11/12/18

Nadia Lioce, la tortura (S)conosciuta del 41 bis e noi. 1° parte



Dal Convegno svoltosi a Firenze il 20 ottobre, "Il 41 bis, una tortura (S)conosciuta? - A 26 anni dalla sua istituzionale, le restrizioni imposte ai detenuti sono servite (e servono) a indebolire e organizzazioni criminali?", registrato da Radio radicale, trascriviamo alcuni degli interventi più importanti e significativi, perché, a nostro avviso, fanno luce sul ribaltamento, a livello sociale, di tutte le misure liberticide applicate col 41 bis.
Che questo regime equivalga a tortura, è un dato di fatto di cui non si deve parlare, però deve trapelare, si deve sapere che esiste come pena eterna per chiunque si organizzi per cambiare lo stato di cose presente, per rispondere alla guerra di classe dei padroni con la lotta della classe proletaria. Di qui la sua applicazione ai prigionieri politici. Perciò combattere contro il 41 bis è una necessità che riguarda tutte e tutti noi. Non possiamo più restare indifferenti di fronte a questo laboratorio di vera e propria tortura sociale, che non ha nulla a che fare con la lotta alla “mafia” e al cosiddetto “terrorismo”.

La mafia di oggi, quella mercatista, non sta in 41 bis, ma nei colletti bianchi, nella politica e nelle istituzioni. E’ a loro che lo Stato rilascia i Nulla Osta di Sicurezza per costruire  carceri e grandi opere, sono loro che si corrompono oggi con i tagli ai servizi sociali. Lo stesso dicasi per i cosiddetti terroristi, le Brigate Rosse stanno in 41 bis, i terroristi nazifascisti e stragisti sono liberi come l’aria, sono i “bravi ragazzi” di Matteo Salvini, “il salvatore della razza bianca in Europa”, con centinaia di morti (solo quelli italiani) sulla coscienza.


Apriamo questi primi interventi con l’appassionata, ma lucida narrazione della lettera di Nadia Lioce, da parte dell’attrice Marcella Vitiello. Seguiranno, in questa prima parte, gli interventi di Laura Longo e Caterina Calia.


Laura Longo (già Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L'Aquila)
 
Secondo me sono state dette tante cose importanti a livello giuridico, ma forse una va ricordata: quando si parla sempre e solo di inasprimento della pena, e l’ho sentito anche oggi, ma guardate che il quarantuno bis si applica anche agli imputati e agli internati, allora per gli imputati sappiamo che vige il principio di presunzione di non colpevolezza, dunque non si dovrebbe inasprire nulla, primo; gli internati, doppio binario del Codice Rocco, impongono che non debbano essere soggetti a misure afflittive, perché lo scopo deve essere solo rieducativo.
Detto questo torniamo all’Aquila. Anche L’Aquila, che è uno degli istituti dove maggiormente si fa sentire il rigore e che strutturalmente è assolutamente inidoneo a contenere quel numero che oscilla tra 160 e 170-180 detenuti e in quel regime, che esprime attraverso la direzione, a prescindere dalle persone fisiche che ricoprono il ruolo, una zelante, ossequiosa obbedienza verso le direttive e va ben oltre le direttive, bene L’Aquila è a mio avviso testimonianza di una politica che il DAP ha sempre fatto, e gli anni Settanta ce lo ricordano, di individuare fra le carceri speciali, alcune che debbono ancor più dare questo segno di forza dello stato, di impermeabilità dello Stato a qualunque tipo e forma di opposizione. Dunque quello che vi dirò e la testimonianza che vi porterò, poi sarà voi concludere se è un regime compatibile con la Costituzione, se si debba o si possa aggiustare, o non si debba proprio rivedere tutto, una carcerazione ordinaria con ovviamente taluni accorgimenti che la natura di taluni reati, ma per taluni soggetti, i vertici, non per tutti come ora, richiede necessariamente.
