03/12/22

Le prese di distanza delle organizzatrici di Nudm a chi servono?

Purtroppo nella manifestazione del 26 novembre, ma anche ad latere nell'assemblea del 27, vi sono state dichiarazioni e prese di posizioni di organizzatrici di Nudm che esplicitamente prendevano le distanze dallo striscione contro la Meloni, dagli slogan "Meloni fascista, la prima della lista", ecc; mentre nessuna denuncia, nessuna espressione di solidarietà a fronte dell'azione repressiva, grave della polizia che ha fermato e identificato compagne del Mfpr e lavoratrici dell'Assemblea Donne/Lavoratrici: 

Da dichiarazioni virgolettate apparse sui giornali:

"Minacce alla Meloni? Per le femministe, non spettavano a loro i controlli…"; Era un corteo libero e aperto a tutti. E quello striscione non era di NonUnaDiMeno . E non ci rappresenta”, dice al Corriere un’esponente di “Non una di meno”; “Si sta usando uno striscione, a fine corteo, tenuto da ragazze che non erano di NonUnaDiMeno . È una strumentalizzazione. Il senso della protesta non era quello”; A noi il governo di Giorgia Meloni non piace perché porta avanti una visione patriarcale. Non ci interessa se sei una premier donna, uomo o trans, devi difendere i diritti delle donne. E lei secondo noi non lo fa. Ma quelle frasi non rappresentano il nostro pensiero”.
Nell'assemblea del 27 poi ancora qualcuna delle organizzatrici ci diceva, seccata, che noi il giorno prima ci "eravamo presi lo spazio"..,

Ora, compagne, questa si chiama "dissociazione", che oggettivamente favorisce l'azione repressiva della polizia - da cui chiaramente purtroppo ci aspettiamo che seguano denunce e processi. 

Ma l'azione del Mfpr e lavoratrici dell'ADL è stata giustissima e noi la rivendichiamo. E se questa azione repressiva andrà avanti, la pietra che solleveranno gli "ricadrà sui piedi". Non si tratta di un attacco ad alcune donne, ad un'organizzazione come l'Mfpr che ogni giorno nei suoi territori organizza le lotte delle donne proletarie e fa sentire forte la loro voce a livello nazionale, in primis quella delle operaie in lotta - come la recente assemblea operaie della Beretta, ma è una attacco a tutte le donne che lottano, che manifestano, e che ora non possono neanche dire la verità: che Meloni è fascista.

Non fate come in quella poesia di Brecht: "prima vennero a prendere...".

Le organizzatrici di Nudm avevano nel corteo cercato di renderci invisibili, di metterci alla coda del corteo; ma la polizia, la stampa ci ha reso visibili eccome.

Ma soprattutto sono le lotte che organizziamo che ci rendono visibili; e alla fine le stesse dirigenti di Nudm, obtorto collo, ne devono tener conto, e questo è stato chiaro nell'assemblea, dove sia pur con polemiche, facce innervosite, riunioni improvvisate di gruppo, non hanno potuto nè negarci il tavolino per le nostre pubblicazioni nè l'intervento.

Loro non possono cancellarci, e noi non possiamo ignorarle soprattutto quando riescono a organizzare manifestazioni di decine di migliaia di donne (in questo senso chi si dice rivoluzionaria ma non ha partecipato il 26 novembre sbaglia, porta avanti una logica ristretta, settaria, inconcludente). 

La piccola borghesia è sempre tanta e la sua azione accompagnerà costantemente il proletariato nel bene e nel male; l'importante è che le donne proletarie, che sono comunque la maggioranza in questa società, costruiscano autonomamente il loro percorso, perchè quando lo fanno incidono positivamente nella piccola borghesia, separando "il grano dall'olio".

Così agisce l'Mfpr. Il combattivo lavoro delle compagne, lavoratrici del mfpr diventa sempre più un punto di riferimento per coloro che anche in Nudm vogliono lottare secondo una linea di classe e di genere. 

Le organizzatrici di Nudm hanno la paranoia delle bandiere (bandiere che le lavoratrici, le proletarie che lottano sempre portano e non possono che difendere strenuamente perchè esprimono le loro battaglie, la fatica ma anche l'orgoglio, la gioia della lotta); però in questo modo non importa che per es. gentaglia del PD si infiltri nella manifestazione, l'importante è che non portino bandiere; per cui si guarda alla bandiera non ai contenuti da cacciare. 

Ma chiaramente Nudm le sue "bandiere", simboli ultraidentitari li porta eccome; per cui sono repressive verso le altre e liberali verso sè stesse. Ma queste sono manie della piccola borghesia; che arriva a dire emerite sciocchezze (della serie: se lo striscione è portato con le aste è "maschilista", se è portato a mano è "femminista"...), invece di pensare alla lotta seria, difficile, quotidiana.

