12/05/26

Electrolux - Con le combattive operaie della Electrolux - Il posto di lavoro non si tocca!

Dedichiamo oggi ORE 12 Controinformazione rossoperaia a questo nuovo attacco all'occupazione delle operaie e operai - Ma come? La Meloni il 1° Maggio non ha sbandierato il "Decreto lavoro" come occupazione delle donne?

Operaie della Electrolux nello sciopero delle donne dell'8 marzo 2017

11/05/26

Presentazione dell'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj" - Da Milano una bella e coinvolgente presentazione che incoraggia

La presentazione dell'opuscolo a cura delle compagne del mfpr si è tenuta il 5 maggio c/o la Libreria Les Mots.
Invitiamo a richiedere l'opuscolo, ma anche ad organizzare insieme altre presentazioni in altre città; come ha detto una compagna delle Marche: "quanto sarebbe utile riportare anche qua, soprattutto fra le operaie, il pensiero e il percorso di lotta della Kollontaj". Ecco, riuscirci sarebbe importantissimo.
Per contatti: mfpr.mi1@gmail.com - WA 3339415168
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DALL'INFORMAZIONE DALLE COMPAGNE DI MILANO
Le compagne e i  compagni intervenuti sono rimasti sorpresi nello scoprire il piccolo scrigno della Libreria di cui non conoscevano l'esistenza. Prima dell'inizio della presentazione si sono dilettati nel curiosare tra gli scaffali della libreria e hanno scoperto che si tratta di una libreria "particolare" per la selezione di libri di cui, in molte librerie, non c'è traccia alcuna.
La presentazione ha avuto una buona accoglienza, non scontata perchè il pubblico presente sa essere severamente critico, quindi si è trattato di una presentazione veramente importante e ci deve incoraggiare nell'andare avanti.
    Gli applausi entusiasti dopo ogni intervento e il commento: "Avete saputo coinvolgerci, convincerci".
In tante/tanti non sono riusciti, purtroppo, a partecipare essenzialmente per motivi di lavoro. In tanti hanno tenuto a comunicarcelo tempestivamente.
 Le compagne hanno preso sia l'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj" che le "Conferenze sulla liberazione della donna", evidentemente ormai incuriosite e con la voglia di approfondire. (Per esempio, per mancanza di tempo ci è stato chiesto in un momento successivo di poter chiarire meglio la corrispondenza tra prostituta e casalinga)
Anche un intervento critico è risultato positivo perche nel sottofondo sta quella critica al leninismo per cui Lenin e la rivoluzione d'ottobre sono visti come potere coercitivo dall'alto, che si esercita attraverso il partito, che trascura le donne, i contadini ecc... Questa visione che  emerge ogni tanto abbiamo già potuto analizzarla in passato, essa appartiene in maniera netta e chiara a buona parte del movimento milanese che, attraverso vari passaggi, ha finito con lo sfociare, ad esempio, nei no-wax. Non mancheremo di approfondire meglio.

Riportiamo alcuni pareri/commenti che ci sono pervenuti anche in forma scritta 
"Ci aspettavamo una presentazione barbosa e invece siamo rimaste piacevolmente sorprese e abbiamo scoperto cose che non conoscevamo"
 " Il 5 maggio del 2026, come ogni mattina percorro a mente i vari momenti della giornata che ha inizio e nulla lasciava (NdR) presagire che sarebbe stata  "una giornata particolare"
Alle 18.30 con l'invito della compagna Antonella del mfpr, ho raggiunto, insieme a mia moglie, la Libreria Les Mots, per partecipare alla presentazione dell'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj". Entrando in libreria hai subito la sensazione di trovarti in un ambiente sano, con un cuore che batte forte e ti avvolge. Davvero una rarità.
La Kollontaj, per me una quasi sconosciuta, ma la presentazione di Antonella, pur fatta in modo sintetico mi ha permesso sin dalle prime parole, di trovarmi catapultato nel periodo della Rivoluzione d'Ottobre in Russia.
Come giustamente ha premesso Antonella "NON ESISTE SPERANZA DI RIVOLUZIONE SENZA CONOSCENZA" E quindi ha fatto un quadro molto ben delineato dei punti di maggior rilievo del pensiero di Aleksandra Kollontaj, che riesce a fondere marxismo e femminismo, in quanto sostiene che l'emancipazione femminile è inseparabile dalla rivoluzione socialista.
Dopo Antonella è intervenuta Elvira e qui mi si è aperto un mondo, è riuscita nel poco tempo a disposizione  ad illustrare con enfasi e gli occhi carichi di passione, quello che era il percorso sulla famiglia, aborto, prostituzione e tanti altri progetti sociali davvero avveniristici che ancora adesso, dopo 100 anni, sarebbero da tenere in evidenza sui tavoli di ogni trattativa sia sindacale che di governo.
In chiusura Giovanna è riuscita a fare un quadro della biografia della Kollontaj davvero esauriente ed assolutamente indispensabile per capire appieno il suo pensiero. Giovanna conosce e lo ha fatto proprio ogni dettaglio della vita della Kollontaj.
Ma quante energie avete dedicato a questo studio? Davvero complimenti.
Guardando i vostri volti e ascoltando con che passione e convinzione portate avanti il pensiero Femminista  Proletario Rivoluzionario e vi garantisco che l'urlo del vostro cuore si avvertiva forte in ogni angolo della libreria. Vi posso garantire che quest'incontro è stato un messaggio chiaro di impeto Rivoluzionario - Grazie"
"Antonella siete state bravissime, ma veramente brave".
"Avete fatto veramente un lavorone di studio, non complimenti, Stracomplimenti".
"Brave compagne, quanto sarebbe utile riportare anche qua, soprattutto fra le operaie, tutte giovanissime, tutte precarie,  il pensiero e il percorso di lotta della Kollontaj. Un abbraccio dalla città fra due fiumi a picco sul mare nelle Marche"

