17/02/22

1° Marzo Assemblea Donne/Lavoratrici on line - prepariamo l'8 marzo nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri

ASSEMBLEA, COME AL SOLITO, APERTA A TUTTE
NELLE MANI E PROTAGONISTE LE LAVORATRICI
Dalle loro lotte una marcia in più! 



Formazione Operaia - Lenin: Sui sindacati, gli scioperi... - 2° parte

L’unione degli operai nella lotta contro il capitalismo

Riportiamo molte parti del secondo capitolo di questo importante opuscolo che raccoglie vari scritti di Lenin, questo (contenuto nel Progetto e illustrazione del programma del partito socialdemocratico) fu scritto in carcere tra il 1895 e il 1896, con inchiostro simpatico in mezzo alle righe di un giornale.

Invitiamo gli operai, tutti i lettori e lettrici a leggerlo tutto e con attenzione, perchè anche se è più lungo del precedente testo, contiene analisi e posizioni illustrate in modo molto chiaro che ogni operaio, lavoratore, lavoratrice può riscontrare anche oggi nella sua realtà.

LA NECESSITA’ DELL’UNIONE DEGLI OPERAI

Dal testo di Lenin:

“...l’operaio isolato – scrive Lenin – è impotente e inerme di fronte al capitalista… L’operaio deve ricercare, a qualunque costo, i mezzi per opporre resistenza al capitalista, per difendersi. E questo mezzo lo trova nell’unione. Impotente se isolato, l’operaio diviene una forza quando si unisce ai propri compagni; allora può lottare contro il capitalista e opporgli resistenza.
L’unione diventa una necessità per l’operaio dinanzi a cui già sta il grande capitale. Ma è possibile unire una massa di persone estranee tra loro, anche se lavorano nella stessa fabbrica? Il programma indica le condizioni che preparano gli operai all’unione e sviluppano in loro la capacità e l’attitudine a unirsi. Esse sono:…

il lavoro collettivo di centinaia e migliaia di operai educa, di per sé, gli operai alla comune discussione delle proprie esigenze, all’azione comune, mettendo in luce l’identità della situazione e degli interessi di tutta la massa operaia.
…le continue peregrinazioni di fabbrica in fabbrica educano gli operai a prender contatto con le condizioni e gli ordinamenti delle diverse fabbriche, a paragonarli, a persuadersi che esiste un identico sfruttamento in tutte le fabbriche, ad assimilare l’esperienza degli altri operai nei loro conflitti col capitalista, e consolidano così la compattezza e la solidarietà degli operai.


…queste condizioni, nel loro complesso, hanno fatto sì che la nascita delle grandi fabbriche e officine generasse l’unione degli operai... Quanto più vigoroso è lo sviluppo delle grandi fabbriche e officine, tanto più frequenti, energici e tenaci diventano gli scioperi, giacché quanto più opprimente è il giogo del capitalismo, tanto più necessaria è la resistenza comune degli operai… quanto più il capitalismo si sviluppa e gli scioperi diventano frequenti, tanto più lo sciopero (isolato) si rivela un’arma inadeguata. I fabbricanti prendono contro gli scioperi provvedimenti comuni: stipulano tra loro un’alleanza, assumono operai in altre località, ricorrono all’appoggio del potere statale, che li aiuta a spezzare la resistenza degli operai. Contro gli operai non v’è più soltanto il singolo proprietario della singola fabbrica; contro di loro vi è tutta la classe dei capitalisti, sostenuta dal governo... ottenendo dal governo leggi antioperaie, trasferendo le fabbriche e le officine in località più remote, ricorrendo al lavoro a domicilio e a mille altri raggiri e sotterfugi a danno degli operai.

