01/11/26
Giù le mani dalle studentesse e studenti! Contro lo Stato di polizia che questo governo Meloni moderno fascista vuole imporre - Ribellarsi e lottare è giusto!
“Mi hanno tolto il telefonino e solo a sera ho potuto scrivere a mio padre. Ma tornerò in piazza, è un mio diritto”.
Carolina Di Giacomo, 18 anni compiuti da poco, era appena uscita dalla metro di piazzale Flaminio con quattro compagni del liceo Talete quando, senza motivo, un gruppo di poliziotti l’ha fermata, identificata e infine portata in commissariato insieme a tre dei suoi amici. Lì, altre ore di attesa, senza telefonino e neppure la possibilità di comunicare con i genitori. «Ma io volevo soltanto partecipare alla manifestazione degli studenti», protesta, ancora spaventata, «per me era la prima volta».
La "sacra famiglia" a cui inneggia il governo Meloni: 124 orfani di femminicidio e istituzioni assenti
l report "Respiro": su 124 minori orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Nell'87,7% dei casi l'assassino è il padre. Un bambino su quattro ha assistito direttamente all’assassinio della madre.
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Più della metà delle orfane e degli orfani di femminicidio aveva meno di nove anni quando ha perso la madre. Quasi un bambino su tre non aveva ancora compiuto sei anni e nell'87,7% dei casi il responsabile dell'assassino era il padre.
Per oltre la metà dei minori, inoltre, il delitto si è consumato tra le mura domestiche.
È il quadro che emerge dal report del progetto "Respiro" - Rete di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali, presentato a Napoli al termine di cinque anni di attività.
L'indagine ha analizzato la situazione di 124 orfani appartenenti a 78 nuclei familiari presi in carico in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
I dati raccontano storie segnate dalla violenza ben prima del femminicidio. L'83,1% degli orfani monitorati aveva già vissuto almeno un episodio di violenza o un evento fortemente traumatico, mentre per oltre due terzi dei casi erano documentate almeno due esperienze di questo tipo. Tra le situazioni più frequenti figurano la violenza assistita, i maltrattamenti psicologici e la trascuratezza affettiva o materiale.
Al momento del delitto, il 30,3% dei bambini aveva tra uno e cinque anni e il 23,8% tra sei e otto. Complessivamente, quasi sette su dieci non avevano ancora compiuto dodici anni. In un caso su quattro l'orfana/o ha assistito direttamente all'uccisione della propria madre mentre nel 32% dei casi era presente in casa durante l'episodio.
Dopo il grave reato, sono soprattutto i parenti a farsi carico dei minori: circa l'80% viene accolto in famiglia, prevalentemente dai parenti del ramo materno. Tuttavia il percorso successivo è spesso complesso e nel 20% dei casi la sistemazione iniziale cambia nel corso del tempo.
Lo studio evidenzia anche le difficoltà nell'accesso ai servizi e ai sostegni previsti dalla legge. Quasi la metà degli orfani non aveva ricevuto interventi clinici prima dell'ingresso nel progetto "Respiro" e il 45,5% non aveva beneficiato delle misure economiche previste dal decreto 71 del 2020. Ancora più elevata la quota di chi non ha ottenuto l'indennizzo previsto dalla legge 122 del 2016: il 62,8%.
Per rispondere a queste criticità, il progetto ha costruito una rete formata da èquipe multidisciplinari, percorsi psicoterapeutici, sostegno alle famiglie affidatarie, interventi nelle scuole e assistenza nelle pratiche burocratiche e legali. Un modello che, secondo i promotori, ha contribuito a rendere più tempestiva ed efficace la presa in carico di bambinə e ragazzə colpiti da uno dei peggior traumi.
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La Repubblica
30 Ottobre 2026
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