Ed allora strutturalmente L’Aquila non è in condizioni di garantire neppure due ore d’aria - e oggi sappiamo che la magistratura di sorveglianza addirittura alle due ore ne vuole aggiungere quanto meno un’altra, e la Cassazione gli ha dato ragione - per il semplice motivo che il numero dei locali adibiti al passeggio sono pochi, per cui si fa un’ora d’aria e ogni gruppo, ogni sette - otto giorni, ne potrà fare due!
Cosa sono questi locali? Io qui vi porto la mia testimonianza, non sono più un magistrato, non devo muovermi nell’alveo del diritto, ma come cittadino vi porto la mia testimonianza e devo dire, ne faccio anche riflessioni di tipo politico. Bene, questi locali sono corridori strettissimi, compresi fra alte mura grigie, coperti, questo va detto, da maglie con griglia! Bene, questo nel reparto normale, e il reparto normale comunque dà in sé un segno di traccia di presenza umana, perché sono talmente tanti che sebbene viga il divieto assoluto di comunicare, il rumore degli esseri umani si avverte. Ma poiché il girone, il viaggio verso l’inferno è a gironi, si va alle aree riservate, di cui non si è proprio parlato. Le aree riservate normativamente previste da nulla e cerchiamo di non pensare che ci si possa agganciare all’articolo 42 dell’ordinamento 32, non vi sto a fare discorsi giuridici e non mi interessa.
Le aree riservate sono aree separate completamente dal resto della popolazione, dove c'è un massimo di quattro o un minimo, come è attualmente, di due persone. Chi sono queste persone?
I capi clan, ma per consentire ai capi clan, e quindi rimanere su una soglia di legittimità costituzionale e internazionale di fare socialità, dei detenuti, o uno o due a seconda che i gruppi siano da 4 o da 2, vengono presi dal reparto normale, possibilmente se hanno una soglia bassissima di pericolosità, quindi non c'è alcuna correlazione fra la destinazione e la pericolosità soggettiva della persona, perché l’aria riservata in genere è destinata ai più pericolosi, incolpevolmente, in modo devo dire disumano, vengono presi e portati in queste aree, così il capo clan può fare socialità! Socialità a due, il che significa, come abbiamo sentito dalla testimonianza diretta e io ve lo confermo, che se uno dei due è impedito per qualunque ragione, salute, processi, sanzione di esclusione dall’attività in comune, l’altro è in isolamento assoluto, tanto che di questo si è interessato, oltre che noi, il garante nazionale e il Comitato per la prevenzione della tortura europea. Quindi siamo in isolamento ed è talmente introiettato in queste aree l’isolamento, il silenzio imposto, che il blindo - come lo chiamano loro, la porta blindata molto più ottimisticamente nella circolare - viene chiuso ogni qualvolta ci sia il passaggio di detenuti, ma capite bene che in un’area riservata con due soli detenuti che fanno parte ovviamente della stessa coppia, di genere, non c'è un passaggio di detenuti, ma poiché qualunque presenza umana in questi sepolcri è vista con sospetto, succede che per un automatismo la polizia penitenziaria speciale, i GOM, osassero chiudere la porta blindata e lo spioncino al mio arrivo, che ero un presidente del tribunale di sorveglianza. E ho dovuto ricordare loro che io, sia come essere umano, che come magistrato, non potevo costituire alcun pericolo, ma solo forse dare a quei detenuti il segno che esisteva una persona con cui parlare, colloquiale, che si interessava a loro. Cos’è questo, scusatemi, un regime da cambiare o un regime da abolire? E poi la lotta alla mafia, per fortuna se ne parlerà nel pomeriggio, ben altre cose a mio avviso richiederebbe!
