10/01/23

Combattenti armeni: combattiamo per le donne mediorientali. Riceviamo e pubblichiamo


Le combattenti armene, che hanno formato le loro forze di difesa nel nord e nell'est della Siria, affermano di combattere per le donne mediorientali.
Hasakah: gli armeni sono stati oggetto di attacchi genocidi per secoli. Dopo la rivoluzione avvenuta nel nord e nell'est della Siria, hanno iniziato a ricostruire le loro vite ea riorganizzarsi. Nella Siria settentrionale e orientale, armeni, siriaci, arabi e curdi hanno convissuto sotto l'egida dell'Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale, nonostante gli attacchi genocidi dello Stato turco. Le donne combattenti della Martyr Nubar Ozanyan Brigade, un'organizzazione militare armena in Siria e parte delle forze democratiche siriane, svolgono un ruolo importante nella resistenza contro gli attacchi dello stato turco.
“Le donne armene si sono dimostrate valide”
Guhar Kayîpaka, una delle combattenti della brigata, ci ha detto che le donne armene si sono dimostrate valide nella rivoluzione femminile del Rojava. “Ogni anno, il 24 aprile, commemoriamo coloro che hanno perso la vita nel genocidio armeno. Oggi, come donne armene, diciamo che esistiamo e siamo qui. Indubbiamente, riceviamo questa fiducia dalla rivoluzione del Rojava. Come persone di tutte le nazioni e religioni nel nord e nell'est della Siria, preserviamo insieme i nostri valori. Combattiamo oggi per proteggere la nostra lingua, cultura e storia. La nostra unità ci rafforza per combattere ogni tipo di attacco”.
"Le donne sono prese di mira"
Notando che loro, in quanto donne armene, migliorano se stesse in tutte le sfere della vita, Guhar Kayîpaka ha detto: “Non vogliamo che vengano commessi altri massacri contro il nostro popolo. Lo stato turco occupante mira a toglierci tutti i nostri guadagni prendendo di mira le donne. Non permetteremo che venga commesso alcun massacro contro gli armeni. Proteggeremo le donne armene da ogni tipo di attacco. Il potere delle donne armene e di tutte le donne è preso di mira. La nostra risposta a loro è che: non saremo sconfitti. Siamo più forti di prima e vinceremo”.
Un'altra donna combattente della brigata, Sêlîna Sunsûz, ha attirato l'attenzione sugli attacchi al popolo armeno e ha detto: “Oggi lottiamo per proteggere non solo le donne armene ma anche quelle mediorientali. Durante il genocidio armeno, le donne sono state brutalmente aggredite, violentate e uccise. Per questo lottiamo per proteggere i nostri successi che abbiamo raggiunto dopo 100 anni. Il dovere delle donne è quello di unire la comunità armena. E le donne fanno molto bene il loro dovere”.
“Non accettiamo la schiavitù imposta ai popoli del Medio Oriente”
Sêlîna Sunsûz ha aggiunto che l'unità delle donne nel nord e nell'est della Siria è uno schiaffo in faccia al nemico. “La nostra unità riguarda l'intero Medio Oriente perché difendiamo insieme la nostra esistenza e combattiamo insieme contro il nemico ei sistemi patriarcali. Lo scopo dello stato turco occupante è quello di catturare le donne; tuttavia, le donne non si arrenderanno mai. Le donne si ribellano alla mentalità genocida dello stato turco. Non accettiamo la schiavitù imposta ai popoli del Medio Oriente. Chiediamo a tutte le donne di combattere insieme”.

09/01/23

AVVISO: Annunciamo che il 16 febbraio alle ore 17 si terra' la nuova Assemblea Donne/Lavoratrici, in modalita' telematica

