Venerdì e
sabato ai due mercati di Mestre e Marghera le lavoratrici di Slai Cobas
per il sindacato di classe, volantineranno per lo sciopero del 25.
Si tratta di operaie, attualmente occupate
e disoccupate, prevalentemente in fabbriche, servizi, di nazionalità
diverse (Fincantieri, settore calzaturiero, settore delle pulizie)
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21/11/13
A Taranto lo sciopero delle donne è già cominciato!
Le
lavoratrici delle ditte di pulizia scuole statali, che sono la grande
maggioranza dei dipendenti della Dussmann oggi a Taranto sono passate
dal presidio al blocco prima della strada contigua al comune poi del
ponte, paralizzando la città. Momenti di scontro e tensione con
dirigenti sindacalisti confederali – tutti maschi naturalmente – poi con
la polizia che
vuole impedire su indicazione di sindaco e
sindacati confederali che Fiorella Masci, rappresentante delle
lavoratrici slai cobas s.c. partecipi all’incontro, ma gli va male .. .
perche la bellissima reazione di un folto gruppo delle lavoratrici ne
impone la presenza prima con la forzatura del blocco poliziesco e poi
con un nuovo blocco della strada
Sono le stesse lavoratrici impegnate attivamente a livello locale e nazionale per ‘lo sciopero delle donne del 25 novembre
mfpr taranto
18/11/13
Per Lorena Coletti, per le mogli, le sorelle, le figlie, le madri degli operai morti sul lavoro, anche per queste donne diciamo: Sciopero delle donne!
Perché la lotta delle donne non può transigere dalla lotta al sistema capitalistico che le opprime 2 volte, che ne uccide gli affetti, la vita, l’amore, il sogno e la speranza in una giustizia terrena. Con queste donne, con il loro cuore e la loro rabbia, sciopereremo il 25 novembre.
Sciopereremo per ricordare anche il loro dolore!
mfpr
Sciopereremo per ricordare anche il loro dolore!
mfpr
***
Sono Lorena Coletti sorella di una vittima della strage della Umbria Olii.
Vorrei lasciare alcune dichiarazioni riguardo la sentenza: mio fratello è morto in un’attimo! E’ partito la mattina alle 7 e alle 13 non c’ era più. Insieme a lui morirono anche 3 colleghi di lavoro e Manili, il titolare della ditta appaltatrice. Ora vorrei puntualizzare che se lui avesse saputo del pericolo non sarebbe salito insieme a loro sul silos ne tanto meno avrebbe mandato i suoi operai a fare quei lavori, sarebbe stato come avergli dato morte sicura. Sono passati sette anni dalla tragedia e ancora noi familiari stiamo aspettando che si faccia giustizia e invece chi è colpevole se ne sta libero non è una cosa bella, ne per noi ne per l’ Italia. Poi mi chiedo quando tempo dobbiamo aspettare e quanti anni devono passare ancora. Loro non ci sono più e ancora si parla di Giorgio Del Papa come se fosse un martire.
Un’ ultima cosa, credo nella giustizia divina, so che la morte c’è per tutti e che noi tutti dobbiamo fare i conti con Dio. Cosa racconterà Giorgio Del Papa a quando gli dirà dei 4 morti della Umbria Olii?
il 25 novembre è anniversario della morte di mio fratello ,i miei messaggi le mie parole sono poche da dire non ho la forza di parlare e di scrrive chiedo solo hai politici all’ opinione pubblica di non dimenticarsi mai dei morti di campello sul clitunno.
giustizia per loro perr i loro familiari per le loro mogli e figli solo questo vorrei non si puo’ attribuire la colpa a questi uomini morti per lavoro vi prego aiutatemi
Lorena Coletti
Vorrei lasciare alcune dichiarazioni riguardo la sentenza: mio fratello è morto in un’attimo! E’ partito la mattina alle 7 e alle 13 non c’ era più. Insieme a lui morirono anche 3 colleghi di lavoro e Manili, il titolare della ditta appaltatrice. Ora vorrei puntualizzare che se lui avesse saputo del pericolo non sarebbe salito insieme a loro sul silos ne tanto meno avrebbe mandato i suoi operai a fare quei lavori, sarebbe stato come avergli dato morte sicura. Sono passati sette anni dalla tragedia e ancora noi familiari stiamo aspettando che si faccia giustizia e invece chi è colpevole se ne sta libero non è una cosa bella, ne per noi ne per l’ Italia. Poi mi chiedo quando tempo dobbiamo aspettare e quanti anni devono passare ancora. Loro non ci sono più e ancora si parla di Giorgio Del Papa come se fosse un martire.
Un’ ultima cosa, credo nella giustizia divina, so che la morte c’è per tutti e che noi tutti dobbiamo fare i conti con Dio. Cosa racconterà Giorgio Del Papa a quando gli dirà dei 4 morti della Umbria Olii?
il 25 novembre è anniversario della morte di mio fratello ,i miei messaggi le mie parole sono poche da dire non ho la forza di parlare e di scrrive chiedo solo hai politici all’ opinione pubblica di non dimenticarsi mai dei morti di campello sul clitunno.
giustizia per loro perr i loro familiari per le loro mogli e figli solo questo vorrei non si puo’ attribuire la colpa a questi uomini morti per lavoro vi prego aiutatemi
Lorena Coletti
Dalla rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro bastamortesullavoro@gmail.com
Non c’è giustizia nei tribunali per le vittime dei padroni assassini mettiamoci in RETE, per fare molto molto di più!
Umbria Olii, pena ridotta in appello per l’amministratore delegato
Pena ridotta in Corte d’appello di Perugia per l’ex amministratore della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. I giudici hanno comminato 5 anni e 4 mesi di reclusione per l’omicidio colposo plurimo di Giuseppe Coletti, Vladimi Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili da sette anni e mezzo formulati dal tribunale di Spoleto tre anni fa. I quattro operai che persero la vita nell’incidente sul lavoro avvenuto il 25 novembre 2006. Le vittime sono il titolare e i dipendenti della ditta di manutenzione che stava eseguendo lavori su uno dei silos dove era stoccato l’olio che, a causa di una scintilla, e’ esploso generando un incendio. La sentenza e’ arrivata dopo due ore e mezza di camera di consiglio. La corte d’appello ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado cancellando la mancata “prevenzione per omissione dolosa mezzi prevenzione”.
I giudici hanno abbassato di un terzo i risarcimenti per le famiglie delle vittime: si parla di poco meno di 200mila euro ma ancora le cifre non sono ufficiali. C’è un passaggio della sentenza che addirittura attribuirebbe una piccola parte di colpe all’azienda addetta alla manutenzione. Colpa per concorso. Ci sarà ricorso in Cassazione sia della difesa che dell’accusa.
I giudici hanno abbassato di un terzo i risarcimenti per le famiglie delle vittime: si parla di poco meno di 200mila euro ma ancora le cifre non sono ufficiali. C’è un passaggio della sentenza che addirittura attribuirebbe una piccola parte di colpe all’azienda addetta alla manutenzione. Colpa per concorso. Ci sarà ricorso in Cassazione sia della difesa che dell’accusa.
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25 novembre 2013,
sciopero delle donne,
Sicurezza
16/11/13
Palermo, 25 novembre, anche gli avvocati scioperano
L’associazione Progetto Forense di Palermo, di cui lo scrivente è componente del direttivo, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, organizza un flash mob che ha ottenuto il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo.
Le modalità, ora e luogo del flash mob saranno comunicate ai partecipanti a mezzo facebook, nell’evento creato appositamente: https://www.facebook.com/events/1391668081075500/
Ai destinatari della presente email anticipiamo che l’evento si terrà davanti al Teatro Massimo alle ore 12.30.
Si tratterà
di una manifestazione silenziosa, nel rispetto di tutte le donne che
hanno subito violenza, non solo fisica, pagando a volte con il bene più
prezioso, la vita, la violenza degli uomini, spesso mariti, fidanzati o
ex.
Noi
aderiamo a questo sciopero perchè tante nostre sorelle, figlie, madri e
amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le
donne, anche in Italia, anche a Palermo e perchè la prossima potrei essere io!
