15/05/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Le donne conquistano la metà del cielo - 60° anniversario della GRCP


Per questa settimana interrompiamo la FRD su "Produzione e riproduzione", 
perchè in occasione del 60° anniversario della Grande rivoluzione culturale proletaria della Cina rossa, vogliamo presentare un opuscolo che parla della grande trasformazione della condizione delle donne che portò la rivoluzione in Cina diretta da Mao Tse tung, ma soprattutto parla del ruolo delle donne per portare avanti la rivoluzione nella rivoluzione per abbattere le vecchie e oppressive idee che permanevano ed erano restie ad essere cancellate anche nella Cina rossa, tra i quadri del Partito Comunista.
Per questo era necessario che "le donne spezzino le catene spirituali e dispieghino uno spirito rivoluzionario".
Come disse una donna cinese: "la ferocia del passato derivava dal fatto che le donne non avevano il potere e tutta la felicità del presente deriva dal fatto che le donne possono avere il potere".
"Le donne sostengono la metà del cielo - disse Mao – Ma le donne devono conquistare la metà del cielo".

Riprenderemo nella prossima settimana la FRD su "Produzione e riproduzione".

Dall'introduzione
La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria è  stata l’esperienza più moderna del proletariato, che ha indicato come portare la lotta rivoluzionaria in ogni ambito, non solo della struttura ma anche della sovrastruttura. 
Le donne durante gli anni precedenti la Rcp, con la rivoluzione democratica e socialista e la Repubblica popolare, avevano già conquistato grandi cambiamenti sociali - l’ingresso massiccio nel mondo del lavoro, nelle fabbriche, la riforma della legge sul matrimonio, la riforma del sistema d’istruzione,  corsi di istruzione gratuita per le contadine, la riforma agraria, ecc - che avevano portato le donne da una condizione di nera oppressione a “liberare i loro piedi, i loro corpi, il loro spirito”; ma è con la Rcp che le donne vengono chiamate per diventare loro stesse protagoniste dell’assalto al cielo, per portare avanti in prima persona la “rivoluzione nella rivoluzione”. 
Durante il vento della Grcp le donne dovettero lottare su tutti i campi, per conquistare la metà del cielo, nelle case e fuori dalle case, dai quartieri alle fabbriche, ad una nuova educazione dei bambini; contro la violenza sessuale organizzarono comitati di quartiere in cui facevano processi popolari contro i mariti, i padri violentatori; furono distribuite le pillole anticoncezionali tra le donne che potevano iniziare a decidere della propria vita e maternità. 
Le donne avevano doppie ragioni per sollevarsi, perchè dovevano rompere non solo le catene pratiche, ma anche quelle più dure e pericolose, quelle sovrastrutturali, e per rompere le nuove catene ideologiche “tinte di rosso”.
Ma per questo dovettero battersi contro le concezioni e gli ostacoli presenti anche tra i quadri del partito, lottare strenuamente sempre contro i tentativi revisionisti di Liu Shao qi di estrometterle dal lavoro e relegarle di nuovo nel lavoro domestico.
Scriveva Bandiera Rossa “la lotta di classe non  finita. Durante la rivoluzione e l’edificazione socialista, esiste ancora una grave lotta di classe sul problema delle donne. L’anima della Grcp è chiamare le masse a ribellarsi, per rivoluzionarizzare tutto”.
Mao diceva che le donne sono un grande potenziale umano. Non esiste un movimento di massa senza la mobilitazione delle donne che sono più della metà della popolazione. E una volta che le donne si mobilitano, è su tutti i campi che vogliono la trasformazione.

14/05/26

La solidarietà è la nostra arma - Oggi più che mai difendiamo il nostro diritto di sciopero - Che successe nel 2020 quando la CGS attaccò lo sciopero delle donne

Altri contributi per la sanzione della Commissione Garanzia Sciopero stanno arrivando e sono, ve lo assicuriamo una vera "boccata di ossigeno"
Dopo Rosa di Torino, Pinuccia di Milano, Flavia di Bergamo, Potere al popolo, Vincenzo di Milano, Vladimir di Torino, Antonietta di Taranto...
sono arrivati contributi da Rosso Claudia, Luigia de L'Aquila, Nudm di Torino, Giorgio C., Antonella docente universitaria
per chi vuole e può, il contributo può essere mandato su c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357 - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS a sciopero delle donne marzo 2020).
Lavoratrici Slai cobas sc

