19/08/26

Femminicidi - Ne polizia, ne carabinieri potranno mai difenderci - Organizziamo Collettivi di donne contro femminicidi, stupri

Tania Terrin, 39 anni è stata strangolata la sera di Ferragosto nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno Dino Keber, 43 anni, residente a Dolo. 
Vi era stato un precedente episodio di violenza. Ad aprile Keber aveva tentato di strangolare Terrin. La donna aveva presentato una querela ai carabinieri, corredata da un certificato medico. A giugno il questore di Venezia aveva emesso nei confronti dell’uomo un ammonimento ufficiale - nonostante fosse già noto alle forze dell'ordine, aveva anche un precedente specifico, un'aggressione nei confronti della compagna risalente ad aprile, su cui la Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia di lei. 
Aveva già mandato in ospedale quattro donne prima di lei.

«Sette o otto volte siamo state dai carabinieri - dice la madre di Tania - Mia figlia l’ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo»

"Non abbassiamo la testa... la dignità non si piega..." - Comunicato delle donne del Movimento dei Disoccupati di Napoli - Tutta la nostra solidarietà!


Di fronte ad “autorità” che mostrano un cinismo e una vigliaccheria smisurati, si ergono, la spina dorsale diritta, con l’autorevolezza di chi sa di essere, in tutto e per tutto, dalla parte della ragione : “Abbiamo una dignità che voi non conoscete, e questa non si piega”. (Red.)
Se vi fa sentire più potenti, se vi serve per dimostrare che siete uomini di polso, fateci pure arrivare tutte le carte che vi aggrada.
La giustezza delle nostre ragioni e l’adeguatezza dei nostri comportamenti, non vengono minimamente messe in discussione da questo genere di tentativi.
Il verbale parla di una manifestazione non prevista, di un presidio e di undici donne del Movimento di Lotta – Disoccupati 7 Novembre.
È inesatto.
Quel giorno c’eravamo tutte, ciascuna con la propria vita in ballo, ciascuna con la propria santissima rabbia negli occhi, con la propria testa ed il proprio corpo.
Eravamo lì per chiedere di poter entrare in Consiglio Comunale, dove certamente avremmo usato la temibile arma della parola, per rappresentare con chiarezza le nostre condizioni e così le nostre ragioni, per chiedere un’assunzione di responsabilità all’amministrazione, visto che la sospensione dei tirocini ha rappresentato un enorme disastro per tutte noi.
Non siamo entrate per fare una passeggiata.
Non siamo entrate per provocare, o per essere provocate dai bambolotti in divisa che hanno dovuto affannarsi a rincorrerci, perchè non ci hanno nemmeno viste mentre varcavamo l’ingresso.
Siamo entrate, con tanto di intervento preparato, perchè avevamo pieno titolo e diritto a farci ascoltare. Le istituzioni non ascoltano, sono distratte e lontane dai problemi di chi fatica e di chi in questa città popola i quartieri bassi.
Se i nostri figli iniziano a essere sfruttati a quindici anni, se per loro le possibilità di una vita più serena semplicemente NON ESISTONO, se nelle loro famiglie possono o meno mangiare, se possono permettersi di farli curare o studiare, non è interesse delle istituzioni saperlo e nemmeno vederlo, figurarsi capirlo.
Abbiamo le prove, di questo gelido disinteresse, sulla nostra pelle, il ricordo nei nostri muscoli delle ore passate lontane dalle nostre famiglie, dalle nostre case, per rincorrere risposte.
Questi signori non comprendono che a noi, perchè siamo donne, un posto di lavoro vero è irrinunciabile, se non vogliamo morire scamazzate come viviamo oggi: la quasi totalità delle donne del Movimento, pur avendo lavorato sempre, non ha contributi versati.
La totalità delle donne del Movimento non ha una quantità di contributi utili alla pensione. Dopo una vita di lavoro a nero e nerissimo, si spera di poter avere quella sociale, che non ti tocca nemmeno se tuo marito una pensione da lavoro, invece, la prende!
Noialtre abbiamo bisogno di lavorare con i diritti garantiti, come si ha bisogno dell’aria! Adesso, non tra altri dieci anni!
Ma di fronte a questo, ci ritroviamo addirittura ad essere accusate e multate, con un verbale che può comportare una sanzione da 1.000 a 10.000 euro.
Questa è la risposta che viene data a donne che combattono per avere un futuro che non sia di miseria e precarietà.
Noi non ci stiamo.
E sia chiaro: non accettiamo che si provi a trasformare una battaglia collettiva in una responsabilità individuale, inventando l’esistenza di fantomatiche promotrici.
La nostra responsabilità è del tutto orizzontale. Come abbiamo detto, c’eravamo tutte: noi non ci scomponiamo, denunciateci tutte.
Perché se manifestare per chiedere risposte viene considerato un illecito, allora ci assumiamo insieme la responsabilità di aver alzato la voce.
Ma le istituzioni si assumano la loro: perché dietro ogni tirocinio bloccato ci sono persone, famiglie, aspettative e vite sospese.
Noi compagne del Movimento dei Disoccupati non abbassiamo la testa per paura di una sanzione o di una denuncia.
Altroché. Continueremo a chiedere conto delle decisioni prese sulla nostra pelle.
Abbiamo una dignità che voi non conoscete, e questa non si piega.

