30/03/09

Appello alle lavoratrici, alle precarie, alle immigrate, alle disoccupate, alle studentesse, alle compagne femministe.


VENITE TUTTE A TARANTO IL 18 APRILE!


Appello alle lavoratrici, alle precarie, alle immigrate, alle disoccupate, alle studentesse, alle compagne femministe.

IL 18 APRILE VI SARA' UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TARANTO per la sicurezza sui posti di lavoro, contro la salute negata e la precarietà.
A questa manifestazione - che segue l'altra nazionale fatta il 6 dicembre a Torino, in occasione dell'anniversario della strage degli operai della Thyssen – vi chiediamo di portare con forza e visibilità l'attacco alla vita e alla salute di noi donne che spesso è messo sotto silenzio, che è in alcuni aspetti simile a quello che subiscono tutti i lavoratori, ma ha molti aspetti differenti legati proprio alla condizione generale di doppio sfruttamento e oppressione di noi donne.

Questa manifestazione la facciamo a Taranto perchè è la città con l'Ilva seconda fabbrica siderurgica più grande d'Europa, che ha il record nazionale di operai ammazzati sul lavoro e da lavoro, di morti nei quartieri, tra la popolazione di tumori. E' anche la città in cui per il profitto di padron Riva (proprietario dell'Ilva) nascono bambini già condannati, malati di leucemia a soli 11 anni, la città in cui le donne non possono dare il loro latte ai bambini perchè contiene diossina, la città che ha visto anche donne morte indirettamente per le fibre di amianto respirate lavando le tute.

MA L'ILVA E TARANTO SONO ANCHE LA FABBRICA E LA CITTÀ IN CUI MOGLI, MADRI DI OPERAI MORTI HANNO TROVATO NEL DOLORE LA FORZA PER COMBATTERE, ORGANIZZARSI, E FAR RIVIVERE ANCHE COSÌ I LORO CARI, CONTINUARE LA LOTTA PER LA GIUSTIZIA E LA VERITÀ PER I LORO FIGLI.
Queste donne di Taranto, come della Thyssen di Torino, come di Molfetta, come dell'Umbria Oil, come tante altre, hanno cambiato la loro vita si sono trasformate, sono diventate forti, coraggiose; per amore e per ribellione sono uscite dalle case, dando voce anche a tutte le altre donne, mogli, madri, sorelle, figlie di operai morti che ancora tacciono.
Alcune di queste donne che non vogliono neanche essere delle figure cristallizzate, che ora vogliono parlare non solo al passato dei propri cari ma anche della battaglia che stanno facendo e del futuro, che non vogliono ricevere finte solidarietà, che danno loro forza agli altri, saranno insieme per la prima volta alla manifestazione di Taranto del 18 aprile.
*****

UNA REALTÀ DELLE DONNE DI CUI SI PARLA POCO:
“il 27,5% degli infortuni colpisce le donne, circa 250mila su un totale di oltre 910mila. L'8% delle donne muore per infortunio” -
Questi dati che possono sembrare bassi, non testimoniano affatto una condizione di maggiore sicurezza per le donne ma solo una condizione di MINOR LAVORO; muoiono meno perchè lavorano meno, soprattutto al sud, nei settori industriali.
“Negli infortuni in itinere, invece, la quota rappresentata dalle lavoratrici, è rilevante e pari esattamente al 46,1%. e le morti delle donne in questi infortuni vanno oltre il 50% dei decessi (contro il 22,3% tra gli uomini)” -
Anche questi dati sono il frutto della realtà diversa delle donne; denunciano la morte di braccianti, precarie che per arrivare sui posti di lavoro a volte devono viaggiare, spesso assiepate nei pulmini dei caporali o degli intermediari, mezzi spesso non a regola che vanno veloci; ma denunciano anche la corsa che le donne devono fare per e da lavoro, per correre, già stanche e stressate, a fare l'altro lavoro, quello gratis in casa.

Vengono nascosti gli infortuni e gli attacchi alla salute nei settori, in cui le lavoratrici sono a nero, come l'agricoltura, il commercio, le piccole ditte, o totalmente “clandestine” come sono spesso le lavoratrici immigrate, dalle “schiave dei rifiuti” del nord est, alle badanti in tutt'Italia.
Tra le immigrate i dati ci dicono che molto elevati sono gli infortuni per le donne “provenienti da Ucraina (51%), Polonia (41,8%) e Ecuador (37,9%), occupate prevalentemente nei servizi alle imprese e alle famiglie (pulizie, badanti, colf, ecc.)”.
Tra le immigrate negli ultimi tempi, collegate alle criminali e razziste misure del pacchetto sicurezza e alla presenza da sceriffi dei poliziotti e carabinieri, vi sono state morti “su strada” di prostitute investite mentre scappavano dalla polizia. Anche queste morti, che non vengono contabilizzate, sono invece parte dell'attacco alla vita e alla salute delle donne e sono una pericolosa avvisaglia.

