20/02/26

Bangladesh - Ma quali abiti "green"!? Le operaie continuano ad ammalarsi...

Dal nuovo rapporto sugli abiti “green”

moda in bangladesh
Dagli anni ‘80, il Bangladesh è uno dei principali attori nell’industria globale dell’abbigliamento; nel 2010 è diventato il secondo esportatore mondiale di abbigliamento (dopo la Cina) con un valore delle esportazioni di circa 12 miliardi di dollari, aumentati a oltre 34 miliardi nel 2019. Una situazione dovuta alle agevolazioni fiscali, agli incentivi alle esportazioni, a una forza lavoro a basso costo. È da questo contesto che nasce la cosiddetta fast fashion. Oggi il settore tessile conta 4 milioni di lavoratori, la cui stragrande maggioranza sono donne, che lavorano nelle quattromila fabbriche del Paese. Di queste, sono 248 le fabbriche bangladesi che hanno ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), un fiore all’occhiello dal punto di vista della sostenibilità ecologica degli edifici e di riduzione dei consumi energetici, che ha permesso a molti marchi di migliorare la propria reputazione. Il Bangladesh è addirittura leader mondiale nel numero di fabbriche certificate con questo standard. Ma non basta: la certificazione LEED qualifica come “green” fabbriche che non garantiscono in parallelo condizioni di lavoro dignitose, con salari adeguati e presenza di sindacati, elementi che sono invece essenziali per definire un’azienda che tutela i suoi lavoratori e lavoratrici.
moda in bangladesh
Proteste dei lavoratori tessili in Bangladesh

Le testimonianze delle lavoratrici

Tra le testimonianze si legge quella Fatima:

«L’ambiente è bello da vedere dall’esterno. All’interno, le politiche non vengono seguite correttamente. Le procedure e le regole di lavoro sembrano buone dall’esterno, ma non vengono seguite nella pratica. Questa fabbrica è “verde” solo di nome». 

Prosegue Shima:

«Se si guarda la fabbrica dall’esterno, è bella, sembra un giardino. Ma a che serve se non possiamo lavorare in pace? Abbiamo segnalato più volte il problema del calore estremo ai nostri supervisori, ma non è cambiato nulla. Abbiamo anche chiesto delle tende, se non altro per ripararci dalla luce diretta del sole, ma senza alcun risultato».

Allo stesso modo, Reshma ricorda l’esperienza collettiva nella fabbrica con queste parole:

«Tutti i lavoratori hanno affermato con grande convinzione che questo [luogo di lavoro polveroso] era la loro principale preoccupazione in materia di salute e ambiente. L’edificio è climatizzato e l’aria condizionata è sempre accesa. Ma non ci sono abbastanza ventilatori o aspiratori per eliminare la polvere, con il risultato che ci ammaliamo molto spesso. I lavoratori tossiscono o starnutiscono continuamente e noi lo abbiamo fatto notare. Negli ultimi sei anni abbiamo presentato diverse lamentele alla direzione ma non è stata intrapresa alcuna azione, se non quella di chiederci di indossare delle mascherine. Ma la quantità di polvere è così esagerata che le mascherine non riescono a proteggerci».

19/02/26

LE BESTIE SIONISTE RIVENDICANO GENOCIDIO-STUPRI DI DONNE E BAMBINI E IL GOVERNO FASCISTA MELONI PARTECIPA AL BOARD FOR PEACE

Dal blog proletari comunisti

Soldato israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e bambini a Gaza


Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.

Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.

In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro bambini e donne palestinesi a Gaza.
Nella conversazione in diretta streaming, avvenuta durante la guerra a Gaza ma pubblicata solo di recente, Davidson ha inizialmente interrogato il soldato sulla sua identità e affiliazione militare. L’uomo ha dichiarato di essere un membro dell’esercito israeliano e di trasmettere da Gaza.
Quando Davidson gli ha chiesto se l’esercito israeliano fosse responsabile della distruzione di Gaza, il soldato lo ha confermato senza esitazione né alcuna espressione di rimorso.
Quando l’intervistatore americano gli ha chiesto di mostrare l’ambiente circostante, il soldato ha puntato la telecamera verso l’esterno e ha descritto la vasta distruzione in tutta l’area.
“Volete vedere Gaza? Non sorprendetevi, non c’è nessuna casa qui. È tutta piatta, tutta piatta“, ha detto il soldato.
Davidson ha risposto: “L’avete rasa al suolo?” Il soldato ha risposto: “Oh sì”.
La conversazione si è intensificata quando il soldato ha tentato di giustificare l’attacco ai bambini mostrando la foto di un bambino con una pistola in mano, sostenendo di averla trovata in una casa bombardata. Davidson ha confutato la sua affermazione, sottolineando che i bambini che si difendono da un esercito invasore non possono mai giustificare l’uccisione o l’attacco. Ha, inoltre, ritenuto l’occupazione responsabile della situazione a Gaza.
In un momento di shock, il soldato è andato oltre, dichiarando: “Abbiamo ucciso donne e bambini”, e ha aggiunto freddamente: “E a proposito, non preoccupatevi… li stupriamo anche“.

