08/11/21

Novax, fascisti nelle piazze così come in famiglia contro le donne


I tentativi di farlo ragionare si sono sempre rivelati inutili: davanti alle minacce la donna aveva invitato il marito a lasciare l’abitazione e a sistemarsi altrove, ma lui ha risposto avvertendo che avrebbe sfasciato tutto e dato fuoco alla casa. Nei suoi confronti, con la denuncia, è stato disposto l’allontanamento d’urgenza. La sua avversione al vaccino era talmente forte che, come detto, era disposto perfino a licenziarsi pur di non farsi somministrare il farmaco. Aveva anche intimato alla moglie di fare la stessa cosa per cambiare vita, per poi iniziare a denigrarla per la sua scelta. L’ipotesi di far vaccinare anche suo figlio, rendendolo di fatto l’unico non immunizzato della famiglia, deve averlo fatto sentire in minoranza, scatenando la sua rabbia.

07/11/21

Contro confini, violenza e sfruttamento, documenti per tutte e tutti - Sulla manifestazione di oggi a Roma in piazza Esquilino

Oggi, 6 novembre, il MFPR ha partecipato al presidio in piazza Esquilino a Roma convocato dalla comunità bengalese e indiana del Lazio, comitato lavoratori e lavoratrici delle campagne e numerose altre realtà di migranti in lotta per chiedere lo sblocco della sanatoria e documenti per tutte e tutti.

L'intervista di Radio Onda Rossa a un lavoratore oggi in presidio:

La sanatoria del 2020, invece di regolarizzare chi non aveva un permesso di soggiorno ha alimentato un giro di ricatti e di business sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate, che spesso hanno dovuto pagare un finto contratto di lavoro per avere un permesso e continuare a lavorare a nero. E adesso, a un anno e mezzo dalla richiesta del permesso, si ritrovano ancora a mani vuote!

Nonostante sia stata chiesta da più di un mese l’apertura di un tavolo con il Ministero dell’Interno, la Prefettura di Roma e l’INPS, oggi nessun burocrate si è degnato di ricevere una delegazione dal presidio.


Ma la lotta continua! Le istituzioni sono abituate a trattare le rivendicazioni di chi non ha documenti come se queste non esistessero, ma sappiamo bene che per farci sentire è necessario invertire i rapporti di forza e in questo il presidio di oggi ha dato un preciso segnale: ci vuole l’unità dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate e non solo, per imporre quella che è una questione di civiltà: regolarizzazione di chiunque non abbia un permesso, abolizione delle attuali leggi sull'immigrazione, abolizione dei decreti sicurezza, fine degli abusi nelle questure!

Il 14 ottobre, nell’assemblea telematica donne/lavoratrici, abbiamo raccolto la denuncia di una lavoratrice immigrata di Frosinone sulla questione documenti e l’abbiamo portata al presidio, perché è necessario rimettere in campo una campagna, una lotta a 360° contro la pesante condizione che vivono le donne, le lavoratrici immigrate.

In questi due anni di pandemia, tra chi è stato maggiormente penalizzato ci sono proprio loro, le donne immigrate, quelle a cui vengono negati i documenti anche nelle situazioni di accertata violenza se non hanno un lavoro stabile. Sono le donne che spesso soggiacciono alla violenza domestica perché i documenti di soggiorno di una moglie o di una figlia straniera sono vincolati alla famiglia di origine per motivi di reddito e di residenza.

Sono quelle che in Italia vivono sotto l'incrocio di 3 fuochi, il fuoco del governo, del padrone, e dei mariti.

Se non lavorano il governo le obbliga a restare con i mariti violenti con il ricatto del permesso di soggiorno, altrimenti toglie loro i figli!

Per quelle che lavorano è il padrone che  utilizza il permesso di soggiorno come arma di ricatto, anche sessuale.

Pensiamo alle braccianti immigrate, costrette a vivere segregate in condizioni di estrema precarietà, dove allo sfruttamento sul lavoro si aggiunge anche quello sessuale. Molte di loro, soprattutto le nigeriane, sono costrette a prostituirsi a beneficio di caporali e altri braccianti.

Pensiamo alle braccianti rumene del Ragusano, o a quelle indiane dell’agro pontino, costrette a subire ogni tipo di abusi e violenze da parte dei padroni con il ricatto del permesso di soggiorno.


