30/04/26
Col "Decreto lavoro" le donne lavoratrici restano sempre poche e mal pagate - Ma la Meloni se la profuma...
28/04/26
Minetti e tutte le madri incarcerate: "grazia" per la casta - ingiustizia per le masse!
Dichiarazione Fronte popolare di liberazione della Palestina: "Il piano sionista finalizzato a distruggere gli elementi della vita"
Le testimonianze rese da soldati e ufficiali dell’occupazione riguardo ai crimini di abuso e tortura nella Striscia di Gaza costituiscono esplicite ammissioni di crimini di guerra sistematici, che riflettono la dottrina terroristica che alimenta questa entità criminale.
Le confessioni degli assassini sionisti riguardo alla sepoltura di civili vivi, al compimento di atti vergognosi contro i prigionieri e all’uccisione a sangue freddo di bambini e anziani, dimostrano che quella perpetrata da questo esercito nazista a Gaza è una “politica di sterminio totale e di terrorismo di Stato fascista”, guidata dall’establishment militare sionista con il sostegno del governo sionista per scatenare il proprio sadismo e il proprio declino morale contro un popolo disarmato.
Il Fronte conferma che il bilancio internazionale scioccante, – che documenta il martirio di oltre 38.000 donne e ragazze nella Striscia di Gaza durante la guerra sionista da ottobre 2023 a dicembre 2025, con una media di 47 donne e ragazze martirizzate ogni giorno, e una donna palestinese ogni 30 minuti – , riflette l’esistenza di un piano sionista che prende di mira l’esistenza e l’identità nazionale, ed è finalizzato a lacerare il tessuto sociale palestinese e a distruggere gli elementi della vita. Questi crimini hanno creato uno dei massacri più atroci dell’era moderna.
Questi numeri e queste testimonianze rivelano un elevato livello di brutalità organizzata, dove l’uccisione si trasforma in politica, lo sterminio in comportamento quotidiano, e le vite di donne e bambini vengono violate senza limiti, in uno scenario che pone il mondo di fronte a una verità nuda e cruda: un sistema che pratica il crimine come politica e opera all’ombra di un silenzio internazionale che equivale a una complicità nel perpetuare il crimine.
La vergogna perseguiterà il sistema internazionale che si accontenta di registrare i numeri ed evita di nominare chiaramente il criminale sionista, e la mancanza di un serio perseguimento dei leader dell’occupazione, dei soldati e degli ufficiali davanti ai tribunali internazionali. La complicità e il silenzio su queste atrocità hanno dato all’occupazione via libera per continuare a sterminare il popolo palestinese e a disprezzare le leggi umanitarie.
Gli incubi che tormentano i soldati dell’occupazione sono solo l’inizio: il sangue del nostro popolo, dei bambini, delle donne e degli anziani, rimarrà una maledizione che perseguiterà questi assassini fascisti e nazisti, e tutti coloro che hanno finanziato questo sterminio fallendo miseramente.
26/04/26
Che AttriceContro torni al più presto a Taranto!
Torniamo
sullo spettacolo teatrale di AttriceContro "Partigiane della libertà".
In queste giornate non abbiamo avuto tempo, tra processo Ilva a Potenza e
preparazione del 25 aprile, a riparlare di questo bello ed emozionante
monologo di e con Alessandra Magrini. Ma non vogliamo farlo passare come
uno dei tanti eventi. Esso è differente per lo scopo, lo spirito con
cui lo fa AttriceContro, per la partecipazione sentita delle persone; un
lavoro teatrale che deve suscitare voglia di conoscenza della nostra
storia antifascista, delle donne partigiane, e sentimenti di ribellione,
di volontà oggi di partecipare alla lotta per cambiare questa società,
in cui ritornano fascismo, guerre. E Alessandra vuole trasmettere proprio questo. Partiamo dalle sue stesse parole, dopo lo spettacolo: "I social sono importanti per divulgare le date e i luoghi degli spettacoli, ho usato sempre pochissimo questi strumenti perche' la parte fondamentale del percorso AttriceContro siete voi che evidentemente vi sentite parte di questa pazza idea di arte libertaria e collettiva. Riuscire a spiegare a piu' di 100 persone tra operai, lavoratrici, compagne, compagni di varie identita' politiche e non che a fine reading iniziano a cantare "Bella ciao" sotto il palco, e' davvero un'emozione infinita.
