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21/11/13

Le donne immigrate prepano lo sciopero a Marghera e Mestre

Venerdì e sabato ai due mercati di Mestre e Marghera le lavoratrici di Slai Cobas per il sindacato di classe, volantineranno per lo sciopero del 25. Si tratta di operaie, attualmente occupate e disoccupate, prevalentemente in fabbriche, servizi, di nazionalità diverse (Fincantieri, settore calzaturiero, settore delle pulizie)

A Taranto lo sciopero delle donne è già cominciato!

Le lavoratrici delle ditte di pulizia scuole statali, che sono la grande maggioranza dei dipendenti della Dussmann oggi a Taranto sono passate dal presidio al blocco prima della strada contigua al comune poi del ponte, paralizzando la città. Momenti di scontro e tensione con dirigenti sindacalisti confederali – tutti maschi naturalmente – poi con la polizia che vuole impedire su indicazione di sindaco e sindacati confederali che Fiorella Masci, rappresentante delle lavoratrici slai cobas s.c. partecipi all’incontro, ma gli va male .. . perche la bellissima reazione di un folto gruppo delle lavoratrici ne impone la presenza prima con la forzatura del blocco poliziesco e poi con un nuovo blocco della strada
Sono le stesse lavoratrici impegnate attivamente a livello locale e nazionale per ‘lo sciopero delle donne del 25 novembre
mfpr taranto

18/11/13

Per Lorena Coletti, per le mogli, le sorelle, le figlie, le madri degli operai morti sul lavoro, anche per queste donne diciamo: Sciopero delle donne!

Perché la lotta delle donne non può transigere dalla lotta al sistema capitalistico che le opprime 2 volte, che ne uccide gli affetti, la vita, l’amore, il sogno e la speranza in una giustizia terrena. Con queste donne, con il loro cuore e la loro rabbia, sciopereremo il 25 novembre.
Sciopereremo per ricordare anche il loro dolore!


mfpr

***
Sono Lorena Coletti sorella di una vittima della strage della Umbria Olii.
Vorrei lasciare alcune dichiarazioni riguardo la sentenza: mio fratello è morto in un’attimo! E’ partito la mattina alle 7 e alle 13 non c’ era più. Insieme a lui morirono anche 3 colleghi di lavoro e Manili, il titolare della ditta appaltatrice. Ora vorrei puntualizzare che se lui avesse saputo del pericolo non sarebbe salito insieme a loro sul silos ne tanto meno avrebbe mandato i suoi operai a fare quei lavori, sarebbe stato come avergli dato morte sicura. Sono passati sette anni dalla tragedia e ancora noi familiari stiamo aspettando che si faccia giustizia e invece chi è colpevole se ne sta libero non è una cosa bella, ne per noi ne per l’ Italia. Poi mi chiedo quando tempo dobbiamo aspettare e quanti anni devono passare ancora. Loro non ci sono più e ancora si parla di Giorgio Del Papa come se fosse un martire.
Un’ ultima cosa, credo nella giustizia divina, so che la morte c’è per tutti e che noi tutti dobbiamo fare i conti con Dio. Cosa racconterà Giorgio Del Papa a quando gli dirà dei 4 morti della Umbria Olii?

il 25 novembre è anniversario della morte di mio fratello ,i miei messaggi le mie parole sono poche da dire non ho la forza di parlare e di scrrive chiedo solo hai politici all’ opinione pubblica di non dimenticarsi mai dei morti di campello sul clitunno. 
giustizia per loro perr i loro familiari per le loro mogli e figli solo questo vorrei non si puo’ attribuire la colpa a questi uomini morti per lavoro vi prego aiutatemi

Lorena Coletti




 
Dalla rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro bastamortesullavoro@gmail.com


Non c’è giustizia nei tribunali per le vittime dei padroni assassini mettiamoci in RETE, per fare molto molto di più!
Umbria Olii, pena ridotta in appello per l’amministratore delegato

 
Pena ridotta in Corte d’appello di Perugia per l’ex amministratore della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. I giudici hanno comminato 5 anni e 4 mesi di reclusione per l’omicidio colposo plurimo di Giuseppe Coletti, Vladimi Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili da sette anni e mezzo formulati dal tribunale di Spoleto tre anni fa. I quattro operai che persero la vita nell’incidente sul lavoro avvenuto il 25 novembre 2006. Le vittime sono il titolare e i dipendenti della ditta di manutenzione che stava eseguendo lavori su uno dei silos dove era stoccato l’olio che, a causa di una scintilla, e’ esploso generando un incendio. La sentenza e’ arrivata dopo due ore e mezza di camera di consiglio. La corte d’appello ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado cancellando la mancata “prevenzione per omissione dolosa mezzi prevenzione”.

I giudici hanno abbassato di un terzo i risarcimenti per le famiglie delle vittime: si parla di poco meno di 200mila euro ma ancora le cifre non sono ufficiali. C’è un passaggio della sentenza che addirittura attribuirebbe una piccola parte di colpe all’azienda addetta alla manutenzione. Colpa per concorso. Ci sarà ricorso in Cassazione sia della difesa che dell’accusa.

16/11/13

Palermo, 25 novembre, anche gli avvocati scioperano

L’associazione Progetto Forense di Palermo, di cui lo scrivente è componente del direttivo, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, organizza un flash mob che ha ottenuto il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo.
Le modalità, ora e luogo del flash mob saranno comunicate ai partecipanti a mezzo facebook, nell’evento creato appositamente: https://www.facebook.com/events/1391668081075500/
Ai destinatari della presente email anticipiamo che l’evento si terrà davanti al Teatro Massimo alle ore 12.30.
Si tratterà di una manifestazione silenziosa, nel rispetto di tutte le donne che hanno subito violenza, non solo fisica, pagando a volte con il bene più prezioso, la vita, la violenza degli uomini, spesso mariti, fidanzati o ex.
Noi aderiamo a questo sciopero perchè tante nostre sorelle, figlie, madri e amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le donne, anche in Italia, anche a Palermo e perchè la prossima potrei essere io!

Vi prego di dare la massima diffusione anche, per sensibilizzare tutte le associazione nostra iniziativa, e le donne 
cordialità
avv.maria vittoria cerami

E’ ora, sciopero delle donne. verso il 25 novembre

Ieri a Milano la necessità dello sciopero delle donne è stata portata anche a piazza della scala dove si è concluso il corteo dei confederali, sotto il palco del comizio conclusivo di Susanna camusso. le lavoratrici hanno accolto a tratti anche con commozione la notizia. Una lavoratrice ci ha raccontato delle umiliazioni-non ultima la riforma delle pensioni della Fornero che la costringe ad essere in carico ai servizi sociali:”dopo una vita di lavoro, in cui mi sono conquistata una dignità di persona, dopo il licenziamento sono ora a carico dei servizi sociali perchè non ho i requisiti per la pensione nè un lavoro che mi consenta di mantenermi” Anche per questo è lo sciopero delle donne.
Centinaia e centinaia di volantini sono andati letteralmente a ruba, anche in distinzione e critica alla Camusso , che ben abbiamo conosciuto a Milano ai tempi della lotta contro gli attacchi al diritto d’aborto.
Mercoledì scorso volantinaggio e attacchinaggio alla Statale. Positivi i commenti di tante studentesse che hanno colto la portata di questo sciopero.

