09/02/14

Non si ferma la campagna ideologica e pratica contro il diritto d'aborto. Dopo la Spagna, la Svizzera

Non si ferma la campagna ideologica e pratica contro il diritto d'aborto. Dopo la  Spagna, la Svizzera
CI TOLGONO DIRITTI E DIGNITA' MA NOI VOGLIAMO LA NOSTRA LIBERTA'!
Non è solo la Spagna di Mariano Rajoy a voler compiere passi indietro nella legge sull’aborto. Anche la Svizzera corre il rischio di seguire il medesimo percorso.
Domenica 9 febbraio i cittadini della Confederazione sono infatti chiamati ad esprimersi su una proposta di legge popolare che si propone di escludere l’interruzione volontaria di gravidanza e l’embrioriduzione dall’elenco delle prestazioni coperte dall’assicurazione sanitaria obbligatoria. Se passasse il referendum, le donne, salvo casi rarissimi, dovrebbero provvedere di tasca propria per coprire le spese di un aborto, rendendolo di fatto impossibile per le pazienti meno facoltose.
I PROMOTORI
Secondo Peter Föhn, co-presidente del comitato “Aborto questione privata” che ha proposto il referendum e appartenente al partito conservatore di ultradestra popolare svizzero (Svp), “molte cittadine e cittadini non sanno che con i loro premi della cassa malati sono chiamati a finanziare gli aborti. Ma l’aborto non è una malattia”, e per questa ragione sarebbe necessario chiedere lo stralcio del finanziamento dell’aborto dal catalogo delle prestazioni dell’assicurazione malattie obbligatoria. “Nessuno deve essere obbligato a cofinanziare gli aborti degli altri – spiega Föhn – La possibilità di abortire non viene messa in discussione con questa iniziativa”. L’approvazione dell’iniziativa popolare (secondo i suoi sostenitori porterebbe a una riduzione dei costi dei premi assicurativi e, in ultima istanza, rafforzerebbe i diritti dei genitori: “Le ragazze under 16 non potrebbero più essere spinte a un aborto all’insaputa dei genitori”.
IL GOVERNO
Contrari all’iniziativa tutti i livelli istituzionali che hanno raccomandato ai cittadini di respingerla. In un messaggio pubblico la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf del Partito borghese democratico (Pbd) ha aspramente criticato la proposta, spiegando che “si tratta di un’iniziativa pericolosa” perché “con il pretesto degli sgravi finanziari si vorrebbe fare marcia indietro rimettendo in discussione un’importante conquista sociale” e, ancora: “Una donna che riflette su un’interruzione di gravidanza si trova di fronte a una decisione estremamente grave che non deve essere resa ancora più difficile da considerazioni di carattere economico. Il sistema attuale funziona bene e consente un’assistenza ottimale delle gestanti”.
L’ABORTO IN SVIZZERA
In Svizzera l’aborto è legale solo dal 2002, quando con un referendum che raccolse i voti favorevoli del 72% dei votanti, venne modificato il codice penale, introducendo la possibilità dell’interruzione di gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione. La Svizzera, ancora oggi, resta uno dei paesi con il più basso tasso di aborti (6,8 per mille nel 2011, contro una media mondiale stimata al 28 per mille secondo i dati di Amnesty international). Un dato che secondo gli analisti si deve anche al facile reperimento della pillola del giorno dopo che (sempre dal 2002) è acquistabile senza ricetta medica (non esistono dati ufficiali sulla vendite di questo prodotto, le stime di mercato parlano di 100mila confezioni l’anno).
LE DONNE A FAVORE
La maggior parte delle donne che hanno sostenuto pubblicamente l’iniziativa “Aborto, questione privata” sono esponenti di partiti conservatori che si ispirano a valori “cristiani”, come il Partito popolare svizzero (Svp), omologo dell’italiano Unione democratica di centro (Udc), il Partito popolare democratico o il Partito evangelico svizzero (Pev). Le loro dichiarazioni campeggiano su siti e materiale di propaganda accanto a foto sorridenti e immagini di neonati: è il caso della consigliera nazionale Sylvia Flückiger (Udc) che ha dichiarato: “Non voglio essere obbligata a contribuire al finanziamento di una cosa che non è conciliabile con la mia coscienza”; o dell’altra consigliera nazionale del Pev Marianne Streiff­Feller che sostiene come “l’uccisione di vite umane” non rientri nelle prestazioni di un’assicurazione di base obbligatoria; o, ancora, di Elvira Bader, ex consigliera nazionale del Ppd, che sostiene come “il compito dell’assicurazione sulla malattia dovrebbe essere quello di guarire e salvare vite, non di sopprimerle”. L’elenco delle sostenitrici comprende anche Yvette Estermann, che oltre a essere una consigliera nazionale in quota Udc è anche medico: “Come donna voglio risparmiare a tutte le donne il percorso doloroso di un aborto. Come avversaria dell’aborto voglio che le persone che condividono la mia opinione non siano più costrette ad assumerne anche i costi economici”.
SONDAGGI E CONTRARI
Il fronte dei contrari è ampio. Gli ultimi sondaggi parlano di una vittoria dei ‘no’ con il 58 per cento delle preferenze, contro il 36 per cento dei ‘sì’ e il 6 per cento di indecisi. Un esito che scongiurerebbe l’introduzione nell’ordinamento elvetico di una norma lesiva dei diritti e delle conquiste sociali delle donne svizzere. Contro l’iniziativa si è espressa anche Amnesty international che parla di “minaccia ai diritti fondamentali”. Secondo l’organizzazione l’iniziativa svizzera mette in pericolo il diritto di tutte le donne di beneficiare del miglior stato di salute possibile e il diritto di non essere vittime di discriminazione. “Il diritto di tutte le persone di beneficiare del miglior stato di salute possibile, come è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), si applica anche alla sessualità, alla gravidanza e alla maternità – ha spiegato Stella Jegher, coordinatrice della sezione svizzera di Amnesty su diritti delle donne e questioni di genere – Ogni Stato ha il dovere di garantirlo. Nessuno può essere oggetto di discriminazione nella sua applicazione. L’iniziativa compromette proprio questo diritto”.

