07/02/22

Con Atika nl cuore - dal presidio a Bologna

Direttamente dal presidio di Bologna - info di un compagna dell'Assemblea Donna/Lavoratrici


Questa mattina si è svolta a Bologna l'ultima udienza per l'assassinio di Akita. 
La sentenza arrivata in questo momento ha condannato il suo assassino  all'ergastolo. Una condanna positiva ma che non fà giustizia ad Akita e alla sua famiglia per una morte annunciata, violenta e premeditata.
Al presidio noi dell'Assemblea delle lavoratrici abbiamo portato la nostra vicinanza condannando la società, le istituzioni e i governi, non meno la magistratura che non fanno nulla per fermare questa mattanza.
Siamo al fianco delle donne che subiscono violenza e portiamo nel cuore tutte le donne uccise.
Erano presenti al presidio le compagne di altre città appartenenti al 'Comitato 23 settembre', Pavia, Milano, Novara. Le uniche che hanno disertato questo importante appuntamento sono state quelle di NUDM.


DI SEGUITO IL VOLANTINO CHE E' STATO DISTRIBUITO DURANTE IL PRESIDIO.

LA FURIA DELLE DONNE SCATENIAMO

Due anni fa veniva uccisa Atika, un assassinio annunciato, complice le istituzioni e la magistratura che non l'hanno protetta.

L'uccisione delle donne, quelle di cui si parla e quelle che avvengono in silenzio, sono una strage che è diventata quasi una normalità. I dati ci dicono che sta diventando la prima e più inaccettabile forma di crimine, pari per numero solo alle morti sul lavoro, ma da questi dati non si possono dimostrare le vere ragioni di questa guerra contro le donne.

Femminicidi, mattanze compiute all'interno della Famiglia che è il puntello di questa società, la base di un sistema barbaro e marcio fino alle radici, fondato sull'oppressione e sullo sfruttamento e che mostra sempre più il suo vero volto, di barbarie e orrore, di morte.

Siamo al fianco delle donne che hanno e subiscono violenza e portiamo nel cuore tutte le donne uccise. Il nostro odio irriducibile di donne e lavoratrici va a questo sistema sociale che quotidianamente inghiotte le nostre vite, le nostre speranze nella pancia insaziabile del capitale, perché nessuna donna è proprietà di un uomo, perché nessun uomo si deve sentire libero di disfarsi di una donna perché considerata una proprietà, perché tutto questo non diventi un'abitudine, la normalità. Ogni volta che viene colpita una donna tutte dobbiamo sentirci ferite a morte nel corpo e nella mente: quando una donna viene stuprata, uccisa e offesa, siamo tutte parte lesa.

L'aumento dei femminicidi, come degli stupri e delle violenze sessuali contro le donne trova il suo ambito favorevole ed incentivante nella situazione generale di marcia verso il moderno fascismo che è l'edificazione a sistema di tutto ciò che è reazionario, maschilista. In questo senso le uccisioni non si potranno fermare, né ci sono interventi di legge e di controllo che possano frenarli. Anzi gli interventi dei vari governi, di natura securitaria, repressiva (aumento delle pene) di controllo delle donne, di chiusura dei luoghi delle donne, le incentivano perché si vuole imporre verso le donne una politica e clima reazionario, conservatore, integralista.

Come donne, come lavoratrici dobbiamo dare vita a una lotta dura e rabbiosa. La nostra ribellione contro questa società putrida, lurida e marcia che produce ed è la madre di tutte le violenze contro le donne, deve rivoltarla senza delegare a governi e istituzioni: quest'ultimi, con le loro politiche di attacco ai diritti più basilari, sessiste e reazionarie, ci uccidono ogni giorno.

