06/05/22

A Taranto davanti al tribunale, solidarietà dell' mfpr alla ventenne vittima di stupro




il 5 maggio a Taranto, le compagne dell' mfpr, in occasione dell'udienza per stupro di una giovane disabile psichica da parte di 8 autisti Amat, hanno volantinato davanti al tribunale per portare un messaggio di solidarietà e di lotta alla ragazza che oggi doveva essere sentita dalla giudice e a tutte le vittime della violenza maschile.

Gli 8 autisti l’avrebbero costretta a subire rapporti sessuali. Quanto riferito dalla vittima avrebbe trovato riscontro in numerosi messaggi, e a quanto pare anche in qualche video postato su facebook da alcuni degli stessi autisti

05/05/22

Anche a Milano alla Libreria Mots molto interesse per la mostra e il dossier sulle prigioniere politiche in India - Si estendono le presentazioni

CHI VOLESSE INFORMAZIONI SULLA MOSTRA E DOSSIER O ORGANIZZARE PRESENTAZIONI, 

scrivere a mfpr.naz@gmail.com

Report dalle compagne del Mfpr di Milano della presentazione del dossier e della mostra dedicati alle prigioniere politiche indiane tenutasi a Milano il 3 maggio c/o la libreria Les Mots

La presentazione è stata seguita con interesse e partecipazione dai presenti - quasi tutte donne – con interventi integrativi e richieste di approfondimenti, in un luogo particolarmente ospitale.

Si è partite dalla campagna internazionale e internazionalista promossa dal Comitato di sostegno alla guerra popolare in India a cui l’mfpr ha aderito.

In concomitanza con l’8 marzo è stata realizzata la mostra e il dossier dedicato a tutte le prigioniere politiche del mondo, ma in particolare alle prigioniere indiane. La continuazione della campagna di presentazione è legata, da un lato, ad estendere l’informazione e la conoscenza di questa realtà, poco nota ai più, dall’altro, perché si vogliono raggiungere risultati concreti.

È stata illustrata la condizione delle prigioniere politiche nelle carceri indiane e di come la repressione colpisca essenzialmente le comunità Adivasi che si battono contro l’espropriazione delle loro terre da cui dipende la loro stessa sopravvivenza, ma chiunque difenda diritti, lotti per migliorare le condizioni di vita. Anche i termini utilizzati dal regime per indicare le campagne lanciate nel tentativo di soffocare la lotta rivoluzionaria come ad esempio Green Hunt = Caccia Verde la dicono lunga sulle intenzioni del governo. L’operazione Green Hunt è spiegata molto bene nel libro con lo stesso titolo

A questo proposito particolare risalto è stato dato al caso Bhima-Koregaon.

Se in genere, le condizioni di detenzione, sono terrificanti, per le prigioniere c’è un di più di discriminazioni, ma, contemporaneamente, la prigionia ha portato le donne fuori dall’invisibilità, sulla scena pubblica.

Non solo repressione ed oppressione, ma lotta ed organizzazione. molto spazio è stato dedicato al ruolo delle organizzazioni delle donne rivoluzionarie KAMS e NMS attraverso il racconto della vita e dell’attività di alcune di loro, in particolare Narmada Akka, Sheela Marandi, ma è stato anche richiamato il ruolo e il contributo della compagna Anuradha Ghandy, di cui nel dossier sono riportati stralci di un’intervista, riportata integralmente nell’opuscolo a lei dedicato.

Infine, si sono informate le donne presenti all’iniziativa della nuova Assemblea telematica di donne/lavoratrici del 9 giugno sul tema centrale della guerra e delle ricadute sulle donne, sia nel teatro di guerra che in Italia.

Una compagna, inoltre, ha chiesto se si pensa di proporre la presentazione in val di Susa le compagne hanno informato che compagne attive nel movimento No Tav hanno ricevuto l’invito per la presentazione di Milano e, quindi, ci sarà modo di proporlo in modo diretto.

Prima dell’inizio dell’evento sono passate due compagne della Rete Jin di Milano per avvisarci che non avrebbero potuto fermarsi perché coincidente con la loro riunione, anche se interessate. Nel breve scambio che è seguito le compagne del mfpr hanno loro proposto di organizzare la presentazione nello spazio che ospita le loro attività. Le compagne ci hanno detto che ne parleranno con le realtà che si trovano nello spazio (a poca distanza dalla libreria).

04/05/22

NEGLI USA SI ESTENDONO LE MANIFESTAZIONI CONTRO LA CORTE SUPREMA E GLI STATI CHE VOGLIONO CANCELLARE IL DIRITTO D'ABORTO


Centinaia di manifestanti
 sono scesi in piazza anche a New York City per difendere il diritto all’aborto, minacciato da una bozza di parere della Corte suprema che potrebbe ribaltare la sentenza del 1973 che legalizzò l’interruzione di gravidanza negli Usa.  Proprio ieri il governatore repubblicano dell’Oklahoma Kevin Stitt ha firmato una legge che vieta l’aborto dopo la sesta settimana di gravidanza.

