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26/06/10

Le Disoccupate e i disoccupati organizzati a Taranto

LE DISOCCUPATE E DISOCCUPATI ORGANIZZATI DI TARANTO INTERROMPONO IL
CONSIGLIO PROVINCIALE E STRAPPANO DEI RISULTATI CONCRETI.

Dopo la lotta della scorsa settimana che ha invaso il consiglio comunale, Giovedì 24 giugno i Disoccupati Organizzati Slai cobas di Taranto sono entrati in massa anche nell'aula del Consiglio Provinciale, interrotto i lavori e hanno rappresentato vivacemente e caldamente la loro protesta e le loro ragioni e richieste a fronte di una situazione che da troppo tempo va avanti in cui parole e impegni cambiano da un giorno all'altro senza produrre ancora fatti concreti.
Questa presenza ha di fatto fatto cambiare l'Ordine del Giorno del Consiglio Provinciale. Agli stessi microfoni non hanno parlato più solo gli assessori o i consiglieri ma il presidente del consiglio ad un certo punto è stato costretto a dare la parola prima a un rappresentante dei disoccupati, poi dello slai cobas.
Poi mentre consiglieri del PdL abbandonavano l'aula, altri consiglieri, scoprendo "improvvisamente" le ragioni e la lotta che da mesi stanno portando avanti i disoccupati, sono intervenuti sull'argomento, arrivando anche a fare finalmente delle proposte precise.

AD UN CERTO PUNTO È APPARSO A TUTTI CHE LE DISOCCUPATE E I DISOCCUPATI AVEVANO, CON L'EGEMONIA DELLA LOTTA E DELLE POSIZIONI, PRESO LORO IN MANO L'ANDAMENTO DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DIRIGENDO IL DIBATTITO E LE CONCLUSIONI (TANTO CHE UN ASSESSORE DEL PD HA PROTESTATO, OFFESO: "MA NON POTETE VOI PRENDERE LA DIREZIONE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE!")

In questa situazione il consiglio ha deciso di convocare una riunione, per MARTEDI' 29 GIUGNO ore 11 in Provincia, di tutti i capigruppo e degli assessori interessati, con la presenza dei Disoccupati Organizzati slai cobas, e con invito al pres. Della Provincia e del Sindaco Stefano, e anche agli assessori regionali al lavoro e all'ambiente.
Questa riunione deve, con proposte e impegni concreti, sciogliere i nodi che attualmente bloccano l'avvio anche del piano parziale di raccolta differenziata; entrare nel merito della finalizzazione e partecipazione dei corsi di formazione, trovando le soluzioni adeguate, e soprattutto mettere all'OdG la questione del piano straordinario di raccolta differenziata porta a porta per tutta Taranto (di cui parlò a novembre scorso Vendola) e dei lavori e corsi relativi al risanamento ambientale in tutte le situazioni di necessità.

Prima di questa protesta in consiglio provinciale era stato strappato un altro concreto impegno, formalizzato in un Verbale: VENERDI' 2 LUGLIO un altro incontro tra rappresentanti dello Slai cobas e Disoccupati Organizzati e gli assessori al lavoro e all'ambiente, del pres. ATO1,e anche del Pres. Florido e del Sindaco Stefano, la cui presenza è fondamentale perchè sia sullo stato del progetto di raccolta differenziata che ancora è arenato, sia sulla questione dei corsi di formazione che devono andare ai Disoccupati organizzati e finalizzati al lavoro, occorrono decisioni e assunzione di responsabilità diretta da parte dei massimi esponenti politici istituzionali.

DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS - TA

14/06/10

combattivo corteo a palermo contro licenziamenti, precarietà, disoccupazione

Palermo, 14/06:

Oggi pomeriggio, in occasione della giornata nazionale contro i licenziamenti, la precarietà e la disoccupazione promossa dall'assemblea nazionale del 21 maggio scorso a Napoli organizzata dai disoccupati Banchi Nuovi di Napoli e dai disoccupati organizzati di Taranto dello Slai Cobas per il sindacato di classe, un corteo combattivo ha attraversato le strade di Palermo fino alla Prefettura per protestare contro governo e padroni che continuano con le loro politiche antiproletarie e antipopolari a scaricare sulle spalle dei lavoratori,precari, disoccupati la crisi da loro stessi prodotta. Dietro lo striscione di apertura con su scritto " TUTTI INSIEME ALZIAMO LA TESTA CONTRO LICENZIAMENTI PRECARIETA' DISOCCUPAZIONE" hanno sfilato con altrettanti striscioni e cartelli le lavoratrici e i lavoratori precari delle cooperative sociali già da metà giugno senza lavoro visto cha ad oggi non è stato rinnovato dalla Provinca il bando di appalto per la fornitura del servizio di assistenza ai disabili nelle scuole ".vogliamo un lavoro stabile e sicuro tutto l'anno, basta mezzi lavori a mezzo salario." le lavoratrici e i lavoratori della scuola attaccati pesantemente dalla scellerate riforma Gelmini e manovra finanziaria del governo ".contro i licenziamenti di massa, il blocco del salario e del contratto, l'allungamento dell'età pensionabile per le donne lavoratrici che il governo ipocritamente vuole far passare come un provvedimento per la loro emancipazione ma che in realtà le colpisce doppiamente nella loro condizione di lavoro e di vita cacciamo via la Gelmini, Tremonti e tutto il governo." il comitato di lotta donne precarie/disoccupate organizzate che con grande forza e determinazione hanno gridato come in una regione che occupa l'ultimo posto per tasso di disoccupazione, e in particolare femminile, non vogliono arrendere ad una vita fatta di lavori ultraprecari, quando si ha la fortuna di trovarli, o a stare rinchiuse a casa, in famiglia come vorrebbe il governo, " .
una famiglia che in diversi casi per noi si trasforma in una
vera e propria prigione in cui subiamo anche violenza." ".lottiamo perchè si aprano sbocchi occupazionali per noi disoccupate e per ottenere un salario minimo garantito nell'attesa di un lavoro." I lavoratori e le lavoratrici ex enti locali transitati nello Stato in lotta da anni contro le istituzioni ".non siamo lavoratori di serie B, vogliamo una sede di lavoro stabile e riconosciuti i nostri diritti."una delegazione di studenti del Collettivo in lotta dell'Accademia di belle Arti "il sapere non è un mercanzia, Tremonti Gelmini vi cacceremo via" ".operai studenti precari disoccupati vinceremo organizzati." Durante il corteo è stata espressa forte solidarietà ai disoccupati di Napoli e Taranto che in questi mesi sono stati oggetto in diverse forme di atti repressivi da parte delle forze dell'ordine così come tanti altri lavoratori e operai in lotta in tutto il paese, a tutti i lavoratori licenziati e cassaintegrati, in particolare alla lavoratrice ATM Jessica di Milano che in questi giorni sta protestando contro un ingiusto licenziamento, e verso i lavoratori e lavoratrici migranti super sfruttati e attaccati pesantemente da leggi razziste come il pacchetto sicurezza. All'arrivo in prefettura tutti i manifestanti hanno protestato con forza contro il tentativo della digos di intimidire il corteo con filmati continui e minacce di multe solo perché alcune lavoratrici attraversavano la strada con il megafono passando e ripassando sulle strisce pedonali. Una folta delegazione rappresentante i diversi settori di lavoratori, precarie e studenti presenti ha consegnato al prefetto i volantini di protesta e denuncia chiedendo per le specifiche vertenze e lotte l'apertura urgente di tavoli tecnici.

Slai cobas per il sindacato di classe Palermo

30/04/10

Palermo: la lotta delle lavoratrici/ori coop sociali

Continua la lotta delle lavoratrici e lavoratori delle Cooperative sociali, in servizio nelle scuole superiori di Palermo e provincia come assistenti igienico/sanitari agli studenti in situazione di handicap.

Determinati e combattivi, mettendo in campo in questi mesi diverse assemblee e iniziative di protesta al palazzo della provincia regionale di Palermo, alla Rai, alla sede del Giornale di Sicilia. in difesa del posto di lavoro, le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di scioperare e di bloccare il servizio perché vogliono garanzie circa il rinnovo del contratto di lavoro in scadenza a giugno sul quale la Provincia Regionale di Palermo ha continuato a non dare risposte certe e sono contro la cosiddetta procedura di accreditamento, cioè la scelta diretta degli operatori da parte delle famiglie, che la Provincia vorrebbe iniziare a mettere in atto al posto del bando di appalto, secondo un orientamento nazionale che sta via via prendendo piede anche in altri settori pubblici e che non farebbe che creare solo maggiore precarietà e non stabilità lavorativa.

