03/10/26

Il film "Naza" è utile o no? (dal blog proletari comunisti)

“Naza” è un film da vedere, ma soprattutto da far vedere a chi ancora non si vuole rendere conto che in Palestina c’è un genocidio, e che quanto succede al popolo palestinese riguarda tutti, tutto il mondo.
“Naza” è utile soprattutto per tre ragioni:

perché mostra l’identità tra la politica, l’ideologia e l’azione genocida di Israele e il nazismo; quanto succede a Gaza, e in Cisgiordania, il piano di Israele di sterminare un intero popolo è nazismo – non ci sono “attenuanti”;

perché viene fuori, oggettivamente, al di là della intenzione dei registi, che lo Stato israeliano, interamente fondato sul genocidio, la deportazione del popolo palestinese, non può e non deve esistere, deve essere cancellato;

perché mostra in modo ineluttabile la “normalizzazione del genocidio”, che l’esercito israeliano, i suoi uomini sono mostri “normali” in uno Stato nazisionista, coscienti e convinti”; e che, quindi, (ma questo lo diciamo noi) devono essere annientati, non possono non esserlo, è un problema di umanità, di civiltà.

Come ha scritto Francesca Fornario; “Naza mette a nudo: la natura automatizzata e istituzionale dell'uccisione, la morte di massa dei civili «by design», il sistema Lavender che seleziona i bersagli. Le rivelazioni sul targeting affidato all'intelligenza artificiale tolgono ai governi occidentali l'alibi della negazione plausibile”.

Alcune testate di movimento, di sinistra, alcuni interventi stanno facendo critiche a questo film/documentario. Alcune sono giuste, legittime, altre, però, sono, sinceramente, un po' sballate, non giuste.

Si fa un facile paragone tra “Naza” e l’importante film “Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio”. ma
questo paragone è improprio, è sbagliato proprio pensare di fare questo paragone. Sono due film totalmente differenti, con scopi differenti: “Naza” riporta, dalla parte di Israele, del suo esercito, il moderno nazismo in azione; “Palestina 36” racconta lo scoppio della Grande Rivolta Araba del 1936, la prima grande ribellione di massa del popolo palestinese contro l'occupazione e il mandato coloniale. Come si fa a paragonarli. E’ certo che il “nostro film” è “Palestina 36”.
Ma mostrare ad un pubblico più vasto la vera natura di Israele, la normalizzazione del genocidio serve o no?

Molti dicono: “I palestinesi hanno denunciato, gridato, documentato, ma solo quando lo dice un israeliano, la sala si alza in piedi e viene creduto”
Vero! Ma il problema non è di chi ha fatto il film documentario, ma del pubblico che lo ha visto a Venezia, o che lo sta vedendo ora nei cinema delle varie città.
Alla piccola/media borghesia piacciono i palestinesi “vittime”, in generale i popoli vittime, non quando si ribellano, resistono in armi, qui fanno le “pulci”, le prese di distanza….
Ma, allora, il film Naza è negativo? Si presta volutamente a questo gioco?
Proviamo a portare, imponiamo la sua visione nelle scuole, facciamolo vedere ai giovani, organizziamo visioni nei posti di lavoro dove è possibile o nei quartieri proletari, popolari… Allora, le cose cambiano, non ci saranno “applausi anche autoconsolanti”, ma rabbia.
Naza – come dice ancora Francesca Fornario - non è un film su chi denuncia il Genocidio. È un film su chi giustifica il Genocidio. Un film su chi lo normalizza. «Era divertente. Era come un videogame» dicono gli intervistati. E la denuncia della “normalizzazione”, è importante, riguarda anche noi, riguarda parte del movimento pro Palestina che si è fermata.