Mfpr Taranto


Tornando sulla manifestazione contro la violenza sulle donne del 26 novembre


Più di 50mila, le organizzatrici di Nudm parlano di 100mila ma può essere un dato "politico", al corteo del 26 novembre. Un corteo che si è andato via via ingrossando lungo il percorso, ai suoi lati, con la maggiorparte degli spezzoni molto fitti.

Anche quest'anno la manifestazione delle donne è stata la più grossa mobilitazione in Italia. E si è dimostrata, oggettivamente, una vasta trincea rispetto alla fase attuale che ha nel suo programma l'attacco ai diritti e conquiste delle donne (come il 28 settembre le tante manifestazioni delle donne furono la prima e pronta risposta alla minaccia di attacco alla legge 194); un attacco già portato avanti dai precedenti governi ma reso organico e pericoloso dall'ideologia da "moderno medioevo" ora al potere. 

Una manifestazione larga, che si è fatta sentire con forza, che ha raccolto i temi della necessaria mobilitazione delle donne sulle tematiche sociali, di attacco sessista, patriarcale, clerical-integralista, in primis verso il diritto d'aborto, sul continuo aumento dei femminicidi, sulla "guerra sui nostri corpi", ecc. 

Questo è il dato di quantità del livello del movimento femminista, ma ancora non della qualità di lotta necessaria e possibile delle donne perchè sia una prima linea di un movimento esteso, che necessita della presenza e del ruolo delle proletarie, delle operaie sfruttate, vessate, discriminate, e uccise sul posto di lavoro, del contingente rosso e combattivo per portare in luce la contraddizione di classe come madre di tutte le contraddizioni e la necessità della via rivoluzionaria perchè tutta la vita deve e possa cambiareQuesto è stato rappresentato dal contingente ancora piccolo del mfrp e delle rappresentanti dell'Assemblea Donne/Lavoratrici, arrivate soprattutto dal sud (con tutte le difficoltà pratiche, di lavoro, economiche, ecc. che frenano la partecipazione larga necessaria in queste manifestazioni nazionali), e anche da spezzoni di donne, immigrate di Roma, impegnate sul loro territorio nelle lotte per la casa, per il lavoro, come da alcune realtà di studentesse. Ma la maggioranza della manifestazione, la sua voce egemonica era altro, inevitabilmente altro, era della piccola borghesia in tutte le sue varianti, che pur nella sua radicalità porta istanze riformiste.

Ma "non della qualità necessaria" - perchè nella situazione politica attuale con il governo Meloni, che sta cominciando a portare avanti il suo piano, pratico e, più pericoloso, ideologico, culturale di moderno fascismo, che verso le donne si esprime nella ripresa di "Dio, patria, famiglia"... e tanti figli per il capitale, per la guerra imperialista, e in cui di conseguenza le donne vanno "pesate" e possono ricevere delle elemosine solo in base al numero di figli che hanno e che fanno (stiamo tornando al premio per la natalità mussoliniano), e poi abbandonate alla loro sempre più difficile vita, tutte “bandiere” che accompagnano sempre la doppia oppressione e il recupero del moderno medioevo e che accompagnano miseria e guerra, stupri, femminicidi; in questa grave situazione solo nello spezzone delle donne, compagne, lavoratrici del Mfpr e delle proletarie e studentesse romane si è sentito forte e chiaro "Meloni fascista!". Nella maggiorparte del corteo, dagli interventi dai camion dei nodi di Nudm, invece no. 

Come non si è sentita la parola "Fascista/fascismo" dalla presidenza e dagli interventi delle organizzatrici nell'assemblea di Nudm del giorno dopo, in cui il cuore è stato la ridefinizione del "Piano transfemminista" (pochi gli interventi - per esempio dai nodi delle Marche, di Pisa, ecc, - che invece hanno portato una forte denuncia del peggioramento delle condizioni oggi delle donne, delle lavoratrici, precarie, donne più povere e la necessità di porre al centro la lotta contro tutto questo).  

In questo modo anche le giuste e necessarie denunce e temi di lotta (violenza sessuale, femminicidi, guerra sui nostri corpi...) diventano senza tempo, perdono della necessaria contundenza qui ed ora e le scadenze di mobilitazione (come l'importante 8 marzo) rischiano di diventare rituali. 

Ma che lo scontro oggi è con l'attuale governo, che è scontro con l'intero sistema economico, politico, statale che in crisi sta tentando la carta del governo fascista Meloni, scontro in cui le donne devono e possono essere la prima linea, portando la loro "marcia in più", è stato chiaramente dimostrato dall'immediata reazione repressiva della polizia/Digos alla nostra presenza. La Digos ha cercato sia subito al concentramento che nel corteo di strappare/sequestrare lo striscione del mfpr che diceva: "Meloni fascista noi donne ti farem la guerra", con la foto di una Meloni invasata e la ripresa del titolo di un film "ti mangio/amo il cuore", la cui la protagonista Elodie è stata una delle prime a denunciare pubblicamente il pericolo fascista anti donne del nuovo governo. 