QUESTO NUOVO ATTACCO NON DEVE PASSARE!
Facciamo sentire anche dall'Italia il nostro grido di protesta.

Il ripetersi periodicamente l'attacco al diritto d'aborto, alle donne dimostra come 

LA QUESTIONE DELL’ABORTO È CENTRALE NELLA POSIZIONE GENERALE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ E NEL FUNZIONAMENTO STESSO DELLA SOCIETÀ

(Dall'opuscolo del Mfpr:"Diritto d'aborto perchè SI!") 

Nell'attacco al diritto d'aborto c'è un aspetto economico/di classe, uno politico/ideologico.

Economico/di classe: 

Tutti i paesi capitalisti, mentre da un lato hanno sempre attaccato il diritto d'aborto perchè rappresenta in un certo senso il cuore della libertà di scelta delle donne e questo chiaramente si scontra con la funzione delle donne nel sistema borghese; nello stesso tempo in alcuni periodi e in alcuni paesi hanno utilizzato l'aborto, con un ritorno e rinnovo delle teorie malthusiane, di politiche di impedimento delle nascite, come sterilizzazione forzata (India, Perù), selezione di genere – unica eccezione è stata la Cina nel periodo della Grande rivoluzione culturale proletaria dove si affermava che i “paventati rischi della cosiddetta “esplosione demografica” erano un'invenzione delle superpotenze contro i paesi del Terzo mondo.

Dall'altra parte abbiamo, come oggi, politiche di incentivazione alle nascite quando c'è un profondo squilibrio demografico, di forze-lavoro. Le leggi contro l'aborto sono prima di tutto leggi profondamente classiste, borghesi e reazionarie. Esse penalizzano la maggioranza delle donne: le ricche possono abortire, le povere muoiono.

Politico/ideologico:

Per gli Stati, i governi, la Chiesa, è molto importante esercitare il controllo sociale sulla riproduzione della donna, specialmente in tempi di crisi. Il sistema capitalista nella sua fase morente porta a rompere i precedenti ruoli e rapporti che fungevano da puntello sociale, ideologico, pratico della conservazione di questo sistema. E’ il capitalismo stesso che distrugge, introduce abbrutimento, imbarbarimento, per imporre la legge del suo profitto, la sua dittatura.

Per impedire che tutto questo porti ad una disgregazione generale, incontrollabile, lo Stato risponde con il moderno medioevo, in cui riaffermare i valori più conservatori, oppressivi, la morale reazionaria e i valori della famiglia tradizionale, in contrasto con il modo di vivere della maggioranza delle donne. I nazisti misero la maternità su un piedistallo e l’aborto arrivò ad essere un simbolo di degenerazione, perché la famiglia era uno strumento importante di controllo sociale. 

CONTROLLARE LA RIPRODUZIONE DELLA DONNA È UN ASPETTO CENTRALE DEL DOMINIO DELLA BORGHESIA, E UNA BATTAGLIA CENTRALE DELLA LIBERAZIONE DELLA DONNA.

Da quando la società si divise tra chi ha la proprietà e chi non possiede nulla e da quando si impose il dominio maschile nella famiglia e nella società, alla donna si impedì il diritto di prendere decisioni sulla riproduzione. Quindi, la condizione delle donne e la riproduzione attiene ai rapporti di proprietà.  Proibire l’aborto equivale ad una violenza, la violenta dichiarazione del dominio maschile e della società capitalista sopra le donne, il violento controllo del corpo delle donne a livello più personale.  

La proibizione dell’aborto è la soppressione della volontà della donna da parte della legge e dello Stato. La lotta contro l'aborto è un terreno centrale su cui la borghesia riversa e sparge continuamente l'humus oscurantista, da moderno medioevo contro le donne come una delle basi ideologiche e politiche determinanti per lo sviluppo di un moderno fascismo necessario a mantenere il suo potere economico e politico, un potere che attraverso le politiche reazionarie e antipopolari dei propri governi, si concretizza in un doppio attacco contro le donne per frenarne il cammino di emancipazione.

Per questo, per le donne, per il movimento di lotta di liberazione, la battaglia per difendere il diritto d'aborto diventa centrale. E' parte importante della battaglia rivoluzionaria per cambiare tutta la società borghese. 

