14/07/24

Bologna: abusi sessisti e umiliazioni poliziesche su una attivista ambientalista in Questura

Altre venti persone erano state trattenute in Questura per oltre 7 ore in maniera illegittima e denunciate per “reati surreali come tentato delitto e violenza privata”... Riporta il movimento.

Ha dovuto togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima, e piegarsi sotto gli occhi dell’agente che la stava perquisendo. Alle sue richieste di spiegazione le è stato risposto che si tratta di una normale procedura, una prassi a cui sono sottoposte tutte le persone in stato di fermo, nonostante nessuna delle altre venti persone presenti abbia subito lo stesso trattamento umiliante. “I nostri avvocati ci hanno confermato che perquisire una persona con queste modalità non è assolutamente una prassi. È una procedura discrezionale, applicata sulla base di valutazioni puntuali. Quello che è accaduto ieri è un trattamento degradante e ingiustificato” dichiara Annalisa, del supporto legale di Extinction Rebellion.

Di fronte alle ripetute richieste di spiegazione, gli ispettori di Polizia e gli agenti della DIGOS hanno giustificato l’accaduto come un errore, un fraintendimento, come una prassi che avrebbero dovuto applicare a tutti ma che, per gentilezza, sarebbe stata applicata a una sola attivista. “Ho da subito preteso che l’accaduto fosse messo a verbale, ma il verbale che mi è stato presentato contiene falsità” dichiara la donna che ha vissuto l’abuso. “Vi è scritto che mi sarebbe stato chiesto se volessi essere assistita da un avvocato o da una persona di fiducia durante la perquisizione e che io avrei risposto no. Questo è falso. Quella domanda non mi è mai stata rivolta e io, certamente, avrei avuto piacere di essere assistita”.

Questo è solo l’episodio più grave tra quelli che hanno accompagnato la protesta pacifica e nonviolenta svoltasi a Palazzo d’Accursio, per evidenziare “l’ipocrisia dei governi, nel celebrare quella scienza i cui allarmi sulla crisi ecoclimatica sono invece ignorati da decenni.

10/07/24

LA QUESTIONE DELL’ABORTO È CENTRALE NELLA POSIZIONE GENERALE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ E NEL FUNZIONAMENTO STESSO DELLA SOCIETÀ

Una donna ha detto:
"se ci tolgono l'aborto faremo 
la rivoluzione"
Dall'opuscolo "Diritto d'aborto perchè SI!"

Nell'attacco al diritto d'aborto c'è un aspetto economico/di classe, uno politico/ideologico.

Economico/di classe: 
Tutti i paesi capitalisti, mentre da un lato hanno sempre attaccato il diritto d'aborto perchè rappresenta in un certo senso il cuore della libertà di scelta delle donne e questo chiaramente si scontra con la funzione delle donne nel sistema borghese; nello stesso tempo in alcuni periodi e in alcuni paesi hanno utilizzato l'aborto, con un ritorno e rinnovo delle teorie malthusiane, di politiche di impedimento delle nascite, come sterilizzazione forzata (India, Perù), selezione di genere – unica eccezione è stata la Cina nel periodo della Grande rivoluzione culturale proletaria dove si affermava che i “paventati rischi della cosiddetta “esplosione demografica” erano un'invenzione delle superpotenze contro i paesi del Terzo mondo.

Dall'altra parte abbiamo, come oggi, politiche di incentivazione alle nascite quando c'è un profondo squilibrio demografico, di forze-lavoro. Le leggi contro l'aborto sono prima di tutto leggi profondamente classiste, borghesi e reazionarie. Esse penalizzano la maggioranza delle donne: le ricche possono abortire, le povere muoiono.

Politico/ideologico:
Per lo Stato, i governi, la Chiesa, è molto importante esercitare il controllo sociale sulla riproduzione della donna, specialmente in tempi di crisi. Il sistema capitalista nella sua fase morente porta a rompere i precedenti ruoli e rapporti che fungevano da puntello sociale, ideologico, pratico della conservazione di questo sistema. E’ il capitalismo stesso che distrugge, introduce abbrutimento, imbarbarimento, per imporre la legge del suo profitto, la sua dittatura.
Per impedire che tutto questo porti ad una disgregazione generale, incontrollabile, lo Stato risponde con il moderno medioevo, in cui riaffermare i valori più conservatori, oppressivi, la morale reazionaria e i valori della famiglia tradizionale, in contrasto con il modo di vivere della maggioranza delle donne. I nazisti misero la maternità su un piedistallo e l’aborto arrivò ad essere un simbolo di degenerazione, perché la famiglia era uno strumento importante di controllo sociale. 