ASSEMBLEA DELLE DONNE/LAVORATRICI

per contatti: rosetta@anche.no

Per le donne sempre meno lavoro - soldi solo alle imprenditrici


L’occupazione delle donne al Sud è crollata al 33%, ovvero trenta punti indietro rispetto al resto dell’Italia e dell’Europa, contro un tasso di occupazione del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell’Ue-27. I dati peggiori arrivano dalla Calabria e dalla Basilicata: qui il tasso di occupazione femminile è sceso dal 31% del 2007 al 30,3% del 2019.
La distanza del tasso di occupazione femminile da quello maschile è arrivato a toccare i 18,2 punti percentuali contro i 10,1 punti della media europea.
Tutti sperano nei finanziamenti del Pnrr, ma i 38,8 milioni destinati per sostenere l'occupazione femminile vanno... a "nuovi progetti di imprenditoria femminile... supportando le start up femminili attraverso attività di mentoring, assistenza tecnico-manageriale e misure per la conciliazione vita-lavoro"; altri interventi vanno nel senso di "formazione, trasformazione continua delle abilità e competenze, investimento dell'istruzione (una sorta di scuola-lavoro al femminile).
Come si vede: soldi alle donne della media borghesia per aiutarle ad essere imprenditrici; mentre alla stragrande maggioranza delle donne che non trovano lavoro o vengono licenziate solo corsi di formazione, aria fritta...
E mentre politici borghesi, parlamentari, stampa fanno le "lacrime di coccodrillo", nessuno dice niente nè tantomeno il governo attua provvedimenti verso i padroni non solo piccoli, ma anche medio-grandi che stanno licenziando centinaia di lavoratrici, chiudono fabbriche, delocalizzano per fare più profitti. 
Non è da questo governo che sta dando milioni e milioni ai padroni che può venire la soluzione a questo "ritorno a casa" di migliaia di donne, a questo nuova dipendenza, subordinazione delle donne dalla famiglia. 
Dobbiamo lottare, unirci e lottare, generalizzare le lotte, ancora poche, esistenti contro i licenziamenti.
Non vogliamo le ipocrite periodiche dichiarazioni. Vogliamo che invece padroni, governo, Stato si preoccupino e temano la nostra determinazione, la nostra marcia in più.
Mettiamola in campo nello sciopero delle donne l'8 marzo!

05/02/22

Verso l'8 marzo

8 MARZO 2022: VOGLIAMO ESSERE PERICOLOSE, VOGLIAMO LA RIVOLUZIONE!

Il governo, i padroni stanno portando avanti un ulteriore peggioramento della condizione della maggioranza di noi donne. La condizione di noi donne è di attacco a 360° e richiede una nostra risposta a 360°.

Ogni due/tre giorni viene uccisa una donna, le condizioni in cui viviamo sono di lavoro doppiamente sfruttato, ultra precario o di non lavoro, tantissime donne hanno perso il lavoro, ecc.; questa condizione di doppio sfruttamento, di doppia oppressione è stata amplificata dalla pandemia che i padroni e il governo hanno scaricato doppiamente sulle spalle della maggioranza delle donne, delle lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle donne migranti, delle ragazze/studentesse.

Dopo la grande manifestazione del 27 novembre a Roma, lo sciopero delle donne del prossimo 8 marzo è da un lato l'apice di una battaglia che già c'è, delle lotte che in questi mesi, anni di pandemia sono state fatte, soprattutto da parte delle donne proletarie, delle lavoratrici, immigrate, per avviare una nuova stagione di lotta di tutti i giorni a 360°; dall’altra l’8 marzo pone la necessità della rivoluzione, perchè tutta la vita deve cambiare,

Noi lottiamo ogni giorno per contrastare il “moderno medioevo” su tutti i terreni, dal lavoro, al ritorno in casa, dai femminicidi/stupri alle discriminazioni continue, alla repressione, oppressione, violenza sessista, razzista, fascista di governo, Stato, uomini che odiano le donne; ma abbiamo un obiettivo di lunga durata, quello di fare la rivoluzione proletaria, di rovesciare questo sistema capitalista, di fare una rivoluzione nella rivoluzione per trasformare la terra e il cielo.

Noi non vogliamo migliorare questo nero sistema che usa a piene mani concezioni e pratiche “patriarcali”, né chiedere riforme e spazi, né conciliazioni; noi non ci illudiamo, non abbiamo una catena da rompere ma tante catene.

Noi donne dobbiamo lottare anni per avere una miseria di lavoro, un salario; ma ci danno parole ipocrite e peggioramenti. Tante di noi vengono licenziate! Come alla Saga Coffee, come alla Mugello nella fabbrica dei marron glacè, come alla Tessitura di Mottola, ecc.