    Alcune considerazioni delle compagne del mfpr:
    L'evento è stato molto positivo.
    La presentazione è stata percepita come rigorosa, non improvvisata e il lavoro di studio è stato riconosciuto come profondo e serio.
    La passione politica è arrivata in modo chiaro e contagioso e la figura della Kollontaj è stata restituita in tutta la sua "attualità" rivoluzionaria.
    Il nostro collettivo è stato visto come credibile, preparato e coerente.
Ma...ma non interessava a nessuna  delle compagne dei centri sociali? Tutte interessate solo a loro stesse, o "non ci interessa perchè sappiamo già cosa dicono, sono marxisti-leninisti-maoisti?"
    L'insieme di questi riscontri confermano che l’iniziativa non è stata solo un evento ben riuscito, ma un momento di crescita politica collettiva, capace di lasciare un segno.

Di seguito gli audio della presentazione dell'opuscolo:








09/05/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Seconda parte

La prima parte è stata pubblicata il 3 maggio: 
L'intero testo è contenuto nell'opuscolo 360° - si può richiedere a: mfpr.naz@gmail.com

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Passando alla seconda parte dell'argomentazione, c’è una interpretazione fantasiosa di quello che Marx scrive: “Il consumo dell'operaio è di duplice natura. Nella produzione egli, tramite il suo lavoro consuma mezzi di produzione convertendoli in prodotti di un valore più elevato di quello del capitale anticipato. Questo è il suo consumo produttivo. Esso è allo stesso tempo consumo della sua forza lavorativa da parte del capitalista che l'ha acquistata. D'altro lato l'operaio converte in mezzi di sussistenza il denaro che gli è stato pagato per l'acquisto della propria forza lavorativa: questo è il suo consumo individuale. Il consumo produttivo e il consumo individuale dell'operaio sono perciò del tutto diversi. Nel primo funge da forza motrice del capitale ed è proprietà del capitalista, nel secondo appartiene a sé stesso e svolge funzioni vitali che prescindono dal processo di produzione. Il risultato dell'uno è la vita del capitalista, quello dell'altro la vita dell'operaio stesso”.
Il capitalista - continua Marx - “Prende due piccioni con una fava. Trae profitto non solo da quanto riceve dall'operaio, ma anche da quanto gli dà. Il capitale anticipato in cambio di forza lavorativa viene trasformato in mezzi di sussistenza, consumo per riprodurre muscoli, nervi, ossa, cervello degli operai presenti e per crearne di nuovi. Quindi, nei limiti dello stretto indispensabile, il consumo individuale della classe operaia è ritrasformazione dei mezzi di sussistenza, che il capitale ha ceduto in cambio di forza lavorativa, in forza lavorativa che il capitale ha nuovamente a disposizione per sfruttarla. Essa è produzione e riproduzione del mezzo di produzione maggiormente necessario al capitalista, vale a dire dell'operaio stesso... La continua produzione e riproduzione della classe operaia resta la costante condizione della riproduzione del capitale”. (Qui Marx dà una interpretazione estesa del concetto di riproduzione, non solo fisica, ma anche per es. professionale, di esperienza lavorativa).
E' vero, quindi, che la riproduzione della forza-lavoro è indispensabile al capitale.
Scrive Marx: “il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo insieme, vale a dire come processo di riproduzione, non produce soltanto merce o soltanto plusvalore, ma produce e riproduce il rapporto capitalistico stesso, da un lato capitalista, dall'altro l'operaio salariato”, ma qui sta parlando della riproduzione del processo di produzione capitalistico (“ogni società – dice Marx – per sopravvivere, e quindi per poter consumare, deve produrre e produrre continuamente. Produzione e riproduzione sono dunque un processo unico”); per questo, gli operai come classe si devono riprodurre, per eternizzare le condizioni di sfruttamento della classe capitalista.
Come avviene concretamente questa riproduzione dell'operaio, il lavoro della donna per questa riproduzione è per il capitalista già previsto e “pagato” nel salario che dà all'operaio. Le leggi del capitale permeano tutta la società. I suoi confini non si fermano sulla “soglia della casa”. Il capitale, modifica, funzionalizza al suo sistema tutto. E il lavoro domestico è dentro questa legge. Ma, ripetiamo, ciò non significa che il lavoro domestico produce plusvalore.
