10/06/23

Da Milano comunicato stampa su ddl contro la violenza sulle donne

Ma prima di tutto vogliamo esprimere la nostra vicinanza ai familiari di Giulia Tramontano e il nostro dolore e rabbia, nel giorno, ieri, del suo funerale

Il 7 giugno il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge volto a introdurre disposizioni per il contrasto alla violenza sulle donne e contro la violenza domestica. Questo, su proposta di ben tre ministri: la ministra Roccella, Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, il ministro dell’interno Piantedosi e il ministro della giustizia Nordio. 
Il ddl viene approvato all’indomani dell’efferato femminicidio di Giulia Tramontano avvenuto a Senago a fine maggio. Femminicidio che ha avuto particolare risalto massmediatico e che ha commosso fortemente l’opinione pubblica e, sulla cui onda, il governo ha accelerato l’iter legislativo che si basa su una stretta securitaria, inasprimento di pene che non avrebbero però evitato l’uccisione di Giulia, come non mancano di sottolineare alcuni servizi giornalistici. 
Infatti, il ddl punta a intervenire sui cosiddetti “reati spia” per prevenirne il degenerare in reati più gravi: che nesso può esserci con la prevenzione se, come spesso accade, nulla lascia presagire la violenza degli uomini? Inoltre, è vero che, i femminicidi sono preceduti da violenze fisiche e psichiche, contro cui gli apparati statali (magistratura, polizia...) non fanno nulla anche quando denunciati dalle donne. 
Come affermato dal governo con il ddl si intende: 
 – velocizzare le valutazioni preventive sui rischi che corrono le potenziali vittime di femminicidio o di reati di violenza contro le donne o in ambito domestico; – rendere più efficaci le azioni di protezione preventiva; 
 – rafforzare le misure contro la reiterazione dei reati a danno delle donne e la recidiva; 
 – migliorare la tutela complessiva delle vittime di violenza. 
Il ddl è composto da 15 articoli in cui, essenzialmente, viene previsto il rafforzamento delle misure cautelari quali l’ammonimento, il ricorso al braccialetto elettronico, viene aumentata la distanza minima di avvicinamento di 500 metri dalla vittima e vengono ampliate comprendendo anche il revenge porn e lo sfregio con l’acido. Viene previsto anche una sorta di costituzione di pool di magistrati specializzati in materia di violenze contro le donne e il pm deve valutare in tempi rapidi se applicare le misure cautelari e, in ogni caso, non oltre i 30 giorni. 
Salvo poi le dichiarazioni in conferenza stampa “"Ci sono fascicoli di denunce per Codice rosso che giacciono nelle Procure, non certo per l'inerzia dei magistrati, ma per la scarsità di risorse nota a tutti - ha osservato Nordio -. L'urgenza della crescita esponenziale di crimini di questa natura impone la massima celerità possibile". Certo, anche noi sosteniamo che il convivente violento o l’uomo denunciato come tale va allontanato immediatamente – in 30 giorni può avvenire di tutto - ma non bastano affermazioni generiche. 
Infine, in conferenza stampa, a conclusione del Consiglio dei Ministri in cui è stato approvato il ddl la ministra Roccella ha posto l’accento sul cambiamento culturale per cui l’intenzione del governo è diffondere il ddl nelle scuole e portare anche le vittime di violenze, e il ministro Nordio ha rafforzato il concetto affermando: ”possiamo iniziare a ridurre questi reati così odiosi”. E l’operazione culturale “deve iniziare dalle scuole ma deve proseguire dappertutto, anche nelle carceri”. 
Insomma la via facile del sempre invocato cambiamento culturale e l’educazionismo che mai hanno sortito effetti.
 
Milano e il suo immediato hinterland sono stati al centro di diversi casi di violenze sessuali, come ad esempio nella stazione Centrale, nella discoteca di via Padova e il terribile femminicidio di Giulia Tramontano, tali da suscitare le prese di posizione di esponenti istituzionali e soprattutto oggi con il governo Meloni con le continue dichiarazioni dei suoi massimi esponenti ispirati da razzismo, sessismo si spande a piene mani un humus reazionario e di odio verso le donne e vengono profuse a piene mani le “soluzioni” securitarie e di militarizzazione dei territori verso cui vengono dirottate enormi risorse a danno di strutture e servizi alla persona che sempre più ricadono sulle donne. Ma sempre le donne, le femministe hanno con determinazione sostenuto la loro contrarietà e lottato contro i provvedimenti securitari e la militarizzazione del territorio: “Non in nostro nome, non sui nostri corpi ipocrite misure di più repressione, di più forze dell’ordine, controllo del territorio”. “Le strade libere le fanno le donne che l’attraversano” per affermare fortemente che dove c’è più militarizzazione le donne tendono ad essere intimidite, a rinchiudersi nelle case che, spesso, sono i luoghi meno sicuri in cui le donne subiscono violenze sino al femminicidio; ma anche, come è successo sempre a Milano, il pestaggio in strada subito dalla donna trans da parte di agenti della polizia locale, dimostra ampiamente che non certo la militarizzazione del territorio per le donne significa maggiore “sicurezza”.

Per questo diciamo che oggi è necessario lottare contro questo nero governo e i suoi provvedimenti legislativi che peggiorano la condizione delle donne di questo paese. 
Come compagne del Mfpr di Milano abbiamo già fatto una prima, piccola iniziativa di denuncia dell'operato dei vigili contro Bruna, la donna Trans vittima della loro violenza il 26 maggio in piazzetta Transiti
Mfpr - Milano

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