21/01/22

2660 miliardari su 435 milioni di donne e ragazze in estrema povertà. "la pandemia della disuguaglianza" che colpisce soprattutto le donne

Creare nuovi miliardari e miliardi di poveri, anziché vaccinare miliardi di persone, questo è il  capolavoro di questo putrido sistema capitalistico con le mani lorde di sangue!

E i no vax che fanno? Scambiano la dittatura borghese per dittatura sanitaria e pretendono, per scelta personale, di passar loro per vittime dell’apartheid vaccinale.

Quell’apartheid imposta a milioni di persone, a cui questo barbaro sistema nega, di fatto e di diritto, l’accesso ai vaccini...

Da "La pandemia della disuguaglianza", il rapporto pubblicato da Oxfam a gennaio di quest'anno, in occasione del World Economic Forum di Davos:

“Non solo il nostro sistema economico si è trovato impreparato a tutelare i diritti delle persone più vulnerabili ed emarginate quando la pandemia ha colpito; ma ha attivamente favorito coloro che sono già estremamente ricchi e potenti e che hanno sfruttato questa crisi per il proprio profitto [...] Tale sistema colpisce prevalentemente le persone povere e gli appartenenti a minoranze etniche, impoverendoli ulteriormente e negando loro opportunità. Colpisce in particolar modo le donne, il cui lavoro di cura non retribuito molto spesso colma le carenze dei servizi pubblici e assorbe gli shock delle crisi economiche. Costringe ragazze, minoranze e persone più povere a lasciare la scuola. Distrugge il nostro pianeta. È il virus della disuguaglianza, non solo la pandemia, a devastare così tante vite.” 

Nei primi 2 anni di pandemia il patrimonio dei 10 uomini più ricchi del mondo è più che raddoppiato, passando da 700 a 1.500 miliardi di dollari, un ammontare superiore al PIL combinato di 98 paesi. 800 miliardi di dollari che corrispondono al salario perso, nel solo 2020 e nel solo lavoro formale, dalle donne di tutto il mondo.

2660 MILIARDARI SU 435 MILIONI DI DONNE E RAGAZZE IN ESTREMA POVERTÀ

Dall’inizio della pandemia, le donne, pur rappresentando il 70% degli operatori sanitari coinvolti nella lotta al Covid-19, hanno registrato un calo dell'occupazione del 5,0% nel 2020 contro il 3,9% degli uomini, con 4,3 punti percentuali attribuiti all'inattività e 0,7 punti percentuali alla disoccupazione.

L’occupazione femminile, negli ultimi due anni, è globalmente diminuita del 4,2% rispetto al 3% degli uomini e si stima che il numero totale di donne e ragazze che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno abbia raggiunto, nel 2021, i 435 milioni.

Per contro, da marzo 2020 a novembre 2021 sono apparsi 565 nuovi miliardari, uno ogni 26 ore. La ricchezza netta aggregata dei miliardari è aumentata in 21 mesi di oltre 5.000 miliardi di dollari in termini reali.

A novembre 2021, 252 miliardari uomini possedevano un patrimonio netto aggregato superiore alla ricchezza posseduta complessivamente dalle donne e dalle ragazze dell’intero continente africano, del Sud America e dell’area dei Caraibi.

I 10 uomini più ricchi del mondo detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, ovvero di 3,1 miliardi di persone. Il surplus patrimoniale, in termini reali, del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia equivale al costo completo della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale con il costo per dose fissato al costo di produzione del vaccino a mRNA di Pfizer.

Mentre i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno creato cinque nuovi miliardari durante la pandemia

Bilancio di genere 2021 - Non vogliamo la vostra pelosa ipocrisia!


