Da Il Fatto quotidiano: “Alle donne 40 euro al giorno, agli uomini 45. E straordinari non pagati” – Lorella ha 42 anni, è una bracciante agricola pugliese che lavora in questo settore dal 2013: “Potrei scrivere un libro sulle umiliazioni che ho subito e ho visto. Nell’azienda dove lavoro le paghe non sono regolari, le donne percepiscono 40 euro a giornata mentre gli uomini 45 euro. Per loro noi donne valiamo 5 euro in meno anche se facciamo lo stesso lavoro. Lavoriamo 8 ore al giorno più una mezz’ora di pausa che dobbiamo recuperare, se facciamo una mezz’ora o un’ora in più di lavoro non ci viene mai retribuita“. Straordinari gratis, dunque. E non basta: “In busta paga risultano 67,50 euro per ogni giornata di lavoro, ma questo solo per far quadrare i conti e far figurare il compenso che andrebbe correttamente corrisposto, in realtà calcolano meno giornate di quelle effettivamente svolte e quindi noi riceviamo molto meno rispetto a quanto ci spetterebbe per le giornate lavorate. Su un mese di 30 giorni lavorativi, per esempio, ne fanno risultare solo 15, così da far risultare che quello che ci danno è la somma corretta. Poi, io dai 40 euro a giornata devo togliere 10 euro di gasolio perché uso la mia macchina personale per raggiungere tutti i giorni il posto di lavoro facendo 61 chilometri al giorno. Rimborso carburante? Mai visto un centesimo”.
04/11/21
Donne braccianti - basta con i reportage giornalistici occorre ribellarsi, unirsi e lottare
Da Il Fatto quotidiano: “Alle donne 40 euro al giorno, agli uomini 45. E straordinari non pagati” – Lorella ha 42 anni, è una bracciante agricola pugliese che lavora in questo settore dal 2013: “Potrei scrivere un libro sulle umiliazioni che ho subito e ho visto. Nell’azienda dove lavoro le paghe non sono regolari, le donne percepiscono 40 euro a giornata mentre gli uomini 45 euro. Per loro noi donne valiamo 5 euro in meno anche se facciamo lo stesso lavoro. Lavoriamo 8 ore al giorno più una mezz’ora di pausa che dobbiamo recuperare, se facciamo una mezz’ora o un’ora in più di lavoro non ci viene mai retribuita“. Straordinari gratis, dunque. E non basta: “In busta paga risultano 67,50 euro per ogni giornata di lavoro, ma questo solo per far quadrare i conti e far figurare il compenso che andrebbe correttamente corrisposto, in realtà calcolano meno giornate di quelle effettivamente svolte e quindi noi riceviamo molto meno rispetto a quanto ci spetterebbe per le giornate lavorate. Su un mese di 30 giorni lavorativi, per esempio, ne fanno risultare solo 15, così da far risultare che quello che ci danno è la somma corretta. Poi, io dai 40 euro a giornata devo togliere 10 euro di gasolio perché uso la mia macchina personale per raggiungere tutti i giorni il posto di lavoro facendo 61 chilometri al giorno. Rimborso carburante? Mai visto un centesimo”.
03/11/21
Il 6 novembre tutt* in piazza a Roma al presidio per documenti e sanatoria! Sosteniamo e partecipiamo
Riceviamo da Campagne in Lotta e riportiamo l'appello per il 6 novembre.
Riportiamo, inoltre, dall'Assemblea nazionale telematica Donne/Lavoratrici del 14/10 la denuncia di una lavoratrice immigrata, proprio sul problema dei documenti ma anche delle condizioni precarie di lavoro.
In questi due anni di pandemia tra chi è stato maggiormente penalizzato e chi non ha mai smesso di lottare ci sono le persone immigrate che per vivere dipendono da un permesso di soggiorno; un permesso che a sua volta è subordinato al contratto di lavoro, alla residenza, e a tutta un'altra serie di infiniti ostacoli burocratici che ne rendono sempre più difficile l'accesso e il mantenimento, sia per chi arriva in Italia che per chi ci vive e lavora da anni e magari ha anche dei figli qui, o prova a portare qui la propria famiglia.
La sanatoria del 2020, che avrebbe dovuto regolarizzare chi non aveva un permesso di soggiorno, è stata un fallimento e ha invece alimentato un giro di ricatti e di business sulle spalle dei lavoratori e le lavoratrici immigrate, che a un anno e mezzo dalla richiesta si ritrovano ancora a mani vuote.
La questione dell'accesso ai documenti ci riguarda tutti, italiani e immigrati. Si tratta dell'accesso alla salute, alla casa, ai servizi e alle tutele di base.