Donne del Movimento dei Disoccupati di Napoli

18/08/26

ONU: ISRAELE COMPIE VIOLENZE SESSUALI IN ZONE DI CONFLITTO

Un carcere israeliano
Un carcere israeliano

Le Nazioni Unite hanno ufficialmente aggiunto Israele alla loro lista nera di paesi ed entità accusate di aver commesso violenza sessuale in zone di conflitto. La misura prevede l’inclusione esplicita del servizio penitenziario israeliano nell’elenco del 2026, mentre altre strutture governative e militari sono state sottoposte a un quadro di sorveglianza speciale che potrebbe portare a sanzioni future.

La decisione è stata presa dopo che numerosi rapporti hanno denunciato abusi e violenze sessuali sistematiche all’interno dei centri di detenzione sotto il controllo israeliano. Questa situazione è aggravata da un persistente modello di impunità istituzionale, evidenziato all’inizio di quest’anno quando l’ufficio del procuratore generale militare israeliano ha ritirato le accuse contro cinque soldati coinvolti nell’abuso e nell’aggressione sessuale di un detenuto palestinese nella prigione militare di Sde Teiman nel 2024.

La reazione ufficiale di Tel Aviv al parere dell’organismo multilaterale è stata di assoluto rifiuto e rottura tattica. L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha annunciato l’immediata sospensione della cooperazione con l’ufficio del segretario generale, António Guterres, definendo la risoluzione una “decisione politica scollegata dai fatti e dalla realtà”. 

La condanna del rappresentante diplomatico riflette l’aumento delle tensioni tra l’amministrazione israeliana e la struttura delle Nazioni Unite, in un contesto in cui la comunità internazionale fa sempre più pressione per la responsabilità, la supervisione delle condizioni di detenzione dei prigionieri e la fine dell’esonero dalla responsabilità penale per i militari coinvolti in violazioni dei diritti umani.

Pressioni che però sembrano restare sulla carta, infatti nessuna misura sanzionatoria è mai stata presa contro Israele nonostante le denunce arrivino dalle Nazioni Unite.

17/08/26

Le lavoratrici degli asili di Taranto hanno strappato un altro risultato della loro battaglia

le lavoratrici alle pulizie dello
stadio con la rappresentante
dello Slai cobas


Quest'estate hanno ottenuto di lavorare tutti i due mesi estivi di sospensione, dal lavoro e dal salario - (luglio e agosto). 
Questo risultato è significativo non solo perchè quest'estate è stato impedito, come invece era successo nei due anni precedenti, che venissero mandate a casa da Comune e Ditta, ma anche perchè crea un precedente che non deve essere messo più in discussione: le lavoratrici devono lavorare per tutto l'anno!
Questo risultato ancora una volta è stato conquistato con la lotta: sciopero, presidi, assemblee. 
E l'hanno conquistato solo le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe, per tutte; mentre i sindacati confederali e l'Usb non hanno fatto nulla per imporre il lavoro in estate. 
Non solo. Poichè una parte di questo lavoro estivo si è svolto nelle pulizie post cantiere allo stadio di Taranto dei "Giochi del Mediterraneo", è stato chiesto e ottenuto che venisse aumentato il salario orario per questi lavori più faticosi, fatti sotto il sole. 
Ora a settembre ci aspetta un'altra importante battaglia: il netto miglioramento delle condizioni di lavoro nel prossimo appalto: aumento dell'orario di lavoro, aumento del livello retributivo, sicurezza e salute.

