La
denuncia di questo Stato borghese, dei governi della borghesia che si
alternano al suo servizio, in una marcia di moderno fascismo e
moderno medioevo che avanza rapida, resta di fatto circoscritta al
piano sovrastrutturale, si ferma alla soglia degli aspetti
fenomenici; si guarda principalmente alla contraddizione di genere
non scendendo invece sul terreno che in ultima analisi è alla base
della condizione di oppressione/subalternità delle donne, che è la
causa da cui scaturisce la contraddizione di genere: il piano
strutturale legato alla contraddizione di classe su cui si fonda la
società esistente basata sulla proprietà privata dei mezzi di
produzione, e divisa in classi appunto, e da cui scaturisce,
influenza la sovrastruttura (l’insieme dei rapporti ideologici,
filosofici, politici, giuridici, artistici, di genere…).
Il
femminismo radicale “…
ignora la struttura politico-economica e si concentra sugli aspetti
sociali e culturali della società capitalista avanzata prendendo la
relazione uomo-donna (rapporto sesso/genere) come la contraddizione
centrale nella società…”.
(Anuradha Ghandy)
La
“soluzione” prospettata da NUDM nel “piano”, e cioè quella
di chiedere di fatto riforme e per diversi aspetti finalizzare poi a
questo nella pratica la mobilitazione delle donne, significa mettere
in atto un'operazione di rovesciamento tipica del riformismo borghese
e piccolo borghese: le riforme non sarebbero il sottoprodotto della
lotta rivoluzionaria, della paura della borghesia della rivoluzione
delle masse, ma in questo caso sono le lotte che diventano il
sottoprodotto, l'accompagnamento alle riforme”...
...Limitarsi
alla "trasformazione culturale e politica" da agire nelle
scuole o nelle università, significa illudere e ingannare le
maggioranza delle donne; così come lo è quello di considerare la
scuola come un mondo a parte separato dalla vera realtà della
società attuale… E’ come cercare di ripulire solo la superficie
di un terreno che resta marcio in profondità...
...Ancora,
NUDM nel piano, ma non solo, denunciando che la violenza «nasce
dalla disparità di potere, non è amore, è trasversale e avviene
principalmente in famiglia e nelle relazioni di prossimità. (…) e
gli uomini che agiscono violenza non sono mostri, belve, pazzi,
depressi" – (il che è vero), scrive poi: “...per cui
sarebbe essenziale la formulazione per esempio di una "carta
deontologica rivolta agli operatori ed operatrici del sistema
informativo e mediatico". Tutto qui?. Certamente occorre anche
il fronte culturale nella lotta da mettere in campo, ma come uno
degli ambiti di quella che deve essere una lotta ampia e a 360 gradi…
…Pertanto,
nonostante si dica che la violenza è strutturale, sistemica, la si
affronta dal frutto e non dalle radici, dalla sovrastruttura e non
dalla struttura, potando la mala pianta e non estirpandola, col
risultato di farla crescere più vigorosa e spargendo illusioni sulla
possibilità di cambiare dall’interno questo marcio sistema
capitalistico…
L’uso
di termini da parte di NUDM come transfemminismo, ecc, la questione
del genere maschio-femmina posto come
una costruzione sociale imposta dal sistema etero patriarcale
minimizzano in realtà la lotta di classe.
Le
differenze tra le molteplici soggettività (donne etero, LGBT*Qeer),
le diverse identità diventano tutte da valorizzare in sé stesse, da
collegare/ interconnettere tra di loro, ma di fatto si annullano le
classi.
