21/10/21

Giù le vostre mani lerce dalle donne porci fascisti in divisa! Al Liceo Artistico Ripetta occupato, una studentessa è stata molestata sessualmente da un poliziotto

Da Contropiano

Riceviamo e condividiamo (di seguito) l’incredibile video di denuncia di una studentessa del Collettivo Autorganizzato Ripetta Pinturicchio (C.A.R.P.) sulle molestie subite stamane da un poliziotto durante le tensioni esplose davanti al Liceo Ripetta.

Eravamo incordonati per proteggere gli studenti più piccoli, quando un poliziotto mi ha stretto i fianchi e poi mi ha toccato il seno”, afferma la studentessa in un video pubblicato sulla pagina Instagram del collettivo.

La nostra rabbia è più forte dei servi in divisa”, le parola di lotta e complicità fatte circolare immediatamente via social dai militanti dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa presenti al Ripetta.

Una rappresentanza dell’Osa sta denunciando il gravissimo fatto anche al Prefetto, costretto a concedere un tavolo d’emergenza dopo le tensioni di stamattina. Azioni legali sono previste da parte della studentessa.

Padroni assassini - Dopo tre giorni di agonia, è morta l'operaia tessile incastrata con il camice nel macchinario

Strage senza fine nei luoghi di lavoro per i profitti dei padroni. Il pesante tributo di sangue delle operaie: Luisa come Laila El Harim, come Luana D'Orazio, come Tiziana Bruschi e come tante altre operaie. 


L'agonia è durata tre giorni. Non ce l'ha fatta Luisa Scapin, 62 anni, l'operaia tessile dipendente della FilTessil di Sant’Anna Morosina, a San Giorgio in Bosco, provincia di Padova, che lunedì scorso (18 ottobre) era rimasta incastrata con il camice nel macchinario al quale stava lavorando. Questa volta, a differenza di Luana D'Orazio, la sua giovane collega di Montemurlo, provincia di Prato, che lo scorso aprile era morta sul colpo stritolata dai congegni, la vittima è sopravvissuta all'infortunio, ma il soffocamento provocato dalla stretta del camice le ha causato un arresto cardiaco in seguito al quale la donna è stata ricoverata in prognosi riservata e per 72 ore ha lottato per sopravvivere.

Il macchinario avvolgicavo che serve al confezionamento di cavi per stendibiancheria. le ha provocato, secondo la ricostruzione dell'infortunio,  un’asfissia meccanica da soffocamento. Un collega le ha prestato i primi soccorsi.







“Zitte e buone”: La Questura di Roma vieta le manifestazioni alle lavoratrici Alitalia.

Il governo usa le azioni dei fascisti/novax per una stretta repressiva indiscriminata contro cortei e manifestazioni. Invece di colpire seriamente i fascisti novax e rompere con i loro referenti politici Salvini/Meloni, colpisce le manifestazioni legittime e necessarie delle lavoratrici. Proprio il questore di Roma, che il 9 ottobre si è reso responsabile dell’assalto fascista a una sede sindacale, si permette ora di sospendere il diritto a manifestare, costituzionalmente garantito, alle lavoratrici Alitalia.

Da stralci di una denuncia dell'USB e del Centro Iniziativa Giuridica Abd El Salam:

La settimana passata è stata convocata a piazza SS. Apostoli per mercoledì 20 ottobre, una manifestazione statica promossa dalle lavoratrici Alitalia, regolarmente comunicata alle autorità competenti.

Una “informale” telefonata della Questura di Roma, ricevuta dalla sede nazionale della Confederazione USB, ha comunicato verbalmente il divieto di svolgere la manifestazione, senza spiegarne le ragioni, senza spiegarne i motivi, i fondamenti giuridici, senza indicare la fonte da cui è partito il divieto se non con un generico riferimento al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

È stato inoltre dichiarato il diniego a mettere per iscritto il divieto.

