Commento delle lavoratrici Slai cobas sc di Milano del comunicato Fim Fiom Uilm di Solaro e come decidono di abdicare al proprio ruolo!
Vediamo di fare una valutazione della situazione complessiva:
L'origine dello scontro (17 luglio 2026): la RSU indice un pacchetto di scioperi articolati di 30 minuti per ciascun reparto.
A fronte del presidio dei lavoratori, la Direzione Aziendale ne intima lo sgombero adducendo motivi di "sicurezza" (ostruzione di passaggi/magazzini) e, di conseguenza, dichiara la messa in libertà (serrata parziale/messa in mora del creditore) di tutto il personale di fabbrica collegato alla produzione a partire dalle ore 11:00.
La posizione di principio dei sindacati (17 luglio):con i primi comunicati, FIM, FIOM e UILM qualificano "la messa in libertà" come una ritorsione illegittima e un ostacolo al diritto di sciopero. Inoltre, affermano con fermezza la "messa a disposizione" dei lavoratori, sostenendo il principio che "le retribuzioni vanno pagate integralmente" per l'intera giornata.
Ma il 3 agosto 2026 si assiste al "passo indietro" della RSU, infatti la RSU sottoscrive e accetta un accordo quadro che prevede il pagamento al 50% delle ore non lavorate durante la messa in libertà. Per la restante quota (il restante 50%), la RSU invita e concede ai lavoratori di "coprirsi" mediante l'utilizzo dei propri IROL/PAR/permessi individuali (con scadenza entro il 4 agosto ore 14:30), al fine di evitare il blocco o il mancato saldo in busta paga e prevenire contenziosi giudiziari incerti.(dall'ultimo volantino rsu) La decisione della RSU e delle Segreterie Territoriali, per quanto mossa dall'intento pratico di assicurare un "paracadute" economico immediato ai dipendenti, presenta rilevanti criticità strategiche e di rappresentanza.
Con una leggerezza inaudita il sindacato permette ed approva che lo scarico del danno economico sia tutto dei lavoratori: consentendo o suggerendo l'uso di permessi individuali (PAR/ROL) per coprire le ore di "messa in libertà", la RSU fa sì che il costo dell'azione unilaterale dell'azienda gravino sul monte ore/ferie dei singoli lavoratori.
Cessione di fronte alla minaccia del contenzioso: L'azienda ha fatto valere la minaccia di un "prolungato strascico giudiziario dalle tempistiche incerte". Piegarsi a questo rischio depotenzia l'efficacia negoziale e l'autorevolezza del sindacato nelle vertenze future.
Ci sono delle azioni giuridiche precise che si possono attivare: se i lavoratori (o sigle sindacali di minoranza/dissenso) intendessero contestare la gestione dell'azienda e non accettare la rinuncia passiva, il quadro normativo italiano offre precisi strumenti di tutela:
- Azione Sindacale ex Art. 28 Statuto dei Lavoratori (Ricorso per Condotta Antisindacale) Fondamento: L'art. 28 della L. 300/1970 sanziona i comportamenti datoriali volti a impedire o limitare l'esercizio del diritto di sciopero.
- contenuto dell'azione: la "messa in libertà" della maestranza non scioperante (o al di fuori dello sciopero di reparto) costituisce spesso una serrata ritorsiva illegittima, come nel caso specifico.
Mandare a casa i lavoratori priva lo sciopero della sua efficacia naturale e costituisce condotta antisindacale.
-Legittimazione: l'azione è attivabile dagli organismi territoriali delle associazioni sindacali nazionali.
-Azioni Individuali dei singoli di recupero crediti retributivi (decreto Ingiuntivo) fondamento: Art. 1206 e ss. c.c. (mora del creditore) e contrattualistica del lavoro.
-I singoli lavoratori che non intendono sottoscrivere la richiesta di copertura tramite permessi individuali (e che il 17 luglio sono rimasti a disposizione dell'azienda a partire dalle 11:00) possono promuovere un ricorso per decreto ingiuntivo o una causa ordinaria presso il Giudice del Lavoro per ottenere la differenza retributiva non pagata (100% delle ore e non solo il 50%).
-Impugnazione/contestazione dell'accordo transattivo Art. 2113 c.c. (rinunzie e transazioni): se l'accordo siglato dalla RSU/Sindacati comporta la rinuncia a diritti retributivi già maturati dai singoli lavoratori senza una specifica delega/procura ad abdicare a tali diritti individuali, i lavoratori possono impugnare la transazione entro i termini di legge (6 mesi), riaffermando il proprio diritto all'integrale retribuzione delle ore di messa in mora aziendale.
