09/03/26

A nostra madre, intervento di Luigia del Mfpr e della sorella Luisa al termine del corteo dell'8 marzo a L'Aquila

Bella, come la liberazione che riscattò la tua adolescenza da un'infanzia vissuta sotto la dittatura nazifascista.
Per il regime di Mussolini tu dovevi essere figlia della lupa e dovevi credere, obbedire e combattere. Ma tu eri figlia di un socialista e di una partigiana comunista. A te quel regime riservò guerra, fame, persecuzione, e i brandelli di carne di tuo fratello morto, mentre lavorava per la Resistenza. 
Quel dolore e quell'orrore lo hai portato con te tutta la vita, e lo hai raccontato, perché non dovesse ripetersi mai più. 
Eri credente sì, ma in un Dio universale e non sessista, non razzista. 
Ed obbedivi sì, ma solo al tuo cuore. 
E combattevi sì, ma per la libertà di tutte e tutti.
Hai sempre dovuto lavorare duramente per crescere i tuoi fratelli, le tue sorelle, le tue figlie, e non hai potuto continuare gli studi, ma hai vigilato sempre sulla nostra istruzione e sulla nostra educazione.
Ricordo quando arrivasti a scuola con papà per dare lezioni di democrazia al nostro maestro di quinta elementare, che aveva omesso di dirci che Hitler era un dittatore nazista responsabile di crimini contro l'umanità.
Accogliente e protettiva con tutt*, ma forte e testarda come una roccia, non sfuggivano alle tue lezioni le nostre compagne di scuola.
Venivano da noi a casa per giocare e tu non le lasciavi andare via se non ripetevano spedite i compiti di storia e geografia. Grazie alle tue lezioni le nostre amiche pastorelle presero le prime sufficienze. 
Eri la sentinella di una democrazia fragile, con i nervi scoperti dalla reazione clerico fascista che cercava di soffocare l'onda lunga della Resistenza, i venti degli anni 60/70, con le bombe nelle piazze e le controriforme in Parlamento. 
Tu non avresti divorziato, ma hai fatto una campagna attiva per il divorzio, casa per casa, convincendo anche le famiglie più lontane ed arretrate del paese a votare no al referendum abrogativo. 
Casa per casa, grazie alla tua campagna, fu istituito uno scuolabus per accompagnare i bambini e le bambine a scuola. Prima di esso, molt* di noi erano costrett* a recarvisi a piedi per km, munit* di bastoni o di frasche per difendersi da aggressori e pedofili. 
Tu non hai fatto soltanto la mamma, ma molto di più, Fernanda. 
Eri falegname, muratora, agricoltrice, hai lottato per l'emancipazione tua e di tutte le donne.
A modo tuo hai combattuto contro un ritorno al passato. Un ritorno che però c'è stato perché non tutti hanno avuto l'onore di partecipare alle tue campagne, di ascoltare i tuoi ricordi.
E quel passato è tornato, più feroce di prima, con il suo carico di guerra, morte, insicurezza, fame e repressione.
Sei ritornata bambina quando ti sei ammalata e abbiamo cercato di proteggerti da quell'orrore che tornava. 
Ma tu lo sentivi ugualmente. 
Nonostante spegnessimo la TV e non portassimo giornali a casa, tu rivivevi la guerra, il genocidio, il moderno nazifascismo. 
Quando arrivava la notte cercavi rifugio dalle bombe e volevi ci blindassimo in casa, chiudendo serrande e finestre. 
Forse avevi ragione tu, dovevamo rinchiuderci in casa e contare solo sulle nostre forze anche per fronteggiare la tua malattia. Forse, anzi, sicuramente, non potevamo contare su un sistema sanitario a misura del profitto e non dell'umanità.
Ma ci siamo illuse che un briciolo di questa umanità fosse rimasto e ti abbiamo messo nelle mani fameliche di una struttura privata convenzionata, l'unica accreditata a trattare la tua malattia senza averne i requisiti.
Un infermiere su 85 pazienti per risparmiare sui costi del personale, sporcizia e insicurezza degli ambienti e malati abbandonati a sé stessi perché i soldi pubblici servono per la guerra e non per investire sulla sanità e le cinture di contenzione per trattenere la tua ribellione, anche quando non avevi più la forza per muoverti, anche quando dormivi profondamente da giorni, per i sedativi e per la debolezza, perché lì hai smesso di nutrirti e idratarti. E qualcun* lì ha avuto anche l'intollerabile arroganza di chiederci "ma che le avete dato per farla stare così?" "Così", ovvero in uno stato soporifero profondo innaturale. Noi, che cosa le abbiamo dato???!!!! Loro, che cosa le hanno dato o non dato!!!!!!!!
Avremmo dovuto dar retta al nostro istinto e portarti via subito fuori da lì, mamma, ma ci dicevano che dopo le prime settimane ti saresti ambientata, che ovunque, non solo lì, il personale sanitario era poco e le cose non sarebbero andate diversamente. E poi quella valutazione: "paziente con demenza", che non lasciava scampo: curarti a casa era impossibile senza un capitale, senza poter pagare un medico, un infermiere privato e due badanti di giorno e di notte che ti accudissero ogni volta che sarebbe servito.
Avevi perlomeno altri due o cinque anni di vita dignitosa e libera davanti a te.
Avevi bisogno di una terapia adeguata e ti è stata negata.
Avevi bisogno di dolcezza e hai trovato violenza. 
Avevi bisogno di amore e hai trovato dolore.
Sei morta da sola mamma, di fame, di sete e di malattie, in una struttura sanitaria che avrebbe dovuto curarti e non lo ha fatto perché doveva risparmiare sul personale sanitario.
Non accettiamo le condoglianze di chi si è reso complice di un sistema inumano, basato sul profitto, sulla guerra e sulla sopraffazione.
Un sistema che vorrebbe farti nascere a comando per la guerra e per il profitto dei padroni assassini. 
Un sistema incarnato non soltanto dagli attuali governi a livello nazionale e regionale, ma anche da quelli precedenti, che ti uccide quando non servi più, quando sei vecchio, fragile o ribelle.
L'orrore del passato è tornato mamma, e noi ti vendicheremo. 
La tua morte, come quella di tante persone, uccise da questo sistema capitalista imperialista saranno lo sprone per una nuova Resistenza e per una vera liberazione. 
Arrivederci amore nostro!!!!
Bella ciao!!!!

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