La sola notizia dell’intenzione di scioperare che si è subito diffusa, parliamo di lavoratrici e lavoratori che dopo dieci anni hanno partecipato per la prima volta ad un’assemblea sindacale in orario di lavoro organizzata dallo Slai cobas per il sindacato di classe e per i quali la parola sciopero era come se nell’ambito del loro settore non dovesse esistere sempre ricattati e minacciati di licenziamento dai padroncini delle coop e sempre frenati nelle azioni di lotta dai sindacati di cui precedentemente facevano parte, in larga parte la Cgil, ha fatto seriamente preoccupare istituzioni e cooperative.
Questa volta nessuna scusa è spuntata da parte del Presidente Avanti per rifiutarsi di incontrare i lavoratori che guarda caso sono stati subito convocati al palazzo della provincia.

Un centinaio di lavoratrici e lavoratori hanno presidiato il palazzo della provincia nella giornata in cui si è svolto l’incontro al quale ha partecipato una folta delegazione che è stata imposta dai lavoratori contro le disposizioni del Presidente Avanti che voleva farne salire solo due o tre al massimo.

Si è trattato di una discussione piuttosto articolata in cui le lavoratrici e i lavoratori non si sono affatto fatti intimorire dall’atteggiamento alquanto arrogante del presidente Avanti, al contrario i lavoratori hanno denunciato con forza la condizione lavorativa di precarietà e sfruttamento sancita da un capitolato che prevede contratti di lavoro a tempo indeterminato sulla carta perché impediscono di lavorare ed essere pagati tutto l'anno costringendoli a rimanere inattivi e senza stipendio nei tre mesi estivi e durante le vacanze natalizie e pasquali;
hanno detto che contrasteranno con ogni mezzo l’eventuale avvio della procedura di accreditamento e su questo è stato portato con forza anche l’esempio concreto di ciò che è in atto a Palermo, già da un anno a quasta
parte, nel settore delle coop sociali riguardante i lavoratori assistenti alla comunicazione nelle scuole per i ragazzi con problemi uditivi i quali in una nostra assemblea sindacale hanno denunciato gli effetti assolutamente negativi di tale procedura: scelti direttamente dalle famiglie, non hanno alcuna garanzia di continuità lavorativa, la chiusura del ciclo quinquennale di studi dello studente diventa un incubo perché “se l’anno prossimo nessuna famiglia ci sceglie che facciamo?”
Altro che qualità e migliore offerta del servizio, come si va vantando sui giornali il Presidente della provincia Avanti, ma l’innestarsi invece di veri e propri meccanismi di sudditanza tra la famiglia “datrice di lavoro”e l’operatore sociale “assunto” che pur di non perdere le simpatie della famiglia si accontenta di fare anche servizi che non gli spettano; una lavoratrice ha raccontato che essendo lo studente di cui si occupa all’ultimo anno di scuola, stava pianificando con il proprio marito di fare un figlio “almeno prendo l’indennità di maternità fuori nomina se non dovessi essere scelta l’anno prossimo, ma è normale che si debbano fare figli non per scelta ma per costrizione???”;

infine alquanto arrabbiati le lavoratrici e i lavoratori hanno anche rinfacciato al Presidente Avanti e ai dirigenti presenti, che per tutto il tempo sembrava avessero le spine sulle sedie, la loro grande "solerzia" in tempi elettorali verso le esigenze dei lavoratori, ma oggi che fine hanno fatto le tante promesse di stabilizzazione, internalizzazione e via dicendo????

Dinanzi alla determinazione e protesta delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno chiaramente detto che non molleranno nella lotta, seguiranno passo passo i lavori per il nuovo affidamento del servizio per i prossimi due anni,che presenteranno al consiglio provinciale un documento con le proposte circa i nuovi contratti, l’aumento delle ore, la copertura lavorativa dei 12 mesi, aprendo anche un altro fronte con la Regione Siciliana che stanzia le risorse finanziarie, il Presidente e compagnia sono stati costretti a parlare di “bacino bloccato di lavoratori” che in una forma o nell’altra non perderebbero il lavoro.

Vedremo, la lotta continua…

Lavoratrici e lavoratori Cooperatove sociali organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe

19/03/10

UNA IMPORTANTE, ENTUSIASMANTE, ALLEGRA DUE GIORNI.

La due giorni "Bagagli per un viaggio delle donne in lotta" organizzata a Taranto il 13/14 marzo dalle compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, si è svolta in un clima bello, reso caldo dallo spirito combattivo, dal piacere di trovarsi, socializzare, conoscersi di compagne, disoccupate, lavoratrici che fino al giorno prima erano state impegnate in lotte, e, per alcune realtà, in manifestazioni nell'8 marzo; anche durante il convegno sono arrivate le notizie e i saluti di lavoratrici, precarie in lotta nella stessa giornata del 13, come da Palermo,dove il giorno prima vi erano state le cariche della polizia e da dove le compagne che hanno partecipato alla due giorni hanno portato uno striscione delle precarie in regalo alle disoccupate di Taranto.

Nel primo giorno si sono socializzate le lotte di questi mesi, dal nord al sud, in cui si uniscono gli attacchi concreti al lavoro e alle nostre vite agli attacchi alla nostra condizione generale di donne.
Per questo le proletarie nell'assemblea hanno rilanciato la sfida: PREPARIAMO NEI PROSSIMI MESI LO SCIOPERO TOTALE DELLE DONNE che intrecci la battaglia per il lavoro alla lotta contro la doppia oppressione. Non a caso, lo striscione che le disoccupate di Taranto avevano messo nella sala, riprendeva un vecchio ma quanto mai valido slogan del movimento femminista: "tremate, tremate, le streghe son tornate"!
E' quindi stato deciso di collegarsi con le realtà di lotta più significative delle donne, anche con incontri diretti, per lavorare insieme per lo sciopero.

Nell'assemblea si è parlato anche delle altre lotte delle donne. In particolare è stata raccontata la battaglia delle donne a L'Aquila dall'inizio del terremoto a questi giorni contro gli sciacalli ridens; è stato denunciato perchè le new town di Berlusconi in particolare per le donne significano isolamento, "insonorizzazione", soffocamento scientifico della necessità di socializzazione.
Nell'assemblea le lavoratrici, le disoccupate hanno detto che andremo a L'Aquila a incontrare queste donne per dare e ricevere forza.

E' stata portata nell'assemblea la rivolta delle immigrate e la battaglia in corso per Joy e contro la polizia che stupra; e si è preso l'impegno a sostenere le lotte in corso per la libertà dai campi di concentramento dei CIE e il permesso di soggiorno alle sorelle immigrate; ma anche a sostenere dalle altre realtà l'iniziativa delle compagne di Milano perchè l'ispettore di polizia che ha tentato di stuprare Joy venga processato e condannato.

Su tutto questo, nell'assemblea sono stati fatti messaggi alle lavoratrici, disoccupate, alle donne de L'Aquila, alle immigrate.

Ma soprattutto da vari interventi è stata denunciato con forza il salto di qualità in basso, pratico, politico, ideologico, culturale, che viene portato avanti sull'intera condizione delle donne: dalla sacra famiglia, all'espandersi del maschilismo, ai messaggi subliminali e marci del mondo mass mediatico, con in testa l'uso schifoso dei corpi femminili da Berlusconi ai Vescovi, ecc. - e che questa condizione è una cartina di tornasole del moderno medioevo a cui si vuole portare l'intera società.
Ma le donne, soprattutto le proletarie che ogni giorno lottano, non stanno a lamentarsi: come stava scritto in altri striscioni nella sala: "abbiamo deciso di alzare la testa!", "tutta la vita deve cambiare!".

Per questo la conclusione della prima giornata dell'assemblea è stata la visione di un bel e entusiasmante video che mostra, con immagini, musiche, il percorso già in atto della lotta generale femminista, proletaria, rivoluzionaria delle donne, nel nostro paese come a livello internazionale. Un percorso che unisce la ribellione della maggioranza delle donne, alla distinzione di classe perchè le donne in questa società non sono tutte uguali, alla battaglia rivoluzionaria per rompere le doppie catene, alla ripresa storica delle tappe più importanti della doppia lotta per le donne per una società socialista in cui le donne abbiano un ruolo di direzione perchè la rivoluzione vada a fondo non si fermi a metà strada, una rivoluzione nella rivoluzione che trasformi il cielo e la terra fino al comunismo.

Al video è seguito un allegro buffet, in cui ogni disoccupata ha portato qualcosa da mangiare e bere.

IL VIDEO SARA' AL PIU' PRESTO MESSO A DISPOSIZIONE DI TUTTE LE DONNE CHE CE LO CHIEDONO.