COSA E' SUCCESSO NEL 2020 - da comunicati di allora

- Quest’anno l’8 marzo e lo sciopero delle donne sono caduti proprio in piena emergenza coronavirus. Hanno fatto di tutto per impedire lo sciopero, annunciando pesanti sanzioni. Ma lo Slai cobas per il sindacato di classe lo ha indetto lo stesso.
(Le lavoratrici Slai cobas sc, le compagne del Mfpr fecero prima una inchiesta tra le lavoratrici, compagne, Nudm a livello nazionale - e la maggioranza delle risposte disse SI FACCIAMOLO!) 
Continuano ad arrivare messaggi, prese di posizioni di lavoratrici, donne per dire SI allo sciopero delle donne, NO ai divieti strumentali e gravi. 
"Non possiamo permettere alla CGS, al governo, ai Ministeri di usare una seria emergenza sanitaria per creare un pericoloso precedente di attacco al diritto di sciopero e alla condizione di noi donne"
"Non siamo d'accordo con il governo che sta dicendo: "tutto chiuso, tutti in casa" (proprio quello che noi donne non vogliamo, perchè significa oppressione, fatica, dipendenza e a volte morte); questa situazione rischia di peggiorare anche in futuro la nostra condizione"
"stanno usando strumentalmente il coronavirus per licenziare o mettere in cassintegrazione o tagliare i salari; ma anche per impedire assemblee, minacciare provvedimenti"
"con le scuole chiuse in tutt'Italia significa scaricare ancora di più sulle donne il peso della famiglia e anche spesso la perdita di salario o lavoro. Occorre una disobbedienza civile!" 
"Il divieto della CGS è gravissimo. E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale! Mentre non è certo la prima volta che vi sono "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". 
"Se ci tolgono, ora con la questione del coronavirus, domani con un'altra "emergenza", il diritto di sciopero, siamo con tutte e due i piedi nel fascismo".
"in tante realtà lavorative noi lavoratrici siamo costrette a continuare a lavorare anche più di prima (nel settore sanitario, pulizie, personale Ata nelle scuole, nel commercio, ecc.) e invece non possiamo scioperare!"
D'altra parte lo sciopero è un diritto individuale che non può essere cancellato o subordinato ad altri diritti altrettanto fondamentali.
"NOI non ci stiamo! Noi scioperiamo!"
"SCIOPERIAMO E SCENDIAMO IN PIAZZA. Quando vi è un attacco a diritti fondamentali (come diritto di sciopero, diritti umani dei migranti, ecc.), insieme alla denuncia politica dobbiamo fare delle giuste AZIONI!"

- Tante operaie, lavoratrici, precarie, sfidando i divieti, hanno detto: “Se siamo buone a lavorare fianco a fianco, siamo buone a scioperare!”.
Nell’emergenza coronavirus sono le lavoratrici, le proletarie nella loro grave, e peggiorata dal lockdown, condizione, sia di lavoro che di vita che sono emerse con forza, e in maniera anche drammatica: i casi emblematici di suicidi nelle lavoratrici della sanità e l’intensificazione dei casi di femminicidi.
Ma queste donne non hanno potuto avere voce come movimento organizzato che ne rappresentasse le istanze e bisogni, ma la prepotenza con cui è tornata la condizione delle donne proletarie con l'emergenza coronavirus ha posto in maniera netta e senza scampo che questo sistema capitalista è la causa e il cancro dell’umanità, e che le donne non hanno da aspettarsi niente da esso ma hanno da rompere le catene che si fanno sempre più strette. E non è un caso che sono state, anche nei mesi di emergenza, le lavoratrici, le precarie, le proletarie, la maggioranza delle donne che non ce la fa a vivere ad aver ripreso la scena!
Certo sono ancora poche, ma sono state e sono l’avanguardia, un esempio per tutte; dalle lavoratrici della sanità che hanno comunque, in tanti modi, portato fuori la loro durissima realtà di sfruttamento, di contagi, fino ai troppi casi di morte; alle lavoratrici delle scuole costrette al lavoro in casa ma senza certo futuro; alle precarie delle mense, delle pulizie, degli asili, dei servizi di assistenza scolastici, che hanno lottato sempre; alle lavoratrici delle Poste, alle lavoratrici degli alberghi, dei call center…
Anche qui sono state soprattutto le operaie la punta avanzata della ribellione delle donne: le combattive operaie, quasi tutte immigrate, della Montello (BG), le operaie dell’Electrolux di Susegana che hanno fatto lo sciopero delle mascherine contro i ritmi di lavoro; poi, le operaie della Meridi s.r.l in Sicilia; le lavoratrici delle mense della Fca; e tante altre piccole e medie fabbriche ecc.
Queste combattenti non si sono fermate, sia dalle case, sia sui posti di lavoro, sia appena possibile con gli scioperi, nei presidi, nelle piazze. Queste sono le “eroine”! 
In questa “emergenza” vogliamo affermare ancora di più la “nostra emergenza”: che tutta la nostra vita deve cambiare!
Questa emergenza ci pone la necessità di riorganizzarci anche in forme nuove, in forme creative.
Noi diciamo NO alla chiusura, a volerci isolare, individualizzare.
SI all’unità, al collegamento, alla socializzazione, partendo anche dai caseggiati, dai quartieri, dai momenti in cui stiamo in fila a fare la spesa, ecc.;
Ci vuole in questo momento la solidarietà attiva, l’aiuto reciproco, non certo per scaricare lo Stato dal rispondere ai bisogni delle donne ma per rafforzare l’unità e la mobilitazione delle donne contro questo sistema.
Organizziamo lo sciopero delle donne in cui come donne facciamo sentire forte la nostra protesta e le nostre ragioni di lotta.