La mancanza di forma scritta impedisce di fatto ogni reazione che si inscriva nei fondamenti dello Stato di diritto e proietta questo divieto nella categoria, di matrice autoritaria, degli ordini indiscutibili.

Ma noi abbiamo da sempre il vizio di porre delle domande, anche quelle più scomode. Chi ha deciso che non si può più manifestare? Il divieto riguarda tutti, qualsiasi soggetto promotore di una manifestazione? Riguarda qualsiasi tema? Attiene a qualsiasi piazza? È un divieto permanente? Ed è definitivo pure il diniego a fornire motivazioni? Di indicare le fonti normative e le autorità preposte che hanno stabilito questa arbitraria sospensione delle garanzie costituzionali?

Quanto sta accadendo è di una gravità senza precedenti. USB e Centro Iniziativa Giuridica (Ce.In. G.) non staranno né zitti né buoni. Rivendichiamo “il diritto di riunirsi pacificamente”, chiederemo che ci vengano indicati “i comprovati motivi di sicurezza e si incolumità pubblica”, debitamente specificati per le due manifestazioni. Rivendichiamo il diritto di parola, di pensiero. E di dissentire. Appunto, né zitti, né buoni.


Domani assemblea telematica su vaccini - green pass...

20/10/21

Con le operaie della Montello, con l'Mfpr - vogliamo la condanna dei padroni! Presidi il 2 dicembre

Il 14 ottobre, presso il tribunale di Grumello del Monte (BG), si è tenuta la prima udienza di un processo dove sono - finalmente - imputati i padroni, il presidente e amministratore delegato della fabbrica Montello.
Tutto è successo perché il MFPR presentò qualche anno fa denuncia per fermare l’atteggiamento arrogante ed intimidatorio che la dirigenza aveva assunto nei confronti delle lavoratrici in lotta della Montello per fare accettare alle operaie un accordo.
Infatti, durante uno dei momenti più duri della lotta, l'MFPR ha ​sostenuto sempre e in tutti modi queste lavoratrici, insieme allo Slai Cobas per il sindacato di classe.
In​ uno di questi momenti​ la dirigenza aziendale pensò bene di interrogare le lavoratrici e chiedere, a scopo ricattatorio, se appartenevano al MFPR e arrivarono a​ segnalare​ questa “presunta appartenenza” alle forze dell’ordine.
Era chiaro lo scopo di questa ignobile azione: denigrare l’MFPR e, contemporaneamente, intimorire le operaie. Una situazione assurda che andava fermata subito.
Già da questa prima udienza del 14 ottobre l’avvocato della controparte ha tirato fuori tutti i cavilli​ legali possibili per bloccare il processo, quello centrale chiede di stabilire se, noi, come movimento avevamo il diritto di presentare una denuncia (!?)
Vale a dire: come compagne possiamo essere fermate durante volantinaggi e manifestazioni, insultate, arrestate, ma avere il diritto di denunciare, NO...
La prossima udienza sarà ​il 2 dicembre alle 13,00, non è ancora certo se si terrà nella sede di Grumello del Monte o se la sposteranno a Bergamo (nell’udienza del 14/10 si è ​ discusso anche sulla legittimità della sede).
Noi pensiamo che questa seconda udienza sia importante, per non far passare questo squallido tentativo degli avvocati dei padroni e ottenere una condanna dei padroni della Montello, che continuano anche oggi a portare avanti discriminazioni, lavorative, salariali, di carichi di lavoro verso le lavoratrici, la stragrande maggioranza immigrate.
Il 2 dicembre vogliamo organizzare il ​presidio davanti al Tribunale e alla fabbrica Montello.
Già da oggi, invitiamo le donne, le lavoratrici a partecipare perché quanto successo alla Montello ci riguarda tutte. E’ una vicenda emblematica della condizione delle operaie, delle lavoratrici in questo paese e delle concezioni, di un humus reazionario che ci vuole solo docili e remissive a sopportare supinamente.
Ci vediamo il 2 dicembre!
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

Braccianti in piazza a Latina contro lo sfruttamento e per sanatoria e documenti. Ma le lavoratrici indiane subiscono il doppio sfruttamento, un inferno di violenze e ricatti sessuali e....