Dalle lotte delle proletarie, lavoratrici, precarie, dal nuovo percorso delle Assemblee operaie, dalle mobilitazioni contro la guerra e al fianco della rivolta in Iran delle donne, dalla manifestazione nazionale del 26 novembre, dalle prime trincee contro il governo Meloni: "Dio, patria e famiglia", all'8 marzo e allo sciopero delle donne. Quali le ragioni in questo anno.
Su tutto questo e altro il 16 febbraio vi sara' la nuova Assemblea nazionale Donne/Lavoratrici in modalita' telematica.
Per riprendere il filo, pubblichiamo stralci del comunicato fatto dopo la manifestazione contro la violenza sulle donne del 26 novembre, significativo per comprendere anche cosa serve nello sciopero dell'8 marzo.
"...Anche quest'anno la manifestazione delle donne è stata la più grossa mobilitazione in Italia. E si è dimostrata, oggettivamente, una vasta trincea rispetto alla fase attuale che ha nel suo programma l'attacco ai diritti e conquiste delle donne; un attacco già portato avanti dai precedenti governi ma reso organico e pericoloso dall'ideologia da "moderno medioevo" ora al potere...
...La lotta necessaria e possibile delle donne sia una prima linea di un movimento esteso, che necessita della presenza e del ruolo delle proletarie, delle operaie sfruttate, vessate, discriminate, e uccise sul posto di lavoro, del contingente rosso e combattivo per portare in luce la contraddizione di classe come madre di tutte le contraddizioni e la necessità della via rivoluzionaria perchè tutta la vita deve e possa cambiare. 
Questo è stato rappresentato dal contingente ancora piccolo del mfrp e delle rappresentanti dell'Assemblea Donne/Lavoratrici, arrivate soprattutto dal sud, e anche da spezzoni di donne, immigrate di Roma, impegnate sul loro territorio nelle lotte per la casa, per il lavoro, come da alcune realtà di studentesse. In una manifestazione in cui la sua voce egemonica era altro, inevitabilmente altro, era della piccola borghesia in tutte le sue varianti, che pur nella sua radicalità porta istanze riformiste.
...nella situazione politica attuale con il governo Meloni, che sta cominciando a portare avanti il suo piano, pratico e, più pericoloso, ideologico, culturale di moderno fascismo, che verso le donne si esprime nella ripresa di "Dio, patria, famiglia"... e tanti figli per il capitale, per la guerra imperialista, e in cui di conseguenza le donne vanno "pesate" e possono ricevere delle elemosine solo in base al numero di figli che hanno e che fanno (stiamo tornando al premio per la natalità mussoliniano), e poi abbandonate alla loro sempre più difficile vita, tutte “bandiere” che accompagnano sempre la doppia oppressione e il recupero del moderno medioevo e che accompagnano miseria e guerra, stupri, femminicidi; in questa grave situazione solo nello spezzone delle donne, compagne, lavoratrici del Mfpr e delle proletarie e studentesse romane si è sentito forte e chiaro "Meloni fascista!". Nella maggiorparte del corteo, dagli interventi dai camion dei nodi di Nudm, invece no. 
Come non si è sentita la parola "Fascista/fascismo" dalla presidenza e dagli interventi delle organizzatrici nell'assemblea di Nudm del giorno dopo, a contro tutto questo)...
In questo modo anche le giuste e necessarie denunce e temi di lotta (violenza sessuale, femminicidi, guerra sui nostri corpi...) diventano senza tempo, perdono della necessaria contundenza qui ed ora e le scadenze di mobilitazione (come l'importante 8 marzo) rischiano di diventare rituali. 
Ma che lo scontro oggi è con l'attuale governo, che è scontro con l'intero sistema economico, politico, statale che in crisi sta tentando la carta del governo fascista Meloni, scontro in cui le donne devono e possono essere la prima linea, portando la loro "marcia in più", è stato chiaramente dimostrato dall'immediata reazione repressiva della polizia/Digos alla nostra presenza. La Digos ha cercato sia subito al concentramento che nel corteo di strappare/sequestrare lo striscione del mfpr che diceva: "Meloni fascista noi donne ti farem la guerra", con la foto di una Meloni invasata e la ripresa del titolo di un film "ti mangio/amo il cuore", la cui la protagonista Elodie è stata una delle prime a denunciare pubblicamente il pericolo fascista anti donne del nuovo governo. 
La Digos, visto poi che non era riuscita a toglierci lo striscione per la nostra ferma resistenza e la  pronta risposta di tante donne/ragazze che hanno gridato ancora con più forza "Meloni fascista!", fuori manifestazione ha fermato e identificato compagne e lavoratrici. 
Ma dimostrando così che avevamo ben colto nel segno.
Questo è stato poi ulteriormente evidente dalla canea isterica con cui giornali on line e carta stampata - di destra e di "sinistra" -, esponenti del governo e del parlamento di FdI e di altri partiti, hanno strillato per quello striscione e per gli slogan lanciati nel corteo. Hanno parlato di "grave minaccia" alla Meloni, hanno ricordato gli anni di "piombo", di "clima di odio", hanno parlato di "inaudita brutalità, violenza di donne contro una donna", facendo appello a tutti i partiti del parlamento a condannare "quei toni vergognosi e pericolosi che ci auguriamo tutti vogliano condannare scongiurando ulteriori derive"... E via di questo passo...
Una parentesi, che abbiamo detto dal primo momento: la Meloni usa il suo essere donna come una "patacca" che offende le donne. Ma La Meloni dimostra, come altre donne al potere borghese, che la classe in questo sistema capitalista/imperialista è più determinante del sesso. 
Ma, signore e signori, avete dimostrato che "il re (in questo caso la "regina") è nudo". Che anche uno, striscione, degli slogan, un piccolo numero di donne, ma combattivo, determinato, coraggioso e visibile, e soprattutto dicendo la verità, vi fa paura, vi mette in difficoltà. 
E allora, pensiamo se tutta la manifestazione avesse gridato "Meloni fascista", come sarebbe pesata. 
Perchè soprattutto oggi non basta autosoddisfarsi per i numeri, ma occorre che la lotta sia incisiva nelle parole d'ordine e negli obiettivi".

04/01/23

Analisi delle tendenze nel movimento femminista in Italia, oggi - Nudm - parte 3


Riprendiamo stralci da un opuscolo dal titolo "360°" prodotto nel 2019 in cui abbiamo riportato l'analisi e il dibattito che si svolse tra compagne e lavoratrici in un seminario estivo di quell'anno, e in particolare riprendiamo la sezione - Analisi delle tendenze nel movimento femminista in Italia oggi - Nudm che riteniamo valida e attuale nella sua essenza perchè, come abbiamo scritto "...Noi sappiamo tutte le lotte che facciamo, potremmo fare un elenco che non finisce mai, però non parliamo delle tendenze teoriche che influenzano le lotte. Ora, dobbiamo cominciare ad entrare nel merito. L’analisi delle tendenze nel movimento femminista non è per tenerla per noi, ma per fare una battaglia, e non solo nelle realtà femministe organizzate, nelle assemblee, ma verso tutto il movimento delle donne, tutte le donne proletarie. Le donne proletarie devono dare forza alla loro condizione, la loro condizione è una forza di ribellione, ma deve essere una forza anche teorica... 
*****
parte 3°

