08/08/26
Electrolux di Solaro - Il "danno" dello sciopero per l'azienda lo devono pagare le operaie e gli operai... - ma non esiste proprio...
07/08/26
ALTRO CHE BATTAGLIA PER IL SALARIO, ALLA BERETTA, CGIL E CISL SPINGONO LE OPERAIE A PRODURRE OLTRE IL 100%!
![]() |
| Bandiere alla portineria Beretta |
Quella che segue è una prima valutazione delle richieste per il contratto aziendale, per come sono state sommariamente presentate a fine luglio, da Cgil, Cisl e loro delegati al Salumificio F.lli Beretta, in un’assemblea convocata a sorpresa, per impedire alle operaie la minima preparazione critica sui contenuti, senza alcun materiale scritto o informazioni, aziendalista e costruita sulla base delle relazioni sindacali con l’azienda. Uil è semplicemente assente ora, ma già in passato ha avuto modo di dimostrare in fabbrica di essere fatta della stessa pasta, di avere la stessa natura antioperaia.
Una natura sindacale che si manifesta attraverso la forma, la linea collaborazionista delle burocrazie sindacali nelle fabbriche non si esprimerebbe così senza questo tipo di controllo sui lavoratori, delle assemblee, delle trattative, del prendere o lasciare. Come per i padroni, estrarre plusvalore dagli operai lo possono realizzare nel modo di produzione capitalista, una forma sociale storicamente determinata, ma non eterna.
Quindi un lavoro sicuramente di denuncia il nostro in fabbrica, ma parte dell’attività per la ribellione e l’autonomia nella lotta alla miseria e allo sfruttamento, delle operaie e degli operai che prendono nelle loro mani, organizzati, il proprio destino, per non essere solo la forza lavoro che produce le merci per l’intera società e che alla fine non conta, ma i becchini dello sfruttamento del capitale.
Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati, sono state illustrare, paternalisticamente, una per una, 16 punti, nell'oretta scarsa dell'assemblea, fatto che ha lasciato molti dubbi di comprensione dei punti stessi tra le lavoratrici 'non si è capito bene...' i commenti e ancora di più nell'assemblea del 2° turno.
Perché le assemblee sono state gestite per passare in rassegna superficialmente i punti e concentrare l’attenzione su ‘i 400 euro di aumento dell’attuale premio di produzione’, su gli ‘80 euro se in tre mesi non ti ammali, per 4 trimestri, forse certo, ma sono tutto in più’… detto in modo da far capire che ‘queste cifre valgono l’accordo aziendale’. Usando l’effetto annuncio, facendo leva sulle giuste aspettative di aumento salariale delle operaie, ‘io devo fare i sabati perché non basta lo stipendio, hanno esaltato i numeri, il come, il perché, a prezzo di cosa si otterranno questi soldi, a chi un accordo del genere convenga veramente non rientrava nei programmi. Vedremo quello che potremo ottenere, l’esplicito avvertimento dei sindacalisti.
Niente a che vedere con un’assemblea operaia viva e propositiva con il confronto collettivo delle lavoratrici che si misurano realmente sulle rivendicazioni fino a decidere quelle che rappresentano i loro interessi di classe, su come unirsi e lottare due condizioni necessarie per arrivare a dei risultati. Questo non è avvenuto, una parte oggettivamente segue Cgil e Cisl, una parte non è intervenuta. In chiusura il colpo di mano ha strappato un si, e le proposte sindacali restano il mostro aziendale che in effetti sono.
Ma deve essere chiaro che se da una parte le operaie devono arrivare a rompere con la paura, che lamentarsi, non capire e alla fine dire si rassegnate perché sembra il meno peggio, perché almeno c’è qualche soldo non ha prospettiva, che serve uno scatto in avanti perché l’unione fa la forza, lottare è meglio che subire e Slai Cobas lavora per sviluppare questa prospettiva di ribellione,
che dall'altra non c’è distanza tra lo spirito, il metodo con cui le richieste contrattuali di Cgil e Cisl vengono portate avanti e le critiche di un’operaia alla portineria perché esponiamo la bandiera della Palestina vicina alla bandiera dello Slai Cobas, ‘quelli qui non vanno bene sono stranieri’, anch’io sono straniera ma lavoro qui sono a posto non delinquo, parliamo solo del contatto… non c’è distanza e ne alimentano il carattere individualista/razzista reazionario presente tra le fila della classe operaia e gli danno una base su cui svilupparsi.
Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati illustrate in assemblea, cristallizzano la divisione tra le operaie dello stabilimento per anzianità, tipo di assunzione ‘fissa o precaria’ o mansione, ne aumentano la concorrenza produttiva e distribuiranno in maniera diseguale eventuali risultati.