Ogni tanto - una volta all'anno - il governo, i suoi mass media si accorgono, scoprono, arrivano persino a scandalizzarsi e ad "intristirsi" sulla condizione doppiamente drammatica delle donne nella pandemia.  
Oggi buona parte dei giornali scrivono "allarmati": "Il Covid affossa le donne al lavoro: in due milioni costrette al part time. Dati e divario con gli uomini..."
E pubblicano dei dati del Bilancio di genere 2021 che la sottosegretaria al Mef, Maria Cecilia Guerra, presenterà in Parlamento nei prossimi giorni - e che sotto riportiamo.
Ma non sono loro, quelle e quelli, del governo, del parlamento, che decidono della condizione delle donne? Non sono loro che danno soldi ai padroni per la pandemia mentre questi stessi licenziano o peggiorano, precarizzano al massimo le condizioni delle lavoratrici, fino a farle morire sul lavoro? Non sono le stesse ministre che invece di fare misure effettive per l'occupazione femminile, contro le discriminazioni, decidono come pompato provvedimento l'Assegno unico, con il corollario "fate più figli"?
Poi quando le donne, le operaie, le lavoratrici precarie si ribellano, lottano, rivendicano lavoro, salario, diritti o vengono totalmente ignorate - come le operaie di Mugello della fabbrica dei marron glacè, o le operaie della Tessitura di Mottola, entrambe in presidio davanti alla fabbrica al freddo, e tante altre - o hanno l'"attenzione" solo della polizia, come in tanti posti della logistica.
Allora, la vostra pelosa ipocrisia non la vogliamo, ci fa schifo. 
E' una ragione in più per elevare la nostra lotta contro di voi! 

(Ripubblichiamo anche un intervento del Mfpr fatto in una Assemblea donne/lavoratrici dell'autunno 2020)    

DALLA STAMPA
«Nell’anno dello scoppio della pandemia, il 2020, il tasso di occupazione femminile è sceso al 49% dopo che nel 2019 aveva superato per la prima volta la soglia del 50%. Penalizzate le donne con figli: sono impiegate il 25% in meno delle coetanee che non ne hanno. Il tasso di occupazione delle madri è del 53,3%, mentre quello di chi non ha figli il 72,7%. 
l'impatto pandemico è stato particolarmente negativo sulle donne: si è tradotto non solo in una significativa perdita di posti di lavoro in settori dominati dalla presenza femminile, come il commercio e il turismo, ma anche in condizioni di lavoro peggiori, in una accresciuta fragilità economica e in un conflitto vita-lavoro ancora più aspro del passato».
Sono le donne più giovani a registrare sia i dati più bassi sull'occupazione sia la riduzione più rilevante nell'anno della pandemia. Nel 2020 il tasso di occupazione delle donne tra i 15-34 anni è pari al 33,5%, mentre nel 2019 era pari al 35,9% (-2,4). Per donne tra i 35 e i 44 anni e tra i 45-54, il tasso si attesta, invece, al 61,7 e al 61,8% nel 2020, in riduzione rispetto al 2019 quando erano pari al 62,4 e al 62,3%.
Le più penalizzate sono le donne che vivono nel Sud del paese: il loro tasso di occupazione precaria sprofonda al 32,5%.
Cresce ancora il divario tra tasso di occupazione femminile e maschile che arriva a 18,2 punti percentuali.
Quasi 2 milioni di part time involontari. Per il 60% delle lavoratrici con il contratto part time, la riduzione dell'orario è una condizione subìta e non una scelta. La quota di donne costrette al part time è passata, tra il 2019 e il 2020, dal 60,8 al 61,2% contro una media Ue del 21,6%, sono 1.866.000 le donne con contratto part time involontario contro 849 mila uomini.
I 300 mila minori interessati dai congedi Covid sono stati presi in carico per il 79% dalle madri e per il 21% dai padri. «Il carico di lavoro domestico e di cura – ha commentato la sottosegretaria Guerra – grava per il 62,8% sulle spalle delle donne nonostante la quota gestita dagli uomini sia cresciuta di 9,1 punti in dieci anni». 
La disuguaglianza è cresciuta anche nello smart working. Nel 2020 è cresciuta in maniera macroscopica la quota delle donne che sono state costrette a ricorrere a questa modalità del lavoro a distanza: il 16,9%, con un aumento di 15,3 punti percentuali rispetto all’1,3% del 2019. lo smart working si aggiunge al lavoro domestico nella divisione sociale del lavoro capitalistico".