Da che parte c'è violenza - respingiamo strumentalismi

Nell'attacco al M5S, noi siamo contro la Boldrini, il PD, il governo e Napolitano.
La vera violenza, il vero attacco alla democrazia, pur quella parlamentare borghese, fatto con una politica, concezione e metodi fascisti, sono quelli portati avanti dalla presidente della Camera col sostegno del PD/Letta/Napolitano, che ha utilizzato strumenti illegali per bloccare un legittimo dibattito parlamentare - anche l'ostruzionismo è previsto ed è legittimo per impedire leggi antipopolari.  Appellare tutto questo come "terrorismo-dittatura" è voler coscientemente capovolgere la situazione per continuare a imporre (in questo ormai l'uso abnorme dei decreti legge e della fiducia) la loro dittatura al servizio di leggi a favore dei padroni, delle banche, dei grandi e protetti evasori e dei grandi criminali.
La reazione dei deputati del M5S in questa occasione a una dittatura del presidente della Camera, che ha imposto per la prima volta e, ripetiamo, in maniera illegale lo strumento della "ghigliottina" per impedire gli interventi in parlamento, attuando un pericoloso precedente, è stata necessaria e sacrosanta, perchè contro leggi-truffa e l'affossamento di ogni forma democratica non ci si può limitare solo alle parole ma occorre, in alcuni snodi particolari, materialmente e in ogni modo impedire la violenza istituzionale.
Le donne hanno sperimentato recentemente sulla nostra pelle queste politiche e metodi truffa, fatti anche facendosi beffe delle loro stessi regolamenti parlamentari, quando il governo ha imposto la fiducia sulla legge sul femminicidio facendo passare all'ombra di questa, nuove pesanti misure repressive contro i movimenti di lotta, in primis No Tav; ugualmente oggi dietro lo sbandieramento dell'Imu in realtà si è voluto far passare il regalo di 7,5 miliardi alle banche e assicurazioni private.
Sappiamo bene come chi usa metodi antidemocratici chiami "democrazia" ciò che è fascismo e chiami il fascismo "democrazia". Ma i proletari e le masse popolari non possono lasciarsi ingannare.
Ugualmente dobbiamo denunciare PRIMA DI TUTTO lo squallido gioco che PD, Boldrini, con l'aiuto di certa stampa e televisione, stanno portando avanti sulla questione delle offese sessiste.
Chi ha cominciato a fare violenza non solo a parole ma con i fatti contro le donne del M5S è stato il questore Dambruoso del PD, a cui è seguito il silenzio della Bondrini.
Respingiamo, poi, la strumentalizzazione fatta in alcune dichiarazioni della stessa Boldrini su stupri, violenza sessuali sulle donne come alimentate dalle offese sessiste apparse nel blog del M5S, per coprire le vere responsabilità di questo sistema, dei suoi governi, della sua polizia, dei suoi politici, negli attacchi alle donne, nella repressione poliziesca contro le lotte delle donne con uso di offese, molestie sessuali, fino a stupri, nell'averci dato governanti che si pregiavano di essere "utilizzatori" delle donne, e nell'alimentare quotidianamente con le loro parole e azioni un humus sessista, maschilista. Questa è la vera violenza quotidiana, sistemica.
Così come respingiamo e onestamente ci fa senso la concezione del "rispetto verso le donne" espressa da alcune deputate del PD, che rivendicano le loro "scalate al potere" come dimostrazione della battaglia delle donne, e alzano la voce "indignate" solo perchè, secondo loro, le offese sessiste metterebbero questo "potere" in discussione, mentre queste stesse donne di "potere" continuando a fregarsene della condizione della maggioranza delle donne.