La stessa “libera interpretazione” - o meglio interpretazione “pro domo sua” – è fatta da MLDD a proposito della meccanizzazione del lavoro domestico (con l'introduzione degli elettrodomestici) che aumentando la produttività e accorciando i tempi del lavoro domestico “ha enormemente dilatato la possibilità per la donna di inserirsi nella produzione... Questa possibilità ha determinato, come già osservava Marx, un abbassamento del valore della forza-lavoro dell'uomo salariato; valore che viene adesso delimitato dal costo dei mezzi di sussistenza necessari non più ai due componenti il nucleo familiare ma al singolo operaio”.
Vediamo cosa scrive Marx (che MLDD cita): “Le macchine, dando la possibilità di fare a meno della forza dei muscoli, divengono il mezzo per impiegare operai senza forza muscolare o dal fisico non ancora sviluppato, ma di membra maggiormente flessibili. Lavoro di donne e bambini, questo è stato il  primo grido del capitale quando iniziò ad usare le macchine”.
Attenzione. Qui Marx parla delle macchine usate in fabbrica dal capitalista per la produzione, non degli elettrodomestici usati in casa – questi sono stati introdotti a livello di massa a metà anni '50/60, per il lavoro delle donne e bambini in fabbrica stiamo a prima della metà dell'800!
E' questa introduzione del macchinario in fabbrica che aprì al capitale la “convenienza” di far entrare nella produzione donne e bambini; non l'uso di massa degli elettrodomestici in casa. Confondere le cose ha solo lo scopo di affermare che lo stato del lavoro domestico è determinante per il capitale.
Marx poi prosegue: “Il valore della forza lavorativa era determinato non solo dal tempo di lavoro necessario per mantenere il singolo operaio adulto, ma anche da quello necessario per mantenere la sua famiglia. Gettando sul mercato del lavoro ogni componente della famiglia operaia, le macchine ripartiscono su tutta essa il valore della forza lavorativa dell'uomo, che viene in tal modo da esse svalorizzata. Acquistare una famiglia suddivisa per esempio in 4 forze lavorative può forse costare di più di quanto costasse in precedenza la forza lavorativa del capofamiglia, ma adesso si hanno in cambio 4 giornate lavorative in luogo di una, e il loro prezzo cala in proporzione dell'eccedenza del pluslavoro dei quattro su quello di uno. Ora affinché una sola famiglia possa vivere bisogna che quattro persone forniscano al capitale non solo lavoro, ma anche pluslavoro... Prima l'operaio vendeva la propria forza lavorativa che egli possedeva quale persona formalmente libera. Adesso vende mogli e figli. Diviene mercante di schiavi”.
Marx spiega chiaramente ed esattamente come viene svalorizzata la forza lavorativa dell'uomo, ripartendo il suo valore sui membri della famiglia che entrano in fabbrica. E' perchè il capitale mette al lavoro 4 persone al posto di una, e che ora 4. e non solo una persona, forniscono plusvalore e il prezzo dell'operaio cala in proporzione – e questo processo, chiaramente, guardandolo a livello di tutta la classe capitalista, vuol dire calo del tempo della produzione e quindi del costo dei mezzi di sussistenza necessari (trasformato in salario) alla riproduzione della FL.
Ma MLDD concludendo questa parte, invece, usa Marx, per passare arbitrariamente dal lavoro in fabbrica delle donne, descritto e analizzato nelle sue conseguenze da Marx, al lavoro domestico: “di qui si rivela ancora una volta con chiarezza quanto il lavoro femminile sia divenuto funzionale al processo di accumulazione del capitale”.
Non solo, descrive il processo del capitale come se fosse frutto di volontà furba e truffaldina del capitalista che attua la “meccanizzazione del lavoro domestico” per abbassare il costo dei mezzi di sussistenza. Da cui: “il lavoro domestico privato si rivela ben più essenziale al capitale dell'assorbimento di forze-lavoro femminili”.
MLDD stravolge anche Engels de “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, scrivendo: “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale non può continuare ad apparirci, come appariva ad Engels, condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna e ciò proprio a causa delle diversa organizzazione del lavoro domestico dovuta alla sua meccanizzazione... (che) ha consentito la coesistenza dell'utilizzazione della forza-lavoro femminile in fabbrica e della riproduzione della forza-lavoro, ora maschile e femminile insieme, nella sfera privata della famiglia. E la mancata scomparsa del lavoro domestico ha preservato dalla distruzione il luogo istituzionale - la famiglia – in cui esso si svolge”.