Vi prego di dare la massima diffusione anche, per sensibilizzare tutte le associazione nostra iniziativa, e le donne
cordialità
avv.maria vittoria cerami
E’ ora, sciopero delle donne. verso il 25 novembre
Ieri a Milano la necessità dello sciopero delle donne è stata portata
anche a piazza della scala dove si è concluso il corteo dei confederali,
sotto il palco del comizio conclusivo di Susanna camusso. le
lavoratrici hanno accolto a tratti anche con commozione la notizia. Una
lavoratrice ci ha raccontato delle umiliazioni-non ultima la riforma
delle pensioni della Fornero che la costringe ad essere in carico ai
servizi sociali:”dopo una vita di lavoro, in cui mi sono conquistata una
dignità di persona, dopo il licenziamento sono ora a carico dei servizi
sociali perchè non ho i requisiti per la pensione nè un lavoro che mi
consenta di mantenermi” Anche per questo è lo sciopero delle donne.
Centinaia e centinaia di volantini sono andati letteralmente a ruba, anche in distinzione e critica alla Camusso , che ben abbiamo conosciuto a Milano ai tempi della lotta contro gli attacchi al diritto d’aborto.
Mercoledì scorso volantinaggio e attacchinaggio alla Statale. Positivi i commenti di tante studentesse che hanno colto la portata di questo sciopero.
Centinaia e centinaia di volantini sono andati letteralmente a ruba, anche in distinzione e critica alla Camusso , che ben abbiamo conosciuto a Milano ai tempi della lotta contro gli attacchi al diritto d’aborto.
Mercoledì scorso volantinaggio e attacchinaggio alla Statale. Positivi i commenti di tante studentesse che hanno colto la portata di questo sciopero.
mfpr milano
L’Auchan e i diritti delle lavoratrici
Ieri a
Taranto le compagne del mfpr si sono recate all auchan per far conoscere
alle lavoratrici la piattaforma dello sciopero delle donne del 25
novembre, si decide che due compagne entreranno nell’ipermercato per
dare il volantino dello sciopero delle donne alle commesse dei negozi
della galleria e alle cassiere del supermercato e che una rimanga
all’ingresso per darlo alle donne che entrano.
le lavoratrici mostrano interesse e si
lamentano di essere sfruttate in tutti i modi ,di non avere diritti a
causa di contratti farsa, di dover lavorare i festivi ,ma purtroppo
arrivano i vigilanti che cercano di cacciare le compagne dicendo che è
vietato volantinare e arrivano a intimorire le commesse a tal punto da
farsi consegnare il volantino .
Davanti al rifiuto delle compagne di
allontanarsi chiamano la polizia che arriva immediatamente e chiede i
documenti alla compagna rimasta a volantinare davanti all’ ingresso ,il
poliziotto con fare arrogante e toni intimidatori la invita a seguirla
alla volante ed e’ costretta a sorbirsi l indecente e maschilista
opinione del poliziotto riguardo alle donne che si approfittano delle
leggi in loro difesa per accusare i loro uomini di violenze inesistenti
.All arrivo delle altre compagne agguerrite e incavolate dopo un vivace scambio di parole si sono ritirati in buon ordine.
Decidiamo di andare a protestare dal
direttore dell auchan,dopo un po’ accetta di ricerverci e davanti alle
argomentazioni delle compagne sul comportamento vergognosamente
antisindacale e per niente democratico tenuto ,viene ridotto ad un
imbarazzante silenzio, ,ce ne andiamo soddisfatte e determinate a
ritornare .
E convinte più che mai della necessità di
uno sciopero delle donne e di ribellione a questo sistema fascista
patriarcale rappresentato bene dal poliziotto arrogante e pronto a
reprimere con la forza ogni dissenso e ribellione
Fiorella. mfpr
Lo sciopero delle donne – la necessità della rivoluzione
Il 25
novembre per la prima volta in Italia lo “sciopero delle donne”! Uno
sciopero contro la guerra di bassa intensità contro le donne, in quanto
donne, fatta di femminicidi e stupri, di uomini che odiano le donne,
perpetrati soprattutto nella “sacra famiglia” – in Italia le uccisioni
delle donne stanno diventando una strage delle donne – ogni due giorni
una donna muore – peggio che in una guerra vera, e le violenze sessuali
grandi e piccole, quotidiane, lo stalking – più di un caso al giorno e
spesso si trasforma in omicidio – le molestie sul lavoro, i
maltrattamenti delle donne, aumentano e diventano fatti di “ordinaria”
oppressione verso le donne.
Uno sciopero
delle donne che si estende all’insieme della condizione di doppio
sfruttamento e oppressione delle donne da parte di padroni, governo,
Stato, Chiesa, che sono la causa di fondo, che creano l’humus, sociale,
ideologico, da moderno medioevo in cui maturano i femminicidi contro le
donne.
Le
uccisioni, gli stupri sono il frutto più barbaro di questo putrefatto
sistema sociale capitalista Lo “sciopero delle donne” parte e avrà al
centro i posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, ma è giusto
parlare di “sciopero totale delle donne”, perchè riguarda e chiama
tutte le donne proletarie, le studentesse, le disoccupate, le donne
casalinghe dei quartieri, le donne, le compagne in lotta nei movimenti,
le immigrate, le femministe, ecc.
E’ stata
scelta la forma dello “sciopero” per l’intreccio genere e classe che ha
la lotta delle donne – perchè tra le donne vi sono le proletarie, che
hanno non una ma mille catene da spezzare, ma ci sono anche le borghesi
che vogliono solo spazio e potere in questo sistema di sfruttamento e
oppressione per la maggioranza; lo “sciopero” per dare un segnale forte,
dirompente, di rottura; lo “sciopero” perchè vogliamo una lotta che
pesi, incida concretamente, crei “danni” ai padroni, allo Stato, alla
“sacra famiglia”: provate voi a stare anche un giorno senza le donne.
Uno sciopero
di classe e di genere che vuole denunciare e lottare su tutta la
condizione di vita delle donne! Lo “sciopero delle donne” è un
avvenimento “storico” non solo per le donne, ma per l’intera classe
proletaria, per il movimento rivoluzionario.
Questo sciopero sarà una scintilla che illuminerà il sentiero di lotta di lunga durata della maggioranza delle donne.
E il 25
novembre segna una tappa importante di questo cammino che non può che
avere come obiettivo la rivoluzione che per le donne vuol dire
“rivoluzione nella rivoluzione”, per rovesciare e trasformare cielo e
terra.
Lo “sciopero
delle donne” è una parola d’ordine che il Movimento Femminista
Proletario Rivoluzionario sta portando avanti da alcuni anni, e che via
via, soprattutto negli ultimi mesi e dopo la mobilitazione nazionale
fatta dalle compagne del Mfpr il 6 luglio a Roma, ha conquistato
consenso e partecipazione.
La sua realizzazione è un avvenimento di impatto, di rottura anche a livello culturale, ideologico.
Perchè lo
sciopero delle donne, ponendo una denuncia che riguarda l’insieme delle
condizioni della maggioranza delle donne mette in discussione il lavoro e
il non lavoro, le discriminazioni che ci sono nei posti di lavoro, il
ruolo di oppressione nella famiglia e la famiglia come la vuole questa
società borghese, mette in discussione l’idea che si ha delle donne, il
ruolo di subordinazione.
Cioè vuole mettere in discussione tutto! Ed è questo che pone e per questo fa paura lo “sciopero delle donne”.
Esso non
riguarda solo una questione di alcune rivendicazioni, la battaglia delle
donne è inevitabilmente a 360°, riguarda il fatto che ci vuole una
società totalmente diversa, dei rapporti sociali diversi, dei rapporti
personali diversi; che tutta la vita deve cambiare.
Le donne, in
particolare le donne proletarie, quando lottano, portano una carica in
più, portano la necessità di una battaglia complessiva, che riportano
anche nella vita quotidianità.
Lo sciopero delle donne è per le donne.
Serve prima
di tutto alle donne, perchè trovino la forza per ribellarsi, per non
accettare come inevitabile una condizione di oppressione,
subordinazione, il loro ruolo nella famiglia; per essere una realtà di
lotta che preoccupi e faccia paura ai padroni, ai governi, allo Stato,
agli uomini che odiano le donne.
Ma lo
sciopero delle donne, delle lavoratrici serve anche all’interno della
intera classe proletaria; esso vuole essere una battaglia di rottura,
che richiede una trasformazione anche all’interno dei lavoratori, dei
propri compagni di lavoro, degli uomini delle organizzazioni
rivoluzionarie, comuniste, degli organismi e movimenti di lotta.
