11/02/22

Verso l'8 marzo - il lavoro del Mfpr a Milano

Abbiamo bisogno di costruire l'8 marzo qui a Milano, in una situazione non facile, dove la pandemia ha provocato e determinato un distanziamento sociale.
Ma sl di là degli ostacoli oggettivi l'unica cosa da fare è lavorare (come sempre) per la riuscita di questo appuntamento, che per noi non è un rito, ma una tappa importante nella lotta a 360° che noi donne e compagne portiamo avanti affinché tutta la vita cambi.
La realtà di diffusione del virus, che ha portato ad un impennata molto ampia e preoccupante, un sacco di contagiati e moltissimi in quarantena, anche più volte in famiglia, ha portato oggettivamente a perdere dei contatti con alcune  lavoratrici con cui avevamo appena iniziato a lavorare.
Il settore che più ci sta a cuore è la sanità, le lavoratrici sono troppo stanche e sfinite, tra famiglia e lavoro sono al limite. Vogliamo realizzare un volantinaggio in questa settimana sul problema dell'internalizzazione dei servizi e per parlare con le lavoratrici.
Stiamo lavorando per costruire una riunione attiva dove invitiamo tutte e tutti in presenza con le lavoratrici e compagne per ragionare sulla possibilità di un'iniziativa pubblica.
Intanto, vanno avanti le attività di volantinaggio e contatti in Poste e Scuola:
Poste (in questo blog è stato pubblicato il volantino): assemblea nazionale con gli altri sindacati di base per produrre un volantino dedicato all'8 marzo, in modo da diffonderlo nazionalmente.
Scuola, si sta preparando un breve testo dove si sottolinea come, anche per quanto è successo con la pandemia, si senta sempre di più la necessità di cambiare completamente nella scuola, ad esempio, proprio alla luce dell'ultimo episodio, impegnarsi per la cancellazione dell'alternanza tra scuola / lavoro.
Ormai è chiaro che non è più tollerabile l'andazzo che c'è nella scuola, la morte di Lorenzo non è un episodio isolato, e fa capire che non sono più sostenibili le scelte politiche fatte finora nella scuola.
Inoltre riteniamo importante che venga coinvolta,  anche la rete sicurezza perché quello che salta agli occhi è che la morte di Lorenzo non ci parla solo delle conseguenze deleterie di questa pratica, ma ci racconta anche dello stato della sicurezza nei posti di lavoro. Questo rende ancora più intollerabile e inaccettabile ciò che è successo perché se salviamo altri ragazzi da una morte così assurda con la cancellazione dell'alternanza, POI NON POSSIAMO ACCETTARE che qualcuno possa morire sullo stesso posto di lavoro come giovane lavoratore.
La formazione che teoricamente viene fatta, in questo caso, sia a scuola che sul posto di lavoro, si fa in maniera inadeguata e, spesso, viene confusa con l'informazione, inoltre, ormai, in molti settori la formazione è migrata su piattaforme on line, dove basta un clic per sollevare il datore di lavoro di turno da ogni responsabilità.
Altro lavoro da concludere sono le interviste con le lavoratrici con cui abbiamo preso contatto e dove i tempi si sono dilatati tantissimo a causa dei vari problemi sia di lavoro che di isolamento per le quarantene e cambio di lavoro.

10/02/22

Formazione Operaia – Lenin: Sui sindacati, gli scioperi, l’economismo - 1° parte


Su “L’indissolubilità della lotta economica e della lotta politica”

