21/02/10

1° MARZO, A FIANCO DELLE IMMIGRATE

1° MARZO, A FIANCO DELLE IMMIGRATE

1 marzo giornata di lotta degli immigrati - manifestazione regionale a Bari

In preparazione del 1° marzo: TARANTO 25 febbraio ore 18 in piazza della vittoria

Il MFPR in questa lotta porta, in particolare, il sostegno alle donne e alle lavoratrici immigrate.
Pensiamo che a maggior ragione per le donne lo sciopero e la mobilitazione non possono che essere GLOBALI. Perchè le immigrate fanno tutto, dai lavori nei servizi e nelle realtà lavorative più pesanti, faticose e spesso umilianti, ai lavori nelle case come badanti, domestiche, al lavoro come prostitute, ecc. Perchè subiscono, come immigrate e come donne, non una ma una triplice oppressione, fatta di supersfruttamento, razzismo, sessismo, a cui si accompagna l'intreccio tra oppressione patriarcale nelle famiglie d'origine e oppressione moderno/imperialista del nostro paese.

Per le donne immigrate la lotta per il lavoro, per il diritto al permesso di soggiorno, alla cittadinanza, la lotta contro il razzismo, è strettamente legata alla lotta contro il sessismo, fatto di doppie discriminazioni sessuali, di 'luoghi comuni' maschilisti che offendono la dignità e i grandi sacrifici delle immigrate, ma anche di stupri di Stato.
Non solo, questo governo che ha uno schifoso disprezzo per le donne e soprattutto per le donne immigrate (che sono buone solo se possono essere usate come prostitute per i Bertolaso, come donne-tangenti) vuole anche in Italia imporre - come sta accadendo in Francia con il divieto del burga - la sua (in)civiltà con leggi fasciste e con la repressione.

Noi sosteniamo la mobilitazione delle immigrate perchè pensiamo che l'unità necessaria tra donne italiane e donne immigrate, tra lavoratrici italiane e lavoratrici immigrate, passi dal nostro sostegno ora all'autorganizzazione delle immigrate, e alle loro rivendicazioni: diritto di cittadinanza per chi lavora permessi di soggiorno per tutti uguaglianza dei diritti sui posti di lavoro e in materia di precarietà e disoccupazione chiusura dei CIE, abolizione del pacchetto di sicurezza antimmigrati

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

INVITIAMO LE IMMIGRATE IN LOTTA A PORTARE IL LORO CONTRIBUTO E LA LORO RIBELLIONE ALLA DUE GIORNI 13/14 MARZO A TARANTO: "Bagagli per un viaggio delle donne in lotta"

mfpr@fastwebnet.it
mfprpa@libero.it
3475301704 (margherita)
3408429376 (donatella)


17/02/10

"sicurezza per le donne" ... e nei CIE?

Lunedì 15 febbraio 2010, 15:49

Mara Carfagna, a Milano, parla di "sicurezza per le donne"
Ci scusi... e nei Cie?

Il giorno 11 febbraio 2010 il comune di Milano e la Ministra per le pari opportunità davano lustro a se stessi con un convegno dal titolo "sicurezza e aiuto" sulle azioni "di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne".
Sala strapiena, buona metà dei posti a sedere occupati da forze dell'ordine di vario tipo e grado in divisa da gran spolvero, moltissime donne, di quelle che ogni giorno si occupano concretamente di altre donne che hanno subito violenza, costrette a stare in piedi.
Eravamo ben certe, anche visto il pubblico, che di "prevenzione" di quello che succede alle donne recluse nei CIE non si sarebbe affatto parlato, quindi al momento della tavola rotonda abbiamo alzato dei cartelli e la voce chiedendo conto delle violenze e delle molestie sessuali perpetrate da solerti funzionari delle forze dell'ordine all'interno del centro di e identificazione ed espulsione di via Corelli e distribuendo dei volantini di informazione sulla vicenda di Joy ed Hellen, tra gli applausi di molte delle donne presenti.
A quel punto è intervenuta la digos che ci ha strappato i cartelli e ci ha spinte fuori per identificarci, non riuscendo però ad impedirci di terminare di volantinare e di rilasciare delle interviste a giornalisti presenti.
Le "ospiti non gradite" si sono poi ripresentate a sorpresa con altri 200 volantini distribuiti alle donne in uscita al termine del convegno.

Le donne che si sono incontrate al presidio del 25 novembre in piazza Cadorna e che vogliono rompere il silenzio di Milano sulle violenze nei Cie

15/02/10

RETE 8 MARZO

8 MARZO COLLEGHIAMOCI!


L'8 MARZO REALIZZIAMO UNA RETE DI INIZIATIVE DA NORD A SUD, UN COLLEGAMENTO TRA LE REALTA' DI LAVORATRICI, DISOCCUPATE, PRECARIE IN LOTTA, PER DARE VITA AD UNA RETE REALE E PERMANENTE E COSTRUIRE INSIEME UNO SCIOPERO DELLE DONNE

Tantissime sono in questi mesi le realtà di precarie, lavoratrici, operaie, disoccupate, in cui da un lato sempre si unisce l'attacco di classe al lavoro, al salario, ai diritti da parte di padroni, governo, istituzioni, all'attacco di genere: ad essere licenziate, messe in cassintegrazione, negato il lavoro, sono soprattutto le donne, verso cui vi sono spesso forme di discriminazione sessista; ma dall'altro queste lotte dimostrano che quasi sempre le donne sono in prima fila, sono le più combattive e determinate a resistere, perchè non vogliono “tornare a casa” e vogliono ribellarsi questo sistema di padroni, governo fatto di doppio sfruttamento, doppia oppressione, doppie catene.