Le soluzioni che il governo prende per frenare i femminicidi sono false o peggiori del male, per cui, non gli uomini, ma le donne dovrebbero essere “vigilate”, sotto controllo di polizia e carabinieri! Mentre padroni e governo fanno “tornare a casa”, nella casa in cui puoi trovare la morte, migliaia di donne.

Il governo, il parlamento egemonizzato dalla destra fascio/populista, al di là di ipocrite e disgustose parole sulle “donne”, ha cercato di tenerci buone con bonus e miseri e falsi contentini, mentre è arrivato ad impedire anche una legge che riconosceva il minimo dei diritti alle persone lgbt*qia+.

Per non parlare di altre questioni importanti, come l'aborto. E’ come un'onda nera che dagli USA, dalla Polonia, via via si sta avvicinando anche a noi e fra un pò diranno apertamente anche in Italia che si deve restringere questo diritto! Per non parlare del caro vita, che chiaramente si scarica essenzialmente su noi donne.

L’8 marzo dobbiamo scioperare in tante e dovunque.

In tutte le fabbriche dove non c’è limite allo sfruttamento, discriminazioni, ma anche molestie sessuali o dove dopo anni di lavoro ci buttano via.

Nella scuola, nella sanità, dove dobbiamo respingere duramente scendendo in sciopero chi vuole impedirci di lottare, dallo Stato, con la Commissione di (non)garanzia sciopero agli stessi sindacati confederali che, come è successo per il 16 dicembre, Cgil e Uil hanno accettato senza opposizione che si escludessero dallo sciopero la scuola e proprio le lavoratrici più stressate e sfruttate, come le lavoratrici della sanità.

Dobbiamo scioperare nei lavori precari: qui l’unione con altre lavoratrici di altri posti di lavoro fa la forza e ci impegniamo a respingere insieme ogni tentativo di ritorsione/repressione.

Dobbiamo scioperare in tutto il Pubblico Impiego, dove la pandemia è stata usata per normalizzare il doppio lavoro dello smart working.

Diciamo alle lavoratrici: non basta solo la lotta sindacale per cambiare radicalmente la situazione, rovesciare questo sistema barbaro, ma occorre la lotta più generale politica, dove le donne portano una marcia in più perché vivono tutte le oppressioni

Dobbiamo uscire dalle case, venire nelle piazze, nei presidi, denunciare il lavoro gratis di riproduzione, di assistenza, scaricato tutto su di noi.

Dobbiamo uscire dai ghetti dei campi delle immigrate, scioperare nelle campagne, nelle fabbriche, nelle case, per imporre i nostri diritti, la nostra vita e quella dei nostri figli contro la morte che continua a darci questo Stato imperialista, amico dei regimi assassini e torturatori. Dobbiamo scioperare con il coraggio, la forza che ci hanno fatto sfidare il nostro “destino”.

Abbiamo bisogno della fresca ribellione delle studentesse, che ora hanno ripreso a scendere in lotta, dopo l’assassinio di Lorenzo, che hanno un futuro di merda, di discriminazione, di oppressione.

Noi donne dobbiamo dare una forte e generale lotta. Non partiamo da zero, in questi mesi abbiamo già tracciato un percorso.

Insieme, diventiamo "pericolose, per gli uomini, per i padroni, per i governi, per gli Stati che odiano le donne". E l’8 MARZO LO VOGLIAMO DIMOSTRARE IN MIGLIAIA!

Le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe hanno già indetto formalmente lo sciopero dell’8 marzo.

Nella seconda metà di febbraio faremo una nuova Assemblea Donne/Lavoratrici telematica, per rafforzare il percorso delle donne proletarie, per collegare le lotte in corso, per decidere le iniziative dell’8 marzo.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

5.2.22

04/02/22

Un opuscolo della Formazione rivoluzionaria delle donne - necessario per fare luce nella confusione portata dalle intellettuali femministe piccolo borghesi

Informiamo che sta per uscire un nuovo lavoro di commento critico alle posizioni della accademica femminista Silvia Federici


Richiedi questo opuscolo a: mfpr.naz@gmail.com - verrà inviato anche on line in pdf, con un piccolo contributo

Dalla grande lotta delle donne in India un messaggio per tutte le donne nel mondo - L'intervento completo del Mfpr al meeting del Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India

Come Movimento Femminista proletario rivoluzionario abbiamo aderito alla campagna nazionale e internazionale “Fermiamo l’operazione fascista e genocida del governo indiano, stop Prahaar-3” contro la repressione scatenata dal governo indiano di Modi, in solidarietà con le prigioniere e i prigionieri politici in India, per il rilascio immediato di tutti e tutte coloro che sono stati illegalmente arrestati per il caso Bhima Koregaon!

