"I numeri sono chiari nel dirci che l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi del G20 in tema di occupazione femminile. Un dato su tutti: quello che precisa come nel 2025 l'occupazione femminile sfiora il 54% lontana dal 70% degli indicatori. Ma, come accade con le cose italiane, dietro questo dato complessivo, si nascondono le solite disomogeneità territoriali... La qualità del lavoro femminile è bassa, con un alto tasso di precarietà e troppo part time involontario per le donne al Sud. Con il risultato di carriere discontinue e pensioni più leggere del 30% nel 2026.
Anche il quadro retributivo riflette questo doppio peso: con gli uomini con contratti a tempo indeterminato che percepiscono in media circa 90 euro al giorno contro i 65 delle donne impiegate con le stesse tipologie contrattuali. .
Eppure anche nel Mezzogiorno le ragazze laureate sono tante, il 60%, più degli uomini. Ma per trovare un lavoro qualificato sono costrette a emigrare..." (dalla Gazzetta del Mezzogiorno).
Non saranno certo i nuovi sgravi contributivi ai padroni decisi dal nuovo "Decreto lavoro" che cambieranno questa realtà.
Ancora una volta, strumentalizzando la giornata dei lavoratori, lavoratrici del 1° Maggio per farsi pubblicità e per stravolgere il significato di giornata di lotta ai padroni e ai governi, la Meloni, la Calderone se la cantano sul Decreto, riferendosi soprattutto alle misure per le donne, oltre che per i giovani; cercano di spacciare per nuove possibilità occupazionali, per lavoro pagato con un "salario giusto", misure che vanno solo nelle tasche dei padroni e invece sono offensive per le donne considerate al massimo "svantaggiate" e quindi da aiutare un poco, non persone con diritti, dignità.
I padroni se assumono a tempo indeterminato donne senza un impiego da almeno 24 mesi, o da 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate, potranno ottenere un esonero totale dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, fino a 650 euro al mese. L’importo sale a 800 euro per le lavoratrici residenti nelle regioni della Zes.
La durata degli incentivi è generalmente di 24 mesi. In alcune situazioni particolari, come per alcune categorie più ampie di lavoratori svantaggiati, la durata può ridursi a 12 mesi. Restano esclusi alcuni ambiti, come il lavoro domestico e, per alcune misure, l’apprendistato
Quindi dopo 12 o 24 mesi, dopo aver intascato soldi - il decreto stanzia quasi un miliardo di euro per promuovere l’inserimento nel mercato del lavoro di giovani e donne - possono licenziare, o trasformare i contratti da tempo indeterminato a contratti a termine.
Parlare di "salario giusto" poi è veramente falso. La maggiorparte delle lavoratrici è occupata nei servizi, nelle pulizie, in settori in cui il CCNL di riferimento è quello Multiservizi, uno dei più bassi in termini retributivi, con paghe orarie sulle 8 euro lorde; e sono proprio le lavoratrici che chiedevano il "salario minimo" che doveva essere sui 10 euro netti. La realtà quindi è che questo propagandato "salario giusto" è per cancellare una volta per tutte l'istituzione del "salario minimo", dando un salario più basso, e, come dicono le associazioni dei padroni, flessibile, legato alla situazione economica delle aziende e alla produttività.
Altra misura spacciata è infine quella volta alla "conciliazione vita-lavoro"; per cui è previsto un esonero contributivo fino all’1%, con un tetto massimo di 50 mila euro annui per le aziende che ottengono una specifica certificazione legata a politiche di welfare, maternità e paternità.
Ma ancora una volta, diritti vengono fatti passare come concessioni/elemosine, soprattutto per le donne.
La lotta per il lavoro, per il salario è tutta da fare. Servono lotte in ogni posto di lavoro, serve lo sciopero generale per unire e per bloccare tutto.
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