Sciopero globale o sciopero delle donne?
Una delle armi, di fase necessaria sul piano dell' autonomia del femminismo proletario rivoluzionario è lo sciopero delle donne, ma lo sciopero delle donne vero a fronte dell’analisi della realtà concreta che vive nel nostro paese la maggioranza delle donne, a fronte di politiche sempre più oppressive, discriminatorie, (le donne lavoratrici le prime ad essere licenziate, precarizzate, tagli ai servizi sociali, sanitari, scuole, asili, il lavoro di cura sempre più scaricato sulle donne, su cui scaricare doppiamente la crisi del sistema capitalista/imperialista, l’humus sessista e maschilista diffuso dall’alto, legittimazione della violenza dall’alto a livello di massa, l’uso/abuso del potere per usare/abusare delle donne,). 
Uno sciopero reale che si estenda in tante fabbriche, in tante realtà di lavoro, sottolavoro, precariato, in realtà in cui non è difficile che arrivi anche il messaggio: le braccianti, le immigrate ipersfruttate e schiavizzate, ecc. 
Uno sciopero vero in carne e ossa, e non virtuale o simbolico, che partendo dai e nei posti di lavoro si estenda, si allarghi e si intrecci con tutti gli ambiti e aspetti dell’oppressione delle donne, case, scuole, territori martoriati, ecc.. 
Sciopero vero significa sporcarsi le mani, andare alla fonte, dalle lavoratrici, spiegare e diffondere il messaggio dello sciopero delle donne, organizzarlo partendo anche da piccoli numeri ma significativi ed espressione della necessità di una vera rottura; uno sciopero come sfida, che crei “danni” ai padroni, allo Stato, alla “sacra famiglia”; ma anche di rottura nel movimento sindacale e tra gli stessi lavoratori, oscillanti spesso tra sessismo e paternalismo riformista. 
Se è così lo sciopero delle donne è un’arma che ha un impatto non solo economico ma anche ideologico, politico, culturale perché ponendo una denuncia che riguarda l’insieme della maggioranza delle donne mette in discussione tutto, il lavoro e il non lavoro, le discriminazioni che ci sono nei posti di lavoro, il ruolo di oppressione nella famiglia e la stessa “sacra famiglia” come la vuole questa società borghese. In questo senso lo sciopero delle donne non riguarda solo la questione di alcune rivendicazioni, ma è uno strumento di fase. 
Esso, però, non deve sostituirsi alla più ampia lotta rivoluzionaria delle donne divenendo il tutto, come invece viene posto nel movimento odierno. Lo sciopero delle donne è una tappa di un percorso che pone sul tappeto chiaramente la questione della lotta rivoluzionaria e non riformista perché “tutta la vita deve cambiare”, della necessità di una società diversa, di rapporti sociali diversi, fino ai rapporti uomo/donna che non si possono riformare dall’interno di questa società. Significa dire alle donne: siete voi, siete voi donne più sfruttate e oppresse che dovete prendere la vostra vita e la lotta nelle vostre mani! Quindi, un’arma da impugnare che però non deve essere trasformarsi in un rituale annuale “normalizzato” e “normalizzante”. 
Anche la piattaforma elaborata “sul campo” dalle stesse lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, braccianti, ecc. in anni di lotte, lavoro, iniziative sui posti di lavoro e fuori, nei quartieri, nei caseggiati, esprime tutto questo “…Il valore di questa piattaforma e ciò che la distingue dalle altre è di essere arma di lotta oggi delle donne su tutti i fronti, ma mostrando, nello scontro con questo sistema sociale borghese che non solo nega i diritti alla maggioranza delle donne, soprattutto proletarie, ma sempre più li toglie, anche quelli conquistati con grandi movimenti femministi di lotta, che per ottenere questi obiettivi “normali” per la vita, la dignità, l'autodeterminazione delle donne, occorre una nuova società, una società socialista, in cui le donne abbiamo potere e possano dare l'assalto al cielo e conquistarselo.” - Da un comunicato Mfpr pre 8 marzo. 
Nelle assemblee di NUDM sullo sciopero delle donne, le lavoratrici si citano, se ne parla, si dice che ci deve essere un collegamento tra le femministe e le lavoratrici sfruttate sul lavoro, che si deve cercare di entrare nei posti di lavoro, di fare inchiesta, si fanno anche buone denunce, ma il movimento delle donne l’8 marzo, nella rappresentazione di NUDM, poi nei fatti “dimentica” lo sciopero concreto sui posti di lavoro, e i cortei, presidi, iniziative di piazza, pomeridiane/serali, prendono il posto dello sciopero. 
Lo sciopero delle donne nel movimento femminista piccolo borghese, chiamato “globale” soffoca la questione della lotta di classe, nella maggioranza delle espressioni arriva anche a cancellarla, pone come principale la contraddizione di genere, non una linea/piano di lotta per una vera trasformazione sociale, e quindi si pone alternativo alla rivoluzione. 
Allo sciopero “globale” si aggiunge anche “transfemminista”, si parla di sciopero dei e dai generi. Anche questo concetto depotenzia, sottovaluta la lotta di classe, si resta appunto sul piano sovrastrutturale e sul conflitto di genere. 
In questo discorso del “transfemminismo”, il riferimento è, implicitamente o esplicitamente, ad un femminismo che si è sviluppato negli Stati Uniti negli anni '70, in particolare da parte di collettivi di donne di colore che ponevano la discriminante dell’oppressione di razza, del fatto appunto che essendo di colore non avrebbero potuto combattere la stessa lotta insieme alle femministe bianche; altre dicevano che il genere maschio/femmina è un costrutto socio culturale imposto al momento della nascita; che il concetto è la percezione che ciascuno ha di sé, quindi l’identità di genere, di cui “la donna può essere una delle tante identità del sè..." (dal libro di Anuradha Ghandi).

