16/07/19

Solidarietà alle compagne colpite dalla repressione patriarcale



Riceviamo e pubblichiamo, da Amazora di femministe e lesbiche:

Lo scorso 5 luglio a L'Aquila sono state condannate per diffamazione tre compagne che avevano impedito all'Avv. Valentini di entrare nella Casa Internazionale delle Donne a Roma. Valentini è l'avvocato che difese in modo particolarmente misogeno il militare Tuccia, che stuprò e quasi uccise una donna. Qui sotto il link in cui poter trovare maggiori informazioni:

 https://ciriguardatutte.noblogs.org/

Alle compagne accusate e condannate per diffamazione va tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. Questo attacco alla solidarietà femminista mostra quanto questa sia importante per rispondere alla guerra quotidiana fatta alle donne. Sempre al fianco delle donne che si ribellano alla violenza patriarcale.

In allegato riceviamo e inoltriamo un comunicato di Rabbia Femminista rispetto al 5 luglio

Un caro saluto a tutte.


11/07/19

Borgo Mezzanone (FG): lo "sgombero umanitario" delle cariche e dei lacrimogeni



DA RETE CAMPAGNE IN LOTTA


Borgo Mezzanone (FG): lo "sgombero umanitario" delle cariche e dei lacrimogeni

Da stamattina decine di ruspe e centinaia di uomini delle forze dell'ordine hanno invaso il ghetto che si trova dietro il CARA di Borgo Mezzanone per buttare giù abitazioni e attività commerciali.

Oggi è la quarta volta che viene attivata un'operazione di sgombero, la prima dopo l'imponente sciopero che lo scorso 6 maggio ha visto scendere nelle strade di Foggia circa 800 persone che in questo ghetto ci vivono e lavorano, e che a gran voce chiedevano di non essere sgomberati senza poter avere reali alternative. Eccezion fatta con la provocatoria proposta di andare ad ingrossare le file di altri ghetti come quello di Casa Sankara e dell'Arena, dall'altra parte della provincia, nell'agro di San Severo. Entrambi altrettanto noti per le terribili condizioni di vita e il secondo è anche sotto sgombero imminente.

Appena le forze dell'ordine hanno cominciato le demolizioni la risposta degli abitanti del ghetto non si è fatta attendere e in molti sono saliti sui tetti degli edifici e delle baracche e opponendosi alla celere che ha risposto con violente cariche e il lancio di decine di lacrimogeni. Questa resistenza ha evitato l'abbattimento dei bagni, ma purtroppo molte persone oggi hanno perso la casa e quel poco che avevano.

Nel frattempo la Cgil, auto nominatasi rappresentante degli abitanti del ghetto nelle trattative con la questura ha insistentemente intimato tutti e tutte alla calma. Capita l'impossibilità di placare la rabbia delle persone ha abbandonato la pista con lo sgombero ancora in atto. Senza dimenticare il vergognoso silenzio della reti delle associazioni della provincia di Foggia o del sindacato Usb, che nonostante i proclami e le belle parole, ancora hanno una volta hanno lasciato le persone da sole.

L'enorme resistenza di questa giornata ci dimostra ancora una volta che i più ricattabili sono anche i più forti. Senza alternative reali e condivise la resistenza continua e con l'auspicio che anche la solidarietà concreta possa crescere.

Comitato Lavoratori e Lavoratrici delle Campagne
Rete Campagne in Lotta

08/07/19

Al processo de L'Aquila la linea e la dichiarazione del Mfpr


DALLA DICHIARAZIONE AL PROCESSO DE L'AQUILA DELLA COMPAGNA DEL MFPR

La compagna del Mfpr ha rifiutato interrogatorio al processo e invece ha depositato, tramite l'Avv. Caterina Calia, una sua dichiarazione (di cui riportiamo stralci).  