"Genocidio riproduttivo e resistenza delle donne" - un libro che apre lo sguardo sul genocidio del futuro a Gaza

Da il Manifesto - di Veronica Daltri
C’è una soglia che Spermopolitica. Genocidio riproduttivo e resistenza in Palestina, scritto da Elisa Bosisio, Maddalena Fragnito e Federica Timeto (Prospero, pp. 170, euro 17), attraversa con decisione: quella che separa la violenza visibile da quella che agisce nel tempo. Non solo distruzione fisica, ma cancellazione delle condizioni che rendono possibile la continuità della vita, quando a essere colpite non sono solo le persone, ma ciò che permette loro di nascere e crescere: acqua, cibo, ospedali, case, reti di cura. L’introduzione, del Palestinian Feminist Collective, racconta Gaza non solo riguardo la morte ma sulla vita resa impossibile. Aborti spontanei in aumento, parti senza anestesia, malnutrizione, distruzione delle case. Qui il genocidio è una struttura che si estende nel futuro, perché colpisce ciò che deve ancora venire.
LE AUTRICI leggono questa violenza attraverso la giustizia riproduttiva, che include il diritto ad avere figli, non averne, crescerli in sicurezza e autodeterminare i corpi. Il genocidio riproduttivo è la negazione simultanea di tutti e quattro questi punti. La riproduzione, però, è anche ciò che resiste. La maternità diventa dunque pratica politica, la cura un atto di opposizione, un modo minimo e radicale di sottrarre la vita al suo annientamento. Il primo capitolo introduce in tal senso la «spermologia della nazione»: in Israele, secondo le autrici, la riproduzione non è una scelta privata bensì un mandato politico.
Incentivi alla natalità e programmi migratori costruiscono la fertilità come dispositivo di controllo territoriale. La maternità viene simbolicamente militarizzata, assimilata a un dovere verso la nazione. Il libro mette in crisi l’idea di un femminismo neutro, denunciando le forme di femminismo coloniale che mobilitano la maternità per legittimare la violenza. E tuttavia apre anche un’altra possibilità: quella della vita che continua.
Le donne palestinesi emergono come soggetti attivi, che generano e curano dentro la distruzione, trasformando la sopravvivenza in gesto politico. Spermopolitica è un pamphlet e un saggio capace di spostare lo sguardo: dalla morte alle condizioni di vita. E a ciò che, nonostante tutto, continua ostinatamente a nascere. 

13/05/26

Asili Taranto: Risarcite 13 lavoratrici degli asili - Condannate azienda e Comune

Pulizie extra negli asili, il Tribunale condanna Comune di Taranto e azienda: risarcite 13 lavoratrici

Da TARANTOTODAY

Accolto il ricorso promosso dallo Slai cobas per il personale ausiliario: i dipendenti furono impiegati per ripulire i locali dopo i lavori di cantiere senza retribuzione aggiuntiva. Il giudice riconosce 300 euro a testa

TARANTO - Il Tribunale del Lavoro di Taranto ha condannato in solido l'amministrazione comunale e la società Servizi Integrati a risarcire tredici dipendenti degli asili nido per aver svolto pesanti mansioni di pulizia non previste dai loro contratti. La sentenza, emessa dal giudice monocratico Saverio Sodo, accoglie il ricorso presentato a gennaio 2025 dai lavoratori del settore ausiliario supportati dal sindacato Slai cobas e difesi dall'avvocata Antonietta Ricci, stabilendo un pagamento di 300 euro per ciascun dipendente, oltre agli interessi legali.