Una delle frasi del trans-femminismo (queer) afferma: «che 100 nuovi generi nascano». Tutto ruota, quindi, attorno all’identità di genere e si resta circoscritti alla questione della contraddizione sessuale avulsa dalla lotta sul piano della classe; non c’è l’appartenenza di classe (sei un/una proletario/a o un/una borghese capitalista non ci sarebbe differenza), è come se sparissero i ruoli sociali. 
Questo porta anche alla critica alle organizzazioni “identitarie” e rivoluzionarie e di fatto contrasta la questione dell’organizzare collettiva, perché nelle sue estremizzazioni è un processo di individualizzazione, di automizzazione. Tutto questo rafforza la concezione e posizione che è principale la contraddizione di genere, la lotta per i diritti dei generi, non la lotta di classe di cui la lotta delle donne è parte determinante e arricchente. 
Ora anche in questo movimento alcune voci parlano di “intreccio genere e classe”. Ma esso non va inteso in senso di “conciliazione” o di fronte/alleanza tra classe oppressa e genere oppresso; ma deve significare guardare la condizione e la battaglia delle donne con le lenti di classe, comprendendo che la lotta delle donne - che è lotta di classe -in termini ideologici, politici, pratici è una marcia in più per trasformare la terra e il cielo. La “marcia in più” è un principio teorico, che tutte le organizzazioni proletarie, comuniste devono assumere e capirne la sua ricchezza anche pratica. La condizione e lotta delle donne mostra in maniera chiara che non c'è nessun problema, ma proprio nessuno, che si possa risolvere senza rivoluzione.
 ___________________________ 
Questa valutazione critica del movimento Nudm pone la necessità che il femminismo proletario rivoluzionario stia con un “piede dentro e un piede fuori” in questo movimento - in cui la questione centrale è costruire e rendere forte il “piede fuori” per stare con il piede giusto dentro. E’ importante quello che tu fai autonomamente, che costruisci, il tuo lavoro, questo è importante; perché non si tratta neanche di starci, punto e basta, di starci solo per portare un volantino nel corteo, ma starci sapendo che cos’è questo movimento, capirne la natura, le tendenze, le differenze, quali obiettivi è giusto che abbia, quali sono le linee invece di contro tendenza, stare perché il movimento cresca e diventi rivoluzionario. 
Ci possono essere due atteggiamenti sbagliati: partecipare perchè siamo tutte donne, siamo tutte in lotta, quindi questo basta. Ma questo non va bene perchè alle idee corrispondono pratiche, giuste, o pratiche che non solo non sono giuste ma possono essere dannose, frenare un effettivo movimento di lotta e far andare indietro. 
Un altro atteggiamento sbagliato è dire: va bene, ma tutte quelle sono tutte piccolo borghesi e quindi non ci possiamo avere niente a che fare, le lotte delle donne lavoratrici, precarie, proletarie non possono stare in mezzo alle piccolo borghesi. Ma anche questo atteggiamento sarebbe sbagliato, uno, perchè sarebbe superficiale – che significa liquidarle dicendo solo “sono piccolo borghesi”? Devi fare una critica a quelle teorie, allora devi conoscerle e analizzarle criticamente, e farlo apertamente; due, perchè noi non possiamo dire: “piccolo borghesi” e poi ci sono 200mila donne in piazza. Se ci sono 200mila donne in piazza le donne proletarie, le donne rivoluzionarie lì ci devono stare e assumere tutte le battaglie, non solo quelle più immediate, per il lavoro, le sue condizioni, per il salario, perchè ci vogliono togliere le ore..., perchè queste sono solo una parte, contro le donne c'è l'attacco all'aborto, alle conquiste che sembravano consolidate, c'è l’attacco ideologico sessista, c'è la violenza sessuale (di cui le donne proletarie spesso sono ben vittime)... Il femminismo proletario rivoluzionario, le donne proletarie organizzate e in lotta che rappresentano il settore più sfruttato e oppresso delle donne, maggioritario anche in una società imperialista, che si occupano già e intervengono su tutto - dalla condizione delle detenute politiche nelle carceri, alle migranti dei ghetti, ecc. - sta nel movimento femminista. Qui interviene, lotta, comprende, fa la lotta di posizione, lavora ad unire l’area combattiva, ribelle, portando sempre avanti una battaglia di classe e rivoluzionaria.