E' questa determinazione, questo entusiasmo, che le compagne, le lavoratrici, le disoccupate, precarie porteranno alla Conferenza Mondiale in Venezuela del 2011 - per cui già nell'assemblea si è cominciato a vedere il modo pratico di andare, e di fare una campagna anche per raccogliere fondi.

Nel secondo giorno questo percorso femminista proletario rivoluzionario ha visto un approfondimento, anche teorico, attraverso il lavoro su materiali, testi, per lo sviluppo con nuove elaborazioni in stretto rapporto con la pratica, del nuovo pensiero e nuova prassi del movimento delle donne, che le compagne del MFPR hanno avviato dal 1995, in rapporto anche con le elaborazioni più avanzate a livello internazionale.
E' stato prodotto un PRIMO DOCUMENTO (in itinere): "APPUNTI PER UN NUOVO PENSIERO E PRASSI FEMMINISTA PROLETARIA RIVOLUZIONARIA".
Siamo tornate poi sull'appuntamento del Venezuela, per approfondirne i temi, in termini propositivi ma anche critici - perchè per noi anche questo appuntamento va costruito unendo teoria e pratica, i documenti/incontri alla pratica continua di lotta delle donne, distinguendo ciò che è l'agire rivoluzionario del movimento delle donne, dal parlare di rivoluzione/socialismo ma praticare le vuote parole e la piena socialdemocrazia.

SU QUESTO PERCORSO IL SECONDO GIORNO SI E' CONCLUSO CON UN NUOVO, PIÙ LUNGO, APPUNTAMENTO PER QUEST'ESTATE.

Stiamo preparando un dossier con gli interventi e i materiali più significativi della due giorni, che metteremo a disposizione.
Per richiederlo: e mail mfpr@fastwebnet.it - 3475301704 (Margherita) 3408429376 (Donatella).
Chiaramente sia messaggi che dossier che foto li metteremo appena pronti sul blog: http.//femminismorivoluzionario.blogspot.com/

Compagne, in particolare da Roma, da Bologna, da Milano e alcune realtà di lavoratrici in lotta, pur non potendo venire hanno mandato saluti e messaggi, noi le ringraziamo molto e i loro saluti sono stati letti e accolti con calore dall'assemblea.

L'ASSEMBLEA DELLA DUE GIORNI
"BAGAGLI PER UN VIAGGIO DELLE DONNE IN LOTTA".


Taranto, 13/14 marzo 2010

09/03/10

8 marzo a Palermo

8 marzo è … la nostra lotta contro sfruttamento, precarietà, licenziamenti, disoccupazione, discriminazioni, oppressione
Con questo grande striscione 50 tra lavoratrici della scuola, comunali, precarie ex Pip e delle cooperative sociali organizzate nello Slai cobas per il sindacato di classe hanno manifestato e protestato ieri pomeriggio alla Rai a Palermo.

Presenti anche un gruppo di lavoratori che hanno sostenuto con forza le ragioni delle lavoratrici e precarie.

“ Noi non siamo solo lavoratrici, precarie, ma anche donne che lottano” , “Governo, padroni, istituzioni ci attaccano ogni giorno doppiamente ma doppia è la nostra rabbia e lotta contro di loro e non ci fermeremo”,
“Basta discriminazioni, basta minacce di licenziamento, basta lettere di dimissioni in bianco…!”
“Anche la precarietà e la disoccupazione sono violenza!”
“Un governo che usa/abusa del potere contro le donne deve essere cacciato!”

Questi alcuni degli slogans che sono stati lanciati per tutta la durata del presidio che inizialmente le forze dell’ordine hanno tentato di limitare cercando di imporre alle donne di non stare sul marciapiede attiguo alla Rai ma di “sostare a debita distanza”. Non sono riusciti nell’intento perché le lavoratrici con prontezza e determinazione hanno imposto la loro presenza ai cancelli della Rai dove hanno iniziato anche a protestare contro l’atteggiamento dei giornalisti che chiamati dai vigilantes si sono dichiarati “non disponibili momentaneamente per un’intervista perché molto impegnati in altri servizi per l’8 marzo”

Quali altri servizi??? Forse quelli sui vari congressi, conferenze e false passerelle della tante assessore “alle pari opportunità” e “grandi signore istituzionali “così indaffarate a parlare e ragionare di donne” ma solo per un giorno! perché poi gli altri 364 giorni dell’anno si dimenticano delle donne quelle vere, quelle in carne e ossa che ogni giorno devono lottare, quelle che come dice la famosa canzone “non sono signore con tutte stelle nella vita, ma donne per cui la guerra non è mai finita…”

Lavoratrici e precarie non si sono date per vinte: armate di striscione, bandiere, megafono e volantini hanno iniziato ad attraversare molto lentamente la strada antistante la Rai abbastanza trafficata, bloccando per una buona mezz’ora il passaggio delle automobili, parlando con gli automobilisti, dando il volantino, spiegando il perché della protesta, invitando alla due giorni che ci sarà a Taranto il 13 e 14 marzo “ Bagagli per il viaggio delle donne in lotta” organizzato dalle compagne del mfpr, ma denunciando anche con forza i mass media al servizio del “regime Berlusconi” e minacciando di invadere i locali della Rai se passata la mezz’ora non si fosse fatto vivo nessuno.

A quel punto le lavoratrici e le precarie sono state avvisate dalla Digos che un giornalista e un cameramen erano improvvisamente “interessati” a fare un servizio.

Durante l’intervista che è seguita le lavoratrici e le precarie tutte a gran voce e applaudendo hanno espresso la solidarietà alle altre donne in lotta in questi mesi dal nord al sud, dalle operaie della Fiat e Italtel, alle lavoratrici dell’Omsa e Triumph, dalle precarie dell’Omnia e dei call center di Trapani alle lavoratrici delle pulizie e disoccupate di Taranto… “un filo rosso ci unisce, la lotta!”. Il servizio su ieri è stato mandato in onda oggi.

Forti saluti di lotta a tutte

Lavoratrici e precarie organizzate nello Slai cobas per il sindacato di classe
Palermo, 09/03/2010

"DONNE PERICOLOSE"


"DONNE PERICOLOSE"

Questa è stata la frase che ha caratterizzato questa mattina, 8 marzo, la mobilitazione di circa trenta Disoccupate Organizzate, lavoratrici precarie delle pulizie dello slai cobas e compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario a Taranto.

Siamo scese in piazza dicendo "La lotta è dura, ma abbiamo deciso di alzare la testa!". E questo ha trovato subito conferma, quando davanti al Comune, anche oggi, abbiamo trovato schierati decine e decine di poliziotti, camionette e auto della polizia, a "protezione" del Comune, dalle "donne pericolose", quelle che da mesi chiedono lavoro e una vita dignitosa, che da mesi lottano, anche scontrandosi senza paura con la polizia.

A questo punto abbiamo detto: ebbene sì, siamo e vogliamo essere "donne pericolose", perchè tutta la vita deve cambiare!
E mettendo proprio davanti al Palazzo comunale lo striscione "tremate, tremate, le streghe son tornate", si è alzata una forte denuncia del Sindaco Stefano che oggi invece di aprire il Comune alle donne, come noi avevamo chiesto, ha deciso di fare del Comune una "casa chiusa".

Alle 11 le disoccupate e lavoratrici sono andate a p.zza della Vittoria, anche questa assurdamente presidiata da poliziotti e carabinieri, e si sono impossessate, salendovi tutte, del palco usato per i comizi elettorali. E dal palco le disoccupate hanno fatto vari interventi per denunciare e raccontare la loro vita sempre più di negazione di diritti, di peggioramento di condizioni di vita, di oppressione; ma nello stesso tempo hanno ribadito la loro determinazione a lottare fino in fondo. Le Disoccupate Organizzate, le lavoratrici, stanno lottando per tutte le donne a cui questo Stato, governo, i padroni negano lavoro, salari decenti, ma anche dignità, diritti; loro vogliono che noi restiamo a casa per scaricare su di noi tutto il peso della famiglia e dei servizi sociali sempre più tagliati e peggiorati. Mentre questo governo, questo sistema sempre più marcio ci offende e violenta, arrivando ad usare il corpo delle donne per il piacere del "re" Berlusconi o come tangenti per i loro sporchi affari.

Durante l'iniziativa abbiamo ricordato con affetto CARMELA, 13 anni morta nel 2007, violentata da un branco e suicidata da istituzioni che invece di aiutarla l'hanno rinchiusa e riempita di psicofarmaci - per questo continueremo a sostenere la battaglia dei genitori per una giustizia che ancora non arriva.
Abbiamo ricordato anche FILOMENA la donna che viveva alla stazione di Taranto, anche lei come Carmela non solo violentata e uccisa da un uomo ma anche dall'indifferenza dello Stato.
Per questo, pure invitate, non andremo oggi pomeriggio ad una iniziativa alla stazione di Taranto, organizzata da Comune, associazioni, rappresentanti di partiti, che ipocritamente dedicheranno poesie a Filomena e un "tour" di vergognoso sapore turistico/elettorale nei posti in cui si accampava Filomena, mentre nulla hanno fatto e fanno quando Filomena, Carmela e tante altre sono in vita.

