04/11/26

Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!


Riportiamo un articolo dal blog proletari comunisti sulla grande giornata di scioperi e manifestazioni del 30 ottobre in tante città.
Il 30 come nei giorni del 17/18 ottobre, poi il 24 ottobre le ragazze sono tantissime. 
E come possono non esserlo?!
Le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante, come doppia è la condizione di oppressione. Se per tutti i giovani, soprattutto proletari, figli di immigrati, il presente è pesante, difficile e il futuro è nero; per le ragazze già il presente è di violenza, discriminazioni, concezioni patriarcaliste/fasciste e il futuro è nerissimo.
L'elenco è lungo. E ne parleremo.

Oggi riportiamo uno degli aspetti più inaccettabili di come il sistema capitalista, i padroni, il governo, lo Stato vede e considera le donne.

Future "macchine per la riproduzione", per lo sfruttamento dei padroni e per la guerra - Da Sole 24 ore il giornale dei padroni: "Ogni bambino rappresenta un futuro lavoratore, contribuente, imprenditore e consumatore. Meno nascite significano meno forza-lavoro, minore domanda interna, una crescita della produttività inevitabilmente più debole... non c'è più equilibrio tra chi versa i contributi e chi percepisce una pensione... Esiste poi un altro aspetto. L'Europa sta inaugurando una stagione di massicci investimenti nella difesa. Si parla di sistemi d'arma, tecnologia e capacità industriale. Ma nessuna industria può produrre la risorsa più preziosa, le persone. Anche gli eserciti più avanzati hanno bisogno di uomini e donne... in questo senso la demografia torna a essere una componente della capacità strategica di uno Stato... Macron parla di "riarmo demografico"... E' tempo di riconoscere che la natalità rappresenta una grande questione economica, fiscale, strategica di uno Stato...".

ALLORA, E' GIUSTO RIBELLARSI! 
E' GIUSTO E NECESSARIO ESSERE SEMPRE DI PIU' ALLE PROSSIME MANIFESTAZIONI!
Mfpr
L'articolo dal blog proletari comunisti
La giornata del 30 ottobre è stata una grande giornata di lotta. A qualche giorno di distanza è importante approfondire il significato di questa giornata, significa guardarla innanzitutto dal lato oggettivo e dal lato delle masse.

La giornata di sciopero generale e manifestazioni è stata una giornata riuscita, su questo non c'è dubbio, non è un problema solo di numeri, è un problema dell'impatto che la giornata ha avuto per i livelli di partecipazione a livello politico, a livello sociale, a livello di messaggio alle masse proletarie.

È brutto che le forze organizzatrici spesso sparano cifre esagerate per ingrandire il valore della manifestazione, è un pò stupido perché la giornata di lotta è riuscita e perché può distogliere dai compiti reali che ci sono per andare avanti.

Le cifre devono crescere attraverso il lavoro, il messaggio e l'organizzazione che questa giornata incoraggia.

Sicuramente un milione di persone sono scese in piazza e questi numeri sono stati sicuramente più grandi di tutti gli altri precedenti scioperi generali di questa natura, sicuramente è stata la giornata di lotta più avanzata degli ultimi tempi. Quando si fa sciopero contano i numeri. Il valore quantitativo dello sciopero però non sta solo nei numeri. Le manifestazioni che hanno incoronato questa mobilitazione sono importanti anche per la qualità di quello che è emerso.

Noi non siamo sostenitori di un altro movimento perché è un'idea sbagliata che spesso tra i comunisti, tra le espressioni più avanzate e organizzate, si afferma. Noi siamo sostenitori di rivendicazioni più classiste, più radicali, di metodi di lotta più potenti, di obiettivi e di fini più alti e vorremmo che il movimento corrispondesse a queste nostre idee. Ma Marx ci dice che noi non dobbiamo dire alle masse: “abbandona quello che stai facendo”, non dobbiamo dire: “vieni con noi”, alle masse dobbiamo dare la parola giusta, necessaria oggi, perché esse avanzino.