La Digos, visto poi che non era riuscita a toglierci lo striscione per la nostra ferma resistenza e la  pronta risposta di tante donne/ragazze che hanno gridato ancora con più forza "Meloni fascista!", fuori manifestazione ha fermato e identificato compagne e lavoratrici. 

Ma dimostrando così che avevamo ben colto nel segno.

Questo è stato poi ulteriormente evidente dalla canea isterica con cui giornali on line e carta stampata - di destra e di "sinistra" -, esponenti del governo e del parlamento di FdI e di altri partiti, hanno strillato per quello striscione e per gli slogan lanciati nel corteo. Hanno parlato di "grave minaccia" alla Meloni, hanno ricordato gli anni di "piombo", di "clima di odio", hanno parlato di "inaudita brutalità, violenza di donne contro una donna", facendo appello a tutti i partiti del parlamento a condannare "quei toni vergognosi e pericolosi che ci auguriamo tutti vogliano condannare scongiurando ulteriori derive"... E via di questo passo...

Una parentesi, che abbiamo detto dal primo momento: la Meloni usa il suo essere donna come una "patacca" che offende le donne. Ma La Meloni dimostra, come altre donne al potere borghese, che la classe in questo sistema capitalista/imperialista è più determinante del sesso. 

Ma, signore e signori, avete dimostrato che "il re (in questo caso la "regina") è nudo". Che anche uno, striscione, degli slogan, un piccolo numero di donne, ma combattivo, determinato, coraggioso e visibile, e soprattutto dicendo la verità, vi fa paura, vi mette in difficoltà. 
E allora, pensiamo se tutta la manifestazione avesse gridato "Meloni fascista", come sarebbe pesata. 

Perchè soprattutto oggi non basta autosoddisfarsi per i numeri, ma occorre che la lotta sia incisiva nelle parole d'ordine e negli obiettivi.

01/12/22

Continuano ad arrivare messaggi di solidarietà, di unità e lotta contro l'azione repressiva della polizia al corteo del 26 a Roma verso le compagne, lavoratrici del mfpr


Le compagne della Rete Campagne in lotta
Ciao, Abbiamo letto quanto accaduto durante il corteo del 26 novembre e volevamo mandarvi tutta la nostra solidarietà e rabbia. Un grande abbraccio.

Flavia Bergamo
Grazie per quello che avete fatto

Layla Bologna
Grazie compagne. moltiplicheremo lo slogan! e forte solidarietà

Da Lorenzo operaio ex Ilva

È grave ma non sono affatto stupito, la censura e le minacce sono il modus operandi dei fascisti ed ora che sono al governo la repressione non può che essere il loro pane quotidiano. Ma il tempo è galantuomo. Mi vengono in mente un paio di versi di Rigurgito Antifascista dei 99 Posse in cui definiscono i fascisti prima "servi dei servi del potere" e poi "servi dei servi dei servi". Per quanto riguarda la definizione delle forze dell'ordine basta aggiungere un ulteriore "servi" ad entrambe le precedenti.
Le compagne dell'MFPR valgono tanto oro quanto pesano, impossibile anche solo pensare di fare a meno di loro.

Docente precario
Quest'oggi attacco alla democrazia e alla libertà di pensiero da parte della Digos e delle forze di repressione al corteo delle donne a Roma! A quanto pare non è possibile criticare e dire la propria sul nuovo governo Meloni. Viva la lotta delle donne!

Giusi Bologna

esprimo la mia solidarietà per i fatti gravi accorsi nella manifestazione del 26. Penso che la repressione messa in atto e la distanza di NUDM che dichiara "non vogliamo bandiere nelle manifestazioni", non sia nulla di nuovo. D'altronde il revisionismo è la mentalità borghese anche in questo caso esprime tutta la sua natura. Avanti con la lotta

Anna Taranto asili Usb:
Grazie per tutto questo ed altro ancora, siete fantastiche, sono mortificata di non essere con voi… alla prossima!

Operaia interinale
Portate su quella piazza la voce delle operaie, compagne, non delle borghesi col privilegio... non fatele parlare al nostro posto

Ninarella precaria
Noi donne difenderemo i nostri diritti sempre non c è governo che ci fermi

Simonetta Si.Cobas Milano
Voglio esprimere tutta la mia solidarietà alle compagne e alle lavoratrici che hanno subito una forte repressione a Roma da parte della Digos. Per me è inaccettabile che nessuno vi abbia aiutato e difeso in quel momento. Esprimo rabbia e disprezzo anche verso il movimento che ha organizzato la manifestazione e che, all' assemblea e nei comunicati ai giornalisti ha preso le distanze dalla vostra organizzazione. Vergogna!

