Torniamo sul tema "Produzione e Riproduzione" - analizzando il lavoro domestico nel sistema capitalista.
23/05/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Il lavoro domestico nel sistema capitalista - Da Produzione e Riproduzione - 1
Torniamo sul tema "Produzione e Riproduzione" - analizzando il lavoro domestico nel sistema capitalista.
20/05/26
Risarcite le lavoratrici degli asili di Taranto - hanno vinto una battaglia, piccola ma significativa
Le
lavoratrici delle pulizie e ausiliariato degli asili comunali di Taranto organizzate nello Slai cobas,
difese dall'avvocata Antonietta Ricci, dopo varie iniziative di mobilitazioni, hanno fatto un ricorso in Tribunale,
riguardante il mancato pagamento di ore di lavoro straordinario fatte a
settembre 2025 per attività lavorative di "pulizia di lavori di
cantiere eseguiti da altre ditte", che non competevano alle lavoratrici ma che Comune di Taranto e la Ditta appaltatrice 'Servizi Integrati srl' le
avevano fatte eseguire come giornate rientranti nel lavoro e nell'orario ordinario.
Questa vittoria, anche se riguarda una piccola rivendicazione, è importante perchè (leggi le motivazioni della sentenza sotto riportate) riconosce dei diritti di lavoro, salario che riguardano aspetti della condizione generale di lavoro che vengono attaccati in tante altre ditte - diritti soprattutto in questa fase niente affatto scontati; ma è importante anche perchè dimostra che anche su piccoli aspetti ma significativi delle violazioni dei padroni e delle Istituzioni se si lotta si può vincere e apre la strada ad altre vittorie di lotte.
Questo ricorso è stato fatto solo dallo Slai cobas, mentre gli altri sindacati, anche di Base, come lì'Usb, presenti negli asili si sono guardati bene dal difendere gli interessi delle lavoratrici e lavoratori, dicendo alle loro iscritte di non unirsi alle lavoratrici Slai cobas, che invece le avevano invitate a fare insieme il ricorso.
Ora invece lo Slai cobas ha vinto e gli altri NO.
Questa vittoria costituisce un precedente positivo che incoraggia ad andare avanti, sia con le iniziative di lotta, sia con nuova iniziative legali, per difendere altri aspetti: dai livelli retributivi (ora le lavoratrici degli asili si stanno battendo per il riconoscimento del 3° livello), al lavoro tutto l'anno senza più sospensioni, ai problemi di difesa della salute, ecc.
Ringraziamo l'avvocata Antonietta Ricci, il cui impegno e vicinanza con le lavoratrici, lavoratori dello Slai cobas va oltre la difesa legale.
CONCLUSIONI, RAGIONI DI FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE (artt. 132 cpc e 118 disp att cpc, come applicabili ex art. 58 legge 69/2009)
Con ricorso collettivo depositato il 29/01/2025 i ricorrenti in epigrafe, tutti lavoratori addetti quali dipendenti della Servizi Integrati srl alle pulizie ed ausiliariato inquadrati nel II livello del CCNL Multiservizi nell’ambito dell’appalto per le pulizia di vari asili nido comunali affidato alla datrice di lavoro dal Comune di Taranto, hanno lamentato di essere stati adibiti, subito prima dell’inizio dell’anno scolastico 2024/2025 (precisamente dal 2 al 8 settembre 2024), ad espletare pulizie straordinarie degli ambienti interessati da lavori straordinari di ristrutturazione edilizia (pulizie di cantieri edili), come ammesso anche in sede di procedura di conciliazione presso la Prefettura in data 18-9-2024 dal dott. Pranzo, in rappresentanza della società datrice di lavoro, in violazione dell’art. 2103 codice civile in quanto assegnatari di mansioni di livello superiore a quello di pertinenza senza percepire alcun adeguato compenso aggiuntivo, sottoponendosi loro malgrado ad un impegno più gravoso e più faticoso di quello ordinariamente svolto e peraltro affrontando particolari rischi per la loro salute;
tanto essenzialmente premesso gli attori hanno concluso per la condanna solidale dei convenuti, quali appaltatore e committente del servizio, al pagamento in loro favore della somma di euro 500,00 cadauno, equitativamente determinata, a titolo retributivo o quanto meno risarcitorio. Servizi Integrati srl, costituitasi, ha precisato come da capitolato di appalto i dipendenti fossero tenuti ad eseguire le pulizie di inizio anno scolastico, nonché pulizie di fondo prima dell’inizio dell’anno stesso, ma pur sempre nell’orario ordinario di lavoro, negando che l’attività concretamente svolta dai ricorrenti avesse integrato svolgimento di mansioni superiori rispetto a quelle normalmente svolte dai lavoratori inquadrati nel 2° livello del CCNL; il Comune di Taranto per parte sua ha eccepito la propria carenza di legittimazione passiva, per non essersi mai concretamente ingerito nell’organizzazione delle modalità esecutive dell’appalto e comunque ha dedotto la infondatezza del ricorso nel merito, trattandosi di lavoro previsti dal capitolato di appalto. Entrambi i convenuti hanno chiesto respingersi il ricorso. Documentalmente istruita e previo deposito di note difensive scritte, la causa è stata decisa alla odierna udienza come da separato dispositivo.