Queste persone portate in colpevolmente sapete come le chiamava l’amministrazione penitenziaria in atti pubblici? Dame di compagnia! Cioè gli toglieva anche l’identità sessuale, una cosa tremenda e soffrivano al punto, ecco i vari gironi dell’inferno, questa loro incolpevole condizione che imploravano e si rivolgevano a noi per potere, badate bene, non andare in un istituto normale, ma tornare nel reparto normale, dove quantomeno c’erano gruppi di quattro, quanto meno non c’era la doppia griglia, perché nelle aree preposte al passeggio dell’Aquila delle aree riservate, il cielo non si vede proprio, questo va detto, perché la maglia ha doppia griglia. Le celle hanno le schermature o le stecche, le famose gelosie, anche quando di fronte alla cella c'è un muro, quindi non c'è alcun pericolo di veicolazione! Non so come bisogna intendere un sistema del genere; quindi patologie alla vista, occhio disabituato a uno spazio, impossibilità di percepire colori, la natura, non c'è nulla di tutto questo!
E poi l’altro girone, le donne. Perché è un girone? Perché c'è una specificità delle donne, già enunciata in questo scritto che abbiamo letto?
Ma perché sono intanto numericamente poche. Quando ero io Presidente erano sette, oggi sono nove, in una sezione che ospita vari gruppi omogenei potenzialmente, cioè varie detenute appartenenti allo stesso clan. La Lioce no, perché la Lioce è per delitti di carattere politico, ma le altre otto o le altre sei sono tutte persone che sono imputate o condannate per quattrocentosedici bis o reati commessi al fine di agevolare. E’ difficilissimo in questo contesto di intergruppi in un’unica sezione piccola, creare gruppi! Dunque sono due, al massimo tre. Quali sono le condizioni in una situazione che vede la convivenza di queste persone appartenenti alla stessa associazione mafiosa?
Il silenzio totale, perché qualunque parola detta può essere ascoltata da chi convive, allora sono ridotte ad un silenzio che diventa morte. Le detenute in quarantuno bis all’Aquila sono sepolte vive, private di qualunque dignità e io sono qui a testimoniarlo, parola di magistrato. Hanno paura di tutto e abbiamo lavorato sempre con il dipartimento di salute mentale, abbiamo riscontrato le stesse situazioni: sono intimorite, vi parlo delle detenute comuni, per reati associativi di mafia. La Lioce ha, da parte sua, un bagaglio culturale, un’identificazione con la sua storia che le altre detenute non possono avere: scolarità bassissima, quando non sono addirittura analfabete; provengono da un ruolo pressoché gregario, poi diventato, per supplire dopo gli arresti dei mariti, dei compagni, dei fratelli, un ruolo apicale. Ma nella consegna al dolore e al silenzio, in loro viene fuori l’identità di persone vulnerabili, di madri a cui è privato un qualunque contatto fisico con i figli, addirittura negato il colloquio se sono in quarantuno bis e la magistratura di sorveglianza deve sempre intervenire in questo. Intimidite, impaurite perché sanzionate se cantavano, sanzionate se tra loro stesse mormoravano, sanzionate se dicono Buongiorno, senza neanche indicare il nome. Buongiorno, la penalizzazione della parola. Cos’é l’essere umano senza parola? E noi ci chiediamo ancora se è un regime compatibile con la Costituzione?

E scusate, mi emoziono perché sono testimone di un sistema, che se nascostamente, subdolamente diretto a sollecitare la collaborazione è assimilabile alla tortura! E se non diretto a questo, perché ci sono situazioni come le detenute politiche per le quali gli stessi decreti ammettono che non c'è più operatività dell’organizzazione, allora a cosa serve se non c'è più operatività? E ve lo dico io, serve perché ha assunto, specie dal 2009, quel ruolo di simbolo, di deterrenza! E attenzione, perché è lo Stato di diritto e la democrazia che sono in pericolo! Perché voi sapete che questo regime si applica a taluni e determinati delitti, ma che sono stati man mano estesi! E che ci dice che un domani non vengano ulteriormente estesi, per esempio a categorie come i reati sociali, ne vogliamo parlare?
Dunque un pericolo, lo stato di diritto deve ammettere e rinunciare alla repressione anche se accade un elusione, non, come si dice nei lavori preparatori del 2009, “non devono accadere più elusioni”, perché la elusione della legge la si può evitare solo con la polizia, ogni cittadino deve avere un poliziotto! E concludo davvero ricordando quando Foucault si sofferma sul passaggio dalla pena corporale, dal supplizio, alla prigione, cosa ci dice? Perché è nata la prigione, la cosiddetta pena sobria, incorporea (di incorporeo non ha niente, perché sono tutti malati, nel corpo e nello spirito)?