Processo per Atika: ergastolo, con movente di femminicidio


Pubblichiamo il comunicato del Comitato 23 settembre

PROCESSO PER ATIKA: ERGASTOLO, CON MOVENTE DI FEMMINICIDIO
Apprendiamo dell’avvenuta sentenza della Corte d’assise d’appello di Bologna che riconferma in toto quella di primo grado nei confronti dell’assassino di Atika Gharib.
Ben comprendiamo la fermezza con cui la famiglia ha rimandato al mittente le scuse e un pentimento che mai Mohamed Chameck aveva sentito il bisogno di esprimere, né al momento dell’arresto né nelle successive fasi processuali.
In concomitanza con l’inizio del primo processo prese vita il Comitato 23 settembre, in nome del quale tantissime volte ci siamo espresse su questa pagina purtroppo in altrettante occasioni di femminicidi che ogni giorno continuano a colpire le donne.
La sentenza di ergastolo senza attenuanti ha usato per la prima volta il movente di femminicidio creando un precedente giuridico parzialmente utile, crediamo, a minare la convinzione ancora troppo diffusa che le donne possano essere proprietà di un uomo, giustificato (se pure da una perizia psichiatrica) nel punirle perché hanno derogato da un comportamento di giusta sottomissione!
Come già abbiamo sottolineato, il rigore, riconfermato in questa sentenza utile per il futuro, non solo non può ridare una madre a quelle figlie in difesa delle quali Atika aveva avuto il coraggio di denunciarne il molestatore, ma non basta a scalfire la colpevolezza dello Stato nell’incrementare sempre di più tutte le mancanze e le difficoltà che gravano come un macigno sulla vita delle donne: occupazionale, economica e di Servizi, per autodeterminare dignitosamente la propria esistenza, senza essere esclusivo pilastro di una famiglia che in troppi casi la opprime e la uccide.

27 dicembre
Comitato 23 settembre

02/01/23

L'augurio di un nuovo anno migliore per noi e peggiore per loro, per tutti i nemici delle donne, lo vogliamo dedicare alle donne dell'Iran

Pubblichiamo dal blog proletari comunisti un lungo report diretto dell'organizzazione iraniana Red Road of Iran (maoista)

L'Iran è tornato ad essere teatro di una grande battaglia. La battaglia del popolo contro i nemici del popolo, la battaglia delle classi sfruttate e oppresse contro sfruttatori e gli oppressori, la battaglia della libertà e della democrazia contro tirannia e dittatura, la battaglia della scienza contro il dominio dell'ignoranza. La si può definre una grande rivolta o una rivoluzione. Rivoluzione democratica e antimperialista. Ma, per qualche ragione, l’aspetto democratico è molto più forte di quello antimperialista.

L’assassinio di Mehsa Amini da parte della polizia

Mercoledì 23 Shahrivar 1401 (14 settembre 2022), Mehsa Amini, una ragazza curda di 22 anni, è arrestata da una pattuglia dell'Irshad, che giustamente donne e masse popolari del paese chiamano "pattuglia assassina", il con l’accusa di "abbigliamento improprio". Dopo poche ore il suo corpo viene trasferito all'ospedale Kasri di Teheran, non dà più segni di vita, e muore dopo un coma durato due giorni.

Zina (il nome curdo Mehsa, che significa vita) era una ragazza Kurda (una delle nazionalità oppresse in Iran). Un popolo che per quarant'anni è stato simbolo di resistenza e lotta contro la Repubblica islamica e il regime dittatoriale di Khomeini e Khamenei e ha lottato contro la loro teocrazia.

Il funerale di Mehsa innesca un grande movimento.

Il funerale di Mehsa si è tenuto a Saqez, dove Mehsa viveva, una delle città del Kurdistan Iraniano. Durante la cerimonia, le donne si sono tolte il velo e nella città di Tudeh ci sono stati raduni, cortei e manifestazioni di massa al grido lo slogan "donna, vita, libertà" per protestare contro questo crimine del regime.

Il movimento si è esteso a tutto l'Iran

In tutte le città dell'Iran masse di uomini e donne hanno dato vita a un grande movimento a sostegno delle manifestazioni di massa della città di Saqqez, e con lo stesso slogan, "donnea, vita, libertà", il movimento si è rapidamente diffuso dal Kurdistan al Baluchistan, dall'Azerbaigian a Bandar Abbas.

È una dura battaglia di tutte le classi popolari dell’Iran, in particolare lavoratori, contadini e classi lavoratrici, contro il regime di sfruttatori e oppressori, criminali, ladri assetati di denaro, corruttori, inganna-popolo e truffatori. Un movimento che ha scosso tutto il sistema capeggiato dal criminale Khamenei.

Una lotta che dura da quarant'anni

La lunga storia di questa grande battaglia di massa risale alla rivoluzione del 1957. Lo stesso tempo in cui la tirannia ha dichiarato guerra alla libertà e l'ha respinta, e ora la governano da 41 anni. L'aspetto principale della lotta attuale è stata la lotta per la libertà e per l'istituzione di un governo democratico e indipendente.

La direzione

Questo movimento è spontaneo. Non c’è un partito a dirigerlo, a causa dei quarant'anni di dittatura e dei pesanti colpi subiti dai partiti popolari, soprattutto di sinistra. Ha individuato da sè la propria direzione è che attualmente si centra sul rifiuto della Repubblica islamica, per il suo rovesciamento, senza parole d’ordine che specifichino quale governo andrebbe stabilito. Sono i figli della classe operaia il corpo principale del movimento.

I figli della classe operaia sono il corpo principale del movimento

Gli uomini, le donne, le ragazze e i ragazzi che cantano nelle strade contro questo sistema e contro la dittatura di Khamenei appartengono alle masse lavoratrici, e in prima fila ci sono la classe operaia, i contadini e gli strati medio-bassi della piccola borghesia. Questi costituiscono il grosso della popolazione principale del paese. La presenza degli strati ricchi della piccola borghesia non è tanto rilevante, mentre gli strati più ricchi di questa ancora non si uniscono alle classi che lottano per rovesciare la Repubblica islamica, come dovrebbero. Certo ci sono state lotte di medici e avvocati, in particolare dei medici, che sono state duramente represse.

