“Le donne sono in buon numero... certo le donne amano la rivolta!”
La Comune di Parigi è stata la prima sfida contro il potere delle classi e Stati oppressori, un assalto al cielo quasi impossibile.
Durante la Comune di Parigi ci fu un grandissimo ruolo delle donne.
Già durante l’assedio di Parigi, l’anno precedente, i giornali avevano parlato delle “Amazzoni della Senna”, ma è durante la Comune che fiorirono innumerevoli comitati, club, società di donne che sostenevano la causa della rivoluzione.
Scrisse Louise Michel: “Fra i più ardenti combattenti, che si opposero all’invasione e difesero la repubblica come l’aurora della libertà, le donne sono in buon numero... certo è che le donne amano la rivolta. Noi non valiamo più degli uomini, ma il potere non ci ha ancora corrotte”.
Durante la Comune, la prima “Rivoluzione culturale”, il maggiore impulso all’autorganizzazione sociale venne proprio dalle donne: operaie, maestre, casalinghe e prostitute si scoprirono così soggetti attivi di una rivolta dentro una rivolta.
La maggior parte di loro erano donne operaie, altre, convinte da concetti femministi e socialisti, provenivano da ambienti benestanti. Tutte erano ammirevoli per il loro valore, ardore e abnegazione.
Il primo giorno della Comune furono loro che invocarono l’insurrezione. Louise Michel e molte parigine impedirono alle truppe inviate dal governo di recuperare i cannoni di Montmartre e convinsero i soldati a fraternizzare con gli insorti.
Il 9 aprile 1871, sotto la guida di un’operaia rilegatrice, Nathalie Lemel, e di un’insegnante, l’aristocratica russa Elisabeth Dmitrieff, nacque l’«Unione delle donne per la difesa di Parigi e le cure ai feriti», la prima associazione organizzata dalle donne.
Il Comitato centrale dell’Unione delle donne, che comprendeva, oltre alle due attiviste, Marceline Leloup (sarta), Blanche Lefevre (lavandaia), Aline Jacquier (cucitrice), Theresa Collin (calzolaia) Aglaë Jarry (rilegatrice), pubblicò manifesti e organizzò incontri pubblici nei distretti e nei quartieri della capitale.
Il 12 aprile, il primo appello alle donne venne affisso sui muri di Parigi, e diceva in sintesi: «I nostri nemici sono i privilegiati del presente ordine sociale, tutti coloro che hanno sempre vissuto coi nostri sudori, che si sono ingrassati con la nostra miseria ... L’ora decisiva è arrivata ... Che ce ne facciamo del vecchio mondo! Vogliamo essere libere! ...”.
Le donne invitano altre donne a sostenere la causa del popolo della rivoluzione e della Comune.
L’unione promuove la rivoluzione sociale la rivendicazione dei diritti del lavoro dell’uguaglianza della giustizia.
L’Unione organizza mense, procura infermiere e ambulanze e collabora con le commissioni governative per la creazione di occupazione femminile...
10.000 donne prendono attivamente parte alla Comune. Esse non hanno esitato a prendere le armi contro l’esercito nemico quando è stato necessario.
Le donne della Comune oltre ad essere innovative, organizzatrici, erano anche coraggiose combattenti. Alcune di loro affrontarono il pericolo e la morte, come quelle che lavoravano per i rifornimenti alle guardie nazionali o addette alle ambulanze; altre, armate di fucile, presero il loro posto nelle barricare, sparavano agli assalitori e combattevano fino all’ultimo e, nello stesso momento, incoraggiavano i loro compagni più deboli.
La repressione versagliese, che seguì contro di loro, fu terribile. Quando venivano trovate con le armi in mano, venivano fucilate sul posto. Le prigioniere, in attesa di un finto processo, furono mandate al sinistro campo di Satory sotto i fischi, gli insulti, i colpi dell’idiota folla borghese di Versailles. Ma si confrontarono con i loro giudici con tanto coraggio e dignità, sostenendo le loro azioni e vennero condannate alla deportazione in Nuova Caledonia.
Viaggiarono per centoventi giorni su vecchie fregate, in condizioni abominevoli e in gabbia come animali.
Molto più che i Comunardi, furono calunniate, insudiciate, umiliate, trattate da puttane o incendiarie dai vincitori e dalle loro mogli.
Durante gli anni trascorsi in prigione, continuarono a ribellarsi e a difendere con energia e orgoglio i loro diritti di detenute politiche...

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