Partiamo da questo testo che apre il libro di Lenin:
“…La risoluzione adottata in quel Congresso (il 1° congresso dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, Ginevra, 1866 – ndr) parlava esplicitamente dell’importanza della lotta economica e metteva in guardia i socialisti e gli operai, da un lato, dal esagerarne l’importanza… e, dall’altro, dal sottovalutarne l’importanza… La risoluzione ha riconosciuto che i sindacati non erano solo un fenomeno naturale, ma necessario nel regime capitalista; ne dichiarava la grandissima importanza per l’organizzazione della classe operaia nella lotta quotidiana contro il capitale e per l’abolizione del lavoro salariato. La risoluzione dichiarava che i sindacati non devono dedicare attenzione esclusivamente alla “lotta immediata contro il capitale”, non devono rimanere distaccati dal movimento politico e sociale generale della classe operaia; non devono perseguire obiettivi “ristretti”, ma devono tendere all’emancipazione generale dei milioni di lavoratori oppressi.
Da allora i partiti operai dei vari paesi hanno discusso più volte la questione e, naturalmente, ne discuteranno ancora: se, in un determinato momento, si debba prestare maggiore attenzione alla lotta economica o alla lotta politica del proletariato. Ma la questione generale, o la questione in linea di principio, resta oggi quella posta dal marxismo. È entrata nella carne e nel sangue della socialdemocrazia internazionale la convinzione che la lotta di classe debba necessariamente unire la lotta politica e quella economica in un tutto integrale. L’esperienza della storia ha, inoltre, dimostrato in modo incontrovertibile che l’assenza di libertà, o la restrizione dei diritti politici del proletariato, provocano sempre la necessità di mettere in primo piano la lotta politica”.

L’importanza della lotta economica e dell’organizzazione sindacale.
La lotta economica, la lotta sindacale di difesa delle condizioni di lavoro, salariale, ma anche per strappare dei miglioramenti (cosa che attualmente sembra più difficile, ma si sbaglierebbe di darla per impossibile), la lotta continua di contrasto alle azioni del capitale che soprattutto nella crisi punta a restringere sempre più e in vari modi la parte di lavoro necessario (salario)per aumentare la parte di pluslavoro (non pagato) degli operai , è una assoluta necessità, sia oggettiva, sia soggettiva per la classe. Rinunciare ad essa, pensando che sia impotente a fronte del fatto che i padroni tutto possono fare, tutto ottengono dal governo, e i sindacati confederali sono cogestori, volenti o non volenti, al massimo conciliatori, dei piani del capitale, sarebbe un “suicidio”, sarebbe un messaggio aperto di debolezza che per i padroni significherebbe: possiamo sfruttare di più ancora.
La lotta sindacale è nello stesso tempo una necessità soggettiva per i lavoratori. E’ nella lotta, negli scioperi, che gli operai imparano a unirsi, ad attrezzarsi e organizzarsi, a prendere coscienza che la lotta non è solo contro il proprio padrone, ma contro l’intera classe dei padroni. Vale più uno sciopero anche minoritario che decine e decine di parole. Il valore delle lotte sindacali è sia quando si rivelano positivi perchè spingono i lavoratori a continuare ed elevare la lotta, sia nel caso contrario perchè servono per analizzare, comprendere gli errori, sul piano pratico, sul piano ideologico, politico, traendone lezioni, comprendere meglio le difficoltà e attrezzarsi.

Contro la sottovalutazione della lotta economica sindacale
Coloro che tra i rivoluzionari, i comunisti, sottovalutano la lotta sindacale, quotidiana, l’organizzazione sindacale come primo momento di coscienza collettiva in termini di classe dei lavoratori e contrappongono ad essa la lotta politica rivoluzionaria, propagandano una rivoluzione senza i proletari e impediscono che gli operai cominciano ad attrezzarsi, a “farsi le ossa” per una lotta più generale.
Nello stesso tempo chi non ha mai organizzato, diretto uno sciopero non potrà mai organizzare e dirigere un movimento più grande, perchè è nello sciopero, nella lotta sindacale che si cominciano ad applicare, ad imparare quelle leggi (organizzazione delle forze, gestione dello scontro con le forze del padrone e lo Stato, tattica nella lotta, gestione delle contraddizioni all’interno stesso della classe, ecc.) che nella lotta politica rivoluzionaria sono fondamentali.
Per questo la risoluzione del 1866 – citata da Lenin – metteva in guardia contro la sottovalutazione della lotta economica.
E qui, ancora una volta non possiamo che riprendere quello che aveva scritto Marx in ‘Salario prezzo e profitto”: "Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande”.

