08/03/26

Viva l'8 marzo di lotta delle donne!


Oggi è l’importante giornata dell'8 marzo. Quest'anno, doppia mobilitazione, doppia giornata di lotta perché l'8 marzo cade di domenica e ci saranno manifestazioni dal nord al sud di questo paese, ma collegate a lunedì in cui ci sarà lo sciopero delle donne.

Sin dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno questa giornata importante di lotta delle donne.

Nel 2013 sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne, in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu un evento eccezionale, una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto positivamente il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non una di meno, assumere questa parola d'ordine dello sciopero.

Ci piace rivendicare il significato storico della giornata dell'8 marzo, anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, peraltro oggi rappresentata dal governo fascista Meloni, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che sono giornate che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell'8 marzo, lo vogliamo ricordare, si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie per chiedere la fine della guerra, che poi fu confermata successivamente nel 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca, proprio per ricordare la protesta del 1917.

Come compagne femministe, proletarie e rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell'8 marzo di quest'anno, e nello sciopero delle donne, uno sciopero che seppur parte dalle lotte immediate, dalle rivendicazioni anche di tutti i giorni, si allarga a tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista e imperialista in cui viviamo, che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne.

Come compagne attive anche nel sindacato, lo Slai cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne del 9 marzo anche quest'anno, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che è arrivato dal movimento Nudm a tutti i sindacati, perché per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va più in fondo, lo sosteniamo attivamente lavorando sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente, sia tra quelle che non organizziamo direttamente ma che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare appunto il messaggio dello sciopero delle donne, che cosa significa questo sciopero delle donne. Uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni di precarietà lavorativa, ma si allarga a tutta la condizione di doppio sfruttamento e di doppia oppressione delle donne.

Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno, è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro, che è al primo punto di questa piattaforma, perché il lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi per la lotta su tutti gli aspetti, contro la precarietà, per la lotta per i salari, contro le discriminazioni per lo stato familiare, per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza, sulla questione della salute e sicurezza legata alla condizione delle donne, quindi anche della salute delle donne, della salute riproduttiva, della dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate, ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari, ai servizi sociali, alla questione degli asili, ai servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati e oggi più che mai con questo governo Meloni che mette sempre più soldi per la guerra e toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali, scaricando il lavoro di cura, assistenza sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il carovita, il carobollette; per la questione delle donne immigrate, con tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate; per le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, per la cancellazione delle leggi infami, per le condizioni scellerate del governo Meloni fascista e sessista e razzista, quindi dal decreto Caivano, decreto Sicurezza, attacco al diritto di sciopero; tutta la questione legata alla grave questione della violenza sulle donne e dei femminicidi, con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco alla vita delle donne; così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne, contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti con questo governo Meloni e in particolare con il ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica “Dio, Patria, Famiglia” e che fino ad oggi ha negato la cosiddetta educazione sesso-affettiva nelle scuole.

Vi è il collegamento nella parte finale di questa piattaforma alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione, pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e che vede oggi il cuore di questa oppressione in quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi; ma dall'altro anche la forza della lotta delle donne, quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista, alle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie come in India e nel mondo intero.

Una piattaforma che è in divenire, che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che vuole imporre una sorta di moderno medioevo - non ultima la questione dell'ennesimo pesantissimo attacco alle donne sulla questione degli stupri, del Ddl Bongiorno, che vuole eliminare il consenso; la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, di attacco alla nostra condizione di vita.

Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e vogliamo che tutta la nostra vita deve cambiare.

Il senso di questo sciopero è proprio questo, partire sì da quelle che sono le istanze immediate, le battaglie immediate che vengono fuori dalla condizione oggettiva e che abbiamo tratto dalle stesse lavoratrici durante le lotte che organizziamo, ma anche dalle inchieste che si sono fatte nei posti di lavoro, e dall'analisi della condizione in cui le donne vivono; quindi partire da queste lotte ma per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360 gradi di sfruttamento e di oppressione che pone la questione che è tutto il sistema capitalista la vera causa di questa condizione di oppressione generale, un sistema che non può essere migliorato, ma che deve essere distrutto.

Nello stesso tempo, quindi, uno sciopero che deve avere una valenza strategica, una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici di questo sistema borghese capitalista e imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne.

Quando diciamo maggioranza delle donne, diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate, tutte coloro che sono soggette a questo doppio sfruttamento e doppia oppressione.

Noi mettiamo in campo le battaglie quotidiane, immediate, ma come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema, perché la condizione stessa che viviamo pone la necessità di andare alla fonte. Vogliamo tutto, tutta la nostra vita deve cambiare. Per questo dobbiamo andare alle radici, e le radici sono questo sistema capitalista e imperialista che deve essere combattuto a 360° in ogni ambito, e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta. Un percorso che sicuramente non è facile, ma che è necessario e non è rinviabile.

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