La vicenda ha origine nel mese di settembre del 2024, quando al personale ausiliario fu richiesto di ripulire i locali degli asili a seguito di alcuni interventi di cantiere effettuati da ditte esterne. Secondo quanto emerso, il Comune di Taranto e l'azienda appaltatrice avevano inquadrato quelle prestazioni lavorative come mansioni ordinarie, negando di fatto la natura straordinaria dell'impegno e la relativa retribuzione aggiuntiva.

Il giudice ha riconosciuto le ragioni dei dipendenti procedendo a un parziale accoglimento delle richieste economiche: la cifra di 500 euro inizialmente domandata nel ricorso è stata ricalcolata in 300 euro, tenendo conto che il lavoro straordinario si era concentrato nell'arco di una sola settimana.

L'organizzazione sindacale rivendica il risultato ottenuto in solitudine. "Questa vittoria è importante, prima di tutto perché il ricorso è stato fatto solo dallo Slai cobas", si legge nel comunicato diffuso dal sindacato autonomo, che critica apertamente le altre sigle presenti negli asili, accusandole di aver invitato i propri iscritti a non unirsi all'azione legale.

La pronuncia del Tribunale del capoluogo ionico traccia un percorso per le future vertenze del settore. La rappresentanza dei lavoratori sottolinea infatti che la decisione "costituisce un precedente positivo che incoraggia ad andare avanti, sia con le iniziative di lotta, sia con nuove iniziative legali, per difendere altri aspetti: dai livelli retributivi, al lavoro tutto l'anno senza più sospensioni, ai problemi di difesa della salute".

12/05/26

Contro i licenziamenti all’Electrolux la risposta è la lotta classista e combattiva

 

Electrolux - Con le combattive operaie della Electrolux - Il posto di lavoro non si tocca!

Dedichiamo oggi ORE 12 Controinformazione rossoperaia a questo nuovo attacco all'occupazione delle operaie e operai - Ma come? La Meloni il 1° Maggio non ha sbandierato il "Decreto lavoro" come occupazione delle donne?

Operaie della Electrolux nello sciopero delle donne dell'8 marzo 2017

11/05/26

Presentazione dell'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj" - Da Milano una bella e coinvolgente presentazione che incoraggia

La presentazione dell'opuscolo a cura delle compagne del mfpr si è tenuta il 5 maggio c/o la Libreria Les Mots.
Invitiamo a richiedere l'opuscolo, ma anche ad organizzare insieme altre presentazioni in altre città; come ha detto una compagna delle Marche: "quanto sarebbe utile riportare anche qua, soprattutto fra le operaie, il pensiero e il percorso di lotta della Kollontaj". Ecco, riuscirci sarebbe importantissimo.
Per contatti: mfpr.mi1@gmail.com - WA 3339415168
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DALL'INFORMAZIONE DALLE COMPAGNE DI MILANO
Le compagne e i  compagni intervenuti sono rimasti sorpresi nello scoprire il piccolo scrigno della Libreria di cui non conoscevano l'esistenza. Prima dell'inizio della presentazione si sono dilettati nel curiosare tra gli scaffali della libreria e hanno scoperto che si tratta di una libreria "particolare" per la selezione di libri di cui, in molte librerie, non c'è traccia alcuna.
La presentazione ha avuto una buona accoglienza, non scontata perchè il pubblico presente sa essere severamente critico, quindi si è trattato di una presentazione veramente importante e ci deve incoraggiare nell'andare avanti.
    Gli applausi entusiasti dopo ogni intervento e il commento: "Avete saputo coinvolgerci, convincerci".
In tante/tanti non sono riusciti, purtroppo, a partecipare essenzialmente per motivi di lavoro. In tanti hanno tenuto a comunicarcelo tempestivamente.
 Le compagne hanno preso sia l'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj" che le "Conferenze sulla liberazione della donna", evidentemente ormai incuriosite e con la voglia di approfondire. (Per esempio, per mancanza di tempo ci è stato chiesto in un momento successivo di poter chiarire meglio la corrispondenza tra prostituta e casalinga)
Anche un intervento critico è risultato positivo perche nel sottofondo sta quella critica al leninismo per cui Lenin e la rivoluzione d'ottobre sono visti come potere coercitivo dall'alto, che si esercita attraverso il partito, che trascura le donne, i contadini ecc... Questa visione che  emerge ogni tanto abbiamo già potuto analizzarla in passato, essa appartiene in maniera netta e chiara a buona parte del movimento milanese che, attraverso vari passaggi, ha finito con lo sfociare, ad esempio, nei no-wax. Non mancheremo di approfondire meglio.