.L’unione degli operai di una singola fabbrica, di un singolo ramo dell’industria, si rivela inadeguata a resistere a tutta la classe dei capitalisti; diventa assolutamente indispensabile l’azione comune di tutta la classe degli operai. Così, dalle rivolte operaie isolate nasce la lotta di tutta la classe operaia. La lotta degli operai contro i fabbricanti si trasforma in lotta di classe. Tutti i fabbricanti sono uniti dallo stesso interesse di asservire gli operai e di retribuirli il meno possibile… Anche gli operai sono uniti dal comune interesse di non lasciarsi schiacciare dal capitale, di difendere il proprio diritto alla vita e a un’esistenza umana…

…Ci domandiamo adesso quale significato questa lotta assume per tutto il popolo e per tutti i lavoratori… Il numero di coloro che vivono di lavoro salariato aumenta rapidamente… Il dominio del capitale sul lavoro si estende alla massa della popolazione… Le grandi fabbriche portano al massimo grado di sviluppo lo sfruttamento del lavoro salariato, che è alla base della società contemporanea. Tutti i metodi di sfruttamento applicati da tutti i capitalisti in tutti i rami dell’industria… nell’interno della fabbrica, vengono riuniti, potenziati, resi norma costante, estesi a tutti gli aspetti del lavoro e della vita dell’operaio, creano tutto un ordinamento, un sistema organico mediante il quale il capitalista sfrutta fino all’ultimo sangue l’operaio.
Spieghiamoci con un esempio: sempre e dappertutto, chiunque venga assunto a un lavoro, si riposa, non lavora nel giorno festivo, se questa festività è celebrata nel luogo in cui egli vive. Assolutamente diversa è la situazione nella fabbrica: assumendo il lavoratore, la fabbrica ne dispone a proprio arbitrio, senza tener assolutamente conto delle abitudini dell’operaio, del suo consueto modo di vita, della sua situazione familiare, delle sue esigenze intellettuali. La fabbrica esonera l’operaio dal lavoro solo quando ciò è per essa necessario, costringendolo a uniformare alle proprie esigenze tutta la sua vita, costringendolo a frazionare il riposo e, col sistema dei turni, a lavorare di notte e nei giorni festivi. Tutti gli abusi che si possono immaginare per quanto concerne l’orario di lavoro, la fabbrica li mette in pratica e inoltre introduce proprie «norme», propri «regolamenti» che sono obbligatori per ogni operaio. Il regolamento interno della fabbrica è architettato in modo tale che consente di spremere dall’operaio tutta la quantità di lavoro che egli può dare, di spremere l’operaio quanto più rapidamente è possibile per poi buttarlo sul lastrico!… La fabbrica pretende che l’operaio rinunci alla propria volontà; essa impone una disciplina, costringendo l’operaio a iniziare il lavoro e a interromperlo al suono della campana, si arroga il diritto di punire l’operaio, e per ogni infrazione alle norme da essa stabilite gli infligge una multa o gli impone una trattenuta sul salario. L’operaio diviene così un pezzo di un’immensa macchina; egli deve essere altrettanto cieco nell’ubbidienza, sottomesso e privo di volontà, quanto la stessa macchina.
(Altro) esempio. Chiunque venga assunto a un lavoro, ogni qualvolta è insoddisfatto del padrone, fa ricorso al tribunale o alle autorità. Sia le autorità che il tribunale risolvono di solito la vertenza a vantaggio del padrone, gli tengono bordone; tuttavia questo favoreggiamento degli interessi padronali non si fonda su una norma generale o sulla legge, ma soltanto sul servilismo di taluni funzionari… Ogni singolo caso di una siffatta ingiustizia dipende da ogni singolo conflitto tra operaio e padrone, da ogni singolo funzionario. La fabbrica invece riunisce una tale massa di operai, porta le vessazioni a un tale grado, che diventa impossibile sceverare ogni singolo caso. Si creano norme generali, si elabora una legge sui rapporti tra gli operai e i fabbricanti, una legge obbligatoria per tutti, dove il favoreggiamento degli interessi padronali è sancito dal potere statale. All’ingiustizia di taluni funzionari si sostituisce l’ingiustizia della stessa legge. Si hanno, per esempio, norme secondo le quali in caso di assenza ingiustificata l’operaio non solo perde il salario, ma deve pagare anche una multa, mentre se il padrone manda a spasso un operaio non deve pagargli nulla. Così, il padrone può licenziare l’operaio per una risposta insolente, ma l’operaio non può andarsene per la stessa ragione…