L'8 MARZO uniamo queste lotte, dalle lavoratrici dell'Omnia di Milano alle disoccupate di Taranto, dalle precarie della scuola di Milano e Palermo, alle lavoratrici delle pulizie, alle lavoratrici Omega, dalle operaie dell'Omsa di Faenza e della Triumph di Bergamo a rischio licenziamenti, alle lavoratrici del call center di Pistoia, ecc. COSTRUIAMO UNA RETE (socializzando le iniziative, inviandoci messaggi, collegandoci telefonicamente o via e mail durante l'8 marzo) TRA LE REALTA' DI DONNE, LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE IN LOTTA.

UNA RETE CHE DALL'8 MARZO DIVENTI PERMANENTE, DANDO SOSTEGNO, SOLIDARIETÀ, FORZA AD OGNI LOTTA, CHE UNISCA DAL NORD AL SUD.

UNA RETE PER COSTRUIRE INSIEME UNO SCIOPERO DELLE DONNE.

Le lavoratrici, precarie, disoccupate del
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

15.2.2010

Taranto: mfpr@fastwebnet.it 347/5301704
Palermo: mfprpalermo@email.it 340/8429376
Milano: mfprmi@libero.it 333/9415168
Perugia: sommosprol@gmail.com 328/7223675

tavolo4flat@inventati.org
blog: http://femminismorivoluzionario.blogspot

"Signor Berlusconi, basta battutacce"

Da Repubblica, 15.02.2010
"Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate"
In nome delle belle ragazze albanesi "Signor Berlusconi, basta battutacce"

di ELVIRA DONES *

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

"Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."

Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

11/02/10

Disoccupate Organizzate Slai cobas TA

SAPPIAMO CHE LA LOTTA E' DURA, MA ABBIAMO DECISO DI ALZARE LA TESTA!

"pazienza, finita, rabbia molta - lavoro subito oppure rivolta"
"siamo disposti allo scontro duro - chiediamo lavoro stabile e sicuro"
"lavoro non polizia, lavoro non inquinamento", ecc., ecc.
Con questi e tanti altri slogan creativi, cantati, vi è stato questa mattina il corteo dei Disoccupati Organizzati slai cobas guidato dalle donne disoccupate. Un corteo molto vivace, combattivo, allegro, che si è fatto molto sentire nel centro di Taranto, chiamando altri settori di lavoratori precari a sostenere e unirsi alla lotta.
Un corteo di rivendicazione del diritto al lavoro nella raccolta differenziata, nel risanamento ambientale, al lavoro stabile e con un salario dignitoso, "vogliamo che il piano di raccolta differenziata porta a porta, con i finanziamenti regionali ottenuti anche con la dura lotta dei giorni scorsi: occupazioni del comune, blocco del ponte, blocco dei camion dell'Amiu, presidi e manifestazioni, diventi una realtà e sia una risposta ai problemi del degrado e della miseria e disoccupazione. Altro che vertici per la sicurezza e telecamere per l'ordine pubblico, unici interventi della nuova prefetta.
Ma è stato anche un corteo offensivo di denuncia forte verso la polizia e chi vuole trasformare il problema del lavoro in un problema di repressione.
Su questo sono le donne disoccupate a esprimere più ribellione.
"Sappiamo che la lotta è dura - hanno detto - ma abbiamo deciso di alzare la testa e far rispettare i nostri diritti. E nella fatica c'è la felicità di sentirsi ora come Disoccupati Organizzati una grande famiglia, tutti come sorelle, fratelli. Anche per questo non possiamo tornare a casa".
Non a caso questo problema della repressione è emerso anche oggi a fine corteo, quando i Disoccupati si sono trovati di fronte a una inutile provocazione: nonostante l'autorizzazione ad arrivare con la manifestazione sotto la Prefettura, uno schieramento impressionante di polizia ha cercato con la violenza di impedirlo. Ma con determinazione e forza i disoccupati e le disoccupate prima hanno aggirato, spingendo e forzando lo schieramento della polizia che ha dovuto arretrare, poi hanno costretto i poliziotti e la Digos a far arrivare la manifestazione sotto la prefettura.
Lo stesso è avvenuto sotto il Comune dove il rapporto tra disoccupati e polizia era almeno di 1 a 5 poliziotti.
Ma questo ha in realtà ancora una volta mostrato la paura che istituzioni e polizia hanno della lotta e della determinazione dei Disoccupati Organizzati, frutto della giustezza della loro battaglia che anche alcuni rappresentanti istituzionali di provincia e comune oggi hanno dovuto riconoscere, ammettendo che i Disoccupati Organizzati slai cobas hanno il merito di aver imposto in questa città il problema di dare delle risposte concrete all'emergenza ambiente/raccolta differenziata.
Per questo, i due incontri fatti dopo la manifestazione, con il Presidente della Provincia e con il Sindaco Stefano e assessori comunali e provinciali, hanno dovuto fare un passo avanti.
Domani, venerdì, sarà approvata la delibera che dà l'avvio alla realizzazione del progetto per la raccolta differenziata in alcune zone della città;
Mercoledì 17 febbraio verranno varati dei corsi di formazione retribuiti e finalizzati alla raccolta differenziata.
Disoccupate Organizzate Slai cobas
TA. 11.2.010