Ciò che conta nei movimenti è la trasformazione, la loro evoluzione, la loro trasformazione tra avanzate e ritirate, tra flussi e riflussi, tra salti che producono un salto qualitativo. Quindi è su questa base che noi possiamo valutare la giornata del 30 e ciò che comporta sia per noi sia per i proletari, per le masse, e per le organizzazioni che sono scese in campo, per farla avanzare.

Questa giornata di lotta ha avuto un grande potere di attrazione che si è sviluppato via via che essa si avvicinava. Questo potere di attrazione per noi è importante che vada verso le fabbriche, verso le masse che sono ancora organizzate nel campo del sindacalismo confederale.

Dobbiamo lavorare soprattutto perché cresca la presenza degli operai, delle fabbriche, perché riteniamo che se non si scuote questa massa non si crea quella forza materiale, quella miscela quantitativa e qualitativa che può produrre una polarizzazione ancora più accentuata tra governo e masse, tra Stato della borghesia, classe della borghesia e i proletari e le masse in lotta.

Ora è importante stare a guardare quello che succederà il 20 novembre in occasione di questo sciopero generale indetto dalla CGIL di Landini. Landini vuole prendere il posto, vuole contrapporsi, vuole opporre un'altra linea, altre parole d'ordine allo sciopero del 30 o suo malgrado porterà in piazza altri settori che allo sciopero non ci sono stati ma che sentono l'influenza trainante che lo sciopero e la manifestazione del 30 hanno avuto?

Ma la questione importante è evidentemente che la giornata di lotta, lo sciopero del 30, ha visto l'esplosione numerica e qualitativa di tanti giovani. Noi dobbiamo andare in questa strada perché la discesa in campo di tanti giovani, studenti, gioventù proletaria può attrarre tutte le masse popolari nel vortice della lotta.

Questo sciopero è stato indetto dall'USB e questo non deve essere in nessuna maniera oscurato, sarebbe un errore non dare merito a chi l'ha convocato e non dare responsabilità a chi l'ha convocato per portarlo avanti.

Ma noi dobbiamo considerare questo sciopero non un punto d'arrivo ma un punto di partenza per continuare la lotta e per chiamare altre forze in campo.

Noi siamo contro la casta dei sindacalisti che ha dominato e domina i sindacati confederali che non sono stati in grado di fermare gli attacchi del governo dei padroni, dello Stato, verso le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, che non sono stati minimamente in grado di fermare la repressione che ha colpito tutti coloro che sono scesi in lotta, il movimento solidale con la Palestina, il movimento antifascista e contro la repressione. Il movimento degli studenti e il loro ingresso sta cambiando la situazione del movimento di lotta nel nostro paese.

La giornata del 30 ha bucato gli schermi della televisione e i giornali anche quando ne hanno parlato male sono diventati protagonisti indiretti di questo sciopero, l'hanno fatto diventare grande come spesso succede e coloro che l'hanno criminalizzato hanno perso e sono caduti nel ridicolo. Coloro che hanno provato da parte governativa a impedire questo sciopero, a precettare lo sciopero dei trasporti, per esempio, a cercare di intimidire le masse con le perquisizioni, con gli arresti, i fermi, sono caduti nel ridicolo di fronte all'ondata dei scioperanti e alle manifestazioni e in nessuna maniera hanno potuto impedire le forme che le manifestazioni hanno assunto in alcune città con blocchi e con altre iniziative incisive.

Le masse sono la forza motrice della storia, noi siamo parte delle masse e dobbiamo esserne parte sia quando fanno bene sia quando - purtroppo - fanno male e anche quando fanno male o pensano male ci attrezziamo perché quelle masse cambino e facciano bene.

Noi siamo proletari tra i proletari, avanguardia proletaria, opposizione tra l'opposizione, opposizione proletaria, comunisti nel campo dell'estrema sinistra e di coloro che evidentemente vogliono portare più avanti il movimento. E in questo sciopero è importante proprio il senso generale che il movimento di massa ha dato alla battaglia. 