Già il 24 novembre nella giornata internazionale contro il governo Modi in solidarietà alla guerra popolare in India con diverse azioni abbiamo nel nostro paese voluto rafforzare il ponte solidale con il popolo indiano in lotta e in particolare con le donne indiane in lotta, con le compagne combattenti maoiste, parte determinante della guerra popolare diretta dal Partito comunista maoista dell’India.

Azioni accompagnate da una costante attività di informazione/contro informazione diretta verso le donne che organizziamo attraverso il blog del Mfpr, mailing list e altri canali on line, per esempio sulle recenti e grandi lotte dei contadini indiani che hanno sfidato con grande coraggio e determinazione anche la repressione e la pandemia, contro il governo Modi e le 3 leggi agricole volute dal governo per consegnare le risorse naturali alle multinazionali e ridurre alla fame la popolazione, in cui le donne sono state in prima linea nella lotta e nelle manifestazioni. Queste donne a cui il governo ha detto con disprezzo fascista di tornare a casa hanno risposto con la doppia ribellione “'Non posso essere intimidita. Non posso essere comprata… "Perché dovremmo tornare indietro? Questa non è solo la protesta degli uomini. Abbiamo faticato nei campi al fianco degli uomini. Chi siamo, se non contadine?".

Queste donne hanno lottato anche a costo della vita, vedi i diversi "incidenti" da investimento stradale che si sono verificati in questo anno nel corso dei presidi attuati dai manifestanti agricoli in sciopero, e varie donne sono state uccise mentre altre hanno riportato ferite investite da camion come successo a Bahadurgarh.

Donne che hanno messo in atto una doppia lotta in queste grandi proteste conquistando un importante protagonismo nella lotta. All’ottavo mese dall’inizio delle proteste, mentre migliaia di contadini assediavano la Capitale, alla Sessione parlamentare dei monsoni, le donne per la prima volta, come hanno riportato i mezzi di comunicazione locali, hanno deciso di tenere una “sessione parlamentare”, una “Mahila kisan sansad” tutta al femminile.

Nella giornata del 24 novembre e intorno a quella giornata nelle città in cui siamo presenti e organizzate abbiamo fatto attacchinaggi di striscioni e pannelli in quartieri proletari dove vivono anche donne immigrate.

Abbiamo organizzato assemblee con lavoratrici dello Slai cobas sc e Mfpr, come a Palermo, che insieme a lavoratori hanno lanciato e sottoscritto una mozione in solidarietà internazionalista e a sostegno della guerra popolare in India.

Abbiamo fatto volantinaggi alle fabbriche in particolare al nord/Bergamo a lavoratrici migranti tra cui indiane.

Così il 27 novembre, in occasione della grande manifestazione in Italia a Roma contro la violenza sulle donne, un aspetto importante è stato anche quello internazionalista, perché la violenza sulle donne riguarda le donne di tutto il mondo, e l'India sta sempre più diventando il simbolo della violenza (del sistema patriarcale capitalista imperialista) in particolare contro le donne in tutti i suoi aspetti, e oggi con il governo fascista di Modi questo processo è avanzato rapidamente.

L’India è un paese in cui le donne subiscono una doppia, tripla quadrupla violenza, legata anche alla questione religiosa, al sistema delle caste, alle politiche fasciste e genocide del governo Modi. Questa immane violenza viene utilizzata anche come arma di repressione e di guerra soprattutto nelle zone rurali dove è in corso la guerra popolare (gli stupri atroci di contadine, delle donne dei villaggi, delle donne dalit, da parte della polizia e delle forze militari e paramilitari, vedi l'operazione Green Hunt, sono una normalità; e gli stupri accompagnano sempre le torture dentro le carceri contro le compagne rivoluzionarie maoiste arrestate).

