15/04/10
Sei povero? In galera! Le donne ai domiciliari, nella doppia prigione delle mura domestiche
13/04/10
Per Michela
Care compagne tutteSabato sera era con altri compagni nel centro storico di Perugia a prendere un aperitivo prima di partire per un concerto verso Fabriano.
Il gruppo di compagn* stava conversando quamdo si sono avvicinati 7 figuri, che senza dare nessun segno di identificazione hanno chiesto loro i documenti. Mikela ha rifiutato di darli, i "poliziotti" erano in borghese e non mostravano alcun distintivo. Mikela è stata aggredita verbalmente e fisicamente, è stata spintonata. Un compagno si è frapposto tra lei e un poliziotto ed è stato immediatamente ammanettato: nel giro di pochi minuti è nato un parapiglia in cui diversi compagni sono stati picchiati e tra questi due compagni, Riccardo e Lorenzo, infilati dentro le volanti prontamente sopraggiunte ed insieme a loro Mikela.
Chi di voi ha conosciuto Mikela, sa che Mikela è un piccola grande compagna, straordinaria ed appassionata, sempre in prima fila, pronta a mettersi in gioco e a lavorare con e per gli altri.
Abbiamo costruito insieme il nostro collettivo femminista ed insieme lavorato sulle battaglie per il reddito, contra la violenza maschile e contro il securitarismo.
In una città, Perugia, sempre più piena di telecamere e in cui i controlli o meglio i "rastrellamenti" sono diventati all'ordine del giorno.
Una città che si è trasformata in un carcere all'aperto.
Oggi ci sarà il processo in direttissima, oltraggio,e restistenza aggravata son i capi di imputazione. Mikela sta facendo la sua tesi sulla città e la sicurezza da un punto di vista di genere. Abbiamo fatto insieme una video-ricerca: "Safety or security? Quale genere di sicurezza per la mia citta?" che proietteremo presto ovunque: abbiamo provato a decostruire il concetto ideologico di sicurezza che per le donne significa stare tutte a casa magari a farsi picchiare dal marito.
Mikela ha detto no. Ed insieme a lei, arrestata senza alcun motivo,o per non essere rimasta a casa nella prigione sua prigione domestica, Noi diciamo no. Non resteremo a casa e non ci faremo intimorire: dall'avanzata delle destre, dalla gestione securitaria della crisi economica, dal razzismo, dal sessismo.
Noi non abbiamo paura!
Sommosse Perugia
Forte solidarietà dalle compagne e lavoratrici del movimento femminista proletario rivoluzionario
mfpr.palermo
Michela è una di noi
Michela è proletaria
Michela è una compagna diretta e trasparente
Michela è disarmante con la sua sincerità, incompatibile con il compromesso e con l'ipocrisia
Michela è femminsta
Michela è una donna ribelle, perchè ha vissuto sulla propria pelle oppressioni di genere e di classe
Michela è nostra
Nostra è la sua passione
Quella di una piccola grande donna
femminista, proletaria, rivoluzionaria
L'hanno messa ai domiciliari, al suo paese
Non potevano trovare prigione peggiore per lei
che si è sempre battuta contro l'oppressione della sacra famiglia
MICHELA LIBERA
LIBER@ TUTT@
Luigia
Ascolta l'intervento di Roberta su radiondarossa
altre info su infoaut.org
11/04/10
Resistenza aggravata a pubblico ufficiale
Questa la scusa con cui sono stati picchiati, ammanettati e portati via di peso dalla polizia tre giovani attivisti di Perugia, tra cui la compagna M. del collettivo sommosse.
Bevevano una birra con altre ragazze e ragazzi e tre loschi figuri si sono avvicinati chiedendo loro i documenti senza esibire alcun distintivo. Uno dei ragazzi ha chiesto quale fosse il motivo del riconoscimento ricevendo come risposta uno scossone. L. è stato subito ammanettato e trascinato via dietro a un vicolo e M. è stata letteralmente scaraventata dentro una volante, mentre altri compagni accorrevano. Gli sbirri in borghese hanno cacciato fuori i manganelli e picchiato le compagne e i compagni solidali e arrestandone un terzo. Ai presenti che cercavano di riprendere quel delirio con i cellulari è stato strappato dalle mani il telefonino e a un ragazzo è stato rotto un dito per “disarmarlo” da quell’arma di distruzione di massa.
RESISTENZA SEMPRE!
Compagne e compagni liberi subito!
Allego qui sotto comunicato arresti
Luigia
Una storia di ordinaria follia
Perugia: arrestati tre attivisti
Lorenzo, Michela, Riccardo: Liberi subito!
Quella che stiamo per raccontare è una storia di ordinaria follia. Non sappiamo come definire altrimenti quello che è capitato ieri sera a Lorenzo, Michela e Riccardo, tre attivisti del Centro Sociale Ex Mattatoio.
I tre si trovavano nella centralissima Piazza IV Novembre e stavano bevendo una birra insieme ad altre persone, in attesa di mettersi in macchina per raggiungere Fabriano per assistere al concerto degli Assalti Frontali, in programma al CSA Fabbri. Tre loschi individui si sono avvicinati chiedendo loro di esibire i documenti senza esibire nessun distintivo. Uno dei ragazzi ha chiesto quale fosse il motivo del riconoscimento ricevendo come risposta uno scossone. Gli animi si sono surriscaldati e sul posto sono arrivate due volanti. Lorenzo, Michela e Riccardo sono stati malmenati, ammanettati e portati via sulle vetture che partivano a sirene spiegate verso la questura. Nel frattempo altri ragazzi che protestavano per quello che stava succedendo sono stati minacciati, malmenati e allontanati brutalmente.
Per tutta la notte nessun avvocato e nessun parente aveva ancora potuto incontrarli e accertarsi delle loro condizioni. L'unica notizia fornita è stata la convalida del fermo dei tre, con l'accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Notizia che ha provocato sgomento e rabbia dei parenti e dei tanti amici/he e compagni/e che nel frattempo avevano raggiunto la questura.
