03/03/26

Da Potere al Popolo - Torino - 🔴 Verso lo sciopero transfemminista del 9 marzo. Solidarietà per le sanzioni contro lo sciopero del 2020.

Sulla legittimità dello sciopero delle donne nel 2020, come difesa della democrazia da "derive autoritarie" - Riportiamo prese di posizione di avvocati, giuristi, docenti,, ecc.

Questa presa di posizione - poi ne riporteremo altre - è ancora più valida e urgente oggi. Quel rischio di "deriva autoritaria" che denunciavano vari giuristi, docenti di diritto costituzionale, ecc. si è concretizzato - Oggi abbiamo un governo, Meloni, in marcia verso un moderno fascismo, che su vari fronti attacca i diritti democratici, violando apertamente la Costituzione, con i vari Decreti sicurezza, con la repressione delle lotte, dei diritti basilari delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrici, e sta minacciando più volte di stravolgere, attaccare il diritto di sciopero e lo Statuto dei Lavoratori.

Per questo, è importante praticare ovunque e sempre il diritto di sciopero, anche assumendosi i rischi sanzionatori - come hanno fatto le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe per lo sciopero delle donne del 2020 - perchè non bastano le denunce verbali, occorre rispondere esercitando comunque i diritti che questo Stato, questo governo ci vuole togliere.
Così come è importante di fronte alla repressione l'unità e la solidarietà, perchè colpendo uno si vuole colpire tutti. Per questo abbiamo fatto appello a tutte e tutti di inviarci un contributo/sostegno economico, piccolo, grande, per pagare questa ingiusta sanzione.

È possibile contribuire con un versamento a:
Intestato a: SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
IBAN: IT49W0200815807000011056357
Causale: contributo per sanzione sciopero delle donne della CGS

Presa di posizione di vari giuristi – 19 aprile 2020

Difendere il diritto di sciopero per difendere la democrazia nel nostro paese

È dunque necessario prendere la parola contro la procedura avviata dalla Commissione. È tempo di fermare una pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di sciopero come un intoppo alla vita del Paese.

Uno sciopero generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli “inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale” richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana.
Salviamo la democrazia dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26 marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.

Primi firmatari
Claudio De Fiores, Docente Diritto Costituzionale 2° Università  di Napoli
Antonello Di Stasi, Docente Diritto del Lavoro  Università Politecnica delle Marche
Giovanni Orlandini, Docente Diritto del lavoro Università di Siena
Francesco Pallante, Docente Diritto Costituzionale Università di Torino
Bartolo Anglani, Docente di letteratura italiana ‘Università di Bari
Luigi Ferrajoli , Professore Emerito Filosofia del Diritto
Tomaso Montanari, Storico dell’arte, Docente Università di Siena

+ altri 105, tra docenti, avvocati, operatori della giustizia, parlamentari, e singole personalità 

Testo integrale  e proposta unitaria

La nostra democrazia vive in questi giorni un passaggio cruciale.

L’emergenza sanitaria in corso, oltre a seminare lutto e dolore nel Paese, pone all’ordine del giorno il tema della tenuta delle garanzie democratiche che abbiamo conosciute dall’approvazione della Costituzione Repubblicana.
Certo, l’emergenza impone a tutti di confrontarsi con una situazione temporanea che costringe a rinunce, sacrifici, deroghe e ad una inevitabile compressione degli spazi di azione. Ma il punto non è questo.
Il nodo da affrontare è se l’emergenza sanitaria giustifichi la “sospensione” di diritti costituzionali, anche quando il loro esercizio non è incompatibile con la situazione sanitaria, con la tutela della salute, con la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini; quando, anzi tale esercizio costituisce il miglior contributo proprio per la tutela del loro diritto alla salute.
È questa la partita che si sta giocando in questi giorni tra USB e Commissione di Garanzia.
USB, dopo numerose diffide e denunce – rimaste tutte senza risposta – di situazioni in cui le più elementari norme di prevenzione e tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori venivano calpestate, ha proclamato ed effettuato per il 25 marzo uno sciopero generale con senso di responsabilità che si conviene in tempo di crisi sanitaria: lo sciopero è durato simbolicamente un minuto in tutti i settori (igiene urbana, sanità, trasporti, assistenza e cura delle persone) in cui avrebbe potuto interferire con la salvaguardia della salute dei cittadini.
Lo sciopero è stato indetto secondo le deroghe agli obblighi di preavviso previste dall’art. 2 comma 7 l. 146/1990, poiché indetto in caso di “protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.
La reazione della Commissione di garanzia è stata senza precedenti, in quanto essa ha avviato una procedura sanzionatoria nella quale si accusa, addirittura, USB di aver “contribuito a generare un diffuso senso di insicurezza e a produrre incalcolabili danni alla collettività, determinando un non accettabile danno alle istituzioni e/o aziende coinvolte nelle attività di prevenzione e diffusione della pandemia”, rischiando di “vanificare la azioni di contenimento della stessa”.
La delibera della Commissione calpesta la verità, perché l’insicurezza, l’incalcolabile danno in termini di perdita di vite umane e la vanificazione delle azioni di contenimento, che vanno valutate, sono quelle derivanti dalla sistematica violazione delle più elementari norme di sicurezza e prevenzione da parte numerose imprese, e dettata dal solo motivo di non sopportarne i costi; una sistematica violazione che ha costretto USB, dopo ripetuti e vani tentativi, ad agire per la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’esercizio del diritto di sciopero ha costituito dunque l’esatto contrario di quanto affermato dalla Commissione, perché è stato l’unica vera azione di contenimento dell’epidemia possibile in un contesto in cui la controparte era sorda al rispetto delle normative: la tutela del bene fondamentale della salute e della vita a fronte della pretesa di subordinarlo ad interessi economico-produttivi e di mero profitto.
È dunque necessario prendere la parola contro la procedura avviata dalla Commissione.
È tempo di fermare una pericolosa deriva che stigmatizza il diritto costituzionale di sciopero come un intoppo alla vita del Paese.
Uno sciopero generale a tutela della salute di quei lavoratori che vivono condizioni di pericolo non può essere definito come “un danno alle istituzioni”, ma costituisce il modo più alto per assolvere agli  “inderogabili doveri di solidarietà politica economica e sociale” richiesti e imposti dalla Costituzione Repubblicana