MA SOPRATTUTTO DENUNCIAMO CHE NON VIENE REGISTRATA LA MORTE LENTA DELLE DONNE, CHE SI AMMALANO, INVECCHIANO, MUOIONO PER FATICA, PER STRESS. E nella crisi, questa condizione sta peggiorando.
Nelle fabbriche, come la Fiat, alle vecchie condizioni di lavoro fondate su ripetitività, parcellizzazione, su aumento dell'orario, si stanno sommando le nuove fondate su aumento e nuovi ritmi produttivi, pesantezza dei turni di lavoro. E il paradosso è che più ti ammazzi di lavoro, ora anche per la paura di essere licenziate, più produci e più, come ora, vai in cassintegrazione.
Il nuovo modello contrattuale rinviando gli aumenti salariali all'incremento della produttività, vuole costringere e ricattare le donne a lavorare più intensamente, a rinunciare ai diritti di assenze per maternità, malattie dei figli; si vuole eliminare il divieto al lavoro notturno per le donne in gravidanza e nel primo anno di vita dei figli.

La fatica si somma alla precarietà del futuro, e LA PRECARIETÀ DIVENTA DI PER SÉ UN FATTORE DI STRESS, DI RISCHIO SALUTE FISICA E PSICHICA.
Nei call center, settori emblematici della precarietà, hanno inventato un nuovo termine: “tecnostress”: le donne rischiano la salute fino ad ammalarsi non solo per il fatto di stare ore ed ore davanti un computer, ore ed ore a sentire voci in cuffia, ma anche per lo stress di essere costantemente sotto controllo dei capi, di dover ripetere per ore le stesse frasi centinaia di volte; di dover essere “ottimiste” e allegre quando sono solo stanche e arrabbiate, e così via.

PER LE DONNE DOPO LA FATICA DEL LAVORO COMINCIA L'ALTRA FATICA DEL LAVORO IN CASA; anche qui, al lavoro domestico e di cura familiare sempre esistente, si aggiungono nuove fatiche. Il governo con i tagli e il peggioramento ai servizi sociali, alla scuola, alla sanità, scarica sempre di più sulle donne il peso dei bambini, dei disoccupati, degli anziani. In nome della crisi e dei modelli di “convivenza sociale” proposti (vedi Libro Verde di Sacconi) i servizi sociali prima erogati dallo Stato saranno demandati al mercato e alle famiglie, cioè alle donne. E le donne si ammalano, si esauriscono.

Infine dobbiamo denunciare un altro taciuto aspetto di rischio per le donne: LE MOLESTIE SUI LUOGHI DI LAVORO, FINO ALLE VIOLENZE SESSUALI SONO ANCHE ATTACCO ALLA SALUTE ALLA VITA DELLE DONNE. Ma questi dati non li troveremo mai nelle statistiche.

Questa condizione delle donne, quindi, se in termini di freddi dati di infortuni, di morti sul lavoro, è inferiore a quella dei lavoratori maschi, mostra le varie e dure facce di questo attacco alla vita e alla salute, e pone in maniera più chiara la necessità di legare anche questa battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro, per la vita, la salute alla battaglia più generale contro questo sistema capitalista di morte, che schiaccia le vite in nome del profitto.

PER QUESTO CHIAMIAMO TUTTE A VENIRE A TARANTO IL 18 APRILE!

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - Taranto
per aderire alla manifestazione: mfpr@fastwebnet.it - manifestazione18aprile@gmail.com

Lotta di classe nel genere, lotta di genere nella classe

Sabato 28 marzo, nella manifestazione indetta dai sindacati di base, abbiamo portato una presenza qualitativa del Tavolo 4 "Lavoro/precarietà/reddito" della Rete sommosse. E' stato appeso uno striscione nella scalinata alta di via Cavour che è stato visibile da tutto il corteo: "Noi la crisi non la paghiamo le doppie catene unite spezziamo". Abbiamo poi distribuito centinaia di volantini e affisso locandine con la 'piattaforma' "per lo sciopero delle donne" e l'appello al nuovo appuntamento del 18 aprile a Taranto.
L'importanza della presenza del tavolo 4 alla manifestazione del 28, è stata confermata dalla presenza attiva e massiccia delle donne migranti di Action e delle studentesse e delle precarie della scuola e dell'Università, nonché delle compagne dell'assemblea delle donne di Valle Aurelia, che hanno sfilato con lo striscione: "per fare economia ci mandate tutte a casa".
Questo il messaggio che abbiamo rilanciato anche ai promotori della manifestazione (nella cui piattaforma hanno dimenticato le donne, le lavoratrici che presto si vedranno innalzata l'età pensionabile) :

LOTTA DI CLASSE NEL GENERE, LOTTA DI GENERE NELLA CLASSE!


