30/07/22

Marche e Civitanova terra di nuovi mostri - dopo Traini un altro orribile crimine razzista

  e con il presidente della Regione di Fratelli d'Italia ne vedremo altri

E c'è anche una schifosa componente maschilista: avrebbe osato rivolgersi alla "sua donna", alla sua proprietà...

Civitanova Marche. Ambulante ucciso a bastonate per un diverbio in strada

Viviana Daloiso sabato 30 luglio 2022

Alika, di origini nigeriane, aveva 39 anni e un figlio piccolo.

In città era conosciuto da tutti

È in corso una manifestazione della comunità nigeriana di Civitanova, proprio nel punto di corso Umberto dove ieri Alika è stato ucciso. Un centinaio di persone hanno affollato la strada, esibendo una foto della vittima e anche uno degli scatti dell’aggressione da parte di Ferlazzo. Una delegazione, tra cui la moglie della vittima Charity Oriachi è stata ricevuta in comune dal sindaco Fabrizio Ciarapica. Si respira tanta rabbia tra i manifestanti per la mancanza di reazione da parte dei cittadini presenti al momento dell’omicidio: nessuno infatti è intervenuto per trattenere Ferlazzo, mentre molti si sono limitati a a riprendere la scena con i telefonini.

C’erano tante persone, a passeggio, ieri pomeriggio presto, nel centralissimo corso Umberto I di Civitanova Marche. In un attimo la follia che nessuno avrebbe mai immaginato: un ambulante di origine nigeriane, Alika Ogorchuwku, sussurra qualche parola a una coppia di passanti, l’uomo – italiano – reagisce male. A questo punto scoppia una lite e quest’ultimo inizia a picchiare violentemente Alika, nonostante le urla e l’intervento di alcuni dei testimoni. Usa una stampella – apparteneva al giovane nigeriano, che in quella zona della città era una presenza abituale – come se fosse un’arma. E non si ferma, nemmeno quando la sua preda è a terra: gli salta sopra, lo colpisce alla tesa, gliela schiaccia contro l’asfalto.

Qualcuno ripete: «Così lo uccidi». È una scena terribile: Alika resta immobile sul marciapiede e vengono immediatamente allertate le forze dell’ordine. Che quando arrivano, assieme ai soccorsi, non possono fare più niente: l’ambulante è morto.

L’aggressore viene fermato poco dopo: racconta che Alika avrebbe fatto degli apprezzamenti sulla sua fidanzata, che ha perso il controllo. La violenza in risposta di una parola, una reazione che sembra diventata sempre più frequente in questa estate di aggressioni e risse in tante città italiane. Ma che qui, nel cuore delle Marche, pesa molto di più dopo i tanti episodi di razzismo contati nel corso degli ultimi anni, con l’attentato nella vicina Macerata del 2018 a firma di Luca Traini che è ancora una ferita aperta. Proprio un paio di mesi fa, sulle pagine di Avvenire, eravamo tornati a parlare di quei fatti: la Caritas aveva riferito di «un apparente momento di stasi, come il fuoco che cova sotto la cenere». Dove la cenere era la parvenza di solidarietà, arrivata con la guerra e la mobilitazione solidale per il popolo ucraino, il fuoco era invece l’intolleranza e spesso l’odio verso gli africani «di cui facciamo difficoltà anche solo a parlare. Essere buoni con gli ucraini è facile, essere attenti alle persone di colore molto più difficile» spiegava proprio il direttore della Caritas di Macerata, Lorenzo Cerquetella. Un’impressione confermata dalle associazioni che sul territorio si occupano di accoglienza e integrazione dei migranti, sempre meno coinvolte nei bandi, sempre più trascurate dalle istituzioni.

La comunità è sotto choc, i testimoni continuano a ripetere che Alika era benvoluto, che tutti lo conoscevano e che non aveva creato mai problemi: «Avevo seguito io alcune sue vicende, in ultimo quella dell’incidente stradale in cui era stato coinvolto e per cui andava in giro con quella stampella» spiega l’avvocato Francesco Mantella. Alika aveva 39 anni, era sposato con un figlio piccolo, viveva a San Severino ma si spostava spesso su Civitanova «perché diceva che in città c’erano le condizioni migliori di mercato, che lavorava bene lì. Era una persona educata, mansueta, non aveva precedenti di alcun tipo. E non aveva nemmeno problemi economici. Non riesco a capacitarmi di quanto è accaduto». La moglie si è precipitata in ospedale, disperata, accompagnata da alcuni conoscenti.

Don Vinicio Albanesi: "Razzismo e rabbia che si sfogano sui più fragili... i neri vengono accettati soltanto se fanno i lavori più umili.  Succede anche ai preti africani: c'è chi non vuole seguire la messa officiata da loro. Ci vuole cultura e fratellanza, a cominciare dallo Ius Scholae"

 "Razzismo e disprezzo per la vita, figli di un senso di onnipotenza malato, di una rabbia che si sfoga sui più fragili, sui disabili, contro chi ha la pelle scura, contro le donne". E' piena di amarezza la voce di don Vinicio Albanesi, fondatore della Comunità di Capodarco, il grande polo di welfare che dagli anni Settanta accoglie, in questa frazione marchigiana, eserciti di esclusi ed emarginati Tossicodipendenti e malati mentali, minori non accompagnati e vittime di tratta, rifugiati e immigrati.

Nella settimana dei martiri della rivoluzione indiana - rilanciamo il Dossier e la mostra sulle prigioniere politiche - richiedeteli a: mfpr.naz@gmail.com

 Compagne,

è in corso anche in Italia la celebrazione dei martiri della rivoluzione indiana che si realizza dal 28 luglio al 3 agosto in India, sulla base di un appello del Partito Comunista dell'India (Maoista), e a livello internazionale con le iniziative del Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.