Tutti questi esempi dimostrano come la fabbrica intensifichi lo sfruttamento degli operai e lo renda generale, erigendolo a «sistema»... L’operaio comprende di non essere oppresso da un solo capitalista ma da tutta la classe dei capitalisti, perché in tutte le fabbriche vige lo stesso sistema di sfruttamento; nessun capitalista può sottrarsi a questo sistema: se egli, per esempio, volesse abbreviare il tempo di lavoro, dovrebbe vendere le merci a un prezzo più alto del suo vicino, del fabbricante che costringe l’operaio a lavorare più a lungo, pagandogli lo stesso salario. Se vuole migliorare la propria situazione, l’operaio deve oggi lottare contro tutta la struttura sociale fondata sullo sfruttamento del lavoro da parte del capitale. Contro l’operaio non v’è più la singola ingiustizia di un qualsiasi funzionario, ma l’ingiustizia dello stesso potere statale… La lotta degli operai di fabbrica contro i fabbricanti si trasforma quindi ineluttabilmente nella lotta contro tutta la classe dei capitalisti, contro l’intiera struttura sociale fondata sullo sfruttamento del lavoro da parte del capitale. Perciò la lotta degli operai assume un significato sociale, diventa una lotta in nome di tutti i lavoratori, contro tutte le classi che vivono del lavoro altrui. Perciò la lotta degli operai… è l’alba dell’emancipazione degli operai...”

*****

Lenin spiega quanto sia indispensabile per gli operai la loro unità per essere una forza contro i capitalisti e contro il governo. Solo attraverso questa unità gli operai passano da essere singoli individui sfruttati ad essere una classe che si oppone e può vincere nello scontro quotidiano contro la classe dei padroni.

D‘altra parte è lo stesso capitale creando grandi industrie, concentrando sempre più lavoratori nella stessa fabbrica, ma anche applicando le stesse leggi di sfruttamento in ogni posto di lavoro, spinge all’unità non solo nella singola fabbrica ma sempre più tra lavoratori di differenti fabbriche.

Questa verità storicamente dimostrata e sempre più attuale, è un’altra ragione della lotta che devono fare gli operai contro i piani di riduzione del numero degli operai, di spezzettamento della realtà lavorativa – non solo perchè questi piani portano a licenziamenti, aumento dello sfruttamento di chi resta, pressione per abbassare i salari, ma anche perchè il “numero conta” (come dice Marx) e i padroni vogliono spezzare la forza degli operai e fiaccare la coscienza operaia. – In questo testo si comprende quanto sono stupidi quei piccolo borghesi che hanno in odio, guardano con sgomento le grandi fabbriche; questi non vedono o, meglio, non vogliono vedere che oltre il concentrato di sfruttamento, oltre la sintesi di tutti gli attacchi, gli abusi che la grande fabbrica produce, fino a farne un “sistema organico“, c’è la costruzione di una unione maggiore degli operai; della serie: il capitale concentrando i lavoratori si dà la zappa sui piedi.

Lenin spiega come il lavoro in comune degli operai sia un valore verso l’unione dei lavoratori. Per esempio, al di là delle ricadute negative (su limiti di orari inesistenti, danni alla salute, riduzione del salario, ecc.) l’altra conseguenza nefasta del lavoro in smart working è che viene spezzata quella comunanza di lavoro tra i lavoratori e le lavoratrici che inevitabilmente riduce le possibilità di lotta.

Così come Lenin mostra l’altro lato dei trasferimenti degli operai da una fabbrica ad un’altra, in cui insieme all’aspetto di forti ricadute negative, vi è però un aspetto positivo: acquisire una visione ampia dello sfruttamento, che è appunto un sistema identico, un ordinamento esistente dal nord al sud;prendere contatto con altri operai, altre lotte, altre esperienze. Questo oltre che unire ancora di più gli operai, è un elemento di emancipazione – e pensiamo alle donne quanto (nonostante tutto il brutto del trasferimenti) questo aiuterebbe nell’emancipazione, nel rallentare le catene familiari).