Gli attacchi sessisti osceni del "popolo grillino" - che restano quindi una contraddizione secondaria - sono interni e frutto di una concezione, di una politica quella di Grillo e della logica del M5S che noi l'abbiamo chiamata fin dal primo momento populista reazionaria, che parla alla "pancia" degli italiani e quindi ne sollecita i più bassi istinti, il linguaggio stupido, crudo, il turpiloquio; noi fin dall'apparire il fenomeno Grillo e del M5S abbiamo detto che Grillo era lo sdoganamento delle posizioni fasciste, reazionarie, che accarezzava il razzismo antimmigrati come il sessismo antifemminista. Quello che è successo sia in parlamento da parte di un deputato del M5S sia soprattutto nel blog è frutto di questo humus nero che fa di Grillo e del grillismo una componente delle tre destre oggi in Italia (Berlusconi, Grillo, Renzi) - in questo è una contraddizione loro, interna al loro politica, ideologia, metodi moderno fascisti, non è una contraddizione esterna - e chi ora si indigna mentre è stata zitta verso offese, attacchi alla dignità delle donne a parole e nei fatti, legittimando in parlamento in tutti questi anni, con silenzi o alzate di spalle, l'uso berlusconiano delle donne e le loro scalate alla tv, a posti di potere istituzionali, fa come quel detto: "il bue che dice cornuto all'asino"...
Questo humus populista reazionario del grillismo non poteva non suscitare lo squallore degli insulti sessisti nel blog di Grillo; questo è stato alimentato dallo stesso strumento del blog, fb, ecc. che fa diventare "fenomeno", dà voce a delle pulci, a dei miserabili quanto idioti maschilisti, che altrimenti non avrebbero voce; uno strumento che fa diventare immediatamente tendenza espressioni da "cesso di bar", che tali dovrebbero restare e invece trovano indegna pubblicità.
Chiaramente questi commenti sessisti nel blog, l'idiotismo maschilista di fatto pubblicizzato da Grillo e soci mettono ancora una volta in luce quanto vasto e nero sia l'humus maschilista - quello che noi chiamiamo "uomini che odiano le donne" - quanto sia trasversale in termini di settori sociali e di idee politiche. Ma questo è un problema di lotta nostra!

Non ci vuole la Boldrini o le donne del PD che si tengono ben stretta la loro poltrona in parlamento a ricordarcelo; nè possiamo accettare che strillano da una parte e si tappano dall'altra le orecchie sugli insulti razzisti e sessisti di uso comune nella fogna che è diventato il parlamento.
Nessuno può imbrogliare da che parte sta il vero attacco alla democrazia, e l'attacco sistemico, violento alle donne, alla loro dignità e condizione.

MC del MFPR Taranto

YO DECIDO Milano 01 02 2014 - alcuni video sulla mobilitazione

IL DIRITTO D’ABORTO NON SI TOCCA!

