18/04/24

Libertà per Anan, Mansour, Ali - Aggiornamento della situazione

Il 5 aprile il tribunale ha rigettato il ricorso e quindi Anan  (e anche gli altri 2) resta in carcere
Il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini (lo stesso di Alfredo Cospito), attende le motivazioni della sentenza, che devono essere depositate dopo 45 giorni e quindi verso il 20 maggio, per fare ricorso in Cassazione, che molto probabilmente fisserà l'udienza non prima di settembre.

Anan sta nel carcere di Terni - a L'Aquila è stato pochissimo, perchè qui c'è il 41bis e Anan non è in regime di 41bis;

Gli altri due condannati stanno in condizioni peggiori di Anan.

In particolare Mansour sta nel carcere di Rossano Calabro (che sta molto fuori dal paese, considerato una specie di "Guantanamo"); la moglie e figli stanno in Cpr e non li fanno uscire; Alì sta nel carcere di Ferrara - dove è stato fatto un presidio

Per Anan è stato fatto un presidio a Terni dove si stanno mobilitando giovani palestinesi e cobas.

A L'Aquila sabato scorso vi è stata una serata "benefit" per raccogliere soldi per le grosse spese legali e per dare un sostegno alla moglie di Mansour. Sono state raccolte 700 euro - ancora insufficienti.

Anan può ricevere posta. In questo senso invitiamo a scrivere a lui, come agli altri 2 palestinesi.

Di seguito un telegramma inviato dalla compagna de L'Aquila a tutti e tre:

Testo in inglese "
On the 50th anniversary of the International Day of Solidarity with Palestinian Prisoners, we demand freedom for Anan, Mansour, Ali and all Palestinian political prisoners" 
Inviato ad: 
Anan Yaeesh, casa circondariale di Terni - Strada delle Campore, 32, Terni CAP 05100
Mansour Doghmosh, casa circondariale di Rossano - Contrada Ciminata 1, Corigliano Rossano - Cosenza (CS) CAP 87064
Ali Saji Rabhi Irar, casa circondariale di Ferrara - Via Arginone, 327, Ferrara CAP 44122:

16/04/24

Con il soldi del Pnrr, antiabortisti nei Consultori

L’avevamo detto!

L’avevamo capito!

Abbiamo lanciato l’allarme da tempo ed ora ecco servito l’ulteriore affondo al diritto di abortire.

Mentre la Francia costituzionalizza il diritto all’aborto e il Parlamento europeo approva una risoluzione a favore, l’Italia fa un ulteriore passo indietro.

Attente a queste due...

Un emendamento di FdI, approvato in commissione Bilancio della Camera, all’art. 44 del ddl per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, autorizza le Regioni ad usare per le associazioni pro-life una parte dei fondi destinati alla Sanità. Sì, i fondi della Sanità pubblica invece che destinati in favore della salute di tutti, il partito della Presidente li utilizza per consentire a quella setta di fanatici pericolosi dei pro-vita di entrare nelle strutture pubbliche ed offendere i diritti della donna e della sua libera autodeterminazione. I luoghi della salute laica, pubblica, antifascista nelle mani di gruppi e movimenti antiabortisti che continuano da anni a cannibalizzare gli spazi femministi.

La motivazione è quella di supportare la maternità ma in realtà sappiamo bene che le associazioni pro-vita italiane sono associazioni ideologiche ed oscurantiste il cui unico scopo è quello di limitare la libertà della donna.

In realtà, però, occorre ricordare che è la stessa legge 194/78 che autorizza la presenza nei consultori delle associazioni di supporto alle donne che vogliono diventare madri, l’art. 2 così recita: “i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

Ma, come ben sappiamo e come ben conosciamo, le associazioni pro-vita italiane che si presentano come sostenitrici delle donne madri in difficoltà, di fatto sono associazioni cattoliche di natura anti-abortista e basta, e nessun supporto offrono alle donne/madri se non quello di comprimere la loro libertà di scelta, se non quello di impedire l’accesso all’aborto.

Favorire l’ingresso ufficiale di gruppi e movimenti antiabortisti nei Consultori, di fatto, sarà un ulteriore ostacolo per le donne all’ottenimento del certificato per accedere all’IVG. I Consultori sono nati come spazi autogestiti trans femministi e successivamente statalizzati attraverso la legge 405 del 1975 ma nel corso di questi anni hanno visto il loro depotenziamento e smantellamento, da presìdi per la vita di comunità e medicina di genere, attualmente sono presenti in un numero sempre più esiguo. Questo emendamento approvato dal partito della Presidente contribuirà a consegnare queste strutture nelle mani di gruppi e movimenti antiabortisti omobilesbotransfobici.

E’ una decisione molto grave perché rappresenta l’ennesima offesa ai danni delle donne e alla loro autodeterminazione.

“Non toccherò la 194” disse la Presidente, in realtà leva diritti rendendoli impraticabili e il gioco è fatto. Approfitta delle trame larghe di una legge, la 194, che già lasciava spazio ai medici obiettori di coscienza, per reprimere, subdolamente, i diritti della donna.

Fuori le destre fasciste e i movimenti antiabortisti dai Consultori, luoghi transfemministi, laici e pubblici! Non siamo più disposte ad accontentarci delle briciole di diritti, a resistere agli attacchi di una destra che spinge per toglierci anche quelle briciole di diritti che ancora ci sono rimasti.

Che cosa possano mai centrare i Consultori con i decreti attuativi del Pnrr? E’ inutile porci la domanda: è l’ennesimo, chiaro, attacco al diritto all’aborto e alle nostre scelte riproduttive.

"Via libera alle associazioni Pro vita nei consultori" - NON LO PERMETTEREMO! Il diritto d'aborto non si tocca lo difenderemo con la lotta!

VATICANO E GOVERNO FASCIO-SESSISTA MELONI SI DANNO LA MANO PER ATTACCARE UN DIRITTO FONDAMENTALE DELLE DONNE! 
Dalla stampa:
"Aborto, la destra all’attacco della legge 194: 
via libera alle associazioni Pro vita nei consultori
Un emendamento al Pnrr prevede che le Regioni possano coinvolgere le associazioni.
I Pro-life nei consultori, cioè dentro alle strutture sanitarie dove viene fatto il maggior numero di certificazioni per l’interruzione volontaria di gravidanza. Il centrodestra prova ancora una volta a forzare la mano sul tema dell’aborto, questa volta con un emendamento al Pnrr approvato in commissione Bilancio che andrà in votazione alla Camera".

15/04/24

Il nuovo documento del Vaticano attacca il diritto d'aborto, la libertà di scelta delle donne, in sintonia col governo fascio-sessista Meloni

"Infinita dignità" è il nuovo documento del Vaticano e nello specifico del Dicastero per la Dottrina della Fede presentato in occasione del 75 anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma possiamo ben dire che nei riguardi delle donne in primis i cosiddetti diritti non devono invece esistere. "Infinita indegnità", e possiamo dirlo forte, della chiesa cattolica con oggi a capo Papa Bergoglio. E' di fatto l’indegnità contro la maggioranza delle donne e non solo. Un documento in cui si elenca tutta una serie di violazioni della dignità umana… la guerra, la povertà, il dramma dei migranti, la tratta delle persone e degli organi, la tortura, la pena di morte, l’omicidio, la violenza di genere, la violenza digitale…”, ma il disco della narrazione di questa Chiesa si rompe appena si arriva ad alcuni temi che riguardano l’ambito dei diritti e della vita delle donne oggi sempre più sotto attacco che non sono più definiti “violazioni della dignità umana” ma si riaffermano come “delitti” da condannare senza se e senza ma, primo fra tutti il diritto di aborto “contro la vita” che “presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente grave e deprecabile” si legge nel documento del Vaticano.