In questo
senso lo sciopero totale delle donne pone nei fatti la necessità della
rivoluzione, in cui le donne siano la forza più determinata.
Movimento Femminista Proletario rivoluzionario
Novembre 2013
lo sciopero delle donne tra le tantissime studentesse e giovani disoccupate in lotta oggi 15 novembre anche a Palermo
Le giovani compagne del movimento femminista proletario
rivoluzionario hanno oggi 15 novembre partecipato attivamente al corteo
nazionale degli studenti, dei senza casa, dei Nomuos, dei lavoratori Gesip di
Palermo... e hanno distribuito centinaia di volantini dello Sciopero delle
donne che si terrà il prossimo 25 novembre anche qui a Palermo.
Il volantinaggio è stato utile ed interessante perché è
stato accolto dalle tantissime studentesse,
giovani donne precarie e disoccupate, con grande entusiasmo; abbiamo
spiegato i motivi dell'estrema necessità di uno sciopero totale delle donne che
tocchi tutti i settori, dalla scuola a qualsiasi settore di lavoro alle
casalinghe; abbiamo ascoltato le esperienze "di donna" che ci hanno
raccontato e abbiamo discusso sul perché in quanto donne siamo doppiamente
oppresse e sfruttate; abbiamo ricordato che uno sciopero delle donne non si è
mai tenuto nel nostro paese ma che è ora di scendere in piazza per prendere in
mano la nostra lotta, ribadendo che solo noi, scendendo in piazza, possiamo
cambiare tutta la nostra vita. Le donne che hanno ricevuto il volantino,
entusiaste, hanno giustamente dichiarato che non esiste nessun governo, nessuna
istituzione che ci ascolta e che è giusto diffondere l'evento dello sciopero
per cercare di essere in tante. Diverse giovani hanno espresso la loro volontà
di partecipare allo sciopero ed alcune di esse hanno voluto decine di copie per
portarle nel proprio posto di lavoro o a scuola.
Questa iniziativa è
parte integrante della campagna di propaganda dello sciopero che in questa
settimana e nella prossima abbiamo organizzato. Organizzeremo altri momenti di
propaganda ed informazione: volantinaggi nei centri commerciali, nei mercati ed
in centro città e "megafonaggi ambulanti" ed itineranti.
Tutta la vita deve cambiare!
Viva lo sciopero delle donne!
Sabina Mfpr Palermo
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25 novembre 2013,
sciopero delle donne
15/11/13
A Milano indetto lo sciopero delle donne all’ Istituto Nazionale Tumori
Alle lavoratrici dell’Istituto Tumori
SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DELLE DONNE
PER L’INTERA GIORNATA DEL 25 NOVEMBRE 2013
PROCLAMATO DALLO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
IN COINCIDENZA CON LA GIONATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
SCIOPERO A CUI SONO CHIAMATE
LAVORATRICI/PRECARIE/DISOCCUPATE/CASALINGHE/STUDENTESSE/PENSIONATE
PERCHE’ NON SI PUO’ CONTINUARE A FAR FINTA DI NIENTE
NON SI PUO’ CONTINUARE A NON FAR NIENTE !
E’ l’ora di
dire BASTA, con forza e determinazione, al massacro, alle violenze
fisiche, psichiche e morali contro le donne; ai ricatti e alle molestie
sul lavoro, alle discriminazioni delle lavoratrici, delle precarie,
alla negazione dei diritti, del lavoro e della pensione. Basta al
precariato e alla disoccupazione, che colpiscono soprattutto le donne.
Basta all’allungamento dell’età pensionabile, al supersfruttamento, al
mobbing, alla mancanza di sicurezza sul lavoro. Basta al carovita, al
blocco dei contratti e degli stipendi, ai tagli ai servizi sociali, che
costringono molte lavoratrici, su cui ricade tutto il peso
dell’assistenza familiare, a ritornare a casa. Basta a politiche
governative e padronali che attaccano sempre più le condizioni di
lavoro e la vita delle donne. Basta al continuo attacco al diritto di
aborto, il corpo e la volontà delle donne appartengono alle donne e
nessuno deve legiferare e comandare sulla loro vita. Basta a sentenze
criminali che legittimano gli stupri e la violenza contro le donne e a
processi dove le stesse da vittime diventano colpevoli. Basta a leggi
dello stato che anziché aiutare, liberare le donne, hanno lo scopo di
ghettizzarle, di rinchiuderle a casa, nel “sacro focolare domestico”.
Basta all’uso del corpo delle donne per pubblicità sessiste, che
incitano allo stupro.
Tutto questo
schifo, l’aumento esponenziale dell’odio criminale contro le donne e il
peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita, non sono
affatto casuali, ma sono indissolubilmente legati al ritorno di
concezioni e pratiche da MODERNNO MEDIOEVO, alimentate da una cultura
spazzatura, maschilista, misogina, della violenza in ogni senso verso le
donne; cultura prodotta da questo sistema barbaro in cui ci costringono
a “vivere”, che considera le donne incubatrici e oggetti di piacere
sessuale, oltreché schiave della famiglia e subalterne agli uomini.
Le donne
sono sole nella guerra quotidiana scatenata loro da stato, governi,
istituzioni, padroni, Chiesa, partiti istituzionali, sindacati venduti,
maschilisti, stupratori, assassini, e non possono delegare a nessuno la
battaglia per la loro liberazione, per la conquista e il mantenimento
dei propri diritti, per la difesa della propria salute, della propria
vita e dignità.
E’
necessaria la presa di coscienza ed il protagonismo diretto delle donne,
per una mobilitazione a tutto campo, dal sud al nord del Paese, per un
cambiamento radicale, il rovesciamento di questa marcia società, perché
TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!
Il COBAS INT raccogliendo questo appello ha indetto lo sciopero in Istituto e invita le lavoratrici ad aderire e partecipare!
ALLO SCIOPERO, PROCLAMATO UFFICIALMENTE IL 31 OTTOBRE SCORSO, POSSONO PARTECIPARE TUTTE LE LAVORATRICI A TEMPO INDETERMINATO
E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI,
AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO
SLAI Cobas “INT” per il sindacato di classe, Milano
cobasint@tiscali.it – cell. 338/7211377
Mi 15.11.2013
14/11/13
Palermo verso il 25 novembre 2013
oggi volantinaggio al centro
commerciale Auchan di PALERMO in via Lanza Di Scalea, appena
arrivate ore 16,30 circa cominciamo a distribuire i volantini sullo
sciopero delle donne “Anchio sciopero e tu” dopo aver distribuito circa
30 volantini a donne ragazze tutte molto contente che qualcosa si muove a
Palermo, qualcuna commentando che sarebbe il caso di una
“ghigliottina” specifica, dopo circa un quarto d’ora arrivano i
vigilantes che ci intimano di allontanarci e addirittura spostarci
completamente fuori dalla zona di proprietà privata, prima cortesemente
ma in breve tempo uno dei vigilantes alza il tono di voce e vorrebbe
spaventarci, non sottostiamo alle sue forme di allontanamento e
chiediamo di parlare con un dirigente dell ‘ Auchan di PALERMO, ci
viene detto che dobbiamo chiamare di mattina per chiedere autorizzazione
a volantinare ma nel frattempo le donne che passavano ascoltavano che
la nostra è solo una forma di informazione per una causa giusta e non
una concorrenza o propaganda di prodotti, continuamo a parlare
animatamente più che altro per coinvolgere le donne e le persone che nel
frattempo entravano al centro commerciale e si fermavano incuriosite .
Continuamo portando avanti le nostre intenzioni di non spostarci. dopo
un piccolo confronto fra di noi, pensiamo di spostarci e volantinare
all’ingresso dei posteggi ma non è fattibile perche ci rendiamo conto
che le auto sfrecciano e non abbiamo il tempo materiale di poter
interloquire con le donne, al che decidiamo di cambiare in corso d’opera
la destinazione di distribuzione dei volantini e ci spostiamo in viale
Strasburgo dove anche li c’è un Ovviesse e tanti negozi, cominciamo a
distribuire i nostri volantini alle commesse di circa 70 negozi,
queste ricevono con molto entusiasmo e qualcuna confermando “che ci
vuole e ci vedremo il 25 novembre”, cosi anche per le donne che
incontriamo per strada e maggiormente per le ragazze e le ragazzine.
saluti di lotta da Palermo
12/11/13
Palermo: il 25 novembre un’intera giornata in lotta
- Al mattino: concentramento alle ore 9,30 a Piazza Politeama e poi… fino in Prefettura con tutte le nostre ragioni di doppia lotta
- Di pomeriggio: dalle ore 16,00 e fino alla 20,00 a Piazza Verdi (Teatro Massimo) per continuare con volantinaggio, interventi al megafono, pannelli/mostra, musica, raccolta firme…
Le lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo
le compagne Mfpr
11/11/13
A tutti gli organi di informazione
Si porta a conoscenza di tutti gli organi
di informazione che lo Slai cobas per il sindacato di classe sulla base
della decisione assunta dalle assemblee delle donne del 18 e 19 ottobre
ha indetto lo “SCIOPERO DELLE DONNE”, specificando che lo sciopero
riguarda, come deciso sempre
dall’assemblea delle donne, solo le LAVORATRICI.
dall’assemblea delle donne, solo le LAVORATRICI.
