03/03/26
Da Potere al Popolo - Torino - 🔴 Verso lo sciopero transfemminista del 9 marzo. Solidarietà per le sanzioni contro lo sciopero del 2020.
Sulla legittimità dello sciopero delle donne nel 2020, come difesa della democrazia da "derive autoritarie" - Riportiamo prese di posizione di avvocati, giuristi, docenti,, ecc.
Questa presa di posizione - poi ne riporteremo altre - è ancora più valida e urgente oggi. Quel rischio di "deriva autoritaria" che denunciavano vari giuristi, docenti di diritto costituzionale, ecc. si è concretizzato - Oggi abbiamo un governo, Meloni, in marcia verso un moderno fascismo, che su vari fronti attacca i diritti democratici, violando apertamente la Costituzione, con i vari Decreti sicurezza, con la repressione delle lotte, dei diritti basilari delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrici, e sta minacciando più volte di stravolgere, attaccare il diritto di sciopero e lo Statuto dei Lavoratori.
Presa di posizione di vari giuristi – 19 aprile 2020
Difendere il diritto di sciopero per difendere la democrazia nel nostro paese
È dunque necessario prendere la parola contro la procedura avviata dalla Commissione. È tempo di fermare una pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di sciopero come un intoppo alla vita del Paese.
Uno
sciopero generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono
condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle
istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli
“inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale”
richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana.
Salviamo la
democrazia dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla
Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26
marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.
Primi
firmatari
Claudio De Fiores, Docente Diritto
Costituzionale 2° Università di Napoli
Antonello Di
Stasi, Docente Diritto del Lavoro Università Politecnica delle
Marche
Giovanni Orlandini, Docente Diritto del lavoro Università
di Siena
Francesco Pallante, Docente Diritto Costituzionale
Università di Torino
Bartolo Anglani, Docente di letteratura
italiana ‘Università di Bari
Luigi Ferrajoli , Professore
Emerito Filosofia del Diritto
Tomaso Montanari, Storico
dell’arte, Docente Università di Siena
+ altri 105, tra docenti, avvocati, operatori della giustizia, parlamentari, e singole personalità
Testo integrale e proposta unitaria
La nostra democrazia vive in questi giorni un passaggio cruciale.
L’emergenza sanitaria in corso, oltre a seminare
lutto e dolore nel Paese, pone all’ordine del giorno il tema della
tenuta delle garanzie democratiche che abbiamo conosciute
dall’approvazione della Costituzione Repubblicana.
Certo,
l’emergenza impone a tutti di confrontarsi con una situazione
temporanea che costringe a rinunce, sacrifici, deroghe e ad una
inevitabile compressione degli spazi di azione. Ma il punto non è
questo.
Il nodo da affrontare è se l’emergenza sanitaria
giustifichi la “sospensione” di diritti costituzionali, anche
quando il loro esercizio non è incompatibile con la situazione
sanitaria, con la tutela della salute, con la sicurezza dei
lavoratori e dei cittadini; quando, anzi tale esercizio costituisce
il miglior contributo proprio per la tutela del loro diritto alla
salute.
È questa la partita che si sta giocando in questi
giorni tra USB e Commissione di Garanzia.
USB, dopo numerose
diffide e denunce – rimaste tutte senza risposta – di situazioni
in cui le più elementari norme di prevenzione e tutela della salute
delle lavoratrici e dei lavoratori venivano calpestate, ha proclamato
ed effettuato per il 25 marzo uno sciopero generale con
senso di responsabilità che si conviene in tempo di crisi sanitaria:
lo sciopero è durato simbolicamente un minuto in tutti i settori
(igiene urbana, sanità, trasporti, assistenza e cura delle persone)
in cui avrebbe potuto interferire con la salvaguardia della salute
dei cittadini.
Lo sciopero è stato indetto secondo le deroghe
agli obblighi di preavviso previste dall’art. 2 comma 7 l.
146/1990, poiché indetto in caso di “protesta per gravi eventi
lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.
La
reazione della Commissione di garanzia è stata senza precedenti, in
quanto essa ha avviato una procedura sanzionatoria nella quale si
accusa, addirittura, USB di aver “contribuito a generare un diffuso
senso di insicurezza e a produrre incalcolabili danni alla
collettività, determinando un non accettabile danno alle istituzioni
e/o aziende coinvolte nelle attività di prevenzione e diffusione
della pandemia”, rischiando di “vanificare la azioni di
contenimento della stessa”.