03/05/22

Report della presentazione della mostra e del dossier per le prigioniere politiche indiane ad Armonie di Bologna (a cura del mfpr-AQ)


La presentazione della mostra per le prigioniere politiche indiane ad Armonie di Bologna, all'interno della presentazione del libro di Rosella Simone "donne oltre le armi", è andata molto bene. Grazie anche al prezioso contributo della compagna Giusi, che ha lavorato alacremente perché l’iniziativa riuscisse anche sotto l’aspetto dell’accoglienza. L’evento ha aperto la possibilità di nuove presentazioni anche in altri luoghi e ci ha offerto la possibilità di informare e invitare le donne presenti al nuovo incontro telematico dell’Assemblea Donne/Lavoratrici per il 9 giugno, sul tema centrale della guerra e delle ricadute sulle donne, sia nel teatro di guerra che in Italia. Con Giusi, lavoratrice del pubblico impiego, molto attiva nell’Assemblea D/L, ci siamo impegnate a trasmettere alle donne che vivono questo bellissimo spazio, il link per accedervi e la mozione del 1° marzo contro la guerra a cui hanno aderito moltissime donne e lavoratrici.
L’incontro ha visto la presenza di oltre una ventina di partecipanti, prevalentemente donne e attiviste, e si è svolto all’interno di un gazebo allestito all’aperto per accogliere più persone.

La bella ospitalità e la particolare attenzione dedicata alle donne prigioniere politiche e, più in generale, al protagonismo rivoluzionario delle donne, che la stessa Rosella Simone ha promosso e saputo esprimere con la presentazione del suo libro, “Donne oltre le armi”, ha favorito un clima di comunicazione orizzontale. Ci siamo sedute in cerchio anche per questo, per il desiderio di ascoltare e di essere ascoltate senza sentirsi “interrogate”, per realizzare uno scambio sincero e di sorellanza tra vissuti ed esperienze diverse ma legate dalla consapevolezza comune che “non ci può essere rivoluzione senza le donne”.
Ma ci può essere liberazione delle donne senza rivoluzione? Questo è stato il punto sul quale la compagna del MFPR ha invitato a riflettere durante la presentazione della mostra e del dossier sulle prigioniere politiche indiane, invitando a sostenere la "rivoluzione nella rivoluzione" delle donne in India, che sono in prima fila nella guerra popolare. Le donne indiane si sono sollevate in armi non solo contro il capitalismo e l’imperialismo, ma anche contro il loro volto patriarcalista. Hanno combattuto e combattono non solo contro il patriarcato “esterno”, ma anche quello “interno”. Nonostante il poco tempo disponibile per il dibattito e l’approfondimento, dei semi sono stati lanciati. E in quest’ottica è stata anche consigliata la lettura del libro L’"Operazione Green Hunt" in India. un lavoro che "ha il volto di una donna, non di una donna “vittima“ della violenza, ma di una donna “combattente“ che, nonostante le atrocità subite, combatte instancabilmente contro il sistema patriarcale capitalista."
Un forte ringraziamento a Sandra e a tutte le compagne di Armonie, che hanno ospitato la mostra e dato voce alle compagne indiane.
La mostra fotografica - Liberta’ per le prigioniere politiche in India – sarà visibile dal 2 al 10 maggio (dalle 16 alle 19) presso TAM, lo spazio espositivo di Armonie.
Presso la stessa sede saranno disponibili i dossier. Se Armonie dovesse esaurirli, potete richiederli a mfpr.naz@gmail.com

Oggi siamo tutte con le donne degli USA: Giù le mani dal diritto d'aborto!

La Corte suprema intende votare per annullare la legge del 1973 che garantisce il diritto all'aborto negli Stati Uniti.

Al voto una bozza scritta dal giudice Samuel Alito sul parere della maggioranza dei saggi.

Il documento è un ripudio "totale e fermo" della storica sentenza Roe vs Wade. "Riteniamo che 'Roe e Casey' debba essere annullata", si legge nella bozza intitolata 'Parere della Corte'. 

"È tempo di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell'aborto ai rappresentanti eletti del popolo", si legge ancora nel documento. 

I quattro giudici nominati dai repubblicani - Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett - hanno votato con Alito, anche lui nominato da un presidente del Gran Old Party, George W. Bush, nel 2005, per abolire il diritto all'aborto. I tre giudici democratici Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan stanno lavorando aduna contro-bozza.