Perché a un certo punto, talmente cruenti erano i supplizi inflitti, che il boia e il giudice apparivano più crudeli dello stesso criminale! Con un’inversione tremenda di ruoli, dove il criminale, anche se considerato tale dalla società, diventa vittima!
Io ho tutelato, cercato di tutelare i loro diritti, ma cosa si può fare all’interno di un sofisticato sistema di annientamento della persona?

Ascolta il suo intervento


Caterina Calia, Avvocata di Nadia Lioce

Io volevo affrontare un tema che già mi proponevo di prendere in considerazione, perché credo che sveli un pochino quella che è la natura, e anche una serie di ipocrisie che girano intorno al quarantuno bis.
In realtà qui tutti diciamo, o hanno detto e ribadito, qual’è la finalità del quarantuno bis. Quindi mi piacerebbe anche che intervenisse qualche studente, magari, se c'è.
La finalità del quarantuno bis quale sarebbe? La finalità del quarantuno bis è quella di recidere i rapporti con le organizzazioni all'esterno. Quindi va da sé che se un'organizzazione non esiste, non può essere applicato il quarantuno bis!
Poi ci si son posti altri problemi a dire: “Quante cose inutili ci sono che non servono per garantire l'ordine e la sicurezza?”
E allora la domanda che io pongo ai colleghi, ai magistrati, ex magistrati, costituzionalisti è: e allora perché ci sono? Perché diciamo e neghiamo che la finalità sia quella della collaborazione (su cui sono d'accordo anch'io)?
Quindi se non servono per mantenere l'ordine e la sicurezza, allora perché tutte queste misure, che sono normate in gran parte e in altra parte sono lasciate al GOM, che è un corpo speciale, quindi non dimentichiamo l'importanza di questo! Qui è stato sottratto, e quindi, se parliamo di costituzione, di valori costituzionali, noi abbiamo un tribunale speciale. Dall'epoca del fascismo i tribunali speciali non esistevano più! E’ stato istituito un tribunale speciale per il quarantuno bis; è stato istituito un corpo militare, che sono i ROM o i GOM, e quindi diciamo perché?
Perché si deve combattere un nemico! Quindi il nemico di volta in volta però cambia, questa è la particolarità del quarantuno bis! E se noi non riusciamo ad assumere questo, un significato complessivo che ha il quarantuno bis, insomma, saremmo anche, non so, questi buoni samaritani che si preoccupano delle sorti di queste settecento persone poste in quarantuno bis.
Io credo che se stiamo qui a interrogarci e a parlare di quarantuno bis è perché da questa norma vediamo in qualche modo un pericolo per tutta una serie di libertà costituzionali, che dovrebbero essere appunto protette e dovrebbero esistere.
Allora proprio per svelare quale è la vera natura del quarantuno bis, naturalmente non è che sto qui a fare la rivelazione del terzo mistero di Fatima insomma, pongo degli interrogativi.
E vorrei che ci si confrontasse anche su questi, almeno su quello che io penso di questo: abbiamo la prigionia politica.
Non è che voglio porre l'accento sulla prigionia politica, ma perché è una dimensione micro: abbiamo tre prigionieri politici in quarantuno bis da quindici anni.
Ora io chiedo a tutti: c'è uno che mi può rispondere e dire qual è l'organizzazione armata in questo paese che negli ultimi quindici anni è attiva e ha posto in essere una serie di attentati? Esiste questa organizzazione?
E questa è la prima domanda.
La risposta è no, ma è una risposta NO, non che proviene da noi, ma che proviene dai tribunali di sorveglianza! Cioè io mi trovo ad affrontare udienze in cui il procuratore generale dice: “Beh sì in effetti qui siamo di fronte a una situazione particolare, non c'è l'organizzazione”
E allora di cosa stiamo parlando? E allora parliamo di quello che è il 41 bis!
