11/02/26

Teheran: "Non c’è più spazio per i cadaveri. Non c’è più dignità". Info da Amnesty international

Dobbiamo agire e dobbiamo farlo ORA  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  

10/02/26

Operaio morto all’ex Ilva di Taranto, le parole della moglie Maria Teresa - Un atto di accusa

Questo racconto, che più che racconto, è una denuncia, va fatto conoscere. Prima di tutto la devono leggere, sentire gli operai dell'Ilva, dell'appalto che vivono ogni giorno questa paura di morire.

Insieme alla forza che esprime Maria Teresa, nonostante il grandissimo dolore, c'è una denuncia, che deve diventare un grido/un appello agli operai: non si può accettare di lavorare/vivere così! Il ricatto, la paura di perdere il lavoro, di essere messi in cassintegrazione, dei capi, non salva la vita nè il lavoro! Il lavoro è "tutto", è dignità, ma padroni, capi, lo mettono sotto i piedi - e non si può accettare.

Occorre un'altra strada, occorre ribellarsi, dire NO! Occorre provarci a farlo. Chi l'ha detto che se ci si ribella non si difende lavoro, salario, vita? 

Claudio Salamida non deve essere un numero, come vuole l'azienda; facciamolo continuare a vivere - non solo in un giorno di sciopero e poi tutto resta come prima, anche per i sindacati - facciamolo vivere prendendo l'altra strada. 

Chi tace, chi scrolla le spalle si scava la fossa con i suoi piedi, è complice della situazione sempre più grave in Ilva.

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Il racconto della moglie di Claudio Salamida, tra turni massacranti, paura di ritorsioni, silenzi e una sicurezza che, secondo chi viveva la fabbrica ogni giorno, era solo sulla carta
 

 

 

da Corriere di Taranto - Giacomo Rizzo

«Non era un lavoro, sembrava di stare sotto una dittatura». È così che Maria Teresa D’Aprile descrive l’ambiente in cui lavorava suo marito, Claudio Salamida... l’operaio di 46 anni morto precipitando dal quinto al quarto piano dell’Acciaieria 2, nell’area del convertitore 3, mentre stava eseguendo lavori di manutenzione...

Quella rilasciata a Diego Bianchi per la trasmissione di La 7 “Propaganda live” è stata una intervista drammatica. Un racconto che va oltre il dolore privato e diventa atto d’accusa contro un modello di lavoro che sembra fondarsi sulla soggezione verso l’azienda, sul timore di ritorsioni e su un’omertà che soffoca la verità...

«Nell’ultimo periodo mi ha detto che non sarebbe vissuto molto, non so perché», rivela Maria Teresa... «quando c’è stato il boom delle assunzioni all’Ilva per lui è stato un miracolo trovare un posto fisso. Mi diceva sempre che non avrebbe mai sputato nel piatto dove gli davano da mangiare». Una frase che racconta meglio di mille analisi il ricatto implicito che spesso governa il lavoro: accetti tutto, perché il lavoro è sopravvivenza.

I turni erano estenuanti, ben oltre il dovuto. «Non erano mai otto ore», spiega la moglie. Claudio usciva di casa due ore prima e rientrava anche un’ora e mezza dopo, affrontando ogni giorno il viaggio da Putignano a Taranto. A volte arrivava a lavorare 16 ore consecutive.
«Non riposava quasi mai». E quando un collega mancava, il contratto imponeva di coprire almeno quattro ore in più. Una spirale che trasformava l’eccezione in regola.

«Lui... non voleva stare in cassa integrazione. Si sentiva inutile, per lui il lavoro era tutto, voleva lavorare a tutti i costi perché voleva contribuire alle spese della famiglia e non si dava pace. Diceva: ma perché dopo tutti questi anni mi devo ritrovare in cassa integrazione?».
In questo contesto, parlare di sicurezza diventa quasi una beffa. «I dispositivi di protezione non esistono se non quel misero caschetto che hanno trovato accanto al suo corpo», denuncia Maria Teresa. Claudio conosceva i rischi, li minimizzava per non spaventare la famiglia, ma confidava alla moglie che «lì è tutto rischioso». Eppure non mollava perché per lui «il lavoro era dignità, era sacro».