Anuradha Gandhy, compagna Dirigente del Partito Comunista dell'India (Maoista), oggi non più in vita, che ha organizzato la lotta rivoluzionaria delle donne in alcune regioni in India teorizzando sulle esperienze fatte, diceva in particolare sulle condizione delle donne : "… tutte le donne in India subiscono l'oppressione feudale, capitalista, imperialista e patriarcale, ciò avviene in varie forme in diverse aree, urbane e rurali…”.

Ma questa violenza reazionaria diventa anche una forte leva di ribellione per cui tante donne decidono di combattere e di unirsi alla lotta rivoluzionaria, alla guerra popolare.

Alla manifestazione di Roma abbiamo portato un saluto rivoluzionario alle donne indiane, alle compagne indiane che sono in prima fila nella guerra di popolo per costruire una nuova società, una società in cui il potere sia in mano alle masse popolari, in cui per le donne “la vita possa cambiare davvero”. E questo è un messaggio non solo per l'India, ma anche per noi donne che lottiamo nei paesi imperialisti.

Abbiamo affisso lungo il corteo grandi pannelli, abbiamo detto che è necessaria l’unità internazionale e internazionalista, sia per rafforzare le lotte che le donne conducono nei singoli paesi, come la conduciamo in Italia in cui la violenza contro le donne e i femminicidi aumentano ogni giorno in modo gravissimo e la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne in questa fase pandemica si è amplificata in modo pesante, sia per trarre da quelle lotte un esempio/lezioni per capire quale lotta serve alla maggioranza delle donne. In questo senso si deve guardare alla lotta rivoluzionaria delle donne in India e sostenerla attivamente.

In India le violenze, uccisioni delle donne hanno fatto esplodere in questi ultimi anni grandissime manifestazioni di massa, in cui la partecipazione delle donne, delle giovani, è stata enorme.

Il ruolo delle donne nella guerra popolare è una rivoluzione nella rivoluzione. Il protagonismo delle donne mentre porta avanti la lotta di classe rivoluzionaria, mette in moto la lotta per una trasformazione delle idee, della cultura, della famiglia, delle tradizioni religiose…

Tutto questo ha bisogno del sostegno di tutte le donne del mondo e serve a tutte le donne del mondo.

Ora il regime fascista indù di Modi sta preparando un nuovo piano militare per schiacciare la guerra popolare: il piano Prahaar-3, una continuazione delle pratiche genocide dell'operazione “Green Hunt.

Nel 2021 si è accentuata la politica di sterminio delle prigioniere e dei prigionieri politici, la repressione e la carcerazione, e sono aumentate le denunce di aggressioni sessuali e violenza contro le donne prigioniere. Molte persone sono state arrestate e torturate dopo aver partecipato alla protesta dei contadini contro le tre leggi agricole neoliberiste del governo Modi.

Questo forte messaggio di lotta rivoluzionaria lo abbiamo portato anche nella recente e partecipata assemblea nazionale di circa 400 donne del movimento femminista di NUDM in vista dell’8 marzo, per informare/controinformare da un lato le tante donne, anche lavoratrici, che partecipano a queste assemblee e combattere dall’altro la concezione ideologica della direzione di questo movimento di matrice piccolo-borghese che tende a frenare/deviare la lotta delle donne verso una linea riformista e non rivoluzionaria.

Intorno all’8 marzo stiamo lavorando per un’iniziativa/azione specifica in varie città in merito alle prigioniere politiche indiane. Nell’ambito di queste iniziative, faremo anche una traduzione dell’opuscolo del PCIM “Womens in prison”.

Lavoreremo perchè questa campagna prolungata non sia solo di denuncia e di controinformazione, ma anche per strappare dei risultati finalizzati alla liberazione delle prigioniere politiche, ma anche sulla questione che viene denunciata dalle prigioniere politiche: violenze, stupri, torture sessuali che subiscono nelle carceri.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

Italia – 30 gennaio 2022

03/02/22

Laila uccisa sul lavoro - La Procura ha chiuso le indagini

Laila morta sul lavoro come Luana: padroni assassini

Come Luana, uccisa sul lavoro stritolata da un orditoio manomesso per fare aumentare i profitti al padrone, allo stesso modo Laila El Harim è morta schiacciata da una fustellatrice, all’interno dell’azienda Bombonette di Camposanto, in provincia di Modena, il 3 agosto scorso.