Essa ricorda anche il 50esimo anniversario dell'uccisione di Charu Mazumdar leader della rivoluzione indiana dalla storica rivolta di Naxalbari e riferimento di essa fino ai giorni nostri, insieme all'altro grande riferimento del movimento comunista rivoluzionario e della via della guerra di popolo in India, Chatterjee.
La celebrazione è un atto di guerra e di azione a tutti i livelli del proletariato e delle masse popolari in armi in India, in lotta contro l'imperialismo e il regime fascista indutva di Modi.
Tra i martiri il Partito Comunista dell'India (Maoista) ricorda: la compagna Narmada (Uppuganti Nirmala), della segreteria del DKSZC, era in terapia per un cancro in stadio avanzato ed è stata catturata dal nemico. Ha perso la vita il 9 aprile 2022, privata di cure mediche adeguate, mentre combatteva contro la morte sotto custodia giudiziaria in un centro sanitario. La compagna Narmada era nata nel distretto di Krishna, Andhra Pradesh. Aveva 62 anni. Ha lavorato nel movimento rivoluzionario per più di quarant’anni. Ha diretto il movimento Dandakaranya e il movimento delle donne per più di trent’anni e svolto diverse responsabilità col suo talento multiforme. Inizialmente lavorava nel settore dell'editoria letteraria e successivamente si legò al movimento Gadchiroli. Fu una delle dirigente che sostenne il movimento Gadchiroli e si guadagnò la fiducia del popolo nella guida del partito nell’affrontare le molteplici forme di repressione nemica. Contrasse un cancro pericoloso e cadde nelle mani del nemico, ma dedicò imperterrita la sua vita al popolo oppresso e al movimento rivoluzionario fino al suo ultimo respiro. 
La compagna Aluri Lalita era compagna di vita del noto scrittore rivoluzionario Bhujangarao. Nata nel distretto di Krishna nell'Andhra Pradesh, aveva 76 anni. Apparteneva a una famiglia della classe medio-bassa. Era disposta a ogni sacrificio e dedicò la sua famiglia, i suoi figli, al movimento rivoluzionario. Rimase in clandestinità per dieci anni e adempì con grande determinazione tutte le responsabilità rivoluzionarie che il partito le diede. Lavorò all’edizione dell'organo ufficiale del movimento Dandakaranya 'Prabhat'. Fino alla fine la sua aspirazione fu servire la rivoluzione con grande dedizione come affidabile membro del partito. Il servizio reso alla rivoluzione dalla compagna Aluri Lalita è indimenticabile.

A questa grande e articolata iniziativa è legata la campagna internazionale in corso da tempo per la liberazione dei prigionieri politici nelle carceri indiane.

Sulle prigioniere politiche, sempre torturate, violentate sessualmente, stuprate dai militari nei modi peggiori, e tante uccise, il Movimento femminista proletario rivoluzionario dall'8 marzo ha realizzato una mostra e un dossier, che in questa settimana vengono rilanciati.
Questi materiali da un lato suscitano grande emozione, rabbia, dall'altro forza, orgoglio e volontà rivoluzionaria a seguire l'esempio delle nostre sorelle comuniste rivoluzionarie che, nonostante la triplice oppressione (di classe, di genere, di casta) più brutale, anzi, come dicono le compagne indiane, proprio per questa oppressione/repressione totale, scatenano la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione che spazzi via questo putrido mondo, e per questo sono considerate pericolose e perseguitate dal regime fascista di Modi e dalle sue forze ufficiali e illegali della repressione e degli assassini. 

Vi chiediamo di richiedere, far circolare, diffondere in tutte le forme questa mostra e dossier; siamo disponibili a sussidiare anche con la presenza diretta ogni iniziativa che si voglia organizzare di informazione e sostegno e pensiamo di preparare una manifestazione all'Ambasciata indiana a Roma per la seconda settimana di settembre


info: csgindia@gmail.com wa 3519575628

Movimento femminista proletario rivoluzionario 
mfpr.naz@gmail.com  WA 3408429376

27/07/22

Cosa contiene il nuovo Dossier: "Donne contro la guerra imperialista"

- relazioni del Mfpr e di Carla Filosa
° sul carattere di questa guerra in Ucraina
° l'attacco particolare economico, politico, ideologico verso le donne
° la battaglia delle donne nel teatro di guerra e nazionale

- il legame guerra imperialista e "guerra interna" 
° Interventi delle operaie e varie lavoratrici
La lotta delle operaie della Beretta (Trezzo/MI) -all'interno l'importante intervista
Dalle operaie della Pellegrini/Acciaierie d'Italia 
Una vittoria delle lavoratrici degli asili di Taranto
Dalle operaie della Montello (BG)
Dalle operaie indiane delle fabbriche dell'insalata
Testimonianza delle lavoratrici delle Poste
La battaglia delle precarie coop sociali di Palermo
Dalle lavoratrici delle scuole

° Dalle campagne e dai ghetti delle immigrate - da Campagne in lotta
° La battaglia No Muos oggi più che mai

il legame internazionale delle donne 
° Per la liberazione delle prigioniere politiche - India
° Con le donne in Usa - difendiamo il diritto d'aborto

- formazione rivoluzionaria delle donne 
° Per una critica alle posizioni antimarxiste di Silvia Federici

Piaggio - Grave infortunio ad una operaia - Immediato sciopero!

Alla PIAGGIO di Pontedera (Pi).
Grave infortunio sulla linea 6.
I responsabili pretendono di far ripartire immediatamente la produzione, gli operai reagiscono con lo sciopero e la manifestazione di fronte alla direzione.

Questa mattina, intorno alle ore 07.00, all'interno dello stabilimento, una lavoratrice con contratto a termine ha subito un grave infortunio a una mano sulla linea 6 in officina 2R. E' stata trasportata in ambulanza in ospedale e nei prossimi giorni sarà operata a Firenze.
A pochi minuti dall'incidente, i responsabili della linea, chiedevano agli operai di far ripartire subito la produzione senza che vi fosse minimamente chiarezza sulla causa dell'infortunio, con i colleghi ancora sotto shock.
La rabbia degli operai non si è fatta attendere e con i delegati presenti hanno dichiarato immediatamente sciopero. Gli operai sono usciti dal reparto invadendo viale 'Rinaldo Piaggio' fino all'ingresso della direzione.

26/07/22

E' pronto il Dossier sull'Assemblea Donne/Lavoratrici del 9 giugno su "Donne contro la guerra"


E' l'unica pubblicazione con la posizione politica netta e chiara delle donne, proletarie e rivoluzionarie sulla guerra in corso in Ucraina e la "guerra interna" di padroni e governo, con importanti interventi delle lavoratrici in lotta.

Richiedetelo, ve lo invieremo in Pdf.

MFPR

Quello che succede alla Beretta contro le operaie che lottano, contro le donne deve chiamare tutte le lavoratrici a farsi sentire!

Da la bottega del barbieri 

BERETTA: LA LOTTA DELLE OPERAIE CONTINUA E…

… e denuncia i piani di annientamento e il sindacalismo di comodo.