L’indizione si può trovare nel sito www.funzione pubblica e nel sito www.commissionegaranziasciopero, nell’elenco degli sciopero generali e nazionali, in cui anche la Commissione lo indica come “SCIOPERO DELLE DONNE”
http://www.funzionepubblica.gov.it/la-struttura/funzione-pubblica/attivita/informativa-sugli-scioperi-nazionali/scioperi.aspx
http://www.funzionepubblica.gov.it/la-struttura/funzione-pubblica/attivita/informativa-sugli-scioperi-nazionali/scioperi/2013/novembre/sciopero-lavoratrici-25-novembre-slai-cobas.aspx
CHEDIAMO A TUTTI GLI ORGANI DI INFORMAZIONE DI DARE LA MASSIMA DIFFUSIONE
saluti
SLAI COBAS per il sindacato di classe
SLAI COBAS per il sindacato di classe
Locandine sciopero donne a Taranto, in preparazione del 25 novembre
COSA NON VOGLIAMO:
- NO
all’intensificazione della presenza/controllo di Forze dell’ordine:
polizia, carabinieri, ecc. nelle città, nelle strade – non vogliamo che
gli stessi che nelle carceri, nei Cie, usano anche stupri e molestie,
offese sessuali contro le donne, che ci manganellano nelle lotte, siano
messi a “difenderci”;
- NO a Task
force che alimentano un clima securitario, di controllo sociale che si
traduce in minore libertà, meno diritti per le donne. SI, invece, ad
“illuminare” e rendere luoghi pieni di vita, ogni zona delle città e dei
paesi, favorendo l’apertura 24 ore su 24 di locali, centri, parchi, e
la gestione libera di essi da parte di organismi di donne.
- NO alla trasformazione dei processi per stupro in atti d’accusa e indagine sulla “morale” delle donne;
- NO a consultori o centri confessionali trasformati in luoghi di controllo/repressione delle scelte delle donne
E COSA VOGLIAMO:
- “case
delle donne” in ogni città, e quartiere di grande città, gestiti dalle
donne, di denuncia e di lotta, con servizi gratuiti di avvocati, medici,
psicologi, esperti scelti dalle donne.
- interventi immediati contro i maschi denunciati per violenze, stalking, molestie sessuali, maltrattamenti.
- Via subito dai posti di lavoro, da posti istituzionali chi esercita molestie, violenze sessuali.
- Divieto di permanenza in casa di mariti, conviventi, padri, fratelli denunciati per violenze, maltrattamenti;
- Procedura d’urgenza nei processi per stupro e femminicidi e accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne -
patrocinio gratuito per le donne – Classificazione del reato di stupro tra i reati più gravi del sistema penale
- Semplificazioni e procedure d’urgenza per le cause di separazione e divorzi, patrocinio gratuito alle donne
- Divieto dell’uso del corpo femminile a fini pubblicitari e dell’uso sessista del linguaggio
- Abolizione nelle scuole e università di testi sessisti, con contenuti discriminatori, via i professori che li propagandano.
Contro le discriminazioni, oppressioni che sono alla base delle violenze sessuali e femminicidi
- Lavoro per
tutte le donne – Reddito minimo garantito a tutte le donne, perchè la
dipendenza economica non sia di ostacolo alla rottura di legami
familiari
- Trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari – Pari salario a pari lavoro
- Divieto di indagine su condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, per assunzioni o licenziamenti
- Diritto di cittadinanza e uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le donne immigrate
- Riduzione
dell’orario di lavoro a parità di salario – abbassamento dell’età
pensionabile delle donne, come riconoscimento del doppio lavoro
- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritti di tutte ai servizi sociali e al reddito minimo garantito
- Difesa e
ampliamento del diritto di aborto, abolizione nella L.194 dell’obiezione
di coscienza e gratuità degli interventi e delle strutture, consultori
laici gestiti e controllati dalle donne.- Accesso gratuito per le donne
ai servizi sanitari e sociali
- Socializzazione/gratuità dei servizi domestici essenziali: asili, sanità, servizi di assistenza per anziani, ecc.
08/11/13
Alle lavoratrici del commercio: sciopero delle donne il 25 novembre!
Commercio. Denunciamo l’apartheid delle commesse: la condizione femminile è insostenibile
25 NOVEMBRE SCIOPERO NAZIONALE DELLE DONNE
“Lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?”.
Sui circa
due milioni di lavoratori del commercio quasi l’80% sono donne. La
maggiorparte a part time, che non è quasi mai una libera scelta della
lavoratrice ma l’unica possibilità che ci viene offerta per essere
assunte. La possibilità di migliorare questa condizione è remota e
spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità. Chi fa il part-time
spesso ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per mettere
insieme un salario appena sufficiente. Ma questo è reso impossibile
dall’organizzazione del lavoro messa in atto dalle aziende. I turni
delle lavoratrici spesso vengono esposti il venerdì o il sabato della
settimana precedente e variano in continuazione a seconda delle esigenze
commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e della cura delle
famiglie. A volte, sempre per le esigenze dell’impresa, i turni vengono
cambiati per telefono nella stessa giornata. La speranza di poter
ottenere incrementi di orario costituisce uno degli strumenti preferiti
dalle aziende per mantenere sotto ricatto chi lavora. Ed è questa
discrezionalità e ricattabilità che le donne subiscono quotidianamente,
questo clima diffuso che incide nella vita di relazione e sulla salute.
Il lavoro
precario è un’altra forma contrattuale che favorisce la possibilità
delle aziende di poterci “ricattare”, non vogliono rischiare che si
avvicinino troppo ai 36 mesi di lavoro, per non fare l’assunzione a TI.
Poi ci sono
tutte le facce del lavoro in nero, sommerso, la somministrazione, gli
stage “creativi”, le borse lavoro, insomma a tutte quelle “anomalie”
contrattuali che rendono ancora più deboli e sottopagate le donne,
lasciando mano libera a chi le sfrutta.
Chi vive la
realtà di un supermercato o di un ipermercato sa benissimo che è
difficoltoso anche poter andare in bagno ed è spesso necessario chiedere
il permesso. L’esigenza fisiologica viene considerata parte integrante
dell’organizzazione del lavoro e del potere datoriale, c’è il “sorriso amaro” delle cassiere, commesse che hanno il premio aziendale in base all’attitudine a sorridere…
Le donne del
commercio, come le donne di tutti gli altri settori, lavorano di più
per guadagnare di meno e non ricoprono quasi mai ruoli apicali nelle
aziende. Il principale fondamento delle pari opportunità sarebbe
l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione. Quando si parla di
Pari Opportunità di Genere, si dovrebbe intendere la necessità di
permettere e garantire alle donne di fare scelte e compiere azioni, sia
nella vita privata che nella vita lavorativa senza alcun tipo di
diseguaglianza di genere. Nella realtà invece molte donne del commercio
perdono il lavoro a causa di una gravidanza, e la lettera di dimissioni
in bianco è la modalità più diffusa con cui le leggi a tutela della
madre lavoratrice vengono aggirate.
Ma c’è anche
di peggio. Molte lavoratrici del commercio lamentano di subire molestie
sessuali e atteggiamenti vessatori da parte dei “capi”, che spesso sono
maschi.
Ultima
questione, la possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi
ipermercati di tenere aperto anche durante le domeniche e i festivi,
creando gravissimi problemi per le lavoratrici, che non hanno più tempo
per se stesse e per le proprie famiglie.
Il
25 novembre per la prima volta in Italia faremo lo SCIOPERO
DELLE DONNE!
