05/03/09

Alle precarie, alle lavoratrici della scuola in lotta il 4 marzo a Milano e a Palermo


Alle precarie, alle lavoratrici della scuola in lotta il 4 marzo a Milano e a Palermo

Vogliamo innanzitutto mandarvi la nostra solidarietà e dirvi che siamo con voi, al vostro fianco.
La Gelmini, con il suo decreto taglia posti di lavoro - sopratutto femminile - nella scuola pubblica favorendo la scuola privata, ma attacca, al contempo, tutte le donne, ricacciandole a casa, con l'eliminazione del tempo pieno, del tempo scuola, rendendo sempre più difficile conciliare lavoro con la cura dei figli.
Ma non possiamo dimenticare il ruolo degli attacchi del ministro Brunetta contro i "fannulloni" della pubblica amministrazione -prevalentemente donne- che hanno "legittimitato" non solo la mannaia dei licenziamenti, ma anche tutta una serie di peggioramenti che rendono più difficile e dura la vita delle lavoratrici- ultimo la proposta dell'allungamento dell'età pensionabile.
Ma l'attacco alla vita delle donne, delle lavoratrici è doppio, non solo economico, ma anche ideologico e a rafforzare la condizione di oppressione ricacciandoci in una famiglia che il sistema vuole sempre più come "ammortizzatore sociale" ma che si trasforma quotidianamente in luogo principale di violenza e di uccisioni di donne.
Come lavoratrici, precarie, disoccupate, studentesse, delegate del tavolo 4 "lavoro/precarietà/ reddit della Rete nazionale Sommosse nell'icontro nazionale del 24 gennaio a Roma abbiamo lanciato la proposta di uno sciopero delle donne: Vi invitiamo a raccoglierlo e ad organizzarci per realizzarlo.

un forte saluto di lotta!

Tavolo 4 "Lavoro/precarietà/reddito"della Rete sommosse

NO ALL'INNALZAMNETO DELL'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE!

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!
NO ALL'INNALZAMNETO DELL'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE!

Per aderire all'appello scrivere a scioperodelledonne, indicando nome, cognome, occupazione, città e possibilmente telefono

VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE
GIU' LE MANI DALLE PENSIONI DELLE DONNE!
CONTRO L'AUMENTO DELL'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE FINO A 65 ANNI.

ALLE LAVORATRICI E DELEGATE DEL PUBBLICO IMPIEGO E DEL PRIVATO

E' di questi giorni un nuovo pesantissimo attacco alle donne da parte del Governo, la volontà di innalzare l'età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni in modo obbligatorio, mentre fino ad ora la possibilità di arrivare a 65 anni è volontaria. Per ora si parla delle donne del pubblico impiego, ma l'intenzione, lo sappiamo bene , è di estendere tale peggioramento a tutte le donne anche del privato.

Il pretesto utilizzato dal Governo è dare corso ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea che vede una disparità nella previdenza nel pubblico impiego a sfavore della donna , poiché "non contribuisce ad aiutare la donna a vivere la propria vita lavorativa su un piano di parità" (punti 56 e 57 della sentenza).

Berlusconi Tremonti e Brunetta stravolgono il senso della sentenza e per aiutare le donne discriminate, le "obbligano" a lavorare fino a 65 anni. Possibilità che esiste da sempre nel nostro paese in modo volontario.

La maggior parte delle donne sono costrette già oggi a lavorare fino a 65 anni perché hanno basse contribuzioni e meno anni di lavoro per la discontinuità lavorativa dovuta al lavoro di cura.

Il Governo Italiano volutamente non ha risposto all'Unione Europea e automaticamente la UE ha fatto scattare la sanzione.

Ma bloccare la sentenza per il Governo sarebbe ancora possibile, chiaramente il Governo non lo fa e sta usando questa sentenza all'arrovescio, per ALZARE L'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE DEL PUBBLICO IMPIEGO A 65 ANNI!!!