Torniamo al problema però a cui teniamo. Le fabbriche non sono state ancora coinvolte, non sono scesi in piazza in massa gli operai - come era giusto e necessario - a fianco degli studenti in lotta, ma anche perché hanno ragioni da vendere nel protestare contro questo governo e le organizzazioni sindacali che hanno la maggioranza nel loro fila ma non sono stati in grado finora di fermare l'attacco ai lavoratori e di permettere ai lavoratori di essere presenti alla testa del movimento di lotta contro il governo dei padroni.

Gli operai non si devono rappresentare come una classe abbandonata anche quando lo sono, perché questo non ci aiuta, bisogna reagire a questo stato di cose scendendo in piazza, senza aspettare le decisioni dei sindacati confederali, perché queste decisioni non ci sono state e non hanno impedito che i piani del governo attaccassero i lavoratori e le loro condizioni di vita e di salario, basta pensare a quello che sta succedendo sul fronte del carovita, a quello che sta succedendo sul fronte dell'attacco al lavoro, a quello che sta succedendo sul fronte delle morti sul lavoro, a quello che sta succedendo sul fronte della cancellazione dei diritti dei lavoratori.

Per questo siamo perché questo sciopero contagi la classe operaia e i lavoratori. Noi dobbiamo stare dalla parte della classe operaia e dei lavoratori però per dire chiaro e netto a tutti che è l'ora di scendere in lotta, di costruire un fronte unito tra lo sciopero del 30 e la necessità di un fronte proletario e popolare contro questo governo.

Noi conosciamo bene, anche dai gloriosi anni ‘70, dall'Autunno caldo, quanto sia importante l'ingresso della classe operaia negli scioperi e di come questo trasformi la natura stessa e la forza dei movimenti e renda concreto quel “blocchiamo tutto” - perché tu puoi dire “blocchiamo tutto” ma se non si bloccano le fabbriche, se non si blocca la produzione, non blocchi nulla e il blocco della produzione permette agli scioperi di diventare la vera forza che si pone non solo contro questo governo ma come alternativa a questo governo, alternativa alla sua classe dominante, al suo sistema.

Il grande passaggio dell'unità operai-studenti ha sempre, come storicamente è stato dimostrato in questo Paese, una forza tremenda quando si sviluppa. Oggi i giovani scesi in campo hanno riaperto questa strada e questa storia.

Oggi dicono “la storia siamo noi”. I giovani hanno diritto alla loro storia e la loro storia la stanno costruendo, noi la dobbiamo alimentare, renderla più forte, raccogliere le istanze che in esse ci sono e portarle più avanti per il cambiamento reale che non potrà essere che un cambiamento rivoluzionario.

Siamo perché la lotta continui, senza aspettare nuove scadenze, perché deve essere una marea e un moto che continua e si ingrossi. Certo, siamo d'accordo che ci sia una grande manifestazione nazionale il 12 dicembre come è stato annunciato all'assemblea nazionale del primo novembre e come è indicato dalle decisioni degli organizzatori delle manifestazioni del 30 ottobre. Siamo perché tutti siano a Roma, ma non siamo a Roma per uno sciopero e una manifestazione che chiuda la partita, ma che raggiunga un risultato concreto, che chiaramente è la richiesta della caduta del governo, ma non solo, è che queste rivendicazioni dei giovani, dei proletari, delle masse in lotta, su tutti i fronti, vengano raccolte a partire dal carovita, a partire dal lavoro, a partire dalla casa, a partire dalla scuola, dalla sanità.

Noi pensiamo che questo sciopero si debba trasformare via via in un grande sciopero politico che metta in discussione il potere della classe dominante, il governo della classe dominante e lo Stato della classe dominante, perché lo Stato, come reparto armato della classe dominante, è quello che effettivamente questo governo e questa classe vuole mettere in campo contro gli scioperi e le manifestazioni.