Per questo il 6 novembre torniamo in piazza, dalle campagne e dalle città di tutta Italia, per chiedere un incontro al ministero dell'Interno e ottenere risposte concrete. Vogliamo la regolarizzazione di chiunque non ha un permesso, l'abolizione delle attuali sull'immigrazione e dei decreti sicurezza, e la fine degli abusi nelle questure.
Contro confini e sfruttamento, per documenti per tutt*!
APPUNTAMENTO alle ORE 10:00 in PIAZZA ESQUILINO/VIA CAVOUR
DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE/LAVORATRICI
SOLOMON: “Durante il lockdown non sono potuta uscire di casa, ora lavoro. Ho un problema per mia figlia di 21 anni.
Sono venuti a cercarmi i vigili ma loro non mi hanno trovata a casa perché faccio due lavori, di giorno faccio la cameriera ai piani e di sera vado da dei nonni per tutta la notte e così non ho tempo di stare a casa. Il vigile ha detto che sono venuti a casa a cercarmi ma non mi hanno trovata e quindi vuol dire che io non abito lì. Ma non è così, io abito lì, ma io lavoro e anche mia figlia lavora. Mi hanno detto di andare alla questura che mi dicono loro cosa devo fare e lì mi hanno detto di portargli il biglietto che faccio per andare a lavorare a Roma. Ho portato il biglietto, per un mese mi hanno detto: va bene, ma vai in Comune a prendere il certificato dello stato di famiglia di tua figlia, ma nello stato di famiglia non risulta il mio nome e quello è il problema e non so che cosa fare. Loro non hanno dato i documenti. I documenti servono anche per il lavoro, anche se mi ferma la polizia fuori senza documenti è un problema.
Sul lavoro, dove lavoro da 20 anni vi sono altri problemi. Sono le stesse persone della Ditta ma cambiano sempre il nome; dal 2017 che non mi pagano gli assegni familiari e ho chiesto a loro perché non me lo pagano e mi hanno detto che non potevano perché quella ditta non esiste più. Ma dico è la stessa persona e io non so cosa devo fare perché loro me li devono pagare. La Ditta quest’anno ha un nome, l’anno prossimo chiude e apre con un altro nome, la busta paga mi arriva sempre...”
Dalla compagna del Mfpr di Taranto: “Chiaramente ci dobbiamo occupare di questo perché non è una questione solo di Salomon ma di tante lavoratrici immigrate. Noi l’abbiamo detto tempo fa che le lavoratrici immigrate vengono anche doppiamente discriminate, doppiamente negati i diritti e che dovevamo anche fare un’inchiesta per capire meglio dove era possibile e su cosa era possibile lottare sicuramente sulla questione dei documenti e anche delle condizioni di lavoro. Su questo dobbiamo muoverci e risolvere alcuni problemi, perché risolto per una ci dà più spinta, ci da possibilità di pretendere questi diritti anche per altre".
02/11/21
Nelle lotte delle lavoratrici portare la piattaforma delle donne - Dalle Assemblee nazionali donne/lavoratrici
Noi abbiamo posto una piattaforma, come diciamo, a 360°, perché rappresenta l’insieme dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio, che ogni giorno di più scarica crisi e pandemie sulla gente. La piattaforma è interna a questa battaglia. Parla di lavoro, parla di reddito, di condizione di lavoro, punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a questo sistema.
Sui punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è una condizione di base per poter avanzare, poter lottare; in questo periodo particolare in cui i padroni, gli stessi Enti pubblici, nel licenziare, nel peggiorare le condizioni di lavoro affermano nei fatti: ”prima di tutto le donne”, noi dobbiamo rovesciare questa situazione e dire invece “il lavoro prima di tutto alle donne”. Nei settori della sanità, della scuola in cui c'è un enorme carenza di lavoratrici e lavoratori, dobbiamo batterci perché ci siano massicce assunzioni, così come ci sia una legge straordinaria che dica che tutte quelle che hanno perso il lavoro per questa pandemia devono essere assunte nelle attività pubbliche, nei servizi degli appalti pubblici. Non vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra lavoro e casa, come lo smart working.
Nella piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito; c'è il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul lavoro; non ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legata allo stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza; c'è il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la difesa della salute negli ambienti di lavoro anche al di là del covid - per esempio a Palermo nella scuola hanno fatto già una battaglia con un buon risultato contro il fatto che i bagni erano lontani dalla postazione lavorativa.
Pensiamo alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che vengono ipersfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole, quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì.
In agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il problema della parità contrattuale con gli uomini perché le lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle violenze, abusi sessuali, ecco su questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici, che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni. Assumiamo poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza, nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario garantito.
Sul lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - noi dobbiamo porre il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.