Ma vediamo cosa ha scritto realmente Engels: “La disparità di diritti dei coniugi, che noi abbiamo ereditato da condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l'effetto dell'oppressione economica della donna. Nell'antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l'amministrazione domestica affidata alle donne era un'industria di carattere pubblico, un'industria socialmente necessaria, così come lo era l'attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell'amministrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessò più la società. Divenne un servizio privato; la donna divenne la prima serva, esclusa dalla partecipazione alla produzione sociale. Soltanto la grande industria dei nostri tempi le ha riaperto, ma sempre limitatamente alla donna proletaria, la via della produzione sociale. Ma in maniera tale che se essa compie i propri doveri nel servizio privato della sua famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica, e non ha la possibilità di guadagnare nulla dall'industria pubblica e vuole guadagnare in modo autonomo, non è più in grado di adempiere ai doveri familiari...”
“…il carattere peculiare del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna, e la necessità, nonché la maniera, di instaurare un'effettiva eguaglianza sociale dei due sessi, appariranno nella luce più cruda solo allorché entrambi saranno provvisti di diritti perfettamente eguali in sede giuridica. Apparirà allora che l'emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell'intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società”.
Come si vede Engels non dice che “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale” sarebbe “condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna”. Anzi, nella prima parte del pezzo riportato Engels – che descrive un processo storico – mostra il duplice sfruttamento della donna, che di fatto scarica sulla donna la conciliazione tra lavoro nella produzione pubblica e lavoro nella famiglia; nella seconda parte dice che l'apparente uguaglianza formale dei diritti tra donna e uomo fa apparire nella luce più cruda la diseguaglianza reale e il dominio dell'uomo, e pone come condizione “preliminare”, di base, che per parlare di emancipazione della donna occorre, insieme, la introduzione di tutte le donne nel lavoro pubblico, di produzione e, ripetiamo insieme, l'eliminazione della famiglia monogamica e quindi del lavoro domestico privatizzato a carico della donna.
Anzi lo stesso MLDD qualche passo dopo sulla socializzazione del lavoro domestico privato (alternativo al salario al lavoro domestico, considerato obiettivo scorretto), fa riferimento ancora a Marx ne Il Capitale, per cui il processo di industrializzazione del lavoro domestico è anche funzionale “a uno sviluppo delle forze produttive sociali e alla creazione di condizioni materiali di produzione che sole possono costituire la base reale di una forma superiore di società”.
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In sintesi
Il lavoro domestico per il capitale non fa parte del processo produttivo: non produce plusvalore, non produce merce di scambio.
Nello stesso tempo il lavoro domestico, inteso come lavoro riproduttivo, è essenziale per la società capitalista. Non ci può essere produzione senza riproduzione, che viene regolata, determinata dalle stesse leggi del sistema capitalista. Questo lavoro comporta un alto grado di fatica, logoramento fisico e psichico, anzi, come scrive Lenin che parla di “schiavitù domestica”, le donne: “sono soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante”, interno inevitabilmente ad una condizione di subordinazione, oppressione.
Ma senza la lotta per l’abbattimento del capitalismo non ci può essere abolizione del lavoro domestico. La questione non va rovesciata.
E' solo nel socialismo che il lavoro domestico può e deve essere abolito. Il socialismo mette fine al lavoro domestico, riproduttivo, come fatto privato, perchè esso viene socializzato. Il potere socialista in pochi giorni istituisce strutture e emana leggi che “impongono” tale socializzazione, che facciano passare le donne da una uguaglianza formale (come è nella società borghese) ad una uguaglianza sostanziale.