Le notizie dai giornali: “La Procura di Modena ha chiuso le indagini: per il padrone e per il delegato alla sicurezza si ipotizza l’omicidio colposo aggravato in concorso. Sono contestate una serie di omissioni tra l’altro nella valutazione del rischio, nei requisiti di sicurezza e la mancata formazione dell’operaia. Nel chiudere le indagini la pm Maria Angela Sighicelli sottolinea la presenza di pareggiatori in gomma da regolare manualmente non previsti l’assenza di una protezione, prevista. Laila sarebbe entrata nella fase di pre-avviamento nel macchinario proprio per regolare i pareggiatori, per il cambio di formato del formato in lavorazione.”

“Non hanno minimamente considerato il rischio di contatto dei lavoratori con gli organi in movimento durante l’uso delle fustellatrici”. Per trarre maggior profitto e “risparmiare sui tempi di lavorazione”, al posto della prevista protezione statica fissa avrebbero installato dei “pareggiatori regolabili manualmente”, consentendo l’avvio del macchinario anche in presenza di un operatore al suo interno. Sono alcune delle violazioni alle norme antinfortunistiche che la procura di Modena ha contestato a Fiano e Jacopo Setti, fondatore e delegato alla sicurezza della Bombonette di Camposanto.

Dagli atti della procura di Modena emerge che alla dipendente non sarebbe stato fatto seguire nemmeno il corso di formazione di legge per addestrarla all’utilizzo di quella macchina pericolosa. I due indagati sono accusati di omicidio colposo con l’aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche.

La morte sul lavoro non è mai fatalità. Ed è sempre annunciata dalle tante denunce inascoltate. E ha sempre dei colpevoli: i padroni che organizzano il lavoro in base al profitto.

Laila “segnalava inceppamenti da oltre un mese”, aveva denunciato il suo compagno.

Macchinario senza protezione, assenza di dispositivi di sicurezza, mandata a morire senza nessuna formazione da un padrone che, come tutta questa razza bastarda, è interessato solo all’aumento della produzione per aumentare i suoi profitti! Come non vedere l’intenzionalità del padrone in quest’ennesimo omicidio sul lavoro?

Abbiamo bisogno di fare ripartire la lotta contro le morti sul lavoro per mano dei padroni assassini, dobbiamo lottare per aumentare le pene ai padroni e imporre il reato di “omicidio volontario”! Ma per fare questo, abbiamo necessità di una Rete nazionale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Stiamo preparando per questo un’assemblea per febbraio/marzo.

Avevamo lanciato un appello proprio da questo blog dell’assemblea autoconvocata dell’8 gennaio scorso:

https://proletaricomunisti.wordpress.com/2022/01/18/basta-morti-sul-lavoro-appello-proposta-dallassemblea-nazionale-autoconvocata-del-8-gennaio%ef%bf%bc/