Contro Moderno Medioevo, Chiesa, Stato, Capitale

Giù le mani dal corpo delle donne!





Il governo di centrodestra di Spagna, Mariano Rajoy, segretario del partido Popular, il 20 dicembre 2013, su proposta del ministro di giustizia Gallardòn, ha approvato un disegno di legge che limita fortemente il diritto delle donne di abortire entro 14 settimane.

Con questo disegno di legge si cancella la legge del 2010 sulla interruzione volontaria di gravidanza che aveva depenalizzato l’aborto. La proposta Gallardòn prevede un forte peso del ruolo di medici, giudici, genitori e servizi sociali, facendo tornare le donne spagnole in una condizione di eterna subordinazione. Nello specifico, l’aborto è consentito solo nel caso di violenza sessuale (fino alla 12ma settimana) e di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, con rischio permanente o duraturo nel tempo, certificato da due medici (fino alla 22ma settimana). I casi di anomalia del feto incompatibile con la vita o di malformazioni del feto rientrano nella fattispecie della salute psichica della donna e debbono essere certificati; nel caso di rischio per la salute psichica la donna dovrà produrre ben quattro certificati: due di due medici psichiatri, uno d’informazione clinica sui rischi relativi all’aborto e uno dei servizi sociali, soprattutto in merito alle alternative all’aborto: qui siamo al sadismo puro!

Per le giovani tra i 16 e 18 anni si dovrà avere la ratifica dei genitori.

L’obiezione di coscienza è estesa fin dalla fase informativa e non, come attualmente, al personale che interviene direttamente nell’intervento abortivo.




La gravità dell’attacco al diritto d’aborto, sferrato in maniera frontale, in Spagna non è isolato, via via questa politica si estenderà negli altri paesi in Europa, per questo è anche nostro interesse essere oggi al fianco delle donne spagnole in lotta.



Lo vediamo anche in Italia, dove la messa in discussione del diritto d’aborto, pur se oggi non avviene in maniera frontale, è di fatto in atto, a macchia di leopardo, su singoli aspetti, con attacchi ideologici e pratici: il seppellimento dei feti (ultimo in ordine di tempo il Comune di Girenze di Renzi) la crescente obiezione di coscienza che rende ormai impossibile in diverse regioni il ricorso all’IVG, la difficoltà di poter ricorrere alla pillola del giorno dopo e alla RU486, il riconoscimento giuridico dell’embrione nella L.40; si costringono, nei fatti, le donne al pendolarismo per poter interrompere una gravidanza indesiderata e\o ritorno al “prezzemolo e cucchiaio”, come avverrà inevitabilmente in Spagna. Non è sicuramente un caso che recentemente Bergoglio che ha definito orrore l’aborto, indicando nei fatti la prossima agenda politica ai governi, in primis all'Italia.



       
       
       
       
       






La messa in discussione del diritto d’aborto è per questo sistema capitalista un attacco a ciò che esso simbolicamente rappresenta: la libertà di scelta delle donne in ogni ambito della propria vita, doppiamente per le giovani, le proletarie, le immigrate che subiranno una discriminazione di classe; la messa in discussione dei “diritti superiori della nazione”, la ribellione ad una ideologia di subordinazione, “conservazione”, necessaria per la borghesia soprattutto in una fase di crisi.



Per questo per noi donne è centrale la lotta per la difesa del diritto d'aborto. Oggi la portiamo avanti in continuità con lo sciopero delle donne del 25 novembre contro violenze e femminicidi che rappresentano il frutto più marcio di questa società, ma che mette in discussione le tante forme di violenza e oppressione sessuale, attacco ai diritti che subiamo quotidianamente, di cui questo dell'aborto è centrale.

Dopo lo sciopero delle donne abbiamo detto “indietro non torniamo”. Lo affermiamo con forza oggi anche nella lotta contro l’insieme degli attacchi pratici ed ideologici al diritto d’aborto.


Movimento femminista proletario rivoluzionario Milano

07/02/14

le donne in rosso di amburgo a sostegno dei prigionieri politici indiani e della guerra popolare in occasione della giornata internazionale del 25 gennaio!