 
mfpr milano

L’Auchan e i diritti delle lavoratrici

Ieri a Taranto le compagne del mfpr si sono recate all auchan per far conoscere alle lavoratrici la piattaforma dello sciopero delle donne del 25 novembre, si decide che due compagne entreranno nell’ipermercato per dare il volantino dello sciopero delle donne alle commesse dei negozi della galleria e alle cassiere del supermercato e che una rimanga all’ingresso per darlo alle donne che entrano. le lavoratrici mostrano interesse e si lamentano di essere sfruttate in tutti i modi ,di non avere diritti a causa di contratti farsa, di dover lavorare i festivi ,ma purtroppo arrivano i vigilanti che cercano di cacciare le compagne dicendo che è vietato volantinare e arrivano a intimorire le commesse a tal punto da farsi consegnare il volantino . Davanti al rifiuto delle compagne di allontanarsi chiamano la polizia che arriva immediatamente e chiede i documenti alla compagna rimasta a volantinare davanti all’ ingresso ,il poliziotto con fare arrogante e toni intimidatori la invita a seguirla alla volante ed e’ costretta a sorbirsi l indecente e maschilista opinione del poliziotto riguardo alle donne che si approfittano delle leggi in loro difesa per accusare i loro uomini di violenze inesistenti .All arrivo delle altre compagne agguerrite e incavolate dopo un vivace scambio di parole si sono ritirati in buon ordine. Decidiamo di andare a protestare dal direttore dell auchan,dopo un po’ accetta di ricerverci e davanti alle argomentazioni delle compagne sul comportamento vergognosamente antisindacale e per niente democratico tenuto ,viene ridotto ad un imbarazzante silenzio, ,ce ne andiamo soddisfatte e determinate a ritornare . E convinte più che mai della necessità di uno sciopero delle donne e di ribellione a questo sistema fascista patriarcale rappresentato bene dal poliziotto arrogante e pronto a reprimere con la forza ogni dissenso e ribellione 

  Fiorella. mfpr

Lo sciopero delle donne – la necessità della rivoluzione

Il 25 novembre per la prima volta in Italia lo “sciopero delle donne”! Uno sciopero contro la guerra di bassa intensità contro le donne, in quanto donne, fatta di femminicidi e stupri, di uomini che odiano le donne, perpetrati soprattutto nella “sacra famiglia” – in Italia le uccisioni delle donne stanno diventando una strage delle donne – ogni due giorni una donna muore – peggio che in una guerra vera, e le violenze sessuali grandi e piccole, quotidiane, lo stalking – più di un caso al giorno e spesso si trasforma in omicidio – le molestie sul lavoro, i maltrattamenti delle donne, aumentano e diventano fatti di “ordinaria” oppressione verso le donne.
Uno sciopero delle donne che si estende all’insieme della condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne da parte di padroni, governo, Stato, Chiesa, che sono la causa di fondo, che creano l’humus, sociale, ideologico, da moderno medioevo in cui maturano i femminicidi contro le donne.
Le uccisioni, gli stupri sono il frutto più barbaro di questo putrefatto sistema sociale capitalista  Lo “sciopero delle donne” parte e avrà al centro i posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, ma è giusto parlare di “sciopero totale delle  donne”, perchè riguarda e chiama tutte le donne proletarie, le studentesse, le disoccupate, le donne casalinghe dei quartieri, le donne, le compagne in lotta nei movimenti, le immigrate, le femministe, ecc.
E’ stata scelta la forma dello “sciopero” per l’intreccio genere e classe che ha la lotta delle donne – perchè tra le donne vi sono le proletarie, che hanno non una ma mille catene da spezzare, ma ci sono anche le borghesi che vogliono solo spazio e potere in questo sistema di sfruttamento e oppressione per la maggioranza; lo “sciopero” per dare un segnale forte, dirompente, di rottura; lo “sciopero” perchè vogliamo una lotta che pesi, incida concretamente, crei “danni” ai padroni, allo Stato, alla “sacra famiglia”: provate voi a stare anche un giorno senza le donne.


Uno sciopero di classe e di genere che vuole denunciare e lottare su tutta la condizione di vita delle donne!  Lo “sciopero delle donne” è un avvenimento “storico” non solo per le donne, ma per l’intera classe proletaria, per il movimento rivoluzionario.
Questo sciopero sarà una scintilla che illuminerà il sentiero di lotta di lunga durata della maggioranza delle donne.
E il 25 novembre segna una tappa importante di questo cammino che non può che avere come obiettivo la rivoluzione che per le donne vuol dire “rivoluzione nella rivoluzione”, per rovesciare e trasformare cielo e terra.
Lo “sciopero delle donne” è una parola d’ordine che il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario sta portando avanti da alcuni anni, e che via via, soprattutto negli ultimi mesi e dopo la mobilitazione nazionale fatta dalle compagne del Mfpr il 6 luglio a Roma, ha conquistato consenso e partecipazione.
La sua realizzazione è un avvenimento di impatto, di rottura anche a livello culturale, ideologico.
Perchè lo sciopero delle donne, ponendo una denuncia che riguarda l’insieme delle condizioni della maggioranza delle donne mette in discussione il lavoro e il non lavoro, le discriminazioni che ci sono nei posti di lavoro, il ruolo di oppressione nella famiglia e la famiglia come la vuole questa società borghese, mette in discussione l’idea che si ha delle donne, il ruolo di subordinazione.
Cioè vuole mettere in discussione tutto!  Ed è questo che pone e per questo fa paura lo “sciopero delle donne”.

Esso non riguarda solo una questione di alcune rivendicazioni, la battaglia delle donne è inevitabilmente a 360°, riguarda il fatto che ci vuole una società totalmente diversa, dei rapporti sociali diversi, dei rapporti personali diversi; che tutta la vita deve cambiare.
Le donne, in particolare le donne proletarie, quando lottano, portano una carica in più, portano la necessità di una battaglia complessiva, che riportano anche nella vita quotidianità.
Lo sciopero delle donne è per le donne.
Serve prima di tutto alle donne, perchè trovino la forza per ribellarsi, per non accettare come inevitabile una condizione di oppressione, subordinazione, il loro ruolo nella famiglia; per essere una realtà di lotta che preoccupi e faccia paura ai padroni, ai governi, allo Stato, agli uomini che odiano le donne.
Ma lo sciopero delle donne, delle lavoratrici serve anche all’interno della intera classe proletaria; esso vuole essere una battaglia di rottura, che richiede una trasformazione anche all’interno dei lavoratori, dei propri compagni di lavoro, degli uomini delle organizzazioni rivoluzionarie, comuniste, degli organismi e movimenti di lotta.
In questo senso lo sciopero totale delle donne pone nei fatti la necessità della rivoluzione, in cui le donne siano la forza più determinata.


Movimento Femminista Proletario rivoluzionario
Novembre 2013  

lo sciopero delle donne tra le tantissime studentesse e giovani disoccupate in lotta oggi 15 novembre anche a Palermo

Le giovani compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario hanno oggi 15 novembre partecipato attivamente al corteo nazionale degli studenti, dei senza casa, dei Nomuos, dei lavoratori Gesip di Palermo... e hanno distribuito centinaia di volantini dello Sciopero delle donne che si terrà il prossimo 25 novembre anche qui a Palermo.

Il volantinaggio è stato utile ed interessante perché è stato accolto dalle tantissime studentesse,  giovani donne precarie e disoccupate, con grande entusiasmo; abbiamo spiegato i motivi dell'estrema necessità di uno sciopero totale delle donne che tocchi tutti i settori, dalla scuola a qualsiasi settore di lavoro alle casalinghe; abbiamo ascoltato le esperienze "di donna" che ci hanno raccontato e abbiamo discusso sul perché in quanto donne siamo doppiamente oppresse e sfruttate; abbiamo ricordato che uno sciopero delle donne non si è mai tenuto nel nostro paese ma che è ora di scendere in piazza per prendere in mano la nostra lotta, ribadendo che solo noi, scendendo in piazza, possiamo cambiare tutta la nostra vita. Le donne che hanno ricevuto il volantino, entusiaste, hanno giustamente dichiarato che non esiste nessun governo, nessuna istituzione che ci ascolta e che è giusto diffondere l'evento dello sciopero per cercare di essere in tante. Diverse giovani hanno espresso la loro volontà di partecipare allo sciopero ed alcune di esse hanno voluto decine di copie per portarle nel proprio posto di lavoro o a scuola.

