09/05/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Seconda parte
Taranto - Processo per stupro - Un'anticipazione del Ddl della Bongiorno - Facciamo anche dei Tribunali terreni di battaglia
Torniamo a parlare del disegno di legge della Bongiorno, un disegno di legge ignobile che vuole cambiare una legge che era perlomeno arrivata a ritenere che quando non c'è un consenso libero e attuale deve essere considerato stupro il rapporto sessuale, invece ora cambiando totalmente questo concetto il disegno di legge della Bongiorno vuole rovesciare la questione, per cui solo se c'è esplicito dissenso si può ritenere che ci sia stata violenza sessuale. Ma, appunto, ci deve essere un esplicito dissenso, nel senso che è la donna che deve provare di non aver voluto quel rapporto sessuale, e non si sa in che modo dovrebbe provare, se gridando, ferendo lo stupratore o facendo altri atti; sono le donne che devono dimostrare che non c'è stato consenso anzi c'è stato dissenso.
Si tratta di un disegno di legge che chiaramente fin dal primo momento ha visto una forte opposizione da parte nostra come di tante altre femministe, attraverso lotte, iniziative anche verso il Parlamento. E’ un disegno di legge che di fatto salva gli stupratori e fa una doppia violenza sulle donne anche nei tribunali.
Ne parliamo perché stamattina (ieri 7/5) a Taranto c'è stato un presidio di denuncia rispetto a una sentenza che veramente sembra un anticipo di quello che avverrebbe se diventasse legge il disegno di legge della Bongiorno. C'è stato un processo per violenze sessuali che è durato più di due anni e che solo a fine aprile ha prodotto le motivazioni della sentenza, una sentenza che ha assolto tutti gli otto stupratori, in questo caso erano autisti dell'azienda municipalizzata dei trasporti locali di Taranto; ha assolto con formula piena gli otto autisti dicendo che “il fatto non costituisce reato”.
(Pubblichiamo in calce stralci dalle conclusioni della sentenza - chi vuole tutta la sentenza può richiederla a: mfpr.naz@gmail.com)
La lettura delle motivazioni di questa sentenza è veramente incredibile (sembra essere tornati ai processi per stupro anni '50); nelle conclusioni si dice addirittura che certo ci sono state condotte da parte degli autisti “deprecabili” e di “deplorevole moralità”; si riconosce che ci sono stati atti sessuali in zone deserte dove gli autisti portavano i bus e per fare le violenze sessuali verso una ragazza serravano le porte degli autobus – d’altra parte chi poteva portare i bus in zone deserte anche lontane dalla città come per esempio l'Ilva, o il porto mercantile e chi poteva serrare le porte per impedire che la ragazza uscisse se non gli autisti? Ma nonostante tutto questo e nonostante che nel lungo processo vi sono state dichiarazioni molto esplicite fatte dalla ragazza che ha subito per due anni questi stupri e violenze varie di questi porci autisti, nonostante questo, e tra l'altro aggiungiamo, nonostante il fatto che il pubblico ministero avesse chiesto condanne (sia pur minime) per tutti gli autisti da un minimo di 2 anni e mezzo ad un massimo di 5 anni e mezzo e che avesse considerato la condizione di fragilità mentale della ragazza una aggravante, giustamente aggravante, proprio come succede quando donne, ragazze vengono stuprate dopo essere state drogate o dopo essersi ubriacate, perché tutto questo è un aggravante; invece, quasi in applicazione della norma della Bongiorno, l'aspetto di fragilità mentale della ragazza è stata ritenuta come prova che le sue dichiarazioni non erano chiare, ferme e quindi non erano credibili.
Ci siamo trovati di fronte ad un paradosso. La sentenza scrive: sì è vero gli atti sessuali ci sono stati, è vero sono deprecabili, sì ci sono state tutta una serie di abusi…, però siccome la ragazza non ha potuto provare il suo rifiuto esplicito (e non si sa bene con che cosa lo doveva provare), allora gli autisti sono tutti assolti.
Questo costituisce un precedente pericoloso, nel senso che se va avanti il disegno di legge della Bongiorno, se vanno avanti questo tipo di processi in cui è la donna che deve dimostrare, invece che acquisire dichiarazioni testimoniali, prove eccetera a carico degli stupratori, allora ce ne saranno 100, 1000 di donne che avranno una doppia violenza, che non troveranno assolutamente giustizia nei tribunali. Quindi l'effetto sarà di scoraggiare le donne ancora di più di quanto avviene oggi, saranno più spinte a non denunciare le violenze sessuali.