Intanto sono in corso grandi manifestazioni a difesa del diritto d'aborto

02/05/22

Milano, 3 maggio: presentazione mostra e dossier per le prigioniere politiche in India presso la libreria Les Mots

In India, considerata la "più grande democrazia del mondo", si sta consumando un genocidio nel silenzio più totale dei media e con la complicità di tutti i paesi imperialisti, Italia inclusa.
Campagna internazionale di solidarietà e per la liberazione delle donne prigioniere politiche in India

Per far conoscere, il più possibile, il protagonismo rivoluzionario delle donne e delle compagne combattenti, il trattamento disumano riservato a tutti i prigionieri, ma con un particolare accanimento verso le prigioniere
Sveliamo il vero volto della "più grande democrazia" e del regime fascista del primo ministro indiano Narendra Modi
Martedì 3 maggio 2022 alle ore 18,30, presso la libreria Les Mots (Via Carmagnola ang. Via Guglielmo Pepe, Milano): presentazione della Mostra fotografica e del Dossier dedicato alle prigioniere politiche indiane

01/05/22

1° Maggio - abbiamo da festeggiare solo le nostre lotte, ma la nostra condizione sempre peggiore chiede una marcia in più

Uniamo le lotte, per elevarle, per porre fine a questo sistema barbaro, marcio, guerrafondaio, sessista, razzista.


In questo 1° Maggio non basterebbero fogli e fogli per denunciare la condizione di lavoro di noi donne, delle lavoratrici, delle immigrate. Se prima stavamo male, i tre anni di pandemia ci hanno portato ancora più in basso se è possibile.
Tantissime di noi hanno perso il lavoro, il lavoro misero, precario con tanto sfruttamento e pochissimi soldi si è esteso dalle piccole realtà lavorative alle grandi, moriamo sempre di più, di fatica, di mancanza di sicurezza nelle fabbriche come nelle campagne: le nostre vite non valgono, i nostri corpi valgono solo se, messi sotto torchio, permettono più profitti ai padroni piccoli e grandi;  come le nostre vite sono appese a un filo per gli uomini che odiano le donne e che trovano linfa al loro odio in questo sistema borghese fascista, che al massimo versa lacrime di coccodrillo sempre il giorno dopo...
Ambra, postina di 29 anni, l'ultima che ha perso la vita
A noi fanno schifo mass media, partiti di governo e in parlamento, ministre che anche in questa giornata ci diranno come sono tristi e indignati della nostra condizione di discriminazione, oppressione, per poi il giorno dopo mantenere e peggiorare le nostre vite, continuare a farci ammalare e uccidere, a cercare di toglierci i diritti (quello sull'aborto non vedono l'ora di spazzarlo via); mentre si auto applaudono per miseri, ipocriti interventi che sono un'offesa per noi e i nostri figli (come l'assegno familiare unico i cui fondi sono presi togliendoli da altre voci del nostro stesso salario, o la gran cassa sul congedo parentale quando il tempo di lavoro diventa sempre più ridotto)
Noi siamo furiose che a tutto questo ora, per i loro sporchi interessi imperialisti, hanno aggiunto la maledetta guerra! Niente più speranze di soldi per la sanità, per la salute e la sicurezza, per i servizi sociali, per la scuola, tutto per l'aumento delle spese militari! E la loro guerra viene anche in casa con il carovita, con l'aumento dei carichi di lavoro in casa, per noi che dobbiamo arrabattarci con sempre meno soldi. Ma ciò che più ci fa arrabbiare e non sopportiamo è ancora una volta l'ipocrita uso delle donne, della condizione terribile delle donne ucraine e dei bambini per fare propaganda di guerra, per alimentare ed estendere la guerra interimperialista Russia/Nato Usa; ogni paese imperialista, gli Usa in testa, ma segue a ruota il governo italiano, parlano delle donne, anche di stupri di guerra, quando loro sono i caporioni con gli eserciti fascisti, di violenze, torture sessuali, stupri, dall'Irak, alla Siria, ai Balcani, alla Somalia, ecc. E ora il governo italiano usa anche l'accoglienza delle donne e bambini ucraini, per nascondere le morti che continuano di donne e bambini nei nostri mari, e i campi lager in cui vengono accolti le altre profughe nel nostro paese. 
Noi in questo 1° Maggio dobbiamo dire, dirci che tutto questo non dobbiamo, non possiamo accettarlo!
Un nostro slogan dice: Scateniamo la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione!
Per trasformare questo giusto slogan in passi concreti, dobbiamo fare più lotte, elevare ed estendere le lotte che facciamo, ma soprattutto unirci, organizzarci, partecipare in tante all'Assemblea Donne/Lavoratrici (che organizzerà un prossimo incontro nazionale ai primi di giugno). 
Questa battaglia deve essere sempre più presa nelle mani dalle operaie, da tutte le lavoratrici, dalle immigrate, perché le donne proletarie non hanno una o due catene da spezzare ma tutte, e tutta la vita da cambiare e hanno bisogno di rovesciare questa barbara società dalla terra al cielo, per un mondo nuovo, per il socialismo!
Per questo occorre sì un femminismo, ma un femminismo proletario rivoluzionario!