fa, del lockdown, due anni che hanno amplificato tutti gli attacchi di padroni, governo, di questo Stato borghese contro la condizione non solo di lavoro ma anche di vita generale delle donne in tutti gli ambiti, lavoro/non lavoro, famiglia,  il sempre più pesante scaricamento del lavoro di cura, le violenze i femminicidi, la questione dell’aborto…

Questo 8 marzo deve essere visto come una nuova occasione nella situazione oggettiva  che viviamo,  con le lenti di classe dell’analisi aggiornata che è giusto e necessario fare, in cui le donne/lavoratrici devono  rivendicare con forza il loro ruolo determinante nella lotta di classe, nella lotta contro la doppia oppressione che subiamo ogni giorno. In questo senso il discorso del collegamento delle lotte delle lavoratrici è importante. Le lavoratrici in questi due anni non sono state ferme o passive, in diversi posti di lavoro e realtà le lavoratrici hanno continuato a lottare e in alcuni momenti di lotta significativi, come lo sciopero generale dell’11 ottobre dei sindacati di base, in alcune città il protagonismo delle lavoratrici è stato ben visibile.

Oggi ci stiamo organizzando e stiamo lavorando per arrivare allo sciopero dell’8 marzo cercando di rafforzare questo collegamento delle lotte delle lavoratrici ma anche di estenderlo nelle forme in cui è possibile in questa fase. La nuova assemblea telematica che stiamo promuovendo per l’1 marzo prossimo si pone al servizio di tutto questo e  invitiamo a partecipare tutte le realtà delle lavoratici e delle donne che si organizzano e lottano per convergere unite nello sciopero dell’8 marzo. 

Uno sciopero che deve avere una doppia valenza e non perché lo si dice a tavolino o perché lo si cala dall’alto ma perché viene fuori da un lato dalla oggettiva condizione di oppressione che subiamo ogni giorno e dall’altro dalle azioni di lotta  che cerchiamo di  mettere in campo ogni giorno. Uno sciopero  potremmo dire  di lunga durata che ha una valenza strategica rivoluzionaria, che necessariamente deve mettere in discussione tutto fino alle radici di questo sistema borghese capitalista che ha nell’oppressione delle donne un suo cardine e una sua base, sistema che non può che essere rovesciato.

Le donne proletarie non possono chiedere spazi o miglioramenti in questo sistema perché è la condizione stessa che vivono che fa vedere che cosa si subisce ogni giorno e che per una vera liberazione e per una vera emancipazione per la maggioranza delle donne il riformismo è inconciliabile con la lotta delle donne proletarie che in questo sistema non hanno nulla da perdere se non tutte le catene…

Uno sciopero non solo sindacale, ma politico, ideologico inserito in un’ottica di costruzione/distruzione di lunga durata avendo i piedi per terra e non illudendoci in merito al percorso sicuramente non facile ma necessario e non rinviabile che si deve intrecciare con le battaglie quotidiane che si fanno a 360° in tutti gli ambiti. 

Le lavoratrici attraverso le lotte  prendono man mano coscienza di una condizione di attacco, di oppressione che dall’ambito lavorativi si allarga alla vita più in generale, ma ci si deve lavorare su questo e l’esperienza che facciamo tra le lavoratrici in cui interveniamo anche come compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario mostra come esse cominciano ad occuparsi anche di altre questioni, si occupano di violenza sulle donne, di femminicidi, si occupano di aborto… perché lo vivono sulla propria pelle.

Lo sciopero delle donne è questo, lavoratrici che scioperano sì per il lavoro o contro il non lavoro ma anche contro tutti gli attacchi che subiscono come donne.

Non si possono ridurre le lavoratrici solo alla vertenza da portare alle manifestazioni di NUDM come delle mere ospiti, lo sciopero delle donne è la lavoratrice/le lavoratrici che scioperano e scendono in piazza rivendicando una piattaforma di lotta che è a 360°, una piattaforma viva, che nasce dalle  lotte e dalle istanze delle lavoratrici e che interessa tutti gli ambiti.


L’appello è ad impugnare lo sciopero delle donne in questa ottica come arma da scagliare contro padroni, governo, questo Stato, questo sistema sociale capitalista.