L’importanza dell’unità è una verità che anche oggi ogni operaio può constatare. Essere coscienti di questo e perseguire questa unità è ciò che gli operai più coscienti devono fare, contrastando un atteggiamento spontaneo, che ritroviamo oggi in varie realtà di lavoro, di sfiducia, critica moralista verso i propri compagni di lavoro, che porta a volte alla rassegnazione sulla impossibilità di una lotta comune. Questo atteggiamento è impotente: guarda gli operai come individui e non come un corpo unico, che solo nell’unità e nella lotta cresce e si trasforma. In questo senso vale più una lotta anche se ancora piccola o anche non vincente che tanti discorsi o prediche.

Nella crisi del sindacato, nelle fabbriche soprattutto, si sono riprodotte tra i lavoratori situazioni e concezioni “antiche”, quasi degli albori del movimento operaio. Questo è bene averne coscienza, per capire come operare, per “ricominciare” a volte. E’ diventato frequente perfino nelle grandi fabbriche che l’operaio sia retrocesso come coscienza e comportamento a lamentele e rabbia individuale. Ma l’operaio da solo è impotente di fronte al padrone e quindi l’unione con gli altri operai è il primo passo da fare.

I sindacati attuali oltre il danno enorme che fa attualmente nel non difendere il lavoro, le condizioni di lavoro, il salario degli operai e nel far passare i piani dei padroni, ha fatto in tutti questi decenni un danno ancora maggiore nel far retrocedere la coscienza dell’operaio a una concezione del sindacato al massimo ad personam, per risolvere miseri problemi individuali. Questi sindacati hanno ucciso la lotta e l’unità degli operai come classe.

Combattere questa attitudine è il problema principale che un sindacato di classe ha davanti e deve affrontare.

Nello stesso tempo è contro l’unità dei lavoratori un altro atteggiamento, questo più cosciente e alimentato anche da dirigenti di sindacati di base, di considerare la propria lotta, il livello di forza raggiunto nel proprio posto di lavoro con uno spirito “aristocratico” verso altri lavoratori e realtà. Questo atteggiamento è quantomeno miope. Come spiega bene Lenin, i padroni si uniscono contro gli operai, e gli operai necessariamente devono unirsi contro i padroni. E’ una guerra di classe quella che la classe capitalista, nel suo complesso, porta avanti per difendere e aumentare i suoi profitti e costruisce per essa un fronte, con governo, Stato, forze di repressione, stampa/tv, intellettuali al suo fianco. Contro tutto questo non basta certo una singola lotta anche se dura, forte, né basta una lotta di un solo settore dei lavoratori, occorre che anche gli operai facciano la loro guerra di classe e costruiscano la loro unità e il loro fronte. Quindi il giusto atteggiamento, di cui sia pur pochi esempi ci sono, è di aiuto verso le realtà lavorative più deboli, più arretrate; di vedere la propria esperienza di lotta, i risultati che si è riusciti a conquistare, non come “propri”, ma al servizio dell’unità e della discesa in lotta di tutti i lavoratori.

(CONTINUA GIOVEDI' PROSSIMO) 

15/02/22

La proclamazione dello sciopero dell'8 marzo e la piattaforma




Sciopero delle donne o sciopero transfemminista?

Nudm e altre, altri chiamano lo sciopero dell'8 marzo "sciopero transfemminista".
Noi, invece, pensiamo che occorra chiamarlo, come si è fatto all'inizio, "sciopero delle donne".  
Non è evidentemente un problema solo di linguaggio ma a che fare con il carattere dello sciopero, e la condizione delle donne.