La classe operaia

Col diffondersi del movimento, settori di lavoratori industriali si sono uniti alla lotta con scioperi. I lavoratori hanno iniziato gli scioperi su rivendicazioni economiche, ma in realtà sono scioperi legati al movimento democratico in corso e sono di natura politica.

Uno di questi è stato lo sciopero dei lavoratori del settore petrolifero. Nei primi giorni di sciopero il regime ha arrestato 250 lavoratori. In seguito c’è stata una nuove ondata di scioperi sindacali a Isfahan, dove sono entrati in sciopero due stabilimenti industriali, Zob Ahan e Sepahan Cement. Tuttavia, la classe operaia non ha ancora organizzato uno sciopero generale politico e la sua presenza nel movimento non è evidente.

Donne

Le donne iraniane hanno svolto un ruolo molto importante nelle lotte di questo periodo. La lotta contro l'assassinio di Mehsa Amini è iniziata nella città di Saqez nella provincia del Kurdistan e si è rapidamente estesa a tutte le città dell'Iran. Le donne hanno svolto un ruolo importante alla testa delle campagne di questo periodo e e ce n'erano molte tra i manifestanti. Molte ragazze e donne coraggiose hanno anche partecipato agli scontri, difendendosi e contrattaccando. Alcune di loro sono state uccise (circa 40-50) e molti sono state arrestate. Nelle carceri della Repubblica islamica, le donne vengono torturate e violentate. Alcune ragazze e donne, così come giovani e ragazzi, si sono suicidati dopo il rilascio, per motivi non ancora chiari.

Studenti

Dopo una lunga fase di riflusso del movimento studentesco, per varie cause, la discesa in campo degli studenti nella lotta ha allargato e approfondito il movimento per la libertà e la democrazia. In molte università dell'Iran gli studenti hanno tenuto manifestazioni e cortei e si sono scontrati con la polizia e i Basij.

Per reprimere gli studenti, il governo ha attaccato con le forze di polizia e militari la Sharif University of Technology. Molti studenti sono rimasti gravemente feriti e molti sono stati arrestati dopo gli assalti degli uomini del Ministero dell'Intelligence e all'IRGC.

Ciononostante, il movimento studentesco continua tuttora a lottare fino al grido di slogan progressisti come "Siamo figli di lavoratori, resteremo al loro fianco" e "Lavoratori, studenti, uniti nella lotta".

Imprenditori e commercianti

Dopo la rivoluzione del 1357 (1978), imprenditori e commercianti non hanno organizzato giornate di lotta, salvo di alcuni casi circoscritti in occasione di movimenti di massa, ma negli ultimi tre mesi ci sono state due serrate a livello nazionale, l’ultima il 14 , 15 e 16 dicembre 2022. La serrata ha avuto luogo in più di 70 città dell'Iran.

In risposta, il regime ha chiuso d’autorità molti esercizi squadre fedeli al regime hanno imbrattato con scritte le vetrine. È chiaro che queste lotte non finiranno e probabilmente continueranno in futuro.

Forme di lotta

Finora la lotta è stata in larga misura pacifica e difensiva, ma nel corso degli eventi ciò che era pacifico e difensivo sta diventando violento e d’attacco. La frase che più di ascolta oggi negli scontri è: "Battiamo questi infami!". E le donne e uomini dell'Iran puniscono i sicari del regime e nemici del popolo.

Due forme fondamentali di lotta

Questa lotta ha forme diverse. Dai raduni di piccoli gruppi in strada e con lancio di slogan agli scontri con le forze di polizia, dalla scrittura di slogan sui muri all’incendio delle sedi Basih, agli attacchi contro gli imam il venerdì, i parlamentari, gli edifici e le scuole religiose.

Il cambiamento più recente nelle forme di lotta è data data dallo sciopero dei lavoratori dell'industria, come pure dal lo sciopero nel settore dei trasporti di autisti e proprietari di camion.

Forme di movimento e slogan

Le forme principali di questo movimento sono stati raduni, cortei e slogan. Fin dall'inizio gli slogan erano rivolti contro le pattuglia dell'Irshad, le forze di polizia, i Basij e il governo. I principali sono stato: "Morte al principio di Velayat", "Morte a Khamenei", "Morte alla Repubblica islamica", "Makhund deve essere sciolto", "Morte a Basiji" e "Morte a Sepahi".

(Le varie forze militari che affiancano l'esercito e il cui ruolo principale è reprimere le lotte interne e organizzare le forze di Hezbollah nei paesi musulmani della regione, come Libano, Siria, Iraq e Yemen)

L'intervento delle unità speciali delle forze di polizia e del Guardiani della Rivoluzione Islamica, le "pattuglie assassine", che tengono sotto controllo tutte le principali attività politiche, militari ed economiche, ha provocato il contrattacco delle masse popolari contro questi mercenari e le Guardie Rivoluzionarie Islamiche. I mezzi delle forze repressive sono stati incendiati e i i "Gesht Irshad" sono colpiti con pugni e calci.

Ripercussione globale del movimento

Questo movimento ha avuto eco in tutto il mondo e al fianco del popolo in Iran si sono mobilitate le masse di immigrati iraniani in tutti i paesi del mondo. Molti artisti e sportivi hanno condannato l'uccisione di Mahsa Amini e preso posizione a favore del movimento di massa.

Khamenei e le sue guardie hanno paura!

Khamenei teme la classe operaia e del movimento di massa. Teme che la classe operaia e il popolo iraniano si uniscano e che il movimento si estenda ovunque e diventi globale e, cosa più importante, che duri.