Tavolo4 "Lavoro/precarietà/reddito" della Rete sommosse

15/03/09

Violenza, razzismo e fascismo come armi politiche di gestione della crisi

8 MARZO 2009

GLI STUPRI UN'ARMA POLITICA DEL GOVERNO BERLUSCONI NELLA MARCIA VERSO IL MODERNO FASCISMO.

ROVESCIAMO QUESTO GOVERNO, QUESTO STATO, QUESTO SISTEMA CAPITALISTA CHE NON SONO LA SOLUZIONE MA LA CAUSA DEGLI STUPRI, DELLO SFRUTTAMENTO, DELL'OPPRESSIONE DELLE DONNE!

Il governo Berlusconi, il parlamento, con una martellante e quotidiana campagna stampa e televisiva razzista e superallarmista che attribuisce agli immigrati in quanto tali gli stupri, la vera causa di pericolo per le donne, che aizza la cacciata di massa di tutti gli immigrati; nel pieno sviluppo di raid fascisti, dell'organizzazione neonazista Forza Nuova contro chiunque abbia la fisionomia di immigrato; di interventi manu militare da parte delle amministrazioni comunali per l'abbattimento di campi rom buttando in mezzo alla strada al freddo e di notte donne, bambini; e all'interno di una parallela campagna volta a misure di controllo e restrittive della libertà delle donne, per cui le donne dovrebbero andare in giro sempre accompagnate da maschi, meglio se militari o poliziotti, dovrebbero tornare presto a casa, uscire meno; ha varato un "pacchetto sicurezza" che legittima le ronde contro tutti gli immigrati, fatte da ex militari o da "cittadini per bene" leghisti, fascisti; che allunga i tempi di detenzione di tutti gli immigrati nei campi che sono sempre più dei vari e propri lager, campi di concentramento; impone inoltre ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si facessero curare da loro.
Un pacchetto di "INSICUREZZA", di apartheid di Stato di intere popolazioni, di moderno fascismo, che attacca i più elementari principi democratici costituzionali; un "pacchetto" che in nome delle donne, colpisce le donne immigrate e mette sotto "tutela"/controllo tutte le donne.

NON IN NOSTRO NOME!
NON SUI CORPI DELLE DONNE, VIOLENTATI DUE VOLTE!
Questo governo sta usando strumentalmente le violenze sessuali per imporre nei quartieri, che lasciano sempre e comunque degradati, una massiccia presenza di militari, per lasciare che i fascisti si rafforzino nel paese. Per questo sta creando un clima oscurantista/emergenziale sempre ideale per la coltivazione di idee e pratiche fasciste, maschiliste, di sopraffazione; crea città invivibili che diventano terreno pericoloso soprattutto per le donne -- e c'è un rapporto diretto tra aumento delle misure di "sicurezza" e l'aumento degli stupri, delle uccisioni delle donne. Sembra di assistere, purtroppo dal vivo e come principali protagoniste, a quei film dell'orrore prossimo futuro, che mostrano una società-galera, ipercontrollata, da "coprifuoco", in cui le vittime delle violenze sono più represse dei violentatori.
L'imperialismo è capace nel suo imbarbarimento, di andare anche oltre il moderno medioevo!
Gli stupri sono sempre usati dagli eserciti nelle guerre imperialiste contemporaneamente come arma di subordinazione e di giustificazione per imporre la "democrazia"/dittatura degli stati imperialisti; oggi sono utilizzati dal governo italiano come "guerra di bassa intensita'" all'interno per imporre uno Stato di polizia e razzista e la legittimazione della marcia verso moderno fascismo.

