05/07/09

Voci di donne aquilane in vista del g8

Qui sotto pubblichiamo l'intervista a Giulia, a cura della rete di soccorso popolare

10 luglio a L'Aquila: NO G8!


10 LUGLIO ORE 14 DALLA STAZ. DI PAGANICA
AL FIANCO DELLA POPOLAZIONE TERREMOTATA, CONTRO IL G8
AL FIANCO DELLE DONNE DE L'AQUILA

PARTECIPIAMO IN TANTE E INSIEME ALLA MANIFESTAZIONE DEL 10 LUGLIO
Domenica 14 giugno a L'Aquila... Sembra di entrare in una zona di guerra perché subito la città appare ipercontrollata. La presenza dei militari fa impressione al pari delle distruzioni e dei crolli. Ci sono militari di ogni genere e tipo, dagli alpini, alla Guardia di finanza, all'esercito, ai poliziotti, ecc. Tanti posti di blocco/presidi ad incroci di strade, che non hanno una loro giustificazione. Gli unici che lavorano sono i vigili del fuoco. Gli altri, anche per il fatto che non fanno niente, se non imporre la loro inaccettabile presenza asfissiante, esagerata, non si capisce perchè stanno lì per ore a presidiare i campi, le strade, se non per il fatto stesso di mostrare una presenza dello Stato solo militare/repressiva, di mostrare il potere dello Stato sulla gente. A fronte del dramma della gente lo Stato deve imporre il suo "Ordine". Un giovane con cui abbiamo parlato, diceva come ci si sente controllati/spiati anche quando stai parlando, come se già il fatto di parlare in più persone diventa di per sé sospetto. In tutta la zona interessata dal terremoto, ci sono attualmente almeno 170 campi "ufficiali". Poi ce ne sono tanti altri mini che sono sorti spontaneamente vicino alla proprie abitazioni crollate o danneggiate. Chiaramente non tutti i campi sono uguali. Per esempio: L'Italtel è il terzo campo per grandezza, ma anche uno dei peggiori. Qui si sono verificati gli episodi della carne avariata e del tizio che andava tranquillamente in giro con la svastica. Il campo di S. Stefano raccoglie prevalentemente gente della piccola/ media borghesia; A Coppito c'è un campo gestito dalla Cgil e qui vi è più libertà e un clima più tranquillo e aperto. Qui abbiamo mangiato alla mensa del campo senza problemi, anzi uno dei giovani che stava all'ingresso del campo ci ha invitato a restare a mangiare; in altri campi non si può entrare o uscire senza tessera; A Poggio Picenze è invece gestito dai fascisti di Casa Pound. Ecc. Per come sono dislocati i campi la gente se non ha la macchina può difficilmente muoversi, potrebbe chiamare un numero verde per far arrivare un bus, ma si dice che è meglio non averne bisogno. Questo chiaramente aumenta il peso della situazione da 'campi di concentramento' che si vive nella maggiorparte dei campi. Per fare qualcosa di diverso, una famiglia, che abbiamo incontrato, si stava facendo un giro in macchina nella zona in cui stanno costruendo le nuove strade per il G8, "per far vedere un pò ai bambini...". L'inchiesta che ha iniziato Luigia (per una rete di soccorso popolare) attraverso il questionario, è partita durante la manifestazione nel centro storico. Vi stanno rispondendo giovani, donne, lavoratori, disoccupati. Finora, in poco tempo e in situazioni non certo tranquille, sono stati riempiti decine di questionari, un risultato molto buono, tenuto conto anche, come è inevitabile, che il questionario non viene riempito semplicemente lasciandolo alle persone, ma compilandolo insieme. Aspetti positivi sono che la maggiorparte di chi lo ha compilato ha lasciato dei riferimenti per essere rintracciabile e ha dichiarato la propria disponibilità ad impegnarsi. Per il G8 vengono già imposte direttive. Per la gente dei campi della "zona rossa" nei tre giorni del vertice sarà impossibile anche andare a lavorare se non dopo controlli in entrata e uscita e le persone dovrebbero andare in giro anche con dei 'braccialetti' identificativi. Ad abitanti di una casa che per sua sventura si trova proprio nella 'zona rossa', non potendo essere "spostata" è stato già detto che o si trasferiscono nei tre giorni o dovranno stare con le finestre chiuse e avere sul proprio tetto fissi due cecchini. Si parla di sicurezza, di abitazioni pericolanti, ma i tanti voli degli aerei che sorvoleranno