Caterina Calia ha letto la lettera "incriminata" - che, ricordiamo, diceva che l'Avvocato Valentini dello stupratore/quasi assassino di 'Rosa', Tuccia, non potesse, non dovesse partecipare ad un Convegno nella Casa internazionale delle donne -  soffermandosi sui 3 punti considerati oggetto di "diffamazione", insistendo molto sull'aspetto della militarizzazione, della desertificazione del territorio in quel periodo a L'Aquila, sull'atteggiamento predatorio dei militari, sulla conduzione di un  processo per stupro che ci riporta indietro di 50 anni, quando oggi ci sono giudici (ed ha fatto riferimento esplicito al processo di Firenze contro i carabinieri stupratori) che se vogliono, possono condurre un processo per stupro senza colpevolizzare e vittimizzare una seconda volta la donna violentata. 

L'Mfpr fuori e dentro il processo, in tutte le udienze, tramite la compagna de L'Aquila processata, ha sempre detto chiaro che non abbiamo nulla da cui difenderci e non riconosciamo questo processo a donne, che hanno espresso solidarietà attiva verso 'Rosa', stuprata orribilmente e quasi uccisa dall’ex militare Francesco Tuccia.
Vogliamo piuttosto ricordare:
  • L’aumento di stupri e femminicidi, che spesso non trovano giustizia verso le donne, ma anzi, vedono loro sul banco degli imputati
  • Le atrocità commesse sul corpo di Rosa da un militare impiegato nell’operazione “L’Aquila sicura”: un crimine di violenza inaudita, che ha colpito e colpisce tutte le donne
  • Il clima di un processo per stupro, scandito da una linea difensiva tutta tesa a screditare la parte lesa e a negare la consistenza della violenza. Invece di trovare nelle aule di giustizia un clima sereno, 'Rosa' ha continuato ad essere violentata per tutto il processo. Un processo in cui la sua identità e intimità sono state violate una seconda volta, cercando di far apparire lei complice e responsabile delle violenze subite e rivelandone in pubblico la località segreta dove si era rifugiata per cercare di ricostruirsi una vita.
  • Non solo 'Rosa', ma tutte le donne solidali presenti hanno potuto sentire le accuse, le insinuazioni ed esternazioni misogine della difesa dello stupratore
Pertanto rivendichiamo la piena legittimità della mobilitazione di solidarietà di tante donne. 
Rivendichiamo la piena legittimità della richiesta alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, di non far intervenire l’avvocato di F. Tuccia. Una richiesta sostenuta e fatta da tantissime donne e che ha portato la Casa Internazionale delle Donne di Roma a revocare l’invito. 
Sono, invece, le donne che hanno reclamato un elementare diritto democratico, imprescindibile delle donne, ad essere messe sotto processo, nel tentativo di zittirle e cancellare la solidarietà e la lotta femminista. Sono, con le 3 femministe, le tante, troppe donne offese, violentate, discriminate, oppresse, ad essere trascinate sul banco degli imputati per aver denunciato ed essersi ribellate a queste violenze.
Pensiamo che ben altro dovrebbe essere giudicato e condannato: le complicità e coperture verso chi stupra e uccide le donne, quelle parole indegne, che continuano ad uccidere la stessa vita delle donne ed uccidono così anche la giustizia.

