04/11/26

Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!


Riportiamo un articolo dal blog proletari comunisti sulla grande giornata di scioperi e manifestazioni del 30 ottobre in tante città.
Il 30 come nei giorni del 17/18 ottobre, poi il 24 ottobre le ragazze sono tantissime. 
E come possono non esserlo?!
Le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante, come doppia è la condizione di oppressione. Se per tutti i giovani, soprattutto proletari, figli di immigrati, il presente è pesante, difficile e il futuro è nero; per le ragazze già il presente è di violenza, discriminazioni, concezioni patriarcaliste/fasciste e il futuro è nerissimo.
L'elenco è lungo. E ne parleremo.

Oggi riportiamo uno degli aspetti più inaccettabili di come il sistema capitalista, i padroni, il governo, lo Stato vede e considera le donne.

Future "macchine per la riproduzione", per lo sfruttamento dei padroni e per la guerra - Da Sole 24 ore il giornale dei padroni: "Ogni bambino rappresenta un futuro lavoratore, contribuente, imprenditore e consumatore. Meno nascite significano meno forza-lavoro, minore domanda interna, una crescita della produttività inevitabilmente più debole... non c'è più equilibrio tra chi versa i contributi e chi percepisce una pensione... Esiste poi un altro aspetto. L'Europa sta inaugurando una stagione di massicci investimenti nella difesa. Si parla di sistemi d'arma, tecnologia e capacità industriale. Ma nessuna industria può produrre la risorsa più preziosa, le persone. Anche gli eserciti più avanzati hanno bisogno di uomini e donne... in questo senso la demografia torna a essere una componente della capacità strategica di uno Stato... Macron parla di "riarmo demografico"... E' tempo di riconoscere che la natalità rappresenta una grande questione economica, fiscale, strategica di uno Stato...".

ALLORA, E' GIUSTO RIBELLARSI! 
E' GIUSTO E NECESSARIO ESSERE SEMPRE DI PIU' ALLE PROSSIME MANIFESTAZIONI!
Mfpr
L'articolo dal blog proletari comunisti
La giornata del 30 ottobre è stata una grande giornata di lotta. A qualche giorno di distanza è importante approfondire il significato di questa giornata, significa guardarla innanzitutto dal lato oggettivo e dal lato delle masse.

La giornata di sciopero generale e manifestazioni è stata una giornata riuscita, su questo non c'è dubbio, non è un problema solo di numeri, è un problema dell'impatto che la giornata ha avuto per i livelli di partecipazione a livello politico, a livello sociale, a livello di messaggio alle masse proletarie.

È brutto che le forze organizzatrici spesso sparano cifre esagerate per ingrandire il valore della manifestazione, è un pò stupido perché la giornata di lotta è riuscita e perché può distogliere dai compiti reali che ci sono per andare avanti.

Le cifre devono crescere attraverso il lavoro, il messaggio e l'organizzazione che questa giornata incoraggia.

Sicuramente un milione di persone sono scese in piazza e questi numeri sono stati sicuramente più grandi di tutti gli altri precedenti scioperi generali di questa natura, sicuramente è stata la giornata di lotta più avanzata degli ultimi tempi. Quando si fa sciopero contano i numeri. Il valore quantitativo dello sciopero però non sta solo nei numeri. Le manifestazioni che hanno incoronato questa mobilitazione sono importanti anche per la qualità di quello che è emerso.

Noi non siamo sostenitori di un altro movimento perché è un'idea sbagliata che spesso tra i comunisti, tra le espressioni più avanzate e organizzate, si afferma. Noi siamo sostenitori di rivendicazioni più classiste, più radicali, di metodi di lotta più potenti, di obiettivi e di fini più alti e vorremmo che il movimento corrispondesse a queste nostre idee. Ma Marx ci dice che noi non dobbiamo dire alle masse: “abbandona quello che stai facendo”, non dobbiamo dire: “vieni con noi”, alle masse dobbiamo dare la parola giusta, necessaria oggi, perché esse avanzino.

Ciò che conta nei movimenti è la trasformazione, la loro evoluzione, la loro trasformazione tra avanzate e ritirate, tra flussi e riflussi, tra salti che producono un salto qualitativo. Quindi è su questa base che noi possiamo valutare la giornata del 30 e ciò che comporta sia per noi sia per i proletari, per le masse, e per le organizzazioni che sono scese in campo, per farla avanzare.