CONTROLLARE LA RIPRODUZIONE DELLA DONNA È UN ASPETTO CENTRALE DEL DOMINIO DELLA BORGHESIA, E UNA BATTAGLIA CENTRALE DELLA LIBERAZIONE DELLA DONNA.
Da quando la società si divise tra chi ha la proprietà e chi non possiede nulla e da quando si impose il dominio maschile nella famiglia e nella società, alla donna si impedì il diritto di prendere decisioni sulla riproduzione. Quindi, la condizione delle donne e la riproduzione attiene ai rapporti di proprietà. 
Proibire l’aborto equivale ad una violenza, la violenta dichiarazione del dominio maschile e della società capitalista sopra le donne, il violento controllo del corpo delle donne a livello più personale.  

La proibizione dell’aborto è la soppressione della volontà della donna da parte della legge e dello Stato. La lotta contro l'aborto è un terreno centrale su cui la borghesia riversa e sparge continuamente l'humus oscurantista, da moderno medioevo contro le donne come una delle basi ideologiche e politiche determinanti per lo sviluppo di un moderno fascismo necessario a mantenere il suo potere economico e politico, un potere che attraverso le politiche reazionarie e antipopolari dei propri governi, si concretizza in un doppio attacco contro le donne per frenarne il cammino di emancipazione.
Per questo, per le donne, per il movimento di lotta di liberazione, la battaglia per difendere il diritto d'aborto diventa per le donne centrale. E' parte importante della battaglia rivoluzionaria per cambiare tutta la società borghese. 

...la “questione” aborto scoperchia la reale condizione delle donne in questa società e il ruolo subalterno che esse devono avere per supportarla.
Mette all’ordine del giorno la necessità di rivoluzionare l’intera società. Ecco perché la lotta per la conquista e/o la difesa dell’aborto libero e sicuro assume un significato dirompente in tutti i paesi. Il rifiuto della maternità imposta come unico possibile destino delle donne viene chiaramente ed apertamente messa in discussione. Si allude chiaramente ad altri rapporti sociali, ad altri rapporti uomo-donna in aperta rottura con l’alienazione e lo svilimento nella famiglia...

08/07/24

Contro i femminicidi - Un'altra strada

Mentre i più sessisti, fascisti, omiciattoli, di questo nero governo e parlamento straparlano, si inventano disegni di legge con l'unico scopo di attaccare i diritti, la vita delle donne, e così alimentano un clima politico, pratico, ideologico che di fatto avalla, "giustifica" odio, reazione da parte di maschi frustrati verso le donne che vogliono decidere della propria vita, rompere legami oppressivi, violenti;
continuano e aumentano i femminicidi delle donne.
Ultimo: Manuela uccisa in strada a colpi di fucile a Roma dall'ex marito.
Anche questa volta le precedenti azioni di stalking che potevano preannunciare un femminicidio l'uomo le ha potute fare, per tre anni.
Le Istituzione locali, nazionali non solo non servono a frenare i femminicidi, ma ne sono complici. 
L'esempio è proprio Roma, il Lazio, con i sue terribili dati: Roma - scrivono la gran parte dei giornali - è la capitale dei femminicidi, ma anche degli stupri. In quest'anno finora vi sono stati 6 uccisioni di donne e sempre da parte di conviventi o ex; nel 2023 ci sono stati 500 stupri solo nella città di Roma; 700 le, inutili, misure cautelari.
E contro questa "guerra" contro le donne sotto gli occhi di tutti, il più delle volte annunciata, nella città in cui vi sono tutte le massime istituzioni, niente di niente; si blaterano il giorno dopo dichiarazioni, promesse, ma... femminicidi e stupri aumentano!
Questo Stato non può minimamente frenare questi assassinii, che anche ogni minima legge, comunque ammantata di ipocrisia e comunque inadeguata alla guerra di bassa intensità contro le donne, si scontra con un sistema via via sempre più moderno fascista nel governo, nelle Istituzioni, tra le forze dell'ordine e parte della magistratura - basti pensare a recenti sentenze di assoluzione e di messa in libertà di uomini.
Per questo, per salvare la nostra vita, dobbiamo lavorare, organizzarci per rendere reale uno slogan - che non è uno slogan ma una concreta indicazione di un'altra strada:
"La furia delle donne dobbiamo scatenare, questo sistema dobbiamo rovesciare" 

Sabato, dal sud a Milano sempre con la Palestina

Taranto

Milano

Da settembre nuovo differente ciclo di Formazione marxista per lavoratori, lavoratrici - dal blog proletari comunisti


