01/03/24

Israele criminale! Palestina immortale!


Il nuovo infame massacro in Palestina mette in luce che non ci sono limiti al piano genocida dello stato sionista di tipo nazista di Israele.

Tutti i paesi imperialisti, Usa in testa, e il governo italiano, sono complici e diretti responsabili di quanto sta avvenendo. 

Tutte le Istituzioni internazionali, Onu in testa, mostrano la loro impotenza a condizionare una qualsiasi forma l'azione concreta dello stato sionista di Israele.

La Corte di Giustizia europea comunque dovrà condannare Israele per crimini contro l'umanità e genocidio.

A fronte di questo orrore senza limiti pianificato e realizzato non possono di conseguenza esserci limiti alla resistenza del popolo palestinese, alla solidarietà internazionale.

Serve colpire al cuore in tutte le forme lo stato di Israele e gli Stati imperialisti, Italia in primis per noi.

Serve il boicottaggio a tutti i livelli di Israele da parte di tutti gli Stati del mondo che non vogliano assistere impotenti a quello che sta avvenendo.

Serve che la solidarietà internazionale, che è un'arma, "si armi", e che nessun luogo riconducibile allo stato di Israele possa rimanere in pace.

Serve naturalmente scendere subito in piazza ovunque è possibile sin da questo sabato, e dare a questa mobilitazione un carattere permanente. 

Comitati di solidarietà e di azione per la Palestina ovunque

Delegazione internazionale e contingente internazionalista, dalla Corte di Giustizia ai territori occupati

Via il governo Meloni complice del genocidio

#siamotuttepalestinesi

29/02/24

Contro padroni/governo Meloni/Nordio, le vite delle operaie/operai non sono carne da macello per i vostro profitti!


Lo abbiamo denunciato con forza il 25 novembre, ma è una questione che deve essere ancora e nuovamente presente nello sciopero delle donne dell'8 marzo: 
la condizione delle operaie,  fatta di sfruttamento e oppressione doppi, fatta anche di violenza padronale e morte per il profitto,  di cui si continua a parlare poco, con la stampa/mass media in maggioranza asservita ad un governo  pienamente al servizio dei padroni che non si devono disturbare, come dice la fascista Meloni, mentre affamati di profitto sfruttano operai e operaie fino ad ucciderli, la strage di Firenze all'Esselunga è l'ennesima strage sul lavoro, 
Un governo  che fa i decreti sugli appalti, che permettono ai padroni di ridurre la sicurezza a zero e quindi sempre più possono morire le operaie, gli operai in fabbrica, nei cantieri, le lavoratrici i lavoratori nei posti di lavoro, un governo con ministri feccia alla Nordio che si permette di dire di essere contro l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro. 
Sosteniamo la lotta giusta che sta portando avanti anche la madre di Luana D'Orazio  "morta perché un orditoio a cui era stata intenzionalmente tolta una protezione l'ha inghiottita...." , le battaglie specifiche e immediate contro i padroni, questo governo, per la salute e sicurezza sul lavoro, per non morire di lavoro e per il lavoro, per gli aspetti anche più specifici che riguardano la condizione di lavoro delle donne lavoratrici, emersi anche in inchieste che abbiamo fatto negli anni tra le operaie e lavoratrici,   devono essere fatte e dobbiamo rivendicarle, portarle nello sciopero dell'8 marzo delle donne/lavoratrici ma è necessario inserirle anche  in un'ottica più ampia che deve porre la lotta contro il sistema sociale capitalista nel suo complesso, un sistema sociale che è la vera causa delle uccisioni delle operaie e degli operai per il profitto dei padroni e che deve essere spazzato via. 
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NORDIO CONTRO L'INTRODUZIONE DEL REATO DI OMICIDIO SUL LAVORO. LA MAMMA DI LUANA D'ORAZIO SCRIVE


Signor Ministro della Giustizia Nordio vogliamo incontrarla

Abbiamo lavorato per mesi a scrivere la proposta di legge per l'introduzione del reato di Omicidio sul lavoro e lesioni gravi e gravissime e per raccogliere, con il determinante contributo dell'USB, decine di migliaia di firme nelle piazze, nelle fabbriche, nei cantieri, tra la gente comune.

Abbiamo trovato il sostegno di forze sindacali, politiche, di intellettuali e gente dello spettacolo e dell'arte, abbiamo fatto diventare questa proposta l'unica proposta in campo per cercare di fermare lo sfruttamento dei lavoratori, la precarietà, il sistema degli appalti che sono alla base della mattanza quotidiana sui luoghi di lavoro.