HELLEN E DI TUTTE LE IMMIGRATE INCARCERATE, VIOLENTATE DALLA POLIZIA, LE LAVORATRICI E LE DISOCCUPATE DEL MFPR DI TARANTO SONO AL FIANCO DI JOY ED RECLUSE NEI CIE. PORTEREMO LA DENUNCIA E L'APPELLO DELLE COMPAGNE DI MILANO - A CUI VA LA NOSTRA SOLIDARIETA' - IN TUTTE LE INIZIATIVE DI LOTTA CHE STIAMO FACENDO IN QUESTI GIORNI.

MFPR - Taranto

CIE: rompere il muro del silenzio

11.02.2010
Rompere il muro del silenzio: a Milano continuano le iniziative di lotta e denuncia sulle violenze nei cie


Questa mattina il comune di Milano e la Ministra per le pari opportunità davano lustro a se stessi con un convegno dal titolo "sicurezza e aiuto" sulle azioni "di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne".
Sala strapiena, buona metà dei posti a sedere occupati da forze dell'ordine di vario tipo e grado in divisa da gran spolvero, moltissime donne, di quelle che ogni giorno si occupano concretamente di altre donne che hanno subito violenza, costrette a stare in piedi.
Eravamo ben certe, anche visto il pubblico, che di "prevenzione" di quello che succede alle donne recluse nei CIE non si sarebbe affatto parlato, quindi al momento della tavola rotonda abbiamo alzato dei cartelli e la voce chiedendo conto delle violenze e delle molestie sessuali perpetrate da solerti funzionari delle forze dell'ordine all'interno del centro di e identificazione ed espulsione di via Corelli e distribuendo dei volantini di informazione sulla vicenda di Joy ed Hellen, tra gli applausi di molte delle donne presenti.
A quel punto è intervenuta la digos che ci ha strappato i cartelli e ci ha spinte fuori per identificarci, non riuscendo però ad impedirci di terminare di volantinare e di rilasciare delle interviste a giornalisti presenti.
Le "ospiti non gradite" si sono poi ripresentate a sorpresa con altri 200 volantini distribuiti alle donne in uscita al termine del convegno.

Le donne che si sono incontrate al presidio del 25 novembre in piazza Cadorna e che vogliono rompere il silenzio di Milano sulle violenze nei Cie

Per contatti: 2511@inventati.org

Cosa succede alle migranti: il girone infernale di CIE-Carcere-Cie

Questa mattina giovedì 11 febbraio alle ore 11 ho incontrato Priscilla nel carcere di Mantova, avendo chiesto al direttore di entrare in quanto consigliere provinciale.
Sono sette mesi che sta rinchiusa, senza nemmeno una visita.
Priscilla ha 22 anni, è nigeriana e la storia la conoscete, domani esce per fine pena e non lo sapeva neanche.
Non sa nemmeno che cosa l'aspetta d'ora in poi. Abitava a Conegliano. Domani verrà trasferita, posta in carico alla Questura, ma poichè non ha i documenti il magistrato, sentita l'assistente sociale, deciderà se rilascare il foglio di espulsione e dove farla "accogliere". Probabilmente in un CIE. Esce dal carcere, per aver scontato tutta la pena, entra in un lager per venire espulsa. Eppure contro la condanna è stato interposto appello e quindi la vicenda potrebbe essere considerata in itinere permettendo a Priscilla di restare in Italia. L'amministrazione potrebbe disporre anche una forma di accoglienza reale e non l'internazione in un altro centro d'espuilsione, dopo aver pagato a caro prezzo da Via Corelli in poi.
Vi aggiornerò sugli sviluppi di queste ore.
Intanto vorrei che tutti coloro che si sono fatti un'impressione consolidata dell'immigrato clandestino, proprio come hanno voluto questa legge, costume e consuetudine, possano incontrare, un giorno, dietro le sbarre invalicabili di un carcere dove non sei di nessuno, una cittadina come Priscilla. Di certo qualche dubbio su quanto hanno acquisito come convinzione, sorgerebbe in loro.
Ma non è così perchè queste ragazze che hanno avuto il coraggio di ribelalrsi e denunciare stupri e violenze nei CIE, sono state tolte dalla circolazione e attorno al loro è stato alzato un muro di silenzio, tanto da non farle comprendere cosa significhi che fuori delle altre donne si stanno interessando di loro e che fuori, la stragrande maggioranza non conosce la loro storia.

Monica Perugini