Il diritto di aborto, la libertà delle donne di scegliere della loro vita sono nuovamente attaccati, e nella fase attuale che stiamo vivendo di moderno fascismo e moderno medioevo che avanzano, la Chiesa, (lo scrivemmo anni fa in un opuscolo che abbiamo prodotto ai tempi della Chiesa di Ratzinger e che ritorna attuale dal titolo “Ratzinger, l’infamia originaria”) “…è sempre stata pronta a sfoderare nuove armi per legittimare la condizione di subordinazione e oppressione delle donne, non rimane indietro…”. Oggi usa il volto e le parole del Papa Francesco aggiornati, innovativi per certi aspetti e a volte anche scomodi su certi temi rispetto alla chiesa di Ratzinger, vedi le denunce sulla pedofilia, ma su temi come appunto l’aborto e oggi anche la questione della maternità surrogata “che deve essere proibita a livello universale”, tutto resta come prima. In una chiesa che dice di aprire alle donne, di accogliere le donne, questo però è valido solo se esse rimangono dentro i binari consoni al ruolo produttivo/riproduttivo funzionale alla esistenza e salvaguardia di questo sistema sociale capitalista in profonda crisi.

La Chiesa ribadisce e riafferma, quindi, con forza le sue concezioni reazionarie scendendo ancora in campo, per mantenere il suo potere, dando man forte alla fase politica e sociale attuale, all’aperta e indegna sponsorizzazione ideologica, politica e culturale del moderno fascismo e del fasciosessismo, oggi rappresentato dal governo Meloni che sin da quando si è insediato ha posto come uno dei suoi obiettivi l’attacco ideologico e politico alla condizione di vita della maggioranza delle donne che devono servire soprattutto alla patria mettendo al mondo figli, che devono essere controllate socialmente nella loro vita sulla base del ruolo produttivo e riproduttivo. E in questo senso, il diritto di aborto è odiato dalla borghesia al potere perché pone la questione profonda e centrale dell’autodeterminazione, della libertà di scelta  delle donne e della lotta necessaria delle donne che può mettere in discussione l’ordine sociale esistente e “valori” putrefatti e morenti.

Sulla maternità surrogata la chiesa di Bergoglio ancora spalleggia il governo Meloni per cui la maternita' surrogata deve essere “reato universale”, ossia perseguibile anche se commesso fuori dall’Italia. Un governo di reazionari e fascisti che vedono le donne solo come corpi da usare sessualmente o per fare figli, quegli stessi reazionari e fascisti che, in connubio coni padroni, tolgono alle donne di fatto il diritto alla maternita', al lavoro, il diritto di vita dignitosa, ipocritamente si trasformano in difensori delle donne, delle donne  soprattutto povere che per necessita, costrizione o sfruttamento "affittano il proprio utero"?! Diventano difensori dei bambini, mentre lasciano morire in mare i bambini dei migranti e sono pienamente complici delle migliaia e migliaia di bambini morti se pensiamo al genocidio in corso del popolo palestinese?

Tutto questo in realtà è pienamente interno ad una logica fascista, integralista, familista per cui i bambini devono nascere da famiglie rigidamente tradizionali in cui c'è un padre, una madre - vedi su questo anche la posizione della Chiesa nel nuovo documento di definire pericolosissima la teoria che cancella le differenze dei sessi, una posizione pienamente interna ad una logica di attacco alla libertà di scelta delle donne, di attacco al diritto d'aborto, di controllo e di repressione da parte di questo Stato, oggi rappresentato dall’ala più reazionaria al potere della borghesia.  

E questa posizione a dir poco indegna sulle donne, che fa capire chiaramente il livello di vero e proprio odio ideologico e politico, fa anche il paio con la presa di posizione dei fascisti di Fratelli d’Italia al governo relativa alla proposta di legge per gli aiuti all’inserimento lavorativo delle donne che subiscono violenza, che con un emendamento della fascista Marta Schifone di FdI (cognome non fu mai tanto appropriato!) vorrebbe sì l’inserimento lavorativo e la conservazione del posto di lavoro delle vittime di violenza, ma solo se “vittime di violenza con deformazione o sfregio permanente del viso”. Non solo, l’emendamento vi inserisce anche gli uomini!

Da un lato si svilisce, si attenua la condizione delle donne che hanno subito violenza facendo una schifosa differenziazione, come se ci fossero violenze più importanti e violenze meno importanti (senza nulla togliere alle donne sfregiate o menomante che hanno pieno diritto di avere il lavoro e una vita dignitosa); dall'altro si escludono tutte le altre forme di violenza, per non parlare di quelle anche meno visibili o più subdole che si possono subire anche sul piano psicologico. Ma la restrizione degli "aiuti" alle donne sfregiate è giustificata schifosamente anche per la questione dei soldi, delle risorse da risparmiare, visto che alcune delle proposte di legge (sono sei) includono anche gli sgravi contributivi, i percorsi professionali d’inserimento…

Se a tutto questo poi aggiungiamo la indegna misura per le donne vittime di violenza di 400 euro - che hanno pure il coraggio di chiamare "reddito di libertà" - con cui raggiungerebbero l’indipendenza economica, quando 400 euro oggi non bastano neanche per fare la spesa, e se pensiamo da un lato che questi provvedimenti vengono promossi come strumenti di "emancipazione", di "autonomia abitativa", come libertà da "ricatto materiale" e avvio di "nuova vita" e dall’altro che in questi mesi tutto questo viene utilizzato come becera propaganda elettorale, vedi le prossime elezioni europee, si capisce bene lo schifo di questo governo che usa le donne in modo strumentale per portare avanti gli sporchi interessi dei suoi esponenti finalizzati al “nuovo” teatrino elettorale della borghesia.

Ecco questa situazione deve suscitare in noi donne ancora più rabbia e la spinta ad una lotta a 360 gradi che necessariamente come maggioranza delle donne, lavoratrici, proletarie, giovani dobbiamo mettere in campo contro questo sistema sociale.

14/04/24

Info per condivisione - IRAN/ISRAELE - la posizione di proletari comunisti/PCm Italia

L’Iran reagisce all’attacco e all’aggressione Israeliana, sostenuta e pianificata con l’imperialismo Usa. 
Chi semina vento raccoglie tempesta. 

Noi siamo dalla parte del popolo e della resistenza palestinese.  
Siamo dalla parte delle masse arabe di tutti i paesi del Medio Oriente contro lo stato sionista di tipo nazista Israeliano, appoggiato dall’imperialismo Usa/Ue/Italia.

Noi siamo per la lotta di liberazione nazionale e sociale dei proletari e masse oppresse contro i regimi reazionari dominanti nei paesi arabi.

Proletari comunisti /PC m Italia

Martedì 16 aprile
speciale ORE 12 Controinformazione Rossoperaia

13/04/24

Attacco al diritto di aborto e alle donne e non solo... la Chiesa di Bergoglio dà man forte al moderno fascismo/moderno medioevo che avanzano oggi con il governo Meloni

 Da Controinformazione rossoperaia la denuncia e appello di una compagna Mfpr

L’UE vota in favore dell’aborto... MA CI SONO ENORMI "MA"... E L'ITALIA FA L'OPPOSTO - Una nota dell'Avv. Antonietta Ricci di Taranto

Il Parlamento europeo con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni, ha approvato una risoluzione per inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.

La risoluzione comporta la modifica dell’art. 3 della Carta nel quale si leggerà che “ognuno ha il diritto all’autonomia decisionale sul proprio corpo, all’accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi servizi sanitari senza discriminazioni, compreso l’accesso all’aborto libero e legale”.

Questa decisione si inserisce in un ampio dibattito che ha riportato l’interruzione di gravidanza al centro delle cronache europee dopo che il 4 marzo, la Francia è stata il primo paese al mondo a inserire l’aborto nella propria Costituzione.

Nel complesso la risoluzione approvata dall’Eurocamera ha un impianto progressista in materia di diritti delle donne ma è un pronunciamento simbolico e non reale perché per modificare la Carta dei diritti europei serve l’approvazione unanime dei governi dei 27 riuniti nel Consiglio Ue. E sappiamo bene che tale unanimità non c’è.