Ci siamo anche un po' ispirati proprio all' introduzione dell'omicidio stradale e di quello nautico. Ci sembrava che non potesse esserci alcun motivo valido, a fronte di migliaia di morti e centinaia di migliaia di mutilati e invalidi ogni anno sui luoghi di lavoro perché non si adottasse la stessa determinazione anche nei confronti degli omicidi sui luoghi di lavoro. Una deterrenza forte, predisponendo una certezza della pena e una pena adeguata, se può esistere una pena adeguata per chi uccide in nome del profitto; aprendo a nuovi e più incisivi poteri per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, prevedendo una procedura d'urgenza nella discussione delle denunce sindacali sul mancato rispetto delle regole in materia di salvaguardia della salute e della sicurezza. Obbligando le aziende a predisporre gli obbligatori documenti di valutazione del rischio in modo che non fossero più solo un pezzo di carta da mostrare agli Ispettori a prescindere dal loro contenuto.

La sua laconica e lapidaria risposta a tutto questo è per noi frettolosa e irricevibile. Cosa sarebbe successo ai lavoratori del cantiere Esselunga se un giorno avessero improvvisamente deciso di fermarsi e uscire sulla strada fermando la circolazione per denunciare le gravi mancanze nel rispetto della tutela della salute sul loro posto di lavoro e magari anche il lavoro nero e l'assurdità del sistema degli appalti? Avrebbero rischiato pene altissime, fino a sei anni di reclusione, grazie alla reintroduzione del reato di blocco stradale. Una reintroduzione tesa a far desistere dal fare blocchi stradali o occupazioni di aziende chi avesse in animo di protestare per le condizioni di lavoro, contro i licenziamenti, a favore dell'ambiente...

Luana d'Orazio è morta perché un orditoio a cui era stata intenzionalmente tolta una protezione l'ha inghiottita. Il processo in corso sta delineando la classica conclusione, condanna irrisoria grazie al patteggiamento, nessuna effettività della pena.

Come Luana tante e tanti altri non vedono nella giustizia la determinazione ad agire per reprimere comportamenti dettati dalla sete di guadagni e dal disprezzo per la salute e la vita dei lavoratori. Il padrone di quella fabbrica, la ditta che gestiva il cantiere di Firenze avrebbe operato nello stesso modo di fronte alla previsione di pene adeguate alla gravità dei fatti?

Signor Ministro le chiediamo di incontrarci, anche solo per dirle che non intendiamo arretrare e che continueremo la nostra battaglia in nome di Luana e di tutte le migliaia di lavoratrici e lavoratori assassinati nei luoghi di lavoro e a cui chiediamo almeno che la giustizia dia ascolto.

Cinzia Della Porta Presidente Rete Iside

Emma Marrazzo mamma di Luana D’Orazio

Mentre l'arrogante, ipocrita e fascista Meloni dice che "l'Italia è un paese a misura di donna!" in questo paese le donne/lavoratrici sono doppiamente penalizzate e lo dice l'INPS


Anche l’ultimo studio dell’Inps conferma la differenza di trattamento delle donne che lavorano in Italia dalle “giovani lavoratrici alle pensionate” come riporta un articolo della Repubblica del 22 febbraio scorso, smentendo ancora una volta, con dati e con forza, la propaganda della Meloni gridata dai palchi elettorali, e non solo per la differenza salariale e delle pensioni, ma anche per il numero di donne al lavoro visto che tra disoccupate e inattive ci sono diversi milioni di donne disoccupate.

Per ciò che concerne il cosiddetto gender pay gap, e cioè la differenza di paga, si arriva per quanto riguarda le pensioni a 40 miliardi!

“Nel 2022 sono stati erogati dall'Inps 322 miliardi in pensioni e prestazioni assistenziali. Alle donne sono andati 141 miliardiAgli uomini 180 miliardi. Con una differenza di quasi 40 miliardi. Questo nonostante, in media, le donne siano titolari di più di una pensione, come accade quando c'è la reversibilità. E sebbene le pensionate siano più numerose dei pensionati: 8,3 milioni contro 7,8. Le donne sono il 52% ma prendono il 44%.

