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Dossier richiedibile a mfpr.naz@gmail.com o WA 3408429376 |
Avvicinandosi l'8 marzo e lo sciopero delle donne che quest'anno si terrà il 9 marzo, riteniamo che nella FRD di questa settimana è importante spiegare il significato della "piattaforma delle donne/lavoratrici" che l'Mfpr porta nello sciopero, e le caratteristiche/differenze di questa piattaforma.Noi
abbiamo posto una piattaforma, a 360°, perché rappresenta l’insieme
dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di
migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece
vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio che
deve essere solo rovesciato.
La piattaforma è interna a questa battaglia.
Non
è la piattaforma dei sindacati confederali e a volte di alcuni
sindacati di base che è limitata ad ottenere miglioramenti.
E’
una piattaforma che punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma
in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più
forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a
questo sistema.
Sui
punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché
l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è
una condizione di base per poter avanzare, poter lottare.
Non
vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra
lavoro e casa.
Nella
piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti
collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non
trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che
sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito.
C'è
il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul
lavoro, perché
non
ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legate allo
stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza;
c'è
il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le
misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la
riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la
riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della
salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la
difesa della salute negli ambienti di lavoro, contro il fatto,
denunciato
da operaie di varie fabbriche, che
i bagni sono
lontani dalla postazione lavorativa.
Pensiamo
alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che
vengono iper sfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole,
quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle
campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che
sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì.
In
agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il
problema della parità, perché
le
lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli
uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle
violenze, abusi sessuali. Su
questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci
vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici,
che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di
avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni.
Assumiamo
poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case
vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza,
nessuna persecuzione delle prostitute, diritto
di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario
garantito.
Sul
lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma
l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i
padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - dobbiamo porre
il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa
possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.
C'è
tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi
poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro, licenziamento
di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali,
atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli
uomini violenti, e
misure di controllo quotidiano che questo avvenga.
Quindi
case
per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura
d’urgenza nei processi per femminicidi,
stupro,
stalking e molestie sessuali; repressione
degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi.
Sul
diritto d’aborto, che sintetizza la questione della libertà di
scelta delle donne; aborto libero, gratuito assistito, divieto
dell’obiezione di coscienza, chiusura dei Centri pro vita.
Questi
e altri obiettivi di lotta pongono, però, tre questioni.
La
prima, più importante, l'autorganizzazione
delle lavoratrici. Questa
organizzazione deve
essere in un certo senso “separata”, e le stesse lotte delle
donne delle lavoratrici devono essere anche autonome e anche
separate, perchè se le donne non si rendono visibili con proprie
azioni di lotta, proprie piattaforme, propria organizzazione, sono
solo un punto nelle piattaforme sindacali,
che non ha influenza nei rapporti di forza.
Ai
lavoratori combattivi diciamo:
assumete la piattaforma delle donne. Non vogliamo essere un capoverso
di un documento generale o un punto di una piattaforma generale ma
vogliamo che assumete la piattaforma delle donne.
Senza
autonomia, senza autorganizzazione le donne non possono far pesare la
marcia in più. che
è necessaria per la nostra lotta ma che è necessaria a tutto il
movimento proletario.
La
seconda questione è che noi dobbiamo invadere con le nostre
battaglie con la nostra piattaforma
tutti i campi, dobbiamo in un certo senso contaminare
lì dove stanno altre donne, altre lavoratrici. Per
far emergere la realtà delle donne delle lavoratrici e imporla, perché
senza “imposizione” le lavoratrici non contano, come dicono
alcune
operaie:
“sì
siamo tutti uniti” però poi le donne spesso anche dagli stessi
lavoratori vengono viste come una realtà secondaria addirittura a
volte in contrasto con le loro rivendicazioni.
Allora
occorre organizzazione autonoma delle donne per invadere tutti i
campi.
La
forma più utile per rendere autonoma
la lotta delle donne visibile e dirompente è lo sciopero delle
donne.
Lo sciopero delle donne è una sfida non solo economica, ma politica,
ideologica contro padroni, governo, famiglia, contro “gli uomini
che odiano le donne”.
Noi
poniamo come prioritaria la pratica, la lotta perché è dalla lotta
che provengono le idee giuste, l’analisi giusta dei fatti reali, ma
è necessario che le donne mentre lottano comprendano il perché
della loro condizione di doppia oppressione e doppio sfruttamento in
questa società capitalista, il perché dell’intreccio
classe/genere e che lo comprendano da un punto di vista scientifico,
da un punto di vista rivoluzionario sulla base di una concezione materialistica
storico dialettica contro la concezione borghese
che eternizza questa condizione delle donne.
Armarci
praticamente ma anche teoricamente ci serve per combattere con più
forza e prospettiva contro questo sistema sociale capitalista
borghese che fa della doppia oppressione delle donne una delle sue
basi, contro questo Stato borghese e i suoi governi, contro gli
"uomini che odiano le donne".
La
teoria rivoluzionaria nasce prima di tutto dal lavoro, dalla pratica
di lotta, ma
se
rimanesse solo la pratica avremmo fatto solo un terzo di quello che è
necessario, invece dobbiamo fare gli altri due terzi. L’altra fonte
della nostra teoria è
la scienza del proletariato, il marxismo-leninismo-maoismo, incarnato
dalle
“maestre” del movimento delle donne, le maestre storiche che il
movimento, la storia ci ha consegnato, Clara Zetkin,
Alexandra Kollontaj, Chiang Ching, altre, in Italia Teresa Noce. ecc.
Anche queste “maestre” erano fin in fondo fuse con l’attività
rivoluzionaria, ed
hanno consegnato a tutte le donne di tutti i paesi una teoria interna
alla più generale teoria scientifica del proletariato elaborata da
Marx, Engels, Lenin,
Mao.