Pertanto, l’approvazione della risoluzione rappresenta solo una buona occasione di dialogo durante il quale non sono mancate aspre critiche a paesi con misure estremamente restrittive sull’aborto come la Polonia, dove l’aborto è vietato in ogni caso, come Malta, dove è totalmente negato, come l’Ungheria. Non sono mancate critiche anche all’Italia che, insieme a Romania e Slovacchia, sebbene riconoscano il diritto all’aborto, di fatto lo rendono estremamente difficoltoso. In Italia, infatti, la larga maggioranza di medici obiettori, che in alcuni regioni rappresenta la totalità, rende praticamente impossibile abortire.

Non è mancata nemmeno la posizione del Vaticano che è tornato a ribadire la sua condanna all’aborto nel documento dal titolo” Dignitas infinita”.

Nella risoluzione si legge, altresì, una espressa preoccupazione riguardo le associazioni pro-vita per l’aumento di finanziamenti in loro favore perciò, gli eurodeputati hanno rivolto un invito all’esecutivo Ue affinché vengano esclusi dai finanziamenti europei tutti i gruppi che operano contro parità di genere e diritti delle donne compresi quelli riproduttivi.

A giudicare dalle reazioni che ha avuto in Italia, la risoluzione del Parlamento europeo ha raggiunto il suo scopo: “Oggi è un giorno tragico per la storia dell’Europa e per i suoi valori fondanti” ha detto Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita e Famiglia Onlus associazione che ieri, per le strade di Bruxelles ha inviato un camion-vela con una immagine di un feto insanguinato e lo slogan “uccidere un bambino non è un diritto fondamentale”. Ma le campagne dei Pro Vita sono sempre fuorvianti, false e violente.

Di certo la risoluzione europea ha lanciato un segnale in favore delle donne e del loro diritto ad autodeterminarsi, il diritto di prendere decisioni sulla riproduzione senza subire discriminazioni, coercizioni o violenze, fa parte dei diritti fondamentali della donna. I diritti umani delle donne comprendono il diritto di avere il controllo sulla propria sessualità, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, e di decidere liberamente e responsabilmente al riguardo in assenza di coercizioni, discriminazioni o violenze.

La risoluzione Ue ha ribadito questi concetti ed in una Europa attraversata da un’onda nera sempre più forte, averne parlato, discusso e formalizzato in un documento è un buon segnale.

12/04/24

Protette? Ma solo se sfregiate!

Ci sono sei proposte di legge a Montecitorio che puntano a garantire alle donne vittime di violenza il diritto all’inserimento lavorativo attraverso le quote riservate alle categorie “protette”, perché la risposta alla sopraffazione passa soprattutto attraverso l’indipendenza economica.

Ma la proposta dell’onorevole Maddalena Morgante (FdI) è incredibile: prevede forme di sostegno economico a donne vittime di violenza con deformazione o sfregio permanente del viso. Sì, se sfregiate meritiamo tutela, viceversa, no!

Questa scelta è non solo discriminatoria verso tutte le altre forme di violenza che lasciano segni temporanei non visibili, violenza significa qualsiasi atto di sopraffazione di genere che possa provocare un danno psicologico e sofferenze, ma tiene anche molto poco di conto la peculiarietà del fenomeno della violenza maschile contro le donne.

Il testo però contiene aspetti ancora peggiori, prevede infatti che anche gli uomini vengano inseriti in questo disegno di tutele.

Il problema è che la Convenzione di Istanbul prevede che i due piani non debbano essere sovrapposti proprio per il carattere particolarissimo e ben identificabile della violenza maschile contro le donne che ha una chiara matrice culturale. La convenzione disciplina che i piani debbano essere separati perché gli atteggiamenti di violenza non sono simmetrici e quindi non accomunabili. Il rischio infatti è quello di non comprendere la sistematicità del fenomeno della violenza di genere. Se dunque da un lato la forbice delle donne a cui garantire aiuti economici si andrebbe a restringere, dall'altro si perderebbe proprio il focus della problematicità della violenza maschile contro le donne.

Ma non solo.

Garantire sovvenzioni unicamente a donne con segni indelebili e visibili è infatti un modo per andare al risparmio, cosa che questo governo ama molto fare quando si parla di lotta alla violenza di genere. Ridurre l'erogazione di sussidi a una sola categoria di vittime di violenza, fa risparmiare. Peccato che a rimetterci siano ancora di nuovo sempre le donne e non le casse dello Stato.

Vogliamo ricordare alla Presidente che un trauma non esiste solo se si vede. Un’altra volta un passo indietro, soprattutto da parte di una donna nei confronti di altre donne. Lo sfregio che questo governo sta operando nei confronti delle donne è sempre più evidente.



09/04/24

La Meloni combatte la violenza sessuale con 400 euro per un anno!?

Gli organi di stampa, e in particolare il giornale padronale, Sole 24 Ore, pubblicano con soddisfazione articoli sui dati della corresponsione del "reddito di libertà" alle donne vittime di violenza sessuale. Le domande presentate all’Inps sono state oltre 6mila, quelle accolte finora sono 2.772.
Già il titolo di questo provvedimento era ed è una ridicola provocazione: la "libertà" è avere 400 euro al mese? 
Ma non basta...
Dalla stampa: "Sono quasi 3mila le donne vittime di violenza che hanno beneficiato (o ancora beneficiano) del reddito di libertà, il sussidio da 400 euro mensili riconosciuto per un anno, con lo scopo di supportare l'emancipazione delle donne, sole o con figli, che hanno subito maltrattamenti e siano in condizione di povertà, cioè che sono seguite dai centri antiviolenza dai servizi sociali. Un aiuto significativo per promuovere l’autonomia abitativa e personale e facilitare un percorso assistito di uscita dalla violenza, liberandole dal ricatto materiale del mantenimento e offrendo loro strumenti concreti per una nuova vita".
"Queste politiche non solo mirano a interrompere il ciclo della violenza, sia fisica che psicologica, ma si propongono anche come modello di intervento integrato e sostenibile per il futuro".

Siamo alle miserie offensive, a fronte della dura realtà di tante donne, presentate come se fossero ORO.
Prima questione: dal 2020 solo la metà delle donne che ha presentato domanda ha avuto le 400 euro. Una vera elemosina, inferiore anche al "reddito di cittadinanza", che non permette neanche di comprare il minimo necessario per mangiare (figurarsi per pagare bollette, spese sanitarie, ecc.) da sola, meno che mai se si hanno figli. 
Di fatto questa, come il Bonus per i padroni se assumono donne disoccupate vittime di maltrattamenti (leggi altro post) ha sostituito il reddito di cittadinanza. Insomma, bisogna essere violentate, maltrattate, e anche essere povere violentate, per sperare di avere queste elemosine. Che difesa è mai questa? Che razza di società è una società che aspetta che tu sia violentata per darti uno straccio di reddito e di lavoro a tempo!?
Ma questa indecenza viene presentata da questo governo, dai parlamentari del centrodestra, dalle sue ricche signore che vivono con i soldi dello Stato e li usano anche per comprarsi abiti griffati, gioielli, per fare viaggi, ecc., come strumento di "emancipazione", come promozione di "autonomia abitativa", come libertà da "ricatto materiale" e avvio di "nuova vita".
Ma come vi permettete, luridi politicanti di trattare così le donne? Di prenderle in giro, di offenderle? 400 euro, o uno straccio di lavoro per un anno vogliono dire "libertà", "emancipazione", "nuova vita"?
La nostra "libertà" può cominciare facendovi fuori, lottando contro questo vostro sistema che produce altrettanta violenza reazionaria, organizzandoci per una giusta rivoluzione proletaria che vi spazzi via!

PS. Compagne di Nudm, riflettete quando negli obiettivi ponete la questione del reddito, come "reddito di autodeterminazione"...