All’ospedale, il riconoscimento del corpo prima consentito e poi negato. «Era chiuso in una sacca nera. Ho visto solo la sua mano. Purtroppo è caduto di faccia e quindi gli altri mi hanno detto: non lo vedere perché potresti rimanere scioccata... Sopra c’erano le polveri dell’Ilva. Mi raccomandarono di non toccarla». E allora la domanda, feroce e inevitabile: «io che ero entrata per la prima volta non dovevo toccare mio marito perché c’erano le polveri e gli operai che in quel luogo lavorano da una vita? Non hanno mai pensato a loro?».

Alla fabbrica, tra vigilanti e telecamere, Maria Teresa si è sentita accerchiata. «Hanno speculato sul dolore degli altri. Noi siamo sempre stati riservati. Hanno filmato anche il bambino senza consenso. Io ho chiesto di parlare con un responsabile. Una persona mi ha confidato che era lì da poco e che si occupava della sicurezza. Ho detto: alla faccia della sicurezza, ma che sicurezza è questa? E lui: non è proprio così». «L’ultima morte è avvenuta molto tempo fa»...

Restano le domande sulla dinamica: una pedana di legno a coprire una voragine, nessun collaudo, forse un uomo mandato da solo dove si dovrebbe andare in due. «Chi l’ha fatto salire?», chiede la moglie. Nessuno risponde. I colleghi tacciono, i capi anche. «Tutti hanno paura di perdere il posto di lavoro»...
Nell’audio whatsapp diffuso dalla moglie, Claudio spiegava: «Poi che fai? Ti metti contro l’azienda? L’azienda poi ti castiga giorno per giorno». È il cuore del ragionamento: il timore di chiedere un giorno di riposo, la paura di essere segnati. «Sembrava stesse sotto una dittatura», ammette Maria Teresa. E aggiunge un dettaglio che accresce la sua rabbia: «Dell’azienda non mi ha chiamata nessuno. Neanche una telefonata».
Claudio Salamida «era una matricola, non era una persona», conclude amaramente la moglie. «È morto, l’hanno già sostituito»... Un sistema che muove capitali, produzioni, numeri e bilanci e relega ai margini le persone...

Si lavora stanchi, si lavora con paura, si lavora sapendo che parlare può significare isolamento, punizione, perdita del posto. Si accetta il rischio perché il ricatto è silenzioso ma potente: se non lo fai tu, lo farà un altro...

Solidarietà a Maja! Costruire un ampio fronte di lotta e mobilitazione - da Soccorso Rosso Proletario


 

Il 4 febbraio 2026, un tribunale di Budapest ha condannato in primo grado Maja, Gabri e Anna a 8,7,2 anni di carcere rispettivamente, per le contestazioni a Budapest tra il 9 e l’11 febbraio 2023 contro il cosiddetto “Giorno dell’onore”, il raduno annuale in cui neonazisti e neofascisti provenienti da tutta Europa commemorano i soldati delle Ss caduti durante la Seconda guerra mondiale.

Particolarmente grave è la situazione di Maja T., attivista antifascista tedesca condannata per tentate lesioni personali gravi a danni di neonazisti. Maja è stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e deportata in Ungheria il 27 giugno 2024, poche ore prima che la Corte costituzionale federale tedesca dichiarasse illegale la sua estradizione.

Contro di essa gli avvocati di Maja hanno argomentato la sproporzione della pena richiesta dalla procura ungherese rispetto alle accuse rivolte, le condizioni di detenzione al di sotto degli standard previsti dalle leggi tedesche ed europee, la pesante ingerenza del governo Orban nel sistema giudiziario ungherese che non garantirebbe il diritto a un giusto processo, stabilito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Questi stessi argomenti hanno bloccato le estradizioni di altri imputati, come quella di Gabriele dall’Italia e di Gino dalla Francia, ma non sono stati presi in considerazione da un tribunale minore tedesco.

Da 18 mesi Maja è rinchiusa in una prigione di Budapest in isolamento permanente che può durare anche 3 anni. Le condizioni di detenzione nelle carceri ungheresi, già denunciate da Ilaria Salis durante la sua carcerazione lì, sono aggravate dall’identità queer di Maja, fortemente repressa dal regime di Orban, che la espone a ulteriori violenze e discriminazioni.

