28/01/18

NOI "VOTIAMO" L'8 MARZO... CON LO SCIOPERO DELLE DONNE!

Il “programma” delle donne richiede un altro potere, un altro sistema sociale, un altro Stato, CHE NON E' CERTO CON LE ELEZIONI CHE POSSIAMO COSTRUIRLO, MA CON LA LOTTA RIVOLUZIONARIA 


Sul fronte donne continuano attacchi pesanti, con padroni, Stato, governo (e i loro uomini) che alzano il tiro. I licenziamenti per maternità ora è l’Ikea che li fa non solo il piccolo padroncino; è tornato forte il problema delle pensioni, dove non hanno neanche avuto il "decoro" di considerare nei lavori “usuranti” il doppio lavoro casalingo delle donne; stanno venendo fuori situazioni in cui neppure si può parlare di salario: i 33 cent all'ora a Taranto o i 50 cent a Bergamo non sono un'eccezione, ma sempre più la regola; le stesse statistiche borghesi sfornano dati sulle diseguaglianze, discriminazioni. Anche sul fronte della violenza sulle donne, continuano violenze e femminicidi, ma si aggiunge la questione dei carabinieri, delle sentenze, dei "processi per stupro" o a chi lotta a fianco cdelle donne uccise, stuprate, che mettono in evidenza il ruolo reazionario, sessista dello Stato, dei suoi uomini che "odiano le donne".
Tutto questo, e altro ancora, nessun risultato elettorale potrà fermare.

Le donne, la maggioranza delle donne doppiamente sfruttate e oppresse, non possono e non vogliono


Non possiamo e non vogliamo votare nè chi teorizza e pratica il ruolo inferiore/subordinato delle donne, nè chi contro gli attacchi a tutti i livelli ci riempie di parole di "comprensione" il 25 novembre e usa le donne violentate, ferite, come "medagliette" elettorali. 

Il piano della borghesia, formalizzato già da questo governo il 25 novembre, col pretesto dei femminicidi, porta avanti una logica alla Minniti, di cui la Boldrini è parte attiva; una logica per cui questo Stato vuole da un lato riprendere il controllo, normalizzare, regolamentare le nostre vite, militarizzare le città; dall'altro parla ipocritamente della violenza sessuale sulle donne ma per attaccare tutte le altre condizioni di vita e di lavoro.

La nostra risposta a tutto questo è: il nostro "voto" è lo sciopero delle donne dell'8 marzo!
Sono le donne in lotta perchè tutta la vita deve cambiare!


MFPR

LA VOSTRA LOTTA È LA NOSTRA LOTTA! Dalle insegnanti di Milano e alle Assistenti precarie in lotta a Palermo... Costruire una rete di lavoratrici in lotta è giusto e necessario!

Costruire una rete di lavoratrici, precarie, disoccupate in lotta contro gli attacchi sempre più pesanti del governo, dei padroni, di questo Stato alla condizione di lavoro e di vita della maggioranza delle donne, un attacco che ci colpisce doppiamente, sia sul piano della classe che del genere, è oggi più che giusto e necessario!


*****
Dalle lavoratrici e lavoratori della Scuola Auto-organizzati 

Alle lavoratrici di Palermo: LA VOSTRA LOTTA È LA NOSTRA LOTTA!
Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza nella lotta a tutte le assistenti di Palermo da anni impegnate nella difesa dei posti di lavoro e del diritto allo studio e all'inclusione di tutti gli studenti disabili.
Anni di esternalizzazione al ribasso del servizio pubblico puntano a svilire professionalmente ed economicamente il lavoro prezioso che quotidianamente viene svolto nelle nostre scuole.
L'obbiettivo è chiaro: privatizzare il servizio pubblico e annullare i diritti dei lavoratori e degli studenti, specie se più svantaggiati.

Ancora una volta sono le donne, quelle maggiormente colpite dalla violenza di un sistema del lavoro basato su precariato e sfruttamento, ancora una volta saranno le donne a combattere per i propri diritti e per quelli delle famiglie e degli studenti disabili.

Per questo sosteniamo con forza lo stato di agitazione proclamato dallo Slai Cobas per il sindacato di classe.

27/01/18

LAVORATRICI DA PALERMO A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA PER LA LIBERAZIONE DEL PROF SAIBABA E DELLE PRIGIONIERE E DEI PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA

Un orrore senza fine al quale non si può assistere senza dire nulla !!! Libertà per il Prof Saibaba e per tutte le prigioniere e tutti i prigionieri politici in India

A tutte le donne indiane forte solidarietà , uno straordinario esempio per come riescono a trasformare la pesante repressione del governo Indiano che subiscono in forte e più che legittima ribellione !!!


Per le lavoratrici precarie in lotta a Palermo
Giorgia G

Libertà per il Prof. Saibaba e tutti/e i/le prigionieri/e politici/che in India!

Il 26 e il 27 gennaio 2018 si tengono a livello internazionale due giornate di iniziative in solidarietà e per la liberazione dei/delle prigionieri/e politici/che dell’India. 
In India la condizione delle donne è il concentrato di tutte le oppressioni e violenze, ma dall'altro lato l'India è una nazione in cui le donne sono anche la maggioranza dell'EPGL.
Per questo il regime indiano di Modi si accanisce contro le donne in prima fila nella guerra popolare e usa gli stupri in tante zone e nelle carceri come arma di guerra.
Ma nessuna tortura, repressione feroce può spegnere l'amore e la forza rivoluzionaria.
MFPR

Pubblichiamo una lettera del Prof. Saibaba (condannato al carcere a vita) alla sua compagna:


India: lettera del Prof Saibaba dal carcere alla moglie Vasanta per il giorno del suo compleanno.

Vasantha cara, ti auguro un buon compleanno. Spero che questa lettera arrivi puntuale nel giorno del tuo compleanno. Tanti di questi giorni felici. So come ti possa sentire male senza la mia presenza in questo giorno.

26/01/18

la Strage di Pioltello è anche l'uccisione di donne che prendevano il maledetto treno per andare a lavorare!