Taranto - Uscite le motivazioni della sentenza "alla Bongiorno" degli autisti violentatori - Una vergogna inaccettabile!
Le motivazioni depositate 2 giorni fa della sentenza che ha assolto tutti gli 8 autisti Amat Taranto perchè "il fatto non costituisce reato" sono oscene e da respingere!
Nei primi giorni di maggio il Movimento femminista proletario rivoluzionario farà un presidio al Tribunale e chiama femministe, ragazze, avvocate, ad organizzarlo insieme.
Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità.
VERGOGNA GIUDICI!
Questa sentenza di fatto anticipa quello che potrebbe succedere a tante donne, ragazze se diventa legge il famigerato Ddl Bongiorno, contro cui tante manifestazioni ci sono state in occasione dell'8 marzo è anche a Taranto.
Una sentenza - che appunto potremmo chiamare "Bongiorno" - che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...
A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".
E la Bongiorno può fregarsi le mani... Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.
Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali.
Riportiamo di seguito alcuni articoli stampa. Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Abbiamo già detto che daremo il massimo sostegno alla ragazza se vuole andare avanti, insieme all'appoggio legale per fare anche appello contro questa schifosa sentenza.
Ma prima di tutto dobbiamo respingere questa sentenza, con la nostra mobilitazione.
Il 28 aprile alle 18,00 invitiamo compagne, ragazze, donne a incontrarci presso la sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 per organizzare il presidio al tribunale.
DALLA STAMPA: ASSOLTI GLI AUTISTI DI TARANTO: MANCA LA PROVA DELLA COSTRIZIONE NEI RAPPORTI CON LA VENTENNE DISABILE
Il
Tribunale di Taranto ha depositato le motivazioni della sentenza che,
lo scorso 22 gennaio, ha assolto otto dipendenti di Kyma Mobilità
dall'accusa di abusi sessuali nei confronti di una ragazza di 20 anni
con disabilità. Sebbene i giudici abbiano confermato la realtà degli incontri avvenuti tra il 2018 e il 2019 a bordo degli autobus di linea, hanno stabilito che non vi è certezza riguardo a una reale violenza o costrizione subita dalla giovane.
Secondo
il collegio giudicante, le testimonianze della vittima e le perizie
psicologiche non hanno evidenziato un rifiuto esplicito o una volontà
coartata; la ragazza stessa non ha mai dichiarato di essersi opposta
alle avances. Pur definendo le condotte degli autisti "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio, i magistrati hanno concluso che il fatto non costituisce reato per mancanza della prova di costrizione, elemento necessario per la condanna penale.
Gli atti sessuali con la ragazza disabile sui bus dell'Amat di Taranto ci sono stati, ma non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli.
Nelle 24 pagine delle
motivazioni il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma, ha
spiegato le ragioni che hanno portato a scagionare gli imputati: «Se da
un lato - si legge nella sentenza - le dichiarazioni della vittima,
riscontrate dai risultati delle intercettazioni, confortano
(parzialmente) la tesi accusatoria sotto il profilo della sussistenza
della materialità della condotta contestata agli imputati, dall'altro
lato, le stesse dichiarazioni non avvalorano con la necessaria certezza la sussistenza dell'elemento ulteriore della coartazione della volontà della ragazza in relazione alle condotte medesime».
*****
I fatti avvenuti, quindi, non costituiscono, alla luce delle prove raccolte, un reato, ma resta secondo i giudici il «contesto di deplorevole moralità, specie ove riferita a soggetti esercenti un'attività al servizio della collettività. Si è trattato - scrivono ancora i magistrati - certamente di condotte deprecabili per il contesto di luogo (all'interno di autobus adibiti al servizio pubblico) e di tempo (un paio di anni) in cui sono state perpetrate e che suscitano concreto sdegno sotto il profilo etico, ma che non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione, difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la costrizione».
25/04/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Una mattina mi sono svegliata e ho trovato l'invasor...
Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Viva il 25 Aprile! Ora e sempre Resistenza!
Per questa nostra importante giornata della resistenza antifascista e antinazista. Da tante parti si leveranno le voci per dire: Ora è sempre resistenza! Antifascismo ieri come oggi! E oggi resistenza vuol dire no alle guerre imperialiste, no al riarmo, no al governo Meloni fascista. Solidarietà con la Palestina e con tutti i popoli, dal Libano all'Iran, che lottano contro genocidi massacri, per la liberazione.