22/02/22

Solidarietà con Rasha Azab

L’anno scorso durante il Festival del cinema del Cairo che si è tenuto dal 26 novembre al 5 dicembre,
sono uscite 7 testimonianze anonime sul blog “Daftar Hekayat” https://elmodawana.com/  che da tempo si occupa di denunciare anonimamente stupratori e molestatori, contro il regista egiziano Islam Azzazi accusato di stupri e violenze sessuali.
C’è stata una forte campagna di solidarietà sui social network con le sopravvissute e la direzione del festival ha cancellato la conferenza stampa del suo film.
Azzazi ha sporto denuncia contro 6 persone solidali con le sopravvissute, ad oggi l’unica ad andare a processo il 26 febbraio sarà la compagna egiziana, scrittrice, giornalista e attivista per i diritti umani Rasha Azab, con l’accusa di diffamazione e calunnia.
Dopo il processo de L'Aquila e quello a Torino, anche in Egitto la solidarietà femminista viene messa sotto processo.
Nonostante diverse donne abbiano testimoniato contro il regista, la procura non ha investigato e non ha aperto nessuna indagine sulle testimonianze di stupri e violenze sessuali nei suoi confronti. Invece ad andare a processo sarà la compagna Rasha che ha osato portare solidarietà.
E' evidente, cosi come accaduto in Italia che si vogliono zittire le voci delle donne che pubblicamente denunciano stupri e non aspettano che sia un Tribunale ad accertare le violenze.
In Egitto, il caso n. 222 dell'anno 2022 è il primo processo in cui viene denunciata una persona solidale con le sopravvissute da casi di stupro e violenze, dopo la pubblicazione di diverse testimonianze agghiaccianti.
Per portare solidarietà femminista usare l' #Solidarietà_con_Rasha_Azab


20/02/22

Saga Coffee - un risultato frutto della lotta - finisce il presidio al canto di "Bella ciao"

Salutiamo le operaie che da novembre erano in presidio. 
Partecipate all'Assemblea nazionale Donne/Lavoratrici del1°marzo ore 17,30, per raccontarci direttamente la vostra esperienza di lotta, link: https://meet.google.com/pyp-tnni-ttj


(Da Il manifesto) Hanno festeggiato cantando «Bella ciao» e abbracciandosi per la chiusura del presidio che andava avanti da quasi cento giorni.
Buona parte delle operaie e gli operai della Saga Coffee di Gaggio Montano (Bologna) torneranno presto al lavoro. Il 5 novembre la multinazionale italiana Evoca aveva annunciato la chiusura dello stabilimento che produce macchine da caffè per ufficio con il trasferimento della produzione a Bergamo.
Grazie alla lotta incessante e al lavoro della Regione Emilia-Romagna , ieri è stato approvato il progetto di reindustrializzazione di una nuova società partecipata dalle aziende Tecnostamp e Minifaber. La nuova società si è impegnata all’assunzione con contratto nazionale metalmeccanico di almeno 137 lavoratori entro i dodici mesi interessati dal ricorso alla Cigs per cessazione, indicativamente dall’1 marzo 2022. «Il piano industriale sarà fondato, spiegano i sindacati, sulla prosecuzione dell’attività di impresa e la continuità operativa del sito. Il numero dei lavoratori salirà a 150 nell’ipotesi in cui Invitalia dovesse confermare il proprio ingresso nella compagine sociale della Newco. A questo si somma la definizione di un Piano Sociale da parte di Saga Coffee con il ricorso alla Cigs per cessazione della durata di 12 mesi e un’integrazione giornaliera agli importi di cassa pari a 20 euro lordi e un sistema di incentivazioni all’esodo fino a 85.000 euro lordi».

19/02/22

Ieri alle manifestazioni studentesche - VERSO L'8 MARZO!

A MILANO

Dal report delle compagne del Mfpr
Oggi c'è stato il corteo degli studenti organizzato a Milano: questo arriva dopo le occupazioni di alcuni licei avvenute nei giorni scorsi.
Hanno gridato e spiegato la loro rabbia per una scuola inadeguata, una presa in giro che gli ruba il futuro.
Hanno parlato di di lotte da fare e come bisogna "cancellare"  tutte le brutture di questa società: la violenza di genere, il razzismo, il sessismo, l'alternanza studio/lavoro. 
Abbiamo volantinato e fatto un grosso cartellone che ha attirato l'attenzione, infatti è stato molto fotografato, siamo anche state intervistate.
(Rai 3). Alla fine il grosso cartellone è stato esposto presso T28(transiti).