DELLE DONNE NON GLIENE IMPORTA NIENTE.
Questa manipolata e ossequiosa campagna stampa, da fare invidia ai tempi del fascismo, nasconde ad arte il fatto che la stragrande maggioranza degli stupri, delle uccisioni delle donne, avviene in famiglia, da parte di italiani, che 7 donne su 10 sono uccise dal proprio partner, che gli stupri fatti dagli immigrati sono solo il 10% del totale fatti da italiani, ecc.; nasconde i tanti casi di donne immigrate violentate da italianissimi. Non contano le donne, le loro sofferenze, il loro dolore, le loro denunce. Questa sofferenza ha più o meno clamore a seconda di chi è lo stupratore. Tanto che immaginiamo i ghigni delle iene ridens di Berlusconi, Alemanno, Ratzinger, caporioni fascisti con cui reagiscono alle violenze sessuali, quasi sfregandosi le mani che questi stupri danno loro rinnovata possibilità di fare nuovi provvedimenti securitari, mentre nel frattempo lasciano che i loro mostri rampolli, pieni di vuoto disperante, brucino qualche immigrato, a mò di "prove tecniche".
SEMBRANO UNA SORTA DI "VIOLENZA SU COMMISSIONE".
La realtà è che diventa sempre più difficile capire chi sono gli stupratori. Berlusconi, che dichiara che lo stupro "è inevitabile" e ci propone di essere accompagnate dai militari, quelli che si sono distinti in Somalia per orrendi stupri e torture, o quelli a Parma che hanno buttato seminuda in una cella una prostituta nigeriana, è corresponsabile di stupri o no? Le aziende, come la Relish di MI che mettono a Napoli mega cartelli pubblicitari in cui i militari perquisiscono palpeggiando delle ragazze, e la giunta di Napoli che se ne "accorge" solo quando la notizia appare sui giornali, o altre giunte, "in nome della legge", rifiutano di rimuoverli, sono corresponsabili di incitamento allo stupro, o no? I fascisti di Forza Nuova che dicono "difendiamo le nostre donne -- via tutti gli stranieri", che, quindi, considerano il corpo delle donne di loro proprietà, meglio se vestito da sposa, per essere chiari sul ruolo patriottico di moglie e madre delle donne, sono degli stupratori, ideologicamente e spesso praticamente, o no?
VOGLIONO MORTI I VIVI E IMPORRE UNA ESISTENZA DI MORTE!
Questo governo, con una larga maggioranza in parlamento, sostenuto da ampi settori di questo Stato, mentre condanna persone vive, immigrate a possibile morte, donne immigrate a partorire in casa, ad abortire clandestinamente perchè non possono più farsi curare, partorire negli ospedali italiani senza rischiare di essere denunciate, negli stessi giorni del varo del "pacchetto sicurezza", in collegamento/esecuzione dei voleri del Vaticano di Ratzinger, ha tentato di varare in fretta e furia una legge che impedisse a Eluana Englaro di essere libera di cessare una vita che non era vita. Un governo, uno Stato che fanno morire i vivi, che, invece, impongono una vita a chi è già morto, al solo scopo di affermare con l'autorità di decreti legge e della Chiesa ufficiale che le persone non possono decidere della propria vita, che è solo questo governo, questo Stato, Ratzinger e company che possono decidere della nascita, della vita, della morte, è un governo e uno Stato che stanno marciando verso un moderno fascismo, ed è legittimo rovesciarli!
QUESTO GOVERNO USA GLI STUPRI PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DALLA CRISI E DAI SUOI PESANTI EFFETTI SULLE NOSTRE VITE.
Le prime a pagare la crisi sono le donne, con licenziamenti, cassintegrazione massiccia di non ritorno, aumento della precarietà del lavoro e della vita, peso dei tagli dei servizi sociali, reintroduzioni di discriminazioni su maternità, stato sessuale, che si uniscono alle discriminazioni già esistenti su salari, diritti; la vita delle donne diventa sempre peggiore e più oppressa. Non è azzardato pensare, quindi, che l'enorme rilevanza mediatica data in questi mesi agli stupri degli immigrati abbia anche lo scopo di distogliere l'opinione pubblica dalla crisi, dalle misure che in fretta e furia il governo sta facendo per peggiorare le condizioni di vita delle donne, di tutti i lavoratori, di tutta la popolazione, come quelle sull'aumento dell'età pensionabile, come i tagli dei fondi alle scuole, delle spese sociali, ma come anche la nuova legge di attacco al diritto di sciopero con l'introduzione delle "liste di proscrizione" per chi sciopera, perchè nella crisi si deve impedire ai lavoratori anche di lottare, il nuovo modello contrattuale che legando salari a produttività, tempi di lavoro, darà un'ulteriore giustificazione ai padroni per abbassare i salari delle lavoratrici, ecc., ecc.