Antonio PCL Palermo
Solidarietà alle compagne e compagni. Toccano una toccano tutte!

Sergio Riggio Cobas Palermo
Solidarietà alle compagne

Maurizio Galici Cobas Lavoro privato Palermo
Sempre presenti e determinate grazie buona lotta

29/11/22

Riceviamo e pubblichiamo a sostegno della lotta del popolo palestinese


 
Let's further isolate apartheid
 
Dear Margherita Calderazzi del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario,

Dalla manifestazione del 26 novembre all'assemblea del 27, il ruolo del mfpr.


Il 26 novembre delle donne ha mostrato di essere una importante trincea d’avanguardia per il tipo di governo che abbiamo, clerico-fascista, sessista e revanscista contro diritti e conquiste delle donne, in primis il diritto d’aborto.

Che ci volesse una donna di matrice fascista a incarnare questo attacco, una persona che usa continuamente il fatto di essere donna come una "patacca" per autoesaltarsi a modello, è la dimostrazione che la borghesia almeno come “classe politica” è alla frutta.

Quella del 26 novembre è stata una manifestazione necessaria che volevamo larga e combattiva e che raccogliesse tutte le istanze e tutte le lotte, i fermenti delle donne contro una classe, uno Stato e un governo che in nome di “Dio, patria e famiglia” e figli coniugano la legge fondamentale nel sistema capitalista: il profitto. “Dio, patria, famiglia” e figli sono “bandiere” che accompagnano sempre la doppia oppressione e il recupero del moderno medioevo e che sono compagne di miseria e guerra, di femminicidio di massa.

E’ in questo che il movimento attuale delle donne può essere una trincea che può diventare prima linea di un movimento esteso e continuo delle donne e di tutte le lotte delle masse, purché si liberi dell'influenza e attuale egemonia delle attuali dirigenti del femminismo medio borghese e piccolo borghese.

In questo è stata importante l'azione  e la presenza coraggiosa, determinata e visibile del movimento femminista proletario rivoluzionario che è voce delle proletarie, delle operaie sfruttate, vessate, discriminate e uccise sul posto di lavoro. L'Mfpr è la voce politica più radicale e un contingente che esprime la contraddizione di classe come madre di tutte le contraddizioni.

Questo è il dato, non ancora di quantità ma di qualità, per indirizzare la lotta delle donne, per farne un riferimento del livello generale della lotta necessaria e possibile nella prospettiva di una rivoluzione proletaria che abbia al suo interno una rivoluzione nella rivoluzione, perché tutta la vita deve cambiare.

E questo è stato anche il senso della nostra presenza, dei nostri banchetti, del nostro intervento all'assemblea del 27, che ha visto anche in quella sede la presenza intimidatoria di poliziotti in borghese, quando già tutte le compagne del mfpr erano state fermate, pedinate ed identificate prima, durante e dopo il corteo del 26 a Roma per lo striscione contro Meloni.

Fare un fronte unito contro la repressione è quindi un ulteriore passo da fare, perché, come ha scritto una lavoratrice, "con il governo Meloni l'unica garanzia è la repressione".

Di seguito l'intervento della compagna di Palermo all'assemblea del 27

28/11/22

Lo Stato borghese e la stampa al suo servizio attacca la denuncia e lotta delle donne proletarie e rivoluzionarie contro il governo fascista Meloni

VIDEO | Al corteo di ‘Non una di meno’ attacchi a Giorgia Meloni: “Fascista, sei la prima della lista”. Interviene la Digos

A Roma il corteo organizzato da 'Non una di meno' per dire 'no alla violenza sulle donne in occasione della giornata del 25 novembre


meloni fascista_non una di meno

ROMA – C’è un grande striscione rosso a chiudere il corteo di Roma contro la violenza sulle donne. “Meloni vattene!“, si legge. I ragazzi e le ragazze che sfilano per la manifestazione ‘Non una di meno’ dietro a questo striscione intonano slogan contro la premier: “Meloni fascista, sei la prima della lista“.

Slogan contro Meloni 'fascista', attiviste 'Non una di meno': "La Digos ci ha identificate" from Agenzia DIRE on Vimeo.

ATTIVISTE FERMATE DALLA DIGOS

Fermate e identificate dalla Digos per uno striscione con su scritto “Fascista Meloni noi donne ti farem la guerra“. Lo racconta all’agenzia Dire Donatella, 57enne di Palermo arrivata a Roma con altre amiche per la manifestazione ‘Non una di meno’ contro la violenza sulle donne.