Spingono ad andare a lavorare da ammalati, previsto un ‘premio’ di 80 euro al trimestre se l’operaia non fa malattia, per i quattro trimestrispingono a lavorare sempre al limite delle proprie condizioni fisiche e con qualunque situazione sulle linee, quindi aumentano il carattere usurante del lavoro al Salumificio e lo sfruttamento previsto un incremento di 400 euro del premio di produttività al raggiungimento dei parametri aziendali di produzione e presenza
spingono a lavorare oltre lo stesso limite già fissato dal padrone, previsto un importo da definire per chi va oltre il 100% della produzone standard
Nascondendo tra l’altro che nelle aziende i record produttivi di pochi, via via tendono a venire imposti come normalità produttiva a tutti e a paga ordinaria.
Questa è la testimonianza di una giovane lavoratrice che abbiamo raccolto in fabbrica.
… timbro poi vado al mio posto, mi fanno girare, la maggior parte è la linea 11, la più veloce del reparto e come al solito dobbiamo correre avanti e indietro tutta la giornata perché la linea non si ferma e devi essere veloce a cambiare il rotolo e il prodotto ogni mezz'ora o un'ora, devi essere attenta a non sbagliare il codice del rotolo o il cartone. Fanno entrare delle ragazze nuove molto spesso e se non sono velocissime le fanno tornare a casa. Per ciò le persone bisognose di lavoro come me devono correre altrimenti vengono cacciate. Non posso mai dire di no quando mi chiedono di fare il sabato o gli straordinari o la notte perché ho paura di essere mandata via.
Nulla di ciò c’è in questo contratto, ma questa è la condizione di metà stabilimento ed ha effetti negativi sull’altra parte. Questa testimonianza esemplare ci aiuta anche ad immaginare, nel senso concreto della prospettiva del nostro lavoro, i contenuti reali di una assemblea operaia alla Beretta. Di tipo totalmente diverso da questa, un obiettivo da conquistare.
…. e poi poi con il tempo e lo spazio preso per entrare nel merito dei problemi, ogni lavoratrice, avrebbe potuto contestare ai sindacalisti e loro delegati che a lavorare in questo modo, tutte le loro promesse fatte per la sicurezza sono parole vuote, non valgono niente, perchè è a lavorare così che ci si usura, e aumentano le possibiiltà di fare e subire infortuni. Ai voglia a fare corsi, il rischio aumenta anche per l’altissimo numero di operaie precarie che cambiano spesso inserite nelle linee a pieno regime anche con poca esperienza e conoscenza degli impianti. Due operaie giovani dell’agenzia hanno subito di recente infortuni importanti e sono state lasciate a casa!!! Scaricate.
Come ogni lavoratrice avrebbe potuto contestare a quei signori sul palco, che il premio che voi avete pensato non è un vero aumento di stipendio, sicuro, soldi in più rispetto alla mia paga attuale, per la fatica che già faccio, per l’aumento del costo della vita... Non sono nemmeno un aumento certo, stabile, fisso che non mi può essere tolto, che rivaluta tutti i miei istituti contrattuali e contributivi il Tfr, la 13a,… è come per i tiket, l’azienda li recupera ‘scaricandoli’, mentre a me si allontana la pensione! No i soldi che ci proponete signori miei, mi vengono dati, magari dopo essere arrivata malata al lavoro, solo dopo che sono stata spinta a produrre molto più del solito nelle stesse otto ore. Sono una piccola percentuale di un grande lavoro extra. Non sono un aumento della paga! State cambiando la natura del salario, da diritto a opzionale, state distruggendo il contratto nazionale, invece di unirci ci mettete una contro l’altra.
Ed ancora, ma solo andando più a fondo dei punti illustrati ogni lavoratrice precaria avrebbe potuto dire che sono anni che al Salumificio Beretta noi precari entriamo perché quelli che c’erano prima di noi continuano ad essere mandati via, in tutti questi anni i posti precari li avete fatti diventare una struttura della fabbrica, le operaie che li occupano no. Dite stabilizzare un certo nr di precari che ci sono ora, ma così si va incontro al turn over e poco più, non si parla del numero massimo possibile in fabbrica di precari. Guardate come sarebbe meglio fare una percentuale reparto per reparto tra fissi e precari del reparto e poi cominciare un piano vero di riduzione, chiaro che anche noi possiamo controllare!
La forma di questi dialoghi è stata immaginata così, per provare a restituire in maniera più viva la situazione della fabbrica, la natura proletaria delle giuste critiche semmai ancora incomplete, la condanna netta alla piattaforma di Cgil e Cisl, sindacati lontanissimi dalla condizione operaia.