Una storia che vede la violenza e la sopraffazione rasentare la follia pura, in cui i vigilanti hanno un potere di discrezionalità pressochè assoluta. Una storia ordinaria, perchè consumatasi sullo sfondo di una città dove si respira sempre più un clima "cileno" e dove sembrano avere legittimità solamente massoni, costruttori, faccendieri e narcotrafficanti. Decine di posti di blocco ogni sera sulle strade del centro storico, poliziotti in borghese, vigilanti e pattuglie a presidiare le piazze e le vie principali. Perugia puzza di deserto. Un deserto che mira ad entrare nelle nostre esistenze per saccheggiarle e svuotarle.
Vogliamo la libertà immediata per Lorenzo, Michela e Riccardo, "sangue del nostro sangue".
Vogliamo una città altra, e la costruiremo con la forza delle nostre lotte e delle nostre passioni e con la potenza che la nostra indipendenza riesce a sprigionare, sempre e ovunque.
Domani mattina alle ore 10,30 si terrà, presso l'atrio del Comune, in Via dei Priori, una conferenza stampa pubblica, in cui verrà denunciata alla stampa ed alla città intera il gravissimo episodio accaduto.
Csoa Ex Mattatoio
CommonsLaB Perugia
Collettivo Femminista Sommosse Perugia
09/04/10
Violenze di genere e di classe, la storia di Ambra
Ieri in piazza Ambra ha raccontato la sua storia, una storia che si aggiunge a tante, troppe, una storia di “ordinaria” violenza in famiglia di cui ogni giorno le pagine dei giornali sono sempre più piene.
Ambra ricaccia indietro le lacrime mentre sul suo volto esplode la rabbia quando parla della trascorsa domenica di Pasqua, la “santa Pasqua”, quella che si dovrebbe trascorrere nella serenità della “sacra famiglia”, ma che invece si trasforma in un vero inferno: legnate, insulti, minacce di un marito che massacra la moglie perché “non c’è la spesa fatta per il pranzo pasquale e ora ti arranci tu!” In dialetto palermitano “Ora ti arranci tu” vuol dire “ora te la vedi tu, ora te la risolvi tu!” Ambra, lavoratrice precaria delle pulizie nella scuola, cosiddetta Ex Pip a 620 euro al mese senza contributi pensionistici e con un straccio di presunto contratto prorogato di mese in mese a volte anche di 15 giorni in 15 giorni, praticamente è l’unica che campa la sua famiglia, il marito è disoccupato e i due figli ormai maggiorenni sono entrati a far parte dell’esercito ogni giorno sempre più grosso di giovani che a Palermo vanno alla ricerca invano di un’
occupazione. Per arrotondare le entrate il sabato e a volte anche la domenica va a fare le pulizie presso privati. Ambra non si ferma mai, è sempre al lavoro, fuori e dentro casa, 24 ore su 24, “perché anche la notte mentre a lui gli gira di divertirsi in po’, come se niente fosse successo, come se i lividi neri delle sue legnate fossero diventati all’improvviso bianchi, a me il cervello invece mi continua a macchiniare, senza sosta!”
La vita di Ambra è un fascio di rabbia che diventa più forte quando pensa ad alcuni suoi parenti che le dicono di metterci una pietra sopra, di dimenticare, di capire, di sopportare “i nervi” di suo marito, di farlo “per amore della famiglia”, “ma questa è una famiglia in cui sono solo una serva di giorno e un pupazzo di notte, e io la odio… questa famiglia sempre sulla bocca dei preti e di Berlusconi non ha davvero alcun senso e ce ne dovremmo solo liberare…”
Ieri ho ascoltato queste parole, la storia di Ambra, e l’ho appresa da una donna che in quel momento era in piazza a lottare insieme a tante altre precarie e precari Ex Pip che da giorni a Palermo protestano contro la precarietà del lavoro, “lui mi fa le scenate perché sono in piazza ma piuttosto lo butto fuori di casa mio marito!”, e se da un lato attraverso di lei ho toccato ancora una volta con mano cosa significa doppia oppressione delle donne, dall’altro è emerso con forza il valore doppio della lotta delle donne, una lotta che in cui inevitabilmente la questione di genere si intreccia alla questione di classe…
Do mfpr palermo
08/04/2010
Ad Ambra e a tutte le donne che trovano il coraggio di denunciare la doppia violenza, il doppio sfruttamento, va il nostro abbraccio solidale e la nostra rabbia contro gli oppressori. Questa rabbia è la nostra forza, la sua organizzazione per la doppia rivoluzione la nosta lotta
Luigia
02/04/10
L'Aquila: sequestri, denunce e scomuniche
A margine di una cerimonia in Vaticano l'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, leva il suo allarme: «Sembra che ci sia qualcuno molto interessato alle “carriolate” perché vuole creare dal punto di vista politico un gruppo che abbia autorità nella ricostruzione ... per poter entrare poi nella cabina di regia delle attività di rimozione delle macerie e di ricostruzione ... Ogni tanto succedono degli episodi poco simpatici ed io non ho paura di dire che spesso ci sono delle strumentalizzazioni di gruppi che vengono da fuori e che non hanno niente a che fare con L’Aquila vera» e ancora: «Proprio ieri è venuto da me un amico, che ha anche un posto di responsabilità in città, e mi ha detto di essere preoccupato perché ha sentito dire che il giorno di Pasqua vogliono fare i turni per togliere le macerie. Ma non è possibile, almeno la Pasqua ce la lascino libera! »
Forse sarebbe il caso di ricordare a sua Eminenza i principi morali a cui il “buon pastore” dovrebbe ispirarsi, prima di scagliare anatemi così “coraggiosi” sui terremotati, su chi è rimasto praticamente senza niente, sui poveri, su chi è schiacciato da interessi politici ed economici enormi e si autorganizza per dar voce ai propri bisogni. Ma qualcuno lo ha già fatto e meglio di noi.