Sullo striscione che portano nella coda del corteo partito da piazza della Repubblica c’è anche una foto della presidente del Consiglio immortalata mentre grida e la scritta: “Ti mangiamo il cuore“. La frase “è una citazione“, assicurano: un film appena uscito con protagonista Elodie, “Ti mangio il cuore”. Donatella racconta: “Manifestiamo contro il governo Meloni che ci fa violenza perché ci vuole attaccare in ogni aspetto. Siamo state circondate dalla Digos per il nostro striscione, ce lo volevano togliere e strappare, minacciando di portarci in questura. Alcune di noi sono state anche identificate. Lo striscione, però, l’abbiamo difeso”.

Poi, continua: “Rivendichiamo quello che abbiamo scritto. Questo governo Meloni rappresenta un governo che ci attacca, non dà nulla per il lavoro, vuole togliere il reddito di cittadinanza e fa passare un messaggio che siamo donne utili solo a fare figli per le fabbriche e per la guerra. Noi non ci stiamo e lo rivendichiamo, perché c’è anche libertà di pensiero. Fino a oggi”.

A Roma il 26 novembre la polizia a difesa della fascista Meloni contro lo striscione del Movimento femminista proletario rivoluzionario

Roma inaccettabile pressione della digos in piazza a Roma 
per far togliere un nostro striscione 
contro la Meloni in piazza con pretesa di identificarci 
facciamo  resistenza! 
poi nel corteo  lo  striscione riappare... 
e nuovo intervento della polizia ma nessuno 
ci può fermare la furia delle donne 
si deve scatenare
 
questo lo striscione che non si può portare 

 


 




Anche quest'anno alla grande manifestazione delle donne a Roma del 26 novembre - in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ci saranno le rappresantanti delle donne lavoratrici aderenti al Movimento Femminista proletario rivoluzionario
,,,,a roma contro la violenza sessuale e i femmicidi che dilagano, ma anche contro la violenza sociale e sistemica rappresentata dallo sfruttamento, dalla precarietà, dalla disoccupazione, dal carovita, caroscuola, carosanità che ricadono sempre più sulle donne, a fianco delle sorelle immigrate che arrivano sui barconi e in tante perdono la vita e poi vengo sfruttate e spesso inserite nella tratta delle schiave e della prostituzione, dove pagano anche qui con la vita, come le nostre sorelle cinesi uccise a roma e quelle che lavorano lo fanno in condizione di disparità e precarietà

,,,,a roma per dire che le donne non sono tutte uguali e sono distinte dal genere e dalla classe - sono donne la presidente del consiglio Meloni,la Morselli damministratrice delegata dell'Arcelor Mittal,  ma certo fanno parte di una classe sociale e politica che non opera a favore delle donne, vedi l'annunciato attacco all'aborto e la visione delle donne, conservatrice e reazionariaall'insegna della triade di stampo fascista Dio patria e famiglia

...a roma per affermare che la nostra lotta è internazionale e siamo a fianco delle coraggiose donne iraniane che hanno innescato a partire dalla loro odiosa oppressione una vera rivoluzione popolare, così come siamo a fianco delle donne che pagano un alto costo di vita e condizione alle guerre imperialiste e reazionarie che insanguinano il mondo dall'Ucraina a Kobane alla Palestina

a roma per i nostri diritti, a roma per la nostra emancipazione per la nostra liberazione perchè tutta la vita deve cambiare!



parole d'ordini

contro la vostra violenza e oppressione scateniamo la nostra ribellione
la sacra famiglia ci uccide per la vita con questa società facciamola finita
Il diritto d’aborto non si tocca lo difenderemo con la lotta
Non siamo macchine per la riproduzione ma donne in lotta per la rivoluzione
Figli per la Patria, Dio e Capitale Questo governo finisce male
moderno medioevo doppia oppressione donne in lotta per la rivoluzione
la furia delle donne vogliamo scatenare questo sistema vogliamo rovesciare
donne licenziate, donne violentate siamo sempre più incazzate
dentro le case non ci torneremo sempre più furiose in piazza scenderemo
ci ammazzano, ci opprimono, ci negano il lavoro, maschi, padroni, vi faremo
fuori
oppressione, stupri e lutti pagherete caro pagherete tutti
Padroni fascisti polizia tutti insieme vi spazzeremo via
Per ogni donna, uccisa, stuprata e offesa siamo tutte parte lesa
maschi criminali, maschi perbenisti chi uccide le donne è sempre fascista
maschilisti, fascisti, poliziotti giù le vostre mani dai nostri corpi
contro discriminazioni e oppressione sciopero sciopero delle donne
violenza sul lavoro, violenza familiare questo sistema vogliamo rovesciare
per ogni donna uccisa non basta il lutto pagherete caro pagherete tutto!
La lotta delle donne non si reprime andremo avanti fino alla fine
giudici che assolvono i maschi violenti sono tutti conniventi
fascismo, razzismo, sessismo questa la storia del capitalismo
ma quale difesa della vita la vostra cultura è morte garantita
Dall’India all’Iran le donne sono in campo, Stati fascisti non avete scampo
la lotta delle donne non si può fermare tutta la vita deve cambiare
licenziamenti, miseria carovita con questo governo facciamola finita -

25/11/22

L'azione tra le donne lavoratrici prima del 26, oltre il 26...