Questa giornata di lotta ha avuto un grande potere di attrazione che si è sviluppato via via che essa si avvicinava. Questo potere di attrazione per noi è importante che vada verso le fabbriche, verso le masse che sono ancora organizzate nel campo del sindacalismo confederale.

Dobbiamo lavorare soprattutto perché cresca la presenza degli operai, delle fabbriche, perché riteniamo che se non si scuote questa massa non si crea quella forza materiale, quella miscela quantitativa e qualitativa che può produrre una polarizzazione ancora più accentuata tra governo e masse, tra Stato della borghesia, classe della borghesia e i proletari e le masse in lotta.

Ora è importante stare a guardare quello che succederà il 20 novembre in occasione di questo sciopero generale indetto dalla CGIL di Landini. Landini vuole prendere il posto, vuole contrapporsi, vuole opporre un'altra linea, altre parole d'ordine allo sciopero del 30 o suo malgrado porterà in piazza altri settori che allo sciopero non ci sono stati ma che sentono l'influenza trainante che lo sciopero e la manifestazione del 30 hanno avuto?

Ma la questione importante è evidentemente che la giornata di lotta, lo sciopero del 30, ha visto l'esplosione numerica e qualitativa di tanti giovani. Noi dobbiamo andare in questa strada perché la discesa in campo di tanti giovani, studenti, gioventù proletaria può attrarre tutte le masse popolari nel vortice della lotta.

Questo sciopero è stato indetto dall'USB e questo non deve essere in nessuna maniera oscurato, sarebbe un errore non dare merito a chi l'ha convocato e non dare responsabilità a chi l'ha convocato per portarlo avanti.

Ma noi dobbiamo considerare questo sciopero non un punto d'arrivo ma un punto di partenza per continuare la lotta e per chiamare altre forze in campo.

Noi siamo contro la casta dei sindacalisti che ha dominato e domina i sindacati confederali che non sono stati in grado di fermare gli attacchi del governo dei padroni, dello Stato, verso le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, che non sono stati minimamente in grado di fermare la repressione che ha colpito tutti coloro che sono scesi in lotta, il movimento solidale con la Palestina, il movimento antifascista e contro la repressione. Il movimento degli studenti e il loro ingresso sta cambiando la situazione del movimento di lotta nel nostro paese.

La giornata del 30 ha bucato gli schermi della televisione e i giornali anche quando ne hanno parlato male sono diventati protagonisti indiretti di questo sciopero, l'hanno fatto diventare grande come spesso succede e coloro che l'hanno criminalizzato hanno perso e sono caduti nel ridicolo. Coloro che hanno provato da parte governativa a impedire questo sciopero, a precettare lo sciopero dei trasporti, per esempio, a cercare di intimidire le masse con le perquisizioni, con gli arresti, i fermi, sono caduti nel ridicolo di fronte all'ondata dei scioperanti e alle manifestazioni e in nessuna maniera hanno potuto impedire le forme che le manifestazioni hanno assunto in alcune città con blocchi e con altre iniziative incisive.

Le masse sono la forza motrice della storia, noi siamo parte delle masse e dobbiamo esserne parte sia quando fanno bene sia quando - purtroppo - fanno male e anche quando fanno male o pensano male ci attrezziamo perché quelle masse cambino e facciano bene.

Noi siamo proletari tra i proletari, avanguardia proletaria, opposizione tra l'opposizione, opposizione proletaria, comunisti nel campo dell'estrema sinistra e di coloro che evidentemente vogliono portare più avanti il movimento. E in questo sciopero è importante proprio il senso generale che il movimento di massa ha dato alla battaglia. 

Torniamo al problema però a cui teniamo. Le fabbriche non sono state ancora coinvolte, non sono scesi in piazza in massa gli operai - come era giusto e necessario - a fianco degli studenti in lotta, ma anche perché hanno ragioni da vendere nel protestare contro questo governo e le organizzazioni sindacali che hanno la maggioranza nel loro fila ma non sono stati in grado finora di fermare l'attacco ai lavoratori e di permettere ai lavoratori di essere presenti alla testa del movimento di lotta contro il governo dei padroni.

Gli operai non si devono rappresentare come una classe abbandonata anche quando lo sono, perché questo non ci aiuta, bisogna reagire a questo stato di cose scendendo in piazza, senza aspettare le decisioni dei sindacati confederali, perché queste decisioni non ci sono state e non hanno impedito che i piani del governo attaccassero i lavoratori e le loro condizioni di vita e di salario, basta pensare a quello che sta succedendo sul fronte del carovita, a quello che sta succedendo sul fronte dell'attacco al lavoro, a quello che sta succedendo sul fronte delle morti sul lavoro, a quello che sta succedendo sul fronte della cancellazione dei diritti dei lavoratori.