Ci sono sempre più telegiornali da "cronaca nera", dove pur di dare un'immagine allarmista mettono insieme episodi di violenze vicini e lontani, e nulla dicono sulla vita NERA che ci stanno imponendo con la loro crisi, del fatto che tantissimi operai sono ridotti a vivere con 750 euro di cassintegrazione, che i giovani non trovano più lavoro e chi lo ha, soprattutto le donne, lo perde, del fatto che non ci si arriva più neanche a metà mese, che il taglio dei servizi sociali ci sta riportando indietro di decenni; del fatto che tutto questo porta, proprio quando viene messa al centro la "famiglia", a far diventare la famiglia il baratro in cui si scaricano tutte le frustrazioni, tutte le sofferenze quotidiane, e quindi il centro dell'oppressione fino alle violenze e uccisioni delle donne.

Sembra che ci sono i giornalisti che, se mai, fino all'altro giorno non hanno dedicato neanche un rigo o solo un trafiletto alle tante violenze sessuali e non, che colpiscono sempre le donne, fatte in famiglia, da italianissimi; ma da alcuni mesi invece, in coincidenza con l'avvio della crisi economica, vadano con taccuino e macchina da presa in cerca, come avvoltoi, delle violenze, perchè si parli di queste, si facciano ore di trasmissione su queste e gli immigrati, e non si parli -- se non per qualche rara e lodevole eccezione -- degli effetti della crisi sulle persone e sulle donne in particolare.

QUESTO SISTEMA SOCIALE CAPITALISTA, con i suoi attacchi, peggioramento delle nostre vite, negazione dei nostri diritti, aumento dello sfruttamento e oppressione, con la sua propaganda di cultura e ideologia maschilista, da moderno medioevo contro le donne, NON È LA "SOLUZIONE" MA LA CAUSA DELLE VIOLENZE SESSUALI.

Alcune belle anime del ceto politico femminista, della "sinistra" contro tutto questo moderno fascismo pensano di fare delle belle operazioni culturali, di sensibilizzazione, formazione dalla nascita dei maschi, e sugli immigrati di fare dei distinguo tra buoni e cattivi. Sono patetiche o complici, volontarie o involontarie.

Non c'è altra strada che l'organizzazione delle donne, che l'unità delle donne italiane e immigrate, che un esercizio di fatto di una sacrosanta "violenza" di lotta delle donne, di esercizio di un contropotere delle donne nei quartieri, lì dove avvengono gli stupri, "illuminiamoli", facciamo vivere i quartieri, le città con la nostra presenza organizzata.

MA SOPRATTUTTO, SIAMO IN PRIMA FILA, PERCHÈ ABBIAMO DOPPIE RAGIONI, NEL NECESSARIO PROCESSO RIVOLUZIONARIO SOCIALE E POLITICO PER ROVESCIARE QUESTO SISTEMA CAPITALISTA CHE HA NEL SUO DNA LO SFRUTTAMENTO, L'OPPRESSIONE, LA VIOLENZA VERSO LE DONNE.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@fastwebnet.it
8.3.09

Teme la denuncia e non va in ospedale prostituta immigrata muore di Tbc

Riceviamo e pubblichiamo:

Comunicato stampa

Una giovane donna nigeriana è morta di tubercolosi in Puglia, è l'epilogo di una drammatica storia di vita. Storia di emarginazione e sfruttamento e di leggi ciniche e crudeli.

Se un cliente non avesse sfidato la paura di essere coinvolto e magari sanzionato per essersi fermato con una prostituta quella donna sarebbe morta in strada.

Questo dramma mette in risalto cosa può accadere oggi in Italia per una persona prostituta clandestina e perseguitata dalle ordinanze antiprostituzione e dal decreto sicurezza.

Anni di lavoro sul campo e di dibattito politico sulla salute e la prevenzione ci hanno insegnato che non si deve escludere dalle cure nessuna persona, la salute pubblica viene messa in pericolo dalle politiche che ostacolano l’accesso ai servizi sanitari. Questo non è solo il nostro punto di vista ma è anche quello dettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Inoltre ci chiediamo: ma se era al Cara (struttura di accoglienza per richiedenti asilo) non era mai stata visitata? dunque al Cara manca la tutela di un diritto fondamentale, quale quello della salute: e il Cara è (formalmente) la struttura di accoglienza di persone richiedenti asilo, dunque potenzialmente persone in situazioni di salute critiche e difficili proprio a causa della loro condizione di fuga e di essere profughi.
Noi confidiamo nei medici i quali stanno dimostrando di resistere contro l’indegno decreto ministeriale che vorrebbe privare delle cure gli irregolari. Facciamo appello alle tante colleghe straniere che si trovano irregolarmente in Italia di non aver paura a rivolgersi a questi medici, esiste un sito web fatto da noi e dedicato alla prevenzione dove si possono trovare gli indirizzi dei centri di cura e assistenza ai quali rivolgersi senza paura www.services4sexworkers.eu con rispetto dell’anonimato e in modo confidenziale. Chiediamo ai clienti di divulgare questa informazione fra le lucciole che frequentano.
Chi governa questo Paese si scandalizza della prostituzione e in nome della “pubblica morale e decenza” pretende di fare pulizia nelle strade. Noi siamo convinte che la vera immoralità e indecenza siano queste leggi inumane, vergognose e pericolose per la salute di tutte/i.

Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus

E' LA POLITICA DI "SICUREZZA" RAZZISTA E MODERNO FASCISTA DEL GOVERNO CHE HA UCCISO LA GIOVANE DONNA NIGERIANA CON IL SUO FALSO MORALISMO CHE MIRA IN REALTA' A FAVORIRE SOLO LA PROSTITUZIONE D’ALTO BORDO PER LORO STESSI, I RICCHI, E SCATENA UNA NUOVA CACCIA CONTRO LE DONNE IMMIGRATE ACCENTUANDO LA CLANDESTINIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE

mfpr Palermo
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L’Articolo:

"Teme la denuncia e non va in ospedale prostituta muore di Tbc
"

di MARA CHIARELLI

Il Policlinico di Bari
BARI - Era clandestina da alcuni mesi, per vivere faceva la prostituta e per paura non è andata in ospedale: è morta per tubercolosi polmonare avanzata, e dunque altamente contagiosa. E ora scatta l'allarme sanitario: Joy Johnson, la giovane nigeriana di 24 anni, trovata agonizzante da un cliente venerdì sera nelle campagne alle porte di Bari, potrebbe aver contagiato decine di persone che avevano avuto rapporti con lei, gli stessi soccorritori e i connazionali del centro d'accoglienza dove per un mese aveva vissuto. Per precauzione ieri è stato chiuso l'istituto di medicina legale del Policlinico. E medici e poliziotti invitano chi avesse avuto rapporti con la nigeriana a contattare il più vicino ospedale.

Quella di Joy era una tragedia annunciata. All'arrivo dei sanitari del 118, Joy Johnson, da novembre in città, perdeva sangue dalla bocca. La ragazza era malata da diversi mesi, ma se si fosse sottoposta a un esame del sangue o a una radiografia, oggi sarebbe ancora viva. L'allarme, ora, e l'invito a farsi controllare è rivolto ai clienti e a tutti coloro che dal 14 novembre (data di arrivo al Cara di Bari) hanno avuto contatti ravvicinati con lei. Tra questi, quell'uomo che, usando il telefono cellulare di Joy Johnson, ha chiesto aiuto alla polizia.

"La tubercolosi va curata subito - dichiara il primario di Pneumologia del Policlinico di Bari, Anna Maria Moretti - perché anche le forme inizialmente non contagiose, senza terapia adeguata, lo possono diventare". Basta un colpo di tosse per contrarla, visto che si diffonde per via aerea. "È consigliabile sottoporsi a un test, l'intradermo reazione alla turbercolina, da fare in ospedale - spiega la specialista - Si tratta dell'inoculazione sotto cute di una sostanza che produce una reazione, da monitorare a casa per tre giorni. Se fosse positiva, va fatta la radiografia al torace, ma questo lo deve decidere il medico".

Si associa all'invito, ridimensionando l'allarme, il questore di Bari, Giorgio Manari: "E' idoneo e opportuno - dichiara - rispettare ciò che un medico e le autorità sanitarie dicono in questo senso". Subito dopo aver ricevuto il referto dell'autopsia, effettuata dal medico legale Francesco Introna, il pm incaricato delle indagini, Francesco Bretone ne ha dato comunicazione alle Asl, come prevede la legge. Immediati è scattata la profilassi nel Cara e nei confronti di chiunque abbia avuto contatti con la giovane donna, anche dopo il decesso. In caso di contagio accertato, la terapia, di tipo farmacologico, è lunga (dai sei ai nove mesi) ma dà il controllo totale della malattia.

Bisogna però, sostengono i medici, tenere più alta l'attenzione su una patologia che, considerata scomparsa, si sta nuovamente manifestando in Italia a causa di due fattori: scarsa prevenzione e l'arrivo di extracomunitari che si portano dietro malattie endemiche nei loro Paesi, come la tubercolosi e l'Aids.