L'Aquila durante il G8 rischiano con le loro vibrazioni di aumentare ulteriormente i danni di abitazioni. In fretta e furia stanno facendo eseguire i lavori per il G8 di ampliamento dell'aeroporto e di allargamento o costruzione ex novo di strade dall'Aeroporto di Preturo alla Scuola della Guardia di Finanza in Coppito, dove si terrà il vertice, imponendo espropri di terreni agricoli. Si tratta di una violenza del territorio, una violazione inaccettabile per una zona che ha già subito un trasfigurazione della propria struttura. L'aeroporto finora era un piccolo spazio per aerei di piccole dimensioni o elicotteri, ora dovrà, invece, essere forzatamente allargato per l'atterraggio e il decollo di grandi aerei. Le strade erano strade di campagna o di frazione, ora dovranno forzatamente diventare lunghe e grandi strade per il passaggio di mega macchine, blindati, ecc., portando ad uno stravolgimento anche futuro del territorio. I lavori vengono fatti da ditte fuori de L'Aquila e con lavoratori portati anch'essi da fuori (il G8 non sta rappresentando neanche possibilità di ripresa del lavoro per operai forzatamente disoccupati per il terremoto). Le condizioni di lavoro degli operai impegnati nei lavori del G8 sono all'insegna del massimo lavoro nel minor tempo possibile e col minimo costo. Gli operai edili con cui abbiamo parlato, da quando hanno iniziato i lavori di ampliamento stradale non hanno mai fatto un riposo settimanale, fanno ogni giorno 12 o più ore di lavoro, vi lavorano anche degli immigrati (che qui vanno bene, perché vuol dire riduzione dei costi del lavoro). Mentre per la ricostruzione i tempi si allungano giorno dopo giorno, per il G8 i lavori si fanno in poche settimane. E mentre questi lavori vengono assunti direttamente dallo Stato, per la ricostruzione delle case dei terremotati -come si capisce chiaramente dal decreto del governo- lo Stato se ne laverà le mani, privatizzando e parcellizzando la ricostruzione. La linea prevalente sarà infatti l'assegnazione di fondi (pochi e legati fondamentalmente alla speranza di lotterie, bonus) direttamente a chi ha avuto distruzioni dal terremoto per la prima casa, e queste persone dovranno provvedere da sé a trovare la ditta e a fare i lavori. Una linea scellerata e assurda: in questa maniera non c'è un piano organico di ricostruzione; dati i pochi soldi assegnati vi sarà una naturale tendenza a ridurre i costi, con una concorrenza tra le ditte che poi scaricheranno il massimo ribasso sui loro operai; si attuerà una disparità tra chi ha le possibilità economiche di integrare i fondi del governo e chi no. Parlando con un dirigente della Cgil de L'Aquila, è venuto fuori che questa linea non viene realmente contrastata dal sindacato, anzi. A fronte della domanda se il sindacato sta ponendo il problema dell'impiego retribuito degli operai edili attualmente senza lavoro nella ricostruzione, o se piuttosto c'è il rischio che questi lavori passino sulla testa dei lavoratori aquilani, il dirigente della Cgil ha risposto che, grazie al fatto che ogni famiglia potrà chiamarsi direttamente la ditta per fare i lavori nella propria abitazione, questo inevitabilmente favorirà le ditte abruzzesi che occuperanno, a loro volta, operai abruzzesi... Della serie che la speranza di lavoro è legata a quando e se le famiglie potranno ricostruire/riparare le loro abitazioni. Alla fine della giornata di domenica, siamo andati dove vive Carla (a cui è morta la madre e la sorella per il terremoto). Ora Carla vive in una roulotte che sta sul terreno antistante la casa in cui abitava in affitto. Il suo compagno mi ha fatto entrare in questa casa. Al di là di lesioni rilevanti nei muri, erano soprattutto impressionante i soffitti delle stanze. Era come se fossero stati tagliati di netto per tutto il loro perimetro e come se fossero solo appoggiati sulle pareti (come dei coperchi)! All'interno era stato lasciato tutto come quella notte del 6 aprile, in cui erano scappati dalle finestre: mobili spostati, caduti, tutti gli oggetti per terra, rotti. Tra questi... un orologio in cui cadendo ? saltata la pila e che segna esattamente le 3,32...