Esso parte dal nostro grido “basta” contro i femminicidi e
stupri (che solo quest’anno ha visto morire più di 100 donne) ma investe
l’intera condizione di vita e di lavoro di noi donne. Perche’ ANCHE
LAVORARE IN QUESTE CONDIZIONI E’ “VIOLENZA”, come è violenza tornare
stanche a case e fare il doppio lavoro.
I sindacati di base come l’USI, Slai cobas per il sindacato di classe l’hanno già indetto (vedi in internet http://www.commissione
di garanzia scioperi), altri lo faranno nei prossimi giorni. La Cgil ha
aderito allo sciopero delle donne e in varie realtà sta indicendo
fermate sui posti di lavoro di 15 minuti.
A
TARANTO organizziamo insieme le modalità di questo sciopero. Il 25 è
necessario dovunque dare un segnale forte “provate voi a stare senza le
donne”.
PER
TUTTA LA GIORNATA DEL 25 NOV. FAREMO UN PUNTO DI INCONTRO DELLE
LAVORATRICI, DONNE, CON VAREI INIZIATIVE, A PIAZZA IMMACOLATA.
Contattateci: <Ancheioscioperodonne@inventati.org>
Per Taranto: slaicobasta@gmail.com – 3475301704 – via Rintone, 22 TA
06/11/13
L’apartheid delle commesse: la condizione femminile è insostenibile – SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE!
Pubblichiamo
ampi stralci di questo importante testo di denuncia dell’Usb che
riprende la lettera di denuncia scritta da delegate dell’Usb in
occasione del 25 novembre dell’anno scorso alla Litizzetto, a cui
l’attrice non rispose, non accettando la proposta di queste donne di
girare uno spot che parli dell’altra realtà delle donne che lavorano
nelle Coop, ma rispose subito l’azienda
ORA E’ TEMPO
DI NON CHIEDERE, DI NON DELEGARE AD ALTRE, MA DI PORTARE NOI
DIRETTAMENTE CON FORZA, CON LA LOTTA LA VERA REALTA’ DI SFRUTTAMENTO,
DISCRIMINAZIONE, UMILIAZIONI, OPPRESSIONE CHE SI VIVE IN QUESTI POSTI,
TANTO PROPAGANDATI IN TV E TANTI CARI (NEL SENSO DI LORO GUADAGNI) AD
ESPONENTI DELLA “SINISTRA” – QUESTO E’ ANCHE LO SCIOPERO DELLE DONNE DEL
25 NOVEMBRE DI QUEST’ANNO! A QUESTE DELEGATE, ALLE LAVORATRICI DELLE COOP, A TUTTE LE COMMESSE, DALLE GRANDI CATENE AI PICCOLI NEGOZI, DICIAMO IL 25 NOVEMBRE
SCIOPERIAMO! DICIAMO AI PADRONI “PROVATE VOI A STARE ANCHE UN GIORNO SENZA LE DONNE”
NON E’
FACILE MA DOBBIAMO COMINCIARE! AL SINDACATO NAZIONALE USB A CUI ABBIAMO
GIA’ RIVOLTO L’APPELLO A INDIRE PER QUEL GIORNO A LIVELLO NAZIONALE E IN
TUTTI I SETTORI LO SCIOPERO DELLE DONNE (ma che tuttora non ha
risposto) RINNOVIAMO ANCHE A NOME DI QUESTE LAVORATRICI E DI TANTE ALTRE
LA RICHIESTA DI ESSERE COERENTE CON LA SUA IMPORTANTE DENUNCIA
CONTRO QUESTO DOPPIO ATTACCO ALLE LAVORATRICI NON BASTANO GLI SCIOPERI GENERALI, OCCORRE LO SCIOPERO DELLE DONNE!
Contattateci: scioperodonne: Anchioscioperodonne@inventati.org
L’assemblea delle lavoratrici, precarie, disoccupate, compagne del 18 e 19 ottobre a Roma
Dal sito USB – Commercio
“Lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?”
Su quasi due milioni di lavoratori del commercio quasi l’80% sono
donne. USB invita a discutere delle questioni vere che impattano
pesantemente sulla vita di queste lavoratrici: salario, precarietà,
part-time, discrezionalità e libertà.
In ballo ci sono innanzitutto le condizioni salariali. Finalmente
scopriamo che tutti, fulminati sulla via di Damasco, riconoscono che in
Italia esiste un problema di bassi salari. La forma contrattuale più
usata nel commercio è quella part time, ma le multinazionali del
commercio non ci dicono che il part-time non è quasi mai una libera
scelta della lavoratrice, è l’unica possibilità che le viene offerta per
essere assunta. La possibilità di migliorare questa condizione è remota
e spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità, il risultato è
un salario che si aggira sui 600 – 700 euro mensili. Chi fa il part-time
ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per mettere insieme un
salario appena sufficiente, ma questo è reso impossibile
dall’organizzazione del lavoro messa in atto dalle aziende. I turni
delle lavoratrici spesso vengono esposti il venerdì o il sabato della
settimana precedente e variano in continuazione a seconda delle esigenze
commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e della cura delle
famiglie. A volte, sempre per le esigenze dell’impresa, i turni vengono
cambiati per telefono nella stessa giornata. Può succedere che i
part-time beneficino di incrementi dell’orario di lavoro, ma nessuno
dice che si tratta di aumenti di ore contrattuali temporanei e
discrezionali. La speranza di poter ottenere questi incrementi
costituisce uno degli strumenti preferiti dalle aziende per mantenere
sotto ricatto chi lavora. Ed è questa discrezionalità e ricattabilità
che le donne subiscono quotidianamente, questo clima diffuso che incide
nella vita di relazione e sulla salute di queste lavoratrici.
Il lavoro precario, altra forma contrattuale che favorisce la
possibilità dei datori di lavoro di poter “ricattare” le lavoratrici, è
una condizione molto diffusa per le donne del commercio. Perché assumere
ex novo dipendenti da formare e senza esperienza e lasciare a casa
persone che da anni danno il loro apporto all’impresa con
professionalità ed esperienza? La risposta a questa domanda è
inquietante: non le chiamano perché non vogliono rischiare che si
avvicinino troppo ai 36 mesi di lavoro, validi per l’assunzione
obbligatoria per legge. E’ il modo che le aziende del commercio hanno
escogitato per aggirare la legge dell’assunzione obbligatoria dopo 36
mesi: ti sfrutto per qualche anno e poi ti saluto, sostituendoti con
altri precari. Proprio quelle aziende che si riempiono la bocca con la
parola “legalità”, trovano il modo di farsi beffa di una legge che
tutela i lavoratori dal cancro della precarietà. Un meccanismo
effettivamente ingegnoso di un settore che si conferma all’avanguardia
nel trovare nuove forme per lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori.
Altri aspetti importanti sono quelli relativi al lavoro in nero, al
sommerso, alla somministrazione, ai finti appalti di manodopera, agli
stage “creativi”, insomma a tutte quelle “anomalie” contrattuali che
hanno come perno la precarietà e che rendono ancora più deboli e
sottopagate le donne del commercio, lasciando mano libera a chi le
sfrutta.
Chi vive la realtà di un supermercato o di un ipermercato sa benissimo
che è difficoltoso anche poter andare in bagno ed è spesso necessario
chiedere il permesso. L’esigenza fisiologica viene considerata parte
integrante dell’organizzazione del lavoro e del potere datoriale. E “denunciare, protestare o anche solo discutere le decisioni che ti riguardano non è affatto facile”. Questo
è il clima che si vive nei luoghi del commercio, l’organizzazione del
lavoro rispecchia quella delle istituzioni totali (carceri, manicomi,
caserme), passa cioè per l’organizzazione formale e centralmente
amministrata del luogo e delle sue dinamiche interne ed il controllo
operato dall’alto sui soggetti-membri. Un gruppo di delgate ed iscritte
USB della Coop ha denunciato questo clima da caserma in una ”lettera aperta” inviata
a Luciana Littizzetto, testimonial della Coop, nella giornata contro la
violenza sulle donne, ma moltissimi altri esempi testimoniano la nostra
analisi. C’è la storia di una “cassiera ferita”di Leroy merlin, c’è la cassiera di Panorama ed il «diritto alla pipì» negato, c’è il “racconto” di una ex addetta alle vendite nella multinazionale Lidl, ci sono le cassiere della Carrefour che potevano fare “pipì solo ogni quattro ore”per direttiva, c’è “l’intervista a Beatrice”, cassiera Ipercoop in provincia di Torino, c’è la “lettera aperta” della bella addormentata alla Coop, che si è poi incatenata davanti la sede dell’associazione di categoria, ci sono le cinque ex precarie coop che “si raccontano”, c’è il “sorriso amaro” delle
cassiere della Coop, che hanno il premio aziendale in base
all’attitudine a sorridere, … Ma poi ci sono anche tante storie che
sentiamo ogni giorno nelle nostre stanze sindacali e tantissime
altre che purtroppo non ascolta nessuno, storie di ordinarie vessazioni
vissute nella solitudine e nel dolore.