STRALCI DALLA DICHIARAZIONE DEPOSITATA DALLA COMPAGNA DEL MFPR PROCESSATA.
"Dichiaro
Che il giorno 12/11/15 alle ore 2, un giorno prima dello svolgimento del Convegno in cui si dava ormai per scontata la presenza dell’avvocato Valentini alla Casa Internazionale delle donne di Roma, sottoponevo all’attenzione delle donne iscritte nella mailing list, la lettera oggetto del presente procedimento. Quella lettera pertanto è stata scritta di getto, dettata dalla necessità e urgenza di impedire che alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, luogo simbolo del contrasto alla violenza di genere, entrasse il difensore di Francesco Tuccia, autore di uno dei più efferati stupri degli ultimi 10 anni in Italia.
Quella lettera è stata scritta come extrema ratio, come un grido di rabbia e di dolore, con la spontaneità con cui si scrive una poesia, ma anche con la consapevolezza che contro le donne si combatte una guerra, sia pur di bassa intensità, e che le trincee delle donne vanno difese, con ogni mezzo necessario.
Ed è con quello stato d’animo che ho scritto tutto ciò che di quegli anni - dal terremoto al processo Tuccia - avevo percepito e mi era rimasto dentro, come un tarlo che ti assilla fin quando non lo fai uscire, come un boccone amaro che non riesci a mandar giù.
Ed io l’ho fatto uscire e l’ho sputato quel boccone, in pace con la mia coscienza...
Ma oggi le mie percezioni, la mia coscienza e la mia rabbia vengono processate, dissezionate, decontestualizzate. Di quella poesia, del clima generale di un infernale processo per stupro, si devono riportare solo alcuni versi, sulla veridicità dei quali sono chiamata a rispondere, chiamando a raccolta i ricordi di questa brutta storia, prima che diventi una soap opera di pessima qualità.

Relativamente alle frasi di cui si contesta contenuto diffamatorio, e in particolare:
  1. Riguardo al periodo - Ora l’Avv. Valentini, che è amico di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia - circa la gratuità del servizio reso a Tuccia;
Dichiaro di aver desunto tale circostanza dalle dichiarazioni dell’avv. A. Valentini nel corso dell’udienza di appello a porte aperte, il 6 dicembre 2013. Nel corso della sua arringa l’avv. A. Valentini più volte sostenne che lo stupratore Francesco Tuccia era di origini umili, che non poteva permettersi certe spese legali, e facendo appello alla Corte, chiese di tener conto di questa condizione nel valutare lo sforzo economico che quella famiglia di operai avrebbe potuto sostenere;
  1. Relativamente al periodo - Ricordo che in aula, alla seconda udienza, l’avvocato Valentini, che è amico di tutti, avvicinò il testimone che salvò Rosa da morte certa per offrirgli una “dritta” per una buona occasione di lavoro lontano da L’Aquila - circa la poca professionalità nell’avvicinare testimoni...
Quel giorno (19 novembre 2012) entrai in aula durante la pausa pranzo, nel frattempo entrò Valentini, che parlava a voce alta con un altro uomo. Non ricordo testualmente le sue parole, ma manifestava preoccupazione circa l’eventuale crisi dell’attività economica di un locale in seguito all’impatto mediatico che aveva avuto una certa vicenda e affermò di avere delle conoscenze, tra i gestori di locali a Pescara, cui poter proporre la prestazione di vigilanza del personale addetto alla sicurezza nel locale in questione. Si era nel corso del processo Tuccia e pensai si riferisse al buttafuori del Guernica.
  1. Riguardo al periodo: - Ricordo le minacce di stampo mafioso e fascista indirizzate all’avvocata di “Rosa”, Simona Giannangeli: “Ti passerà la voglia di difendere le donne […] Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te
Preciso che i riferimenti alle minacce alla Giannangeli stavano in quella lettera come anche altri passaggi, in cui si denunciava il clima di insicurezza e di militarizzazione del territorio, che tuttavia non sono stati oggetto di censura.

Comunicato di NUDM sul processo delle donne a L'Aquila per diffamazione

Riceviamo e pubblichiamo, ma non crediamo che Telefono rosa rifiuterà l'offerta di Valentini. Già ai tempi di sommosse ci bacchettava perché eravamo troppo "sommosse" con la nostra rumorosa presenza nei presidi di solidarietà femminista.