Il ricorso è fondato e va accolto nei limiti seguenti.
In
fatto, nell’incontro in Prefettura de 18-9-2024 (cfr. il relativo
verbale in allegato al fascicolo di parte attoreo) il rappresentante
della Servizi Integrati srl, nello specifico Daniele Pranzo, ha
riconosciuto che prima dell’inizio dell’anno scolastico 2024/2025 i
lavoratori addetti al servizio di pulizia ed ausiliariato ha svolto
lavori di pulizia straordinari determinati dall’esecuzione di lavori di
manutenzione straordinaria edilizia degli edifici adibiti ad asili nido
comunali; dunque, lo svolgimento di tali mansioni, può ritenersi in
fatto accertato. Ad abundantiam la prova della situazione dei luoghi,
con conseguente necessità di lavori straordinari di pulizia, è fornita
dai reperti fotografici pure allegati nel fascicolo dei ricorrenti e non
specificamente contestati dalle controparti. Ciò posto, è evidente che i
lavori per cui è causa esulano dal novero della tipologia di pulizie,
quotidiane e/o periodiche, che l’appaltatore è tenuto ad assicurare al
committente/appaltante, ai sensi dell’art. 12 del Capitolato di appalto, prodotto in atti.
In diritto, ritiene il giudicante che i convenuti, a titolo solidale derivante dalla normativa sugli appalti a tutela dei lavoratori e indipendentemente dal fatto se lo svolgimento dei lavori di pulizia straordinaria dopo gli interventi straordinari di edilizia possa integrare o meno lo svolgimento di mansioni superiori rispetto a quelle disimpegnate dai lavoratori inquadrati nel 2° livello del CCNL Multiservizi, abbiano diritto, a titolo risarcitorio e compensativo della maggiore gravosità e del maggior disagio del lavoro prestato per le pulizie dei cantieri edili (peraltro senza che tali pulizie aggiuntive siano state disposte con prolungamento del normale orario di lavoro), di una somma equitativamente determinata, non solo ex art. 36 Cost., ma anche per il risparmio in termini economici ottenuto sia dal Comune di Taranto (che non ha incaricato le stesse ditte edili di pulire i cantieri dopo la fine dei lavori, a costo di esborsi aggiuntivi o quanto meno non ha richiesto l’intervento di altre ditte di pulizia specializzate), sia dalla stessa datrice di lavoro (che a sua volta non ha affrontato alcun costo aggiuntivo né per compensare i ricorrenti del lavoro svolto, né per retribuire personale aggiuntivo esterno), dunque a titolo di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c.. Detta somma può essere determinata in euro 300,00 per ciascuno dei ricorrenti, a fronte di lavoro caratterizzato da maggior peso e maggiore rischio per la loro salute protrattosi per sei giorni, dunque nella misura aggiuntiva di euro 50,00 die. Le spese di lite seguono la soccombenza solidale dei convenuti e vanno distratte ex art. 93 cpc in favore del difensore anticipatario dei ricorrenti.
P.T.M.
a)-
in parziale accoglimento del ricorso condanna in solido la SERVIZI
INTEGRATI S.R.L. e il Comune di Taranto a corrispondere a ciascuno dei
ricorrenti la somma di euro 300,00 oltre interessi legali e
rivalutazione monetaria dal settembre 2024 al soddisfo;
b)- condanna in solido la SERVIZI INTEGRATI S.R.L. e il Comune di Taranto al pagamento delle spese processuali.
Taranto, 7-5-2026 Il giudice
Dott. Saverio Sodo
16/05/26
Incinte, malate, in prigione: la difficile situazione delle donne palestinesi nelle carceri israeliane
UNA DENUNCIA DA PORTARE CON FORZA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI MILANO DI OGGI 16 MAGGIO
Nel mese di aprile, il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità.