25 novembre: "Le proletarie non devono stare alla coda del femminismo borghese... ma essere la prima linea per la rivoluzione - Dall'intervento del Mfpr all'assemblea operaie della Beretta

richiedi il dossier a
mfpr.naz@gmail.com
Dallo scoppio della pandemia alla fase che oggi 
viviamo della guerra interimperialista la condizione di sfruttamento e di oppressione che la maggioranza delle donne proletarie già viveva nel nostro paese si è peggiorata ulteriormente.
E’ peggiorata la situazione della mancanza del lavoro, le prime ad essere licenziate sono le donne, ricordiamoci che solo durante la prima ondata della pandemia su 101mila nuovi disoccupati 99mila sono state donne che hanno perso il lavoro, nel 2022 in questo paese su dieci lavoratori le donne che lavorano sono solo quattro e la situazione è più pesante in particolare nelle regioni del sud, è peggiorata la condizione della precarietà lavorativa, è peggiorato un aspetto che tante operaie vivono sulla propria pelle in fabbrica così come diverse lavoratrici vivono in altri posti di lavoro in termini di differenze sul piano del salario, di discriminazioni nelle mansioni rispetto agli uomini, con atteggiamenti di capi e capetti sessisti e maschilisti.
Il 75% di chi seleziona il personale in aziende grandi, medie e piccole, ammette che sono gli uomini ad avere la precedenza, le donne sono scartate, uno dei motivi? il periodo di maternità che incide sui costi e sull’organizzazione aziendale.
I salari bassi sono sempre più erosi dal caro vita, caro prezzi e caro bollette amplificato dallo scaricamento dei costi dell’attuale sporca guerra al servizio degli interessi dei padroni del mondo  su operai, lavoratori, proletari e doppiamente sulla vita delle operaie, delle donne proletarie.
Peggiorano le condizioni di insicurezza in fabbrica, e più in generale nei posti di lavoro, (inchieste fatte a Montello, Evoca, Beretta…), aumentano gli infortuni in fabbrica causati dallo sfruttamento insaziabile dei padroni per il profitto fino ad uccidere operai e operaie, le donne che hanno perso la vita sul lavoro e per il lavoro da gennaio a luglio del 2022 sono state 33. Sono assassini che accusano apertamente questo sistema capitalista sfruttatore e criminale in cui la condizione spesso di maggiore necessità e maggiore difficoltà per le donne a trovare un lavoro e a mantenerlo, viene usata dai padroni che se ne approfittano in pieno per ottenere più lavoro, con meno sicurezza e meno diritti, lavoro che in questo sistema sociale che trasuda da ogni ambito sessismo, maschilismo, patriarcalismo si dà anche per scontato.
E’ peggiorata la ricattatoria condizione generale delle lavoratrici immigrate in fabbrica o nelle campagne, sfruttate e oppresse in condizioni da moderno schiavismo, soggette spesso a violenze sessuali come nella pesante vita che son costrette a fare nei campi/lager.
Il lavoro di cura continua ad essere motivo di abbandono del lavoro per circa il 40% delle donne o di ricorrere a lavori part time, a mezzi lavori, per prendersi cura dei figli, per occuparsi della famiglia che diventa una catena in questo senso. Il lavoro in casa, il lavoro di cura di figli e anziani/persone non autosufficienti, é scaricato quasi totalmente sulle spalle della maggioranza delle donne proletarie, delle operaie, delle lavoratrici mentre si tagliano sempre più risorse per la scuola pubblica, per gli asili, i nidi pubblici, la sanità pubblica, i servizi sociali e di assistenza pubblici, perché oggi questo Stato borghese con i governi al suo servizio deve destinare sempre più soldi ai padroni da un lato e alla guerra imperialista dall’altro, vedi l’aumento delle spese militari e su questo piano il governo Meloni sarà in continuità con il governo precedente Draghi, ma mostrando più apertamente le caratteristiche reazionarie, fasciste, amplificherà queste politiche dentro la dimensione della fase attuale di crisi/guerra con lo scarico più pesante dei servizi e del carovita che colpirà in particolare le donne.
Un governo della destra borghese più reazionaria che per la sua ideologia/politica legata anche a personaggi fascisti/razzisti alla La Russa, neo presidente del Senato, clericointegralisti, omofobi alla Fontana neo presidente della Camera, uno che vuole che le donne facciano solo figli, siano ricacciate a casa, all’interno di un’onda nera che si va espandendo, dagli Usa all’Europa, all’Italia, attaccherà le donne, gli immigrati, le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Non abbiamo certo dovuto aspettare la Meloni nominata Presidente del Consiglio per sapere che tra i primi bersagli da colpire per il primo governo a guida di una donna al servizio dei padroni, delle classi dominanti e del sistema capitalista e imperialista ci sono proprio le donne, a cominciare anche dal diritto di aborto e di libera scelta delle donne già annunciato chiaramente nella becera campagna elettorale.
