27/03/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Il 68/69 e l'altra metà del cielo

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Nelle manifestazioni per la Palestina, contro la guerra, l'aumento degli armamenti per massacrare i popoli, contro i mostri assassini Netanyahu/Trump, e la loro serva complice, Meloni; nelle occupazioni delle Università, delle scuole, e nei giorni scorsi con la grande partecipazione dei giovani al referendum per dire un forte NO a tutto, 
la borghesia i suoi mass media hanno "scoperto i giovani", un pò spaventandosi, un pò per farli rientrare al più presto nel loro mortale ordine, normalità.

Ma in realtà in queste manifestazioni, occupazioni, si sono risentiti alcuni venti della grande stagione rivoluzionaria del 1968 - ed è di questo, cari signori, che vi dovreste preoccupare...  
Ora come allora tantissime sono le ragazze che partecipano, sono protagoniste in prima fila delle lotte, combattive, arrabbiate e allegre; sono la migliore gioventù.

Per questo, nella Formazione rivoluzionaria delle donne di oggi, pubblichiamo la prima parte dell'opuscolo: "Il 68/69 e l'altra metà del cielo", perchè quel vento torni effettivamente e forte...
Nella prossima FRD pubblicheremo la 2° parte sulle operaie.

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Per le donne, le ragazze soprattutto, il vento del 1968/69, fu veramente un vento liberatorio, che squarciava i veli, rompeva da un giorno all’altro tabù, divieti, regole imposte alle ragazze, alle donne, nella società, nelle scuole, nelle famiglie; fu un vento che toglieva la nebbia davanti agli occhi, alla mente delle stesse donne che per anni aveva oscurato, falsato la visione della realtà, e che per le donne aveva il senso di una legittimazione, normalità del loro stato di subordinazione, oppressione.

Il 68 per tantissime ragazze fu la scoperta del mondo, di quanto succedeva realmente, sia a livello nazionale che soprattutto internazionale, fuori dal “piccolo mondo” in cui vivevano; fu la scoperta, la comprensione finalmente del perchè degli avvenimenti conosciuti al massimo in maniera confusa, volutamente travisati, dalle lotte di liberazione dei popoli alle condizioni dei popoli e al perchè del Terzo Mondo, dal Vietnam a ciò che accadeva in paesi lontanissimi ma nel 68 improvvisamente vicini, come la Cina, da cui arrivavano echi “strani” su Mao Tse tung, sui maoisti, sulla Rivoluzione culturale proletaria, sul ruolo delle donne che finalmente si erano tolte le “bende dai piedi”, ecc.

Il 68 fu come una finestra sul mondo che finalmente e improvvisamente si spalanca e chiama non solo a guardare ma ad agire dentro per cambiarlo.

La guerra rivoluzionaria del popolo vietnamita contro l’aggressione americana, che riusciva a vincere contro il principale imperialismo portò la conoscenza/coscienza di cosa era l’imperialismo, un gigante ma anche una tigre di carta, e la grande forza di un popolo diretto dai comunisti; facendo crollare d’un colpo le false conoscenze apprese sui banchi di scuola, dalla televisione.

Il 68 fu la rottura con la religione, fu il liberarsi degli opprimenti valori cattolici che per le donne, le ragazze erano un vero “macigno”, condizionante le scelte, la necessaria ribellione alla propria condizione.

Fu la scoperta che vi era un’altra concezione del mondo, della storia, opposta a quella fissa, cristallizzata, impossibile da mettere in discussione, propugnata dalla scuola, dalla Chiesa, dai libri, dalla famiglia; fu la scoperta e l’iniziale impugnazione della concezione storica materialistico dialettica che finalmente dava una spiegazione alle cose, agli avvenimenti, e permetteva la comprensione critica del perchè, a quali interessi di classe servivano le altre concezioni e i “valori” fino ad allora considerati dogmi.

Il 68 fu la rottura con la famiglia, una rottura ideologica, morale, ma soprattutto pratica. La gabbia, che poteva anche essere dorata ma in realtà sempre fortemente opprimente della famiglia, fu spalancata e incrinata. Migliaia di ragazze per andare alle manifestazioni, per militare nelle organizzazioni rivoluzionarie, per fare attività ogni giorno, dovettero “scappare” dalla famiglia – spesso in termini concreti - fare una lotta forte, pratica contro le catene della famiglia – che non se lo aspettava e per questo la reazione fu anche più dura, a volte anche violenta.

Il 68 fu la rottura con la scuola borghese, oppressiva, con i suoi contenuti, la sua ideologia conservatrice, i suoi insegnamenti storici usati per dare una falsa “base storica” alla inevitabilità del sistema borghese, ma anche della religione, della divisione dei ruoli tra uomini e donne nella società (fino a oltre la metà degli anni 60 le ragazze dovevano studiare l’economia domestica). Ci tenevano nell'ignoranza anche se andavamo a scuola, nella visione snaturata degli eventi, invece nel 68 abbiamo improvvisamente aperto gli occhi; fu una rottura con le sue regole, i suoi ordinamenti oppressivi/repressivi, che per le ragazze volevano dire doppi regolamenti, tra i quali l’imposizione della divisione tra femmine e maschi, che per le ragazze significavano più divieti, nei comportamenti, nei rapporti con i loro compagni.

