Anche nell'uso dell'Intelligenza Artificiale dobbiamo dire: "non per noi lavoratrici, non per noi donne...". La sua applicazione nelle attività lavorative, per le donne non comporterebbe alcun vantaggio e solo più rischio di perdere o non trovare lavoro, e di essere anche essa riproduzione e nuova fonte di discriminazioni - Questo lo spiegano abbastanza bene anche articoli della stampa borghese, di cui riportiamo stralci; non certo le "soluzioni" che alcuni articoli danno, e che fondamentalmente dicono alle donne: formatevi, rinnovate le vostre competenze individuali, siate all'altezza delle innovazioni, eguagliatevi agli uomini..., e stronzate di questo genere, per cui se le donne saranno a rischio tagli e demansionamento ulteriore è colpa loro.
La questione è più generale e complessa ma nello stesso tempo più semplice.
In questo sistema capitalista/imperialista, da un lato si sviluppano avanzamenti tecnologici, nuove forze produttive, ma dall'altro, soprattutto nella fase di crisi permanente odierna, questi sviluppi, invece che essere al servizio dell'avanzamento sociale, ma inevitabilmente solo e soltanto del profitto capitalista, si ritorcono contro i proletari e le masse popolari. Sono nuove forze produttive "malate", che diventano dannose per l'umanità.
Certo, nel socialismo, liberati dal capitalismo putrefatto, oppressivo, sfruttatore, l'Intelligenza Artificiale sarebbe indirizzata a migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutte e tutti, a creare tanta occupazione riducendo l'orario di lavoro e liberando energie verso altri scopi e sviluppi della società tutta; sarebbe indirizzata alla sicurezza sul lavoro; sarebbe indirizzata a liberare le donne dal lavoro domestico, così ripetitivo e logorante, a trasformare tante attività oggi solo sulle spalle individuali delle donne in attività collettive (pensiamo all'assistenza familiare), ecc. ecc.
Ma oggi non è così. Anzi, ad "intelligenza artificiale" per il capitale, per la guerra imperialista, si vuole far corrispondere la "stupidità naturale", l'assoggettamento mentale, già sperimentato dalla borghesia con l'abuso dei social.
MA NON CI RIUSCIRETE! E anche in questo campo è il pensiero e la pratica rivoluzionaria che darà la risposta necessaria.
Da alcuni articoli stampa
IA generativa impatterebbe maggiormente sull’occupazione femminile.
Tre le ragioni principali di questa discriminazione. Primo: Il lavoro delle donne è più soggette all’automazione. Lo studio, infatti, rileva che il 29 per cento delle occupazioni a prevalenza femminile è esposto all’IA, contro il 16 per cento di quelle maschili. Le donne sono concentrate in ruoli più facilmente sostituibili dall’IA – come quelli di segreteria, accoglienza, gestione dei pagamenti e assistenza contabile -, aumentando il rischio di segregazione occupazionale. In alcune settori, più del 40% dell’occupazione femminile è soggetta all’impatto dell’IA. Le donne lavorano spesso in ambiti ad alta automazione, come sanità, istruzione e amministrazione, dove l’IA sta già sostituendo molte mansioni ripetitive,
Secondo. Le donne sono sottorappresentate nei settori ad alta intensità tecnologica, infatti, la popolazione femminile è ampiamente esclusa dalle opportunità lavorative offerte dalla tecnologia: a livello mondiale, nel 2022 le donne rappresentavano solo circa il 30 per cento della forza lavoro nell’IA.
I dati del Fondo Monetario Internazionale prospettano che nei prossimi due decenni circa 26 milioni di posti di lavoro femminili in 30 paesi siano ad alto rischio di automazione, con una probabilità superiore al 70%. A questo si aggiunge la scarsa presenza femminile nei settori tecnologici
Infine, l’IA spesso riflette comporti nei confronti delle donne già presenti nella società naturale. Sviluppate e applicate all’interno di contesti sociali preesistenti, le tecnologie finiscono per riprodurre stereotipi, pregiudizi e forme di discriminazione. La limitata presenza femminile nei processi di progettazione e diffusione dell’IA contribuisce ad accrescere il rischio che queste tecnologie incorporino distorsioni di genere. Questi effetti, poi, risultano ancora più marcati in contesti di intersezionalità legati all’origine etnica, all’orientamento sessuale, alla disabilità o allo status migratorio.
I pregiudizi di genere inglobati negli algoritmi, che possono provocare ingiustizie e disuguaglianze reali sul lavoro. Per esempio, gli algoritmi utilizzati per selezionare il personale, quando vengono addestrati su dati storici che sono già discriminatori, finiscono per ritenere più adeguati gli uomini per i lavori tecnici e i ruoli di leadership, con uno svantaggio sicuro per le donne, che dunque a quei ruoli o su quelle vette non arriveranno – dipendesse dalla macchine – mai. «In sostanza, se i dati su cui lavora l’AI contengono già stereotipi di genere, l’algoritmo li imparerà e continuerà a riprodurli nei suoi risultati e nelle sue previsioni»
Secondo l’ILO, l’effetto più diffuso dell’IA generativa riguarderà con maggiore probabilità la qualità del lavoro piuttosto che il numero complessivo dei posti disponibili e se sviluppata e utilizzata in modo responsabile, può contribuire a migliorare le condizioni lavorative, accrescere la produttività e favorire una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata.
Le prospettive sono tutte aperte, ma riqualificarsi, aggiornare le competenze e acquisirne di nuove appare sempre più fattore decisivo per restare in campo e tenere il passo con l’evoluzione delle mansioni e delle professioni.
Il punto è che l’intelligenza artificiale è costruita da persone che raccolgono dati e li classificano partendo dalla propria visione del mondo. Già se digitiamo in Google la parola bellezza ci appaiono immagini di donne tendenzialmente giovani e che corrispondono a un certo canone. Se digitiamo donna nera, molte immagini ritraggono donne discinte. Gli specialisti, peraltro in maggioranza uomini, addetti al processo di etichettatura e classificazione dei dati, sono evidentemente condizionati da stereotipi di genere.

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