La questione dell'accesso ai documenti ci riguarda tutti, certo, ma soprattutto riguarda le donne, perché è sulla testa delle donne e in nome delle donne che si emettono leggi e decreti anti immigrati; perché i vari pacchetti sicurezza emanati sinora dai vari governi, col pretesto di reprimere la violenza sulle donne le hanno segregate, militarizzandone gli spazi e favorendo un clima di odio e violenza verso le donne e gli immigrati; perché sono le donne immigrate a vivere sulla propria pelle la tripla violenza istituzionale, padronale e patriarcale di questo marcio sistema capitalista!

Perciò pensiamo, e lo abbiamo detto alle compagne presenti oggi al presidio, che questa lotta per la regolarizzazione, per i documenti per tutte e tutti, per l’abolizione dei decreti sicurezza, vada portata anche nella manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, decisa per il 27 novembre dall’assemblea nazionale di Nudm

Come MFPR stiamo cercando di organizzare la partecipazione alla manifestazione di un “contingente rosso e proletario”, che porti la lotta combattiva delle donne migranti, la voce di classe e rivoluzionaria delle lavoratrici e donne proletarie, contro ogni aspetto della violenza contro le donne, la cui punta di iceberg sono i femminicidi, uno dei frutti più odiosi di questo sistema capitalista che fa della doppia/tripla oppressione delle donne una delle sue basi e che non può essere né abbellito né riformato, ma solo rovesciato con la lotta rivoluzionaria.

Per discutere come organizzarci ci siamo date un nuovo appuntamento telematico nell’Assemblea donne/lavoratrici del 19 novembre, a cui invitiamo tutte le lavoratrici immigrate, le donne proletarie, a partecipare.

* Questa mattina alcune compagne ci hanno riferito che Sara Zuffardi, attivista no borders, nel tentativo di spiegare alle forze dell'ordine un’aggressione fascista nei confronti di due giovani arabi, veniva aggredita da un poliziotto che le procurava diverse contusioni.

Trattenuta e minacciata in commissariato per 8 ore,  Sara si è fatta medicare al Policlinico Umberto I.

Alla generosa compagna va la massima solidarietà del MFPR


05/11/21

WHIRPOOL - GLI OPERAI E LE OPERAIE NON POSSONO AVERE FIDUCIA NEL GOVERNO

"Delusi e arrabbiati. Dopo le prime lettere di licenziamento arrivate nella giornata di mercoledì, gli operai della Whirlpool di Napoli si sono riuniti in assemblea per parlare del prosieguo della mobilitazione, tra chi non vuole mollare e chi è invece tentato di accettare le offerte dell’azienda. “La Whirpool ci ha preso in giro”, dice uno dei lavoratori... “È mancato il rispetto anche da parte del governo che si siede ai tavoli, promette, fa accordi e poi li straccia – dice un’altra lavoratrice – Almeno l’azienda c’ha messo sei mesi per stracciare un accordo, il governo ci ha messo meno di due settimane per rimangiarsi le parole”. Secondo gli operai, spettava infatti all’esecutivo “tutelarli” dall’azienda".

Purtroppo per ora l'azienda vince e manda le lettere di licenziamento.

Gli operai e operaie in generale non vogliono però mollare. E questo è la base per continuare la lotta contro i licenziamenti, per la soluzione lavorativa collettiva.

Ma per continuare è necessario fare un bilancio onesto.

Troppo affidamento nel governo, nei suoi accordi, impegni.

Questo chiaramente è coerente con la linea dei sindacati confederali, presente anche in altre importanti vertenze, ma è la fregatura per gli operai.

Il governo sta ancora balbettando su una possibile legge contro le delocalizzazioni - che, per quello che è emerso, al massimo può dare fastidio alle aziende, ma non è in grado assolutamente di fermare la chiusura di fabbriche; quindi nulla di effettivamente serio e concreto ci si poteva aspettare per evitare che la Whirpool licenziasse e scappasse. 

La Magistratura in questo caso ha fatto semplicemente da "notaio" delle normative attuali - a favore dei padroni.

Gli operai e le operaie della Whirpool in tutti questi anni si sono spesi al massimo nella lotta; ma ora occorre far corrispondere alla continuità della lotta contenuti differenti. 