Ma il sindacato qui ha fatto gli interessi dei padroni non dei lavoratori. La risposta dell’azienda è immediata e brutale: intima lo sgombero del presidio e dichiara la messa in libertà dell’intera maestranza collegata alla produzione a partire dalle ore 11:00. Una scelta che colpisce lavoratori che non stavano scioperando, svuota di efficacia lo sciopero articolato, configura una serrata ritorsiva, pratica vietata dall’ordinamento italiano. Nei primi comunicati, FIM, FIOM e UILM riconoscono la natura antisindacale dell’atto e affermano un principio chiaro: i lavoratori erano a disposizione e la retribuzione va pagata al 100%.
Il passo indietro del 3 agosto: la resa della RSU, dopo due settimane, la RSU e le segreterie territoriali firmano un accordo che: riconosce solo il 50% della retribuzione delle ore di messa in libertà, invita i lavoratori a coprire il restante 50% con PAR/ROL/IROL, giustifica la scelta con la minaccia aziendale di un “lungo contenzioso”.
Le conseguenze politiche di questa scelta scellerata della RSU non è un dettaglio tecnico, è un precedente politico.
L’azienda ora sa che può usare la messa in libertà come arma e i lavoratori imparano che il sindacato può arretrare anche quando ha ragione e il costo del conflitto viene scaricato sui singoli operai, non su chi lo ha provocato. Noi affermiamo e sosteniamo l’opposto:
Il diritto di sciopero non si transa. La retribuzione non si baratta. La dignità non si negozia.
Noi siamo per una battaglia che serva davvero, quello che difende i diritti e non li amministra. La vertenza Electrolux Solaro deve diventare un segnale chiaro.
Una lotta in cui la rappresentanza non deve essere un titolo, ma una responsabilità. E quando viene tradita, va riconquistata, ma al punto in cui sono arrivati bisogna avvertire gli operai che otterranno di più se impugnano nei tribunali le loro vertenze.
ORA DIVENTA URGENTE PARLARE DI CONFLITTO DI CLASSE
Oggi il conflitto di classe è a senso unico e bisogna essere precisi:
il conflitto di classe non è scomparso, semplicemente è stato monopolizzato. La classe dirigente:è compatta, ha strategia, ha obiettivi chiari, usa strumenti giuridici, mediatici, psicologici, non arretra, non si vergogna del proprio interesse, anzi ne va fiera.
La classe operaia invece è frammentata, è isolata, è spaventata, non ha più memoria delle forme della lotta, delega a rappresentanze che non rappresentano niente, accetta compromessi che non sono compromessi, ma vere e proprie rese. Perché la classe operaia è divisa?
Non è un difetto morale, è un processo storico: con l'affermarsi dell'individualismo ogni operaio è trattato come singolo e non come parte di un corpo collettivo.
Poi c'è la paura economica: precarietà, mutui, figli, salari bassi e la paura paralizza.
Sindacati istituzionalizzati: non più strumenti di conflitto, ma mediatori di compatibilità. Il risultato è che la classe operaia non riconosce più se stessa come classe, ha introiettato il punto di vista dei padroni, ha perso la sua identità collettiva, e senza identità' non c’è lotta collettiva, difesa dei propri diritti.
La classe dirigente vince perché lotta e vince non perché è “più forte”, ma perché ha coscienza di sé, ha obiettivi comuni, ha strumenti, ha continuità. La classe operaia invece lotta solo quando è disperata, non quando è organizzata. E quando lotta, spesso lo fa senza strategia, senza direzione, senza obiettivi chiari, senza strumenti giuridici, senza pressione politica. Il caso Electrolux Solaro ne è un esempio perfetto: l’azienda ha agito con lucidità, la RSU ha agito con paura, i lavoratori hanno agito con fiducia mal riposta.
Se non ci sarà uno scatto, la classe operaia continuerà a subire, i sindacati continueranno a firmare rese spacciate per accordi e i lavoratori continueranno a pagare il prezzo delle decisioni altrui, la dignità continuerà a essere trattata come una variabile negoziabile e, soprattutto, continuerà la normalizzazione della sconfitta.
Bisogna lavorare e sfruttare ogni occasione per parlare e ricostruire la coscienza di classe.
Comprendere e far comprendere che non stiamo parlando di un concetto astratto, ma di un qualcosa che e' possibile perché è un fatto naturale.
Anni di storia e strategie capitalistiche ci hanno confuso, ed infine persi "ognuno dentro i fatti suoi" .
Slai Cobas per il sindacato di classe Milano

Nessun commento:
Posta un commento