23/04/26

Gaza: ratti, pidocchi, acqua sporca: la pelle di Gaza brucia... Continua il genocidio di Israele lento e nascosto dai mass media - con tutti i governi occidentali che sanno e sempre complici

Da il Manifesto - 23 Apr, 2026

Lina Ghassan Abu Zayed *

Eruzioni cutanee e infezioni colpiscono decine di migliaia di bambini e adulti. Un riflesso dell’assedio.

NUSEIRAT. A Gaza, dove le infrastrutture sono crollate e milioni di residenti sono sfollati, le malattie cutanee contagiose si stanno diffondendo silenziosamente, lasciando un segno profondo sul corpo e sullo spirito. I bambini dormono uno accanto all’altro su materassi sottili, le famiglie condividono l’acqua, già scarsa, per bere e per l’igiene, e i vestiti spesso non vengono lavati.

Nei campi sovraffollati di Khan Younis, una bambina gioca tra sabbia, immondizia e mosche, mentre macchie rosse le ricoprono il corpo senza che possa ricevere cure efficaci. Suo padre, Mohamed Al-Rayan, fatica a confortare lei e gli altri figli, tutti affetti da eruzioni cutanee e infestazioni da pidocchi.

QUESTE SCENE si ripetono quotidianamente nelle strade densamente popolate e nei rifugi temporanei, dove l’acqua scarseggia, i sistemi fognari sono distrutti e i rifiuti sono sparsi ovunque. Shimaa Marshoud, seduta accanto alla figlia, spiega che le eruzioni cutanee sono iniziate sul viso della bambina e si sono diffuse al petto, all’addome e alle braccia. Il prurito e il dolore sono incessanti, senza cure accessibili né mezzi finanziari per permettersi le creme. I bambini sono costretti a indossare gli stessi vestiti per giorni e a lavarsi con l’acqua salata del Mediterraneo, giocando tra i rifiuti e le mosche, mentre ratti e topi contaminano il cibo e diffondono malattie infettive, aggravando la crisi.

In mezzo a questa sofferenza umana, si registrano casi tragici che richiedono cure mediche urgenti. Ibrahim Abu Aram, un giovane affetto dal pemfigo volgare, una malattia cutanea rara e grave, attendeva da quattro anni le cure indispensabili. Il suo corpo si è indebolito per le complicanze dei corticosteroidi, la sepsi e problemi neurologici.

Ogni giorno che passava lo rendeva incapace nel suo ruolo di giovane marito e persona che si prende cura dei propri cari. Ibrahim è deceduto a marzo, dopo mesi durante i quali la sua famiglia ha bussato a ogni porta, supplicando l’Organizzazione mondiale della Sanità, il ministero della salute e ogni autorità responsabile di organizzare la sua evacuazione, negata dal blocco israeliano.

Referti medici chiari, l’approvazione dell’Oms e documenti ufficiali del ministero: nulla è bastato a salvargli la vita. La famiglia ha ricevuto una sola telefonata due mesi fa, dopodiché il suo caso è stato abbandonato, come se la sua vita non contasse. Ibrahim è morto, lasciando una moglie e figlie che aspettavano il suo ritorno. Suo fratello, parlando tra il dolore e la rabbia, non vede quanto accaduto come una semplice negligenza, ma come un vero e proprio crimine, una lenta esecuzione.

Il suo non è un caso isolato, ma la conseguenza diretta delle politiche dell’occupazione che mettono sotto assedio i malati e ne impediscono l’accesso alle cure, in palese violazione di tutte le leggi umanitarie. Il mondo ha avuto tutte le opportunità per agire e salvargli la vita, ma ha preferito tacere.

MIGLIAIA DI BAMBINI e giovani adulti soffrono di scabbia, pidocchi, infezioni cutanee batteriche e fungine. Secondo l’Oms, a Gaza sono stati segnalati oltre 103mila casi di scabbia e pidocchi, oltre a circa 65mila casi di eruzioni cutanee di vario tipo. Molti soffrono di infezioni fungine come la tinea capitis e la tinea corporis, e di infezioni cutanee batteriche come l’impetigine, che può degenerare in cellulite o insufficienza renale se non trattata.

Le malattie della pelle a Gaza non sono solo problemi fisici; riflettono la sofferenza collettiva di una comunità sotto assedio e in guerra. La malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, rendendo bambini e giovani adulti più vulnerabili alle infezioni e alle complicazioni. I continui sfollamenti hanno reso quasi impossibile l’accesso all’assistenza sanitaria. Secondo l’Onu, 1,8 milioni di persone – oltre i tre quarti della popolazione – sono sfollate, spesso più volte negli ultimi mesi, il che ha portato al sovraffollamento di tende improvvisate e delle zone costiere, con poca o nessuna acqua potabile o servizi igienici.

Solo all’ospedale Nasser, i medici ricevono ogni giorno tra i 300 e i 500 casi, con pazienti che arrivano dai campi profughi e dalle campagne circostanti. I bambini affetti da scabbia, pidocchi ed eruzioni cutanee sopportano non solo il dolore fisico, ma anche l’isolamento sociale e la paura costante del contagio. Anche gli adulti devono affrontare gravi infezioni cutanee a causa della mancanza di creme e cure. Patologie come l’impetigine, facilmente curabili in circostanze normali, possono diventare pericolose per la vita quando i pazienti ricevono assistenza medica troppo tardi, causando talvolta insufficienza renale o infezioni sistemiche.

MOHAMED AL-RAYAN, che cerca di confortare i propri figli, dice: «Ci danno delle creme, ma sono inutili quando non hai nulla con cui lavarti. Applichi la crema, la situazione migliora un po’, ma il giorno dopo è di nuovo come prima». Scene simili si vedono in tutti i campi, dove il sovraffollamento e la mancanza di igiene aggravano le malattie, mentre le alte temperature estive intensificano il prurito e il disagio.

Le malattie della pelle a Gaza non sono problemi superficiali. Rispecchiano la sofferenza di un’intera comunità: la mancanza di acqua pulita, il crollo delle infrastrutture, i ripetuti sfollamenti e l’insufficienza di cibo e cure mediche.

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