Quello che emerge chiaro e forte dalle parole del Vescovo e dall’azione sinergica delle forze governative e poliziesche è che, come un anno fa, guai a chi osa disturbare il manovratore, intralciare i piani di Governo, Regione, Provincia, Comune e, soprattutto, la saggia regia di San Guido Bertolaso, della Curia e il suo gregge, quello dei Gentiluomini di Sua Santità, procacciatori di appalti, escort e gigolò seminaristi, di tutti quelli che a un anno del terremoto hanno lasciato le macerie al loro posto, disperso gli sfollati, lucrato enormi affari dal G8, la costruzione delle C.A.S.E., l’acquisizione da parte della Curia di strutture, terreni e soldi pubblici, come il complesso religioso di piazza d’armi o la nuova casa dello studente.
Questa è "L’Aquila vera" che l'arcivescovo vorrebbe difendere, non quella degli aquilani di buona volontà, che con il loro lavoro e la solidarietà si rimboccano le maniche per ricostruire le proprie case, la propria città.
La libertà per noi, Signor Vescovo, Signor Prefetto, vale ben più di una denuncia o di una scomunica. La libertà per noi è partecipazione, non celebrare i propri riti in una città fantasma in mezzo ai detriti, dove, tra il silenzio elettorale e quello degli agnelli si spegne anche l’ultimo sogno di veder risorgere, insieme al Cristo, anche la nostra città.
Luigia
31/03/10
Dall'assemblea del 13/14 marzo a Taranto
Siamo al fianco di tutte le immigrate che nei campi
di concentramento dei CIE si stanno ribellando, sviluppando rivolte; sosteniamo la coraggiosa battaglia di Joy ed Hellen che hanno denunciato il tentativo di stupro dell'Ispettore di polizia.Siamo unite con le nostre sorelle immigrate nella lotta contro questo governo, questo stato fascista, razzista e di polizia che risponde al bisogno di vita, di libertà, con l'imprigionamento nei campi di concentramento dei CIE, le condizioni di vita disumane, insieme alle continue vessazioni, ricatti sessuali fino agli stupri della polizia; e risponde alla giusta ribellione contro tutto questo col carcere e deportazione, mandando coscientemente a morte nei loro paesi chi si è ribellata ai propri sfruttatori.
Essere al fianco delle immigrate significa per noi quindi prima di tutto lottare contro l'imperialismo italiano, responsabile diretto da un lato della condizione di miseria, oppressione, e guerra nei paesi di origine, e, dall'altro, attraverso leggi fasciste e razziste, delle condizioni di schiavitù, supersfruttamento di repressione/oppressione. Le immigrate in Italia subiscono non una ma una triplice oppressione, come immigrate e come donne, in cui l'oppressione patriarcale si intreccia all'oppressione moderno/imperialista del nostro paese che vuole imporre la sua "(in)civiltà" violentando il corpo e la testa delle donne.
La lotta delle donne immigrate è la nostra stessa lotta, per rovesciare questo sistema sociale, politico che usa verso le donne un'oppressione e violenza di Stato.
Ci impegniamo a sviluppare dovunque siamo e possiamo denuncia e mobilitazione:
Libertà per tutte le immigrate dai CIE;
Ottenimento del permesso di soggiorno;
No alle deportazioni nei paesi d'origine;
Vogliamo processi e condanne per l'Ispettore Adesso che ha violentato Joy e per i poliziotti stupratori.
L'assemblea manda un forte saluto di sostegno a tutte le lotte in corso in questi mesi. In queste lotte le donne stanno esprimendo un grande coraggio e determinazione: non accettiamo di essere licenziate, non accettiamo di non trovare lavoro, non accettiamo che la precarietà ci stronchi vita; respingiamo gli attacchi al salario che vogliono portare sempre più in basso aumentando la nostra disuguaglianza salariale, gli attacchi ai nostri diritti (dalla maternità, alle pensioni delle donne, ecc.), come il doppio attacco razzista alle lavoratrici immigrate.
In alcune di queste lotte, soprattutto delle disoccupate invece che lavoro diritti abbiamo cariche della polizia e repressione, ma stiamo dimostrando di non avere paura e che la repressione aumenta la nostra ribellione.
Per noi donne l'attacco al lavoro, al salario si accompagna a forme pesanti di discriminazione sessuale da parte di padroni e di leggi che ci vogliono riportare indietro; Stato, governo, padroni stanno portando avanti un peggioramento generale della nostra vita, scaricando su noi il taglio dei servizi sociali, dalla scuola alla sanità, l'aumento del costo della vita, ricacciandoci in casa, in un ruolo sempre più subordinato nella famiglia, alimentando anche in questo modo un clima di oppressione, violenza sessuale, vecchie e nuove concezioni maschiliste.
A tutto questo noi lavoratrici, disoccupate, precarie, immigrate dobbiamo rispondere unendo le nostre lotte dal nord al sud, costruendo una rete tra le donne in lotta, unendo e aumentando le nostre forze.

L'assemblea lancia un forte appello a tutte le realtà in lotta a costruire insieme, con un rapporto diretto, dal basso, orizzontale uno SCIOPERO DELLE DONNE, uno sciopero PER IL LAVORO, IL SALARIO E CONTRO LA DOPPIA OPPRESSIONE.
Uno SCIOPERO DELLE DONNE è una novità, una rottura inaspettata da parte di padroni, governo, e mondo sindacale.
Uno SCIOPERO DELLE DONNE perchè l'attacco è insieme di classe e di genere e noi abbiamo bisogno di fare una doppia lotta per rompere queste doppie catene.
Salutiamo il coraggio, la forza delle donne de
L'Aquila.Di fronte alla vostra dignità, si oppone la miseria degli sciacalli ridens, da Berlusconi ai padroni che ridevano, a Bertolaso.
Come dopo il terremoto, le donne, in prima fila, determinate hanno risposto alle morti dei propri cari, alle distruzione delle case, asciugandosi gli occhi, e portando avanti la lotta contro i veri responsabili di quei disastri, oggi continuano la battaglia per impedire che sulla ricostruzione si spengano altre vite in una città senza vita, che però gronda milioni di profitti, mentre tante oltre alla casa hanno perso il lavoro.