Con il professore Giuseppe Di Marco vogliamo riprogrammare la formazione marxista per i lavoratori che avevamo avviato da un pò di tempo e poi non siamo riusciti a continuare. Abbiamo fatto un primo ciclo di quattro lezioni. Dopo abbiamo avviato una riflessione per vedere come meglio proseguire affinchè lavoratori e lavoratrici, compagne e compagne potessero meglio e più stabilmente seguire e partecipare alla discussione. Purtroppo, come sempre, il carico di impegni di natura sindacale, politica, internazionale hanno preso tutto il tempo e soprattutto tutta l'attenzione dei compagni e compagne, dei lavoratori, per cui è diventato effettivamente estremamente difficile dare una continuità alla formazione iniziata.
 


Quindi ora dobbiamo riprendere la formazione marxista, ma in forme differenti. 


La formazione marxista è una condizione necessaria per la formazione di quadri operai, politici e sindacali che possano avere nelle loro mani gli strumenti per condurre l’attività in autonomia teorica. Autonomia nel lavoro verso i lavoratori, anello indispensabile della ricostruzione dell'organizzazione. 


Tutti i fattori del capitalismo, dell'imperialismo, gli effetti sulla condizione operaia, diventano sempre più evidenti, e animano lotte spontanee. Ma è necessario costruire l'organizzazione degli operai fondata sulla scienza rivoluzionaria della classe.


Ci rivolgiamo a tutte le avanguardie delle lotte operaie e proletarie che vogliano guardare oltre queste lotte e uscire dal recinto della contraddizione sindacale/politica su cui Lenin ci ha insegnato tanto. 

La Formazione marxista è parte integrante del nostro lavoro. Dobbiamo convincere gli operai che

formarsi teoricamente è altrettanto importante che condurre una lotta, che organizzare una manifestazione sindacale, e soprattutto vogliamo che i compagni comprendano che organizzare questo lavoro, pur essendo di carattere specifico, ha la stessa valenza di un lavoro politico, delle forme concrete con cui organizziamo normalmente la nostra attività politica. Come spesso si fa uno sforzo notevole per organizzare una manifestazione, in certi casi per organizzare uno sciopero, con le stesse caratteristiche occorre muoversi quando si vuole organizzare un ciclo di formazione marxista degli operai. 

E’ in questo senso che dobbiamo ripensare il lavoro. 


Questo lavoro non è un lavoro telematico, tutto il nuovo ciclo vogliamo realizzarlo in presenza, secondo le caratteristiche che abbiamo già utilizzato, e certe volte con piena riuscita. 

C'è stato un ciclo in presenza a Taranto che a suo tempo ha avuto un ruolo importante e ci ha chiarito anche gli strumenti per poterlo condurre. 

Noi, quindi, da settembre dobbiamo organizzare un ciclo di "lezioni" che siano in presenza, che prevedano l'organizzazione di riunioni, assemblee; per le assemblee non dobbiamo pensare ad assemblee di massa, ma assemblee che raccolgano i lavoratori che sono interessati e che vogliamo interessare. 

Faremo queste riunioni in presenza tenendo conto le caratteristiche geografiche e di composizione anche sociale. Cominceremo da Taranto, poi Palermo, poi Bergamo. Ma teniamo conto che il nostro lavoro operaio non è limitato a queste tre città, qui abbiamo un insediamento, abbiamo dei quadri, un'attività riconoscibile e riconosciuta, al di là dei risultati concreti, ma questa attività va svolta anche in altre città di insediamento operaio o di interesse. Essa è in funzione della ricostruzione della forza degli operai, anche dove ancora non siamo strutturati o vi sono solo degli operai in contatto con noi ma si tratta di realtà dove esistono concentrazioni operaie importanti. 


Una formazione diffusa in cui noi, per usare una formulazione di Mao, siamo bersaglio e strumento della rivoluzione; bersaglio, perché siamo i primi ad assimilare il marxismo attraverso questa forma; strumento, perché la diffondiamo in forma militante, perché ciò che produce la formazione teorica è una vera rivoluzione che richiede necessariamente l'accumulazione primitiva della forza della classe. 

 

Nello stesso tempo, la formazione operaia marxista si adatta alle condizioni storiche, considerando la presenza delle organizzazioni marxiste e i livelli effettivi della lotta di classe che producono oggi le avanguardie operaie. 

Mao dice fallire, ricominciare, fallire, ricominciare, è questa la chiave della vittoria. E in altre forme Marx ha sostenuto anche questo. Quindi noi ci riproveremo 10, 100, 1000 volte finché centreremo l'obiettivo. Su questo siamo animati non solo di buona volontà, ma di ferma convinzione, di vera dedizione. 