Altri dicono: I soldati in “Naza” non “piangono”, non si pentono, a parte chi denuncia che ciò che sta facendo è quello che hanno fatto i nazisti, gli altri rivelano, confermano tutto il loro orrore, non sono affatto “dissidenti”.
Ma questo è se mai il merito del film, perché è la realtà. Non pensiamo affatto che chi sente le parole di quei soldati pensi che abbiano un millesimo di umanità.
Come dicono gli stessi intervistati, non si tratta neanche di uccisioni di “vittime collaterali” (che in ogni guerra imperialista ci sono); i soldati bombardano le case, vi danno fuoco anche quando sanno che non c’è al loro interno alcun membro di Hamas, né simpatizzante, ma solo civili, donne, bambini; coscientemente premono il bottone sapendo bene che non uccideranno nessun “terrorista” ma intere famiglie, neonati; devono massacrare un intero popolo e lo massacrano anche quando gli fanno arrivare il pane; anzi – hanno detto nel film - quella è una situazione di aggregazione di masse di palestinesi, tantissimi bambini, più utile ad un massacro di massa di palestinesi.
Il Film non dà un messaggio di assoluzione della società israeliana, non distingue una parte cattiva e una decente, tormentata. I soldati al massimo, per giustificarsi e legalizzare il genocidio, dicono «Facciamo quello che la società israeliana vuole che facciamo. Se ti dicono che devi radere al suolo Gaza, tu devi radere al suolo Gaza». Chi sono i veri terroristi?
Noi diciamo che è più che “il sistema” generico, è lo Stato israeliano. Da qui ne viene che è lo Stato israeliano, basato sulla dottrina sionista che deve essere cancellato, perchè uno Stato fondato ideologicamente, politicamente, militarmente sul genocidio, sulla deportazione. Israele (ben accompagnata dagli Usa di Trump) è fuori da ogni “civiltà”, “legalità” anche borghese, e, quindi, non può esistere; non è possibile sostituire ad un sistema un altro sistema. Quindi, altro che “Due popoli, due Stati”, ma un solo Stato, la Palestina dal fiume al mare!

Altra questione che riguarda la “sinistra”. O si dice che i soldati israeliani sono coscientemente delle macchine orribili di morte per migliaia di palestinesi, per bambini, che in una altra società non avrebbero diritto di vivere; o si chiede a loro stessi, come diceva un articolo di stampa di sinistra, di “consegnare le prove agli investigatori, i nomi ai procuratori, di comparire davanti a un tribunale…”; e, quindi, i giornalisti del film “Naza” che non gliel’hanno chiesto e che hanno accettato l’anonimato degli intervistati, avrebbero contribuito ad una specie di assoluzione.
Queste sono stupidaggini da piccoli borghesi moralista. Ai nazisti autori dell’olocausto non si chiedeva certo a loro di comparire davanti ad un tribunale, ma li si scovava e li si portava con la forza.
Come è una stupidaggine dire che il palestinese dell’altro film degli stessi registri “No Other Land”, è stato aggredito, pestato a sangue, portato in carcere, e invece loro, i registi, hanno ricevuto ovazioni. A parte che ora il governo di Netanyahu sta perseguitando i due registi, vuole revocargli la cittadinanza israeliana; ma che centra!? E’ l’imperialismo, bellezza! I rappresentanti dei popoli oppressi vengono aggrediti, pestati, uccisi, i democratici dei paesi imperialisti, o di Israele, vengono “solo” perseguitati, messi all’indice. Chi ha una diversa visione e si scandalizza della profonda condizione differente tra popoli oppressi e popolazione dei paesi oppressori, è quanto meno un illuso

Ancora si dice: “Naza non aggiunge molte informazioni a chi già si documenta da anni da fonti de-sionistizzate, e soprattutto a chi è in contatto con le famiglie palestinesi della Striscia. Già conoscevamo il sodalizio perverso e sadico tra intelligenza artificiale e disumanizzazione emotiva nei ranghi militari israeliani”.
E’ vero, il movimento di solidarietà con la Palestina già ben sapeva del genocidio di Gaza, esso stesso ha diffuso prove, documentari, dati, video sul massacro in corso, ma la gran massa della gente, no; e se questo film, come spesso è successo nella storia, in quanto film riesce ad arrivare ad un pubblico più vasto, è un bene.
Se dobbiamo dire ciò che il film non aggiunge niente, è quando denuncia il numero dei palestinesi uccisi, le stesse immagini dei palestinesi che scavano tra le macerie delle case per salvare i figli, le abbiamo tremendamente conosciute, e qui mandare quelle immagini finali sulle vittime e non altre, della resistenza dei palestinesi, della rabbia delle donne palestinesi, è una scelta dei registi che avremmo voluto differente.