Un comunicato di SlaiCobas per il sindacato di classe

ELIMINARE IL COBAS… QUESTO AL CENTRO DEGLI APPUNTI SMARRITI DA UNA DIRIGENTE ALLA BERETTA DI TREZZO. LA MOBILITAZIONE DELLE OPERAIE SLAI COBAS SI CARICA ANCORA DI PIÙ. NELLO SCIOPERO DI GIOVEDÌ LOTTA E SOLIDARIETÀ CONTRO LA REPRESSIONE DEL PADRONE E DELLO STATO E PER LA DIFESA DEL POSTO E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO…

L’ASSEMBLEA HA DECISO CHE SI VA AVANTI. LE PROSSIME INIZIATIVE PARLANO A TUTTA LA FABBRICA

La mobilitazione delle operaie alla Beretta è una coraggiosa resistenza collettiva ai piani dell’azienda che le vuole cacciare dalla fabbrica. Racconta e contrasta pressioni e ricatti usati per alzare lo sfruttamento; la repressione antisindacale verso le delegate seguite come ombre dai capi terrorizzati; gli attacchi vigliacchi alle operaie in quanto donne, con improvvisi cambi di orario e di turno, per mettere in difficoltà le lavoratrici madri che hanno sulle spalle la produzione e l’assistenza; la complicità confederale, con accordi infami e il crumiraggio delle iscritte Uil, delegata compensata, con ore di straordinario per coprire le linee ferme per sciopero…

Due assemblee ci restituiscono l’immagine vera della Beretta, marchio di largo consumo che si è costruita un immagine commerciale familiare e accattivante.

La prima giovedì 14, delle operaie dipendenti dirette Beretta, iscritte Cisl e Cgil, che portano tutto il loro sfinimento, malessere ed esasperazione in assemblea e vengono totalmente ignorate dai sindacalisti. È la voce delle giovani operaie delle agenzie che denunciano le condizioni in cui vengono fatte lavorare, da capi tiranni che spesso le “fanno finire a piangere in bagno”, buttate sulle linee senza formazione a correre ad ogni costo, con i contratti che diventano sempre più corti: “ne hanno lasciate a casa molte ma non fate niente” e “hanno ragione le operaie dei Cobas a protestare”. Fino alle operaie delle camere bianche, usurate da una vita nelle celle a tagliare e movimentare a ritmi impossibili prosciutto dopo prosciutto. “Le malattie professionali ci stanno distruggendo, ci hanno usurate, dite sempre che dobbiamo portare pazienza ma non ce la facciamo più”.

L’altra assemblea giovedì 21, durante lo sciopero Slai Cobas per l’appalto Beretta, dove le operaie contestano l’azienda ma unite nella mobilitazione si danno coraggio a vicenda, nascono discussioni perché i punti di vista a volte non sono tutti uguali, ma si rafforza la fiducia tra le lavoratrici e nella mobilitazione.

Si è parlato dell’azienda, che sta usando il cambio appalto con gli accordi nascosti con la Uil, per arrivare a dire che non ci saranno più posti di lavoro in fabbrica per le operaie Cobas; uno sporco lavoro pianificato confermato dal foglio appunti smarrito da una dirigente (“…eliminiamo Cobas”) e con le previsioni produttive dell’appalto che si riducono via via verso la fine dell’anno; della importante Linea 1 che da lunedì non sarà più a disposizione delle operaie dell’appalto; dell’ultima porcata che è quella di mettere a giornata, unilateralmente e senza preavviso un gruppo di operaie mirate. Passare da turni a giornata significa ribaltare il precario equilibrio familiare, fra baby sitter e le corse a ritirare i figli, con l’obiettivo chiaro di mettere qualcuna nella condizione di mollare o comunque fargliela pagare perché lotta. Di cinque operaie a giornata, due delegate Slai Cobas;

di una operaia che coraggiosamente pochi giorni fa ha denunciato con il sindacato un capo Beretta (atteggiamento purtroppo presente da anni) che si è permesso di urlarle contro e di oltraggiarla in mezzo al reparto;

degli infortuni e delle condizioni di lavoro impossibili: dieci giorni fa un’operaia dell’agenzia ha fatto ripartire la macchina mentre un’operaia dell’appalto la stava sistemando rompendole un dito. I capi spingono a correre, e la formazione come dicono Beretta non la paga, e sulle linee le buste di salumi passano ogni giorni più veloci. E pochi giorni fa, un’operaia “che stava facendo pratica” con il traspallet ha travolto un banco di lavoro spingendolo contro le macchine, con un’operaia che si trovava sull’altro lato e che per un pelo non è rimasta schiacciata;

dell’azione complice della Uil, portata dall’azienda in fabbrica (uscita la denuncia di un capo che mesi fa minacciava le operaie “o togli la tessera Slai Cobas e ti iscrivi alla Uil o …”) per rompere il gruppo con una falsa alternativa clientelare e aziendalista, per poter gestire il cambio appalto con un sindacato di comodo.

Si è parlato dell’autoritarismo e dall’antisindacalità dell’azienda, che si sommano al clima fortemente maschilista diffuso in fabbrica: nessuna relazione sindacale e delegate guardate a vista per cercare di isolarle fisicamente, senza per altro riuscirvi. È di pochi giorni fa l’episodio di un capo che si è permesso strattonando una delegata, di metterle le mani addosso urlando “torna al tuo posto, vai via da qui”.

Si è visto come questo pesante clima in fabbrica contro chi lotta per difendere lavoro salario diritti, trova un parallelo nell’azione repressiva della magistratura contro delegati e dirigenti SiCobas e Usb accusati per aver lottato contro la moderna schiavitù e i furti delle cooperative.

Sono giorni intensi, i fatti si susseguono rapidamente e le risposte sono da costruire. Lo sciopero è un momento che ha reso evidente le contestazioni e la rabbia; ha creato l’occasione per una vera e propria assemblea informativa per tutte le operaie. Assemblea che ha deciso: si va avanti, con nuove mobilitazioni, per l’unità di tutte le operaie a partire dalla fabbrica.

In “bottega” cfr «Fratelli Beretta»: 30 operaie svelano… e Sciopero Beretta contro cambio appalto truffa

24/07/22

Intervista ad un'operaia delegata Slai cobas sc della Beretta di Trezzo - La lotta di queste operaie ha un valore generale che ci riguarda tutte


Come Assemblea donne/lavoratrici (ADL) un’intervista a S., un’operaia della fabbrica Beretta di Trezzo, successivamente all’assemblea telematica nazionale donne del 9 giugno sulla guerra in cui appunto alcune operaie Beretta hanno partecipato. 

