19/12/22

Analisi delle tendenze nel movimento femminista in Italia, oggi - Nudm - parte 1

Riprendiamo stralci da un opuscolo dal titolo "360°" prodotto nel 2019 in cui abbiamo riportato l'analisi e il dibattito che si svolse tra compagne e lavoratrici in un seminario estivo di quell'anno, e in particolare riprendiamo la sezione - Analisi delle tendenze nel movimento femminista in Italia oggi - Nudm che riteniamo valida e attuale nella sua essenza perchè, come abbiamo scritto "...Noi sappiamo tutte le lotte che facciamo, potremmo fare un elenco che non finisce mai, però non parliamo delle tendenze teoriche che influenzano le lotte. Ora, dobbiamo cominciare ad entrare nel merito. L’analisi delle tendenze nel movimento femminista non è per tenerla per noi, ma per fare una battaglia, e non solo nelle realtà femministe organizzate, nelle assemblee, ma verso tutto il movimento delle donne, tutte le donne proletarie. Le donne proletarie devono dare forza alla loro condizione, la loro condizione è una forza di ribellione, ma deve essere una forza anche teorica."

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Essere nel movimento generale delle donne vuol dire capire, imparare ad analizzare una realtà come quella del nostro paese in cui sono presenti tendenze femministe...
In Italia a partire dal 2016 si è sviluppato un grande movimento di donne che si è incarnato principalmente nella realtà di NUDM.
Il fatto che Nudm, oggi, per la composizione di classe, rifletta principalmente le concezioni/posizioni di fondo e generali del femminismo e sia quindi espressione e sintesi delle sue varie facce, ci permette di fare questa analisi riferendoci a Nudm;