Anche queste rotture, come quella importante verso la religione, andò di pari passo, per il ruolo dei marxisti-leninisti, delle organizzazioni e partiti mlm che si andavano formando, con una comprensione teorica, politica del ruolo di classe di queste istituzioni, strumenti del dominio della borghesia - “Stato e rivoluzione” di Lenin fu uno dei primi libri che si studiarono e discussero.

Il 68 fu anche per le ragazze scontrarsi per la prima volta con la violenza delle cariche poliziesche, e non ebbero paura. Dovettero imparare a resistere alle brutalità della polizia. Ma anche resistere alle famiglie che volevano chiuderle in casa, come ad alcuni “saggi” compagni che le “consigliavano”, facendosi a volte portavoce di “consigli” di poliziotti, di stare attente alle denunce, di non mettersi in “prima fila”, che dicevano “guarda che ti hanno segnalato, la polizia ha un fascicolo su di te...”

Ma le ragazze non arretravano. Sono arretrati molti più “bravi compagni” intellettualoidi, che le compagne che su questo hanno acquisito anche maggior ribellione: “se c'è un fascicolo su di me in questura vuol dire che sto facendo la cosa giusta, una cosa che non piace alla polizia, allo Stato borghese...”

Dovettero anche scontrarsi coi vigliacchi fascisti da un lato e in alcune manifestazioni con i burocrati mazzieri revisionisti dall’altra. Tutto questo le temprò, pochissime si ritrassero.

Ma soprattutto il 68 per tantissime ragazze fu la scoperta della rivoluzione, del comunismo! E per molte di loro fu la prima conoscenza e assunzione del marxismo, leninismo, maoismo. Ogni ribellione era vissuta nella prospettiva della rivoluzione, di una società socialista con il proletariato al potere.

Nel ’68 “il personale è politico” voleva dire non mettere al centro il “proprio io” (come avvenne purtroppo in seguito), ma che il personale, la vita quotidiana è interna a una condizione sociale, di classe, e che la rivoluzione è la risposta.

La scoperta della militanza rivoluzionaria, la partecipazione delle donne alle organizzazioni rivoluzionarie, comuniste fu una gioia, una liberazione, fu sentirsi finalmente protagoniste di una battaglia storica; la militanza nelle organizzazioni nel 68/69 fu vissuta con entusiasmo. Certo all’inizio facevano timidi e confusi interventi (a volte visti con sufficienza dai “compagni esperti”), ma poi via via le ragazze presero coraggio e furono più convinte e mature di voler e dover dare il proprio apporto non solo pratico, di partecipazione, ma anche politico.

Era naturale che bisognava fare il partito, era naturale legato al fatto che si scendeva in piazza per fare la rivoluzione E le compagne erano le più determinate e convinte.

Non pochi compagni prima avanguardie del movimento e militanti intellettuali di prima linea di organizzazioni rivoluzionarie poi si allontanarono, cercando di abbellire i miseri passi indietro frutto di opportunismo personale con “alte” motivazioni politiche e teoriche; le compagne, soprattutto quelle provenienti da ambienti proletari, popolari, invece furono più determinate, coerenti. Avevano scoperto il grande mondo e la possibilità di cambiarlo e non potevano tornare nel piccolo mondo, dove il loro “destino” era segnato.

In questa militanza, le ragazze si impadronirono della teoria rivoluzionaria. Per le donne provenienti da famiglie proletarie era più difficile, ma far propria una teoria “nuova” che permetteva di spiegare tutto era entusiasmante.

Compresero attraverso Marx, Engels, “Il Manifesto”, “L’Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” che la loro condizione non era immodificabile, che era frutto della proprietà privata, della divisione in classi, ecc.

Per tante studentesse fu la comprensione nuova che lo studio non era quello inutile, deviante fatto a scuola, sui libri scolastici, ma quello che ti apre gli occhi, la mente, il cuore, che si trasforma in arma che guida la pratica.

Il 68/69 fu l’incontro di tante compagne con la classe operaia. Ragazze che quasi non conoscevano le fabbriche, andarono anche loro con i compagni ai cancelli delle fabbriche. E si cambiava anche lo stile di vita che si aveva fino al giorno prima, anche come ti vestivi; ma era giusto. perchè fino ad allora avevi pensato a te, ora stavi pensando in termini sociali, collettivi, e allora cambi. E questo non era un problema di imposizione, di oppressione. Eri immessa in una storia in cui volevi essere protagonista.

Certo, non era facile soprattutto per le donne, soprattutto nel sud, andare in fabbriche in cui spesso lavoravano solo operai maschi. Dovettero imparare e imporre la loro presenza, farsi conoscere e rispettare. La maggiorparte degli operai che pure all’inizio facevano qualche battuta maschilista, poi dovettero fare marcia indietro, e si accorsero che le ragazze erano compagne di lotta.

Anche tutto questo fu vissuto come un’entusiasmante scoperta. Si toccava con mano, ogni giorno, che le trasformazioni erano possibili, che con la lotta le concezioni vecchie, borghesi, i pregiudizi patriarcali cadevano. Gli operai stavano a sentire gli studenti, e le studentesse, li difendevano dai sindacalisti che volevano cacciarli; e gli studenti e le studentesse stavano a sentire gli operai, sia alle fabbriche che nelle aule universitarie, cominciavano a capire concretamente cosa voleva dire sfruttamento.

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