Le disoccupate e le lavoratrici si sono date, quindi, appuntamento per il 13 e 14 marzo 2010, in cui vi sarà una Due giorni di discussione, riflessione, elaborazione, socializzazione, organizzata dal Movimento Femminista proletario Rivoluzionario, con la presenza di rappresentanti di donne da altre realtà nazionali di lotta: di immigrate, insegnanti precarie in lotta contro la Gelmini, le donne in lotta de L'Aquila, ecc.

Disoccupate e lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe
compagne del MFPR - Taranto

05/03/10

13 e 14 MARZO A TARANTO

13 e 14 MARZO A TARANTO

Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario organizzano per il 13 e 14 marzo 2010 a Taranto una due giorni di discussione, riflessione, elaborazione, socializzazione, su:

- per un nuovo pensiero e nuova prassi del femminismo proletario rivoluzionario nel movimento delle donne e la sua centralità strategica nell'insieme del movimento rivoluzionario, comunista, per l'intreccio genere/classe e la rivoluzione nella rivoluzione;

- quale partecipazione alla conferenza mondiale del Venezuela del 2011, per portare l'esperienza del movimento femminista italiano e della lotta sociale autorganizzata delle donne, come ricchezza, forza, ma anche la contraddittorietà del movimento in Italia.

Invitiamo le compagne impegnate in particolare nelle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, donne immigrate e nella lotta contro il moderno clericofascismo, sessismo, razzismo.

Per informazione, partecipazione:

mfpr@fastwebnet.it
mfprpa@libero.it
3475301704 (margherita)
3408429376 (donatella)

Le compagne del MFPR

Due giorni 13 e 14 Marzo "Bagagli per un viaggio delle donne in lotta"

TARANTO via Rintone, 22 (dal piazzale della Stazione - sul lato destro - bus n. 3, scendere 2° fermata di via Dante Bar La Gioia - per contatti: 3475301704 Margherita)
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1° GIORNO


ore 10 - Introduzione

Buffet

ore 11
la condizione di doppie catene delle lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate;
le lotte di questi mesi, dalle precarie della scuola alle disoccupate, alle operaie licenziate: affermare il punto di vista generale delle donne
;
lo sciopero totale delle donne

video lavoratrici Taranto

ore 13,30 - pranzo autogestito

ore 15,30
contro il moderno medioevo/razzismo/sessismo:
violenze sessuali - in morte della sacra famiglia
Noi odiamo gli uomini che odiano le donne: 1° della lista Berlusconi

Montalto - con Joy e le immigrate

L'Aquila: la battaglia raccontata dalle donne - Bertolaso come emblematico del marciume del capitalismo verso le donne (prima 'donne oggetto', ora 'donne tangenti')

ore 19 - Blog femminismo rivoluzionario

ore 20 - cena collettiva

2° GIORNO

ore 9
video: il viaggio di lotta del femminismo proletario rivoluzionario

Il nuovo pensiero e nuova prassi del femminismo proletario rivoluzionario la sua centralità strategica nell'insieme del movimento proletario, rivoluzionario, comunista, per l'intreccio genere/classe e la rivoluzione nella rivoluzione;

Venezuela: la ricchezza del movimento delle donne in Italia dalle guerre popolari un nuovo ruolo dirigente delle donne vogliamo la rivoluzione non una socialdemocrazia ridipinta

ore 13 conclusioni

22/02/10

1 MARZO 2010: SCIOPERO DEI MIGRANTI

1 MARZO 2010: SCIOPERO DEI MIGRANTI, UN’OCCASIONE DA NON PERDERE .

Le leggi in materia di immigrazione, dalla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, fino al Pacchetto sicurezza ed all’introduzione del reato di clandestinità, fanno parte di una più generale ristrutturazione del mercato del lavoro, avviata tra l’altro dai governi di centro sinistra con il Pacchetto Treu, approfondita dalla legge 30 e dalla riforma del ccnl del centro destra.
La flessibilità è il comun denominatore di un medesimo progetto che ha il principale obbiettivo di abbassare il costo del lavoro di tutta la forza-lavoro e di affermare il primato dell’impresa sugli individui.
Gli immigrati soprattutto se “irregolari”, sono una “risorsa” per molti imprenditori, in particolare delle piccole e medie imprese che, potendo usare la loro maggiore ricattabilità e subordinazione, impongono loro uno sfruttamento e trattamenti salariali altrimenti intollerabili.
Condizione questa che si aggrava ancor di più nel caso delle donne “irregolari”.
La rivolta di Rosarno, ha squarciato quindi il velo che le imprese, non solo meridionali, con la complicità dei governi cercano di stendere rispetto all’equazione clandestinità=lavoro nero=schiavitù. Si tratta infatti di moderne forme di schiavitù, sia nelle retribuzione che nei ritmi di lavoro, ma anche nelle più generali condizioni di vita.
Con l’aggravarsi della crisi e l’accesso a forza lavoro ricattabile peggiorano anche quelle dei lavoratori italiani.
Imprese, banche e governi cercano di scaricare i costi della crisi economica da loro provocata su tutti i lavoratori. Licenziamenti, cassa integrazione, abbassamento dei salari, disoccupazione, difficoltà a permettersi una casa, taglio alle spese sociali, dalla scuola alla sanità, sono diventati una dura realtà anche per milioni di lavoratori italiani.
Per i migranti tali effetti sono ancora più disastrosi, poiché per il tipo di lavoro che svolgono e per la condizione di non cittadini in cui si trovano, non usufruiscono nemmeno di quei miserabili ammortizzatori sociali previsti per la maggioranza dei lavoratori italiani; inoltre la perdita del lavoro significa spesso ripiombare nella condizione di clandestinità perché la infame legge Bossi-Fini lega il possesso del permesso di soggiorno al mantenimento di un’occupazione.
In questo contesto le politiche razziste e populiste, dei governi di centro destra, con il concreto sostegno di esponenti ed amministratori di centro sinistra, mirano a contrapporre i lavoratori immigrati ai lavoratori italiani (precari e non, a nero, inoccupati), favorendo un pericoloso clima di odio sociale. L’immagine dell’immigrato-ruba-lavoro-terrorista-violentatore-criminale, da respingere/rinchiudere, viene utilizzata con l’unico scopo di indicare un capro espiatorio sul quale scaricare le tensioni prodotte dalle precarietà dell’esistenza. In tal modo si rendono più ricattabili e succubi gli immigrati che sono costretti ad accettare condizioni ancora peggiori alimentando un circolo vizioso che si ritorce sugli stessi lavoratori italiani.
In realtà padroni e loro rappresentanti politici non vogliono e non possono espellere l’enorme massa di migranti di cui hanno estremo bisogno e vorrebbero rimandare a casa solo quelli che eccedono le loro esigenze di sfruttamento. Ecco perché è una deriva autolesionista aderire alle campagne xenofobe e razziste anche da parte di proletari italiani.
Siamo, allora, di fronte ad un bivio: farsi trascinare da questa perversa spirale oppure respingerla al mittente riconoscendo nei migranti dei propri fratelli di classe, per quanto al momento trattati in maniera molto peggiore di noi, con i quali abbiamo in comune gli stessi nemici, gli stessi interessi di fondo, con la prospettiva di difenderci insieme o precipitare nel baratro di uno scontro tra sfruttati e di un comune ulteriore peggioramento.
Infatti, difendere i diritti di migranti, quelli di cittadinanza come quelli lavorativi, non è solo un atto di umanità di fronte alle criminali politiche messe in atto nei loro confronti, ma è l’unica arma che abbiamo per contrastare in maniera efficace la politica di chi li vuole utilizzare come massa di ricatto e di pressione nei nostri confronti.
Le lotte dei migranti in alcune aziende del nord e ancor di più i ribelli di Rosarno, ci parlano, (ed è questo l’aspetto più importante) di dignità e determinazione, voglia di protagonismo, di rivendicazione di diritti elementari: lavoro/reddito, casa, salute, istruzione, gettando ponti verso quel mondo del lavoro, in tutte le sue sfaccettature che è drammaticamente aggrappato a qualche straccio di garanzia che viene continuamente erosa dalle politiche antisociali di questo governo.
Si tratta di raccogliere questo importante segnale nella prospettiva di sperimentare e organizzare lotte che mirino a conquistare migliori condizioni di lavoro e di vita per tutti, al di là del colore della pelle, della religione, della cittadinanza, cominciando dal sostegno alle rivendicazioni specifiche degli stessi migranti che li rendano meno ricattabili.
La giornata di lotta del 1° marzo proclamata anche in Italia, in coincidenza con lo sciopero dichiarato dai migranti in Francia, rappresenta quindi un’occasione importante per rompere questa artificiale e velenosa dicotomia tra lavoratori migranti e non. Essa assume un carattere transnazionale e segna la ripresa delle mobilitazioni contro la “Fortezza Europa”.
Durante quella giornata è quanto mai necessario promuovere scioperi e/o fermate nei posti di lavoro, blocchi e mobilitazioni nei territori per rafforzare le rivendicazioni dei migranti e per esprimere la nostra ripulsa contro il clima e la politica razzista portata avanti dal governo e dalle istituzioni.
Questo vuol dire la scesa in campo ed un impegno preciso di tutto il sindacato.
I sindacati confederali, infatti, nonostante abbiano, soprattutto al nord, centinaia di migliaia di iscritti immigrati, non fanno quasi nulla di concreto per la tutela dei loro diritti dentro e fuori i posti di lavoro, anzi spesso li utilizzano come alibi per portare avanti una politica di ulteriore subalternità alle pretese padronali di ottenere nuovi peggioramenti generalizzati.
Anche di fronte all’iniziativa del 1 marzo hanno in buona sostanza tergiversato accampando, quando pure si sono espressi, inconsistenti motivazioni. E’ ora di prendere una chiara posizione ed assumere iniziative concrete e vere di sostegno alle lotte e ai diritti dei migranti a partire proprio dal 1 marzo.
Promuoviamo delle mozioni nel corso dei congressi in corso e nelle assemblee sui luogo di lavoro per i contratti e le vertenze in atto, affinché la questione dei diritti dei migranti ed il sostegno alle loro rivendicazioni venga messo al centro della mobilitazione per respingere gli attacchi padronali.
Ma soprattutto facciamo del primo marzo una base di partenza per avviare ovunque dei comitati unitari composti da migranti ed italiani in cui paritariamente si discuta come promuovere la comune lotta contro il razzismo e per una più efficace difesa della condizioni di vita e di lavoro.