“…
Dare
valore ai tratti della personalità piuttosto che alle condizioni
materiali”
- scrive Anuradha Ghandy a proposito del femminismo radicale; ma
anche in merito alla tendenza del femminismo post-modernista -
“si celebra la differenza e l’identità e si critica il marxismo
perché si concentra su una totalità – la classe… la conseguenza
è l’ostacolo oggettivo all’organizzazione della lotta collettiva
che intrecci la questione di classe, che produce le diverse
disuguaglianze di genere, discriminazioni e oppressioni alla
questione di genere, razza, casta ecc… Questa è una forma di
relativismo culturale”
(AG sul femminismo del post modernismo)
Tornando
al Piano di NUDM: “Questo Piano – viene scritto - non chiede
aiuto, è uno strumento di lotta e di rivendicazione, un documento di
proposta e di azione. Questo Piano domanda piuttosto a ciascun@ di
posizionarsi, ognun@ a partire da sé, di prendere parte a un
processo di trasformazione radicale della società, della cultura,
dell’economia, delle relazioni, dell’educazione, per costruire
una società libera dalla violenza maschile e di genere…”.
Ma
la logica che guida nei fatti tali affermazioni è quella che cerca
di tenere tutte/i insieme secondo una unità idealisticamente
“orizzontale”, che vorrebbe non essere gerarchica, identitaria,
verticistica (in termini di organizzazione).
Da
un documento del Mfpr“…
si cerca di tenere unite le anime più radicali del femminismo ad
un’élite di femministe di professione, che va dai CAV all’intera
avvocatura femminista, alle giornaliste, alle femministe della
piccola e media borghesia, a quelle dei sindacati confederali, che si
guardano bene dal mettere in discussione i propri privilegi…”.
Se
l’oppressione di genere assume aspetti trasversali che investe le
donne di classi diverse (non solo la maggioranza delle donne
proletarie, ma anche le donne borghesi o piccolo borghesi subiscono
discriminazioni di genere e violenza in questa società impregnata di
sessismo e maschilismo, manifestazioni dell’ideologia di classe
borghese dominante), le donne, come abbiamo detto, non sono però
tutte uguali né i loro interessi sono uguali. E questo investe anche
ciò che riguarda la questione di come combattere la violenza
sessuale, la violenza di genere.
Sempre
Anuradha Ghandy scrive sul femminismo radicale: “…
hanno soluzioni riformiste e non possono portare avanti
la liberazione delle donne”.
Non si può chiedere allo stesso sistema che genera la contraddizione
di genere di “risolverla”.
Inoltre,
questo sistema viene definito in modo limitativo solo nella sua
accezione politico-economica “neo liberista” ma non lo si attacca
mai come tale, non se ne chiede un rovesciamento, ma un
miglioramento, una umanizzazione, attraverso un welfare universale e
pubblico che, se pur venisse accordato, sarebbe solo un palliativo,
funzionale alla ristrutturazione capitalistica nel suo complesso.
La
richiesta di misure di welfare universali… sono poste in termini
idealisti, non di classe. Facciamo l'esempio del “reddito
di autodeterminazione”. Esso viene presentato come misura che
libererebbe spazi di vita, libererebbe dallo sfruttamento del
capitale con tutte le sue implicazioni in termini di oppressione
sessuale; questo oltre che illusorio, guarda di fatto alle donne
della piccola e media borghesia, non certo alle donne proletarie che
un reddito (tra l’altro misero) non le libererebbe certo dalle
decine di catene, e per cui il reddito, sia pur necessario,
porterebbe al paradosso di giustificare la loro chiusura in casa
negandole anche quel lavoro che per le donne proletarie significa
anche emancipazione...
La
lotta per la conquista di uno o più obiettivi, da un lato deve
servire a smascherare via via tutta l’ipocrisia delle istituzioni,
governo, padroni, a fronte di rinnovate e più pesanti attacchi alla
condizione di vita della maggioranza delle donne; dall'altro a
mostrare che ogni eventuale conquista temporanea strappata con la
lotta è sempre un colpo alle istituzioni e dà fiducia alle donne
nella lotta. Ma questa lotta deve far comprendere via via alle donne
attraverso la propria esperienza che strappare un miglioramento, un
diritto non può essere l’obiettivo finale, che è necessaria e
inevitabile una lotta più ampia rispetto a quella esclusivamente
rivendicativa, una lotta politica che metta
al centro il rovesciamento dell’attuale società.
Le
posizioni del femminismo piccolo borghese portano poi conseguenze
negative nella pratica di lotta che si mette in campo.