Per questo siamo perché questo sciopero contagi la classe operaia e i lavoratori. Noi dobbiamo stare dalla parte della classe operaia e dei lavoratori però per dire chiaro e netto a tutti che è l'ora di scendere in lotta, di costruire un fronte unito tra lo sciopero del 30 e la necessità di un fronte proletario e popolare contro questo governo.

Noi conosciamo bene, anche dai gloriosi anni ‘70, dall'Autunno caldo, quanto sia importante l'ingresso della classe operaia negli scioperi e di come questo trasformi la natura stessa e la forza dei movimenti e renda concreto quel “blocchiamo tutto” - perché tu puoi dire “blocchiamo tutto” ma se non si bloccano le fabbriche, se non si blocca la produzione, non blocchi nulla e il blocco della produzione permette agli scioperi di diventare la vera forza che si pone non solo contro questo governo ma come alternativa a questo governo, alternativa alla sua classe dominante, al suo sistema.

Il grande passaggio dell'unità operai-studenti ha sempre, come storicamente è stato dimostrato in questo Paese, una forza tremenda quando si sviluppa. Oggi i giovani scesi in campo hanno riaperto questa strada e questa storia.

Oggi dicono “la storia siamo noi”. I giovani hanno diritto alla loro storia e la loro storia la stanno costruendo, noi la dobbiamo alimentare, renderla più forte, raccogliere le istanze che in esse ci sono e portarle più avanti per il cambiamento reale che non potrà essere che un cambiamento rivoluzionario.

Siamo perché la lotta continui, senza aspettare nuove scadenze, perché deve essere una marea e un moto che continua e si ingrossi. Certo, siamo d'accordo che ci sia una grande manifestazione nazionale il 12 dicembre come è stato annunciato all'assemblea nazionale del primo novembre e come è indicato dalle decisioni degli organizzatori delle manifestazioni del 30 ottobre. Siamo perché tutti siano a Roma, ma non siamo a Roma per uno sciopero e una manifestazione che chiuda la partita, ma che raggiunga un risultato concreto, che chiaramente è la richiesta della caduta del governo, ma non solo, è che queste rivendicazioni dei giovani, dei proletari, delle masse in lotta, su tutti i fronti, vengano raccolte a partire dal carovita, a partire dal lavoro, a partire dalla casa, a partire dalla scuola, dalla sanità.

Noi pensiamo che questo sciopero si debba trasformare via via in un grande sciopero politico che metta in discussione il potere della classe dominante, il governo della classe dominante e lo Stato della classe dominante, perché lo Stato, come reparto armato della classe dominante, è quello che effettivamente questo governo e questa classe vuole mettere in campo contro gli scioperi e le manifestazioni.

Il nostro obiettivo è un'insurrezione popolare che cambi lo stato delle cose presenti, e guardiamo da questo punto di vista l'importanza di questo sciopero, l'importanza del 30 e l'importanza delle tappe che verranno e della manifestazione del 12 dicembre, a cui dobbiamo dare energie, idee, impegno d'avanguardia e qui l'impegno d'avanguardia è l'aspetto principale, perché l'avanguardia in questo campo non si limita a sostenere lo sciopero. Noi non siamo teorici del "movimento è tutto e il fine è nulla". Sappiamo che quando si afferma questa linea, lo sciopero, le manifestazioni si perdono per strada. Non è un caso che questo sta avvenendo in tanti paesi del mondo e in tanti paesi a noi vicini, come la Francia.

Guardiamo con grande entusiasmo e con grande interesse allo sciopero generale che si tiene il 5 novembre in Francia, dove lo scontro è in una certa misura più avanzato di quello che si sta sviluppando in Italia. Ma quando si dice “più avanzato” non vuol dire che siamo ancora a una situazione rivoluzionaria, a una situazione simile all'impatto che ebbe il Maggio francese e in Italia l'Autunno caldo, ma certo, tappa dopo tappa, questo sta diventando possibile, visibile, per questo guardiamo con grande attenzione allo sciopero del 5 novembre in Francia. Così come allo sciopero generale in Spagna, dove un gigantesco moto popolare ha messo in campo il problema dei problemi che milioni di proletari nel nostro paese - come in tutto il mondo - sentono: la casa, insieme al carovita, ai diritti negati, a non vedersi scaricati addosso la crisi che il sistema imperialista e capitalista, i padroni del mondo, i padroni nei singoli paesi hanno scaricato sui lavoratori e le masse.