Le cause, secondo lo studio, ma che le donne vivono quotidianamente sulla propria pelle, sono “le carriere intermittenti, spezzettate da esigenze di maternità e cura. Contratti a termine e a part-time, scelto o per lo più forzato. Ma anche una differenza strutturale nella retribuzione oraria tra uomo e donna (segregazione orizzontale). Pure nella Pubblica Amministrazione. E ovunque ai più alti livelli, quelli della dirigenza, a cui le donne arrivano in poche (segregazione verticale).” Tutto questo finisce “Sul banco degli imputati”.

“Il gender gap inizia dal lavoro. – continua il quotidiano - Sempre nel 2022, il divario di retribuzione annuale tra donna e uomo nel settore privato era in media di 6 mila euro annui: 17.300 euro conto 24.500 euro all'anno, 97 euro contro 106 euro al giorno. Una differenza del 40% che, pur calcolata come fa l'INPS a parità di condizioni (età, contratti, ore lavorate), non si azzera mai e arriva a un 12-13% stabile.

Quasi la metà delle donne italiane lavora a part-time (47,7%) contro meno di un quinto degli uomini (17,4%). Le giornate retribuite in un anno alle donne sono 221 contro 234 degli uomini. E questo spiega molto dei divari.”

E non si salva nemmeno il settore pubblico, dice il giornalista, “considerato sicuro e al riparo da diseguaglianze. Invece no.” Perché: “Il gap retributivo, seppur più basso del privato esiste: 5.200 euro all'anno, 15-20 euro al giorno: 28.400 euro contro 33.600 euro all'anno, 95 euro contro 114 euro al giorno. Il divario si viene a creare dal ricorso crescente nella Pa di contratti brevi, soprattutto nella scuola e sanità, laddove la presenza delle donne è rilevante. Anche il part-time, di sicuro meno presente che nel privato, riguarda le donne il doppio degli uomini (6% contro 3%). Due terzi di tutti i lavoratori pubblici sono donne.”

“Non c'è scampo neanche a casa. Il congedo parentale viene chiesto per l'80% dalle donne. E il gap con i compagni è molto ampio, soprattutto fino ai tre anni del figlio. I padri, quando lo chiedono, sono per lo più lavoratori di grandi aziende e a tempo pieno. Mentre il 46% delle madri richiedenti e a part-time. Donne penalizzate sul lavoro, in busta paga, a casa e poi in pensione. Non un bel vedere.” Ma è chiaro che questo studio si limita al salario diretto o differito (le pensioni) e non alle condizioni di lavoro.

Perciò quando il quotidiano degli Agnelli mette “Sul banco degli imputati … le carriere intermittenti, spezzettate da esigenze di maternità e cura. Contratti a termine e a part-time, scelto o per lo più forzato” cerca di dare un quadro “asettico”, “oggettivo” dello stato delle cose, come se tutto questo non dipendesse dal sistema di sfruttamento capitalista-imperialista, un sistema che deve essere rovesciato da una rivoluzione politica e sociale.

28/02/24

Dalla riunione telematica del 15 febbraio - Centrali in questo 8 marzo/sciopero delle donne due temi/realtà: le lavoratrici, operaie/donne proletarie e il sostegno alle donne/popolo Palestinesi - Un saluto forte solidale a Ilaria Salis

Dall'intervento della compagna Mfpr di Taranto 

Intanto vogliamo mandare un saluto forte, solidale a Ilenia Salis che è in carcere per una giustissima protesta, manifestazione che ci fu l'anno scorso contro un raduno nazista veramente illegale, inqualificabile, vergognoso. Questo raduno si è ripetuto anche quest'anno, anche se in forma meno eclatante, e questo è da attribuire solo e soltanto ad una maggiore mobilitazione degli antifascisti, sia degli altri paesi sia ungheresi, giovai, donne… Siamo pienamente con Ilaria Salis quando dice sono innocente, ma per noi il problema è che è giustissimo attaccare, protestare, lottare contro questi neonazisti che sono veramente un'onda nera, un cancro, che in Ungheria hanno la massima agibilità, il massimo sostegno da parte del governo, ma purtroppo, come stiamo vedendo, accade anche qui da noi, vedi la manifestazione di più di 200 fascisti che c'è stata ad Acca Larenzia in cui veramente niente è stato fatto contro se non qualche denuncia a singoli individui quando erano invece in tanti, quindi massimo sostegno alla battaglia che sta facendo Ilaria Salis, che sta facendo il padre, continuiamo a parlarne, continuiamo a denunciarle, continuiamo a portarla nelle nostre iniziative perché insieme a Ilaria dobbiamo tutte vincere su questo, perché è una vittoria non solo contro il governo Orban, ma una vittoria anche contro la migliore amica del governo Orban, contro la Meloni.

