15/03/09

Dalle delegate dei sindacati di base

Oramai è chiaro a tutte Brunetta non è un comico, Sacconi non è un burlone e suor Gelmini non fa beneficenza...

La pensione a 65 anni per le donne del pubblico impiego potrebbe diventare realtà più velocemente di quanto si possa credere.
Questa eventualità sarebbe l'ennesimo grave attacco alle condizioni di vita e di lavoro delle donne con conseguenze gravissime per tutti i lavoratori di tutti i settori (pubblico e privato).
Le lavoratrici e i lavoratori precari vedrebbero ulteriormente limitata la possibilità di una stabilizzazione in un contesto, come quello della scuola, dove l'unica politica in atto è fatta di tagli e privatizzazione, dove le donne sono la maggioranza, sia precarie che a tempo indeterminato.
D'altra parte, proprio nel settore privato è più violenta la discriminazione che le lavoratrici vivono tutti i giorni: licenziamenti, turni notturni, negazione della maternità e del lavoro di cura.
Mediamente le donne lavorano di più per paghe più basse.
Se nel pubblico impiego le garanzie conquistate con tanti sacrifici si sono mantenute (almeno a parole), per lor signori è giunto il momento di eliminarle definitivamente per consentirgli di arraffare il più possibile: loro fanno una vita di sprechi insulsi e a noi ci tocca pagare la crisi che hanno generato.
In altri settori il processo di privatizzazione è ad un livello più avanzato, sanità, trasporti, edilizia popolare: è davanti gli occhi di tutti il generale degrado dei servizi essenziali e l'imbarbarimento delle condizioni di lavoro di chi ci lavora (per fare un paio di esempi il caso Alitalia).
Brunetta “salvatore” delle donne vuole renderci tutti uguali: uomini e donne, del pubblico e del privato.
Sappiamo per certo che ci vogliono tutte schiave.
Il mito del più forte, il senso d'impotenza nel tentativo di raggiungere livelli decenti di sopravvivenza, sfocia frequentemente in violenza cieca contro le donne: cresce il numero dei casi di violenza famigliare molto più di quelli perpetrati da “extracomunitari o stranieri”.
Tutta la demagogia e la strumentalizzazione razzista si schianta davanti a casi come quello di una nostra collega precaria che dopo essere stata violentata mentre andava a scuola, rischiava di perdere il posto se non riprendeva a fare lo stesso tragitto tra casa e lavoro.
Non abbiamo bisogno di ronde che ci difendano ma di un posto di lavoro sicuro e di servizi pubblici funzionanti.

Giovedi 19 marzo 2009 dalle 16 alle 20.00
Assemblea ITIS “E.Fermi” di Roma Via Trionfale 8737 (Monte Mario) con la partecipazione di delegazioni di lavoratrici dell'Alitalia, del Comune di Roma e della Sanità.
Le nostre nonne hanno conquistato la democrazia e la pace, le nostre madri la maternità, i servizi sociali, il divorzio, la 194 ci stanno togliendo tutto, a noi tocca difendere la nostra dignità.

28 Marzo
Manifestazione Nazionale A Roma Contro la politica dei tagli per la Giustizia Sociale


23 Aprile
VERO Sciopero Generale dell’intera giornata
Indetto dal Patto di Base CUB SCUOLA ROMA via dell’Aeroporto 129, 00175 Roma tel\fax 06 76 96 85 14 email: cubscuola.roma@tiscali.it

Anche Action denuncia le cooperative rosse

11.03.2009
Comunicato stampa

ACTION OCCUPA LA SEDE DELLA LEGACCOP PER CHIEDERE DI ROMPERE IL CONTRATTO DI GESTIONE DEL CPT DI LAMPEDUSA

Questa mattina ACTION diritti in movimento ha occupato la sede della legacoop,via guattani 9 a roma, noto ente al quale aderiscono due cooperative, il consorzio sisifo e la blu coop che continuano a gestire il cie, ex cpt di Lampedusa, dove vengono rinchiusi centinaia di immigrati in condizioni disumane.
Dal 2007, quando è stato vinto l’appalto queste due cooperative continuano ad essere complici di un disumano progetto di “accoglienza”, che calpesta i diritti umani e la dignità.
IL PRESIDENTE POLETTI della LEGACOOP SICILIA HA DICHIARATO NEL 2007: “finchè i cpt esistono è chiaro che debbano essere gestiti al meglio... per cercare di garantire... un’accoglienza il più possibile degna di questo nome”.
Non è tollerabile che la vita delle persone diventi progetto imprenditoriale, soprattutto quando si tratta di centri come Lampedusa che ci insegnano che il razzismo e la discriminazione sono un’attualità inequivocabile.