La repressione di Stato è stata durissima. A Zahedan, capoluogo del Belucistan (altra nazionalità oppressa) in quello che è stato definito "Venerdì di sangue di Zahedan", sono morte più di cento persone. I beluci sono sunniti e da sempre sono oppressi dalla dittatura religiosa al potere in Iran. Inoltre, ci sono l’assalto alla Sharif University of Technology, l’attacco con mezzi militari pesanti contro Mahabad (città del Kurdistan) e perfino un attentati organizzato dallo stesso governo nel "Shah Chirag,"un luogo di culto a Shiraz, in cui sono stati uccisi 15 pellegrini e che è stato attribuito all'ISIS e per dire he è meglio che le di proteste cessino perché se continuano, l'ISIS attaccherà ancora. Ma il popolo ha capito che era una menzogna e ha continuato a lottare. L'ultima forma di repressione è stata l'esecuzione di giovani arrestati durante gli scontri. Finora ne sono stato giustiziati due e molto probabilmente altri giovani saranno giustiziati.

Unità popolare, movimento globale di tutte le classi sociali e continuazione del movimento

Sanno molto bene che se il popolo è unito e il movimento in corso continua, non possono né controllarlo né impedirne il collasso interno. La continuazione del movimento significa in ultima analisi l'allentamento della stretta della dittatura e la dimostrazione dell'impotenza delle pattuglie assassine, la disintegrazione delle squadracce filo-governative e la conseguente disintegrazione del regime dall'interno. Queste sono le facce della stessa medaglia. Per questo cercano di mostrarsi uniti, potenti e invincibili. Affinché il popolo ne sia terrorizzato, pensi che è impossibile rovesciarli e si arrenda alla tirannia. Per questo accelerano la repressione, sparano e uccidono.

Attacchi e ritirate del regime

Senza dubbio, la fazione e la banda di Khamenei e il cosiddetto "nucleo duro del potere" (la cricca che circonda Khamenei e le altre cariche di potere) sono ostinati e non cederanno. Certo sono stati sorpresi, impreparati e in genere incapaci di reagire tempestivamente al movimento e temono le conseguenze delle loro reazioni, in generale il loro metodo finora è stato aspettare che il movimento di massa disperdesse la sua energia e lentamente si esaurisse nello scontro. Poi, una volta stancato il popolo, pianificare e organizzare le loro forze militari e paramilitari per lanciare un contrattacco a tutto campo e la massima repressione.

Combattere l'inferno della tirannia

I capi mummificati di questo sistema marcio e i suoi pochi sostenitori hanno fatto dell’Iran un grande inferno, un inferno di ignoranza, assassinio della libertà e tirannia, con la promessa di portare il popolo nel loro "paradiso". L'attuale lotta del popolo iraniano è contro questo inferno e per la libertà, e continuerà finché non l’otterrà.

Senza dubbio lo sviluppo e l'evoluzione di questa grande rivolta influenzeranno le masse dei paesi della regione e del mondo e porteranno nuovi cambiamenti.

La posizione delle forze di sinistra

In Iran non ci sono partiti e organizzazioni di sinistra, comunisti rivoluzionari (marxisti-leninisti o maoisti). Ci sono gruppi e organizzazioni che chiamiamo "pseudo-sinistra". Questi sono divisi in due correnti. C’è la corrente dei revisionisti, di orientamento kruscioviano e trotskista. Ci sono altri piccoli gruppi che si definiscono "marxismo occidentale", "nuova sinistra", "eurocomunismo", "marxiani", ecc. e c'è anche il movimento avakianista. Tutte queste correnti sono divise in piccoli gruppi e tutti i loro dirigenti e quadri sono all'estero. Nessuna di queste organizzazioni, la maggior parte delle quali si autodefinisce partito, ha influenza tra la classe operaia o le masse popolari e non sono che poche persone.

A fronte della guerra tra Russia e Ucraina, questi si sono divisi in due campi. I partiti e le organizzazioni revisioniste kruscioviane schierate con la Russia, i partiti e le organizzazioni trotskisti, "marxisti" e "marxisti occidentali" e di "nuova sinistra" con l'Ucraina. Nel movimento attuale non hanno alcun ruolo e la maggior parte del popolo neppure li conosce. La maggior parte della loro attività si svolge su Internet. Certo, ci sono partiti curdi e beluci, ma hanno per lo più influenza tra i curdi e i beluci e non nel resto dell'Iran. Noi stessi siamo un movimento molto piccolo e la nostra attività è molto limitata, siamo cresciuti rispetto al passato e si può dire che speriamo di crescere di più nel processo di questo movimento, rivolta o rivoluzione.

Viva il movimento democratico e liberatorio delle donne!

Viva il movimento liberatorio delle masse!

Morte alla Repubblica islamica!

Per una Repubblica democratica popolare sotto la guida della classe operaia!


Red Road of Iran (maoista)

  dicembre 2022

30 DICEMBRE LE OPERAIE IN SCIOPERO ALLA BERETTA CONTRO GLI APPALTI IN FABBRICA, GLI ATTACCHI ALLE LAVORATRICI, LA REPRESSIONE PADRONALE ... LA SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA CON LE DONNE IN RIVOLTA IN IRAN

Dal report dello Slai Cobas sc BG

Sciopero improvviso venerdì 30 dicembre, dalle 11 a fine giornata, contro un vigliacco e pesante nuovo attacco aziendale contro le operaie del reparto imballi in appalto a Mpm alla Beretta di Trezzo. LE OPERAIE IN SCIOPERO SOLIDARIZZANO CON LA LOTTA DELLE DONNE IN IRAN.

