09/05/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Seconda parte

La prima parte è stata pubblicata il 3 maggio: 
L'intero testo è contenuto nell'opuscolo 360° - si può richiedere a: mfpr.naz@gmail.com

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Passando alla seconda parte dell'argomentazione, c’è una interpretazione fantasiosa di quello che Marx scrive: “Il consumo dell'operaio è di duplice natura. Nella produzione egli, tramite il suo lavoro consuma mezzi di produzione convertendoli in prodotti di un valore più elevato di quello del capitale anticipato. Questo è il suo consumo produttivo. Esso è allo stesso tempo consumo della sua forza lavorativa da parte del capitalista che l'ha acquistata. D'altro lato l'operaio converte in mezzi di sussistenza il denaro che gli è stato pagato per l'acquisto della propria forza lavorativa: questo è il suo consumo individuale. Il consumo produttivo e il consumo individuale dell'operaio sono perciò del tutto diversi. Nel primo funge da forza motrice del capitale ed è proprietà del capitalista, nel secondo appartiene a sé stesso e svolge funzioni vitali che prescindono dal processo di produzione. Il risultato dell'uno è la vita del capitalista, quello dell'altro la vita dell'operaio stesso”.
Il capitalista - continua Marx - “Prende due piccioni con una fava. Trae profitto non solo da quanto riceve dall'operaio, ma anche da quanto gli dà. Il capitale anticipato in cambio di forza lavorativa viene trasformato in mezzi di sussistenza, consumo per riprodurre muscoli, nervi, ossa, cervello degli operai presenti e per crearne di nuovi. Quindi, nei limiti dello stretto indispensabile, il consumo individuale della classe operaia è ritrasformazione dei mezzi di sussistenza, che il capitale ha ceduto in cambio di forza lavorativa, in forza lavorativa che il capitale ha nuovamente a disposizione per sfruttarla. Essa è produzione e riproduzione del mezzo di produzione maggiormente necessario al capitalista, vale a dire dell'operaio stesso... La continua produzione e riproduzione della classe operaia resta la costante condizione della riproduzione del capitale”. (Qui Marx dà una interpretazione estesa del concetto di riproduzione, non solo fisica, ma anche per es. professionale, di esperienza lavorativa).
E' vero, quindi, che la riproduzione della forza-lavoro è indispensabile al capitale.
Scrive Marx: “il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo insieme, vale a dire come processo di riproduzione, non produce soltanto merce o soltanto plusvalore, ma produce e riproduce il rapporto capitalistico stesso, da un lato capitalista, dall'altro l'operaio salariato”, ma qui sta parlando della riproduzione del processo di produzione capitalistico (“ogni società – dice Marx – per sopravvivere, e quindi per poter consumare, deve produrre e produrre continuamente. Produzione e riproduzione sono dunque un processo unico”); per questo, gli operai come classe si devono riprodurre, per eternizzare le condizioni di sfruttamento della classe capitalista.
Come avviene concretamente questa riproduzione dell'operaio, il lavoro della donna per questa riproduzione è per il capitalista già previsto e “pagato” nel salario che dà all'operaio. Le leggi del capitale permeano tutta la società. I suoi confini non si fermano sulla “soglia della casa”. Il capitale, modifica, funzionalizza al suo sistema tutto. E il lavoro domestico è dentro questa legge. Ma, ripetiamo, ciò non significa che il lavoro domestico produce plusvalore.
La stessa “libera interpretazione” - o meglio interpretazione “pro domo sua” – è fatta da MLDD a proposito della meccanizzazione del lavoro domestico (con l'introduzione degli elettrodomestici) che aumentando la produttività e accorciando i tempi del lavoro domestico “ha enormemente dilatato la possibilità per la donna di inserirsi nella produzione... Questa possibilità ha determinato, come già osservava Marx, un abbassamento del valore della forza-lavoro dell'uomo salariato; valore che viene adesso delimitato dal costo dei mezzi di sussistenza necessari non più ai due componenti il nucleo familiare ma al singolo operaio”.
Vediamo cosa scrive Marx (che MLDD cita): “Le macchine, dando la possibilità di fare a meno della forza dei muscoli, divengono il mezzo per impiegare operai senza forza muscolare o dal fisico non ancora sviluppato, ma di membra maggiormente flessibili. Lavoro di donne e bambini, questo è stato il  primo grido del capitale quando iniziò ad usare le macchine”.
Attenzione. Qui Marx parla delle macchine usate in fabbrica dal capitalista per la produzione, non degli elettrodomestici usati in casa – questi sono stati introdotti a livello di massa a metà anni '50/60, per il lavoro delle donne e bambini in fabbrica stiamo a prima della metà dell'800!
E' questa introduzione del macchinario in fabbrica che aprì al capitale la “convenienza” di far entrare nella produzione donne e bambini; non l'uso di massa degli elettrodomestici in casa. Confondere le cose ha solo lo scopo di affermare che lo stato del lavoro domestico è determinante per il capitale.
Marx poi prosegue: “Il valore della forza lavorativa era determinato non solo dal tempo di lavoro necessario per mantenere il singolo operaio adulto, ma anche da quello necessario per mantenere la sua famiglia. Gettando sul mercato del lavoro ogni componente della famiglia operaia, le macchine ripartiscono su tutta essa il valore della forza lavorativa dell'uomo, che viene in tal modo da esse svalorizzata. Acquistare una famiglia suddivisa per esempio in 4 forze lavorative può forse costare di più di quanto costasse in precedenza la forza lavorativa del capofamiglia, ma adesso si hanno in cambio 4 giornate lavorative in luogo di una, e il loro prezzo cala in proporzione dell'eccedenza del pluslavoro dei quattro su quello di uno. Ora affinché una sola famiglia possa vivere bisogna che quattro persone forniscano al capitale non solo lavoro, ma anche pluslavoro... Prima l'operaio vendeva la propria forza lavorativa che egli possedeva quale persona formalmente libera. Adesso vende mogli e figli. Diviene mercante di schiavi”.
