04/02/22
Un opuscolo della Formazione rivoluzionaria delle donne - necessario per fare luce nella confusione portata dalle intellettuali femministe piccolo borghesi
Dalla grande lotta delle donne in India un messaggio per tutte le donne nel mondo - L'intervento completo del Mfpr al meeting del Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India
Già il 24 novembre nella giornata internazionale contro il governo Modi in solidarietà alla guerra popolare in India con diverse azioni abbiamo nel nostro paese voluto rafforzare il ponte solidale con il popolo indiano in lotta e in particolare con le donne indiane in lotta, con le compagne combattenti maoiste, parte determinante della guerra popolare diretta dal Partito comunista maoista dell’India.
Azioni accompagnate da una costante attività di informazione/contro informazione diretta verso le donne che organizziamo attraverso il blog del Mfpr, mailing list e altri canali on line, per esempio sulle recenti e grandi lotte dei contadini indiani che hanno sfidato con grande coraggio e determinazione anche la repressione e la pandemia, contro il governo Modi e le 3 leggi agricole volute dal governo per consegnare le risorse naturali alle multinazionali e ridurre alla fame la popolazione, in cui le donne sono state in prima linea nella lotta e nelle manifestazioni. Queste donne a cui il governo ha detto con disprezzo fascista di tornare a casa hanno risposto con la doppia ribellione “'Non posso essere intimidita. Non posso essere comprata… "Perché dovremmo tornare indietro? Questa non è solo la protesta degli uomini. Abbiamo faticato nei campi al fianco degli uomini. Chi siamo, se non contadine?".
Queste donne hanno lottato anche a costo della vita, vedi i diversi "incidenti" da investimento stradale che si sono verificati in questo anno nel corso dei presidi attuati dai manifestanti agricoli in sciopero, e varie donne sono state uccise mentre altre hanno riportato ferite investite da camion come successo a Bahadurgarh.
Donne che hanno messo in atto una doppia lotta in queste grandi proteste conquistando un importante protagonismo nella lotta. All’ottavo mese dall’inizio delle proteste, mentre migliaia di contadini assediavano la Capitale, alla Sessione parlamentare dei monsoni, le donne per la prima volta, come hanno riportato i mezzi di comunicazione locali, hanno deciso di tenere una “sessione parlamentare”, una “Mahila kisan sansad” tutta al femminile.
Nella giornata del 24 novembre e intorno a quella giornata nelle città in cui siamo presenti e organizzate abbiamo fatto attacchinaggi di striscioni e pannelli in quartieri proletari dove vivono anche donne immigrate.
Abbiamo organizzato assemblee con lavoratrici dello Slai cobas sc e Mfpr, come a Palermo, che insieme a lavoratori hanno lanciato e sottoscritto una mozione in solidarietà internazionalista e a sostegno della guerra popolare in India.
Abbiamo fatto volantinaggi alle fabbriche in particolare al nord/Bergamo a lavoratrici migranti tra cui indiane.
Così il 27 novembre, in occasione della grande manifestazione in Italia a Roma contro la violenza sulle donne, un aspetto importante è stato anche quello internazionalista, perché la violenza sulle donne riguarda le donne di tutto il mondo, e l'India sta sempre più diventando il simbolo della violenza (del sistema patriarcale capitalista imperialista) in particolare contro le donne in tutti i suoi aspetti, e oggi con il governo fascista di Modi questo processo è avanzato rapidamente.
L’India è un paese in cui le donne subiscono una doppia, tripla quadrupla violenza, legata anche alla questione religiosa, al sistema delle caste, alle politiche fasciste e genocide del governo Modi. Questa immane violenza viene utilizzata anche come arma di repressione e di guerra soprattutto nelle zone rurali dove è in corso la guerra popolare (gli stupri atroci di contadine, delle donne dei villaggi, delle donne dalit, da parte della polizia e delle forze militari e paramilitari, vedi l'operazione Green Hunt, sono una normalità; e gli stupri accompagnano sempre le torture dentro le carceri contro le compagne rivoluzionarie maoiste arrestate).
Anuradha Gandhy, compagna Dirigente del Partito Comunista dell'India (Maoista), oggi non più in vita, che ha organizzato la lotta rivoluzionaria delle donne in alcune regioni in India teorizzando sulle esperienze fatte, diceva in particolare sulle condizione delle donne : "… tutte le donne in India subiscono l'oppressione feudale, capitalista, imperialista e patriarcale, ciò avviene in varie forme in diverse aree, urbane e rurali…”.