LA CONDIZIONE E LA NECESSARIA LOTTA DELLE DONNE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

L’emergenza del coronavirus ha amplificato oggettivamente quella che era una condizione di sfruttamento e di oppressione che la maggioranza delle donne proletarie già viveva nel nostro paese.

L'emergenza ha investito tutti gli aspetti della vita delle donne, il lavoro/il non lavoro, il salario/il non salario, il carico dei servizi sociali, la questione della violenza e dei femminicidi, la questione dell’aborto, ecc..

Sulla questione del lavoro, da un lato per il coronavirus/lockdown vasti settori di lavoratrici dall’oggi al domani hanno perso il lavoro per la chiusura o sospensione di alcuni settori, come le cooperative sociali/servizi sociali/di assistenza nelle scuole, nei centri diurni per disabili…, il settore turistico, il settore della ristorazione, del commercio, delle pulizie/servizi, come alcune fabbriche; tantissime lavoratrici che vivevano una situazione già di precarietà dopo il lockdown si trovano in una situazione di non rientrare più al lavoro.

Le misure di ammortizzatori sociali del governo per chi ha dovuto andare a casa si sono rivelate assolutamente insufficienti, non sono state ancora liquidate totalmente, soprattutto al Sud, e hanno tagliato comunque almeno il 20%-40% dei salari, spesso già molto bassi.

In tutto un altro settore dove le lavoratrici sono soprattutto immigrate occupate come badanti, colf, lavoratrici domestiche, le donne si si sono ritrovate in una situazione non solo pesantissima di non lavoro (e per tante di perdita di casa), ma anche nei primi mesi del lockdwon fuori dalle misure di sostegno salariale del governo. Poi con il Decreto rilancio il governo ha stanziato un’indennità di 500 euro mensili per i mesi di aprile e maggio 2020 ma con paletti e ottica circoscritta, spettava ai collaboratori domestici già in possesso di un regolare contratto di lavoro alla data del 23 febbraio 2020.Tre i requisiti richiesti per richiedere il bonus: non convivenza con il datore di lavoro; contratto regolare in essere alla data del 23 febbraio 2020 superiore a 10 ore a settimana, il domestico non deve percepire altri succisi… sappiamo bene come tantissime di queste lavoratrici lavorano purtroppo a nero o con contratti anche di meno ore rispetto alle 10 settimanali.

Dall’altro lato, le lavoratrici che hanno continuato a lavorare si sono ritrovate in una condizione non solo di più sfruttamento ma addirittura di nessuna tutela, prevenzione per la loro salute e vita, anche a rischio di morire, come è accaduto per es. nella logistica.

La prima linea è stata sicuramente costituita da tutte le lavoratrici che lavorano nel mondo della sanità, degli ospedali del Covd-19. Le dottoresse, le infermiere, le operatrici socio sanitarie, le donne delle ditte delle pulizie si sono ritrovate nel vortice di questa emergenza a lavorare in una situazione di orari massacranti, mancanza di dispositivi di protezione e sicurezza adeguati; una situazione che ha fatto emergere in maniera palese il massacro che è stato fatto alla sanità da tutti i governi al potere e che oggi viene scaricato pesantemente sulla pelle, oltre che dei malati, dei lavoratori e lavoratrici, mettendo a rischio la vita – più di 170 medici sono morti per Covid-19, come decine di infermiere e Oss...

Tante operaie di fabbrica hanno dovuto continuare a lavorare anche durante il lockdown perché quello che conta per i padroni, per il capitale è il plusvalore, il profitto e non la vita degli operai e delle operaie, per cui è successo che si è continuato a produrre anche in quelle fabbriche non essenziali, e senza le misure di sicurezza necessarie. Qui solo gli scioperi spontanei degli operai in diverse fabbriche hanno costretto il governo a fare una selezione tra le cosiddette fabbriche non essenziali e quelle essenziali - ma sotto la pressione di industriali diverse fabbriche e fabbrichette man mano hanno riaperto.

