27/01/22

In merito al dibattito verso lo sciopero dell'8 marzo

L’Assemblea di Nudm nella giornata di sabato pomeriggio, 22 gennaio, ha sviluppato la discussione sullo sciopero per la giornata dell’8 marzo prossimo.

Da diversi interventi lo sciopero dell’8 marzo è stato posto come “un’urgenza in un contesto politico complesso, che deve essere fuori dalla logica della normalità…”, “Uno sciopero, è stato detto nella sintesi quasi finale, capace di generare potere contro chi ci opprime, uno sciopero produttivo/riproduttivo, calato in un orizzonte di lotta…”, non una scadenza ripetitiva quindi , “uno sciopero globale, processuale, trasversale, che deve colpire i nodi della restaurazione post-pandemica, uno sciopero politico…”

 

Il fatto che lo sciopero sia in generale stato posto come importante e urgente nonostante le oggettive e soggettive difficoltà della fase che stiamo vivendo è un dato positivo, così il fatto che da parte di alcuni nodi, come Livorno in particolare, c’è stata l’ammissione della “mancanza” di Nudm nel non avere trovato le forme per connettersi con le lotte sociali e di lavoratori e lavoratrici che in questi due anni ci sono state sui territori, che non si possono non vedere, così gli scioperi che ci sono stati fino a quello unitario dei sindacati di base dell’11 ottobre. La consapevolezza delle difficoltà c’è ma questo non deve non fare vedere le lotte che di fatto sono aumentate.

 

Ma da parte di alcuni nodi questa questione della difficoltà, della fase non facile e problematica è stata posta di fatto in modo frenante, deviante e depotenziante dello slancio verso l’azione concreta di sciopero/lotta, vedi in particolare su questo gli interventi del nodo di Milano  “grosse difficoltà per lo sciopero… la questione dello smart working… non abbiamo dialogo con le lavoratrici (e fino ad oggi quali forme/azioni si è cercato di fare per trovarlo questo dialogo?)… come fare per coinvolgere più donne nello sciopero,  chi non può scioperare che fa?".

La proposta delle assemblee sui posti di lavoro (posta di fatto in sostituzione dello sciopero) è alla stessa stregua dell’azione della CGIL, deviante dallo sciopero, frenante anche verso la stessa attività di costruzione dello stesso…


E’ chiaro che lo sciopero delle donne/lavoratrici non è né scontato, né automatico, né facile, è vero che ci sono settori di lavoratrici, precarie che vivono condizioni lavorative difficili, che  è complesso raggiungere o quasi impossibile a volte, (in questo senso siamo una goccia nel mare delle donne lavoratrici/proletarie e il lavoro da fare è di lunga durata), ma in questi due anni di pandemia e di pesante amplificazione degli attacchi le lavoratrici, anche se a macchia di leopardo dal nord al sud di questo paese, hanno lottato, sfidando le difficoltà, le restrizioni, non si sono chiuse a casa a fare lo sciopero o la lotta virtuale/on line.

Così sull’indizione dello sciopero dell’8 marzo una compagna di Milano, riferendosi alla compagna Mfpr, in merito all’indizione dello sciopero già fatta da mesi anche in risposta immediata agli attacchi della Commissione di garanzia, ha subito sottolineato in modo negativo la mera questione tecnica della rarefazione tra gli scioperi, pertanto "lo sciopero dell’anno scorso non poteva farsi", esprimendo una posizione di destra, non denunciando affatto che quell’azione della Commissione, che rientrava nell’accordo tra l’Aran e i sindacati confederali, è stata un grave attacco al diritto di sciopero nella scuola, e alle lavoratrici che nella scuola sono la maggioranza, costituendo un altro tassello nella marcia di questo Stato vero il divieto generale dello sciopero, imponendo un moderno fascismo.

 

Diversi interventi hanno posto nuovamente la questione se lo sciopero dovesse avere più centralità nella sfera riproduttiva che in quella produttiva, motivando questo anche con la questione della pandemia che ha prodotto molti licenziamenti al femminile e un aumento pesante del lavoro di cura, ma da alcune cose è emersa anche una visione dissociata dei due aspetti (produttivo/riproduttivo) o, come già sentito in precedenti assemblee, una sottovalutazione del lavoro produttivo.

Gli interventi delle lavoratrici Yoox sono stati importanti per la questione del protagonismo delle donne lavoratrici nelle lotta che ha coniugato l’aspetto della doppia oppressione, della voce di donne proletarie che hanno detto "lo sciopero è importante e non solo l’8 marzoma tutti i giorni e si deve fare su tutto, su ogni aspetto", l’importanza dell’unità/sorellanza delle lavoratrici in lotta e della solidarietà. 

Ed è stato veramente deprimente per certi versi sentire dopo questi interventi vivi e concreti di queste lavoratrici, interventi come quello del nodo di Pavia che in merito al ruolo dei sindacati ha parlato genericamente di accessori e delle lotte delle lavoratrici come non fondamentali per lo sciopero "transfemminista": "Nudm le forze ce le ha da sé per portare i numeri in piazza, se poi le vertenze/lotte delle lavoratrici ci sono ben vengano se no pazienza"!

 

Assolutamente diversa invece la posizione del nodo di Torino, la compagna precisando che diverse di loro sono lavoratrici, delegate, ha parlato positivamente della responsabilità verso le lavoratrici per inserire le lotte nella cornice sistemica, ha espresso la non condivisione con chi nell’assemblea ha messo in dubbio l’indizione dello sciopero, collegandosi all’azione recente dei sindacati di base, un’azione che non si può non considerare, anche perché ignorarli comporta il rischio che poi i sindacati di base fanno lo stesso lo sciopero ma non convergendo sulle parole d’ordine di Nudm che però devono essere chiare.

 

Cosi l’intervento del nodo di Pisa sullo sciopero che deve essere essenziale, strumento politico di lotta; ponendo anche spunti di riflessione sull’importanza dello sciopero:

contro la sensazione di sconfitta che sta compenetrando la società, o la questione del senso di colpa (assenza per malattia, sentirsi in colpa perché non dai la prestazione lavorativa nei servizi essenziali, la paura dei contagi come forma di ricatto, ecc.

Lo sciopero deve essere genarle e parlare a tutti, la pandemia ha amplificato gli attacchi ma ha risvegliato anche la consapevolezza della necessità di cambiare.


Anche il nodo Nudm Marche ha fatto un intervento concreto, sottolineando l'importanza e la necessitò dello sciopero. Alcune compagne nei mesi scorsi hanno partecipato alle Assemblee telematiche donne/lavoratrici riportando le esperienze di lotta fatte in particolare sul tema dell'aborto e le inchieste fatte tra lavoratrici iperprecarie come le inventariste. 