Taranto - Processo per stupro - Un'anticipazione del Ddl della Bongiorno - Facciamo anche dei Tribunali terreni di battaglia

Torniamo a parlare del disegno di legge della Bongiorno, un disegno di legge ignobile che vuole cambiare una legge che era perlomeno arrivata a ritenere che quando non c'è un consenso libero e attuale deve essere considerato stupro il rapporto sessuale, invece ora cambiando totalmente questo concetto il disegno di legge della Bongiorno vuole rovesciare la questione, per cui solo se c'è esplicito dissenso si può ritenere che ci sia stata violenza sessuale. Ma, appunto, ci deve essere un esplicito dissenso, nel senso che è la donna che deve provare di non aver voluto quel rapporto sessuale, e non si sa in che modo dovrebbe provare, se gridando, ferendo lo stupratore o facendo altri atti; sono le donne che devono dimostrare che non c'è stato consenso anzi c'è stato dissenso.

Si tratta di un disegno di legge che chiaramente fin dal primo momento ha visto una forte opposizione da parte nostra come di tante altre femministe, attraverso lotte, iniziative anche verso il Parlamento. E’ un disegno di legge che di fatto salva gli stupratori e fa una doppia violenza sulle donne anche nei tribunali.

Ne parliamo perché stamattina (ieri 7/5) a Taranto c'è stato un presidio di denuncia rispetto a una sentenza che veramente sembra un anticipo di quello che avverrebbe se diventasse legge il disegno di legge della Bongiorno. C'è stato un processo per violenze sessuali che è durato più di due anni e che solo a fine aprile ha prodotto le motivazioni della sentenza, una sentenza che ha assolto tutti gli otto stupratori, in questo caso erano autisti dell'azienda municipalizzata dei trasporti locali di Taranto; ha assolto con formula piena gli otto autisti dicendo che “il fatto non costituisce reato”.

(Pubblichiamo in calce stralci dalle conclusioni della sentenza - chi vuole tutta la sentenza può richiederla a: mfpr.naz@gmail.com)

La lettura delle motivazioni di questa sentenza è veramente incredibile (sembra essere tornati ai processi per stupro anni '50); nelle conclusioni si dice addirittura che certo ci sono state condotte da parte degli autisti “deprecabili” e di “deplorevole moralità”; si riconosce che ci sono stati atti sessuali in zone deserte dove gli autisti portavano i bus e per fare le violenze sessuali verso una ragazza serravano le porte degli autobus – d’altra parte chi poteva portare i bus in zone deserte anche lontane dalla città come per esempio l'Ilva, o il porto mercantile e chi poteva serrare le porte per impedire che la ragazza uscisse se non gli autisti? Ma nonostante tutto questo e nonostante che nel lungo processo vi sono state dichiarazioni molto esplicite fatte dalla ragazza che ha subito per due anni questi stupri e violenze varie di questi porci autisti, nonostante questo, e tra l'altro aggiungiamo, nonostante il fatto che il pubblico ministero avesse chiesto condanne (sia pur minime) per tutti gli autisti da un minimo di 2 anni e mezzo ad un massimo di 5 anni e mezzo e che avesse considerato la condizione di fragilità mentale della ragazza una aggravante, giustamente aggravante, proprio come succede quando donne, ragazze vengono stuprate dopo essere state drogate o dopo essersi ubriacate, perché tutto questo è un aggravante; invece, quasi in applicazione della norma della Bongiorno, l'aspetto di fragilità mentale della ragazza è stata ritenuta come prova che le sue dichiarazioni non erano chiare, ferme e quindi non erano credibili.

Ci siamo trovati di fronte ad un paradosso. La sentenza scrive: sì è vero gli atti sessuali ci sono stati, è vero sono deprecabili, sì ci sono state tutta una serie di abusi…, però siccome la ragazza non ha potuto provare il suo rifiuto esplicito (e non si sa bene con che cosa lo doveva provare), allora gli autisti sono tutti assolti.

Questo costituisce un precedente pericoloso, nel senso che se va avanti il disegno di legge della Bongiorno, se vanno avanti questo tipo di processi in cui è la donna che deve dimostrare, invece che acquisire dichiarazioni testimoniali, prove eccetera a carico degli stupratori, allora ce ne saranno 100, 1000 di donne che avranno una doppia violenza, che non troveranno assolutamente giustizia nei tribunali. Quindi l'effetto sarà di scoraggiare le donne ancora di più di quanto avviene oggi, saranno più spinte a non denunciare le violenze sessuali.