Nonostante ciò Lampedusa è scomparsa dai principali mezzi di informazione, quasi fosse la normalità trattare come bestie esseri umani, donne e uomini colpevoli sono di fuggire dalla miseria.
Si tenta di fermare nell’isola tutti i migranti che vi arrivavano, al punto da trasferire in quel lembo di terra persino le procedure di asilo.
Con la commissione territoriale, costretta per qualche settimana ad una improvvisa missione, da Trapani a Lampedusa, una missione poi interrotta di fronte al rischio di una procedura di infrazione davanti alla Corte di giustizia, per la evidente violazione di tutte le normative di emanazione comunitaria in materia di asilo e protezione internazionale.
Adesso la situazione di Lampedusa viene spacciata dal governo come ”ritorno alla normalità”, dopo il rogo del centro di accoglienza trasformato in gran fretta in un centro di identificazione ed espulsione, un rogo innescato dalla disperazione dei migranti rinchiusi per mesi senza un provvedimento legittimo di trattenimento mentre continua la violazione delle più elementari normative sulla sicurezza.

LA POLITICA DEL GOVERNO è DISUMANA e non è tollerabile oltre l’attività del centro.

Questi i motivi che ci hanno spinto a chiedere alla legacoop di imporre alle proprie associate di rescindere i contratti con il ministero per la gestione del centro di Lampedusa.

È ORA CHE LEGACOOP PRENDA POSIZIONE E DICA DA CHE PARTE STA.
Crediamo che la vera sicurezza è garantire i diritti delle persone.
ASSEMBLEA PUBBLICA AL CENTRO SOCIALE LA STRADA VIA PASSINO 24, VENERDì 13 H 16

Donne e sicurezza sul lavoro

Un articolo da liberazione del 07/03/2009 su infortuni sul lavoro delle donne (l'articolo non prende in considerazione gli incidenti domestici: come dire che il lavoro domestico non ha la dignità di essere riconosciuto come tale, salvo dover pagarne l'assicurazione obbligatoria)

Lavoro, sul totale degli infortuni 1 su 4 coinvolge le donne
Di Beatrice Macchia
"Il pericolo è soprattutto la strada"

Per le donne gli infortuni sul lavoro avvengono sul tragitto casa lavoro e viceversa.
Il 46,1% degli infortuni e il 50% dei casi mortali accade "in itinere".
E il dato è ancora più rilevante se paragonato agli incidenti che colpiscono i loro colleghi uomini sul percorso per andare al lavoro (22%).
Sul totale degli infortuni però solo 1 un incidente su 4 è rosa (27,5%).
I dati sono stati diffusi dal presidente dell'Inail Marco Fabio Sartori intervenuto ieri mattina a Roma alla presentazione del concorso musicale "Note scordate" promosso dall'Anmil in collaborazione con l'Inail in occasione dell'8 marzo.
Sulla base dei dati Istat, su una popolazione di quasi 60 milioni di residenti in Italia, le donne rappresentano il 51,4%, poco più di 30 milioni.
La situazione rilevata a livello occupazionale, mostra uno sbilanciamento a favore degli uomini: solo il 40% degli occupati è donna, 9 milioni su un totale di 23.
Dal punto di vista infortunistico, però, solo il 27,5% degli eventi è "rosa": circa 250mila infortuni su un totale di oltre 910mila.
La percentuale si abbatte se si passa all'esame dei casi mortali: meno di 100, che corrispondono all'8% del totale.
Ciò è indice che le donne vengono occupate in settori meno rischiosi e adibite a mansioni di tipo prevalentemente impiegatizio.
Nella distribuzione degli infortuni in itinere (non avvenuti in occasione di lavoro), invece, la quota rappresentata dal genere femminile, è rilevante e pari esattamente al 46,1%.
Ancora più significativa la percentuale degli infortuni mortali avvenuti in itinere tra le donne, oltre il 50% dei decessi (contro il 22,3% tra gli uomini).
A livello territoriale, la percentuale degli infortuni occorsi alle donne è più elevata al Centro con il 30,5% del totale, seguita dal Nord-Ovest (28,1%).
Al di sotto del valore medio relativo all'Italia (pari a 27,5%), vi sono il Nord-Est (26,3%), le Isole (26,2%) e il Sud (25,4%).
Per i casi mortali, si registra un'incidenza femminile del 10,5% nelle Isole, seguita dal Nord-Est con il 9,6%, mentre il Centro con l'8% è perfettamente in linea con la media nazionale, mentre al di sotto si collocano il Nord-Ovest (7,1%) e il Sud (6,3%).
Se consideriamo la nazionalità degli infortunati, la quota delle donne infortunate straniere scende al 20,3% (rispetto al 28,8% delle italiane), differenziandosi, però, per paese di nascita.
Infatti si rilevano dei picchi molto elevati per le donne provenienti da Ucraina (51%), Polonia (41,8%) e Ecuador (37,9%), occupate prevalentemente nei Servizi alle imprese e alle famiglie (pulizie, badanti, colf, ecc.), coerentemente alla composizione per sesso dei flussi migratori.
Risultano quindi superate in graduatoria Romania, Albania e Marocco, ai primi posti nella classifica degli infortuni occorsi a stranieri di sesso maschile, occupati invece per lo più nelle industrie pesanti, costruzioni, agricoltura e commercio.