I padroni (Beretta e Mpm) per i loro profitti attaccano i diritti delle operaie/i e cercano di scaricarne la colpa sulle operaie dello Slai Cobas che lottano ‘NON LASCIATE IL SINDACATO? VI TOGLIAMO UNA LINEA DI LAVORAZIONE, È SOLO COLPA VOSTRA!’  

Parole vigliacche, di ennesimo ricatto, che nascondono una doppia realtà.

- La frustrazione dei padroni che non riescono a corrompere le operaie sindacalizzate, che non riescono a spiegarsi il rifiuto delle delegate Slai Cobas alle loro proposte; delegate che non vogliono vendere la propria dignità e respingono le offerte individuali per aumenti salariali, posti da ‘capette’... in cambio dell’uscita dal sindacato; così come non riescono a spiegarsi la resistenza di un buon gruppo

di operaie che non intende arrendersi e sottomettersi per poter lavorare, in una fabbrica già maschilista e usurante, ad una azienda fortemente antisindacale, autoritaria, ‘qui comando io, o così o…’, un perfetto esempio di fascismo padronale.

- Gli appalti nelle fabbriche sono un grande regalo ai padroni, buoni solo per dare paghe da fame con il CCNL MULTISERVIZI per un lavoro da operaie, come strumento di divisione e repressione, per allontanare con più facilità le operaie usurate. Altro non servono. Non c’è ragione produttiva e chi comanda è sempre e comunque la committente. Il Salumificio Beretta non fa eccezione. Quanto avvenuto venerdì mattina è solo l’ultima conferma.

Il cambio appalto di giugno per rifarsi l’immagine commerciale davanti alle indagini della guardia di finanza che ha ipotizzato oltre a frodi fiscali, abusi tramite le cooperative, per avere una riserva di manodopera sottopagata da spostare a piacimento… oltre alla meschina firma della Uil che ha dato copertura formale all’operazione, non ha modificato nell’organizzazione del lavoro la sostanza di quanto avveniva prima.

Nel reparto, con le operaie che lavorano fianco a fianco e intercambiabili, con contratti di lavoro sottoscritti con Beretta, agenzie di somministrazione, agenzie in affitto a Mpm, in appalto a Mpm, CHI COMANDA È BERETTA, L’APPALTO È UNA BUFALA!

Solo così si spiega la linea 5 tolta alle operaie dell’appalto dalla sera alla mattina e occupata da Beretta!

Altra cosa è il piano di ristrutturazione in corso, di parziale e progressiva automatizzazione delle linee, di intensificazione bestiale dei ritmi. Con l’azienda che cerca di obbligare le operaie a non fermare mai le linee, nemmeno davanti alle buste che cominciano ad andare da tutte le parte cadendo dai nastri, costringendole a recuperare quella parte di produzione mentre i nastri trasportatori continuano a vomitare buste al ritmo anche di 100/120 al minuto…. (sulle condizioni di lavoro segue una seconda parte)

Lo sciopero del 30 dicembre, non facile a farsi ma riuscito quindi di buon auspicio per il 2023, è stato tutto questo. È stata la necessaria risposta a questo nuovo attacco, il ratto della linea 5, la reazione alle condizioni della fabbrica peggiorate in questi mesi. È stato le operaie che trovano unità e prospettiva nella resistenza alla ristrutturazione. Una buona giornata che ha rinsaldato il legame e lo spirito collettivo delle lavoratrici organizzate con lo Slai Cobas, che non vogliono tornare indietro e che saranno di nuovo in campo da lunedì!!

Nella situazione attuale le operaie della Beretta rappresentano una parte avanzata nella battaglia contro gli appalti in fabbrica, nella difesa dei diritti delle lavoratrici. Per una lotta che va conosciuta, estesa e sostenuta. Raccogliendo anche il messaggio dell’assemblea operaie Beretta del 28 ottobre ‘LOTTA UNA, LOTTANO TUTTE. 

Le operaie in sciopero si sono unite alla grande lotta delle donne in Iran, scatenata per reagire all’uccisione di Mahsa Amini colpevole di aver mostrato una ciocca di capelli da sotto il velo e per questo massacrata dalla polizia religiosa. Lo hanno fatto sottoscrivendo la mozione ‘fermare le esecuzioni, del regime iraniano e le uccisioni della polizia contro le giovani donne, sosteniamo la rivolta sempre più estesa in Iran’. Prendendo un po di forza anche dall’esempio delle donne in Iran in lotta per la libertà, che non si fermano nonostante 500 morti, 30000 arresti, le impiccagioni, perché la repressione non ferma ma alimenta la ribellione delle masse proletarie.

31/12/22

Ratzinger, espressione della Chiesa più conservatrice e teorico del "moderno medioevo" contro le donne, è morto!

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario colse subito il segno reazionario esplicito della elezione di Ratzinger a papa, e la funzione di conservazione/madre del sistema capitalista da lui posta della donna in questo disegno, Questo lo fece anche utilizzando strumentalmente anche alcune posizioni dell'allora movimento femminista borghese sulla "differenza sessuale".
Facemmo un opuscolo, che oggi riproponiamo, tradotto anche in inglese. 
Invitiamo a richiedercelo, perchè Ratzinger è morto ma purtroppo non è morta la sua teoria esplicitamente rivendicata come antimarxista e la sua politica identitaria reazionaria a livello nazionale ed europeo nella Chiesa e nella societa'.
Per averlo scrivere a Mfpr.naz@gmail.com