Ma questa violenza reazionaria diventa anche una forte leva di ribellione per cui tante donne decidono di combattere e di unirsi alla lotta rivoluzionaria, alla guerra popolare.
Alla manifestazione di Roma abbiamo portato un saluto rivoluzionario alle donne indiane, alle compagne indiane che sono in prima fila nella guerra di popolo per costruire una nuova società, una società in cui il potere sia in mano alle masse popolari, in cui per le donne “la vita possa cambiare davvero”. E questo è un messaggio non solo per l'India, ma anche per noi donne che lottiamo nei paesi imperialisti.
Abbiamo affisso lungo il corteo grandi pannelli, abbiamo detto che è necessaria l’unità internazionale e internazionalista, sia per rafforzare le lotte che le donne conducono nei singoli paesi, come la conduciamo in Italia in cui la violenza contro le donne e i femminicidi aumentano ogni giorno in modo gravissimo e la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne in questa fase pandemica si è amplificata in modo pesante, sia per trarre da quelle lotte un esempio/lezioni per capire quale lotta serve alla maggioranza delle donne. In questo senso si deve guardare alla lotta rivoluzionaria delle donne in India e sostenerla attivamente.
In India le violenze, uccisioni delle donne hanno fatto esplodere in questi ultimi anni grandissime manifestazioni di massa, in cui la partecipazione delle donne, delle giovani, è stata enorme.
Il ruolo delle donne nella guerra popolare è una rivoluzione nella rivoluzione. Il protagonismo delle donne mentre porta avanti la lotta di classe rivoluzionaria, mette in moto la lotta per una trasformazione delle idee, della cultura, della famiglia, delle tradizioni religiose…
Tutto questo ha bisogno del sostegno di tutte le donne del mondo e serve a tutte le donne del mondo.
Ora il regime fascista indù di Modi sta preparando un nuovo piano militare per schiacciare la guerra popolare: il piano Prahaar-3, una continuazione delle pratiche genocide dell'operazione “Green Hunt.
Nel 2021 si è accentuata la politica di sterminio delle prigioniere e dei prigionieri politici, la repressione e la carcerazione, e sono aumentate le denunce di aggressioni sessuali e violenza contro le donne prigioniere. Molte persone sono state arrestate e torturate dopo aver partecipato alla protesta dei contadini contro le tre leggi agricole neoliberiste del governo Modi.
Questo forte messaggio di lotta rivoluzionaria lo abbiamo portato anche nella recente e partecipata assemblea nazionale di circa 400 donne del movimento femminista di NUDM in vista dell’8 marzo, per informare/controinformare da un lato le tante donne, anche lavoratrici, che partecipano a queste assemblee e combattere dall’altro la concezione ideologica della direzione di questo movimento di matrice piccolo-borghese che tende a frenare/deviare la lotta delle donne verso una linea riformista e non rivoluzionaria.
Intorno all’8 marzo stiamo lavorando per un’iniziativa/azione specifica in varie città in merito alle prigioniere politiche indiane. Nell’ambito di queste iniziative, faremo anche una traduzione dell’opuscolo del PCIM “Womens in prison”.
Lavoreremo perchè questa campagna prolungata non sia solo di denuncia e di controinformazione, ma anche per strappare dei risultati finalizzati alla liberazione delle prigioniere politiche, ma anche sulla questione che viene denunciata dalle prigioniere politiche: violenze, stupri, torture sessuali che subiscono nelle carceri.
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
Italia – 30 gennaio 2022
03/02/22
Laila uccisa sul lavoro - La Procura ha chiuso le indagini
Laila morta sul lavoro come Luana: padroni assassini

Come Luana, uccisa sul lavoro stritolata da un orditoio manomesso per fare aumentare i profitti al padrone, allo stesso modo Laila El Harim è morta schiacciata da una fustellatrice, all’interno dell’azienda Bombonette di Camposanto, in provincia di Modena, il 3 agosto scorso.