Questa iniziativa  è parte integrante della campagna di propaganda dello sciopero che in questa settimana e nella prossima abbiamo organizzato. Organizzeremo altri momenti di propaganda ed informazione: volantinaggi nei centri commerciali, nei mercati ed in centro città e "megafonaggi ambulanti" ed itineranti.


Tutta la vita deve cambiare!
Viva lo sciopero delle donne!


Sabina Mfpr Palermo

15/11/13

A Milano indetto lo sciopero delle donne all’ Istituto Nazionale Tumori

 Alle lavoratrici dell’Istituto Tumori
SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DELLE DONNE
PER L’INTERA GIORNATA DEL 25 NOVEMBRE 2013

PROCLAMATO DALLO  SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
IN COINCIDENZA CON LA GIONATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 SCIOPERO A CUI SONO CHIAMATE
LAVORATRICI/PRECARIE/DISOCCUPATE/CASALINGHE/STUDENTESSE/PENSIONATE

PERCHE’ NON SI PUO’ CONTINUARE A FAR FINTA DI NIENTE
NON SI PUO’ CONTINUARE A NON FAR NIENTE !

E’ l’ora di dire BASTA, con forza e determinazione, al massacro, alle violenze fisiche, psichiche e morali contro le donne; ai ricatti e alle molestie sul lavoro, alle discriminazioni delle lavoratrici, delle precarie, alla  negazione dei diritti, del lavoro e della pensione. Basta al precariato e alla disoccupazione, che colpiscono soprattutto le donne. Basta all’allungamento dell’età pensionabile, al supersfruttamento, al mobbing, alla mancanza di sicurezza sul lavoro. Basta al carovita, al blocco dei contratti e  degli stipendi, ai tagli ai servizi sociali, che costringono molte lavoratrici, su cui ricade tutto il peso dell’assistenza familiare, a ritornare a casa. Basta a politiche governative e padronali che attaccano  sempre più le condizioni di lavoro e la vita delle donne. Basta al continuo attacco al diritto di aborto, il corpo e la volontà delle donne appartengono alle donne e nessuno deve legiferare e comandare sulla loro vita. Basta a sentenze criminali che legittimano gli stupri e la violenza contro le donne e a processi dove le stesse da vittime diventano colpevoli.  Basta a leggi dello stato che anziché aiutare, liberare le donne, hanno lo scopo di ghettizzarle, di rinchiuderle a casa, nel “sacro focolare domestico”. Basta all’uso del corpo delle donne per pubblicità sessiste, che incitano allo stupro.
Tutto questo schifo, l’aumento esponenziale dell’odio criminale contro le donne e il peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita, non sono affatto casuali, ma sono indissolubilmente legati al ritorno di concezioni e pratiche da MODERNNO MEDIOEVO, alimentate da una cultura spazzatura, maschilista, misogina, della violenza in ogni senso verso le donne; cultura prodotta da questo sistema barbaro in cui ci costringono a “vivere”, che considera le donne incubatrici e oggetti di piacere sessuale, oltreché schiave della famiglia e subalterne agli uomini.
Le donne sono sole nella guerra quotidiana scatenata loro da stato, governi, istituzioni, padroni, Chiesa, partiti istituzionali, sindacati venduti, maschilisti, stupratori, assassini, e non possono delegare a nessuno la battaglia per la loro liberazione, per la conquista e il mantenimento dei propri diritti, per la difesa della propria salute, della propria vita e dignità.
E’ necessaria la presa di coscienza ed il protagonismo diretto delle donne, per una mobilitazione a tutto campo, dal sud al nord del Paese, per un cambiamento radicale, il rovesciamento  di questa marcia società, perché TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE! 

Il COBAS INT raccogliendo questo appello ha indetto lo sciopero in Istituto e invita le lavoratrici ad aderire e partecipare!

ALLO SCIOPERO, PROCLAMATO UFFICIALMENTE IL 31 OTTOBRE SCORSO,  POSSONO PARTECIPARE TUTTE LE LAVORATRICI A TEMPO  INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO

SLAI Cobas “INT” per il sindacato di classe, Milano
cobasint@tiscali.it – cell. 338/7211377                                                                
Mi 15.11.2013

14/11/13

Palermo verso il 25 novembre 2013

oggi volantinaggio al centro commerciale   Auchan di PALERMO  in via Lanza Di Scalea,  appena arrivate ore 16,30 circa cominciamo a distribuire i volantini  sullo sciopero delle donne “Anchio sciopero e tu” dopo aver distribuito circa 30 volantini a donne ragazze tutte molto contente che qualcosa si muove a Palermo,  qualcuna commentando che sarebbe il caso di una “ghigliottina” specifica,  dopo circa un quarto d’ora arrivano i vigilantes che ci intimano di allontanarci e addirittura spostarci completamente fuori dalla zona di proprietà privata,  prima cortesemente ma in breve tempo uno dei vigilantes alza il tono di voce e vorrebbe spaventarci,  non sottostiamo alle sue forme di allontanamento e chiediamo di parlare con un dirigente dell ‘ Auchan di PALERMO,  ci viene detto che dobbiamo chiamare di mattina per chiedere autorizzazione a volantinare ma nel frattempo le donne che passavano ascoltavano che la nostra è solo una forma di informazione per una causa giusta e non una concorrenza  o propaganda di prodotti, continuamo a parlare animatamente più che altro per coinvolgere le donne e le persone che nel frattempo entravano al centro commerciale e si fermavano incuriosite . Continuamo portando avanti le nostre intenzioni di non spostarci. dopo un piccolo confronto fra di noi, pensiamo di spostarci e volantinare all’ingresso dei posteggi ma non è fattibile perche ci rendiamo conto che le auto sfrecciano e non abbiamo il tempo materiale di poter interloquire con le donne, al che decidiamo di cambiare in corso d’opera la destinazione di distribuzione dei volantini e ci spostiamo in viale Strasburgo dove anche li c’è un Ovviesse e tanti negozi,  cominciamo a distribuire i nostri volantini alle commesse di circa 70 negozi,  queste  ricevono con  molto entusiasmo e  qualcuna confermando  “che ci vuole e ci vedremo il 25 novembre”, cosi anche per le donne che incontriamo per strada e maggiormente per le ragazze e le ragazzine.
 
saluti di lotta da Palermo

12/11/13

Palermo: il 25 novembre un’intera giornata in lotta

  • Al mattino: concentramento alle ore 9,30 a Piazza Politeama e poi… fino in Prefettura con tutte le nostre ragioni di doppia lotta
  • Di pomeriggio: dalle ore 16,00 e fino alla 20,00  a Piazza Verdi (Teatro Massimo)  per continuare con volantinaggio, interventi al megafono, pannelli/mostra, musica, raccolta firme…