Resta il fatto che né questo né i Governi precedenti, hanno, invece, dato applicazione ad un'altra sentenza della Corte riguardante il riconoscimento dell'anzianità di servizio per le lavoratrici precarie.
A questa VERGOGNOSA proposta del governo, hanno dato subito il loro accordo il Partito Democratico, con Vittoria Franco ministra ombra delle pari opportunità, la UIL e la Marcegaglia di Confindustria in rappresentanza di tutto il padronato. Questo sta a significare che sono i fatti che contano, delle donne non importa niente a nessuno Né A DESTRA Né A SINISTRA NE' AI SINDACATI CISL UIL UGL.

Se non ci muoviamo noi donne, loro ci rendono la vita impossibile.

Dietro le ipocrite dichiarazioni sulla "parità", c'è solo la cruda realtà di un taglio rilevante alla spesa pensionistica sulle spalle delle donne, non solo in termini di allungamento degli anni per il pagamento delle pensioni, ma soprattutto, temiamo , di risparmio secco perchè se andasse avanti questa proposta la maggior parte delle donne non arriverebbe mai alla pensione.

Brunetta, poi, non dice che oggi sempre più la maggioranza delle donne o per lavori precari o perchè vengono per prime licenziate non arriva neanche ai 60 anni, figurarsi ai 65.
La condizione femminile in Italia è la peggiore d'Europa per disoccupazione, salario, iter di carriera, anni di lavoro, pensioni.

Sono soprattutto donne le pensionate più povere e quelle a cui è ancora oggi è vietato cumulare la pensione di reversibilità con il reddito da lavoro.

Le immigrate sono il simbolo della precarietà, con il permesso di soggiorno legato al lavoro, con il lavoro legato all'esistenza in vita dell'anziano che accudiscono, quando lavorano come badanti nell'isolamento delle case, con i lavori sempre sottopagati.

Sono le retribuzioni delle donne ad essere, in media, inferiore del 20% di quelle degli uomini a parità di mansioni. Differenza retributiva che aumenta visto che spesso, siamo assunte anche con due livelli inferiori. La povertà oggi in Italia è soprattutto donna: di chi è in pensione, in maggioranza donne sole, e delle famiglie monogenitoriali condotte da una donna..

Quello che si nega a tutti i livelli della politica e di buona parte dei sindacati, è che la precarietà è DONNA, ed è diventata il modello di riferimento, è in atto infatti un processo di "parità inversa, per il quale sono gli uomini ad acquisire le condizioni di precarietà delle donne.

Si nega che il tasso di occupazione femminile in Italia è il più basso di Europa, dopo l'isola di Malta, che la Commissione UE da anni punta il dito contro l'Italia per le discriminazioni nell'accesso al lavoro per motivi di sesso, per il differenziale retributivo fra uomo e donna che va dal 20% al 30% in meno a scapito delle donne, differenza retributiva che aumenta visto che spesso, sono assunte anche con due livelli inferiori.

Sono le donne che pagano il prezzo più alto in termini di salario, di disoccupazione, di precariato e di qualità della vita, fra tagli di servizi indispensabili (scuola e sanità), aumenti di carichi di lavoro dentro e fuori le mura domestiche ed il dilagare della violenza sul proprio corpo, scelte e libertà.

La Riforma del modello Contrattuale, firmata da CISL e UIL e UGL , ci renderà ancora più povere poiché lega gli aumenti retributivi alla produttività sul lavoro, all'orario di lavoro, quando maggiormente le donne sono costrette al part-time per coniugare i tempi di vita e di lavoro. Siamo noi donne quelle con i tempi contingentati dall'altro lavoro, quello che ancora oggi non ha valore espresso in Euro, che non rientra nel calcolo della produttività delle imprese, il lavoro di cura dei figli, dei padri, dei mariti, dei lavoratori di oggi, ieri e domani. Quel lavoro che aumenta di più ogni anno, in concomitanza con la finanziaria di turno e i tagli allo Stato Sociale.

Si nasconde miseramente che le donne in particolare in Italia da
sempre lavorano di più, arrivando a fare come minimo 60/65 ore settimanali tra attività sui posti di lavoro e lavoro in casa non pagato. In questo senso non c'è alcuna differenza tra Calderoli, che vuole la donna "angelo del focolare" e Brunetta, che vuole ancor di più
peggiorare il doppio lavoro e il doppio sfruttamento delle donne.