Per le operaie che hanno continuato a lavorare nelle fabbriche, le lavoratrici dei supermercati, al di là dei protocolli che il governo ha firmato con i sindacati confederali, sono perdurate diverse situazioni in cui le operaie hanno continuato a lavorare senza alcuna sicurezza, a rischio di ammalarsi gravemente.

Per non parlare di tutto il settore delle lavoratrici dell’agricoltura, in cui stanno tante donne migranti. Queste o hanno perso il lavoro o per loro, come moderne schiave ad una situazione di lavoro durissima si è aggiunto il coronavirus e queste lavoratrici sono lasciate ancora più allo sbando per mesi… La sanatoria del governo si è rivelata una truffa (una "regolarizzazione" che non è solo insufficiente, la questione principale è che è stata fatta per dare braccia alle aziende da sfruttare per il tempo necessario al lavoro (max un anno)… e ci sono state proteste delle migranti e dei migranti contro questo provvedimento governativo annunciato dalle lacrime pi ù che ipocrite della Bellanova…

Il governo durante l’emergenza è uscito con tutta una serie di decreti, però pochissimo o quasi niente è stato posto per quanto riguarda la condizione di vita delle donne; verso cui, invece, la misura principale: stare a casa” è risultata e risulta controproducente e a rischio.

Perché quando si dice “state a casa, state chiuse” e ci hanno fatto vedere pubblicità in tv ad hoc con scene di tranquillità e rilassatezza “che bello stare dentro le case” in realtà questo non è stato e non è assolutamente vero e corrispondente alla realtà. Stare chiuse a casa 24 ore su 24 per la maggioranza delle donne, significa vedersi scaricare in maniera ancora più pesante tutto quello che è il lavoro di cura e della famiglia dei figli, del marito, dei parenti anziani, il lavoro domestico, ecc., significa subire uno stress psicologico che ti fa ammalare più del coronavirus.

E' come se si desse per scontato che per le donne “restiamo a casa” è normale, sarebbe compatibile con il ruolo prevalente che questo sistema borghese affida alle donne, di cura, assistenza, riproduzione, “ammortizzato sociale”. Il governo ha approfittato anche di questa situazione, per tenerci più incatenate al ruolo che questa società vuole per noi, principalmente: moglie, madre, “supplenti dello stato”.

La misura di bonus spesa, che si traduce in poche decine di euro a poche famiglie “indigenti” quando tante famiglie erano senza salario, è stata ridicola e offensiva, una indegna elemosina, contro cui giustamente tante persone, soprattutto donne, si sono ribellate rifiutandosi di pagare la spesa, come nelle proteste a Palermo, a Napoli.

Anche per quelle donne che hanno lavorato a casa in smart working, vedi per esempio l’ampio settore della scuola e del pubblico impiego, questa soluzione si è trasformata nella maggiora parte dei casi in una altra catena: le donne contemporaneamente mentre lavorano si devono occupare dei bambini, li devono seguire nella didattica a distanza, devono fare le pulizie, devono cucinare; cioè devono stare continuamente a lavorare senza limiti di orario, con un pesantissimo stress psicofisico.

Padroni e governo hanno realizzato la perfetta “conciliazione di lavoro e famiglia”, non separandoli, ma intrecciandoli minuto per minuto, rendendo così palese il doppio sfruttamento e oppressione.