Un'altro saluto solidale, lo mandiamo alle compagne, compagni solidali, antifascisti che hanno manifestato per la Palestina e che sono stati caricati a Napoli in particolare, ma anche a Torino, è avvenuto nello stesso giorno. Siamo arrivati al punto, come dicevano compagni di Napoli, del Si Cobas, che è la questura che dice quello che tu puoi scrivere nei cartelli e quello che non puoi scrivere, quello che puoi dire con gli slogan e quello che non puoi dire, insomma se non è dittatura questo se non è moderno fascismo che cos'è? E ci sono state delle compagne come Mimì di Napoli che conosciamo benissimo del Si Cobas che hanno avuto la testa spaccata, noi abbiamo già mandato la solidarietà ma è bene che da questa riunione si mandi una solidarietà collettiva perché noi continueremo sempre di più a manifestare al fianco del popolo palestinese e delle donne palestinesi. E ci sono delle scadenze già in nella prossima settimana. In questo senso ricordiamo che a livello nazionale, e anche internazionale, sono state indette due giornate al fianco del popolo palestinese contro il genocida Stato di Israele, contro il massacratore Netanyahu, per il 23 e il 24, il 23 più rivolto ai lavoratori, alle fabbriche, ai posti di lavoro, il 24 c'è una manifestazione nazionale in cui sarebbe utile non solo partecipare, ma rendere anche visibile nella denuncia dei massacri, delle uccisioni delle donne che sta avvenendo in Palestina, sono già quasi 30.000 i massacrati di cui la maggior parte sono donne, bambini, la resistenza, la forza delle donne che, come noi abbiamo detto, trasformano le loro lacrime, il loro immenso dolore in forza, lotta… Vorremmo lanciare un appello perché il 24 c'è la manifestazione nazionale a Milano, perché Milano come dicono gli stessi palestinesi è palestinese, dal 7 ottobre a Milano tutti i sabati ci sono state le manifestazioni ed è un faro continuo, acceso che continua a brillare proprio per mantenere alto il sostegno alla resistenza del popolo palestinese, la solidarietà e la denuncia e lotta contro il nostro governo. Anche qui la Meloni è stata una delle prime che è andata dopo il 7 ottobre a stringere la mano insaguinata di Netanyahu. A Milano manifestazioni bellissime in cui le donne, le ragazze palestinesi, sono l'anima, sono il cuore, sono le tra le più combattive. Io ho partecipato a una di queste manifestazioni e veramente ti riempie il cuore. Così anche a L'Aquila, oggi è collegata una compagna dell'Aquila, dove ci sono state varie manifestazioni per la Palestina.

E’ stato detto che è stata proposta all’assemblea di Nudm una manifestazione nazionale in difesa del diritto d'aborto, secondo noi è giustissima e quanto mai opportuna, a fronte anche delle cose che sono già state dette, che sono state denunciate. E sarebbe il caso ecco, questa potrebbe essere una nostra proposta, che questa manifestazione coincidesse con la giornata o le giornate in cui si faranno gli Stati generali sulla natalità. O tre o due anni fa ci furono gli Stati generali a Verona e ci fu in quell'occasione una grande manifestazione delle donne, ecco. Se uniamo, come sarebbe giusto, non solo la manifestazione che rivendica giù le mani dal diritto di aborto, ma anche che combatte. chi oggi, governo, vari ministri, tutta la feccia, vuole attaccare questo diritto d'aborto, alla questione degli Stati generali sulla natalità sarebbe buono… ma pensiamo a tutta la questione dell'obiezione di coscienza che purtroppo c'è anche nella legge esistente.