I gruppi per i diritti umani hanno evidenziato il video come prova schiacciante di gravi crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano contro i civili di Gaza, affermando che il sostegno politico delle successive amministrazioni statunitensi e degli alleati occidentali contribuisce a una percepita cultura di impunità per questi crimini.

(Fonti: X, PIC, Quds Press, PressTV, agenzie).

18/02/26

Perchè scioperiamo il 9 marzo - cosa vogliamo

Questa piattaforma è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di oppressione, doppio sfruttamento, discriminazioni delle donne. 

Essa vuole porre la necessità, oggi più che mai con un governo, come questo della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne, sulle loro sofferenze per imporre una sorta di "moderno medioevo", di lottare/ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta, ecc. ecc. 

Strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale, contro questa società capitalista/imperialista, per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare/trasformare la terra e il cielo.; perchè noi, a cui viene negato tutto, 

VOGLIAMO TUTTO: TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!


PIATTAFORMA DELLE DONNE/LAVORATRICI

sciopero delle donne 9 marzo 2026

- Lavoro per tutte le donne - Lavoro per le donne significa anche indipendenza economica dall’uomo, dalla famiglia; per le donne licenziate, nessun sgravio, incentivo alle aziende e obbligo di riassunzione a TI;

- Contro la precarietà: trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari; internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici; nei part time orario non inferiore a 30 ore settimanali;

- Pari salario per pari lavoro;

- abbassamento dell’età pensionabile a 35 anni lavorativi, come riconoscimento del doppio lavoro;

- Salario garantito per tutte le donne disoccupate;

- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;

- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;

- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;

- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;

- In agricoltura parità salariale contrattuale con gli uomini; divieto di pagamento per trasporto/caporale, sanzionando le aziende; No all’uso di prodotti tossici; strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro;

- Contro gli abusi e violenze sessuali – delegate nei campi delle lavoratrici;

- Accesso gratuito ai servizi sanitari, aumento di asili e servizi di assistenza anziani e per le persone disabili gratuiti;

- Socializzazione dei servizi domestici essenziali;

- Contro carovita e carobollette;

- Permessi di soggiorno, documenti, diritto di residenza, cittadinanza, case, NO Cpr/centri lager; uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate;

- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai servizi sociali, sanitari, al salario garantito;

- Libertà, accesso a misure alternative per le donne/proletarie detenute, come tutela del diritto alla salute alla genitorialità, e come difesa dalle violenze, abusi sessuali in carcere che in particolare immigrate, soggettività lbgtq+.;

- Contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, studentesse, attiviste sociali e politiche, cancellazione delle leggi del governo Meloni (decreto Caivano, decreto sicurezza 1660, attacco al diritto di sciopero) – NO al Ddl Bongiorno;

- Diritto di aborto libero, gratuito e assistito, in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza; contraccettivi gratuiti - potenziamento della ricerca per contraccettivi sicuri per la salute;

- Allontanamento dai luoghi di lavoro per capi, padroni, ecc. responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, sessisti - tutela delle lavoratrici denuncianti;

- Divieto perenne di permanenza in casa di uomini violenti, misure di controllo quotidiano;

- Case rifugio, centri antiviolenza, consultori laici - gestiti e controllati dalle donne; chiusura delle sedi pro-vita e simili e divieto di loro attività, propaganda;

- Procedura d’urgenza nelle denunce e nei processi per stupro, femminicidi, stalking, molestie sessuali, con patrocinio gratuito per le donne; accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne;

- nessuna repressione, riconoscimento del diritto delle donne all'autodifesa per aver reagito alla violenza maschile.

- Contro la riforma reazionaria, moderno oscurantista della scuola del governo Meloni, contro la militarizzazione delle scuole, contro la scuola al servizio della concezione ideologica “Dio, patria, famiglia”, educazione sessuale nelle scuole gestita direttamente dalle studentesse;

- Abolizione nella pubblicità, nei mass media, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, sessista discriminatorio, fascista, razzista, contro le donne; repressione degli atti machisti e dei luoghi di loro ritrovi.

- Per il sostegno alle donne e alla resistenza palestinese, contro la complicità del governo Meloni con il nazisionista Netanyahu e il “Board pace” di Trump, rottura di tutte le relazioni militari, economiche, culturali tra Italia e Israele.