In questo senso è molto grave, ma questo processo può fare “scuola” a livello nazionale anche di altre città in giurisprudenza per assolvere gli stupratori e ritenere che se le donne non provano loro il dissenso gli stupratori vanno assolti.

Vogliamo leggere solo alcuni pezzi delle dichiarazioni rese dalla ragazza e delle conclusioni della sentenza, anche perché dobbiamo attrezzarci anche noi per respingere questo tipo di processo. Noi abbiamo durante il processo fatto dei presidi al tribunale, così come questa mattina per denunciare la sentenza. Ma occorre, occorrerà sempre più che queste iniziative vedano la partecipazione vasta di tutte le compagne, le femministe ma anche delle avvocate, delle giuriste che ritengono il disegno di legge della Bongiorno una vergogna. Purtroppo se non c'è questa lotta, queste iniziative, questa pressione le conclusioni di questi processi saranno sempre più scontate in peggio.

Nella motivazione della sentenza si dice a un certo punto: il primo stupro (nella sentenza si chiamano ‘episodi’) era avvenuto “nell'inverno del 2018 allorquando uno degli autisti seduto al posto di guida di un bus vuoto e fermo al capolinea del porto mentre la ragazza aspettava un altro bus l'aveva invitata a salire sul mezzo e lei aveva accettato pensando che l'invito fosse finalizzato unicamente a farla attendere in una posizione più comoda”, anche perchè appunto era inverno ore serali, ma una volta salita questo stupratore “aveva chiuso le porte del bus e dopo aver bloccato le braccia della ragazza aveva subito iniziato a toccarle in modo morboso le sue parti intime del seno abbassandole i pantaloni e sollevando la maglietta che lei indossava”.

La ragazza nel processo ha confermato quanto successo, nonostante la sua situazione e il tempo trascorso dal 2018 al 2024 almeno 6 anni; ha confermato che questo autista l'aveva palpeggiata dopo averle bloccato le braccia con le sue mani e che l’aveva anche proposto di praticargli un rapporto orale dopo essersi abbassato la cerniera dei pantaloni, cosa che lei aveva rifiutato e aveva chiesto di scendere dal bus, invece l’autista aveva continuato a tenere chiuse le porte del mezzo e aveva portato a termine la sua violenza.

In un altro passaggio della motivazione della sentenza si legge che in un'altra occasione con un altro di questi otto autisti “il rapporto era avvenuto all'altezza di due sedili centrali del bus di sera vicino lo stabilimento Ilva” approfittando del fatto che nel bus non c'era più nessuno, che le portiere erano chiuse e che nella zona vicino la fabbrica non vi erano altre persone; la ragazza ha confermato quanto era avvenuto aggiungendo di “essere stata penetrata da dietro mentre lei era in piedi e piegata in avanti con il fondo schiena sollevato”, lei aveva provato a respingere questo autista ma questi le aveva bloccato le braccia e quindi lei si era arresa. Anche in tutte le altre dichiarazioni la ragazza conferma le violenze sessuali, benchè fatte chiaramente in una situazione di sofferenza, di confusione, ecc. Però le fa e sono una specie di fotocopia di come sono avvenute le violenze sessuali: gli autisti che portavano il mezzo in posti isolati, spesso di sera, violenze avvenute quando tutti erano già usciti, bloccando le porte dei bus, pretendendo rapporti orali, usando la loro forza per bloccarla sui sedili o a terra, ecc. ecc.

Sono tutti fatti che non stiamo dicendo noi ma contenuti in atti processuali, sono stati detti in un tribunale! Nonostante questo arriviamo alla motivazione della sentenza. essa arriva ad una conclusione che è anche apertamente in contraddizione con giudizi contenuti nella stessa sentenza. Dice, infatti, la sentenza: “le condotte sessuali contestate agli imputati trovano sufficiente e adeguato riscontro nel ricordo della ragazza e risultano tra l'altro corroborate dagli esiti dell'attività di captazione da cui emerge un contesto di deplorevole moralità specie riferita a soggetti esercenti un'attività a servizio della collettività”; continua poi “si è trattato certamente di condotte deprecabili” – quindi, le condotte sono state riconosciute e anche considerate deprecabili - “per il contesto di luogo all'interno di autobus e di tempo un paio d'anni in cui sono state perpetrate e che suscitano un concreto sdegno - bontà loro, dei giudici - “concreto sdegno sotto il profilo etico”; ma… E qui andiamo alla motivazione dell’assoluzione, “non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la prova che manca ai fini della sussumibilità di dette condotte nel reato per cui c'è contestazione, quella della necessaria coartazione della volontà della ragazza rispetto al compimento del violenza sessuale”.