Il 41 bis è riferito alla persona, alla pericolosità a prescindere, non perché esiste un'associazione all'esterno ma perché tu in questo caso continui a mantenere la tua identità. E si va oltre, perché si comprendono quali sono le ragioni. Allora appunto io leggo dei pezzettini del decreto e vorrei che davvero dei costituzionalisti si misurassero su questo, per capire se c'è una lesione di diritti che sono inviolabili, non del detenuto in quarantuno bis, ma di chi protesta contro il quarantuno bis, di chi fa i convegni contro il quarantuno bis! Perché i decreti vengono applicati non tanto e non solo per chi è all'interno, ma per chi è all'esterno e secondo loro li sostiene (i prigionieri politici). 
Allora si dice, si riconosce in realtà che quest'organizzazione non esiste, però si dice: “la storia dell'ultimo trentennio - in un altro passaggio dice dell'ultimo cinquantennio - sembra dimostrare che l'esperienza delle Brigate Rosse abbia uno sviluppo non lineare ma ciclico, con costanti riflussi operativi anche a distanza di molti anni. La descritta tendenza carsica induce a valutare con la massima prudenza le temporanee eclissi - quindici anni - del fenomeno brigatista e suggerisce di non escludere la possibilità di una ripresa della lotta armata da parte della citata formazione terroristica nel medio / lungo periodo.”
Quindi quando questi tre detenuti in quarantuno bis potranno vedere la revoca? Mai! Perché nel medio / lungo periodo, non sappiamo quando, prima o poi qualche rivoluzione addirittura potrà succedere se la storia non si è fermata col quarantuno bis dei tre prigionieri!
Ma non basta, poi ci dicono, perché i magistrati fanno anche politica attiva dentro al ministero, e quindi ci dicono: ma scusate un attimo, qui aumenta la disoccupazione, c’è la recessione, e allora noi non possiamo permetterci, perché prima o poi qualcosa succederà.
E quindi? Loro sono ostaggi di una lotta di classe che non dovrà mai, cioè che non possiamo prevedere! Non possiamo prevedere quello che succederà, quello che ci riserva la storia no?
Certo, abbiamo come arco temporaneo la vita di queste tre persone, oltre non possiamo andare.
Per cui non si chiede neanche una abiura dalla propria organizzazione, una distanza - l'organizzazione non esiste, questo è un dato di fatto!
Si chiede una rinuncia alla propria identità e allora che cosa è?
Cioè se uno dice, rivendica il proprio essere comunista rivoluzionario, e quindi di fronte a questo - perché è più facile rispetto alla mafia no? Tutti i mafiosi dicono io non sono mafioso, non hanno nessun problema morale e ideologico a dire “io non sono mafioso, ma quando mai! Sono gli altri che mi accusano di esserlo” - e in questo caso come la mettiamo, qual è la tenuta dei diritti?
E poi la finalità, appunto. Qui vedo anche qualcuno che ha partecipato a qualche iniziativa contro il quarantuno bis e il quarantuno bis è rivolto a loro anche - perché si dice: allora quali sono i rapporti con l'organizzazione? “al riguardo un ruolo di primo ha svolto e continua a esercitare in Italia il sodalizio Olga”. Questo finalmente il tribunale di sorveglianza di Roma, bontà sua, ha rigettato tutto, ha confermato la legittimità, però ha detto: Puntualizziamo, non è un sodalizio, è un'associazione libera, che è libera di associarsi, cioè c'è la libertà di associazione in questo Paese. Ma questi ragazzi vengono criminalizzati perché c'è questo “sodalizio Olga”, non un'associazione, che sarebbe “è ora di liberarci di tutte le galere, che sin dal suo esordio ha incentrato il proprio impegno contro l'azione repressiva dello Stato e l'applicazione dell'articolo quarantuno bis.” Quindi si conclude che il fatto che il quarantuno bis serva “é dimostrato dall'insofferenza” - perché bisogna anche essere contenti no? Cioè bisogna protrarsi e dire: datemene altre, altre misure e ancora più restrittive, perché se mi lamento allora vuol dire che il quarantuno bis sta funzionando! 