Le   lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo
le compagne Mfpr

11/11/13

A tutti gli organi di informazione

Si porta a conoscenza di tutti gli organi di informazione che lo Slai cobas per il sindacato di classe sulla base della decisione assunta dalle assemblee delle donne del 18 e 19 ottobre ha indetto lo “SCIOPERO DELLE DONNE”, specificando che lo sciopero riguarda, come deciso sempre
dall’assemblea delle donne, solo le LAVORATRICI.
L’indizione si può trovare nel sito www.funzione pubblica e nel sito www.commissionegaranziasciopero, nell’elenco degli sciopero generali e nazionali, in cui anche la Commissione lo indica come “SCIOPERO DELLE DONNE”
CHEDIAMO A TUTTI GLI ORGANI DI INFORMAZIONE DI DARE LA MASSIMA DIFFUSIONE
saluti
SLAI COBAS per il sindacato di classe

Locandine sciopero donne a Taranto, in preparazione del 25 novembre


LocNazSi allegano  locandine sciopero donne preparate a Taranto. Una con la piattaforma, che può essere utilizzata soprattutto sui luoghi di lavoro, un’altra che verrà affissa a Taranto nelle scuole e università a Taranto a prevalente presenza femminile, in preparazione del 25 novembre 
FoxfireTA

COSA NON VOGLIAMO:
- NO all’intensificazione della presenza/controllo di Forze dell’ordine: polizia, carabinieri, ecc. nelle città, nelle strade – non vogliamo che gli stessi che nelle carceri, nei Cie, usano anche stupri e molestie, offese sessuali contro le donne, che ci manganellano nelle lotte, siano messi a “difenderci”;
- NO a Task force che alimentano un clima securitario, di controllo sociale che si traduce in minore libertà, meno diritti per le donne. SI, invece, ad “illuminare” e rendere luoghi pieni di vita, ogni zona delle città e dei paesi, favorendo l’apertura 24 ore su 24 di locali, centri, parchi, e la gestione libera di essi da parte di organismi di donne.
- NO alla trasformazione dei processi per stupro in atti d’accusa e indagine sulla “morale” delle donne;
- NO a consultori o centri confessionali trasformati in luoghi di controllo/repressione delle scelte delle donne

E COSA VOGLIAMO:

- “case delle donne” in ogni città, e quartiere di grande città, gestiti dalle donne, di denuncia e di lotta, con servizi gratuiti di avvocati, medici, psicologi, esperti scelti dalle donne.
- interventi immediati contro i maschi denunciati per violenze, stalking, molestie sessuali, maltrattamenti.
- Via subito dai posti di lavoro, da posti istituzionali chi esercita molestie, violenze sessuali.
- Divieto di permanenza in casa di mariti, conviventi, padri, fratelli denunciati per violenze, maltrattamenti;
- Procedura d’urgenza nei processi per stupro e femminicidi e accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne -
patrocinio gratuito per le donne – Classificazione del reato di stupro tra i reati più gravi del sistema penale
- Semplificazioni e procedure d’urgenza per le cause di separazione e divorzi, patrocinio gratuito alle donne
- Divieto dell’uso del corpo femminile a fini pubblicitari e dell’uso sessista del linguaggio
- Abolizione nelle scuole e università di testi sessisti, con contenuti discriminatori, via i professori che li propagandano.

Contro le discriminazioni, oppressioni che sono alla base delle violenze sessuali e femminicidi
- Lavoro per tutte le donne – Reddito minimo garantito a tutte le donne, perchè la dipendenza economica non sia di ostacolo alla rottura di legami familiari
- Trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari – Pari salario a pari lavoro
- Divieto di indagine su condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, per assunzioni o licenziamenti
- Diritto di cittadinanza e uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le donne immigrate
- Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario – abbassamento dell’età pensionabile delle donne, come riconoscimento del doppio lavoro
- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritti di tutte ai servizi sociali e al reddito minimo garantito
- Difesa e ampliamento del diritto di aborto, abolizione nella L.194 dell’obiezione di coscienza e gratuità degli interventi e delle strutture, consultori laici gestiti e controllati dalle donne.- Accesso gratuito per le donne ai servizi sanitari e sociali
- Socializzazione/gratuità dei servizi domestici essenziali: asili, sanità, servizi di assistenza per anziani, ecc.

08/11/13

Alle lavoratrici del commercio: sciopero delle donne il 25 novembre!

Commercio. Denunciamo l’apartheid delle commesse: la condizione femminile è insostenibile

25 NOVEMBRE SCIOPERO NAZIONALE DELLE DONNE

“Lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?”.

Sui circa due milioni di lavoratori del commercio quasi l’80% sono donne. La maggiorparte a part time, che non è quasi mai una libera scelta della lavoratrice ma l’unica possibilità che ci viene offerta per essere assunte. La possibilità di migliorare questa condizione è remota e spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità. Chi fa il part-time spesso ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per mettere insieme un salario appena sufficiente. Ma questo è reso impossibile dall’organizzazione del lavoro messa in atto dalle aziende. I turni delle lavoratrici spesso vengono esposti il venerdì o il sabato della settimana precedente e variano in continuazione a seconda delle esigenze commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e della cura delle famiglie. A volte, sempre per le esigenze dell’impresa, i turni vengono cambiati per telefono nella stessa giornata. La speranza di poter ottenere incrementi di orario costituisce uno degli strumenti preferiti dalle aziende per mantenere sotto ricatto chi lavora. Ed è questa discrezionalità e ricattabilità che le donne subiscono quotidianamente, questo clima diffuso che incide nella vita di relazione e sulla salute.
Il lavoro precario è un’altra forma contrattuale che favorisce la possibilità delle aziende di poterci “ricattare”, non vogliono rischiare che si avvicinino troppo ai 36 mesi di lavoro, per non fare l’assunzione a TI.
Poi ci sono tutte le facce del lavoro in nero, sommerso, la somministrazione, gli stage “creativi”, le borse lavoro, insomma a tutte quelle “anomalie” contrattuali che rendono ancora più deboli e sottopagate le donne, lasciando mano libera a chi le sfrutta.
Chi vive la realtà di un supermercato o di un ipermercato sa benissimo che è difficoltoso anche poter andare in bagno ed è spesso necessario chiedere il permesso. L’esigenza fisiologica viene considerata parte integrante dell’organizzazione del lavoro e del potere datoriale, c’è il “sorriso amaro” delle cassiere, commesse che hanno il premio aziendale in base all’attitudine a sorridere…
Le donne del commercio, come le donne di tutti gli altri settori, lavorano di più per guadagnare di meno e non ricoprono quasi mai ruoli apicali nelle aziende. Il principale fondamento delle pari opportunità sarebbe l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione. Quando si parla di Pari Opportunità di Genere, si dovrebbe intendere la necessità di permettere e garantire alle donne di fare scelte e compiere azioni, sia nella vita privata che nella vita lavorativa senza alcun tipo di diseguaglianza di genere. Nella realtà invece molte donne del commercio perdono il lavoro a causa di una gravidanza, e la lettera di dimissioni in bianco è la modalità più diffusa con cui le leggi a tutela della madre lavoratrice vengono aggirate.
Ma c’è anche di peggio. Molte lavoratrici del commercio lamentano di subire molestie sessuali e atteggiamenti vessatori da parte dei “capi”, che spesso sono maschi.
Ultima questione, la possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto anche durante le domeniche e i festivi, creando gravissimi problemi per le lavoratrici, che non hanno più tempo per se stesse e per le proprie famiglie.

Il 25 novembre per la prima volta in Italia faremo lo SCIOPERO DELLE DONNE! 

Esso parte dal nostro grido “basta” contro i femminicidi e stupri (che solo quest’anno ha visto morire più di 100 donne) ma investe l’intera condizione di vita e di lavoro di noi donne. Perche’ ANCHE LAVORARE IN QUESTE CONDIZIONI E’ “VIOLENZA”, come è violenza tornare stanche a case e fare il doppio lavoro. 