Le donne del commercio, come le donne di tutti gli altri settori,
lavorano di più per guadagnare di meno e non ricoprono quasi mai ruoli
apicali nelle aziende. Il principale fondamento delle pari opportunità
sarebbe l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione nel
rispetto dei Diritti dell’individuo. In particolare, quando si parla di
Pari Opportunità di Genere, s’intende la necessità di permettere e
garantire alle donne di fare scelte e compiere azioni, sia nella vita
privata che nella vita professionale, senza alcun tipo di diseguaglianza
di genere, rendendosi conto delle mille potenzialità, creatività,
abilità e motivazioni che le donne possono apportare alle società. Nella
realtà molte donne del commercio hanno dichiarato di aver perso il
lavoro a causa di una gravidanza, e la lettera di dimissioni in bianco è
la modalità più diffusa con cui le leggi a tutela della madre
lavoratrice vengono aggirate. Molte donne del commercio lamentano di
subire molestie e atteggiamenti vessatori da parte dei “capi”, che
spesso sono maschi. Ma allora a cosa servono le commissioni paritetiche
contrattuali e i vari consiglieri di parità provinciali, regionali e chi
più ne ha più ne metta? A creare stipendi per i soliti noti? La
battaglia per le pari opportunità è una battaglia di civiltà e non può
certamente restare un enunciato.
Ultima questione, ma non per ultima, la possibilità degli esercizi
commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche
durante le domeniche e i festivi, che è stata recepita subito da tutti i
soggetti interessati, creando un vantaggio e una comodità apparenti per
“l’homo consumens” e, nel contempo, gravissimi problemi per i
lavoratori, che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie
famiglie, aggiungendo un ennesimo tassello al puzzle di precarietà,
basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai
pochissimi diritti per oltre due milioni addetti del settore ed in
particolare per le donne. In un paese che fa i suoi continui richiami
alla “sacralità” della famiglia e dove i servizi pubblici non sono
attivi spesso neanche il sabato, ed in un settore dove l’80% degli
occupati sono di sesso femminile, si evidenzia una forte contraddizione.
Come può una donna che lavora nel commercio, dove la flessibilità è un
elemento imprescindibile e straordinari, festivi obbligatori, orari che
cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità, rendere
conciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il proprio
lavoro?
Salario, abbattimento della precarietà, possibilità di passare dal
part-time al tempo pieno, contenimento della discrezionalità delle
direzioni e contrattazione dei tempi e dei turni, e, non ultimo, libertà
di parola e di critica, queste sono le questioni in campo. Questioni
difficilmente aggirabili che non si risolvono con il consenso dei
sindacati compiacenti ma con la disponibilità al dialogo vero con tutte
le parti, compresa USB che non ha nessuna intenzione di inchinarsi alla
filosofia delle aziende del commercio.
05/11/13
Femminicidio, infamia in Europa e Sudamerica. E le donne scioperano!
Fonte: PRISMANEWS
Un’infamia
che riguarda le donne. Si chiama femminicidio, reato tremendo che si
consuma non solo in Italia e in Europa ma anche in America Latina. E che
vede le donne fare fronte comune.
Con i
singoli Stati che non riescono a imporre leggi e deterrenze, c’e’ anche
la politica a non trovare una mobilitazione corale; per il momento e’
quindi la cosiddetta società civile a mobilitarsi e a far sentire la
propria voce.
A livello comunitario da registrare
l’iniziativa lanciata dalla Lobby Europea delle Donne (EWL) con la
Campagna volta a sottolineare il fenomeno del Femminicidio, piaga
appunto sia in Europa che in Sudamerica. “Con il supporto di EWL,
European Civil Society Networks, CIFCA, Grupo Sur e la Heirinch Böll
Foundation hanno infatti lanciato una Campagna che si pone come
obiettivo quello di fermare “… Questa brutale ed estrema forma di
violenza contro le donne”.
Come afferma
la Lobby, “Secondo un recente rapporto dell’ONU, la prevalenza di
omicidi di genere sta raggiungendo proporzioni allarmanti. L’attuale
aumento di femminicidi in molte parti dell’America meridionale – insieme
con la impossibilità di ridurre i casi in Europa – rivelano il
fallimento degli Stati a impedire tale manifestazione di violenza”.
Parte della Campagna e’ sorretta dal video
dal titolo ‘Highlighting the phenomenon of Feminicides in Europe and
Latin America’ che e’ stato prodotto allo scopo di inocoraggiare i Paesi
a ratificare accordi/convenzioni internazionali che proteggono i
diritti delle donne. Il riferimento di EWL va quindi sia alla
Convenzione di Istanbul, per l’Europa, che alla Convenzione di Belém do
Pará per quanto attiene al SudAmerica.
Sul fronte
italiano da menzionare quanto avverrà il prossimo 25 novembre in
occasione dello ‘Sciopero delle donne’. Se ne e’ discusso a Roma il 18 e
il 19 ottobre a Roma, durante le giornate che hanno dato vita alle
manifestazioni nazionali di Piazza San Giovanni. Dove fra l’altro si e’
svolta l’assemblea del Mfpr che, insieme ad altre sigle, ha deciso per
l’evento di fine novembre. Tante donne, tutte di estrazione diversa:
“Operaie, precarie, studentesse, donne impegnate nei movimenti, nei
coordinamenti, alcune già presenti alla mobilitazione del 6 Luglio
contro femminicidi e stupri; alla fine si e’ deciso – recita un
comunicato di Mfpr – di organizzare uno sciopero vero per l’intera
giornata a partire dai luoghi di lavoro, con l’indizione di 24 ore di
sciopero, dalle scuole, e investendo ogni quartiere”.
Insomma, le
donne non ci stanno ad essere vittime sacrificali della violenza e non
ci stanno neppure ad attendere passive che lo Stato si inventi qualcosa a
loro tutela. “Uno sciopero che dovrà essere totale e che partendo dalla
violenza/femminicidio si allarghi alla condizione complessiva di doppio
sfruttamento e oppressione delle donne sia sul piano della classe che
del genere”.
Le lavoratrici hanno posto la necessità
dell’indizione dello sciopero nei luoghi di lavoro soprattutto per il
clima pensante di ricatto oggi in atto: “Tante, pur volendo, sarebbero
costrette a non fare lo sciopero come, ad esempio, hanno detto le
lavoratrici precarie degli asili di Bologna”. Per questo si è deciso di
chiedere ai sindacati, in particolare a quelli di base, di appoggiare
questa giornata – “Anche io sciopero il 25 novembre” – indicendola
direttamente nei posti di lavoro in cui sono presenti. Al momento hanno
dato adesione lo Slai-Cobas per il sindacato di classe e l’Usi-Ait.
Manifestazioni,
proteste, scioperi. Donne che scelgono la strada dell’organizzazione
solidale senza più delegare allo Stato ma che scelgono pure la strada
della riflessione culturale. Se ne e’ avuto esempio ancora a Roma,
giovedì 31 ottobre, grazie all’evento promosso dall’associazione
‘daSud’. Che ha presentato il libro ‘Storia di Stefania Noce. Il
femminicidio e i diritti delle donne nell’Italia di oggi’ (Villaggio
Maori edizioni) a cui ha fatto seguito un dibattito con l’autrice Serena
Maiorana, l’on. Celeste Costantino (Sel) e Flavia Fratello (La 7).
Stefania fu uccisa a coltellate dal suo
ex-ragazzo il 27 dicembre 2011, nella sua casa di Licodia Eubea (Ct):
Maiorana ne ha raccontato la storia, ripercorrendo le tappe della
vicenda attraverso le testimonianze di parenti e amici. Stefania vive
quindi nei ricordi della madre, del padre e dell’amica del liceo.
