26/02/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Interventi sulla FRD su "Patriarcato e capitalismo"

Stanno pervenendo degli interventi/commenti riferiti ai 3 testi della FRD su "Patriarcato e capitalismo" - Li pubblichiamo, invitando altre, altri a inviare propri interventi - Si tratta di un dibattito serio che ha "ricadute" nella lotta delle donne e più in generale nella lotta proletaria rivoluzionaria. 

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Da Milano - Parto dal punto di forza del nostro intervento MFPR che trovo chiaro e puntuale: rifiutare l’idea che patriarcato e capitalismo siano due sistemi paralleli, equivalenti, intercambiabili.

Rivendicare che oggi, nella fase imperialista del capitale, il patriarcato non è un ordine autonomo ma una forma storica che il capitalismo utilizza, modella e riproduce per garantire la propria sopravvivenza.

Il patriarcato esiste già quando il capitalismo fa i suoi primi passi.
Il patriarcato, oggi, non è un sistema separato: è la forma storica della riproduzione sociale nel capitalismo.
Dire che patriarcato e capitalismo sono “paralleli” significa ignorare come il capitalismo abbia riorganizzato la subordinazione femminile per i propri scopi.

Questa è esattamente la tesi di Engels nel "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato". Engels, infatti, mostra che:
- il patriarcato nasce con la proprietà privata, molto prima del capitalismo;
- la famiglia monogamica patriarcale è la “cellula originaria” della società di classe;
- ogni sistema economico successivo riutilizza questa struttura, adattandola ai propri bisogni.
Il capitalismo non fa eccezione.

Se tutto questo e' chiaro, e' ovvio che non si può combattere il patriarcato senza colpire la struttura che oggi lo alimenta.
"La sovrastruttura non cambia senza trasformare la struttura", infatti e' per questo che affermiamo sempre che la lotta culturale, da sola, è impotente.
Non perché sia irrilevante, ma perché non può rovesciare rapporti materiali di potere.

La violenza maschile e il sessismo non sono solo idee: sono posizioni sociali.
Finché la riproduzione sociale resta privatizzata e scaricata sulle donne, finché il lavoro femminile è svalutato, finché la famiglia resta il luogo dove si ammortizzano i costi del capitale, nessuna “educazione” potrà scalfire davvero la subordinazione delle donne.
I femminicidi non sono residui del passato: sono prodotti della crisi del presente, infatti la violenza maschile non aumenta perché “il patriarcato resiste”, ma perché il capitalismo in crisi ha bisogno di ristabilire controllo, quindi via libera a tutto cio' che può "disciplinare", appunto le donne.
Lo Stato lo fa con la repressione e i privati con la violenza perche' quando le donne conquistano autonomia, quando i ruoli maschili tradizionali si sgretolano, quando la precarietà riduce sempre più l’identità virile fondata sul lavoro, la violenza sessuale diventa un dispositivo di contenimento.
Non è un ritorno al passato: è una precisa reazione del presente.

Inoltre, il capitalismo assorbe ed usa tutto ciò che non lo mette in discussione:
il capitale è perfettamente capace di incorporare ogni forma di emancipazione che non tocchi la struttura.
Quante volte abbiamo assistito, da parte delle imprese cosiddette “illuminate” usare linguaggi, modi e usi provenienti da una cultura e da pratiche di una certa "sinistra"? Ma l'ha fatto senza mai modificare nulla nella divisione sessuale del lavoro né tantomeno nella riproduzione sociale.
Oggi mi sembra di essere tornate indietro di secoli.
Senza una trasformazione dei rapporti di produzione, il patriarcato si reinventa all’infinito.
Ed ancora non può esserci rivoluzione senza una liberazione e rivoluzione delle donne, in quanto è una lotta che colpisce direttamente il cuore del sistema: la riproduzione della forza-lavoro.