Noi sosteniamo la vostra battaglia contro una politica del governo fatta da un lato di abbandono, dall'altra di snaturamento della città che vuole distruggere memoria, socializzazione.
Per le donne tutto questo si tradurrebbe inevitabilmente in aumento dell'oppressione; sia se
rinchiuse negli alberghi, sia se isolate nelle new town di Berlusconi, scientificamente insonorizzate, asettiche e fatte in modo da impedire ogni socializzazione.Ma non ci stanno riuscendo!
Questa battaglia a L'Aquila deve diventare un simbolo per tutte le altre realtà in cui va avanti una politica di distruzione delle condizioni di esistenza. Un simbolo di lotta e resistenza delle donne.
Per questo nei prossimi mesi vogliamo venire a L'Aquila a realizzare un incontro per dare e ricevere forza.
L'assemblea delle donne, disoccupate, lavoratrici, precarie del 13/14 marzo a Taranto: “Bagagli per un viaggio delle donne in lotta”
info: Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@fastwebnet.it
mfprpa@libero.it
3475301704 (margherita)
3408429376 (donatella)
30/03/10
L'ENI, JOY E LE DEPORTAZIONI
Si sfruttano risorse naturali incuranti delle conseguenze locali, si produce un'umanità in esubero, spossessata di tutto, anche del diritto di esistere.
Questa umanità si muove verso le cosiddette capitali economiche in cerca di fortuna.
La fortezza europa si nutre di uomini e donne, per poi evacuarli quando risultano inservibili attraverso la procedura del rimpatrio, maschera di una vera e propria macchina per deportazioni.
Ma c'è chi raccoglie informazioni, crea ostacoli, fa azioni ed intesse relazioni, per opporsi a tutto ciò, come ci racconta durante l'intervista una compagna da Londra, al termine della quale ci lancia una proposta sta a noi coglierla...
contributo a cura de le vespe
Ascolta su Radiocane
20/03/10
Dall'Aquila per Joy, Hellen, per tutte le donne in lotta

All’Aquila ieri sono tornati i militari in forze per liberare la città dalle macerie, dicono. Per liberare la città dalle carriole, diciamo noi e dal dissenso. Tutto deve essere apparentemente perfetto ed efficiente per le elezioni, anche la demagogia di uno Stato clerico-fascista e medioevale, che si prepara ad essere di nuovo legittimato dal gioco elettorale e benedetto dall’ipocrisia clericale.
All’Aquila qualcosa oggi ha tentato di rompere questa ipocrisia, questo gioco truccato.
Sullo sfondo di un tendone con su scritto “Riprendiamoci la città”, contro le porpore dei prelati, gli alti gradi dei militari, le facce toste di Sindaco, Presidente della Regione e autorità varie accorse a celebrare il proprio successo sulle macerie inaugurando la chiesa delle anime sante (ristrutturata solo in parte con i soldi degli USA), un cartello ben visibile è stato apposto, in alto, sul lampione più vicino alla passerella di politici e curia. Diceva: “512milioni di euro per il G8, 2.700 euro/m² per le C.A.S.E., per gli esclusi dalle C.A.S.E. niente case, solo macerie”.
Sul piedistallo di quel lampione sono salita con un altro cartello per Joy, Hellen, tutte le donne che lottano contro il marciume e la violenza di questo barbaro sistema capitalistico. Su quel cartello c’era e c’è scritto, nonostante lo “strappo”: “
La Digos mi ha fatto le lastre: i maschi quasi mi facevano la colposcopia, ostentando il fatto che si stavano appuntando tutto di me, non mi sganciavano gli occhi di dosso. Le digossine invece sono salite sul piedistallo, davanti a me, per cercare di nascondere i cartelli e quando un alto prelato li ha notati, una di loro ha cercato di spingermi via a culate ma non ce l’ha fatta. Il suo collega, dopo avere strappato il cartello attaccato al lampione ha iniziato a strapparmi dalle mani quello per Joy ed Hellen. Io mi sono messa a gridare, ho urlato a tutti i presenti di guardare bene qual’è la loro democrazia e il digossino ha dovuto restarsene buono. Un signore anziano e la sua compagna, che prima avevano apprezzato il cartello, mi hanno aiutata a riattaccarlo.
Sono rimasta in presidio per 2 ore
e ho sentito il calore di chi non avevo mai visto prima, di chi non avevo mai visto neanche a un’assemblea, quello dei vigili del fuoco, quello di donne e uomini non abituati alla piazza. Eppure questi uomini e queste donne mi hanno aiutata. In silenzio, da loro mi sono sentita protetta e le/li ringrazio per questa preziosa solidarietà.
Luigia
Questo uno stralcio dell'articolo pubblicato sul Centro del 20 marzo. Questo lo spazio riservato da pennivendoli ignoranti alla lotta femminista contro C.I.E., sciacalli e altri stupratori istituzionali:
[...] L’accesso alla chiesa è stato consentito, per motivi di sicurezza, solo a 150 persone. Ma le altre rimaste fuori (poco più di un centinaio) hanno potuto comunque seguire la cerimonia attraverso un maxischermo installato accanto all’ingresso della chiesa. In piazza anche alcuni esponenti dei comitati cittadini, (il popolo delle carriole), lì solo per distribuire un volantino con l’invito a partecipare domani, in quella stessa piazza Duomo, allo «spazio aperto al confronto e al dibattito sulla ricostruzione». Niente striscioni, fatta eccezione per il cartello tirato su da una donna.
Ma nulla a che vedere con il terremoto, le macerie e la ricostruzione. In quel cartello, esposto per una manciata di minuti, soltanto frasi contro la Chiesa e contro lo Stato
19/03/10
Iniziative per Joy
Milano: mercoledì 17 alle ore 18, volantinaggio in piazzale Cadorna davanti alla stazione nord
Per ascoltare l'intervista a Joy:
http://www.radiocane.info/images/mp3/joy2.mp3
La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l'uomo.
Agosto: scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti.
Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen, dopo essere state umiliate e picchiate dal solerte aguzzino e stupratore Addesso.