Oggi è anche visibilmente chiaro lo scontro generale nel nostro paese. Da un lato giovani, donne, lavoratori, tutti gli antifascisti scenderanno in piazza. Dall'altro, proprio il 25 aprile, il governo Meloni ha varato in fretta e furia il nuovo decreto sicurezza, che ha un'impronta chiaramente repressiva proprio verso le manifestazioni e i migranti, frutto di una politica e un'ideologia che è fascista, razzista.
Proprio il 25 aprile, Meloni, Salvini, Piantedosi, vogliono mettere in atto, per esempio, il fermo preventivo per impedire che vadano alle manifestazioni i cosiddetti “pericolosi”, “sovversivi”, come ai tempi del fascismo. Insieme ad un'ulteriore via libera alle forze di polizia che possono così commettere ancora più reati contro chi manifesta senza temere punizioni. Nello stesso tempo, con un aperto razzismo verso i migranti, il governo vorrebbe varare una norma per gli avvocati che si può chiamare “istigazione a delinquere”, perché gli avvocati non devono impegnarsi a difendere i diritti umanitari, internazionali dei migranti, ma piuttosto a cacciarli per avere la “tangente” dal governo di 615 euro.
E questo avviene mentre via via vengono fuori sempre più aumento di armi, soldati, soldi per la guerra dei mostri, per la guerra dell'imperialismo in crisi, a partire dall'imperialismo americano di Trump, ma che proprio perché in crisi è ancora più ferocemente aggressivo. Questo avviene mentre va avanti da parte del nostro governo la pervicace complicità nel genocidio a Gaza, che continua in maniera sempre più barbara, disumana, facendo ammalare, morire i bambini per i topi, le zecche, per le mancanze di cura, per la fame, per le intemperie.
Ma la Meloni, Salvini, Piantedosi, ecc. hanno scelto proprio il 25 aprile per fare questo; lo hanno scelto per attaccare ancora di più la Costituzione antifascista, e quindi dare un altro segnale di una strada che va inevitabilmente verso un moderno fascismo esplicito, dichiarato, ufficiale.
Al di là dei provvedimenti osceni appunto in violazione di ogni norma costituzionale di civiltà, ciò che caratterizza Meloni e la sua cloaca di corrotti, reazionari, stupidi, subumani ministri, sottosegretari e varia sotospecie che sta intorno al governo è proprio l'humus fascista che accompagna le azioni criminali, da parte di una che ora è servetta di Trump, ora cerca disperatamente con squallide figuracce il suo posto tra i governi imperialisti europei. Ora si abbraccia con Trump, ora fa le foto con gli abbracci a Macron fino a ieri in lite.
E sarà così anche per il primo maggio, in cui il governo vuole varare un altro decreto per il “lavoro”, mentre scarica sui lavoratori e le masse popolari le conseguenze delle guerre, gli aumenti della benzina, delle bollette, dei generi alimentari, e prepara un'economia di guerra che per i padroni, in particolare le industrie belliche, significano profitti su profitti, per i proletari invece tagli ai salari, miseria. Ma di questo parleremo nei prossimi giorni.
Quello che vogliamo sottolineare è che non è un caso, ma interno appunto a una logica bastarda, fascista, che il governo Meloni aspetta queste giornate importanti, anniversari dei proletari, dei lavoratori, delle masse popolari italiane per fare i suoi decreti.
Ma la resistenza antifascista ci ha insegnato molto come lottare contro il fascismo.
Per questo il 25 aprile non è solo una celebrazione, anche se in questa giornata è importante pure la celebrazione di una vittoria della resistenza antifascista. Ma non può essere solo questo, ma per dire forte e convinti, ora e sempre resistenza.
L'esperienza dei movimenti di lotta nel nostro paese, di questi ultimi anni, di questi mesi, dimostrano che i più importanti movimenti di protesta, manifestazioni grandi, pensiamo alla manifestazione di più di un milione di persone per la Palestina, che ci fu a Roma, ma le tante contro la guerra, gli armamenti, la repressione; ecco, questi movimenti, queste manifestazioni si sono sviluppate contro gli attacchi politici, antidemocratici, anticostituzionali. Ma pensiamo anche alla vittoria del No al referendum, una partecipazione che veramente dimostra come le persone, i giovani, le donne, i lavoratori guardino alla sostanza non tanto alla lettera del provvedimento, ma alla sostanza, che vuole togliere gli ultimi diritti democratici, vuole una società, una giustizia, istituzioni sotto il diretto controllo del governo, dei padroni.