Margherita MFPR Taranto

Berlusconi maiale e magnaccia di Stato

Pubblichiamo volentieri il comunicato dell'mfpr. Per chi non lo avesse saputo, il gran suino e fascista Berlusconi, il 26 giugno all'Aquila per l'inaugurazione dei cantieri di Sant'Elia, si è rivolto algli operai così: "E le donne? Sarete mica gay, la prossima volta vi porto le veline".
Dare retta allo stomaco prima che alla testa può essere utile a comprendere la verità, anche da parte di certa ottusa sinistra. Gustatevi pure il video quindi, se ne avete lo stomaco!
Un saluto e un ringraziamento a chi lotta per cambiare questo stato di cose, senza ipocrisia.
Luigia

Berlusconi e l'ottusità della “sinistra”.


Mentre le vicende di Berlusconi - tra veline elettorali, Noemi, festini-harem di Capodanno, donne in regalo ad una sotto umanità ricca e marcia, uso del potere e soldi pubblici e degli aerei di Stato per la corte del tragicamente ridicolo imperatore, ecc. - stanno mostrando sempre più una realtà emblematicamente espressione dell'humus nero, sporco, arrogante, di un sistema di potere che rivendica tutto questo come “normale”: normale rappresentazione delle donne, normale ruolo di un capo di governo (“Veline? No, sono donne in sintonia con il paese... ragazze normali, madri, signore che fanno la spesa... Il fatto di frequentare Noemi e gente normale gli consente (a Berlusconi) di percepire le grida che provengono dal paese... - da Il Tempo 25.5.09).

Mentre la concezione di Berlusconi e della sua corte (anche femminile) sulle donne, la considerazione del loro ruolo nella società, sono di fatto una cartina di tornasole, la punta di iceberg, dell'ideologia e del grado di inciviltà di una casta che, non potendo più nascondere e mentire, ormai rivendica pubblicamente come “legittima” espressione di un sentire di massa quel modo di vivere e di concezione (“chi è innocente scagli la prima pietra”, come dire: si sa che l'uomo è cacciatore - sono queste più o meno le giustificazioni di 'Libero' di domenica 21 giugno), dichiarando apertamente che la concezione del loro sistema è quella che noi chiamiamo sinteticamente “moderno medioevo”; quella per cui “Dio, Patria e Famiglia” vale per gli altri, deve essere imposta anche con la legge alla gente, ma non vale per sè.

Dalla “sinistra” ex parlamentare ed extraparlamentare emerge una scarsa comprensione di tutto questo.

Una ottusità politica (“gossip sconcio... di cui non se ne può più”) che non coglie che tutto lo schifo-imbarbarimento che sta emergendo sulle vicende “veline”, e che non è altra cosa dall'affossamento della giustizia, dalla dittatura personale antiparlamento, dal razzismo, non è altra cosa dallo sciacallaggio verso le popolazioni terremotate, dalle insostenibili performance all'estero, ecc., dal disprezzo verso la gente, è parte del moderno fascismo.
Se non si è ciechi o sciocchi adulatori della “democrazia borghese”, lo si potrebbe vedere chiaramente.

L'arroganza di Berlusconi e dei suoi diventa sempre più incompatibile con le regole della stessa Costituzione, e quindi foriera di “rotture” istituzionali di queste regole. Ma è chi indica ”il ridicolo tragico imperatore”, il “ciarpame senza pudore”, le sembianze sempre più volgari, imbarazzanti, “la sfrontatezza e la mancanza di ritegno” del sistema berlusconiano, che va considerato “non normale”, e, quindi, emarginato, infangato, represso (Vernica Lario è stata già considerata dalla più fedele stampa berlusconiana una sorta di demente o “puttana”).
Anche pacifici elogiatori del sistema berlusconiano, diventano quasi degli ossessi (vedi il 'celestiale' Bondi) a difesa/esaltazione di Berlusconi.

Ma esponenti delle forze di “sinistra” respingono con sdegno di essere “imbrigliati” nel terreno del “marciume della politica”, e dicono di voler parlare e interessarsi solo dei problemi “reali” della gente, degli effetti della crisi, dei problemi di lavoro e sociali.