Invece, per quanto Michael Hardt è un filosofo che, insieme a Negri, parla di globalizzazione, potere e nuovi tipi di lavoro, non ha reso un buon servizio alle femministe:

Il problema, secondo molte femministe, è che parla del “lavoro affettivo” senza riconoscere che sono soprattutto le donne a farlo e a subirne lo sfruttamento.
Poi descrive il capitalismo come se tutti lo vivessero allo stesso modo, senza vedere il ruolo del patriarcato.
Immagina soggetti politici molto astratti, che non tengono conto delle disuguaglianze reali tra uomini e donne e ignora gran parte del lavoro che le femministe hanno fatto per spiegare come il capitalismo utilizza pro domo sua il lavoro di cura non pagato.
Insomma questo filosofo riguardo alle donne mostra la stessa superficialità e ottusità di molti compagni che faticano a vedere e riconoscere le lotte delle donne.

Da Torino - Riprendendo dal primo articolo, passando per Anuradha Ghandy e arrivando all'ultimo commento del Mfpr, mi è piaciuto molto e mi sembra che centri il punto essenziale. Inoltre, mi pare che il testo di Hardt non faccia nemmeno un buon servizio alle tesi delle stesse femministe, non perché ci siano cose da salvare nelle autrici che presenta, ma perché le sue tesi di fondo "peggiorano" anche le tesi che presenta e ne riesce ad acuire i difetti.

24/02/26

In corso il referendum sul nuovo CCNL metalmeccanico. Ma la condizione, i bisogni delle donne restano "invisibili" - Scioperiamo il 9 marzo per una piattaforma delle donne/Lavoratrici

Sono in corso i referendum nelle varie fabbriche metalmeccaniche sul rinnovo del Contratto. In queste fabbriche in generale la presenza delle operaie è bassa - e questo è già dimostrazione di una profonda discriminazione -; ma anche lì dove sono presenti in numeri rilevanti, pensiamo alla Stellantis, sembra per i sindacati confederali che non esistono. La loro condizione lavorativa e salariale, i loro bisogni sono invisibili, e anche questo rinnovato CCNL metalmeccanici ha al massimo riservato loro solo un aumento dei congedi parentali, mentre nulla cambia rispetto a quello che i padroni riservano alle donne i contratti peggiori, ultraprecari, a termine, salari più bassi, umiliazione dei diritti, posti di lavoro peggiori, mansioni meno qualificate, ecc.
Questo, nonostante la loro condizione “gridi” in ogni momento il doppio sfruttamento e la doppia oppressione che subiscono; le pesanti discriminazioni che vivono sono al massimo materia di centri statistici delle segreterie sindacali, raramente di qualche inchiesta.

Le loro rivendicazioni di donne-lavoratrici non sono entrano neanche questa volta nella piattaforma contrattuale.

Noi chiamiamo in occasione dell'8 marzo queste operaie a

ribellarsi! A far diventare l'8 marzo una importante occasione. 

Facciamo lo SCIOPERO DELLE DONNE - che quest'anno si

tiene il 9 marzo!

Portiamo in questo sciopero le nostre rivendicazioni, e avviamo

una lunga lotta per imporle ai padroni e ai sindacati

confederali.

 

Vogliamo:

- la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari;

- Pari salario per pari lavoro;
- Assunzioni nella fabbrica "madre", non nella giungla degli appalti, pur facendo lo stesso lavoro
- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;
- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro;
- Riduzione orario di lavoro a parità di salario, contro cassintegrazioni permanenti, licenziamenti ma anche per la difesa della salute;
- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva delle donne e della dignità delle lavoratrici;
- abbassamento dell’età pensionabile, come riconoscimento del doppio lavoro delle donne in fabbrica e a casa.

22/02/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Perchè la piattaforma delle donne, non per migliorare ma per rovesciare questo sistema - Unire pratica e teoria

Avvicinandosi l'8 marzo e lo sciopero delle donne che quest'anno si terrà il 9 marzo, riteniamo che nella FRD di questa settimana è importante spiegare il significato della "piattaforma delle donne/lavoratrici" che l'Mfpr porta nello sciopero, e
le caratteristiche/differenze di questa piattaforma.

Dossier richiedibile a mfpr.naz@gmail.com o WA 3408429376

Noi abbiamo posto una piattaforma, a 360°, perché rappresenta l’insieme dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio che deve essere solo rovesciato. La piattaforma è interna a questa battaglia.

Non è la piattaforma dei sindacati confederali e a volte di alcuni sindacati di base che è limitata ad ottenere miglioramenti.

E’ una piattaforma che punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a questo sistema.