Il nostro obiettivo è un'insurrezione popolare che cambi lo stato delle cose presenti, e guardiamo da questo punto di vista l'importanza di questo sciopero, l'importanza del 30 e l'importanza delle tappe che verranno e della manifestazione del 12 dicembre, a cui dobbiamo dare energie, idee, impegno d'avanguardia e qui l'impegno d'avanguardia è l'aspetto principale, perché l'avanguardia in questo campo non si limita a sostenere lo sciopero. Noi non siamo teorici del "movimento è tutto e il fine è nulla". Sappiamo che quando si afferma questa linea, lo sciopero, le manifestazioni si perdono per strada. Non è un caso che questo sta avvenendo in tanti paesi del mondo e in tanti paesi a noi vicini, come la Francia.

Guardiamo con grande entusiasmo e con grande interesse allo sciopero generale che si tiene il 5 novembre in Francia, dove lo scontro è in una certa misura più avanzato di quello che si sta sviluppando in Italia. Ma quando si dice “più avanzato” non vuol dire che siamo ancora a una situazione rivoluzionaria, a una situazione simile all'impatto che ebbe il Maggio francese e in Italia l'Autunno caldo, ma certo, tappa dopo tappa, questo sta diventando possibile, visibile, per questo guardiamo con grande attenzione allo sciopero del 5 novembre in Francia. Così come allo sciopero generale in Spagna, dove un gigantesco moto popolare ha messo in campo il problema dei problemi che milioni di proletari nel nostro paese - come in tutto il mondo - sentono: la casa, insieme al carovita, ai diritti negati, a non vedersi scaricati addosso la crisi che il sistema imperialista e capitalista, i padroni del mondo, i padroni nei singoli paesi hanno scaricato sui lavoratori e le masse.

E in tutto questo, mentre peggiorano le condizioni dei lavoratori, mentre non vengono accolte le rivendicazioni dei lavoratori, procede ininterrotta la corsa al riarmo, la militarizzazione, e non si vogliono sospendere le guerre che si mettono al centro delle loro stesse elezioni e non il desiderio di pace e di cambiamento dei proletari e delle masse.

Tutti i governi, tutti i partiti che partecipano all'arena elettorale, anche se hanno parole diverse, non mettono in discussione la marcia dei padroni e delle classi dominanti in questo paese.

Sono le masse che la stanno mettendo in discussione, la gioventù studentesca e proletaria.

Tornando allo sciopero, questo ha messo la parola fine nella concezione diffusa e nell'espressione del movimento al tentativo di contrapporre i buoni ai cattivi, al tentativo dei governi - volgare - di colpire la gioventù proletaria, cosa che sta continuando anche in queste ore con le cosiddette “perquisizioni”, “caccia alle baby gang”, parlano di baby gang ma cercano la gioventù proletaria in rivolta che a Milano ha fatto una dimostrazione di forza che ha spaventato il governo, ma nella grande manifestazione di Milano splendeva un gigantesco striscione che con le parole “generazione maranza” rivendicava pienamente, non i singoli atti, ma rivendicava l'ascesa in campo della gioventù proletaria.

Dobbiamo andare avanti su questa strada, in Italia come in Francia, come in Spagna e come in Germania, dobbiamo scendere a fianco di quelle masse che stanno combattendo, lottando, nei paesi oppressi dal Terzo Mondo, dall'America Latina all'Asia, all'Africa. Dobbiamo essere vicini alla rivolta in Albania, e chiaramente sappiamo tutti che tutte le manifestazioni, tutte le giornate dal 17 al 24 al 30 ottobre, come la giornata del 12 novembre è solidale con il popolo palestinese, con la sua eroica resistenza e dice basta genocidio! Fuori dalla Palestina i cani sionisti e imperialisti, fuori da tutto il Medio Oriente! Fermiamo le aggressioni imperialiste! Fermiamo la guerra! fermiamo il fascismo! 

E la marcia delle grandi giornate di lotta nel nostro paese è ciò che ci serve in questo cammino.

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