Abbiamo detto che la Resistenza antifascista e antinazista ci ha insegnato molto e allora il 25 aprile è importante anche per riflettere su queste lezioni, per guardare alto e non solo alla quotidianità, per parlare della nostra resistenza antifascista legata oggi più che mai alla resistenza dei popoli, dalla Palestina, alla Cisgiordania, all'Iran, al Libano, eccetera, eccetera. Ogni popolo fa la sua resistenza e trova la sua strada per vincere.
Le forze che organizzano la resistenza hanno sempre da insegnare agli altri popoli le proprie esperienze, sia positive a volte anche negative. Il popolo palestinese ha una lunga storia gloriosa di resistenza, di lotta, di liberazione contro lo Stato nazisionista di Israele e contro l'imperialismo. Dall'Intifada e poi nei recenti anni che mostrano che occorrono purtroppo non solo le pietre, ma serve la lotta armata per difendersi dal genocidio, dall'orrore nazisionista. E il 7 ottobre è stata anche la visibilità di questa strada necessaria.
Anche la nostra Resistenza antifascista, antinazista, fatta in piena guerra mondiale, ha da insegnare oggi la sua grandiosa storia agli altri popoli.
In Italia, almeno allora, la resistenza vinse. Certo, dopo è stata infangata, è stata schiacciata, volutamente si cerca di far dimenticare le lezioni proprio di lotta armata, le lezioni di una resistenza vasta di popolo, di guerra di popolo. Però allora vinse.
E allora c'era il Partito Comunista a dirigerla. Certo, vi erano tante altre organizzazioni, formazioni partigiane, però nessuno può negare che senza la direzione del Partito Comunista di allora, non è affatto detto che la resistenza sarebbe riuscita a liberarsi dai fascisti e nazisti e a dare un contributo alla lotta degli altri proletari, popoli e paesi, in particolare in Europa.
Noi oggi dobbiamo fare una nuova resistenza. E anche noi, prendendo lezioni dalla nostra resistenza, dobbiamo unirci e lavorare soprattutto oggi, in questa fase, per costruire il Partito Comunista dei proletari dell'oggi.
Come allora, i partigiani non è che nacquero da soli, spontaneamente, ma la volontà di liberazione, di odio contro i nazisti e fascisti di tantissimi operai, giovani, donne, trovò soprattutto nel Partito Comunista la via per organizzarsi e fare la lotta armata partigiana. Un Partito Comunista che prima degli anni della resistenza, dal ‘21, aveva fatto un lungo e grande lavoro per togliere dal fascismo la presa che aveva, su parte, gran parte nei primi anni, delle masse popolari. Il Partito Comunista fece un grande lavoro per organizzare le fabbriche che, negli anni della resistenza, nel ‘43 e negli altri due anni successivi, ebbero un ruolo centrale nelle città nella vittoria contro il fascismo e contro il nazismo.
Questa è una lezione importante per oggi. Chi non coglie dalla resistenza, dalla lotta antifascista e antinazista, questa importante lezione vuol dire, appunto, che siamo solo alla celebrazione, per tornare il giorno dopo al “movimento per il movimento” senza costruire l'organizzazione che può portare questi importanti movimenti che ci sono oggi a una effettiva lotta di resistenza, lotta rivoluzionaria.
Come non vedere che oggi il lavoro che si fece nelle fabbriche è ancora più importante oggi, tra gli operai, in cui ci sono grandi problemi, grandi difficoltà, debolezze, frutto di tantissimi anni di sfruttamento, di oppressione, di cancellazione di diritti, di organizzazioni sindacali sempre più collaborazioniste che non difendono neanche la quotidianità e i diritti elementari dei lavoratori?
Quindi ci vuole un nuovo partito degli operai, dei proletari, che è un partito comunista adeguato all'oggi, perché nelle fabbriche, nelle scuole/università, nei quartieri proletari si riprenda una mobilitazione che abbia un chiaro scopo, la resistenza, la rivoluzione proletaria. Quindi, anche oggi, dobbiamo unirci e fare questo lavoro.