Marx spiega chiaramente ed esattamente come viene svalorizzata la forza lavorativa dell'uomo, ripartendo il suo valore sui membri della famiglia che entrano in fabbrica. E' perchè il capitale mette al lavoro 4 persone al posto di una, e che ora 4. e non solo una persona, forniscono plusvalore e il prezzo dell'operaio cala in proporzione – e questo processo, chiaramente, guardandolo a livello di tutta la classe capitalista, vuol dire calo del tempo della produzione e quindi del costo dei mezzi di sussistenza necessari (trasformato in salario) alla riproduzione della FL.
Ma MLDD concludendo questa parte, invece, usa Marx, per passare arbitrariamente dal lavoro in fabbrica delle donne, descritto e analizzato nelle sue conseguenze da Marx, al lavoro domestico: “di qui si rivela ancora una volta con chiarezza quanto il lavoro femminile sia divenuto funzionale al processo di accumulazione del capitale”.
Non solo, descrive il processo del capitale come se fosse frutto di volontà furba e truffaldina del capitalista che attua la “meccanizzazione del lavoro domestico” per abbassare il costo dei mezzi di sussistenza. Da cui: “il lavoro domestico privato si rivela ben più essenziale al capitale dell'assorbimento di forze-lavoro femminili”.
MLDD stravolge anche Engels de “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, scrivendo: “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale non può continuare ad apparirci, come appariva ad Engels, condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna e ciò proprio a causa delle diversa organizzazione del lavoro domestico dovuta alla sua meccanizzazione... (che) ha consentito la coesistenza dell'utilizzazione della forza-lavoro femminile in fabbrica e della riproduzione della forza-lavoro, ora maschile e femminile insieme, nella sfera privata della famiglia. E la mancata scomparsa del lavoro domestico ha preservato dalla distruzione il luogo istituzionale - la famiglia – in cui esso si svolge”.
Ma vediamo cosa ha scritto realmente Engels: “La disparità di diritti dei coniugi, che noi abbiamo ereditato da condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l'effetto dell'oppressione economica della donna. Nell'antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l'amministrazione domestica affidata alle donne era un'industria di carattere pubblico, un'industria socialmente necessaria, così come lo era l'attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell'amministrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessò più la società. Divenne un servizio privato; la donna divenne la prima serva, esclusa dalla partecipazione alla produzione sociale. Soltanto la grande industria dei nostri tempi le ha riaperto, ma sempre limitatamente alla donna proletaria, la via della produzione sociale. Ma in maniera tale che se essa compie i propri doveri nel servizio privato della sua famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica, e non ha la possibilità di guadagnare nulla dall'industria pubblica e vuole guadagnare in modo autonomo, non è più in grado di adempiere ai doveri familiari...”
“…il carattere peculiare del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna, e la necessità, nonché la maniera, di instaurare un'effettiva eguaglianza sociale dei due sessi, appariranno nella luce più cruda solo allorché entrambi saranno provvisti di diritti perfettamente eguali in sede giuridica. Apparirà allora che l'emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell'intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società”.
Come si vede Engels non dice che “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale” sarebbe “condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna”. Anzi, nella prima parte del pezzo riportato Engels – che descrive un processo storico – mostra il duplice sfruttamento della donna, che di fatto scarica sulla donna la conciliazione tra lavoro nella produzione pubblica e lavoro nella famiglia; nella seconda parte dice che l'apparente uguaglianza formale dei diritti tra donna e uomo fa apparire nella luce più cruda la diseguaglianza reale e il dominio dell'uomo, e pone come condizione “preliminare”, di base, che per parlare di emancipazione della donna occorre, insieme, la introduzione di tutte le donne nel lavoro pubblico, di produzione e, ripetiamo insieme, l'eliminazione della famiglia monogamica e quindi del lavoro domestico privatizzato a carico della donna.
Anzi lo stesso MLDD qualche passo dopo sulla socializzazione del lavoro domestico privato (alternativo al salario al lavoro domestico, considerato obiettivo scorretto), fa riferimento ancora a Marx ne Il Capitale, per cui il processo di industrializzazione del lavoro domestico è anche funzionale “a uno sviluppo delle forze produttive sociali e alla creazione di condizioni materiali di produzione che sole possono costituire la base reale di una forma superiore di società”.
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In sintesi
Il lavoro domestico per il capitale non fa parte del processo produttivo: non produce plusvalore, non produce merce di scambio.
Nello stesso tempo il lavoro domestico, inteso come lavoro riproduttivo, è essenziale per la società capitalista. Non ci può essere produzione senza riproduzione, che viene regolata, determinata dalle stesse leggi del sistema capitalista. Questo lavoro comporta un alto grado di fatica, logoramento fisico e psichico, anzi, come scrive Lenin che parla di “schiavitù domestica”, le donne: “sono soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante”, interno inevitabilmente ad una condizione di subordinazione, oppressione.
Ma senza la lotta per l’abbattimento del capitalismo non ci può essere abolizione del lavoro domestico. La questione non va rovesciata.
E' solo nel socialismo che il lavoro domestico può e deve essere abolito. Il socialismo mette fine al lavoro domestico, riproduttivo, come fatto privato, perchè esso viene socializzato. Il potere socialista in pochi giorni istituisce strutture e emana leggi che “impongono” tale socializzazione, che facciano passare le donne da una uguaglianza formale (come è nella società borghese) ad una uguaglianza sostanziale.

Taranto - Processo per stupro - Un'anticipazione del Ddl della Bongiorno - Facciamo anche dei Tribunali terreni di battaglia

Torniamo a parlare del disegno di legge della Bongiorno, un disegno di legge ignobile che vuole cambiare una legge che era perlomeno arrivata a ritenere che quando non c'è un consenso libero e attuale deve essere considerato stupro il rapporto sessuale, invece ora cambiando totalmente questo concetto il disegno di legge della Bongiorno vuole rovesciare la questione, per cui solo se c'è esplicito dissenso si può ritenere che ci sia stata violenza sessuale. Ma, appunto, ci deve essere un esplicito dissenso, nel senso che è la donna che deve provare di non aver voluto quel rapporto sessuale, e non si sa in che modo dovrebbe provare, se gridando, ferendo lo stupratore o facendo altri atti; sono le donne che devono dimostrare che non c'è stato consenso anzi c'è stato dissenso.

Si tratta di un disegno di legge che chiaramente fin dal primo momento ha visto una forte opposizione da parte nostra come di tante altre femministe, attraverso lotte, iniziative anche verso il Parlamento. E’ un disegno di legge che di fatto salva gli stupratori e fa una doppia violenza sulle donne anche nei tribunali.

Ne parliamo perché stamattina (ieri 7/5) a Taranto c'è stato un presidio di denuncia rispetto a una sentenza che veramente sembra un anticipo di quello che avverrebbe se diventasse legge il disegno di legge della Bongiorno. C'è stato un processo per violenze sessuali che è durato più di due anni e che solo a fine aprile ha prodotto le motivazioni della sentenza, una sentenza che ha assolto tutti gli otto stupratori, in questo caso erano autisti dell'azienda municipalizzata dei trasporti locali di Taranto; ha assolto con formula piena gli otto autisti dicendo che “il fatto non costituisce reato”.

(Pubblichiamo in calce stralci dalle conclusioni della sentenza - chi vuole tutta la sentenza può richiederla a: mfpr.naz@gmail.com)

La lettura delle motivazioni di questa sentenza è veramente incredibile (sembra essere tornati ai processi per stupro anni '50); nelle conclusioni si dice addirittura che certo ci sono state condotte da parte degli autisti “deprecabili” e di “deplorevole moralità”; si riconosce che ci sono stati atti sessuali in zone deserte dove gli autisti portavano i bus e per fare le violenze sessuali verso una ragazza serravano le porte degli autobus – d’altra parte chi poteva portare i bus in zone deserte anche lontane dalla città come per esempio l'Ilva, o il porto mercantile e chi poteva serrare le porte per impedire che la ragazza uscisse se non gli autisti? Ma nonostante tutto questo e nonostante che nel lungo processo vi sono state dichiarazioni molto esplicite fatte dalla ragazza che ha subito per due anni questi stupri e violenze varie di questi porci autisti, nonostante questo, e tra l'altro aggiungiamo, nonostante il fatto che il pubblico ministero avesse chiesto condanne (sia pur minime) per tutti gli autisti da un minimo di 2 anni e mezzo ad un massimo di 5 anni e mezzo e che avesse considerato la condizione di fragilità mentale della ragazza una aggravante, giustamente aggravante, proprio come succede quando donne, ragazze vengono stuprate dopo essere state drogate o dopo essersi ubriacate, perché tutto questo è un aggravante; invece, quasi in applicazione della norma della Bongiorno, l'aspetto di fragilità mentale della ragazza è stata ritenuta come prova che le sue dichiarazioni non erano chiare, ferme e quindi non erano credibili.

Ci siamo trovati di fronte ad un paradosso. La sentenza scrive: sì è vero gli atti sessuali ci sono stati, è vero sono deprecabili, sì ci sono state tutta una serie di abusi…, però siccome la ragazza non ha potuto provare il suo rifiuto esplicito (e non si sa bene con che cosa lo doveva provare), allora gli autisti sono tutti assolti.

Questo costituisce un precedente pericoloso, nel senso che se va avanti il disegno di legge della Bongiorno, se vanno avanti questo tipo di processi in cui è la donna che deve dimostrare, invece che acquisire dichiarazioni testimoniali, prove eccetera a carico degli stupratori, allora ce ne saranno 100, 1000 di donne che avranno una doppia violenza, che non troveranno assolutamente giustizia nei tribunali. Quindi l'effetto sarà di scoraggiare le donne ancora di più di quanto avviene oggi, saranno più spinte a non denunciare le violenze sessuali.

In questo senso è molto grave, ma questo processo può fare “scuola” a livello nazionale anche di altre città in giurisprudenza per assolvere gli stupratori e ritenere che se le donne non provano loro il dissenso gli stupratori vanno assolti.

Vogliamo leggere solo alcuni pezzi delle dichiarazioni rese dalla ragazza e delle conclusioni della sentenza, anche perché dobbiamo attrezzarci anche noi per respingere questo tipo di processo. Noi abbiamo durante il processo fatto dei presidi al tribunale, così come questa mattina per denunciare la sentenza. Ma occorre, occorrerà sempre più che queste iniziative vedano la partecipazione vasta di tutte le compagne, le femministe ma anche delle avvocate, delle giuriste che ritengono il disegno di legge della Bongiorno una vergogna. Purtroppo se non c'è questa lotta, queste iniziative, questa pressione le conclusioni di questi processi saranno sempre più scontate in peggio.

Nella motivazione della sentenza si dice a un certo punto: il primo stupro (nella sentenza si chiamano ‘episodi’) era avvenuto “nell'inverno del 2018 allorquando uno degli autisti seduto al posto di guida di un bus vuoto e fermo al capolinea del porto mentre la ragazza aspettava un altro bus l'aveva invitata a salire sul mezzo e lei aveva accettato pensando che l'invito fosse finalizzato unicamente a farla attendere in una posizione più comoda”, anche perchè appunto era inverno ore serali, ma una volta salita questo stupratore “aveva chiuso le porte del bus e dopo aver bloccato le braccia della ragazza aveva subito iniziato a toccarle in modo morboso le sue parti intime del seno abbassandole i pantaloni e sollevando la maglietta che lei indossava”.

La ragazza nel processo ha confermato quanto successo, nonostante la sua situazione e il tempo trascorso dal 2018 al 2024 almeno 6 anni; ha confermato che questo autista l'aveva palpeggiata dopo averle bloccato le braccia con le sue mani e che l’aveva anche proposto di praticargli un rapporto orale dopo essersi abbassato la cerniera dei pantaloni, cosa che lei aveva rifiutato e aveva chiesto di scendere dal bus, invece l’autista aveva continuato a tenere chiuse le porte del mezzo e aveva portato a termine la sua violenza.

In un altro passaggio della motivazione della sentenza si legge che in un'altra occasione con un altro di questi otto autisti “il rapporto era avvenuto all'altezza di due sedili centrali del bus di sera vicino lo stabilimento Ilva” approfittando del fatto che nel bus non c'era più nessuno, che le portiere erano chiuse e che nella zona vicino la fabbrica non vi erano altre persone; la ragazza ha confermato quanto era avvenuto aggiungendo di “essere stata penetrata da dietro mentre lei era in piedi e piegata in avanti con il fondo schiena sollevato”, lei aveva provato a respingere questo autista ma questi le aveva bloccato le braccia e quindi lei si era arresa. Anche in tutte le altre dichiarazioni la ragazza conferma le violenze sessuali, benchè fatte chiaramente in una situazione di sofferenza, di confusione, ecc. Però le fa e sono una specie di fotocopia di come sono avvenute le violenze sessuali: gli autisti che portavano il mezzo in posti isolati, spesso di sera, violenze avvenute quando tutti erano già usciti, bloccando le porte dei bus, pretendendo rapporti orali, usando la loro forza per bloccarla sui sedili o a terra, ecc. ecc.

Sono tutti fatti che non stiamo dicendo noi ma contenuti in atti processuali, sono stati detti in un tribunale! Nonostante questo arriviamo alla motivazione della sentenza. essa arriva ad una conclusione che è anche apertamente in contraddizione con giudizi contenuti nella stessa sentenza. Dice, infatti, la sentenza: “le condotte sessuali contestate agli imputati trovano sufficiente e adeguato riscontro nel ricordo della ragazza e risultano tra l'altro corroborate dagli esiti dell'attività di captazione da cui emerge un contesto di deplorevole moralità specie riferita a soggetti esercenti un'attività a servizio della collettività”; continua poi “si è trattato certamente di condotte deprecabili” – quindi, le condotte sono state riconosciute e anche considerate deprecabili - “per il contesto di luogo all'interno di autobus e di tempo un paio d'anni in cui sono state perpetrate e che suscitano un concreto sdegno - bontà loro, dei giudici - “concreto sdegno sotto il profilo etico”; ma… E qui andiamo alla motivazione dell’assoluzione, “non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la prova che manca ai fini della sussumibilità di dette condotte nel reato per cui c'è contestazione, quella della necessaria coartazione della volontà della ragazza rispetto al compimento del violenza sessuale”.

Per cui è la ragazza che doveva portare le prove per dimostrare che era stupro...

Quindi, nonostante venga detto che sì ci sono state “le condotte”, sì sono deprecabili, sì sono eticamente immorali, sì sì sì... però gli autisti vengono totalmente assolti perché il fatto non costituisce reato!

Guardate ci fosse stato anche solo un decimo ma anche un centesimo di quello dichiarato dalla ragazza, ci dovevano essere comunque delle condanne! Invece non ci sono, neanche per “abusi sessuali”, neanche per “molestie sessuali”, niente di niente!

E ritorniamo a quello che dicevamo all'inizio. Questa sentenza, le sue motivazioni sono importanti perché faranno “scuola”; aspettiamoci che tanti altri processi come questi si chiuderanno con la piena assoluzione degli stupratori.

In questo senso il disegno di legge della Bongiorno non deve passare, le posizioni, le concezioni che sorreggono questo disegno di legge devono trovare un fermo contrasto, una ferma opposizione. Occorrerà continuare le mobilitazioni, le proteste che ci sono state e che devono esserci non solo al Parlamento ma anche nei processi per stupro lì dove chiaramente è possibile.

Anni fa noi a Taranto abbiamo fatto presidi quasi ad ogni udienza in un processo, durato più di 2 anni, per continui stupri ad una bambina di 13 anni, si chiamava Carmela, che poi si è suicidata. Questi presidi sono stati necessari, utili perché questo processo si chiudesse almeno con alcune condanne e non si svolgesse nel silenzio.

Per questo, anche in questo processo agli autisti abbiamo fatto presidi al Tribunale, rivolgendo appelli anche alle avvocate, giuristi, agli avvocati. E qui apriamo un'altra parentesi: il fatto che le giudici siano donne non ci salva da sentenze come questa di Taranto; in questo processo c'erano tre giudici tutte e tre donne, ma purtroppo nonostante questo, le donne giudici hanno fatto un'ulteriore violenza alla ragazza, a dimostrazione di un fatto molto semplice che spesso non viene preso in dovuta considerazione, non è il genere che distingue non è il fatto che siano donne o uomini a giudicare, bastasse questo saremmo in alcuni casi più tranquille; ma non è questo, è la classe, è la ideologia da che parte stare. Allora i giudici possono anche essere donne come in questo caso, ma partono col non credere alla donna che denuncia, partono con un'applicazione ultra burocratica della legislazione, partono dal fatto che o è la donna a portare le prove o loro non possono emettere sentenze di condanna.

Ecco questo è un altro aspetto importante. In questi processi per stupro non basta che siano non truccati, non macchiati, ma dobbiamo pretendere che i giudici, i PM, gli avvocati, siano da una sola parte, siano dalla parte delle donne che vengono violentate dagli stupratori ma dopo vengono violentate dallo Stato.

Occorre, allora, elevare la nostra denuncia. Noi non ci aspettiamo assolutamente che questo governo fascista, un governo che già ha dato prova di essere contro le donne, contro le lotte delle donne, possa essere dalla parte delle donne; quindi occorre non solo che non passi il disegno di legge della Bongiorno, non solo che siano campi di lotta anche i processi anche i tribunali, occorre che tutto questo governo, questo Parlamento a maggioranza nero sia attaccato e rovesciato.

STRALCIO DELLA SENTENZA


08/05/26

“Non mangiamo e non ho latte per mio figlio”: così la “malnutrizione artificiale” causata da Israele uccide madri e bambini a Gaza – Il dossier MSF

Squarciare il velo, alzare la denuncia sul genocidio a Gaza e il ruolo complice della fascista Meloni "donna, madre, cristiana"

 diMichela A.G. Iaccarino

La mortalità neonatale è raddoppiata e tra le madri malnutrite il 90% dei parti è prematuro. Le storie di Shar, Mahmoud e Samar raccontano il calvario di chi sopravvive senza cibo né cure

La storia l’avete già sentita, ma non in questi termini, non con questi dettagli. Con nomi, cognomi, destini interi di chi è scampato alla morte a Gaza. Storie che sono prova della “malnutrizione artificiosa” provocata da Israele nella Striscia, delle sue conseguenze “devastanti” per la salute materna e neonatale su madri e neonati. Di questa fame parla l’ultimo report di Medici senza Frontiere – tra i pochi ad essere arrivati dove a tutti gli altri è stato impedito l’accesso. In 4 strutture sanitarie dell’organizzazione, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, “i team di Msf hanno registrato livelli più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione durante la gravidanza, alti livelli di aborti spontanei, e un forte aumento delle interruzioni delle cure tra i bambini malnutriti”, si legge nel documento. “La crisi di malnutrizione è interamente artificiale”. Lo ha affermato Mercè Rocaspana, referente medico dell’organizzazione per le emergenze: “Prima della guerra, la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente”.

Con i bombardamenti a tappeto degli israeliani è arrivata la morte per migliaia: ma per chi restava vivo rimaneva l’insicurezza, gli sfollamenti, le restrizioni agli aiuti e l’accesso limitato al cibo e alle cure mediche. I crampi della fame e il panorama di un assedio negli occhi. Quando la Striscia ruggisce, lo fa per sopravvivere al blocco di beni essenziali dopo che è finita in macerie dopo le esplosioni.

Oggi non restano in piedi che pochissime infrastrutture civili, comprese quelle mediche, ma restano i dati raccolti da Msf su 201 madri di neonati in cura nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City, tra giugno 2025 e gennaio 2026. Malnutrite le madri durante la gravidanza, malnutrite durante il parto, malnutriti bambini nella crescita. “Il 90% dei bambini nati da madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita”, mentre “la mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite” si legge ancora nel report. Tra ottobre 2024 e dicembre 2025 i dottori si accorgono che nelle strutture di Al Mawasi e Al Attar a Khan Younis il 91% dei neonati che riescono a curare è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. A dicembre, “ solo il 48% di loro era guarito, il 7% era deceduto, il 7% era stato indirizzato a un programma per bambini più grandi e un incredibile 32% aveva interrotto il trattamento, principalmente a causa dell’insicurezza e dello sfollamento”.

Sulla pelle dei bambini di Gaza si è consumata l’ingiustizia, una brutalità dopo l’altra. Dopo le bombe, o sotto le bombe, progressivamente è stato anche ridotto l’accesso al cibo: file su file di camion sono rimaste ferme per giorni senza poter arrivare a chi tendeva le braccia in cerca di pane. I punti di distribuzione alimentare sono passati da circa 400 a 4 quando solo alla Gaza Humanitarian Foundation è stato concesso entrare nella Striscia. “Le famiglie hanno adottato meccanismi di adattamento, spesso dando la priorità agli uomini e ai bambini rispetto alle madri nella distribuzione del cibo limitato”, spiega Marina Pomares, coordinatrice medica di Msf; “I punti erano militarizzati e pericolosi, funzionavano a malapena o erano aperti in orari sfalsati”.

Rimangono ancora oggi uomini, donne e bambini, pulci e insetti, sotto le tende degli sfollati di Khan Younis. Tra loro Shar Nafez Salem, 24 anni: la sua vita si è congelata ormai lì da un anno. “Dipendiamo dalla mensa solidale. Pranziamo lì e conserviamo un po’ di cibo per la cena” dice: “Quando ho fatto i test di gravidanza, hanno anche scoperto che ero malnutrita. Le condizioni di vita nelle tende sono difficili sotto ogni aspetto: pulci e insetti si sono diffusi molto e c’è sabbia ovunque”. Acqua, cibo, bevande, pannolini e latte per il bambino: manca tutto. “Non c’era pane, né farina, nulla”, racconta Mahmoud Hamza Badr Shabana, 29 anni. Racconta: “Non posso permettermi di comprare da mangiare perché è troppo costoso. Oggi un giovane come me non può portare a casa nulla per i propri figli, né cibo né bevande”. Questa è la vita non-vita a Khan Younis. Di tenda in tenda, di storia in storia. Samar Abu Mustafa, 32 anni, vive in un magazzino con altre cinque famiglie in uno spazio ristretto: “Da molto tempo non mangiamo nulla di nutriente e il bambino non riceve abbastanza latte da me, quindi sono costretta a dargli il latte artificiale, ma non ho i soldi per comprarlo. Mi è rimasto solo un cartone di latte”.

06/05/26

Taranto - domani conferenza stampa contro assoluzione degli autisti violentatori

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario, domani, 7 maggio alle ore 9,30 davanti all'ingresso del Tribunale via Marche fa una conferenza stampa sulla recente sentenza che ha assolto gli 8 autisti Amat, accusati di violenza e abusi sessuali:

- perchè riteniamo una vergogna questa sentenza 

- perchè è un esempio del Ddl Bongiorno, contro cui il movimento delle donne, giuriste, avvocate stanno lottando a livello nazionale

Invitiamo compagne, femministe, operatrici della giustizia ad esserci

per Info: 3339199075 

03/05/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Prima parte

Abbiamo cominciato a “mettere le mani” su l'importante tema che riguarda la produzione e riproduzione nel sistema capitalista, la funzione del lavoro domestico in esso, su cui da sempre il movimento delle donne, le sue principali teoriche hanno dibattuto, analizzato, preso posizione, perchè ha a che fare con l’analisi di fondo del ruolo e condizione delle donne nel sistema capitalista e le sue implicazioni nella lotta di liberazione delle donne.
Questo lavoro lo abbiamo fatto da un lato andando in un certo senso all’”origine”, ad un approfondimento uscito nel 1975 dall’allora organizzazione Movimento per la Liberazione della Donna” (MLDD) che scrisse l’opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - in occasione del suo Congresso nell’aprile 1975.
Dall'altra affrontando posizioni in corso nel movimento femminista attuale.
Dall'altro ancora con una prima, sia pur ancora grezza, analisi critica delle posizioni di una delle teoriche più in "voga" e più influenti nel pensiero teorico femminista, l'accademica Silvia Federici.  
Su questo importante tema abbiamo poi raccolto contributi di compagne del mfpr, e di filosofe marxiste.
Quindi, come si dice, "c'è molta carne a cuocere". 
Per questo questa Formazione rivoluzionaria delle donne durerà varie settimane (probabilmente intervallata da altre FRD più legate agli eventi nazionali e internazionali).
Invitiamo le donne, compagne, intellettuali a mandarci loro contributi, commenti anche critici - li pubblicheremo tutti.

COMINCIAMO
Appunti in divenire su Produzione e Riproduzione 
Dall'opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - MLDD
(questo testo è contenuto nell'opuscolo 360°)
1° PARTE

Dall' opuscolo del MLDD: “...è necessario compiere un'analisi specifica col metodo marxiano sul ruolo che il capitalismo assegna alla donna per guadagnare alla lotta femminista un corretto spazio politico nell'ambito più generale della lotta di classe e nel progetto più complessivo dell'instaurazione a una società socialista, per comprendere cioè fino in fondo che la lotta di liberazione della donna è una componente decisiva della lotta rivoluzionaria.
Tale analisi - in assenza della quale la lotta per la liberazione della donna resterà nel limbo o nel ghetto di quelle battaglie nella sovrastruttura cui il movimento operaio dedica attenzione saltuaria e parziale nella ricorrente tentazione meccanicistica di rinviarne l'apertura all'indomani della presa del potere - deve svolgersi al duplice livello strutturale e sovrastrutturale. Questo perchè (a parte l'ovvia esigenza di correttezza di impostazione del discorso) l'esistenza di una duplice dimensione del rapporto della donna con la società capitalistica individua e qualifica lo spazio teorico-pratico della lotta femminista”.
Noi diciamo che la lotta femminista è interna alla lotta di classe. Su tutto il resto siamo d'accordo.
Da MLDD: “L'aspetto dell'essere donna legato, a livello strutturale, al modo di produzione capitalistico è il lavoro che essa svolge all'interno del nucleo familiare: il lavoro domestico”. 
Engels e Marx scrivevano che sia la produzione che la riproduzione costituiscono la struttura del sistema capitalista. Tutta la riproduzione della forza-lavoro avviene a spese di un altro essere umano, la donna, però tale lavoro non appare nella produzione. La separazione che esiste tra famiglia e produzione è una separazione tipica di una società basata sui valori di scambio, in cui tutto è merce, ma in cui l'operazione che viene fatta sul proletariato è che la sua riproduzione avviene fuori dal mercato, non appare. Per questo il lavoro della donna, che è utile socialmente, non appare come tale, non appare come lavoro.
Il lavoro domestico produce valori d’uso e non di scambio. Questo valore d’uso non si restringe ai componenti familiari – benchè siano questi ad utilizzarlo – ma essendo in funzione della esistenza, assistenza e ricambio della forza lavoro va a beneficio dell’intero sistema capitalista. Ma il lavoro domestico è un'attività di servizio non è un lavoro produttivo per il capitale, perchè per il capitale è produttivo solo ciò che produce plusvalore e può essere scambiato.
Il lavoro riproduttivo, invece, non è produttivo per il capitale, non può scambiarlo.
La riproduzione della Forza-lavoro è un'esigenza del capitalista come classe, ma, come altre attività che pur comportano grande fatica, sfruttamento (vedi per es. l'attività di pulizia nelle città, ecc), per il capitale come classe non producono plusvalore.
Quindi, qui non stiamo parlando dell'importanza per il sistema sociale del lavoro domestico, e che tale lavoro pesi enormemente sulla donna. Qui quello che si mette in discussione è l'uso dell'analisi marxista per dare base teorica all'affermazione del lavoro domestico come produttivo di valore di scambio per il capitale.
Quale sarebbe la merce che la donna ha prodotto? E’ la forza lavoro. E seguendo il ragionamento del MLDD, questa “merce” ha un valore d’uso per il capitale e quindi avrebbe un valore di scambio per la donna, che vendendo questa merce dovrebbe ricevere il denaro.
Ma c’è un particolare: la donna non è proprietaria della FL merce e quindi non può venderla o scambiarla – a differenza delle altre merci prodotte che il capitale scambia. Non è la donna che porta sul mercato la FL e la vende al capitalista. Quindi, per la donna la FL non contiene valore di scambio. E’ il possessore della forza lavorativa – l’uomo (ma può essere anche la donna) che può vendere la sua FL, “esistente solo nella sua viva corporeità” (pag, 139/140 - Il Capitale).
La donna a questo punto potrebbe dire: sì, ma senza il mio lavoro domestico quella merce FL non starebbe sul mercato. Ma questo lavoro domestico rientra in un lavoro di servizio che il capitalista indirettamente paga calcolando il pagamento del salario, con cui l'operaio può acquistare i mezzi di sussistenza necessari a farlo tornare il giorno dopo al lavoro. La riproduzione, per il capitale, è contemperata nei costi del salario. - Marx scrive: ”Il valore della forza lavorativa... (è) determinato non solo dal tempo di lavoro necessario per mantenere il singolo operaio adulto, ma anche da quello necessario per mantenere la sua famiglia”).
Per il capitalista è come il servizio del negoziante, senza il suo lavoro la merce non starebbe sul mercato, ma questo non vuol dire che è il negoziante che l’ha prodotta o che dal lavoro del negoziante il capitalista ottiene plusvalore.
Non si può usare Marx-Il Capitale per dire che siccome valore d’uso è il prodotto destinato al soddisfacimento dei bisogni del produttore e valore di scambio è quando il prodotto è destinato al soddisfacimento dei bisogni di altri…, siccome la riproduzione della FL è destinata ai bisogni dell'altro, questa merce per la donna ha valore di scambio.
Scrive Marx (pag. 57): “Una cosa può essere utile e può essere prodotto di lavoro umano pur non essendo merce: chi provvede con la propria produzione al soddisfacimento del suo bisogno, crea certo valore d’uso ma non merce. Per produrre merce, non basta produrre valore d’uso, ma valore d’uso per altri, valore d’uso sociale”.
La donna attraverso il lavoro domestico non produce merce per il capitalista. Si può dire che la donna col lavoro domestico produce valori d’uso per il soddisfacimento dei bisogni dell’uomo e di tutti i componenti familiari, ma non merce. Con quale merce dell’uomo la può scambiare? Al massimo è l’uomo che dovrebbe pagare con denaro quella merce, (cibo, vestiti lavati, ecc.) in cui è incorporato il lavoro della donna.
La tesi di MLDD è invece: “Dal fatto che ciò che viene prodotto dal lavoro domestico non viene prodotto per l'esclusivo soddisfacimento dei bisogni del produttore - la donna - ma per il soddisfacimento dei bisogni di tutti i componenti il gruppo familiare, consegue in prima istanza che il lavoro domestico non produce solo valori d'uso ma anche valori di scambio, produce cioè merci”.
E per avvalorare questa tesi (in contrasto con la tesi del trotskista Mandel) usa Marx: “Questa tesi dell'economista trotskista è in palese contraddizione con la lucida formulazione marxiana per cui la produzione socializzata di valori d'uso (possibile soltanto in una comunità naturale originaria, proprio quale la famiglia patriarcale, i cui membri non siano reciprocamente estranei in quanto persone indipendenti l'una dall'altra) cessa di esistere non appena la produzione sia divenuta produzione di merci nella vita esterna alla comunità, per divenire essa stessa produzione di merci”.
Ma qui MLDD confonde, perché usa un processo storico, che spiega il superamento dall’economia familiare, comunitaria all'economia capitalista, per affermare che quindi il lavoro domestico produce valori di scambio. Infatti, scrive: “Dal fatto che ciò che viene prodotto dal lavoro domestico diviene oggetto di un rapporto di scambio, consegue in seconda istanza che il lavoro domestico ancora una volta produce merci”. E “il lavoro domestico mentre produce beni e servizi per i componenti del gruppo familiare, produce contemporaneamente per il capitale quella che è la merce per eccellenza nell’organizzazione capitalista del lavoro, la forza lavoro”, che per reintegrarsi ha bisogno di mezzi di sussistenza che sono forniti dal lavoro domestico.
Ma qui vale il discorso di prima, la FL non è una merce proprietà della donna, e non è la donna che vende/scambia la FL, ma l'operaio.
MLDD usa ancora questo pezzo de Il Capitale per affermare che il lavoro della donna produce la FL, la sua riproduzione, conservazione: “La Forza lavoro esiste solo come naturale attitudine dell’individuo vivente. Per questo la sua produzione presuppone l’esistenza dell’individuo. Posta l’esistenza dell’individuo, la produzione della forza lavorativa consiste nella riproduzione, ossia nella conservazione di esso. All’individuo vivente occorre, per la propria conservazione, un certo numero di mezzi di sussistenza… il valore della forza lavoro è il valore dei mezzi di sussistenza occorrenti alla conservazione (riproduzione) del suo possessore”; questi mezzi di sussistenza comprendono anche i mezzi di sussistenza delle forze di ricambio, dei figli (dato che il “proprietario della forza lavorativa è mortale”).
Ma la conclusione di MLDD è: questi “mezzi di sussistenza… sono forniti dal lavoro domestico – che dunque – riproduce la forza-lavoro essenziale al capitale”, sia le FL in uso al capitale, sia le nuove forze lavoro che devono sostituire alla morte le prime. Per cui: “Il lavoro domestico privato è quindi momento centrale dell’organizzazione capitalistica del lavoro”.
Ma per il capitale è centrale la riproduzione della FL perchè possa essere sfruttata il giorno dopo e il giorno dopo ancora, non come essa avvenga. D'altra parte, pur accettando questa analisi, sarebbe l’operaio – come detto prima provocatoriamente - che dovrebbe pagare il salario al lavoro domestico, non direttamente il capitalista. La donna attraverso il lavoro domestico fornisce all’operaio la merce (mezzi di sussistenza) di cui ha bisogno per presentarsi il giorno dopo a lavorare per il capitalista; cosa ha in cambio la donna? parte del salario dell’uomo (in cui è previsto il pagamento dei mezzi di sussistenza).
Tant'è che poi MLDD, per affrontare questa contraddizione e cercare una conciliazione, deve aggiungere: “I due momenti di erogazione di forza-lavoro al capitale, quello in fabbrica e quello in casa, sono diversi in questo: la forza-lavoro in fabbrica viene venduta direttamente al capitale, la forza- lavoro in casa viene venduta al capitale attraverso l'alienazione di essa al salariato”. Per cui vi sarebbe una “omogeneità tra le condizioni di sfruttamento e di alienazione proprie del lavoro domestico e del lavoro salariato”.
Qui per avallare questa analisi (?) si fa riferimento al capitolo de Il Capitale che parla del lavoro delle donne e bambini nell'industria “sottomettendo al diretto dominio del capitale tutti i componenti della famiglia operaia, senza distinzione di sesso e di età”. Ma, appunto, si tratta del lavoro in fabbrica, non in casa.
MLDD, poi, non tiene conto di ciò che Marx scrive subito dopo: “Ma solo con la sua estrinsecazione si realizza la forza lavorativa, essa si attua solo nel lavoro”. Quindi non c’è una Forza lavoro a prescindere, ma l’individuo è forza lavoro solo nell’atto lavorativo per il capitale.
Come Marx scrive più avanti, citando Sismondi: “la capacità di lavoro se non è venduta non è niente”. Quindi non tutti gli uomini nati e riprodotti/ conservati, attraverso il lavoro domestico, la cura e l’assistenza della donna, sono forza lavoro utile al capitale. 
Più avanti in riferimento alla tesi per cui “il lavoro domestico privato è un momento essenziale all'organizzazione capitalista del lavoro”, MLDD precisa, però, che questo “non implica però che esso... sia produttivo di plusvalore. In effetti, il lavoro domestico (o meglio, lo sfruttamento della donna attraverso l'alienazione della sua forza-lavoro) serve a fornire mezzi di sussistenza a basso costo al lavoratore salariato e, di conseguenza, a permettere la riproduzione di forza-lavoro ad un costo minimo: in tal modo esso viene a rappresentare una delle condizioni dell'estensione del tempo di lavoro supplementare e, quindi, della misura del saggio di plusvalore”.
Precisiamo. Il salario è costituito dai mezzi di sussistenza necessari al mantenimento/riproduzione per il capitale della FL. Ma come sono calcolati i costi di questi “mezzi di sussistenza”? A loro volta, spiega Marx, dal tempo di lavoro necessario per produrli.
Quindi il lavoro domestico usa questi mezzi di sussistenza già prodotti. Non è il lavoro domestico che fa aumentare il saggio del plusvalore, ma è attraverso o l'allungamento della giornata lavorativa o l'aumento della produttività, entrambi questi mezzi riducono per il capitalista il tempo di lavoro necessario (e quindi relativamente fanno abbassare il pagamento di questo lavoro), e aumentano il pluslavoro, il tempo di lavoro che l'operaio fa gratis per il capitale.
Ancora argomenta MLDD: “Ma il consumo dei mezzi di sussistenza non serve ad altro che a reintegrare la forza-lavoro: in questo senso detto consumo, alla pari della manutenzione dei macchinari, è anch'esso immediatamente produttivo... Il consumo individuale della classe operaia dei mezzi di sussistenza alienati dalla classe capitalista in cambio della forza-lavoro, è riconversione della forza-lavoro, cioè riproduzione del mezzo di produzione più indispensabile al capitale. E se il consumo individuale è un momento della produzione, anche l'organizzazione di tale consumo - il lavoro domestico - è un momento del modo di produzione capitalistico”.
Il paragone che si fa qui tra consumo per reintegrare la FL e manutenzione dei macchinari ci aiuta. Perchè per il capitale la “manutenzione dei macchinari – non è – immediatamente produttiva”. I macchinari in sé non fanno aumentare o diminuire il saggio del plusvalore, ma sempre e solo il lavoro della FL operaia – che viene accelerato o rallentato dall'uso delle macchine. Per le macchine il capitalista paga un costo compensato dal loro uso. La macchina dà tanto per quello che è, non di più (il lavoro gratis per il capitalista, che invece dà l'operaio); se per una macchina il capitalista ha pagato 100mila euro e deve durare 10 anni, ogni giorno la macchina consuma una parte di quelle 100mila euro, fino ad esaurimento del suo valore originario, che perde valore col passare dei giorni.
(CONTINUA)