Siamo tornati al lavoro a domicilio, in chiave moderna, con cui il capitale realizzava e realizza “due piccioni con una fava”: allungamento dei tempi dello sfruttamento, riduzione dei salari, controllo del lavoro (oggi anche più facilitato con i mezzi informatici). Mentre viene garantito il ruolo di riproduzione della forza-lavoro delle donne col lavoro domestico. Vedi le lavoratrici immigrate per lo più di Bergamo/Brescia

Il governo nel decreto di agosto ha inserito il bonus per le casalinghe invece di porre misure per il lavoro per le donne, un bonus indecente che prevede dei corsi professionali per donne che scelgono di fare le casalinghe (come se fosse uno dei tanti hobby)… per il governo le donne casalinghe devono restare casalinghe ma forse più acculturate!

Ma stare chiuse dentro casa è significato anche esasperare e amplificare le situazioni in cui le donne sono costrette a vivere 24 ore su 24 con mariti, partner violenti. Nelle settimane del lockdown decine sono stati i femminicidi, le varie forme di violenza sessuale, maltrattamenti incentivati dalla convivenza forzata, come la ragazza uccisa a Messina dal suo compagno. Per le donne che dalle stesse statistiche sono risultate più forti, meno contagiate dal coronavirus, la morte viene più stando chiuse in casa col proprio assassino che dal coronavirus. E la tragica beffa viene dallo stesso Stato, come è successo a Taranto, in cui un giudice ha mandato ai domiciliari un marito che aveva tentato di uccidere la moglie...

Poi ci sono le donne che sono messe in conto preventivo dei dati dei decessi per coronavirus.

Sono le immigrate nei CPR, le detenute che sono semplicemente cancellate, esistono solo quando si ribellano per essere duramente represse...

Ma questa emergenza ha voluto dire anche tanto altro per la vita delle donne.

Le donne hanno partorito nei corridoi dei pronto soccorsi, da sole, senza alcun parente ad assisterle. Le donne oggi non possono abortire. Se già prima le donne avevano difficoltà enormi ad abortire in un paese dove c’è un altissimo tasso di obiettori di coscienza e ospedali assolutamente inadeguati, oggi con il collasso degli ospedali si trovano in una condizione più pesante. L’approvazione di potere accedere all’uso della Pillola Ru486 senza ricovero obbligatorio è sì un passo in avanti ma resta sempre l’ostacolo più grave che è appunto l’obiezione di coscienza.

Se questa è la situazione, è altrettanto vero che essa ha reso ancora più necessario per le donne ribellarsi, unirsi e lottare ancora più di prima.

20/01/22

Noi siamo per l'obbligo verso tutti e tutte della vaccinazione

Siamo per la vaccinazione di massa obbligatoria e gratuita perché la salute pubblica viene prima di ogni individualismo. Nessuna libertà personale è accettabile quando mette in gioco la salute collettiva.

E quando parliamo di salute pubblica parliamo della salute di tutta l’umanità e dell’ambiente in cui vive. In Africa, in India, in America latina le donne proletarie lottano, e giustamente, per avere accesso alla vaccinazione, al diritto di aborto, alla salute. Diritti che vengono loro negati dai rispettivi stati borghesi asserviti agli interessi dell’imperialismo.

Siamo quindi decisamente contro le posizioni di chi rifiuta di vaccinarsi, mettendo a rischio la salute delle altre lavoratrici. La difesa del 'proprio io' è menefreghismo della condizione e della necessaria, unitaria, battaglia di classe.

Un conto è il green pass, che in teoria poteva servire come strumento di tracciamento e controllo dell’epidemia, ma per come è stato concepito si è rivelato farlocco a tale scopo e funzionale all’interesse del capitale di “convivere con il virus” per riaprire immediatamente le attività produttive a scapito della salute pubblica, un conto è la vaccinazione obbligatoria di massa e dpi gratuiti per tutti e tutte.
E’ la borghesia e il suo Stato che nella gestione dei vaccini fa figli e figliastri!

E’ la borghesia e il suo Stato che dopo decenni di tagli alla sanità ha trasformato la pandemia in strage e oggi, dopo 2 anni di crisi sanitaria e milioni di euro all’”economia” = ai padroni per continuare e aumentare i loro profitti, continuano a tagliare i posti di lavoro soprattutto delle donne; continuano a aggravare la sanità pubblica, cosicché vaccinati o non vaccinati, positivi o negativi, se non hanno i soldi per curarsi e/o per mangiare possono crepare.