08/04/24

Verso lo sciopero nazionale del 10 aprile delle lavoratrici e lavoratori della Coop Sociali/Terzo settore indetto dai sindacati di base... anche a Palermo

Contro il CCNL siglato dai confederali, di "aumenti" elemosina dei salari, di negazione degli arretrati, di più sfruttamento, di discriminazioni verso le lavoratrici madri...
Vogliamo un lavoro stabile, basta precarietà!

Intervista alla compagna dello Slai Cobas sc coordinatrice del Terzo settore

07/04/24

Direttamente da Budapest - Enorme manifestazione contro il Governo Orban. Forse il tappo sta saltando - Ne parleremo nella Controinformazione rossoperaia

"Anche le strade intorno alla piazza di Kossuth 
sono piene di dimostranti
Ungheresi! Non abbiate paura!"



Sui cartelli è scritto "Le vittime di Bicske"
"Hai mentito al mattino e alla sera"

A Bicske vi era un orfanotrofio dove il direttore di questo Istituto ha molestato i bambini e vi è stato uno scandalo di pedofilia.

"Hai mentito..." è una frase molto famosa in Ungheria, perchè circa 14 anni fa al lago di Balaton vi fu una riunione del partito socialista, in cui il presidente del partito fece una dichiarazione nella quale disse ai suoi lavoratori: fino ad ora abbiamo mentito la mattina, a mezzogiorno e anche la sera al popolo; ma ora non possiamo continuare così. Lui voleva dire che il suo partito, allora al potere, mentiva continuamente al popolo e così tradivano il popolo ungherese e ora bisognava cambiare. In quella riunione qualcuno registrò quella dichiarazione e la diede alla stampa e il presidente si dimise subito dopo. 
Ora si riprende nelle manifestazioni questa frase per dire che anche il presidente di oggi (Orban) fa lo stesso, mente tutto il giorno.



Massima solidarietà al prof. Christian Raimo e condivisione delle sue parole

"I neonazisti vanno picchiati": è polemica sulle parole di Christian Raimo.

Il professore del liceo Archimede nei giorni scorsi è finito al centro di una polemica dopo che nel programma tv di La7, ripercorrendo il caso di Ilaria Salis, l’insegnante detenuta in carcere in Ungheria, a un certo punto ha detto: “Cosa bisogna fare coi neonazisti? Per me bisogna picchiarli”. Parole dalle quali il conduttore David Parenzo e Laura Boldrini si sono distaccati. “Per me è giusto picchiarli”, ha ribadito il professore. “Io insegno ai miei studenti che la democrazia è arrivata da un’opposizione seria al nazismo”, ha aggiunto.

L’insegnante, 48 anni, laureato alla Sapienza, ha scritto libri di racconti, romanzi, saggi per case editrici come Minimum Fax, Einaudi, Piemme, Laterza, Chiarelettere. Tra il 2018 e il 2021 è stato assessore alla Cultura del Municipio III.

.... Raimo. “Per le dichiarazioni che ho fatto in trasmissione, e non a scuola, ovviamente, ho ricevuto violente dichiarazioni minatorie di parlamentari leghisti e di Fratelli d’Italia”. E ancora, dice il professore, “striscioni di minacce di gruppi ultras neonazisti e gruppi di studenti di organizzazioni neofasciste con altri striscioni sotto scuola, tutti a volto coperto. Non sono preoccupato per le minacce personali, ma per il gioco democratico e il senso delle istituzioni”. Secondo lo scrittore, infatti, “un ministro dovrebbe difendere tout-court un docente minacciato da gruppi neonazisti invece di avviare un approfondimento interno, e invece finisce proprio per accodarsi agli striscioni intimidatori, e lasciare che gli uffici scolastici regionali vengano usati in modo esattamente contrario alla loro funzione; di non prendere parola invece quando davvero la violenza fisica viene esercitata sulla comunità scolastica, come è accaduto a Pisa poco più di un mese fa”.

Di più. Nella sua lunga risposta Raimo scrive anche: “Non so quale Costituzione abbiano come riferimento Valditara o altri rappresentanti di governo. Quella per cui insegno è nata dalla lotta di partigiane e partigiani che hanno combattuto fascismi e nazismi. A scuola spero di educare alla libertà (art.2) e alla giustizia (art.3); non al merito, non all'assimilazione o all'umiliazione, che sembrano l’orizzonte pedagogico del ministro Valditara. Del resto l’articolo 33 garantisce la libertà d’insegnamento, e ognuno ha il suo stile educativo”. Il suo, dice, “prova a ispirarsi ai testi che ho la fortuna di leggere e ristudiare con i miei studenti, di antifascisti come Giacomo Matteotti,...., Italo Calvino, Ada Gobetti, Beppe Fenoglio, di emozionarmi con loro per la testimonianza dei milioni di persone spesso sconosciute che hanno dedicato la loro vita a contrastare i nazismi, e raccontare il senso di quell’impegno.

06/04/24

Una scritta in un muro di Prato

Inviatoci da una compagna da Prato, dove tante lavoratrici cinesi vengono super sfruttate
Sul muro è scritto: 
la società capitalista ci ha ucciso

Le misure premiali alle aziende per la "parità" sono la prova concreta della "normale disparità"


Anche per il 2023 le aziende che hanno conseguito la certificazione della "parità di genere" potranno entro il 30 aprile presentare domanda all'Inps per fruire dell'esonero contributivo introdotto da una delle misure per la "parità" tra lavoratrici e lavoratori (vedi di seguito l'articolo).

 Invece di essere sanzionati perchè attuano discriminazioni verso le donne, i padroni vengono premiati, se dimostrano di non averle attuate. Quindi, diventano normali, non illegali i trattamenti disparitari; e diventa una “eccezione” corrispondere salari uguali a lavoratrici e lavoratori, mansioni uguali, diritti contrattuali uguali.

Questa normativa, di fatto, è servita e serve solo, non certo a migliorare la condizione delle donne sui posti di lavoro - d'altra parte, pochissime aziende, facendosi i conti, accedono a questa disposizione; anche perchè non si tratta solo di un dare e avere solo economico, ma di mantenere una condizione delle lavoratrici di subordinazione, di precarietà/discriminazione che permette ai padroni più facilmente di trattarle peggio in generale, di usarle come quando serve, di far passare minacce e ricatti, fino a molestie/violenze sessuali, di licenziarle quando non gli servono – bensì a cristallizzare la condizione sempre più pesante delle lavoratrici.

Della serie: così è, ringraziate governi e padroni buoni se qualcosa migliora, ma… senza obbligo.

Ecco, quando la Meloni, la Min. Calderoli, la Min. Roccella parlano – nell’8 marzo, o dopo un femminicidio, o dopo che escono dati sulla condizione delle lavoratrici, ecc. – di misure a favore delle donne NON CREDETELE, è allora che stanno peggiorando la nostra condizione e cercano di abbellirla…

                       Premialita' di parita' 
  1. Per l'anno 2022, alle aziende  private  che  siano  in  possesso della certificazione della parita'  di  genere  di  cui  all'articolo 46-bis del codice delle pari opportunita' tra uomo e donna, e' concesso, nel  limite  di  50  milioni  di euro,  un  esonero  dal   versamento   dei   complessivi   contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. 
  2. L'esonero di cui  al  comma  1  e'  determinato  in  misura  non superiore all'1 per cento e nel limite massimo di 50.000  euro  annui per ciascuna azienda, 
  3. Alle aziende private e'  riconosciuto  un  punteggio  premiale  per   la valutazione di  proposte  progettuali  ai  fini   della concessione di aiuti di Stato a  cofinanziamento  degli  investimenti sostenuti. Compatibilmente con il diritto dell'Unione europea e con i principi di parita' di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalita', 

Il padre di Ilaria-Salis: in udienza costretta a stare per 8 ore senza-acqua - Un video da fanpage

05/04/24

Palermo - un odioso stupro che continua

da Controinformazione rossoperaia del 4/04

Il 7 luglio scorso, a Palermo, Asia, una giovane di 19 anni, è stata vittima di un odioso e atroce stupro di branco, abusata in modo bestiale da 7 ragazzi che hanno anche filmato le violenze. “Eravamo 100 cani sopra una gatta”, hanno scritto nei messaggi i 7 porci stupratori bastardi che l'hanno violentata dopo averla fatta ubriacare filmando lo stupro, mentre lei gridava per il dolore e diceva basta. I porci bastardi continuavano deridendola e l'hanno poi abbandonata sola per strada.