Di Fayha Shalash – Ramallah
Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile.
Ali Shawahneh, 46 anni, non ha tempo per cercare lavoro. Da quando Israele ha arrestato sua moglie, Amina Tawil, 36 anni, nella loro casa di Qalqilya, è diventato sia padre che madre per i loro quattro figli.
Amina si era fatta carico di queste responsabilità da sola in diverse occasioni, mentre Israele teneva in prigione suo marito. Durante l'ultima detenzione, Ali trascorse due anni in detenzione amministrativa e perse 75 chilogrammi. Si era appena ripreso quando Israele arrestò sua moglie, facendo precipitare la famiglia in un altro ciclo di difficoltà.
Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile. Ha inoltre sottolineato che cifre simili erano state registrate in precedenza al culmine delle campagne di arresto nella Cisgiordania occupata, nei primi mesi della guerra genocida, e nel contesto delle persecuzioni contro le donne a Gaza.
L'organizzazione ha spiegato che la maggior parte delle detenute è reclusa nel carcere di Damon, vicino ad Haifa, tra cui due bambine, una donna al terzo mese di gravidanza, 25 detenute amministrative, tre giornaliste, due detenute malate di cancro e due donne detenute da prima dell'ottobre 2023.
"Arrestate me al posto suo"
Due giorni prima dell'Eid al-Fitr, il 18 marzo, Amina stava pregando con il marito dopo che i figli si
erano addormentati. Prese il telefono per controllare le notizie e scoprì che l'esercito israeliano stava effettuando un'incursione nel loro quartiere proprio in quel momento.La paura che Ali potesse essere arrestato di nuovo la assalì immediatamente, soprattutto perché due settimane prima le forze israeliane avevano fatto irruzione nella loro casa con il solo scopo di minacciarlo di arresto.
Pochi minuti dopo, i soldati fecero irruzione violentemente nella casa e iniziarono a urlare. Quando Ali vide l'ufficiale, chiese: "Perché state facendo irruzione in casa? Non eravate già venuti qui due settimane fa?". L'ufficiale rispose: "Sono qui oggi per sua moglie".
«Mi sono spaventato a morte quando l'ho sentito. Sono abituato agli arresti, ma lei non riesce a gestirli. Ero preoccupato per lei e ho chiesto all'agente di arrestare me al suo posto, ma si è rifiutato, dicendo che volevano lei. Ho chiesto loro di darle solo qualche minuto per vestirsi, e poi le soldatesse hanno iniziato a urlarle di sbrigarsi», ci ha raccontato Ali.
Per un'ora intera, Ali è rimasto confinato con i suoi figli in una stanza, mentre i soldati interrogavano Amina in un'altra.
La scena è stata straziante per i bambini, che hanno pianto per tutta la durata del blitz e hanno implorato l'ufficiale di non portare via la loro madre. Invece, i soldati l'hanno ammanettata davanti a loro e l'hanno scortata verso un veicolo militare.
La figlia maggiore di Amina e Ali ha otto anni, mentre la più piccola ne ha solo tre. Prima dell'arresto, Amina soffriva di debolezza, vertigini e nausea. Dopo il suo fermo, si è scoperto che era incinta di sei settimane, il che ha acuito le preoccupazioni di Ali per la sua salute.
«È stata interrogata per 25 giorni e poi trasferita al carcere di Damon. Le hanno detto che io e sua madre eravamo state arrestate solo per spaventarla e farla preoccupare per i bambini. Non ci sono accuse specifiche; ogni volta tirano fuori un'accusa diversa. Di recente, quando non sono riusciti a provare nulla contro di lei, hanno detto che avrebbero perquisito il suo telefono», ha spiegato Ali.
Quella stessa notte, le forze israeliane hanno arrestato 17 donne palestinesi solo a Qalqilya. La maggior parte è stata poi rilasciata, ma quattro sono rimaste in detenzione. Tre sono state poste in detenzione amministrativa, mentre Amina rimane in carcere senza alcuna informazione certa sul suo destino.
Ali è profondamente preoccupata per la sua salute, soprattutto a causa della malnutrizione a cui sono sottoposte le detenute nelle carceri israeliane. Amina soffre già di anemia e le condizioni attuali stanno aggravando i sintomi della sua gravidanza iniziale.