Struggente e drammatico il piano narrativo della vicenda di Stefania,
che si intreccia continuamente a quello della sua vita politica.
Un
riferimento crudo ma reale del fenomeno socio-culturale del
femminicidio, una denuncia delle forme tradizionali della cultura
italiana e delle politiche sociali e familiari che lo alimentano.
Le compagne mfpr intervengono al convegno "toponomastica femminile" a Palermo sullo sciopero delle donne
All'interno del "Convegno Toponomastica femminile"
svoltosi a Palermo dal 31 ottobre 2013 al 3 novembre 2013 ai Cantieri
Culturali alla Zisa, nella 2 sezione che si è svolta il 3 novembre 2013
che ha trattato l'argomento "La Rete Antiviolenza per le
Donne", siamo state invitate come compagne del Mfpr da Nadia Cario di
Toponomastica femminile Padova presente a questo Convegno, che aveva
preso parte il 6 Luglio alla mobilitazione nazionale a Roma contro
Femminicidi e stupri, avendo l'opportunità di intervenire con un "fuori programma",
cosi è stato presentato il nostro intervento, per lanciare alle donne
presenti l'appello per lo sciopero delle donne del 25 novembre
prossimo dell'assemblea nazionale delle donne a Roma del 18/19 ottobre.
Erano
presenti le rapprsentanti del Coordinamento 21 luglio di Palermo, del
Centro antiviolenza "le onde" di Palermo, di Amnesty international
Sicilia, del Centro antiviolenza di Piazza Armerina, la presidente della
consulta alle politiche femminili e consulente pari opportunita del
comune di Vittoria RG.
L'assemblea si è aperta appunto con il "fuori programma" dell'intervento della compagna del Mfpr di Palermo che ha iniziato a parlare delle assemblee nazionali delle donne svotesi il 18 e il 19 ottobre scorso a Roma, dove le donne, le compagne, le giovani... presenti hanno deciso e voluto lo sciopero delle donne annunciandolo anche dal palco dei sindacati di base "occupato" a Piazza San Giovanni durante l'acampata, si è detto che lo sciopero delle donne è stato indetto in contemporanea del 25 novembre del 2013 la gionata internazionale contro la violenza delle donne, com tappa importante di un percorso in costruzione dhe deve vedere la maggiornaza delle donne unirsi via via organizzandosi per una lotta che è caratterizzata dall'intreccio questione di classe e questione di genere
Allo
sciopero chiamiamo le operaie, le lavoratrici, le precarie, le
casalighe, le studentesse, le immigrate... contro tutti gli attacchi
che subiamo ogni giorno da governo, padroni, stato... uno sciopero che
partendo dalla lotta contro i femminicidi, gli stupri, la violenza
sulle donne si allarga a tutta la condizione di oppressione e
sfruttamento della vita della maggioranza delle donne che questo sistema
produce... non possiamo fidarci o delelgare tale lotta a governi fino
all'attuale con le loro leggi come quella sui femminicidi che noi
definiamo un vero e pripio "nuovo" pacchetto sicurezza fatto sulla
pelle dellle donne, relegando la donna all'interno delle mura
domestiche come una proprietà privata... e ponendo come "soluzione"
solo più repressione e controllo sulla vita delle donne.
E' seguita la lettura dell'appello per lo sciopero del 25 novembre " Anche io faccio lo sciopero delle donne il 25 novembre" in maniera molto forte e scandita in tutti i suoi perchè...
http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2013/11/anche-io-faccio-lo-sciopero-delle-donne.html, che poi è stato distribuito.
Alla fine della lettura è stato detto VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE! a gran voce ed è seguito un caloroso battimano, con un semplicissimo commento da parte della moderatrice "non ci sono parole da aggiungere a quello che ha detto la rappresentante del Mfpr"
Alla fine della lettura è stato detto VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE! a gran voce ed è seguito un caloroso battimano, con un semplicissimo commento da parte della moderatrice "non ci sono parole da aggiungere a quello che ha detto la rappresentante del Mfpr"
Le
presenti sono state informate della riunione organizzativa in funzione
dello sciopero/25 anche a Palermo che si farà venerdì 8 novembre 2013
alle ore 18,00 in Via G. del Duca, 4, presso i catieri cuturali alla
Zisa.
saluti di lotta cettina
saluti di lotta cettina
Lettera al sito "scioperodelledonne"
Care
amiche, abbiamo letto nel vostro sito l’annuncio “Sì allo Sciopero da
Usi e Slai cobas”, siamo contente che lo avete inserito, ma, come è ben
chiaro sia dai testi di indizione di entrambi i sindacati di base, sia
da tutti i nostri comunicati, questa proclamazione non è sul vostro
appello (che, purtroppo non parla affatto di sciopero vero, di tutta la
giornata, ma di fermate simboliche di 15 minuti) ma sull’appello
scaturito dall’assemblea nazionale delle donne del 18/19 ottobre a Roma,
che vi alleghiamo e vi preghiamo di pubblicare, insieme a una rettifica
del testo lì dove dice “sul nostro appello”.
Tornando allo sciopero, noi abbiamo inviato
l’appello per l’indizione dello sciopero con la piattaforma, che vi
rimandiamo, oltre a tutti i sindacati di base anche alla Fiom e alla
Cgil, compreso la cgil di ogni settore lavorativo. Purtroppo da notizie
che riceviamo dalle lavoratrici la cgil sia nazionale, sia in molte
città non vuole indire lo sciopero (nè di 24 ore nè di 15 minuti).
Questo vuol dire impedire concretamente
alle lavoratrici che vogliono fare lo sciopero delle donne di farlo! E’
un’inaccettabile abuso, di prevaricazione della volontà delle donne,
oltre tutte le prevaricazioni che le donne subiscono…
Purtroppo non ci possiamo sorprendere, nè
può meravigliare le lavoratrici, le donne che subiscono gli scellerati
accordi filopadronali e filogovernativi della Camusso.
Però a questo punto la Cgil nazionale e la
Camusso non possono cavarsela con una mera adesione. La condizione
delle donne, quella delle lavoratrici, delle proletarie che più di ogni
altra unisce l’insieme dell’oppressione, doppio sfruttamento e violenza
verso le donne, lo sciopero delle donne, non è un mero fatto di idee, di
comunicati, di firme di appoggio.
In questo senso vi chiediamo di fare anche
voi dei passi decisi verso le cgil, fiom provinciali, dei vari posti di
lavoro, perchè passino dalle parole ai fatti.
Perchè o indicono lo sciopero delle donne,
o le lavoratrici non se ne fanno niente di un’adesione per “mettersi la
coscienza a posto”, e preferiremmo anche quando apriamo il vostro sito
di non vedere più in prima pagina la faccia ipocrita della Camusso.
AVANTI VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE!
da http://www.scioperodelledonne.it/
Le lavoratrici del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario Taranto
Sì allo Sciopero da Usi e Slai Cobas
Riceviamo e pubblichiamo i comunicati di proclamazione dello Sciopero delle donne sul nostro appello da parte dell’U.S.I. – Unione Sindacale Italiana e dello Slai Cobas per il sindacato di classe per l’intera giornata del 25 novembre prossimo.ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE! Adesioni in aggiornamento
ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE!
- Perché tante mie sorelle, figlie, madri, amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le donne – perché la prossima potrei essere io
- Perché sono stata violentata, umiliata, denigrata e sono stanca di farmene una colpa, di provare vergogna per questo, ma ora voglio ribellarmi
- Perché mi ha detto che mi ama, ma non è vero, mi vuole schiava, sua proprietà nella “sacra famiglia”, perché quando decido di alzare la testa mi ammazza di botte
- Perché quando ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine per me o per le altre, mi hanno detto di sopportare o di farmi i fatti miei. E, allora, il 25 novembre mi farò i “fatti miei” insieme a tutte le donne che saranno al mio fianco!