Contro l’esagerazione della lotta economica
Nello stesso tempo, Lenin, mette in evidenza anche l’errore di coloro che esagerano l’importanza della lotta sindacale.
La lotta sindacale è all’interno dello scontro tra lavoratori e padroni, nella prospettiva dell’abolizione del lavoro salariato, ma essa di per sè non può rovesciare il modo di produzione capitalista e il suo sistema, politico, statale, se non si lega alla lotta politica della classe operaia. In questo senso la risoluzione dichiarava che “i sindacati non devono dedicare attenzione esclusivamente alla “lotta immediata contro il capitale”, non devono rimanere distaccati dal movimento politico e sociale generale della classe operaia; non devono perseguire obiettivi “ristretti”, ma devono tendere all’emancipazione generale dei milioni di lavoratori oppressi“. E in questo senso coloro che invece esagerano l’importanza della lotta sindacale vogliono di fatto mantenere legati gli operai, i lavoratori ai soli obiettivi “ristretti”, quotidiani.
Questo lo fanno oggi sia buona parte dei sindacati di base con la conseguenza di sviluppare tra i lavoratori una coscienza “corporativa”, perchè l’eccessiva attenzione, importanza verso vertenze anche su singoli aspetti porta a concentrare su di essa l’attenzione, ad abbassare non elevare la coscienza della necessità della lotta contro l’insieme della condizione di sfruttamento, e alla necessità dell’unità delle forze come classe. Il “corporativismo” è contro l’unità della classe, persegue la divisione.
Ma esagerano l’importanza della lotta economica anche coloro che chiamano “politica” la lotta sindacale, che scambiano la forza espressa in una lotta sindacale come già di per sè espressione di una lotta politica; con la stessa concezione si esagerano i risultati eventualmente ottenuti, che il capitale dopo un certo tempo punta a mettere in discussione e a riprenderseli.

Il legame tra lotta economica e lotta politica
Lenin pone invece la questione: “Indissolubilità della lotta economica e della lotta politica; del legame – non identità – tra la lotta economica e lotta politica. Che – come scrive nello scritto sopra riportato – “la lotta di classe debba necessariamente unire la lotta politica e quella economica in un tutto integrale”.
Pur se in alcune fasi abbia più peso l’una o l’altra lotta. Oggi tra i lavoratori c’è chiaramente più attenzione alla lotta economica, sia come effetto della necessaria difesa da licenziamenti, attacchi al salario, perdita dei diritti sindacali più elementari, ecc., sia per una prevalente concezione riformista nella classe operaia, evidente nella richiesta/sollecitazione al governo, come se il governo borghese potesse fare leggi, azioni contro l’interesse del capitale.
Nello stesso tempo oggi, con la combinazione di crisi e pandemia, l’azione politica del governo, dello Stato apertamente al servizio di una parte, minoritaria, la classe dominante, e invece di attacco, restrizioni delle libertà, repressione dei diritti della maggioranza delle masse creano “la necessità di mettere in primo piano la lotta politica”.
E sbaglierebbero i comunisti, i rivoluzionari, la parte più cosciente della classe operaia a non porre questa necessità in ogni momento della mobilitazione dei lavoratori, in ogni lotta sindacale; e a non chiamare la classe operaia a stare al fianco, a sostenere i movimenti di lotta degli altri settori delle masse che si contrappongono al governo, alla repressione statale, all’attacco dei diritti degli immigrati, delle donne, ecc.

(CONTNUA IL PROSSIMO GIOVEDI’)

Le ragazze musulmane sfidano l'India di Modi. Vietate le aule alle giovani con l'hijab: loro ascoltano le lezioni da fuori"

L'India di Modi è il concentrato dei vari aspetti del fascismo, della repressione di ogni diritto umano, delle violenza reazionaria anche verso le comunità religiose. 
Questo fascismo verso le donne riserva le oppressioni e la violenza più totale, da quella orribile fatta di stupri, uccisioni, torture sessuali nelle carceri portate avanti dall'esercito e polizia di Modi, a quella di negazione dei diritti di scelta.
Ma l'India è anche il paese dove le donne, le ragazze si ribellano, e dove le donne sono in prima fila nella guerra popolare diretta dai maoisti. 
Dopo l'attività in sostegno alla battaglia delle donne e in solidarietà alle prigioniere politiche nella manifestazione al Consolato di Milano e nel meeting internazionalista del 29-30 gennaio, prepariamo intorno all'8 marzo (giornata internazionale di lotta delle donne) una iniziativa di informazione e solidarietà nelle varie città. 
Facciamo appello a realizzarla dovunque e a contattarci per il materiale: mfpr.naz@gmail.com.