Sul 8 Marzo è chiaro che secondo noi i due temi ma anche le due realtà che devono essere centrali nell’8 marzo, sono innanzitutto le lavoratrici, le operaie che, come è stato detto, in maniera indomita, con tutti gli attacchi, le sofferenze, le minacce, i ricatti di essere licenziate per prime, di non avere più lavoro, con i contratti che vengono cambiati, resi ultra precari, per non parlare delle discriminazioni, fino alle molestie sessuali, atteggiamenti da parte dei capi… però lottano, non si fermano certo con 1000 difficoltà, timori ma continuano a lottare. Chiaramente l'otto Marzo non è uno sciopero, come dire sindacale, scioperi sindacali si fanno quasi ogni giorno, dal sud al nord, in ogni posto di lavoro, dalle fabbriche, che ora sono le grandi fabbriche, il bersaglio dell'attacco al posto di lavoro e al salario e le donne non ce la fanno più e in tanti posti di lavoro, anche servizi, cooperative, eccetera. Ecco, queste lotte per forza si fanno sempre e non aspettano le date ma l'otto Marzo è qualcosa di più anche per le stesse lavoratrici, per le stesse operaie che prendono nelle loro mani il fatto che tutta la vita deve cambiare … non è che le operaie pensano alle questioni quotidiane di lavoro, salario, condizioni di lavoro peggiorate e , come dire, le femministe borghesi pensano alla violenza sessuale, al problema del diritto all'aborto… Perché queste cose, la violenza sessuale per esempio tocca sempre più spesso le donne proletarie, le donne che, come diceva Antonietta prima, neanche hanno la possibilità a volte di essere indipendenti economicamente e quindi devono subire e essere offese quando dicono basta, quando rompono i legami, allora diventa quasi naturale, sta diventando una cosa in cui l’unico paragone potrebbe essere con le uccisioni che avvengono negli Stati Uniti, uno va in una scuola e spara e ammazza, così sembra che sia normale che appena l’uomo è frustrato, il compagno, l'ex fidanzato, si sente abbandonato, frustrato nella sua prosopopea di uomo uccide la donna che lo ha abbandonato…. Il fatto di Latina è emblematico, chi ha sparato era un maresciallo della Guardia di finanza, ma nel 2014 in questo paese ci sono stati altre uccisioni, un paese con meno di 40.000 persone, fatte da un carabiniere e da un agente di polizia penitenziaria. Cioè vuol dire che c'è una logica, c'è un humus, un clima che spinge, che fa vedere come naturale che ad un certo se tu mi lasci, se tu vuoi fare scelte che sono indipendenti da me, maschio, io o ti uccido, io ti posso ammazzare.
In questo senso il problema è che ora bisogna essere più precise. È il fascismo che sta provocando un moderno patriarcalismo, cioè non è più il vecchio patriarcalismo che al massimo si consumava solo nelle quattro mura di case in cui le donne erano sottomesse. Ora c'è un fascismo, un moderno paternalismo che reagisce di fronte al fatto che le donne vogliono poter fare delle scelte, non vogliono essere subordinate, vogliono rompere i legami, e quindi c'è questa reazione. Un moderno patriarcalismo, come diceva una scrittrice, è un uomo moderno, non medievale, quello che uccide oggi. Questo pone il fatto che le donne vogliono rompere rapporti, le donne vogliono avere la possibilità di decidere della propria vita e. questo è un elemento importante per scatenare la lotta delle donne.
L’otto Marzo le lavoratrici che lottano continuamente, le operaie che ora vengono brutalmente mandate a casa o viene peggiorata la loro esistenza sui posti di lavoro, le donne dei quartieri più poveri, chi se non loro devono prendere in mano una lotta che chiaramente ha alla base le condizioni materiali, le condizioni economiche, le condizioni, ma che deve investire tutta la condizione delle donne… per esempio anche sull'aborto, se viene tolto, come è stato in passato, alcune vanno all'estero ad abortire ma chi può andare? Tantissime donne, operaie, precarie, disoccupate, migranti, giovani non possono pagare il medico obiettore di coscienza negli ospedali ma cucchiaio d'oro nello studio privato. E allora qua facciamo un appello specifico alle lavoratrici alle operaie, alle donne proletarie di essere più audaci, più orgogliose, più determinate su tutto, di portare la determinazione che avete sul lavoro, sulle lotte in ogni ambito perché questa vita, tutta la vita deve cambiare. Sto leggendo un libro che si chiama "Vincenzina ora lo sa" parla di un’ operaia dell'Italsider di Bagnoli, quando parla delle differenze salariali dice in merito al 20% in meno dello stipendio rispetto agli uomini “trattengono in busta paga la nostra dignità”, cioè non è solo un problema di soldi, è un problema che verso le donne trattengono la nostra dignità. È normale che ci siano differenze salariali, è normale che siano le donne ad avere i contratti peggiori, è normale che quindi c'è un carico in più da parte dei padroni, da parte del governo eccetera.? Ebbene, questo carico in più lo dobbiamo mettere anche noi contro il governo, i padroni… Sulla questione del governo è vero ha un piano preciso, quello che fa a colpi di decreto, ma un momento però abbiamo visto che è anche fragile, è bastato il grande 25 novembre, che ci fosse la contestazione ai Provita, che ci fossero dei cartelli, degli slogan di sostegno alle donne palestinesi, è bastato che ci fossero degli slogan, dei cartelli come quelli portati da noi contro il governo Meloni, noi eravamo un piccolo gruppo, hanno gridato al femminismo terrorista, una compagna è stata anche aggredita solo perché portava la bandiera palestinese. Questo governo è forte ma è anche fragile per questioni interne, uno non è d'accordo con l'altro, Meloni non è d'accordo con Salvini, si fanno le scarpe a vicenda, non vi è una vera opposizione… ma se noi donne facciamo questa opposizione allora vediamo che basta un cartello sulla Palestina per provocare strilli e criminalizzazione…