 

Sull’appello ai sindacati/ruolo dei sindacati, riproposto anche quest’anno, fermo restando che alcune hanno ripreso, dopo l’intervento della compagna Mfpr di Milano, il fatto che già c’era l’indizione delle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, si sono espresse diverse le posizioni:

svegliare dal letargo i sindacati

appello ai sindacati ma deve essere chiaro che è Nudm che lo indice

lettera ai sindacati ma senza incartarci nelle attese perché una copertura già c’è (nodo Livorno)

appello a tutti come modo nostro per affermare le nostre parole chiare, responsabilizzare i sindacati (Nudm Milano)

Sciopero trasversale con alleanze con i sindacati di base per mettersi in collegamento con i settori di lavoratrici e lavoratori in lotta (Nudm Palermo "...ma quando le lavoratrici a Palermo lottano seriamente le compagne di Nudm non si materializzano, vedi anche lo sciopero delle donne dell’anno scorso)

Come fare alleanze con i sindacati? Cgil Funzione pubblica sta lavorando per l’indizione e si è impegnata a diffondete l’autoinchiesta (Nudm Cagliari)

Non abbiamo più i rapporti con le delegate

Ecc. ecc.

 

Su questo l’intervento fatto dalla compagna di Palermo del Mfpr (per l'Assemblea donne/lavoratrici), anche se penalizzato dal pochissimo tempo dato alle “esterne”, 3 minuti,  ha voluto porre una critica a questo parlare dei sindacati in modo così generico, che rischia il qualunquismo, senza fare le necessarie differenze ma mettendo tutti nello stesso calderone; il non volere vedere, e alcune di Nudm lo hanno perfino dovuto ammettere, l’azione e le lotte messe in campo dalle lavoratrici organizzate nei sindacati di base e di classe che non si sono mai fermate e sono state “sveglie”…

 

In diversi interventi si è posta la questione della violenza sistemica e strutturale e di come calare questo nello sciopero.

E' necessario come abbiamo detto nei nostri interventi affermare la doppia valenza dello sciopero delle donne, quella strategica rivoluzionaria, che deve mettere in discussione tutto fino alle radici di questo sistema borghese capitalista che deve essere rovesciato, per il vero cambiamento sociale e doppiamente per la maggioranza delle donne; e quella della lotta di tutti i giorni a 360°, questi due percorsi si devono intrecciare.

La prospettiva di Nudm nella sua concezione ideologica piccolo borghese resta invece interna al sistema, si parla sì di violenza sistemica e strutturale, si parla sì di sciopero come strumento potente che colpisce alcuni nodi del sistema, ma, sebbene alcuni obiettivi siano giusti (per esempio, la questione del reddito garantito per i figli che restano delle donne uccise), alla violenza sistemica e strutturale si risponde per “cambiare” con un “progetto formativo valido e ampio” che agisca nel campo culturale (a partire dalle scuole ecc…).

Ma questo significa solo riformare questo sistema capitalista non rovesciarlo. 


A cura di una compagna Mfpr dell' Assemblea nazionale donne/lavoratrici

Assemblea nazionale Non Una Di Meno: report della seconda giornata, a cura di pr-AQ