Come ricominciamo? Il primo principio è che faremo il nuovo ciclo in presenza. Il secondo evidentemente, è che dobbiamo centrare e riprendere quello che stavamo facendo. 

Su questo evidentemente abbiamo sempre da imparare dalla pratica, e vedere se riusciamo a trovare le lezioni necessarie a fare meglio, con lo scopo di avere un gruppo di operai, lavoratori e lavoratrici che effettivamente si organizzano, cioè partecipano in forma sistematica e continuativa, storicamente e materialmente possibile, a questo lavoro. 

I risultati del lavoro di Formazione marxista, pensiamo che saranno perfino maggiori di quello che noi stessi possiamo ipotizzare. La nostra storia più recente viene dagli anni 70 che questo lavoro teorico l'ha visto in opera nelle organizzazioni rivoluzionarie producendo quell’insieme del corpo militante di base che, comunque collocato, è stato infinitamente più elevato di quello prodotto nei cicli successivi.

 

Ora da settembre riprendiamo il cammino di questo lavoro. E lo riprendiamo con il prof. Di marco dal 1° libro del Capitale.

Siamo con Marx quando ci dice di misurarci con la scienza piuttosto che con la fantascienza, o la mera ricaduta politica. Quindi riprendiamo Il Capitale.


Il problema, chiaramente, non è di acculturare gli operai, i lavoratori, le lavoratrici, ma di fornire la scienza del proletariato, gli strumenti per sentirsi classe, classe storica, i famosi “becchini” di cui parla Marx.

Ora questa formazione marxista non solo è necessaria in generale, Il Capitale non ha tempo,

ma è anche calata nella fase attuale. La fase attuale è come se gli operai, i lavoratori, abbiano perso la coscienza dello scontro di classe che c'è tra gli operaia e i capitalisti e l'intero loro sistema; e quindi le basi di fondo dello sfruttamento, del perché e come avviene lo sfruttamento, le basi della condizione della classe operaia. Questo fa sì che tutta una serie di “teorie” o addirittura di sciocchezze influenzano e vengono sussunte dagli operai. 


Per questo, non solo in generale, ma anche considerando la fase è importante riprendere Il Capitale.