Dopo sei mesi di carcere, e la deposizione della denuncia per tentato stupro da parte di Joy, tutte le ragazze vengono rinchiuse un'altra volta in un CIE, in attesa del rimpatrio coatto verso i paesi d'origine.
Il 15 marzo Joy è stata trasferita dal CIE di Modena a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane. Ieri il console nigeriano è entrato nel CIE per identificare una decina di ragazze.
Sappiamo bene cosa significa questo: l'espulsione a brevissimo termine.
Domani tornerà per finire il loro lavoro mercenario, identificazione e espulsione in cambio di soldi.
Entro un paio di giorni le vogliono espellere tutte: una vera e propria deportazione di massa.
Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
Come il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.
O come quando, nella notte fra l'11 e il 12 febbraio, la questura ha deciso di far “sparire” le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei CIE, solo per non far loro incontrare i numerosi solidali che già dalla mattina attendevano la loro scarcerazione.
Oggi la questura spinge per l'espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce tutte le nefandezze che ogni giorno avvengono, con l'avallo e la complicità di polizia e croce rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.
La storia di joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i CIE rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono e grazie a un apparato istituzionale connivente.
I cie sono luoghi di tortura fisica e psicologica per tutti i reclusi: le persone vengono picchiate, costrette a prendere psicofarmaci, private della loro libertà solo perchè non provviste di un regolare pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno; e dove le donne subiscono continue molestie sessuali fatte di battute sessiste, sguardi obliqui delle guardie uomini, fino ai veri e propri tentativi di stupro.
Nessuna pace per chi stupra e molesta le donne e con chi gestisce questi CIE, tanto più se lo fa forte della divisa che indossa e delle connivenze di cui gode!!!
Vogliono espellere Joy entro un paio di giorni
Pare che proprio ieri a Ponte Galeria sia entrato qualcuno dell'ambasciata nigeriana per fare i riconoscimenti di una decina di nigeriane, azione che prelude sempre all'espulsione a brevissimo termine.
Dunque le voci che giravano riguardo alle pressioni della questura di Milano perché Joy venisse espulsa - nonostante avesse intrapreso un percorso per ottenere l'articolo 18 come vittima di tratta - sono confermate.
Non è bastato alla questura di Milano 'far sparire', nella notte fra l'11 e il 12 febbraio, le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei Cie. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
La storia di Joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello Stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i Cie rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
E che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque, da oggi in poi, ancora lo pensa si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare anche grazie alle coperture di cui godono e di un apparato istituzionale connivente.
Ci troverete dappertutto, più che mai inferocite e schifate dalla vostra miseria e dalla vostra viltà!
NESSUNA PACE PER CHI STUPRA E MOLESTA LE DONNE, TANTO PIU' SE LO FA FORTE DELLA DIVISA CHE INDOSSA E DELLE CONNIVENZE DI CUI GODE!!!
Dal CIE di Ponte Galeria Joy racconta la sua storia. Ascoltala su radio cane
27/02/10
1° MARZO, AL FIANCO DELLE IMMIGRATE
1 marzo giornata di lotta degli immigrati
Le lavoratrici del Mfpr in questa lotta portano, in particolare, il sostegno alle donne e alle lavoratrici immigrate.
Pensiamo che a maggior ragione per le donne lo sciopero e la mobilitazione non possono che essere GLOBALI.
Perché le immigrate fanno tutto, dai lavori nei servizi e nelle realtà lavorative più pesanti, faticose e spesso umilianti, ai lavori nelle case come badanti, domestiche, al lavoro come prostitute, ecc.
Perché subiscono, come immigrate e come donne, non una ma una triplice oppressione, fatta di supersfruttamento, razzismo, sessismo, a cui si accompagna l'intreccio tra oppressione patriarcale nelle famiglie d'origine e oppressione moderno/imperialista del nostro paese.
Per le donne immigrate la lotta per il lavoro, per il diritto al permesso di soggiorno, alla cittadinanza, la lotta contro il razzismo, è strettamente legata alla lotta contro il sessismo, fatto di doppie discriminazioni sessuali, di 'luoghi comuni' maschilisti che offendono la dignità e i grandi sacrifici delle immigrate, ma anche di stupri di Stato, vedi ciò che accade all’interno dei Cie.
Non solo, questo governo che ha uno schifoso disprezzo per le donne e soprattutto per le donne immigrate (che sono buone solo se possono essere usate come prostitute per i Bertolaso di turno, come donne-tangenti) vuole anche in Italia imporre - come sta accadendo in Francia con il divieto del burga – la sua (in)civiltà con leggi fasciste e con la repressione.
Noi sosteniamo la mobilitazione delle immigrate perché pensiamo che l'unità necessaria tra donne italiane e donne immigrate, tra lavoratrici italiane e lavoratrici immigrate, passi dal nostro sostegno ora all'autorganizzazione delle immigrate, e alle loro rivendicazioni:
diritto di cittadinanza per chi lavora
permessi di soggiorno per tutti
uguaglianza dei diritti sui posti di lavoro e in materia di precarietà e disoccupazione
chiusura dei CIE,
abolizione del pacchetto di sicurezza anti immigrati
Lavoratrici del Movimento femminista proletario rivoluzionario
INVITIAMO LE IMMIGRATE IN LOTTA A PORTARE IL LORO CONTRIBUTO E LA LORO RIBELLIONE ALLA DUE GIORNI DEL 13/14 MARZO A TARANTO: "Bagagli per un viaggio delle donne in lotta"
Taranto: mfpr@fastwebnet.it 347/5301704
Palermo: mfprpalermo@email.it 340/8429376
Milano: mfprmi@libero.it 333/9415168
Perugia: sommosprol@gmail.com 328/7223675
blog: http://femminismorivoluzionario.blogspot
24/02/10
Lavoratrici OMSA
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all'estero della produzione. Il proprietario dell'OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l'energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi. Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c'è più niente da fare.
Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell'azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).
Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall'essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all'orizzonte l'eventualità di un guadagno più facile.
Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon - Sisi - Omsa - Golden Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella. Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete. Grazie mille per l'aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli imprenditori dei dipendenti.
21/02/10
1° MARZO, A FIANCO DELLE IMMIGRATE
1 marzo giornata di lotta degli immigrati - manifestazione regionale a Bari
In preparazione del 1° marzo: TARANTO 25 febbraio ore 18 in piazza della vittoria
Pensiamo che a maggior ragione per le donne lo sciopero e la mobilitazione non possono che essere GLOBALI. Perchè le immigrate fanno tutto, dai lavori nei servizi e nelle realtà lavorative più pesanti, faticose e spesso umilianti, ai lavori nelle case come badanti, domestiche, al lavoro come prostitute, ecc. Perchè subiscono, come immigrate e come donne, non una ma una triplice oppressione, fatta di supersfruttamento, razzismo, sessismo, a cui si accompagna l'intreccio tra oppressione patriarcale nelle famiglie d'origine e oppressione moderno/imperialista del nostro paese.
Per le donne immigrate la lotta per il lavoro, per il diritto al permesso di soggiorno, alla cittadinanza, la lotta contro il razzismo, è strettamente legata alla lotta contro il sessismo, fatto di doppie discriminazioni sessuali, di 'luoghi comuni' maschilisti che offendono la dignità e i grandi sacrifici delle immigrate, ma anche di stupri di Stato.
Non solo, questo governo che ha uno schifoso disprezzo per le donne e soprattutto per le donne immigrate (che sono buone solo se possono essere usate come prostitute per i Bertolaso, come donne-tangenti) vuole anche in Italia imporre - come sta accadendo in Francia con il divieto del burga - la sua (in)civiltà con leggi fasciste e con la repressione.
Noi sosteniamo la mobilitazione delle immigrate perchè pensiamo che l'unità necessaria tra donne italiane e donne immigrate, tra lavoratrici italiane e lavoratrici immigrate, passi dal nostro sostegno ora all'autorganizzazione delle immigrate, e alle loro rivendicazioni: diritto di cittadinanza per chi lavora permessi di soggiorno per tutti uguaglianza dei diritti sui posti di lavoro e in materia di precarietà e disoccupazione chiusura dei CIE, abolizione del pacchetto di sicurezza antimmigrati
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@fastwebnet.it
mfprpa@libero.it
3475301704 (margherita)
3408429376 (donatella)
11/02/10
Cosa succede alle migranti: il girone infernale di CIE-Carcere-Cie
Sono sette mesi che sta rinchiusa, senza nemmeno una visita.
Priscilla ha 22 anni, è nigeriana e la storia la conoscete, domani esce per fine pena e non lo sapeva neanche.
Non sa nemmeno che cosa l'aspetta d'ora in poi. Abitava a Conegliano. Domani verrà trasferita, posta in carico alla Questura, ma poichè non ha i documenti il magistrato, sentita l'assistente sociale, deciderà se rilascare il foglio di espulsione e dove farla "accogliere". Probabilmente in un CIE. Esce dal carcere, per aver scontato tutta la pena, entra in un lager per venire espulsa. Eppure contro la condanna è stato interposto appello e quindi la vicenda potrebbe essere considerata in itinere permettendo a Priscilla di restare in Italia. L'amministrazione potrebbe disporre anche una forma di accoglienza reale e non l'internazione in un altro centro d'espuilsione, dopo aver pagato a caro prezzo da Via Corelli in poi.
Vi aggiornerò sugli sviluppi di queste ore.
Intanto vorrei che tutti coloro che si sono fatti un'impressione consolidata dell'immigrato clandestino, proprio come hanno voluto questa legge, costume e consuetudine, possano incontrare, un giorno, dietro le sbarre invalicabili di un carcere dove non sei di nessuno, una cittadina come Priscilla. Di certo qualche dubbio su quanto hanno acquisito come convinzione, sorgerebbe in loro.
Ma non è così perchè queste ragazze che hanno avuto il coraggio di ribelalrsi e denunciare stupri e violenze nei CIE, sono state tolte dalla circolazione e attorno al loro è stato alzato un muro di silenzio, tanto da non farle comprendere cosa significhi che fuori delle altre donne si stanno interessando di loro e che fuori, la stragrande maggioranza non conosce la loro storia.
Monica Perugini
Chi vuole imporre a Joy il silenzio?
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/
Chi vuole imporre a Joy il silenzio? Il 04/02/2010 l'avvocato Massimiliano D'Alessio chiama in carcere a Como, per l'istanza depositata nel tribunale di Milano il 2 febbraio scorso, che gli autorizza l'ingresso in carcere insieme all'interprete nigeriana per incontrare in colloquio la sua assistita Joy. Dall'ufficio colloqui del carcere rispondono che è tutto a posto per la suddetta visita. Il giorno seguente, venerdì 5 febbraio 2010, l'avvocato insieme all'interprete si presenta all'ufficio colloqui del carcere di Como per incontrare la sua assistita e gli viene detto che Joy il 4 febbraio 2010 ha revocato la nomina al suo avvocato di fiducia, Massimiliano d'Alessio, nominando l'avvocata d'ufficio che le avevano assegnato in precedenza e con la quale non ha mai avuto un colloquio né un contatto.
Non avendo potuto incontrarla non ci spieghiamo come Joy abbia potuto scegliere di cambiare l'avvocato che la seguiva fino a quel momento nel processo di appello per la rivolta dello scorso agosto nel Cie di via Corelli a Milano e nella denuncia per tentata violenza sessuale nei confronti dell'ispettore capo dello stesso Cie, Vittorio Addesso, mettendosi così nelle mani di un'emerita sconosciuta.