Il governo si appresta a fare la festa alle donne!

Il governo si appresta a fare la festa alle donne!

Per l'imminente festività dell'8 marzo, il governo, in linea con la sua condotta in tema di diritti, ha pensato bene di fare un regalo a tutte le donne: la proposta di innalzare nel settore pubblico l'età pensionabile a 65 anni.

(... ) Come al solito, dopo le affermazioni, va di scena la confusione.
Abbiamo sentito: "E' colpa dell'Europa che ha richiamato l'Italia ad intervenire sulla disparità uomo-donna sul tema delle pensioni di vecchiaia" (anche di anzianità visto che per le donne il limite massimo è di 60 anni); oppure chi sostiene al governo "che sulla questione devono decidere le donne attraverso la volontarietà".
La commissione Europea spesso interviene per peggiorare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori con circolari agli stati membri in applicazione di normative quasi sempre meno garantiste, ma, questa volta, il punto posto dal governo è molto parziale visto che la richiesta della commissione europea richiama alla parità tra uomo-donna contro la discriminazione delle donne in Italia e dopo aver constatato le peggiori condizione di lavoro e di qualità della vita.
A proposito del criterio di volontarietà sottolineiamo che esiste già, infatti, le donne possono avvalersi del diritto a rimanere fino all'età di 65 anni usufruendo dell'art. 30 del decreto legislativo n. 198 del 2006, valido sia per le dipendenti delle aziende pubbliche che per le dipendenti delle aziende private.

Quindi, tutta questa discussione o è una bufala, oppure, il governo sta prevedendo l'obbligatorietà e siamo certi che quanto prima verrà portata avanti.
Le discriminazioni che subiscono le donne sui posti di lavoro sono diverse, infatti, percepiscono in media salari più bassi di circa il 30%, vengono maggiormente sfruttate con lavori al nero e con forme di lavoro precario, senza considerare un fattore poco tenuto in conto e cioè, che le donne svolgono costantemente e prevalentemente il lavoro domestico e la gestione dei figli.

Purtroppo in questi ultimi periodi sta aumentando l'uso di psico-farmaci a causa dello stress, delle violenze e della forte "instabilità" sociale ed individuale delle donne.
Questa proposta di aumentare l'età pensionabile nel pubblico impiego è da rigettare perchè rappresenterebbe un precedente da applicare anche al settore privato per almeno un duplice effetto: fare cassa per utilizzare i risparmi per altre fasce sociali; allungare e ridurre l'ingresso nel mondo del lavoro alle nuove generazioni.
Questa proposta vuole peggiorare la vita delle donne che lavorano e che sono già ampiamente colpite da questa recessione.

