19/12/18

Congresso FIOM: NO SCIOPERO DELLE DONNE - come volevasi dimostrare e come in tante lo avevano gia' detto... - da tavolo4



Di seguito riportiamo il report fatto dalle compagne di Bologna di NUDM andate al Congresso Fiom.

In un congresso mai così inutile e silenziato, in cui la cosiddetta "base", le lavoratrici "a cui rivolgersi", non c'erano, e non potevano esserci, è andata come era largamente prevedibile e come avevamo detto in tante nell'assemblea del 25 novembre contrarie ad accettare l'invito al congresso Fiom: 
La Fiom non dichiarerà lo sciopero delle donne dell'8 marzo.

Ora, chi nell'assemblea del 25 favorevole ad accettare l'invito diceva che se la Fiom diceva No, occupavano le sedi della CGIL, lo farà?

MFPR

DAL REPORT DELLE COMPAGNE DI NUDM DI BOLOGNA:
E' In estrema sintesi, possiamo dire che a Riccione è andata come poteva andare: un’apertura e una disponibilità da parte di alcune delegate e una rigidità da parte della segreteria, che non dichiarerà lo sciopero dell’8 marzo.
Ecco quindi un breve report della nostra partecipazione, alcune valutazioni e alcune proposte alla fine.
C’erano circa 120 persone che si sono diradate verso la fine. Noi eravamo in cinque da Bologna e una compagna da Milano. L’incontro non era quello che ci aspettavamo. Non si trattava infatti di un dibattito in cui parlavano le relatrici previste nel programma, bensì di un incontro in cui la priorità veniva data agli interventi delle delegate, nel quale le ospiti potevamo intervenire “se volevano” per un tempo massimo di 8 minuti (un particolare non irrilevante visto che una lettura integrale del nostro
testo collettivo avrebbe preso una mezzora). Questa strutturazione ci è stata comunicata dalla
coordinatrice, Michela Spera, solo quando ci siamo avvicinate al tavolo della presidenza per chiedere lumi su come si sarebbe svolto l’incontro, vedendo che al tavolo non c’era posto per le ospiti.
La stessa Spera, nell’introduzione ha richiamato l’adesione della FIOM alla manifestazione di NUDM del 24 novembre (che abbiamo poi scoperto essere stata diffusa con un comunicato del 22 novembre) limitandone però l’importanza all’opposizione al DDL Pillon. La manifestazione del 24 è stata immediatamente ripresa da una prima delegata, campana, che non solo ha dichiarato la sua partecipazione alle nostre assemblee e iniziative, ma ha anche lamentato il fatto che dal suo territorio si è dovuta muovere da sola. Gli interventi delle delegate hanno parlato di condizioni di lavoro, salariali, di sicurezza, di turni e della giornata lavorativa e di come simili questioni, nei momenti di contrattazione, non possano essere trattate come se fossero neutre e quindi per esempio indifferenti alla divisione sessuale del lavoro. Parallelamente, hanno denunciato sia il fatto che attitudini maschiliste sono presenti anche in fabbrica e nel sindacato, sia che la questione della violenza maschile – soprattutto domestica – deve trovare una risposta anche nei posti di lavoro.
I termini della proposta sono stati centrati, in linea di massima, su tre punti: la necessità di
raccogliere dati statistici che facciano un quadro più chiaro della condizione delle operaie (per esempio, quelli della DXC, ex HP, mostrano un differenziale salariale medio tra uomini e donne di 450 euro lordi al mese), l’importanza di accrescere il numero di delegate donne, l’importanza di una «contrattazione di genere» e infine la necessità di fare in fabbrica corsi di formazione sulla violenza maschile.
Il problema del rapporto tra violenza patriarcale e sfruttamento è stato insomma letto in una prospettiva strettamente sindacale. Il modo può essere evidentemente discutibile e appare infinitamente distante dai discorsi che accompagnano lo sciopero femminista in ogni parte del mondo, ma è probabilmente stato inevitabile visto il contesto della discussione. Il razzismo di governo e il suo peso in fabbrica è stato il grandissimo assente di ogni intervento, ma d’altra parte per quello che abbiamo potuto vedere nel tempo trascorso lì, le facce nere tra i delegati erano anche meno di quelle delle donne.
In questo quadro, certamente il discorso che noi abbiamo proposto, l’enfasi sul carattere strutturale della violenza patriarcale e sul suo rapporto con razzismo e riorganizzazione neoliberale del lavoro e infine le nostre rivendicazioni sono un’assoluta novità.