Allora ci chiediamo: ma ha fatto la richiesta veramente Joy? Quale 'forza oscura' l'ha indotta a farlo? In questo modo non ha potuto parlare con il suo avvocato e la interprete nigeriana. Perchè succedono queste cose improvvise? C'è qualcuno o qualcosa che non vuole che si sappia come è andata la vicenda? Non abbiamo potuto vedere Joy, non abbiamo potuto parlare con Joy, non sappiamo come stia, non sappiamo cosa pensi, non abbiamo potuto dirle che il 12 febbraio, giorno della sua scarcerazione, saremo lì fuori ad aspettarla. Lei continua a lottare, ma purtroppo è in carcere dove non possiamo comunicare con lei perché loro non vogliono.
Dobbiamo far sapere a tutti che non possono zittirla perchè siamo noi la sua voce!
Appuntamento 12 febbraio ore 6.30 di mattina davanti alla stazione di Albate Camerlata Fs. Dalle ore 7 in poi davanti al carcere di Como in via Bassone 11 per aspettare Joy! Invitiamo chi non può venire a Como a costruire iniziative a supporto del presidio nel territorio in cui vive.
07/09/09
"la precarietà ci stronca la vita, con questo governo facciamola finita!"
Dal resoconto su un'assemblea nazionale del Tavolo 4:
"... la precarietà investe la condizione generale delle donne sia materiale che fisica, che psicologica, investe la dimensione della vita, il futuro, incide non solo sulla condizione concreta di vita ma anche sulla visione della vita e per questo diventa anch'essa una "violenza" contro le donne..."
"la precarietà ci stronca la vita, con questo governo facciamola finita!"
Un abbraccio collettivo
Tavolo4
15/08/09
Cie di Milano e Torino: le immigrate e gli immigrati si ribellano
La polizia ha arrestato 14 stranieri quattro donne nigeriane, una cittadina del Gambia, quattro marocchini, tre algerini, un ivoriano e un tunisino
Proteste solidali ci sono state anche nel Cie di Torino, dove già da un paio di giorni diversi migranti hanno dato vita a uno sciopero della fame, il pacchetto sicurezza anche alla luce delle notizie giunte sulla rivolta al Cie di Milano.
Forte solidarietà alle lotte delle immigrate e degli immigrati costretti a subire come dei veri propri criminali l’umiliazione della prigionia, del sopruso e dell’intimidazione, a Milano, a Torino così come in tutti i Cie/lager
Libertà per tutte le immigrate e tutti gli immigrati
18/06/09
OLTRE LA CASA NON POSSIAMO PERDERE IL LAVORO...
Mandiamo solidarietà alle lavoratrici e lavoratori call center della Transcom di Pettino – L'Aquila in lotta contro i licenziamenti.
“...oltre alla casa non possiamo perdere anche il lavoro”. Questo hanno gridato alcune lavoratrici nella manifestazione contro i licenziamenti che la loro azienda la Transcom ha annunciato.
Come i padroni stanno approfittando della crisi, ora stanno approfittando anche del terremoto.
La Transcom, una delle più importanti aziende dell'aquilano, vuole chiudere i battenti e andare via, licenziando 276 lavoratori e trasferendo 77 a Bari, Lecce, Roma, Cernusco sul Naviglio.
All'annuncio della scorsa settimana più di 200 le lavoratrici e i lavoratori si sono riuniti avvisandosi tra di loro con sms, e dopo un'accesissima assemblea si sono avviati in corteo non autorizzato proprio in quella zona, Coppito, che tra qualche giorno diventerà “zona rossa” per il G8 (dicendo: “Ma quale G8! Non mi danno da mangiare né Obama bè Berlusconi: io devo passare per difendere il posto di lavoro”), hanno paralizzato il traffico, sfidato i blocchi dei baschi verdi della Guardia di Finanza in tenuta antisommossa.
Ma perchè questi licenziamenti? Domenica 14 giugno noi siamo state a L'Aquila, abbiamo visto e parlato con la gente del posto e abbiamo saputo che lo stabilimento della Transcom non ha subito affatto grossi danni tanto che ora potrebbe riaprire e l'azienda non ha perso le commesse. La Transcom, in realtà, sembra cogliere a volo l'occasione del terremoto unicamente per tagliare i costi del lavoro. Aumentare i suoi profitti, mentre i lavoratori devono perdere tutto, andare a gonfiare il numero dei lavoratori “assistiti” (per fare se mai anche da “vetrina pietosa” di Berlusconi verso potenti del G8), o, i pochi, lasciare la loro terra – così più del terremoto potè la Transcom!
Mercoledì 17 giugno c'è l'incontro tra azienda e sindacati e noi auguriamo alle lavoratrici e ai lavoratori che la loro battaglia si concluda subito con la ripresa per tutti del lavoro a L'Aquila. Ma, già nei giorni scorsi i lavoratori hanno contestato alcuni dirigenti sindacali, più impegnati anch'essi nella campagna elettorale (in cui la stragrande maggioranza della popolazione non ha votato per protesta) che nella difesa del lavoro.
Facciamo arrivare a queste lavoratrici, lavoratori il nostro appoggio, dalle altre città e posti di lavoro, dai lavoratori di altri call center, facciamo conoscere la loro lotta.
Chiunque volesse mandare messaggi di solidarietà, li può inviare al e mail: e noi li faremo arrivare direttamente alle lavoratrici e ai lavoratori della Transcom.
Per i terremotati de L'Aquila non serve solo la solidarietà materiale, ma ora, come il 'pane' c'è bisogno anche della solidarietà di lotta e di classe
Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe – Taranto.
16.6.09
29/05/09
Terremoto all'Aquila: i genitori degli studenti vittime rifiutano la laurea honoris causa
Con compostezza e gran dignità i genitori dei ragazzi vittime del crollo della Casa del studente rifiutano la laurea honoris causa che oggi avrebbero dovuto ricevere, in una struggente liturgia ripresa da truppe cammellate di telecamere, per mano del Rettore magnifico e alla presenza nientemeno che del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Non sanno che farsene di una pergamena arrotolata grondante di retorica, i genitori di Michele Strazzella, Enza Terzini, Tonino Colonna, Luca Lunari, Marco Alviano, Angela Cruciano, Luciana Capuano, Davide Centofanti.
Loro chiedono solo giustizia, e che chi ha sbagliato paghi e al limite vada in galera il prima possibile.