La giovane ragazza, verso cui si è sollevata immediatamente una forte solidarietà a Palermo che si è estesa in tutto il paese, ha avuto la forza di denunciare i porci bastardi che sono stati arrestati.

Il 19 Aprile ci sarà l'udienza preliminare per i 6 indagati maggiorenni dello stupro.

L'inferno però per questa giovane non è finito perché nei mesi a seguire è stata purtroppo vittima di altrettanta violenza, soprattutto mediatica a seguito anche del fatto che questa ragazza aveva postato dei messaggi soprattutto attraverso i social, da un lato per reagire anche alla violenza subita, dall'altro per cercare di dare anche un messaggio di forza ad altre ragazze, ad altre donne che subiscono violenza in questo paese.

Ma è stata pesantemente attaccata, stalkerizzata, offesa, ha dovuto subire pesanti ingiurie con frasi del tipo “vabbè, fa i video su Tik Tok con delle canzoni oscene, è normale che poi le succeda quello che le è successo” oppure “ma certo, per come si veste è normale che poi venga violentata”, al punto che questa giovane ha detto “basta, smettetela di sparare stronzate, perché se andate a scrivere cose del genere a ragazze a cui succedono violenze, come è successo a me, magari sono anche più fragili e potrebbero poi arrivare ad ammazzarsi". 

Quindi violenza su violenza, quasi come se questa ragazza oramai fosse entrata in una spirale in cui la sua vita è impostata su una logica di violenza.

Dopo essere stata per un periodo in una comunità protetta ha voluto rientrare a vivere a Palermo - perché è un diritto di ogni ragazza potere decidere liberamente della propria vita - ma in realtà questa ragazza è stata nuovamente oggetto di violenza purtroppo, perché proprio due giorni fa è stata aggredita qui a Palermo, mentre si trovava in un locale col fidanzato, in un quartiere molto popolare di Palermo, Ballarò, da un giovane con un coltello insieme alla madre, un giovane che lei aveva denunciato per un tentativo di violenza. La ragazza è stata minacciata con un coltello, l'hanno trascinata in un appartamento, hanno cercato di intimidirla pesantemente per costringerla a ritirare la denuncia, a ritrattare le accuse.

Non ci sono riusciti. La ragazza poi è stata tratta in salvo dai carabinieri, ma fatto sta che questa ragazza ha subito nuovamente una pesante violenza.

Ora rinnovando naturalmente la solidarietà e la forte vicinanza e solidarietà ad Asia, non possiamo che denunciare ancora una volta, riprendendo anche quanto abbiamo scritto alcuni mesi fa soprattutto dopo lo stupro di Palermo ma anche dopo l'atroce stupro che c'è stato a Caivano delle bambine, così come per i femminicidi che purtroppo ci sono stati in questi mesi, che tutto questo, gli stupri di branco, le violenze, i femminicidi sono il prodotto di questo sistema sociale borghese putrefatto, che sfodera ogni giorno sempre di più modelli marci, sessisti, maschilisti, impersonificati dai borghesi, dai ricchi, dai rappresentanti dei governi, delle istituzioni e poi dati in pasto tutti i giorni agli uomini, ai ragazzi del popolo che non hanno niente se non la miseria della violenza dei quartieri dove vivono, dello sfogo maschilista del branco, di potere contare qualcosa sui social. E l'humus moderno fascista che sta avanzando in questo paese potenzia tutto questo perché dà legittimità all'ostentazione della violenza reazionaria, della sopraffazione, della stupidità più becera ma più violenta contro le donne.

Siamo in una fase in cui il governo attuale è un governo di ideologia fascio-sessista, costituito da personaggi fascisti che, a partire dalla Meloni, al La Russa di turno, in questi mesi, mentre mettono in campo politiche in cui ogni giorno attaccano, peggiorano sempre più le condizioni di vita e di lavoro di milioni di donne che inevitabilmente portano con sé l'aumento di forme di subordinazione e di dipendenza delle donne, di oppressione, fanno, nello stesso tempo, una costante campagna ideologica contro le donne, fatta anche di frasi con lo stile della Meloni: “Eh, ma le le donne se non hanno la testa sulle spalle... le ragazze è chiaro che poi se la sono cercata la violenza…..” oltre al La Russa di turno che non perde tempo a difendere il figlio stupratore e a dire che la ragazza stuprata se l'è cercata, era consenziente. Mentre nello stesso tempo portano avanti una concezione delle donne che sono buone in questo paese solo per fare i figli, per la loro Patria e la loro guerra.

Tutto questo è chiaro che  arriva a livello di massa, innanzitutto ideologicamente, influenza le menti e di conseguenza poi l'azione di tutti i giorni anche degli uomini, dei giovani, dei proletari dei quartieri popolari, che poi pensano che sia normale considerare la donna un oggetto, che sia normale considerarla un possesso, poterne fare quello che si vuole, che sia normale stuprarla, che sia normale violentarla, che sia normale ucciderla, quando la donna vuole rompere quei legami oppressivi.

Quindi è chiaro che contro tutto questo bisogna lottare a 360 °.

Quando ci fu lo stupro di Palermo immediate sono state le manifestazioni di protesta, iniziative di piazza, cortei improvvisi, anche promosse da Non Una Di Meno, questo a partire da Palermo, e questa pronta risposta è stata importante, è stata positiva, ha mobilitato anche altre donne - purtroppo - per le violenze che sono continuate a esserci, ma anche i femminicidi efferati, vedi quello di Giulia Cecchettin.

Questo ha maturato oggettivamente anche una coscienza maggiore sulla questione della violenza, dei femminicidi, anche a livello più immediato, ha portato anche a una maggiore sensibilità, al fatto che c'è stata anche una reazione maggiore da parte delle donne e infatti questo lo si è visto poi nella grandissima manifestazione del 25 novembre a Roma e lo si è rivisto anche nelle grandi manifestazioni che ci sono state l'8 Marzo con lo sciopero delle donne, dove l'elemento della violenza sulle donne, dei femminicidi è di nuovo tornato nella denuncia, nelle manifestazioni, nelle lotte.

Però è chiaro che bisogna continuare, non bisogna assolutamente allentare la presa. Da un lato non fare sentire assolutamente sole le donne che subiscono violenza che purtroppo ogni giorno aumenta fino ad arrivare agli odiosi femminicidi e dall'altro continuare a lottare, organizzarsi nella chiarezza però che gli stupri, i femminicidi sono frutto dell'intera condizione delle donne e oggi sono espressione del moderno fascismo, della fase attuale del sistema capitalista e imperialista in crisi, e che quindi non possiamo parlare solo di cultura, di educazione, di scuola che dovrebbe risolvere questo problema, perché anche la scuola, purtroppo, in questa fase di fascismo e di guerra imperialista è sempre più improntata, per esempio, a una logica militaresca, a una logica di scuola dove entrano sempre più polizia, forze dell'ordine, esercito, che portano a una logica di sopraffazione, di predominio, che ha le sue conseguenze anche nei rapporti uomo-donna; quindi la chiarezza che la lotta deve essere contro il sistema capitalista imperialista, il suo governo attuale, il suo Stato che non protegge assolutamente le donne - e lo si è visto con lo stesso caso della ragazza di Palermo che purtroppo ha subito nuovamente violenza.

Una lotta in cui noi donne dobbiamo essere la marcia in più, dobbiamo essere più attive, più coscienti, organizzarci in questo senso. Dalle piccole alle grandi azioni dobbiamo portare avanti questa lotta perché è ogni giorno sempre più urgente e necessaria.