E in tutto questo, mentre peggiorano le condizioni dei lavoratori, mentre non vengono accolte le rivendicazioni dei lavoratori, procede ininterrotta la corsa al riarmo, la militarizzazione, e non si vogliono sospendere le guerre che si mettono al centro delle loro stesse elezioni e non il desiderio di pace e di cambiamento dei proletari e delle masse.

Tutti i governi, tutti i partiti che partecipano all'arena elettorale, anche se hanno parole diverse, non mettono in discussione la marcia dei padroni e delle classi dominanti in questo paese.

Sono le masse che la stanno mettendo in discussione, la gioventù studentesca e proletaria.

Tornando allo sciopero, questo ha messo la parola fine nella concezione diffusa e nell'espressione del movimento al tentativo di contrapporre i buoni ai cattivi, al tentativo dei governi - volgare - di colpire la gioventù proletaria, cosa che sta continuando anche in queste ore con le cosiddette “perquisizioni”, “caccia alle baby gang”, parlano di baby gang ma cercano la gioventù proletaria in rivolta che a Milano ha fatto una dimostrazione di forza che ha spaventato il governo, ma nella grande manifestazione di Milano splendeva un gigantesco striscione che con le parole “generazione maranza” rivendicava pienamente, non i singoli atti, ma rivendicava l'ascesa in campo della gioventù proletaria.

Dobbiamo andare avanti su questa strada, in Italia come in Francia, come in Spagna e come in Germania, dobbiamo scendere a fianco di quelle masse che stanno combattendo, lottando, nei paesi oppressi dal Terzo Mondo, dall'America Latina all'Asia, all'Africa. Dobbiamo essere vicini alla rivolta in Albania, e chiaramente sappiamo tutti che tutte le manifestazioni, tutte le giornate dal 17 al 24 al 30 ottobre, come la giornata del 12 novembre è solidale con il popolo palestinese, con la sua eroica resistenza e dice basta genocidio! Fuori dalla Palestina i cani sionisti e imperialisti, fuori da tutto il Medio Oriente! Fermiamo le aggressioni imperialiste! Fermiamo la guerra! fermiamo il fascismo! 

E la marcia delle grandi giornate di lotta nel nostro paese è ciò che ci serve in questo cammino.

01/11/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Il marxismo e il movimento femminile - 2° parte - Lo sviluppo del capitalismo ed il movimento femminile

Giù le mani dalle studentesse e studenti! Contro lo Stato di polizia che questo governo Meloni moderno fascista vuole imporre - Ribellarsi e lottare è giusto!

“Mi hanno tolto il telefonino e solo a sera ho potuto scrivere a mio padre. Ma tornerò in piazza, è un mio diritto”.
Carolina Di Giacomo, 18 anni compiuti da poco, era appena uscita dalla metro di piazzale Flaminio con quattro compagni del liceo Talete quando, senza motivo, un gruppo di poliziotti l’ha fermata, identificata e infine portata in commissariato insieme a tre dei suoi amici. Lì, altre ore di attesa, senza telefonino e neppure la possibilità di comunicare con i genitori. «Ma io volevo soltanto partecipare alla manifestazione degli studenti», protesta, ancora spaventata, «per me era la prima volta».

La "sacra famiglia" a cui inneggia il governo Meloni: 124 orfani di femminicidio e istituzioni assenti

l report "Respiro": su 124 minori orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Nell'87,7% dei casi l'assassino è il padre. Un bambino su quattro ha assistito direttamente all’assassinio della madre.