Da dove nasce il movimento NUDM in Italia? In sintesi, per avere un quadro, certamente non esaustivo di tutti i passaggi, Non Una di Meno nasce nel 2016 a partire da un appello della rete romana Io decido che si pone in connessione con le Associazioni nazionali Donne in rete contro la violenza – Centri antiviolenza. Rete romana Io decido: Nei primi mesi del 2014 a Roma vari collettivi femministi, alcuni provenienti principalmente dall’esperienza delle occupazioni di case, decisero di costituirsi in rete e assunsero il nome “Io Decido”, facendo riferimento alle donne spagnole che lottavano per la libertà di scelta in materia di procreazione. Nelle prime assemblee costitutive venne messo al centro il concetto del partire da sé e della relazione tra donne fuori da meccanismi gerarchici di potere; da qui l’importanza data ai momenti assembleari come unici luoghi delle decisioni.
Altro elemento era la volontà di costruire un soggetto collettivo intersezionale, capace cioè di connettersi con i molteplici aspetti della soggettività e forme di oppressione imposte dall’attuale sistema sociale, rifiutando il binarismo sessuale, uomo-donna, e l’eterosessualità come norma imposta socialmente, ma collegandosi alle lotte delle soggettività lesbiche, gay, transessuali, bisessuali attorno al movimento LGTB-queer... Per cambiare la realtà occorre necessariamente occupare gli spazi pubblici con i propri corpi, la propria intelligenza, la propria creatività…
Nel corso di due anni furono organizzate molteplici iniziative, per esempio contro l’obiezione di coscienza di medici e farmacisti, per l’applicazione della 194 e il rilancio dei consultori ecc.
Il 29 maggio del 2016 a Roma ci fu il femminicidio di una ragazza di 22 anni, Sara Di Pietrantonio, uccisa e bruciata dall’ex fidanzato che fece scattare a livello nazionale una forte indignazione per la sua crudeltà. Si sentiva forte l’urgenza di trovare forme nuove per lottare contro una realtà concreta fatta purtroppo di femminicidi, di stupri e di violenza ormai quotidiana e di unire le varie realtà impegnate su questo fronte.
Da qui l’obiettivo della costruzione di una rete nazionale lanciato con un appello scritto insieme a UDI e DIRE appunto. Il nome poi scelto di “Non una di meno” era in collegamento con il movimento “Ni una menos” delle donne argentine.
Si è man mano formato un vero e proprio movimento che è entrato nella scena pubblica a livello nazionale con la prima e grande manifestazione del 25 novembre
a Roma contro la “violenza  maschile sulle donne”, cui è seguita l’indomani, il 27 novembre, la prima assemblea nazionale con l’obiettivo annunciato della stesura di un Piano nazionale femminista contro la violenza maschile sulle donne costruito dal basso attraverso una pratica politica orizzontale.
A Roma, come in altre città, il lavoro preparatorio si articolò in otto tavoli tematici con la partecipazione di giuriste, operatrici dei Centri antiviolenza, giornaliste, ginecologhe, donne di diverse associazioni… con incontri pubblici tra cui uno davanti la sede del Ministero della Salute in concomitanza col contestato fertility
day (governo PD Renzi).
In merito alla manifestazione, in cui lo spezzone di apertura doveva essere composto da donne e soggettività lgbt*q, si sviluppò un dibattito circa il fatto di non chiudere alla presenza di uomini che avevano partecipato agli incontri e/o condividevano l’appello, tra chi sosteneva che “il separatismo è pratica femminista imprescindibile” e chi riteneva giusto dare spazio “ai mutamenti del maschile prodotti proprio dal femminismo” come coscienza di “una presa di distanza dal patriarcato vecchio e nuovo”.
Dopo la prima manifestazione nazionale, diverse iniziative sono seguite con lo sviluppo della varie diramazioni territoriali di NUDM in tante città sul tema della violenza/femminicidi, contro le sentenze sessiste dei tribunali, sul tema dell’aborto e contro la disapplicazione della 194; antirazziste (contro gli attacchi alle migranti delle politiche dell’allora ministro dell’Interno Minniti/PD, precursore delle odiose leggi fascio-razziste-repressive di Salvini), fino ad arrivare all’assunzione a livello di movimento nel 2017 della parola d’ordine dello sciopero delle donne (che in Italia l’Mfpr aveva lanciato e concretizzato in primo evento  storico ed eccezionale già a partire dal 2013), anche sulla spinta propulsiva dell’appello della donne argentine e polacche di organizzare lo sciopero l’8 marzo in tutto il mondo, uno sciopero scrive NUDM “…che riconnettesse sfera pubblica e sfera privata, produzione e riproduzione…”.
Da quella tappa del primo sciopero delle donne è seguito un percorso scandito da nuove assemblee nazionali, dal rilancio/conferma dello sciopero delle donne nella giornata dell’8 marzo, da nuove grandi manifestazioni, vedi ultime, Roma il 24 novembre 2018 e quella di Verona contro il congresso reazionario, fascista, sessista e oscurantista pro-famiglia.
In merito a queste mobilitazioni, iniziative, manifestazioni che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di donne abbiamo scritto: “I fatti sono sempre più duri e più veri delle parole, e ci riferiamo ai ‘buoni fatti’ della combattiva opposizione al governo e alle politiche fasciste/populiste/ sessiste/razziste del movimento NUDM, ma le parole non vanno sottovalutate e anche quando in parte sembrano, o sono, superate dai fatti, occorre mantenere una lotta critica affinché o nuove parole corrispondano ai nuovi fatti o si elevi la coscienza della necessità della lotta anche rispetto alle parole, alle ideologie, alle teorie che li accompagnano e che prima o poi possono tornare ad influire sui fatti, perché sono espressioni di classi, e in questo caso della piccola borghesia maggioritaria come concezioni, ideologia e conseguente prassi nel movimento…”.
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Fare l’analisi concreta della situazione concreta significa, in un’ottica strategica e di fase nel percorso di lotta volto all’emancipazione e liberazione della maggioranza delle donne, che noi intendiamo in senso rivoluzionario, cogliere la realtà odierna del movimento NUDM senza cadere né in posizioni meramente liquidatorie né settarie. NUDM ha confermato il ruolo di avanguardia nel movimento di lotta delle
donne, e in particolare, sin da quando si è insediato, contro il governo fascio- populista-sessista-razzista.
Il salto di qualità della reazione moderno fascista, oscurantista e da moderno medioevo che vi è stato nel nostro paese in senso generale e nello specifico in termini di attacco sempre più pesante alla condizione generale di vita delle donne, ha sicuramente inciso e reso più sensibili alla protesta/ribellione larghe fette di masse femminili.
NUDM ha mostrato la capacità di organizzare, compattare grandi numeri, mantenendo, come abbiamo affermato dopo la grande manifestazione di Verona, “forza, egemonia, rappresentanza del movimento delle donne…” e questo è un fatto concreto e un merito reale.
Come Mfpr stiamo dentro il movimento più generale delle donne. Abbiamo partecipato alle grandi manifestazioni nazionali lanciate da NUDM, alle assemblee nazionali, abbiamo condiviso anche alcune iniziative territoriali perché giuste e necessarie, vedi per esempio quelle contro le odiose sentenze sessiste di alcuni tribunali come quello di Torino contro donne vittime di stupro o molestie sessuali o le molteplici e combattive iniziative contro il DDL Pillon, ecc.
I “buoni fatti” che dicevamo all’inizio. Ma partecipare, condividere non può significare porsi in modo acritico e/o neutrale dinnanzi alle differenze ideologiche, teoriche e di conseguenza pratiche che emergono nel movimento sulla base delle tendenze che si manifestano in esso e che scaturendo da un’ideologia non di classe proletaria, non rivoluzionaria influiscono negativamente, deviano, frenano il movimento di lotta delle donne appunto dal piano rivoluzionario.
Un movimento che porta in piazza centinaia di migliaia di donne non si può far finta di non vederlo, o liquidarlo tout court in modo superficiale o infantile dicendo che in quel movimento sono tutte piccolo borghesi e pertanto le proletarie, le lavoratrici, le operaie non se ne devono interessare. Ma partecipare e agire nel movimento pensando che in quanto donne siamo meccanicamente, automaticamente tutte uguali e unite sugli stessi obiettivi e linea di lotta, è altrettanto sbagliato, significa cadere nella rete dell’idealismo e dell’opportunismo,
perché in questa società capitalista divisa in classi le donne non sono tutte uguali, le donne sono borghesi, sono piccolo-borghesi, sono proletarie e come ha affermato Mariategui, il fondatore del Partito Comunista Peruviano che ha analizzato la questione delle donne a partire dalla condizione di oppressione nel suo paese, “…attualmente la classe distingue gli individui più del sesso… le donne sono reazionarie, centriste o rivoluzionarie e di conseguenza non possono combattere la stessa battaglia”, il femminismo non è una cosa unica, c’è il femminismo borghese, piccolo borghese e il femminismo proletario.

(Continua)

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