03/04/24

Gaza - Al-Shifa - Israele ha trasformato l'ospedale in un cimitero degli orrori - dal blog proletari comunisti

TUTTE E TUTTI DEVONO SCHIERARSI E SOSTENERE IN TUTTE LE FORME LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE - Basta con i lamenti ipocriti dai nostri parlamentari al papa!

Dalla testimonianza di Angelo Stefanini Medico volontario del Pcrf - da il Manifesto

Dopo due settimane di assedio israeliano, lo Shifa è un cumulo di cadaveri. Medici e civili giustiziati, persone schiacciate dai bulldozer, pazienti lasciati morire di fame e di sete. L'ultimo terribile attacco alla sanità di Gaza passa per un massacro senza precedenti

È straziante l’angoscia provocata dalle immagini delle rovine annerite dell’ospedale di Al-Shifa, Gaza City. Quello che era il più grande complesso ospedaliero dell’intera Palestina occupata, dopo due settimane di assedio israeliano è un cumulo di macerie fumanti.

Dotato di 800 posti letto, in esso si eseguivano interventi chirurgici di trapianto di rene, chirurgia a cuore aperto, cateterismo cardiaco e neurochirurgia avanzata, oltre a chirurgia generale, medicina interna e maternità. Da molto tempo Al Shifa era qualcosa di più: per i palestinesi di Gaza la «casa della guarigione», per Israele – sebbene privo di prove convincenti – il principale centro di comando di Hamas.

Le forze israeliane avevano già fatto irruzione nello Shifa a novembre provocando gravi danni e costringendo pazienti e personale medico a uscire, lasciando dietro di sé reparti devastati e neonati senza incubatrici. Il secondo è durato due settimane: l’ ultimo giorno il personale medico riferiva che 107 pazienti, molti in terapia intensiva, e 60 operatori sanitari erano stati incarcerati in un vecchio edificio dell’ospedale privo di attrezzature.

La situazione era descritta come «orribile e disumana», nessuna ventilazione, squallide condizioni di pulizia, farmaci quasi assenti con ferite settiche purulenti. I medici, al posto dei guanti ormai esauriti, usavano sacchetti di plastica. Gli accompagnatori dei pazienti sono stati giustiziati, arrestati o evacuati dai militari, i pazienti e il personale lasciati senza cibo e acqua per giorni.

La Cnn riporta la testimonianza di Khader Al Za’anoun, giornalista di Wafa, l’agenzia di stampa palestinese, secondo cui l’ospedale Al-Shifa al ritiro delle forze israeliane «sembra un film dell’orrore». «I bulldozer hanno schiacciato i corpi delle persone ovunque intorno e nel cortile dell’ospedale – ha detto. Molte famiglie cercano i loro cari e non riescono a trovarli. Abbiamo trovato intere famiglie morte e i loro corpi decomposti nelle case intorno all’ospedale. I sopravvissuti sono malnutriti. Le persone ancora vive all’interno soffrono la fame con una bottiglia d’acqua al giorno da condividere con sei persone». «Mi guardo intorno e non riesco a credere a quello che vedo», ha detto.

Secondo Euro-Med Human Rights Monitor, organizzazione indipendente con sede a Ginevra, «l’esercito israeliano ha attaccato i palestinesi senza distinzione di status civile, posizione professionale, sesso, età o condizioni di salute». Tra i morti sono stati ritrovati, crivellati di proiettili a pochi passi dall’ospedale, i corpi di due dei medici palestinesi più stimati di Gaza, madre e figlio. Lei, Yusra al-Maqadmeh, medico generico, e lui, Ahmad al-Maqadmeh, chirurgo plastico poco più che trentenne.

Secondo il britannico Middle East Eye, si pensa che siano stati giustiziati dagli israeliani mentre cercavano di fuggire. Ex vincitore di una borsa di studio del Royal College of Surgeons of England per il suo lavoro sulle ferite da arma da fuoco a Gaza, Ahmad era – a detta di Ghassan Abu Sitteh, chirurgo plastico palestinese britannico che aveva lavorato con lui – «un’anima così gentile ed entusiasta, sempre calmo, sempre composto».

Difficile il calcolo delle vittime. Le forze israeliane affermano di avere ucciso 200 persone e arrestate 900. La protezione civile di Gaza parla di circa 300 persone uccise. L’esercito sostiene di non aver danneggiato civili e personale medico. Le organizzazioni mediche e i testimoni oculari respingono con forza questa affermazione, con la morte di Ahmad e Yusra al-Maqadmeh a loro sostegno.

Secondo l’Oms, almeno 21 pazienti sono morti durante l’assedio. I sopravvissuti hanno detto a Middle East Eye che decine di civili sono stati uccisi. Euro-Med è in grado di confermare che centinaia di cadaveri, tra cui alcuni bruciati e altri con testa e arti mozzati, sono stati scoperti sia nell’ospedale che nell’area circostante. Rapporti preliminari suggeriscono che oltre 1.500 palestinesi siano uccisi, feriti o dispersi, con metà delle vittime donne e bambini.

Almeno 22 pazienti sono rimasti uccisi nei loro letti d’ospedale perché intenzionalmente privati di accesso al cibo e cure mediche. L’esercito israeliano ha anche consapevolmente impedito a squadre di soccorso e a rappresentanti delle organizzazioni internazionali di entrare allo Shifa per svolgere missioni umanitarie o evacuazioni.

Il brutale attacco al complesso medico Al-Shifa è l’aspetto più visibile del piano sistematico di Israele di distruggere il settore sanitario della Striscia di Gaza, negando alla popolazione palestinese ogni possibilità di cure mediche e in ultima analisi sopravvivenza.

Palermo: ora minacce e percosse contro la ragazza stuprata a luglio scorso - Non lasciamola sola!

Non basta la denuncia, la protesta subito dopo lo stupro e poi il silenzio. La mobilitazione deve continuare nelle forme necessarie: la solidarietà, la lotta sono le nostre armi. Che siano le donne, le ragazze ad essere "pericolose" per gli squallidi maschi stupratori!

Info da il Manifesto
"Dovunque vada gridano il mio nome ridendo o dicendo parolacce" aveva denunciato sui social poche ore prima della nuova aggressione
Ancora violenza per la ragazza palermitana ventenne che lo scorso luglio denunciò sette ragazzi con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. I sette sono tutti in carcere e uno, che all’epoca era minorenne, è stato già condannato a 8 anni e 8 mesi. Il gruppo ha fatto pressione perché la vittima ritrattasse. Lunedì sera la ragazza si trovava nel quartiere palermitano di Ballarò con il suo fidanzato quando è stata avvicinata da un ragazzo e dalla madre di quest’ultimo. Si tratta del giovane che la ragazza ha denunciato per abusi sessuali durante l’inchiesta, relativi però a un ulteriore episodio: avrebbe abusato della giovane tra maggio e giugno 2023.
Lunedì sera il ragazzo e la madre avrebbero avvicinato la ventenne per intimarle di ritrattare la denuncia. Poi l’avrebbero costretta seguirli nella loro abitazione a due passi da Ballarò («mi hanno minacciato con un machete» ha poi raccontato alla sua legale). Il fidanzato non ha potuto fare nulla, come dirà poi agli inquirenti, perché anche lui minacciato a mano armata. Dopo alcune ore, il ragazzo si è liberato e si è presentato ai Carabinieri per denunciare quanto stava accadendo: «Ci hanno puntato un coltello e ci hanno divisi – ha spiegato in caserma -. Mi hanno immobilizzato e ho visto che la portavano via con la forza. Volevo chiamare subito aiuto ma me l’hanno impedito». Un gruppo di amici dell’aggressore l’avrebbe infatti trattenuto minacciandolo con il coltello.
Nella stessa notte madre e figlio, con la ragazza, si sono presentati in caserma dove lei, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto ritrattare. Invece hanno trovato lì il fidanzato che stava denunciando il sequestro e le violenze. I due familiari sono stati quindi denunciati per minacce e sequestro di persona... 
Il 19 aprile è in programma l’udienza preliminare per i sei indagati maggiorenni dello stupro di luglio 2023.