In questo senso è molto grave, ma questo processo può fare “scuola” a livello nazionale anche di altre città in giurisprudenza per assolvere gli stupratori e ritenere che se le donne non provano loro il dissenso gli stupratori vanno assolti.
Vogliamo leggere solo alcuni pezzi delle dichiarazioni rese dalla ragazza e delle conclusioni della sentenza, anche perché dobbiamo attrezzarci anche noi per respingere questo tipo di processo. Noi abbiamo durante il processo fatto dei presidi al tribunale, così come questa mattina per denunciare la sentenza. Ma occorre, occorrerà sempre più che queste iniziative vedano la partecipazione vasta di tutte le compagne, le femministe ma anche delle avvocate, delle giuriste che ritengono il disegno di legge della Bongiorno una vergogna. Purtroppo se non c'è questa lotta, queste iniziative, questa pressione le conclusioni di questi processi saranno sempre più scontate in peggio.
Nella motivazione della sentenza si dice a un certo punto: il primo stupro (nella sentenza si chiamano ‘episodi’) era avvenuto “nell'inverno del 2018 allorquando uno degli autisti seduto al posto di guida di un bus vuoto e fermo al capolinea del porto mentre la ragazza aspettava un altro bus l'aveva invitata a salire sul mezzo e lei aveva accettato pensando che l'invito fosse finalizzato unicamente a farla attendere in una posizione più comoda”, anche perchè appunto era inverno ore serali, ma una volta salita questo stupratore “aveva chiuso le porte del bus e dopo aver bloccato le braccia della ragazza aveva subito iniziato a toccarle in modo morboso le sue parti intime del seno abbassandole i pantaloni e sollevando la maglietta che lei indossava”.
La ragazza nel processo ha confermato quanto successo, nonostante la sua situazione e il tempo trascorso dal 2018 al 2024 almeno 6 anni; ha confermato che questo autista l'aveva palpeggiata dopo averle bloccato le braccia con le sue mani e che l’aveva anche proposto di praticargli un rapporto orale dopo essersi abbassato la cerniera dei pantaloni, cosa che lei aveva rifiutato e aveva chiesto di scendere dal bus, invece l’autista aveva continuato a tenere chiuse le porte del mezzo e aveva portato a termine la sua violenza.
In un altro passaggio della motivazione della sentenza si legge che in un'altra occasione con un altro di questi otto autisti “il rapporto era avvenuto all'altezza di due sedili centrali del bus di sera vicino lo stabilimento Ilva” approfittando del fatto che nel bus non c'era più nessuno, che le portiere erano chiuse e che nella zona vicino la fabbrica non vi erano altre persone; la ragazza ha confermato quanto era avvenuto aggiungendo di “essere stata penetrata da dietro mentre lei era in piedi e piegata in avanti con il fondo schiena sollevato”, lei aveva provato a respingere questo autista ma questi le aveva bloccato le braccia e quindi lei si era arresa. Anche in tutte le altre dichiarazioni la ragazza conferma le violenze sessuali, benchè fatte chiaramente in una situazione di sofferenza, di confusione, ecc. Però le fa e sono una specie di fotocopia di come sono avvenute le violenze sessuali: gli autisti che portavano il mezzo in posti isolati, spesso di sera, violenze avvenute quando tutti erano già usciti, bloccando le porte dei bus, pretendendo rapporti orali, usando la loro forza per bloccarla sui sedili o a terra, ecc. ecc.
Sono tutti fatti che non stiamo dicendo noi ma contenuti in atti processuali, sono stati detti in un tribunale! Nonostante questo arriviamo alla motivazione della sentenza. essa arriva ad una conclusione che è anche apertamente in contraddizione con giudizi contenuti nella stessa sentenza. Dice, infatti, la sentenza: “le condotte sessuali contestate agli imputati trovano sufficiente e adeguato riscontro nel ricordo della ragazza e risultano tra l'altro corroborate dagli esiti dell'attività di captazione da cui emerge un contesto di deplorevole moralità specie riferita a soggetti esercenti un'attività a servizio della collettività”; continua poi “si è trattato certamente di condotte deprecabili” – quindi, le condotte sono state riconosciute e anche considerate deprecabili - “per il contesto di luogo all'interno di autobus e di tempo un paio d'anni in cui sono state perpetrate e che suscitano un concreto sdegno - bontà loro, dei giudici - “concreto sdegno sotto il profilo etico”; ma… E qui andiamo alla motivazione dell’assoluzione, “non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la prova che manca ai fini della sussumibilità di dette condotte nel reato per cui c'è contestazione, quella della necessaria coartazione della volontà della ragazza rispetto al compimento del violenza sessuale”.