Una parte delle operaie in appalto nel salumificio Beretta, organizzate con lo Slai Cobas per il sc, sono in lotta da mesi in difesa del posto di lavoro, per migliori condizioni contrattuali e oggi in particolare contro un grave accordo fatto dai padroni con la Uil che taglia il salario già basso colpendo diritti basilari come la maternità e chi si infortuna o denuncia gli infortuni.


Un accordo firmato sottobanco senza comunicazione alle operaie, che rappresenta il vero volto dei padroni e dei sindacato organicamente dannosi e asserviti ad essi come i confederali, e che costituisce un pericoloso precedente che si può estendere in altri posti di lavoro contro altre lavoratrici, la lotta di queste operaie è pertanto importante per tutte e tutti perché oltre all’aspetto della lotta sindacale ha anche una valenza sul piano politico/ideologico per quanto attiene alla lotta che come donne siamo chiamate a mettere in campo contro la condizione di doppio sfruttamento e oppressione che questo società capitalistica ci pone/impone.

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ADL: innanzitutto portiamo nuovamente solidali saluti a te e a tutte le operaie in lotta dalle lavoratrici e compagne che aderiscono e partecipano all’Assemblea Donne/Lavoratrici, con questa intervista vogliamo fare conoscere in modo più ampio la vostra attuale situazione e la lotta coraggiosa che appunto state mettendo in campo da mesi e verso cui in questi giorni stanno arrivando da più parti, da altre realtà di lavoratrici, collettivi, compagne… diversi messaggi di solidarietà e sostegno. Una lotta non facile ma necessaria e importante che in in questa fase si sta facendo contro l’accordo firmato dai padroni con la Uil che peggiora e attacca in modo significativo la vostra condizione di lavoratrici ma pone anche la questione della condizione che vivete come donne, rispetto a quanto accennavi in assemblea telematica in merito a tutte le oggettive difficoltà a gestire per esempio il lavoro di cura in famiglia, i figli… “difficoltà doppie, triple” essendo per la maggior parte anche donne immigrate che non hanno nessuna risorsa a parte il lavoro.

S.: innanzitutto questo accordo non ce l'hanno neanche fatto vedere interamente né ci hanno consultato, la parte che abbiamo visto riguarda il “premio annuale” che noi avevamo prima senza vincoli specifici ma era legato alla presenza, ancora prima era soggetto al fatto che se ti assentavi più di 15 gg di malattia e per maternità/congedi parentali non lo prendevi, infatti quante volte per esempio io l'ho perso, avendo due figli, per periodo di congedi parentali più lunghi.
Poi c’è stato appunto il premio legato alla presenza e solo le operaie che avevano meno di 18 mesi di lavoro non lo percepivano, ma ultimamente non erano tante queste operaie perché al massimo facevano 3/4 mesi di lavoro e se ne andavano quindi non arrivavano neanche ai sei mesi, noi questo premio lo prendevamo infatti ogni sei mesi, che comunque sia è una misura aggiuntiva nel salario che fa sempre comodo visto il carovita e l’aumento costante dei prezzi…ma adesso ci ritroviamo davanti un vincolo sul premio a mio avviso troppo brusco perché che sia un figlio piccolo che sta male, e questo può accadere spesso, o che stiamo male noi stesse si viene penalizzate in modo più forte, si mette dentro questo accordo una penalizzazione sulla fruizione della maternità/congedi parentali/malattia bambino a brevissimo termine contro di fatto la maggioranza delle operaie perchè
al 90% siamo mamme …

ADL: ma questo accordo come penalizza nel concreto la maternità?

S.: siccome questo premio è ogni tre mesi di circa 200 euro se fai un giorno di assenza ti tolgono 50 euro, se ne fai due 100 euro, in pratica se continui non lo prendi più, se è fortunato a non stare male l’unico a prenderlo sarebbe l’operaio magazziniere, ma anche lui prende tante volte la paternità perché la moglie lavora e si devono alternare quando i bambini hanno qualche problema.

ADL: ma voi siete a maggioranza donne in questa fabbrica? E quante siete?

S.: si nel mio reparto siamo tutte donne a parte questo operaio magazziniere, noi dell’appalto siamo 48/50, in totale arriviamo forse a 400 operaie tra dirette e in appalto.

ADL: questo accordo dei padroni fatto con Uil riguarda tutte le operaie della fabbrica?

S.: no riguarda solo noi operaie che siamo in appalto, e questo è una discriminazione perchè le operaie dirette hanno un premio di circa 700 euro che non ha comunque questo tipo di vincoli così stringenti, anche se si assentano per malattia i criteri posti al raggiungimento della curva della malattia per una diminuzione del premio non sono come questo accordo firmato ora con la Uil che è un sindacato che rappresenta una minoranza delle operaie, pochissime operaie, ma adesso questo accordo deve valere per tutte, in Beretta c’è anche Cisl e Cgil ma i confederali li senti parlare e capisci la loro vera natura, mi cambiavano le parole quando ho parlato con alcuni di loro… prima di incontrare lo Slai eravamo Cisl, nelle assemblee si capiva ben poco o si mettevano ad urlare se parlavamo…
Abbiamo poi conosciuto lo Slai Cobas sc, si capisce quando un sindacato vuole fare davvero qualcosa in difesa dei lavoratori sia nelle parole che nei fatti anche se non sono facili.

ADL: quindi in questa fabbrica ci sono reali differenze contrattuali, salariali ecc tra le operaie cosiddette dirette, voi in appalto e le interinali ma a parità di mansioni?

S.: di fatto si a parità di mansioni, anzi forse noi operaie dell’appalto per ceri versi facciamo anche di più, ma vi è qui una logica di sfruttare di più e pagare di meno.

ADL: ci spieghi meglio la vostra mansione, questa è una domanda che ci è stata posta anche da lavoratrici di altri settori

S.: noi dell’appalto siamo nel reparto imballaggio dove sulla linea passano le buste con i salumi che si comprano nei supermercati, queste buste arrivano da vari nastri dalla camera bianca dove vengono affettati e confezionati i salumi, in queste buste si deve apporre la data di scadenza, dopo che le buste passano nel metal detector e nell’etichettratice ritornano a noi attraverso i nastri e iniziamo a metterle nei cartoni, tipo 8/10 buste a cartone, chiudiamo, mettiamo l'etichetta sul cartone e poi mettiamo sui bancali, facciamo turni di 7,30 ore perché non c'è la mensa però veniamo pagate per 8 ore.