Ma come una donna fascista come la Meloni alla presidenza del consiglio, è anche una opportunità per noi donne proletarie in lotta, perchè questo mostrerà in modo chiaro che essere donna non è neutro, non è perchè sono donna sono automaticamente dalle parte degli interessi della maggioranza delle donne, le donne in questa società non sono affatto tutte uguali, ci sono le donne borghesi, piccolo borghesi e le donne proletarie, e le donne al potere come la Meloni oggi, le padrone, le ricche, le politicanti sono la faccia più concentrata e feroce del potere capitalista e imperialista, mettendosi apertamente al servizio della loro classe.
E’ quindi la classe e non il genere che distingue o unisce le donne, è la contraddizione di classe che è alla base e in questo senso la donne proletarie, le operaie, le lavoratrici sfruttate e oppresse di fronte a tutto questo hanno un oggettivo interesse ad essere in prima linea nella lotta non solo in difesa della loro condizione di lavoro ma anche di diritti basilari che sono stati conquistati con la lotta, vedi il diritto di aborto, ma ancora di più in difesa di tutta la loro vita più generale sotto attacco.
Alcuni nomi dei ministeri ora sono cambiati e questo rende chiaro l’indicazione del tipo di politica di questo governo reazionario di destra. Il ministero della famiglia, per la natalità e le pari opportunità, messe all’ultimo e il loro senso è solo di “conciliazione” tra ruolo in famiglia e sul lavoro, (Eugenia Roccella) sarà esplicitamente impegnato a ricattare ideologicamente, moralmente e praticamente con misure da elemosina economica di stampo fascista le donne perchè facciano più figli, ma solo per l’economia del capitale e per la guerra imperialista, porrà più ostacoli alle possibilità di abortire, insieme a campagne ideologiche cattolicofasciste sulla famiglia tradizionale, sul ruolo di “madre” della donna, e contro ogni differente “famiglia” (i diritti delle Lgbt + saranno ignorati o repressi), Giorgia Meloni ha detto che il suo modello è la Polonia, fare come la Polonia, un paese che ha cancellato il diritto all’aborto e ha colpito tutti i diritti umani, civili, del lavoro. 
E che le disparità, le discriminazioni verso le donne lavoratrici aumenteranno diventa chiaro anche guardando a chi ora starà al Ministero del lavoro, con una ministra, Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei Consulenti del lavoro. “Negli ultimi decenni non c’è professione che abbia contribuito ad abbassare diritti e salari più dei consulenti del lavoro”, avendo “come unico obiettivo la riduzione del costo del lavoro con qualsiasi mezzo”.
Ma le donne non sono state ferme! In alcuni posti di lavoro stanno partendo lotte, il 28 settembre vi è stata una prima lotta di massa delle donne, dei movimenti femministi, contro l’attacco al diritto di aborto ci sono state manifestazioni in tante città da Milano a Palermo, dove sono scese in lotta anche tante lavoratrici, precarie, che hanno rivendicato con forza che la nostra vita non si tocca! La nostra libertà di scelta non si tocca! Alla vostra guerra risponderemo con la nostra guerra di classe!
La lotta delle operaie delle Beretta per esempio è importante perché il grave accordo fatto dai padroni con la Uil che taglia il salario già basso delle operaie colpendo diritti basilari come la maternità, costituisce un pericoloso precedente che si può estendere in altri posti di lavoro contro altre lavoratrici. I padroni entrano nel merito del ruolo produttivo e riproduttivo delle donne …
Una lotta che pone anche la questione della condizione che vivono come donne, con tutte le oggettive difficoltà a gestire per esempio il lavoro di cura in famiglia, i figli, le difficoltà di arrivare a fine mese e oggi ancor di più con l’aumento dei prezzi/bollette/generi di prima necessità… “difficoltà doppie, triple” essendo per la maggior parte anche donne immigrate che non hanno nessuna risorsa a parte il lavoro...
...collegarsi, sostenersi e incoraggiarsi reciprocamente, unire le nostre forze anche se viviamo e lottiamo in città e posti di lavoro o realtà diverse perchè l’attacco di padroni e governo seppur in forme diverse è comune; questo significa estendere la conoscenza delle lotte che le donne proletarie fanno in questo paese contro la congiura del silenzio messa volutamente in atto spesso dai mass media asserviti o dai sindacati confederali organicamente dalla parte dei padroni, del governo.