Dall'articolo di La Repubblica
Da più di un mese sei adolescenti del Karnataka restano fuori dalla loro classe: per entrare dovrebbero rimuovere l'hijab, il velo che copre loro la testa, come imposto da una legge voluta dai nazionalisti indù. Così le sei adolescenti indiane stanno sedute sui gradini fuori dall'aula del loro college pre-universitario. Non possono entrare in classe per via dei loro abiti. Ma la fede proibisce loro di girare in pubblico senza quei vestiti. In altri college simili dello Stato del Karnataka, dozzine di ragazze con lo stesso abito affollano i cancelli per chiedere d'entrare. Ma se non si tolgono l'hijab, vengono respinte. Lo ha deciso il governo di questo Stato nel sud dell'India, contraddicendo decisioni dell'Alta Corte e della Corte suprema del 2016. All'epoca i giudici, esaminando il Corano e gli Hadith -  gli insegnamenti di Maometto seguiti dal 15 per cento degli indiani, quelli di fede islamica - decretarono che l'hijab è un "dovere religioso" e in quanto tale "non è offensivo." Ora invece il Karnataka vira per l'opzione francese, un laicismo che cancella i simboli religiosi.
Ma qui siamo nell'India delle religioni... Qui, i Sikh vogliono il diritto di indossare il patka sotto al turbante, i cristiani hanno il crocefisso, le indù la collana mangalsutra e il bindi rosso sulla fronte. I simboli abbondano. Per questo la deriva anti-hijab ha un sapore oppressivo che tutti sanno dove nasce: da una cultura di fondamentalismo anti-islamico... da quando il partito del premier Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party (Bjp), è al potere, sta cambiando i connotati dell'India.
Dietro a questa anti-islamizzazione c'è un'organizzazione bandita già tre volte dal 1947 agli anni '90. Ma che dal 2014, da quando Modi è al potere, si è trasformata nel vero burattinaio clandestino. Da lì proviene il 75 per cento dei ministri degli ultimi due governi. La sigla è Rss, Rashtriya Swayamsevak Sangh, ovvero Organizzazione nazionale di volontari. È una sorta di associazione fondamentalista che ha sette milioni di iscritti, ma che in campagna elettorale mobilita oltre cento milioni di volontari: "Più di qualsiasi movimento al mondo", come recitano orgogliose le Rss. Se l'acronimo richiama una notoria sigla nazista non è un caso. I fondatori del movimento furono ammiratori, e alcuni frequentatori, di Benito Mussolini e delle SS di Adolf Hitler. Difatti, il fondatore della Repubblica indiana, Jawaharlal Nehru, li criticò aspramente: "È una milizia privata che agisce secondo principi prettamente nazisti ". 
Considerato che Modi è stato militante Rss dall'età di otto anni, ed è stato pracharak (predicatore) per anni, è utile conoscere questa versione induista dei Fratelli musulmani, braccio intellettuale del Bjp e forse molto di più, visto che è una lobby che influenza i programmi di governo e la cui longa manus raggiunge i ministeri più strumentali alla riscrittura della Storia in chiave indù.
I loro avversari sono i musulmani, i cristiani, gli intellettuali e i giornalisti critici e soprattutto il laicismo che, pur essendo pietra fondante dell'India indipendente, soffre oggi di critiche, violenze e limitazioni. Tanto che le Rss chiamano i laici sickulars, unendo sick, malato, con secular, laico, cioè malati di laicismo, così come chiamano presstitutes i giornalisti, unendo press con prostitute, cioè giornalisti puttane.
Le Rss gestiscono dodicimila scuole private in India, istituti in stile missionario dediti ai testi religiosi. Lì, i volontari studiano per almeno tre anni, imparando l'ortodossia, forgiando il carattere, apprendendo a organizzare i quadri, oltre a recitare i mantra sacri, giurare sulla bandiera arancione, fare yoga ed esercizi ginnici.
Questo movimento paramilitare nacque nel 1925 sotto la guida di Keshav Baliram Hedgewar, ammiratore e apologo di Mussolini e Hitler. Con la scusa dell'unità culturale indù, oltre a promuovere "forza, valore e coraggio," le Rss danno sostegno morale a quelle organizzazioni che linciano musulmani e Dalit (gli intoccabili), accusati di macellare vacche. Dal 2014 a oggi, in 82 attacchi sono stati uccisi 43 indiani, e feriti 108, perché accusati di trasportare carne di vacca. La maggior parte erano musulmani. Ma le stesse masse radicalizzate hanno ucciso scrittori laici, pestato studenti universitari della Jawaharlal Nehru University, fin dentro le aule dei tribunali, maltrattato coppiette sorprese a tenersi per mano, trascinando fuori dagli alberghi coppie non sposate. E ora chiedono di erigere più statue a Nathuram Godse, assassino del Mahatma Gandhi, e di costruire più templi per riabilitare come patriota questo ex militante Rss.
In questo clima, sempre più Stati dell'India hanno approvato la proibizione totale di macello e vendita della carne di manzo, difesa spesso con metodi violenti dai vigilantes della vacca sacra. Togliendo al Kashmir, a maggioranza musulmana, il diritto di essere Stato. Tanto da aver fatto commentare al parlamentare del Congress Party, Shashi Tharoor: "Di questi tempi, in India, è meno pericoloso essere una vacca che essere musulmano". Ora lo stanno scoprendo anche le studentesse del Karnataka che chiedono di poter continuare a indossare l'hijab anche in aula.