Discorso del Rotes Frauenkomitee Hamburg (Comitato delle Donne Rosso Amburgo)

Care compagne e compagni, care amiche e amici,
Noi del Rotes Frauenkomitee Hamburg vogliamo parlare qui del ruolo particolare delle donne impegnate nella guerra popolare in India. La donna in India è, come in tutto il mondo, doppiamente oppressa e sfruttata. Il patriarcato in India assume le più diverse forme ed si impone fortemente. Le condizioni delle donne indiane sono complicate dalla società semi-feudale e società semi-coloniale che si esprime nel capitalismo burocratico.
Abbiamo sentito la notizia che una donna di 20 anni è stata violentata da 12 uomini. Il capo villaggio aveva organizzato questo come misura di punizione, per un presunto contatto avuto con un ragazzo di un altro villaggio. Ciò nei villaggi indiani non fa eccezione, questa è la realtà quotidiana in cui le donne vivono nei paesi oppressi! L'espressione concreta della semifeudalità e del semicolonialismo e del capitalismo burocratico. L'eccezione è che ciò succede ancora oggi.
Le donne in India hanno perciò innumerevoli ragioni per combattere. E questo lo fanno anche specificamente nella guerra popolare, il modo più coerente per distruggere il vecchio sistema con tutti i suoi mali.
Nel 1986, è stata fondata l'organizzazione AMS che è entrata nel KAMS (Krantikari Adivasi Mahila Sangathan) e ora ha 90.000 aderenti. Si tratta della più grande Organizzazione delle donne in India. Tutti le 90.000 aderenti sono comuniste. Il KAMS fa propaganda contro le tradizioni adivasi del matrimonio forzato e del rapimento. Contro l'usanza dell'isolamento delle donne mestruate fuori dal centro urbano in una capanna nella foresta. Contro la bigamia e la violenza domestica. Nello Stato del Dandakaranya, è ancora vietato alle donne oggi seminare i campi.
Il Partito Comunista dell'India (Maoista) ha deciso, quindi, che le donne possano seminare nei campi di proprietà collettiva. Su questa terra seminano, coltivare ortaggi e costruiscono dighe e canali di irrigazione.
Per molte giovani donne entrare nel Partito comunista e in particolare nell'Esercito Guerrigliero di Liberazione Popolare(PLGA) significa avere la possibilità di sfuggire al soffocamento sociale. Questo è spesso l'unico modo per proteggersi contro il matrimonio forzato, lo stupro, e cose di questo tipo.
Se una donna delle basi di appoggio viene violentata o picchiata, le compagne rispondono con i mezzi della guerra popolare. Cioè, l'uomo viene messo sotto accusa dalle compagne e punito. Se ripete il delitto, egli deve essere punito una seconda volta e punito in maniera ancora più pesante… fino a quando non farà una cosa del genere mai più.
Con la guerra popolare in India che viene portata avanti da oltre 40 anni da parte del PCI (Maoista), unitamente ai contadini e agli oppressi, le donne hanno la possibilità attivamente e concretamente di combattere e rovesciare le condizioni dominanti.
La repressione dello stato contro le donne è particolarmente dura. Arresti e torture sono pericoli che incombono su tutti i rivoluzionari in lotta. Per le donne rivoluzionarie in aggiunta ci sono lo stupro e le mutilazioni sessuali. I prigionieri in India, in particolare le donne, soffrono questa violenza da parte dello stato indiano, sostenuto dagli imperialisti, come arma usata contro la guerra popolare. Tali maniere degli Stati reazionari le conosciamo dalla storia di tutte le lotte rivoluzionarie. Ma le donne che combattono nella guerra popolare in India, non si lasciano scoraggiare. Molte di loro sono state testimoni di come la polizia e gli squadroni fascisti paramilitari distruggono interi villaggi per saccheggiare ai contadini quel poco che hanno per vivere, e violentare le donne fino a farle morire. Il senso di impotenza per la maggior parte di loro è stato il motivo che le ha fatte entrare nel Partito Comunista e nell'Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione. Nella misura in cui aumenta la repressione della polizia, tanto più sono le donne del KAMS diventare una forza potente e si uniscono a centinaia, a volte migliaia per attaccare e combattere contro la polizia.
Molti degli stupri e delle bestiali mutilazioni sessuali sono indirizzati contro le aderenti al KAMS. Molte giovani donne che hanno visto questa barbarie sono entrate poi nel'EGPL, e ora rappresentano il 45 % dei suoi quadri.
Le donne nella guerra popolare in India sono combattenti, sono sorelle in armi attivamente al fianco dei loro compagni combattenti. Il loro compito nell'Esercito Popolare non è quello di cucinare e fare altri lavori riproduttivi.
Salutiamo la forza delle donne in India e prendiamo la loro lotta contro l'imperialismo e
tutte le espressioni del patriarcato come un grande esempio.
LUNGA VITA AL KAMS!
LIBERTA' PER TUTTI I PRIGIONIERI RIVOLUZIONARI IN INDIA!
VITTORIA ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA!
FEMMINISMO PROLETARIO PER IL COMUNISMO!