Ma non bastano le parole, ogni critica a Cgil/Cisl è un appello alle lavoratrici a prendere coscienza, unirsi e lottare contro questa politica sindacale che sottomette allo sfruttamento, che è al servizio del profitto, ma prendere coscienza, e lottare, di come questa scelta sia l'applicazione fabbrica per fabbrica della linea nazionale di Cgil Cisl Uil, rafforzata con il patto per il lavoro del 17.06.2026 con Confindustria a sostegno della produzione per la fine del conflitto operaio, e che rende la stessa Cgil ancora più simile alla Cisl e Uil, vicini ed aperti sostenitori del governo Meloni, antioperaio, fascista, razzista, repressivo e guerrafondaio.
Ogni critica contiene un appello alle lavoratrici per provare a costruire assieme una piattaforma operaia a cominciare da alcuni punti qualificanti da approfondire nel confronto, con un aumento salariale sicuro slegato dalla produttività; con la lotta alla precarietà a partire dalla riduzione del numero dei precari in fabbrica e loro assunzione; con la difesa della salute e della sicurezza migliorando le condizioni di lavoro attuali; con un piano formativo immediato (non l’anno prossimo) ed un periodo di affiancamento extra organico per le nuove assunte; con un piano di avanzamenti sicuri per esperienza e anzianità; per il rispetto di ognuna e basta ricatti per tutte.
Una piattaforma operaia da sviluppare con la mobilitazione, per costruire unità e forza tra le operaie che vogliono lottare per i propri comuni interessi, per rompere la divisione tra fisse a agenzia che fanno solo il gioco del padrone, per organizzarci collettivamente, per un sindacato di classe nelle mani dei lavoratori non delle burocrazie sindacali, e 'fare la nostra parte' nella ripresa di un grande movimento operaio nazionale.
02/08/26
Evoca/Bergamo, operaie in sciopero con Slai cobas per l’emergenza caldo/umidità
San Raffaele, sospeso lo sciopero della fame per il licenziamento della lavoratrice/delegata: oggi l’incontro tra Regione Lombardia e azienda....
.....ma il presidio e la lotta continua
La decisione arriva dopo l’incontro svoltosi il 30 luglio presso Regione Lombardia, quando Margherita Napoletano era giunta al quarto giorno di sciopero della fame, nonostante il caldo soffocante e le crescenti preoccupazioni per le sue condizioni di salute.
Nel corso dell’incontro, è stato chiesto al Direttore Generale Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, di intervenire presso la proprietà del San Raffaele per ottenere la convocazione urgente di un confronto con l’amministratore unico dell’ospedale, Marco Centenari, con un preciso ordine del giorno: il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano.
Melazzini si era impegnato a contattare la proprietà e, nella giornata di oggi, 31 luglio, incontrerà l’amministratore unico del San Raffaele.
Come concordato durante il confronto in Regione, la conferma dell’incontro ha determinato la sospensione dello sciopero della fame. Margherita Napoletano e le altre lavoratrici hanno però precisato che, qualora il San Raffaele non ritirasse il licenziamento, il digiuno potrebbe riprendere.
Resta invece confermato il presidio davanti all’ospedale, che continuerà fino al raggiungimento dell’obiettivo: il ritiro del licenziamento e il pieno rispetto della libertà e dell’agibilità sindacale.
01/08/26
Le donne hanno una doppia ragione per lottare - Rilanciamo questo testo/appello
Dalla Palestina, al "ventre della bestia" degli Usa, dai paesi imperialisti europei, all'Italia, in tutti i paesi imperialisti e nei paesi oppressi dall'imperialismo e dai regimi reazionari, le donne lottano e resistono.
Il genocidio di Israele in Palestina, la guerra imperialista che si va sempre più estendendo nei paesi arabi, fa massacri di donne, bambini e rende la loro vita sempre più terribile; nei paesi imperialisti la marcia reazionaria degli Stati e governi, e in alcuni paesi, a partire dall'Italia, con piani, azioni, ideologie da moderno fascismo, crea l'humus adatto per femminicidi, stupri, attacco ai diritti fondamentali, come i tentativi di mettere in discussione il diritto d'aborto; piani che peggiorano, discriminano, immiseriscono, precarizzano sempre più le condizioni di lavoro delle donne, i loro salari, il carico di servizi familiari, di assistenza, ecc. ecc.;
Tutto questo, però, alimenta la ribellione e la lotta delle donne, con il cuore nelle donne proletarie, delle masse popolari, delle immigrate.