Stuprare una ragazza... "il fatto non costituisce reato"

QUESTI GIUDICI VANNO CACCIATI!

Ravenna, trascinarono una ragazza in un appartamento: 

assolti dall'accusa di violenza sessuale

Il Tribunale: "Il fatto non costituisce reato". Una sentenza che farà discutere. La legale della vittima: "Retaggio patriarcale". La scena era stata filmata da uno dei due giovani
RAVENNA -  Trascinata in un appartamento, dove secondo l'accusa si consuma lo stupro. Ma per i giudici "il fatto non costituisce reato". La legale della vittima: "Retaggio patriarcale per cui le condotte degli uomini abusanti vanno nella maggior parte dei casi giustificate". Fa discutere, anche se bisognerà leggere come è motivata, l'assoluzione a Ravenna per due uomini accusati di violenza sessuale di gruppo su una 18enne: il primo per avere avuto con lei il rapporto in un appartamento della città, l'altro per avere incitato e filmato tutto con il proprio cellulare.

08/02/22

Una lettera di una lavoratrice di Palermo - Aiuti, sostegni, bonus... contro i falsi proclami del governo Draghi che ci riserva solo carovita, caro/bollette e miseria crescente... Scioperiamo anche per questo l'8 marzo!

Aiuti, sostegni, bonus... questi i proclami quotidiani del governo Draghi ma da due anni a questa parte l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia ha portato le famiglie ad affrontare grandi difficoltà che non permettono di vivere bensì, al massimo, di sopravvivere!
Ma ogni giorno guardando i tg e leggendo i giornali quello che viene propagandato falsamente dal governo sono aiuti, sostegni e bonus e adesso persino la riduzione delle bollette della luce per tutti ... eh, certo che ci vogliono gli aiuti, se sta aumentando tutto in maniera smisurata!!! ma in realtà questi aiuti andrebbero a chiiii? 