La volontà di rispondere, farla finita con genocidi, guerre imperialisti, massacri e con la guerra interna dell'Italia che sforna decreti sicurezza, carcere, attacco ai diritti democratici, alle libertà, alla Costituzione e poi conseguenze economiche di peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, oggi insieme alla continuità e all'ancora più sviluppo, più intensità di lotte, scioperi, manifestazioni, pone la necessità, urgenza di lavorare per l'unità delle compagne, dei compagni più attivi, dei rivoluzionari, delle forze antifasciste, anticapitaliste, antimperialiste, per costruire l'organizzazione necessaria oggi, il partito comunista di tipo nuovo; per organizzare il fronte antifascista, antimperialista, antirazzista, contro la repressione; per organizzare la forza di combattimento.
Viva il 25 aprile! Facciamo appello a tutti/tutte in ogni città, in ogni luogo a partecipare, a non stare a casa.
Invadiamo le strade, portiamo le bandiere rosse, gridiamo da un lato la nostra gioia di avere avuto una resistenza vincente contro il fascismo e il nazismo, dall'altro che oggi occorre essere sempre più antifascisti.
Questo appello lo rivolgiamo in particolare agli operai e ai lavoratori, alle lavoratrici, perché oggi, più che mai, bisogna alzare la testa, bisogna guardare a quello che succede ai nostri fratelli, sorelle negli altri paesi, che vengono ammazzate in una maniera sempre più orribile; e sostenere i nostri fratelli e sorelle, vuol dire fare nel nostro paese, contro i nostri fascisti, la nostra parte.
Buon 25 aprile!
23/04/26
Gaza: ratti, pidocchi, acqua sporca: la pelle di Gaza brucia... Continua il genocidio di Israele lento e nascosto dai mass media - con tutti i governi imperialisti che sanno e sempre complici
Da il Manifesto - 23 Apr, 2026
Lina Ghassan Abu Zayed *
Eruzioni cutanee e infezioni colpiscono decine di migliaia di bambini e adulti. Un riflesso dell’assedio.
NUSEIRAT. A Gaza, dove le infrastrutture sono crollate e milioni di residenti sono sfollati, le malattie cutanee contagiose si stanno diffondendo silenziosamente, lasciando un segno profondo sul corpo e sullo spirito. I bambini dormono uno accanto all’altro su materassi sottili, le famiglie condividono l’acqua, già scarsa, per bere e per l’igiene, e i vestiti spesso non vengono lavati.
Nei campi sovraffollati di Khan Younis, una bambina gioca tra sabbia, immondizia e mosche, mentre macchie rosse le ricoprono il corpo senza che possa ricevere cure efficaci. Suo padre, Mohamed Al-Rayan, fatica a confortare lei e gli altri figli, tutti affetti da eruzioni cutanee e infestazioni da pidocchi.
QUESTE SCENE si ripetono quotidianamente nelle strade densamente popolate e nei rifugi temporanei, dove l’acqua scarseggia, i sistemi fognari sono distrutti e i rifiuti sono sparsi ovunque. Shimaa Marshoud, seduta accanto alla figlia, spiega che le eruzioni cutanee sono iniziate sul viso della bambina e si sono diffuse al petto, all’addome e alle braccia. Il prurito e il dolore sono incessanti, senza cure accessibili né mezzi finanziari per permettersi le creme. I bambini sono costretti a indossare gli stessi vestiti per giorni e a lavarsi con l’acqua salata del Mediterraneo, giocando tra i rifiuti e le mosche, mentre ratti e topi contaminano il cibo e diffondono malattie infettive, aggravando la crisi.
In mezzo a questa sofferenza umana, si registrano casi tragici che richiedono cure mediche urgenti. Ibrahim Abu Aram, un giovane affetto dal pemfigo volgare, una malattia cutanea rara e grave, attendeva da quattro anni le cure indispensabili. Il suo corpo si è indebolito per le complicanze dei corticosteroidi, la sepsi e problemi neurologici.
Ogni giorno che passava lo rendeva incapace nel suo ruolo di giovane marito e persona che si prende cura dei propri cari. Ibrahim è deceduto a marzo, dopo mesi durante i quali la sua famiglia ha bussato a ogni porta, supplicando l’Organizzazione mondiale della Sanità, il ministero della salute e ogni autorità responsabile di organizzare la sua evacuazione, negata dal blocco israeliano.