Il "Ministro" Brunetta, visto che spesso lavoriamo nella Pubblica Amministrazione, ci ha tacciato di fannullone, dimenticandosi che noi abbiamo anche altre "assenze" per la maternità, la cura dei figli, dei parenti (Legge 104). Ci ha tagliato lo stipendio in caso di malattia e ci obbliga ad una reperibilità durante la malattia (8.00 -- 20.00) che dimentica le donne che vivono sole con i loro figli. Il Ministro Brunetta ha tentato anche di ridurci i permessi della Legge 104.

Perché non si parla e non si quantifica la ricchezza enorme portata dalle donne all'economia del paese? Il lavoro di cura e il lavoro domestico, il lavoro riproduttivo si somma a quello produttivo, e fa sì che si risparmi sui servizi sociali, su scuola, sanità ecc.
VOGLIAMO CHE CI PAGHINO QUESTO!

La realtà è che in questa crisi provocata dai padroni le donne già stanno pagando per prime il prezzo più alto.

Le lavoratrici del tavolo 4 'Lavoro/precarietà/reddito' fanno appello a tutte le donne, in particolare alle lavoratrici del Pubblico Impiego, a respingere con l'autorganizzazione, con la nostra mobilitazione questo attacco/provocazione, COSTRUENDO LO "SCIOPERO DELLE DONNE".

DELLA LORO FALSA PARITA' NON CE NE FACCIAMO NULLA.

PER NOI TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!

VOGLIAMO PIU' SALARIO, LAVORO FISSO, RIDUZIONE GIORNALIERA
DELL'ORARIO DI LAVORO, SERVIZI SOCIALI PUBBLICI GARANTITI.

LA PENSIONE A 55 ANNI ALTROCHE' A 65 ANNI!

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

28/02/09

BOLOGNA: ASSEMBLEA CITTADINA DI DONNE

CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE SESSISTA E PATRIARCALE!
L’attacco a noi donne è pesante. È urgente che anche a Bologna, così come avviene in altre città, creiamo uno spazio fisico e momenti di discussione sulle nostre condizioni di lavoro per dare risposte concrete con iniziative, proteste, azioni di solidarietà. Oggi più che mai non ci possiamo tirare indietro.
Dall’iniziativa del 7 marzo, come gruppo di donne vi proponiamo l’avvio di un ambito di discussione e organizzazione di iniziative di donne su LAVORO/PRECARIETA’/REDDITO che chiameremo “Tavolo 4 di Bologna”. Ci daremo appuntamento presso la sede del Circolo Iqbal Masih di Via della Barca 24/3. Bologna. tel/fax 0516146887 – per info cell 338 2648211

SABATO 7 MARZO ORE 15.00, Presso la SALA CONSILIARE DEL QUARTIERE PORTO (si entra da Via dello Scalo 21 o da Via Berti 2 / 6, la sala consiliare è adiacente alla sede del quartiere Porto e da sul giardino Francesco Lo Russo)

ASSEMBLEA CITTADINA DI DONNE
SULLE CONDIZIONI DI LAVORO DELLE DONNE
Intervengono
Insegnante Scuola Primaria (sindacato Cobas Scuola)
Cassaintegrata Alitalia Roma (sindacato CUB)
Operatrice Cooperative sociali (coll. Emergenza Femminista)
Precaria Nidi Comunali di Bologna (sindacato RdB – CUB)
Interventi liberi di tutte coloro che vogliono parlare

Aderiscono i collettivi: Gruppo Amazora e Le Irregolari Iqbal Masih

Appoggiamo le lotte delle 112 precarie dei nidi comunali di Bologna che dopo anni di lavoro (fino a 10 o 17 anni) il Sindaco Cofferati e l’Assessora Milli Virgilio non intendono assumere per risparmiare sui costi e affidare i servizi alle Cooperative sociali.

Appoggiamo le mamme dei nidi che hanno apprezzato l’alto livello qualitativo delle operatrici del servizio pubblico dei nidi e che non hanno intenzione di rinunciarvi.

Nei prossimi giorni volantineremo davanti agli esercizi commerciali che ormai sono aperti tutti i giorni della settimana, compresa la domenica, compresa la giornata dell’8 marzo, per rivendicare il riposo settimanale della domenica e dei festivi.