Per cui è la ragazza che doveva portare le prove per dimostrare che era stupro...

Quindi, nonostante venga detto che sì ci sono state “le condotte”, sì sono deprecabili, sì sono eticamente immorali, sì sì sì... però gli autisti vengono totalmente assolti perché il fatto non costituisce reato!

Guardate ci fosse stato anche solo un decimo ma anche un centesimo di quello dichiarato dalla ragazza, ci dovevano essere comunque delle condanne! Invece non ci sono, neanche per “abusi sessuali”, neanche per “molestie sessuali”, niente di niente!

E ritorniamo a quello che dicevamo all'inizio. Questa sentenza, le sue motivazioni sono importanti perché faranno “scuola”; aspettiamoci che tanti altri processi come questi si chiuderanno con la piena assoluzione degli stupratori.

In questo senso il disegno di legge della Bongiorno non deve passare, le posizioni, le concezioni che sorreggono questo disegno di legge devono trovare un fermo contrasto, una ferma opposizione. Occorrerà continuare le mobilitazioni, le proteste che ci sono state e che devono esserci non solo al Parlamento ma anche nei processi per stupro lì dove chiaramente è possibile.

Anni fa noi a Taranto abbiamo fatto presidi quasi ad ogni udienza in un processo, durato più di 2 anni, per continui stupri ad una bambina di 13 anni, si chiamava Carmela, che poi si è suicidata. Questi presidi sono stati necessari, utili perché questo processo si chiudesse almeno con alcune condanne e non si svolgesse nel silenzio.

Per questo, anche in questo processo agli autisti abbiamo fatto presidi al Tribunale, rivolgendo appelli anche alle avvocate, giuristi, agli avvocati. E qui apriamo un'altra parentesi: il fatto che le giudici siano donne non ci salva da sentenze come questa di Taranto; in questo processo c'erano tre giudici tutte e tre donne, ma purtroppo nonostante questo, le donne giudici hanno fatto un'ulteriore violenza alla ragazza, a dimostrazione di un fatto molto semplice che spesso non viene preso in dovuta considerazione, non è il genere che distingue non è il fatto che siano donne o uomini a giudicare, bastasse questo saremmo in alcuni casi più tranquille; ma non è questo, è la classe, è la ideologia da che parte stare. Allora i giudici possono anche essere donne come in questo caso, ma partono col non credere alla donna che denuncia, partono con un'applicazione ultra burocratica della legislazione, partono dal fatto che o è la donna a portare le prove o loro non possono emettere sentenze di condanna.

Ecco questo è un altro aspetto importante. In questi processi per stupro non basta che siano non truccati, non macchiati, ma dobbiamo pretendere che i giudici, i PM, gli avvocati, siano da una sola parte, siano dalla parte delle donne che vengono violentate dagli stupratori ma dopo vengono violentate dallo Stato.

Occorre, allora, elevare la nostra denuncia. Noi non ci aspettiamo assolutamente che questo governo fascista, un governo che già ha dato prova di essere contro le donne, contro le lotte delle donne, possa essere dalla parte delle donne; quindi occorre non solo che non passi il disegno di legge della Bongiorno, non solo che siano campi di lotta anche i processi anche i tribunali, occorre che tutto questo governo, questo Parlamento a maggioranza nero sia attaccato e rovesciato.

STRALCIO DELLA SENTENZA


08/05/26

“Non mangiamo e non ho latte per mio figlio”: così la “malnutrizione artificiale” causata da Israele uccide madri e bambini a Gaza – Il dossier MSF

Squarciare il velo, alzare la denuncia sul genocidio a Gaza e il ruolo complice della fascista Meloni "donna, madre, cristiana"

 diMichela A.G. Iaccarino

La mortalità neonatale è raddoppiata e tra le madri malnutrite il 90% dei parti è prematuro. Le storie di Shar, Mahmoud e Samar raccontano il calvario di chi sopravvive senza cibo né cure

La storia l’avete già sentita, ma non in questi termini, non con questi dettagli. Con nomi, cognomi, destini interi di chi è scampato alla morte a Gaza. Storie che sono prova della “malnutrizione artificiosa” provocata da Israele nella Striscia, delle sue conseguenze “devastanti” per la salute materna e neonatale su madri e neonati. Di questa fame parla l’ultimo report di Medici senza Frontiere – tra i pochi ad essere arrivati dove a tutti gli altri è stato impedito l’accesso. In 4 strutture sanitarie dell’organizzazione, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, “i team di Msf hanno registrato livelli più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione durante la gravidanza, alti livelli di aborti spontanei, e un forte aumento delle interruzioni delle cure tra i bambini malnutriti”, si legge nel documento. “La crisi di malnutrizione è interamente artificiale”. Lo ha affermato Mercè Rocaspana, referente medico dell’organizzazione per le emergenze: “Prima della guerra, la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente”.