Referti medici chiari, l’approvazione dell’Oms e documenti ufficiali del ministero: nulla è bastato a salvargli la vita. La famiglia ha ricevuto una sola telefonata due mesi fa, dopodiché il suo caso è stato abbandonato, come se la sua vita non contasse. Ibrahim è morto, lasciando una moglie e figlie che aspettavano il suo ritorno. Suo fratello, parlando tra il dolore e la rabbia, non vede quanto accaduto come una semplice negligenza, ma come un vero e proprio crimine, una lenta esecuzione.
Il suo non è un caso isolato, ma la conseguenza diretta delle politiche dell’occupazione che mettono sotto assedio i malati e ne impediscono l’accesso alle cure, in palese violazione di tutte le leggi umanitarie. Il mondo ha avuto tutte le opportunità per agire e salvargli la vita, ma ha preferito tacere.
MIGLIAIA DI BAMBINI e giovani adulti soffrono di scabbia, pidocchi, infezioni cutanee batteriche e fungine. Secondo l’Oms, a Gaza sono stati segnalati oltre 103mila casi di scabbia e pidocchi, oltre a circa 65mila casi di eruzioni cutanee di vario tipo. Molti soffrono di infezioni fungine come la tinea capitis e la tinea corporis, e di infezioni cutanee batteriche come l’impetigine, che può degenerare in cellulite o insufficienza renale se non trattata.
Le malattie della pelle a Gaza non sono solo problemi fisici; riflettono la sofferenza collettiva di una comunità sotto assedio e in guerra. La malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, rendendo bambini e giovani adulti più vulnerabili alle infezioni e alle complicazioni. I continui sfollamenti hanno reso quasi impossibile l’accesso all’assistenza sanitaria. Secondo l’Onu, 1,8 milioni di persone – oltre i tre quarti della popolazione – sono sfollate, spesso più volte negli ultimi mesi, il che ha portato al sovraffollamento di tende improvvisate e delle zone costiere, con poca o nessuna acqua potabile o servizi igienici.
Solo all’ospedale Nasser, i medici ricevono ogni giorno tra i 300 e i 500 casi, con pazienti che arrivano dai campi profughi e dalle campagne circostanti. I bambini affetti da scabbia, pidocchi ed eruzioni cutanee sopportano non solo il dolore fisico, ma anche l’isolamento sociale e la paura costante del contagio. Anche gli adulti devono affrontare gravi infezioni cutanee a causa della mancanza di creme e cure. Patologie come l’impetigine, facilmente curabili in circostanze normali, possono diventare pericolose per la vita quando i pazienti ricevono assistenza medica troppo tardi, causando talvolta insufficienza renale o infezioni sistemiche.
MOHAMED AL-RAYAN, che cerca di confortare i propri figli, dice: «Ci danno delle creme, ma sono inutili quando non hai nulla con cui lavarti. Applichi la crema, la situazione migliora un po’, ma il giorno dopo è di nuovo come prima». Scene simili si vedono in tutti i campi, dove il sovraffollamento e la mancanza di igiene aggravano le malattie, mentre le alte temperature estive intensificano il prurito e il disagio.
Le malattie della pelle a Gaza non sono problemi superficiali. Rispecchiano la sofferenza di un’intera comunità: la mancanza di acqua pulita, il crollo delle infrastrutture, i ripetuti sfollamenti e l’insufficienza di cibo e cure mediche.
Continuano ad arrivare contributi per la sanzione contro lo sciopero delle donne della Commissione garanzia scioperi
"Grazie a voi per avermi permesso di scioperare quando nessun altro sindacato convocava lo sciopero. Un abbraccio con sorellanza" - Antonella Berté, docente FEM (Fisica E Matematica).
22/04/26
L'Antifascismo non è negoziabile... Un commento
Bari, all’ospedale San Paolo spuntano manifesti antiabortisti. Il personale: “Forma di pressione” - Via gli "obiettori di coscienza dagli ospedali"! Via la feccia dei pro-vita!
20/04/26
Dall’Italia all’India: le “mamme no PFAS” contro le fabbriche di veleni - verso la costruzione di una iniziativa internazionalista in italia - Il MFPR sostiene e parteciperà
Dal blog proletari comunisti
Un filo invisibile di solidarietà e resistenza lega la popolazione del Veneto, vittima della più grande contaminazione di acqua potabile in Europa, con i residenti di Ratnagiri, distretto indiano dello Stato federato del Maharashtra.