PS. E' inconcepibile che quelle e quelli che si definiscono compagni possano pensare di rovesciare questo sistema contro l’interesse delle masse ad una salute pubblica, sociale, collettiva.

16/01/22

La risposta delle compagne del MFPR di Milano alle violenze sessuali contro le ragazze a capodanno

Sabato 15 gennaio, abbiamo organizzato una iniziativa itinerante di informazione e lotta in seguito alle violenze da branco contro giovani donne che si sono verificate a Milano a capodanno.

Abbiamo iniziato dalla zona di via dei Transiti dove abbiamo fatto il giro della piazzetta con uno dei due striscioni poi affissi per testimoniare la nostra solidarietà alle ragazze che hanno subito violenza in piazza Duomo e la necessità di lottare organizzate contro ogni forma di maschilismo e violenza.

Abbiamo poi attraversato i quartieri Corvetto (dove ancora sono ben visibili le scritte comparse dopo l' iniziativa a sostegno di ragazze del quartiere che avevano denunciato di aver subito violenze )  e S.Siro.

Abbiamo potuto toccare con mano il disastro provocato dalla pandemia e dal lockdown in una città come Milano con l’aumento del degrado, voluto, soprattutto a S.Siro,  nei quartieri a prevalente presenza di migranti contro i tentativi di strumentalizzare da parte dei mass-media e dei politici in senso antiimmigrati le violenze avvenute a capodanno, “dimenticandosi” che la maggior parte delle violenze che quotidianamente avvengono, soprattutto tra le mura domestiche e soprattutto da parte di italiani che non vivono “ai margini”, come le narrazioni di questi giorni vorrebbero far credere.

“Capodanno a Milano, i minori violenti: «I genitori non riescono a educarli. Bravi ragazzi in casa, fuori fanno casino»”, così titolano i giornali, ripetendo il solito mantra per cui i violentatori sono “bravi ragazzi” per le famiglie, amici e conoscenti.

Abbiamo voluto esprimere, sottolineamo, la nostra solidarietà alle ragazze vittime delle odiose violenze, e, in particolare, portare il messaggio che occorre la ribellione organizzata delle donne per lottare contro tutte le violenze che questo sistema di classe impone, in primis, alle donne.

Mfpr-Milano








15/01/22

Solidarietà alle operaie di Ortofrutticola del Mugello - Lottiamo unite/i contro le delocalizzazioni dei padroni

DALLA STAMPA 

(4 gg fa) - "Temperature gelide e neve a grossi fiocchi. È in questo scenario che, sotto una tensostruttura a pochi passi dai cancelli dello stabilimento, i dipendenti (per la stragrande maggioranza donne) di Ortofrutticola del Mugello, unità produttiva della bergamasca Italcanditi, con sede a Marradi, provincia di Firenze, sull’Appennino tosco-emiliano, stanno portando avanti il presidio contro la decisione dell’azienda di delocalizzare la produzione. La principale attività del plant toscano, ovvero la lavorazione dei marron glacé, su decisione di Italcanditi (detenuta in quota maggioritaria dal fondo Investindustrial che fa capo a Bonomi) verrebbe, infatti, spostata a Pedrengo..."