- Perché sono stata violentata e uccisa una seconda volta dalle sentenze pro-stupratori e quelli che hanno stuprato o ucciso sono protetti da questa società
- Perchè questo Stato, questi governi non sono la soluzione ma sono la causa dei femminicidi e stupri e le loro leggi diventano solo catene di controllo, di repressione che soffoca le nostre vite
- Perché voglio decidere della mia vita in libertà
- Perché quando la sera esco stanca dal lavoro, non posso riposarmi, devo badare alla famiglia
- Perché anche se mi maltratta non ho i mezzi economici, non ho casa per sfuggire al suo odio
- Perché i tagli ai servizi sociali, tagliano prima di tutto la libertà di noi donne
- Perché siamo noi donne per prime a pagare la crisi, con lavori sempre più precari e sottopagati
- Perché noi donne lavoriamo come e più degli uomini ma il nostro salario è più basso
- Perché siamo stufe di essere discriminate sul lavoro, subire anche molestie sessuali da padroni e capi
- Perché non vogliamo più doverci sottoporre ad indagini nelle assunzioni sulla nostra condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, ed essere anche licenziate per questo
- Perché, pur essendo disoccupata, mi ammazzo di lavoro dentro le mura di casa e il 25 novembre non voglio far niente, solo ribellarmi, fuori dalle mura, con le altre donne
- Perché non sono una “supplente dello Stato”, che mi costringe al doppio lavoro, tagliando le spese sanitarie, gli asili nido, l’assistenza agli anziani e ai disabili e che invece di riconoscere questo lavoro mi allunga la pensione
- Perché noi ragazze siamo arrabbiate per le offese, molestie sessuali, anche solo verbali o virtuali, a scuola, per le strade, nei locali, perché noi non vogliamo avere paura e vogliamo vivere liberamente la nostra sessualità
- Perché quando dico no è NO!
- Perché solo la nostra lotta, delle donne contro gli uomini che odiano le donne, contro i padroni, lo Stato, il governo, le istituzioni che odiano le donne, che non ci difendono, che attaccano le nostre condizioni di vita e ci opprimono ancora di più, è l’unica strada per il nostro futuro
PER TUTTO QUESTO E ALTRO
…anche io faccio lo SCIOPERO DELLE DONNE il 25 novembre
Per aderire scrivere a anchioscioperodonne@inventati.org
***
Prime adesioni
Nicoletta Salvi – libera professionista, Michela Angiolillo (Roma), Nicoletta Gazzea (Roma), Claudia Marcolini (Milano), Elvira Pignataro (Roma), Ilaria Bracaglia (Roma), Denise Bruni – studentessa (Roma), Benedetti Silva – operaia (Modena), Rosa Virtù – ass. educatrice (Roma), Selene Bruni – studentessa (Roma), Ilenia Argento – docente precaria (Milano), Layla Buzzi – maestra precaria (MO), Daria – impiegata (Roma), Anna Gaudiano – educatrice (BO), Luigia De Biasi – operaia (AQ), Claudia Conciatori – disoccupata (Ferrara), Manuela Cibellis – educatrice (Pavia), Licia Fucina – educatrice (Brescia), Ciaccheri Angela (Firenze), Luciana – donne 100 celle e dintorni, Maria Luisa Cicero (mamma No Muos), Centro Donne Lilith (Latina), Anna Maria Meloni, Paola Francucci, Valentina Maritati – Nardò (Lecce), Paola Maritati – volontaria USB, dirigente SEL – Nardò (Lecce), Debora D’Alessio – precaria, Paolina Perma – rappresentante nazionale Cobas PT – CUB/USB), Di Maida Carola – USB (Milano), Franca Abategio (Roma), Rita Annarumma, Lavoratrici precarie asili (Bologna), movimento femminista proletario rivoluzionario, Maria Lupi – femminista (Torino), Nadia Cario (Padova), Lavoratrici Pulizie Scuole Statali Taranto, Operaie Forestali ARIF Puglia, Precarie Coop Sociali dello Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Collettivo Donne Contro (Roma), Associazione Femminile di Volontariato x conoscere x fare a Guspini (Sardegna), U.S.I. – Unione Sindacale Italiana, Slai Cobas per il sindacato di classe, Alessia D'Innocenzo - studentessa (Bologna), Lavoratrici SLAI Cobas per il sindacato di classe-Policlinico Palermo, Nadia Furnari, Associazione Antimafie “Rita Atria”, SISA - SINDACATO INDIPENDENTE SCUOLA E AMBIENTE
da FB
Maddalena Celano (Roma), Angela Notav Bucci (Roma), Mimosa Sfitziosa (Cuneo), Milly Mia (Brindisi), Jelena Lo Coco, Kattyd Debora Martucci, Alessandra Costantino, Assunta Di Giovanni, Damiana Novellino Puglia, Amantia Martinelli, Nawra Vandelia, Claudia Digirolamo, Caterina Lo Iacono, Roberta Orlando, Mimosa Sfitziosa, Giorgia Geraci, Daniela Artemisia Benicchi, Antonella Primula Daonensis, Roberta Pompili, Donatella Anello
Alcuni messaggi
Come donna, come attivista, come essere umano… aderisco allo sciopero delle donne del 25 novembre. Grazie per aver sintetizzato in maniera chiara il senso del 25 novembre.
Nadia Furnari
Sono Alessia D'Innocenzo. Una studentessa di Scienze Storiche di Bologna che sta preparando una tesi in Storia delle donne e di genere. Ho partecipato all'assemblea cittadina martedì sera.
Vorrei invitare questo comitato, tutte le donne coinvolte e le associazioni che lo promuovono ad espandere la notizia, quantomeno relativa allo sciopero in sè, alle studentesse universitarie.
Direi che il 25 Novembre è una data-evento sconosciuto a molte delle mie colleghe.
Quindi direi di promuovere lo sciopero anche nelle aule universitarie. Potrei fare del volantinaggio. Sono a disposizione per qualunque cosa"
GRAZIE COMPAGNE! ottima lettura e programma dello sciiopero Slai condiviso
pienamente anche in rete
Collettivo Donne Contro - Roma
L’Associazione Antimafie “Rita Atria” aderisce con convinzione allo sciopero delle donne
Perché la lotta alla mafia non può prescindere dal diritto all'esistenza.
Perché la lotta alla mafia non è esercizio retorico di "ricordo" ma è analisi e studio dei fenomeni che portano al controllo sociale e politico.
La lotta alla mafia è saper assumere posizioni politiche in un mondo di cerchiobbotisti che hanno paura di schierarsi per mera opportunità politica.
Per questo e tanto altro (scritto nella nostra storia quasi ventennale), aderiamo allo sciopero delle donne.
per l'associazione, Nadia Furnari - Direttivo nazionale
da FB
Maddalena Celano (Roma), Angela Notav Bucci (Roma), Mimosa Sfitziosa (Cuneo), Milly Mia (Brindisi), Jelena Lo Coco, Kattyd Debora Martucci, Alessandra Costantino, Assunta Di Giovanni, Damiana Novellino Puglia, Amantia Martinelli, Nawra Vandelia, Claudia Digirolamo, Caterina Lo Iacono, Roberta Orlando, Mimosa Sfitziosa, Giorgia Geraci, Daniela Artemisia Benicchi, Antonella Primula Daonensis, Roberta Pompili, Donatella Anello
Alcuni messaggi
Come donna, come attivista, come essere umano… aderisco allo sciopero delle donne del 25 novembre. Grazie per aver sintetizzato in maniera chiara il senso del 25 novembre.
Nadia Furnari
Sono Alessia D'Innocenzo. Una studentessa di Scienze Storiche di Bologna che sta preparando una tesi in Storia delle donne e di genere. Ho partecipato all'assemblea cittadina martedì sera.
Vorrei invitare questo comitato, tutte le donne coinvolte e le associazioni che lo promuovono ad espandere la notizia, quantomeno relativa allo sciopero in sè, alle studentesse universitarie.
Direi che il 25 Novembre è una data-evento sconosciuto a molte delle mie colleghe.
Quindi direi di promuovere lo sciopero anche nelle aule universitarie. Potrei fare del volantinaggio. Sono a disposizione per qualunque cosa"
GRAZIE COMPAGNE! ottima lettura e programma dello sciiopero Slai condiviso
pienamente anche in rete
Collettivo Donne Contro - Roma
L’Associazione Antimafie “Rita Atria” aderisce con convinzione allo sciopero delle donne
Perché la lotta alla mafia non può prescindere dal diritto all'esistenza.
Perché la lotta alla mafia non è esercizio retorico di "ricordo" ma è analisi e studio dei fenomeni che portano al controllo sociale e politico.
La lotta alla mafia è saper assumere posizioni politiche in un mondo di cerchiobbotisti che hanno paura di schierarsi per mera opportunità politica.
Per questo e tanto altro (scritto nella nostra storia quasi ventennale), aderiamo allo sciopero delle donne.
per l'associazione, Nadia Furnari - Direttivo nazionale
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