ADL: alcuni anni fa come compagne Mfpr abbiamo fatto un’inchiesta tra le operaie della Fiat di Melfi in particolare sull’aspetto della salute e sicurezza che accanto ad aspetti più generali che riguardavano tutti gli operai ha fatto emergere anche aspetti specifici che incidevano in termini alquanto negativi sulla salute delle operaie. Come incide il vostro lavoro sulla vostra salute e condizione più generale di vita?

S.: il nostro lavoro è molto usurante soprattutto per le mani e la schiena perché sei sempre lì a sfogliare le buste e a chiudere i cartoni, dobbiamo fare movimenti rapidi, alcune di noi sono state operate al tunnel carpale, ma emergono anche problemi frequenti alla schiena, io alcune settimane fa per esempio ho dovuto fare una risonanza magnetica, non tanto per lo stare in piedi ma per i movimenti continui per cui non abbiamo il tempo per stare attente a come ci appoggiamo per esempio…facciamo due turni, mattina e pomeriggio, facciamo due pause, una da 10 minuti e una da 20 minuti… per il covid le mascherine ce le danno giornalmente ma non ci hanno mai fatto fare tamponi neanche nei momenti più rischiosi in cui ci sono state molte assenze di malattia, soprattutto nelle camere bianche dove si affettano i salumi, ma c’è stato un atteggiamento da parte dell’azienda di coprire diciamo…

ADL: secondo te sono bastevoli queste pause? Le operaie della Fiat si lamentavano tantissimo sulla breve durata delle pause, alcune dicevano non abbiamo neanche il tempo di andare in bagno a volte lontano dai reparti che la pausa finisce, a maggior ragione se abbiamo il ciclo…”

S.: si in teoria diciamo che è così per noi operaie, precedentemente la prima pausa era di 5 minuti … diciamo che siamo passate da una situazione di più elasticità ad una situazione attuale in cui i nuovi capi ora fanno controlli più pressanti sui minuti, abbiamo visto che segnano quando usciamo e quando entriamo…

ADL: vi siete dunque organizzate, almeno una parte di voi, con lo Slai Cobas per il sc decidendo di iniziare una lotta in difesa del posto di lavoro per contrastare il peggioramento della condizione lavorativa, l’attacco a diritti basilari e sacrosanti, per l’assunzione diretta di tutte contro un sistema di appalto che ha portato anche a questo accordo padroni/Uil peggiorativo e ulteriormente discriminatorio che divide di fatto e di più le operaie anche in termini di lotta… ce ne parli?

S.: in questo momento la cosa che ci preme di più è la chiarezza perché comunque sia stanno facendo tantissimi cambiamenti e non sappiamo quanto durerà perché quello che si sente dire è che di fatto non c'è posto di lavoro, la speranza è di toglierci dal sistema di appalto ed essere internalizzate ma non è affatto facile e anche lì ci sono problemi, cioè per le operaie assunte dirette… per esempio vedi la questione della formazione, noi avevamo chiesto di far fare formazione alle operaie nuove assunte prima di metterle alla linea di produzione, questo non è mai avvenuto, pochi giorni fa si è fatta male una ragazza perché un operaia nuova ha acceso una macchina mentre la ragazza aveva ancora le mani sotto… ho detto su questo chiaramente come la pensavo, io sono delegata Slai, ma il responsabile di reparto ha risposto “guarda che a noi la formazione mica ce la pagano”.
Ho detto “ noi non possiamo contemporaneamente farci carico dei nuovi assunti per spiegargli la mansione, perché noi dell’appalto facciamo la formazione a chi viene assunto diretto, mentre stiamo già lavorando, è rischioso, dovete far fare solo l’affiancamento senza metterci in linea, non è un problema nostro che non vi pagano la formazione, ma così non è possibile, così rischiamo tutte e tutti sia i nuovi assunti che i vecchi…” , alla fine è successo realmente quello che temevamo, un’operaia si è infortunata e poi è andata in ospedale, è chiaro che a chi come me è delegato sindacale si tende a non dare tante informazioni su questi fatti ma in generale su questa questione degli infortuni diciamo che c’è l’atteggiamento di intimidire le operaie o ridimensionare gli eventuali infortuni…

ADL: Nell’inchiesta fatta alla Fiat di Melfi emerse anche tra le operaie da un lato il fatto che in quella fabbrica le delegate sindacali donne erano pochissime ma anche le difficoltà che le delegate donne appunto avevano con i capi reparto e non solo circa un trattamento diverso rispetto ai delegati uomini che aveva anche aspetti discriminatori e sessisti in alcuni casi… questo accade anche in altri posti lavoro e soprattutto se si è in lotta con sindacati più conflittuali e di classe.

S.: sarà perché ho un carattere abbastanza forte e non mi faccio intimidire però sì ho notato dei cambiamenti diversi verso chi inizia a rivendicare i propri diritti e lotta, vedi i capi, chi fa i controlli… ma lavoriamo ogni giorno secondo quello che ci spetta... quello che si deve fare si deve però portare avanti…

ADL: avete in questo ultimo mese fatto delle iniziative di lotta, scioperi, ce ne parli?

S.: Abbiamo fatto due scioperi indetti dallo Slai davanti i cancelli della fabbrica, se da un lato non ci hanno portato a dei risultati immediati con i padroni la cosa importante è stata però l’unità delle operaie, l’incoraggiamento verso la lotta perché eravamo tutte insieme quelle iscritte allo Slai, all’inizio alcune operaie avevano paura di scioperare, questo ci ha dato coraggio e proprio la scorsa settimana siamo andate davanti agli uffici a chiedere risposte concrete e immediate rispetto alla cooperativa dove eravamo assunte precedentemente in merito al TFR e alle ferie non fruite. All'inizio c'è stato una specie di blocco da parte del vigilante della sicurezza che ci diceva che non era lì che dovevamo andare ma in cooperativa ma non ci siamo mosse, abbiamo chiesto che venisse a parlarci il responsabile dell’azienda con cui il nostro Coordinatore ha fatto alcuni incontri. Il fatto che siamo state ferme ha portato il responsabile a presentarsi , gli abbiamo posto le nostre richieste e dopo circa due ore mi è arrivata la mail con tutte le spiegazioni che avevamo chiesto, nessuno prima ci aveva mai ricevuto, questo vuol dire che l’unità delle operaie, di questo gruppo di operaie che non si fa intimidire è importante e a qualche cosa porta, chiaramente è difficile… c’è sempre quella pressione che porta alcune operaie ad avere paura… adesso questa nuova azienda, nel cambio di appalto, ha fatto il giochino di di non fare la trattenuta della tessera sindacale Slai, ho dovuto distribuire i fogli per l’iscrizione e parlando per esempio con una operaia mi diceva “ con tutto quello che sta succedendo non lo so se voglio reiscrivermi al sindacato, il lavoro mi serve”, le ho risposto “ma a tutte noi serve questo lavoro ma se stiamo combattendo non stiamo combattendo per stare a casa, stiamo combattendo per andare avanti, per i i nostri diritti, niente di più niente di meno!”.