I sindacati di base come l’USI, Slai cobas per il sindacato di classe l’hanno già indetto (vedi in internet http://www.commissione di garanzia scioperi), altri lo faranno nei prossimi giorni. La Cgil ha aderito allo sciopero delle donne e in varie realtà sta indicendo fermate sui posti di lavoro di 15 minuti.

A TARANTO organizziamo insieme le modalità di questo sciopero. Il 25 è necessario dovunque dare un segnale forte “provate voi a stare senza le donne”.

PER TUTTA LA GIORNATA DEL 25 NOV. FAREMO UN PUNTO DI INCONTRO DELLE LAVORATRICI, DONNE, CON VAREI INIZIATIVE, A PIAZZA IMMACOLATA.

Per Taranto: slaicobasta@gmail.com – 3475301704 – via Rintone, 22 TA

06/11/13

L’apartheid delle commesse: la condizione femminile è insostenibile – SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE!

Pubblichiamo ampi stralci di questo importante testo di denuncia dell’Usb che riprende la lettera di denuncia scritta da delegate dell’Usb in occasione del 25 novembre dell’anno scorso alla Litizzetto, a cui l’attrice non rispose, non accettando la proposta di queste donne di girare uno spot che parli dell’altra realtà delle donne che lavorano nelle Coop, ma rispose subito l’azienda

ORA E’ TEMPO DI NON CHIEDERE, DI NON DELEGARE AD ALTRE, MA DI PORTARE NOI DIRETTAMENTE CON FORZA, CON LA LOTTA LA VERA REALTA’ DI SFRUTTAMENTO, DISCRIMINAZIONE, UMILIAZIONI, OPPRESSIONE CHE SI VIVE IN QUESTI POSTI, TANTO PROPAGANDATI IN TV E TANTI CARI (NEL SENSO DI LORO GUADAGNI) AD ESPONENTI DELLA “SINISTRA” – QUESTO E’ ANCHE LO SCIOPERO DELLE DONNE DEL 25 NOVEMBRE DI QUEST’ANNO! A QUESTE DELEGATE, ALLE LAVORATRICI DELLE COOP, A TUTTE LE COMMESSE, DALLE GRANDI CATENE AI PICCOLI NEGOZI, DICIAMO IL 25 NOVEMBRE
SCIOPERIAMO! DICIAMO AI PADRONI “PROVATE VOI A STARE ANCHE UN GIORNO SENZA LE DONNE”

NON E’ FACILE MA DOBBIAMO COMINCIARE! AL SINDACATO NAZIONALE USB A CUI ABBIAMO GIA’ RIVOLTO L’APPELLO A INDIRE PER QUEL GIORNO A LIVELLO NAZIONALE E IN TUTTI I SETTORI LO SCIOPERO DELLE DONNE (ma che tuttora non ha risposto) RINNOVIAMO ANCHE A NOME DI QUESTE LAVORATRICI E DI TANTE ALTRE LA RICHIESTA DI ESSERE COERENTE CON LA SUA IMPORTANTE DENUNCIA

CONTRO QUESTO DOPPIO ATTACCO ALLE LAVORATRICI NON BASTANO GLI SCIOPERI GENERALI, OCCORRE LO SCIOPERO DELLE DONNE!

Contattateci: scioperodonne: Anchioscioperodonne@inventati.org

L’assemblea delle lavoratrici, precarie, disoccupate, compagne del 18 e 19 ottobre a Roma

 
“Lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?”
 
Su quasi due milioni di lavoratori del commercio quasi l’80% sono donne. USB invita a discutere delle questioni vere che impattano pesantemente sulla vita di queste lavoratrici: salario, precarietà, part-time, discrezionalità e libertà.
 
In ballo ci sono innanzitutto le condizioni salariali. Finalmente scopriamo che tutti, fulminati sulla via di Damasco, riconoscono che in Italia esiste un problema di bassi salari. La forma contrattuale più usata nel commercio è quella part time, ma le multinazionali del commercio non ci dicono che il part-time non è quasi mai una libera scelta della lavoratrice, è l’unica possibilità che le viene offerta per essere assunta. La possibilità di migliorare questa condizione è remota e spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità, il risultato è un salario che si aggira sui 600 – 700 euro mensili. Chi fa il part-time ha bisogno di svolgere una seconda occupazione per mettere insieme un salario appena sufficiente, ma questo è reso impossibile dall’organizzazione del lavoro messa in atto dalle aziende. I turni delle lavoratrici spesso vengono esposti il venerdì o il sabato della settimana precedente e variano in continuazione a seconda delle esigenze commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e della cura delle famiglie. A volte, sempre per le esigenze dell’impresa, i turni vengono cambiati per telefono nella stessa giornata. Può succedere che i part-time beneficino di incrementi dell’orario di lavoro, ma nessuno dice che si tratta di aumenti di ore contrattuali temporanei e discrezionali. La speranza di poter ottenere questi incrementi costituisce uno degli strumenti preferiti dalle aziende per mantenere sotto ricatto chi lavora. Ed è questa discrezionalità e ricattabilità che le donne subiscono quotidianamente, questo clima diffuso che incide nella vita di relazione e sulla salute di queste lavoratrici.
Il lavoro precario, altra forma contrattuale che favorisce la possibilità dei datori di lavoro di poter “ricattare” le lavoratrici, è una condizione molto diffusa per le donne del commercio. Perché assumere ex novo dipendenti da formare e senza esperienza e lasciare a casa persone che da anni danno il loro apporto all’impresa con professionalità ed esperienza? La risposta a questa domanda è inquietante: non le chiamano perché non vogliono rischiare che si avvicinino troppo ai 36 mesi di lavoro, validi per l’assunzione obbligatoria per legge. E’ il modo che le aziende del commercio hanno escogitato per aggirare la legge dell’assunzione obbligatoria dopo 36 mesi: ti sfrutto per qualche anno e poi ti saluto, sostituendoti con altri precari. Proprio quelle aziende che si riempiono la bocca con la parola “legalità”, trovano il modo di farsi beffa di una legge che tutela i lavoratori dal cancro della precarietà. Un meccanismo effettivamente ingegnoso di un settore che si conferma all’avanguardia nel trovare nuove forme per lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori. Altri aspetti importanti sono quelli relativi al lavoro in nero, al sommerso, alla somministrazione, ai finti appalti di manodopera, agli stage “creativi”, insomma a tutte quelle “anomalie” contrattuali che hanno come perno la precarietà e che rendono ancora più deboli e sottopagate le donne del commercio, lasciando mano libera a chi le sfrutta.
Chi vive la realtà di un supermercato o di un ipermercato sa benissimo che è difficoltoso anche poter andare in bagno ed è spesso necessario chiedere il permesso. L’esigenza fisiologica viene considerata parte integrante dell’organizzazione del lavoro e del potere datoriale. E “denunciare, protestare o anche solo discutere le decisioni che ti riguardano non è affatto facile”. Questo è il clima che si vive nei luoghi del commercio, l’organizzazione del lavoro rispecchia quella delle istituzioni totali (carceri, manicomi, caserme), passa cioè per l’organizzazione formale e centralmente amministrata del luogo e delle sue dinamiche interne ed il controllo operato dall’alto sui soggetti-membri. Un gruppo di delgate ed iscritte USB della Coop ha denunciato questo clima da caserma in una ”lettera aperta” inviata a Luciana Littizzetto, testimonial della Coop, nella giornata contro la violenza sulle donne, ma moltissimi altri esempi testimoniano la nostra analisi. C’è la storia di una “cassiera ferita”di Leroy merlin, c’è la cassiera di Panorama ed il «diritto alla pipì» negato, c’è il “racconto” di una ex addetta alle vendite nella multinazionale Lidl, ci sono le cassiere della Carrefour che potevano fare “pipì solo ogni quattro ore”per direttiva, c’è “l’intervista a Beatrice”, cassiera Ipercoop in provincia di Torino, c’è la “lettera aperta” della bella addormentata alla Coop, che si è poi incatenata davanti la sede dell’associazione di categoria, ci sono le cinque ex precarie coop che “si raccontano”, c’è il “sorriso amaro” delle cassiere della Coop, che hanno il premio aziendale in base all’attitudine a sorridere, … Ma poi ci sono anche tante storie che sentiamo ogni giorno nelle nostre stanze sindacali e tantissime altre che purtroppo non ascolta nessuno, storie di ordinarie vessazioni vissute nella solitudine e nel dolore.
Le donne del commercio, come le donne di tutti gli altri settori, lavorano di più per guadagnare di meno e non ricoprono quasi mai ruoli apicali nelle aziende. Il principale fondamento delle pari opportunità sarebbe l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione nel rispetto dei Diritti dell’individuo. In particolare, quando si parla di Pari Opportunità di Genere, s’intende la necessità di permettere e garantire alle donne di fare scelte e compiere azioni, sia nella vita privata che nella vita professionale, senza alcun tipo di diseguaglianza di genere, rendendosi conto delle mille potenzialità, creatività, abilità e motivazioni che le donne possono apportare alle società. Nella realtà molte donne del commercio hanno dichiarato di aver perso il lavoro a causa di una gravidanza, e la lettera di dimissioni in bianco è la modalità più diffusa con cui le leggi a tutela della madre lavoratrice vengono aggirate. Molte donne del commercio lamentano di subire molestie e atteggiamenti vessatori da parte dei “capi”, che spesso sono maschi. Ma allora a cosa servono le commissioni paritetiche contrattuali e i vari consiglieri di parità provinciali, regionali e chi più ne ha più ne metta? A creare stipendi per i soliti noti? La battaglia per le pari opportunità è una battaglia di civiltà e non può certamente restare un enunciato.
Ultima questione, ma non per ultima, la possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche durante le domeniche e i festivi, che è stata recepita subito da tutti i soggetti interessati, creando un vantaggio e una comodità apparenti per “l’homo consumens” e, nel contempo, gravissimi problemi per i lavoratori, che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie famiglie, aggiungendo un ennesimo tassello al puzzle di precarietà, basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre due milioni addetti del settore ed in particolare per le donne. In un paese che fa i suoi continui richiami alla “sacralità” della famiglia e dove i servizi pubblici non sono attivi spesso neanche il sabato, ed in un settore dove l’80% degli occupati sono di sesso femminile, si evidenzia una forte contraddizione. Come può una donna che lavora nel commercio, dove la flessibilità è un elemento imprescindibile e straordinari, festivi obbligatori, orari che cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità, rendere conciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il proprio lavoro?
Salario, abbattimento della precarietà, possibilità di passare dal part-time al tempo pieno, contenimento della discrezionalità delle direzioni e contrattazione dei tempi e dei turni, e, non ultimo, libertà di parola e di critica, queste sono le questioni in campo. Questioni difficilmente aggirabili che non si risolvono con il consenso dei sindacati compiacenti ma con la disponibilità al dialogo vero con tutte le parti, compresa USB che non ha nessuna intenzione di inchinarsi alla filosofia delle aziende del commercio.