Poi ci sono le donne della “sinistra” parlamentare, il cui imbarazzante silenzio – a parte qualche lodevole eccezioni di alcune giornaliste - rivela l'incapacità e la non volontà di lottare su un terreno che vada fuori dalla “normale” dialettica politico-parlamentare (...io l'ho vissuta con un tale senso di estraneità da far fatica a trovare le parole...” - Livia Turco; Tutta la vicenda è squallida ma “non mi permetto di intervenire, sono cose molto private” - Anna Finocchiaro; non serve una rivolta collettiva “basta una per tutte, io concordo con Rosi Bindi” - Debora Serracchiani – dall'art. di Daniela Preziosi su Il Manifesto 28/5).
Con Veronica Lario si è ripresentato quel processo per cui il “personale” quando si fa generale esce fuori dalla persona e impone un modo di vedere le cose appunto generale (il “personale è politico” sintetizzato e scoperto dal movimento femminista negli anni passati). Ma chi non vuole capire, non capisce e la “sinistra” in Italia è anche capace di uccidersi con le mani sue stesse.

Eppure siamo di fronte ad una prostituzione organizzata, ad un presidente del Consiglio che si fa primo magnaccia, circondandosi di decine e decine di ragazze, ragazzine comprate con ricchi regali, soldi e illusioni, che esprime e pratica la peggiore concezione delle donne come solo corpi, oggetti sessuali per il piacere di potenti bavosi; che organizza “casini dorati”, ecc. E senza neanche rischiare alcuna repressione, visto che una velina già Ministro ha fatto un decreto sulla prostituzione a misura del suo protettore Berlusconi: che da un lato reprime i clienti per la strada, organizza, alimentando anche l'humus 'securitario', la persecuzione delle prostitute immigrate e dall'altra legittima e tutela la prostituzione nelle 'Ville Certosa', dove la prostituzione si chiama, per camuffarla, con termini inglesi...

Ma queste donne della “sinistra” non si indignano, non scrivono un rigo di denuncia; con la scusa – alcune - di un imbarazzo e pudore a parlare su altre donne a interferire nella loro “libertà”.

Siamo di fronte al fatto che il curriculum delle donne candidate e poi anche parlamentari del maggior partito in Italia debba essere il passaggio dalle ville di Berlusconi o dal 'grande fratello'; al fatto che leggi che condizioneranno, tartasseranno la vita di milioni di persone, di donne, vengano decise da veline e clown; e si dice “basta a parlare di queste cose... parliamo dei fatti importanti”!? Ma scherzate, ottuse economiciste!?

La realtà sta sbattendo in faccia che nel far perdere terreno a Berlusconi, nel mostrare l'imperatore tragicamente ridicolo, stanno potendo più la denuncia di Veronica, il marciume e la corruzione elevata a sistema, la sua stessa arroganza, che i tanti provvedimenti economici antipopolari del governo, e la “sinistra” continua a glissare, a non cogliere neanche l'occasione per pretendere la rimozione di Berlusconi!

Dopo l'annuncio e minaccia di pubblicizzazione di tutte le foto dei festini, dopo che le ragazze partecipanti pagate di questi festini stanno cominciando a parlare, la situazione ha visto un ulteriore salto. Berlusconi ha posto sul tappeto in maniera isterica una questione di “eversione”, e quindi di “sicurezza” sua e “nazionale”; preme sui servizi segreti per un'“azione più convinta e determinata per liberare i suoi giorni da ogni possibile ombra. Soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti internazionali (l'atteso incontro con Obama, il G8 di luglio a L'Aquila)” – la Repubblica 12 giugno 09.
Contemporaneamente, ritorna a parlare Veronica Lario che sembra cambiare tono, facendo una sorta di dichiarazione “dovuta” e comunicando, senza un'apparente motivo di necessità, che lei ha sempre amato il marito e che ha impostato la sua vita in funzione del suo matrimonio e della sua famiglia.

Siamo di fronte, questo sì, ad un tentativo di “eversione” interna da parte del potere berlusconiano, ma nessuno della “sinistra” dice che questo Berlusconi non lo può fare, non gli è permesso; nessuno si batte seriamente per mandare via l'”eversore”.
La conseguenza sarà o una “normalizzazione” di tutto con, al limite, un maggior controllo su Berlusconi, o una sua necessaria rimozione, ma dall'interno, come azione del suo stesso governo e/o dei poteri forti economici, politici, ecclesiastici.
In entrambi questi casi, pur limitando e tagliando le punte incontrollabili e gli eccessi di marciume impresentabile soprattutto a livello internazionale, il percorso verso un moderno fascismo andrà avanti.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

03/07/09

Roma 14 luglio ore 10: presidio per la sicurezza sul lavoro

Roma 14 luglio ore 10
presidio sotto il ministero del lavoro-via Veneto

promosso da-comitato 5 aprile roma e rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
partecipano: delegati e RLS di diverse org. sindacali, familiari, ispettori,tecnici della prevenzione, giuristi comitati, forze politiche e sociali di roma insieme a rappresentanti nazionali della rete,mentre a livello nazionale volantinaggi sui posti di lavoro e presidi di informazione e lotta

no al testo unico modificato e peggiorato
no alle leggi salva-manager e padroni
Basta morti sul lavoro !

