06/12/20

OIL: Le donne più colpite... Lo sappiamo bene!

I dati sono più forti delle parole - ma noi non possiamo solo registrare i dati, noi dobbiamo lottare e organizzarci. Le due assemblee nazionali telematiche donne/lavoratrici hanno cominciato a porre le condizioni dell'unità per la lotta - A gennaio una "Giornata di azione" porterà in tanti posti di lavoro, in tante città il nostro grido: "Noi la crisi non la paghiamo le doppie catene unite spezziamo!"

Della prima assemblea 
con tante testimonianze di operaie-lavoratrici e delle loro lotte 
è stato fatto un dossier 
che inviamo a chi ce lo richieda; 
della 2° assemblea pubblicheremo 
 via via alcuni interventi 

MFPR

Da l'Organizzazione internazionale del lavoro:
“Una crisi «senza precedenti» si è abbattuta assieme al Covid sulle economie del globo. Scaricandosi sui lavoratori – specie donne, giovani, precari – in modo spietato. L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) calcola che nei primi tre trimestri dell’anno sono andate in fumo nel mondo il 12,1% delle ore lavorate, equivalenti a 345 milioni di posti a tempo pieno. E laddove sussidi e stop ai licenziamenti hanno conservato le occupazioni, i salari sono crollati del 10,7%, bruciando 3,5 trilioni di dollari. Vale a dire 3.500 miliardi. “A soffrire di più il 76% dei lavoratori impiegati nell’economia informale – 1,6 miliardi di persone – sfuggiti ai radar degli aiuti pubblici. E penalizzati soprattutto nei Paesi, come l’Italia, che non riconoscono ancora una forma di salario minimo. Sono i super precari della “street economy”, ambulanti, rider, facchini, addetti alle pulizie, sottopagati in genere... “Le vittime di questo tsunami vanno ricercate tra i 164 milioni di lavoratori migranti. Tra i giovani, visto che il 40% è nei settori più colpiti (turismo, servizi, ristorazione, commercio) e il 77% è nell’economia informale dei lavoretti.
Poi le donne che pagano carissimo: il 70% lavora nella sanità e nei servizi sociali, esposto ai rischi maggiori, rappresentano i due terzi dei 55 milioni di lavoratori domestici, sono impiegate più degli uomini in occupazioni informali, hanno sopportato un carico enorme tra smart working e figli. Eppure la busta paga degli uomini è scesa globalmente del 5,4%, quella delle donne dell’8,1%. In Italia -6,4% contro -9,7%, nona in Europa. Peggio di noi il Regno Unito che registra una distanza di genere di sei punti: -6,8% contro -12,9%. Cinque punti in Francia e Portogallo, quattro in Spagna:
è sempre la lavoratrice a perdere di più..."

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