Di fronte ad “autorità” che mostrano un cinismo e una vigliaccheria smisurati, si ergono, la spina dorsale diritta, con l’autorevolezza di chi sa di essere, in tutto e per tutto, dalla parte della ragione : “Abbiamo una dignità che voi non conoscete, e questa non si piega”. (Red.)Se vi fa sentire più potenti, se vi serve per dimostrare che siete uomini di polso, fateci pure arrivare tutte le carte che vi aggrada.
La giustezza delle nostre ragioni e l’adeguatezza dei nostri comportamenti, non vengono minimamente messe in discussione da questo genere di tentativi.
Il verbale parla di una manifestazione non prevista, di un presidio e di undici donne del Movimento di Lotta – Disoccupati 7 Novembre.
È inesatto.
Quel giorno c’eravamo tutte, ciascuna con la propria vita in ballo, ciascuna con la propria santissima rabbia negli occhi, con la propria testa ed il proprio corpo.
Eravamo lì per chiedere di poter entrare in Consiglio Comunale, dove certamente avremmo usato la temibile arma della parola, per rappresentare con chiarezza le nostre condizioni e così le nostre ragioni, per chiedere un’assunzione di responsabilità all’amministrazione, visto che la sospensione dei tirocini ha rappresentato un enorme disastro per tutte noi.
Non siamo entrate per fare una passeggiata.
Non siamo entrate per provocare, o per essere provocate dai bambolotti in divisa che hanno dovuto affannarsi a rincorrerci, perchè non ci hanno nemmeno viste mentre varcavamo l’ingresso.
Siamo entrate, con tanto di intervento preparato, perchè avevamo pieno titolo e diritto a farci ascoltare. Le istituzioni non ascoltano, sono distratte e lontane dai problemi di chi fatica e di chi in questa città popola i quartieri bassi.
Se i nostri figli iniziano a essere sfruttati a quindici anni, se per loro le possibilità di una vita più serena semplicemente NON ESISTONO, se nelle loro famiglie possono o meno mangiare, se possono permettersi di farli curare o studiare, non è interesse delle istituzioni saperlo e nemmeno vederlo, figurarsi capirlo.
Abbiamo le prove, di questo gelido disinteresse, sulla nostra pelle, il ricordo nei nostri muscoli delle ore passate lontane dalle nostre famiglie, dalle nostre case, per rincorrere risposte.
Questi signori non comprendono che a noi, perchè siamo donne, un posto di lavoro vero è irrinunciabile, se non vogliamo morire scamazzate come viviamo oggi: la quasi totalità delle donne del Movimento, pur avendo lavorato sempre, non ha contributi versati.
La totalità delle donne del Movimento non ha una quantità di contributi utili alla pensione. Dopo una vita di lavoro a nero e nerissimo, si spera di poter avere quella sociale, che non ti tocca nemmeno se tuo marito una pensione da lavoro, invece, la prende!
Noialtre abbiamo bisogno di lavorare con i diritti garantiti, come si ha bisogno dell’aria! Adesso, non tra altri dieci anni!
Ma di fronte a questo, ci ritroviamo addirittura ad essere accusate e multate, con un verbale che può comportare una sanzione da 1.000 a 10.000 euro.
Questa è la risposta che viene data a donne che combattono per avere un futuro che non sia di miseria e precarietà.
Noi non ci stiamo.
E sia chiaro: non accettiamo che si provi a trasformare una battaglia collettiva in una responsabilità individuale, inventando l’esistenza di fantomatiche promotrici.
La nostra responsabilità è del tutto orizzontale. Come abbiamo detto, c’eravamo tutte: noi non ci scomponiamo, denunciateci tutte.
Perché se manifestare per chiedere risposte viene considerato un illecito, allora ci assumiamo insieme la responsabilità di aver alzato la voce.
Ma le istituzioni si assumano la loro: perché dietro ogni tirocinio bloccato ci sono persone, famiglie, aspettative e vite sospese.
Noi compagne del Movimento dei Disoccupati non abbassiamo la testa per paura di una sanzione o di una denuncia.
Altroché. Continueremo a chiedere conto delle decisioni prese sulla nostra pelle.
Abbiamo una dignità che voi non conoscete, e questa non si piega.
Donne del Movimento dei Disoccupati di Napoli