14/06/26

Un solo colpo, alla tempia - non stancarsi di denunciare il barbaro genocidio di tipo nazista del popolo palestinese

114 (al ribasso) casi documentati di bambini uccisi con un solo proiettile dalle IDF

Formazione rivoluzionaria delle donne - Altri interventi su "Produzione e riproduzione" 4 - Capitalismo, riproduzione - valore d'uso/valore di scambio

Informazione: Dopo questi interventi, sulla tematica "Produzione e riproduzione" vi sarà un altro, ultimo, testo, che prende a riferimento in termini critici alcune posizione della teorica femminista Silvia Federici.
Dopo di che la FRD farà una lunga pausa, per ritornare a settembre con...
"Le donne nella Comune di Parigi"
MFPR
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1* Intervento - La produzione e la riproduzione costituiscono  la struttura del sistema capitalistico, ma la riproduzione della forza lavoro avviene a spese di un altro essere umano che è la donna, ed essa non appare nella produzione. Nella famiglia proletaria (che si basa sul modello patriarcale) l’operaio produce e va in fabbrica, la donna sta a casa e pensa a tutto ciò che è necessario per far star bene e in salute il marito e figli, quindi tutto quello che fa è fuori dalla produzione, ma utile e necessario dal punto di vista sociale. Insomma i lavori domestici producono valore d’uso e non valore di scambio e perciò non considerato, il lavoro domestico e di cura non fa parte del processo produttivo, non produce plusvalore, non produce merce di scambio.
Ma il lavoro domestico, inteso come lavoro riproduttivo, è essenziale per il capitalismo, questo lavoro riproduttivo  è molto faticoso, duro e degradante e perciò determina inevitabilmente  una condizione di subordinazione e oppressione. 
Solo nel socialismo il lavoro domestico privato può essere abolito per essere socializzato e portare le donne ad un uguaglianza sostanziale e non formale.
Nonostante i cambiamenti sociali, culturali abbiano modificato la rigida divisione sessuale del lavoro, le donne relegate al lavoro riproduttivo gratuito (domestico e di cura) e gli uomini dediti al solo lavoro produttivo si continua a denunciare una situazione di disparità molto elevata,  una situazione di potere patriarcale duro a morire.
Questo lavoro di riproduzione agisce profondamente sulla qualità della vita delle donne poiché è lavoro svilito, dato per scontato e difficilmente conciliabile coi tempi del lavoro produttivo. Da diverse indagini risulta che si produce più lavoro non retribuito che retribuito. Secondo una stima economica  il lavoro di riproduzione vale 395 miliardi di euro l’anno ed è un valore che è destinato a crescere nel tempo, circa il 30% del PIL (2019)
Il capitale continua a macinare utili, il lavoro di cura, i lavori più precari continuano a ricadere sulle spalle delle donne, così come sui settori di giovani o migranti.