Rotes Frauenkomitee Hamburg

CHIARA LOTTA PER VIVERE!|

"È distrutta, irriconoscibile.... Quell'uomo ha usato una violenza che non si può neppure definire bestiale: neanche agli animali si può fare qualcosa di simile".
"A dicembre.... l'ho denunciato ancora e lui mi ha minacciato in strada...
...Dopo quelle minacce ho presentato la terza denuncia nei suoi confronti...
...neanche i servizi sociali hanno fatto niente...”. (il padre di Chiara la ragazza di 19 anni di Roma massacrata di botte e calci dal suo compagno) 

Con CHIARA, PERCHE' LOTTI CON TUTTE LE SUE FORZE PER VIVERE!
contro questo Stato che lascia che gli uomini ammazzino le donne

MFPR - Taranto




02/02/14

DALLA SPAGNA ALL'ITALIA: IL DIRITTO D'ABORTO NON SI TOCCA! Iniziative in tante città

DALLA SPAGNA ALL'ITALIA: IL DIRITTO D'ABORTO NON SI TOCCA!

In Spagna - migliaia in piazza a Madrid per difendere il diritto d'aborto

CONTRO LA PROPOSTA DI LEGGE DEL GOVERNO RAJOY

"Decido io", a Madrid in migliaia in piazza per il diritto all'aborto

I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna





Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e promotore del progetto di legge. 
- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/protesta-spagna-legge-restrittiva-italia-cortei-b7bc4ff2-8e0a-4fd2-8c17-afb6f0dd3cb0.html#sthash.SGJBkPJ9.dpuf






MONDO

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"Decido io", a Madrid in migliaia in piazza per il diritto all'aborto

I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna





Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e
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Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e
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I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna





Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e
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MONDO

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"Decido io", a Madrid in migliaia in piazza per il diritto all'aborto

I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna





Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e
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 IN ITALIA

CONTRO LA PROPOSTA DI LEGGE DEL GOVERNO RAJOY

"Decido io", a Madrid in migliaia in piazza per il diritto all'aborto

I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna





Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy.

L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e promotore del progetto di legge. 
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Milano al consolato spagnolo

Milano - Per tutta la durata del presidio contro l'attacco frontale al diritto d'aborto in Spagna, con il progetto di legge Gallardòn, sono state denunciate le cariche della polizia spagnola contro le donne in lotta, anche con arresti, per difendere il diritto d'aborto, contro la ipocrita legge classista" Le prime vittime del progetto di legge Gallardòn": "Le ricche abortiscono, le povere muoiono- ipocriti!", riprendendo gli slogan scritti sui muri in Spagna in questi giorni e "L'aborto non conviene al capitale".
Scandendo continuamente e a lungo slogan: "Ci tolgono diritti e dignità, ma noi vogliamo la libertà", "Aborto clandestino, profitti di milioni è questa la morale di preti e di padroni!", "La sacra famiglia ci uccide la vita, con questa società facciamola finita!", "Il diritto d'aborto non si tocca, lo difenderemo con la lotta!", "Non siamo serve nè incubatrici, con questo sistema facciamola finita!"
abbiamo fortemente animato il presidio, anche con la lettura del volantino distibuito nei giorni scorsi all'Università e ospedali e dell'appello per un 8 marzo rosso e proletario, il nostro 8 marzo.