Le donne hanno una doppia ragione per lottare; la ragione di classe - che è la contraddizione determinante, discriminante (perchè il fatto di essere donne non vuol assolutamente dire che stiamo dalla stessa parte delle Meloni, delle padroni, delle donne della classe borghese, delle donne nei posti di potere, ecc.) - e la ragione di sesso.
Questa lotta delle donne deve e può essere rivoluzionaria, perché non c’è liberazione senza rivoluzione e la lotta delle donne, per la loro condizione di doppio sfruttamento e oppressione, è quella più inconciliabile con qualsiasi aspetto del riformismo, anche quello apparentemente radicale; perchè la condizione delle donne è di un attacco a 360 gradi, di oppressione senz’altro, sintetizza tutte le oppressioni, verso tutte le masse popolari.
Il Movimento femminista proletario rivoluzionario lavora perchè le donne, proletarie, delle masse popolari, le ragazze ribelli, siano l'anima e la forza più generalista, più radicale di una rivoluzione proletaria e socialista, che vada a fondo, una rivoluzione nella rivoluzione, che sconvolga e trasformi la terra e il cielo.
Le donne essendo le prime ad essere state soggiogate nella storia dell'umanità, saranno le ultime ad essere liberate, da qui la loro spinta a portare la rivoluzione a forme più alte, che tocchi le questioni sovrastrutturali, ideologiche, culturali, che combatta radicalmente le idee patriarcali, che si riciclano, si modernizzano alimentate dal moderno fascismo, e si manifestano come reazione/odio verso le spinte di indipendenza, ribellione/rottura ai legami oppressivi delle donne.
Dalla condizione delle donne nasce la “marcia in più”. Non è un valore morale, è un’analisi scientifica.
La battaglia delle donne non è un’appendice della lotta di classe, essa è parte determinante della lotta di classe, del movimento proletario rivoluzionario.
Per questo le donne devono conquistarsi il loro posto centrale nella lotta dell'umanità e nella costruzione degli strumenti di questa lotta, in primis del Partito rivoluzionario, che chiamiamo tuttora Partito comunista, di tipo nuovo.
Non possiamo delegare ai compagni la costruzione di questo partito. Un partito che dal primo momento, per principio, deve creare le condizioni ideologiche e organizzative per un pieno sviluppo della militanza rivoluzionaria delle donne, in particolare delle donne proletarie, perchè le compagne siano dirigenti complessivi del partito rivoluzionario, per tradurre in forza materiale la parola d'ordine "scatenare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione". Questo, dove sono in corso le guerre popolari, in primis in India, già avviene nel partito comunista maoista, nel ruolo nella guerra popolare.
Chi nega, attacca, o mette in secondo piano, delega, questa necessità del ruolo delle donne, che è ideologico, teorico, politico, pratico, nella costruzione del partito rivoluzionario, in realtà anche in questa battaglia strategica propaganda, volente o non volente, un ruolo subordinato delle donne, e limita la loro lotta ad un orizzonte parziale, oggettivamente riformista. Ma questa è la strada perdente del femminismo piccolo borghese non delle donne proletarie, delle masse popolari, non delle donne che resistono e lottano in tutto il mondo.
MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO
30/07/26
Le compagne del MFPR con il grande movimento NO Tav - NO a chi vuole dividere il movimento in "buoni e cattivi" - Siamo tutte "cattive" . Libertà per tutti . NO alle nuove misure da Stato di polizia del governo fascista Meloni
28/07/26
27 luglio, parte il presidio permanente di solidarietà per il reintegro di Margherita Napoletano, licenziata dal S. Raffaele
INVIATE MESSAGGI IN SOSTEGNO - NOI LI FAREMO PERVENIRE ALLA LAVORATRICE E AL PRESIDIO: slaicobasta@gmail.com - WA 3475301704
Oggi si è tenuto un partecipato presidio in solidarietà e sostegno a Margherita con delegazioni del sindacalismo di base, e altri solidali.
In tutto 150 con una presenza continua di operatrici e operatori sanitari del San Raffaele.
Nel corso sia nelle interviste che negli interventi è stato ribadito che da oggi parte un presidio permanente con alcuni delegati e delegate che iniziano lo sciopero della fame ad oltranza, invitando non solo i lavoratori dell'ospedale ma tutte le realtà solidali a venire a sostenere il presidio.
Poi si è fatto un corteo per accompagnare Margherita a consegnare il badge in direzione. Infine è stata annunciata un'assemblea generale dei lavoratori del San Raffaele a cui sono stati invitati i sindacati solidali






.jpeg)
.jpeg)