Ilaria Salis - NO! Solo la continuità della mobilitazione, della contro-informazione, del sostegno alla importante azione del padre, può liberare Ilaria


L'Ungheria ha minacciato che ogni pressione è controproducente per la causa di Ilaria. Zoltan Kovacs, portavoce del governo di Orban ha detto: «Dobbiamo chiarire che nessuno, nessun gruppo di estrema sinistra, dovrebbe vedere l’Ungheria come una sorta di ring di pugilato dove venire e pianificare di picchiare qualcuno a morte... Nessuna richiesta diretta da parte del governo italiano (o di qualsiasi altro importante organo di informazione) al governo ungherese renderà più semplice difendere la causa di Salis...".
Ma queste minacce del governo ungherese sono da un lato la dimostrazione che la mobilitazione per Ilaria Salis sta incidendo e Orban si preoccupa che si estenda; dall'altro sa di poter contare sull'"amica" Meloni.
Il messaggio infatti del governo Meloni fa il paio con quello di Orban: lasciar fare al governo...; cercando di mettere a tacere le voci di protesta, le iniziative di lotta, e la stessa grande ed estesa mobilitazione del padre. 
Ma la nostra risposta deve essere, invece, quella di estendere ancora di più e in tutte le forme la mobilitazione per la libertà di Ilaria.  

02/04/24

All'asilo-nido 'Magicondo' di Taranto trovato amianto - bambini e lavoratrici corrono un grave rischio!

A seguito dei lavori sia all'esterno che all'interno dell'asilo è stato rinvenuto dell'amianto all'interno. Pare che questo amianto fosse stato posto in sicurezza anni fa ma i lavori in corso hanno lo fatto tornare alla luce, facendo quindi diventare pericolosissima la permanenza nell'asilo.

Bambini e operatori, lavoratrici sono stati spostati in vari asili nido. La Asl/Spesal starebbe facendo primi accertamenti.

Quanto successo è molto grave.

Già nelle scorse settimane a causa sempre di questi lavori fatti in presenza di bambini e lavoratrici, educatrici, lavori che che dovevano durare pochi giorni e invece si sono protratti per settimane, all'interno soprattutto si era formata molta polvere che danneggiava la respirazione. Molte famiglie per questo avevano ritirato i loro bambini dall'asilo, ma sia operatrici che lavoratrici dell'ausiliariato e pulizie continuavano a stare all'interno respirando questa polvere con problemi alla gola, alla respirazione.

Le lavoratrici Slai cobas avevano subito segnalato la situazione, la Ditta, di cui sono dipendenti le lavoratrici di ausiliariato e pulizie, era intervenuta e i lavori erano cessati.

ORA, L'AMIANTO!

Come mai questi lavori sono avvenuti senza un pre-controllo? Il Comune sapeva dell'esistenza dell'amianto e se sì perchè non lo ha segnalato preventivamente agli organi competenti?

Ora non basta aver spostato bambini e lavoratrici in altri asili. Servono immediati controlli medici sia ai bambini che alle lavoratrici. 

Pretendiamo di conoscere dalla Asl lo stato dell'amianto. 

Quanto sta accadendo è molto grave. Una struttura scolastica che dovrebbe dare garanzia al 100%, invece mette a rischio la salute di bambini piccolissimi (da zero a tre anni) e quindi più deboli, come lavoratrici che operano da decenni intale struttura.

31/03/24

31 marzo 1872 nasce Aleksandra Kollontaj - una breve biografia - La raccolta delle sue Conferenze

Il Mfpr ha raccolto, in una pubblicazione della collana "Formazione rivoluzionaria delle donne", tutte le Conferenze sulla "Liberazione delle donna", fatte dalla Kollontay nel 1921 all'università di Sverdlov - Si può richiedere a: mfpr.naz@gmail.com
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Il 31 marzo 1872 nasce Aleksandra Kollontaj - Commissario del popolo della RSFS Russa per la solidarietà statale dal 11 novembre 1917 al 23 febbraio 1918.
 