A un certo punto, ci si è spostate verso la  via del consolato spagnolo, parzialmente bloccata la circolazione, con un cordone di carabinieri a bloccare l'accesso, a lungo anche qui spekerato.
Dopo il presidio una piccola delegazione ha aperto uno striscione davanti al consolato spagnolo!!



Le compagne del mfpr- Milano


Palermo

Palermo - Oggi pomeriggio, a Palermo, in concomitanza con l’iniziativa di Milano al consolato spagnolo, una delegazione di compagne Mfpr e lavoratrici dello Slai Cobas per il sindacato di classe ha partecipato al sit-in cittadino a Piazza Massimo.
Con striscioni, megafono e volantini, si è dato vita ad un sit-in in solidarietà con le donne e le masse femminili spagnole che stanno lottando contro l’attacco al diritto dì aborto da parte del governo di centrodestra. Governo che il 20 dicembre scorso ha approvato un disegno di legge reazionario, che limita la possibilità di interrompere la gravidanza solo in caso di grave rischio per la salute delle donne e in caso di violenza sessuale, e che pertanto riporta le donne indietro di almeno trent’anni, costringendole a ricorrere ai vecchi rimedi delle nonne…, rischiando la vita. 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, di recente ha affermato che nei paesi in cui l’aborto è illegale o le leggi sono più restrittive, vengono praticati circa 20 milioni di IVG/insicure all’anno, e che sono migliaia le donne morte in seguito a complicazioni durante tali aborti. Questo ulteriore e gravissimo attentato alla vita delle donne, non ci sorprende affatto, dato che, a livello internazionale, assistiamo alla recrudescenza dell’oppressione e della violenza sulle donne, di cui il femminicidio ne è l’aspetto più barbaro. 
L'iniziativa delle compagne e donne è stata inoltre animata da un "fuori programma" che ha allargato il volantinaggio in un’altra via centrale della città denunciando a gran voce che l’attacco al diritto d’aborto è un chiaro attacco al diritto di scelta delle donne e alla loro autodeterminazione, e che perciò, sarà difeso, strenuamente, con la lotta. 
Le compagne Mfpr hanno ribadito che nel nostro Paese, dove la maggioranza delle donne è costretta a vivere una realtà di subordinazione in ogni aspetto della propria vita, grazie all’avanzata del MODERNO FASCISMO e, di conseguenza, del MODERMO MEDIEVO, l’attacco al diritto d’aborto, anche se ancora non viene fatto in maniera frontale, viene fatto in modo subdolo, attraverso il movimento per la vita, il seppellimento dei feti, la Legge 40, sul riconoscimento giuridico dell’embrione, l’aumento dell’obiezione di coscienza da parte di medici ed operatori, che rende sempre più difficile, se non impossibile, abortire in diverse regioni. 
Attraverso le crociate ideologiche della Chiesa contro l’aborto, Chiesa che dispensa a piene mani “suggerimenti spirituali” alla società, ai governi e ai padroni, a favore della Sacra famiglia”, tesi a rinchiudere le donne nel “sacro focolare” domestico, inchiodandole al ruolo principalmente di incubatrici, oltre che di mogli, sorelle, mamme, crocerossine, badanti e ammortizzatori sociali, l’attacco al diritto d’aborto sarà via via esteso anche agli altri paesi europei, “culla della civiltà”.
Di qui, anche in Italia, la necessità della centralità della lotta delle donne in difesa del diritto d’aborto e dell’autodeterminazione, che deve essere portata avanti con forza e determinazione, in continuità con lo sciopero delle donne del 25 novembre scorso contemporaneamente alla lotta contro il femminicidio e gli attacchi, pratici ed ideologici all’insieme delle condizioni delle donne.


Le donne indietro non torneranno e la rivoluzione costruiranno!
Moderno Medioevo, doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione!
Il corpo è mio e lo gestisco io!

Il diritto d’aborto non si tocca, lo difenderemo con la lotta! 
Non ci avrete mai come volete voi! 
Fuori gli obiettori dai consultori! 
Questi alcuni degli slogan lanciati con rabbia e slancio... il percorso di doppia lotta è lungo e non si ferma... avviandoci verso una nuova tappa, la costruzione di un  8 marzo rosso. 