L’otto Marzo vorremmo fare una sorta di marcia alle fabbriche tra le operaie, nelle realtà di lavoratrici in lotta, ma l'altra questione importante e centrale oggi è la Palestina, portare con un contingente l’8 marzo proletario e internazionalista nella questione Palestina, nella possibile manifestazione, il sostegno incondizionato alla Resistenza del popolo palestinese contro l'agire genocida e criminale dello Stato nazisinista di Israele, la solidarietà attiva alle coraggiose donne palestinesi, il messaggio della lotta rivoluzionaria delle donne necessaria… Questa è la nostra bandiera, il contributo che vogliamo dare…Deve emergere forte in questo 8 marzo la necessità che se siamo come dire pericolose allora forse tutta questa forza da parte del governo, dello Stato può essere inclinata, chiaramente per rovesciarlo ci vuole qualcosa in più.


Verso l'8 marzo .. sciopero delle donne/piattaforma


Informiamo che lo Slai cobas per il sindacato di classe ha gia' indetto formalmente lo sciopero delle donne dell'8 marzo, aperto a tutte le lavoratrici e lavoratori,  Questa indizione copre sindacalmente tutte le lavoratrici, anche iscritte ad altri sindacati o non iscritte.

Interventi di compagne di Milano e Palermo - dall'assemblea telematica del 15 febbraio

"...Questo governo fascista ha un progetto chiaro ideologico/politico e uno dei centri dell'attacco sono le donne"
In merito alla assemblea nazionale di Nudm verso lo sciopero dell'8 marzo
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Sono d'accordo su un'analisi che abbiamo fatto proprio come Mfpr, cioè che questo governo Meloni ha un progetto chiaro che porta avanti e che vede le donne come uno dei centri dell’attacco ideologico/politico; le donne devono essere per questo governo ancora di più al servizio del Capitale e sono chiamate a fare figli per la produzione capitalistica e per la guerra. Chiaramente in questo contesto continuiamo a perdere terreno e continuiamo a perdere diritti e per di più c’è l’azione ideologica in primis del governo nelle scuole che con il ministro Valditara fa appello addirittura alle studentesse, quindi alle giovani donne, a partecipare agli Stati Generali sulla natalità, a sposare questa campagna al servizio delle associazioni antiabortiste Provita… il fascismo che c'è al governo è un progetto ben chiaro.

Condivido quanto abbiamo scritto in questo giorni parlando di una società che produce un patriarcalismo moderno, più sociale, più terribile, più istituzionale e più violento; e collegandomi a quelli che in generale sono i contenuti emersi dall'Assemblea di Nudm a Bologna, dove in delegazione abbiamo partecipato, con che cosa dovremmo combatterlo questo patriarcalismo moderno, attraverso l'educazione, attraverso la cultura o all'interno delle riforme? Non è questo il terreno che ci permette di poter cambiare davvero la situazione. Sicuramente ci sono degli aspetti positivi emersi all’Assemblea nazionale di Nudm, vi è stato un interrogarsi sul ruolo della famiglia, sulla patriarcalità, sul controllo dell'immigrazione, mettendo in evidenza come questi siano inseriti nella politica del governo, con le conseguenze drammatiche sulle nostre vite, sulle nostre condizioni di lavoro, sul mondo produttivo e riproduttivo, perché non ci si deve dimenticare, si diceva, che c'è anche poi tutta la conseguenza dell'erosione del welfare.
Così una delle questioni che si è posta all'interno dell'Assemblea è quella di partire dalla necessità di comprendere tutto questo contesto generale per cercare di capire come coniugare una lotta specifica con lo sciopero e come mettere insieme i risultati ottenuti il 25 novembre con lo sciopero dell'otto Marzo, perché si diceva non è assolutamente uno sbocco naturale.