Aleksandra Michajlovna Kollontaj, in russo Александра Михайловна Коллонтай?, nata Domontovič, Домонто́вич (San Pietroburgo, 31 marzo 1872 – Mosca, 9 marzo 1952), è stata una rivoluzionaria russa di orientamento marxista e femminista, la prima donna nella storia ad aver ricoperto l'incarico di ministra e ad aver figurato, come funzionaria di carriera e come ambasciatrice, nella diplomazia dei grandi paesi europei. Secondo lo storico del pensiero socialista G.D.H. Cole, ella fu, insieme a Marija Spiridonova, l'unica figura femminile davvero di spicco della rivoluzione russa. 
Aleksandra era figlia del generale Michail Alekseevič Domontovič (1830-1902), nobile proprietario terriero di origine ucraina, che aveva partecipato alla guerra russo-turca del 1877 ed era stato governatore di Tarnovo. Sua madre, Aleksandra Aleksandrovna Masalina (1848-1899) – Mravinskaja in forza del primo matrimonio – una finlandese di origine contadina, il cui padre aveva fatto fortuna con il commercio del legname, aveva sposato il generale Domontovič in seconde nozze, già madre di due figlie…Poiché i genitori temevano che in una scuola pubblica avrebbe potuto frequentare cattive compagnie, Aleksandra studiò privatamente con un'istitutrice, Marija Strachova, per altro legata segretamente ai circoli rivoluzionari, e si diplomò a sedici anni. Avrebbe voluto seguire all'Università i corsi tenuti dallo storico Konstantin Nikolaevič Bestužev-Rjumin (1829-1897), ma i genitori le imposero ancora lezioni private di storia e letteratura sotto la direzione di Viktor Petrovič Ostrogorskij (1840-1902), un noto storico della letteratura russa. La sua terza sorellastra Adèle aveva accettato un matrimonio di convenienza. Aleksandra, invece, rifiutando matrimoni di convenienza e anche volendo sottrarsi alla tutela dei genitori, sposò nel 1893 per amore un cugino, l'ingegnere Vladimir Ludvigovič Kollontaj (1867-1917), non visto di buon occhio dalla madre, dal quale ebbe il figlio Michail, ma da cui si separò di fatto dopo tre anni. Aveva già opinioni politiche che inclinavano verso il populismo rivoluzionario, non condivise dal marito, e considerava soffocante una vita esclusiva di moglie e di madre. Entrò a far parte di una società per la diffusione della cultura, attraverso la quale poté stabilire dei contatti con ambienti operai e con i detenuti politici della fortezza di Šlissel'burg. L'assidua frequentazione del quartiere operaio di Narva, il lungo sciopero dei tessili nel 1896, la conoscenza di Elena Stasova e la lettura delle riviste marxiste legali «Načalo» (L'Inizio) e «Novoe Slovo» (La Parola nuova) favorirono il suo avvicinamento alla socialdemocrazia. Nel 1898 scrisse per la rivista «Obrazovanije» (Educazione) il saggio Le basi dell'educazione secondo Dobroljubov e in agosto si trasferì a Zurigo per seguire all'Università i corsi di economia del professor Heinrich Herkner (1863-1932), del quale aveva conosciuto e apprezzato il libro Die Arbeiterfrage (La questione operaia), pubblicato nel 1894. Durante la sua permanenza a Zurigo apparve il libro di Eduard Bernstein I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia, il primo tentativo di revisione del marxismo che fu ben accolto da Herkner, mentre Kollontaj si sentiva sempre più una marxista ortodossa e trovò nello scritto di Rosa Luxemburg Riforma o rivoluzione la confutazione delle opinioni «opportuniste» di Bernstein. 
Copenaghen, 1910, VIII congresso dell'Internazionale socialista: al centro la Kollontaj con Clara Zetkin Il suo professore le consigliò allora di recarsi in Inghilterra per studiare da vicino il movimento operaio inglese, così da trovare - sosteneva Herkner - le ragioni che legittimavano il revisionismo. Raccomandata ai coniugi Sydney e Beatrice Webb, dai colloqui che ebbe con loro e dall'osservazione dell'operato dei laburisti, Aleksandra Kollontaj si persuase del contrario e con tale convinzione lasciò il Regno Unito per tornare in Russia, decisa a impegnarsi attivamente nel movimento socialdemocratico del suo paese. In Russia si oppose ai «marxisti legali» come Pëtr Berngardovič Struve e Michail Ivanovič Tugan-Baranovskij (1865-1919), e pubblicò, sulla rivista «Naučnoe Obozrenie» (Rassegna scientifica), articoli contro il revisionismo bernsteiniano che le furono censurati. La prima fase dell'attività politica Entrò nel Partito Operaio Socialdemocratico Russo nel 1898. In questo periodo s'interessò particolarmente alla situazione sociale della Finlandia, provincia parzialmente autonoma dell'Impero russo, scrivendo dal 1900 articoli pubblicati sulla «Naučnoe Obozrenie», sulla «Obrazovanije» (Educazione) e sulla «Russkoe bogatstvo» (La ricchezza russa), che furono raccolti nel 1903 a formare il libro La situazione della classe operaia in Finlandia. Nel 1901 e nel 1903 andò nuovamente all'estero e conobbe Kautsky, Plechanov, Lafargue e Rosa Luxemburg. Partecipò a Londra al secondo congresso del POSDR, nel quale emersero i primi conflitti tra bolscevichi e menscevichi, e mantenne una posizione di equidistanza. Quando tornò in Russia nel 1903, i suoi genitori erano morti e lei si separò definitivamente dal marito. Il 22 gennaio 1905 - «era un giorno straordinariamente pieno di sole», ricordò - assistette nelle strade di Pietroburgo al massacro dei manifestanti che erano andati a presentare una petizione allo zar. In quell'anno partecipò all'attività clandestina di stampa e propaganda tra i bolscevichi, dai quali si separò nel 1906 non condividendo il loro boicottaggio delle elezioni della I Duma di Stato, e si unì alla frazione menscevica, della quale farà parte fino al 1915. In settembre partecipò a Mannheim alla IV Conferenza femminile della SPD e nel 1907, a Stoccarda, alla Conferenza femminile dell'Internazionale socialista, sostenendo con Clara Zetkin il diritto al voto delle donne. Per la sua attività di agitazione tra gli operai tessili e per aver scritto La Finlandia e il socialismo, un appello all'insurrezione degli operai finlandesi, fu costretta a entrare in clandestinità. Partecipò egualmente nel dicembre del 1908 al primo congresso femminile pan-russo organizzando un gruppo di lavoratrici con un proprio programma che si distingueva, per i suoi contenuti classisti, dal suffragismo borghese del movimento femminile europeo. Prima della chiusura del congresso, avvertita che la polizia era sulle sue tracce, dovette fuggire dalla Russia. In Germania s'iscrisse al Partito Socialdemocratico di Germania. Nel 1909 pubblicò Le basi sociali della questione femminile, «una disputa polemica con le suffragette borghesi» - scrisse - e insieme una sollecitazione rivolta alla socialdemocrazia russa a costruire «un valido movimento di donne lavoratrici in Russia». Nel 1910 partecipò all'ottavo congresso della Seconda Internazionale tenuto a Copenaghen, nel corso del quale fu proposta l'istituzione della giornata internazionale della donna. Partecipò anche al congresso del 1912 a Basilea, dove elaborò un piano di assistenza alla maternità che fu in parte adottato in Russia nel 1918. Nel 1913, a Londra, scrisse Società e maternità. Durante questo periodo, tenne contatti con i partiti socialisti europei, spostandosi in quasi tutti i paesi d'Europa - fu anche in Italia - e, allo scoppio della prima guerra mondiale fu arrestata in Germania per propaganda anti-militarista ed espulsa. Trasferitasi in Danimarca e poi in Svezia, fu nuovamente arrestata e dovette risiedere in Norvegia. Nel 1915 prese parte alla Conferenza di Zimmerwald, sostenendo la necessità di boicottare la guerra, secondo la tesi della corrente bolscevica alla quale aderì, e scrisse l'opuscolo A chi è necessaria la guerra? Dalla fine del 1915 si recò per due volte negli Stati Uniti, tenendo conferenze e dibattiti contro il conflitto mondiale e riunendosi in tal modo anche al figlio Michail per il quale, così come per altri studenti russi, aveva evitato la coscrizione obbligatoria ottenendone l'invio in America per lavorare alle forniture materiali alla Russia. Intanto fin dal 1911, troncando bruscamente una lunga relazione con il compagno di frazione e scienziato agronomo (fra l'altro già sposato), Pëtr Pavlovič Maslov (1867-1946), la Kollontaj si era legata sentimentalmente ad Aleksandr Gavrilovič Šljapnikov La rivoluzione Nel marzo del 1917, dopo lo scoppio della rivoluzione contro lo zarismo, tornò in Russia e fu la prima donna ad essere eletta al Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado. .. Pavel Dybenko e Aleksandra KollontajAleksandr Šljapnikov, compagno di lotta e, per qualche tempo, anche di vita, della Kollontaj In luglio fu tra i bolscevichi arrestati per ordine di Kerenskij e il partito la elesse membro del Comitato centrale, incaricandola della revisione del programma, e candidandola all'Assemblea costituente. Fu nominata, il 28 ottobre, dopo la vittoria della Rivoluzione, «commissaria del popolo» (cioè ministra) per l'assistenza sociale, prima donna al mondo ad essere membro di un governo. Nel breve periodo del suo incarico, decretò la distribuzione ai contadini delle terre appartenenti ai monasteri, l'istituzione degli asili nido statali e l'assistenza di maternità. Aleksandra Kollontaj entrò però ben presto in contrasto con la politica del governo bolscevico, aderendo alla corrente dei «comunisti di sinistra» che si opponevano alla firma del trattato di Brest-Litovsk, dimettendosi dalla carica di commissaria del popolo…. 
Ciò non le impedì comunque di essere, nello stesso anno, tra le organizzatrici del primo congresso delle donne lavoratrici russe dal quale nacque il Ženotdel, organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica, per le iniziative sociali e la lotta all'analfabetismo. Grazie anche alla sua iniziativa, le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette, il diritto all'istruzione e a un salario eguale a quello degli uomini. Venne anche introdotto il divorzio e, nel 1920, il diritto all'aborto… Con un articolo pubblicato sulla «Pravda» il 28 gennaio 1921, si schierò con l'Opposizione operaia (Rabočaja opposicija. La carriera diplomatica Dopo che il Canada le ebbe rifiutato il gradimento nel mese di settembre, fu quindi nominata consigliera presso la rappresentanza commerciale sovietica a Oslo di cui divenne ben presto responsabile: quando nel febbraio del 1924 la Norvegia riconobbe ufficialmente il governo sovietico e la rappresentanza di quest'ultimo fu trasformata in una vera e propria legazione, la Kollontaj fu promossa prima al rango di "chargée d'affaires", poi, nel mese di agosto, a quello di ministra plenipotenziaria. In tale rango rappresentò l'Unione Sovietica in Norvegia fino al 1926 e poi dal 1927 al 1930, nonché nell'intervallo, tra il 1926 e il 1927, in Messico. Dal 1930 al 1945 passò quindi a rappresentare il suo paese in Svezia, inizialmente ancora con il rango di ministra plenipotenziaria e poi, finalmente, dal 1943, con quello di ambasciatrice. Fu una delle sole diciassette donne che parteciparono come delegate all'Assemblea generale della Società delle Nazioni nell'arco dei circa vent'anni di vita dell'organizzazione.