*****


Contro la delocalizzazione - che oramai sta diventando una drammatica prassi "normale" dei padroni per chiudere e andare dove possono fare più profitti - non serve affatto la normativa contenuta nella Legge di Bilancio del governo Draghi. 
Essa non impedisce per niente alle aziende di chiudere e licenziare, pone solo una più stringente procedura (della serie: chiudete, licenziate ma fatelo con i "guanti bianchi"), e raddoppia le sanzioni alle aziende inadempienti (che non hanno grossissimi problemi a mettere in conto questo "sacrificio"). Essa vale per le aziende che hanno almeno 250 dipendenti, quindi tutte quelle al di sotto possono farlo, senza neanche incorrere nelle nuove regole.
E' come aver dato un "buffetto" a padroni, spesso multinazionali, che dopo aver sfruttato per anni, se ne possono andare al massimo pagando un piccolo scotto; con il governo che in questo modo se ne lava le mani su che fine fanno le lavoratrici e i lavoratori. 
Tutto questo non va accettato e sosteniamo la lotta delle operaie della Mongello, come delle operaie e operai della Tessitura di Mottola, come della Caterpillar e di tante altre, troppe aziende, a partire dalla GKN di Firenze. E' una lotta di tutte e di tutti. 
Noi appoggiamo la proposta di legge fatta dagli operai della GKN e giuristi democratici. Nessun licenziamento, nessuna chiusura delle fabbriche, impedire ai padroni di portarsi via macchinari, attrezzature ecc; continuità lavorativa fino a soluzione o cassaintegrazione integrata al 100% del salario perso; requisizione della fabbrica da parte del governo fino a ripresa dell'attività, anche nella forma di nazionalizzazione momentanea. 
Unità e mobilitazione comune di tutte le realtà, al nord, centro, sud. Come hanno detto gli operai della GKN: "tenetevi liberi a marzo...!"

14/01/22

Sanità Milano, la denuncia di una lavoratrice

Il mio reparto, nell’Istituto Tumori, è diventato reparto covid/sorveglianza. Al di la della terminologia che usano, di fatto siamo un reparto covid a tutti gli effetti con la differenza che siamo in una situazione di dover trattare con pazienti fragili e contagiati (x il momento con nessuno che deve essere ventilato o intubato) ma che non “possono” essere trasferiti in hub covid perché dicono che non se li prendono perché “non gravi” e quindi dobbiamo tenerli fino a quando non si negativizzano.

Stiamo lavorando senza protezioni – preparazione – ausili, o per meglio dire, grazie anche alle iniziative e proteste che come lavoratori stiamo mettendo in campo ogni giorno, ci stiamo attrezzando per tutelarci e tutelare.

Siamo in turno x 9/10 ore, in questo periodo siamo di fatto isolati, perché siamo “conciati” con tuta, visiera, calzari, ecc. e non possiamo uscire dalle stanze, se va bene, x 4/5 ore consecutive stiamo senza bere senza poter fare i bisogni fisiologici. Non possiamo uscire dal reparto ne andare in mensa, dobbiamo ordinarci il pasto, in pratica mangio qualcosa, ma alcuni di noi o mangiano d’asporto fuori o mangiamo un pasto unico a casa, perché stiamo cercando di ri/trovare un equilibrio all’interno di uno stress alle stelle; incazzature e rabbia uguali; paure e rischio di crollo sia fisico che mentale.

NO alla Dad - Dalle lavoratrici di Palermo

La chiusura delle scuole/DAD è solo una pezza/tampone che non risolve tutte le falle della gestione della pandemia prodotte dalle politiche del governo
Appoggiamo lo sciopero delle studentesse e studenti