Con i bombardamenti a tappeto degli israeliani è arrivata la morte per migliaia: ma per chi restava vivo rimaneva l’insicurezza, gli sfollamenti, le restrizioni agli aiuti e l’accesso limitato al cibo e alle cure mediche. I crampi della fame e il panorama di un assedio negli occhi. Quando la Striscia ruggisce, lo fa per sopravvivere al blocco di beni essenziali dopo che è finita in macerie dopo le esplosioni.

Oggi non restano in piedi che pochissime infrastrutture civili, comprese quelle mediche, ma restano i dati raccolti da Msf su 201 madri di neonati in cura nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City, tra giugno 2025 e gennaio 2026. Malnutrite le madri durante la gravidanza, malnutrite durante il parto, malnutriti bambini nella crescita. “Il 90% dei bambini nati da madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita”, mentre “la mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite” si legge ancora nel report. Tra ottobre 2024 e dicembre 2025 i dottori si accorgono che nelle strutture di Al Mawasi e Al Attar a Khan Younis il 91% dei neonati che riescono a curare è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. A dicembre, “ solo il 48% di loro era guarito, il 7% era deceduto, il 7% era stato indirizzato a un programma per bambini più grandi e un incredibile 32% aveva interrotto il trattamento, principalmente a causa dell’insicurezza e dello sfollamento”.

Sulla pelle dei bambini di Gaza si è consumata l’ingiustizia, una brutalità dopo l’altra. Dopo le bombe, o sotto le bombe, progressivamente è stato anche ridotto l’accesso al cibo: file su file di camion sono rimaste ferme per giorni senza poter arrivare a chi tendeva le braccia in cerca di pane. I punti di distribuzione alimentare sono passati da circa 400 a 4 quando solo alla Gaza Humanitarian Foundation è stato concesso entrare nella Striscia. “Le famiglie hanno adottato meccanismi di adattamento, spesso dando la priorità agli uomini e ai bambini rispetto alle madri nella distribuzione del cibo limitato”, spiega Marina Pomares, coordinatrice medica di Msf; “I punti erano militarizzati e pericolosi, funzionavano a malapena o erano aperti in orari sfalsati”.

Rimangono ancora oggi uomini, donne e bambini, pulci e insetti, sotto le tende degli sfollati di Khan Younis. Tra loro Shar Nafez Salem, 24 anni: la sua vita si è congelata ormai lì da un anno. “Dipendiamo dalla mensa solidale. Pranziamo lì e conserviamo un po’ di cibo per la cena” dice: “Quando ho fatto i test di gravidanza, hanno anche scoperto che ero malnutrita. Le condizioni di vita nelle tende sono difficili sotto ogni aspetto: pulci e insetti si sono diffusi molto e c’è sabbia ovunque”. Acqua, cibo, bevande, pannolini e latte per il bambino: manca tutto. “Non c’era pane, né farina, nulla”, racconta Mahmoud Hamza Badr Shabana, 29 anni. Racconta: “Non posso permettermi di comprare da mangiare perché è troppo costoso. Oggi un giovane come me non può portare a casa nulla per i propri figli, né cibo né bevande”. Questa è la vita non-vita a Khan Younis. Di tenda in tenda, di storia in storia. Samar Abu Mustafa, 32 anni, vive in un magazzino con altre cinque famiglie in uno spazio ristretto: “Da molto tempo non mangiamo nulla di nutriente e il bambino non riceve abbastanza latte da me, quindi sono costretta a dargli il latte artificiale, ma non ho i soldi per comprarlo. Mi è rimasto solo un cartone di latte”.

06/05/26

Taranto - domani conferenza stampa contro assoluzione degli autisti violentatori

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario, domani, 7 maggio alle ore 9,30 davanti all'ingresso del Tribunale via Marche fa una conferenza stampa sulla recente sentenza che ha assolto gli 8 autisti Amat, accusati di violenza e abusi sessuali:

- perchè riteniamo una vergogna questa sentenza 

- perchè è un esempio del Ddl Bongiorno, contro cui il movimento delle donne, giuriste, avvocate stanno lottando a livello nazionale

Invitiamo compagne, femministe, operatrici della giustizia ad esserci

per Info: 3339199075