Nei prossimi giorni NUDM proporrà lo sciopero globale femminista e trasfemminista, sia attraverso una lettera aperta a lavoratrici e lavoratori, sia con una comunicazione ai sindacati. La comunicazione dovrà essere semplice e diretta.
Il significato simbolico dello sciopero dell’8 marzo, per uscire dalla ritualità, deve concretizzarsi in un processo in divenire per trasformare l’esistente, per questo bisogna dare materia e continuità allo sciopero, visto come tappa di un percorso molto lungo che “deve portarci lontano”
E’ stato di nuovo sottolineato che il contesto in cui ci troviamo è un contesto difficile, complicato dalla pandemia che ha peggiorato sensibilmente le condizioni materiali di vita, di lavoro, di relazioni, di spazi politici per tutte noi e di conseguenza reso più difficili alcune pratiche di lotta.
Ma queste mutate condizioni non fanno che confermare l’urgenza dello sciopero, perché sono aumentate anche le sue motivazioni e di conseguenza la necessità di renderlo visibile anche in forme più radicali.
Su questo, più che l’assemblea di domenica mattina, dedicata alle pratiche e alle azioni di lotta e comunicazione verso e oltre 8 marzo, si sono espresse, in modo chiaro ed esplicito, le soggettività che hanno risposto alla domanda della Cloud: come sciopereresti l’8 marzo...
“Corteo, scontri, occupazioni, picchetti”, questa è stata la nuvola di risposte a quella domanda
Una nuvola che si è andata via via impantanando sul linguaggio da usare per essere inclusive, sulla scelta dello slogan per l’8 marzo, sulla necessità o meno di semplificare gli slogans definendo lo sciopero esclusivamente femminista o transfemminista.
Su quest'ultimo punto è stato obiettato che è sbagliato costruire un'ortodossia sulla questione, perché le ragioni dell'una e dell'altra posizione sono molto complesse e si riferiscono a due retroterra storico teorici diversi che si possono approfondire, se si vuole, senza creare intorno allo sciopero un elemento di ortodossia così discriminante. Quindi si è deciso di tenere entrambi i termini, tenendo conto di questa complessità, anche se per lo slogan si continuerà a dibattere nella mailing list.
In questo senso, la 3° nuvola di NUDM è andata bel oltre la capacità propositiva e comunicativa di alcune realtà di essa, ancora molto ancorate allo sciopero teorico, simbolico e virtuale, anche considerato l’ampio spazio assorbito nella 3° sessione dell’assemblea dalle pratiche virtuali della comunicazione, a proposito delle quali è stato alla fine raggiunto un accordo sull’hastag da usare per promuovere lo sciopero: #8MARZOSCIOPEROPERTUTT.
L’esigenza di dare continuità allo sciopero dell’8 marzo si è articolata in diverse proposte, come assemblee pubbliche ogni 8 del mese con altre realtà di movimento (Modena), convergenza delle lotte per estendere l’8 marzo, per uscire dal rituale e ridare forza, non solo simbolica ma concreta allo sciopero, interagendo con vertenze e lotte già in atto perché diano risultati concreti e siano di incoraggiamento alla lotta nelle situazioni ancora immobili che vivono sfruttamento e oppressione, proposte di campagne specifiche che diano continuità e visibilità alle lotte quotidiane delle donne (Livorno, mfpr-MI)
L’assemblea corpi e libere soggettività si è concentrata sullo sciopero trans femminista dai/dei generi, dai/dei consumi, proponendo slutwalk nei territori, sciopero al contrario con l’apertura di consultori, case rifugio, centri e sportelli antiviolenza in tutti gli spazi sociali e comunitari alle soggettività LGBTQIPA+. Per la comunicazione ha proposto l’utilizzo di un linguaggio inclusivo e non binario anche attraverso azioni di hackeraggio nella vita accademica. Sì a indagine sui temi del lavoro
Per rendere visibili e protagoniste anche tutte quelle persone che avranno difficoltà ad essere in piazza, come le donne impegnate in lavori di cura, Pisa propone di provare a raccogliere contributi audio da portare nelle piazze dell'8 marzo.
Per Nudm Bologna è necessario ricostruire un immaginario forte e collettivo, in cui le rivendicazioni e condizioni siano collegate all’interno di una cornice comune. In questo senso si sono dette favorevoli alla proposta di Torino di ribaltare nazionalmente la strategia per la parità di genere in chiave femminista e svelare l’impianto neoliberale della strategia, in cui si permette di fare carriera ad alcune, riaffermando la subordinazione di altre.
Riprendendo gli assi della strategia, cosa significa ad esempio competenze? Per il governo significa competitività sul mercato, messa a valore sul mercato delle conoscenze, per noi significa valorizzazione dei saperi, delle pratiche femministe, contro la violenza in tutti gli ambiti, educazione alle differenze, educazione sessuale e affettiva nelle scuole, trasformare il sapere medico secondo i nostri bisogni, valorizzare le pratiche femministe e trans femministe nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza ecc. Sul lavoro, per loro significa autoimprenditorialità, competitività, carriera per alcune. Concretamente x molte significa sfruttamento, povertà, disoccupazione, ricatto del permesso di soggiorno. Vogliamo che venga riconosciuto che noi lavoriamo costantemente fuori e dentro le case, pagate, malpagate, non pagate. Vogliamo essere libere dallo sfruttamento e dalla povertà. Il reddito per loro è uguale paga uguale lavoro. Per noi autonomia economica, reddito di autodeterminazione, welfare universale, salario minimo europeo. Tempo, per loro è conciliazione lavoro produttivo-riproduttivo, per noi le politiche di conciliazione non sono un avanzamento, perché nei fatti scaricano sempre su di noi il peso del lavoro di cura, siamo sempre noi a doverci prendere dei part-time, e quindi meno soldi, e quindi è una conciliazione che riafferma la divisione sessuale del lavoro. Noi vogliamo invece un tempo libero dal lavoro in tutte le sue forme, un tempo per noi, x i nostri desideri, per autodeterminarci. Il potere per loro è mettere donne in posizioni apicali secondo un’idea individualistica, gerarchica del potere. Noi non vogliamo che alcune si liberino sulle spalle di altre, vogliamo la potenza della marea femminista e transfemminista di cambiare le cose, di trasformare l’esistente. Questa strategia non va vista come uno strumento chiuso ma come uno strumento attraverso cui intercettare le persone a cui ci rivolgiamo verso l’8 marzo e oltre, uno strumento che deve essere costruito e fatto vivere nei territori, uno strumento inteso come linee guida su cui costruire un rilancio del processo dello sciopero femminista e transfemminista verso e oltre l’8 marzo
Nudm Brescia propone presidi nei luoghi dove sono state uccise e/o lavoravano le donne, per correlazione dei 2 fenomeni del femminicidio che si rincorrono tra loro; abolizione dell’alternanza scuola-lavoro.
Per Nudm Torino è importante darci una cornice forte comune che riporti una strategia femminista che ribalti la visione istituzionale sulla parità di genere. Produrre un immaginario, delle parole d'ordine, slogan in grado di riportare la forza, la potenza e la dimensione collettiva dello sciopero e del processo prima durante oltre l'otto marzo. Processo che deve essere visto come cambiamento e trasformazione collettiva rispetto ad un sistema che tende a frammentare le nostre vite in chiave individualistica per renderci più sole e isolate, fragili nell'affrontare la precarietà delle nostre esistenze.
"Lo sciopero è per tutt - Queste alcune proposte per cercare di rendere questo senso di forza e potenza legata alla dimensione collettiva e alle relazioni, alle pratiche femministe e trans femministe:
Far risuonare, oltre che sui social, nei territori e nelle strade le nostre parole d’ordini, attacchinaggio massiccio per tornare sempre più ad occupare lo spazio pubblico, quindi proponiamo insomma di riutilizzare lo slogan “non sei sol”, lo slogan “unite insieme siamo più forti”, “non sei sol scioperiamo insieme unit siamo più forti” “sciopero per tutt”
Un altro elemento molto importante per costruire i nostri slogan e parole d'ordine è il fatto che, se come abbiamo sempre detto, il peso e le conseguenze di questa crisi ricadono soprattutto sulle nostre spalle, lo sciopero e i processi che innesca sono il momento in cui rifiutiamo questo peso e ce ne liberiamo.
Tutte queste parole d'ordine, l'analisi che abbiamo condiviso sulla situazione che viviamo, sul peggioramento generale delle nostre condizioni materiali, ma anche sulla potenza trasformatrice dello sciopero e del movimento femminista transnazionale, pensiamo debbano risuonare sia nell'appello alle strutture sindacali per l'indizione, sia nella lettera aperta a delegati e lavoratrici per partecipare, costruire insieme lo sciopero.
Nella lettera a nostro avviso dovremmo avere cura di condividere le difficoltà del momento ben nominate ieri, di non presentarsi come un soggetto esterno alle persone che vogliamo coinvolgere perché noi stesse siamo lavoratrici precarie e disoccupate, in molti casi anche delegate.
Se può essere utile ci possiamo offrire per scrivere una bozza di appello alle strutture sindacali e condividiamo il fatto che entrambi i testi debbano uscire entro la fine della prossima settimana Concordi con la realizzazione di infografiche, pillole sulle pratiche di partecipazione allo sciopero in continuo aggiornamento visto il periodo di crisi che stiamo vivendo.
Per quanto riguarda il percorso di avvicinamento crediamo che sia fondamentale occupare gli spazi pubblici nella misura in cui è possibile, dialogare con le persone che li attraversano anche con la pratica dell'auto inchiesta - il questionario del tavolo lavoro - ma anche per esempio "per cosa vorresti scioperare?" "Cosa non vorresti fare l'8 marzo?"
In particolare pensavano a scuole, mercati, supermercati in quanto luoghi in cui è facile anche intercettare le donne, le persone a cui ci vogliamo rivolgere in tutte le declinazioni dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, generi e consumi.
Distribuire in questi momenti kit per lo sciopero che gli altri anni avevamo utilizzato, spille e post it per sciopero riproduttivo da appiccicare in casa, e in generale vorremmo riporre molta attenzione nel rendere la nostra comunicazione semplice e accessibile, in modo che ognun vi si possa riconoscere, così da uscire il più possibile dalle nostre cerchie, rendere lo sciopero davvero di tutt e per tutt, attraversabile da tutt"

La tripla violenza dello stato sulle donne: bambine strappate alle madri maltrattate e affidate ai loro carnefici. Ma quale cultura, ma quale formazione, l'unica soluzione è la rivoluzione!