04/11/21

Donne braccianti - basta con i reportage giornalistici occorre ribellarsi, unirsi e lottare


Da Il Fatto quotidiano:
“Alle donne 40 euro al giorno, agli uomini 45. E straordinari non pagati”
 – Lorella ha 42 anni, è una bracciante agricola pugliese che lavora in questo settore dal 2013: “Potrei scrivere un libro sulle umiliazioni che ho subito e ho visto. Nell’azienda dove lavoro le paghe non sono regolari, le donne percepiscono 40 euro a giornata mentre gli uomini 45 euro. Per loro noi donne valiamo 5 euro in meno anche se facciamo lo stesso lavoro. Lavoriamo 8 ore al giorno più una mezz’ora di pausa che dobbiamo recuperare, se facciamo una mezz’ora o un’ora in più di lavoro non ci viene mai retribuita“. Straordinari gratis, dunque. E non basta: “In busta paga risultano 67,50 euro per ogni giornata di lavoro, ma questo solo per far quadrare i conti e far figurare il compenso che andrebbe correttamente corrisposto, in realtà calcolano meno giornate di quelle effettivamente svolte e quindi noi riceviamo molto meno rispetto a quanto ci spetterebbe per le giornate lavorate. Su un mese di 30 giorni lavorativi, per esempio, ne fanno risultare solo 15, così da far risultare che quello che ci danno è la somma corretta. Poi, io dai 40 euro a giornata devo togliere 10 euro di gasolio perché uso la mia macchina personale per raggiungere tutti i giorni il posto di lavoro facendo 61 chilometri al giorno. Rimborso carburante? Mai visto un centesimo”.

03/11/21

Calendario Novembre - Dedicato alle donne che "incendiano" le piazze in tutto il mondo

Il 6 novembre tutt* in piazza a Roma al presidio per documenti e sanatoria! Sosteniamo e partecipiamo

Riceviamo da Campagne in Lotta e riportiamo l'appello per il 6 novembre.

Riportiamo, inoltre, dall'Assemblea nazionale telematica Donne/Lavoratrici del 14/10 la denuncia di una lavoratrice immigrata, proprio sul problema dei documenti ma anche delle condizioni precarie di lavoro.

Dopo il presidio del 23 ottobre alla prefettura di Latina, la comunità bengalese e indiana del Lazio lanciano un appello a cui ci uniamo: torniamo in strada per una manifestazione nazionale, questa volta a Roma, per chiedere lo sblocco della sanatoria e documenti per tutt*!
In questi due anni di pandemia tra chi è stato maggiormente penalizzato e chi non ha mai smesso di lottare ci sono le persone immigrate che per vivere dipendono da un permesso di soggiorno; un permesso che a sua volta è subordinato al contratto di lavoro, alla residenza, e a tutta un'altra serie di infiniti ostacoli burocratici che ne rendono sempre più difficile l'accesso e il mantenimento, sia per chi arriva in Italia che per chi ci vive e lavora da anni e magari ha anche dei figli qui, o prova a portare qui la propria famiglia.
La sanatoria del 2020, che avrebbe dovuto regolarizzare chi non aveva un permesso di soggiorno, è stata un fallimento e ha invece alimentato un giro di ricatti e di business sulle spalle dei lavoratori e le lavoratrici immigrate, che a un anno e mezzo dalla richiesta si ritrovano ancora a mani vuote.
La questione dell'accesso ai documenti ci riguarda tutti, italiani e immigrati. Si tratta dell'accesso alla salute, alla casa, ai servizi e alle tutele di base.
Per questo il 6 novembre torniamo in piazza, dalle campagne e dalle città di tutta Italia, per chiedere un incontro al ministero dell'Interno e ottenere risposte concrete. Vogliamo la regolarizzazione di chiunque non ha un permesso, l'abolizione delle attuali sull'immigrazione e dei decreti sicurezza, e la fine degli abusi nelle questure.
Contro confini e sfruttamento, per documenti per tutt*!
APPUNTAMENTO alle ORE 10:00 in PIAZZA ESQUILINO/VIA CAVOUR

DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE/LAVORATRICI
SOLOMON: “Durante il lockdown non sono potuta uscire di casa, ora lavoro. Ho un problema per mia figlia di 21 anni.
Sono venuti a cercarmi i vigili ma loro non mi hanno trovata a casa perché faccio due lavori, di giorno faccio la cameriera ai piani e di sera vado da dei nonni per tutta la notte e così non ho tempo di stare a casa. Il vigile ha detto che sono venuti a casa a cercarmi ma non mi hanno trovata e quindi vuol dire che io non abito lì. Ma non è così, io abito lì, ma io lavoro e anche mia figlia lavora. Mi hanno detto di andare alla questura che mi dicono loro cosa devo fare e lì mi hanno detto di portargli il biglietto che faccio per andare a lavorare a Roma. Ho portato il biglietto, per un mese mi hanno detto: va bene, ma vai in Comune a prendere il certificato dello stato di famiglia di tua figlia, ma nello stato di famiglia non risulta il mio nome e quello è il problema e non so che cosa fare. Loro non hanno dato i documenti. I documenti servono anche per il lavoro, anche se mi ferma la polizia fuori senza documenti è un problema. 
Sul lavoro, dove lavoro da 20 anni vi sono altri problemi. Sono le stesse persone della Ditta ma cambiano sempre il nome; dal 2017 che non mi pagano gli assegni familiari e ho chiesto a loro perché non me lo pagano e mi hanno detto che non potevano perché quella ditta non esiste più. Ma dico è la stessa persona e io non so cosa devo fare perché loro me li devono pagare. La Ditta quest’anno ha un nome, l’anno prossimo chiude e apre con un altro nome, la busta paga mi arriva sempre...”
Dalla compagna del Mfpr di Taranto: “Chiaramente ci dobbiamo occupare di questo perché non è una questione solo di Salomon ma di tante lavoratrici immigrate. Noi l’abbiamo detto tempo fa che le lavoratrici immigrate vengono anche doppiamente discriminate, doppiamente negati i diritti e che dovevamo anche fare un’inchiesta per capire meglio dove era possibile e su cosa era possibile lottare sicuramente sulla questione dei documenti e anche delle condizioni di lavoro. Su questo dobbiamo muoverci e risolvere alcuni problemi, perché risolto per una ci dà più spinta, ci da possibilità di pretendere questi diritti anche per altre".  

02/11/21

Nelle lotte delle lavoratrici portare la piattaforma delle donne - Dalle Assemblee nazionali donne/lavoratrici

Noi abbiamo posto una piattaforma, come diciamo, a 360°, perché rappresenta l’insieme dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio, che ogni giorno di più scarica crisi e pandemie sulla gente. La piattaforma è interna a questa battaglia. Parla di lavoro, parla di reddito, di condizione di lavoro, punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a questo sistema.
Sui punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è una condizione di base per poter avanzare, poter lottare; in questo periodo particolare in cui i padroni, gli stessi Enti pubblici, nel licenziare, nel peggiorare le condizioni di lavoro affermano nei fatti: ”prima di tutto le donne”, noi dobbiamo rovesciare questa situazione e dire invece “il lavoro prima di tutto alle donne”. Nei settori della sanità, della scuola in cui c'è un enorme carenza di lavoratrici e lavoratori, dobbiamo batterci perché ci siano massicce assunzioni, così come ci sia una legge straordinaria che dica che tutte quelle che hanno perso il lavoro per questa pandemia devono essere assunte nelle attività pubbliche, nei servizi degli appalti pubblici. Non vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra lavoro e casa, come lo smart working. 
Nella piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito; c'è il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul lavoro; non ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legata allo stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza; c'è il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la difesa della salute negli ambienti di lavoro anche al di là del covid - per esempio a Palermo nella scuola hanno fatto già una battaglia con un buon risultato contro il fatto che i bagni erano lontani dalla postazione lavorativa.
Pensiamo alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che vengono ipersfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole, quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì. 
In agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il problema della parità contrattuale con gli uomini perché le lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle violenze, abusi sessuali, ecco su questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici, che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni. Assumiamo poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza, nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario garantito. 
Sul lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - noi dobbiamo porre il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.
C'è tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali, atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli uomini violenti; case per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura d’urgenza nei processi per stupro, stalking e molestie sessuali, femminicidi,  repressione degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi. Ecc. ecc.