Prima del nostro intervento, che ha fatto Bea, due delegate hanno parlato dello sciopero femminista: la prima, Eliana Como (componente di minoranza del direttivo nazionale della CGIL, che al congresso ha presentato il documento "Riconquistiamo tutto"), ha centrato su quello l’intero suo discorso dicendo chiaramente che la FIOM non può esitare rispetto a questa opportunità, che deve coglierla, che in Spagna anche sindacati legati alla FIOM l’hanno fatto contribuendo a produrre lo sciopero dei cinque milioni di cui ben sappiamo, che bisogna anche fare assemblee in fabbrica per organizzarlo. La seconda (chiaramente più vicina alla segreteria) ha detto che lo sciopero è interessante e importante, ma gli scioperi devono essere preparati. Subito dopo di noi, una delegata di Bologna, di cui abbiamo preso il contatto, ha cominciato dicendo espressamente che la FIOM deve aderire allo sciopero dell’8 marzo perché è arrivato il momento. Infine, Palladino, la presidente della rete Dire, ha parlato a sua volta dell’importanza di fare opposizione insieme a NUDM e dello sciopero (dicendo tuttavia che «non basta» e che l’importante è che «lavoriamo insieme», rivolgendosi alla FIOM). Ci sono poi stati altri tre interventi di ospiti esterne alla FIOM sui quali non ci soffermiamo, tra i quali quello della Libreria delle Donne di Milano, che in questi anni recenti si è distinta per la sua straordinaria indifferenza o aperta ostilità verso NUDM, e quello di una manager che ha spiegato come una padrona femmina riesca a comandare gli operai e le operaie in modo più sensibile.

In conclusione, la segretaria generale Re David ha detto molto chiaramente che la FIOM non dichiarerà lo sciopero dell’8 marzo. Gli argomenti sono stati: dichiararlo richiede una larga assemblea di donne della FIOM (evidentemente quelle presenti lì al loro stesso congresso non erano abbastanza); negli anni passati c’è stata un’adesione delle fabbriche prevalentemente di donne e limitata al 2%, e loro dichiarano uno sciopero solo se sanno che sarà un successo perché altrimenti ne escono indeboliti verso l’impresa, i lavoratori e le altre organizzazioni sindacali; in Europa il sindacato è ancora prevalentemente maschile e in Spagna hanno dichiarato solo due ore e bisogna vedere con quale adesione; lo sciopero richiede assemblee di preparazione (che evidentemente non sono disposti a fare). Secondo Re David però questa non è una chiusura, non c’è bisogno di scontrarsi, si può tenere aperto un «confronto democratico»: se in singoli luoghi di lavoro e situazioni territoriali lavoratrici e delegate pensano di poter fare lo sciopero dell’8 marzo e che possa riuscire allora in quel caso si dichiara. Per Re David, bisogna riconoscere che ci sono iscritte della FIOM che lo sostengono, e questo rientra nel fatto che c’è una differenza tra militanza sindacale e personale che porta anche all’interno della FIOM punti di vista diversi. Alla fine del dibattito, ci ha detto con una battuta che nelle fabbriche è difficile che entrino gli esterni, il che evidentemente lascia intendere che la nostra richiesta di fare assemblee nei posti di lavoro non troverà una risposta scontata. Se è vero infatti che in diverse fabbriche esistono regolamenti interni che escludono la partecipazione di esterni alle assemblee nei luoghi di lavoro, esiste comunque la possibilità per il sindacato di ovviare a questa limitazione convocando assemblee territoriali.

Per fare una valutazione, crediamo che si possa partire da qui: noi abbiamo detto che aveva senso partecipare al congresso per allargare uno scarto esistente tra la base e la segreteria e per rivolgerci alle delegate e lavoratrici. Enfatizzare questo passaggio nel nostro intervento e dare centralità allo sciopero a partire dai nostri contenuti è stato importante perché ha registrato una situazione di fatto, che non a caso la segreteria pur stabilendo una differenza tra «militanza personale e sindacale» ha dovuto in qualche modo riconoscere, dando il via libera con molto anticipo (rispetto a quanto fatto lo scorso 8 marzo con un comunicato diffuso il 28 febbraio) alle iniziative locali di delegate e RSU. Misurare la potenza dello sciopero sui dati percentuali complessivi (al contrario di quello che hanno fatto CCOO e UGT, che all’indomani dello scorso 8 marzo in un comunicato congiunto hanno calcolato l’adesione di 5milioni e 300mila lavoratrici e lavoratori allo sciopero di due ore definendolo come “uno sciopero senza precedenti nella storia del movimento sindacale”) è evidentemente l’espressione di una posizione che intende salvaguardare l’integrità del sindacato e la sua continuità come struttura, e quindi una rigidità che però non ci può stupire (alcune di noi ne
hanno già fatto esperienza qualche anno fa, quando c’era in ballo lo sciopero del lavoro migrante del primo marzo: un’altra scala, ma stessi argomenti). D’altra parte, la prospettiva transnazionale è
valutata solo dall’interno delle strutture sindacali e non dalla dimensione che questo movimento ha, e che i sindacati non sono ancora riusciti a conseguire sul piano organizzativo.

Tutto questo indica però un campo di tensione che noi abbiamo la possibilità di attraversare ed è questo che dovremmo impegnarci a fare. Crediamo in questo senso che sia importante coltivare i rapporti con le delegate che sostengono lo sciopero e capire, tramite loro, se ci sono contatti nei diversi territori per lavorare insieme a NUDM verso l’8 marzo. Ci sembra importante poi pubblicare l’intervento (sia quello scritto sul sito sia i video che abbiamo fatto) con una breve introduzione che dica molto in sintesi come è andata e rilanci in avanti il processo dello sciopero che niente potrà fermare. Di questo possiamo occuparci noi che siamo state lì condividendo il testo qui in lista.

A presto,
Le bolognesi

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