La storia di Mamma M.: “Mia figlia prelevata si aggrappava ai mobili, a me Tso”


la porta dell’abitazione dopo il prelevamento della minore

ROMA – “Sono uscita viva per miracolo e mia figlia è ancora nelle loro mani. Da venti giorni non so se sia realmente col padre e non so nulla di lei; una bambina di dieci anni e mezzo è sparita così. Dico e ribadisco che è in grave pericolo, questo è un Sos”. Così alla Dire la mamma ligure M. racconta quello che le è successo da quel 5 gennaio, quando sua figlia le è stata strappata via. “Ho il ricordo della mia bambina aggrappata ai mobili, che gridava e diceva “Cosa avete fatto alla mia mamma?'”.

IL PRELEVAMENTO E LO STRAZIO DELLA BAMBINA
Perché mamma M., che era insieme a sua figlia in bagno a casa, si è ritrovata la porta forzata e una ventina di persone tra forze dell’ordine, operatori dei servizi socio-sanitari, direttori Asl, 118, dentro l’abitazione: “Sono state quattro ore di assedio, ci rincorrevano in tutte le stanze e poi alla fine mia figlia è stata sollevata di peso, la tenevano e strattonavano in quattro, io ho sentito un pizzico, una puntura sulle natiche e ho perso i sensi”. Qualcuno, a quanto apprende la Dire, le ha viste portare via di casa, prima la bambina disperata e trascinata a forza, poi la mamma esanime, avvolta e trasportata di peso in un telo arancione.

Mamma M. si è poi risvegliata con solo un accappatoio addosso, in ospedale, “legata in contenzione a un letto, nella rianimazione di un Pronto soccorso, poi portata in un reparto con finestre oscurate, senza poter sentire alcuno dei familiari, senza avere notizie.
“Appena mi riprendevo e facevo domande- ha raccontato- mi dicevano che dovevo accettare una terapia anti anti-psicotica, mi parlavano di Tso poi attraverso un catetere endovenoso mi facevano un’altra anestesia e mi rimettevano a dormire”.

Ad oggi M., come riferisce nell’intervista, non ha visto le carte relative a questo presunto Tso, nulla è mai stato notificato, non sa perché le sarebbe stato praticato questo trattamento, ma sa che tutto, quel giorno, è avvenuto per aver provato a dar voce alla volontà di sua figlia, che temeva di essere strappata alla sua vita con quel prelevamento coatto di cui M. ha impresse tutte le dolorose immagini.

“Dopo 7 giorni sono riuscita ad uscire dall’incubo di quel reparto dove ero stata rinchiusa senza motivo e dal quale non mi si voleva liberare, producendo tutte le relazioni e le valutazioni stilate dai medici che mi hanno incontrata e visitata in 5 anni di procedimenti; ora per fortuna posso raccontare di quel bombardamento. Vogliono ribaltare le vicende legate all’affidamento di mia figlia e alle condotte maltrattanti del mio ex. Io sono scomoda, anche mia figlia; ora cosa le stanno facendo? Le avranno detto che non sono morta, le avranno detto dove sono? Continuano a farmi pressioni perché dia l’autorizzazione a cambiare scuola e sottoporre mia figlia a visite e percorsi psicologico-sanitari sempre presso l’Asl, nonostante un provvedimento della Corte d’Appello li avesse interrotti e i SS dicano che stia bene”.

In quelle ore infinite mamma M. prova a mettersi in contatto con il legale e i familiari, rievocando quei momenti: “Eravamo sotto la doccia e una volta uscite ci siamo ritrovate una ventina di persone in casa e fuori. La piccola gridava, urlava e diceva ‘mi ha fatto del male e mi farà del male, non voglio andare da lui…’, mentre le operatrici parlavano di terapie, ambulanze ed ospedale”. E così è stato, come ha raccontato la mamma che ha passato “le prime 20 ore in Pronto soccorso, legata su una barella”.

LA MAMMA FINISCE ANESTETIZZATA IN OSPEDALE
Di quelle ore in cui mamma e figlia erano braccate resta il silenzio, una casa vuota, sigillata, la porta forzata e quello che mamma M., appena riesce a tornare a casa, racconta alla Dire, ma soprattutto l’apprensione per il trattamento che stanno facendo alla sua bambina: “Ha dieci anni e mezzo, si ribellerà, proverà a fuggire, cosa le faranno? La sottoporranno a sedazione?”. È stato eseguito con queste modalità il decreto di prelevamento della figlia di M., dieci anni, che da cinque dice in tutti i modi di aver timore del padre e di voler stare con sua madre e ha iniziato ormai più grande ad esprimere in tutte le sedi possibili la propria volontà e la stanchezza per una storia ‘istituzionale e giudiziaria’ che l’affligge dalla più tenera età e che le ha segnato l’infanzia. Il caso è stato segnalato anche alle Commissioni Parlamentari con cui la madre e la legale sono in contatto e che stanno seguendo gli sviluppi. Sono ‘fresche’ alla memoria le parole d’indignazione per la vicenda di Varese e l’uccisione del piccolo Daniele per mano del padre e in Liguria questo è l’epilogo di un caso già seguito dall’agenzia Dire, gli ultimi atti di una vicenda giudiziaria lunga cinque anni, l’ennesimo diniego di giustizia e violenza istituzionale verso mamme e bambini, e per questi un vero e proprio calvario.
Parliamo infatti, tornando indietro nella storia, di una minore costretta alla casa famiglia per “avvicinarsi” a un padre che ha avuto misure cautelari per le sue condotte lesive e pericolose e di un giudice del Tribunale ordinario che era sia colui che aveva emesso gli ordini di protezione sia lo stesso chiamato a decidere sull’affido della loro figlia. Piccola che si è ritrovata collocata in comunità per ‘recuperare’ il rapporto con il padre di cui aveva paura.

IL CASO GIUDIZIARIO, UN CALVARIO DI CINQUE ANNI
“Dal 2020- ha ricordato mamma M. ripercorrendo la storia giudiziaria, carte alla mano, insieme al suo legale, dopo il primo allontanamento forzato, siamo andati avanti con incontri protetti settimanali, interrotti per oltre 3 mesi a causa della pandemia. A febbraio 2021 a causa dei numerosi casi Covid in casa famiglia abbiamo chiesto di interrompere i rientri nella struttura e permettere il rientro della minore a casa sua, come avveniva per altri. Nella primavera 2021 i servizi sociali continuavano a rimandare il rientro stabile a casa, previsto dal giudice già entro gennaio del 2020, lanciando sospetti sul fatto che la madre non fosse favorevole alla frequentazione della bambina con il padre, che invece malgrado tutto avveniva regolarmente”, racconta la mamma.

Ma è proprio la piccola protagonista di questa storia a prendere finalmente la parola e a dire basta a proseguire i percorsi rieducativi e psicologici. “La bambina è stremata e chiede di essere lasciata in pace- continua- È un classico caso in cui il minore viene obbligato a visite con il genitore che teme, mettendolo in casa famiglia. Sofferenze inflitte su una bambina costretta e provata da anni di percorsi obbligati. Per questa ragione abbiamo presentato reclami e opposizioni anche in Corte d’Appello, ma la risposta è stata disporre una seconda Ctu, che ovviamente ho ricusato”.