Da un comunicato dello Slai cobas sc Palermo

Non condividiamo affatto la scelta di tenere ancora chiuse le scuole perchè a scuola gli studenti, come hanno detto anche medici e scienziati, nonchè lo stesso Presidente del CTS in persona all’ultima conferenza stampa, sono di fatto più controllati e tracciati , mentre stando a casa in ogni caso escono e si contagiano. La DAD non è e non può essere la soluzione ad un scempio della scuola pubblica che va avanti da anni e che ricade solo sulle spalle di studenti, di lavoratori, doppiamente delle lavoratrici, delle famiglie, NO al ricatto tra salute e sicurezza e diritto allo studio, in DAD non vengono riconosciuti né garantiti diritti agli studenti e al personale , la DAD ha fatto pesanti danni agli studenti in generale e in particolare agli studenti disabili, in termini gravemente escludenti dalle relazioni scolastiche e sociali, ha rafforzato le differenze tra studenti delle poche scuole più ricche e tutte le altre. Poi per chi forse dimentica o fa finta di non sapere, sia a livello istituzionale sia a livello di “società civile”La DAD provoca anche immediatamente la perdita del lavoro a tante lavoratrici e lavoratori che operano nelle scuole che restano anche senza ammortizzatori sociali, così come già successo purtroppo a marzo 2020 allo scoppio della pandemia per esempio in Sicilia alle migliaia di Assistenti precari dei servizi di assistenza scolastica per gli studenti disabili, ha causato la perdita del posto di lavoro a settori di operatori scolastici, come l’igienico personale specializzato che con una dura lotta dello Slai Cobas sc quest’anno lo hanno riconquistato da ottobre 2021 ma ora con la DAD sono temporaneamente sospesi, o l’autonomia e comunicazione. Non è affatto accettabile, infatti, che i problemi che investono il mondo della scuola anche oggi restano tutti e in modo ancora più grave, dinnanzi ad una pandemia ridiventata ingovernabile anche per responsabilità di chi governa: dalle cosiddette classi pollaio, ai consistenti tagli agli organici del personale della scuola e alle risorse, al mancato reperimento di tutti i locali disponibili per potenziare gli spazi nelle strutture scolastiche, senza tenere conto del fatto che da anni non si costruiscono scuole nuove e la maggior parte degli istituti scolastici è cadente e non in sicurezza;nessuna programmazione sistematica degli screening per tutti gli studenti e per il personale mentre è veramente assurdo e ridicolo che ora le Istituzioni strillano chiedendo a ridosso della ripresa delle lezioni screening di massa minacciando di emanare ordinanze di chiusura delle scuole … e fino ad oggi che cosa si è fatto?



Non si è agito per una seria organizzazione della medicina scolastica, di postazioni sanitarie nelle scuole con figure come gli infermieri, previste peraltro nell’ambito del personale Ata ma praticamente inesistenti nelle scuole, o gli Oss, non sono stati potenziati affatto i trasporti per gli studenti con l’istituzione di corsie preferenziali che possano adeguarsi anche agli accessi differenziati degli studenti a scuola per evitare assembramenti, gli stessi protocolli di sicurezza anticovid per molti aspetti sono rimasti sulla carta e non applicati nelle scuole, dove in diversi casi gli stessi dispositivi di protezione come per esempio le mascherine FFP2 non sono affatto sufficienti, con grave rischio sul piano della salute e sicurezza per personale e studenti.

LA SCUOLA DEVE ESSERE IN PRESENZA E IN SICUREZZA PER TUTTI E QUELLI CHE FINO AD OGGI SONO RIMASTI IN GRAN PARTE SOLO ANNUNCI DA PARTE DEL GOVERNO NAZIONALE, REGIONALE, SINDACI SICILIANI CHE ORA STRILLANO A DESTRA E A MANCA… e CHE IPOCRITAMENTE E PER PROCLAMI DI STAMPO ELETTORALE EMANANO ORDINANZE DI CHIUSURA/DAD ILLEGITTIME, DEVONO DIVENTARE IMMEDIATAMENTE SOLUZIONI CONCRETE E REALI!

Le ordinanze dei Sindaci devono essere ritirate!

Screening di massa sistematici e postazioni sanitarie nelle scuole sin da subito! Piano immediato di corsie preferenziali per i trasporti degli studenti funzionali agli accessi differenziati. Reperimento di tutti i locali disponibili per potenziare le strutture scolastiche. Dotazione di mascherine FFP2 non parziale, come ha disposto fino ad oggi il governo/MIUR, ma per tutti gli studenti e per tutto il personale scolastico Snellimento degli adempimenti burocratici relativi al tracciamento dei contagi con potenziamento del personale amministrativo delle scuole e del personale sanitario delle USCA/ASP oggi in Sicilia al al collasso.

LAVORATRICI SLAI COBAS SC PALERMO