Tra l'altro chiaramente abbiamo la criminalizzazione di tutta una serie di riviste, che sono anarchiche, che nulla hanno a che vedere con la storia, diciamo, di tre militanti comunisti.
Hanno ricevuto lettere che non sono mai arrivate naturalmente, le ha lette soltanto il DAP insomma. Delle lettere da un'associazione che si chiama Barbaria o da un'altra che inviava racconti della montagna, racconti di resistenza, quindi pericolosissimi. E queste sono le letture che sono vietate naturalmente.
E in finale poi il decreto conclude dicendo: “
a fronte di tale ondata di consensi, un’eventuale mancata proroga del regime detentivo potrebbe essere interpretata dal variegato movimento protagonista delle iniziative di solidarietà, come un attestato dell’efficacia della campagna di sostegno condotta, e dai terroristi in carcere” - premetto che erano tutte iniziative contro il 41 bis, fatte anche in carceri dove non ci sono questi 3 prigionieri politici, le iniziative sono state fatte in tutte le carceri - “come un segnale della ripresa della capacità rivoluzionaria della classe”.
Quindi questo è il decreto!
Allora io dico che con l'applicazione del 41 bis a queste tre persone, cade proprio quella foglia di fico, ma perché naturalmente non c'era nemmeno prima, cioè il quarantuno bis non è più neanche finalizzato alla collaborazione. Perché ventisei anni di applicazione del quarantuno bis dimostrano che, intanto se non ho collaborato 26 anni fa o 24 anni fa, è inutile la mia collaborazione attuale!
E spesso sono gli stessi magistrati, anche quando uno collabora, che dicono: non è collaborazione utile, perché tu mi devi mandare carne fresca al macello! Ma che gli importa di quelli che sono già a loro volta attinti da vari pentiti? Quindi la finalità qual è? La finalità è una ed è chiara: è l'annientamento. Tu ti devi piegare e devi collaborare, ti devi pentire per dimostrare che il sistema è efficace.
Ma allora di che sistema stiamo parlando? E quanto questo sistema sta permeando piano, piano la società, i magistrati? E’, diciamo, emergenza su emergenza?
Il problema vero è che noi abbiamo un tribunale di sorveglianza speciale, che si occupa di quarantuno bis e abbiamo, mi dispiace dirlo, tutti gli organi internazionali, o la Corte costituzionale, che sono appiattiti!
Fa piacere che la Corte Costituzionale finalmente si sia resa conto che non è pericoloso cucinare, ma naturalmente adesso sentiremo quelli della polizia penitenziaria come protesteranno sulla possibilità del cucinare, ma io mi chiedo: ma cucinare e mangiare da solo o mangiare in due, cambia qualcosa in termini di pericolosità o mantenimento dell'ordine? E’ esattamente il contrario, perché se io voglio dare fuoco alla cella do fuoco alla cella col fornelletto che ho anche per riscaldare i cibi, altrimenti concedimi di mangiare, di fare la socialità, perché la socialità non è socialità nel nostro quarantuno bis, la socialità è niente.
Socialità vuol dire socializzare qualcosa, mangiare insieme qualcosa, potersi scambiare qualcosa e tutto questo non è possibile. La Corte costituzionale ha dichiarato legittimo il blocco dei libri! Che è una cosa gravissima, perché i libri sono cibo!
Cucinare è importantissimo e non voglio sminuire, ma se devo cucinare da solo, anche come cuoco di prestigio, per far odorare agli altri detenuti in quarantuno bis che manicaretto che ho preparato e nessuno lo potrà assaggiare, credo che il nutrimento dei libri sarebbe molto più importante!