Rete anticapitalista campana

Per inviare adesioni scrivere a: reteanticapitalistacampana@gmail.com
Prime adesioni:
Salvatore Musella r.s.u. Comdata care – Napoli; Vincenzo Sarnataro r.s.a. Cobas Astir – Napoli; Salvatore Mazziotti r.s.a. Arpac Multiservizi – Napoli; Carla La Daga esecutivo prov. Cobas –Napoli; Luca Tavano r.s.a. Cobas S.i.s. s.p.a – Napoli; Tullio Coppola r.s.u. Cobas scuola – Napoli, Dario Parisi (Cobas scuola- Napoli), Giuseppe Gigante- RSA Sindacato Lavoratori in Lotta S.I.S. (Provincia di Napoli), Cooperativa Cantieri Navali Megaride (Napoli), Antonio Pellilli (Rsu FP-CGIL Comune di Pozzuoli), Salvatore Guitto (Rsu FP-CGIL Comune di Pozzuoli), RSU/FIOM-Officina Regione Campania-LABRIL S.R.L., Roberto Taddeo lavoratore Enel Napoli, Raffaele Piccolo lavoratore Asl Napoli 1, Antonio Palumbo lavoratore Arpac Multiservizi; (Eduardo Sorvillo; Tania Castellaccio; Gianni Manzo; Peppe Arola; Gennaro Curallo; Nadia Vallifuoco): Collettivo Operatori Sociali Napoli; (Umberto Sirigatti; Pina Elmo): lavoratori comune di Napoli; Michele Tassaro (RSU Ospedale Cardarelli); Biagio Narciso, docente istituto professionale “S. Pertini” AFRAGOLA (Na); Mauro Farina - COBAS Scuola Napoli; Gennaro Massimino Cobas Sanità precari/e;
(Bartolomeo Matarazzo; Carmela Teta; Valeria Vinci; Marcella Negre; Maria Vincenza Di Roberto; Anella Capasso; Daniela Belaeff; Gianfranco De Rosa; Costantino Brancaccio; Simona Martucci; Fiorella Borza; Amelia Rea; Mauro Galliano; Anita Borriello; Alessandra Gerotto; Giuseppe Lombardi; Raffaella Di Cristo; Milena Pelliccia; Carmela Mambelli; Annamaria Imparato; Paolo Solli; Alessandro Molli; Daniela Cecchini; Annunziata Ismeno: Rosa D'orto; Elena Curcio; Rita Del Peschio; Marianna Musella; Enrico Califano; Luigi Lopez; Annunziata Barbaro; Maria Anna Illiano; Mariarosaria Costagliela; Nunzio Musella; Rosaria Prato; Vincenzo Pane; Antonella Peluso): iscritti Cobas in comandata Care; Antonio Carlo docente Università di Salerno; Salvatore Palidda docente Università di Savona e di Genova; Peppe Raiola RDB/CUB SCUOLA -Reggio Emilia, Enzo Bertuccelli - Flaica CUB Messina, Filippo Sutera - FMLU CUB Messina, Gianni de Bellis, RSA della CGIL della scuola ITI Lucarelli di Benevento; Anna Patini- (r.s.a. cgil a.o.u. "s. Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona- Salerno). Cobas slai Regione Lombardia; Slai Cobas delle cooperative lombarde (Leonardo -Origgio-, Sempione -Origgio-, T.I.M.E. Service -Turate-, Ucsa -Brembio-, Papavero -Cerro al Lambro-, Novaplanet -Caleppio di Settala e Liscate-, Ortofin -Ortomercato di Milano-, Serim-Assago-.); Slai Cobas Poste; Slai Cobas ASF Como; Slai Cobas ICP; Slai Cobas Salvini; Cinzia Guardi (RSU Slai cobas IMPS Milano); Daniele Totaro (rsu Slai Cobas ATM); Francesco Rizzo (slai cobas Intesa S. Paolo); Roberto Maestri (slai cobas Italtel); Umberto Nicosia (Slai Cobas Aereoporto Linate Milano); Paolo Maio (pensionato), Enzo (slai cobas provincia di Varese); Fulvio Di Giorgio (Coordinatore provinciale Slai Cobas di Cremona); Luigi Cingi (New Holland di Modena); Sercia Valeria RSU ( Esselunga Milano); Guglielmo Musso (Agenzia delle Entrate di Roma);

27/01/10

Palermo: basta sfruttamento e precarietà ! le lavoratrici delle coop sociali/scuola scendono in protesta

Le lavoratrici delle cooperative sociali “Azione Sociale”, “Amanthea” e “La Città del Sole”, che lavorano nelle scuole superiori come assistenti igienico sanitari per i ragazzi portatori di handicap, insieme a diversi lavoratori hanno manifestato alla Provincia di Palermo, l'ente che assegna gli appalti alle cooperative ed eroga i fondi.
Le lavoratrici e i lavoratori, organizzati nello Slai cobas per il sindacato di classe, determinati hanno detto BASTA ad una condizione di sfruttamento, precarietà, di frequenti minacce di licenziamento, che dura da anni e che in particolare per le donne è doppiamente pesante, se si pensa anche come in una città del sud come Palermo il tasso di disoccupazione femminile è tra i più alti: stipendi non pagati per mesi lavorare senza avere mai ricevuto uno straccio di copia di contratto, un contratto davvero anomalo, sulla carta è a tempo indeterminato ma nei fatti le lavoratrici e i lavoratori vengono sospesi nelle pause delle vacanze natalizie e pasquali e nei tre mesi estivi, sospesi significa che rimangono a casa, non percepiscono lo stipendio ma non possono neanche chiedere la disoccupazione all'Inps proprio perché il contratto è a tempo indeterminato se ti assenti qualche giorno di malattia in più vieni spostato arbitrariamente da una scuola all'altra per punizione, se l'alunno che assisti si assenta vieni rimandato a casa e si viene pagati solo per un'ora Se da un lato le cooperative agiscono contro i lavoratori attraverso forme che rasentano il caporalato, dall'altro questa condizione di lavoro è causata anche da alcuni vincoli posti dalla Provincia nel capitolato di appalto, per esempio le sospensioni dal lavoro nelle pause estive
In particolare le lavoratrici, costrette quando sono state assunte a firmare il foglio delle dimissioni in bianco, armate di cartelli e bandiere hanno protestato con slogan, denunciando anche al megafono i “capetti” delle cooperative che ancora il giorno prima avevano cercato in tutti i modi di impedire loro di partecipare all'assemblea sindacale indetta sotto la Provincia fino a minacciarli di licenziamento. Ma insieme ai loro colleghi di lavoro non si sono fatte ricattare, al contrario hanno espresso tutta la loro rabbia, da dieci anni non avevano mai fatto un'assemblea sindacale o uno sciopero anche perché molti di loro dicono che "la Cgil sindacato da cui ci siamo cancellate non ha fatto mai nulla a nostro favore!!!"
Durante il presidio forte è stata espressa la solidarietà a tutte le operaie e gli operai, lavoratrici e lavoratori, precari e e precari che che in questa fase stanno subendo licenziamenti, cassa integrazione, sempre più precarietà, in particolare un messaggio è stato rivolto alle tante donne che da giorni sostengono la lotta dei loro mariti e padri dei figli, gli operai licenziati della Delivery Email (indotto Fiat) in protesta sul tetto della fabbrica, bloccando l'ingresso delle merci ai cancelli , alle lavoratrici e lavoratori del call center OMNIA in lotta a Milano, alle colleghe/colleghi centralinisti delle cooperative dell'ospedale Civico di Palermo, licenziati in tronco, che hanno occupato per protesta i locali del loro posto di lavoro, alle tante precarie e precari della scuola in mobilitazione in tutta Italia.
Nel corso dell'assemblea una delegazione di lavoratori e lavoratrici è stata ricevuta dal Presidente della provincia Avanti che si è detto disponibile a discutere di alcuni aspetti del capitolato che scadrà a fine giugno 2010.