Salviamo la democrazia dal contagio delle derive autoritarie.
Chiediamo alla Commissione di garanzia di revocare la Delibera 572/20 del 26 marzo 2020.
Difendiamo il diritto di sciopero.

8/9 marzo dalle compagne Mfpr di Milano


La necessità di unirci per lottare
soprattutto quando il clima politico tende a isolare, dividere, individualizzare

01/03/26

8/9 marzo le donne gridano NO!

«Meglio nessuna legge», che le vostre leggi fasciste, repressive


«BONGIORNO UN CAZZO»
, si leggeva ieri su numerosi cartelli tenuti alla manifestazione indetta a Roma. Circa 30 mila persone hanno sfilato per la Capitale per ribadire che «meglio nessuna legge che questa legge». «Senza consenso l’atto sessuale è violenza, ci stanno facendo tornare indietro di 30 anni se si chiede che sia la donna a dimostrare il dissenso, dando per presupposto che sia sempre consenziente», «Del resto questo è un governo che limita diritti e libertà come con il decreto sicurezza o il decreto Caivano».


Sì, nessuna legge da questo governo fascista, ogni legge che fa, apparentemente può sembrare a difesa delle donne, ma sono in realtà leggi per far passare, imporre una concezione reazionaria, fascista, di odio verso le donne, leggi che hanno il vero scopo di reprimere la ribellione, di mettere le catene, di rovesciare la realtà. 


Lo hanno già fatto per le altre leggi "per le donne", che il governo Meloni è stato costretto a fare "per le donne", ma non ce la fa a reprimere l'odio verso le donne che lottano, che pensano, che gridano la verità, e quindi subito dopo questo governo, la sua feccia usano la loro legge non per difendere ma per reprimere, pensiamo al Ddl sul "reato di femminicidio" che esalta le forze dell'ordine, la polizia criminale, violenta, maschilista.  Guardiamo l'educazione sessuo-affettiva. Questo provvedimento, apparentemente di risposta alle richieste del movimento femminista, vuole avere in realtà come effetto quello di impedire, reprimere le voci differenti, critiche all'interno delle scuole. Non si tratta soldi aver imposto il consenso formale dei genitori che vuole cancellare la possibilità che gli studenti, le studentesse possano decidere; mdi affermare che deve decidere il cretino di Valditara come e chi deve fare l'educazione sessuale delle scuole e per affermare che chi non si attiene alle regole della legge verrà represso – come è accaduto in tante scuole contro insegnanti, studenti che parlavano della Palestina. Legge, quindi, per mettere sbarramenti, per dire, come è stato detto, che questi provvedimenti sono "il massimo delle democrazia" e chi vuole rompere questi "limiti" vuol dire che è contro al democrazia.


Con un governo, ministri, parlamentari così fascisti e idioti, non si tratta di impedire le distorsioni abominevoli di una legge, ma se non si vuole tornare, come è stato detto nella manifestazione di Roma, a 30 anni indietro, bisogna rovesciare questo governo, complice degli stupratori!  

28/02/26

La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO

Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.
In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.
Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.
Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli.
Le lavoratrici Slai cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.
E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo.
Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi.
Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 
Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.
Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.
UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.
La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20

Bongiorno complice degli stupratori - oggi a Roma corteo nazionale contro il Ddl - Info solidale