Sui punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è una condizione di base per poter avanzare, poter lottare.

Non vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra lavoro e casa.

Nella piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito.

C'è il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul lavoro, perché non ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legate allo stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza;

c'è il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la difesa della salute negli ambienti di lavoro, contro il fatto, denunciato da operaie di varie fabbriche, che i bagni sono lontani dalla postazione lavorativa.

Pensiamo alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che vengono iper sfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole, quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì.

In agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il problema della parità, perché le lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle violenze, abusi sessuali. Su questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici, che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni.

Assumiamo poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza, nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario garantito.

Sul lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - dobbiamo porre il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.

C'è tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro, licenziamento di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali, atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli uomini violenti, e misure di controllo quotidiano che questo avvenga.

Quindi case per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura d’urgenza nei processi per femminicidi, stupro, stalking e molestie sessuali; repressione degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi.

Sul diritto d’aborto, che sintetizza la questione della libertà di scelta delle donne; aborto libero, gratuito assistito, divieto dell’obiezione di coscienza, chiusura dei Centri pro vita.

Questi e altri obiettivi di lotta pongono, però, tre questioni.

La prima, più importante, l'autorganizzazione delle lavoratrici. Questa organizzazione deve essere in un certo senso “separata”, e le stesse lotte delle donne delle lavoratrici devono essere anche autonome e anche separate, perchè se le donne non si rendono visibili con proprie azioni di lotta, proprie piattaforme, propria organizzazione, sono solo un punto nelle piattaforme sindacali, che non ha influenza nei rapporti di forza.

Ai lavoratori combattivi diciamo: assumete la piattaforma delle donne. Non vogliamo essere un capoverso di un documento generale o un punto di una piattaforma generale ma vogliamo che assumete la piattaforma delle donne.

Senza autonomia, senza autorganizzazione le donne non possono far pesare la marcia in più. che è necessaria per la nostra lotta ma che è necessaria a tutto il movimento proletario.

La seconda questione è che noi dobbiamo invadere con le nostre battaglie con la nostra piattaforma tutti i campi, dobbiamo in un certo senso contaminare lì dove stanno altre donne, altre lavoratrici. Per far emergere la realtà delle donne delle lavoratrici e imporla, perché senza “imposizione” le lavoratrici non contano, come dicono alcune operaie: “sì siamo tutti uniti” però poi le donne spesso anche dagli stessi lavoratori vengono viste come una realtà secondaria addirittura a volte in contrasto con le loro rivendicazioni.

Allora occorre organizzazione autonoma delle donne per invadere tutti i campi.

La forma più utile per rendere autonoma la lotta delle donne visibile e dirompente è lo sciopero delle donne. Lo sciopero delle donne è una sfida non solo economica, ma politica, ideologica contro padroni, governo, famiglia, contro “gli uomini che odiano le donne”.

Noi poniamo come prioritaria la pratica, la lotta perché è dalla lotta che provengono le idee giuste, l’analisi giusta dei fatti reali, ma è necessario che le donne mentre lottano comprendano il perché della loro condizione di doppia oppressione e doppio sfruttamento in questa società capitalista, il perché dell’intreccio classe/genere e che lo comprendano da un punto di vista scientifico, da un punto di vista rivoluzionario sulla base di una concezione materialistica storico dialettica contro la concezione borghese che eternizza questa condizione delle donne.

Armarci praticamente ma anche teoricamente ci serve per combattere con più forza e prospettiva contro questo sistema sociale capitalista borghese che fa della doppia oppressione delle donne una delle sue basi, contro questo Stato borghese e i suoi governi, contro gli "uomini che odiano le donne".

La teoria rivoluzionaria nasce prima di tutto dal lavoro, dalla pratica di lotta, ma se rimanesse solo la pratica avremmo fatto solo un terzo di quello che è necessario, invece dobbiamo fare gli altri due terzi. L’altra fonte della nostra teoria è la scienza del proletariato, il marxismo-leninismo-maoismo, incarnato dalle “maestre” del movimento delle donne, le maestre storiche che il movimento, la storia ci ha consegnato, Clara Zetkin, Alexandra Kollontaj, Chiang Ching, altre, in Italia Teresa Noce. ecc. Anche queste “maestre” erano fin in fondo fuse con l’attività rivoluzionaria, ed hanno consegnato a tutte le donne di tutti i paesi una teoria interna alla più generale teoria scientifica del proletariato elaborata da Marx, Engels, Lenin, Mao.