dall’Appello: “Dopo la morte di Luana D’Orazio perché un padrone ha manomesso il macchinario c’è stata una grande indignazione ma qualche mese dopo, a Modena, è rimasta schiacciata da un macchinario Layla El Harim.
Occorre partire dall’unità delle realtà che si battono concretamente nei luoghi di lavoro e portare la lotta sul piano nazionale, intervenire nei luoghi dove avvengono gli omicidi sul lavoro per dargli una visibilità al livello nazionale e superare la rassegnazione che avviene sempre dopo, quando si spengono i riflettori. Dobbiamo promuovere una larga aggregazione di energie che si rendano protagoniste per condurre una battaglia di civiltà contro la barbarie della guerra quotidiana dei padroni assassini.
La lotta contro le morti sul lavoro e la lotta contro precarietà, cassintegrazione, attacco al diritto di sciopero, la rappresaglia padronale e poliziesca, sono tutte lotte che attaccano la radice del modello di produzione capitalistico. Se c’è ancora chi pensa che queste lotte si possono fare solo in ambito aziendale o solo a livello territoriale, ci deve dimostrare con i fatti che così i lavoratori possono portare a casa dei risultati.
Questa lotta dev’essere strappata di mano ai confederali e condotta su posizioni di classe che sono inconciliabili con quelle dei padroni, dobbiamo costruire il potere dal basso degli Rls, formando una lista di operai che intendono metterci la faccia e il proprio impegno, indipendentemente dalle tessere sindacali e votati da tutti i lavoratori del sito così da avere un mandato forte che risponde ai lavoratori e non alle RSU o RSA o ai capi.
Il controllo della produzione, l’ispezione senza preavviso, il potere di prendere decisioni immediate che fermino la produzione in caso di rischio-sicurezza per la vita degli operai, devono tornare in mano agli operai!
Abbiamo bisogno di postazioni permanenti di nuclei di ispettori e presidii sanitari nelle fabbriche e nelle zone industriali, nelle campagne, per un intervento continuo e preventivo, con un rapporto costante con lavoratori e Rls.
Poi ci sono i processi che dobbiamo considerare come parte di questa guerra e che richiedono una mobilitazione.
È ora di approvare una legge contro gli omicidi sul lavoro! È ora di bastonare davvero chi manda i lavoratori al macello perché non rispetta le più elementari norme di sicurezza!
La sola lotta aziendale e sindacale non basta.
Dobbiamo contrapporre lotta, unità, organizzazione, una campagna sul terreno nazionale a partire da chi già la sta facendo, aggregando via via sempre più realtà nell’impegno diretto, ben sapendo che 4 operai morti sul lavoro al giorno sono il prodotto di un sistema di produzione basato sul profitto dei padroni, e la prospettiva in definitiva non può che essere che quella di un suo rovesciamento per liberarci dallo sfruttamento e difendere le nostre vite e la nostra dignità.
La Proposta che facciamo come Assemblea del 8 gennaio è quella di un confronto, di un’assemblea nazionale tra febbraio marzo per la costruzione di una Rete nazionale per difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nei territori.
adesioni/contatti materiali
Bastamortesullavoro@gmail.com

L'Mfpr al meeting di due giorni del Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, e alla manifestazione a Milano contro il fascista Modi, per la libertà delle prigioniere politiche

Durante la manifestazione di forte protesta tenutasi il 29 gennaio vicino al Consolato indiano, in cui erano presenti anche varie donne, famiglie, vi è stata relazione tra compagne del Mfpr e donne indiane, a cui è stato consegnato uno dei cartelli.
Dall'intervento di una compagna al meeting  30 gennaio:

Come mfpr aderiamo alle campagne lanciate dal comitato per portare in esse un contributo attivo di solidarietà internazionalista. 

Vogliamo informare che intorno all’8 marzo stiamo lavorando per un’iniziativa specifica in merito alle prigioniere politiche indiane. Nell’ambito di queste iniziative, faremo anche una traduzione dell’opuscolo del PCIM “Womens in prision”. Iniziative dirette alle donne e lavoratrici che organizziamo e anche in maniera più larga.

Questa campagna prolungata non deve essere solo di denuncia e di controinformazione, ma dobbiamo lavorare per strappare dei risultati finalizzati alla liberazione delle prigioniere politiche, ma anche sulla questione che viene denunciata dalle prigioniere politiche: violenze, stupri, torture sessuali che subiscono nelle carceri.

E’ una nuova tappa che si aggiunge ad un percorso che abbiamo già iniziato e che ha visto alcune iniziative particolari, su cui vogliamo informarvi. 

Intorno alla giornata del 24 novembre: volantinaggi in fabbriche in cui vi sono soprattutto operaie indiane; abbiamo portato il messaggio della guerra popolare e del ruolo in essa delle combattenti maoiste, e la denuncia della terribile condizioni nelle carceri delle prigioniere politiche, sottoposte a stupri, torture sessuali, morte da parte della polizia indiana, denuncia portata nella grande manifestazione che c’è stata a Roma il 27 novembre delle donne, in cui sono scese in piazza circa 100mila donne, e dove lungo il corteo abbiamo portato grandi pannelli che hanno suscitato l’interesse di tante donne ed è venuta fuori la mancata informazione di quanto avviene in India da parte dei mass media. Infine abbiamo partecipato alcuni giorni fa ad una grossa assemblea di 400 donne, molto partecipata anche da lavoratrici, dove siamo intervenute e abbiamo portato il messaggio che arriva dalle compagne indiane della necessità della violenza rivoluzionaria che rientra in una battaglia che come mfpr facciamo contro le concezioni del femminismo piccolo borghese che non è rivoluzionario ma riformista.