Per il giudice dell’Aquila è diffamazione. Per noi è solidarietà femminista.
Il 5 luglio 2019 all’Aquila un giudice Giuseppe Romano Garganella ha condannato la solidarietà femminista. Ma il processo ha dimostrato che la solidarietà tra donne è arma potente contro la violenza sessista che ancora attraversa le aule dei tribunali.
Questa una breve ricostruzione dei fatti: a oltre due anni dall’inizio del processo, il Tribunale dell’Aquila ha condannato in primo grado tre attiviste accusate di diffamazione aggravata da Antonio Valentini, difensore dell’ex militare Francesco Tuccia, condannato in via definitiva per violenza sessuale su una studente universitaria di 20 anni, ridotta in fin di vita e abbandonata al gelo dopo lo stupro avvenuto nel piazzale di una discoteca di Pizzoli.
Durante il processo, le tre attiviste, sostenute da un’ampia rete femminista, da avvocate ed esperte di diritto, hanno dimostrato come il processo per lo stupro commesso da Tuccia, abbia esposto la giovane vittima a nuove umiliazioni e traumi, proprio dallo stesso Valentini. Con rabbia, pazienza e tenacia, questa rete di solidarietà ha trasformato il processo in occasione per mettere a nudo come i tribunali riproducano la violenza sessista sulle donne. Ha inoltre impedito che lo stesso avvocato Valentini potesse varcare la porta della Casa Internazionale delle donne dove era stato invitato per un convegno dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus. 
Durante i processi per violenza, ancora oggi in Italia le donne si trasformano in imputate e messe sotto accusa per la loro condotta sessuale, per gli abiti che indossano e per presunti comportamenti trasgressivi. Questo accade nonostante una norma introdotta nel 1996, in seguito alla pressione dei movimenti delle donne, vieti in modo esplicito di porre domande riguardanti la sfera intima.
Ma la condanna delle tre attiviste dimostra che i tribunali sono anche luogo dove si mette sotto processo la solidarietà tra donne e si scambia per diffamazione il diritto di criticare prassi e procedure che puniscono le donne.
Il 5 luglio, nonostante la pm Ilaria Prezzo avesse derubricato l’accusa di diffamazione aggravata in semplice e chiesto il minimo della pena, il giudice Romano Gargarella ha stabilito una pena di 1000 euro di multa per ognuna delle tre attiviste, oltre a 2000 come cifra provvisoria del risarcimento, la cui entità si determinerà in sede civile. L’avvocata di Antonio Valentini, Marzia Lombardo, ha dichiarato che il risarcimento sarà devoluto a Telefono Rosa. Siamo certe che questa offerta verrà rifiutata.
Questa condanna non è giustizia, ma un tentativo di restaurazione patriarcale.
Dentro e fuori i tribunali, le femministe continuano a lottare per farla finita con ogni forma di violenza contro le donne. Con la violenza di chi stupra, quella di chi trasforma le vittime in imputate e vuole punire la solidarietà. Perché questa condanna riguarda tutte.

07/07/19

In regime fascio leghista il maschilismo patriarcale, che vede la donna solo oggetto sessuale, buono solo da stuprare è ormai legittimato nei toni più beceri e miserabili !

Riempire di merda questo locale !

Il cartello choc in un bar di Treviso: "Se fai vedere il seno bevi gratis"
“Se fa vedere il seno vinci...”. Il cartello, fotografato e postato su Instagram da Andrea, psicoterapeuta, è affisso in un bar di Treviso in cui l’uomo si è fermato per uno spuntino in pausa pranzo. E nonostante il proprietario si sia affrettato a dire a Il Corriere del Veneto che “si tratta solo di uno scherzo”, in realtà ha ben poco di divertente.

Il “gioco” proposto alle “bellissime e simpaticissime clienti”, infatti, è apparso ad Andrea e a molti di coloro che hanno commentato il cartello, sessista e di cattivo gusto. Si legge infatti che in base alla taglia di reggiseno, si possono vincere uno o più shot. Se si riesce a baciare il barista si vincono 5 shot, se si riesce “a portalo a casa”, shot gratis per una settimana.
“Rileggo, ancora. La squalifica per la donna è disarmante, nelle parole di questo deficiente. La squalifica misurata addirittura per taglia di reggiseno o per disponibilità sessuale”, scrive Andrea. E aggiunge: “Non si accorge minimamente che in queste sue parole c’è una forma di violenza così sottile da diventare uno stupro lento e continuato. A cui ci si abitua. Silenziosamente”.
 