Palermo, 26/01/2010 Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe
via g. del duca 4 - Palermo telfax 091/203686 – 3408429376 cobas_slai_palermo@libero.it

16/12/09

Sulla manifestazione del 10 dicembre a Torino

COMUNICATO della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro


Oltre un migliaio ha partecipato al presidio al Tribunale di Torino in occasione dell'apertura del processo Eternit. Molto forte la partecipazione di lavoratori, familiari interessati al processo,organizzata dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Associazione Esposti Amianto e altre associazioni amianto di Sesto San Giovanni, Trieste, Roma, Taranto, Broni, Latina, Importante anche una forte rappresentanza delle associazioni francesi.
La Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro che aveva lanciato l'appello per far diventare questa scadenza una manifestazione nazionale ha portato al presidio decine e decine di rappresentanti di lavoratori, associazioni familiari, comitati, provenienti da diverse città italiane. Da
Trento a Palermo, da Napoli a Marghera, da Roma a Milano, Bergamo, Bologna, Ravenna; molto consistente e rappresentativa la delegazione della Rete di Taranto con operai, familiari di operai Ilva e un contingente di Disoccupati Organizzati in lotta anche in questi giorni per il lavoro, la salute e
l'ambiente, e che ha portato anche l'adesione di "Alta Marea" che raccogliendo numerose associazioni ambientaliste a Taranto il 28 nov. ha portato in piazza oltre 20 mila persone; molto significativa infine la presenza dell'associazione 29 giugno vittime della strage del treno di
Viareggio.
Naturalmente folta la rappresentanza di operai e familiari Thyssenkrupp dell'associazione legami d'acciaio e dei rappresentanti del comitato milanese 'dalla parte dei lavoratori'- presenti un gruppo di operai della fiat mirafiori e rappresentato il Comitato 5 aprile di Roma. Presenti collettivi di studenti oltre che da torino anche da Venezia e Marghera
In tutta la mattinata si sono susseguiti gli interventi di tutte le associazioni presenti che hanno unito la denuncia alle proposte e hanno fornito un quadro delle emergenze e drammaticità delle questioni delle morti sul lavoro e da lavoro, le dimensioni vaste della questione amianto e l'impegno a sviluppare la lotta dentro e fuori i Tribunali.
Alla manifestazione della Rete hanno aderito organizzazioni sindacali di base e confederali, Slai cobas per il sindacato di classe, Sindacato Lavoratori in Lotta napoli, Usi, Fiom/Cgil, ecc.; forze politiche con rappresentanti, Rifondazione, Sinistra critica, Pdci, Sinistra popolare, ecc.; e delegazioni di Proletari comunisti, Carc, Coordinamento dei collettivi comunisti, Piattaforma comunista ed altri.
Sull'andamento del processo che ha visto la massiccia partecipazione dei familiari e delle associazioni che hanno chiesto la 'partecipazione di parte civile' rimandiamo al comunicato degli stessi, - le udienze riprenderanno ogni lunedì a partire dal 25 gennaio -quello che conta segnalare è che la Rete ha rappresentato, come era già stato per la Thyssen di Torino il 6 dicembre 2008, per l'Ilva Taranto il 18 aprile, l'unica forza nazionale capace di associare le energie e trasformare anche questa occasione in movimento di lotta, fuori dai Tribunali, nelle strade nelle fabbriche e
posti di lavoro. Certamente questa scadenza richiedeva una partecipazione di massa più consistente. Tanti che avrebbero potuto esserci, sia pure nelle difficoltà di un giorno feriale e in coincidenza con un periodo pieno di manifestazioni nazionali, non hanno fatto tutto lo sforzo necessario per esserci realmente.
Questo dimostra quanto lavoro sia ancora da fare da parte della Rete. La manifestazione ha portato in piazza a Torino non solo solidarietà e denuncia ma anche le numerose proposte provenienti dalla piattaforma della Rete, come da convegni che ci sono stati nelle passate settimane, Orvieto tra questi, e dal fronte delle associazioni amianto che avevano tenuto un mese prima un ricco convegno nazionale sempre a Torino.
Ora, però, anche da Torino viene l'appello a fare un salto di qualità e un nuovo sforzo unitario, perchè il movimento cresca, influenzi la battaglia per lo sciopero generale, per la lotta contro il governo Berlusconi che su questo fronte tutela sempre più gli interessi dei padroni, ostacola i
processi, risponde negativamente alle richieste che vengono dagli operai, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni.
La manifestazione di Torino ha riportato anche l'attenzione sulla repressione, licenziamenti fatti dai padroni nei confronti di lavoratori e Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza, questioni che vanno ben oltre il caso esemplare Dante De Angelis: dai cantieri navali di Palermo, all'ATM
di Milano, alle fabbriche bergamasche, agli attivisti denunciati, processati e in alcuni casi già condannati, come a Ravenna, tutte battaglie che richiedono il rafforzamento della Rete e l'azione diretta.
Nella manifestazione grande peso è stato dato negli interventi all'emergenza nell'emergenza data dalle morti degli immigrati sui posti di lavoro che subiscono clandestinità, precarietà, lavoro nero, schiavitù nei cantieri, nei laboratori, nelle fabbriche. La giornata è stata dedicata all'ultima
vittima di questi crimini del capitale, crimini anche contro i diritti umani, la morte di una giovanissima operaia cinese di 13 anni, ma anche dell'operaio senegalese ucciso dal padrone e buttato in una campagna, semplicemente perchè pretendeva il suo salario.
Per questo la Rete ha deciso di lavorare ad una nuova manifestazione nazionale da realizzarsi in collaborazione con comitati e associazione degli immigrati - scesi in piazza in maniera così impetuosa e massiccia il 17 novembre scorso.
Tutti questi temi - l'unità, le nuove campagne, la manifestazione degli immigrati, insieme al potenziamento dell'ufficio legale, la partecipazione ai processi,- primo fra tutti quello della Umbria Olii in cui sono attivi l'associazione familiari Colletti e la rete umbra- la lotta contro la repressione a dei lavoratori e rls -la ricerca di proposte mirate e unificanti da proporre anche nella forma di leggi di iniziative popolari - sono al centro dell'assemblea nazionale che la rete promuove per il 16
gennaio 2010 a Roma.


Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamorte@gmail.com

16/11/09

10.000 lavoratrici/ori in lotta per lo stipendio e il lavoro !

GRUPPO OMEGA: 17 novembre Sciopero
Manifestazione Nazionale a Roma
10.000 lavoratrici/ori in lotta per lo stipendio e il lavoro !

Lavoratrici/ori di Agile (ex Eutelia) e del gruppo Phonemedia da quando sono stati ceduti ad Omega smettono di essere pagati. Precariatà, stress e mobbing invece dello stipendio e di un piano industriale! E per 1.200 lavoratori di Agile è stata aperta la procedura di LICENZIAMENTO!!
Mobilitiamoci e lottiamo: Non lasciamo il nostro destino a chi finora ci ha spinto nelle mani di imprenditori di malaffare o ha lasciato che tutto ciò accadesse… I tentativi di rassicurazione sul pagamento degli stipendi e sul futuro dell’azienda palesati da alcuni responsabili aziendali sono risultati aria fritta: ad oggi non ci sono garanzie sul pagamento degli stipendi e sul futuro di Omega. In diverse sedi/call center Agile e Phonemedia (Answers) i lavoratori stanno scioperando ad oltranza, sono in assemblea permanente e stanno occupando.
Occorre estendere la protesta alle altre sedi/call center e proseguire con gli scioperi, le occupazioni e le manifestazioni e dall’esterno sostenere i lavoratori con solidarietà concreta: solo così ci sarà un vera prospettiva di ottenere la tutela dei diritti dei lavoratori Omega.