Lo scorso anno Maja ha portato avanti uno sciopero della fame per oltre un mese contro le condizioni inumane e degradanti del carcere ungherese e la sua estradizione illegale, contro la quale ha fatto numerosi ricorsi, puntualmente ignorati dalle autorità tedesche.

Nella lettera in cui annunciava il suo sciopero della fame, Maja denunciava il regime di tortura bianca a cui è sottoposta, con luci e controlli orari che le tolgono il sonno, telecamere accese giorno e notte affisse illegalmente nella cella, controlli intimi e perquisizioni corporali durante le quali era costretta a spogliarsi integralmente, condizioni insalubri del cibo e della cella con presenza di insetti e luce insufficiente, mancanza di integratori vitaminici e di visite mediche tempestive.

Condizioni che ne hanno già compromesso gravemente la salute fisica e mentale e contro le quali Maja attende ancora di essere risarcita. Anche per questo farà ricorso in appello contro questa infame sentenza, emessa al termine di un procedimento pilotato dal governo Orban per condannare in maniera esemplare i suoi nemici, antifascisti, antirazzisti e comunità LGBTQ+.

Tutto il processo di Budapest, d’altronde, appare sempre più per quello che è, una farsa giudiziaria, una montatura costruita su congetture traballanti e non su fatti, e contraddistinta da gravi violazioni del diritto alla difesa, oltre che da un grave pregiudizio del giudice e del sistema politico ungherese.

09/02/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Patriarcato e capitalismo sono sullo stesso piano? Alcune note (in divenire) del MFPR