Dopo aver trascorso un totale di 19 anni nelle carceri israeliane, Ali ha perso il lavoro. Ora non può nemmeno uscire di casa per cercare un impiego perché deve prendersi cura dei suoi figli. Cucina, pulisce, lava i vestiti, li prepara per la scuola e gestisce ogni aspetto della loro vita quotidiana.
«Sono all'ultimo semestre del mio master a Nablus e devo portare con me i miei figli perché non posso lasciarli soli. Ora capisco il peso della responsabilità che mia moglie si è portata sulle spalle mentre ero imprigionato nelle carceri israeliane», ha detto.
Ali spera che il tribunale israeliano acconsenta al rilascio di Amina, anche a condizioni restrittive come gli arresti domiciliari, a causa delle sue condizioni di salute e della gravidanza, che non è monitorata dal personale medico all'interno del carcere.
Tuttavia, lunedì il tribunale israeliano ha prolungato la detenzione di Amina per altri otto giorni senza fornire spiegazioni, lasciando la famiglia devastata e sempre più preoccupata.
«I bambini piangono per lei ogni giorno. Mi si spezza il cuore e non so cosa fare. Cerco di fare del mio meglio per sopperire alla sua assenza, ma l'abbraccio di una madre è sempre la cosa più calda per i suoi figli», ha concluso, visibilmente commosso.
Un pericolo reale
Secondo il Palestinian Prisoners Club, le prigioniere affrontano condizioni di detenzione dure, tra cui fame, negligenza medica, abusi, isolamento e pratiche invasive come le perquisizioni corporali.
La maggior parte degli arresti di donne avviene con l'accusa di "incitamento". Dall'ottobre 2023, oltre 700 donne palestinesi sono state arrestate nella Cisgiordania occupata, a Gerusalemme e nei territori del 1948. Non sono disponibili dati precisi sugli arresti a Gaza.
"Questa escalation si verifica in uno dei periodi più sanguinosi per le donne palestinesi, in un contesto di continue gravi violazioni, tra cui aggressioni fisiche e sessuali e la detenzione di donne come ostaggi per fare pressione sulle loro famiglie", aggiunge la dichiarazione.
Nel febbraio 2025, le forze israeliane hanno intercettato il veicolo di Fidaa Assaf, 50 anni, mentre tornava a casa nel villaggio di Kafr Laqif, nella Cisgiordania settentrionale, dopo una visita all'ospedale governativo di Ramallah. I soldati l'hanno ammanettata e arrestata.
Fidaa è stata trasferita da un centro di detenzione all'altro prima di essere trasferita al carcere di Damon, dove rimane tuttora detenuta e sotto processo da oltre un anno. Secondo quanto riportato, i pubblici ministeri israeliani chiedono una condanna a due anni di reclusione.
A Fidaa è stata diagnosticata la leucemia nel 2024. Si è sottoposta a diverse sedute di trattamento e dipende da farmaci per tutta la vita.
Suo fratello, Raafat Al-Ashqar, ci ha detto che la famiglia è profondamente preoccupata per la sua salute, date le dure condizioni a cui sono sottoposte le detenute.
Ha spiegato che, all'inizio della detenzione, le erano stati negati i farmaci per oltre un mese, il che aveva gravemente indebolito il suo fisico. Il suo avvocato ha poi richiesto all'amministrazione carceraria di fornirle i medicinali.
Fidaa ha lottato contro l'infertilità per 15 anni prima di riuscire finalmente a dare alla luce la sua unica figlia, Qatr Al-Nada, che ora ha 13 anni e soffre di un grave disagio emotivo a causa dell'assenza della madre.
«Si rifiuta di parlare con chiunque e preferisce stare seduta da sola in silenzio tutto il tempo. Siamo molto preoccupati per il suo stato mentale. Era estremamente legata a sua madre e la sua assenza le causa molto dolore. Siamo certi che faccia soffrire ancora di più sua madre», ha detto Raafat.
Fidaa soffre di ricorrenti problemi di salute e solo quando le sue condizioni si aggravano viene trasferita all'infermeria del carcere, dove non riceve un adeguato follow-up medico per la sua malattia.
Sfide significative
Le detenute subiscono sofferenze aggravate dalle pressioni fisiche e psicologiche a cui sono sottoposte all'interno delle carceri israeliane.
Amani Sarahneh, portavoce del Palestinian Prisoners Club, ci ha riferito che le detenute subiscono gravi privazioni, in particolare per quanto riguarda i loro bisogni specifici in quanto donne. Ha affermato che l'amministrazione carceraria israeliana utilizza deliberatamente queste privazioni come forma di punizione.