06/07/24

Operaie di Kinder Ferrero a cinque euro all’ora


Dalla stampa
- "...Le sorprese degli ovetti Kinder arrivano in grandi scatoloni dalla Cina. Ci sono mani sapienti e delicate, femminili, molto spesso di donne immigrate, che selezionano i pezzi dell’involucro di plastica rigida che sarà poi inserito nel cioccolato al latte della felicità made in Alba. Le mani sono di Amina, Zoe, Mercedes, Andreana, Irina. Alcune arrivano da Paesi lontani e nell’Albese trovano un’occupazione, uno stipendio: mille, milleduecento euro al mese, ma solo se riescono a lavorare senza interruzioni.
Quelle donne, tra le quali non mancano le italiane, vengono remunerate 5 euro l’ora nette... ci sono addetti che operano nel medesimo settore, svolgendo compiti analoghi ma guadagnando ben di più... i cioccolatini, le uova di Pasqua, i Rocher come i Raffaello o gli ovetti Kinder vengono trattati per l’inscatolamento da lavoratrici e addetti “esterni”...
Noi parliamo di confezionamento esterno per Ferrero in una lunga intervista con Vincenzo Lauricella, dirigente sindacale e membro del Coordinamento nazionale lavoro privato dell’Usb, al quale si sono rivolte una quarantina di donne che lavorano in una cooperativa dell’Albese. 
«...I dipendenti della cooperativa, che svolge il servizio di confezionamento dei prodotti per Ferrero, subiscono una contrattazione al ribasso rispetto ai colleghi alle dipendenze della società appaltante... Le condizioni economiche, caratterizzate da rapporti a tempo parziale, con l’utilizzo di dubbie pattuizioni sindacali, prevedono retribuzioni di circa cinque euro netti, una paga insufficiente per un’esistenza dignitosa. Peraltro, l’organizzazione del lavoro impone anche alcuni mesi di sospensione della prestazione durante i quali, pur risultando assunte, le addette di cui stiamo parlando non percepiscono alcun salario. Praticamente, sono lavoratrici “a chiamata” pur non essendolo affatto formalmente».
«La cooperativa Gtpm, che dal 1° maggio scorso ha ceduto il ramo d’azienda alla società Proteco Srl, si occupa di tutte le operazioni di confezionamento dei prodotti dolciari. I prodotti alimentari (cioccolatini di vario genere, uova di Pasqua, ovetti) arrivano nella sede di Castagnito, poi, attraverso un sistema misto robotizzato-manuale vengono collocati all’interno delle confezioni che una volta predisposte e finalizzate sono pronte per la spedizione verso la grande distribuzione».
Quindi, per conto di chi opera l’ex Gtpm, oggi Proteco?
«Le lavorazioni avvengono esclusivamente per conto della multinazionale Ferrero che da circa trent’anni ha esternalizzato il servizio alle cooperative per mezzo del sistema degli appalti».
Esistono altre cooperative in provincia di Cuneo che agiscono con queste modalità? Da quanto tempo?
«Il servizio di confezionamento dei prodotti agroalimentari è molto sviluppato in provincia di Cuneo... Basti pensare che nella Granda operano ben 1.400 aziende agroalimentari con un totale di circa ottomila dipendenti. Le imprese del confezionamento di questi prodotti, anche in forma di cooperativa, sono 18 e occupano all’incirca tremila addetti».
Com’è possibile che gli altri sindacati non abbiano reagito alle condizioni da voi denunciate nell’Albese?
«I sindacati Cgil, Cisl e Uil non hanno reagito, e temo non lo faranno nemmeno in futuro, poiché sono corresponsabili di queste condizioni economico-contrattuali, che pesano sul settore in questa provincia. Le condizioni contrattuali e le retribuzioni sono state determinate, per il Cuneese, da una contrattazione territoriale. In altri termini, i rapporti di lavoro del personale addetto al confezionamento e impiegato nelle imprese non sono regolamentati da un contratto collettivo nazionale, ma da un accordo legato al territorio (Cpl). Nel settembre 2011, le associazioni datoriali e i tre sindacati hanno concordato l’applicazione di un accordo provinciale in attesa della determinazione, a livello nazionale, di un contratto nazionale compatibile e applicabile a questo comparto...
...i tre sindacati e le rappresentanze datoriali hanno deciso di affiancare la sottoscrizione di un ulteriore contratto di livello aziendale per disciplinare (e derogare) materie quali la stagionalità e la banca delle ore. Con questa soluzione sono riusciti a creare un groviglio contrattuale che poco tutela i lavoratori. Hanno messo a punto, addirittura, un contratto a tempo pieno e indeterminato, ma con sospensione dell’attività lavorativa e della retribuzione per 3-4 mesi l’anno. Questo regalo alle imprese ha prodotto una distorsione della normativa che si è tradotta anche nel mancato versamento e accredito dei contributi previdenziali per tutti i mesi interessati dall’anomala sospensione. Un disastro per i lavoratori in termini di retribuzione diretta e indiretta».

Dal gruppo Ferrero, interpellato da Gazzetta d’Alba, si nega la situazione.
Ecco le loro parole: “Teniamo a precisare, che i volumi destinati a conto lavoro rappresentano circa il 3,5% dell’ammontare complessivo del prodotto finito confezionato nello stabilimento di Alba.
L’esigenza di trasferire esternamente una piccola quota del confezionamento, nasce in virtù dei formati ivi allocati. Questi, che per motivi di mercato non rappresentano produzioni continuative, necessitano di ampi spazi (stoccaggio imballi, ecc.) che non sono disponibili nelle aree produttive interne allo stabilimento... la nostra etica imprenditoriale da sempre ci impone di operare con partner che garantiscano il rispetto della normativa applicabile e delle clausole contrattuali siglate in fase di appalto“.

05/07/24

Tunisia - Sonia Dahmani, avvocata è stata arrestata in diretta tv per le sue opinioni. Massima solidarietà


Riceviamo da 
Amnesty International
Sonia, in un programma televisivo, aveva detto ciò che pensava delle attuali condizioni della Tunisia: “Di quale paese straordinario stiamo parlando? Quello che la metà dei giovani vuole lasciare?”. Delle semplici constatazioni come questa le sono costate l’arresto: l’11 maggio forze di sicurezza in borghese hanno fatto irruzione negli uffici dell’Ordine degli avvocati e l’hanno portata via. Ora Sonia è detenuta e rischia cinque anni di carcere e una multa di 50.000 dinari, circa 16.000 euro. Non solo, è stata nuovamente denunciata per aver criticato le condizioni igieniche della prigione, senza che nessuno informasse i suoi avvocati.
Quello di Sonia non è un caso isolato. Il presidente tunisino Kais Saied, infatti, nel 2021 ha rivendicato poteri d’emergenza e da allora la situazione dei diritti umani nel paese è precipitata. Chiunque osi dire la propria e criticare l’operato del presidente può essere denunciato per aver diffuso “fake news” e detenuto arbitrariamente.