Lunedì 09 Marzo 2009 09:28 - RSA ICCREA (Fisac Cgil)

09/03/09

Taranto verso l'8 marzo e lo sciopero delle donne

VENERDI' 6 MARZO A TARANTO
Nonostante il tempo molto brutto, circa 30 lavoratrici delle ditte di pulizia hanno manifestato nella piazza del Comune. Vi erano le lavoratrici delle pulizie degli uffici comunali, una buona parte delle quali a fine mese rischiano di essere licenziate. Le lavoratrici hanno denunciato che non è solo il lavoro MA E' TUTTA LA NOSTRA VITA CHE VIENE RESA PRECARIA! Ci costringono a difendere anche la miseria di un salario di 500 euro al mese. Una lavoratrice ha detto ai rappresentanti del Comune: GUARDATE CHE IL 31 MARZO LA NOSTRA CASA DIVENTA IL COMUNE, nel senso che ve lo occupiamo! Vi erano lavoratrici delle pulizie degli asili comunali, per cui alla precarietà del contratto di lavoro si aggiunge un'altra precarietà quasi quotidiana, vengono trasferite da scuola a scuola dalla ditta per coprire rilevanti carenze o sono chiamate a fare sempre più spesso sostituzioni, a volte comunicate nella stessa giornata; situazione che, tenendo conto che le lavoratrici hanno sulle loro spalle sempre il problema di organizzarsi il tempo lavoro e tempo vita, di sistemare figli anche piccoli, significa una rincorsa, uno stress permanente. Vi erano le lavoratrici delle pulizie delle scuole statali, in cui proprio in questi giorni il governo ha ridotto i fondi per i servizi di pulizia da 370 milioni a 110 milioni di euro l'anno. Questo vuol dire in tutt'Italia tagli per 16 mila lavoratori di cui la stragrande maggioranza sono donne, con figli a carico, spesso sole. A Taranto abbiamo già subito un pesante taglio dei fondi se passassero questi ulteriori tagli, per le donne, molte non giovanissime, soprattutto in questo tempo di crisi, vorrebbe dire non avere alcuna possibilità di trovare un altro lavoro. Per questo le lavoratrici hanno gridato: Nessuno può permettersi di "celebrarci" ipocritamente l'8 marzo e affossarci gli altri 364 giorni! Nel corso della manifestazione vi è stato un momento di assemblea in cui si è parlato dello "sciopero delle donne", visto come necessario, inevitabile, ma anche come espressione della più forte determinazione delle donne, portata nelle lotte.
SABATO 7 MARZO ALLA FIAT DI MELFI
Al cambio turno alla Fiat Sata vi è stato volantinaggio dell'appello "Per uno sciopero delle donne". Questa iniziativa ha, tra l'altro, coinciso con il primo sabato di straordinari imposti dalla Fiat e accettati da Fim e Uilm, Fismic, dopo un lungo periodo di cassintegrazione, che ha riproposto il paradosso, ma pienamente interna alla logica dei padroni, che - come denunciavano delle operaie - ora ti chiedono di ammazzarti di lavoro, ma più produci e più rischi tra un pò di andare di nuovo in cassintegrazione; una cig che per le donne può significare "ritorno a casa", a subire per prime licenziamenti strutturali. Questo nelle fabbriche come la Fiat Sata si unisce alla pesantezza delle condizioni di lavoro, in cui alle vecchie condizioni fondate su ripetitività, parcellizzazione, su aumento dell'orario, si sommano le nuove fondate su aumento e nuovi i ritmi produttivi, pesantezza dei turni di lavoro, e ora straordinario. La fatica si somma alla precarietà del futuro, allo stress psicofisico del doppio lavoro per le donne, dentro la fabbrica e in casa. L'appello per uno sciopero delle donne, in questo senso, ha costituito una positiva novità.
LE INIZIATIVE CONTINUANO OGGI, 8 MARZO, CON UN SIT IN AL CENTRO CITTA' DI TARANTO, IN CUI ALLO SCIOPERO DELLE DONNE UNIAMO LA DENUNCIA CONTRO LA VIOLENZA SESSUALE E L'USO STRUMENTALE DI ESSA DA PARTE DEL GOVERNO.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - TARANTO

Palermo verso l'8 marzo: lavoratrici della scuola in lotta

Anche la precarietà e la disoccupazione sono violenza!
Per uno sciopero delle donne!