Ha aggiunto che le detenute sono soggette a continui abusi e umiliazioni, nonché a punizioni arbitrarie come l'isolamento. In molti casi, una singola cella ospita dalle nove alle dieci detenute, senza che vengano forniti nemmeno i beni di prima necessità.
“Tra le detenute ci sono dottoresse, giornaliste, avvocate, studentesse universitarie, attiviste, madri, mogli, sorelle e madri di martiri. Almeno 40 delle detenute sono madri e la maggior parte degli arresti si basa su vaghe accuse di incitamento”, ha affermato Sarahneh.
Due delle detenute hanno meno di 18 anni, tra cui una minorenne trattenuta in detenzione amministrativa senza accusa formale.
"Una delle sfide più significative che le detenute devono affrontare è la politica delle umilianti perquisizioni corporali, effettuate ripetutamente dal momento dell'arresto fino al loro trasferimento al carcere di Damon", ha affermato.
«Sono costretti a spogliarsi con il pretesto di un'ispezione. Le loro celle vengono costantemente perquisite e irrorate con gas lacrimogeni. Durante le perquisizioni all'interno delle celle vengono utilizzati cani poliziotto e i prigionieri sono costretti a sedersi in posizioni umilianti», ha spiegato.
Nelle ultime settimane di escalation militare con l'Iran, sono stati registrati almeno quattro episodi di repressione contro detenute nel carcere di Damon, che Sarahneh ha descritto come estremamente duri.
(The Palestine Chronicle)
– Fayha' Shalash è una giornalista palestinese residente a Ramallah. Si è laureata all'Università di Birzeit nel 2008 e da allora lavora come reporter e conduttrice radiotelevisiva. I suoi articoli sono apparsi su diverse pubblicazioni online. Ha contribuito con questo articolo a The Palestine Chronicle.
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13/05/26
Asili Taranto: Risarcite 13 lavoratrici degli asili - Condannate azienda e Comune
Pulizie extra negli asili, il Tribunale condanna Comune di Taranto e azienda: risarcite 13 lavoratrici
Da TARANTOTODAY
Accolto il ricorso promosso dallo Slai cobas per il personale ausiliario: i dipendenti furono impiegati per ripulire i locali dopo i lavori di cantiere senza retribuzione aggiuntiva. Il giudice riconosce 300 euro a testa
TARANTO - Il Tribunale del Lavoro di Taranto ha condannato in solido l'amministrazione comunale e la società Servizi Integrati a risarcire tredici dipendenti degli asili nido per aver svolto pesanti mansioni di pulizia non previste dai loro contratti. La sentenza, emessa dal giudice monocratico Saverio Sodo, accoglie il ricorso presentato a gennaio 2025 dai lavoratori del settore ausiliario supportati dal sindacato Slai cobas e difesi dall'avvocata Antonietta Ricci, stabilendo un pagamento di 300 euro per ciascun dipendente, oltre agli interessi legali.
La vicenda ha origine nel mese di settembre del 2024, quando al personale ausiliario fu richiesto di ripulire i locali degli asili a seguito di alcuni interventi di cantiere effettuati da ditte esterne. Secondo quanto emerso, il Comune di Taranto e l'azienda appaltatrice avevano inquadrato quelle prestazioni lavorative come mansioni ordinarie, negando di fatto la natura straordinaria dell'impegno e la relativa retribuzione aggiuntiva.
Il giudice ha riconosciuto le ragioni dei dipendenti procedendo a un parziale accoglimento delle richieste economiche: la cifra di 500 euro inizialmente domandata nel ricorso è stata ricalcolata in 300 euro, tenendo conto che il lavoro straordinario si era concentrato nell'arco di una sola settimana.
L'organizzazione sindacale rivendica il risultato ottenuto in solitudine. "Questa vittoria è importante, prima di tutto perché il ricorso è stato fatto solo dallo Slai cobas", si legge nel comunicato diffuso dal sindacato autonomo, che critica apertamente le altre sigle presenti negli asili, accusandole di aver invitato i propri iscritti a non unirsi all'azione legale.
La pronuncia del Tribunale del capoluogo ionico traccia un percorso per le future vertenze del settore. La rappresentanza dei lavoratori sottolinea infatti che la decisione "costituisce un precedente positivo che incoraggia ad andare avanti, sia con le iniziative di lotta, sia con nuove iniziative legali, per difendere altri aspetti: dai livelli retributivi, al lavoro tutto l'anno senza più sospensioni, ai problemi di difesa della salute".