 

06/07/19

Tunisia - Sonia Jebali in sciopero della fame contro la repressione padronale

Tunisie : Une syndicaliste blacklisté en grève de la faim


En 2011, au moment de la révolution qui a fait chuter Ben Ali, Sonia Jebali monte un syndicat UGTT soutenu par l’ensemble des ouvriers et ouvrières de l’usine Latelec, une filiale de Latécoère cliente de Airbus et de Dassault Aviation. Le syndicat stoppe les multiples violations commises à l’encontre des travailleurs, mais la répression patronale s’abat contre les ouvrières et les syndicalistes les plus combatives qui sont licenciées. Elles mènent la lutte qui a un écho international et se mettent en grève de la faim. Finalement, les ouvrières sont réintégrées, mais pas les syndicalistes
Depuis, Sonia Jebali s’acharne à retrouver du travail, mais elle est blacklistée dans toutes les entreprises privées du pays. Atteinte d’une maladie grave et onéreuse, non prise en charge par la sécurité sociale tunisienne, elle demande à être embauchée dans la fonction publique. Sonia Jebali en grève de la faim depuis le 17 juin à la Ligue tunisienne des droits de l’homme, avec Besma Mahmoudi une autre tunisienne privée d’emploi qui a également entamé une grève de la faim dans les mêmes locaux.

L'Aquila, processo a 3 femministe per diffamazione. Report a cura della compagna del MFPR imputata




Una ventina di donne provenienti da Roma, ma anche alcune compagne di L'Aquila, erano presenti in aula a portare la loro solidarietà alle imputate. Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dalle compagne di Amazora di Bologna. Il processo si è svolto dopo 7 ore e mezza di attesa e in presenza di uno sproporzionato e "immotivato" schieramento di forze dell'ordine e digos (ne avevamo almeno 1 per ogni donna presente in aula).
Valentini era assente, ma era presente il giornalista del messaggero, che ha aperto il suo articolo come lui avrebbe voluto (e anche commettendo lo stesso errore del giornalista del centro, parlando di 3 donne, tutte romane).
Il PM onorario, Ilaria Prezzo, aveva derubricato la diffamazione aggravata in semplice e chiesto il minimo della pena, ossia 500 euro di multa a testa, ma il giudice Romano Gargarella ha deciso per una pena di 1000 euro di multa a testa, oltre al pagamento di 2000 euro ciascuna, come provvisionale del risarcimento complessivo, da determinarsi in sede civile. Risarcimento che l'avvocata di Valentini, Marzia Lombardo, ha quantificato in 250 mila euro complessivi, da devolvere a "Telefono rosa", una onlus istituzionale che gestisce il numero antiviolenza e stolking per conto del governo. L'avvocata ha poi commentato la richiesta di Valentini con una chiara provocazione: "così poi vi rientrano, no?"
Entrambi gli avvocati difensori, Flavio Rossi per le compagne di Roma e Caterina Calia per la compagna di L'Aquila, hanno fatto ottime arringhe, uscendo dallo steccato di un processo tecnico dove il giudice aveva costretto le imputate, escludendone gran parte dei testimoni e comprimendone il diritto di difesa. Presto sarà disponibile una sintesi delle stesse.
Comunque un passo avanti è stato fatto, è stato stralciato l'art. 81 c.p. - Concorso formale. Reato continuato - e derubricata la diffamazione aggravata a mezzo stampa. Il 31 luglio saranno depositate le motivazioni. Siamo state condannate ma non sconfitte. 

Contro questa sentenza, che punisce la solidarietà fra donne, quella vera, che parte dal basso, a vantaggio di quella finta, pietistica e vittimizzate "erogata" dalle istituzioni, ci batteremo e faremo ricorso, fino in fondo