Per cui è la ragazza che doveva portare le prove per dimostrare che era stupro...
Quindi, nonostante venga detto che sì ci sono state “le condotte”, sì sono deprecabili, sì sono eticamente immorali, sì sì sì... però gli autisti vengono totalmente assolti perché il fatto non costituisce reato!
Guardate ci fosse stato anche solo un decimo ma anche un centesimo di quello dichiarato dalla ragazza, ci dovevano essere comunque delle condanne! Invece non ci sono, neanche per “abusi sessuali”, neanche per “molestie sessuali”, niente di niente!
E ritorniamo a quello che dicevamo all'inizio. Questa sentenza, le sue motivazioni sono importanti perché faranno “scuola”; aspettiamoci che tanti altri processi come questi si chiuderanno con la piena assoluzione degli stupratori.
In questo senso il disegno di legge della Bongiorno non deve passare, le posizioni, le concezioni che sorreggono questo disegno di legge devono trovare un fermo contrasto, una ferma opposizione. Occorrerà continuare le mobilitazioni, le proteste che ci sono state e che devono esserci non solo al Parlamento ma anche nei processi per stupro lì dove chiaramente è possibile.
Anni fa noi a Taranto abbiamo fatto presidi quasi ad ogni udienza in un processo, durato più di 2 anni, per continui stupri ad una bambina di 13 anni, si chiamava Carmela, che poi si è suicidata. Questi presidi sono stati necessari, utili perché questo processo si chiudesse almeno con alcune condanne e non si svolgesse nel silenzio.
Per questo, anche in questo processo agli autisti abbiamo fatto presidi al Tribunale, rivolgendo appelli anche alle avvocate, giuristi, agli avvocati. E qui apriamo un'altra parentesi: il fatto che le giudici siano donne non ci salva da sentenze come questa di Taranto; in questo processo c'erano tre giudici tutte e tre donne, ma purtroppo nonostante questo, le donne giudici hanno fatto un'ulteriore violenza alla ragazza, a dimostrazione di un fatto molto semplice che spesso non viene preso in dovuta considerazione, non è il genere che distingue non è il fatto che siano donne o uomini a giudicare, bastasse questo saremmo in alcuni casi più tranquille; ma non è questo, è la classe, è la ideologia da che parte stare. Allora i giudici possono anche essere donne come in questo caso, ma partono col non credere alla donna che denuncia, partono con un'applicazione ultra burocratica della legislazione, partono dal fatto che o è la donna a portare le prove o loro non possono emettere sentenze di condanna.
Ecco questo è un altro aspetto importante. In questi processi per stupro non basta che siano non truccati, non macchiati, ma dobbiamo pretendere che i giudici, i PM, gli avvocati, siano da una sola parte, siano dalla parte delle donne che vengono violentate dagli stupratori ma dopo vengono violentate dallo Stato.
Occorre, allora, elevare la nostra denuncia. Noi non ci aspettiamo assolutamente che questo governo fascista, un governo che già ha dato prova di essere contro le donne, contro le lotte delle donne, possa essere dalla parte delle donne; quindi occorre non solo che non passi il disegno di legge della Bongiorno, non solo che siano campi di lotta anche i processi anche i tribunali, occorre che tutto questo governo, questo Parlamento a maggioranza nero sia attaccato e rovesciato.
STRALCIO DELLA SENTENZA
08/05/26
“Non mangiamo e non ho latte per mio figlio”: così la “malnutrizione artificiale” causata da Israele uccide madri e bambini a Gaza – Il dossier MSF
Squarciare il velo, alzare la denuncia sul genocidio a Gaza e il ruolo complice della fascista Meloni "donna, madre, cristiana"
La mortalità neonatale è raddoppiata e tra le madri malnutrite il 90% dei parti è prematuro. Le storie di Shar, Mahmoud e Samar raccontano il calvario di chi sopravvive senza cibo né cure
La storia l’avete già sentita, ma non in questi termini, non con questi dettagli. Con nomi, cognomi, destini interi di chi è scampato alla morte a Gaza. Storie che sono prova della “malnutrizione artificiosa” provocata da Israele nella Striscia, delle sue conseguenze “devastanti” per la salute materna e neonatale su madri e neonati. Di questa fame parla l’ultimo report di Medici senza Frontiere – tra i pochi ad essere arrivati dove a tutti gli altri è stato impedito l’accesso. In 4 strutture sanitarie dell’organizzazione, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, “i team di Msf hanno registrato livelli più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione durante la gravidanza, alti livelli di aborti spontanei, e un forte aumento delle interruzioni delle cure tra i bambini malnutriti”, si legge nel documento. “La crisi di malnutrizione è interamente artificiale”. Lo ha affermato Mercè Rocaspana, referente medico dell’organizzazione per le emergenze: “Prima della guerra, la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente”.