Dopo il dibattito, invitiamo tutte a partecipare alla manifestazione notturna Organizzata dall’Assemblea cittadina di donne e lesbiche contro la violenza maschile, sabato 7 Marzo, concentramento alle ore 20.00 in Piazza dell’Unità.

Il Tavolo 4 della rete Sommosse lancia lo «Sciopero delle Donne»

La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte della nostra vita quotidiana: essa consiste nella negazione della nostra libertà, nella violazione dei nostri corpi, nella costrizione al silenzio.

Oltre un anno fa siamo scese in piazza a Roma in 150.000 donne e lesbiche per dire “No alla violenza maschile” e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne da parte di governi e partiti per legittimare politiche autoritarie e oppressive. Da allora gli attacchi istituzionali all’autodeterminazione delle donne si sono moltiplicati mettendo in luce la deriva autoritaria razzista e sessista in atto in Italia.

La violenza maschile ha molte facce e una di queste è quella economica e istituzionale. Per far fronte alla crisi economica il governo smantella i servizi sociali per finanziare le banche, le missioni militari all’estero, la militarizzazione delle nostre città.

Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i. Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

Le donne in Italia hanno i salari più bassi, le retribuzioni dono in media inferiori del 20% di quelle degli uomini a parità di mansioni. La povertà oggi in Italia è soprattutto donna: di chi è in pensione, in maggioranza donne sole, e delle famiglie monogenitoriali condotte da una donna..
Sono le donne quelle con i tempi contingentati dall’altro lavoro, quello che ancora oggi non ha valore espresso in Euro, che non rientra nel calcolo della produttività delle imprese, il lavoro di cura dei figli, dei padri, dei mariti, dei lavoratori di oggi, ieri e domani. Quel lavoro che aumenta di più ogni anno, in concomitanza con la finanziaria di turno e i tagli allo Stato Sociale.

VERGOGNA! Il Governo ha cancellato la legge contro le dimissioni in bianco e vuole alzare l’età pensionabile da 60 a 65 anni delle donne del pubblico impiego (e poi lo farà per il privato), toglie invece di dare diritti alle donne.

Le immigrate sono il simbolo della precarietà, con il permesso di soggiorno legato al lavoro, con il lavoro legato all’esistenza in vita dell’anziano che accudiscono, quando lavorano come badanti nell’isolamento delle case, con i lavori sempre sottopagati.

L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie : mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.

Il 24 gennaio scorso si è tenuta a Roma la terza assemblea nazionale del Tavolo 4 «Lavoro/precarietà/reddito»della rete femminista e lesbica delle Sommosse, lì si è deciso di lanciare l’idea di uno sciopero al femminile, costruito in modo autonomo dalle donne lavoratrici, operaie, precarie, disoccupate, giovani, migranti. Una rottura inattesa contro i padroni, il governo, il Vaticano, ma anche nei confronti dei sindacati istituzionali e del privilegio maschile sul lavoro. Oggi le donne sono le prime a pagare la crisi.

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

Non abbiamo nessuna intenzione di farci ricacciare a casa, in una posizione di subalternità e di dipendenza economica.
Per questo proponiamo di preparare insieme, dal basso, uno «Sciopero delle Donne», con presidi, manifestazioni, volantinaggi, assemblee, raccolte di firme, per dimostrare che non ci piegheremo alle politiche maschiliste che vogliono sottrarci quel poco di libertà che ci siamo conquistate.

27/02/09

MANNAIA GELMINI: TAGLI SU TAGLI E ANCORA TAGLI

MANNAIA GELMINI: TAGLI SU TAGLI E ANCORA TAGLI

“Meno materiale didattico, laboratori, biblioteche e soprattutto personale…"

L'ultimo progetto del ministro Maria Stella Gelmini di privare le scuole dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo dà il colpo mortale agli istituti che dovranno fronteggiare vere e proprie emergenze…

E così, taglio dopo taglio, già siamo a meno 200 milioni sottratti in un solo anno dal governo Berlusconi alla (sempre più) povera scuola italiana… Ma il problema non è solo l'azzeramento dei fondi. La forbice di Gelmini si abbatte con la stessa forza distruttrice anche contro i lavoratori, meglio se precari…” (da Il Manifesto 13/02/2009)