In questo senso questa è una assemblea diversa che vuole dare protagonismo, peso alle lotte e al ruolo agente in esse delle donne proletarie, delle operaie, delle lavoratrici che invece spesso anche alcuni stessi sindacati di base sottovalutano o ignorano.
E ci sono tante realtà di operaie e lavoratrici in lotta o in sofferenza significative che non devono restare sole… le operaie della Clementoni, le operaie della Stellantis di Melfi, le lavoratrici della Pellegrini appalto nell’Acciaieria Italia, ex Ilva di Taranto, le operaie che imbustano l’insalata a Bergamo, che sanno quando entrano in fabbrica e non sanno quando escono con turni di lavoro massacranti, le lavoratrici precarie di Palermo, le immigrate delle campagne, della logistica…
Viviamo in un sistema capitalista che pone come una delle sue basi la doppia oppressione della maggioranza delle donne, un sistema sociale che la borghesia al potere fa sempre passare, ideologicamente e politicamente come immutabile, eterna, come la migliore delle società.
Ma se guardiamo alla realtà concreta che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle cosa dovremmo difendere di questa società? 
Una società che ci sfrutta fino all’osso in fabbrica fino a quando serve e che poi ci butta in strada dall’oggi al domani quando i padroni decidono di delocalizzare e chiudere le fabbriche qui per andare a sfruttare altre operaie in altri paesi a più basso costo per arricchirsi ancora di più, una società che ci riserva solo miseria, carovita, precarietà, disoccupazione, in cui non ci possiamo curare se ci ammaliamo, che toglie soldi a servizi basilari per destinarli alla guerra, una società in cui una donna viene uccisa quasi ogni giorno, in cui le donne sono assassine se decidono di abortire e poi se fanno figli non li possono campare perchè non c’è lavoro, i salari non bastano, il carovita aumenta di giorno in giorno, si tagliano servizi essenziali e nello stesso tempo la sacralità della vita a cui con becera ipocrisia inneggiano i politicanti fascisti alla Meloni/Salvini sparisce del tutto quando i bambini immigrati muoiono annegati in mare nei viaggi allucinanti sui barconi che fanno per fuggire da guerra, oppressione e povertà dai loro paesi oppressi che governi imperialisti senza scrupoli come il nostro avallano e di sui sono i mandanti.
In questo senso le lotte che facciamo come lavoratrici nei posti di lavoro inevitabilmente non possono non intrecciarsi con tutto questo e non possono non avere a che fare con la lotta contro questi attacchi politici, ideologici che mettono in discussione tutta la nostra vita di donne. Ma tutto questo è necessario e importante perché suscita nelle lotte delle donne, delle lavoratrici, una “marcia in più”, che va oltre la questione sindacale e pone la necessità che come donne proletarie allarghiamo la visuale e impugniamo una lotta più ampia che è anche politica, ideologica contro i padroni, il governo, questo Stato, contro una condizione di oppressione che è a 360 gradi.
Le proletarie non devono stare alla coda del femminismo piccolo borghese ma affermare la loro piattaforma, organizzazione, unità e le lotte necessarie alla maggioranza delle donne, ed essere la prima linea del sentiero per la rivoluzione proletaria.
Dobbiamo, insieme, costruire solidarietà tra le donne, perchè nessuna sia sola. Lotta una lottano tutte!
Il nostro scopo non è lottare per migliorare questo sistema sociale capitalista che scarica pandemia, guerre, su di noi e oggi il governo Meloni e il parlamento nero, pone nella sua agenda in uno dei primi punti l’attacco alle donne sul diritto d’aborto, sulle condizioni di lavoro e nella famiglia, sempre più resa oppressiva e pericolosa per le donne. Noi vogliamo abolire questo sistema di classe, di doppio sfruttamento e oppressione per le donne. Noi vogliamo lottare per un mondo nuovo, in cui tutta la vita deve cambiare.
Ogni attacco che subiamo in questa società ha una causa profonda, alla radice che è il sistema capitalista in cui viviamo, un sistema che fa della doppia oppressione delle donne una sua base.
Tutta la nostra vita deve davvero cambiare! Non è solo una parola d’ordine ma deve essere una prospettiva che come donne proletarie dobbiamo impugnare già ora nelle lotte che facciamo costruendo l’unità di queste lotte che racchiudono in sé la condizione generale di oppressione, e la necessità il bi/sogno di rivoluzione per una vera liberazione delle donne e di tutti.