C'è tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali, atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli uomini violenti; case per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura d’urgenza nei processi per stupro, stalking e molestie sessuali, femminicidi, repressione degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi. Ecc. ecc.
31/10/21
G20 Contro gli sfruttatori e oppressori padroni del mondo! Contro il vostro moderno medioevo capitalista e imperialista! Da Palermo in collegamento con la manifestazione di Roma
A Palermo 30 ottobre
G20 CONTRO I PADRONI DEL MONDO CHE CI IMPONGONO DISOCCUPAZIONE PRECARIETA' MISERIA REPRESSIONE GUERRA DEVASTAZIONE AMBIENTALE... QUESTO SISTEMA DEL CAPITALE E' ANCHE CAUSA DELLE PANDEMIE...
RIBELLARSI E LOTTARE E' GIUSTO
CONTRO IL MODERNO MEDIOEVO DEL VOSTRO SISTEMA
CAPITALISTA E IMPERIALISTA
SCATENIAMO LA NOSTRA DOPPIA RIBELLIONE
Contro i padroni del mondo USA e i loro servi e alleati come Erdogan/Modi/Bolsonaro al servizio delle Multinazionali dell'economia del capitalismo brutale, sistema che DEVE ESSERE ROVESCIATO
Il forte intervento di una lavoratrice precaria dello Slai dopo avere anche cacciato un idiota provocatore No Vax travestito da No Grenn Pass
Cobas Confederazione, CUB, Slai Cobas sc, Comitato di Base No Muos di Palermo, Si Cobas Palermo, USB
Contro G20 - A Roma: dalle operaie della Gkn alle lavoratrici dell'Alitalia...
Da interviste fatte dal MFPR nelle manifestazioni precedenti:
Carlotta del Coordinamento donne Gkn spiega come è nato il coordinamento: all'interno della lotta degli operai Gkn noi donne, lavoratrici, compagne, amiche, mogli ecc. degli operai licenziati ci siamo organizzate in coordinamento per avere un ruolo attivo, sia all'interno della lotta dei lavoratori Gkn, sia a livello nazionale, perché questa lotta ha assunto un aspetto nazionale.
La donna all'interno della società è una donna lavoratrice, è una donna che in questo caso è toccata da un aspetto ancora più gravoso. Perché mentre il marito è in presidio 24 ore su 24 in azienda, noi donne, le mogli, le sorelle, le compagne, le amiche siamo in presidio anche noi, ma si occupiamo anche di portare avanti il lavoro, la famiglia. E portiamo avanti anche la lotta a fianco dei lavoratori, insieme a loro, facendo parte di questo cambiamento.
Come donne e lavoratrici siamo arrabbiate come le bestie per quello che stanno facendo, però sempre grintose, con il sorriso sulle labbra, non ci siamo mai fatte spaventare, non abbiamo paura.
Marta, assistente di volo Alitalia - Dopo tanto tempo si è cercato di nazionalizzare Alitalia, ma per fare un'operazione di svendita. Su 10500 lavoratrici e lavoratori, 7000 rimarranno in cassa integrazione. E questo è un progetto portato al suo compimento per liquidare quella che era la compagnia di bandiera, sebbene anche passata attraverso due fasi di privatizzazione, e aprire il mercato italiano alle low cost straniere, a interessi di altri paesi. E praticamente ci rimarranno il sostegno al reddito e la mancanza di lavoro, mentre questo era un asset strategico industriale da sviluppare, che poteva portare occupazione, lavoro. Tutte queste persone insistono nel territorio del Lazio e non bisogna dimenticare l'indotto, perché questa operazione è stata fatta senza applicare alcuna clausola sociale, ed escludendo delle lavoratrici e dei lavoratori in base a norme reinventate che non tengono conto dell’articolo 2112, di cessione di rami d'azienda in continuità. Per questo tutti i lavoratori che verranno riassunti da Alitalia in Ita non avranno diritti acquisiti, non avranno la loro anzianità e cominceranno da zero. Quindi con questa operazione il governo Draghi fa cadere quelle che sono le tutele sociali fissate dalle norme in Italia in Europa.
Noi temiamo, anzi, sappiamo, che questo è un esperimento sociale per applicare lo stesso metodo a tutti i lavoratori e le lavoratrici e al mondo del lavoro. Non per niente si è iniziato col togliere il blocco dei licenziamenti e adesso vediamo i risultati.
Le tutele applicabili per legge esistono perché ci sono i lavoratori più fragili. Alitalia era un'azienda prevalentemente al femminile e per una donna perdere il lavoro, oppure dover conciliare lavoro e cura dei figli, dei propri familiari, magari disabili, è ancora più difficile.