Lavoratrici asili Slai cobas - Taranto

Contro l'assedio, uccisioni, distruzione di case in Cisgiordania - a cui gli Stati, i governi imperialisti assistono silenziosi e complici...

...Dalla gloriosa guerra di popolo del Vietnam una grande

 lezione: 


"...Ogni abitante è un soldato"; "Quando i pirati saccheggiano il

 focolare, anche le donne devono combattere"...

"... Chi ha un fucile si serva del fucile, chi ha una spada si serva

 della spada! E se non ci sono le spade, prendete le zappe, le

 vanghe, i bastoni!..."

 Ho Chi Minh, appello del dicembre 1946

16/08/26

Non possiamo tacere - basta con l'assedio alle case in Cisgiordania - Taranto 21 agosto ore 18.30 piazza Immacolata

Taranto solidale con il popolo palestinese si rivolge alla comunità nazionale e internazionale

Fermare il genocidio, l'annessione, la deportazione l'assedio che toglie l'acqua e luce

Non abbiamo bisogno di riunioni, dobbiamo scendere in piazza qui e ora 

Slai cobas Taranto

#iostoconlapalestina Taranto 

13/08/26

Free Jülide Yazıcı Immediately! - ageb - Riceviamo e pubblichiamo, con tutta la nostra solidarietà


The fascist Turkish State continues its policies of repression, persecution, and attacks against political refugees who have been forced to leave the country, just as it does within its borders.

The Tayyip Erdoğan-AKP government, which continues its repression and attacks against revolutionaries, democrats, communists, and all opposition groups, and which maintains its power with the support of the MHP, is attempting to stay in power through increasingly severe repressive policies.

While, on one hand, policies aimed at encircling and eliminating the Kurdish national movement continue, on the other hand, the Turkish State continues its detention and arrest operations against opposition groups through the use of judicial and police forces. The Turkish State is also extending its repressive policies beyond its borders, pursuing political refugees living abroad through Interpol warrants and extradition requests.

Jülide Yazıcı, a writer and translator living as a political refugee in France, was detained on Tuesday, August 4, 2026, at Tirana Airport during a trip from France to Albania. She was detained during passport control on the grounds of an Interpol warrant and an extradition request from the Turkish State. Jülide Yazıcı was remanded in custody by the court on August 7, 2026.

Jülide Yazıcı has been living in France as a political refugee for over eight years due to a conviction against her in Turkey. Her detention and arrest in Albania is a continuation of the Turkish State’s policy of surveillance and repression against political exiles living abroad.

The Turkish State’s repression and persecution of exiles forced to leave their country for political reasons continue beyond its borders through Interpol warrants and extradition requests. The detention, arrest, and threat of extradition to Turkey of political refugees in third countries, constitute a serious violation of their rights to freedom, security, and life.

As the European Union of Migrant Workers (AGEB):

We call on the Albanian government to immediately release Jülide Yazıcı, who holds political refugee status in France, and to categorically reject any attempt to extradite her to the fascist Turkish State.

It is clear that if Jülide Yazıcı is extradited to Turkey, she will be arrested, her freedom will be restricted, and she will once again be subjected to repression and prosecution for political reasons. It is unacceptable for a person with political refugee status to be deprived of their freedom based on an extradition request from the country they were forced to flee.

For this reason, we call upon revolutionary and democratic institutions, human rights organizations, progressive forces, and the entire democratic public to take action against Jülide Yazıcı’s arrest and the threat of her extradition to Turkey; to strengthen solidarity and to build a strong public outcry.

Free Jülide Yazıcı Immediately!

End the repression and persecution of political refugees!

European Union of Migrant Workers (AGEB)