Altra questione. Si critica il film perché comincia dal 7 ottobre e non da tutte i massacri, le atrocità, le deportazioni che il popolo palestinese ha subito da 75 anni.
Ok comincia dal 7 ottobre. Ma ciò che c’è da criticare, da respingere non è questo, ma la parte del film che per mostrare cosa è avvenuto il 7 ottobre, si avvale degli stessi video e spiegazione di Israele, degli Usa, di tutte le televisioni dei paesi imperialisti, avallando di fatto l’interpretazione, la propaganda israeliana del 7 ottobre come azione “terrorista”, in cui gli assassini erano Hamas, i palestinesi, mentre i giovani israeliani erano le vittime. Ecco, qui sì i giornalisti hanno fatto, non sappiamo se intenzionalmente o meno, un servizio ad Israele, falso; non hanno fatto “documentazione”

Si critica anche che il film mostra le abitazioni degli israeliani, la normalità, tranquillità della vita che vi si svolge dentro – in contrasto totale con la non vita dei Palestinesi nelle loro case che da un momento all’altro vengono distrutte e vi muoiono. Ma quelle immagini dentro le abitazioni degli israeliani, secondo noi, invece, confermano la terribile normalizzazione del genocidio, per cui tu soldato un’ora prima hai massacrato bambini, neonati e un’ora dopo ti fumi una sigaretta, ti bevi un aperitivo tornavamo qui a fare l’aperitivo, “prendi in braccio i figli dopo aver sterminato i figli degli altri”. E non solo i soldati dell’Idf, ma tantissima parte della gente israeliana vive “tranquillamente la sua vita, mentre a poche decine di kilometri i suoi amici, conoscenti, stanno bruciando le case, con i palestinesi, grandi, piccoli, neonati, dentro. Questo è il nazismo! Questo lo abbiamo già visto possibile nella nostra storia. Ed è bene che questo nazismo lo si vede durante e non dopo.

Ma, ripeto, facciamo girare questo film e vediamo “l’effetto che fa”.

Vogliamo, però, concludere con un’altra riflessione e “speranza”.

I soldati dell’Idf possono sembrare potenti, imbattibili, le loro armi, i droni, l’uso dell’Intelligenza artificiale (quella più probabile nell’epoca dell’imperialismo e nella fase di guerra mondiale “a pezzi” o concentrata” – per cui non siamo d’accordo con chi, oggi, con il moderno fascismo al potere in tanti paesi, fa una distinzione tra un uso buono e uno cattivo dell’IA), sembrano impossibili da sconfiggere per le masse, i popoli, i proletari. Ma non è così. E in questo, per chi vuole capire, anche le interviste del film Naza aiutano.
Questi soldati sono forti da lontano, con il genocidio a “videogame”, sono degli automi, col cervello sintonizzato su come e quando devono massacrare – non gli serve per pensare.
Questo esercito che sembra potente, proprio perché è così orrendo, le masse, l’intelligenza collettiva delle masse, può sconfiggerlo. Non certo mettendosi in concorrenza con il loro armamento, ma usando l’armamento, la via già dimostrata dei popoli, della guerra di popolo, in cui tutto il popolo è armato, anche - e perché no? – i bambini. Il piccolo paese del Vietnam ce lo ha insegnato, sconfiggendo il grande imperialismo americano.

MC

02/10/26

Il messaggio di Luigia dal presidio al Tribunale

L'udienza di ieri, 2/10, si è conclusa col "rinvio a giudizio" di Luigia, compagna di Soccorso rosso proletario e del Mfpr; l'udienza dibattimentale si terrà il 30 novembre.
Ma anche ad un Tribunale può essere una bella giornata!
*****
IL MESSAGGIO DI LUIGIA
Oggi è stata per me una giornata bellissima. Nonostante si trattasse di una udienza preliminare, quindi di fatto rituale, e in un orario difficile, circa una ventina tra compagne e compagni mi hanno portato la loro calorosa solidarietà fuori e dentro il tribunale di L'Aquila, alcuni affrontando ore di viaggio da Teramo, Giulianova.
Voglio ringraziare tutte coloro che mi hanno mandato messaggi di solidarietà lontano da questa città, le compagne di Fuori genere e Casematte che hanno reso possibile questa presenza solidale in pochi giorni, le compagne e i compagni del campetto occupato di Giulianova e di casa del popolo Teramo per essere stati con me oggi, nonostante il poco preavviso.
Un ringraziamento speciale va a Gigi, compagno apicoltore del campetto occupato, che nonostante dovesse badare alle sue api, rimaste troppo a lungo senza le sue cure a causa della repressione, è venuto ugualmente, con tutte le sue api.
La prima udienza dibattimentale è stata fissata per il 30 novembre alle ore 11, ma per me il processo è iniziato oggi, con i sorrisi, gli abbracci e i sacrifici che hanno dovuto affrontare i compagni e le compagne per starmi vicino.
 