La Ctu (la stessa che aveva decretato il primo allontanamento) ascolta i soli operatori e questo padre, che riferiscono in sostanza di una madre “alienante, malevola e della casa famiglia come unico luogo in cui la bambina fosse libera di vedere il padre”. Quando la bambina viene sentita riferisce “di voler stare con la mamma, di stare bene con lei”. A domanda esplicita su quanto i papà siano importanti questa piccola risponde affermativamente, dicendo però che il suo non è tale. Ma anche quest’affermazione viene letta come plagio della mamma verso la bambina e vengono entrambe definite “recitative”, come conferma anche l’avvocato a proposito della vicenda della piccola.

“Arrivano così le 68 pagine del decreto del 17 ottobre 2021 che stabilisce di togliere la bambina alla madre, l’affido ai servizi sociali, il collocamento presso il padre, incontri protetti con la madre per la quale viene chiesta perizia psichiatrica nonostante fossi stata già sottoposta a diverse perizie in passato dalle quali ero risultata senza patologie o problemi di sorta”. M. insieme al suo legale stigmatizza inoltre l’assenza di imparzialità che getta ombre cupissime sul caso: “Il giudice tutelare nominato per la bambina ha fatto parte del collegio insieme al giudice che ha deciso dell’affido ai servizi sociali e alla casa famiglia: dov’è l’imparzialità di questo tribunale?…”. E aggiunge: “Presentata la ricusazione, nel collegio investito troviamo gli stessi giudici che hanno emesso il provvedimento, come in tutte le altre nomine. Insomma sono sempre gli stessi a decidere e così tutte le istanze, ricorsi e opposizioni sono state puntualmente rigettate”. 

Si arriva così al giorno del prelevamento e a quanto subito da mamma M. e dalla sua piccola, tutto avvenuto con forze dell’ordine e operatori sanitari alla vigilia dell’Epifania. “La bambina non è mai stata ascoltata da un giudice” rammenta la mamma “e anche quando ha parlato agli operatori e in Ctu non è stata mai considerata. In queste ore mamma M. e il suo legale provano disperatamente ad avere notizie della bambina: “Non ho alcuna certezza di dove sia realmente e di come stia; non avendo più contatti con lei, ho seri dubbi che possa stare bene presso il padre; è mia figlia, devo avere notizie e contatti diretti e liberi con lei; ho seri motivi per pensare che sia in grave pericolo e disagio, trattenuta e costretta contro la sua volontà”.

Intanto della piccola restano solo le urla che riecheggiano dentro e fuori casa, mentre la portavano via, la sua volontà di stare con la mamma, di dire basta ai percorsi dei servizi socio-sanitari, il timore e il rifiuto verso il padre, le sue parole in Ctu e le immagini che mamma M. ha scolpite nei pensieri di quando è stata strappata di peso dalla sua casa alla vigilia della Befana, quando tutti i bambini pensano solo alle calze e ai doni che troveranno al mattino.

fonte «Agenzia DiRE» www.dire.it

25/01/22

Assemblea nazionale Non Una Di Meno: le lavoratrici che non hanno mai smesso di lottare

Da una compagna dell'assemblea donne/lavoratrici, per una nuova stagione di lotta, di tutti i giorni, a 360°.
Mi ricollego all'intervento che hanno fatto le lavoratrici Yoox, che salutiamo anche per la lotta che hanno fatto e i risultati che hanno ottenuto, sull'importanza naturalmente dello sciopero. E su questo vorrei partire anche da una delle parole d'ordini che è uscita fuori anche dalla grande manifestazione che c'è stata a Roma il 27 novembre: "non si lotta solo l'8 marzo, non si lotta solo il 25 novembre, ma tutti i giorni". Quindi l'8 marzo è sicuramente riaffermare, con forza, che non è una scadenza una tantum, una scadenza rituale, ma ha anche la doppia valenza diciamo dell'8 marzo; da un lato la prospettiva che deve avere, rivoluzionaria anche, questa giornata, questo sciopero, che deve mettere in discussione tutto, fino alle fondamenta di questo sistema, che deve essere appunto una rottura, una sfida, dare fare male ai padroni, al governo, a questo Stato che ci opprimono doppiamente; dall'altro una tappa che ci deve dare anche l'avvio, diciamo, di una nuova stagione di lotta, di tutti i giorni, a 360°.
In questo senso porto qui la parola delle diverse lavoratrici che con me si sono collegate in questo percorso di assemblea donne lavoratrici nazionale: lavoratrici precarie di Palermo dei servizi nella scuola, lavoratrici di Taranto degli asili nido, le operaie immigrate della Montello, le operaie della Tessitura di Mottola, le lavoratrici degli alberghi, le lavoratrici dell'hotel Gallia di Milano. Quindi, diversi settori di lavoratrici precarie, ma anche donne disoccupate, che in questi due anni di pandemia, che sicuramente ha amplificato tutta la nostra condizione di doppio attacco, comunque non siamo state ferme, abbiamo lottato, abbiamo messo in campo diverse lotte che non posso raccontare qui, perché il tempo è pochissimo, però abbiamo fatto un percorso che ora deve confluire in questo sciopero.
L'ultima cosa, il discorso dello sciopero dei sindacati. Lo slai cobas s.c. ha già indetto questo sciopero. Io sono una lavoratrice e faccio parte di questo sindacato e tengo a sottolineare che questo sindacato non ha indetto questo sciopero come mera cosa tecnica. E' un'indizione che facciamo già da tanti anni e che mettiamo al servizio della lotta più ampia delle donne e di questo sciopero, che non è solo produttivo ma deve essere anche riproduttivo e deve toccare tutti gli aspetti. E poi sul discorso dei sindacati che dormono, vorrei però ricordare che l'anno scorso lo sciopero dell'8 marzo è stato indetto da più sindacati di base, e tante lavoratrici sono scese in piazza. Solo a Palermo noi eravamo cento lavoratrici in carne e ossa che abbiamo fatto lo sciopero! Quindi su questo bisogna fare anche la differenza tra i sindacati.