Anche io faccio lo sciopero delle donne

Da un manifesto di anni fa ma sempre attuale

ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE

Perché tante mie sorelle, figlie, madri, amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le donne - perché la prossima potrei essere io

Perché sono stata violentata, umiliata, denigrata e sono stanca di farmene una colpa, di provare vergogna per questo, ma ora voglio ribellarmi

Perché mi ha detto che mi ama, ma non è vero, mi vuole schiava, sua proprietà nella “sacra famiglia”, perché quando decido di alzare la testa mi ammazza di botte

Perché quando ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine per me o per le altre, mi hanno detto di sopportare o di farmi i fatti miei. E, allora, mi farò i “fatti miei” insieme a tutte le donne che saranno al mio fianco!

Perché sono stata violentata e uccisa una seconda volta dalle sentenze pro-stupratori e quelli che hanno stuprato o ucciso sono protetti da questa società

Perchè questo Stato, questi governi non sono la soluzione ma sono la causa dei femminicidi e stupri e le loro leggi diventano solo catene di controllo, di repressione che soffoca le nostre vite

Perché voglio decidere della mia vita in libertà

Perché quando la sera esco stanca dal lavoro, non posso riposarmi, devo badare alla famiglia

Perché anche se mi maltratta non ho i mezzi economici, non ho casa per sfuggire al suo odio

Perché i tagli ai servizi sociali, tagliano prima di tutto la libertà di noi donne

Perché siamo noi donne per prime a pagare la crisi, con lavori sempre più precari e sottopagati

Perché noi donne lavoriamo come e più degli uomini ma il nostro salario è più basso

Perché siamo stufe di essere discriminate sul lavoro, subire anche molestie sessuali da padroni e capi

Perchè non vogliamo più doverci sottoporre ad indagini nelle assunzioni sulla nostra condizione

matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, ed essere anche licenziate per questo

Perché, pur essendo disoccupata, mi ammazzo di lavoro dentro le mura di casa e ora non voglio far niente, solo ribellarmi, fuori dalle mura, con le altre donne

Perché non sono una “supplente dello Stato”, che mi costringe al doppio lavoro, tagliando le spese sanitarie, gli asili nido, l’assistenza agli anziani e ai disabili, e che invece di riconoscere questo lavoro mi allunga la pensione

Perché noi ragazze siamo arrabbiate per le offese, molestie sessuali, anche solo verbali o virtuali, a scuola, per le strade, nei locali, perchè noi non vogliamo avere paura e vogliamo vivere liberamente la nostra sessualità

Perché quando dico no è NO!

Perché solo la nostra lotta, delle donne contro gli uomini che odiano le donne, contro i padroni, lo Stato, il governo, le istituzioni che odiano le donne, che non ci difendono, che attaccano le nostre condizioni di vita e ci opprimono ancora di più, è l'unica strada per il nostro futuro

PER TUTTO QUESTO E ALTRO

anche io faccio lo SCIOPERO DELLE DONNE

20/02/26

Bangladesh - Ma quali abiti "green"!? Le operaie continuano ad ammalarsi...

Dal nuovo rapporto sugli abiti “green”

moda in bangladesh
Dagli anni ‘80, il Bangladesh è uno dei principali attori nell’industria globale dell’abbigliamento; nel 2010 è diventato il secondo esportatore mondiale di abbigliamento (dopo la Cina) con un valore delle esportazioni di circa 12 miliardi di dollari, aumentati a oltre 34 miliardi nel 2019. Una situazione dovuta alle agevolazioni fiscali, agli incentivi alle esportazioni, a una forza lavoro a basso costo. È da questo contesto che nasce la cosiddetta fast fashion. Oggi il settore tessile conta 4 milioni di lavoratori, la cui stragrande maggioranza sono donne, che lavorano nelle quattromila fabbriche del Paese. Di queste, sono 248 le fabbriche bangladesi che hanno ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), un fiore all’occhiello dal punto di vista della sostenibilità ecologica degli edifici e di riduzione dei consumi energetici, che ha permesso a molti marchi di migliorare la propria reputazione. Il Bangladesh è addirittura leader mondiale nel numero di fabbriche certificate con questo standard. Ma non basta: la certificazione LEED qualifica come “green” fabbriche che non garantiscono in parallelo condizioni di lavoro dignitose, con salari adeguati e presenza di sindacati, elementi che sono invece essenziali per definire un’azienda che tutela i suoi lavoratori e lavoratrici.
moda in bangladesh
Proteste dei lavoratori tessili in Bangladesh