Nessun tipo di sostegno o aiuto arriva veramente alle proletarie e ai proletari, alle lavoratrici e ai lavoratori, nessun tipo di vero e concreto aiuto arriva in una famiglia media composta da 4 persone dove pur lavorando in 2, quando si ha la fortuna di averli due lavori!, con uno stipendio medio di poco più di 1000 euro al mese  a mala pena si riesce a fare la spesa, a pagare le bollette, a pagare l’affitto e mettere il diesel per potersi recare al lavoro, ad arrivare, a fine mese, e non parliamo delle spese per fare studiare i figli, per l'abbigliamento ecc ecc  ... 
Ma per il governo Draghi ci sono gli aiuti!!! che lasciano invece fuori sempre una gran bella fetta di famiglie proletarie costrette a dover stringere la cinghia fino al limite!
Ma ci sono gli aiuti ... per fare un esempio: la riduzione delle bollette della luce … chi potrà veramente usufruirne? Solo le imprese, i padroni, le grandissime, le grandi e le piccole aziende. il governo parla anche dei  percettori di rdc (a cui va data la possibilità di usufruirne giustamente!!), ma alle famiglie proletarie che in questi due anni dallo scoppio della pandemia hanno subito pesanti difficoltà economiche cosa è destinato? A chi ha perso il lavoro e ha da poco ricominciato a lavorare e per giunta con lavori iperprecari,  a chi è in cassa integrazione, alle tante donne che sono state buttate per strada, le prime ad essere licenziate???
Solo falsi proclami! 
Ma poi c'è tutta la sfilza di bonus, bonus infissi, bonus tv, bonus mobili, bonus monopattini e bici, persino il bonus bagno ... per non parlare del grande affare del bonus edilizio! per i padroni naturalmente mentre gli operai muoiono nei cantieri dove lavorano senza sicurezza per cui non si spende quasi niente, ma con questi bonus non si mangia e non si pagano le bollette a fine mese, questa è la realtà!!!! 
Le manovre di questo governo stanno solo dando soldi ai padroni per la ripartenza della loro produzione affinché possano continuare  a fare sem pre più profitto!!!

Dobbiamo ribellarci a tutto questo, portiamo anche questa protesta/lotta nello sciopero delle donne dell'8 marzo 

Giorgia lavoratrice precaria Slai Cobas sc Palermo 
cobas_slai_palermo@libero.it

Cosenza: Liceo delle molestie “Ha abusato di me e di tante altre. Ora voglio aiutarle a ribellarsi”