Quando il dottore, psichiatra, parlava di quel nutrimento che è fatto di valori, di rapporti e naturalmente di cultura, .. ma noi dobbiamo cambiare la cultura! Non vogliamo cambiare quella dei detenuti in quarantuno bis perché non gli diamo neanche i libri, ma dobbiamo cambiare la cultura generale e la cultura della magistratura, secondo me, perché chiaramente non è che vivono sulla luna anche loro! Quindi 26 anni, 30 anni di bombardamento sull'emergenza, sulla sicurezza, li hanno formati. Qualche mosca bianca è uscita fuori, come la dottoressa Longo per esempio, o come altri magistrati che abbiamo sentito anche qui, però è davvero troppo poco!
Di fatto hanno uniformato un tribunale di sorveglianza, dove non passa nulla, dove tutto viene confermato.
Volevo fare un'ultima annotazione, sempre perché approfitto e spero che qualche costituzionalista mi dia qualche lume.
In tema di corrispondenza, prima c'era il trattenimento e non c'era nessuna tutela giurisdizionale.
Strasburgo è intervenuta dicendo è illegittimo, ci deve essere una valutazione, quindi si deve intervenire su questo! E va bene, hanno fatto la legge, questo articolo diciotto e via dicendo. Ora io vi leggo una perla della Cassazione, tra l'altro proveniente da magistrati che hanno fatto tanta sorveglianza. In pratica che succede? Al detenuto sequestrano la lettera, non sa che cosa dice la lettera, la motivazione dice: “contiene delle frasi che possono essere ambigue, che possono essere pericolose per l'ordine e la sicurezza. Si fa reclamo. In questo reclamo naturalmente la difesa - per dire quanto esiste il peso della difesa in questo paese - e in questo reclamo la difesa dice va bene, vediamo questa lettera e cerchiamo di capire, é ambigua? Non è ambigua? Se no come faccio a difendermi?
Non si può vedere la lettera! Perché se no “si aggirerebbe l'ostacolo” e allora arriverebbe quel messaggio “ambiguo”, “pericoloso per l'ordine e la sicurezza” per il tramite del difensore, che ovviamente si sa, che è insomma un favoreggiatore del detenuto no? Altrimenti di cosa stiamo parlando? Quindi si va e la cassazione conferma e dice “é vero, ma chi lo dice, ma dove sta scritto che è necessario il contraddittorio! E ti condanno pure a 2000 euro di cassa delle ammende”. E allora il detenuto a un certo punto dice: “va bene, tanto devo pagare l'avvocato - diciamo va! - ma poi devo pagare 2000 euro di cassa delle ammende, è logico che non lo faccio più”. Quindi vuol dire che in realtà il reclamo avverso il sequestro non esiste. Dopodiché ti sequestrano di tutto, per cui non abbiamo da invidiare nulla a nessuno. Abbiamo il Tribunale di Milano che ti ritagliano Repubblica! Io ho un detenuto condannato per appartenenza, militante delle Brigate Rosse, che però bontà sua, è romano e allora? E che è un po’ di mafia non ce l’abbiamo? Tutte le notizie di Roma Capitale vengono ritagliate da un quotidiano nazionale, Repubblica! Tutte le notizie del clan Spada, Fasciano di Ostia, che questo non ha mai sentito e mai visto, vengono ritagliate, questo è!
E sono gli unici giornali che il tribunale, di ottanta trattenimenti in un anno, le uniche due restituzioni sono state queste di Repubblica e, vi voglio fare un annuncio in diretta, una lettera dell'associazione “liberarsi”, che in realtà era stata messa, diciamo, sembra, si dice, che sia vietato ricevere lettere dell'associazione liberarsi in tutti i reparti quarantuno bis, per disposizione amministrativa. E invece in questo caso gli è sfuggita e hanno consegnato la lettera dell'associazione liberarsi a questo detenuto.
 

Quindi io credo che il problema è la tenuta e quanto poi dal quarantuno bis questo concetto di pericolo, della colpa d'autore, - chi sei e quindi per quello che sei e rappresenti io ti colpisco - non sta invece mano mano permeando la società e quindi non solo, purtroppo, mi duole dirlo, non stiamo andando nella direzione di migliorare piano piano a piccoli passi le condizioni dei detenuti in quarantuno bis, ma stiamo andando ad un'estensione! Perché c'è, magari poi il garante ci potrà anche dire qualcosa di cosa ne pensa di quella circolare che è uscita pochi giorni fa, da parte del DAP, che parte da alcuni atti di violenza che sarebbero avvenuti dentro le carceri e poi dà una serie di indicazioni che sarebbero superflue se non avessero una mira!