Detto questo, c'è da dire però che i vari interventi che si sono succeduti si sono basati sulle singole realtà e a volte anche fin troppo specifici; qualche intervento ha posto un’analisi più condivisibile individuando le responsabilità a livello istituzionale… c'è stato per esempio l'intervento delle compagne di Lucha Y Siesta che hanno raccontato della lotta messa in campo e che sono riuscite ad ottenere di non dover pagare una forte multa e sono state assolte dall'accusa di occupazione dell'immobile a scopo di profitto, però, rimane comunque sempre sulla loro testa la questione della Regione Lazio, che invece vuole comunque in qualche modo sgomberarle e cercare di sottrarre loro lo stabile.

Diversi altri interventi si sono basati molto sulla questione del genere… per esempio sulla riforma del diritto di famiglia, oppure sulla L. 164 e l'importanza della involuzione di questa legge. Su questo aspetto c'è stato l’interessante intervento del nodo delle Marche in merito all’attacco al diritto di aborto con la proposta di una manifestazione nazionale, la denuncia dello spazio sempre più grande che stanno prendendo i gruppi pro vita che si stanno di nuovo riaffacciando sulla scena con la propaganda oscena e inannerrabile che fanno.
Ci sono stati anche degli interventi che poi sono stati riportati anche nel tavolo lavoro, sul bonus mamma 2024 che viene riconosciuto solo alle mamme con due figli, però a contratto indeterminato, quindi semplicemente fumo negli occhi; insieme con tutte le altre situazioni e decisioni governative contro la condizione di vita delle donne e come si sta tornando indietro.

La maggior parte dei temi, comunque, trattati all'interno dell'Assemblea sono stati attraversati anche dal tema del razzismo in tutte le sue forme e dall'abilismo che è emerso con la lettera che vi è stata il 25 novembre da parte di una compagna con handicap, che ha fatto una denuncia in merito…

Sullo sciopero dell'8 marzo in assemblea è stato detto che lo sciopero è una sfida e un percorso necessario contro la violenza sessuale, contro la violenza di questo governo che pone la maternità come unica dimensione del femminile.

Queste sono questioni su cui siamo sicuramente d'accordo. Però in generale agli interventi è mancato uno spessore chiaro e forte nell'individuare le responsabilità generali di questo governo fascista che, come detto prima, il progetto ce l'ha e ben chiaro; mentre nello stesso tempo non emergono delle indicazioni chiare per lottare contro; e questo impedisce di arrivare a quei settori di donne, sociali che ogni giorno vengono colpite da tutta la politica e azione del governo.
Per questo nel "Tavolo lavoro" la compagna Mfpr di Palermo è intervenuta per mettere in evidenza quelle che sono le essenzialità e l’importanza dello sciopero delle donne come arma di lotta di fase e in prospettiva rispetto all'intero sistema sociale che deve essere messo in discussione a 360 gradi e che, quindi, lo sciopero non è semplicemente una prassi sindacale.

Sulla questione della Palestina noi ci siamo espresse con l'intervento di una nostra compagna in modo chiaro e preciso di che cosa pensiamo e che cosa significhi essere accanto alle donne palestinesi, alla Resistenza del popolo palestinese. A differenza di alcuni interventi e posizioni non sempre chiare e con alcune contrapposizioni.
Antonella Mfpr Milano

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La concezione ideologica di fondo di Nudm è quella di un femminismo piccolo borghese, lo abbiamo analizzato, ma non abbiamo mai assunto atteggiamenti settari o liquidazionisti tout court nei confronti di un movimento che riesce a mobilitare migliaia di donne in piazza, nelle manifestazioni nazionali, e che al suo interno è composto da diverse “anime”. Abbiamo sempre espresso con sincerità rivoluzionaria le critiche alle posizioni che di fatto rischiano di sfociare nel riformismo come soluzione dei problemi all'interno di questo sistema capitalista e imperialista.