....anche contro questa condizione bisogna lottare!

Per sabato è stata convocata una manifestazione dei braccianti a Latina. Sfruttamento significa profitti per i padroni ed estrema povertà per i lavoratori immigrati aggravata dalle leggi razziste. Ma, nel gradino più basso dei rapporti schiavisti di produzione nelle campagne italiane, c'è la condizione delle lavoratrici indiane che numerose inchieste/denunce hanno portato alla luce. L'ultima quella che riproponiamo di seguito. Le lotte dei braccianti immigrati si deve fare anche contro questa condizione di sfruttamento sessista e razzista!

da Campagne in Lotta

I LAVORATORI TORNANO IN PIAZZA PER CHIEDERE LO SBLOCCO DELLA SANATORIA E DOCUMENTI X TUTT: SABATO 23 OTTOBRE IN PIAZZA A LATINA!...

Come comitato lavoratori delle campagne supportiamo e diffondiamo la mobilitazione lanciata dalla comunità indiana e bengalese per il 23 ottobre prossimo alle 10 di fronte alla Prefettura di Latina.

La sanatoria 2020 si è rivelata fin da subito una presa in giro e ha alimentato ricatti e business a danno di tantissimi lavoratori e lavoratrici. Il 12 aprile scorso molte sono state le manifestazioni in diverse città d'Italia per chiedere lo sblocco della sanatoria e documenti per tutti/e. Le mobilitazioni continuano, per questo ci uniamo all'appello dei lavoratori di Latina e alle lotte di chi è colpito da leggi razziste e requisiti impossibili, di chi rischia continuamente di perdere il permesso o non riuscire a rinnovarlo, di chi lo aspetta da mesi, di chi non riesce ad ottenerlo. 

E' importante essere numerosi/e, perché la lotta per i documenti è la lotta di tutt!

SOLO LA LOTTA PAGA! DOCUMENTI PER TUTT!

La condizione delle lavoratrici indiane

da il Domani art. di Marco Omizzolo del 18 agosto 2021 :

Akhila, ad esempio, è una bracciante di origine indiana. È sposata e lavora in un'azienda tra le province di Latina e Roma: «...Io, come anche altre donne, non parlavo italiano e all'azienda questo non piaceva. I capi decisero di imporci l'uso dell'italiano durante l'orario di lavoro, ossia anche per dieci o dodici ore al giorno, e se trasgredivamo, ossia se iniziavamo a parlare nella nostra lingua d'origine, ci multavano. La multa era di 10 euro per noi lavoratrici immigrate e 20 euro se invece a trasgredire erano le donne che avevano messo a capo delle squadre di lavoro. Forse era un modo per abbassarci ulteriormente la paga, oppure per subordinarci. Non lo so. Io sono stata multata diverse volte, soprattutto nei primi mesi. Quando lavori per 40 euro e dieci ti vengono tolti perché hai parlato nella tua lingua di origine con una tua collega connazionale, ci resti male. Lavorare in agricoltura è molto faticoso e anche pericoloso e parlare la nostra lingua non dovrebbe essere un problema. È la nostra cultura».

Sciopero alla SDA Milano contro le discriminazione a lavoratrice madre

Le buone notizie è giusto condividerle.

Oggi si sono fermate le SDA di Milano in solidarietà a Jaqueline, dipendente cargo broker all’SDA di Bergamo.

La lavoratrice rientrata dalla maternità era stata messa a fare il jolly invece del suo giro, il quale era stato dato ad un altro lavoratore,

secondo la logica degli scambi di favori con delegati sindacali.

La risposta dei colleghi e del Si Cobas non si è fatta attendere, hanno scioperato e sono  andati avanti fino al ripristino e il rispetto del diritto della lavoratrice.

Mfpr Milano