Serve lo sciopero generale contro l’attacco di padroni e governo al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, contro le morti sul lavoro e da lavoro

Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
info. assemblearetesic27giugno@gmail.com

19/06/09

Milano - Finanzieri stuprano prostituta

fonte: repubblica

I due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego, sono indagati per violenza sessuale. Oltre al fermo per stupro, la contestazione di un'altra mezza dozzina di reati: fra questi il peculato, l'omissione di atti d'ufficio, l'abuso di potere e l'abbandono di posto, che da solo comporta fino a tre anni di carcere

Hanno accostato con la pattuglia di servizio. Un normale controllo antiprostituzione, all'apparenza, uno dei tanti previsti dalle ordinanze del Comune. Il cliente, impaurito, ha fatto scendere la ragazza, ha messo in moto ed è sgommato via. Lei, romena, una ventina d'anni, davanti ai due uomini in divisa grigia e basco verde era pronta a recitare la solita formula: «Non ho documenti, non ho un fidanzato, qui si lavora poco, la multa non so come pagarla». Invece di vedersi recapitato il verbale da 450 euro, la lucciola è stata invitata a seguire il capopattuglia in auto. Qui è stata costretta a un rapporto orale, poi ancora a un rapporto completo mentre l'autista, fuori, voltava lo sguardo da un'altra parte.

Adesso i due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego della guardia di finanza, sono indagati per violenza sessuale. Ore 2 di lunedì notte, viale De Gasperi, oltre la circonvallazione esterna. Tra le viuzze laterali dello stradone che porta all'i mbocco dell'Autolaghi e dell'A4 c'è la solita attività notturna di prostitute e clienti. La Fiat Bravo blu notte con bande laterali verde e gialla punta i fari su un'auto in sosta isolata. Dal finto controllo all'aggressione della lucciola, è un attimo. Lo stupro si consuma in meno di mezz'ora. La ragazza è scossa, si produce in un pianto ininterrotto, disperato. L'autista della pattuglia, racconterà più tardi la ragazza alla polizia, le si avvicina senza dire nulla e senza saper bene se per consolarla o filar via in fretta. Quando la pattuglia delle Fiamme gialle rimette in moto, ci sono un paio di compagne di marciapiede attorno alla ragazza. Raccolgono i suoi singhiozzi. Una di loro prende la targa della pattuglia e fa il 113.

Agli agenti delle volanti la ragazza fa un racconto dettagliato, lucido, prima di essere portata al soccorso violenze sessuali della Mangiagalli per le visite di rito, il tampone e il referto. I due finanzieri vengono portati in questura di prima mattina, la loro auto parcheggiata nel piazzale e a disposizione della scientifica per i rilievi. Dopo qualche titubanza, il graduato e il sottufficiale ammettono: «Abbiamo fatto una cazzata».

La loro posizione, tralasciati gli ovvi imbarazzi di Questura e comando provinciale della Gdf, è delicatissima. I due militari rischiano, oltre al fermo per stupro, la contestazione di un'altra mezza dozzina di reati. Tra questi il peculato, l'omissione di atti d'ufficio, l'abuso di potere e l'abbandono di posto, che da solo comporta una pena fino a tre anni di carcere. Oltre a uno scontato provvedimento disciplinare --- e la «piena collaborazione» con la magistratura, fanno sapere i vertici milanesi delle Fiamme gialle --- e a un possibile approfondimento d'indagini per verificare se i due militari avessero già commesso violenze in passato.

(16 giugno 2009)

18/06/09

OLTRE LA CASA NON POSSIAMO PERDERE IL LAVORO...

OLTRE LA CASA NON POSSIAMO PERDERE IL LAVORO...

Mandiamo solidarietà alle lavoratrici e lavoratori call center della Transcom di Pettino – L'Aquila in lotta contro i licenziamenti.

“...oltre alla casa non possiamo perdere anche il lavoro”. Questo hanno gridato alcune lavoratrici nella manifestazione contro i licenziamenti che la loro azienda la Transcom ha annunciato.