Riportiamo alcuni pareri/commenti che ci sono pervenuti anche in forma scritta 
"Ci aspettavamo una presentazione barbosa e invece siamo rimaste piacevolmente sorprese e abbiamo scoperto cose che non conoscevamo"
 " Il 5 maggio del 2026, come ogni mattina percorro a mente i vari momenti della giornata che ha inizio e nulla lasciava (NdR) presagire che sarebbe stata  "una giornata particolare"
Alle 18.30 con l'invito della compagna Antonella del mfpr, ho raggiunto, insieme a mia moglie, la Libreria Les Mots, per partecipare alla presentazione dell'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj". Entrando in libreria hai subito la sensazione di trovarti in un ambiente sano, con un cuore che batte forte e ti avvolge. Davvero una rarità.
La Kollontaj, per me una quasi sconosciuta, ma la presentazione di Antonella, pur fatta in modo sintetico mi ha permesso sin dalle prime parole, di trovarmi catapultato nel periodo della Rivoluzione d'Ottobre in Russia.
Come giustamente ha premesso Antonella "NON ESISTE SPERANZA DI RIVOLUZIONE SENZA CONOSCENZA" E quindi ha fatto un quadro molto ben delineato dei punti di maggior rilievo del pensiero di Aleksandra Kollontaj, che riesce a fondere marxismo e femminismo, in quanto sostiene che l'emancipazione femminile è inseparabile dalla rivoluzione socialista.
Dopo Antonella è intervenuta Elvira e qui mi si è aperto un mondo, è riuscita nel poco tempo a disposizione  ad illustrare con enfasi e gli occhi carichi di passione, quello che era il percorso sulla famiglia, aborto, prostituzione e tanti altri progetti sociali davvero avveniristici che ancora adesso, dopo 100 anni, sarebbero da tenere in evidenza sui tavoli di ogni trattativa sia sindacale che di governo.
In chiusura Giovanna è riuscita a fare un quadro della biografia della Kollontaj davvero esauriente ed assolutamente indispensabile per capire appieno il suo pensiero. Giovanna conosce e lo ha fatto proprio ogni dettaglio della vita della Kollontaj.
Ma quante energie avete dedicato a questo studio? Davvero complimenti.
Guardando i vostri volti e ascoltando con che passione e convinzione portate avanti il pensiero Femminista  Proletario Rivoluzionario e vi garantisco che l'urlo del vostro cuore si avvertiva forte in ogni angolo della libreria. Vi posso garantire che quest'incontro è stato un messaggio chiaro di impeto Rivoluzionario - Grazie"
"Antonella siete state bravissime, ma veramente brave".
"Avete fatto veramente un lavorone di studio, non complimenti, Stracomplimenti".
"Brave compagne, quanto sarebbe utile riportare anche qua, soprattutto fra le operaie, tutte giovanissime, tutte precarie,  il pensiero e il percorso di lotta della Kollontaj. Un abbraccio dalla città fra due fiumi a picco sul mare nelle Marche"

    Alcune considerazioni delle compagne del mfpr:
    L'evento è stato molto positivo.
    La presentazione è stata percepita come rigorosa, non improvvisata e il lavoro di studio è stato riconosciuto come profondo e serio.
    La passione politica è arrivata in modo chiaro e contagioso e la figura della Kollontaj è stata restituita in tutta la sua "attualità" rivoluzionaria.
    Il nostro collettivo è stato visto come credibile, preparato e coerente.
Ma...ma non interessava a nessuna  delle compagne dei centri sociali? Tutte interessate solo a loro stesse, o "non ci interessa perchè sappiamo già cosa dicono, sono marxisti-leninisti-maoisti?"
    L'insieme di questi riscontri confermano che l’iniziativa non è stata solo un evento ben riuscito, ma un momento di crescita politica collettiva, capace di lasciare un segno.

Di seguito gli audio della presentazione dell'opuscolo: