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| Bandiere alla portineria Beretta |
Quella che segue è una prima valutazione delle richieste per il contratto aziendale, per come sono state sommariamente presentate a fine luglio, da Cgil, Cisl e loro delegati al Salumificio F.lli Beretta, in un’assemblea convocata a sorpresa, per impedire alle operaie la minima preparazione critica sui contenuti, senza alcun materiale scritto o informazioni, aziendalista e costruita sulla base delle relazioni sindacali con l’azienda. Uil è semplicemente assente ora, ma già in passato ha avuto modo di dimostrare in fabbrica di essere fatta della stessa pasta, di avere la stessa natura antioperaia.
Una natura sindacale che si manifesta attraverso la forma, la linea collaborazionista delle burocrazie sindacali nelle fabbriche non si esprimerebbe così senza questo tipo di controllo sui lavoratori, delle assemblee, delle trattative, del prendere o lasciare. Come per i padroni, estrarre plusvalore dagli operai lo possono realizzare nel modo di produzione capitalista, una forma sociale storicamente determinata, ma non eterna.
Quindi un lavoro sicuramente di denuncia il nostro in fabbrica, ma parte dell’attività per la ribellione e l’autonomia nella lotta alla miseria e allo sfruttamento, delle operaie e degli operai che prendono nelle loro mani, organizzati, il proprio destino, per non essere solo la forza lavoro che produce le merci per l’intera società e che alla fine non conta, ma i becchini dello sfruttamento del capitale.
Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati, sono state illustrare, paternalisticamente, una per una, 16 punti, nell'oretta scarsa dell'assemblea, fatto che ha lasciato molti dubbi di comprensione dei punti stessi tra le lavoratrici 'non si è capito bene...' i commenti e ancora di più nell'assemblea del 2° turno.
Perché le assemblee sono state gestite per passare in rassegna superficialmente i punti e concentrare l’attenzione su ‘i 400 euro di aumento dell’attuale premio di produzione’, su gli ‘80 euro se in tre mesi non ti ammali, per 4 trimestri, forse certo, ma sono tutto in più’… detto in modo da far capire che ‘queste cifre valgono l’accordo aziendale’. Usando l’effetto annuncio, facendo leva sulle giuste aspettative di aumento salariale delle operaie, ‘io devo fare i sabati perché non basta lo stipendio, hanno esaltato i numeri, il come, il perché, a prezzo di cosa si otterranno questi soldi, a chi un accordo del genere convenga veramente non rientrava nei programmi. Vedremo quello che potremo ottenere, l’esplicito avvertimento dei sindacalisti.
Niente a che vedere con un’assemblea operaia viva e propositiva con il confronto collettivo delle lavoratrici che si misurano realmente sulle rivendicazioni fino a decidere quelle che rappresentano i loro interessi di classe, su come unirsi e lottare due condizioni necessarie per arrivare a dei risultati. Questo non è avvenuto, una parte oggettivamente segue Cgil e Cisl, una parte non è intervenuta. In chiusura il colpo di mano ha strappato un si, e le proposte sindacali restano il mostro aziendale che in effetti sono.
Ma deve essere chiaro che se da una parte le operaie devono arrivare a rompere con la paura, che lamentarsi, non capire e alla fine dire si rassegnate perché sembra il meno peggio, perché almeno c’è qualche soldo non ha prospettiva, che serve uno scatto in avanti perché l’unione fa la forza, lottare è meglio che subire e Slai Cobas lavora per sviluppare questa prospettiva di ribellione,
che dall'altra non c’è distanza tra lo spirito, il metodo con cui le richieste contrattuali di Cgil e Cisl vengono portate avanti e le critiche di un’operaia alla portineria perché esponiamo la bandiera della Palestina vicina alla bandiera dello Slai Cobas, ‘quelli qui non vanno bene sono stranieri’, anch’io sono straniera ma lavoro qui sono a posto non delinquo, parliamo solo del contatto… non c’è distanza e ne alimentano il carattere individualista/razzista reazionario presente tra le fila della classe operaia e gli danno una base su cui svilupparsi.
Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati illustrate in assemblea, cristallizzano la divisione tra le operaie dello stabilimento per anzianità, tipo di assunzione ‘fissa o precaria’ o mansione, ne aumentano la concorrenza produttiva e distribuiranno in maniera diseguale eventuali risultati.
Spingono ad andare a lavorare da ammalati, previsto un ‘premio’ di 80 euro al trimestre se l’operaia non fa malattia, per i quattro trimestrispingono a lavorare sempre al limite delle proprie condizioni fisiche e con qualunque situazione sulle linee, quindi aumentano il carattere usurante del lavoro al Salumificio e lo sfruttamento previsto un incremento di 400 euro del premio di produttività al raggiungimento dei parametri aziendali di produzione e presenza
spingono a lavorare oltre lo stesso limite già fissato dal padrone, previsto un importo da definire per chi va oltre il 100% della produzone standard
Nascondendo tra l’altro che nelle aziende i record produttivi di pochi, via via tendono a venire imposti come normalità produttiva a tutti e a paga ordinaria.
Questa è la testimonianza di una giovane lavoratrice che abbiamo raccolto in fabbrica.
… timbro poi vado al mio posto, mi fanno girare, la maggior parte è la linea 11, la più veloce del reparto e come al solito dobbiamo correre avanti e indietro tutta la giornata perché la linea non si ferma e devi essere veloce a cambiare il rotolo e il prodotto ogni mezz'ora o un'ora, devi essere attenta a non sbagliare il codice del rotolo o il cartone. Fanno entrare delle ragazze nuove molto spesso e se non sono velocissime le fanno tornare a casa. Per ciò le persone bisognose di lavoro come me devono correre altrimenti vengono cacciate. Non posso mai dire di no quando mi chiedono di fare il sabato o gli straordinari o la notte perché ho paura di essere mandata via.
Nulla di ciò c’è in questo contratto, ma questa è la condizione di metà stabilimento ed ha effetti negativi sull’altra parte. Questa testimonianza esemplare ci aiuta anche ad immaginare, nel senso concreto della prospettiva del nostro lavoro, i contenuti reali di una assemblea operaia alla Beretta. Di tipo totalmente diverso da questa, un obiettivo da conquistare.
…. e poi poi con il tempo e lo spazio preso per entrare nel merito dei problemi, ogni lavoratrice, avrebbe potuto contestare ai sindacalisti e loro delegati che a lavorare in questo modo, tutte le loro promesse fatte per la sicurezza sono parole vuote, non valgono niente, perchè è a lavorare così che ci si usura, e aumentano le possibiiltà di fare e subire infortuni. Ai voglia a fare corsi, il rischio aumenta anche per l’altissimo numero di operaie precarie che cambiano spesso inserite nelle linee a pieno regime anche con poca esperienza e conoscenza degli impianti. Due operaie giovani dell’agenzia hanno subito di recente infortuni importanti e sono state lasciate a casa!!! Scaricate.
Come ogni lavoratrice avrebbe potuto contestare a quei signori sul palco, che il premio che voi avete pensato non è un vero aumento di stipendio, sicuro, soldi in più rispetto alla mia paga attuale, per la fatica che già faccio, per l’aumento del costo della vita... Non sono nemmeno un aumento certo, stabile, fisso che non mi può essere tolto, che rivaluta tutti i miei istituti contrattuali e contributivi il Tfr, la 13a,… è come per i tiket, l’azienda li recupera ‘scaricandoli’, mentre a me si allontana la pensione! No i soldi che ci proponete signori miei, mi vengono dati, magari dopo essere arrivata malata al lavoro, solo dopo che sono stata spinta a produrre molto più del solito nelle stesse otto ore. Sono una piccola percentuale di un grande lavoro extra. Non sono un aumento della paga! State cambiando la natura del salario, da diritto a opzionale, state distruggendo il contratto nazionale, invece di unirci ci mettete una contro l’altra.
Ed ancora, ma solo andando più a fondo dei punti illustrati ogni lavoratrice precaria avrebbe potuto dire che sono anni che al Salumificio Beretta noi precari entriamo perché quelli che c’erano prima di noi continuano ad essere mandati via, in tutti questi anni i posti precari li avete fatti diventare una struttura della fabbrica, le operaie che li occupano no. Dite stabilizzare un certo nr di precari che ci sono ora, ma così si va incontro al turn over e poco più, non si parla del numero massimo possibile in fabbrica di precari. Guardate come sarebbe meglio fare una percentuale reparto per reparto tra fissi e precari del reparto e poi cominciare un piano vero di riduzione, chiaro che anche noi possiamo controllare!
La forma di questi dialoghi è stata immaginata così, per provare a restituire in maniera più viva la situazione della fabbrica, la natura proletaria delle giuste critiche semmai ancora incomplete, la condanna netta alla piattaforma di Cgil e Cisl, sindacati lontanissimi dalla condizione operaia.
Ma non bastano le parole, ogni critica a Cgil/Cisl è un appello alle lavoratrici a prendere coscienza, unirsi e lottare contro questa politica sindacale che sottomette allo sfruttamento, che è al servizio del profitto, ma prendere coscienza, e lottare, di come questa scelta sia l'applicazione fabbrica per fabbrica della linea nazionale di Cgil Cisl Uil, rafforzata con il patto per il lavoro del 17.06.2026 con Confindustria a sostegno della produzione per la fine del conflitto operaio, e che rende la stessa Cgil ancora più simile alla Cisl e Uil, vicini ed aperti sostenitori del governo Meloni, antioperaio, fascista, razzista, repressivo e guerrafondaio.
Ogni critica contiene un appello alle lavoratrici per provare a costruire assieme una piattaforma operaia a cominciare da alcuni punti qualificanti da approfondire nel confronto, con un aumento salariale sicuro slegato dalla produttività; con la lotta alla precarietà a partire dalla riduzione del numero dei precari in fabbrica e loro assunzione; con la difesa della salute e della sicurezza migliorando le condizioni di lavoro attuali; con un piano formativo immediato (non l’anno prossimo) ed un periodo di affiancamento extra organico per le nuove assunte; con un piano di avanzamenti sicuri per esperienza e anzianità; per il rispetto di ognuna e basta ricatti per tutte.
Una piattaforma operaia da sviluppare con la mobilitazione, per costruire unità e forza tra le operaie che vogliono lottare per i propri comuni interessi, per rompere la divisione tra fisse a agenzia che fanno solo il gioco del padrone, per organizzarci collettivamente, per un sindacato di classe nelle mani dei lavoratori non delle burocrazie sindacali, e 'fare la nostra parte' nella ripresa di un grande movimento operaio nazionale.





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