05/11/13

Femminicidio, infamia in Europa e Sudamerica. E le donne scioperano!

Fonte: PRISMANEWS


Un’infamia che riguarda le donne. Si chiama femminicidio, reato tremendo che si consuma non solo in Italia e in Europa ma anche in America Latina. E che vede le donne fare fronte comune.

Con i singoli Stati che non riescono a imporre leggi e deterrenze, c’e’ anche la politica a non trovare una mobilitazione corale; per il momento e’ quindi la cosiddetta società civile a mobilitarsi e a far sentire la propria voce. A livello comunitario da registrare l’iniziativa lanciata dalla Lobby Europea delle Donne (EWL) con la Campagna volta a sottolineare il fenomeno del Femminicidio, piaga appunto sia in Europa che in Sudamerica. “Con il supporto di EWL, European Civil Society Networks, CIFCA, Grupo Sur e la Heirinch Böll Foundation hanno infatti lanciato una Campagna che si pone come obiettivo quello di fermare “… Questa brutale ed estrema forma di violenza contro le donne”.

Come afferma la Lobby, “Secondo un recente rapporto dell’ONU, la prevalenza di omicidi di genere sta raggiungendo proporzioni allarmanti. L’attuale aumento di femminicidi in molte parti dell’America meridionale – insieme con la impossibilità di ridurre i casi in Europa – rivelano il fallimento degli Stati a impedire tale manifestazione di violenza”. Parte della Campagna e’ sorretta dal video dal titolo ‘Highlighting the phenomenon of Feminicides in Europe and Latin America’ che e’ stato prodotto allo scopo di inocoraggiare i Paesi a ratificare accordi/convenzioni internazionali che proteggono i diritti delle donne. Il riferimento di EWL va quindi sia alla Convenzione di Istanbul, per l’Europa, che alla Convenzione di Belém do Pará per quanto attiene al SudAmerica.

Sul fronte italiano da menzionare quanto avverrà il prossimo 25 novembre in occasione dello ‘Sciopero delle donne’. Se ne e’ discusso a Roma il 18 e il 19 ottobre a Roma, durante le giornate che hanno dato vita alle manifestazioni nazionali di Piazza San Giovanni. Dove fra l’altro si e’ svolta l’assemblea del Mfpr che, insieme ad altre sigle, ha deciso per l’evento di fine novembre. Tante donne, tutte di estrazione diversa: “Operaie, precarie, studentesse, donne impegnate nei movimenti, nei coordinamenti, alcune già presenti alla mobilitazione del 6 Luglio contro femminicidi e stupri; alla fine si e’ deciso – recita un comunicato di Mfpr – di organizzare uno sciopero vero per l’intera giornata a partire dai luoghi di lavoro, con l’indizione di 24 ore di sciopero, dalle scuole, e investendo ogni quartiere”.

Insomma, le donne non ci stanno ad essere vittime sacrificali della violenza e non ci stanno neppure ad attendere passive che lo Stato si inventi qualcosa a loro tutela. “Uno sciopero che dovrà essere totale e che partendo dalla violenza/femminicidio si allarghi alla condizione complessiva di doppio sfruttamento e oppressione delle donne sia sul piano della classe che del genere”. Le lavoratrici hanno posto la necessità dell’indizione dello sciopero nei luoghi di lavoro soprattutto per il clima pensante di ricatto oggi in atto: “Tante, pur volendo, sarebbero costrette a non fare lo sciopero come, ad esempio, hanno detto le lavoratrici precarie degli asili di Bologna”. Per questo si è deciso di chiedere ai sindacati, in particolare a quelli di base, di appoggiare questa giornata – “Anche io sciopero il 25 novembre” – indicendola direttamente nei posti di lavoro in cui sono presenti. Al momento hanno dato adesione lo Slai-Cobas per il sindacato di classe e l’Usi-Ait.