Con i bombardamenti a tappeto degli israeliani è arrivata la morte per migliaia: ma per chi restava vivo rimaneva l’insicurezza, gli sfollamenti, le restrizioni agli aiuti e l’accesso limitato al cibo e alle cure mediche. I crampi della fame e il panorama di un assedio negli occhi. Quando la Striscia ruggisce, lo fa per sopravvivere al blocco di beni essenziali dopo che è finita in macerie dopo le esplosioni.
Oggi non restano in piedi che pochissime infrastrutture civili, comprese quelle mediche, ma restano i dati raccolti da Msf su 201 madri di neonati in cura nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City, tra giugno 2025 e gennaio 2026. Malnutrite le madri durante la gravidanza, malnutrite durante il parto, malnutriti bambini nella crescita. “Il 90% dei bambini nati da madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita”, mentre “la mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite” si legge ancora nel report. Tra ottobre 2024 e dicembre 2025 i dottori si accorgono che nelle strutture di Al Mawasi e Al Attar a Khan Younis il 91% dei neonati che riescono a curare è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. A dicembre, “ solo il 48% di loro era guarito, il 7% era deceduto, il 7% era stato indirizzato a un programma per bambini più grandi e un incredibile 32% aveva interrotto il trattamento, principalmente a causa dell’insicurezza e dello sfollamento”.
Sulla pelle dei bambini di Gaza si è consumata l’ingiustizia, una brutalità dopo l’altra. Dopo le bombe, o sotto le bombe, progressivamente è stato anche ridotto l’accesso al cibo: file su file di camion sono rimaste ferme per giorni senza poter arrivare a chi tendeva le braccia in cerca di pane. I punti di distribuzione alimentare sono passati da circa 400 a 4 quando solo alla Gaza Humanitarian Foundation è stato concesso entrare nella Striscia. “Le famiglie hanno adottato meccanismi di adattamento, spesso dando la priorità agli uomini e ai bambini rispetto alle madri nella distribuzione del cibo limitato”, spiega Marina Pomares, coordinatrice medica di Msf; “I punti erano militarizzati e pericolosi, funzionavano a malapena o erano aperti in orari sfalsati”.
Rimangono ancora oggi uomini, donne e bambini, pulci e insetti, sotto le tende degli sfollati di Khan Younis. Tra loro Shar Nafez Salem, 24 anni: la sua vita si è congelata ormai lì da un anno. “Dipendiamo dalla mensa solidale. Pranziamo lì e conserviamo un po’ di cibo per la cena” dice: “Quando ho fatto i test di gravidanza, hanno anche scoperto che ero malnutrita. Le condizioni di vita nelle tende sono difficili sotto ogni aspetto: pulci e insetti si sono diffusi molto e c’è sabbia ovunque”. Acqua, cibo, bevande, pannolini e latte per il bambino: manca tutto. “Non c’era pane, né farina, nulla”, racconta Mahmoud Hamza Badr Shabana, 29 anni. Racconta: “Non posso permettermi di comprare da mangiare perché è troppo costoso. Oggi un giovane come me non può portare a casa nulla per i propri figli, né cibo né bevande”. Questa è la vita non-vita a Khan Younis. Di tenda in tenda, di storia in storia. Samar Abu Mustafa, 32 anni, vive in un magazzino con altre cinque famiglie in uno spazio ristretto: “Da molto tempo non mangiamo nulla di nutriente e il bambino non riceve abbastanza latte da me, quindi sono costretta a dargli il latte artificiale, ma non ho i soldi per comprarlo. Mi è rimasto solo un cartone di latte”.
06/05/26
Taranto - domani conferenza stampa contro assoluzione degli autisti violentatori
Il Movimento femminista proletario rivoluzionario, domani, 7 maggio alle
ore 9,30 davanti all'ingresso del Tribunale via Marche fa una conferenza
stampa sulla recente sentenza che ha assolto gli 8 autisti Amat,
accusati di violenza e abusi sessuali:
- perchè riteniamo una vergogna questa sentenza
- perchè è un esempio del Ddl Bongiorno, contro cui il movimento delle donne, giuriste, avvocate stanno lottando a livello nazionale
Invitiamo compagne, femministe, operatrici della giustizia ad esserci
per Info: 3339199075








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