ADL: sì anche a Palermo con le precarie che si occupano di assistenza scolastica verso gli studenti disabili o a Taranto con altre lavoratrici dei servizi le Coop Sociali o gli Enti hanno posto in alcuni casi ostacoli non volendo riconoscere l’iscrizione di queste precarie allo Slai Cobas sc, questo succede anche in altre fabbriche o settori in particolare verso i sindacati di base, ma si sono fatte lotte proprio come state facendo voi anche in questo senso contro padroncini, aziende, denunce anche contro gli stessi sindacati confederali che sono complici tante volte con i padroni… l’unità ferma delle operaie, delle lavoratrici è molto importante, la battaglia anche tra le stesse lavoratrici che i padroni tendono sempre a dividere, la sfida giusta e necessaria che si mette in campo con coraggio…

S.: noi siamo a maggioranza immigrate, più ricattabili, io sono da 19 anni in Italia, da 18 lavoro in Beretta

ADL: hai detto non abbiamo nessuna risorsa a parte il lavoro che abbiamo che per noi donne in particolare è importante e non solo in termini di indipendenza economica che già di per sé è un aspetto necessario, siamo le prime a essere licenziate, precarizzate, iperprecarizzate in questa società in cui viviamo e la pandemia ha fatto emergere ancora di più questo aspetto, abbiamo sulle nostre spalle tutto il carico del doppio lavoro, del lavoro di cura, del lavoro domestico, questo governo, questo Stato borghese non fa assolutamente i provvedimenti giusti e necessari per la maggioranza delle donne su questi aspetti, abbiamo detto più volte nei volantini, nelle denunce fatte come Mfpr e all’interno dell’Assemblea donne/lavoratrici che per questo Stato dobbiamo essere come delle supplenti in merito al lavoro di cura, ci accusano di non mettere al mondo figli, si attacca il diritto di aborto, il diritto alla libera scelta delle donne in un clima di “moderno medioevo” che avanza, vedi oggi gli Stati Uniti, e poi se mettiamo bambini al mondo non possiamo camparli, siamo costrette a lasciare il lavoro o ad accontentarci di mezzi lavori perché spesso non abbiamo i soldi sufficienti per pagarci babysitter o asili nido privati, visto i tagli delle risorse costanti da parte dei governi al potere sui servizi, sulla scuola … e oggi ancor di più con l’aumento delle spese militari per la guerra interimperialista in Ucraina… cosa vuoi dire in merito?

S.: si è così… diverse operaie purtroppo devono pagare la babysitter se no non possono andare materialmente al lavoro, di fatto perdi mezzo stipendio così, ma ci sono operaie che invece si assentano, prendono la maternità, congedi parentali perché come mi diceva proprio in questi giorni una operaia tra pagare una babysitter 10/12 euro l’ora e stare io a casa allora sto io a casa tanto lo stipendio si azzera lo stesso… praticamente neanche ci conviene venire al lavoro”, ora con questo accordo fatto è ancora peggio intaccando la maternità, praticamente si annulla il premio perché non hai scelta o vai a lavorare e non sai a chi lasciare i bambini o stai a casa ad accudirli rassegnandoti per certi versi a rinunciare al premio.

ADL: infatti in questo senso la lotta che state mettendo in campo è sicuramente non facile ma ha un valore alquanto importante, quando abbiamo scritto la lotta delle operaie della Beretta è di tutte “se lotta una lottano tutte” è perché l’attacco a diritti come la maternità costituisce un vero e proprio pericoloso precedente che si può estendere anche in altre fabbriche e posti di lavoro contro altre operaie/lavoratrici ma è grave anche possiamo dire anche sul piano politico/ideologico perché entra nel merito del cuore della condizione della donne lavoratrici/proletarie, quello della produzione/riproduzione in questo sistema capitalistico e del ruolo a cui ci vuole incatenare questa società in cui viviamo… ecco perché questa lotta dobbiamo sentirla anche come nostra…
Quando vi siete collegate all'assemblea telematica del 9 giugno che aveva come tema principale la guerra e il ruolo che noi come donne/lavoratrici dobbiamo e vogliamo avere nella lotta più ampia che se anche parte dai posti di lavoro si estende a tutti gli aspetti di attacco e oppressione della nostra vita, abbiamo detto che se anche questa guerra, su cui non possiamo affatto parteggiare per nessun imperialismo, non l’abbiamo “dentro casa in armi” il governo attuale di Draghi ce la sta scaricando con tutti i suoi costi economici e sociali e doppiamente possiamo ben dire su di noi donne proletarie

S.: sentivo ieri sera il discorso di Conte relativamente alle scelte che dovevano fare in merito alla votazione o meno del decreto sugli aiuti … da settembre dovremo in pratica decidere se pagare le bollette o fare la spesa perché ci stanno costringendo a fare questa scelta per non parlare se ti capita un problema di spese di altro genere come il mutuo o l’affitto della casa o improvviso come può essere un guasto alla macchina che mi è capitato da poco o per esempio il problema delle spese scolastiche dove ti dicono “contributo volontario” ma non è mai un contributo volontario quello che ti chiedono a scuola per la frequenza dei tuoi figli, di fatto è obbligatorio se no vengono esclusi da alcune cose … quindi certamente è importante lottare come donne anche contro tutto questo.
Una collega dell’Ucraina che ha i genitori dove ci sono i bombardamenti, raccontava che era terribile vedere la propria casa distrutta dalle bombe, è pesante già vederlo nei film figuriamoci viverlo!
Una collega albanese come me mi raccontava di essere nata nel 1997 quando in Albania scoppiarono disordini e rivolte popolari per le difficili condizioni in cui si viveva e si aprirono i depositi delle armi, io allora facevo la terza media, era una situazione terribile, non si poteva uscire di casa, perché c’erano scontri armati, era come una guerra, ci sono stati feriti e morti… in effetti oggi c’è come una sorta di rassegnazione anche se non si è d’accordo sulla guerra.