Con la cosiddetta “riforma della scuola” a nome del ministro Gelmini IL GOVERNO HA TAGLIATO 8 MILIARDI DI FONDI PER LA SCUOLA PUBBLICA a scapito di lavoratori e studenti

In tre anni infatti con l’attuazione del “Piano di razionalizzazione per la scuola” salteranno ben 87 mila posti di docente e 43mila di personale Ata, una vera e propria mannaia del governo Berlusconi soprattutto contro migliaia di precarie e precari che da anni lavorano, altro che stabilizzazione!!!
Stando ad una prima stima già nel 2009/10 27.000 docenti e 9.000 ATA andrebbero ad ingrossare le file dei disoccupati. Il grosso dei tagli determinerà inoltre un gran numero di personale di ruolo in esubero, soprattutto in regioni come la Sicilia in cui i tagli sono stati negli anni sempre più pesanti.
A tutto ciò si aggiungerà la difficile situazione delle scuole per il mancato trasferimento dei finanziamenti per le attività ordinarie, per le supplenze, per le attività di recupero dei debiti degli studenti, per la sicurezza messa tra l’altro a serio rischio a causa del sovraffollamento delle classi.

DOBBIAMO IMPEDIRE TUTTO QUESTO!!!
La mobilitazione di lavoratrici, lavoratori e di tantissimi studenti che ha animato tanti mesi da settembre a dicembre con scioperi, manifestazioni e centinaia di iniziative di protesta in tutto il nostro paese ha costituito una prima forte opposizione alla nuova manovra massacra/scuola dell governo Berlusconi.
Ma la nostra battaglia non può dirsi affatto conclusa: dinanzi ai regolamenti attuativi che rendono effettivi i tagli e lo scempio del disegno di legge Aprea, in cantiere, che vuole trasformare le scuole statali in fondazioni private, in scuole/aziende al servizio delle imprese non possiamo accettare di rimanere immobili, “uomini e donne morte che camminano ” come ci vorrebbe il governo e quei sindacati che hanno firmato accordi vergognosi, vedi la riforma del modello contrattuale e che sono d’accordo con il decreto che attacca il diritto di sciopero, mentre non hanno alzato un dito o detto una parola sui pesanti tagli e cioè sul licenziamento di migliaia di lavoratori e soprattutto di lavoratrici se consideriamo che la maggioranza della popolazione lavorativa della scuola è costituita da donne!

FACCIAMO SENTIRE FORTE LA NOSTRA PROTESTA
Mercoledì 04 Marzo ore 15,00 presidio all’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo Via Praga, 29

Cobas lavoratrici e lavoratori precari della scuola
cobas_slai_palermo@libero.it

NO ALLA SCUOLA/AZIENDA AL SERVIZIO DEI PADRONI

I 22 articoli del disegno di legge Aprea, fermo in VII Commissione alla Camera, si articolano soprattutto su 2 temi: l'autogoverno della scuola e la condizione dei lavoratori della scuola.
Le scuole vengono trasformate in fondazioni, istituti di diritto privato. Infatti lo Stato garantisce loro una cifra fissa e identica per tutte, ma le aziende o gli enti, associazioni o utenti potranno contribuire con finanziamenti. Tale condizione - tra tutti i possibili scetticismi rispetto alle concrete velleità di entrare come finanziatori di un'istituzione scolastica - configura la possibilità non solo di privatizzare qualunque scuola, ma di creare immense disparità tra istituti, a seconda del livello ordinamentale, dell'utenza, della collocazione nel territorio.
Al consiglio di istituto - attraverso una rivisitazione dei decreti delegati - verrà sostituito un consiglio di amministrazione (nel quale non sono più compresi gli Ata), di cui farebbero parte rappresentanti degli enti locali e del mondo del lavoro e delle professioni. Non è un caso che questo percorso (di cui non è difficile individuare, oltre che le criticità rilevate, i danni in termini di ingerenza sulla libertà di insegnamento) rappresenta una mano tesa verso Confindustria, che a più riprese ha avallato e richiesto una simile trasformazione.
La carriera dei docenti - la cui formazione iniziale è concepita sul modello 3+2, con un corso universitario caratterizzato per il 75% da crediti di tipo contenutistico-disciplinare e solo per il 25% di tipo relazionale, didattico, pedagogico, cui seguirà un anno di tirocinio validato dal giudizio del dirigente, dopo il quale il candidato potrà iscriversi ad un albo rigorosamente regionale - sarà articolata in 3 livelli: iniziale, ordinario ed esperto. Gli aumenti stipendiali saranno vincolati all'anzianità e all'appartenenza al singolo livello, determinato da concorsi banditi dai singoli istituti.
Si propone così, oltre che un aggravio di lavoro difficilmente gestibile dalle segreterie, un sistema di reclutamento improntato a "cordate" interne più i meno di potere, meccanismo non dissimile da quello che il centro destra ha sbandierato di voler debellare all'università.
Infine, spariranno le Rappresentanze sindacali unitarie e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale… (dal Manifesto del 13 febbraio 2009)