Con immenso amore per voi
con immenso odio per chi ci vuole male
 
Luigia
 

Da Campetto occupato 

🤜
LUIGIA NON SEI SOLA ❤️
Stamattina in tribunale a L'Aquila vi è stata l'udienza preliminare contro la nostra compagna e sorella Luigia per una vicenda che ha dell'assurdo.
Il 3 gennaio scorso, durante una manifestazione di dissenso contro il passaggio della torcia olimpica all’Aquila, lei è stata coinvolta in una colluttazione con un agente di polizia.
L’agente in questione l’ha spintonata, le ha toccato il seno e ha tentato di strapparle dalle mani la bandiera della Palestina.
Il risultato? Un polso fratturato.
Una frattura che ha richiesto un’operazione e un lungo percorso di recupero.
E come se non bastasse, la nostra sorella è stata denunciata per oltraggio a pubblico ufficiale.
Stamattina eravamo lì con lei, con la nostra rabbia, per ricordarle che non è sola, perché di fronte agli abusi di potere e alla criminalizzazione della protesta non abbassiamo la testa!
Di fronte alla repressione del dissenso non facciamo un passo indietro.
Di fronte a chi pensa di poter colpire una persona e trovarla isolata, rispondiamo con la solidarietà.
Per la piena libertà di critica al potere.
Contro il monopolio della violenza.
Se toccano unə, rispondiamo tuttə!
Sempre al fianco di chi lotta contro la repressione.
FORZA LUIGIA!
FORZA VALCHIRIA!
 

01/10/26

"Sorella non sei sola" - 2 ottobre al Tribunale dell'Aquila - massimo sostegno a Luigia del MFPR - Siamo vicine, inviate messaggi a luigia: sommosprol@gmail.com

Ungheria - Condannata di nuovo Maja T. - Nell’Appello la pena è stata ridotta di un solo anno. Un fermato alla manifestazione antifascista - Su questo fronte, nulla è cambiato da Orban