(13 marzo 2009)

Ben fatto, giovane operaia...!!!

“La ragazza violentata era ... furiosa!...Ha quindi impugnato una grossa forbice puntandogliela contro"

Le donne stuprate non sono tutte sono uguali, ci sono vittime e vittime. Qui la vittima è un’operaia e quello che segue il vergognoso articolo di un cronista della Gazzetta di Mantova, che quasi giustifica lo stupro della ragazza per il suo “viso dolce” e il “fisico attraente”

SABATO, 14 MARZO 2009 , Gazzetta di Mantova

Violenza in fabbrica su una 18enne a Ponti sul Mincio, l’aggressore ha chiesto di patteggiare la pena.

PONTI SUL MINCIO. Quella ragazza 18enne dal viso dolce e dal fisico attraente la vedeva tutti i giorni sul posto di lavoro e il desiderio di avvicinarla si faceva sempre più sfrenato fintanto che il 24 luglio di due anni fa non ha più resistito alla tentazione. E si è lasciato andare. L’ha avvicinata toccandole repentinamente il sedere. Ma non si è accontentato. Infatti ha poi tentato di baciarla sulla bocca bloccandole le braccia. La morsa ha funzionato, tant’è vero che è riuscito a baciarla poi sul collo e sul seno. L’uomo ha desistito solo quando la ragazza è riuscita a liberarsi dalla presa dopo averlo strattonato. Ha quindi impugnato una grossa forbice puntandogliela contro. Solo a quel punto l’aggressore si è arreso allontanandosi, perchè ha visto che la ragazza, furiosa, era decisa a tutto. La violenza sessuale - come detto - è stato commessa a Ponti sul Mincio a fine luglio 2007, in fabbrica, da un marocchino, ora 52enne, residente a Roverbella, Id Bahsine Lhassane. Che ieri mattina è comparso davanti al Gup Gianfranco Villani avendo chiesto il pubblico ministero Rosaria Micucci il rinvio a giudizio per violenza sessuale. Il difensore ha avanzato la possibilità di patteggiare la pena. Ha quindi chiesto un aggiornamento dell’udienza, spostata all’8 maggio prossimo, data in cui al marocchino dovrebbe essere applicata la pena, che sarà fissata in accordo con la pubblica accusa. Id Bahsine era stato denunciato dalla stessa vittima di Ponti sul Mincio. Con il patteggiamento della pena può ottenere lo sconto di un terno. Che non è poco tenuto conto della gravità del reato che gli viene contestato, ovvero - come detto - quello di violenza sessuale.

LE LAVORATRICI DISCRIMINATE SU TUTTO

Un articolo apparso il 9 marzo che non fa che confermare la necessità di organizzare una lotta diretta delle lavoratrici e di tutte le donne.
Il Tavolo 4 ha lanciato e sta portando avanti la proposta dello "sciopero delle donne".
Facciamo appello anche alle giornaliste a dare una mano perchè questa campagna arrivi dovunque le donne sono doppiamente sfruttate, oppresse, discriminate.

Le LAVORATRICI DISCRIMINATE SU TUTTO
Eliana Como, Liberazione, 8 marzo 2009

- Il prezzo della crisi e dell'arretramento delle condizioni sociali nel paese è molto alto per tutti - lavoratori e lavoratrici - ma le ricadute sulle donne rischiano di avere una portata persino maggiore
(...)