Dalle lavoratrici delle ditte di pulizia di Taranto

VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE
INIZIATIVA A TARANTO DELLE LAVORATRICI DELLE PULIZIE

6 MARZO ORE 10 PRESIDIO IN PIAZZA CASTELLO

Nessuno può permettersi di "celebrarci" ipocritamente l'8 marzo e affossarci
gli altri 364 giorni!
Nel presidio mostreremo e racconteremo come ci costringono a vivere.


Negli uffici comunali stiamo ogni mese col il timore di essere licenziate.
Non è solo il lavoro E' LA NOSTRA VITA CHE VIENE RESA PRECARIA! Ci costringono a difendere anche la miseria di un salario di 500 euro al mese.
Ma noi non vogliamo difenderci, passeremo a una lotta dura.
Nelle scuole statali il governo ha ridotto i fondi da 370 milioni a 110
milioni di euro l'anno. Questo vuol dire in tutt'Italia 16 mila lavoratori e altrettante famiglie a spasso - di cui la stragrande maggioranza sono donne, con figli a carico, spesso sole.
A Taranto abbiamo già subito un pesante taglio dei fondi che ha portato alla
brutta situazione di precarietà, cassintegrazione che viviamo. Se passassero questi ulteriori tagli, per le donne, molte non giovanissime, soprattutto in questo tempo di crisi vuol dire non avere alcuna possibilità di trovare un altro lavoro. Questi tagli sono il frutto dei tagli alle scuole del decreto Gelmini.
Per le donne tutto questo significa poi, doppia fregatura: niente lavoro
fuori, ma più impegno in casa, per occuparsi dei figli che la scuola mette fuori.
Negli asili comunali, le lavoratrici con contratti ultraprecari, vengono
trasferite dalla ditta per coprire rilevanti carenze in alcune scuole o sono chiamate a fare sempre più spesso sostituzioni, a volte comunicate nella stessa giornata; situazione che, tenendo conto che le lavoratrici donne hanno sulle loro spalle sempre il problema di organizzarsi il tempo lavoro e tempo vita, di sistemare figli anche piccoli, significa una rincorsa, stress permanente. Quindi soprattutto come lavoratrici, come donne, dobbiamo respingere questi attacchi.

COSTRUENDO UNO "SCIOPERO DELLE DONNE"

Lavoratrici delle ditte di pulizia Taranto

CANTAVA AL LAVORO: LICENZIATA OPERAIA GHANESE

«Vietato cantare in officina»:
licenziata operaia ghanese

dall'eco di Bergamo, 25.02.09

Sarà risarcita con 6 mensilità una ex lavoratrice di una azienda di Gorlago, licenziata perché sorpresa a cantare durante il turno di lavoro. E' stato infatti firmato questa mattina, mercoledì 25 febbraio, l’accordo - tra azienda e sindacato - che prevede il risarcimento (il massimo previsto in base alla legge 108 per le aziende con meno di 15 dipendenti) dell'operaia, M.A.M., ghanese di 47 anni e da quasi 20 residente in Italia. La donna era da 17 anni alle dipendenze di una azienda metalmeccanica, specializzata nella produzione e distribuzione di manufatti in ferro battuto, ottone e rame. Alla donna lo scorso 18 novembre era stata data una comunicazione che recita testualmente: “essendole stato innumerevoli volte vietato di cantare durante l’attività lavorativa, in quanto questo provoca fastidio e disagi ai titolari e ai lavoratori, in seguito alla mancata presentazione di idonee giustificazioni, siamo costretti a licenziarla per giustificato motivo soggettivo”.