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Più della metà delle orfane e degli orfani di femminicidio aveva meno di nove anni quando ha perso la madre. Quasi un bambino su tre non aveva ancora compiuto sei anni e nell'87,7% dei casi il responsabile dell'assassino era il padre.
Per oltre la metà dei minori, inoltre, il delitto si è consumato tra le mura domestiche.
È il quadro che emerge dal report del progetto "Respiro" - Rete di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali, presentato a Napoli al termine di cinque anni di attività.
L'indagine ha analizzato la situazione di 124 orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
I dati raccontano storie segnate dalla violenza ben prima del femminicidio. L'83,1% degli orfani monitorati aveva già vissuto almeno un episodio di violenza o un evento fortemente traumatico, mentre per oltre due terzi dei casi erano documentate almeno due esperienze di questo tipo. Tra le situazioni più frequenti figurano la violenza assistita, i maltrattamenti psicologici e la trascuratezza affettiva o materiale.
Al momento del delitto, il 30,3% dei bambini aveva tra uno e cinque anni e il 23,8% tra sei e otto. Complessivamente, quasi sette su dieci non avevano ancora compiuto dodici anni. In un caso su quattro l'orfana/o ha assistito direttamente all'uccisione della propria madre mentre nel 32% dei casi era presente in casa durante l'episodio.
Dopo il grave reato, sono soprattutto i parenti a farsi carico dei minori: circa l'80% viene accolto in famiglia, prevalentemente dai parenti del ramo materno. Tuttavia il percorso successivo è spesso complesso e nel 20% dei casi la sistemazione iniziale cambia nel corso del tempo.
Lo studio evidenzia anche le difficoltà nell'accesso ai servizi e ai sostegni previsti dalla legge. Quasi la metà degli orfani non aveva ricevuto interventi clinici prima dell'ingresso nel progetto "Respiro" e il 45,5% non aveva beneficiato delle misure economiche previste dal decreto 71 del 2020. Ancora più elevata la quota di chi non ha ottenuto l'indennizzo previsto dalla legge 122 del 2016: il 62,8%.
Per rispondere a queste criticità, il progetto ha costruito una rete formata da èquipe multidisciplinari, percorsi psicoterapeutici, sostegno alle famiglie affidatarie, interventi nelle scuole e assistenza nelle pratiche burocratiche e legali. Un modello che, secondo i promotori, ha contribuito a rendere più tempestiva ed efficace la presa in carico di bambinə e ragazzə colpiti da uno dei peggior traumi.
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La Repubblica
30 Ottobre 2026

26/10/26

Milano 24 ottobre - Il Mfpr sta con la rivolta dei ragazzi e ragazze - L'intervento di una compagna durante la manifestazione a Milano

 

Siamo le cinque ragazze italiane arrestate ed deportate dalle forze di occupazione israeliane.

Il 22 ottobre undici attivistə internazionali, oltre a noi una tedesca, un britannico, un irlandese, uno statunitense, un'austriaca e un' ungherese, sono statə detenutə da coloni israeliani e poi dalla polizia israeliana mentre visitavano una famiglia palestinese a Masafer Yatta, nella West Bank occupata.

Non c'è davvero differenza tra esercito e coloni: in diversi posti viene delegato proprio a questi ultimi il controllo del territorio. E quando non è così, la comunicazione e la complicità tra esercito, polizia e coloni è più che stretta.

La stampa racconta che la Farnesina ha ottenuto il nostro rimpatrio. Ma qui non c'è proprio nulla da ottenere: noi non volevano essere espulse, volevamo restare in solidarietà con il popolo palestinese.
Quello che la Farnesina dovrebbe ottenere è, al contrario, una spiegazione delle ragioni per cui siamo state arrestate e detenute per 48 ore, rinchiuse in delle celle senza avere accesso a un processo e a contattare i nostri affetti.

Il governo dovrebbe chiedere perché nei territori palestinesi persone internazionali non possano stare accanto alle famiglie indigene mentre raccolgono le olive nella loro terra e cercano semplicemente di vivere la propria quotidianità. Come mai le loro case e le loro terre vengono arbitrariamente sottratte, occupate, dichiarate zone di addestramento militare, cacciando le famiglie che ci abitano da sempre.

Ci chiediamo inoltre come sia possibile che criminali di guerra possano godersi le vacanze in Italia, all'interno di resort privati, scortati da Digos e polizia senza subire alcuna conseguenza.
Come sempre nei media europei, fa notizia l'arresto di persone internazionali e non la violenza sistemica che i Palestinesi subiscono ogni giorno dalla Nakba del 1948 e ancora prima.

Le famiglie palestinesi vivono sotto un regime di apartheid e terrore imposto dall'occupazione israeliana e sotto la costante minaccia di espulsione e pulizia etnica. Vedono negati i permessi per costruire le proprie case o di accedere alle loro terre, dove i coloni indisturbati possono pascolare i loro greggi rubati ai palestinesi e costruire strade e colonie illegali sotto la legge internazionale. Le persone sono tagliate fuori dalle proprie fonti di acqua, i loro pozzi, le strade e le case, vengono distrutti. Una violenza costante per costringere la gente ad abbandonare la propria terra.