Allo stesso modo, le misure del governo e della Confindustria - che pure attaccano i diritti del mondo lavoro nel suo complesso - sembrano puntare con particolare accanimento a mettere in discussione i diritti e la libertà delle donne.
In Italia, il tasso di occupazione femminile era - già prima della crisi - tra i più bassi d'Europa.
Da sempre, alle donne vengono offerti i posti di lavoro più precari, meno qualificati e meno pagati; da sempre le loro pensioni sono le più basse.
La crisi economica, oggi, amplifica e drammatizza queste disparità, aumentando le discriminazioni e peggiorando, in tutti i settori e in tutte le aree del paese, le condizioni di lavoro e di vita di moltissime donne.
Nel settore tessile - già duramente provato dalle delocalizzazioni e da una crisi strutturale di lungo periodo - sono molte migliaia le lavoratrici che in questi mesi hanno perso o rischiano di perdere il lavoro.
Nel settore metalmeccanico, sono spesso proprio le donne le prime a entrare in cassa integrazione o a essere licenziate.
Questo avviene perché ancora oggi il lavoro di molte è considerato accessorio e marginale, ma anche perché - già prima - molte di loro avevano una condizione peggiore, sia dal punto di vista salariale che normativo.
Ben prima della recessione, l'inchiesta della Fiom (i questionari sono stati raccolti nei primi sei mesi del 2007) testimoniava una vera e propria questione femminile nel settore.
Su tutti gli aspetti affrontati le risposte delle donne - soprattutto delle operaie - mostrano una condizione di grande fatica e sfruttamento e anche quando va male per tutti, per le donne va comunque peggio.
Già prima della crisi, i loro salari erano i più bassi (in media 200 euro in meno degli uomini); il loro lavoro il meno qualificato (il 70 per cento delle operaie non supera il 3° livello), le loro mansioni più ripetitive e monotone (il 90 per cento delle operaie svolge un lavoro che comporta atti e movimenti ripetitivi), le loro condizioni più precarie (le metalmeccaniche hanno il 25 per cento di probabilità in più rispetto a un uomo di avere un contratto precario, i loro contratti sono più brevi e per contro i percorsi di precarietà più lunghi).
Quelle stesse operaie, oggi sono le prime a perdere il posto di lavoro e saranno anche le prime - nel settore metalmeccanico come negli altri - a subire gli effetti della controriforma del sistema contrattuale.
L'accordo firmato da governo, Confindustria, Cisl e Uil, indebolendo il Ccnl e rinviando gli aumenti salariali all'incremento della produttività, finirà, infatti, per aumentare orari e ritmi di lavoro e allargare i già altissimi differenziali salariali tra uomini e donne.
Anche nel settore pubblico, nella scuola e nella sanità, le donne stanno pagando un prezzo pesantissimo.
I tagli del governo in questi settori significano centinaia di migliaia di posti di lavoro femminile in meno e una riduzione della quantità e della qualità dei servizi pubblici, che, comunque, saranno soprattutto le donne a pagare.
Nel modello stesso di convivenza sociale proposto con il Libro Verde e con la bilateralità, i servizi sociali prima erogati dallo Stato saranno demandati al mercato e alle famiglie, cioè alle donne, a cui quasi interamente è affidato il lavoro di cura della casa, dei figli e degli anziani.
Ha davvero ragione, dunque, la Corte di Giustizia Europea a dire che le lavoratrici italiane sono discriminate.
È chiaro, però, che le cause sono strutturali e riguardano l'impianto sociale e economico nel suo complesso, dal mercato del lavoro ai servizi pubblici; dalla ineguale divisione dei compiti nei nuclei familiari fino ai rapporti nei posti di lavoro.
Far passare come misura anti-discriminatoria l'aumento obbligatorio dell'età pensionabile - ora per le donne del pubblico impiego, domani per quelle del privato - è inaccettabile e di per sé discriminante.
Questo serve soltanto a fare cassa per pagare la crisi e non a aumentare le pensioni delle donne che, se sono le più basse, è appunto perché guadagnano meno, hanno carriere più difficili e percorsi più discontinui (non è un caso che la maggior parte delle donne accede alla pensione di vecchiaia e non di anzianità).
Allo stesso modo, proporre l'eliminazione del divieto al lavoro notturno per le donne in gravidanza e nel primo anno di vita dei figli è criminale e, anche in questo caso, serve soltanto a aumentare la ricattabilità delle donne, non certo i loro salari.
L'8 marzo sia allora anche una occasione per una ripresa di iniziativa e di parola delle donne sui temi del lavoro e della precarietà e per dire al governo e alla Confindustria che non possono cancellare i nostri diritti e non possono limitare la nostra autonomia.

VERGOGNA!

A Milano, circa 1400 lavoratrici delle mense scolastiche, guadagnano dai 300 ai 500 euro al mese e ad ogni bando cambiano cooperativa. Per queste donne il il padron “dalli belli braghi bianchi” è la cooperativa "la centenaria" e la direzione scolastica del Comune di Milano.
Come tavolo 4 abbiamo portato lo sciopero delle donne anche a queste lavoratrici.
Qui sotto pubblichiamo la vergognosa lettera che molte "scodellatrici" (le lavoratrici che servono i pasti nelle mense scolastiche) hanno dovuto firmare per mantenere il posto di lavoro:

Chiedo scusa alla direzione scolastica, alla società Milano ristorazione e alla cooperativa La Centenaria per il mio comportamento scorretto.


Io sottoscritta dichiaro che ieri non mi sono recata a scuola per somministrare i pasti ai ragazzi, pur consapevole che avrei creato un disservizio.

Ho aderito allo sciopero per ordine dei sindacati.