“Sono preoccupata per i miei tre figli che ancora studiano - ha detto la donna -, da quando mio marito è tornato in Ghana, 5 anni fa, sono l’unica che lavora in famiglia. Adesso, una volta finiti i soldi del risarcimento e terminata la disoccupazione, come potrò occuparmi di loro?”. Alla donna non spetta infatti per legge il reintegro in azienda e pertanto rimarrà senza lavoro.

ESPRIMIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA' ALL'OPERAIA LICENZIATA.

25/02/09

APPELLO ALLE SEX WORKERS

TESTO INVIATO AL COMITATO PROSTITUTE DI PORDENONE

Per uno sciopero delle donne

Cara Pia e tutte, vi inviamo l'appello/proposta che è uscita nell'assemblea nazionale del Tavolo 4 "Lavoro/precarietà/reddito" della Rete sommosse, del 24 gennaio e che stiamo facendo circolare.
Il clima fascista/razzista che sta andando avanti a tappe forzate, anche sui corpi di noi donne, ha già visto colpite pesantemente le donne prostitute e in particolare le immigrate; anche in Puglia, dove io vivo, negli ultimi mesi ben 2 prostitute immigrate sono morte/uccise per il clima di caccia alle streghe che governo e polizia stanno creando. Vogliamo quindi rivolgere questa proposta di "sciopero delle donne" anche a voi. Anzi, vi chiediamo qualcosa in più. Proprio perchè non vogliamo parlare al posto di altre donne, vorremmo che voi faceste un appello a tutte le prostitute, appello che noi faremmo girare, inseriremmo nella piattaforma, e anche, come iniziativa, nell'elenco che via via, come potrete vedere, stiamo costruendo per arrivare dovunque con questo messaggio e per poi costruirlo insieme dovunque è possibile e necessario lo "sciopero delle donne". Fateci sapere Un forte saluto e abbraccio a tutte per il Tavolo 4.

Margherita MFPR Taranto

Qui sotto pubblichiamo l'appello e un primo elenco delle realtà in movimento per la costruzione dello sciopero delle donne!

Il 24 gennaio a Roma compagne femministe, lavoratrici, precarie, immigrate, disoccupate, universitarie, del TAVOLO "LAVORO/PRECARIETA'/REDDITO" della Rete sommosse, hanno lanciato una campagna per costruire LO "SCIOPERO DELLE DONNE"!

Uno sciopero al femminile, costruito autonomamente dalle lavoratrici, da tutte le donne.
Uno sciopero su una piattaforma, parole d'ordine che esprimano l'insieme della condizione di doppio sfruttamento e oppressione della maggioranza delle donne.
Uno sciopero per imporre sui posti di lavoro, nelle piazze, il punto di vista delle donne, la doppia determinazione delle donne.
Una novità, una rottura inaspettata da parte di padroni, governo, vaticano.