Al "Tavolo lavoro" abbiamo portato la nostra posizione, anche sindacale, sullo sciopero, chiarendo che l’indizione dello sciopero da parte dello Slai Cobas per il sc, organizzazione sindacale dove alcune nostre compagne sono anche delegate, non è affatto un fatto meramente burocratico o tecnico; ma l’organizzazione sindacale si mette al servizio dello sciopero delle donne, lavorando attivamente per rendere protagoniste nello sciopero le lavoratrici che già sono protagoniste di lotte o che si raggiungono nei posti di lavoro in diverse forme.
Uno sciopero che parte dai posti di lavoro con tutte le istanze che emergono dalla condizione che si vive in essi di sfruttamento, oppressione, negazione di diritti basilari, discriminazioni, repressione, molestie sessuali; ma ponendo la necessità di allargare la visuale a quello che è l’attacco più ampio e in ogni ambito che le lavoratrici, le donne subiscono da governo, padroni, in questo sistema sociale capitalista.
Si sono riportate le esperienze di lotta di alcuni settori di operaie, di lavoratrici, precarie che lottano o verso cui abbiamo fatto inchiesta, che in questi anni sono anche state attive nello sciopero delle donne, che hanno scioperato su una piattaforma ampia, dalle condizioni nei posti di lavoro alla violenza,/femminicidi, all’attacco del diritto di aborto, alla guerra, alla solidarietà internazionalista con le donne oppresse nel mondo, oggi in primis alle donne palestinesi.
Si è ribadita l'importanza dello sciopero delle donne non come fatto ripetitivo o da scadenzario ma come arma rinnovata di fase e in prospettiva nello stesso tempo di una lotta che deve mettere in discussione questo sistema sociale capitalista da combattere a 360 gradi.
Anche in questo tavolo è emersa la necessità di ragionare sul risultato raggiunto il 25 novembre e su come capitalizzarlo per metterlo al servizio anche dell'otto Marzo, in questo senso nello specifico, come collegarsi alle lavoratrici in modo più concreto “con un linguaggio più comprensibile… le lavoratrici si devono sentire chiamate in causa…” è stato detto in un intervento, una proposta concreta che è stata fatta è quella di una riunione nazionale telematica rivolta al settore delle lavoratrici del sociale, delle coop sociali, di cui ci sono state nel tavolo alcune testimonianze di lavoratrici in sciopero in questi giorni…
Donatella Mfpr e delegata Slai Cobas sc Palermo

24 febbraio a Palermo in corteo per la Palestina e contro la guerra imperialista, salutando la grande manifestazione di Milano... al fianco incondizionato delle donne e di tutto il popolo Palestinese che Resiste

In centinaia ieri pomeriggio, nella giornata di mobilitazione nazionale, al corteo che dalla piazza principale del quartiere popolare della Guadagna si è snodato nelle via verso la fabbrica Leonardo di guerra e di morte, la fabbrica del profitto dei padroni assassini, con il pieno beneplacito del governo Meloni guerrafondaio e complice del genocidio del popolo Palestinese messo in atto dallo Stato nazisionista di Israele sostenuto dall'imperialismo USA/Nato/Europa/Italia. 


Un corteo che ha salutato la grande manifestazione nazionale di Milano e tutte le iniziative in corso in altre città come Catania..., che ha posto in modo netto il sostegno alla Resistenza del popolo Palestinese e la condanna del genocidio messo in atto dallo Stato nazisionista di Israele, che ha denunciato l'agire guerrafondaio e fascista del governo Meloni, che ha solidarizzato con forza con tutti gli studenti e studentesse e manifestanti attaccati dalla polizia nel giorno del sciopero generale del 23 febbraio a Pisa, Firenze, Catania...


Durante il percorso diversi abitanti del quartiere erano affacciati dai balconi, parlando con  persone lungo i marciapiedi in maggioranza emergeva il no alla guerra e che i soldi non devono servire per andare ad ammazzare bambini, donne, giovani ma devono servire per il lavoro, le scuole, gli ospedali, i servizi che il governo Meloni sta attaccando ma emergeva anche la poca conoscenza della questione Palestina o della Leonardo al servizio della guerra... 


SIAMO TUTTE PALESTINESI, al fianco delle donne Palestinesi 

intervento compagna Mfpr 




                                            

Davanti la Leonardo, blindata da polizia e digos,  si sono susseguiti diversi interventi e slogans PALESTINA LIBERA, PADRONI ASSASSINI, ISRAEL TERRORIST