Le condizioni di lavoro sono importanti, e ancora più importante è averlo il lavoro! Non sono state applicate le tutele sociali, ad esempio chi assiste un familiare con 104, chi ha figli con 104, in genere sono le donne, quindi questo pesa di più. Sono le donne che in mancanza di un welfare sostituiscono quello che lo Stato dovrebbe fare! Se la situazione lavorativa diventa complicata oppure non c'è, tutto il peso di questo ricade sulle donne!
29/10/21
India: 3 manifestanti agricole uccise e 2 ferite dopo essere state investite da un camion a Bahadurgarh. La polizia parla di "incidente" mentre cerca di destabilizzare e sabotare l'agitazione degli agricoltori
Mentre il fascista Modi approda in Italia per il G20, prosegue in India lo sciopero delle braccianti agricole contro 3 leggi agricole volute dal governo per consegnare le risorse naturali alle multinazionali e ridurre alla fame la popolazione. Diversi "incidenti" da investimento stradale si sono verificati in questo anno nel corso dei presidi attuati dai manifestanti agricoli in sciopero.
L'ultimo giovedì mattina, dove tre donne manifestanti agricole sono state uccise mentre altre due hanno riportato ferite dopo che un camion le ha falciate giovedì mattina a Bahadurgarh. La polizia ha detto che l'"incidente" sarebbe avvenuto alle 5:45 del mattino quando un gruppo di manifestanti - sette donne e un uomo - stavano aspettando un'auto per raggiungere la stazione ferroviaria di Bahadurgarh, dopo essere rimaste nel luogo della protesta degli agricoltori per circa 10 giorni.
Secondo la polizia, le manifestanti erano sedute su un divisorio sotto il cavalcavia di Jhajjar vicino a Pakoda Chowk quando il camion, presumibilmente proveniente ad alta velocità dal lato di Jhajjar, è saltato sul divisorio e le ha schiacciate prima di fermarsi dopo aver colpito una grande roccia. Il conducente ha lasciato il veicolo ed è fuggito.
Le vittime sono state identificate come Amarjeet Kaur (51), Gurmail Kaur (65) e Sukhwinder Kaur (55). Le due donne ferite, Gurmail Kaur (60) e Harmeet Kaur (56), sono state portate d'urgenza all'ospedale civile di Bahadurgarh. Gurmail Kaur ha subito una frattura alla gamba ed è stata inviata alla PGI Rohtak, dove le sue condizioni sarebbero gravi. Harmeet Kaur è stata ricoverata all'ospedale civile e le sue condizioni sono stabili. Altri due manifestanti, Hamir Kaur e Jagtar Singh, hanno riportato lievi contusioni.
Tutti provenivano dal villaggio di Khiva Dialuwala nel distretto di Mansa del Punjab e affiliati all'organizzazione agricola Bhartiya Kisan Union (Ekta Ugrahan). Gli agricoltori hanno detto che il gruppo era arrivato al luogo di protesta di Pakoda Chowk 10 giorni fa e si trovava nella tenda numero 170 della tangenziale. Dovevano prendere un treno alle 7:45 come da cambio di ruolo.
Le famiglie delle donne decedute hanno chiesto un'inchiesta giudiziaria sull'incidente da parte di un giudice della Corte Suprema, affermando di ritenere che ci sia una cospirazione dietro la loro morte.
I manifestanti hanno chiesto un risarcimento di 10 lakh di rupie ciascuno e un lavoro a uno dei familiari delle donne decedute.
SKM cerca di indagare su tutti gli incidenti - le tre donne appartenevano a piccole famiglie di agricoltori, tutte in debito con la banca e con gli usurai.
La polizia deve indagare su come queste donne siano state colpite quando erano sedute sullo spartitraffico.
Balkaran Singh Balli, leader dell'Unione Punjab Kisan, ha dichiarato: “C'è la possibilità di un gioco scorretto nell'incidente in un momento in cui le forze stanno cercando di destabilizzare e sabotare l'agitazione degli agricoltori. E secondo la dichiarazione di una donna ferita, il camion che ha falciato le donne era partito solo da vicino. Anche le donne ferite devono essere adeguatamente risarcite dal governo”.
Buta Singh, un leader del BKU, ha affermato che l'incidente ha lasciato diversi dubbi nelle loro menti: “Abbiamo visitato il luogo dell'incidente e siamo stati informati che inizialmente il camion non era ad alta velocità quando ha falciato le donne. È stato visto stazionare a una certa distanza dal punto", ha aggiunto.
“È difficile credere che sia un incidente. Serve un'indagine equa nel caso. Il camion con il numero di Haryana è stato visto parcheggiato nelle vicinanze poco prima che arrivasse a tutta velocità, scavalcando lo spartitraffico e investendo il gruppo di donne sedute lì", ha detto Sumit, aggiungendo che un equo compenso dovrebbe essere dato ai parenti del defunto.
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