La
posizione paraistituzionale, riformista porta uno stile da
manifestazione rituale, pacifica e in generale più festosa che
ribelle. Su questo ha inciso anche l’impostazione
ideologica/politica del Piano femminista che orienta più verso il
per
che
verso il contro.
Chiaramente,
dire no in assoluto agli incontri con le istituzioni sarebbe
tatticamente una posizione errata, stupidamente estremista (la
dinamica e i diversi momenti delle lotte delle lavoratrici usano
tutte le armi, e tra queste gli incontri sono necessari - ma anche
questi gestiti, imposti, vissuti come ”guerra” ), ma questa
scelta dipende anche dalla fase contingente. Oggi con il
fascio-populismo al potere sempre la lotta deve essere nell’ottica
della guerra di classe.
Un'altra
posizione sbagliata è quella che si sintetizza sulla “questione
delle bandiere”… mentre Nudm nelle manifestazioni impone la sua
organizzazione, la sua identità politica e ideologica, i suoi
simboli, le sue forme, le sue “bandiere”; alle altre realtà di
lotta delle donne è vietato farlo. Ma questa è la ‘dittatura’
del pensiero unico, della cancellazione delle lotte e
dell'autorganizzazione che tante realtà sui territori o nei luoghi
di lotta esprimono ogni
giorno...
Un
esempio di questo femminismo è stato anche nella grande
manifestazione di Verona del 30 marzo 2019 (in occasione dei primi
“Stati generali della natalità”)… Il
lungo corteo era unificato dall'”Amore”… non dal necessario
“odio” verso tutti gli oppressori, Stati, governi reazionari
borghesi, fascisti, padroni, uomini che odiano le donne, che stanno
attaccando tutti gli aspetti strutturali e sovrastrutturali della
vita delle donne... Questo clima ha in un certo senso condizionato il
tipo di manifestazione.
I
“valori buoni” sono una trappola per le donne; se prima non siamo
cattive non possiamo essere buone; dobbiamo rompere,
perchè anche i cosiddetti “valori buoni” stanno rovinando la
vita e c’è
tutto il diritto-dovere d’impedirlo, anche con la lotta violenta
contro la violenza reazionaria...
L’insieme
di queste posizioni teorico e pratiche indebolisce l’efficacia di
un movimento che nonostante i grandi numeri non può avere
oggettivamente una presa sociale verso la maggioranza delle donne,
proletarie, più sfruttate e oppresse, attaccate nella mancanza di
lavoro, costrette ad un lavoro di cura sempre più penoso, colpite
sempre più spesso dalle violenze sessuali, e femminicidi in
famiglia… e che per tutto questo provano odio, rabbia, necessità
di fatti.
Vi
è un movimento di “maggioranza” (NUDM) che si impone come “unico
movimento” delle donne ma è lontano dalle istanze delle donne
proletarie che sono la maggioranza, che spesso lottano ma in questo
movimento restano invisibili, perché esso è espressione e voce
principalmente della piccola borghesia, tesa a normalizzare il
movimento che invece dovrebbe rompere le “normalizzazioni”. In
questo modo Nudm “vince” nelle piazza, nelle mobilitazioni
le battaglie ma non la guerra generale che serve perché “tutta la
vita deve cambiare”…
Le
donne proletarie subendo non una ma tutte le oppressioni, sono la
forza più determinata e coerente contro questo sistema capitalista
in pratica ma lo devono essere anche nella necessaria battaglia
teorica.
Occorre
che le donne proletarie elevino la loro mobilitazione, siano forti,
ribelli, influenti, riconosciute, non solo nelle
e per le loro realtà di lotta, ma anche nel movimento generale delle
donne, superando arretramenti, subordinazione
ideologica. Le “proletarie” devono essere più che femministe,
devono far proprie tutte le istanze femministe,
assumere un punto di vista delle donne su tutte le questioni e
ambiti, perché hanno
tutte le ragioni di classe e di genere per cui lottare su tutti i
terreni.