Da Il Manifesto
Per Maja la condanna è a sette anni per lesioni potenzialmente mortali aggravate dal movente politico e dalla partecipazione a un’organizzazione criminale. In primo grado ne aveva presi otto. La procura adesso ne chiedeva quattordici. Gabriele Marchesi, assente visto che nel 2024 la Corte d’appello di Milano ha respinto la sua estradizione in Ungheria, di anni ne ha presi sei (prima erano sette). La tedesca Hanna M., già libera, due.
FINISCE COSÌ, almeno per ora, il Budapest Complex, il maxi-processo agli Antifa, nato durante il governo di Viktor Orbàn, che ha peraltro fatto di questa sigla un’organizzazione terroristica. Adesso il presidente è un altro, Peter Magyar. Dicono sia un moderato, ma le leggi più repressive varate durante gli anni della «democrazia illiberale» non sono cambiate. E che ancora non è finita: Rexhino Abazaj, anche lui sospettato di aver preso parte alle azioni del 2023, verrà estradato dalla Francia alla Germania, e su di lui c’è un mandato ungherese che potrebbe essere eseguito. Per Ilaria Salis, il cui nome ancora campeggia su tutti i capi d’imputazione del Budapest Complex, si attende la fine del suo mandato da europarlamentare per cercare di riportarla alla sbarra. E Marchesi pure sarà oggetto di un nuovo mandato d’arresto europeo, questa volta per esecuzione della pena e non come semplice indagato. Deciderà di nuovo la Corte d’appello di Milano.
MAJA T. resterà in carcere, dove è rinchiusa da quando – giugno 2024 – la polizia del suo paese l’ha consegnata alle autorità ungheresi senza aspettare il parere di un tribunale. Visto che la sentenza di ieri è inappellabile, comunque, la difesa ha chiesto che la sua pena venga scontata in Germania, ma il percorso burocratico non sarà breve. Le previsioni più ottimistiche dicono che il trasferimento, se ci sarà, non avverrà prima della seconda metà dell’anno prossimo. «Questo processo è uno scandalo – dice fuori dal tribunale il signor Wolfram Jarosch, padre di Maja -, il ministero della Giustizia ungherese ha promesso che Maja potrà tornare in Germania. Questo deve accadere subito. E il tempo trascorso in carcere qui deve essere conteggiato almeno il doppio».
Per la legge tedesca, passati i due terzi della pena si può uscire di prigione. La tesi del padre di Maja T. è che il tempo trascorso in condizioni durissime a Budapest debba valere di più. 
IL GIUDICE ha riscritto diverse parti della prima sentenza: dai video, ha detto, non è stato possibile capire se Maja T. abbia in effetti partecipato alle azioni. Quindi lei, pur appartenendo a una banda criminale (la cui esistenza si ritiene provata solo in virtù delle indagini svolte in Germania) non ne è organizzatrice. È soltanto complice. Stesso discorso per Marchesi. Da qui lo sconto di un anno.
Fuori dal tribunale qualche decina di attivisti ha passato la mattinata sul marciapiede a gridare «Free Maja», «Free all Antifas» e, in italiano, «Siamo tutti antifascisti». L’autobus di solidali partito da Berlino nel pomeriggio di martedì è arrivato soltanto intorno alle 13. Il viaggio è stato complicato: al confine con la Repubblica Ceca la polizia tedesca lo ha intercettato e perquisito per ore. In tre sono stati fermati. Un altro lungo controllo poi è stato fatto dagli agenti ungheresi alla periferia di Budapest.
ALL’ARRIVO, un ragazzo, Ulle, è stato prelevato dalla polizia perché, per un paio di secondi, si è alzato il bavero fino al naso. E qui è vietato coprirsi la faccia durante una manifestazione. Giusto il tempo di farsi scrivere sul braccio il numero di telefono di un avvocato e poi via a sirene spiegate verso il commissariato. La cosa davvero particolare di questa scena è che tra i manifestanti nessuno ha mosso un dito: non quando gli agenti hanno rotto il presidio per prelevarlo, non quando lo hanno portato in un angolo per identificarlo, non quando lo hanno caricato sulla volante. «Se reagiamo in qualsiasi modo, qui in un minuto di agenti ne arrivano altri cento e portano via tutti», ci spiega un ungherese. A Ulle poteva andare peggio: se la caverà con una multa da un migliaio di euro. Ma il giudizio finale sulla possibilità di esercitare il diritto al dissenso anche da queste parti – in quello cioè che sarebbe un paese europeo – è negativo. O peggio, è triste.

Il sindaco di Taranto Bitetti sul carro fasciorazzista di Meloni/Valditara su tetto agli studenti stranieri, sul velo alle donne, contro gli immigrati... - Vergogna!

Bitetti, come un pappagallo dei fascisti al governo, si appella ai cosiddetti "valori occidentali" quei valori che fanno le guerre, che coprono e partecipano ai genocidi dei palestinesi - Abbiamo la versione tarantina di "Dio, patria, famiglia". Forse Bitetti spera di candidarsi per il prossimo parlamento? - E Assessore e consigliere che dicono...?

Burqa e limite agli studenti stranieri, Bitetti favorevole alle nuove regole per la scuola

Il sindaco interviene durante la presentazione del volume curato dal ministro Valditara: «Rispetto massimo per tutti i popoli che accogliamo, ma vanno rispettate anche le nostre tradizioni»

Burqa e limite agli studenti stranieri, Bitetti favorevole alle nuove regole per la scuola

TARANTO - Il sindaco di Taranto Piero Bitetti si dice favorevole al divieto di burqa nelle scuole e all’introduzione di un limite alla presenza nelle classi degli studenti stranieri che non conoscono adeguatamente la lingua italiana. Il primo cittadino è intervenuto sul tema nel corso della presentazione del volume “Manifesto per l’Occidente. I valori universali della nostra cultura”, curato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Le dichiarazioni sono state riportate da RaiNews Puglia.

Bitetti ha legato la propria posizione al rispetto delle regole e delle tradizioni del Paese ospitante. «Rispetto massimo di tutti i popoli che accogliamo, ma penso che le nostre regole, le nostre abitudini, le nostre tradizioni vadano rispettate», ha affermato.

Nello stesso intervento il sindaco ha richiamato anche la presenza del crocifisso negli istituti scolastici: «va rispettata la presenza del crocefisso nelle aule».

Il primo cittadino si è soffermato anche sul tetto del 30 per cento previsto dal provvedimento del Governo per determinate situazioni scolastiche. La misura riguarda in particolare gli studenti di nuovo ingresso che non possiedono una sufficiente conoscenza dell’italiano.