17/02/26

La proclamazione dello Sciopero delle donne del 9 marzo da parte dello Slai cobas per il sindacato di classe

E' riportato nell'elenco scioperi della Commissione garanzia sciopero - Tutte e tutti lo possono fare

Invitiamo tutti i sindacati di base a indirlo 

SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628  e mail: slaicobasta@gmail.com

11 febbraio 2026

All. 1

Presidente del Consiglio Roma

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roma

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro Roma

Ministro della Funzione Pubblica Roma

Ministero dell’Istruzione e del Merito Roma

Ministero dell’Università e della Ricerca Largo Roma

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Roma

Ministro delle Imprese e del Made in Italy Roma

Ministro dell’Economia e delle Finanze Roma

Commissione di Garanzia Sciopero

Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.

Alle Amm.ni pubbliche/associazioni datoriali/enti/aziende/cooperative

Alla Direzione TreniItalia

Alla Direzione Poste Italiane


OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DELLE DONNE - 

GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA DEL 9/3/2026,


Lo Slai cobas per il sindacato di classe COMUNICA LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PER L’INTERA GIORNATA DEL 9 MARZO 2026

PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI di qualsiasi forma compresi tirocinanti e apprendisti o in somministrazione, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, in concomitanza con altri scioperi indetti nella stessa giornata da altre OO.SS

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:

CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, CONTRO “FEMMINICIDI” E LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA SOLIDARIETA’ CON LE DONNE PALESTINESI E TUTTE LE DONNE UCCISE/REPRESSE NELLE LOTTE DI LIBERAZIONE

(I motivi generali e la piattaforma dello sciopero delle donne, si riporta in allegato)

Lo Slai cobas per il sindacato di classe ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DA LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI.

SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, INTERESSATE DA CONSULTAZIONI ELETTORALI.

SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.

Si richiede l’attivazione delle forme di informazione e comunicazione previste dalla Legge 146/90 e 83/2000 e ai soggetti datoriali pubblici, privati e cooperativi,

Distinti saluti

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Responsabile lavoratrici/donne

ANELLO DONATELLA


Per comunicazioni: WA 3408429376
e mail: cobas_slai_palermo@libero.it
pec: slaicobassc@pec.l

15/02/26

Senza consenso è stupro! Anche a Palermo oggi contro il DDL/Bongiorno, un altro pesante attacco contro le donne

Oggi abbiamo partecipato al presidio a Palermo, nell'ambito della mobilitazione nazionale, promosso dal Centro antiviolenza Le Onde, di denuncia e contro il ddl Bongiorno che ha modificato il disegno di legge sulla violenza sessuale sostituendo il concetto di “consenso libero e attuale” delle donne con quello di “dissenso” o “volontà contraria"


        CANCELLARE IL CONSENSO E' UN ATTO DI VIOLENZA ISTITUZIONALE/del governo fascio-sessista Meloni 
Come lavoratrici Slai Cobas sc, aderenti al Mfpr,  abbiamo diffuso un volantino ed esposto e attaccato alcune locandine, intervenendo poi al microfono aperto. 





                                          lavoratrici Sai cobas sc aderenti al Mfpr

                                                                          Nudm Palermo 

In alcuni capannelli con donne che hanno preso il volantino è emersa e si è discusso della questione dell'educazione sessuoaffettiva  che ad esempio le compagne di Nudm Palermo hanno posto nel loro intervento al presidio, accanto alla giusta denuncia del DDL Bongiorno, come centrale in termini di soluzioni al problema della violenza contro le donne.
Un'attivista poneva la necessità di aumentare nelle scuole le ore di educazione all'empatia, alla nostra  obiezione su " ma con quale governo, questo?" ha ammesso poi  che quando era docente aveva fatto partecipare gli alunni in alcune occasioni alla marcia della pace ma poi ha dovuto constatare ad esempio che il Comune di Palermo, oggi con maggioranza centro destra, è stato quello che ha organizzato i villaggi dell'esercito per mostrare le armi e i mezzi da guerra ai bambini che sono stati invitati a salire sui carri armati o a farsi foto con le armi in mano, quelle stesse armi che oggi questo paese manda a Israele per uccidere i bambini,  così un'altra donna Cgil  ponendo la questione del "contesto" riferendosi, condividendo il nostro volantino,  alla natura del governo Meloni, diceva "in questo contesto, con questo governo l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole non funzionerebbe appieno, è un governo di cui ci si deve liberare..." , un'altra donna ribadiva l'importanza di trovare le dritte per  un'unità di azione nonostante le differenze,  alla nostra domanda se la Cgil indirà lo sciopero l'8 marzo ha risposto "noi scioperiamo ma  la segreteria nazionale non lo indice lo sciopero generale", abbiamo detto  che anche questo deve essere terreno di critica e di lotta... 