Mfpr

Roma, donne in piazza per solidarietà contro la legge spagnola anti-aborto 

Roma - Madrid chiama Roma. E in solidarietà alla "colleghe spagnole" un gruppo di donne romane ha risposto manifestando, nonostante il maltempo, sotto l'Ambasciata Spagnola, a Piazza di Spagna. Una protesta autorganizzata convocata per protestare contro "l'antiproyecto de ley" del ministro Alberto Ruiz-Gallardòn, presentato il 20 dicembre scorso, con cui si vorrebbe cancellare o restringere fortemente il diritto alla scelta di interruzione volontaria di gravidanza, riconosciuto dal precedente governo Zapatero. 

Le manifestanti distribuiscono il testo del documento che verrà consegnato dalle donne spagnole alle autorità, proprio nella giornata odierna, ed espongono cartelli con scritto: "Insieme alle donne spagnole anche noi decidiamo", riprendendo lo slogan adoperato dalle donne nella protesta in corso in Spagna. E ancora: "In tutto il mondo faremo il finimondo", "Io decido: di abortire la legge spagnola", "Io decido: mando in crisi l'obiezione, partorisco ribellione", "Obiezione respinta, io decido". 
Previsto al termine anche lo srotolamento di uno striscione di venti metri con lo slogan: "Yo decido"



Iniziative analoghe hanno già avuto in altre città di Italia: Napoli, Cosenza, Reggio Calabria, Catania, Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna, Genova.

01/02/14

Las ricas abortan. Las pobres mueren - per difendere il diritto d'aborto in spagna come in Italia

l' Mfpr interverrà al sit-in al consolato spagnolo a Milano 

e al sit-in a Piazza Massimo a Palermo



tratto da http://proletaricomunisti.blogspot.it/2014/02/pc-1-febbraio-milano-con-lmfpr-per.html

Chicas apaleadas y detenidas anoche en Madrid: Las primeras víctimas de la ley del aborto


 La policía detuvo ayer a tres mujeres en una concentración ante el Ministerio de Justicia en Madrid contra la ley del aborto. Los agentes cargaron con violencia, y con una actitud histérica en algunos momentos, contra un grupo de personas a última hora de la tarde. Las tres jóvenes detenidas están acusadas de desobediencia y resistencia a la autoridad y atentado a agente de la autoridad.




Las ricas abortan. Las pobres mueren. HIPÓCRITAS

La nueva Ley del Aborto es ante todo una ley profundamente clasista, burguesa y reaccionaria. Una Ley que va a repercutir sobre las mujeres trabajadoras y de clases sociales humildes, pues las mujeres de clases altas podrán seguir abortando simplemente desplazándose a otros países, pero las mujeres pobres no tienen dichos medios. Además una Ley basada en la hipócrita y cinica moral católica.
Gracias a los reaccionarios que gobiernan este Estado regresamos a los días tristes e hipócritas donde las mujeres ricas abortan y las mujeres pobres mueren.
Todas la mujeres, incluidas las que están gestando un hijo con una malformación incompatible con la vida o las que han sufrido una violación, necesitarán una autorización de un médico para poder abortar dentro del Estado Español, pero en ningún caso será vinculante.
Las vidas de las mujeres pobres que necesitan abortar dependerán de la moral o la falta de la misma de un doctor que, en ningún caso, podrá ponerse en su lugar porque sencillamente nadie puede meterse en la piel de dichas mujeres. A lo sumo puede intentar ser asertivo con alguien que está sufriendo y hacer el esfuerzo de comprender su situación.
Esta Ley como siempre penaliza a las mujeres de determinadas clases sociales.
¡ MALDITOS BURGUESES CINICOS E HIPÓCRITAS!
¡MALDITA IGLESIA CATÓLICA Y SU MORAL HIPÓCRITA QUE NIEGA EL DERECHO A LA MUJER TRABAJADORA A DECIDIR SOBRE SU PROPIO CUERPO MIENTRAS MIRA PARA OTRO LADO CUANDO LA BURGUESÍA ASESINA Y OPRIME A MILLONES DE PERSONAS EN EL MUNDO!
¡DEFENDER EL DERECHO DE LA MUJER TRABAJADORA A DECIDIR SOBRE SU PROPIO CUERPO!