Da una compagna del MFPR: "non una piattaforma a tavolino, ma elaborata dalle  lotte concrete delle lavoratrici"
Sulla questione che è stata posta oggi sul discorso dei punti di lotta e le rivendicazioni, anche riallacciandomi ad alcuni degli interventi che mi hanno preceduta come Rosalba di Livorno ad esempio, che poneva la questione della necessità della continuità, ma anche di ottenere dei risultati. Secondo me le lavoratrici della Yoox che ieri sono intervenute hanno posto tutte la questione delle rivendicazioni concrete che nelle lotte le lavoratrici stanno facendo, dalla salvaguardia del posto di lavoro al non essere rimandate a casa, sulla repressione e così via. Quindi ci sono le lotte concrete, che richiamano all'elaborazione di una sorta di piattaforma, come noi l'abbiamo proposta e formulata, proprio raccogliendo le istanze concrete che le lavoratrici, nel corso delle loro lotte, portano e naturalmente con gli strumenti necessari e utili affinché si giunga a risultati concreti. Perché una forza come il 27 novembre, che ha visto una partecipazione grandiosa, deve essere trasformata in forza materiale, e anche l'8 marzo, come si è sempre detto, non deve essere di routine, ma deve essere un fattore concreto di trasformazione della realtà che ci circonda. Ed è proprio a questo scopo che noi abbiamo promosso l'assemblea nazionale donne lavoratrici, per unire le lotte e dare forza, visibilità e anche incisività alle lotte. Mi viene in mente come in questo periodo sia molto forte il bisogno e le lotte anche di tanti settori di lavoratrici per l'internalizzazione nei servizi essenziali, perché sono state le prime, o a perdere lavoro o avere riduzione di ore e così via.
Noi abbiamo proprio raccolto tutti i punti, compresa l'eliminazione dell'obiezione di coscienza sulla legge sull'aborto, perché è un punto fondamentale secondo noi.
Non è una piattaforma che nasce a tavolino ma è il frutto di un'elaborazione concreta, portata direttamente dalle lavoratrici, e quindi noi siamo d'accordo con quante hanno accennato alla necessità di avere dei risultati concreti, questo ci sembra un punto assolutamente da valorizzare e da perseguire.

Assemblea nazionale Non Una Di Meno: che le parole delle vittoriose operaie della Yoox siano di incoraggiamento per tutte!


Liuba

Sono una di quelle lavoratrici Yoox che hanno lottato da un anno per non perdere il posto di lavoro. Il tema di oggi è lo sciopero. Lo sciopero che abbiamo avuto noi davanti ai cancelli di un'azienda così grande che discrimina le donne e i lavoratori in generale, ci ha aiutato. Solo unite insieme abbiamo mostrato che queste 15 donne hanno avuto forza maggiore. Credo che non basta solo lo sciopero dell'8 marzo o del 25 novembre che si fa in piazza ogni anno. Credo che gli scioperi servono ogni volta che toccano uno di noi, una di noi. Questo si è dimostrato bene nell'esperienza mia lavorativa e ogni volta che si lotta, non solo per le donne, ma per tutti quelli che vengono discriminati. 

Proprio per questo credo che prima che venga uccisa una donna, si dovrebbe intervenire con lo sciopero per aiutarla, perché solo così si potrà creare una legge. La nostra esperienza lavorativa, dove dicevano che le leggi non esistevano per difenderci come madri, come lavoratrici, per difendere i nostri figli dal non perdere il pane, la legge l'abbiamo fatta noi con lo sciopero. Nudm, l'assemblea donne immigrate di Bologna, il sindacato Si Cobas, ci siamo uniti tutti insieme e abbiamo fatto la nostra forza maggiore! 

Quindi lo sciopero è importante, al di là del sindacato a cui siamo iscritti, io credo che scioperi si possono fare per qualsiasi cosa succeda di brutto, anche solo a una di noi. Solo così potremo vincere il razzismo, il patriarcato, il maschilismo, altrimenti trionferanno per sempre, sia il razzismo che il maschilismo se non staremo unite e non ci sarà questa sorellanza tra di noi, come si è dimostrato nella nostra esperienza delle lavoratrici Yoox, che abbiamo vinto e abbiamo fatto vedere che anche senza una legge che non c'era per difenderci, l'abbiamo creata noi con i nostri scioperi e con la sorellanza. Per cui lo sciopero serve ragazze, e lo dobbiamo fare sempre. Grazie!

Marie

Io faccio parte dell'assemblea donne migranti. Noi ci siamo occupate da vicino della questione operaie Yoox insieme al nodo di Bologna di nudm. E' stata una lotta molto importante perché rappresentava tutto ciò che noi rappresentiamo come coordinamento migranti e come assemblea, perché era una lotta che era contro il patriarcato, contro il classismo, contro il razzismo. E appunto per questo motivo volevamo spingere verso la direzione che deve avere questo 8 marzo secondo noi, che deve essere una data di lotta, deve essere sciopero e deve essere femminista, deve essere intersezionale e deve rappresentarci tutt, deve essere una lotta comune, deve rappresentare tutte le nostre lotte, ma soprattutto deve essere un giorno in cui facciamo vedere che sono lotte che stiamo unificando, che abbiamo una rete tra di noi, e soprattutto rivendicare questa vittoria, perché è stata una vittoria per cui abbiamo lottato molto e sofferto molto, le nostre compagne l'hanno vissuto sulla loro pelle e hanno vinto perché era una vittoria giusta. E penso che abbia dato anche il là verso la direzione che dovremmo prendere…

Leila

Sono una lavoratrice Yoox e volevo solo dire grazie a tutti per il sostegno che ci avete dato. Non solo a Bologna, ma anche da Torino, Modena, da tutta Italia nudm ci ha dato il sostegno.

Lo sciopero è importante, perché senza lo sciopero non possiamo andare avanti, non andiamo da nessuna parte. Quando durante la pausa avete messo quella fotografia, con tante donne unite mi sono emozionata, quella foto per me era una cosa grandissima perché è grazie alla unità che possiamo andare avanti, e per me lo sciopero è una cosa importantissima, perché la donna ha sempre bisogno di lottare contro tutto, contro il razzismo, contro la violenza, contro tutto proprio. Ed è da quando ho iniziato a lavorare che sto sempre a lottare, fino a oggi, che stiamo ancora lottando contro il datore di lavoro, contro il governo, contro tutto, e l'8 marzo è una giornata proprio importante per tutte noi donne.

24/01/22

Assemblea nazionale Non Una Di Meno: le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe hanno già indetto lo sciopero delle donne per l'8 marzo 2022

Dall'intervento della compagna del MFPR di Milano, sabato pomeriggio all'assemblea:

Questo momento di confronto è importante in vista dello sciopero dell'8 marzo, che già era stato indicato anche nel corso della grande manifestazione del 27 novembre a Roma. Comincio con l'informare l'assemblea che noi, come compagne dello Slai cobas per il sindacato di classe, abbiamo già indetto subito dopo l'8 marzo scorso lo sciopero per l'otto marzo di quest'anno. Questo perché era necessario contrastare l'azione della commissione di garanzia, che, quando si parla di sciopero delle donne in particolare, non perde occasione per intervenire, per contrastare lo sciopero.