Treno deragliato a Pioltello: Pierangela, Ida, Giuseppina: la strage delle donne

Una viaggiava con la figlia studentessa che si è salvata. Lo strazio di parenti e colleghi: "Perdita immensa"
di GIULIA BONEZZI, GABNRIELE MORONI e ROBERTA RAMPINI
Pubblicato il 26 gennaio 2018
 

I pensieri che si affollano su quello che fra poco si dovrà fare al lavoro e poi un rumore 
assordante, il treno che frena, la consapevolezza che i vagoni stanno deragliando, la paura, lo schianto, il buio. La fine. Da ieri un’altra giovanissima donna, di appena 18 anni, è divisa tra la gioia di essersi salvata da quell’inferno e il dolore lancinante di avere perso la sua mamma. Pierangela Tadini, 51 anni, impiegata, viaggiava su quel treno maledetto con la sua Lucrezia, studentessa a Milano, che si è salvata. «Mia nipote ha preso una botta forte, è in ospedale», racconta la nonna Lucia, avvisata dalla stessa nipote della tragedia. «Quando ho sentito suonare il telefono alle 7.35 ho avuto subito il timore che fosse successo qualcosa di brutto». Un’altra figlia invece non ce l’ha fatta, è riuscita appena a chiamare a casa: «Mamma aiuto, il treno sta deragliando...», ha dettoGiuseppina Pirri, 39 anni, poco prima di spirare. «Poi è caduta la linea e c’è stato solo silenzio – racconta il padre, Pietro –. Mia moglie le ha detto scappa ma poi non ha sentito più niente. Sono corso là, era ancora incastrata dentro al treno. Poi mi hanno detto che non ce l’ha fatta. Mia figlia si lamentava sempre perché i treni erano spesso rotti e sempre pieni», dice l’uomo in lacrime fuori dall’obitorio. Giuseppina era ragioniera, ogni mattina si alzava presto per prendere il treno che da Capralba nel Cremonese la portava a Sesto San Giovanni dove lavorava in una società di recupero crediti. Ida Maddalena Milanesi, 62 anni, di Caravaggio - medico, specializzata in radiologia, neurologia e neurologia oncologica, dirigente dello staff di radioterapia dell’Istituto neurologico Besta di Milano - era un’altra mamma, ma un po’ particolare. Madre della sua ragazza di 22 anni - che ieri mattina ha saputo della sua morte all’università mentre stava dando un esame perché vuole diventare medico come lei - e mamma anche un po’ di tutti i suoi pazienti al Besta. «È a loro adesso che dobbiamo dirlo», si tormentavano ieri i colleghi straziati dal dolore. Ida Maddalena era amata dai suoi pazienti, e lei amava loro. Nel reparto di Radioterapia dell’Ircccs Besta dagli anni Ottanta aveva a che fare tutti i giorni con il dolore di chi scopre e poi combatte contro malformazioni o tumori cerebrali. «Ognuno di loro per lei era un caso unico, non si dava pace», dice Maria Grazia Bruzzone, la collega e amica («Abbiamo lavorato insieme fin da giovani, tanti ricordi») che non trattiene le lacrime. «Le chiedevo perché non vieni a lavorare con me? Rispondeva: “Lo farei, ma i miei pazienti mi mancherebbero”». Pierangela, Giuseppina, Ida Maddalena: tre donne fra impegni, arrabbiature quotidiane, rimpianti. Ma anche tanti sogni, ancora tutti da vivere, sognati magari proprio mentre quel treno viaggiava veloce verso il lavoro. E ieri invece verso la morte. Tre vite spezzate. «Una perdita enorme, un’ingiustizia».

22/01/18

L'Aquila, processo a 3 donne: Il giudice incaricato rinuncia, il processo si ferma, la campagna di solidarietà si accende!









 
Si è già conclusa la prima udienza del processo per diffamazione contro tre compagne femministe, accusate di diffamazione dall'avvocato Antonio Valentini di L'Aquila, difensore dello stupratore di Rosa, cui una campagna di controinformazione delle compagne impedì di partecipare a un convegno ospitato nella Casa Internazionale delle Donne di Roma.
L'udienza si è chiusa subito. Il giudice designato infatti, giudice onorario, a sua volta avvocato presso il foro di Teramo, ha rinunciato all'incarico per motivi di opportunità, essendo parte in causa un altro avvocato e ritenendo che la causa debba essere discussa davanti un giudice togato.
Dunque il processo va reiscritto a ruolo, in attesa della nomina di un nuovo giudice, che aprirà il dibattimento.

Fuori del tribunale un'ingente schieramento di polizia, digos e carabinieri a sorvegliare un centinaio di donne venute da altre città a portare la loro solidarietà, mentre in aula A. Valentini sfoggiava la sua cravatta rosa, sotto braccio alla sua giovane avvocata.
Numerosi slogans, solidali e combattivi sono stati scanditi nel corso della mattinata:
"Antonio Valentini te la sei cercata, la rete femminista è sempre più arrabbiata", "Valentini non lo dimenticare, nei luoghi delle donne non ci puoi entrare", "Macché diffamazione, macché reato, la lotta femminista distrugge il patriarcato" e ancora: ""Antonio Valentini le scuse devi fare a tutte le donne che tenti di umiliare", "Ma quali scuse, ma quali pentimenti, la lotta femminista non ha ripensamenti", "L'avvocato Antonio Valentini difende stupratori, papponi ed aguzzini". 




Chiusa l'udienza, le compagne hanno improvvisato un corteo fino al mercato, concludendo la giornata di lotta con volantinaggio, controinformazione ai passanti e interventi al megafono.


Breve rassegna stampa:

A questo link le riprese da Radio Onda Rossa 
 
radiondadurto:
http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2018/01/Processo-Aquila-3-donne-accusate-diffamazione-Caso-Valentini.mp3
 
newstown:
http://news-town.it/cronaca/18957-donne-denunciate-da-valentini,-stamane-la-prima-udienza-presidio-di-solidariet%C3%A0-davanti-al-tribunale.html
 
http://www.rete8.it/cronaca/laquila/123-laquila-sit-in-di-solidarieta-alle-donne-denunciate/ 

Tg3 al 10 minuto:
http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-909520d6-74ff-4086-bf6f-e17a2083f8ca.html
 
 
 

22 gennaio, processo alla solidarietà femminista - il volantino del MFPR

Le donne in lotta non hanno da difendersi da un processo, ma hanno da ribellarsi contro una "giustizia" che continua la violenza sulle donne
 

Il 22 gennaio, vi sarà l'avvio del processo a L'Aquila contro 3 compagne, accusate di "diffamazione" dall'avvocato dello stupratore Tuccia.

L'Mfpr non riconosce questo processo a donne che hanno espresso concretamente la solidarietà attiva verso "Rosa" stuprata orribilmente e quasi assassinata dall'ex militare Tuccia.

L'Mfpr utilizzerà il processo per ribadire la legittimità della lotta delle donne, rivendicando tutta la mobilitazione fatta.

Noi vogliamo che nessuno dimentichi l'orribile crimine perpetrato contro "Rosa"; esso ha colpito e colpisce tutte le donne
Noi vogliamo che nessuno faccia finta di non sapere dell'aumento di stupri e femminicidi, di questa strage di bassa intensità contro le donne, che il più delle volte non trovano giustizia ma, anzi, si ritrovano loro messe sotto accusa
Noi vogliamo ricordare che "Rosa" ha continuato ad essere violentata per tutto il processo. Invece di trovare nelle aule di giustizia un clima sereno, dalla parte delle donne , è entrata nel girone infernale di un "processo per stupro"! Rosa, ma anche le donne nei presidi fuori e dentro il Tribunale, ha dovuto sentire e subire offese indegne, da parte di un avvocato che è andato ben oltre anche lo stesso diritto di difesa, facendo vivere a "Rosa" un'altra pesante violenza durante il processo
Noi rivendichiamo la piena legittimità della mobilitazione di solidarietà di tante donne, e intendiamo dare voce alla denuncia di questa seconda violenza che si perpetua oggi nel Tribunale. Non si può parlare della violenza sessuale verso le donne il 25 novembre da parte anche di rappresentanti Istituzionali, e poi trovarsi anche imputate per aver difeso i nostri diritti!
Oggi sono le donne che hanno reclamato un elementare diritto democratico (che si impedisse all'avvocato di Tuccia di intervenire nella Casa Internazionale delle Donna, infangando anche questo luogo) ad essere messe sotto processo; sono le tante, troppe donne offese, violentate, discriminate, oppresse, ma ribelli e sempre in lotta, ad essere "accusate" di diffamazione, perchè un "ometto" si è sentito "colpito nella sua dignità, professionalità"; quando ogni giorno le donne subiscono non una ma mille offese, fino agli attacchi alla loro vita.
Volete cercare di zittirci, cancellare la solidarietà e la lotta delle donne... Non ci riuscirete!

Pensiamo che ben altro dovrebbe essere "condannato": quelle parole indegne che "continuano ad uccidere" la stessa vita delle donne; che uccidono, così, anche la giustizia.

Questo processo sarà una "pietra che ricadrà sui piedi" di chi l'ha sollevata.
Questo, come tanti altri processi, farà comprendere più chiaramente a tante donne cosa è questo Stato borghese, farà comprendere la necessità di rendere più forte la lotta delle donne, per affermare una reale giustizia per le donne, perchè tutta la vita e tutta la società devono cambiare!
Non abbiamo nulla da cui difenderci!
Noi non dimentichiamo e continueremo a denunciare le atrocità commesse sul corpo di Rosa.
Noi continueremo a mettere sotto "processo" le complicità e coperture verso chi stupra e uccide le donne!
Noi continueremo la lotta dando voce a tutte le donne!

MFPR

21/01/18

Da Palermo: Con Luigia e le altre compagne processate a l'Aquila il 22 gennaio...SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE!

SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE!
donne precarie in lotta aderenti al Mfpr Palermo 

Non abbiamo nulla da cui difenderci!

la lotta contro la violenza, stupri, femminicidi, 
è giusta e necessaria!

la lotta contro gli uomini che odiano le donne, 
contro con questo Stato con tutti i suoi apparati 
che odia lo donne, 
contro questa società che odia le donne
 è giusta e necessaria!

Al fianco di Luigia e delle altre due compagne  processate all'Aquila il 22 gennaio per avere difeso Rosa barbaramente stuprata 
da un militare di questo Stato, 
processate per lottare contro la violenza sulla maggioranza delle donne





La Marcia delle donne contro TRUMP un anno dopo negli Usa, 673 manifestazioni e milioni di persone

People take part in the Women's March in Manhattan in New York City, New York, U.S., January 20, 2018. REUTERS/Eduardo Munoz

Era stata definita la più imponente manifestazione pubblica nella storia degli Stati Uniti. Dopo un anno, le donne scenderanno di nuovo in strada con la seconda edizione della Women's March. Lo scorso 21 gennaio la cosiddetta "onda rosa" - dal colore dei cappelli simbolicamente indossati dalle dimostranti - aveva invaso oltre 600 città in Usa e nel mondo con una massiccia partecipazione stimata complessivamente tra i 3 e i 4 milioni di persone in marcia per i diritti di donne e minoranze, in diretta opposizione all'amministrazione del presidente Donald Trump appena insediata.

Quest'anno, secondo le organizzatrici, i cortei e gli eventi del fine settimana saranno 673, con una partecipazione attesa di 5 milioni di persone.


Da Washington a New York, da Los Angeles a Las Vegas oggi si replica ai tempi di #metoo e guardando alle elezioni di midterm con cui il prossimo novembre si rinnova il Congresso. Per molti degli organizzatori il messaggio diventa infatti un messaggio politico più generale, un appello alla partecipazione e al voto.
Quattro le manifestazioni più importanti negli Stati Uniti, ovvero quelle di Las Vegas, New York, Los Angeles e ovviamente Washington. Nella Grande Mela non mancherà una puntata alla Trump Tower. Ci sarà la cantautrice Milck, autrice della canzone "Quiet", diventata l'anno scorso l'inno del movimento. Ma prenderà la parola anche Ashley Bennet, nota per aver sfidato e battuto a novembre alle elezioni locali in una contea del New Jersey il politico che con il suo post sessista su Facebook ("La protesta delle donne finirà in tempo per permettere loro di preparare la cena?") l'aveva spinta a scendere in campo.
Ci saranno, tra le altre, attiviste come Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood, l'organizzazione americana che offre alle donne assistenza e servizi nell'ambito dei diritti riproduttivi, difendendo anche la scelta dell'interruzione volontaria di gravidanza, e Alicia Garza co-fondatrice del movimento Black Lives Matter, nato in diretta opposizione alla violenza della polizia contro gli afroamericani.
http://www.huffingtonpost.it/2018/01/20/negli-usa-torna-la-marcia-delle-donne-un-anno-dopo-fra-metoo-e-elezioni-di-midterm_a_23338814/?utm_hp_ref=it-homepage

20/01/18

Si denuncia la solidarietà tra donne: 22 gennaio Tribunale di L’Aquila LE DONNE CI SARANNO!!


Dal comunicato di solidarietà del collettivo Fuori Genere (L'Aquila)

Lunedì 22 gennaio inizia il processo voluto dall’avvocato Antonio Valentini e che vede accusate tre donne per diffamazione.
A neanche un mese di distanza dalla notte in cui, proprio in un paese limitrofo dell’aquilano, si è consumata l’ennesima violenza ai danni di una giovane donna, ancora in attesa che prenda inizio un processo per stupro a carico del trentunenne Piero Coletti, ci ritroviamo in tribunale a difendere tre donne che nel 2015 hanno evitato che la Casa Internazionale delle Donne di Roma si trovasse ad accogliere nella propria sede il sopracitato Antonio Valentini come referente all’interno di un convegno.
Un avvocato che tre anni prima, dal 2012, aveva difeso il militare Francesco Tuccia per uno stupro le cui aggravanti sono state tali da richiedere l’ipotesi di tentato omicidio. Un avvocato che senza nessuna esitazione ha condotto una difesa spietata volta all’attacco della ragazza. C’eravamo nel processo di «Rosa» e non dimentichiamo quelle arringhe violente finalizzate a colpevolizzare la ragazza e sminuire le colpe dello stupratore fino a parlare di «rapporto amoroso consensuale».
Oggi poco ci riguardano i tecnicismi d’avvocato, quello che ci appare contestualmente violento e oramai ridicolo è l’atteggiamento punitivo e repressivo che esercitano alcuni individui che ricoprono ruoli di potere nei confronti di qualunque forma di resistenza, soprattutto quando ad esercitarla sono donne che fanno della solidarietà e della pratica femminista un impegno e una lotta quotidiani.
La nostra massima solidarietà va alle donne che si troveranno lunedì in aula a difendersi dall’ennesimo atto di intimidazione nei confronti di una cultura che si batte contro ogni forma di maschilismo e che ha il preciso obiettivo di ribaltare la cultura patriarcale e violenta che ci opprime. Ben sappiamo quanto questa cultura sia radicata e trovi espressione esemplare all’interno dei tribunali, nei processi per stupro, quando l’unico mezzo a disposizione della difesa di un uomo accusato di stupro sembra essere quello di screditare la donna, il suo comportamento, i suoi abiti.

la nostra solidarietà alle donne accusate e la nostra rabbia contro chi vuole farci spaventare e tacere.

FORTE SOLIDARIETA' ALLE PRECARIE ASS. IGIENICO/PERSONALE DI MILAZZO...IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA

Comunicato stampa - Palermo 20 gennaio 2017


I precari e le precarie Assistenti igienico – personale e i genitori degli studenti disabili in lotta a Palermo, organizzati nello Slai Cobas per il sc, esprimono forte solidarietà alle assistenti igienico–personale di Milazzo che dopo una proroga di un mese (gennaio 2018) rischiano ora seriamente di essere tagliate fuori definitivamente dal posto di lavoro, perché licenziate dal Comune di Milazzo in modo assolutamente illegittimo.La strumentalizzata interpretazione del DL 66/2017 (dalla conversione della legge delega del governo nazionale sul sostegno della riforma della “Buona Scuola”) da parte del Comune di Milazzo è la causa dell’attacco al sacrosanto diritto delle Assistenti igienico-personale da 25 anni, apprendiamo da un comunicato della Fiadel di Messina, in servizio nelle scuole che ora secondo il Sindaco di Milazzo dovrebbero essere sostituite dai Collaboratori Scolastici. Anche a Palermo la Città Metropolitana di Palermo, a settembre 2017, ha tentato di mettere in atto in modo preventivo e illegale l’applicazione del DL 66/2017, una legge CHE SARA’ IN APPLICAZIONE SOLO dal 2019, LA SICILIA E’ POI UNA REGIONE A STATUTO SPECIALE con normative specifiche in tema di assistenza ai disabili nel campo dell’istruzione. La lotta incessante degli Assistenti ha bloccato in buona parte il tentativo della Città Metropolitana di Palermo di sostituire gli Assistenti specializzati con i Collaboratori Scolastici ma è chiaro il tentativo degli Enti locali di cercare di giocare sporco, usando in modo assolutamente illegale una legge SOLO PER RISPARMIARE SULLA PELLE DEGLI STUDENTI DISABILI, di cui viene leso gravemente il diritto allo studio privandoli degli assistenti igienico-personale specializzati, E SULLA PELLE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI, di cui viene leso gravemente il diritto al lavoro.
Agire strumentale e illegittimo delle istituzioni!

Lo stesso MIUR, nella persona dei rappresentanti dell’Ufficio di Gabinetto della Ministra Fedeli, ha confermato a questa O.S. nell’incontro intercorso a Roma presso il Ministero il 24 novembre scorso che i Collaboratori Scolastici, come recita lo stesso art.3 del DL 66/2017, possono fare assistenza solo in merito a quanto previsto nel loro ruolo professionale, cioè come da CCNL si tratta di assistenza di base e generica, e non devono né possono svolgere l’ASSISTENTATO SPECIALIZZATO che spetta invece agli Assistenti qualificati e specializzati per il servizio dedicato verso gli studenti disabili. Ma già la Dott.ssa Altomonte dell’USR Sicilia aveva dichiarato precedentemente, prendendo posizione pubblica anche sulla stampa, che i Collaboratori Scolastici non hanno l’obbligo di adempiere al compito dell’assistenza specializzata e la formazione dei bidelli, di cui si parla tanto, è sempre quella prevista dal CCNL scuola, che rimanda sempre ai compiti previsti per il profilo del CS, e cioè ASSISTENZA GENERICA E DI BASE. Ribadendo pertanto il nostro sostegno alle Assistenti igienico-personale di Milazzo, riaffermiamo la necessità della lotta contro le istituzioni che vogliono attaccare la condizione di lavoro e di vita di questo settore di lavoratrici e lavoratori precari (è iniziata da Palermo, sta toccando Milazzo e si estenderà via via in tutta la Sicilia), e la necessità della mobilitazione comune a difesa di diritti sacrosanti.
Lottare in ogni forma possibile contro le istituzioni e tutti coloro che avallano il loro agire illegittimo, vedi i sindacati confederali ... il bacino degli Assistenti igienico-personale, circa 2000 in Sicilia, non si tocca!
La difesa del diritto al lavoro degli assistenti e del pieno diritto allo studio degli studenti disabili nelle scuole è giusta e necessaria!

Assistenti igienico-personale e mamme in lotta a Palermo
 Slai Cobas per il sc 

Alle 3 compagne processate a L'Aquila il 22 - Solidarietà da Milano


Ieri al corteo a Milano delle maestre in lotta che stanno subendo l'ennesima violenza è stata portata la necessità della solidarietà tra le donne che lottano su diversi fronti e che su diversi fronti questo sistema opprime e reprime.

In tante hanno chiesto il volantino e fotografato lo striscione.

In tante saremo con voi anche se lontane il 22!

Se toccano una ci ribelliamo tutte!
Le compagne dell'mfpr  di Milano




19/01/18

Basta violenza dei tribunali contro le donne - Il 22 gennaio a Torino e L'Aquila

Torino - Presidio contro la violenza dei Tribunali ore 11.30
Torniamo in presidio di fronte al tribunale di Torino per protestare:
contro le sentenze che assolvono violenti e stupratori, trasformando la parte lesa in parte imputata; contro la repressione della solidarietà femminista.
Lo facciamo in solidarietà alle donne che, dopo aver seguito il processo di Rosa, stuprata brutalmente a Pizzoli dal militare Francesco Tuccia nel 2012, oggi saranno processate per diffamazione nel Tribunale dell’Aquila. Al processo di Rosa hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento delle udienze. Per aver solidarizzato con Rosa e aver denunciato nel 2015 la possibile presenza dell'avvocato di Tuccia (Antonio Valentini) in un convegno ospitato dalla Casa internazionale delle donne di Roma, ora queste donne si ritrovano a loro volta inquisite. Ci chiediamo come un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare due anni dopo di varcare impunemente come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne!
A Torino invece l'anno è iniziato con due agghiaccianti sentenze:
· la seconda in cui il giudice garantisce una serie di attenuanti allo stupratore di una ragazzina, poiché si sarebbe comunque preso cura di lei
La violenza maschile contro le donne è una delle più frequenti forme di violenza di genere; in Italia ogni due giorni una donna muore per mano di mariti, compagni, padri ed ex. Nell’ambito delle relazioni intime la violenza maschile viene agita con premeditazione e in modo reiterato da aggressori lucidi, attraverso differenti forme (violenza fisica, sessuale, psicologica, economica) che minano l’autostima e la dignità delle donne, isolandole sovente da qualsiasi rete familiare e affettiva.
I centri antiviolenza laici e femministi, luoghi di accoglienza e progettualità per sostenere le donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, vengono chiusi o mal finanziati dalle istituzioni.
I criteri adottati dalle e dai magistrati per interpretare le leggi ad hoc contro le violenze maschili se non sono scevri dalla cultura patriarcale (inferiorizzazione della donna, imposizione di ruoli di cura e riproduzione), generano una colpevolizzazione delle donne che non vengono credute e da parte lesa diventano parte imputata.
I processi per stupro, molestie e maltrattamenti sono spesso processi alle donne che denunciano: nei tribunali si cerca di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentano, come si vestono, e con quanta forza si sono opposte alla violenza.
Contro la violenza sulle donne non smetteremo di alzare la voce e solidarizzare.
La repressione non ci ferma!
LUNEDÌ 22 GENNAIO ore 11:30 PRESIDIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI TORINO


Su L'Aquila dall'Assemblea Romana: Si va e si torna insieme

22/11/2017

Il 22 gennaio alle ore 9 inizia il processo per diffamazione nei confronti di 3 donne

Prima avvennero lo stupro e le violenze, poi l’ignobile processo e infine la denuncia a quante avevano sostenuto la donna sopravvissuta.

Lo stupro e le violenze:
È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli (L’Aquila). Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui de l’Aquila, Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.

Il processo:
Da quando la violenza sessuale è entrata nei codici penali, tra Sette e Ottocento, i processi per stupro sono stati processi alle donne che li denunciavano, di cui si cercava di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentavano, come si vestivano, a che ora uscivano e con quanta forza si erano opposte. I movimenti delle donne negli ultimi cinquant’anni hanno fatto di quello che succedeva nelle aule dei tribunali uno dei terreni-chiave nella campagna contro la violenza. Si richiedeva, e lo si continua a fare, da una parte che le donne che denunciano e scelgono di intraprendere la via del processo penale non debbano essere sottoposte a processi di vittimizzazione ulteriore, vale a dire di colpevolizzazione, ritenute parzialmente o interamente responsabili di ciò che è accaduto loro; dall’altra che si riconosca che la condotta assunta in aula dagli avvocati che difendono gli stupratori e dai giudici che sostengono simili impianti è di natura politica, e in quanto tale implica una responsabilità individuale. Un avvocato che sceglie di difendere uno stupratore e insinua, come avvenuto in questo processo e come diversi avvocati hanno fatto nel corso della storia dei processi per stupro, che la donna fosse consenziente e avesse provato piacere durante le violenze compie una scelta precisa, niente affatto neutra o tecnica, figlia della stessa cultura dello stupro che dovrebbero processare.
Al processo di Rosa, come tante altre volte è successo in passato, hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento del processo.
La denuncia:
Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini è invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne.
Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di una aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini (ciriguardatutte.noblogs.org).

La posta in gioco:
A sembrarci grave non è la denuncia di per sé. A sembrarci grave è che un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare che due anni dopo può impunemente varcare come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne; la cosa che ci sembra grave è che rifiutato, si senta nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne; la cosa che ci sembra più grave è che uomini del genere invece di vergognarsi, nascondersi, defilarsi, continuino ad occupare la scena pubblica e a condizionare la vita delle donne.
Questa vicenda, lo abbiamo detto dall’inizio, ha un valore simbolico che non si può trascurare.
Vogliamo che diventi l’occasione per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Si va e si torna insieme abbiamo intitolato questo scritto. Alludendo al fatto che insieme siamo state al processo contro gli stupratori di Rosa e insieme ritorneremo a L’Aquila nel processo che coinvolgerà tre di noi per diffamazione. Il riferimento, però, è anche alla necessità di riprendere in mano, per le vecchie e nuove generazioni di donne, pratiche e strategie di autodifesa: in discoteca, nei centri sociali, per strada, ad una festa, si va e si torna insieme, ci si guarda le spalle e ci si protegge l’una con l’altra.

Appuntamento per tutte il 22 gennaio 2018 ore 9 presso il Tribunale dell’Aquila.

Assemblea Romana Ci Riguarda Tutte

Sostegno alla lotta delle maestre fuori e contro i sindacati confederali


Milano, 15 gennaio 2018
I maestri e le maestre, dopo aver subito un violento attacco dalla magistratura e dalla politica, hanno risposto concretamente all’arroganza di chi pensa di poter mettere in strada 40 mila famiglie. La nostra lotta è la lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo
anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti. Abbiamo sempre denunciato la volontà politica di frammentare la categoria attraverso un sistema di gironi infernali chiamate fasce, utili solo a generare una guerra tra chi vive le stesse condizioni di sfruttamento. Ancora una volta i sindacati confederati non hanno ascoltato i lavoratori e si accingono a sedere a un tavolo che non ha mai rispettato i diritti e la dignità dei lavoratori della scuola. Anni e anni di precariato con la complicità dei sindacati. La politica della delega e il ricorsificio ci ha portati a questa situazione.
ORA ALZIAMO LA TESTA DIFFIDIAMO I SINDACATI A RAPPRESENTARCI
La natura politica della sentenza Plenaria pilotata, attraverso la nomina diretta del capo del Consiglio di Stato, dal governo uscente, ci impone proclamazione della lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti.
OGGI PIU’ DI PRIMA RITENIAMO NECESSARIO RIVENDICARE:
– Il mantenimento dei contratti a tempo indeterminato per tutti i docenti, diplomati magistrali, PAS, TFA, SFP colpiti dal l’esito della Plenaria.
– la permanenza nelle Gae in base al punteggio acquisito
– la riapertura delle Gae
– Il passaggio in ruolo di TUTTI i precari con tre anni di servizio presso l’istituzione scolastica di ogni ordine e grado
– L’eliminazione del Fit che mortifica la professione di tutti i precari e quella dei docenti che rischiano di tornare ad esserlo. Non accetteremo mai di essere pagati 500€ per svolgere lo stesso lavoro che facciamo da decenni e che ha contribuito a mantenere le scuole aperte.
– L’eliminazione del Fit come modello di nuovo reclutamento e istituzionalizzazione di sfruttamento selvaggio dei futuri colleghi.

Lavoratori della scuola autorganizzati Milano Coordinamento lavoratori della scuola “3 ottobre”

18/01/18

Riprende la lotta di precarie e precari delle coop a Palermo

 
PALERMO, LA LOTTA NON SI E' MAI FERMATA
E ORA SI RIPARTE!

20 anni di precariato nelle scuole e ora 2000 Assistenti igienico-personale agli studenti disabili si vogliono cancellare in Sicilia  (circa 200 solo a Palermo) dal mondo del lavoro per la strumentalizzata e illegale interpretazione della legge delega sul sostegno prodotta dalla scellerata "BUONA SCUOLA" DEL GOVERNO, con il beneplacito dei venduti sindacati confederali e compagnia che si seggono più che ipocritamente ai tavoli nazionali di "contrattazione" solo per danneggiare migliaia di lavoratori e lavoratrici e permettere l'eliminazione di diritti sacrosanti.

PER DIFENDERE IL LAVORO E LA NOSTRA VITA LA LOTTA E' L'UNICA ARMA!

Oggi pomeriggio a Palazzo Comitini...


Ass.ti igienico-personale studenti disabili nelle scuole
SLAI COBAS sc

17/01/18

Le lavoratrici degli asili di Taranto tornano sul piede di guerra

Basta con la vergogna e l'illegalità di una condizione, che si trascina da anni a vantaggio delle tasche del Comune e delle Ditte, di sottorari (1h e 50 al giorno), sottosalari (sui 300 euro al mese), di doppio lavoro (pulizia e ausiliariato) non riconosciuto;
basta con una amministrazione comunale che è stata responsabile di appalti al massimo ribasso e di condizioni lavorative in aperta violazione di leggi e contratti, e che anche ora (cambiando amministrazione) continua ad esserlo;
nella falsa "giustificazione" che "almeno si salvano tutti i posti di lavoro, perchè siete troppe" (il che è platealmente falso viste le permanenti sostituzioni che le lavoratrici sono chiamate a fare per mancanza di personale), si continua a calpestare diritti sacrosanti delle lavoratrici;
basta coi sindacati confederali silenti e complici di questa truffa "legale";
basta ad un nuovo appalto o a proroghe che puntano a perpetuare questa situazione vergognosa


Le lavoratrici Slai cobas sc riprendono la mobilitazione!
Mentre stanno facendo varie e pesanti azioni legali contro le varie Ditte (che si sono succedute negli anni) e il Comune - che dovranno pagare caro! - avviano lo stato di agitazione e a fine mese scendono in lotta, se non ci saranno risposte positive alla richiesta di incontro e soluzioni immediate inoltrat

LE LAVORATRICI di SLAI COBAS per il sindacato di classe
16.1.18

Il processo de L'Aquila del 22 gennaio - ci riguarda tutte


Da infoaut - Perché il processo del 22 gennaio all’Aquila ci riguarda tutte:

Ripubblichiamo da cavallette.noblogs.org questa documentata ricostruzione della persecuzione giudiziaria nei confronti di tre compagne da parte dell'avvocato Antonio Valentini - difensore del militare Francesco Tuccia, di stanza nelle zone terremotate dell'Abruzzo nel contesto dell'operazione "strade sicure" ed esecutore di un efferato stupro ai danni di una ragazza del posto. Il legale, al quale la determinazione delle compagne aveva impedito di presenziare ad un'iniziativa tenuta presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, si è reso responsabile di una campagna censoria, repressiva e persecutoria nei confronti delle tre, dai risvolti vessatori ed inquietanti. Alle imputate va la solidarietà della redazione di Infoaut.org e l'esortazione a non lasciarle sole nel giorno dell'udienza, il 22 gennaio prossimo al tribunale de L'Aquila, e nel loro percorso di (auto)difesa legale e non.


***


Il 22 gennaio 2018 si aprirà presso il tribunale dell’Aquila un processo che vedrà coinvolte tre donne, trascinate sul banco delle imputate dall’avvocato Antonio Valentini con l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa (articolo 595 c.p). Abbiamo deciso di raccontare questa vicenda su Cavallette, perché in essa si concentrano temi che ci stanno a cuore e che da sempre fanno parte del nostro DNA politico: l’anti-sessimo, l’importanza delle pratiche di lotta femministe e la capacità di difenderle collettivamente esercitando in maniera radicale il diritto alla libertà di espressione.
 
Lo stupro di Pizzoli
Influente notabile dalle ambizioni politiche prematuramente frustrate – solo un misero 3,7% raccolto dalla lista Patto per l’Aquila con cui si era presentato alle amministrative del 2002 -, Antonio Valentini è considerato da molti quotidiani e portali d’informazione locali come uno dei “principi del foro” del capoluogo abbruzzese. Nel suo blasone vanta numerosi procedimenti eccellenti, come il processo Di Orio – dove si è impegnato nella difesa dell’omonimo ex-rettore e monarca assoluto dell’ateneo aquilano, cacciato dal trono nel 2012 per le accuse di concussione – o quello che lo vede come legale di alcuni dei 38 imputati, accusati dalla procura distrettuale antimafia di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Suo anche l’esposto che ha dato avvio al processo nei confronti della commisione Grandi Rischi, tacciata di non aver messo in guardia la popolazione aquilana del rischio sismico incombente nell’aprile del 2009.

Ma il caso più noto per cui Valentini è salito agli onori della cronaca è quello relativo allo stupro avvenuto a Pizzoli (AQ) nel 2012. A perpetrarlo il militare Francesco Tuccia, originario della provincia di Avellino e appartenente al 33mo Reggimento Artiglieri Acqui. Di stanza sul territorio per l’operazione “Strade Sicure” – rivelatasi fin dall’inizio un enorme esperimento di militarizzazione delle zone colpite dal sisma del 2009 -, il 12 febbraio Tuccia trascorre una serata di baldoria tra commilitoni presso la discoteca Guernica, che si conclude con lo stupro di una studentessa ventenne consumatosi fuori dal locale. Rosa (nome di fantasia), dopo essere stata violentata dal soldato, viene abbandonata seminuda e in stato d’incoscienza, nel parcheggio. Buttata sanguinante sul manto di neve che copriva la zona antistante l’edificio, la ragazza sarebbe certamente morta per il freddo e i traumi riportati, se un buttafuori che stava terminando il suo turno non ne avesse casualmente notato il corpo, accartocciato tra le auto posteggiate.
 
Il processo
Questo disprezzo per Rosa diventerà il leit motiv che caratterizzerà tutto l’iter giudiziario nelle sue differenti fasi. Tuccia viene infatti arrestato, e Valentini, che ne assume il patrocinio insieme all’avvocato Alberico Villani, sceglie di ricorrere ad un linea difensiva tanto orribile quanto purtroppo consueta nei processi per stupro. Per tutta la durata del procedimento l’avvocato prova infatti a derubricare la violenza subita da Rosa come “un rapporto finito male” che vedeva il “reciproco consenso” degli interessati. La dimostrazione, a detta di Valentini e Villani, sarebbe consistita nel fatto che i due erano stati visti scambiarsi effusioni amorose all’interno locale, per poi uscirne mano nella mano in un secondo momento. Un comportamento di cui il pool difensivo di Tuccia – descritto durante il dibattimento come un ragazzo di “buona famiglia”, “giovane ed inesperto” e “spinto a pratiche di sesso estremo” di cui avrebbe perso il controllo – ritiene di dover chiedere conto a Rosa: “dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. L’obbiettivo di una simile retorica è duplice. Da un lato insinuare nella giuria il dubbio che quello consumatosi non sia stato uno stupro ma un rapporto consenziente. Dall’altro produrre un ribaltamento delle parti in causa, criminalizzando la vittima – costretta a dimostrare la violenza subita – e assolvendo il carnefice dalle sue responsabilità. Non è più quindi Tuccia ad essere chiamato a rispondere del delitto di cui si è macchiato, ma Rosa, la cui condotta morale e accondiscendenza avrebbero indotto il militare “in tentazione”.

In fase di requisitoria Valentini si spinge fino ad addurre motivazioni “tecniche” che avallerebbero la sua tesi. Tra queste spicca una dichiarazione secondo cui “la pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Le “modeste ecchimosi” cui l’avvocato fa riferimento consistono in ben 48 punti di sutura e in profonde lacerazioni dell’apparato genitale e digerente di Rosa, “ricuciti” solo grazie a diversi interventi chirurgici. Sono ferite talmente profonde da impressionare anche i medici che prendono in cura la ragazza, giunta in ospedale in stato di incoscienza ed in preda ad un grave shock emmorragico. Il dottor Gabriele Iangemma, ginecologo di turno quella sera e occupatosi di prestare i primi soccorsi a Rosa, dichiarerà durante una trasmissione televisiva dedicata allo stupro di Pizzoli di non aver mai visto nulla del genere in trent’anni di esercizio della professione medica.

Il clima del processo non viene però inquinato unicamente da un impianto difensivo smaccatamente misogino e sessista, ma anche da un diffuso clima intimidatorio. A pochi giorni dallo stupro, l’avvocato Villani partecipa a due differenti programmi andati in onda su Canale 5: in entrambe le occasioni rivela la vera identità di Rosa (che nel frattempo era stata trasferita in una località segreta) mettendone così a repentaglio la sicurezza e la privacy. Poi, una settimana dopo la sentenza di primo grado, arrivano anche le minacce. A farne le spese è l’avvocata Simona Giannangeli – rappresentante del centro anti-violenza dell’Aquila, costituitosi parte civile nel processo -, che il 5 febbraio 2013 trova sul cofano della sua auto un biglietto anonimo con questo messaggio: “Ti passerà la voglia di difendere le donne… Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.

Nonostante nel gennaio 2015 la Cassazione metta la parola fine alla vicenda processuale che coinvolge Tuccia (la pena definitiva inflittagli è di 7 anni e 8 mesi), nessuna canta vittoria. Non Rosa, costretta ad un esilio forzato in un’altra città nel tentativo di riannodare le fila spezzate della sua vita. Non le parti civili, costrette ancora una volta a constatare come la denigrazione della donna continui a rappresentare una costante nei processi per stupro (come dichiarato dall’avvocata Giannangeli dopo l’ultimo verdetto, “si cerca l’elemento di verità processuale a partire dalla demolizione della persona offesa e dal suo presunto comportamento”). Non le centinaia di donne che l’hanno sostenuta durante tutto il processo, dentro e fuori l’aula di tribunale, consapevoli che uno stupratore in carcere non rappresenta certo un argine alla violenza di genere che in tutto il mondo continua a mietere vittime. E, dopo Rosa, sarà proprio questa rete di solidarietà ad essere messa sotto accusa dall’avvocato Valentini.
 
Censura, repressione, sequestri e denunce
Un territorio completamente militarizzato e devastato. Lo stupro di una studentessa perpetrato da un militare. Un processo insozzato da retoriche patriarcali, sessiste e misogine. Intimidazioni e minacce agli avvocati. A questo quadro, già di per sé vergognoso, nuovi tasselli sono andati ad aggiungersi, proprio quando la luce dei riflettori sembrava ormai essersi distolta dalle aule del tribunale dell’Aquila.

Il 13 Novembre 2015 viene infatti organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma il convegno “Verso la Cassazione”. Si tratta di un incontro chiamato per discutere delle responsabilità della commissione Grandi Rischi in merito al terremoto dell’Aquila del 2009 e del processo, ormai alle battute finali, che ne vede coinvolti diversi membri. Tra i relatori c’è anche Valentini. Il fatto non passa inosservato e suscita indignazione. In tante si chiedono come sia possibile che un personaggio di tale risma possa presenziare in un luogo da sempre considerato un porto sicuro per le donne. Una compagna originaria dell’Aquila scrive una lettera in proposito – raccontando chi fosse Valentini e quale linea difensiva avesse scelto di adottare durante tutti e tre i gradi del processo di Pizzoli – e la invia ad una mailing list chiusa. Successivamente, la missiva viene reinoltrata da una seconda persona all’associazione Ilaria Rambaldi Onlus (responsabile dell’organizzazione dell’iniziativa) attraverso Facebook Messenger. Nel frattempo partono giri di telefonate e mail che chiedono la revoca dell’invito a Valentini. Il tam tam raggiunge il suo scopo e il convegno si svolge in tutta tranquillità senza la presenza dell’avvocato.

Sembra una vicenda chiusa, ma non è così. Valentini cerca vendetta. Passano alcuni mesi, e la sera del 18 Maggio 2016 i carabinieri di Roma, imbeccati da un’informativa redatta dal Nucleo operativo dell’Aquila, bussano alla porta della persona che con Facebook Messenger aveva contattato l’associazione “Ilaria Rambaldi”. Le notificano una denuncia per diffamazione aggravata a mezzo stampa e un decreto di perquisizione e sequestro, firmato dal sostituto procuratore Antonietta Picardi. Le viene contestato di aver diffuso la lettera, il cui contenuto, si legge nell’atto, sarebbe stato “denigratorio ed offensivo, anche mediante l’attribuzione di fatti determinati e di rilevanza penale, della reputazione professionale dell’avvocato Antonio Valentini”. Dopo quattro ore di perquisizione i carabinieri se ne vanno, portandosi via un laptop, un tablet, uno smartphone e un hard disk esterno. La stessa scena si ripeterà dopo alcuni mesi: il 13 settembre la donna autrice della lettera viene a sua volta denunciata e il suo personal computer sequestrato. Il 20 dicembre l’indagine si chiude con tre richieste di rinvio a giudizio per altrettante donne.
 
“Non ci metterete a tacere”
L’avvocato Flavio Albertini Rossi, che difenderà due delle tre imputate, rigetta in toto l’accusa di diffamazione a mezzo stampa. Da una parte perché, spiega il legale, il semplice fatto di aver utilizzato Facebook Messenger – ovvero un canale di comunicazione uno a uno – “non rende fattibile una diffusione del messaggio idonea da integrare il reato”. In altre parole, affinché l’aggravante della diffusione a mezzo stampa si configuri come tale, è necessario che un dato contenuto venga fatto circolare in un pubblico composto da un numero indeterminato di persone. Circostanza, questa, non verificatasi nel caso in questione.

Al di là dell’aspetto tecnico, però, aggiunge l’avvocato, “quanto compiuto dalle mie clienti, lungi dall’essere diffamatorio, esprimeva piuttosto una preoccupazione per la presenza di Valentini in un luogo che non vede certo protagoniste persone che hanno rappresentato, difeso e sostenuto le tesi di un imputato per stupro. Tanto più” aggiunge “se la difesa è avvenuta nelle modalità che sappiamo”. E proprio su questo aspetto si concentra una sua riflessione più generale: “Io penso che oggi non sia più accettabile che qualcuno tenda ad attribuire e a dimostrare una consensualità di comportamenti tra lo stupratore e la sua vittima. Questi sono argomenti che possiamo ritrovare in un documentario come Processo per stupro, girato nel 1979: chi nel 2018 ritiene lecito continuare a ricorrervi per difendere il proprio assistito deve anche assumersi l’onere di essere oggetto di aspre critiche”.

Critiche che, per altro, non sono state espresse solo dalle tre donne che affronterranno il processo all’Aquila il 22 gennaio, ma anche da centinaia di altre persone che a gran voce avevano detto un secco “no” sull’opportunità di far entrare Valentini alla Casa Internazionale delle Donne. La diffusione di quella lettera non può essere ridotta a una mera questione di reponsabilità penale ed individuale. Anzi, ci riguarda tutte. Non solo perché, come ricordava qualche tempo fa una compagna a Radio Onda Rossa durante una trasmissione dedicata alla vicenda, quel gesto nasceva da una presa di posizione collettiva: “Solo tre di noi sono state perseguite penalmente, ma siamo state dieci, venti, trenta a mandare mail, lettere e fare telefonate in quei giorni”. Ma ci riguarda tutte anche, e sopratutto, perché l’indifferenza davanti alla cultura della violenza maschile e maschilista ci rende tutte più vulnerabili. Un punto questo che sarà ribadito alle 9 di mattina del 22 Gennaio davanti al tribunale dell’Aquila, durante un presidio di solidarietà convocato in occasione dell’apertura del processo.


Collettivo A/I

Per approfondire:
Il sito della campagna di solidarietà Ci Riguarda Tutte
La lettera “incriminata” Una delle trasmissioni di Radio Onda Rossa dedicate a questa vicenda Il documentario Processo per stupro (1979)