12/03/26

Taranto - Sciopero delle donne, ma vero, delle lavoratrici Slai cobas - presidio - film e... avanzamenti

Il 9 marzo a Taranto è cominciato bene. Qui non si parla solo di "sciopero delle donne", si fa, e sono le lavoratrici degli asili - simbolo concreto della condizione di precarietà permanente, di discriminazione, di sfruttamento, di bassi salari, di attacco alla salute, ma anche di ingiustizie, attacco alla dignità delle lavoratrici - che sono con orgoglio in sciopero e in piazza, insieme a loro le lavoratrici delle pulizie delle scuole, le compagne del Mfpr.  

Hanno scelto la lotta, perchè l'8 marzo è una giornata nazionale e internazionale di lotta delle donne sempre più sfruttate e oppresse in ogni aspetto della vita; non i balli (scelti da alcune femministe), perchè non c'è niente da festeggiare.

Abbiamo fatto un presidio in piazza Castello di fronte a quel Comune che parla delle donne ma nega i diritti più elementari delle donne/lavoratrici nei propri appalti.

Il presidio è iniziato cacciando le macchine della polizia, dei carabinieri, e quindi gli uomini di queste forze armate: la piazza oggi è nostra, voi dovete andare via! 

Poi gli interventi: la nostra storia dell'8 marzo, che è una data storica delle operaie, delle masse femminili più povere; una data internazionale che pone la necessità della rivoluzione e del ruolo in prima fila delle donne, delle lavoratrici in essa, perchè tutta la vita deve cambiare, e perchè hanno portato all'inizio nell'Unione sovietica e poi in tutto il mondo con forza il carattere di classe, rivoluzionario dell'8 marzo ; quindi interventi di denuncia del governo Meloni, delle sue leggi che vengono presentate a favore delle donne, ma o sono dei grossi bluff (l'aumento dell'occupazione delle donne, i miseri bonus, invece soldi/incentivi ai padroni perchè assumano le donne - come se facessero un favore...); o sono fatte con una logica soltanto repressiva, o di offesa, doppia violenza verso le donne (come l'ultimo Ddl Bongiorno, per cui sono le vittime di stupro che devono dimostrare di aver detto No).(senti l'audio)
 
Quindi l'importanza dell'8 marzo come giornata internazionale, oggi più che mai: siamo tutte palestinesi! Siamo con le combattenti indiane in lotta contro l'altro genocidio, contro la popolazione adivasi, siamo con le donne in Iran massacrate dalle bombe di Trump/Netanyahu, ci sentiamo fortemente unite con tutte le donne nel mondo che trasformano il loro immenso dolore, la loro violenta oppressione in lotta rivoluzionaria.  
 
La mobilitazione è proseguita la sera. Prima la presentazione on line del nuovo opuscolo realizzato dalle compagne di Milano del Mfpr: "Riprendiamoci la Kollontaj" - di questo lavoro parleremo in un altro post; qui vogliamo solo dire che è stato accolto con entusiamo: "Ci voleva proprio...", e con interesse a leggerlo appena sarà pubblicato.
Poi è seguito il film "7 minuti" che consigliamo a tutte, soprattutto alle lavoratrici di vedere. Infatti, nel dibattito dopo la proiezione sono state soprattutto le lavoratrici a sintetizzare i messaggi più importanti e più attuali del film, che riscontrano nella loro stessa vita lavorativa: che significa togliere anche 7 minuti di pausa: una lavoratrice deve scegliere se andare in bagno o riposarsi o mangiare qualcosa, ecc; e non aver tempo neanche per cambiarsi quando si ha il ciclo mestruale; 7 minuti sono un furto, sembrano pochi ma sono tanti in un anno, è altro tempo di lavoro regalato al padrone - hanno detto;  7 minuti sono un ricatto perchè tolto un diritto poi via via te ne tolgono altri. Ma anche le lavoratrici hanno criticato le logiche di chi nel film diceva: Sì accettiamo, una logica purtroppo molto presente nei posti di lavoro: "così è... non si può cambiare... sono loro che vincono sempre", oppure "cosa possiamo fare noi? siamo in poche a ribellarci", oppure "i tempi sono cambiati...". Non è così! hanno detto le lavoratrici, non deve essere così! Noi abbiamo cominciato in poche a lottare, ma solo questo ha fatto sì che poi altre si unissero; solo non accettando i ricatti ci difendiamo anche da licenziamenti, peggioramenti, ecc. Poi l'importanza mostrata dal film delle trasformazioni: chi prima diceva SI poi ha detto NO, grazie a "Bianca" e a chi non ha ceduto; a dimostrazione che è possibile trasformare se si è determinate, se si è nel giusto, se si ha fiducia nella possibilità del cambiamento.
Un utile e interessante dibattito che va ripreso, fatto conoscere. Infatti le lavoratrici hanno concluso dicendo: dovremo far vedere questo film ad altre... 
 
Quindi, un 8 marzo di lotta, ma che è servito soprattutto ad una avanzamento della coscienza della potenzialità delle donne quando lottano, dell'importanza di avanzare nella conoscenza, nella teoria, della necessità di unire lotta pratica a lotta alle idee. E questo, quando le operaie, le donne proletarie lo fanno, fanno tanti passi avanti, ragionano come classe e sono più acute di tante intellettuali 

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