Sabato 7 marzo
Volantinaggio mattutino delle lavoratrici precarie nelle scuole

Col taglio alla scuola pubblica previsto dalla riforma della scuola per favorire quelle private, il governo taglia migliaia di posti di lavoro soprattutto al femminile, eliminando il tempo pieno ricaccia a casa noi donne, confinandoci al solo lavoro di cura familiare.
Nella già totale assenza di servizi pubblici per l'infanzia e di insufficienza clamorosa di asili nido, vedi una regione come la Sicilia, la riduzione dell'orario per esempio nella scuola elementare da 40 a 24 ore settimanali penalizzerà soprattutto noi donne: sia come madri lavoratrici perchè ci impone di ricorrere ad una colf o a dei servizi alternativi privati ma molte di noi, in particolare precarie, non possiamo permetterci e per questo saremo costrette a lasciare il lavoro e a tornare tra le pareti domestiche sia come insegnanti, lavoratrici ata, che rischiano di essere tagliate fuori da un mercato del lavoro che già in Italia conta un livello bassissimo, peggiorato di giorno in giorno dall' attuale fase di acuta crisi globale, di donne che lavorano e che le vede sempre più spesso sfruttate in lavoro sempre più precari e sottopagati e vittime di discriminazioni anche sessuali.
Perdere il lavoro significa DIPENDENZA ECONOMICA che è una tra le pricipali cause che costringono una donna a restare fisicamente e psicologicamente in situziazioni di VIOLENZA sempre più spesso all'interno della famiglia.
DICIAMO NO A PROVVEDIMENTI CHE ATTACCANO DOPPIAMENTE LE CONDIZIONI DI VITA DI NOI DONNE e già abbiamo fatto sentire la nostra protesta al presidio di mercoledì 4 marzo davanti l'Ufficio Scolastico Provinciale dove abbiamo diffuso l'appello del tavolo 4 "per uno sciopero delle donne" alle lavoratrici presenti ma non ci fermeremo.


CONTRO LA VIOLENZA DELLA PRECARIETA' E DELLA DISOCCUPAZIONE LA NOSTRA LOTTA


VERSO L'8 MARZO PER UNO SCIOPERO DELLO DONNE

mfprpa@libero.it

07/03/09

Lega coop contro le donne. Le donne contro lega coop

L’8 MARZO NON SI LAVORA E NON SI FA FESTA
L’8 MARZO SI LOTTA!

SCIOPERO DELLE DONNE!



NON C'È LIMITE! ORA L'8 MARZO DIVENTA LA GIORNATA DI PIÙ LAVORO PER LE DONNE!

UN’ALTRA INCREDIBILE PROVOCAZIONE DEI PADRONI CHE USANO ANCHE LA NOSTRA GIORNATA DI LOTTA PER GUADAGNARE DI PIÙ.

PER L'OTTO MARZO 2009, LE COOPERATIVE LEGATE AL CONSORZIO LEGA – COOP, DOVE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLE MAESTRANZE È DONNA, HANNO DECISO L'APERTURA DOMENICALE PER “CELEBRARE” LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA.

OLTRE ALLO SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA FEMMINILE, LE COSIDDETTE “COOPERATIVE ROSSE” GESTISCONO ANCHE IL LAGER DI LAMPEDUSA, DOVE IL 25 GENNAIO SEDICI DONNE MIGRANTI SONO ENTRATE IN SCIOPERO DELLA FAME PER PROTESTARE CONTRO I PROVVEDIMENTI DI ESPULSIONE E LE CONDIZIONI DISUMANE DI QUELLE PRIGIONI A CIELO APERTO, IN CUI SONO RISTRETTE MIGLIAIA DI DONNE E UOMINI

L’8 MARZO 2009 SAREMO DAVANTI ALL’IPERCOOP, PER DENUNCIARE IL CINICO AFFARISMO DI LEGA COOP E PADRONI, CHE CONSENTE LORO DI FARE PROFITTI ANCORA UNA VOLTA CON E SULLA PELLE DELLE DONNE

LA SICUREZZA DEI PADRONI E’ REPRESSIONE E RAZZISMO
LA NOSTRA SICUREZZA E’ LIBERTA’ E GIUSTIZIA SOCIALE

VIA LE MANI DAL CORPO DELLE DONNE!

Tavolo4 “Lavoro/Reddito/Precarietà” della Rete sommosse - Perugia