Teorizzare (vedi le precedenti Formazioni rivoluzionarie delle donne) - anche oggi nel movimento femminista in generale e non solo - che patriarcato-capitalismo siano paralleli, entrambi importanti, o nella versione del femminismo socialista che siano intrecciati, che l'uno determina e influenza l'altro, ma hanno pari importanza, nessuno ha la priorità sull'altro, è una teoria errata e impotente. Apparentemente può sembrare più avanzata, che mette in discussione tutti gli aspetti di oppressione, e che quindi spinge a tener conto di ogni aspetto e lottare a su tutto; in realtà appiattisce tutto, cela il "bandolo della matassa" ed è pertanto impotente a rovesciare la realtà, che per essere rovesciata deve rompere il sistema, rompere i rapporti di produzione arretrati rispetto alla potenzialità delle forze produttive (e per forze produttive intendiamo niente affatto solo le forze strutturali, ma anche quelle sovrastrutturali, la cultura, la scienza, l'arte, ecc. ecc; ma in primis soprattutto le energie dell'umanità, e le energie delle donne che a causa della loro condizione di totale oppressione non hanno potuto crescere e determinare tutti i campi), affinchè le forze possano esplodere e svilupparsi.
Sappiamo bene e siamo d'accordo con le femministe quando dicono che non basta rovesciare il sistema capitalista, abolire la proprietà privata per porre fine all'insieme delle oppressioni delle donne, perchè restano le idee, le abitudini che sono più difficili da superare, eliminare e richiedono una continuazione della lotta. Questa è la ragione per cui nella rivoluzione culturale proletaria in Cina si teorizzò la necessità della continuazione della rivoluzione, di una rivoluzione nella rivoluzione che toccasse anche il "cielo", la sovrastruttura. Anche su questo sono Marx ed Engels che ci danno una critica spietata della "famiglia", dell'"educazione", del ruolo meramente riproduttivo della donna (nota 1); è Mao Tse tung, è Chiang Ching che ci danno una risposta e una iniziale esperienza della necessità, possibilità di una rivoluzione nel mondo delle idee reazionarie (e di quelle più invasive tra le masse: sessismo, maschilismo, razzismo, ecc.) che permangono, Quindi, non si tratta certo di una risposta meccanicista che tiene conto solo dei rapporti di produzione. Dire che il marxismo non avrebbe analizzato i rapporti tra uomini e donne è una critica inesistente. 
Karl Marx e Friedrich Engels hanno detto: «Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente» Più affermazione completa e dialettica di così...   
Dire invece altro, che lo si voglia o no, si teorizza lo status quo, e quindi l'immobilismo (che non è mai stasi, perchè la realtà si muove o avanti o, come nella fase odierna di crisi, "ultimo stadio" del capitalismo, va "indietro", che non è effettivamente un indietro storico, ma un avanti deformato). 
Ugualmente porta a un immobilismo considerare uguali, come base della società ogni struttura di potere, e quindi ogni terreno di lotta (oppressione delle donne, razzismo, discriminazioni/repressione di genere, capitalismo, ecc.), senza una priorità, senza la centralità del sistema capitalista che va abbattuto. Altrimenti si scade inevitabilmente nell'illusione perdente del riformismo.
Le posizioni femministe che non legano il patriarcalismo alla fase attuale della borghesia capitalista/imperialista, all'uso che il sistema capitalista fa di esso rifugge da un'analisi storico materialista, taglia le "radici" della permanenza di concezioni e prassi patriarcali e, di fatto ne fa una questione solo ideologica, senza basi, senza corrispondenza al sistema sociale, economico, politico, ideologico attuale.
Di conseguenza, la risposta, il contrasto/la lotta al "patriarcato" resta su un fronte puramente sovrastrutturale, di educazione che deve trasformare, ma che, fermo restando l'attuale sistema strutturale capitalista non solo non può cambiare ma diventa sempre più parte dell'azione del potere borghese in senso lato. 
I Femminicidi - gravissimo problema - non sono frutto oggi di residui del "patriarcato", ma sono, si può dire all'inverso, una reazione alla crisi del ruolo del maschio, rispetto a donne che vogliono rompere la condizione esistente. 
Nei rapporti umani, e il rapporto uomo/donna è il principale rapporto umano, via via che il sistema borghese va in crisi, "scoppia" un contrasto, una lacerazione tra "sviluppo delle forze produttive" = potenzialità delle donne e "rapporti di produzione" che cercano disperatamente e con la violenza di contrastare questo sviluppo, di mettere le catene, di "ucciderlo". Ma non ci riescono. E le "forze produttive" devono necessariamente non cercare di "cambiare" questi rapporti di oppressione, ma romperli, con una violenza, levatrice della nuova storia, e in questo senso rivoluzionaria. 
In questo senso, è il sistema capitalista/imperialista che determina, usa, modella in funzione della permanenza del suo interesse, del suo sistema generale (strutturale e sovrastrutturale) ogni idea, ideologia, prassi conseguenti; e nella fase di crisi, di "ultimo stadio" questo uso produce marciume, barbarie, violenza fascista, per opporsi ad ogni spinta in avanti. 
Per questo, un'analisi storico materialista dialettica - che non vuol dire affatto meccanicista, strutturalista, ma esattamente il contrario - ci mostra che finchè non viene rovesciato, è il capitalismo che sta al "vertice" e sussume e determina a suo interesse vitale ogni altra struttura di potere.
Il patriarcato è come la religione.
La religione è stata in perfetta sintonia con il sistema sociale, economico esistente fino al feudalesimo. La borghesia, nel bene e nel male, ha strappato via le basi della religione; essa comunque permane pur non avendo più le basi strutturali.
Ugualmente il patriarcato è un sistema sociale, con una ideologia dominante e prassi conseguente dalla nascita della famiglia monogamica (nota 2); ma anche qui la borghesia ne ha strappato le basi e con essa i "valori" (nota 3). 
Ma anche qui - anzi, potremmo dire, ancora di più qui - i "valori" restano. 
Per la religione i progressi scientifici (avvenuti col, nel capitalismo) hanno comunque intaccato alcune delle credenze più "solide". Per il patriarcalismo, per la condizione delle donne di subordinazione/oppressione di più della metà dell'umanità, pur riducendosi le ragioni strutturali (l'entrata di una parte significativa delle donne nell'attività produttiva; una certa indipendenza economica; la messa in crisi della famiglia tradizionale), le concezioni restano, si ammodernano, la riproduzione delle forze-lavoro resta a carico della donna, come il lavoro domestico. 
Ed entrambi sono funzionali a tenere in vita questo capitalismo morente. 
Questo sistema deve essere rovesciato con la rivoluzione, per spazzare via ogni aspetto del patriarcato, per liberare le grandi energie delle donne, dei proletari che trasformino la terra e il cielo. 
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Nota 1 - "Abolizione della famiglia… su che cosa si basa la famiglia attuale, la famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno privato. Una famiglia completamente sviluppata esiste soltanto per la borghesia: ma essa ha il suo complemento nella coatta mancanza di famiglia del proletario e nella prostituzione pubblica...
E anche la vostra educazione, non è determinata dalla società? Non è determinata dai rapporti sociali entro i quali voi educate, dalla interferenza più o meno diretta o indiretta della società mediante la scuola e così via?...
La fraseologia borghese sulla famiglia e sull'educazione, sull'affettuoso rapporto fra genitori e figli diventa tanto più nauseante, quanto più, per effetto della grande industria, si lacerano per il proletario tutti i vincoli familiari, e i figli sono trasformati in semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.
Tutta la borghesia ci grida contro in coro: ma voi comunisti volete introdurre la comunanza delle donne. Il borghese vede nella moglie un semplice strumento di produzione. Sente dire che gli strumenti di produzione devono essere sfruttati in comune e non può naturalmente farsi venire in mente se non che la sorte della comunanza colpirà anche le donne... Non sospetta neppure che si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione..."
(da Il manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels)