NON LASCIAMO SOLE QUESTE 
CORAGGIOSE RAGAZZE 
Il porco professore e la preside complice 
devono essere cacciati e condannati!
Da La Repubblica - La studentessa che ha denunciato ai carabinieri: "Dopo che è scoppiato lo scandalo il professore sotto accusa mi ha minacciato: 'Avrei dovuto farti di peggio'"
È arrivata l'ispettrice ministeriale all'Istituto Majorana-Valentini di Castrolibero, Cosenza. La scuola delle molestie. È Loredana Giannicola, funzionaria dell'Ufficio scolastico regionale, già preside. Nella mattina di ieri ha incontrato la dirigente accusata di aver nascosto le molestie dal 2018 ad oggi, Iolanda Maletta... ma sul nome scelto c'è una forte opposizione degli studenti in occupazione e della Cgil locale: "L'ispettrice è amica della dirigente, non siamo convinti sarà imparziale".
All'istituto continua l'occupazione: assemblee in aula magna e la palestra usata per dormire. Fa freddo e gli studenti denunciano: "Il personale scolastico tiene i condizionatori accesi per abbassare la temperatura". Ma gli studenti restano all'interno, "finché il docente di Matematica e Fisica non se ne andrà".
La studentessa che venerdì aveva denunciato ai carabinieri le molestie, racconta: "Dopo l'apertura della pagina Instagram in cui sono stati riportati i fatti, ho incontrato a scuola il professore ora sotto accusa. Mi ha detto: 'Avrei dovuto farti di peggio'. Il fratello Francesco coinvolge direttamente la preside: "Era a conoscenza delle molestie, a raccontargliele era stata proprio mia sorella". 
Gli studenti, nel frattempo, sollevano il problema delle bocciature di coloro che contestavano l'operato della preside e l'utilizzo forzato del contributo volontario. Segnalano che nel 2020-2021 l'istituto ha chiuso in attivo di 500 mila euro, che il contributo volontario è stato richiesto anche nelle tre stagioni di pandemia e, ancora: "Gli studenti che si rifiutavano di versarlo subivano un vero e proprio ricatto: "Se non pagate, non potrete partecipare agli esami".
Sul professore diverse testimoni hanno raccontato le sue violenze verbali e le avance corporali andate avanti per almeno sette anni e che la preside - nonostante le prime informazioni ricevute - non ha mai trasformato in una denuncia alla procura. "Ha insabbiato tutto", dicono adesso le ragazze che guidano la protesta. 
Cosenza, viaggio nel liceo occupato contro il prof che molesta le ragazze: "Mi ha toccato il seno"
Una volta c'era almeno un docente per classe pronto a raccogliere gli umori degli studenti, invece questa storia delle molestie non l'avevamo avvistata. 
Una denuncia è stata presentata ai carabinieri, sabato, da una ragazza dell'ultimo anno. Un'altra, collettiva, la sta gestendo la studentessa che ha fatto emergere il caso, su Instagram, insieme al centro antiviolenze Lanzino di Cosenza.
La prima testimone: “Ha abusato di me e di tante altre. Ora voglio aiutarle a ribellarsi”
Diana, 21 anni: "Dovevo fermarlo. Ho raccontato la mia storia su Instagram e sono subito arrivate le altre testimonianze. 
"Se portavo i capelli con la coda alta, mi chiamava bella cavalla e diceva che aveva voglia di galoppare. Faceva continui commenti sul mio seno, il mio culo, la mia vita sessuale. O quella che lui immaginava con me. Ogni spunto della lezione era un’allusione pornografica. Dal secondo al quarto anno quel docente ha perpetrato una costante violenza nei confronti miei e delle mie compagne. Nessuna di noi, immerse com'eravamo nella cultura sessista di quella scuola, ha davvero pensato potessero essere violenze".
"cercava spesso l’abbraccio, con la mano morta provava a toccare il seno. A me, ad altre”.
“in quinta andai dalla preside perché avevo subito una violenza da un compagno di scuola con cui mi ero fidanzata. Aveva diffuso un nostro video, intimo. Chiesi aiuto alla preside e lei mi rise in faccia. Mi disse che mia nonna, che lei conosceva, non avrebbe apprezzato i miei comportamenti. Non avrei potuto raccontare quello che faceva in classe il professore a una dirigente così. La maturazione è avvenuta a Milano, in ateneo. Ho preso a frequentare ragazze più grandi di me, poi un collettivo femminista. Mi hanno fatto capire che tutto ciò che una donna subisce, tutto ciò per cui non è consenziente, è violenza. Oggi questo concetto è dentro di me e mi ha fatto rivedere la mia vita adolescenziale. Oggi, sì, sono una femminista”.
“quelle violenze sessuali non erano finite, il professore non aveva mai smesso. Dovevo fare qualcosa..."”.
“La dirigente Iolanda Maletta, è un fatto, ha tenuto tutto a tacere per la buona immagine della scuola. In nome dell’istituto che per diciassette anni aveva fatto crescere, ha nascosto il pestaggio selvaggio di un ragazzino e tutte le denunce ricevute sulle molestie del professore di Matematica. A una studentessa di prima che andò nel suo ufficio con i genitori, la storia del ricatto sulla foto del seno, promise che avrebbe girato tutto alla Procura della Repubblica. Non l’ha fatto. Si limitò a sospendere il prof per un mese, poi a cambiargli plesso. Passò dal Valentini al Majorana, lo stesso edificio. Aveva offerto al professore di Matematica nuove prede e le vecchie continuavano a incontrarlo in corridoio”.

07/02/22

Di scuola e di lavoro non si può morire. Anche Palermo in piazza contro la scuola dei padroni. Gli interventi delle studentesse e delle lavoratrici Slai cobas sc ed MFPR


Ieri a Palermo una giornata animata dalle proteste degli studenti che si sono unite a quelle che in questi giorni ci sono state in tante città.


Nella manifestazione del pomeriggio a Piazza Politeama una delegazione di lavoratori e lavoratrici dello Slai Cobas sc si è unita alla protesta degli studenti di diversi collettivi.


Diversi gli interventi di studentesse e studenti, di cui pubblichiamo alcuni video, che hanno espresso anche la volontà di non fermarsi nella lotta e l’importanza dell’unità in essa con i lavoratori.


Tanti gli slogan “lavorare meno lavorare tutti”, “le nostre scuole non sono aziende, la cultura non si vende”, “padroni borghesi ancora pochi mesi” …


Gli studenti hanno apprezzato la presenza dei lavoratori, al microfono aperto anche gli interventi dello Slai Cobas sc, di una compagna del Mfpr, del Cobas lavoro privato, del Comitato No Muos…