2° intervento Engels dimostra che nella società primitiva la donna aveva una grande importanza per la produzione e riproduzione sociale: la donna non aveva solo il compito di generare, educare i nuovi esseri umani, ma anche quello di produrre tutti i cibi e gli indumenti indispensabili alla sopravvivenza. 
Oggi la riproduzione della donna e produzione di valore d’uso, produzione per la vita immediata, con lo scopo di un uso immediato. Il suo lavoro è socialmente utile e necessario. Ma questo tipo di lavoro è contraddistinto dal fatto che è determinato per l’uso immediato, non per lo scambio. La produzione della donna nel lavoro domestico è appunto di questa natura. 
Il fatto che la produzione della donna sia principalmente la produzione di valore d’uso per il consumo immediato, spiega due cose:
1) l’importanza della donna nella società primitiva e la sempre crescente sottomissione in una società nella quale la produzione  di merci e la proprietà privata si vanno affermando come forze motrici.
2) gli ostacoli che si trova d'avanti la donna di concorrere alla produzione di merci e di valori di scambio, a causa dell’investimento della sua forza lavoro principalmente nella produzione di valore d’uso in una società basata sulla produzione di merci e valori di scambio.
Marx scrive: “Con la divisione del lavoro esiste la possibilità reale che l’attività spirituale e quella materiale, il piacere e il lavoro, la produzione e il consumo vadano ad individui diversi e che questi fattori entrano in contraddizione. Con la divisione del lavoro si verificano nel contempo anche la distribuzione ineguale per quantità e qualità, del lavoro e dei suoi prodotti, e quindi la proprietà che ha la sua origine, la sua prima forma già nella famiglia, dove la donna e i figli sono schiavi dell’uomo”.
A causa della divisione del lavoro, soprattutto a causa della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, si sono creati i presupposti per cui un essere umano può decidere della vita di un altro, cioè sfruttarlo e opprimerlo. Questo vale ancora di più per la donna la quale non ha mai potuto partecipare alla pari dell’uomo al lavoro produttivo perché impegnata molto di più, a causa della procreazione e la cura dei figli, alla riproduzione immediata della vita. 
Le spiegazioni che cercano  di dimostrare la sottomissione della donna con differenze biologiche e specifiche tra i sessi, sono teorie borghesi, che in fondo vorrebbero far sparire tanto il conflitto tra uomini e donne, cioè l’oppressione dell’uomo sulla donna, quanto le sue cause che hanno precise radici.
Il merito storico dell’analisi marxista è quello di dimostrare che l’oppressione della donna e lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano non sono sempre esistiti. L’opera letteraria fondamentale de “l’origine della famiglia...“ dimostra che lo sfruttamento e la sottomissione della donna non sono leggi della natura, dimostra che le relazioni tra esseri umani non sono di tipo biologico bensì sono condizionate da processi storici e sociali e che la donna non è oppressa per natura né l’uomo è oppressore per natura, ma entrambi sono diventati ciò che sono con lo sviluppo delle forze produttive, e di conseguenza sono mutabili, parallelamente al cambiamento dei rapporti di produzione. 
Una conseguenza importante dell’introduzione della proprietà privata fu che l’economia domestica si staccò dall’economia comunitaria e comportò un tipo di famiglia con un tipo di economia sempre più isolata e individuale. I lavori prodotti all’esterno furono riservati ai membri maschili mentre la donna fu relegata ai fornelli. Si assiste, quindi, al rafforzamento della divisione del lavoro
Per la concezione marxista il lavoro è la produzione e la riproduzione della vita immediata, dunque ogni produzione di beni di consumo per i bisogni umani è produttiva. La caratteristica di questi prodotti è che non entrano come merci sul mercato. Realmente però la donna produce in questo ambito una merce; è la merce forza-lavoro, il cui valore d’uso da parte del capitale ha la natura particolare di essere fonte di valore. 
Con il suo lavoro domestico la donna non solo provvede alla riproduzione di questa merce che quotidianamente è di nuovo a disposizione del capitalista, ma poi si preoccupa quando bisogna “ripararla” a causa di una malattia o quando a causa dell’anzianità non è più efficiente per la produzione. Provvede inoltre alla produzione di uomini di riserva in grado di entrare nella produzione capitalista e sostituire la forza-lavoro consumata, i suoi figli. 
Pur essendo preziosa questa merce che essa produce non le porta alcun profitto, non viene pagata dai capitalisti, ma viene pagata la sua utilizzazione nel processo di produzione. Solo chi entra in questo processo sarà pagato.
Qual’è il risultato? Il risultato è che la donna  e il suo lavoro vengono sempre più isolati dalla produzione sociali di merci. Sebbene la sua forza lavoro sia in parte investita nel lavoro domestico essa non viene negoziata e pagata come merce-forza lavoro, ma retribuita così per dire in salario naturale. In questo rapporto anche il lavoratore salariato usufruisce del lavoro domestico della donna in casa. Questo avviene sia che il suo salario basti per tutta la famiglia sia che esso non sia sufficiente. 
Per terminare, il lavoro domestico per il capitale non produce merce di scambio, ma nello stesso tempo il lavoro domestico inteso come lavoro riproduttivo è essenziale per la società capitalista. Non ci può essere produzione senza riproduzione, che viene regolata dalle stesse leggi del sistema capitalista.
La questione donna va dunque affrontata mettendo al centro la contraddizione tra capitale e lavoro. Quindi per l’emancipazione della donna e per rivoluzionare la famiglia bisogna prima di tutto rivoluzionare i rapporti di produzione che sono la base. 

10/06/26

Morta una bracciante agricola polacca - Quanto è legato alle condizioni di lavoro/trasporto?

Una bracciante agricola di 63 anni, di origine polacca, è morta a seguito di un violento incidente stradale avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì 8 giugno sulla strada provinciale 96 che collega Francavilla Fontana a Manduria, al confine tra le province di Brindisi e Taranto.

Lo scontro ha coinvolto una Renault Megane, condotta da un uomo, e un Fiat Ducato a bordo del quale viaggiavano cinque lavoratori, che secondo le prime ipotesi investigative sarebbero tutti braccianti agricoli.

Nell’impatto sono rimaste ferite altre cinque persone, tra cui una donna in condizioni particolarmente gravi. Il bilancio complessivo è di tre donne e tre uomini coinvolti, tutti trasportati negli ospedali della zona, con ricoveri classificati tra codici rossi e gialli.

Una donna di 57 anni sarebbe in condizioni gravi. 

09/06/26

Licenziata dopo un aborto spontaneo: lavoratrice tarantina si rivolge al Tribunale - Massima solidarietà dalle compagne/lavoratrici Mfpr di Taranto

Dopo aver subìto un aborto spontaneo, una donna si è vista recapitare una lettera di licenziamento per superamento del periodo di comporto. È il caso di una lavoratrice tarantina, alle dipendenze di una multinazionale tedesca con una filiale anche nel capoluogo ionico, rimasta senza lavoro in seguito ad un aborto spontaneo. Una condizione che, data la normativa vigente, non può computarsi come malattia. La multinazionale, dunque, ha licenziato la lavoratrice nonostante la sua situazione. La donna si è quindi rivolta all’avvocato Fabrizio Del Vecchio per tutelare la propria posizione. Il legale ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale del Lavoro di Milano, dove ha sede la società, definendolo “ingiurioso e in ogni caso nullo, illegittimo, privo di giusta causa o giustificato motivo”.