Le notizie dai giornali: “La Procura di Modena ha chiuso le indagini: per il padrone e per il delegato alla sicurezza si ipotizza l’omicidio colposo aggravato in concorso. Sono contestate una serie di omissioni tra l’altro nella valutazione del rischio, nei requisiti di sicurezza e la mancata formazione dell’operaia. Nel chiudere le indagini la pm Maria Angela Sighicelli sottolinea la presenza di pareggiatori in gomma da regolare manualmente non previsti e l’assenza di una protezione, prevista. Laila sarebbe entrata nella fase di pre-avviamento nel macchinario proprio per regolare i pareggiatori, per il cambio di formato del formato in lavorazione.”
“Non hanno minimamente considerato il rischio di contatto dei lavoratori con gli organi in movimento durante l’uso delle fustellatrici”. Per trarre maggior profitto e “risparmiare sui tempi di lavorazione”, al posto della prevista protezione statica fissa avrebbero installato dei “pareggiatori regolabili manualmente”, consentendo l’avvio del macchinario anche in presenza di un operatore al suo interno. Sono alcune delle violazioni alle norme antinfortunistiche che la procura di Modena ha contestato a Fiano e Jacopo Setti, fondatore e delegato alla sicurezza della Bombonette di Camposanto.
Dagli atti della procura di Modena emerge che alla dipendente non sarebbe stato fatto seguire nemmeno il corso di formazione di legge per addestrarla all’utilizzo di quella macchina pericolosa. I due indagati sono accusati di omicidio colposo con l’aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche.
La morte sul lavoro non è mai fatalità. Ed è sempre annunciata dalle tante denunce inascoltate. E ha sempre dei colpevoli: i padroni che organizzano il lavoro in base al profitto.
Laila “segnalava inceppamenti da oltre un mese”, aveva denunciato il suo compagno.
Macchinario senza protezione, assenza di dispositivi di sicurezza, mandata a morire senza nessuna formazione da un padrone che, come tutta questa razza bastarda, è interessato solo all’aumento della produzione per aumentare i suoi profitti! Come non vedere l’intenzionalità del padrone in quest’ennesimo omicidio sul lavoro?
Abbiamo bisogno di fare ripartire la lotta contro le morti sul lavoro per mano dei padroni assassini, dobbiamo lottare per aumentare le pene ai padroni e imporre il reato di “omicidio volontario”! Ma per fare questo, abbiamo necessità di una Rete nazionale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Stiamo preparando per questo un’assemblea per febbraio/marzo.
Avevamo lanciato un appello proprio da questo blog dell’assemblea autoconvocata dell’8 gennaio scorso:
dall’Appello: “Dopo la morte di Luana D’Orazio perché un padrone ha manomesso il macchinario c’è stata una grande indignazione ma qualche mese dopo, a Modena, è rimasta schiacciata da un macchinario Layla El Harim.
Occorre partire dall’unità delle realtà che si battono concretamente nei luoghi di lavoro e portare la lotta sul piano nazionale, intervenire nei luoghi dove avvengono gli omicidi sul lavoro per dargli una visibilità al livello nazionale e superare la rassegnazione che avviene sempre dopo, quando si spengono i riflettori. Dobbiamo promuovere una larga aggregazione di energie che si rendano protagoniste per condurre una battaglia di civiltà contro la barbarie della guerra quotidiana dei padroni assassini.
La lotta contro le morti sul lavoro e la lotta contro precarietà, cassintegrazione, attacco al diritto di sciopero, la rappresaglia padronale e poliziesca, sono tutte lotte che attaccano la radice del modello di produzione capitalistico. Se c’è ancora chi pensa che queste lotte si possono fare solo in ambito aziendale o solo a livello territoriale, ci deve dimostrare con i fatti che così i lavoratori possono portare a casa dei risultati.
Questa lotta dev’essere strappata di mano ai confederali e condotta su posizioni di classe che sono inconciliabili con quelle dei padroni, dobbiamo costruire il potere dal basso degli Rls, formando una lista di operai che intendono metterci la faccia e il proprio impegno, indipendentemente dalle tessere sindacali e votati da tutti i lavoratori del sito così da avere un mandato forte che risponde ai lavoratori e non alle RSU o RSA o ai capi.
Il controllo della produzione, l’ispezione senza preavviso, il potere di prendere decisioni immediate che fermino la produzione in caso di rischio-sicurezza per la vita degli operai, devono tornare in mano agli operai!
Abbiamo bisogno di postazioni permanenti di nuclei di ispettori e presidii sanitari nelle fabbriche e nelle zone industriali, nelle campagne, per un intervento continuo e preventivo, con un rapporto costante con lavoratori e Rls.
