01/11/26

La "sacra famiglia" a cui inneggia il governo Meloni: 124 orfani di femminicidio e istituzioni assenti

l report "Respiro": su 124 minori orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Nell'87,7% dei casi l'assassino è il padre. Un bambino su quattro ha assistito direttamente all’assassinio della madre.


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Più della metà delle orfane e degli orfani di femminicidio aveva meno di nove anni quando ha perso la madre. Quasi un bambino su tre non aveva ancora compiuto sei anni e nell'87,7% dei casi il responsabile dell'assassino era il padre.
Per oltre la metà dei minori, inoltre, il delitto si è consumato tra le mura domestiche.
È il quadro che emerge dal report del progetto "Respiro" - Rete di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali, presentato a Napoli al termine di cinque anni di attività.
L'indagine ha analizzato la situazione di 124 orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
I dati raccontano storie segnate dalla violenza ben prima del femminicidio. L'83,1% degli orfani monitorati aveva già vissuto almeno un episodio di violenza o un evento fortemente traumatico, mentre per oltre due terzi dei casi erano documentate almeno due esperienze di questo tipo. Tra le situazioni più frequenti figurano la violenza assistita, i maltrattamenti psicologici e la trascuratezza affettiva o materiale.
Al momento del delitto, il 30,3% dei bambini aveva tra uno e cinque anni e il 23,8% tra sei e otto. Complessivamente, quasi sette su dieci non avevano ancora compiuto dodici anni. In un caso su quattro l'orfana/o ha assistito direttamente all'uccisione della propria madre mentre nel 32% dei casi era presente in casa durante l'episodio.
Dopo il grave reato, sono soprattutto i parenti a farsi carico dei minori: circa l'80% viene accolto in famiglia, prevalentemente dai parenti del ramo materno. Tuttavia il percorso successivo è spesso complesso e nel 20% dei casi la sistemazione iniziale cambia nel corso del tempo.
Lo studio evidenzia anche le difficoltà nell'accesso ai servizi e ai sostegni previsti dalla legge. Quasi la metà degli orfani non aveva ricevuto interventi clinici prima dell'ingresso nel progetto "Respiro" e il 45,5% non aveva beneficiato delle misure economiche previste dal decreto 71 del 2020. Ancora più elevata la quota di chi non ha ottenuto l'indennizzo previsto dalla legge 122 del 2016: il 62,8%.
Per rispondere a queste criticità, il progetto ha costruito una rete formata da èquipe multidisciplinari, percorsi psicoterapeutici, sostegno alle famiglie affidatarie, interventi nelle scuole e assistenza nelle pratiche burocratiche e legali. Un modello che, secondo i promotori, ha contribuito a rendere più tempestiva ed efficace la presa in carico di bambinə e ragazzə colpiti da uno dei peggior traumi.
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La Repubblica
30 Ottobre 2026

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