(Dall'opuscolo del Mfpr "360°")

“Si tratta di un movimento di resistenza che intende l'assegnazione arbitraria del genere alla nascita come manifestazione di un sistema di potere che controlla e limita i corpi, per adattarli all'ordine sociale stabilito. Il movimento ha l'intento di ampliare e trasformare i codici che regolano tutte queste costruzioni sociali”.
Anuradha Ghandy, comunista maoista indiana, autrice di un importante libro: "Tendenze filosofiche nel movimento femminista", nell’analisi del 'post-femminismo', scriveva: “Credono che non esista alcuna categoria fissa, in questo caso, donna. Il sé è frammentato da varie identità: sesso, classe, casta, comunità etnica, razza. Queste varie identità hanno un valore in se stesse... 
Ci si concentra sui diritti individuali piuttosto che sui diritti collettivi... celebrano la differenza e l’identità e criticano il marxismo per concentrarsi su una “totalità” - la classe... Questa è una forma di soggettivismo estremo.... (non si comprendono) le ragioni storiche della formazione dell’identità...
(viene posta) ...enfasi eccessiva sulla liberazione sessuale per gruppi separati di donne, vita separata e lesbismo. 
Questo ha influenza anche nel come e su quali basi viene portata avanti la critica alla famiglia.
Da Anuradha Ghandy - “La trasformazione della famiglia eterosessuale divenne il principale richiamo del movimento femminista borghese... Quindi la loro enfasi era sull'opporsi alla famiglia eterosessuale come base principale dell'oppressione delle donne”.
Da “Tutti i rimedi contro l'ingiustizia” - Monde diplomatique:
“... Gruppi mobilitati sotto la bandiera della nazione, dell'etnia, della “razza”, del genere, della sessualità lottano per farsi riconoscere una differenza. In queste battaglie l'identità sostituisce gli interessi di classe come luogo della mobilitazione politica – sempre più spesso si chiede di essere riconosciuto come nero, omosessuale, abitante di un certo luogo o ortodosso, piuttosto che come proletario o borghese. La dominazione culturale sostituisce lo sfruttamento come sinonimo d'ingiustizia fondamentale. 
Questa trasformazione rappresenta una deviazione capace di condurre ad una forma di balcanizzazione della società... una correzione della griglia di lettura materialistica...
Nel quadro del riconoscimento, l'ingiustizia non è più legata ai rapporti di produzione, ma alla mancanza di considerazione... questo si applica anche agli omosessuali, alle razze, alle donne...
Le rivendicazioni legate al riconoscimento, che si basano sulle presunte differenze dei gruppi, tendono a promuovere le differenziazioni...
Una soluzione che però non aggredisce le strutture profonde che producono disuguaglianze di classe e disuguaglianze razziali...
Trattando il mancato riconoscimento come un pregiudizio prodotto unicamente dai valori ideologici e culturali, i difensori del modello identitario arrivano a volte a disconoscere la base nella struttura sociale ed ad ignorare l'ingiustizia economica, per concentrare gli sforzi sulla sola trasformazione della cultura, considerata come una realtà in sé... Il culturalismo volgare implica che rivalutare identità disprezzate sarebbe come affrontare le fonti stesse della disuguaglianza economica...”
*****
Mettere insieme le differenze, non dà di per sè  una base comune alle varie manifestazioni dell'oppressione borghese.
Porre al centro, come discriminante e unificante, come avviene sempre più oggi nel movimento femminista, il transfemminismo è di fatto un'altra forma per oscurare/negare la centralità dell'oppressione delle donne.
Con il discorso del transfemminismo, e mettendo sullo stesso piano la condizione di sfruttamento e oppressione delle donne con quella dei gay, trans, ecc., da un lato si vede solo un aspetto della condizione della donna, quello discriminatorio, dall'altro si oscura il ruolo centrale della condizione della donna e del suo ruolo, nella famiglia, nel sistema borghese. 
La posizione transfemminista per cui "il femminismo trascende il genere", porta ad annegare la battaglia delle donne - che è epocale, che è interna e linfa della rivoluzione proletaria mondiale, che rappresenta più della metà del genere umano, che sintetizza anche gli attacchi ai generi, razze, identità - nella marea indistinta dei diritti dei generi, annullando la potenzialità dirompente della lotta delle donne, in quanto donne. 
Politicamente, questo rischia di far scadere inevitabilmente la lotta nel riformismo interclassista.