Bitetti ha espresso il proprio sostegno alla scelta, motivandolo con le possibili conseguenze sulla gestione delle classi e sull’apprendimento. «Aumentare in maniera esponenziale la presenza di altre nazionalità rischia di compromettere i nostri ragazzi che fanno fatica a mantenere il passo», ha dichiarato.

Nel suo ragionamento il sindaco ha poi richiamato i numeri dell’immigrazione verso l’Italia. «È anche vero che l’Italia ha avuto numeri importanti legati all’immigrazione, parliamo di 65.000 nel 2024, 66.000 nel 2025, numeri alti», ha aggiunto, facendo riferimento anche alla presenza di minori arrivati nel Paese.

Bitetti ha quindi collegato il fenomeno ai valori che, a suo giudizio, rendono l’Italia un punto di riferimento per chi arriva dall’estero, parlando di minori immigrati che «hanno guardato il Paese Italia per quei valori» richiamati durante l’incontro.

Le dichiarazioni del sindaco di Taranto si inseriscono così nel confronto aperto sulle nuove regole riguardanti integrazione scolastica, rispetto delle tradizioni e presenza degli studenti stranieri nelle classi.

30/09/26

Difende la bandiera della resistenza palestinese: prima le rompono il polso poi la processano per oltraggio

Il 3 gennaio a L’Aquila, verso la fine di un presidio improvvisato per contestare il passaggio della fiamma olimpica e gli sponsor del genocidio in Palestina, Luigia, una compagna del MFPR e  soccorso rosso proletario, è stata presa per i seni e spinta in terra da un poliziotto, che ha cercato di strapparle dalle mani una bandiera palestinese con su scritto Free Anan.
In seguito alla caduta e probabilmente anche a causa della stretta dell’agente sul suo polso destro, Luigia ha riportato 3 mesi di prognosi per una frattura multipla che ha dovuto operare.
Nel denunciare gli agenti coinvolti - il poliziotto che l’ha aggredita e l’agente donna che si è rifiutata di fornirle il nome - Luigia ha dovuto sporgere querela contro ignoti, richiedendo inutilmente al Comune dell’Aquila le immagini di una videocamera di sorveglianza che avrebbero potuto meglio chiarire la dinamica dell’accaduto.
Il risultato di questa omertà e di questa giustizia borghese è stata l’immediata denuncia e l’imminente processo della compagna per “oltraggio a pubblico ufficiale”. Processo che inizierà il 2 ottobre, mentre la querela della compagna rischia di essere insabbiata così come hanno tentato di fare con l’altra denuncia di Luigia, nei confronti di vari politici sionisti e di un “giornalista” che l’hanno diffamata dopo il flash-mob al Carrefour del 25 aprile 2025. Anche per quell’azione, per quel corteo silenzioso che intendeva denunciare la complicità della multinazionale nel genocidio del popolo palestinese, la compagna è stata trascinata a processo nel giro di un anno, mentre per alcune delle sue querele è stata immediatamente chiesta l’archiviazione.

Il caso di Luigia però, non è semplicemente da ascrivere a un abuso di potere. Le querele sono state presentate non perché si avesse fiducia in questa giustizia borghese e israelianizzata, come il processo ad Anan Yaeesh ha dimostrato, ma al contrario, come atto politico di sfida, di insubordinazione ad essa, ed è per questo che la compagna viene perseguita.
In questo stato fascista e dei padroni, in questo sistema capitalista e imperialista sei buona solo come vittima silente, se non denunci le ingiustizie, se non reagisci quando ti attaccano,  se accetti di farti massacrare senza opporre resistenza. Come fa Israele con i Palestinesi, così Trump e Meloni con gli antifascisti, gli anticapitalisti, gli antisionisti. Ma i veri criminali, i veri terroristi sono loro, non chi manifesta il proprio dissenso alle loro politiche genocidiarie.
È ora di rompere questo silenzio e difendere la nostra dignità, senza temere la repressione. Sono loro che devono continuare ad aver paura e sono le nostre lotte a fargli paura! Continuiamo a difendere e a tenere alta la bandiera della Palestina come quella di tutti i popoli oppressi, la storia e la resistenza ci daranno ragione.
Qui la solidarietà del collettivo Fuori Genere e di CM che saranno presenti in udienza.