Le ragioni di questo sciopero sono negli attacchi che ogni giorno vengono portati avanti alle nostre condizioni di lavoro e di vita, dalla proposta di innalzamento dell'età pensionabile, alla legge Gelmini che colpisce doppiamente lavoratrici della scuola, madri e studentesse; dalle illegali dimissioni in bianco per "liberarsi" di donne in maternità; all'accordo pilota dell'Alitalia che si pone come pericoloso modello di nuovi attacchi a diritti fondamentali, nuove discriminazioni che colpiscono e vogliono far tornare indietro soprattutto le donne; dai licenziamenti in aumento delle operaie dalle grandi fabbriche alle piccole, tra le lavoratrici precarie nei call center alla pesante condizione delle tante donne immigrate che sono il simbolo della precarietà e dello sfruttamento fin a forme di schiavismo, ecc. Le donne sono le prime a pagare la crisi! Ma per noi donne tutto questo si traduce immediatamente in peggioramento delle nostre condizioni di vita: i tagli dei servizi sociali vengono scaricati su di noi, aumenta il lavoro di cura, ci vogliono rinchiudere di più in casa al servizio della famiglia e ci tolgono quel minimo di indipendenza che costituisce il lavoro esterno.
Ma anche sui posti di lavoro questi attacchi si traducono anche in un clima più oppressivo, ricattatorio, che spesso per noi donne ha il drammatico volto del mobbing, delle molestie sessuali, fino a violenze sessuali da parte di padroni, capi, ecc. In questo senso l'attacco alla nostra vita è doppio, non solo economico ma anche ideologico, e mira a riaffermare costantemente la posizione di "debolezza" e subalternità delle donne in questa società capitalista, la condizione di oppressione in una famiglia che il sistema vuole sempre più non solo come "ammortizzatore sociale" ma anche come strumento di controllo della nostra vita e, per questo, principale luogo di violenza e di uccisioni di donne. Anche la proposta del Vaticano riguardo lo "stipendio mensile alle donne casalinghe", è volta proprio a farci tornare indietro, tra le pareti domestiche.
Pure i recenti stupri vengono usati, oltre che per i provvedimenti razzisti e fascisti, per distrarre l'opinione pubblica dalla crisi, mentre sono questi attacchi ai diritti, alle nostre condizioni di lavoro, alla nostra vita che alimentano quel clima culturale e ideologico di sopraffazione, di disprezzo per la vita delle donne, di sub cultura maschilista che costituisce il miglior humus per le violenze sessuali.
E' ora quindi che noi donne prendiamo il posto in "PRIMA FILA" nella lotta, una nuova lotta che intrecci la questione di classe alla questione di genere, che sia inconciliabile e radicale.
Nelle iniziative che faremo nelle varie città per l'8 marzo, porteremo questo appello per lo "sciopero delle donne", per cominciare a costruirlo e realizzarlo al più presto.
Per le adesioni allo sciopero delle donne scrivere a scioperodelledonne

L'assemblea del Tavolo 4 "Lavoro/precarietà/reddito" della Rete sommosse - tavolo4

Verso lo sciopero delle donne da Nord a Sud: ora scioperiamo noi!

Primo elenco delle realtà di donne, lavoratrici in cui tra il 6, 7 e 8 marzo ci saranno iniziative varie, con al centro la preparazione dello "sciopero delle donne". Vi saranno presidi, sit in, manifestazioni, volantinaggi, assemblee, raccolta firme, iniziative di protesta, iniziative verso i mass media, ecc.
Via via che arrivano le notizie preciseremo le iniziative e completeremo questo primo elenco.
PALERMO - lavoratrici precarie scuola, disoccupate donne, giovani immigrate, donne in lotta per la casa, universitarie
RAVENNA - operaie dell'Amadori, operaie della fabbrica Sicis, lavoratrici precarie cooperative sociali, lavoratrici supermercato Lidl
MILANO - lavoratrici precarie e non della scuola, lavoratrici della sanità Istituto Tumori, operaie della fabbrica Bindi, lavoratrici supermercati GS ed Esselunga, donne immigrate
TARANTO - lavoratrici delle Ditte di pulizia (scuole, appalti comunali, Amiu), lavoratrici call center Teleperformance, donne/familiari operai morti sul lavoro Ilva, operaie fabbriche tessili Martina Franca, lavoratrici supermercato Auchan, Universitarie, studentesse
MELFI - operaie della Fiat Sata
TORINO - lavoratrici immigrate donne/familiari operai morti Thyssen
ROMA - donne occupanti case, donne immigrate, lavoratrici Alitalia, artiste precarie
TRIESTE - lavoratrici supermercato Lidl, lavoratrici vari settori Cgil/Fiom
BRESCIA - operaie varie fabbriche metalmeccaniche
PERUGIA - precarie e studentesse dell'Università, lavoratrici precarie in lotta per il reddito, donne immigrate
MANTOVA - lavoratrici della Gabbiano, operaie della ex Primamoda di Casalromano, lavoratrici della MS
BOLOGNA - lavoratrici Pubblico Impiego, lavoratrici asili nido, lavoratrici supermercati
NAPOLI - studentesse e lavoratrici precarie università L'Orientale, disoccupate e lavoratrici precarie