La delibera della Commissione
calpesta la verità, perché l’insicurezza, l’incalcolabile danno
in termini di perdita di vite umane e la vanificazione delle azioni
di contenimento, che vanno valutate, sono quelle derivanti dalla
sistematica violazione delle più elementari norme di sicurezza e
prevenzione da parte numerose imprese, e dettata dal solo motivo di
non sopportarne i costi; una sistematica violazione che ha costretto
USB, dopo ripetuti e vani tentativi, ad agire per la tutela della
salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’esercizio del
diritto di sciopero ha costituito dunque l’esatto contrario di
quanto affermato dalla Commissione, perché è stato l’unica vera
azione di contenimento dell’epidemia possibile in un contesto in
cui la controparte era sorda al rispetto delle normative: la tutela
del bene fondamentale della salute e della vita a fronte della
pretesa di subordinarlo ad interessi economico-produttivi e di mero
profitto.
È dunque necessario prendere la parola contro la
procedura avviata dalla Commissione.
È tempo di fermare una
pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di
sciopero come un intoppo alla vita del Paese.
Uno sciopero
generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono
condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle
istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli
“inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale”
richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana
Salviamo la democrazia
dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla
Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26
marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.
8/9 marzo dalle compagne Mfpr di Milano
01/03/26
«Meglio nessuna legge», che le vostre leggi fasciste, repressive
«BONGIORNO UN CAZZO», si leggeva ieri su numerosi cartelli tenuti alla manifestazione indetta a Roma. Circa 30 mila persone hanno sfilato per la Capitale per ribadire che «meglio nessuna legge che questa legge». «Senza consenso l’atto sessuale è violenza, ci stanno facendo tornare indietro di 30 anni se si chiede che sia la donna a dimostrare il dissenso, dando per presupposto che sia sempre consenziente», «Del resto questo è un governo che limita diritti e libertà come con il decreto sicurezza o il decreto Caivano».
Sì, nessuna legge da questo governo fascista, ogni legge che fa, apparentemente può sembrare a difesa delle donne, ma sono in realtà leggi per far passare, imporre una concezione reazionaria, fascista, di odio verso le donne, leggi che hanno il vero scopo di reprimere la ribellione, di mettere le catene, di rovesciare la realtà.
Lo hanno già fatto per le altre leggi "per le donne", che il governo Meloni è stato costretto a fare "per le donne", ma non ce la fa a reprimere l'odio verso le donne che lottano, che pensano, che gridano la verità, e quindi subito dopo questo governo, la sua feccia usano la loro legge non per difendere ma per reprimere, pensiamo al Ddl sul "reato di femminicidio" che esalta le forze dell'ordine, la polizia criminale, violenta, maschilista. Guardiamo l'educazione sessuo-affettiva. Questo provvedimento, apparentemente di risposta alle richieste del movimento femminista, vuole avere in realtà come effetto quello di impedire, reprimere le voci differenti, critiche all'interno delle scuole. Non si tratta solo di aver imposto il consenso formale dei genitori che vuole cancellare la possibilità che gli studenti, le studentesse possano decidere; ma di affermare che deve decidere il cretino di Valditara come e chi deve fare l'educazione sessuale delle scuole e per affermare che chi non si attiene alle regole della legge verrà represso – come è accaduto in tante scuole contro insegnanti, studenti che parlavano della Palestina. Legge, quindi, per mettere sbarramenti, per dire, come è stato detto, che questi provvedimenti sono "il massimo delle democrazia" e chi vuole rompere questi "limiti" vuol dire che è contro al democrazia.
Con un governo, ministri, parlamentari così fascisti e idioti, non si tratta di impedire le distorsioni abominevoli di una legge, ma se non si vuole tornare, come è stato detto nella manifestazione di Roma, a 30 anni indietro, bisogna rovesciare questo governo, complice degli stupratori!
28/02/26
La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO
Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale.
2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.
La
Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta
garantire il
contemperamento dell’esercizio
del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della
persona costituzionalmente garantiti,
alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”,
quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione
dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto
costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine
democratico.
La
scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha
rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici
essenziali.
3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.
4)
Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori
lavorativi (mettendo
insieme "essenziali" e non "essenziali"
-
e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene
per la prima volta)
richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari
settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso
di "avvenimenti
eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale".
Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo
quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla
situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio
prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti
concreti.
D'altra
parte nei settori che non
fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato
stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle
persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel
non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le
lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute
manifestazioni) che nel lavorare.
Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”.
Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.
Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche
SLAI COBAS per il sindacato di classe
15.4.20