Come i padroni stanno approfittando della crisi, ora stanno approfittando anche del terremoto.
La Transcom, una delle più importanti aziende dell'aquilano, vuole chiudere i battenti e andare via, licenziando 276 lavoratori e trasferendo 77 a Bari, Lecce, Roma, Cernusco sul Naviglio.

All'annuncio della scorsa settimana più di 200 le lavoratrici e i lavoratori si sono riuniti avvisandosi tra di loro con sms, e dopo un'accesissima assemblea si sono avviati in corteo non autorizzato proprio in quella zona, Coppito, che tra qualche giorno diventerà “zona rossa” per il G8 (dicendo: “Ma quale G8! Non mi danno da mangiare né Obama bè Berlusconi: io devo passare per difendere il posto di lavoro”), hanno paralizzato il traffico, sfidato i blocchi dei baschi verdi della Guardia di Finanza in tenuta antisommossa.

Ma perchè questi licenziamenti? Domenica 14 giugno noi siamo state a L'Aquila, abbiamo visto e parlato con la gente del posto e abbiamo saputo che lo stabilimento della Transcom non ha subito affatto grossi danni tanto che ora potrebbe riaprire e l'azienda non ha perso le commesse. La Transcom, in realtà, sembra cogliere a volo l'occasione del terremoto unicamente per tagliare i costi del lavoro. Aumentare i suoi profitti, mentre i lavoratori devono perdere tutto, andare a gonfiare il numero dei lavoratori “assistiti” (per fare se mai anche da “vetrina pietosa” di Berlusconi verso potenti del G8), o, i pochi, lasciare la loro terra – così più del terremoto potè la Transcom!

Mercoledì 17 giugno c'è l'incontro tra azienda e sindacati e noi auguriamo alle lavoratrici e ai lavoratori che la loro battaglia si concluda subito con la ripresa per tutti del lavoro a L'Aquila. Ma, già nei giorni scorsi i lavoratori hanno contestato alcuni dirigenti sindacali, più impegnati anch'essi nella campagna elettorale (in cui la stragrande maggioranza della popolazione non ha votato per protesta) che nella difesa del lavoro.

Facciamo arrivare a queste lavoratrici, lavoratori il nostro appoggio, dalle altre città e posti di lavoro, dai lavoratori di altri call center, facciamo conoscere la loro lotta.

Chiunque volesse mandare messaggi di solidarietà, li può inviare al e mail: e noi li faremo arrivare direttamente alle lavoratrici e ai lavoratori della Transcom.

Per i terremotati de L'Aquila non serve solo la solidarietà materiale, ma ora, come il 'pane' c'è bisogno anche della solidarietà di lotta e di classe

Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe – Taranto.
16.6.09

Bari - Uccisa dal pacchetto sicurezza

fonte: osservatorio repressione bari

Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare. Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni. Secondo quanto finora è stato accertato dai carabinieri, la badante durante la notte, mentre probabilmente era sola in casa con l'anziana, avrebbe avuto una forte emorragia, forse causata da un aborto spontaneo. La donna ha raccolto il sangue che perdeva in una bacinella, che è stata trovata dagli investigatori nella sua camera da letto. Chiusa nella sua stanza, Ylenia aspettava e sperava di star meglio. Poi è uscita dalla camera da letto per andare in bagno, ma è stata colta da malore ed è caduta per terra, in seguito alla forte perdita di sangue. È morta senza chiedere aiuto. Il passaporto della donna è stato trovato in un appartamento di Mola di Bari, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese, nel quale lei si recava, ospite di amiche, nei giorni di riposo. Donne che i carabinieri ritengono siano clandestine e delle quali si ha traccia nel racconto fatto ai carabinieri dal proprietario dell'appartamento dove lavorava. Non è stato per ora possibile rintracciarle. Ylenia pare fosse separata e madre di un figlio ormai grande. Tra i suoi effetti personali i carabinieri non hanno trovato alcun riferimento che possa condurre ai familiari: solo alcuni medicinali con caratteri cirillici, giornali in lingua russa e un portafoglio contenente 30 euro. Il suo attuale datore di lavoro ha riferito ai carabinieri che prima di giungere a Torre a Mare la donna aveva vissuto per un periodo a Mola di Bari. Il corpo della donna è stato trasferito all'ospedale di Acquaviva delle Fonti (Bari) per l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di turno Ada Congedo.