«L’8 marzo scorso abbiamo incontrato le comunità indiane del vicentino, nel tempio sikh di Lonigo», racconta Michela Piccoli, infermiera, mamma e figura storica del movimento delle Mamme No PFAS. «Le donne indiane ci hanno accolte calorosamente, abbiamo spiegato che gli impianti della Miteni responsabili della contaminazione delle nostre acque, che prima stavano qui a Trissino, sono stati ora portati nella regione di Lote Parshuram nel Maharashtra a 200 km da Mumbai. Abbiamo condiviso pratiche di resistenza per difendere i nostri figli dall’avvelenamento e per chiedere giustizia. Dall’India si è collegato Varrun Sukhraj, un bravissimo giornalista che sta aiutando la popolazione locale a prendere consapevolezza e agire».
La fabbrica Miteni, di Trissino (VI), fallita nel 2018, con i suoi ex manager condannati in primo grado per disastro ambientale e altri reati (sentenza del 26 giugno 2025) è stata infatti smontata e ricostruita bullone dopo bullone in India. È quanto emerge dalla inchiesta Factories on the Run di Gianluca Liva, Filippo Tommasoli, Anna Violato e Marta Frigerio pubblicata a novembre 2025 su La Repubblica e su The Guardian: in pratica dopo il fallimento questo impianto è stato smontato, venduto all’asta, trasferito e ricostruito pezzo dopo pezzo a Lote Parshuram. Gli impianti, i brevetti e i processi produttivi dei PFAS di Miteni sono stati tutti acquistati da Viva Life Sciences Private Limited di Mumbai, del gruppo Laxmi Organic Industries, azienda indiana leader nella produzione di solventi e prodotti per i settori farmaceutico e agrochimico. Viva Life Sciences è stata l’unica offerente con circa 4,6 milioni di euro.

L’inchiesta evidenzia anche continuità tra le due realtà, cioè la presenza di ex dirigenti Miteni, come Antonio Nardone, ultimo amministratore delegato di Miteni, ma anche membro del consiglio di amministrazione di Laxmi Organics. Già nel marzo 2018 l’azienda indiana stava pianificando infatti di avviare la produzione di fluorochimici compatibili con la gamma di prodotti Miteni. Un trasferimento quindi probabilmente preparato in anticipo. L’acquisto è stato sicuramente molto favorito dal governo indiano, tramite la Maharashtra Industrial Development Corporation (MIDC), ente governativo dello Stato del Maharashtra che si occupa di attrarre investimenti, sviluppare e gestire le aree industriali. Il tutto però all’insaputa degli abitanti, che, solo grazie alle inchieste giornalistiche italiane, hanno scoperto di cosa si trattava. Il ministro dell’Ambiente Kirti Vardhan Singh, solo il 5 febbraio 2026, rispondendo all’interrogazione del deputato Rajya Sabha, ha confermato l’utilizzo di macchinari Miteni, ma ha negato che questi potessero provocare problemi ambientali, aggiungendo inoltre che l’impianto aveva già ricevuto autorizzazione ambientale statale e permessi per espandere la produzione.
«In India non è vietata nemmeno la produzione degli PFOA, dichiarati cancerogeni, non c’è nessun limite nazionale per la loro presenza in ambiente, e le analisi delle acque sono sporadiche. Qui la produzione può continuare con meno ostacoli», racconta a L’Indipendente Gianluca Liva, uno degli autori dell’inchiesta.
La produzione degli stessi composti fluorurati sintetizzati a Trissino è entrata a pieno regime nel 2025 e ora, secondo l’inchiesta, l’azienda sta esportando in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, ma anche in Europa, Italia compresa. I settori sono sempre quelli della farmaceutica, agrochimica, aerospazio e automotive.
Contestazioni in India

Le prime contestazioni in India contro la fabbrica iniziano nel febbraio 2026: non sono molte persone, ma è già un segnale forte. Sono attivisti, residenti di Ratnagiri e politici di opposizione. L’azienda peraltro sorge su un distretto chimico già gravato da pesanti precedenti di inquinamento ambientale. Anche questa, come Trissino, è una zona molto ricca di corsi d’acqua. Qui la centralina di depurazione delle acque costruita dal MIDC per il distretto chimico è oggetto di varie criticità ambientali, in quanto non sempre funziona come dovrebbe, anche a causa dei blackout piuttosto frequenti. In questi casi le aziende sversano direttamente nel fiume. «L’impianto sorge vicino a un grande fiume, col rischio che una contaminazione di PFAS possa poi estendersi in tutto il distretto. La consapevolezza tra la gente però sta crescendo, così come l’insofferenza. Sempre più persone capiscono cosa sono queste sosanze e vogliono fare qualcosa», spiega il giornalista indiano Varrun Sukhray.