Poi ci sono i processi che dobbiamo considerare come parte di questa guerra e che richiedono una mobilitazione.
È ora di approvare una legge contro gli omicidi sul lavoro! È ora di bastonare davvero chi manda i lavoratori al macello perché non rispetta le più elementari norme di sicurezza!
La sola lotta aziendale e sindacale non basta.
Dobbiamo contrapporre lotta, unità, organizzazione, una campagna sul terreno nazionale a partire da chi già la sta facendo, aggregando via via sempre più realtà nell’impegno diretto, ben sapendo che 4 operai morti sul lavoro al giorno sono il prodotto di un sistema di produzione basato sul profitto dei padroni, e la prospettiva in definitiva non può che essere che quella di un suo rovesciamento per liberarci dallo sfruttamento e difendere le nostre vite e la nostra dignità.
La Proposta che facciamo come Assemblea del 8 gennaio è quella di un confronto, di un’assemblea nazionale tra febbraio marzo per la costruzione di una Rete nazionale per difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nei territori.
adesioni/contatti materiali
Bastamortesullavoro@gmail.com
L'Mfpr al meeting di due giorni del Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, e alla manifestazione a Milano contro il fascista Modi, per la libertà delle prigioniere politiche
Come mfpr aderiamo alle campagne lanciate dal comitato per portare in esse un contributo attivo di solidarietà internazionalista.
Vogliamo informare che intorno all’8 marzo stiamo lavorando per un’iniziativa specifica in merito alle prigioniere politiche indiane. Nell’ambito di queste iniziative, faremo anche una traduzione dell’opuscolo del PCIM “Womens in prision”. Iniziative dirette alle donne e lavoratrici che organizziamo e anche in maniera più larga.
Questa campagna prolungata non deve essere solo di denuncia e di controinformazione, ma dobbiamo lavorare per strappare dei risultati finalizzati alla liberazione delle prigioniere politiche, ma anche sulla questione che viene denunciata dalle prigioniere politiche: violenze, stupri, torture sessuali che subiscono nelle carceri.
E’ una nuova tappa che si aggiunge ad un percorso che abbiamo già iniziato e che ha visto alcune iniziative particolari, su cui vogliamo informarvi.
Intorno alla giornata del 24 novembre:
volantinaggi in fabbriche in cui vi sono soprattutto operaie indiane;
abbiamo
portato il messaggio della guerra popolare e del ruolo in essa delle
combattenti maoiste, e la denuncia della terribile condizioni nelle carceri delle prigioniere politiche, sottoposte a stupri, torture sessuali, morte da parte della polizia indiana, denuncia portata nella grande manifestazione che c’è
stata a Roma il 27 novembre delle donne, in cui sono scese in piazza
circa 100mila donne, e dove lungo il corteo abbiamo portato grandi
pannelli che hanno suscitato l’interesse di tante donne ed è
venuta fuori la mancata informazione di quanto avviene in India da
parte dei mass media. Infine abbiamo partecipato alcuni giorni fa ad
una grossa assemblea di 400 donne, molto partecipata anche da
lavoratrici, dove siamo intervenute e abbiamo portato il messaggio che
arriva dalle compagne indiane della necessità della violenza
rivoluzionaria che rientra in una battaglia che come mfpr facciamo
contro le concezioni del femminismo piccolo borghese che non è
rivoluzionario ma riformista.
27/01/22
In merito al dibattito verso lo sciopero dell'8 marzo
L’Assemblea di Nudm nella giornata di sabato pomeriggio, 22 gennaio, ha sviluppato la discussione sullo sciopero per la giornata dell’8 marzo prossimo.
Da diversi interventi lo sciopero dell’8 marzo è stato posto come “un’urgenza in un contesto politico complesso, che deve essere fuori dalla logica della normalità…”, “Uno sciopero, è stato detto nella sintesi quasi finale, capace di generare potere contro chi ci opprime, uno sciopero produttivo/riproduttivo, calato in un orizzonte di lotta…”, non una scadenza ripetitiva quindi , “uno sciopero globale, processuale, trasversale, che deve colpire i nodi della restaurazione post-pandemica, uno sciopero politico…”
Il fatto che lo sciopero sia in generale stato posto come importante e urgente nonostante le oggettive e soggettive difficoltà della fase che stiamo vivendo è un dato positivo, così il fatto che da parte di alcuni nodi, come Livorno in particolare, c’è stata l’ammissione della “mancanza” di Nudm nel non avere trovato le forme per connettersi con le lotte sociali e di lavoratori e lavoratrici che in questi due anni ci sono state sui territori, che non si possono non vedere, così gli scioperi che ci sono stati fino a quello unitario dei sindacati di base dell’11 ottobre. La consapevolezza delle difficoltà c’è ma questo non deve non fare vedere le lotte che di fatto sono aumentate.