14/02/22

"...una scuola che noi vogliamo combattere per riprendere nelle mani il nostro futuro! E la dobbiamo combattere uniti, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori..."

Dall'intervento di una compagna del MFPR alla manifestazione degli studenti e studentesse

"...si parla di ritorno alla normalità, ma la normalità che vogliono lor signori è continuare a sfruttarci, nei posti di lavoro come nelle scuole. Si parla di ritorno alla normalità, per imporre il ripristino del vecchio modello di esame e del vecchio modello di scuola. Una scuola al servizio non degli studenti, delle studentesse, ma una scuola al servizio delle aziende, una scuola che non insegna ad appropriarsi di una coscienza critica, ma ad essere sfruttate e sfruttati in silenzio, a regalare ore di lavoro ai padroni, e spesso anche la vita.

La morte di Lorenzo Parelli non è stata casuale, Lorenzo è morto di sfruttamento, doveva stare a studiare sui libri e invece è morto sotto una putrella di 150 Kg. Lorenzo è stato ucciso dall’alternanza scuola-lavoro, è stato ucciso da questo modello di scuola, per questo modo di produzione, per questo sistema capitalista! Lorenzo è stato vittima di una strage annunciata, che si unisce a quella di tanti lavoratori e tante lavoratrici, come Laila EI Harim o Luana d’Orazio ad esempio, che nonostante avessero denunciato il malfunzionamento dei macchinari ai quali lavoravano sono state tenute in fabbrica con quei macchinari e quei ritmi di sfruttamento fino a morirne, perché per il sistema capitalista la sicurezza sul lavoro è un costo, così come la sicurezza nei luoghi di studio e sul territorio, così come la salute pubblica. E Lorenzo per questo sistema non è altro che un numero, che si aggiunge a questo lungo elenco.

Queste morti non sono un caso, sono assassinii seriali che accusano apertamente questo sistema capitalista. Per tutte queste morti non può bastarci il lutto, sono i padroni, questo sistema, il governo che li sostiene che devono pagare tutto! Ecco perché sono importanti tutte le manifestazioni degli studenti e delle studentesse che hanno attraversato l’Italia dal nord e al sud, e che questo Stato borghese non ha esitato a reprimere, manganellando studenti e studentesse che avevano tutto il diritto di manifestare, di fare il corteo per andare sotto al Ministero della pubblica istruzione che permette questo tipo di scuola, dove gli studenti e le studentesse sono le nuove braccia gratis che devono andare in fabbrica a lavorare per far arricchire ancor di più i padroni. E gli studenti avevano tutto il diritto di infrangere i divieti imposti dal governo ora con il pretesto dell’ordine pubblico, ora col pretesto della pandemia. 

Perché questa scuola non è la scuola che ti fa vivere, è la scuola che ti fa morire, non è la scuola che ti fa crescere e ti forma nella solidarietà, ma ti forma nell’individualismo e nello sfruttamento, ti educa alla sottomissione, alla competizione e all’ignoranza e non può essere riformata! 

Per le donne poi questo modello di scuola mostra ancor di più la sua ipocrisia rispetto ai principi democratici che dovrebbero istruirla: le studentesse studiano per poi uscire dalla scuola e trovarsi in una società in cui le donne sono le prime a essere licenziate, sono le prime a essere precarizzate e a rischiare il posto di lavoro se aspettano un figlio. Una scuola che dovrebbe educare alla “convivenza civile”, alla “parità di genere”, e poi tace sulle molestie sessuali e le discriminazioni agite anche nella stessa istituzione scolastica, come accaduto a Cosenza ad esempio. Una scuola dove le donne, pur studiando di più rispetto agli uomini, hanno meno possibilità di emanciparsi, e quando escono dalle scuole vengono richiuse in casa anche col rischio di essere uccise! Una scuola che ci vorrebbe insegnare la libertà, e poi le donne non hanno neanche la libertà di scegliere se vogliono mettere al mondo un figlio!