Non possiamo evitare di pensare alle proteste dei contadini e gli autotrasportatori del Sud Italia, che piangono vicino ai loro alberi di ulivo e al fatto che il lavoro di una vita non permetta loro di arrivare a fine mese. Non possiamo dimenticare delle migliaia di armi che escono dalle industrie della Leonardo a partecipazione statale e alle innumerevoli mobilitazioni contro il riarmo che hanno invaso le strade, le scuole, i porti e le stazioni durante questi anni. Davanti a tutto questo, il Governo è rimasto in silenzio. Al posto di ascoltare le proteste contro il carovita e dare delle risposte alle piazze, continua a finanziare la macchina di morte che porta avanti il genocidio, l'occupazione e lo sterminio in Palestina.

Quello che ci è successo è inaccettabile ma la situazione delle persone palestinesi è cento volte peggiore. Sono arrestate ogni giorno,  nessun ministero degli esteri interviene per loro conto, nessun media si mobilita in loro difesa. Anche bambine e bambini sono detenuti illegalmente nelle carceri israeliane al cui interno gli vengono inflitte violenze fisiche, psicologiche e sessuali e nelle quali spesso muoiono, nel silenzio assordante del mondo.

Lo sappiamo bene, anche perché durante la nostra detenzione abbiamo ricevuto minacce e derisioni. Un agente ha alluso a come si sarebbe divertito con noi la mattina della partenza, e alla potenziale minaccia di uno stupro. Paura con la quale abbiamo dovuto convivere tutta la notte nella nostra cella.

Chiediamo alla comunità internazionale di smettere di trattare la violenza sionista come una nota a piè di pagina. Chiediamo che il Governo italiano non si limiti semplicemente a delle note di condanna che non hanno alcun risultato né significato reale. Che si attivi per garantire protezione alle famiglie palestinesi di Hebron e di tutta la Palestina occupata. Vogliamo lo stop delle deportazioni e dei ban per gli attivisti, vogliamo la rottura di qualsiasi tipo di rapporto economico e commerciale con l'entità sionista. Chiediamo la chiusura delle ambasciate israeliane in italia e la fine di ogni tipo di complicità. Lo Stato deve fare pressione affinché i coloni responsabili dello sterminio della popolazione in West Bank come a Gaza, e tutte le strutture statali che li rendono possibili, rispondano delle proprie azioni; e che si ponga fine all'impunità che rende la vita dei palestinesi sacrificabile.

Solidarietà con il popolo di Massafer Yatta. Solidarietà con la Palestina. Non smetteremo mai di lottare per una Palestina libera e per la libertà di tutte le popolazioni oppresse.

22/10/26

Violenza sessuale a Taranto - Stuprata dagli uomini - violentata per la seconda volta dallo Stato, dai giudici

"APPELLO INAMMISSIBILE" - Non s'ha da fare un nuovo processo agli 8 autisti dell'Amat che per due anni hanno abusato, stuprato una ragazza 

Questo ha deciso la Corte d'appello presieduta dalla Giudice Paola Incalza, a cui la PM aveva fatto ricorso contro la vergognosa assoluzione degli 8 autisti dell'Amat - dando in più una motivazione assurda: "Il ricorso in appello non è stato inoltrato per via telematica"!... Un anomalia procedurale, irrilevante rispetto alle ragioni dell'appello, che non entra assolutamente nel merito delle motivazioni del ricorso, dice ancora una volta che la vita di una ragazza è irrilevante, il suo coraggio nell'aver denunciato le violenze non vale niente; vale di più una pec! 

Il Movimento femminista proletario di Taranto aveva appoggiato la giusta decisione della PM Marzia Castiglia, che si era opposta alla vergognosa sentenza di 1° grado che aveva assolto con formula piena: "il fatto non costituisce reato" gli 8 autisti violentatori.

E aveva fatto appello a fare subito un presidio al Tribunale chiamando femministe, ragazze, avvocate.

Ora, quest'altra  inaccettabile sentenza.

IL VOLANTINO CHE AVEVAMO DIFFUSO AL TRIBUNALE

Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità. 

VERGOGNA GIUDICI! 

Una sentenza che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...

A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".

Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.

Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali. 

Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Daremo il massimo Sostegno alla ragazza se vuole andare avanti.