Ma chi c’è dietro Eutelia e Omega? i capi di Eutelia hanno problemucci con la guardia di finanza (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita), sono amici di Licio Gelli e di altri emeriti massoni. Nella creazione del gruppo Omega ci sono di mezzo loschi personaggi più volte coinvolti in fallimenti di numerose società, politici, fondi esteri e banche (come il MPS)… un gruppo che nel giro di poco ha acquisito un sacco di aziende e poi non ha i soldi per pagare gli stipendi e apre le procedure di messa in mobilità per centinaia di lavoratori è certamente un contenitore creato per dissolvere tutto. A questo proposto ricordiamo l’incursione squadrista all’interno della sede romana di Agile occupata dai lavoratori, azione orchestrata dall’ex amministratore delegato di Eutelia Samuele Landi al comando di un manipolo di vigilantes: un atto che dimostra il livello cui stanno portando lo scontro i padroni.

Lavoratrici/ori non si devono far coinvolgere nel teatrino messo in campo da padroni, sindacati confederali, partiti e istituzioni con scambi di accuse tra blocchi politici di centrodestra e centrosinistra che poco hanno a che fare con l’interesse dei lavoratori; tutti soggetti che fino a ieri hanno acconsentito che su questa vicenda oscura ci fosse meno rumore possibile.
Denunciamo la poca azione di quei sindacati che si sono mossi in ritardo e spesso gettano acqua sul fuoco: In diverse sedi/call center abbiamo deciso di organizzarci direttamente, abbiamo deciso di lottare con sciopero a oltranza dal 01/09/2009; effettuando incontri con le istituzioni locali e nazionali (ministero dello sviluppo economico), presidiato le prefetture, fatto conferenze stampa e azioni legali come l’ingiunzione al pagamento.
Dobbiamo proseguire la lotta su questa strada e invitiamo i colleghi a contattarci per difendere collettivamente e direttamente i nostri diritti (per info Sabrina tel. 339-8100140).

Martedì 17 novembre tutti a Roma !
Partecipiamo alla Manifestazione – ore 9.30 p.zza della Repubblica

Per partecipare contattare i nostri rappresentanti in azienda, i numeri 339-8100140 o 331-6019879 oppure le sedi CUB.

Pistoia - Firenze, novembre 2009

FLMUniti-CUB gruppo Omega

Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti – Confederazione Unitaria di Base
Firenze, Via Guelfa 148r tel./fax 055/3200938 Pistoia, via Porta San Marco 134 tel/fax 057327672
Milano, Viale Lombardia,20 tel. 02-7063.1804 www.cub.it www.flmutim.it - email: cubtlc@libero.it

08/11/09


Morire di Stato


Salutare un figlio. Rivederlo morto.
E’ il dramma di Patrizia, madre di Federico Aldovrandi, ucciso da quattro poliziotti durante un fermo.
E’ il dramma di Ornella madre di Nike Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano (Firenze),
E’ il dramma di Maria, madre di Manuel Eliantonio,morto nel carcere di Marassi a 22 anni.
E’ il dramma della mamma di Stefano Cucchi, morto in carcere a Roma dopo un arresto per pochi grammi di droga.
Uno stato che sottrae un figlio e lo restituisce morto, negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi si trovi in carcere.

In ricordo di Renato, accoltellato per odio e intolleranza nel 2006, le Madri per Roma Città Aperta vogliono interrogarsi su questi eventi, su queste maternità negate che calpestano i diritti dell’individuo e rappresentano un gravissimo segnale di deriva della nostra democrazia.
Anche queste morti appartengono al tema della sicurezza. Sicurezza anche dei cittadini quando hanno a che fare con le istituzioni repressive e carcerarie.
Per questo come madri non vogliamo dimenticare Nabruka Mimuni, la donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio di quest’anno nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma.
Abbiamo contestato ai vari sindaci la risposta xenofoba e repressiva delle istituzioni a fenomeni di grave disagio e precarietà, che ha alimentato episodi di razzismo e violenza, opponendo, praticando e sostenendo la cultura della diversità e del rispetto.
Vogliamo affrontare il tema della sicurezza portandolo anche dietro le mura di un carcere o di un CIE. Vogliamo riproporre il tema dei diritti dentro la città e soprattutto nei luoghi dove sembra che rappresentanti dello Stato possano esercitare un diritto di vita e di morte su cittadini italiani e stranieri.

Come le madri argentine di Plaza de Majo, le madri cinesi di Piazza Tien a men e le madri iraniane hanno chiesto giustizia e verità per i loro figli, le Madri per Roma Città Aperta vogliono sostenere e dar voce ad ogni madre che voglia rivendicare la dignità e i diritti dei suoi figli strappati alla vita.

Comitato Madri per Roma Città Aperta
madrixromacittaperta@libero.it


Sabato 14 novembre ad Acrobax (ex Cinodromo)
Ponte Marconi ore 17,30

Incontro con avvocati, operatori del carcere, associazioni
Cena per sostenere la famiglia di Manuel Eliantonio

01/10/09

Roma 3 ottobre: manifestazione nazionale precar@ della scuola e in difesa della libertà di informazione

Il Coordinamento Precari Scuola conferma la manifestazione del 3 ottobre.
Il percorso e' stato democraticamente deliberato dai Comitati locali e dalle associazioni che ne fanno parte che si sono espresse in data odierna.
Il percorso partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica (Roma) e passerà in Piazza del Popolo dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare sul palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa.

Il COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA RIPRENDERA' IL CORTEO VERSO VIALE TRASTEVERE, DOVE CONCLUDERA' LA MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA.

12/08/09

Pensioni donne - non stiamo zitte!

Non dobbiamo considerare ormai persa la partita (tra l'altro come lotte ancora non iniziata) - dopo la pubblicazione del decreto dobbiamo utilizzare i 90 giorni in cui il parlamento può convertirlo in legge o farlo decadere; e comunque la nostra vita, le nostre lotte non possono essere limitate dai tempi legislativi. Nello stesso tempo, non dobbiamo aspettare o delegare la mobilitazione ai sindacati di base ( che nell'assemblea nazionale dello scorso novembre sono arrivati a cassare dalla piattaforma finale la proposta di mobilitazione fatta dalle delegate e lavoratrici del Patto di base) o alla cgil (che al di là dei distinguo non ha finora dato prova di coerenza fino alla lotta, fino ad un effettiva rottura con "la politica (antilavoratori) di unità sindacale". Non possiamo delegare anche perchè per noi donne questa lotta non è solo sindacale, vogliamo anche ora unire la lotta come lavoratrici alla lotta come donne.

LANCIAMO NELLA SECONDA META' DI SETTEMBRE - PER VENERDI' 18 SETTEMBRE - UNA GIORNATA DI LOTTA, CON SCIOPERI (anche di poche ore), PRESIDI, MOBILITAZIONI. PORTIAMO SOTTO/DENTRO LE PREFETTURE GLI STRUMENTI CHE ALLUNGANO LE NOSTRE GIORNATE, ANNI DI LAVORO: PENTOLE, SCOPE, ECC.

MFPR - Taranto

NO ALL'AUMENTO DELL'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE! POSSIAMO ANCORA E DOBBIAMO IMPEDIRLO!