Abbiamo visto lo scorso anno l'esclusione dallo sciopero del personale della scuola, come era stato anche indicato dalla compagna di Cattive Maestre. Teniamo presente che nella scuola la partecipazione allo sciopero delle donne è sempre stata significativa e quindi è chiaro che hanno voluto contrastarlo. Pretestuosamente tra l'altro, dimostrando tutta l'ipocrisia di cui sono capaci, perché parlano sempre di politiche a favore delle donne, poi quando le donne intendono scendere in campo direttamente non perdono occasione per contrastarle. Quindi questo pone il problema della lotta 360° che come donne abbiamo da fare, contro il governo, con tutte le forze.

Noi abbiamo promosso, durante la crisi pandemica, le assemblee delle donne lavoratrici, proprio per poter far conoscere, collegare e rafforzare le lotte ed estenderle, anche per incoraggiare settori di lavoratrici non in lotta, per dare delle indicazioni. E abbiamo utilizzato anche il sostegno, questa interrelazione, questa rete che stiamo creando per poter meglio fare delle inchieste, in particolare verso le lavoratrici dell'Alitalia, dell'Evoca, della Tessitura di Mottola, verso lavoratrici di Pelle e Cuoio, dell'Hote Gallia di Milano, ecc.

In particolare volevamo sottolineare un aspetto per quanto riguarda il riprendere la parola d'ordine che era emersa durante la manifestazione del 27 novembre, che è fondamentalmente "non bisogna lottare solo il 25 novembre o l'8 marzo, ma tutti i giorni". E quindi è importante questo aspetto.

Si parlava della lotta contro la violenza sulle donne. Noi a Milano, in risposta alle violenze che ci sono state a capodanno in Piazza Duomo, abbiamo organizzato un'iniziativa itinerante, andando a toccare proprio i quartieri che sono stati citati come origine dei ragazzi autori delle violenze, proprio perché era necessario contrastare la canea che si stava scatenando da parte di Salvini e di Meloni.


Assemblea nazionale on line di NUDM - La lotta rivoluzionaria delle donne indiane e l'importanza della solidarietà con le prigioniere politiche in Italia e nel mondo

Dall'intervento di una compagna del MFPR L'Aquila alla sessione mattutina di sabato 22 gennaio nell'assemblea nazionale di Non Una Di Meno:

Un aspetto importante della manifestazione del 27 è stato il suo carattere internazionale e internazionalista. Ci sono paesi, come l’India, in cui le donne subiscono una doppia, tripla, quadrupla violenza. Una violenza legata anche al sistema feudale, alla questione religiosa, al sistema delle caste, alle misure di isolamento e militarizzazione imposte dal governo nazionalista e integralista indù per sradicare i maoisti e schiacciare la guerra popolare per una nuova democrazia.

Proprio il 24 novembre scorso era stata lanciata, con una giornata internazionale di lotta, una campagna in sostegno alle masse indiane che stanno lottando contro il regime fascista e genocida di Modi. Come compagne del MFPR abbiamo portato anche nella manifestazione del 27 un saluto rivoluzionario alle donne, alle compagne indiane che sono in prima fila nella guerra di popolo per costruire una nuova società, una società in cui il potere sia in mano alle masse popolari, in cui le donne possano decidere della vita e di tutto. E questo è un messaggio non solo per l'india, ma anche per noi che siamo nei paesi imperialisti.

In India la violenza che le donne subiscono sin da piccole è veramente atroce. Le giovani che sopravvivono alla violenza, agli stupri, molto spesso imbracciano le armi e si uniscono alla rivoluzione. Ed è una rivoluzione nella rivoluzione quella che conducono queste ragazze, che ha bisogno del sostegno di tutte le donne del mondo e che serve a tutte le donne del mondo, soprattutto ora che il regime fascista indù di Modi sta preparando un nuovo piano militare per schiacciarla definitivamente.

Il piano, Prahaar-3 è una continuazione delle pratiche genocide dell'operazione “Green Hunt”, che ha visto molte organizzazioni per i diritti umani denunciare le atrocità commesse dal governo indiano, gli stupri e i femminicidi delle donne dalit e adivasi da parte di forze militari e paramilitari, la detenzione di massa di attiviste e attivisti per i diritti del popolo, di donne, studentesse, giornaliste, leaders di movimenti dalit, lavoratrici e lavoratori, accusati di essere “simpatizzanti maoisti”.

Negli ultimi 20 anni quasi 2000 persone sono state uccise in custodia dalla polizia in tutta l’India.

La legge sui poteri speciali delle forze armate in vigore dal 58 ha consentito omicidi, atrocità e torture impunite contro il popolo indiano per mano dell'esercito.

Nel 2021 si è accentuata la politica di sterminio delle prigioniere e dei prigionieri politici, la repressione e la carcerazione, e sono aumentate le denunce di aggressioni sessuali da parte delle donne prigioniere. Molte persone sono state arrestate e torturate dopo aver partecipato alla protesta dei contadini contro le tre leggi agricole neoliberiste del governo Modi.

In questa situazione, tutte le forze democratiche a livello internazionale devono mobilitarsi per la fine delle operazioni repressive contro ogni voce di dissenso, la liberazione delle prigioniere e dei prigionieri politici e l’abrogazione delle leggi draconiane che danno “legalità” alla caccia alle streghe, permettendo di mettere dietro le sbarre tutte le voci che contestano e si oppongono ai governi.

Come compagne del MFPR abbiamo aderito a questa campagna prolungata di solidarietà internazionalista anche per smascherare i legami e la complicità del regime fascista, sessista e genocida di Modi coi suoi padrini imperialisti nel mondo, Italia in primis.

Ma anche in Italia, nel movimento delle donne, è necessario rilanciare una campagna complessiva contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, delle attiviste, delle immigrate, delle proletarie anche detenute, in solidarietà con tutte le prigioniere politiche.

Per questo il 27 novembre abbiamo portato anche la voce la denuncia e la lotta contro una violenza che è istituzionale, di Stato. E siamo scese in piazza per difendere le condizioni di vita di tutte le prigioniere politiche, anche quelle del nostro paese. In Italia c’è una prigioniera politica delle brigate rosse, Nadia Lioce, che da oltre 16 anni è sottoposta all’odioso regime del 41 bis, mentre pluriomicidi mafiosi come Brusca sono liberi, protetti e pagati dallo Stato. Il 41 bis è un vero e proprio regime di tortura. Si dice nato per reprimere la mafia, ma viene utilizzato come strumento di annientamento psicofisico, teso a cancellare l’identità delle prigioniere rivoluzionare. A Nadia Lioce, per la fine di questo trattamento, si chiede l'abiura delle proprie convinzioni politiche, ma Nadia Lioce è rimasta coerente nella sua battaglia contro lo Stato del capitale ed è la ragion di Stato che la condanna a questo regime di tortura bianca! E’ la tendenza alla rivoluzione e la solidarietà di classe che Stato e padroni vogliono colpire, attraverso di lei!