Questa è una scuola che noi vogliamo combattere per riprendere nelle mani il nostro futuro! E la dobbiamo combattere uniti, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori, perché viviamo nel presente ed il futuro che ci prospettano è un futuro di schiavitù, e noi dobbiamo combattere contro questo sistema, che non può essere riformato, ma solo rovesciato!

Tutte queste lotte, le lotte delle studentesse e degli studenti, ma anche quelle delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, noi vogliamo che confluiscano verso l’8 marzo. L’8 marzo è la giornata internazionale della donna, non è un giorno di festa, non è un giorno di mimose, di rose e cioccolatini, è un giorno di lotta, perché per questa giornata tante operaie sono morte uccise! E allora facciamo confluire queste proteste nella giornata dell’8 marzo in cui ci sarà sciopero delle donne!"

12/02/22

Verso l'8 marzo a L'Aquila, con le studentesse e gli studenti in lotta


Oggi a L’Aquila, come in tutta Italia, le studentesse e gli studenti sono scesi in piazza per un altro modello di scuola, per un altro tipo di società, per ricordare Lorenzo, ucciso dall'alternanza scuola-lavoro, contro le molestie e le violenze che anche a scuola colpiscono le studentesse e in solidarietà con le ragazze di Cosenza che questa violenza hanno avuto il coraggio di denunciare.
Due gli striscioni esposti durante il presidio davanti alla Regione: "Lorenzo, sangue del nostro sangue", "contro questo modello di scuola ora decidiamo noi", a cui si è aggiunto un cartello portato dalla compagna dello Slai Cobas s.c. ed mfpr.
Ricchi e profondi sono stati gli interventi che si sono succeduti. Certo, l’illusione riformista aleggia anche in parti di questo movimento, ma l’insieme degli interventi che si sono succeduti contro il PCTO, la meritocrazia, la competitività e l’individualismo; l’apertura mentale, la freschezza e l’empatia che queste e questi giovani hanno mostrato oggi a L’Aquila sono il terreno fertile in cui è possibile mettere in moto un processo concreto di azioni e relazioni verso e oltre l’8 marzo.



Tra gli interventi quello di un compagno del collettivo Fuori Genere, che ha parlato nel dettaglio della situazione che vivono studentesse, studenti e personale scolastico in periodo pandemico e della violenza agita anche qui a L’Aquila nei confronti di alcune studentesse. Il compagno ha poi portato la solidarietà del collettivo al movimento studentesco e ha invitando tutte e tutti all’assemblea di preparazione dell’8 marzo.


Una studentessa ha ricordato l’ignobile vicenda delle molestie denunciate dalle coraggiose studentesse di Cosenza, e ha aggiunto che non si tratta di un fatto isolato, ma di un humus di maschilismo di cui è impregnata l’attuale istituzione scolastica, per cui è giusto e doveroso chiedere dei provvedimenti, ma questi da soli, ammesso che vengano presi, non bastano, bisogna lottare e combattere alla radice questo clima sistemico di odio verso le donne.