Le testimonianze delle lavoratrici

Tra le testimonianze si legge quella Fatima:

«L’ambiente è bello da vedere dall’esterno. All’interno, le politiche non vengono seguite correttamente. Le procedure e le regole di lavoro sembrano buone dall’esterno, ma non vengono seguite nella pratica. Questa fabbrica è “verde” solo di nome». 

Prosegue Shima:

«Se si guarda la fabbrica dall’esterno, è bella, sembra un giardino. Ma a che serve se non possiamo lavorare in pace? Abbiamo segnalato più volte il problema del calore estremo ai nostri supervisori, ma non è cambiato nulla. Abbiamo anche chiesto delle tende, se non altro per ripararci dalla luce diretta del sole, ma senza alcun risultato».

Allo stesso modo, Reshma ricorda l’esperienza collettiva nella fabbrica con queste parole:

«Tutti i lavoratori hanno affermato con grande convinzione che questo [luogo di lavoro polveroso] era la loro principale preoccupazione in materia di salute e ambiente. L’edificio è climatizzato e l’aria condizionata è sempre accesa. Ma non ci sono abbastanza ventilatori o aspiratori per eliminare la polvere, con il risultato che ci ammaliamo molto spesso. I lavoratori tossiscono o starnutiscono continuamente e noi lo abbiamo fatto notare. Negli ultimi sei anni abbiamo presentato diverse lamentele alla direzione ma non è stata intrapresa alcuna azione, se non quella di chiederci di indossare delle mascherine. Ma la quantità di polvere è così esagerata che le mascherine non riescono a proteggerci».

19/02/26

LE BESTIE SIONISTE RIVENDICANO GENOCIDIO-STUPRI DI DONNE E BAMBINI E IL GOVERNO FASCISTA MELONI PARTECIPA AL BOARD FOR PEACE

Dal blog proletari comunisti

Soldato israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e bambini a Gaza


Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.

Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.

In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro bambini e donne palestinesi a Gaza.
Nella conversazione in diretta streaming, avvenuta durante la guerra a Gaza ma pubblicata solo di recente, Davidson ha inizialmente interrogato il soldato sulla sua identità e affiliazione militare. L’uomo ha dichiarato di essere un membro dell’esercito israeliano e di trasmettere da Gaza.
Quando Davidson gli ha chiesto se l’esercito israeliano fosse responsabile della distruzione di Gaza, il soldato lo ha confermato senza esitazione né alcuna espressione di rimorso.
Quando l’intervistatore americano gli ha chiesto di mostrare l’ambiente circostante, il soldato ha puntato la telecamera verso l’esterno e ha descritto la vasta distruzione in tutta l’area.
“Volete vedere Gaza? Non sorprendetevi, non c’è nessuna casa qui. È tutta piatta, tutta piatta“, ha detto il soldato.
Davidson ha risposto: “L’avete rasa al suolo?” Il soldato ha risposto: “Oh sì”.
La conversazione si è intensificata quando il soldato ha tentato di giustificare l’attacco ai bambini mostrando la foto di un bambino con una pistola in mano, sostenendo di averla trovata in una casa bombardata. Davidson ha confutato la sua affermazione, sottolineando che i bambini che si difendono da un esercito invasore non possono mai giustificare l’uccisione o l’attacco. Ha, inoltre, ritenuto l’occupazione responsabile della situazione a Gaza.
In un momento di shock, il soldato è andato oltre, dichiarando: “Abbiamo ucciso donne e bambini”, e ha aggiunto freddamente: “E a proposito, non preoccupatevi… li stupriamo anche“.