Ma la tendenza alla rivoluzione è questo stesso sistema capitalistico e patriarcalista che la genera. Non rinunciamo perciò alla solidarietà di classe e di genere e rilanciamo anzi la lotta contro la repressione e la tortura, in solidarietà con tutte le prigioniere politiche, perché questa lotta deve essere interna alla lotta più generale delle donne contro la violenza reazionaria di questo sistema capitalista, e parte centrale della lotta rivoluzionaria contro lo Stato borghese.

23/01/22

Le lavoratrici della Yoox hanno vinto

Esprimiamo la nostra contentezza e vicinanza alle operaie. Questa vittoria è stata frutto solo della loro lotta, determinazione, coraggio a non mollare in una situazione difficile, in cui i padroni vogliono tutto per i loro profitti e schiacciano/ricattano le operaie.

Noi pensiamo che anche negli altri posti di lavoro bisogna strappare risultati per difendere, migliorare le condizioni di lavoro delle donne, nei turni, carichi di lavoro, ecc.; ma pensiamo anche che bisogna lottare perchè la cura dei figli, il lavoro domestico, non sia tutto scaricato sulla pelle delle donne, e che anche su questo fronte occorre strappare risultati, perchè questo lavoro sia socializzato dallo Stato.

22/01/22

Asili comunali Taranto - Sempre più vicino lo stato di agitazione delle lavoratrici pulizie/ausiliariato


Nella pandemia, nella nuova emergenza, il carico di lavoro, le attività da svolgere delle lavoratrici delle pulizie/ausiliariato negli asili nido comunali aumenta, MA LE ORE E IL SALARIO RESTANO SEMPRE GLI STESSI.

Le lavoratrici Slai cobas hanno detto che aspetteranno questa settimana per verificare volontà della Ditta Servizi Integrati srl e del Comune di risolvere questi problemi, dopo di chè avvieranno lo stato di agitazione.

Le lavoratrici e i lavoratori chiedono:

- le sostituzioni del personale assente - anche molto aumentate in questo periodo per i contagi covid: devono essere fatte con ore supplementari rispetto all'orario normale di lavoro, e le sostituzioni devono essere coperte al 100%, e pagate come da CCNL - questo è previsto esplicitamente e chiaramente dal capitolato d'appalto che viene invece violato dalla Ditta;

- Una indennità salariale a copertura del maggior carico di lavoro causa covid - es sanificazione quotidiana e di ogni giocattolo o suppellettili utilizzate, locali, mobilia, ecc. - lavoro che comporta anche sforzi fisici, fatica, per lavoratrici e lavoratori tra l'altro non giovani e già con problemi di salute per 25/30 anni di lavoro

- Protocollo sanitario - per il covid, e non solo - effettuazione corsi di aggiornamento sanitario, per 1° e 2° soccorritore; con pagamento dellegiornate dei corsi

- Aumento dell'orario di lavoro ordinario - le tre ore al giorno attuali (tra l'altro conquistate solo dalla lotta delle lavoratrici) nell'emergenza pandemia non bastano più. I lavoratori chiedono in primis al Comune un aumento dell'orario normale di lavoro, possibile attraverso l'applicazione del quinto d'obbligo (previsto dal contratto d'appalto.

QUESTE SONO RIVENDICAZIONI IMMEDIATE

MA ALL'INTERNO DELLA RIVENDICAZIONE/BATTAGLIA PIU' GENERALE PER LA INTERNALIZZAZIONE DEL SERVIZIO, ESSENDO ESSENZIALE, PERMANENTE, STRUTTURALE AL FUNZIONAMENTO DEGLI ASILI.

Su questo è necessaria soprattutto una battaglia nazionale. Per questo le lavoratrici degli asili di Taranto lanciano un appello a tutte le lavoratrici a una grande mobilitazione a marzo.

LAVORATRICI ASILI SLAI COBAS SC TARANTO

21/01/22

Assemblea nazionale on line di Nudm

Parteciperemo e interverremo in questa assemblea.

Informeremo che le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe hanno già indetto lo sciopero delle donne per l'8 marzo.

Vogliamo riprendere la parola d'ordine del 27 novembre detta da varie realtà: non si lotta solo il 25/11 e 8/3 ma tutti i giorni. L'8 marzo non è una "scadenza", è da un lato l'apice di una battaglia che già c'è e indica ad essa la prospettiva rivoluzionaria del movimento delle donne,  per rovesciare la terra e il cielo, per una nuova società, una società socialista, in cui "tutta la  vita deve cambiare"; e dall'altro l'avvio di una nuova stagione di lotta di tutti i giorni e a 360°

Su questo nell'assemblea porteremo la voce delle lotte delle proletarie, da Palermo alle fabbriche del Mugello, di Montello, della Tessitura di Mottola, delle lavoratrici pulizie degli asili, delle operaie della Sa.Ga. Coffee; la voce e l'azione nella situazione pandemica della scuola, nella gravità della sanità; come il lavoro in tutti questi mesi con l'Assemblea nazionale donne/lavoratrici e la sua azione, per unire le lotte - "lotta una lottano tutte" - unire e generalizzare la denuncia, la protesta contro le condizioni di lavoro e di vita sempre più di doppio sfruttamento, discriminazioni, di razzismo/sessismo, di oppressioni e violenza sessuale, di morte sul lavoro e in mare per le immigrate; e in questa battaglia contaminare tutte le lotte, portandoci la nostra "marcia in più".

Siamo quelle che sia pur poche sono scese in piazza contro la violenza di branco a Milano, impedendo che destra e Stato parlino strumentalmente a nome delle donne, ecc. 

Dove sta invece quotidianamente NUDM? (al di là del lavoro importante su vari aspetti che fanno alcuni nodi locali, ma troppo pochi). La grande energia, forza del 27 novembre di quasi 100mila donne non può essere in piazza, in sciopero solo due volte l'anno. 

Ne Nudm può scrivere nel comunicato di indizione dell'assemblea "Abbiamo bisogno di individuare insieme i punti di lotta e le rivendicazioni che radichino nel presente il processo dello sciopero femminista e transfemminista verso e oltre l'8 marzo". Ma queste lotte ci sono già! Non le vedete voi! soprattutto le lavoratrici, licenziate, discriminate, fatte tornare a casa scaricando su di loro tutti i servizi sociali, l'aumento del costo della vita, ecc., stanno già facendo scioperi, presidi, blocchi, si scontrano con la polizia, contro le denunce. Queste donne/lavoratrici nella lotta stanno ponendo chiaramente le "rivendicazioni". Non ci sono da "individuare", da "cercare"; c'è da andare, stare nelle lotte quotidianamente, e imparare anche...

Ma questo la piccola e anche settori di media borghesia che gestiscono Nudm non lo fanno, perchè partono da sè, dal loro mondo

Noi abbiamo detto all'inizio dell'anno: "L'anno che vogliamo: essere pericolose... per padroni, governo, Stato, uomini che odiano le donne".

E questo lo dobbiamo gridare e mostrare nello sciopero dell'8 marzo!