I

Il volantino diffuso 



DDL BONGIORNO: MOBILITAZIONI TERRITORIALI OGGI IN TANTE CITTA'

Violenza sessuale: devi urlare NO altrimenti è sempre SI

L'emendamento apportato dalla Bongiorno della Lega per eliminare dal testo la parola “consenso” all’atto sessuale e configurare il reato solo quando vi sia un dissenso manifestato chiaro e forte, rappresenta una violazione gravissima dei diritti delle donne e soprattutto alimenta la cultura dello stupro e della sopraffazione nei confronti della donna e vuole scoraggiare le denunce.

Non è accettabile sostituire il principio del consenso libero, esplicito e revocabile con l’obbligo di esprimere un dissenso, per di più destinato a essere valutato “in base al contesto”.

Questo significa alimentare la cultura dello stupro e costruire un immaginario colpevolizzante, che scoraggia le richieste di aiuto e rafforza una domanda già tristemente nota: “perché non hai detto no?”.

Significa anche fingere di ignorare che la maggior parte delle violenze sessuali avviene da parte di ex fidanzati, di conoscenti, o all’interno delle famiglie, in contesti di maltrattamento sistematico, dove manifestare un dissenso chiaro può essere estremamente pericoloso.

Questa riforma rafforza un impianto che colpevolizza ulteriormente chi subisce violenza, costringendola a dimostrare come, quando e con quanta forza abbia detto no.

Il silenzio non è un sì. L’assenza di resistenza non è un sì.

Il punto è questo: il consenso non è una sfumatura giuridica. È il confine tra scelta e violenza. Il consenso è un obbligo. Allora perché fa così paura scriverlo chiaramente in una legge?

In realtà tutto è amaramente coerente, questa riforma risponde alla stessa logica antifemminista e maschilista in linea con la politica repressiva del governo.

QUESTA RIFORMA INFATTI, COME ALTRE RECENTI LEGGI: SUL FEMMINICIDIO, SULL’EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE, VOGLIONO APPARIRE A TUTELA DELLE DONNE, MA IN REALTA’ DIVENTANO ULTERIORI CATENE OPPRESSIVE REPRESSIONE VERSO LE DONNE CHE NON RIENTRANO NELLE LORO LEGGI, FINO ALLA REPRESSIONE POLIZIESCA LI’ DOVE LE DONNE LOTTANO CONTRO (pensiamo alla azione violenta della polizia a Roma al presidio di compagne contro la legge Bongiorno).

Uno Stato che prova a smantellare il diritto di autodeterminazione delle donne è uno Stato che legittima ed ispira stupratori e femminicidi, e noi continueremo ad urlarlo con forza visto che vogliono un dissenso riconoscibile. Solo sì è sì. Senza consenso è stupro.

Ma tutto questo dimostra anche in maniera eclatante che il PD/Schlein i suoi appelli alla Meloni a lavorare insieme su questa materia sono misere illusioni, compromessi politici che contribuiscono a dar credito ad un governo fascista che vuole solo peggiorare la condizione delle donne e le concezioni maschiliste su di esse.

L'unica soluzione lottare contro questo governo!

A Taranto un'anticipazione di quello che succederà sempre se 

passa questo Ddl: sotto processo vanno le donne e non gli uomini stupratori

Assolti tutti e 8 autisti Amat processati per violenza e molestie sessuali - Una sentenza inaccettabile, da respingere!

Il tribunale ha assolto gli 8 autisti Amat accusati di ripetute violenze sessuali verso una ragazza affermando addirittura che "il fatto non sussiste". Questo nonostante il PM aveva chiesto condanne fino a 6 anni, dicendo giustamente che lo stato di fragilità mentale della ragazza era un'aggravante.

Ora, invece, la fragilità mentale della ragazza, la sua confusione viene ritenuto una prova che le dichiarazioni della ragazza non contano...

Un'assoluzione piena che è una doppia violenza per la ragazza.

Questa sentenza di fatto è un vergognoso messaggio anche verso altre ragazze e donne: non denunciate!

La ragazza che aveva avuto il coraggio di denunciare gli autisti, ora passa lei per bugiarda; lei che doveva portare le "prove". Il processo invece che giustizia, diventa accusa alle donne che osano denunciare.

I sindacati dell'Amat, in particolare la Cisl, si congratulano con gli autisti assolti - ma dimostrano solo che sono stati dall'inizio conniventi.

Per noi, del movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto, la cosa non può e non deve finire qui. Noi, che abbiamo seguito il processo, ora mettiamo a disposizione della ragazza il nostro sportello donna, la nostra avvocata per andare avanti.

Non accettiamo che questa violenza finisca senza verità e giustizia.

MFPR Taranto