ADL: il governo guerrafondaio Draghi asservito agli Usa/Nato ha messo in campo con tutti i mezzi un’azione di propaganda su questa guerra a sostegno del governo Zelenski come giusta e necessaria, con una azione anche vergognosa peraltro di strumentalizzazione della questione dei profughi ucraini e con particolare riferimento alle donne ucraine usate di fatto per la propaganda guerrafondaia, mentre degli altri profughi che scappano dalle guerre che vi sono in altri paesi del mondo, che arrivano per esempio dall’Africa, che muoiono nel mare Mediterraneo, ormai un vero e proprio cimitero, non c’è la stessa “sollecitudine”

S.: a tal proposito quando durante la manifestazione che abbiamo fatto l’8 marzo scorso si denunciava questa guerra una collega marocchina si indignava facendo riferimento per esempio alla guerra contro il popolo palestinese di cui non si parla o di altre guerre su cui c’è il silenzio da parte del governo o dei telegiornali… ma riguardo ai profughi di serie A o B che pone il governo e di cui si è parlato in assemblea il 9 giugno, questo per esempio si vede anche in fabbrica dove siamo operaie di diverse nazionalità… quando abbiamo fatto l’ultima protesta agli uffici le operaie che sono in fabbrica da tanti anni hanno chiesto perché non si fanno più assunzioni e la risposta è stata vaga sui criteri, dovrebbe essere in primis quello dell’anzianità di servizio, ma quel responsabile ha dato poi una risposta emblematica “ eh ma comunque il mercato è libero” , quindi non esistono diritti contrattuali come l’anzianità poi ha cercato di rimediare ma la sostanza quella è dei padroni… un'operaia gli ha risposto “ ma noi non siamo oggetti…” , non so se sia un caso che tra le operaie dirette ci siano più italiane, noi in appalto da anni spesso abbiamo formato le operaie internalizzate ma siamo rimaste sempre in appalto, comunque la verità è che cercano sempre di tenere divise le operaie.

ADL: siamo state veramente contente per la vostra partecipazione all’assemblea donne/lavoratrici che organizziamo da più di un anno ormai e che si è rivelata man mano uno strumento utile per metterci in collegamento tutte, come lavoratrici, precarie, compagne … pensiamo che le lotte che facciamo siano ancora più importanti in questa fase in cui sebbene siamo in difensiva sul piano dei rapporti di forza sono e devono essere come si diceva elemento di disturbo e di contrasto, e a maggior ragione in questa fase, contro un governo come l’attuale Draghi più che guerrafondaio, che sta mettendo soldi per le armi e spese militari togliendoli al lavoro, ai servizi, alla scuola, alla sanità…
“Se lotta una lottano tutte” vuole dire collegarsi, sostenersi e incoraggiarsi reciprocamente, unire le nostre forze anche se viviamo e lottiamo in città e posti di lavoro o realtà diverse perchè l’attacco di padroni e governo seppur in forme diverse è comune, significa estendere la conoscenza delle lotte che le donne proletarie fanno in questo paese contro la congiura del silenzio messa volutamente in atto spesso dai massa media asserviti o dai sindacati confederali organicamente dalla parte dei padroni e padroncini e del governo … in questo senso la campagna di solidarietà che abbiamo lanciato a sostegno della vostra lotta vede a parte i messaggi tutti importanti anche azioni concrete come volantinaggi infosolidali, attacchinaggi di una locandina che vuole dare voce alla vostra denuncia e lotta, a Palermo per esempio le compagne hanno portato un volantino e la locandina tra gli operai dei Cantieri Navali perché è giusto e necessario che sappiano della lotta che stanno facendo le loro sorelle di classe e da cui possono prendere esempio, vedi la questione infortuni, sicurezza sul lavoro per esempio ecc

S.: le altre operaie sono state molto contente dei messaggi di solidarietà che ci avete mandato, alcune si sono proprio emozionate, e dicevo loro vedete che non siamo sole, sembra che non stiamo facendo niente ma invece non è così…, da quando abbiamo fatto quell’assemblea il 9 giugno ti dico sinceramente che mi sento più incoraggiata, è vero che io personalmente attraverso l’esperienza sindacale di delegata ho imparato in questo anno e mezzo un sacco di cose, ho scoperto diritti che non è che pensavo di non avere ma che non potevo metterli in pratica diciamo quindi adesso mi sento più forte, certo ce n'è ancora di strada da fare ma questo mi dà la forza anche di parlare con le mie colleghe, di spiegare la situazione e di andare avanti, intimorirsi non aiuta, se teniamo testa magari possiamo andare avanti e forse riuscire…
Avevamo ora pensato di fare un’assemblea cittadina a Trezzo a cui invitare tutte e tutti… vi faremo sapere. Saluti a tutte voi!

ADL: certamente… restiamo collegate! Se lotta una lottano tutte! 

Mostri schifosamente razzisti - Massima solidarietà alla coraggiosa donna!

"Le ha strappato il burqa dal volto, poi l'ha strattonata e spinta fuori dal treno intimandole di non provare a salirci più: "La gente come voi qui non ci deve stare"

E' successo il 15 luglio alla stazione di Calenzano (Firenze) dove una donna, di origini marocchine e al settimo mese di gravidanza, si trovava in compagnia del figlio di 11 anniIl fatto è avvenuto davanti a molti testimoni tra cui il capotreno. La giovane mamma, che ha denunciato il fatto alla Polfer, accompagnava un altro figlio di 11 anni che è scoppiato a piangere. La donna ha poi preso un altro treno ed è scesa alla stazione di Campo di Marte a Firenze dove ha sporto denuncia alla polizia ferroviaria. L'aggressore, un pendolare che tutti i giorni prende lo stesso treno per recarsi a Firenze al lavoro, è stato individuato e all'indomani è stato bloccato dagli agenti.