Ma da parte di alcuni nodi questa questione della difficoltà, della fase non facile e problematica è stata posta di fatto in modo frenante, deviante e depotenziante dello slancio verso l’azione concreta di sciopero/lotta, vedi in particolare su questo gli interventi del nodo di Milano “grosse difficoltà per lo sciopero… la questione dello smart working… non abbiamo dialogo con le lavoratrici (e fino ad oggi quali forme/azioni si è cercato di fare per trovarlo questo dialogo?)… come fare per coinvolgere più donne nello sciopero, chi non può scioperare che fa?".
La proposta delle assemblee sui posti di lavoro (posta di fatto in sostituzione dello sciopero) è alla stessa stregua dell’azione della CGIL, deviante dallo sciopero, frenante anche verso la stessa attività di costruzione dello stesso…
E’ chiaro che lo sciopero delle donne/lavoratrici non è né scontato, né automatico, né facile, è vero che ci sono settori di lavoratrici, precarie che vivono condizioni lavorative difficili, che è complesso raggiungere o quasi impossibile a volte, (in questo senso siamo una goccia nel mare delle donne lavoratrici/proletarie e il lavoro da fare è di lunga durata), ma in questi due anni di pandemia e di pesante amplificazione degli attacchi le lavoratrici, anche se a macchia di leopardo dal nord al sud di questo paese, hanno lottato, sfidando le difficoltà, le restrizioni, non si sono chiuse a casa a fare lo sciopero o la lotta virtuale/on line.
Così sull’indizione dello sciopero dell’8 marzo una compagna di Milano, riferendosi alla compagna Mfpr, in merito all’indizione dello sciopero già fatta da mesi anche in risposta immediata agli attacchi della Commissione di garanzia, ha subito sottolineato in modo negativo la mera questione tecnica della rarefazione tra gli scioperi, pertanto "lo sciopero dell’anno scorso non poteva farsi", esprimendo una posizione di destra, non denunciando affatto che quell’azione della Commissione, che rientrava nell’accordo tra l’Aran e i sindacati confederali, è stata un grave attacco al diritto di sciopero nella scuola, e alle lavoratrici che nella scuola sono la maggioranza, costituendo un altro tassello nella marcia di questo Stato vero il divieto generale dello sciopero, imponendo un moderno fascismo.
Diversi interventi hanno posto nuovamente la questione se lo sciopero dovesse avere più centralità nella sfera riproduttiva che in quella produttiva, motivando questo anche con la questione della pandemia che ha prodotto molti licenziamenti al femminile e un aumento pesante del lavoro di cura, ma da alcune cose è emersa anche una visione dissociata dei due aspetti (produttivo/riproduttivo) o, come già sentito in precedenti assemblee, una sottovalutazione del lavoro produttivo.
Gli interventi delle lavoratrici Yoox sono stati importanti per la questione del protagonismo delle donne lavoratrici nelle lotta che ha coniugato l’aspetto della doppia oppressione, della voce di donne proletarie che hanno detto "lo sciopero è importante e non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni e si deve fare su tutto, su ogni aspetto", l’importanza dell’unità/sorellanza delle lavoratrici in lotta e della solidarietà.
Ed è stato veramente deprimente per certi versi sentire dopo questi interventi vivi e concreti di queste lavoratrici, interventi come quello del nodo di Pavia che in merito al ruolo dei sindacati ha parlato genericamente di accessori e delle lotte delle lavoratrici come non fondamentali per lo sciopero "transfemminista": "Nudm le forze ce le ha da sé per portare i numeri in piazza, se poi le vertenze/lotte delle lavoratrici ci sono ben vengano se no pazienza"!