Manifestazioni, proteste, scioperi. Donne che scelgono la strada dell’organizzazione solidale senza più delegare allo Stato ma che scelgono pure la strada della riflessione culturale. Se ne e’ avuto esempio ancora a Roma, giovedì 31 ottobre, grazie all’evento promosso dall’associazione ‘daSud’. Che ha presentato il libro ‘Storia di Stefania Noce. Il femminicidio e i diritti delle donne nell’Italia di oggi’ (Villaggio Maori edizioni) a cui ha fatto seguito un dibattito con l’autrice Serena Maiorana, l’on. Celeste Costantino (Sel) e Flavia Fratello (La 7). Stefania fu uccisa a coltellate dal suo ex-ragazzo il 27 dicembre 2011, nella sua casa di Licodia Eubea (Ct): Maiorana ne ha raccontato la storia, ripercorrendo le tappe della vicenda attraverso le testimonianze di parenti e amici. Stefania vive quindi nei ricordi della madre, del padre e dell’amica del liceo. Struggente e drammatico il piano narrativo della vicenda di Stefania, che si intreccia continuamente a quello della sua vita politica.

Un riferimento crudo ma reale del fenomeno socio-culturale del femminicidio, una denuncia delle forme tradizionali della cultura italiana e delle politiche sociali e familiari che lo alimentano.

Le compagne mfpr intervengono al convegno "toponomastica femminile" a Palermo sullo sciopero delle donne

All'interno del "Convegno Toponomastica femminile" svoltosi a Palermo dal 31 ottobre 2013 al 3 novembre 2013 ai Cantieri Culturali alla Zisa,  nella 2 sezione che si è svolta il 3 novembre 2013 che ha trattato  l'argomento "La Rete Antiviolenza per le Donne",  siamo state invitate come compagne del Mfpr da Nadia Cario  di Toponomastica femminile Padova presente a questo Convegno, che aveva preso parte il 6 Luglio alla mobilitazione nazionale a Roma contro Femminicidi e stupri, avendo l'opportunità di intervenire con un "fuori programma",  cosi è stato presentato il nostro intervento, per lanciare alle donne presenti  l'appello per lo sciopero delle donne del 25 novembre prossimo  dell'assemblea nazionale delle donne a Roma del 18/19 ottobre.
Erano presenti le rapprsentanti del Coordinamento 21 luglio di Palermo, del Centro antiviolenza "le onde" di Palermo, di Amnesty international Sicilia, del Centro antiviolenza di Piazza Armerina, la presidente della consulta alle politiche femminili e consulente pari opportunita del comune di Vittoria RG.

L'assemblea si è aperta appunto con il "fuori programma" dell'intervento della compagna del Mfpr di Palermo che ha iniziato a parlare delle assemblee nazionali delle donne svotesi il 18 e il 19 ottobre scorso a Roma, dove le donne, le compagne, le giovani... presenti hanno deciso e voluto lo sciopero delle donne annunciandolo anche  dal palco dei sindacati di base "occupato" a Piazza San Giovanni durante l'acampata, si è detto che lo sciopero delle donne è stato indetto in contemporanea del 25 novembre del 2013 la gionata internazionale contro la violenza delle donne, com tappa importante di un percorso in costruzione dhe deve vedere la maggiornaza delle donne unirsi via via organizzandosi per una lotta che è caratterizzata dall'intreccio questione di classe e questione di genere
Allo sciopero chiamiamo le operaie, le lavoratrici,  le precarie, le  casalighe, le studentesse, le immigrate...  contro tutti gli attacchi che subiamo ogni giorno da governo, padroni, stato... uno sciopero che partendo  dalla lotta contro i femminicidi, gli stupri, la violenza sulle donne si allarga a tutta la condizione di oppressione e sfruttamento della vita della maggioranza delle donne che questo sistema produce... non possiamo fidarci o delelgare tale lotta a governi fino all'attuale con le loro  leggi come quella  sui femminicidi che noi definiamo un vero e pripio "nuovo"  pacchetto sicurezza fatto sulla pelle dellle donne, relegando la donna all'interno delle mura domestiche  come una proprietà privata... e ponendo come "soluzione" solo più repressione e controllo sulla vita delle donne.

E' seguita la lettura dell'appello per lo sciopero del 25 novembre " Anche io faccio lo sciopero delle donne il 25 novembre" in maniera molto forte e scandita in tutti i suoi perchè...
http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2013/11/anche-io-faccio-lo-sciopero-delle-donne.html, che poi è stato distribuito.

Alla fine della lettura è stato detto VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!  a gran voce  ed è seguito un caloroso battimano, con un semplicissimo commento da parte della moderatrice "non ci sono parole da aggiungere a quello che ha detto la rappresentante del Mfpr"

 
Le presenti sono state informate della riunione organizzativa in funzione dello sciopero/25 anche a Palermo che si farà venerdì 8 novembre 2013 alle ore 18,00 in Via G. del Duca, 4, presso i catieri cuturali alla Zisa.

saluti di lotta cettina

Lettera al sito "scioperodelledonne"

Care amiche, abbiamo letto nel vostro sito l’annuncio “Sì allo Sciopero da Usi e Slai cobas”, siamo contente che lo avete inserito, ma, come è ben chiaro sia dai testi di indizione di entrambi i sindacati di base, sia da tutti i nostri comunicati, questa proclamazione non è sul vostro appello (che, purtroppo non parla affatto di sciopero vero, di tutta la giornata, ma di fermate simboliche di 15 minuti) ma sull’appello scaturito dall’assemblea nazionale delle donne del 18/19 ottobre a Roma, che vi alleghiamo e vi preghiamo di pubblicare, insieme a una rettifica del testo lì dove dice “sul nostro appello”. Tornando allo sciopero, noi abbiamo inviato l’appello per l’indizione dello sciopero con la piattaforma, che vi rimandiamo, oltre a tutti i sindacati di base anche alla Fiom e alla Cgil, compreso la cgil di ogni settore lavorativo. Purtroppo da notizie che riceviamo dalle lavoratrici la cgil sia nazionale, sia in molte città non vuole indire lo sciopero (nè di 24 ore nè di 15 minuti). Questo vuol dire impedire concretamente alle lavoratrici che vogliono fare lo sciopero delle donne di farlo! E’ un’inaccettabile abuso, di prevaricazione della volontà delle donne, oltre tutte le prevaricazioni che le donne subiscono… Purtroppo non ci possiamo sorprendere, nè può meravigliare le lavoratrici, le donne che subiscono gli scellerati accordi filopadronali e filogovernativi della Camusso. Però a questo punto la Cgil nazionale e la Camusso non possono cavarsela con una mera adesione. La condizione delle donne, quella delle lavoratrici, delle proletarie che più di ogni altra unisce l’insieme dell’oppressione, doppio sfruttamento e violenza verso le donne, lo sciopero delle donne, non è un mero fatto di idee, di comunicati, di firme di appoggio. In questo senso vi chiediamo di fare anche voi dei passi decisi verso le cgil, fiom provinciali, dei vari posti di lavoro, perchè passino dalle parole ai fatti. Perchè o indicono lo sciopero delle donne, o le lavoratrici non se ne fanno niente di un’adesione per “mettersi la coscienza a posto”, e preferiremmo anche quando apriamo il vostro sito di non vedere più in prima pagina la faccia ipocrita della Camusso.
  AVANTI VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE!

Le lavoratrici del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario Taranto


da http://www.scioperodelledonne.it/

Sì allo Sciopero da Usi e Slai Cobas

Riceviamo e pubblichiamo i comunicati di proclamazione dello Sciopero delle donne sul nostro appello da parte dell’U.S.I. – Unione Sindacale Italiana e dello Slai Cobas per il sindacato di classe per l’intera giornata del 25 novembre prossimo.

ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE! Adesioni in aggiornamento

ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE IL 25 NOVEMBRE!

http://femminismoproletariorivoluzionario.files.wordpress.com/2013/11/bozzamanifestonero.pdf
  • Perché tante mie sorelle, figlie, madri, amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le donne – perché la prossima potrei essere io
  • Perché sono stata violentata, umiliata, denigrata e sono stanca di farmene una colpa, di provare vergogna per questo, ma ora voglio ribellarmi
  • Perché mi ha detto che mi ama, ma non è vero, mi vuole schiava, sua proprietà nella “sacra famiglia”, perché quando decido di alzare la testa mi ammazza di botte
  • Perché quando ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine per me o per le altre, mi hanno detto di sopportare o di farmi i fatti miei. E, allora, il 25 novembre mi farò i “fatti miei” insieme a tutte le donne che saranno al mio fianco!
  • Perché sono stata violentata e uccisa una seconda volta dalle sentenze pro-stupratori e quelli che hanno stuprato o ucciso sono protetti da questa società
  • Perchè questo Stato, questi governi non sono la soluzione ma sono la causa dei femminicidi e stupri e le loro leggi diventano solo catene di controllo, di repressione che soffoca le nostre vite
  • Perché voglio decidere della mia vita in libertà
  • Perché quando la sera esco stanca dal lavoro, non posso riposarmi, devo badare alla famiglia
  • Perché anche se mi maltratta non ho i mezzi economici, non ho casa per sfuggire al suo odio
  • Perché i tagli ai servizi sociali, tagliano prima di tutto la libertà di noi donne
  • Perché siamo noi donne per prime a pagare la crisi, con lavori sempre più precari e sottopagati
  • Perché noi donne lavoriamo come e più degli uomini ma il nostro salario è più basso
  • Perché siamo stufe di essere discriminate sul lavoro, subire anche molestie sessuali da padroni e capi
  • Perché non vogliamo più doverci sottoporre ad indagini nelle assunzioni sulla nostra condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, ed essere anche licenziate per questo
  • Perché, pur essendo disoccupata, mi ammazzo di lavoro dentro le mura di casa e il 25 novembre non voglio far niente, solo ribellarmi, fuori dalle mura, con le altre donne
  • Perché non sono una “supplente dello Stato”, che mi costringe al doppio lavoro, tagliando le spese sanitarie, gli asili nido, l’assistenza agli anziani e ai disabili e che invece di riconoscere questo lavoro mi allunga la pensione
  • Perché noi ragazze siamo arrabbiate per le offese, molestie sessuali, anche solo verbali o virtuali, a scuola, per le strade, nei locali, perché noi non vogliamo avere paura e vogliamo vivere liberamente la nostra sessualità
  • Perché quando dico no è NO!
  • Perché solo la nostra lotta, delle donne contro gli uomini che odiano le donne, contro i padroni, lo Stato, il governo, le istituzioni che odiano le donne, che non ci difendono, che attaccano le nostre condizioni di vita e ci opprimono ancora di più, è l’unica strada per il nostro futuro

PER TUTTO QUESTO E ALTRO

…anche io faccio lo SCIOPERO DELLE DONNE il 25 novembre

Per aderire scrivere a anchioscioperodonne@inventati.org

***

Prime adesioni
Nicoletta Salvi – libera professionista, Michela Angiolillo (Roma), Nicoletta Gazzea (Roma), Claudia Marcolini (Milano), Elvira Pignataro (Roma), Ilaria Bracaglia (Roma), Denise Bruni – studentessa (Roma), Benedetti Silva – operaia (Modena), Rosa Virtù – ass. educatrice (Roma), Selene Bruni – studentessa (Roma), Ilenia Argento – docente precaria (Milano), Layla Buzzi – maestra precaria (MO), Daria – impiegata (Roma), Anna Gaudiano – educatrice (BO), Luigia De Biasi – operaia (AQ), Claudia Conciatori – disoccupata (Ferrara), Manuela Cibellis – educatrice (Pavia), Licia Fucina – educatrice (Brescia), Ciaccheri Angela (Firenze), Luciana – donne 100 celle e dintorni, Maria Luisa Cicero (mamma No Muos), Centro Donne Lilith (Latina), Anna Maria Meloni, Paola Francucci, Valentina Maritati – Nardò (Lecce), Paola Maritati – volontaria USB, dirigente SEL – Nardò (Lecce), Debora D’Alessio – precaria, Paolina Perma – rappresentante nazionale Cobas PT – CUB/USB), Di Maida Carola – USB (Milano), Franca Abategio (Roma), Rita Annarumma, Lavoratrici precarie asili (Bologna), movimento femminista proletario rivoluzionario, Maria Lupi – femminista (Torino), Nadia Cario (Padova), Lavoratrici Pulizie Scuole Statali Taranto, Operaie Forestali ARIF Puglia, Precarie Coop Sociali dello Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Collettivo Donne Contro (Roma), Associazione Femminile di Volontariato x conoscere x fare a Guspini (Sardegna), U.S.I.  – Unione Sindacale Italiana, Slai Cobas per il sindacato di classe, Alessia D'Innocenzo - studentessa (Bologna), Lavoratrici SLAI Cobas per il sindacato di classe-Policlinico Palermo, Nadia Furnari, Associazione Antimafie “Rita Atria”, SISA - SINDACATO INDIPENDENTE SCUOLA E AMBIENTE


da FB
Maddalena Celano (Roma), Angela Notav Bucci (Roma), Mimosa Sfitziosa (Cuneo), Milly Mia (Brindisi), Jelena Lo Coco, Kattyd Debora Martucci, Alessandra Costantino, Assunta Di Giovanni, Damiana Novellino Puglia, Amantia Martinelli, Nawra Vandelia, Claudia Digirolamo, Caterina Lo Iacono, Roberta Orlando, Mimosa Sfitziosa, Giorgia Geraci, Daniela Artemisia Benicchi, Antonella Primula Daonensis, Roberta Pompili, Donatella Anello
 

Alcuni messaggi
Come donna, come attivista, come essere umano… aderisco allo sciopero delle donne del 25 novembre. Grazie per aver sintetizzato in maniera chiara il senso del 25 novembre.
Nadia Furnari
 

Sono Alessia D'Innocenzo. Una studentessa di Scienze Storiche di Bologna che sta preparando una tesi in Storia delle donne e di genere. Ho partecipato all'assemblea cittadina martedì sera.
Vorrei invitare questo comitato, tutte le donne coinvolte e le associazioni che lo promuovono ad espandere la notizia, quantomeno relativa allo sciopero in sè, alle studentesse universitarie.
Direi che il 25 Novembre è una data-evento sconosciuto a molte delle mie colleghe.
Quindi direi di promuovere lo sciopero anche nelle aule universitarie. Potrei fare del volantinaggio. Sono a disposizione per qualunque cosa"
 

GRAZIE COMPAGNE! ottima lettura e programma dello sciiopero Slai condiviso
pienamente anche in rete
Collettivo Donne Contro - Roma

L’Associazione Antimafie “Rita Atria” aderisce con convinzione allo sciopero delle donne
Perché la lotta alla mafia non può prescindere dal diritto all'esistenza.
Perché la lotta alla mafia non è esercizio retorico di "ricordo" ma è analisi e studio dei fenomeni che portano al controllo sociale e politico.
La lotta alla mafia è saper assumere posizioni politiche in un mondo di cerchiobbotisti che hanno paura di schierarsi per mera opportunità politica.
Per questo e tanto altro (scritto nella nostra storia quasi ventennale), aderiamo allo sciopero delle donne.
per l'associazione, Nadia Furnari - Direttivo nazionale