A TARANTO

L'intervento di una lavoratrice al presidio/assemblea in piazza degli studenti.

Un forte saluto e solidarietà da parte delle lavoratrici dello Slai Cobas per il sindacato di classe e del movimento femminista proletario rivoluzionario.

Il governo parla di ritorno alla normalità, ma la normalità che vogliono lor signori è continuare a sfruttarci, nei posti di lavoro come nelle scuole. Si parla di ritorno alla normalità, per imporre il ripristino del vecchio modello di esame e del vecchio modello di scuola. Una scuola al servizio non degli studenti, delle studentesse, ma una scuola al servizio delle aziende, una scuola che non insegna ad appropriarsi di una coscienza critica, ma ad essere sfruttate e sfruttati in silenzio, a regalare ore di lavoro ai padroni, e spesso anche la vita.

La morte di Lorenzo poi di Giuseppe dopo pochi giorni non è stata casuale. Sono stati uccisi da questo modello di scuola, per questo modo di produzione fondato sullo sfruttamento. Sono vittime di questo sistema capitalista come tanti lavoratori e tante lavoratrici, come Laila EI Harim o Luana d’Orazio ad esempio, che nonostante avessero denunciato il malfunzionamento dei macchinari ai quali lavoravano sono state tenute in fabbrica con quei macchinari e quei ritmi di sfruttamento fino a morirne, perché per il sistema capitalista la sicurezza sul lavoro è un costo, così come la sicurezza nei luoghi di studio e sul territorio, così come la salute pubblica.

La Ministra Lamorgese si preoccupa della sicurezza delle manifestazioni, ma se ne frega della sicurezza degli studenti.

Per tutte queste morti non può bastarci il lutto, sono i padroni, questo sistema, il governo che li sostiene che devono pagare tutto! Ecco perché è importante questa iniziativa oggi qui, e tutte le manifestazioni degli studenti e delle studentesse che stanno attraversando l’Italia dal nord e al sud, e che questo Stato borghese non ha esitato a reprimere, manganellando studenti e studentesse, o ora cercando di perseguire i più attivi (li chiama “infiltrati”).

Ma gli studenti hanno tutto il diritto di fare cortei, presidi. Perché questa scuola non è la scuola che ti fa vivere, è la scuola che ti fa morire, non è la scuola che ti fa crescere e ti forma nella solidarietà, ma ti forma nell’individualismo e nello sfruttamento, ti educa alla sottomissione, alla competizione e all’ignoranza e non può essere riformata!

Per le donne poi questo modello di scuola mostra ancor di più la sua ipocrisia: le studentesse studiano, per poi uscire dalla scuola e trovarsi in una società in cui le donne sono le prime ad essere licenziate, sono le prime a essere precarizzate o a rischiare il posto di lavoro se aspettano un figlio. Una scuola che dovrebbe educare alla “convivenza civile”, alla “parità di genere”, e poi tace sulle molestie sessuali e le discriminazioni agite anche nella stessa istituzione scolastica, come accaduto a Cosenza ad esempio. Una scuola dove le donne, pur studiando di più rispetto agli uomini, hanno meno possibilità di emanciparsi, e quando escono dalle scuole vengono uccise ogni giorno, violentate ogni giorno!

La scuola è degli studenti e delle studentesse, non dei padroni !

Questa è una scuola che insieme studenti e lavoratori dobbiamo combattere per prendere nelle mani il nostro futuro!

Questa unità la dobbiamo far vivere da subito. A Taranto tanti lavoratori, lavoratrici sono buttati fuori dal lavoro, alcuni stanno lottando, ma serve la solidarietà.

COSTRUIAMO INSIEME A TARANTO L’8 MARZO. L’8 marzo è la giornata internazionale di lotta delle donne, non è un giorno di mimose, di rose e cioccolatini, è un giorno di lotta, perché per questa giornata tante operaie sono morte uccise!

PER PREPARARLA IL 1° MARZO VI SARA’ UN’ASSEMBLEA NAZIONALE ON LINE ALLE 17,30 - PARTECIPATE! il link è: https://meet.google.com/pyp-tnni-ttj