QUESTO MOSTRO SCHIFOSO, RAZZISTA NON DEVE POTER CIRCOLARE!
TUTTO IL NOSTRO SOSTEGNO ALLA DONNA!
Mfpr 

20/07/22

Lottare non è reato! Massima solidarietà dalle lavoratrici ai compagni del Si.Cobas e Usb arrestati - Liberi subito!

Ieri sono stati arrestati 4 dirigenti nazionali e delegati del Si.Cobas e 4 dell'Usb per lotte, scioperi e vertenze per ottenere migliori condizioni salariali e di lavoro, portate avanti negli anni.

Questa repressione è molto grave perchè mette in discussione il diritto di sciopero e di lotta, il diritto a chiedere aumenti salariali e fare vertenze, il diritto di organizzarsi nei sindacati di base. 

Se passano questi arresti, è un attacco a tutti i sindacati di base e a tutti i lavoratori e lavoratrici, a tutti i residui nostri diritti.

Questi arresti, gravi anche per le motivazioni con cui sono stati fatti, sono interni al clima da guerra in corso avviato dal governo Draghi, per cui le lotte proletarie fino al dissenso democratico, non sono legittime e devono essere messe a tacere, per imporre forzatamente consenso all'azione criminale, guerrafondaia, al servizio dei padroni nazionali e internazionali. 

Non dobbiamo permetterlo.

Chiamiamo tutte le lavoratrici alla solidarietà e a partecipare alle iniziative 

Lavoratrici Slai cobas sc 
Assemblea Donne/Lavoratrici

SOTTO UNA PRIMA INFORMAZIONE 

*****

ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS E ATTIVISTI DEL USB

UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.

All’alba di stamattina (ieri), su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari e ad altre misure repressive 6 compagni del Si.coabs e 2 dell'USB.

Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.

È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

19/07/22

Solidarietà alle operaie della Beretta di Trezzo da NUDM Marche


Dalle Marche tutta la nostra solidarietà va alle compagne della Berretta di Trezzo in lotta. Rilanciamo l’opposizione e la lotta alle criminali politiche padronali  a partire dal cuore pulsante del movimento reale: la classe operaia! Siamo convinte che la lotta concreta  delle donne  contro la cultura e le pratiche patriarcali negli spazi e nei movimenti politici e sindacali  che attraversiamo sia un percorso obbligato per gettare i semi di una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento, perché lotta di classe ed emancipazione dal patriarcato devono essere ogni giorno una comune lotta. Forza compagne non siete sole! 
Ylenia per Nudm T Marche

16/07/22

La battaglia delle lavoratrici asili di Taranto riceve saluti e... una domanda

E MAIL ARRIVATE O PUBBLICAZIONI

1) Una rivista di donne nazionale: https://www.donneierioggiedomani.it/vittoria-delle-lavoratrici-degli-asili-di-taranto

2) SOLO LA LOTTA COERENTE E DETERMINATA PAGA! E ORA SI VA AVANTI!
DA PALERMO UN FORTE SALUTO ALLE LAVORATRICI E LAVORATORI DEGLI ASILI COMUNALI DI TARANTO!
Precarie SLAI Cobas sc Palermo/Sicilia
4) Alice Castiglione (Una compagna giornalista, artista che ha partecipato quasi sempre alle nostre assemblee nazionali on line donne/lavoratrici)
 
Ho una domanda, scusate la mia ignoranza
perché invece di chiedere di lavorare tutto l'anno e quindi non avere materialmente tempo per prendersi cura di se e godere di un meritato riposo,
non si punta all'aumento del salario orario come misura integrata alle 5 ore richieste nell'elenco sopra?
Scusate se la mia domanda puó sembrare sciocca, ma penso che chiunque abbia bisogno di staccare la spina, soprattutto se si fanno dei lavori che richiedono tante energie come quello in asilo.
Grazie a chi vorrá rispondermi
UN SALUTO A TUTTE LE LAVORATRICI DEGLI ASILI COMUNALI DI TARANTO.

BREVE RISPOSTA
la tua domanda è seria, ed è bene affrontarla in una prossima Assemblea Donne/lavoratrici - che si terrà non prima di settembre (ora sta uscendo un dossier con gli interventi dell'ultima importanta Assemblea del 9 giugno su Donne e guerra).
Detto questo solo alcune brevI note:
- la battaglia per gli aumenti del salario, che noi, e insieme ad altre realtà del sindacalismo di base di classe e combattivo e realtà sociali di lotta, sosteniamo da tempo - è una battaglia che per avere un effettivo risultato deve essere nazionale o almeno cominciare in alcune significative realtà lavorative, sia di fabbriche, servizi, ecc.; questa rivendicazione è nella piattaforma dell'Assemblea proletaria anticapitalista (come lo era in quella del Patto d'azione) e la riprenderemo nell'assemblea in presenza che terremo a Roma il 17 settembre;
- lotta per il lavoro e lotta per il salario non sono in contraddizione, nè alternative; quando il lavoro è ultraprecario - come appunto quello delle lavoratrici degli asili, che ad ogni passaggio di appalto rischiano, che è di appena 3 ore al giorno, e, appunto, per due mesi si sospende (che in termini di salario vuol dire in realtà 3 mesi, visto che il primo stipendio lo prendono ad ottobre, anche se ricominciano il lavoro il 1° settembre) - la lotta per un lavoro continuativo e più consistente è la battaglia più immediata perchè aumenti il salario delle lavoratrici (per quanto aumento salariale con una lotta puoi ottenere, con 3 ore di lavoro è sempre una miseria);
- negli asili a Taranto, ci stiamo già battendo per aumenti salariale, per ora nella forma di indennità, a fronte di un carico di lavoro maggiore in questi anni di covid - ma non è facile e aver imposto un relativo stop alla sospensione del lavoro in estate, rende più deboli le controparti e più forti le lavoratrici;
- il "meritato riposo", "staccare la spina", ti assicuro che le donne lo vogliono soprattutto nel lavoro in casa, per la famiglia; perchè il lavoro fuori (e nel caso di lavoratrici precarie stiamo parlando, purtroppo, appunto di pochissime ore) è fatto sì di fatica, ma soprattutto per le donne è fatto anche di collettività, di affrontare insieme i problemi, di uscire dall'isolamento a cui ti porta la casa, di possibilità di momenti gioiosi di lotta - le energie, le donne le consumano da sole più in casa e al "servizio" della "maledetta" famiglia.

Ma hai posto un problema e ne parleremo.
Un abbraccio
MFPR