Con il decreto anticrisi il governo ha varato la controriforma per l'aumento dell'età pensionabile delle donne. Il pretesto è quello di dare corso ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea riguardante la parità di trattamento economico tra lavoratori di sesso diverso, dal 2010 l'età per andare in pensione dele lavoratrici del Pubblico Impiego sarà elevata di 1 anno ogni 2 fino a portarla a 65 anni; ma, guarda caso, né questo né i Governi precedenti, hanno, invece, dato applicazione ad un’altra sentenza della Corte riguardante i riconoscimento dell’anzianità di servizio per le lavoratrici precarie, e si nasconde che la legislazione attuale non vieta affatto ad una donna di scegliere di andare in pensione a 65 anni. Questo provvedimento colpisce tutte le donne e tutti i lavoratori; dopo il Pubblico Impiego, come già annunciato dal governo, toccherà a tutti i settori privati. Dietro le ipocrite dichiarazioni sulla “parità”, c'è solo la realtà vera di un taglio rilevante alla spesa pensionistica sulle spalle delle donne, non solo in termini di allungamento degli anni per il pagamento delle pensioni, ma soprattutto, temiamo noi, di risparmio secco perchè se andasse avanti questa proposta la maggiorparte delle donne non arriverebbe mai alla pensione. Il governo, poi, non dice che oggi sempre più la maggioranza delle donne o per lavori precari o perchè vengono per prime licenziate non arriva neanche ai 60 anni, figurasi ai 65. La condizione femminile in Italia è la peggiore d’Europa per disoccupazione, salario, iter di carriera, anni di lavoro, pensioni, per non parlare delle donne immigrate che spesso dimentichiamo. Si sciacquano la bocca di “parità”, di eliminare le “discriminazioni”, ma si guardano bene di eliminare la fonte di tutte le discriminazioni, il lavoro domestico, il peso tutto sulle donne della famiglia, del lavoro riproduttivo, dei servizi sociali. Si nasconde miseramente che le donne da sempre lavorano di più, arrivando a fare come minimo 60/65 ore settimanali tra attività sui posti di lavoro e lavoro in casa non pagato. Il lavoro di cura e il lavoro domestico, il lavoro riproduttivo si somma a quello produttivo, e fa sì che il governo risparmia sui servizi sociali, sulla scuola e sanità, ect. La realtà è che in questa crisi provocata dai padroni le donne già stanno pagando per prime il prezzo più alto. Denunciamo anche che i sindacati confederali, a parte la cgil che però non ha indetto finora nessuna concreta mobilitazione, hanno appoggiato questo aumento dell'età pensionabile; i loro partiti di riferimento, di centrosinistra ne condividono appieno le ragioni.

NOI DIRETTAMENTE COME DONNE LAVORATRICI, PRECARIE, DOBBIAMO OPPORCI A QUESTO ATTACCO! IN TUTTE LE FORME, ANCHE CON CREATIVITÀ, DOBBIAMO IMPEDIRE CHE QUESTO DECRETO DIVENTI DEFINITIVO. LO DOBBIAMO FARE SUBITO, LO DOBBIAMO FARE SOPRATTUTTO QUEST'AUTUNNO NEL PERIODO IN CUI IL DECRETO DEVE PASSARE PER IL PARLAMENTO PER LA SUA TRASFORMAZIONE IN LEGGE.

LAVORATRICI ISPETTORATO DEL LAVORO - TARANTO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE cobasta@fastwebnet.it Taranto – 1.8.09

03/07/09

Roma 14 luglio ore 10: presidio per la sicurezza sul lavoro

Roma 14 luglio ore 10
presidio sotto il ministero del lavoro-via Veneto

promosso da-comitato 5 aprile roma e rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
partecipano: delegati e RLS di diverse org. sindacali, familiari, ispettori,tecnici della prevenzione, giuristi comitati, forze politiche e sociali di roma insieme a rappresentanti nazionali della rete,mentre a livello nazionale volantinaggi sui posti di lavoro e presidi di informazione e lotta

no al testo unico modificato e peggiorato
no alle leggi salva-manager e padroni
Basta morti sul lavoro !

Serve lo sciopero generale contro l’attacco di padroni e governo al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, contro le morti sul lavoro e da lavoro

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
info. assemblearetesic27giugno@gmail.com

11/06/09

27 giugno a Roma

Dopo la manifestazione nazionale del 18 aprile a Taranto "per la sicurezza sui luoghi di lavoro contro la salute negata e la precarietà", a cui hanno partecipato centinaia e centinaia di donne, ragazze che hanno dato forza e visibilità all'attacco alla vita e alla salute delle donne che spesso è messo sotto silenzio e che ha molti aspetti legati proprio alla condizione generale di doppio sfruttamento e oppressione di noi donne; a cui hanno partecipato mogli, sorelle, madri di operai morti che hanno portato la loro toccante denuncia ma anche la l'appello a tutti gli altri familiari, soprattutto alle donne a combattere, organizzarsi, a continuare la lotta per la giustizia e la verità.

IL 27 GIUGNO AL MATTINO c'è a Roma l'assemblea nazionale della Rete per la sicurezza sui posti di lavoro, alle ore 9.30 - dopolavoro ferroviario stazione Termini sala Pettinelli, a cui chiamiamo lavoratrici, compagne, collettivi del Tavolo 4, delegate Rsu/Rls, ad essere presenti, per continuare l'importante discorso come donne lavoratrici e decidere nuove iniziative sui posti di lavoro, nelle città e sul piano nazionale. Sul tema abbiamo preparato e porteremo all'assemblea un opuscolo analitico sulla condizione di (in)sicurezza delle lavoratrici.

NEL POMERIGGIO - massimo verso le tre - utilizzando lo stesso luogo in cui si tiene l'assemblea della Rete, con le compagne presenti faremmo una riunione come Tavolo 4, per riprendere il filo dal 24 gennaio ad oggi, sullo sciopero delle donne, per discutere sulle iniziative fatte, sui contenuti e materiali prodotti in questi mesi, sulla piattaforma dello sciopero delle donne, sugli strumenti utilizzati e da sviluppare, come il blog.

FATECI SAPERE CHI E QUANTE VENITE, in maniera da organizzarci soprattutto per il pomeriggio, inviando e mail al solito indirizzo: Tavolo4flat@inventati.org o tel a 3475301704 (Margherita).

08/05/09

Sabato 16 maggio 2009: presidio per Barbara Cicioni

Il 24 maggio del 2007 a Marsciano, piccolo centro della tranquilla e pacificata Umbria, la “normale” famiglia italiana faceva un’altra vittima: Barbara Cicioni.

Dopo una vita di vessazioni e maltrattamenti da parte del marito Roberto Spaccino, Barbara muore in seguito all’ennesima lite violenta.

Una vita di coppia fatta di violenze quotidiane e umiliazioni continue e caratterizzata, come candidamente ammette lo stesso Spaccino, da qualche “schiaffetto leggero” dato per “calmare” la gelosia di Barbara o quando “la cena non era pronta” e che sembra rappresentare ancora oggi l’ordinario svolgersi delle relazioni uomo/donna.

Questo caso di violenza “normale” non è appetibile per i mass media proprio per la sua emblematicità: quello che viveva Barbara è quello che vivono ancora molte donne tutti giorni all’interno delle mura domestiche e è considerato consuetudine privata da questo sistema sociale che si alimenta della violenza eterosessista, maschilista e patriarcale. In tale sistema il corpo delle donne è considerato come una proprietà di Stato e la sua difesa è tirata in ballo solo quando è funzionale alla legittimazione di politiche securitarie e razziste.

Sabato 16 maggio, in corrispondenza delle ultime udienze e dell’emissione della sentenza finale del processo a Roberto Spaccino scegliamo di essere in piazza per un’intera giornata di mobilitazione, per rivendicare la nostra idea di sicurezza.

Siamo contro la “banalità” della violenza sistemica sulle donne e la sua strumentalizzazione, che quotidianamente promuove ipocrite politiche sulla sicurezza, favorisce la paura e il razzismo e limita la libertà e il diritto all’autodeterminazione delle donne stesse.

Sabato 16 maggio 2009

Perugia, Piazza Matteotti e Piazza IV Novembre

Presidio e “istallazione umana antisecuritaria” dalle ore 9,00



Indecorose e libere!

Collettivo Femminista Sommosse Perugia - Rete delle donne umbre

PRESIDI SPIA: RAZZISMO E MODERNO FASCISMO

Prima le classi separate per i bambini immigrati, poi il tetto massimo degli studenti immigrati da inserire nelle classi (vedi la Gelmini) ora ADDIRITTURA il governo sulla scia dei medici spia, tra le nuove misure da inserire nel pacchetto sicurezza in discussione, parla anche di PRESIDI SPIA che dovrebbero denunciare gli studenti immigrati, figli di genitori senza il permesso di soggiorno, che si iscrivono a scuola.

NO AI PRESIDI SPIA! NO AI PROFESSORI POLIZIOTTI!

L'ISTRUZIONE E' UN DIRITTO SACROSANTO DI TUTTI!!!

CONTRO LE POLITICHE SECURITARIE DEL GOVERNO CHE VUOLE ANCHE LA SCUOLA SEMPRE PIU' RAZZISTA E AL SERVIZIO DELLA FORMAZIONE DI UN NUOVO REGIME GRIDIAMO IL NOSTRO NO E CONTINUAMO A LOTTARE!!!

L'8 maggio, IN OCCASIONE DEL G8/UNIVERSITA'-ISTRUZIONE, scendiamo tutti in piazza a Palermo (Piazza Verdi ore 16,00 partenza corteo) anche contro tutto questo.

Lavoratrici precarie scuola dello Slai Cobas per il sindacato di classe - Palermo