Nota 2 - "… il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico, e la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile. La monogamia fu un grande progresso storico, ma contemporaneamente essa, accanto alla schiavitu’ e alla proprietà privata, schiuse quell’epoca che ancora oggi dura, nella quale ogni progresso è, ad un tempo, un relativo regresso, e in cui il bene e lo sviluppo degli uni si compie mediante il danno e la repressione di altri. Essa fu la forma cellulare della società civile, e in essa possiamo già studiare la natura degli antagonismi e delle contraddizioni che nella civiltà si dispiegano con pienezza".
(da l'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Engels)

Nota 3 - "Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo "pagamento in contanti"... In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d'illusioni religiose e politiche...
La borghesia ha strappato il commovente velo sentimentale al rapporto familiare e lo ha ricondotto a un puro rapporto di denaro… Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare".
(da Il manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels)

Il consenso no, deve esserci "dissenso" per essere considerato femminicidio, ci deve essere "odio di genere"! L'ennesima violenza legalizzata sul corpo delle donne

Perché per la morte di Zoe Trinchero non si indaga per femminicidio: “Bisogna provare possesso e odio di genere”
Sul corpo della 17enne Zoe Trinchero sono stati trovati segni di percosse e strangolamento. Il 20enne Alex Manna però non è stato accusato di femminicidio, ma di omicidio aggravato da futili motivi. L’avvocato penalista Fabio Messina a Fanpage.it spiega: “Il capo d’imputazione non è ancora cristallizzato”

07/02/26

India - La condizione delle donne portata nella mobilitazione al Parlamento europeo

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario nel presidio del 27 gennaio al Parlamento europeo sull'India ha portato la denuncia, l'informazione di quello che succede alle donne nelle zone adivasi, in cui deportazioni della popolazione, massacri, verso le donne vengono portati avanti dall'esercito usando tutta la barbarie di stupri, di terribili violenze sessuali, di uccisioni dei figli sotto i loro occhi..

Nelle carceri le prigioniere politiche spesso vengono sottoposte a violenze sessuali quando vengono arrestate da parte di guardie, soldati, che considerano delle "medaglie" queste violenze. Stupri, torture sessuali si concentrano in particolare verso le compagne maoiste, le compagne del partito comunista maoista, che - e questa è un'altra particolarità dell'India, del grande fenomeno della guerra popolare - nella guerra popolare, nell'esercito popolare, a volte raggiungono più della metà dei combattenti. 

E la polizia e l'esercito si accaniscono verso le donne perchè capiscono l'importanza del loro ruolo nella guerra del popolo e in una battaglia che già ora tocca tutte le problematiche delle donne.

Vi sono chiaramente similitudini con la Palestina, in termini di genocidio, di torture, di repressione, di uccisioni, di arresti, ma in India si tratta di milioni e milioni di donne. D'altra parte in India è più avanzato il ruolo delle donne nella guerra popolare e nell'organizzazione del partito.

Su questo c'è molto materiale, che è importante conoscere..

05/02/26

Libertà per Maja!

Infame condanna dell'antifascista Maja da parte del tribunale fascista dell'Ungheria di Orban - Denuncia e mobilitazione