Assolutamente diversa invece la posizione del nodo di Torino, la compagna precisando che diverse di loro sono lavoratrici, delegate, ha parlato positivamente della responsabilità verso le lavoratrici per inserire le lotte nella cornice sistemica, ha espresso la non condivisione con chi nell’assemblea ha messo in dubbio l’indizione dello sciopero, collegandosi all’azione recente dei sindacati di base, un’azione che non si può non considerare, anche perché ignorarli comporta il rischio che poi i sindacati di base fanno lo stesso lo sciopero ma non convergendo sulle parole d’ordine di Nudm che però devono essere chiare.
Cosi l’intervento del nodo di Pisa sullo sciopero che deve essere essenziale, strumento politico di lotta; ponendo anche spunti di riflessione sull’importanza dello sciopero:
contro la sensazione di sconfitta che sta compenetrando la società, o la questione del senso di colpa (assenza per malattia, sentirsi in colpa perché non dai la prestazione lavorativa nei servizi essenziali, la paura dei contagi come forma di ricatto, ecc.
Lo sciopero deve essere genarle e parlare a tutti, la pandemia ha amplificato gli attacchi ma ha risvegliato anche la consapevolezza della necessità di cambiare.
Anche il nodo Nudm Marche ha fatto un intervento concreto, sottolineando l'importanza e la necessitò dello sciopero. Alcune compagne nei mesi scorsi hanno partecipato alle Assemblee telematiche donne/lavoratrici riportando le esperienze di lotta fatte in particolare sul tema dell'aborto e le inchieste fatte tra lavoratrici iperprecarie come le inventariste.
Sull’appello ai sindacati/ruolo dei sindacati, riproposto anche quest’anno, fermo restando che alcune hanno ripreso, dopo l’intervento della compagna Mfpr di Milano, il fatto che già c’era l’indizione delle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, si sono espresse diverse le posizioni:
svegliare dal letargo i sindacati
appello ai sindacati ma deve essere chiaro che è Nudm che lo indice
lettera ai sindacati ma senza incartarci nelle attese perché una copertura già c’è (nodo Livorno)
appello a tutti come modo nostro per affermare le nostre parole chiare, responsabilizzare i sindacati (Nudm Milano)
Sciopero trasversale con alleanze con i sindacati di base per mettersi in collegamento con i settori di lavoratrici e lavoratori in lotta (Nudm Palermo "...ma quando le lavoratrici a Palermo lottano seriamente le compagne di Nudm non si materializzano, vedi anche lo sciopero delle donne dell’anno scorso)
Come fare alleanze con i sindacati? Cgil Funzione pubblica sta lavorando per l’indizione e si è impegnata a diffondete l’autoinchiesta (Nudm Cagliari)
Non abbiamo più i rapporti con le delegate
Ecc. ecc.
Su questo l’intervento fatto dalla compagna di Palermo del Mfpr (per l'Assemblea donne/lavoratrici), anche se penalizzato dal pochissimo tempo dato alle “esterne”, 3 minuti, ha voluto porre una critica a questo parlare dei sindacati in modo così generico, che rischia il qualunquismo, senza fare le necessarie differenze ma mettendo tutti nello stesso calderone; il non volere vedere, e alcune di Nudm lo hanno perfino dovuto ammettere, l’azione e le lotte messe in campo dalle lavoratrici organizzate nei sindacati di base e di classe che non si sono mai fermate e sono state “sveglie”…
In diversi interventi si è posta la questione della violenza sistemica e strutturale e di come calare questo nello sciopero.
E' necessario come abbiamo detto nei nostri interventi affermare la doppia valenza dello sciopero delle donne, quella strategica rivoluzionaria, che deve mettere in discussione tutto fino alle radici di questo sistema borghese capitalista che deve essere rovesciato, per il vero cambiamento sociale e doppiamente per la maggioranza delle donne; e quella della lotta di tutti i giorni a 360°, questi due percorsi si devono intrecciare.
La prospettiva di Nudm nella sua concezione ideologica piccolo borghese resta invece interna al sistema, si parla sì di violenza sistemica e strutturale, si parla sì di sciopero come strumento potente che colpisce alcuni nodi del sistema, ma, sebbene alcuni obiettivi siano giusti (per esempio, la questione del reddito garantito per i figli che restano delle donne uccise), alla violenza sistemica e strutturale si risponde per “cambiare” con un “progetto formativo valido e ampio” che agisca nel campo culturale (a partire dalle scuole ecc…).
Ma questo significa solo riformare questo sistema capitalista non rovesciarlo.
A cura di una compagna Mfpr dell' Assemblea nazionale donne/lavoratrici