Io insomma sono un po' permalosa e ormai ne ho viste tante che penso sempre al peggio no? Poi tanto se arriva il meglio ce lo prendiamo, però in questa circolare si dice: “se succede qualcosa, se un detenuto attacca, aggredisce un agente di custodia, succede qualsiasi cosa, il trasferimento deve essere immediato e deve essere in un istituto posto possibilmente fuori dal distretto, diciamo, del circondario e fa riferimento in un passaggio ad apposite sezioni.
Ora io vorrei ricordare che il 41 bis è il diretto erede, diciamo, dell'articolo 90. L'articolo novanta però non prevedeva l'articolo due, che è l'attuale 41 bis. Al primo comma quindi dell'articolo quarantuno bis c'è che per motivi particolari, per gravi motivi di ordine e sicurezza all'interno degli istituti, possono essere sospese le regole di trattamento penitenziario. E’ questa indicazione, che proviene dal ministro, letta in correlazione con tutto quello che vediamo, con un decreto Salvini che si pone sulla falsariga del decreto Minniti e via dicendo, a me sembra che c'è quasi un rovesciamento sul piano sociale di misure liberticide, che chiamano misure di prevenzione ma che in realtà sono di repressione e che sono finalizzate a chiunque si organizzi, anche ad ambiti sociali. Abbiamo visto gli operai che hanno manifestato a Roma, che gli hanno fatto il daspo qualche giorno fa insomma. Quindi io credo che il quarantuno bis, oltre a porci un problema concreto, reale, che è la vita, il sangue di queste persone, che per lo più da ventisei anni, tantissimi, hanno visto mogli morire, i genitori, dei figli e non hanno mai potuto abbracciare un prossimo congiunto.
Quindi quando la Corte costituzionale - perché quando si è giuristi e si fa questo lavoro è facile trovare le parole e enunciare principi - quando dice “si richiamano i principi di ragionevolezza”, ma si richiamano i principi di ragionevolezza se fosse una misura a termine, sei mesi, un anno, due anni, ma quand'è tutta la vita, quali sono le ragioni? Non esistono ragioni se non, appunto quella dell'annientamento nei confronti di questi soggetti. E di quelli che verranno! Perché il quarantuno bis è una norma contenitore, ogni giorno se ne aggiunge uno, e c'è anche mi pare la tratta a cui accennava il professore, la tratta degli schiavi, poi bisogna vedere se ci finiscono gli schiavisti o ci finiranno gli schiavi visto le politiche che vengono portate avanti e soprattutto in questo periodo. Stiamo parlando di una norma aperta, e di conseguenza a tutti i reati previsti dalla prima parte del 4 bis può essere applicato il quarantuno bis, dopo di che è una scelta, ai No TAV hanno contestato l'aggravante di terrorismo, in teoria se si fosse innalzato il livello di conflitto sociale gli avrebbero applicato il quarantuno bis! Di questo dobbiamo parlare! Prima che davvero si arrivi al punto che si dice … chi c'è? Mi viene in mente quella famosa poesia di Brecht “prima sono venuti a prendere.. ecc, quando verranno a prendere noi non ci sarà più nessuno insomma

Quindi ecco, io credo che abbiamo tanti temi sul tappeto, certo siamo in chiusura della giornata, però credo che siano cose importanti anche. Ecco, erano delle domande che facevo a chi è costituzionalista per capire: c'è una lesione qua? Cioè il quarantuno bis applicato per colpire delle associazioni libere che agiscono all'esterno? E applicato nonostante non esista un'organizzazione all'esterno, semplicemente perché appunto potrebbero ripresentarsi occasioni perché altre organizzazioni, non quelle costruite dagli stessi (prigionieri?), si formino.


Ascolta il suo intervento

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