La compagna del MFPR ha portato il saluto solidale delle donne/lavoratrici dello Slai Cobas s.c. e del mfpr e ha diffuso il volantino allegato, che è stato preso con piacere e diffuso dagli stessi studenti:
Il lavoro serve per vivere non per morire!
La scuola è degli studenti non dei padroni!
Per questo oggi dire no all’alternanza scuola lavoro vuol dire lottare per riprendere nelle mani il nostro futuro a partire da una scuola liberata dalle concezioni della competizione e del profitto, del merito e dell’individualismo, a cui vorrebbero istruirci per accettare a testa bassa come ineluttabile il futuro di miseria e precarietà e sfruttamento che questo sistema dei padroni produce ogni giorno mentre una esigua minoranza aumenta la sua ricchezza sulla nostra pelle.
I padroni da anni sono entrati nelle scuole per preparare nuova forza lavoro a basso costo e senza diritti, con l’aiuto del governo e delle leggi dello Stato “democratico”, la riforma Renzi-Giannini che ha posto l’alternanza obbligatoria. “La sfida, adesso, è un rapido cambio di paradigma; va messa in campo una nuova didattica; istituti e imprese sono chiamati a co-progettare i percorsi formativi… La “nuova alternanza” obbligatoria interesserà nel corso del prossimo triennio, gli studenti chiamati a fare alternanza saranno circa 1,5 milioni” – Alternanza scuola lavoro: le proposte di Confindustria Il Sole 24 ore – 13 ottobre 2015 di C. Tucci
Nelle fabbriche poi continua la formazione aziendale per plasmare il lavoratore ai valori della produzione anche grazie ai contratti nazionali di lavoro dei sindacati confederali che con il ricatto del lavoro precario, contratti a termine e agenzie interinali, tengono i giovani operai incatenati e succubi del padrone, una catena che dobbiamo spezzare.
Ma attenzione questa catena si stringe intorno al collo dell’intera classe operaia, perchè questa situazione è un attacco a tutti i lavoratori, per tenerci divisi, ricattati e deboli, mentre governo e padroni scaricano la crisi sulle masse con peggioramenti di vita e di lavoro.
Per questo lavoratori e lavoratrici devono condividere le ragioni degli studenti, denunciare la repressione poliziesca, sostenere la mobilitazione degli studenti, perché stanno combattendo contro lo stesso nemico e l’unità operai e studenti fa paura allo Stato dei padroni, lo spettro del ‘68 e delle lotte operaie 69-70, sono l’ossessione della borghesia (cosi esultava la Gelmini nel 2015 “Alla fine il tempo ci ha dato ragione! Dopo anni di battaglie per risollevare un sistema educativo intorbidito dalla coda del ’68, ora anche la sinistra finalmente ha dovuto dare atto ai Governi Berlusconi di aver agito nella direzione giusta per riportare la scuola italiana ai fasti che merita.”).
Perché sanno che quando la classe operaia prende in mano la direzione della lotta di classe diventa il motore del cambiamento e del progresso per una nuova umanità sempre più necessaria di fronte alla putrefazione della società del capitale, resa ancora più evidente dalla pandemia.

Slai Cobas per il sindacato di classe
Ha ricordato, anche nel cartello esposto, che l’8 marzo sarà sciopero, e ha invitato le studentesse e gli studenti a confluire, con la loro lotta, a quella giornata.

Sulla lista di Nudm dei sindacati di base su proclamazione sciopero 8 marzo


Nudm (vedete di seguito) sta comunicando la lista dei sindacati di base che stanno proclamando lo sciopero dell'8 marzo. Non viene, però, indicata la proclamazione fatta dallo Slai cobas per il sindacato di classe.
Le lavoratrici dello Slai cobas sc hanno fatto questa proclamazione già dal 7/12/2021 perchè l'anno scorso la CGS vietò lo sciopero dell'8 marzo in alcuni settori importanti come la scuola, con la giustificazione che altri sindacati per questioni vertenziali in questo settore avevano proclamato prima sciopero nei giorni vicino l'8 marzo. A questo punto, per quest'anno, ci siamo premunite in tempo...

Comunque, per la precisazione a Nudm. Nonostante le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe abbiano già dato questa informazione di proclamazione sciopero nell'assemblea nazionale di Nudm del 22/23 gennaio, questa indizione non viene pubblicata nella lista. Anche gli altri anni Nudm ha comunicato con molta "difficoltà" l'indizione dello Slai cobas sc, benchè ogni anno sia stato il primo sindacato di base e di classe a farla - perchè all'interno di questo sindacato le donne decidono e determinano la sua azione - e in tanti anni da solo, nonostante appelli alla proclamazione unitaria con gli altri sindacati di base, e benchè le lavoratrici Slai cobas sc traducano sempre la proclamazione in scioperi reali sui posti di lavoro e non ad iniziative serali o virtuali.

Le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe
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PROCLAMAZIONI SCIOPERO 8 MARZO E LISTA SINGOLE ADESIONI DI CATEGORIA IN AGGIORNAMENTO

di nonunadimeno

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nonunadimeno | 11 febbraio 2022 alle 22:11 | Categorie: Senza categoria | URL: https://wp.me/p7TFhG-2U2
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