Peccato per il premier: sarebbe stata una bella botta d'immagine, in giorni in cui viene in mezzo mondo accusato di aver flirtato, lui ultrasettantenne e sposato, con una ragazzina. Un diversivo di marketing politico dopo le dichiarazioni roboanti come l'abbattimento del numero dei parlamentar.
" Va ricordato - spiegano i genitori al quotidiano Il Centro - che durante l’attività sismica che andava avanti da circa sei mesi nessuno si è preoccupato di sospendere la normale attività didattica nelle facoltà, sottoponendo gli studenti ad un notevole stress psicofisico. Alla facoltà di Ingegneria ad esempio», precisano, «erano in programma lezioni ed esami nei giorni di lunedì, martedì e mercoledì della settimana di Pasqua. La prevenzione è stranamente scattata dopo i catastrofici eventi sismici del 6 aprile, visto che molte facoltà sono state trasferite in alcune città abruzzesi. Basta solo questo per ribadire che noi rifiutiamo l’assegnazione del titolo di laurea.
Intanto il Comitato familiari vittime Casa dello studente si dice intanto sconcertato dalle dichiarazioni dell'ex presidente Adsu Luca D'Innocenzo, rese alla stampa a margine del suo interrogatorio in Procura, e chiede a gran voce le sue dimissioni anche da assessore comunale con delega all'Università.
Il 31 marzo, spiegano i genitori, D'Innocenzo asserisce di aver consegnato agli studenti un questionario nel quale si chiedeva agli stessi se ritenessero sicura la sede, come se fosse una questione di impressioni soggettive. D'Innocenzo, incalzano, sapeva delle crepe e della colonna fradicia che troneggiava in sala mensa, al contrario di quanto ha detto ai giudici. Sapeva dello studio di Collabora Engineering, sui rischi di criticità degli edifici pubblici, tra cui la casa dello studente, perchè fu l'Adsu a consegnare la cartografia dell’immobile. Soprattutto non ha mosso un dito per far uscire gli studenti da quella casa di cartapesta, nonostante avvertimenti degli stessi studenti, e tre mesi di scosse sismiche.
Concludono i genitori: "Può un dirigente che non sa, non vede, non sente, rappresentare i cittadini attraverso uno degli assessorati più impegnativi e delicati, le politiche sociali, con, ironia della sorte, delega alla Città degli Universitari?"
NEL VIDEO DICHIARAZIONE DI ANTONIETTA CENTOFANTI, COMITATO VITTIME CASA DELLO STUDENTE
24/05/09
SULLA SITUAZIONE ALL'AQUILA E IL G8
La decisione di fare il G8 all'Aquila è pienamente interna a questa situazione: è una vetrina per Berlusconi, è un uso da avvoltoi del dolore e delle sofferenze della gente per far passare l'immagine dell'imperialismo/i buono/i; è un modo per spostare l'attenzione sulle gravi responsabilità/colpe, prima e dopo il terremoto, delle morti e dei disastri; è soprattutto una provocazione inaccettabile.
Una provocazione, per i soldi che comunque si spenderanno, a fronte dell'elemosine che si vogliono stanziare per la popolazione; una provocazione perchè le strutture del G8 si costruiranno in pochissime settimane, mentre per le case delle popolazioni passeranno anni; una provocazione perchè il G8 lo useranno per buttare fuori dalle proprie zone le popolazioni. Per non parlare poi dell'enorme potenziamento dello Stato di polizia che renderà la vita normale sempre più impossibile.
Per questo IL G8 ALL'AQUILA AUMENTA, NON RIDUCE LE RAGIONI DI UNA FORTE OPPOSIZIONE AL G8! Doppiamente all'Aquila perchè non possiamo accettare che vengano messi bellamente e tranquillamente in scena gli interessi dei potenti, dei padroni, dei ricchi del mondo, nel momento in cui all'Aquila le persone non sono morte per il terremoto ma per la logica e i profitti di questo sistema capitalista. Anzi, dobbiamo noi usare la decisione del G8 all'Aquila per rovesciargliela addosso; è un'occasione per coinvolgere direttamente la popolazione, e soprattutto gli studenti, i lavoratori. Questa volta abbiamo l'occasione che non dobbiamo noi andare dove stanno loro, ma che sono loro che vengono in una realtà difficile: questo deve poter significare costruire non solo UNA manifestazione, ma tante proteste, tante iniziative per "rovinare loro la festa", e senza aspettare luglio. Siamo pertanto nettamente contrari, e riteniamo profondamente opportuniste, offensive verso le popolazioni abruzzesi e oggettivamente complici dei potenti del G8, tutte le posizioni nella sinistra, nel movimento che di fatto stanno già accettando di moderare l'opposizione al G8 all'Aquila, facendo di fatto propria la logica populista del governo verso la gente terremotata., non convocando una manifestazione – corteo -blocco contro il G8 dell'Aquila.
Non pensiamo affatto, chiaramente, che la situazione tra la gente terremotata sia facile e che non ci siano settori della popolazione che vedono il G8 come un'opportunità - ma qui noi dobbiamo distinguere (parlare di popolazione è ancora troppo generico, tra la gente vi sono i politici locali, vi sono le classi), noi guardiamo agli studenti, ai lavoratori, agli immigrati, alle donne che più subiscono le pesanti condizioni di esistenza nei campi; nello stesso tempo la situazione attuale fa emergere nuove contraddizioni tra popolazione e governo/Stato che possiamo utilizzare.
Ora pensiamo che le due cose piu' importanti siano: la controinformazione, sia sul piano nazionale sia in Abruzzo, sulla vera situazione; l'inchiesta diretta tra gli studenti, i lavoratori, le donne, ecc. dei campi per organizzare le forze disponibili.
Per questo Proletari Comunisti organizza un gruppo di inchiesta e intervento e propone a tutte le forze che si ritrovano sulla linea “un'altra opposizione al G8 è possibile“ a dirlo chiaramente e costruire una riunione nazionale allo scopo.
Proletari comunisti - ro.red@fastwebnet.it