I gruppi per i diritti umani hanno evidenziato il video come prova schiacciante di gravi crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano contro i civili di Gaza, affermando che il sostegno politico delle successive amministrazioni statunitensi e degli alleati occidentali contribuisce a una percepita cultura di impunità per questi crimini.

(Fonti: X, PIC, Quds Press, PressTV, agenzie).

18/02/26

Perchè scioperiamo il 9 marzo - cosa vogliamo

Questa piattaforma è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di oppressione, doppio sfruttamento, discriminazioni delle donne. 

Essa vuole porre la necessità, oggi più che mai con un governo, come questo della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne, sulle loro sofferenze per imporre una sorta di "moderno medioevo", di lottare/ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta, ecc. ecc. 

Strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale, contro questa società capitalista/imperialista, per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare/trasformare la terra e il cielo.; perchè noi, a cui viene negato tutto, 

VOGLIAMO TUTTO: TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!


PIATTAFORMA DELLE DONNE/LAVORATRICI

sciopero delle donne 9 marzo 2026

- Lavoro per tutte le donne - Lavoro per le donne significa anche indipendenza economica dall’uomo, dalla famiglia; per le donne licenziate, nessun sgravio, incentivo alle aziende e obbligo di riassunzione a TI;

- Contro la precarietà: trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari; internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici; nei part time orario non inferiore a 30 ore settimanali;

- Pari salario per pari lavoro;

- abbassamento dell’età pensionabile a 35 anni lavorativi, come riconoscimento del doppio lavoro;

- Salario garantito per tutte le donne disoccupate;

- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;

- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;

- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;

- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;

- In agricoltura parità salariale contrattuale con gli uomini; divieto di pagamento per trasporto/caporale, sanzionando le aziende; No all’uso di prodotti tossici; strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro;

- Contro gli abusi e violenze sessuali – delegate nei campi delle lavoratrici;

- Accesso gratuito ai servizi sanitari, aumento di asili e servizi di assistenza anziani e per le persone disabili gratuiti;

- Socializzazione dei servizi domestici essenziali;

- Contro carovita e carobollette;

- Permessi di soggiorno, documenti, diritto di residenza, cittadinanza, case, NO Cpr/centri lager; uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate;

- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai servizi sociali, sanitari, al salario garantito;

- Libertà, accesso a misure alternative per le donne/proletarie detenute, come tutela del diritto alla salute alla genitorialità, e come difesa dalle violenze, abusi sessuali in carcere che in particolare immigrate, soggettività lbgtq+.;

- Contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, studentesse, attiviste sociali e politiche, cancellazione delle leggi del governo Meloni (decreto Caivano, decreto sicurezza 1660, attacco al diritto di sciopero) – NO al Ddl Bongiorno;

- Diritto di aborto libero, gratuito e assistito, in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza; contraccettivi gratuiti - potenziamento della ricerca per contraccettivi sicuri per la salute;

- Allontanamento dai luoghi di lavoro per capi, padroni, ecc. responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, sessisti - tutela delle lavoratrici denuncianti;

- Divieto perenne di permanenza in casa di uomini violenti, misure di controllo quotidiano;

- Case rifugio, centri antiviolenza, consultori laici - gestiti e controllati dalle donne; chiusura delle sedi pro-vita e simili e divieto di loro attività, propaganda;

- Procedura d’urgenza nelle denunce e nei processi per stupro, femminicidi, stalking, molestie sessuali, con patrocinio gratuito per le donne; accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne;

- nessuna repressione, riconoscimento del diritto delle donne all'autodifesa per aver reagito alla violenza maschile.

- Contro la riforma reazionaria, moderno oscurantista della scuola del governo Meloni, contro la militarizzazione delle scuole, contro la scuola al servizio della concezione ideologica “Dio, patria, famiglia”, educazione sessuale nelle scuole gestita direttamente dalle studentesse;

- Abolizione nella pubblicità, nei mass media, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, sessista discriminatorio, fascista, razzista, contro le donne; repressione degli atti machisti e dei luoghi di loro ritrovi.

- Per il sostegno alle donne e alla resistenza palestinese, contro la complicità del governo Meloni con il nazisionista Netanyahu e il “Board pace” di Trump, rottura di tutte le relazioni militari, economiche, culturali tra Italia e Israele.