Le comunità europee colpite dai PFAS

Le Mamme No PFAS sono in rete non solo con l’India ma anche con gli altri territori colpiti. Con 26 delegazioni europee (da Francia, Germania, Italia, Belgio e Danimarca) con il supporto dello European Environmental Bureau, si sono recate al Parlamento Europeo per sensibilizzare sulla tematica e chiedere provvedimenti urgenti. Gli esperti della EuChems (European Chemical Society) hanno incontrato le delegazioni confermando che le alternative esistono già e sono valide, ma sono le aziende chimiche che spesso non sono propense a eliminare le produzioni, finché non sono obbligate. Secondo Michela Piccoli: «Servono interventi normativi urgenti e completi contro le “sostanze chimiche eterne”, più tempo perdiamo e più i costi sociali e sanitari aumentano, si tratta di centinaia di miliardi di euro persi. Per fortuna ci sono tante vertenze legali aperte in più Paesi che stanno indebolendo i colossi della chimica».
In Francia infatti 200 cittadini hanno fatto causa a due delle principali aziende produttrici di PFAS, Daikin Chemicals e Arkema, e così in altri Paesi. Sebbene la stessa Europa abbia stimato che la contaminazione da PFAS costi 1700 miliardi all’UE, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha rifiutato – per la terza volta dal 2023 – di incontrare le delegazioni delle comunità colpite. Non potendo incontrarla, queste hanno fatto sentire la loro voce con un’azione davanti alla Commissione Europea. Su uno degli striscioni si leggeva: «Von der Leyen incontra gli avvelenatori, ignora noi», facendo riferimento all’inchiesta Forever Lobbying Project, che svelava come le industrie della plastica e dei PFAS abbiano svolto un’aggressiva attività di lobbying per indebolire la proposta dell’UE di limitare i forever chemicals.
«In Francia, oltre 60mila persone non possono più bere l’acqua del rubinetto. In Belgio, gli abitanti di Ronse (a soli 54 km da Bruxelles) hanno scoperto una grave contaminazione del loro ambiente e dei loro corpi. In Germania uno studio recente ha rilevato che il 69% dei pesci è contaminato da PFAS», hanno ricordato le delegazioni, lamentando «un doppio standard della Commissione Europea, che ignora le vittime mentre mantiene un dialogo costante con l’industria chimica».
Il 14 marzo 2026, 94 associazioni hanno quindi scritto una lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con una serie di richieste pressanti: mettere in pratica la proposta di restrizione dei PFAS presentata nel 2023 da cinque Paesi UE (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia); rafforzare la legislazione sui pesticidi, sui biocidi e sui farmaci; vietare le interferenze delle industrie, ridurre e rendere trasparenti gli incontri tra europarlamentari e industria dei PFAS; sostenere le aziende che commercializzano e sviluppano sostituti più sicuri e non tossici; rafforzare il regolamento REACH in modo da eliminare tutte le sostanze chimiche persistenti, mobili e bioaccumulabili.
Anche l’industria bellica si oppone al divieto PFAS

L’opposizione al bando totale dei PFAS arriva però anche dall’industria bellica, proprio perché sono un ingrediente essenziale per alcuni tipi di armi, soprattutto in ambiente impervio. Tanto che il Dipartimento della difesa statunitense nel dossier Securing Defense-Critical Supply Chains consegnato al Congresso USA nell’estate del 2023, pur ammettendo la pericolosità di questi composti chimici, sottolineava che una restrizione avrebbe potuto pregiudicare la catena di approvvigionamento del settore militare, definito “strategico”. Secondo il Pentagono i PFAS sono necessari in particolare nell’ambito della lavorazione e forgiatura di leghe e metalli, nella produzione dei semiconduttori e missili.
Ma la resistenza dal basso, a partire dalle mamme del Veneto, non si ferma: «Come madri e cittadine del Veneto non molliamo, abbiamo promesso a noi stesse che inseguiremo le aziende chimiche ovunque andranno e che informeremo le popolazioni dei rischi che corrono. Perché non esistono Paesi diversi ma figli in comune. Ovunque andranno saranno raggiunte da contestazioni e denunce. Noi non ci fermeremo finché i PFAS non spariranno».






